Vita pensata -Anno II- N°13 - Luglio 2011

 

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Rivista mensile on line di filosofia-Registrata presso il Tribunale di Milano, N° 378 del 23/06/2010, ISSN 2038-4386

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vita pensata la filosofia come vita pensata 13 «haec autem ita fieri debent ut habeatur ratio firmitatis utilitatis venustatis» vitruvio de architectura i 3 issn 2038-4386 vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 13­ luglio 2011

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 13 luglio 2011 direttore responsabile augusto cavadi direttori scientifici alberto giovanni biuso giuseppina randazzo rivista mensile on line registrata presso il tribunale di milano n° 378 del 23/06/2010 issn 2038-4386 2

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 13 luglio 2011 indice vita pensata 6 editoriale 0 11 2 345 678 9:33 agb gr architettonicamente temi giusy randazzo per una filosofia dell interno architettonico paolo citran statuto epistemologico e didattica della filosofia rocco pititto el recinto de la muerte 4 5 11 17 30 «haec autem ita fieri debent ut habeatur ratio firmitatis utilitatis venustatis» vitruvio de architectura i 3 tano siracusa fotografare il volo autori alberto giovanni biuso ricoeur la narrazione del tempo katia pizzi il reddito della vergogna la narrativa triestina di giuseppe o longo anno ii n.13 ­luglio 2011 mensile di filosofia issn 2038-4386 33 40 visioni a.g biuso g raciti s tinè su the tree of life una conversazione a distanza 44 47 49 52 sito internet www.vitapensata.eu alberto giovanni biuso don giovanni giusy randazzo notre dame de paris agb gr loris cecchini la materia architettonica recensioni alberto giovanni biuso prima lezione di filosofia giusy randazzo l architettura difficile diego bruschi molte nature marco castagna de immortalitate animae giusy randazzo gente di fotografia 54 57 64 67 73 in copertina costruire abitare pensare fotografia di © monica ruggeri nees valerio marconi frammenti sul concetto di nulla scrittura creativa dario carere il cigno 3 78 76

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 13 luglio 2011 editoriale architettonicamente agb gr essere umano è anche l animale che abita che costruisce i luoghi del proprio stare per il quale la casa non rappresenta uno dei tanti possessi ma è parte di sé al modo in cui lo è il corpo interno ed esterno giocano dunque nell architettura una funzione del tutto peculiare una dimora è l esterno dei corpi che la abitano e l interno della città che contribuisce a comporre l unità originaria e profonda di ogni ente con tutti gli altri riceve così una conferma e una testimonianza potenti perché fatte di un dinamismo senza fine che affonda nella continuità dello spazio dei luoghi del rimanere e dell andare se per gli esseri umani è così naturale costruire abitare pensare è anche perché la mente è una struttura architettonica è il luogo nel quale convergono la complessa organizzazione e stratificazione di memorie relazioni intenzioni dinamiche che costituisce la vita cosciente la quale si dispiega in ampie architetture neurologiche e semantiche architettonicamente vuol dire dunque che i luoghi edificati dalla nostra specie sono una proiezione massiccia funzionale e meravigliosa dell intelligenza individuale e collettiva e che dove l abitare è degradato al solo obiettivo dello stare e non dell essere del sussistere e non anche dell esistere si generano i mostri dei ghetti urbani dell abusivismo edilizio dei troppi quartieri dove ciascuno sembra un neurone solitario e quindi impazzito invece che comporre l armonia faticosa ma necessaria delle sinapsi urbane della soddisfazione che deriva dal percorrere anche gli spazi esterni alla propria dimora sentendosi ancora e sempre a casa propria soltanto da questa appartenenza ai luoghi l può nascere il rispetto per i luoghi può generarsi la città può manifestarsi la bellezza architettonica e urbanistica che è una delle più grandi esperienze -quando c è della capacità poietica e poetica della specie umana della sua natura edificatrice di forme sperimentatrice incessante curiosa perché infantile e saggia perché millenaria lo spazio urbano è oggetto e soggetto contenitore e contenuto rappresentazione e sostanza le città sono organismi che una volta apparsi crescono come corpi vivi e come un corpo una città può essere ferita invecchiare rigenerarsi morire e alla fine non esistono luoghi ma soltanto interpretazioni perché la vera natura dell abitare umano -il suo segreto sta nel trasformare la pietra il legno il cemento e l acciaio in una parte di sé nella proiezione delle nostre attese dei ricordi dell abbraccio vitruviano che dal corpo umano si apre all intero essente questo numero di vita pensata parla di città di attraversamenti di cattedrali di righe e goniometri di musei del cosmo e dell esserci umano che a tutto questo dà forma senso vita in una varietà di manifestazioni desideri passioni comprensioni costruzioni abbiamo voluto chiudere così -con una universalità da tutti visibile perché da tutti abitata il primo anno della nostra rivista i prossimi numeri quando usciranno avranno altra struttura e altro supporto ci auguriamo infatti che siano pubblicati anche su carta e non soltanto in digitale in modo da trovarli non soltanto nella rete ma anche nelle librerie e nelle biblioteche che delle riviste sono la casa naturale casa appunto 4

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 13 luglio 2011 per una filosofia dell interno architettonico di giusy randazzo os è un interno architettonico e quali sono le ricadute teoretiche che hanno generato tanta attenzione da parte della filosofia domande legittime ­queste e non perché sia un campo di ricerca nuovo quanto piuttosto perché è poco conosciuto essendo demandato nell opinione comune a un sapere tecnico e non filosofico necessariamente bisogna innanzitutto operare una chiarificazione dei termini per uscir fuori da un iniziale impasse nel linguaggio ordinario la definizione interno architettonico richiama immediatamente l ambito domestico una prima riflessione però più accurata sui singoli termini sprona a soffermarsi sul concetto di interno che rimanda immediatamente al suo opposto esterno È chiaro che l uno non potrebbe esistere senza l altro ogni esterno ha necessariamente un suo interno si pensi a una piazza è un esterno o un interno esterna alle abitazioni o interna alla città se è un esterno il suo interno è comunque all aperto dunque la prima certezza che se ne deduce è che non necessariamente interno richiama l aggettivo chiuso sembra comunque legato a doppio filo con arredamento mentre l esterno non necessariamente ascrive a sé la decorazione potendola individuare anche all interno di una costruzione la questione si fa più complessa a questo punto se per esterno non intendiamo semplicemente ciò che è all aperto non ci resta che pensarlo come strato ultimo di qualsiasi interno e di certo non come semplice rivestimento la pelle per esempio è l esterno del corpo ma i muscoli sono esterni alle ossa e le ossa al midollo che le attraversa nessuna delle parti qui menzionate è fuori dal corpo neanche la 5 c © pierfranco ramone i pelle insieme sono il corpo che costituisce un tutto unico un organismo vivente e come tale immerso nel mondo nel suo interno fenomenologicamente qualsiasi cosa sia esterna alla mia corporeità mi trascende è oltre me una penna così come una cattedrale o una città o il mondo stesso che abito se dunque è così e se è vero che sia della penna sia della cattedrale sia del mondo stesso possiamo argomentare -relativamente alle loro parti costituenti esattamente come per il corpo e possiamo similmente concludere che anche essi sono degli interi immersi a loro volta in qualcosa d altro l incredibile conseguenza è che l intero universo è un interno epperò senza esterno allora per temi

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 13 luglio 2011 temi rispondere alla domanda cosa è un interno bisogna prima chiedersi cosa sia un esterno e concludere che esso è lo spazio interno tra enti trascendenti l uno all altro dunque quando si riflette sull interno architettonico non si sta escludendo ciò che comunemente viene inteso come esterno ma lo si ingloba poiché si è già andati oltre l opposizione terminologica non si è qui dimenticato l aggettivo architettonico lo abbiamo messo da parte soltanto per guardare dentro il sostantivo di fatto qualifica il nome lo de-limita lo indica demarcando epistemologicamente la ricerca come dire non stiamo parlando di qualsiasi interno ma proprio di quello che è relativo all architettonico quindi bisogna abbandonare qualsiasi esempio relativo al corpo alla penna al mondo all universo e analizzare esclusivamente le costruzioni È così si tratta di un campo ben chiuso su cui accendere i riflettori escludendo il resto riguarda soltanto i prodotti dell architetto deriva da -principio fondamento origine inizio capo e artefice costruttore inventore autore il primo artefice dei principi è considerato nella grecità il dio tanto da essere egli stesso un un principio creatore costruttore da cui tutto ha origine quando questa capacità passa nelle mani dell uomo egli continua l opera del dio non creando ma modificando gli enti costruendo a partire dal già dato si fa origine di ogni artificio principio razionale di ogni costruire ­ in sintesi diviene architetto delimitare l interno architettonico ai soli prodotti dell architettura è dunque limitante esclude ciò che sin dall origine è incluso l uomo come artefice del mondo a partire dal suo essere-nel-mondo -dal suo abitare la terra e dalla sua abilità di manipolare gli enti modificandoli secondo principi razionali chiarita dunque l area semantica dell interno architettonico quale significato potremmo dare a questa definizione se © crescenzo acierno i dovessimo riportarla in un dizionario proviamoci si intende per interno architettonico lo spazio costruito e costruibile dall abitante uomo secondo principi razionali inventati dall uomo stesso a partire da una geometria già data ma se geometria è misurazione della terra chi è l inventore originario di questa misurazione il nascosto direbbe heidegger il divino che si mostra pur rimanendo inafferrabile quando ci soffermiamo sull armonia della terra quando a partire dal cielo la osserviamo come un interno geometricamente perfetto e questo lo possiamo fare soltanto noi i mortali ­ coloro che muoiono e non coloro che vivono ­ e il perché è presto detto la coscienza del morire è 6

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 13 luglio 2011 propria degli enti di ragione che avvertono la fugacità della loro permanenza sulla terra e ne provano talmente terrore che vogliono superare questo limite invalicabile e lo fanno costruendo attraverso la stessa ragione che dà loro la consapevolezza che questo abitare il mondo è momentaneo costruiscono per non morire per sconfiggere la morte per rimanere costruiscono perché abitano il mondo e vogliono continuare ad abitarlo con sicurezza trovano riparo alla lettera in ciò che costruiscono di più cominciano a costruire per sfidare il divino per invidia della sua immortalità perché all annullamento preferiscono il nascondimento come quello del dio e il suo disvelarsi in ciò di cui è stato artefice costruttore la terra la grande costruzione È l uomo dunque che intravede la geometria originaria del mondo che se ne accorge perché la abita a partire dal desiderio di vincere l angoscia del morire alla quale vuole trovare rimedio la morte diviene così semplice nascondimento che apre all immortalità al disvelamento del proprio essere imperituro rintracciabile in ciò che ha costruito atei agnostici e credenti sono tutti creatori di enti reali o irreali che sono sempre pronti a nasconderli garantendo la loro presenza si possono chiamare in modo differente ma hanno tutti lo stesso scopo aldilà figli libri edifici musica e sono tutte costruzioni perché intervengono sul naturale modificandolo e stravolgendolo perché non sono dettati dall istinto ma dalla pulsione a sopravvivere contro il pericolo di scomparire così l uomo diviene costruttore perché abita il mondo e lo vuole continuare ad abitare costruisce a partire dalla quadratura cielo terra divini e mortali dall armonia della loro totalità dal grande interno che essi rappresentano dall abitare © liliana corà i originario che essi sono trova così il rimedio il µ all angoscia di un abitare impermanente ma anziché prendersi cura della quadratura costruisce dimenticando il suo abitare originario il µ da cura si fa veleno l uomo costruisce per abitare e non perché abita siamo andati oltre troppo oltre rispetto all intento originario che era di spiegare cosa si intende per interno architettonico abbiamo però scandagliato sebbene soltanto superficialmente e forse andando al di là dei suoi intenti la lezione di heidegger presente in costruire abitare pensare e in poeticamente abita l uomo 7 temi

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 13 luglio 2011 temi torniamo al tema principale di questa breve disamina sostiene andrea branzi la necessità -negli studi sull interno architettonico di una costante analisi delle trasformazioni della cultura dell abitare intesa come un insieme in continua trasformazione di comportamenti e necessità di espressione di un sistema economico culturale e metropolitano da questo nucleo antropologico sempre in evoluzione emergono elementi che si estendono ad aree operative come l ambiente domestico e i nuovi assetti nell epoca del lavoro diffuso e dell economia relazionale degli spazi pubblici come gli ambienti scolastici e quelli universitari nell epoca dell economia dell apprendimento gli spazi commerciali nell epoca delle comunicazioni di massa e dell e-commerce gli spazi del terziario all interno del fenomeno del lavoro diffuso e dell economia virtuale gli spazi dell ospitalità di fronte al fenomeno del turismo di massa e del nomadismo contemporaneo le nuove frontiere degli spazi museali tra le nuove forme dell economia culturale e della concorrenza urbana e la realtà dei nuovi musei in rete i nuovi scenari degli spazi ospedalieri adeguati alle nuove concezioni della malattia e della psicologia del malato1 © tano siracusa carcere petrusa `05 i dunque quando riflettiamo sull interno architettonico lo sguardo si apre non soltanto a un panorama originario che rintraccia tematiche antropologicofilosofiche ma anche al costruire propriamente detto che incide su un tessuto urbano in continuo cambiamento e che riguarda ­sì l ambiente domestico ma anche gli spazi pubblici e quelli del terziario nonché commerciali dell ospitalità museali persino ospedalieri e ricordando foucault anche lo spazio carcerario pare lecito dunque ammettere quanto afferma pier federico caliari ovvero che «la forma interna appartiene al dato originario di ogni architettura ne costituisce l atto fondativo nell atto di dare forma ad una architettura e quindi nel momento stesso del suo concepimento gli interni sono parte integrale ed integrata della forma stessa non vengono né prima né dopo sono un dato immanente l architettura nasce come forma dominata da un abitabilità e da una corporeità esperibile da fuori e da dentro in questo senso le architetture per definizione nascono con una parte interna in relazione fisica con l esterno»2 il compito della ricerca filosofica in quest ambito diventa a questo punto davvero necessario e ampio poiché l interno architettonico ha a che fare con l abitare originario dell uomo e anche con il suo nuovo modo di abitare è relativo a un 8

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 13 luglio 2011 campo fenomenologico ed esistenziale in cui è essenziale una riflessione sullo stretto legame tra la progettualità del costruire e il costruire stesso nel suo articolo branzi accenna alla modernità debole sostenendo che è il volto del metabolismo urbano con i suoi cambiamenti incessanti reversibili non immediatamente visibili e pur causa di effetti sostanziali «si lavora in casa si abita in ufficio si commercia nelle abitazioni si studia nelle fabbriche si fanno musei nei gasometri»3 da qui la necessità della continua trasformazione degli spazi interni a partire dai bisogni dell uomo da qui la necessità di una progettualità consapevole ma il progetto prevede nel proprio orizzonte questo scopo fondante si adatta a questa esigenza dell abitante uomo o è l abitante uomo che si adegua al progetto insomma il progetto architettonico conserva ancora quel residuo metafisico come affermano i decostruzionisti ravvisabile nella pretesa di essere una risposta definitiva all angoscia ontologica dell abitare oppure come sostiene ricoeur consegue dall abitare e dunque tiene in debito conto e sempre la variabile tempo nella costruzione delle forme il pericolo esiste e lo ammette lo stesso ricoeur notando una certa tendenza «a misconoscere i bisogni degli abitanti o a proiettare questi bisogni in una loro rappresentazione mentale»4 diviene per tal motivo quanto mai opportuna una lettura e rilettura dei «nostri luoghi di vita a partire dal nostro modo di abitare» una riflessione sull «abitare come replica del costruire»5 un progettare a partire dall insieme abitarecostruire la deriva di un certo modo di costruire è forse rintracciabile in quanto avevo sostenuto inizialmente il bisogno primario dell uomo di risolvere definitivamente l angoscia di essere un abitante in pericolo sempre prossimo a scomparire l uomo usa ogni mezzo come ci ricorda severino per vincere la paura della sofferenza e dunque la sofferenza stessa oggi questo mezzo si chiama tecnica il mezzo però per poter funzionare come salvatore non può rimanere semplice strumento deve essere superiore a chi lo usa deve oltrepassare il suo limite divenire onnipotente essere uno scopo6 l obiettivo originario è perduto null altro che una sbiadita immagine schiacciata dalla volontà di potenza del nuovo salvatore che fa dello stesso uomo un mezzo È il prezzo che deve pagare per essere libero dall angoscia e dal dolore la conseguenza è -oggi più che in nessun altro tempo quella di un abitare impoetico che trova la sua origine in questa «furia calcolante e misurante»7 sorda all appello della quadratura al cuore che consentirebbe di riconoscere che «l abitare è il modo in cui i mortali sono sulla terra»8 è un aver cura di ciò presso cui soggiorna l uomo attraverso il costruire non scopo ma mezzo questo deve essere il costruire un tra che lascia in costante dialogo l abitare ontologico e l abitare temporale È nuovamente heidegger a ricordarci che la produzione in cui si attua il costruire si ricollega al greco e significa «far apparire qualcosa tra le cose presenti»9 non un semplice render presente ovviamente ma un produrre che comincia dalla cura per le cose presenti per lo spazio già accordato e vissuto ospitale e ospitante la necessità che si avverte è dunque quella di ricreare l armonia la misura tra soggetto e oggetto tra io e mondo tra interno ed esterno e coinvolge la progettazione sia nella necessaria consapevolezza che ogni architettura nasce come interno -nel suo essere costruzione di luoghi che de-limitano 9 temi

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 13 luglio 2011 temi lo spazio terrestre e nei quali l uomo è immerso sia nella scelta di una trasparenza che a ogni livello architettonico politico sociale privato è confronto e non soliloquio è apertura e non solipsismo è comunicazione e non informazione in tal modo si creano dimore culturali e non semplici rifugi naturali nulla a che fare naturalmente con il panoptismo in cui come ben afferma foucault si è visti ma non si vede si è oggetto di informazione ma non soggetti di comunicazione si subisce un sistema disciplinare di controllo e non si è agenti valorialmente coinvolti10 un costruire dunque pensato come dialogo inteso come compenetrazione tra architettura e lebenswelt È questo un futuro possibile soltanto se verrà edificata una nuova costruzione quella di un etica dell abitare note a branzi «l autonomia del design degli interni» in architettura degli interni in almensile di informazione degli architetti lombardi n 4 aprile 2004 p 7 2 p f caliari la questione interni consultato il 10 aprile 2011 al seguente indirizzo http www.museografia.it/lab_interni/laborat oriointerni_temi.html 3 a branzi cit p 7 4 f riva leggere la città quattro testi di ricoeur città aperta troina en 2008 p 70 5 id cit pp 69-70 6 cfr e severino tecnica e filosofia raffaello cortina editore milano 2003 7 m heidegger « poeticamente abita l uomo » in saggi e discorsi trad it di g vattimo mursia milano 2010 p 136 8 id «costruire abitare pensare» in saggi e discorsi cit p 98 9 ivi p 106 10 cfr m foucault sorvegliare e punire einaudi torino 1998 pp 213-247 1 10 © gianpaolo coppola

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 13 luglio 2011 statuto epistemologico e didattica della filosofia di paolo citran la radicale prospetticità dei saperi umani sia sulla base di esigenze didattiche la necessità di insegnare discipline e non caricature di discipline sia sulla base di esigenze epistemiche la necessità di definire la struttura gli alfabeti i fondamenti essenziali il metodo delle diverse discipline si fa oggi sentire il bisogno di andare a definire in maniera condivisa il che cos è delle varie discipline scolastiche in realtà una lettura dinamica della riflessione epistemologica del novecento di filosofia come di storia della scienza dal neopositivismo a popper a kuhn e a feyerabend credo ci porti a relativizzare profondamente ed essenzialmente l idea di principi immutabili ed eterni che presiederebbero a ogni forma di sapere che possa accampare diritto di scientificità durante la sfortunata elaborazione in età berlingueriana dei nuovi curricoli disciplinari soprattutto in relazione al bisogno di porre dei paletti inderogabili nella definizione delle discipline in rapporto al loro insegnamento curricolare si è registrata un enfasi che ci sembra eccessiva sul concetto di nuclei fondanti o nuclei generativi attivando per così dire un oggettivazione di questi concetti che vira verso una sorta di visione ontologica naturalistica delle diverse discipline basterà qualche semplice osservazione di buon senso sull evoluzione degli statuti epistemologici delle diverse discipline soprattutto in relazione alla cosiddetta crisi dei fondamenti lo statuto epistemologico delle geometria subisce una svolta fondamentale dal momento in cui si scopre la possibilità di costruire sistemi logicamente coerenti non meno della geometria euclidea 11 1 così fisica relativistica e fisica delle particelle subatomiche ridefiniscono radicalmente le basi della fisica classica quando già la termodinamica aveva introdotto un superamento del determinismo classico portando al ricorso al probabilismo poco importa in questo contesto se letto in chiave logica o in chiave statistica ma già nietzsche un autore che scienziati ed epistemologici generalmente snobbano aveva posto magari in maniera metaforica e oscura le basi teoriche del discorso che qui sto cercando di svolgere voglio dire che la definizione epistemologica di qualsivoglia disciplina e la relativa analisi epistemica inevitabilmente vanno sottoposte alle riserve gnoseologiche di questa nostra postmodernità per cui per esempio il concetto di nucleo fondante o generatore può essere legittimamente utilizzato ma nella consapevolezza del carattere storico e pragmatico dei fondamenti dei nostri saperi non come criterio oggettivo di significatività e di scientificità in particolare ritengo che l analisi epistemologica delle discipline da quelle più hard a quelle più soft altro non possa rappresentare che una messa a punto dello stato dell arte di quelle discipline in un contesto spaziotemporalmente e culturalmente determinato questo comporta ovviamente il rifiuto di ogni naturalismo apriorismo ontologismo o metafisica di tipo scientistico nell affermazione di una radicale prospetticità dei saperi umani 2 passando alla filosofia stante la relativizzazione che la ricerca ­ ogni tipo di ricerca­ viene a condividere nei temi

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 13 luglio 2011 temi noi allo stato dell arte possono essere oggi considerati tali la lettura che fornirò qui di seguito corrisponde pertanto alla duplice esigenza di chiarificazione di quelle che appaiono oggi almeno a una parte significativa di coloro che praticano la filosofia le parole-chiave del filosofare queste indicazioni si accompagnano all attenzione verso quelle parole che la pedagogia e la didattica della filosofia fanno parimenti pensare come parole-chiave o nuclei-fondanti ciò in coerenza con quanto precedentemente enunciato individuando cioè nella analisi epistemica e nella ricerca dei nuclei fondanti la duplice matrice epistemologica e pedagogico-didattica pertanto cercherò di delineare lo stato dell arte della ricerca filosofica in stretta correlazione con quanto si pensa nella didattica filosofica cercherò cioè di delineare quella che sembra essere una koiné largamente anche se non universalmente condivisa tanto tra i cultori della filosofia quanto tra i cultori di didattica della filosofia ammesso e non concesso che si possa operare una distinzione così netta 3 per un analisi epistemica della filosofia come emerge da quanto detto precedentemente alla filosofia vanno attribuite a storicità b convenzionalità c prospetticità storicità non esiste filosofia se non all interno di una tradizione storicodisciplinare che fonda un ermeneutica autoriflettente e che contempla l esistenza di una pluralità di posizioni dal punto di vista diacronico convenzionalità superata la credenza nella metafisica nell apriori nella natura © crescenzo acierno vari ambiti epistemici non sarà difficile l effettuazione di un analisi epistemica o se si vuole di una ricerca e descrizione dei nuclei fondanti del portato di quella tradizione di ricerca che si è storicamente configurata come filosofia e che ancor oggi assume questo nome quantunque sia lecito dubitare che i nuclei fondanti per esempio dei presocratici coincidano con quelli che per 12

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 13 luglio 2011 universale la condivisione di tesi filosofiche non può che esser fondata su accordi condivisi su principi o su esperienze da cui trarre le conseguenze che coerentemente ne derivano il che ovviamente toglie a chiunque la pretesa del possesso di un senso ultimo delle cose data comunque una certa qual arbitrarietà delle premesse anche ammesso che le conseguenze siano tratte del tutto correttamente prospetticità l insegnamento nietzscheano enuncia l esperienza postmoderna della perdita di ogni orizzonte o se si vuole della moltiplicabilità indefinita degli orizzonti per cui le verità sono molteplici e sono legate alla scelta consapevole o meno di un punto di vista va inoltre evidenziato che caratteristica della filosofia a motivo del suo essere una metariflessione è quella di non avere un limite sul piano degli oggetti di conoscenza di configurarsi essenzialmente cioè come tuttologia di secondo livello alla problematizzazione che le compete come pensiero radicalmente critico corrisponde una molteplicità di tematiche che possono essere di seguito ma mai esaurientemente enunciate nella storia si sviluppa come metafisica/filosofia prima/ontologia aree conoscitive se non totalmente screditate certo ampiamente sospettate di dubbia problematizzazione si tende oggi piuttosto a rimandare sia dal punto di vista epistemologico che dal punto di vista didattico a una dimensione fenomenologico-descrittiva e a una dimensione argomentativa che trovano spazio nella filosofia della storia della politica del linguaggio della scienza e della conoscenza nell etica e nell estetica ecc ecc 4 come insegnare/apprendere filosofia a scuola si tende oggi a sottolineare come dicevo anche sul piano didattico la rilevanza dell argomentazione e anche talvolta con effetti perversi sul piano della motivazione scolastica la centralità dell analisi del testo come luogo privilegiato per un contatto diretto con l autore mentre non si può negare comunque la dimensione storicocontestuale di un qualsivoglia approccio a quanto si è detto e scritto di filosofia in un analisi epistemica come questa va introdotto un elemento che forse qualche iperrazionalista potrebbe considerare spurio ma che a me appare coessenziale al filosofare la dimensione esistenziale della ricerca e del pensiero filosofico che tra l altro da un punto di vista didattico dovrebbe essere il mezzo principale per coinvolgere e magari talvolta anche esercitare una qualche fascinazione nei confronti di studentesse e studenti fornendo all apprendimento filosofico una potente motivazione personale È noto che tradizionalmente si è sempre distinto un approccio storico alla filosofia da un approccio teoretico-problematico quest ultimo modello è stato fatto generalmente proprio per esigenze diverse da un impostazione o positivistica o cattolica/spiritualistica il modello storico o meglio storicistico è nella nostra tradizione scolastica grazie a gentile anche a gentile appartiene l esigenza della lettura diretta dei classici possibilmente integrali così posto il quadro sa abbastanza di stantio e pur tuttavia le questioni attuali di didattica della filosofia ancor oggi si muovono per lo più all interno di questi paletti 5 oltre la didattica dei medaglioni di gentile non è passata alla pratica 13 temi

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 13 luglio 2011 temi scolastica più diffusa la lettura diretta dei testi è piuttosto passata l abitudine consolidata a presentare la storia della filosofia come una serie di medaglioni resa più o meno canonica da una prassi abitudinaria in cui il filosofo che viene dopo tendenzialmente risponde a quello che è venuto prima ribaltandone pseudodialetticamente le posizioni in una sequela storica spesso decontestualizzata quasi che le idee e prima ancora i problemi filosofici non nascano in un contesto storicamente e socialmente determinato non che si pensi più di solito che la storia della filosofia sia storia dello spirito con le due esse maiuscole ma la procedura è comoda e usuale pertanto va bene a molti tanto più che non trattare uno degli autori canonici viene spesso avvertito come un non aver fatto tutto quel che si deve fare come svolgere un programma monco dal punto di vista di una ipotetica completezza che in realtà esiste solo nella mente abitudinaria di alcuni docenti il progetto brocca almeno sulla carta ha modificato radicalmente tale tipo di approccio da un lato mantiene ­in maniera un po lasca­ l approccio storico ma lo fa senza pretese di esaustività pur non avendo il coraggio di violare alcuni tabù inveterati come quello relativo a hegel che per definizione non si tocca qualcuno forse leggerà questa mia affermazione come una bestemmia o come una bestialità se ne può discutere proponendo di procedere per temi spesso sollecitando di fatto a seguire delle linee di sviluppo storico-problematiche del tipo il problema politico da hobbes a rousseau o il problema gnoseologico da locke a kant che possono rappresentare un modo di procedere alquanto fruttuoso e credo decisivo in un curricolo di filosofia che affronti i problemi collocandoli nella storia e nel contesto storico-sociale-culturale ma il progetto brocca si è caratterizzato nel dibattito fra gli addetti ai lavori soprattutto per il tormentone sulla cosiddetta centralità del testo tant è vero che se si vanno a vedere gli obiettivi specifici di apprendimento della filosofia nel brocca essi sembrano obiettivi non tanto di tipo filosofico quanto di tipo linguistico non credo che il carattere ermeneutico dell attività filosofica debba per forza condurre a questo posso anche condividere i discorsi sul carattere ermeneutico del filosofare ma quella che mi sembra un assurdità psicologica o didattica fate voi è sostenere che lo studente in tal modo possa entrare come in presa diretta con l autore la cosa appare poco credibile per vari motivi 1 i filosofi non sempre sono di facile leggibilità per cui il primo effetto in molti © marisa gelardi question 14

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vita pensata rivista mensile di filosofia anno ii n 13 luglio 2011 casi potrebbe essere che lo studente non capisca niente 2 non sempre o quasi mai la scrittura filosofica si presenta di primo acchito piacevole per cui un primo o un ininterrotto approccio a freddo al testo filosofico può veramente far odiare la filosofia tanto più se si pensa che autori ai quali ci si dovrebbe avvicinare assai presto quali i presocratici per i testi che se ne hanno non mi sembrano propriamente letture per principianti l effetto di tale metodologia oltre a essere veramente gentiliana per la sua aristocraticità sostanziale anche se non voluta e non percepita potrebbe avere l effetto se praticata inesorabilmente e sistematicamente di non far cogliere quella che dovrebbe essere la sostanza dello studio della filosofia seppur in contesti e secondo modalità diverse l uomo si pone problemi suoi tipici e tenta soluzioni più o meno convincenti io tenderei a sottolineare questo carattere problematico e problematizzante della filosofia nell insegnamento so di dire un ovvietà che significa anche forte valenza esistenziale de te agitur ecco perché la cosiddetta centralità del testo mal si concilia con la cosiddetta centralità dello studente di cui vanno valorizzati e stimolati gli impulsi problematici ed esistenziali direi di essere contro queste centralità a tutto favore della centralità della mediazione culturale e didattica il che non significa che non si debbano leggere testi un problema è testi con quali caratteristiche problema cruciale per la costruzione di un curricolo di filosofia che non può sovrastare esageratamente il livello cognitivo e di sensibilità ai problemi dello studente io credo che si debbano leggere testi accessibili e non troppo lunghi inoltre si pone il problema dei testi del libro di testo compito dell insegnante è questa opera mediatrice direi quasi di traduttore fedele per il possibile ma anche attualizzante e possibilmente affascinante del pensiero del filosofo il quale peraltro non dovrà esser sospeso nell iperuranio ma compreso e contestualizzato nel suo radicamento storico-sociale-culturale sfioro un altro aspetto didattico il problema della modellizzazione personalmente cerco di usare una modellizzazione visiva abbastanza elementare considerato che i nostri studenti sono molto visivi e sempre meno capaci di ascoltare e anche di dialogare si può per esempio modellizzare visivamente la teoria delle idee platonica o le varie concezioni del tempo gli schemi non troppo complicati funzionano per esempio la rappresentazione grafica del parallelismo anima virtù parti del corpo classi sociali in platone o anche del parallelismo del primo wittgenstein tra linguaggio e mondo visualizzare sta diventando un imperativo categorico bene dovrebbero andare mappe concettuali non troppo arzigogolate forse a qualcuno sembrerà che io voglia semplificare troppo ma il problema non è semplificare bensì far capire utilizzando un linguaggio comprensibile semplificando il meno possibile ciò che è essenziale in una prospettiva di allargamento dell utenza scolastica della filosofia e comunque in una scuola di massa che vogliamo di qualità per una diffusione democratica della filosofia non come fatto tecnicistico ma come luogo di acquisizione di spirito critico e di capacità di comprendere esprimere argomentare licei e prospettive gelminiane permettendo 15 temi

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