Catanzaro City Magazine OTTOBRE 2016

 

Embed or link this publication

Description

Mensile indipendente di attualità, cultura, news, sport, rubriche e servizi utili

Popular Pages


p. 1

MENSILE INDIPENDENTE DI INFORMAZIONE, ATTUALITÀ, CULTURA, SPORT, RUBRICHE E SERVIZI DI PUBBLICA UTILITÀ Anno IV - ottobre 2016 La voce ufficiale della tua città 36 SERVIZI L'orario bus ienuvfefrincaialele EVENTI Don Mimmo Battaglia il vescovo degli ultimi DINTORNI Simeri Crichi, il borgo accogliente ZOOM L'università in centro città AMARCORD Storia di parole... senza parole!

[close]

p. 2

2 n. 36 | ottobre 2016 | Per la tua pubblicità: 335.470.145 | pubblicitacitymagazine@gmail.com

[close]

p. 3

Anno IV - n.ro 36 - ottobre 2016 Pubblicazione mensile indipendente, registra al Tribunale di Catanzaro il 16/4/2013, n.ro 314 Numero chiuso in redazione il 12/09/2016 Tiratura 3000 copie È un mensile di informazione, attualità, cultura, sport, rubriche e servizi utili, che non riceve nessuna sovvenzione. La collaborazione è libera e gratuita, gli articoli rispecchiano l’ideologia e il pensiero degli autori, i quali se ne assumono pienamente la responsabilità. Garantiamo a tutti, diritto di replica. La redazione si riserva di rifiutare articoli che ritiene non idonei alla linea editoriale del giornale. Tutti i diritti di proprietà letteraria e artistica sono riservati. È vietata la pubblicazione e l’uso anche parziale di testi, illustrazioni e foto con qualsiasi mezzo meccanico, elettronico, per mezzo di fotocopie, registrazioni, o altro. Tutto il materiale ricevuto (testi e fotografie), anche se non pubblicato, non sarà restituito. Editore/Direttore Editoriale: PINO RUGGIU Tel. 335.470.145 pinoruggiu.posta@gmail.com Direttore responsabile: PINO RANIERI Tel. 347.535.4137 hulixe@virgilio.it Caporedattore: ROSITA MERCATANTE Tel. 327.234.5449 rosymerc@libero.it Hanno collaborato a questo numero: Anna Aloi, Nando Castagna, Riccardo Colao, Rosario Fittante, Elisa Giovene, Paolo Liberato, Sabrina Mantelli, Giuseppe Passafaro, Anna Rotundo I succitati collaboratori, la cui partecipazione è libera e occasionale, non sono membri della redazione e cedono a titolo gratuito ogni tipo di diritto, ivi compreso quello d’autore, dell’articolo pubblicato. L’Editore si dichiara pienamente disponibile a valutare le eventuali spettanze di terzi per la pubblicazione di immagini e testi di cui non sia stato possibile reperire la fonte. Grafica e impaginazione: AGENZIA RUGGIU Tel. 335.470.145 agenziaruggiu@gmail.com - www.ruggiu.blogspot.it Per la pubblicità: PINO RUGGIU Tel. 335.470.145 pubblicitacitymagazine@gmail.com Abbonamenti: Semestrale: (6 n.ri) € 21,00*; Annuale: (12 n.ri) € 42,00* N.B.: Il costo è pari alle sole spese di spedizione! Sostenitore/Silver: €100,00* (12 n.ri +1 redaz.); Sostenitore/Gold: € 200,00* (12 numeri +2 redaz.); Sosten./Platinum: € 300,00* (12 numeri +3 redaz.). (*): Importi compreso IVA e spese spedizione. Per sottoscrivere: Bonifico c/o Conto BancoPosta, Intestato a: Giuseppe Antonio Ruggiu, Codice IBAN: IT97 O 0760104400000044106292 Causale: Nome/cognome/tipo abbonamento Editore: G. Ruggiu - Via Skilletyon, s.n.c. - Borgia (Cz). Stampa: Printing S.p.A. - Quarto D'Altino (Ve) SENZA PAROLEEDITORIALE ■■■ Sono proprio rimasto senza parole quando, nel corso della cerimonia di ordinazione a vescovo di Don Mimmo Battaglia, dove mi ero recato per scattare le foto del servizio realizzato da Rosita Mercatante, che troverete a pag. 14, ho assistito ad una scena che mi ha particolarmente colpito. Diciamo pure che non ero nel mio habitat naturale, perchè anche se credente non sono un assiduo praticante e quindi pensate cosa è stato per me dovermi sorbire due ore e mezza di cerimonia. Avrei meritato di essere ordinato anch'io vescovo! Mentre tutto scorreva con rituale lentezza, spiccava l'aspetto burbero e austero di tutti gli alti prelati intervenuti. Più che uomini di chiesa, sembravano amministratori delegati di grandi aziende, piuttosto che commendatori... E vi giuro, non è stata solo la mia impressione. Ma quello a un certo punto mi ha turbato è stato quando hanno cominciato ad avvicinarsi verso l'altare, alcuni detenuti che recavano dei doni da offrire a Don Mimmo. Mancava solo che vestissero la classica tuta a strisce, per far capire agli astanti chi fossero, perchè ognuno di loro era platealmente circondato da un numero esagerato di guardie carcerarie in divisa. Sicuramente sarà stata gente che ha sbagliato nella vita, magari anche pericolosa, ma almeno in questa occasione queste guardie non potevano vestire magari in borghese? Mi direte che purtroppo questa è la prassi, ma a me è sembrata una vera e propria gogna. Io non uso mettere foto nei miei editoriali, ma questa volta ho fatto un'eccezione. Pensate che sia abbastanza eloquente? Sempre senza parole sono rimasto quando ho constatato che hanno risposto solo in quattro alla nostra offerta di regalare una piccola campagna pubblicitaria a chi non se lo può permettere. Parafrasando un vecchio film di Giuseppe Tornatore, con Marcello Mastroianni, posso dire a ragion veduta: Stanno tutti bene! Meglio così. Voglio concludere con leggerezza perchè, come si dice in questi casi, a grande richiesta, a pagina 12 vi racconto la storia di alcune parole che hanno fatto furore negli anni '80. Parole... senza parole, appunto! Buona lettura. Pino Ruggiu pinoruggiu.posta@gmail.com Per la tua pubblicità: 335.470.145 | pubblicitacitymagazine@gmail.com | ottobre 2016 | n. 36 3

[close]

p. 4

8 8 10 12 14 20 4 SOMMARIO 24 8. Ciao Giuseppe 10. L'università in centro città 12. Parole.. senza parole! 14. Don Mimmo Battaglia 18. Le Confraternite del Rosario 20. Giulietta e Romeo alla catanzarese 22. Pane nero 24. Giovino, quei poveri chioschi 25. Notte fonda 26. Eroi a quattro zampe 27. I volontari dell'assistenza 28. Il borgo dell'accoglienza 30. Premio internazionale per la legalità 31. Un riconoscimento che ci riguarda 32. Le patate della Sila 34. I vermituri 37. Orari autobus 37. Orari trenini 38. Farmacie di turno 39. Cruciverba 25 26 28 31 34 n. 36 | ottobre 2016 | Per la tua pubblicità: 335.470.145 | pubblicitacitymagazine@gmail.com

[close]

p. 5

grafica ruggiu pubblicità

[close]

p. 6

“Articola il tuo sogno agli altri e il suo potere li condurrà ad aiutarti a realizzarlo” (Chris Widener). È proprio grazie alla condivisione di un sogno e al potere trainante e aggregante che esso reca in se, che nel 2015 prende le mosse e ha il suo abbrivio FarmaEko s.r.l., ormai leader in Calabria nel settore della commercializzazione e vendita di integratori alimentari e fitoterapici, nonché di prodotti cosmetici e di detergenza che si fregiano tutti della prestigiosa etichetta “made in Italy”. Ad imprimere il sigillo della notorietà, è la sua espansione in tutte le provincie calabresi e la partecipazione a numerosissimi eventi in tutto il territorio. Catanzaro in particolare, ha visto nascere il primo punto vendita ed in poco più di un anno sono già 17 dislocati in tutta la regione, di cui sei nella provincia di Catanzaro, di cui due in città, uno nel quartiere Lido e poi a Lamezia Terme, Sellia Marina e Soverato. L’obiettivo che l’azienda ha inteso e intende tuttora raggiungere, è quello di una penetrazione sempre più incisiva, capillare e ramificata nel territorio, offrendo a giovani talentuosi l’opportunità di dimostrare la propria professionalità e capacità imprenditoriale. L’OPPORTUNITà LAVORATIVA offerta, non è solo rivolta alla mansione di operatore di vendita, ma si estende anche a ruoli di vertice all’interno degli uffici operativi ed amministrativi siti in San Floro (Cz), località Girello. L’innovativa teoria di FarmaEko s.r.l., spinge a ritenere vincenti le strategie del “negozio di quartiere”, riconsiderando il tempo da offrire ai clienti che altri non sono che gli amici ed i concittadini che condividono il territorio in cui nasce il punto vendita. Il concetto di base sul quale l’intera strategia di marketing è strutturata, è quello del passaparola e basa la propria convinzione di successo sull’entusiasmo e sulla massima soddisfazione di benessere, a partire dal collaboratore che si avvicina alla famiglia FarmaEko. Da qui il nostro slogan: “FarmaEko, l’uomo al centro del benessere”. L’opportunità di lavoro offerta è per tutte le persone che intendono voler conoscere, condividere e diffondere una idea imprendtoriale, solo così si potrà offrire un lavoro che consentirà di non lavorare nemmeno un giorno. SE SEI ALLA RICERCA DI UN LAVORO, SCEGLI DI COLORARE DI POSITIVIÀ IL TUO FUTURO ENTRA IN ----------------------------- Per maggiori ragguagli relativamente alle posizioni aperte, è possibile consultare il sito www.farmaeko.it e inviare la propria candidatura all’indirizzo di posta elettronica risorseumane@farmaeko.it 6 n. 36 | ottobre 2016 | Per la tua pubblicità: 335.470.145 | pubblicitacitymagazine@gmail.com

[close]

p. 7

l’uomo al centro del benessere I NOSTRI PUNTI VENDITA Via Togliatti, s.n.c. CIRÒ MARINA (KR) Via Gioacchino da Fiore, 69/71 CATANZARO Via Simonetta, 31/B COSENZA Nazionale, 236 CUTRO (KR) Località La Petrizia SELLIA MARINA (CZ) Corso Umberto I, 57 SOVERATO (CZ) Via Reggio, 63/65 CROTONE Via J. Palach, 5A VIBO VALENTIA (VV) Via Luigi Galvani, 9 LAMEZIA TERME (CZ) Via S. Agata, 68 PAOLA (CS) Via della Resistenza, 46 RENDE (CS) S.C. Le Porte del Savuto, SP245, 5 S. STEFANO DI ROGLIANO (CS) Via Trieste MONTALTO UFFUGO (CS) Viale Michelangelo, 36 ROSSANO (CS) Via del Progresso, 69 CATANZARO Via Pascali, 22 CATANZARO Via Aldo Moro, 168 REGGIO CALABRIA Per la tua pubblicità: 335.470.145 | pubblicitacitymagazine@gmail.com | ottobre 2016 | n. 36 7

[close]

p. 8

Ciao Giuseppe di Pino Ruggiu ■■■ Ci ha lasciati Giuseppe Passafaro, uno dei nostri più va- lenti (se non il più valente) collaboratore. Quando ho appreso questa ferale notizia, sono rimasto pietrificato e non volevo crederci, perchè anche se negli ultimi tempi non stava affatto bene, ogni volta che lo sentivo e gli chiedevo come stesse, rispondeva: "Benissimo, è tutto sotto controllo". E te lo diceva con un tono che non faceva trasparire nessuna sofferenza. Sembrava anzi che il suo pensiero principale fosse quello di non fare preoccupare il suo interlocutore. Sempre positivo, allegro, pieno di vita e dotato di un'educazione e soprattutto un'umiltà che solo i grandi sanno dimostrare, perchè lui, dall'alto della sua cultura e indiscussa esperienza, si rivolgeva a me, che sono meno di niente in questo campo, con un palpabile rispetto. Mi definiva: "il mio direttore" e spesso si complimentava per i miei pezzi, e mi piace pensare che non fosse solo piaggeria. Sarò banale se affermo che è stato una delle colonne portanti di questo modesto giornale, ma è la pura verità. Ho avuto la fortuna, ma soprattutto il piacere di conoscerlo, quando ero ancora agli albori con questo giornale e avendo deciso di fare un servizio su Roccelletta di Borgia, durante le mie ricerche in rete, mi imbatto per caso su un pezzo che ne descriveva in modo impeccabile, storia, caratteristiche e peculiarità. Mi è subito piaciuto e mi sono quindi, immediatamente attivato per scrivere ai responsabili di quel sito e chiedere il permesso per poterlo pubblicare. Ma non ricevo nessuna risposta e decido comunque di inserirlo nel servizio. Dopo qualche giorno dall'uscita di quel numero, ricevo la telefonata di un pacato signore, che dopo essersi educatamente presentato, mi chiede come fossi venuto in possesso di quell'articolo. Gli spiego tutto l'antefatto scusandomi e dichiarandomi subito pronto ad assumermi tutte le responsabilità e conseguenze del caso. Quel "signore" era Giuseppe, che invece per tutta risposta, si affretta subito a tranquillizzarmi dicendomi che aveva invece avuto piacere che l'avessi pubblicato e mi chiede anche di volermi conoscere personalmente dandomi appuntamento a Borgia, sua amatissima città. Da allora è comiciato il fortunatissimo sodalizio. Lo so, penserete, a memoria d'uomo, non si è mai sentito sparlare di uno che non c'è più. Fateci caso, sono stati tutti bravi, buoni onesti. Tutte persone per bene. Ma come mai ci si può rivolgere, parlando di una persona come Giuseppe? Un vero signore d'altri tempi e soprattutto un grandissimo professionista, soprattutto dotato di alcune qualità difficilmente riscontrabile nel suo mondo, così pieno di nullità piene di prosopopea, la modestia e l'umiltà ! Raramente ho visto tanta gente sinceramente dispiaciuta durante un funerale. A pagina 27 potrete leggere il suo, purtroppo ultimo contributo a questo giornale, dedicato ai volontari dell'assistenza presso l'ospedale, un argomento a lui caro, visto che lo riguardava direttamente. Sono certo che dove si trova adesso, si guarderà intorno con il suo occhio attento, pronto a rilevare e riportare qualsiasi cosa non vada. Perchè lui non ha mai fatto sconti proprio a nessuno! Ciao Giuseppe, ci mancherai.● 8 n. 36 | ottobre 2016 | Per la tua pubblicità: 335.470.145 | pubblicitacitymagazine@gmail.com

[close]

p. 9

Per la tua pubblicità: 335.470.145 | pubblicitacitymagazine@gmail.com | ottobre 2016 | n. 36 9

[close]

p. 10

ZOOM Il sogno resta quello di portare la facoltà di Giurisprudenza nel centro storico L'UNIVERSITÀ I di Rosita Mercatante ■■■ Diventare una città universitaria. È una delle maggiori aspirazioni della Catanzaro degli ultimi anni. Riuscire a trasferire un corso di laurea, dopo quello di Sociologia, in un edificio storico del centro, avrebbe rappresentato il primo passo da compiere per dare seguito a questo progetto. Indiscutibile l’apporto non solo di tipo economico, ma anche culturale e sociale di cui avrebbe potuto giovare il capoluogo, già “spogliato” di altre presenze come quella di numerosi uffici e attività commerciali. La popolazione studentesca avrebbe colmato ogni vuoto, con tanto di interessi. Lo aveva messo in conto il sindaco Sergio Abramo che non appena si era paventata la possibilità dell’assegnazione da parte del Ministero della Pubblica Istruzione della Facoltà di Psicologia all’ateneo catanzarese, si è subito messo all’opera avanzando una serie di proposte operative per l’individuazione di una sede prestigiosa e funzionale. Naturalmente dopo aver stabilito uno stretto dialogo con il Rettore dell’Università Magna Graecia, Aldo Quattrone, al quale, insieme con il Presidente della Provincia Enzo Bruno, aveva prospettato l’esigenza vitale per la città di ospitare nel nucleo storico una seconda facoltà, dopo quella di Sociologia, ormai arrivata al terzo anno e che nello scorso mese di luglio ha già sfornato i primi laureati. Due le (im)possibili soluzioni prospettate dai massimi esponenti dei due Enti. La prima, che sembrava essere la più concreta, era rappresentata di due ale attinenti ai locali Palazzo di Vetro, sede della Provincia, per complessivi 1500 metri quadrati, oltre alla disponibilità della sala della Casa delle Culture (circa 300 posti a sedere). Da parte del Comune anche la proposta di cessione di un’area del Complesso Monumentale San Giovanni. La questione, tra le visite alle sedi e gli interventi da più parti (associazioni, comitati, giornalisti, opinionisti, ecc), ha acceso l’estate catanzarese lasciando trapelare una vera e propria disputa tra l’amministrazione comunale e il Magnifico dell’UMG con tanto di dichiarazioni, rifiuti, secchi rifiuti. Una vicenda che ha trovato una conclusione soltanto a metà settembre scorso, quando in un incontro con i giornalisti, le due parti hanno comunicato di aver trovato “di comune accordo” la soluzione migliore (per tutti) spiegando anche le motivazioni che avevano portato a dover rinunciare a portare Psicologia in centro. La decisione verteva sul fatto che Catanzaro avrebbe avuto un tassello della realtà universitaria con l’attivazione a partire dal prossimo novembre dei corsi di alta formazione universitaria con 35 master e quelli di alto perfezionamento al complesso San Giovanni. Mentre il nuovo corso di laurea in Psicologia troverà allocazione al campus di Germaneto 10 n. 36 | ottobre 2016 | Per la tua pubblicità: 335.470.145 | pubblicitacitymagazine@gmail.com

[close]

p. 11

Nella foto grande a sinistra, il Complesso Monumentale San Giovanni, qui accanto, Sergio Dragone, Anna Russo, Sergio Abramo, Aldo Quattrone; Sotto, il palazzo ex Educandato N CENTRO CITTÀ in quanto i rilievi tecnici delle scorse settimane hanno evidenziato l’impossibilità di poter disporre, all’interno del San Giovanni, così come nei locali della Provincia, di aule adeguate rispetto ai requisiti richiesti dalla legge per le Università. “Nessun’altra struttura del centro storico - ha affermato il Rettore - era adeguata dal punto di vista tecnico e normativa per ospitare Psicologia che partirà regolarmente al Campus. Tuttavia ho sempre sostenuto l’idea di avvicinare l’università al centro storico e la soluzione prospettata al San Giovanni è la migliore possibile che consentirà di integrare la formazione con le attività culturali e ricreative”. Quello che si sta per intraprendere si prospetta come un percorso ancora più ambizioso in quanto porterà in città numerosi neolaureati - dai 300 ai mille per ogni corso per un periodo che va dai sei mesi ad un anno - che hanno deciso di qualificarsi in questo posto prima di intraprendere la stra- da del mondo lavorativo. Una scelta ancora più consapevole rispetto a quella delle “matricole”, dunque anche il rapporto con Catanzaro dovrebbe essere più intenso. Per quanto riguarda la struttura il primo cittadino ha tenuto a precisare che non verrà intaccata la sua connotazione principale in quanto “salvaguardando i vincoli museali e l’integrità dell’Archivio storico, tutti i master saranno ospitati al pian terreno del Complesso San Giovanni”. In conclusione una decisione che ha il sapore del “compromesso” in un clima di ritrovato accordo tra il Sindaco e il Rettore, almeno momentaneamente se si considera che Abramo ha affermato nuovamente che il sogno resta quello di portare la facoltà di Giurisprudenza nel centro storico individuandone la sede nella spaziosa caserma provinciale dei Carabinieri che sarà acquisita e ristrutturata da privati e potrà essere utilizzabile per le attività universitarie. Un’altra presenza accademica in città sarà quella dell’Accademia delle Belle Arti. Dopo anni di incertezze e spostamenti trova una sede in grado di accogliere degnamente il popolo degli artisti proveniente da tutta la Calabria, grazie all’assegnazione da parte del Comune del Palazzo Educandato, in quella che sarà, la “Fabbrica della creatività”. “Dopo tanti anni di storia tribolata - ha commentato la direttrice Anna Russo grazie all’impegno dell’amministrazione comunale potremo trasferire le attività in un palazzo storico della città liberando l’Accademia dalle spese d’affitto. Entro febbraio si potrà dare il via nel nuovo edificio ai corsi di grafica e godere di importanti spazi espositivi che, grazie all’accesso dall’adiacente villa comunale, avvicineranno ancora di più gli studenti alla città”. Ora spetterà all’intera comunità oltre che alle Istituzioni dimostrare di poter essere una “città universitaria”. ● Per la tua pubblicità: 335.470.145 | pubblicitacitymagazine@gmail.com | ottobre 2016 | n. 36 11

[close]

p. 12

di Pino Ruggiu ■■■ Di sicuro anche a voi sarà capitato, non appena connessi su Facebook, di vedersi riproporre dei vecchi post da noi pubblicati l'anno precedente, post che quasi sempre “ripostiamo” . È quanto ho fatto io qualche giorno fa, con una una sorta di “tar- ga americana”, accompagnata dalla scritta: “chi se la ricorda?”. Non immaginavo che la reazione dei miei amici “feisbucchiani” sarebbe stata quella di gradire a tal punto da ottenere innumerevoli condivisioni, decine e decine di “mi piace” oltre a tantissimi commenti di che si è sentito piacevolmente proiettato indietro nel tempo. E non sono mancate ovviamente le richieste di rispolverare tutta la “linea”. Difatti questa immagine faceva parte di una serie da me ideata di “giochi” con parole, immagini e modi di dire che negli anni addietro aveva divertito tante persone. Non è facile spiegare e dare un nome a queste “goliardate”, ma spero di riuscirci raccontandovene le origini, partendo proprio da PAROLE.quest'ultima. Si tratta di una classica targa americana, con tanto di sfondo che raffigura un paesaggio west a colori su cui campeggia- no le tipiche scritte che compaiono al posto dei consueti numeri. Chiunque non ci troverebbe niente di strano, perché è in effetti molto credibile, ma un calabrese, o meglio, un catanzarese, ad una seconda lettura si accorgerà del vero significato che scaturisce da una specie di gioco con le parole del nostro dialetto. Infatti quello che compare sopra, apparentemente un nome ed un co- gnome, "KimMaietty", in realtà è la frase chimmajetti, che tra- dotto per chi vive in Toscana, significa: che tu possa buttare…, un’imprecazione insomma. Al centro, due sigle: "USA - NGU", che potrebbero far pensare a Stati Uniti d’America e Nuova Gui- nea. Anche qui si vuole indicare tutt’altro, perché si maschera la parola u sangu, cioè, il sangue! Per finire, nella terza riga, quella che in America forse rappresenta la contea di provenienza, riporta la scritta "Dopetthu", in realtà do pettu, vale a dire, dal petto! Insomma, è solo un tipico intercalare prettamente catanzarese, che viene spesso usato quando si vuole mandare qualcuno a quel paese: Chimmajetti u sangu do pettu, che tradotto letteralmente significa: che tu possa buttare il sangue dal petto. Non proprio un bell’augurio da fare al prossimo, ma a volte, quando ci vuole… Ma questa targa, non è stata la prima, è nata infatti sulla scia di quella che è stata la progenitrice di tutte le altre. Mi riferisco alla famosa PPEINATIKITOY! quindi la mia attenzione, e mi salutavano ridendo. Alcuni, giuro, Prima però di continuare su questo breve excursus, voglio scusar- avevano le lacrime agli occhi! Mi è bastato poco per capire che mi per alcuni termini forse un po’ pesanti che userò, ma la mag- era quella scritta che provocava questo effetto, perché chi se la gior parte di queste parole si allaccia all’intercalare dialettale di ritrovava davanti, non ne capiva subito il significato alla prima chi si rivolge al prossimo per mandargli un’invettiva o magari lettura, ma ci arrivava alla seconda o terza. anche solo per uso scaramantico, che notoriamente non usa pa- Dato l'imprevisto successo, ho voluto lavorarci sopra e siccome role da educande. Ma torniamo a noi. Ppeinatichitoi, (letteral- l’assonanza rimandava ad una parola greca, ho pensato di riela- mente: per le natiche tue!), nell’uso dialettale, è nata forse come borarla, utilizzandone impropriamente l’alfabeto, creando quindi semplice frase contro il malocchio o contro chi ti vuole male ed una parola che si poteva leggere chiaramente come era scritta, ma io, diversi anni fa, quando avevo la cosiddetta “capu frisca”, ho che in greco non voleva e non poteva significare nulla. Infatti ho pensato di farne una scritta adesiva da attaccare sul lunotto della usato la lettera “sigma”, la “delta” e la “theta” al posto rispetti- mia auto, a "beneficio" di chi stava dietro. Posso solo dirvi che da vamente della “E”, della “A” e della “O”. Per renderla credibi- quel giorno, mentre ero per strada, i conducenti delle auto che mi le, l’ho inserita in quello che sembra un frammento di un’antica seguivano, nel sorpassarmi davano un colpo di clacson, attirando stele greca e in quella che sembra un'antica moneta e ne ho fatto 12 n. 36 | ottobre 2016 | Per la tua pubblicità: 335.470.145 | pubblicitacitymagazine@gmail.com

[close]

p. 13

.. SENZA PAROLE! AMARCORD È bastato postare su Facebook una vecchia immagine, per scatenare l'entusiasmo di chi si è sentito piacevolmente proiettato indietro nel tempo stampare degli adesivi che ho distribuito in giro, solo ad amici. Il risultato? Inimmaginabile. Adesso si direbbe “virale”. Decine e decine, gli aneddoti che mi hanno raccontato, che ruotano intorno a questa semplice scritta e quello che mi è rimasto impresso è quello che è successo ad un amico che era andato a sciare nel Trentino e un giorno, di ritorno dalle piste, aveva notato che un gruppo di ragazzi si affollava e parlottava dietro la sua auto. Preoccupato, si avvicina e chise cosa stessero facendo, allorchè uno di questi, in uno stentatissimo italiano, cercò di spiegargli che erano una comitiva di ragazzi provenienti da Atene e indicando quell’adesivo, stavano chiedendosi quale località fosse o che volesse dire… Inutile dire, che per quel mio amico, non è stato affatto facile riuscire a spiegarne il significato, ma al solo ricordo, ancora ride. Da quella semplice idea, ne sono poi scaturite tante altre, più o meno simpatiche e più o meno azzeccate, proprio come quella che a prima vista rappresenterebbe una moschea con sotto una scritta in… arabo! Anche qui, dopo ad un attento esame, ci si accorge che in realtà la moschea è chiaramente un simbolo fallico e la scritta, realizzata con caratteri arabeggianti, riporta il nome "Alì Crispi". La frase che in realtà nasconde è: a li crispi, dove per crispi si intendono anche qui le natiche e quindi, letteralmente: “alle tue natiche”. Una sorta di... saluto, che stimolava l'immancabile risposta: a li toi, ca su chiù frischi! A pensarci, di questi tempi bisogna andare cauti con questo tipo di ironia, vista la proverbiale intolleranza di certi popoli, ma all’epoca, eravamo tanto lontani da questa realtà, dove sono sempre meno i motivi per ridere. Ovviamente anche questo adesivo ha suscitato storie ed equivoci a non finire come, secondo il racconto che mi fece un amico che aveva un bar in via Indipendenza e ne aveva attaccato uno sul muro alle sue spalle, ben in vista, si è sentito chiedere da un avventore di origini arabe, cosa volesse significare. Vai a cercare di spiegarlo adesso! Insomma, devo dire che mi ha fatto piacere vedere che la gente ancora apprezzi alcune mie cose. Lo ammetto, una volta non avevo niente da pensare e ho sempre cercato di prendere la vita con leggerezza e con il sorriso. Infatti all’epoca non sono stati pochi anche gli scherzi che ho organizzato, che forse un giorno vi racconterò. Uno di questi però è legato ad una di queste frasi (ppeinatikitoy) e ve lo voglio proprio raccontare. Anni fa un caro amico comprò un terreno a Roccelletta di Borgia, zona notoriamente ricca di reperti archeologici e mi confidò cheil fratello, architetto, appassionato di archeologia, passava il suo tempo, scavando in quel terreno nella segreta speranza di trovare il reperto del secolo. Subito mi son detto: perchè deluderlo? Riesco a reperire una vecchia brocca di creta su cui disegno delle figure greche maschili in atteggiamento, diciamo così, intimo. Intorno a queste figure scrivo la fatidica “ppeinatikitoy” e alla fine decoro il collo con le classiche “greche”. Et voilà: il reperto è servito! Ho provveduto a romperlo in più pezzi e sono andato a sotterrarlo ai piedi di un ulivo… A dire il vero, lo scherzo non è riuscito, nel senso che non mi è dato di sapere se la vittima ha mai scavato nel punto previsto, ma credetemi, abbiamo riso tanto al racconto di quanto organizzato. Spesso con gli amici ci capita di rievocare quei tempi e ne ridiamo tutt’ora. Chissà che un giorno questo "antico"reperto non venga ritrovato e succeda come con le famose teste di Modigliani, famosa burla di tanti anni fa?● Per la tua pubblicità: 335.470.145 | pubblicitacitymagazine@gmail.com | ottobre 2016 | n. 36 13

[close]

p. 14

DON MIMMO BATTAGLIA, IL PRETE DEGLI "SCARTATI" Ordinato vescovo, guiderà la diocesi di Sannita - Telese - Sant’Agata di Rosita Mercatante ■■■ Da prete degli ultimi a vescovo ordinato. Don Mimmo Battaglia, per anni presidente del Centro Calabrese di Solidarietà e da sempre impegnato nel sociale, ha ricevuto la consacrazione episcopale durante una lunga e commossa cerimonia, presieduta dall’arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, Vincenzo Bertolone. In una cattedrale gremita, davanti alle autorità religiose e civili, tanta l’emozione accompagnata dalle lacrime. Quelle che venivano giù sui volti di uomini e donne dalle prime alle ultime file. Quelle che a stento è riuscito a trattenere monsignor Bertolone, durante la sua omelia. Quelle che non è riuscito a trattenere, invece, don Mimmo, in particolare quando i “suoi ragazzi”, durante l’offertorio, gli hanno portato in dono i frutti del loro lavoro, ma soprattutto le lacrime dei suoi ragazzi, i cui occhi sono stati i primi che don Mimmo ha incrociato entrando in cattedrale, li ha riconosciuti fra mille altri. La chiesa, dunque, è stato un perfetto luogo di incontro di un’umanità ferita a cui Don Mimmo ha dedicato molti anni della sua vita, porgendo la mano ai tanti poveri che “che non ho aiutato io ma che mi sono stati loro maestri”. Il rito di ordinazione è stato aperto con la lettura del messaggio di Papa Francesco, che il 24 giugno scorso ha eletto vescovo di Cerreto Sannita- Telese Sant’Agata il “prete di strada”, che ha mostrato la sua emozione nel rispondere ad una chiamata non attesa. (...) 14 n. 36 | ottobre 2016 | Per la tua pubblicità: 335.470.145 | pubblicitacitymagazine@gmail.com

[close]

p. 15

Per la tua pubblicità: 335.470.145 | pubblicitacitymagazine@gmail.com | ottobre 2016 | n. 36 15

[close]

Comments

no comments yet