Synthetic Man

 

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omaggio Wonder Stories –dicembre 1930- al racconto “The Synthtetic Man” di E.E.Repp, con un plot remix

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17/9/2016 NON EDIZIONI CHIP65C02 SYNTHETIC MAN http://mia-fantascienza.blogspot.com | Collana JDAB

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✔Note Legalesi. Il webmaster 6502 & Terminetor Magnetico ha costruito un omaggio Wonder Stories –dicembre 1930- in particolare al racconto “The Synthtetic Man” di E.E.Repp, assemblando un plot remix: l’obiettivo del racconto é intrattenere, divertire, incuriosire il lettore. In nessun caso sono collegate al testo o all’autore, le persone, enti, organizzazioni e quant'altro citato direttamente od indirettamente nel testo. È importante tenere presente che ogni riferimento esplicito od implicito a fatti o persone, enti, organizzazioni, eventi, circostanze future o presenti o passate che taluni lettori possono riconoscere od associare è del tutto casuale ed immaginario. L'ebook.pdf è no-profit, l’autore non persegue nessuno scopo di lucro o profitto diffondendo online il materiale assemblato. Il volume è liberamente stampabile in tutto od in parte, è inoltre distribuibile senza alcuna limitazione legale, purché non ne sia alterato il suo contenuto e siano rispettate le condizioni di Copyleft(by-nc-nd) 2 A tale proposito ricordo che questo documento non è un sito d'informazione e nemmeno un risultato di un prodotto editoriale, l'ebook in PDF non contiene immagini di qualità, per cui la resa grafica dovrebbe essere alquanto limitata. L’ebook dovrebbe essere facilmente stampabile ed intuitivamente rilegabile o spillabile in un vero libro già correttamente impaginato. Le immagini non dovrebbero essere coperte da copyright, le ho trovate con google.images e le ho lasciate in RGB e convertite in bianco e nero a 96dpi per complicare la stampa. E’ possibile che altre foto reperite con google.images io le abbia sintetizzate artificialmente mantenendo l’RGB per gli scopi letterari, oppure degradate in scala di grigio, avvalendomi del diritto di citazione. In ogni caso le fotografie restano di proprietà dei loro legittimi proprietari bla, bla, bla... Non è "garantita al limone" la resa grafica ed il processo di stampa di cui ogni utente ne assume la piena responsabilità. Il webmaster non si assume la responsabilità della completezza dell’informazioni pubblicate, dei problemi, danni di ogni genere che eventualmente possono derivare dall'uso proprio od improprio di tale file, dalla stampa, dall'interazione e/o download di quanto disponibile online. Tutti i marchi, loghi, organizzazioni citati direttamente od indirettamente sono di proprietà dei loro legittimi proprietari bla, bla, bla... tutelati a norma di legge dal diritto nazionale/internazionale, bla, bla, bla... legalmente registrati ecc... sì insomma dai!, non dite che non avete capito!. ✔Testo ottimizzato per una fruizione digitale in PDF ✔Testo ottimizzato per la stampa in fronte retro ✔Testo ottimizzato anche per la stampa “non in fronte retro” “The synthetic Man” stampato 17/9/2016 (v1.0) é in COPYLEFT(BY-NC-ND) ➜ http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/ 6502 & Terminetor Magnetico ➜ http://mia-fantascienza.blogspot.com

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Indice Prefazione: omaggio a Wonder Stories dicembre 1930…………………... pag. 4 Capitolo 1-The Synthetic Man pate I ……..………………….……. pag. 6 Capitolo 2-The Synthetic Man pate II ……..………………….…. pag. 13 3

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Prefazione: omaggio a Wonder Stories, dicembre 1930 Questo ebook vuole essere un omaggio alla rivista Wonder Stories dicembre 1930 in particolare al racconto “The Synthetic Man” di E.E.Repp 4 Il plot originario è così sintetizzabile: il dr. Edward Portus scopre le fantastiche proprietà dei raggi-Q, i quali assieme ad un processo chimico innovat ivo di sua invenzione, permettono allo scienziato di re-infondere la vita ad uno scheletro. Il giornalista Douglas Morton del Globe è spedito ad intervistare lo scienziato, conosce Allanna (la nipote del dr.Portus), di cui Morton se ne innamora subito. Joe Argan é l’essere sintetico ricostruito da uno scheletro osseo: all’iniz io l’entità é debole, poi dimostrerà una forza disumana ed un’odio viscerale per il dr.Portus, tanto da ucciderlo. La vita del giornalista Morton sarà in serio perico lo, mentre cercherà di salvare la vita della giovane Allanna, allontanandola dalle grinfie del forzuto Joe Argan. La polizia giungerà tempestivamente nel laboratorio, uccidendo l’essere sintetico, salvando la vita ai due unici testimoni dell’orrenda tragedia scient ifica. Sconvolto dalla violenza e dall’odio dimostrati dall’essere sintetico, il giornalista del Globe straccerà tutti i suoi meticolosi appunti, che erano stati annotati grazie alle

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puntuali spiegazioni del dr. Portus. Obiettivo del giovane Douglas Morton sarà impedire la riproducibilità dell’innovativa scoperta scientifica del dr. Portus, facendo calare un velo di mistero sulla tremenda invenzione scientifica, che avrebbe generato solamente odio, violenza e morte. Come il lettore potrà scoprire leggendo questo piccolo testo, la suggestione della coltivazione di esseri maschili sintetici è un elemento ancora presente nel racconto, che però ha una fabula completamente diversa. 5 Questo ebook fa parte della co llana JDAB-Joint Direct Attack Book, una serie di testi in PDF, composti da remix, porting in multitrama, remake, di tutti quei racconti di “Amazing Stories & Wonder Stories & IF worlds of science fiction” che sono meritevoli di una moderna rivisitazione SciFi, a mio gusto personale!. Saluti e buona lettura! Chip65C02

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Capitolo 1-The Synthetic Man (parte I) 6 Scesi da una piattaforma di teletrasporto, immediatamente vidi un alieno classe xeon che mi sorrise, poi m’informò che io ero un gradito ospite. Era un fratello di Xeon, in realtà tutti gli alieni erano fratelli e sorelle, ma questo già l’avrei dovuto sapere!. Io ero in una sorta d’enorme piscina, c’erano piastrelle di ceramica bianca ogni dove: sul pavimento, sulle paret i, sul soffitto. Queste piastrelle emettevano una luce bianca molto intensa, per cui non c’erano lampade direzionali/omnidirez ionali nell’hangar. Mi voltai, la piattaforma di teletrasporto da cui ero sceso, era simile all’alabastro, era ancora illuminata di un’intensa luce biancastra pulsante. La mia vista era sfocata e soprattutto la profondità dell’ambiente mi sembrava anomala: la percezione della realtà era irreale. Era co me se stessi osservando l’ambiente usando due lenti a forma di un grande occhio di pesce. Inoltre le mie mani erano picco le. La mia corporatura era mo lto gracile, stranamente indossavo una tuta di color alluminio dai riverberi blu. Ebbi co me l’impressione d’avere la statura di un bambino di 10-12 anni, invece che la mia normale altezza di 1.73mt. Chiesi all’alieno se c’era un bagno, necessitavo di uno specchio, perché volevo osservarmi, in quanto secondo me, c’era qualcosa di strano nella mia attuale forma fisica.

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L’alieno accennò un sorriso e disse che era in corso una sorta di telepresenza in remoto, il mio “Ka” era stato bilocato su un mio clone che era un ibrido alieno-umano, mentre l’originale era in uno stato di quasi sonno perenne. I dettagli della bilocazione del “Ka” erano già stati esposti dal sergente Jackons, che aveva narrato le sue esperienze in “Intervista dalle colonie Extramondo” per cui era superfluo parlarne ancora. Poi l’alieno si voltò dicendomi che eravamo nell’hangar nel sottolivello I, c’era parcheggiata una navetta di cabotaggio. Il disco non aveva capacità interstellari, era la fonte principale d’energia della base. All’interno del veicolo c’era sempre di turno un membro dell’avamposto, per sovraintendere al funzionamento del reattore a fusione. 7 Quando il disco aveva il serbatoio energetico quasi vuoto, il soffitto della base si sarebbe aperto a metà, permettendo alla navetta di decollare per andare a raccogliere il carburante sul planetoide. Il materiale da fusione era considerato una risorsa rinnovabile, data la sua grande abbondanza e la sua naturale ri-creazione, a causa del vento siderale. Dietro al disco c’erano due enormi serbatoi d’idrogeno ed ossigeno, erano in metallo di colore simile all’alluminio: quelle erano le batterie di backup della base; tecnologia fuel-cell, che per altro produceva come sotto-prodotto, della preziosa acqua potabile per l’avamposto. Gli aspetti tecnologici della base catalizzarono subito la mia attenzione, facendomi dimenticare la necessità impellente di chiedere un bagno ed uno specchio, per vedere quale fosse la mia reale forma, nell’ospite dell’ibrido alieno-umano, in cui il mio “Ka” attualmente sostava. La base aveva 3 livelli, il primo era sotterraneo ed era l’hangar che ospitava la navetta e le fonti d’energia di backup. Sopra la superficie del planetoide c’erano altri due livelli, che erano i due piani della base ed avevano una forma parallelepipeda di lunghezza diversa, facendo apparire la costruzione dell’avamposto una sorta di

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gigantesco gradino a due piani. Per salire al primo livello, c’era una sorta di “tubo di discesa dei pompieri”: per gravità permetteva la discesa rapida ai livelli inferiori. Per la risalita, venivano rilasciate dal dispositivo due pedaline (simili a quelle delle motociclette per appoggiare i piedi), su cui occorreva salire per essere sospinti al piano superiore. Al primo piano la struttura era quasi identica all’hangar, a parte le dimensioni; la lunghezza del vano n°0 era circa la metà di quello dell’hangar (ossia il sub livello -1). L’ambiente era in una forte penombra, tutto intorno alle paret i c’erano acquari e serre. Enormi parallelepipedi di cristallo, illuminat i dall’alto con luci bianche molto intense: dentro questi enormi contenitori estremamente limpidi, i membri della base colt ivavano ortaggi, allevavano pesci, al fine d’avere vegetali e proteine per sostentarsi. C’era anche un bagno: questo era sito alle mie spalle, ed era in fondo alla serra. La struttura era assai simile ad una piccola cabina telefonica, conteneva sia una doccia quanto una tazza. Era de facto lo stesso hardware che il sergente Jackons ebbe a visionare sulla base lunare arcobaleno, in “Intervista dalle Colonie Extramondo”. L’alieno mi spiegò che le deiezioni erano rielaborate, venivano usate come concime per le serre. 8 Salimmo al primo piano, usando lo stesso ascensore, visitai così il piano comando, che conteneva anche gli alloggi dei membri della base. L’ambiente era circa un terzo dell’hangar, era diviso da una sorta di tenda scura con anelli. L’alieno tirò la tenda e così io potei vedere che ai lat i c’erano 3+3 letti a castello mo lto piccoli. L’avamposto poteva ospitare sino a 6 persone, attualmente ce n’erano solo 4. Di questi, due stavano dormendo, perché erano in turno di riposo. C’erano in effetti due alieni, con il grosso testone calvo, coricati uno a destra, uno a sinistra della stanza. La parte più importante della visita fu quando mi recai al quadro comandi dell’avamposto, che era dall’altra parte del locale, ed era come un grande tablet di forma squadrata a forma di “C” su cui al centro c’erano due piccole sedie di plastica bianca.

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L’alieno ebbe a sedersi, poi m’invito a prendere posto sul secondo sedile, accanto a lui. Le sedie mi apparvero ergonomiche per dei bambini di 10 anni, dubitavo assai che io mi sarei potuto sedere su quel piccolo sedile. Pur non contestando l’invito del mio amico alieno, provai a sedermi titubante, talché scoprii con mia grande sorpresa, che la piccola sedia era co moda e non cozzavo le mie ginocchia sul quadro comandi, come erroneamente temevo. Non mi ero ancora abituato al nuovo cappotto biologico che il mio 9 “Ka” stava indossando, rise l’alieno, mentre mi guardava. Io osservai con interesse le miriadi d’icone e simboli ignoti che erano sul vasto tablet. Non c’erano tastiere, non c’erano mouse, non c’erano monitor LCD/CRT, non c’erano cavi od hub. L’alieno muoveva le sue piccole dita sulla grande lavagna e controllava vari dispositivi. L’alieno disse che l’avamposto monitorava il traffico siderale, inoltre ciascuno dei membri della base aveva un proprio progetto scientifico che portava avant i nel tempo libero. C’erano ricerche astronomiche, chimiche, botaniche. Ad un tratto l’alieno depolarizzò i vetri frontali della base, talché ebbi a scorgere il panorama del planetoide. C’erano rocce e moltissimo ghiaccio. Il planetoide era davvero piccolo, tanto che si poteva scorgere nitidamente il siderale orizzonte semisferico. L’ambiente esterno era assai buio, tanto quanto una notte di Luna piena sulla Terra; ma questo a dire dell’alieno era solo il giorno del planetoide, la notte sarebbe stata ancora più buia!. Sul margine destro degli imponenti finestrini di forma squadrata, troneggiava un gigantesco pianeta gassoso illuminato in una luce vagamente azzurrina. Scoprii in un secondo momento, che i cristalli erano anche monitor: le finestre erano polarizzabili su molte frequenze e stavamo osservando il panorama da una piccola frequenza della luce vis ibile che s’espandeva in uno spettro dentro gli ultravio letti. Un panorama alieno sotto ogni punto di vista, incluso per i colori, nella percezione aliena.

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Il fratello di Xeon, disse che non c’era molto da fare all’avamposto, i controlli erano quasi tutti automatizzati, così il personale della base s’era fatto installare un mega-monitor per assistere alle partite di campionato di Caos di primo e secondo livello. L’alieno mi mostrò sulla parete destra del locale, un enorme monitor TFT che a suo dire, avrebbe mostrato in diretta, grazie a dei protocolli quantistici di trasmissione, i campionati di Caos di primo e secondo livello, che erano regolarmente giocati in stelle molto lontane. 10 Nell’avamposto tutti e quattro i membri della base erano appassionati di caos, tanto che questi facevano scommesse tra loro sull’esito delle part ite di campionato. Nonché gli alieni, avevano avuto il permesso dal proprio comando, di costruirsi un campetto sotterraneo di gioco, accanto all’hangar. -Cosa sarebbe il gioco del caos di primo e secondo livello?!- chiesi. L’alieno mi disse che appena avrebbero terminato la costruzione del campetto, avrei potuto tornare come loro ospite all’avamposto per giocare con loro a caos. Non vedevano molte persone, perché il traffico siderale era sporadico, quindi un ospite con cui giocare, sarebbe stato molto gradito!. -Io non so giocare a caos!- esordii. Questa era un’ottima notizia, disse l’alieno. Il fratello di Xeon continuò dicendomi, che mi avrebbe aggregato con la squadra più forte. Essendo io una schiappa a giocare a caos, avrei zavorrato involontariamente la squadra più forte, aiutando la squadra più debole a vincere!. -Sembra divertente!- esordii -ma co me si gioca a caos?!- Il caos di primo livello era come il calcetto terrestre, c’erano due porte, inoltre c’erano due palloni di gioco; ogni pallone era colorato dello stesso colore della livrea della squadra, ed era solo il pallone della propria squadra lo strumento per fare “goal” nella porta avversaria. Occorreva giocare al vo lo nel controllo della palla,

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inoltre il proprio pallone co lorato poteva essere usato sia per tirare in porta o per passare ad un compagno di squadra. Il pallone avversario doveva essere solamente respinto e non si poteva usare mani o piedi, ino ltre non era ut ilizzabile per fare “goal” nella porta avversaria. Il portiere era “volante” e poteva toccare anche con le mani il pallone da gioco (anche quello altrui), purché il portiere volante restasse dentro la propria metà campo. A dire dell’alieno, questo gioco era molto divertente, specie nei pianet i a bassa gravità, dato che in quei luoghi era possibile applicare tecniche di gioco acrobatiche!. Il numero dei giocatori variava: da un minimo di due contro due, sino a dieci contro dieci in un campo di forma rettangolare. 11 Nel caos di secondo livello le regole di gioco erano le stesse, solo che cambiava la forma del campo di gioco!. Da una classica forma rettangolare, si passava ad una forma a “Y” oppure a croce “+”. Questo era il campionato siderale su cui i membri della base scommettevano appassionatamente. Nei campi ad Y c’erano sino a 30 giocatori che si fronteggiavano con 3 palloni e livree di co lori diverse. Nei campi a forma + c’erano sino a 40 giocatori, che gareggiavano contemporaneamente con quattro palloni in livree diverse. Seguire la partita per un terrestre sarebbe stato impossibile, ma non ad un alieno che aveva un intelletto con un’attenzione molto superiore, a quella della razza umana. Caos di secondo livello era un bel gioco, disse il fratello di Xeon, perché sviluppava affiatamento di squadra e nel campionato Y oppure + tutte le squadre concorrenti potevano creare anche complesse strategie di gioco!. Nei campi Y le 3 squadre contendenti potevano scegliere la strategia di gioco del “tutti contro tutti” oppure potevano formare un’alleanza giocando “2 contro 1”. Mentre nel campo a croce + le squadre potevano scegliere in “tutti contro tutti” oppure “2 contro 2” oppure “3 contro 1”.

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Quando c’erano alleanze, i giocatori della “squadra amica” usavano il proprio corpo in spettacolari acrobazie, per ostacolare od agevolare l’az ione di gioco altrui, facendo rimbalzare l’altrui pallone senza usare i propri piedi/mani. Questo gioco permetteva sia di sviluppare complesse strategie di gioco tra le squadre di campionato, oltre a tenere in ottima forma fisica i partecipanti che dovevano usare manovre acrobatiche nelle tattiche di partita. Inoltre questo gioco, potenziava l’attenzione e la percezione sia dei giocatori quanto degli osservatori. Soprattutto rinsaldava lo spirito di corpo delle co lonie, dato che premiava sempre e solo l’azione collettiva, non essendo uno sport che permettesse un’azione individualistica. 12 Purtroppo sul momento, disse il fratello di Xeon, non c’erano partite interplanetarie tra le colonie da farmi vedere in diretta televisiva, ma quando avrebbero finito di scavare sotto la superficie del planetoide per erigere un proprio piccolo campetto di gioco, gli alieni dell’avamposto sarebbero stati molto felici d’ospitarmi, per giocare insieme a calcetto spaziale!. Io annui, poi l’alieno mi disse che ero atteso altrove e m’accompagnò al teletrasporto.

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Capitolo 2-The Synthetic Man (parte II) 13 Scesi da una piattaforma di teletrasporto, il pianeta aveva un bel cielo blu con qualche nuvola, c’erano due Lune: una era assai grande, mentre l’altra era molto più piccola. Il sole era caldo, il terreno era leggermente brullo e senz’alberi. Un grosso alieno di circa 3 metri m’attendeva con la Graphic Human Interface attivata per non farmi spaventare, mi diede il benvenuto, salutandomi. Non mi disse il suo nome, quindi per convenzione lo chiamerò “Sargon”. Io mi sentii stranamente alto, i miei piedi erano enormi ed io ero assai prestante, indossavo anche una tuta scura, le mie mani erano grandi quanto una padella da frittura e forse avevo più di 5 dita per mano!. Era evidente che il mio “Ka” sostava in un ospite di razza aliena diversa, rispetto alla visita sul planetoide. Sargon disse che sul pianeta allevavano bovini, mi voleva nominare fattore. Io dissi che non sapevo niente d’agricoltura, lui mi rispose che i computer ed i robot facevano tutto, dovevo solo limitarmi a dire ai robot cosa dovevano fare. Poi mi sarebbe bastato premere un pulsante per redigere il bilancio aggregato di produzione. Accettai perché il compito non mi parve fuori dalle mie competenze, pur non sapendo niente d’agricoltura!. Come benefits avrei avuto una casa, una sorta di overcraft per muovermi sul pianeta, cibo e confort della casa. Poi avrei potuto tessere intrecci sessuali con le figlie del

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proprietario terriero, che gestiva in concessione il pianeta su cui sviluppava l’allevamento di bovini. -Scoparsi tutte le figlie del proprio datore di lavoro, senza sposarne nemmeno una, non mi pare una cosa etica o razionale da fare!esordii, rivolgendomi a Sargon. Sargon rispose che erano le usanze sauriche, ero stato scelto perché io avrei portato varietà genet ica, il mio ospite era un ibrido sauro-umano, basato a partire dal mio DNA a razza umana. L’allevatore aveva una sola moglie dalla quale erano state generate solo 4 figlie femmine, le quali avevano copulato con Sargon ed avevano generato 9 figli. C’erano come prole sul pianeta, 5 femmine e 4 maschi. La prole era ancora piccola ma quando sarebbe diventata matura sessualmente, non avrebbe potuto accoppiarsi in quanto erano tutti fratelli e sorelle. Il mio ospite era un ibrido sauro-umano basato a partire dal mio DNA, quindi avrebbe portato una profonda varietà genetica incrociandomi con le 4 femmine mature, che avrebbero generato nuova prole, con la quale i 9 figli di Sargon avrebbero potuto poi incrociarsi e procreare in piena sicurezza. La nuova discendenza avrebbe popolato il piccolo pianeta, si sarebbe potuto elevare il numero delle baite di controllo dell’allevamento di bovini sul pianeta, tutti sarebbero stati felici e contenti. Le femmine sauriche quando andavano in calore deponevano delle uova, ino ltre diventavano d’indole molto lussuriosa e lasciva, mi avrebbero sedotto, masturbandomi, avrei inseminato le uova, perché l’atto della fecondazione saurica era extrauterina ed ovovipara. 14 Andai a vis itare il proprietario terriero, colui che aveva in concessione il planetoide su cui allevava bovini: fu molto socievo le e fu felice d’adottarmi come figlio acquisito. Ero colui che gli avrebbe generato nuova prole ed i miei valori morali erano stati selezionati attentamente da Xeon, minimizzando i 7 bugs umani. Mi disse che il pianeta era disabitato, c’erano solo tanti bovini che erano allevati estensivamente allo stato brado. L’unica cosa che dovevo ricordarmi per la mia sicurezza, era che sul calare della

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sera, dovevo rintanarmi nella mia baita, sprangando la porta, sollevando la scala d’accesso alla baita, in quanto dal terreno potevano salire picco li predatori notturni che erano velenosi e perico losi. Chiesi come mai le baite erano costruite su fondamenta di pietra alte 4 metri e perché erano tutte di legno. Da una cultura aliena che colonizzava un pianeta, io mi sarei atteso delle strutture più tecnologiche!. 15 Sargon rispose che erano costruite usando le risorse del luogo, erano coloni e non erano ricchissimi, inoltre spesso i bovini nella notte erano attaccati dai piccoli predatori che avevano attività notturna. I molti branchi di bovini si spaventavano e scappavano senza meta, tendendo a distruggere tutto nel loro stupido passaggio. Questo era la ragione per cui le baite, erano costruite su un grosso e robusto basamento roccioso alto oltre 4 metri. All’interno della baita avrei trovato vari apparat i tecnologici, che avrebbero reso confortevole il mio soggiorno. Guidai l’enorme overcraft che ci condusse alla mia baita, Sargon disse che se volevo potevo guidare andando dove mi sarebbe gradito, per visitare l’area che avrei dovuto coordinare. Il computer di bordo mi avrebbe evitato di cadere da un precipizio od avere un incidente, in quanto avrebbe sterilizzato le mie manovre stupide, se le avessi provate volontariamente od involontariamente. Non c’era modo di perdersi, in quanto il computer conduceva automaticamente a destinazione e non permetteva mai al pilota di andare fuori rotta, tanto che si poteva anche omettere di guidare il mezzo!. Nella baita c’era un gigantesco letto, un grandissimo monitor TFT che funzionava con il tatto, un enorme armadio in legno con tute ed enormi scarponi, un grandissimo bagno ed un’enorme stufa economica a forma di barbeque, su cui avrei potuto cuocere la carne di manzo. Non c’era bisogno di frigo, in quanto la notte era molto fredda, avrei potuto riporre le cose da conservare dentro ad un grosso

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