L'archivio da svelare

 

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Description

Una piccola guida al museo CSAC dell'Università degli studi di Parma

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CSAC Centro Studi e Archivio della Comunicazione Abbazia di Valserena Strada Viazza di Paradigna, 1 43122 Parma t. +39 0521 033652 f. +39 0521 347007 www.csacparma.it info@csacparma.it Museo t. +39 0521 607791 servizimuseali@csacparma.it L’archivio da svelare 12

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CSAC L’archivio da svelare

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A ingresso museo 1 spazio museale 2 biglietteria e bookshop 3 gestione e archivi 4 ala residenziale 5 bistrot 6 sala polivalente 7 corte delle sculture 8 archivi 9 foresteria 1 1 2 3 4 A 1 9 8 7 6 5

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La chiesa Pop Art, Arte e ideologia, Arte concettuale e Controdesign L’opera in mostra Il disegno della satira Fare ricerca: interazione tra archivi Il progetto degli oggetti Storie di architettura Dipingere l’architettura Pittura materia téchne Il progetto dell’arte La sala ipogea e la sala delle colonne Il progetto del corpo Comunicare con le immagini Foto-grafia Abitare la scena Il disegno della scultura L’archivio cresce corridoio dei conversi Storia dell’abbazia sala ipogea Percorsi di scultura biglietteria e bookshop sala delle colonne Lo spazio dell’archivio

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9 Un archivio 10 Un’abbazia 11 L’archivio e il museo 14 L’abbazia: il fondatore e il territorio 16 Gli spazi della scultura 17 L’articolazione del racconto espositivo. La chiesa 20 Attraverso il percorso progettuale e creativo 23 Dall’archivio alla ricerca 25 Comunicare e sistemi di immagini 29 Opere in mostra 30 L’articolazione del racconto espositivo. La sala delle colonne 32 L’archivio da svelare

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Un archivio Lo CSAC è un archivio che conserva materiali originali della comunicazione visiva, della ricerca artistica e progettuale italiana a partire dai primi decenni del XX secolo, fondato da Arturo Carlo Quintavalle e diretto fino al 2014 da Gloria Bianchino. La sua storia ha inizio con le prime donazioni all’Università di Parma in occasione delle mostre organizzate da Quintavalle e dall’Istituto di Storia dell’Arte nel Palazzo della Pilotta: nella Sala dei Contrafforti, in altri spazi della Galleria Nazionale e nel Salone delle Scuderie.    Dall’attenzione iniziale per la ricerca artistica, l’interesse si è esteso ai temi della comunicazione visiva, comprendenti il fumetto, la satira, l’illustrazione, il progetto di architettura, di design, di moda e la fotografia.    Oggi, nell’abbazia di Paradigna, sono raccolti più di 1.700 dipinti, 300 sculture, 17.000 disegni di oltre 200 artisti. Sono conservati 7.000 bozzetti di manifesti e 2.000 manifesti cinematografici, archivi di grafici (circa 100.000 pezzi), oltre 14.000 disegni di satira, fumetto e illustrazione. Sono inoltre raccolti 2.500.000 disegni progettuali di architettura e di design, 800 maquette, 2.000 oggetti, 70.000 disegni di designer di moda italiani e un importante nucleo di abiti. Particolarmente consistente è l’archivio di fotografie che raccoglie più di 2.500.000 negativi su lastre, 2.200.000 negativi su pellicola, 1.700.000 stampe fotografiche, 150 apparecchi fotografici, 100 pellicole cinematografiche, 4.000 video-tape e una raccolta di attrezzature per grafica, tipografia, ottiche e strumenti audiovisivi dai 9 primi del Novecento.

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Un’abbazia L’abbazia di San Martino dei Bocci o Valserena, spesso riconosciuta come “la Certosa di Parma” in riferimento al romanzo di Stendhal, è un monastero cistercense la cui fondazione fu autorizzata da papa Bonifacio VIII nel 1298 e affidata a monaci provenienti dall’abbazia di Chiaravalle della Colomba (Piacenza).    L’imponente complesso monastico sorge sulla via che già in epoca romana collegava Parma al Po e nel corso dei secoli ha subito numerosi interventi di sviluppo dell’impianto. Impostato secondo la pianta e l’organizzazione funzionale dei monasteri cistercensi, fu ampliato nel XVII e XVIII secolo e all’epoca della soppressione napoleonica poteva contare la presenza di ben cinquecento monaci. Da allora la chiesa è sconsacrata e destinata a vari usi: sede di guarnigione militare, fabbrica di conserve, ricovero di attrezzi agricoli, fino al restauro iniziato nel corso degli anni Ottanta grazie ai Fondi di Investimento Occupazionale e conclusosi, più recentemente, con l’intervento dell’Università di Parma che ha portato al completo recupero degli spazi monastici e della chiesa.    La chiesa ha dimensioni importanti (62×34 m) e conserva l’impianto originario a croce latina, con tre navate terminanti in abside quadrata, pilastri polistili e copertura a volte a crociera. Sul presbiterio si erge un alto tiburio ottagonale, tipico della cultura romanico-borgognona. All’interno conserva buona parte della decorazione cinquecentesca attribuita a Cesare Baglione, pittore cremonese attivo alla corte dei Farnese e ad Aurelio Gatti. 10 11 L’a  rchivio e il museo All’interno dell’abbazia di Paradigna sono conservati gli archivi che costituiscono le cinque sezioni in cui lo CSAC è organizzato: Arte, Fotografia, Media, Progetto e Spettacolo.    Migliaia di opere e documenti sono collocati in gran parte in ambienti a temperatura e umidità costanti per garantire la conservazione di supporti e materiali estremamente diversificati in spazi e contenitori adatti alle differenti dimensioni: dalle cassettiere per i disegni e gli stampati, alle griglie per i dipinti, alle scaffalature per gli oggetti tridimensionali, le lastre fotografiche, le maquette, i modelli e i prototipi.    Un tale patrimonio, a disposizione di studiosi per attività di ricerca e dei docenti dell’Ateneo di Parma per programmi specifici di didattica, costituisce la base del nuovo percorso espositivo disegnato all’interno del complesso cistercense. L’itinerario si sviluppa a partire dalla corte esterna dedicata alle sculture, per proseguire in alcuni degli spazi più suggestivi del complesso monumentale: la sala ipogea, la sala delle colonne e, quindi, la chiesa.    La scelta delle opere esposte selezionate all’interno dell’immenso patrimonio – una scelta ovviamente molto limitata e sottoposta a future rotazioni – è anzitutto improntata alla volontà di far comprendere la storia di questa istituzione, dando così conto della complessità di un tale archivio e delle sue potenzialità rispetto a progetti di ricerca, di didattica e alla definizione di narrazioni visive.

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L’Abbazia: il fondatore e il territorio Parma, Battistero, Madonna in trono con Bambino, Gabriele (?), San Giovanni Battista e il cardinale Gerardo Bianchi in preghiera, 1300-1310 Negli ultimi anni di vita, il cardinale Gerardo Bianchi, nato nel vicino borgo di Gainago attorno al 1220, dispose ingenti somme di denaro per la costruzione di un monastero cistercense in lode e reverenza a Dio, alla Vergine e ai santi Martino e Ludovico. Un’operazione di tale ampiezza aveva il fine ultimo di perpetuare la memoria e la gloria del suo nome e della sua famiglia. La pieve di San Martino de’ Bocci, a nord di Parma, fu scelta come località su cui edificare il nuovo cenobio. L’affresco in Battistero documenta l’attività di committente a favore del complesso episcopale in cui aveva mosso i primi passi della carriera ecclesiastica, secondo una prassi diffusa nell’alto clero europeo alla fine del Duecento. Roma, San Giovanni in Laterano, Lastra sepolcrale del cardinale Gerardo Bianchi, metà XIV secolo ca. La lastra conservata sul perimetrale meridionale della cattedrale di Roma, San Giovanni in Laterano, testimonia l’importanza e il valore di Gerardo Bianchi. Fu il primo a essere insignito della carica di arciprete della Basilica Laterana, partecipò a quattro conclavi per l’elezione del pontefice, fu legato apostolico in tutta Europa. La carica di legato apostolico era assai importante poiché chi ne godeva disponeva di fatto degli stessi poteri del pontefice di eleggere e deporre vescovi, di scomunicare e riammettere nell’ecumene cristiana. Dove c’era il legato, lì c’era il papa, ovvero la Chiesa di Roma. L’abbazia di Valserena, come egli stesso volle che fosse chiamata, fu pensata per rendere visibile agli occhi di tutti, nella “sua” Parma, il potere acquisito. 14 Mappa di inquadramento catastale dell’abbazia di Valserena di Paradigna, 1827. Archivio di Stato di Parma Fra le mappe catastali che documentano le dinamiche edilizie e patrimoniali del complesso cistercense di Valserena, quella del 1827 è particolarmente significativa poiché consente di capire come la scelta di Gerardo Bianchi di edificare un nuovo complesso monastico sulla pieve di San Martino de’ Bocci sia stata l’esito di calcoli di natura geo-territoriale. In prima istanza appare chiara la posizione mediana tra due corsi d’acqua: da notare la presenza del canale Naviglio, che collega il centro ecclesiastico della città - si pensi al borgo omonimo a due passi da San Francesco al Prato - con Colorno. Si tratta dello stesso Naviglio che alimenta il giardino della Reggia prima di convergere nel torrente Parma, cioè lo stesso corso d’acqua che nella mappa catastale compare a sinistra del complesso: un’abbazia tra due vie d’acqua che si uniscono.La mappa mette in evidenza anche la strada che corre a fianco del complesso, una strada antica che unisce Parma al Po presso il passaggio di Casalmaggiore, quindi con Cremona, Mantova e15tutta la Lombardia orientale. Iconografia del Convento di San Martino dei Bocci, Località San Martino, 1812. Archivio di Stato di Parma La planimetria, datata al 1812, testimonia l’interesse del governo napoleonico per il complesso: cour, église, jardin, entrée. Oltre a rivelare la nazionalità del funzionario incaricato di realizzare la planimetria, il documento è interessante per due motivi: in primo luogo la parola “cour” utilizzata indifferentemente per il cortile d’entrata e per i chiostri potrebbe suggerire che a quel tempo le prerogative monastiche erano già andate perdute; in secondo luogo, dal momento che alcune strutture indicate nella parte inferiore in corrispondenza delle lettere N ed M oggi non sono riscontrabili in alzato e tantomeno sul terreno, si potrebbe arrivare a ipotizzare che la planimetria in questione non si limitò a fotografare l’esistente ma che fosse essa stessa un progetto di ristrutturazione e/o ampliamento del complesso. In questo modo, peraltro, si giustificherebbe l’uso del medesimo nome tanto per i cortili quanto per i chiostri.

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Gli spazi della scultura. Dalla corte di Paradigna ad altri luoghi dell’Ateneo La corte delle sculture si estende all’interno dell’area del cortile pentagonale dell’abbazia in cui sono collocate le opere di Virginio Ferrari, Pinuccio Sciola, Giò Pomodoro, Pietro Cascella, Giuseppe Spagnulo, Lorenzo Guerrini e Pietro Consagra.    Questo è solo uno dei luoghi all’interno degli insediamenti universitari disseminati nella città di Parma in cui è possibile ammirare le opere di alcuni artisti che hanno contribuito alla crescita delle collezioni e che consentono una riflessione sul ruolo della scultura in Italia nella seconda metà del Novecento.    Al campus di via Langhirano, nell’area antistante al Centro Santa Elisabetta, sono infatti collocate Il gruppo sacrale (1976) e La Grande Fessura (1976) di Lorenzo Guerrini, la cui ricerca è rappresentata anche nella chiesa dell’abbazia nella sezione intitolata Il disegno della scultura e nella corte esterna. Nella sede centrale dell’Ateneo, in Aula Magna e nel corridoio sud del palazzo, si trovano i rilievi di Arnaldo Pomodoro, mentre nella navata della chiesa a Paradigna è posta la sua Porta (1963-65).   Nella sala ipogea sono collocate opere riconducibili alla ricerca sulla materia, alla cultura dell’astrazione, al recupero della memoria e del passato della seconda metà del Novecento introdotte dal Sentimento della rivoluzione (1973) di Fausto Melotti: A Nettuno (1972) di Camillian Demetrescu, Basta (1972) di Arturo Carmassi, il Resoconto di una giornata eccezionale (di Gustav B.) (1962) di Alik Cavaliere, il Personaggio spaziale (1958) di Agenore Fabbri e il Volto fasciato (s.d.) di Igor Mitoraj. L’articolazione del racconto espositivo. La chiesa Mimmo Paladino, Graticole, 1995 Attraverso un percorso coperto sul tracciato dell’antico chiostro, lungo il quale è possibile rivivere la storia dell’inse- diamento cistercense, si accede alla chiesa dove si è accolti da una replica di Infinito di Luigi Ghirri e da Le Graticole di Mimmo Paladino: due opere complesse che introducono al racconto dello CSAC. L’impianto della chiesa ha guidato la de- finizione del percorso: la prima parte è organizzata in sezioni tematiche scandite dalla serie di “cappelle” che si snodano lungo le navate minori e la seconda è allestita nell’area del 16 17 transetto e dell’abside.

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   La prima sezione ripercorre la vicenda dello CSAC oltre alla storia della ricerca visiva e progettuale italiana grazie ad alcune opere e progetti scelti dall’immenso archivio organizzati per tematiche: Il progetto dell’arte, Pittura materia téchne, Dipingere l’architettura, Storie di architettura, Il progetto degli oggetti, Fare ricerca: interazione tra gli archivi, Il disegno della satira, L’opera in mostra, Il progetto del corpo, Comunicare con le immagini, Foto-Grafia, Abitare la scena, Il disegno della scultura, L’archivio cresce.    Ognuna di queste “stanze dell’arte” ha la funzione di suggerire ipotesi di lettura critica, lo stadio iniziale di un progetto espositivo, oppure di aiutare a comprendere la ricchezza del patrimonio e la vita peculiare di un archivio-museo nato in un contesto universitario. Olivo Barbieri, Montagnana, 1986 JoeTilson, Egg, 1971    L’area del transetto e dell’abside che chiude il percorso espositivo è stata dedicata alla prima mostra a tema sulle ricerche che in Italia si sono sviluppate negli stessi anni di fondazione dello CSAC: Arti visive e progetto tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta, Pop Art, Arte e ideologia, Arte concettuale e Controdesign. L’intero sistema allestitivo, riprendendo i grandi pannelli degli anni Novanta con l’aggiunta di nuove strutture, tende a restituire un’immagine museale coniugata a quella dell’archivio e del laboratorio, nella quale le opere non rinunciano a disporsi a dimostrazione di sempre possibili cambiamenti e combinazioni. 18 19

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Attraverso il percorso progettuale e creativo Giuseppe Samonà, Concorso per gli uffici della Camera dei Deputati, 1966-67 Enzo Mari, Contenitore da tavola in plastica, 1965-68 Pier Luigi Nervi, Palazzo dello sport all’Eur, 1955 Alcune sezioni sono state concepite per raccontare percorsi del fare artistico nelle varie forme espressive e progettuali e in differenti contesti temporali.   Il progetto dell’arte ruota attorno al Fiocinatore di Lucio Fontana, mentre Il disegno della scultura presenta il lavoro di Lorenzo Guerrini.   Dipingere l’architettura è invece incentrata sul grande cartone di Mario Sironi con la documentazione dell’articolazione del rapporto tra le arti negli anni Trenta. Con Storie di architettura e Il progetto degli oggetti sono messe a confronto metodologie e linguaggi di alcuni protagonisti del progetto di architettura e di design italiani: Ignazio Gardella, Pierluigi Nervi, Gio Ponti, Giuseppe Samonà, Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Enzo Mari, Alberto Rosselli e Mario Bellini. Ignazio Gardella, Concorso per il nuovo teatro civico di Vicenza, 1968 ca. (1999). Foto di Giorgio Casali 20 21

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  Il progetto del corpo, e Abitare la scena rappresentano due diverse modalità di progetto dell’abito, oltre che due contesti: quello della quotidianità e quello della scena teatrale e cinematografica. Sono rappresentati, da un lato, il passaggio dal figurino al vestito negli anni d’oro del prêt-à-porter italiano: daWalter Albini a Giorgio Armani, da Gianfranco Ferrè, a Krizia e Gianni Versace e, dall’altro, il costume in quanto espressione della grande tradizione sartoriale italiana e di un fare caratterizzato dalla centralità dei materiali e delle tecniche rappresentata, ad esempio, dalla sartoria teatrale e cinematografica Farani.   Pittura materia téchne, attraverso la selezione di tre dipinti, mette in luce differenti linguaggi incentrati sul tema della materia: Alberto Burri, Enrico Castellani e Toti Scialoja. Giorgio Armani, Collezione primavera estate 1977 Walter Albini, I clowns, Collezione Misterfox autunno inverno 1972-73 Dall’archivio alla ricerca Marcello Nizzoli, Macchina da scrivere Lexicon 80, s. d. (1945 ca.) Fare ricerca: interazione tra gli archivi. Per aiutare a comprendere le potenzialità di un archivio come lo CSAC in cui si coniugano specialismo e trasversalità, si è scelto di rap- Alberto Rosselli, Poltroncine in resina presentare la produzione Olivetti, industria italiana la cui storia si fonda tanto sull’innovazione del prodotto quanto sulla Jarana, 1969 sperimentazione, sull’attenzione alla comunicazione, sul pro- getto del bello e sulla centralità dell’uomo. Dalle architetture per l’industria di Luigi Figini e Gino Pollini, Ignazio Gardella e Marcello Nizzoli, ai prodotti disegnati dallo stesso Nizzoli, da Mario Bellini o Ettore Sottsass, al progetto di comunicazione realizzato sempre da Nizzoli e dall’ufficio pubblicità dell’azien- da, uno dei primi in Italia all’inizio del Novecento ad essere 22 23 basati sul modello americano.

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Comunicare e sistemi di immagini L’opera in mostra: la storia dello CSAC è una storia di raccolta, ma anche di esposizioni. Allo CSAC sono conservate opere che, in alcuni casi, sono espressive di una significativa vicenda espositiva poiché parte di importanti rassegne che hanno animato il dibattito storico e critico del XX e XXI secolo. Per aprire questa prima “messa in mostra” è stata scelta Della Falsità (1973), un’esposizione che si è fortemente inserita nel dibattito degli anni Settanta sull’arte concettuale italiana. L’archivio cresce. Il percorso si chiude con la dimostrazione del lavoro continuo ed incessante di raccolta di opere e archivi. Sono qui esposti alcuni pezzi provenienti dalle più recenti acquisizioni: Louise Nevelson per la sezione arte, Giovanni Chiaramonte per la fotografia ed infine Luigi Pellegrin e Cini Boeri per la sezione progetto. Emilio Isgrò, Il presidente Mao Tse-Tung (a sinistra) dorme nel rosso vestito di rosso, 1974 Mario Schifano, Botticelli, 1962 24 Erberto Carboni, Barilla, La pasta del buon appetito, 1952 25 Il lavoro dell’artista persegue un costante confronto con la realtà, ricerca un dialogo con l’esterno, offre un’interpretazione del contesto in cui opera per rispondere alle precise richieste dei committenti oppure costruisce sistemi di immagini che sono esiti di un percorso interiore. Il disegno della satira, Comunicare con le immagini e Foto-Grafia sono le sezioni in cui tali modalità sono esemplificate: dalle tavole satiriche per «Il Male» o per altri settimanali italiani degli anni Settanta attraverso la penna sottile e tagliente di Chiappori, Pericoli, Pirella, Perini, Calligaro; alle messe in scena degli oggetti/ prodotto da parte di Sepo, Erberto Carboni e Armando Testa, infine alle differenziate forme di racconto e alle varie “grafie” fotografiche; ai fotografi della Farm Security Administration, quindi Bruno Stefani, le avanguardie con Man Ray, Florence Henri, i fotografi dell’agenzia Publifoto ed infine Luigi Ghirri, Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Cuchi White, Giovanni Chiaramonte, Mario Cresci,Vincenzo Castella e Gianni Leone.

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Florence Henri, Composition, 1933 ca. © Martini e Ronchetti, Genova Man Ray, La mode au Congo, 1937 (Carrieri, 1980) ArmandoTesta, Caffé Paulista Lavazza. Carmencita e Caballero, 1964 ArmandoTesta, Punt e Mes, 1960 Alfredo Chiappori, Padroni e Padrini, 1974

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