Giornalino mese Settembre 2016

 

Embed or link this publication

Description

Giornalino della Fraternità Santa Maria di Gesù "la Gancia"

Popular Pages


p. 1

Anno XV - n. 9 - Settembre 2016 La misericordia del Signore per ogni … di fr. Gaetano Morreale pag. 4 Settembre mese Mariano di Enzo Giunta pag. 5 Alla Porta del Cielo di Chiara Gatto pag. 7 Un santo giovane … a Palermo di Salvo La Piana pag. 9 IN QUESTO NUMERO Notizie dall’Ufficio Stampa della Diocesi del diac. Pino Grasso pag.10 “La Famiglia secondo Papa Francesco” di Mimmo Palmisano pag.12 Iniziativa pro terremotati della SOMS “Paolo Balsamo” pag.13 Sicilia “nascosta” di Nando Cimino pag.14 La ricetta del mese di Mariella Campagna Da parte nostra … Buon Compleanno pag.15 pag.15 pag.16 In Fraternità … Notizie e Avvenimenti di Ignazio Cusimano pag.16 La croce non è un simbolo facile, né troppo simpatico, per l’uomo e in particolare per i giovani d’oggi. C’è chi se la appende all’orecchio, chi la porta al collo, magari se ne fa un tatuaggio. Ma di che cosa narra oggi la croce: racconta di vita o di morte? È vissuta come segno di speranza, amore come dice il Papa - o diviene simbolo di morte, di dolore, di depressione? Questo segno antico, sempre accompagnato dal colore nero (il nero del lutto o il nero dei dark o degli skin) è un simbolo che ha sapore di morte, della depressione, della tristezza. Ma è utile guardare alle storie di cui la croce narra, storie di ieri e di oggi, di uomini e donne, di giovani e non. di Nino Calderone Guardiamo alla storia di Antonio, un giovane che, spaccone e nello sciocco delirio di onnipotenza, insieme agli amici ha deciso di fare una spedizione punitiva alla festa di compleanno dei

[close]

p. 2

pag. 2 SETTEMBRE 2016 In Fraternità con Francesco compagni. La croce. La sua è la storia di un ra- tudini e inganni continui a sé e agli altri. gazzone finito in coma, appeso ad un filo tra vita Quante croci. Tante. Troppe. E tanti “perché?”. e morte, perché scaraventato in un dirupo dal Perché la croce tocca così da vicino la vita gruppo avversario. È la storia di violenza che ri- dell’uomo ma anche dei più giovani? cade addosso a lui e ai cosiddetti amici. In un recente discorso, lo stesso Papa France- La croce racconta anche di Danilo, un bambino sco si chiede, ripercorrendo uno dei grandi misteri vispo e intelligente di nove anni, la cui vita è della vita dell’uomo, «dov’è Dio, quando malattie scandita non dagli appuntamenti di gioco con i spietate rompono legami di vita e di affetto? O compagni, ma dal sottoporsi a visite e cure infini- quando i bambini vengono sfruttati, umiliati e te, a volte violente, per vincere il male incurabile anch’essi soffrono a causa di gravi patologie? al cervello. È la croce di Danilo, ma anche di pa- Dov’è Dio, di fronte all’inquietudine dei dubbiosi pà e mamma. e degli afflitti nell’anima?», «Esistono domande Anche quella di Paola è una croce; lei che a tre per le quali non ci sono risposte umane - spiega mesi rimane abbandonata dal papà, che lascia la Francesco -. La risposta di Gesù è questa: “Dio è moglie e i figli e fugge con un’altra donna. E Pao- in loro”, Gesù è in loro, soffre in loro, profonda- la non conoscerà mai il volto del padre. mente identificato con ciascuno. Egli è così unito Croce è quella di Franco, chiamiamolo così, ad essi, quasi da formare “un solo corpo”». che qualche mese fa ha perso la mamma, l’unica Come in ogni epoca, anche oggi i nostri giova- persona al mondo che gli era rimasta, picchiata e ni vogliono essere sé stessi, desiderano affermare scaricata da un camion. la propria identità, ricercano ragioni di vita. Se È croce anche quella di Leonardo, che non rie- adeguatamente motivati, sono capaci di generosi- sce più a riemergere tra esami mai superati, soli- tà, solidarietà e dedizione, ma – in confronto al passato – hanno meno punti di riferimento e mi- nor senso di appartenenza. Fortemente individua- listi, reclamano il diritto di costruirsi la vita a pre- scindere da valori e norme comunemente accetta- ti. Li caratterizza una forte carenza di radici cultu- rali, religiose e morali. A differenza della genera- zione precedente, sono decisamente meno perme- abili a influssi ideologici, ma nella loro vita pre- vale la dimensione affettiva e sensoriale, a scapito della ragione, della memoria, della riflessione. In una società che favorisce e coltiva il dubbio, l’immaturità e l’infantilismo, questi giovani han- no difficoltà a crescere, anzi, sembrano averne poca voglia. Nella loro vita si accorcia l’infanzia e si prolunga a dismisura il periodo dell’adolescenza. Erroneamente convinti che ciò li priverebbe della loro libertà, hanno paura di as- sumere impegni duraturi e rifuggono perciò da scelte definitive (matrimonio, vocazione alla vita religiosa). Rappresentano un tipo di personalità estremamente fragile e incoerente. Riassumendo, sono figli di una cultura in crisi profonda che ha perso la capacità di educare veramente le giovani generazioni, cioè di aiutarle a “essere” di più e non solo ad “avere” di più. Se non ci sono figli è perché mancano i padri. Cioè, se molti giovani oggi appaiono debosciati e stanchi, perduti nell'inseguire ideali sciocchi che riempiono il cuore solo di vuoto e di incertezze, è perché noi adulti, i padri, sempre assenti per altri

[close]

p. 3

In Fraternità con Francesco SETTEMBRE 2016 pag. 3 impegni, li abbiano delusi. Li abbiamo colmati di ginata, a toccare la sua carne benedetta in chi è cose e di vuoto. Eppure solo figli più consapevoli escluso, in chi ha fame, ha sete, è nudo, carcerato, e motivati, più ricchi dentro di verità e di ideali, ammalato, disoccupato, perseguitato, profugo, possono garantire e impegnarsi per un futuro mi- migrante. Lì troviamo il nostro Dio, lì tocchiamo gliore per tutti. «La nostra società è purtroppo inquinata dalla cultura dello “scarto”, che è il contrario della cultura dell’accoglienza. E le vittime della cultura dello scarto sono proprio le persone più deboli, più fragili. E questa è una crudeltà». L’invito ai cristiani è stare accanto ai malati alla maniera di Gesù: con il silenzio, con una carezza, con la preghiera. Oggi come 2000 anni fa, la storia diventa, per certi aspetti, una specie di altare del quotidiano, il Signore. La Via della croce è la via della feli- cità di seguire Cristo fino in fondo, nelle circo- stanze spesso drammatiche del vivere quotidiano, è la via che non teme insuccessi, emar- ginazioni o solitudini, perché riempie il cuore dell’uomo della pienezza di Gesù. La Via della croce è la via della vita e dello stile di Dio, che Gesù fa percorrere anche attraverso i sentieri di una società a volte divisa, ingiusta e corrotta» (cfr. Papa Francesco alla Giornata Mondiale della Gioventù). sul quale uomini e donne che si battono per la ve- Anche per Francesco d’Assisi la via da percorrere rità offrono la loro vita. è la Croce di Cristo. Dall’inizio alla fine della sua Il confronto con il discepolo, che in quel tempo vita, dall’incontro col Crocifisso di San Damiano mosse i primi passi dietro al maestro, è evidente: all’impressione delle Stimmate sulla Verna, il anche noi cristiani contemporanei siamo chiamati Crocifisso sta davanti agli occhi di Francesco ad esprimere un giudizio che leghi il rapporto tra come l’Amore di Dio che si è lasciato inchiodare la fede e le opere. Dentro tale giudizio si gioca il sulla croce per la nostra salvezza. È questo amore senso del cristianesimo. Senza giudizio infatti, vi- che Francesco vuole accogliere, conformandosi vremmo il cristianesimo in una modalità intimi- ad esso, divenendone simile. L’accoglienza di stica e spirituale, oppure rischieremmo quel Crocifisso è stata tale da divenire con- quell’operosità infinita staccata dal cuore del sen- crocifisso. La croce è stata per Francesco la chia- so della vita cristiana. Il giudizio di fede è sem- ve per comprendere le Scritture, per capire appie- pre, e soprattutto, giudizio per Dio (secondo la no la Parola di Dio. È stata precisamente questa sapienza di Dio) e giudizio per l’uomo (cioè che chiave, la Passione di Dio per le sue creature, a coglie l’uomo nella sua ineliminabile immagine e rendere il piccolo Francesco un grande sapiente, somiglianza a Dio). «Di fronte al male, alla soffe- una vera «esegesi della Parola di Dio». Lui, anco- renza, al peccato, l’unica risposta possibile per il ra oggi, ci invita ad essere fedeli a Gesù che si discepolo di Gesù è il dono di sé, anche della vita, traduce essenzialmente nel coraggio della propria a imitazione di Cristo, è l’atteggiamento del ser- fede, nella capacità di confessarlo anche quando vizio. Se uno – che si dice cristiano – non vive ciò comporta scherni, oltraggi, persecuzioni. per servire, non serve per vive- re. Con la sua vita rinnega Gesù Cristo. Senza miseri- cordia la perso- na non può fare niente, senza la misericordia io, tu, noi tutti non possiamo fare niente. Siamo chiamati a ser- vire Gesù cro- cifisso in ogni persona emar-

[close]

p. 4

pag. 4 SETTEMBRE 2016 In Fraternità con Francesco “LA MISERICORDIA DEL SIGNORE PER OGNI ESSERE VIVENTE” L’uomo ha sempre cercato un contatto con la natura e ha sempre voluto inserirsi in quel dinamismo che crea un giusto equilibrio sia all’interno di sé stesso sia in relazione con altri uomini e donne. Considerare anche la natura come madre e maestra, ci rende capaci di apprendere l‟arte del vivere bene ci dà la possibilità di gustare la bellezza della vita a tutto tondo. L’uomo ha bisogno di immergersi nelle profondità del mare mediterraneo, per ascoltare il silenzio degli abissi. L’uomo ha bisogno di sedersi al tramonto sulla battigia per ascoltare la risacca e sentire la voce del mare. L’uomo ha bisogno di camminare per sentieri tortuosi e scoscesi che si inerpicano sulle Madonie per scoprire le inalterate specie di flora e di fauna mediterranea. L’uomo ha bisogno di “celebrare” una lunga veglia alle stelle, magari sotto il cielo di Ficuzza e farsi svegliare da un “raggio di luna piena”. L’uomo ha bisogno di calpestare i sentieri di Roccabusambra per ammirare, con occhi di bambino, il sorgere autonomo e inaspettato di un lago (sì, di un lago!) o il manto a macchia di leopardo di funghi porcini o sentirsi dire, da compagni di viaggio più esperti, che esistono ancora tantissime specie di orchidee del luogo che mai si possono ammirare sui banchi dei venditori di fiori. L’uomo ha bisogno di fermarsi, almeno una volta nella vita, sul ponte di una salina di Marsala, per ammirare i fenicotteri rosa che nidificano o gioire per le biodiversità presenti in quel lembo di mare. L’uomo ha bisogno di sentire l’odore dei terreni del centro Sicilia, arsi dal sole di agosto che emanano un profumo inconfondibile, un misto di paglia, terra, acqua, steli di grano. L’uomo ha bisogno di trovarsi improvvisamente in mezzo ad un gregge che attraversa da un capo all’altro la strada: incrocia una pecora o una crapa girgentana ed entrambi non hanno paura l‟uno dell’altro, ma si guardano come al tempo di Isaia, quando “il lupo dimorerà con l‟agnello” (cfr. Is 11). L‟uomo ha bisogno di tutto questo e di altro ancora; non si può privare l‟uomo di tutto questo, altrimenti è e rimane incompleto. Perciò quest’anno, il 1° settembre prossimo dobbiamo, per forza, fermarci e riflettere insieme, come comunità di battezzati, sul ruolo che diamo di fra Gaetano Morreale al creato nella nostra vita. La tenera consapevolezza che ci proviene dalle parole del Siracide, “la misericordia dell’uomo riguarda il suo prossimo, la misericordia del Signore ogni essere vivente” (Sir 18,12), e che si estende fino ad oggi, impone a tutti di guardare il creato con occhi di misericordia. Sembrerebbe quasi automatico accogliere queste parole, considerando l’Anno Giubilare della Misericordia che stiamo vivendo, ma chiediamoci con serietà e con maturità se il nostro stile di vita è sulla linea della cura del creato e della sua integrità. Se il nostro “vivere da cristiani” (essere cristiani) riconosce davvero che “la traboccante misericordia del Dio trinitario si espande a creare un mondo ricco di una varietà di creature”. (dal Messaggio per la 11ª Giornata del Creato dei vescovi di Italia). Se l’intero Creato – come dice Papa Francesco nell’Enciclica Laudato sii – porta l’impronta della Santissima Trinità, dovremmo poter “celebrare la Giornata del Creato nell’Anno giubilare come un invito a vivere fino in fondo – nella nostra esperienza di fede, come nei comportamenti quotidiani – la dimensione della misericordia divina”. (dal Messaggio per la 11ª Giornata del Creato). Nel Cantico di frate Sole, san Francesco d’Assisi trasmette uno sguardo contemplativo nei confronti delle creature, quelle del cielo e quelle della terra, nelle quali riconosce anzitutto che “de Te, Altissimo, portano significazione”. “In questa affermazione, posta all’inizio del Cantico, troviamo la prima e più importante ragione del rispetto verso ogni creatura: ogni realtà rimanda a Dio suo creatore” (cfr. Il grido della terra ed il grido dei poveri, documenti ofm, 2016). Abbiamo tanti motivi, dunque, perché la Celebrazione del prossimo 1° settembre non passi nel dimenticatoio; abbiamo tanti motivi per suggerire ai nostri parroci che Papa Francesco, l’anno scorso, ha istituito questa Giornata come momento importante per la vita di ogni comunità ecclesiale; abbiamo ancora tanti motivi per rispondere con la lode e la gratitudine al dono fondamentale che il Signore ci fa con la creazione: «Benedite, opere tutte del Signore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli» (Dan 3, 57).

[close]

p. 5

In Fraternità con Francesco SETTEMBRE 2016 pag. 5 SETTEMBRE MESE MARIANO di Enzo Giunta È noto che il mese di settembre, così come i mesi di maggio e di ottobre, è particolarmente dedicato alla Madonna. Non tutti però sanno che nel mese di settembre si ricorda la Madre di Dio sotto il titolo di «Addolorata». Infatti, almeno dalle nostre parti, le celebrazioni sono particolarmente solenni, con un concorso notevole di popolo e manifestazioni di fede antica, ma si ricorda la Madonna sotto altri titoli. In questa sede, accenniamo a tre località che, per vari motivi, sono ben note ai Termitani, che partecipano numerosi ai vari momenti di preghiera. Santuario di Gibilmanna È posto a 800 metri sul livello del mare, quasi alla sommità di una delle cime delle Madonie. La località è frazione del comune di Cefalù e il nome trae origine, molto probabilmente, dall’arabo Gibel – El – Manu (cioè “monte della manna”, sostanza vischiosa e dolce prodotta dai frassini, la cui corteccia viene adeguatamente intaccata). Fin dalla metà del primo millennio vi sorgeva una chiesetta, fondata dai Benedettini, già sede di particolare culto alla Madonna. Dopo un periodo di abbandono, concomitante con l’occupazione della Sicilia da parte degli Arabi, il luogo riprese la sua funzione di attrazione, quale centro religioso mariano. L’affermarsi del Santuario si fa risalire al 1534 quando, a seguito di una tempesta, una imbarcazione che recava la statua della Madonna con il Bambino cercò rifugio nella rada del Castello della Roccella. I marinai e la gente del luogo, ritenendo che il natante non fosse naufragato per la protezione di Maria, posero la statua su un carro trainato da buoi, lasciandolo senza guida. Ebbene, secondo la tradizione, i buoi si fermarono nei pressi del sito dove oggi sorge il Santuario. E lì, l’anno successivo, si insediarono i Frati Minori Cappuccini e, nel 1619, si aprì il cantiere per una nuova chiesa (l’attuale). Nel dicembre del 1954 il Papa Pio XII dichiarò la Madonna di Gibilmanna patrona della diocesi di Cefalù. La festa è la prima domenica di settembre e registra numerosi pellegrinaggi dal circondario, ma anche da fuori provincia. In passato, i fedeli raggiungevano il Santuario a piedi o a dorso di mulo, più recentemente, con la realizzazione della strada, con pullman e autoveicoli vari. Santuario di Altavilla Milicia Anche in questo caso, il Santuario acquista notorietà per via di un fatto straordinario. Siamo alla fine del XVI secolo e una nave corsara (probabilmente pirati barbareschi) tenta inutilmente di doppiare Capo Zafferano, a causa delle condizioni meteo avverse. I pirati, pur essendo degli infedeli, imputano la difficoltà alla navigazione al quadro in pittura, raffigurante la Madonna con il Bambino, da loro utilizzato come un qualsiasi coperchio di legno per chiudere un barile. Così, decidono di sbarcare nella vicina spiaggia e di consegnare il quadro ai Cristiani. Pure ad Alta-

[close]

p. 6

pag. 6 SETTEMBRE 2016 In Fraternità con Francesco villa ci si affida alla Provvidenza e, pertanto, il quadro viene deposto su un carro e gli animali che lo trainano lasciati liberi di procedere, fin- tantoché raggiunge il sito dove sorge l’attuale Santuario. La festa è celebrata il giorno 8 settembre e si caratterizza per le numerose persone che nottetempo si recano a piedi (anche scalzi) al Santuario ma anche per i rivenditori di carne (e salsiccia) arrostita sul posto e la partecipazione di un gran numero di palermitani, particolarmente devoti alla Madonna della Milicia. Maria SS. Delle Grazie La chiesa si trova in territorio di Termini Imerese ma sorge a ridosso dell’abitato di Trabia. Così come si può leggere in una iscrizione posta sul prospetto, fu eretta nell’anno 1646 dalla città di Termini Imerese in occasione del conflitto territoriale che, per lunghi anni, vide contrapporsi l’importante città demaniale e la famiglia Lanza che aspirava alla declaratoria dei propri possedimenti, da parte del re, quale feudo nobiliare. Il diritto di Termini Imerese era del tutto legittimo ma il re spagnolo diede ragione ai Lanza, che fecero abbondanti “donativi” al vice re e alla stessa corte. Fino alla metà del secolo scorso la chiese rientrava nelle competenze territoriali della Parrocchia S. Nicola di Bari (il Duomo di Termini Imerese). Successivamente, l’Arcivescovo di Palermo la aggregò alla Parrocchia di Trabia, da cui ormai dipende a tutti gli effetti. Vi si venera la Madonna sotto il titolo di Maria SS. delle Grazie e la festa si celebra il giorno 8 settembre. La gestione è affidata a una Confraternita molto attiva che, in questi ultimi anni, è riuscita a raccogliere i fondi necessari per realizzare importanti interventi di restauro. La processione, cui partecipano moltissimi cittadini di Trabia e numerosi villeggianti, si snoda per tutto il corso La Masa, soffermandosi a ogni incrocio (e non sono pochi) della lunga arteria. Chi scrive ha avuto il privilegio di partecipare alla processione quale Sindaco della nostra città, espressamente invitato per simboleggiare la ritrovata armonia tra i due Comuni, specie dopo la sistemazione amministrativa del territorio che, fino a qualche anno fa, vedeva la competenza di Termini Imerese su parti di Trabia (anche un intero quartiere) lato Palermo. La vicenda del contenzioso fra Trabia e Termini Imerese dovrebbe servire a insegnare che, sia pure dopo molti anni, tutto si appiana e rende consapevoli le parti della inutilità e della assurdità di talune questioni di principio, basate sul mero egoismo. Chissà che la Madonna delle Grazie non abbia agevolato la soluzione della vicenda, spazzando dal cuore e dalla mente sentimenti di divisione, sostituendoli con quelli improntati alla comprensione e alla condivisione.

[close]

p. 7

In Fraternità con Francesco SETTEMBRE 2016 pag. 7 ALLA PORTA DEL CIELO Descrivere cosa per me è stata la marcia è difficile, si tratta di un’esperienza forte e trovare le parole giuste per descriverla sembra impossibile perché ho quasi paura di sminuire la sua importanza. Sicuramente, se parliamo di marcia non possiamo non parlare di essenzialità perché già a partire dallo zaino devi fare i conti con questa, allora cominci a pensare cosa per te può essere necessario per affrontare questi giorni, cosa devi assolutamente portare ed è difficile fare questa scelta perché lo zaino sarà tuo compagno lungo tutto il cammino e di conseguenza deve essere il più leggero possibile. Ma noi siamo abituati ad altro, siamo abituati ad avere tutto ed ogni cosa che abbiamo per noi è necessaria, a partire da quell’armadio pieno di vestiti per finire con quel profumo di cui pensiamo di non poter fare a meno. Anche io pensavo di non poter sopravvivere con soli due pantaloni e tre magliette eppure, alla fine della marcia, quelle cose mi sembravano anche troppe e ho dovuto liberarmene infatti quello zaino cominciava a pesare sempre di più. Poi, però, ho capito che il peso era dato da altro, pesava perché era pieno di convinzioni, di pregiudizi, di trappole, di maschere e paure di cui avevo riempito la mia vita e di cui mi portavo il peso. E queste, senza che me ne rendessi conto, erano diventate delle necessità per affrontare la vita quotidiana. Ecco perché dobbiamo capire cosa per noi è necessario e cosa è superfluo, cosa dobbiamo lasciare lungo il cammino della nostra vita e di cosa dobbiamo invece liberarci. Camminando tappa dopo tappa, lasciando un po’ di questi pesi per strada ero più leggera, stavo meglio, ero più felice ed abbracciavo sempre più quella parola che spesso mi ero trovata ad ascoltare ma proprio a causa di tutte quelle cose era difficile da accogliere. Mi sono quindi trovata ad avere il cuore colmo di gioia e gli occhi incantati da paesaggi meravigliosi che ci circondavano e albe e tramonti che fino ad allora non mi erano sembrati così belli perché erano diventati per me scontati, li cominciavo a vedere nuovamente come dono di Dio. Parlo di albe perché il nostro cammino iniziava la mattina presto, alle tre o alcune volte anche di Chiara Gatto prima, siamo partiti da Messina e abbiamo fatto sei tappe: Messina-Dinnammare, DinnammareRometta, Rometta- San Pier Niceto, San Pier Niceto-Archi, Archi-Barcellona, Barcellona-Tindari. Durante queste tappe la fatica, i dolori, le bolle ai piedi si sono fatti sentire, ma la voglia di andare avanti era tanta, perché il cammino è proprio il vagare verso una meta e noi dovevamo attraversare una porta, la porta del cielo, la Porziuncola. «Alla porta del cielo» era proprio il titolo di questa 36° marcia francescana, un titolo che ci ricorda la nostra meta, il Cielo. Ma per raggiungere la meta abbiamo dovuto attraversare tante porte, ogni tappa rappresentava una porta. Ma perché proprio la porta? La porta è simbolo di qualcosa che da fuori ci porta dentro o viceversa, è qualcosa che da una stanza ci porta ad un’altra ed indica quindi un cambiamento. Ed era proprio al cambiamento che puntava questa marcia, quella frase presente nell’inno «voglio ricominciare da zero attraversando la porta del cielo» indica questa possibilità che ci viene data di prendere in mano la nostra vita e cambiarla. Ed attraversando quelle porte lo abbiamo fatto, siamo cambiati, ci siamo liberati da quei pesi che ci opprimevano che rendevano pesante quello zaino e abbiamo assunto consapevolezza che qualcuno ci stava aspettando proprio su quella porta, come un padre aspetta i suoi figli quando devono rientrare a casa, ci stava dando la possibilità di “ricominciare da zero”.

[close]

p. 8

pag. 8 SETTEMBRE 2016 In Fraternità con Francesco Noi non eravamo più quelli che partiti da Mes- sericordia, come dice papa Francesco «Misericor- sina erano entrati nella porta della casa di Pietro dia è la legge fondamentale che abita il cuore di dove la suocera di Simone a letto con la febbre ogni persona quando guarda con occhi sinceri il (Mc 1,29-34) ci aveva dato la possibilità di riflet- fratello che incontra nel cammino della vita». tere su questa. «Riconciliati nel perdono e nella Misericordia Una febbre che indica la mediocrità della no- di Dio, inginocchiatevi e baciate questa terra be- stra vita, una vita vissuta a metà, senza metterci in nedetta!». Queste sono state le parole che ci han- gioco, senza assumerci responsabilità, pensando no accolto ad Assisi ed entrando alla Porziuncola, solo a ciò che ci interessa, facendo solo ciò per quella piccola porzione che contiene tutti, davve- cui otterremo qualche riconoscimento ma aveva- ro lì ci siamo sentiti abbracciati da Dio, da mo capito che se veramente volevamo iniziare da quell’amore infinito e misericordioso che ha per- zero dovevamo annullare noi stessi, dovevamo donato tutti i nostri peccati, una misericordia che farci guidare affidando a Lui la nostra vita, solo ci dà la possibilità di ricominciare da zero, adesso così saremmo guariti. Abbiamo quindi cominciato tocca a noi farci “testimoni della sua misericordia ad affidarci a Lui e così abbiamo potuto affronta- nella quotidianità”. re le tappe successive, l’ascolto della parola e la Una quotidianità dove spesso ci dimentichiamo preghiera sono state il nostro pane quotidiano, tut- di quanto Dio ci ami, che è sempre pronto ad a- to questo accompagnato dall’incontro con l’altro, scoltarci e perdonarci, una quotidianità dove compagni-doni che ci sono stati messi accanto spesso non ci sentiamo all’altezza di ricevere lungo questo cammino lasciandoci un po' di sé, questo dono, ma sono solo nostre convinzioni affidandosi alla tua preghiera e tu alla loro, questi perché la logica umana non corrisponde a quella hanno alleviato la fatica per il peso dello zaino e di Dio, una quotidianità dove ci viene difficile per i molti km ed è proprio nei loro sguardi che, a perdonare l’altro per quel gesto che ci ha fatto e poco a poco, abbiamo cominciato a riconoscere il quindi è più facile per noi aggredirlo o evitarlo. Suo, in quelle salite che sembravano toglierti il Dobbiamo solo riconoscere che tutti abbiamo respiro nei loro volti trovavi la forza per andare bisogno della salvezza e come scrive Papa Fran- avanti, non eri mai da solo, anche se restavi indie- cesco nella bolla di indizione del Giubileo «la tro all’improvviso sentivi qualcuno che ti sfiorava giustizia di Dio è il suo perdono e noi, come figli la spalla e ti incoraggiava ad andare e quando fi- di questo padre buono, siamo chiamati ad acco- nalmente raggiungevi la meta ed eri tutti sudato, gliere il perdono divino e perdonare a nostra volta dolorante entravi in chiesa, lì dove venivamo ac- i fratelli». colti alla fine di ogni tappa e trovavamo Lui che Alla fine di questo cammino mi sento di rin- ci aspettava e allora passava tutto, i dolori, la fati- graziare Giuseppe, Marta e Fra’ Stefano che sono ca e ci sentivamo finalmente ristorati. stati compagni di viaggio ma soprattutto un so- Così da “gruppo” marcianti siamo arrivati ad stegno nei momenti difficili e con la speranza di Assisi che eravamo invece una famiglia, che ave- condividere prossimamente questa esperienza con va quasi raggiunto la sua meta, incredula di aver- il resto della fraternità auguro a tutti buon cam- cela fatta, avevamo il cuore colmo di gioia e mi- mino!

[close]

p. 9

In Fraternità con Francesco SETTEMBRE 2016 pag. 9 UN SANTO GIOVANE … A PALERMO! Il 14 giugno scorso, Papa Francesco ha reso pubblico il decreto sull’eroicità delle virtù del Servo di Dio Fra’ Luigi Lo Verde o.f.m. conventuale, che da adesso potrà essere invocato come Venerabile. Un personaggio che colpisce per la sua giovane età e, al contempo, per la maturità spirituale raggiunta in così breve tempo. Un giovane che con la sua vita parla alle generazioni di giovani di oggi, spesso vuoti e disorientati. Dai suoi scritti emerge la sua statura umana e spirituale cresciuta e portata a compimento nell'alveo dell'Ordine francescano conventuale, che in quel periodo storico conosce un movimento di riforma e di ripresa anche in Sicilia. Filippo (nome di battesimo) Lo Verde nacque a Tebourba (Tunisia) il 20 Dicembre 1910 da genitori siciliani, emigrati nel 1907. Nel Settembre del 1911, la famiglia Lo Verde tornò a Palermo, non essendo ormai più tanto sicura la situazione degli italiani in Tunisia. La casa dei Lo Verde, dove Filippo trascorse la sua infanzia e dove poi morì, si trovava in Via Guglielmo il Buono. Contigua alla casa c'era, e c'è tutt'ora, una piccola cappella con una toccante immagine della Vergine Addolorata dipinta su pietra. Oggi, questa abitazione e l’attigua chiesa sono la sede regionale della Milizia dell'Immacolata di Sicilia. All'età di sette anni, dopo una buona preparazione curata dalle sorelle, ricevette i sacramenti della Penitenza e dell'Eucarestia e, poco dopo, anche il sacramento della Cresima. Dal maggio 1917 in poi, Filippo fece la comunione quotidiana. La sua infanzia fu caratterizzata da questo clima di preghiera e di istruzione religiosa semplice e profonda allo stesso tempo, che favorì il fiorire della sua vocazione religiosa e sacerdo- di Salvo La Piana tale. Il racconto di qualche marachella del nostro piccolo Filippo, dovuta alla sua vivacità di ragazzino inserito nel contesto popolare del quartiere Zisa di Palermo, non toglie nulla alla sua singolare vocazione alla santità. Egli stesso, in una lettera alla sorella Ninfa dell'8 Novembre 1925, così descrive questo importante passaggio della sua vita: «io certamente mi renderei ingrato verso di te e delle sorelle se non vi ringraziassi e pregassi sempre per voi, perché io ora, naturalmente, lo comprendo quanto bene mi facevate, quando mi vedevate un momentino in mezzo alla strada e voi, con tanto amore, mi correggevate sgridan- domi e castigandomi. Benedetti castighi!... Io ora lo comprendo quanto bene mi hanno arrecato queste correzioni e penso pure chi sa come sarei invece cresciuto se voi mi aveste lasciato in balia di me stesso, senza alcuna correzione!». Desta meraviglia la consapevolezza e la determinazione con la quale, a soli 11 anni, Filippo ha chiesto di entrare in convento per divenire frate e sacerdote. Il 15 Ottobre 1922 entrò nel Collegio-seminario di Mussomeli e, dopo un po', ebbe la gioia di poter indossare l'abito francescano prendendo il nome di Fra’ Luigi. In questo primo periodo, egli poté verificare le sue aspirazioni serafiche e, al contempo, fare i conti con la prima prova che si presentò, ovvero un fastidioso mal di testa che gli impedì di studiare e quindi di fare gli esami. Il 7 Dicembre 1926 entrò al noviziato tracciandosi un programma essenziale: «vado in solitudine per parlare con Dio e iniziare il mio fidanzamento». Fra’ Luigi visse un anno di grazia, inondato di consolazioni spirituali. L'8 Dicembre 1927 prese i primi voti religiosi. Durante il primo anno di vita religiosa fu sottoposto ad alcuni assalti diabolici e, soprattutto, alla prova dell'aridità spirituale. Nella fedeltà ai suoi impegni, nell'amore a Gesù Eucarestia, nell'abbandono totale alla divina volontà, nonostante le lotte e l'aridità, nonostante il dolore alla testa, che lo accompagnerà sino alla fine, egli riuscì a superare sia le difficoltà interiori che quelle inerenti allo studio che doveva affrontare. Il suo percorso di studi conobbe delle interruzioni a causa dei periodi di riposo che dovette osservare. Alla fine del mese di ottobre del 1930, inoltre, dovette ricoverarsi in clinica. La cura comportava non pochi sacrifici che Fra’ Luigi ac-

[close]

p. 10

pag. 10 SETTEMBRE 2016 In Fraternità con Francesco cettò in spirito di totale obbedienza e abbandono. sofferenze si aggiunse anche la privazione della In questa occasione si trasformò in un infermiere S. Comunione. La sua anima però si nutriva di u- premuroso verso gli altri degenti e, in particolare, n'altra Comunione, quella con la volontà di Dio. verso un anziano sacerdote suo confratello ricoverato nello stesso periodo a causa di una paresi che non gli permetteva di accudirsi da solo. Questo periodo di sofferenza, nel quale scrisse al suo direttore «non sono degno di soffrire tanto per Gesù», gli servì a prepararsi a rinnovare i voti dopo che erano passati tre anni dalla prima professione. Nel gennaio del 1931, ritornò in collegio ma non Spesso nelle sue sofferenze egli ripeteva «sia fatta la volontà di Dio» e alla richiesta se soffrisse molto si limitò a dire: «il Paradiso è troppo bello!». Ad un confratello che gli faceva gli auguri per il futuro sacerdozio rispose: «non pregate per la mia guarigione, perché la Madonna mi sta preparando la pianeta nel cielo». Negli ultimi tre giorni della sua vita si verificarono degli strani poté ancora riprendere gli studi. Nell'aprile dello segni di una lotta atroce, che gli astanti percepi- stesso anno, quel sacerdote che aveva accudito si rono come attacchi diabolici. Confortato dalla sua trovò ad avere di nuovo bisogno di assistenza in profonda fede e fortificato dagli ultimi sacramenti clinica in quanto ebbe una ricaduta e il Ministro che ricevette in piena coscienza dal suo direttore Provinciale pensò a Fra’ Luigi, sia perché lo ave- spirituale, dopo aver chiesto perdono a tutti la se- va già assistito, sia perché egli non era occupato ra del 12 febbraio 1932, come egli stesso aveva con la scuola. Il 15 ottobre 1931, una febbre altis- annunciato, morì santamente a soli 21 anni. La sima lo colse mentre, col permesso dei superiori, sua fama di santità si diffuse rapidamente tra i faceva una passeggiata in compagnia delle sorel- suoi confratelli e tra la gente e oggi la sua testi- le. Trasportato a casa vi rimase fino alla morte. monianza viene nuovamente consegnata a noi Diversi medici azzardarono delle diagnosi e delle dalla Chiesa. Non ci resta che imitarlo cure che non approdarono a nulla. Il suo povero nell’accettazione serena delle croci e invocarne corpo fu tormentato dalle estrazioni periodiche di l'intercessione: Venerabile Fra’ Luigi Lo Verde, liquido pleurico e di liquido addominale. A queste prega per noi! NOTIZIE DALL’UFFICIO STAMPA DELLA DIOCESI DI PALERMO del diacono Pino Grasso Biagio Conte arriva a Roma e viene ricevuto da Papa Francesco Dopo oltre tre mesi di pellegrinaggio a piedi da Palermo fino a Roma, portando la sua croce di legno in giro per l'Italia, il 20 luglio Biagio Conte è stato ricevuto da Papa Francesco a Santa Marta. Il laico col saio verde, fondatore della Missione Speranza e Carità, ha percorso il cammino anche per trovare aiuto e superare gli ostacoli che si sono frapposti nella sua opera al servizio dei più poveri. L'appuntamento è stato fissato dal Pontefice martedì pomeriggio, dopo aver ricevuto la notizia che il missionario palermitano era giunto finalmente nei pressi di San Pietro, meta del suo pellegrinaggio a piedi iniziato lo scorso aprile. Insieme con fratel Biagio, il suo braccio destro don Pino Vitrano. Entrambi sono stati accolti dal Papa in una delle sue stanze a Santa Marta. Un incontro iniziato alle 12.30 e durato 30 minuti, durante il quale Papa Bergoglio si è mostrato «umile e vicino ai poveri», come racconta Biagio Conte nel video pubblicato da alcuni volontari della Missione Speranza e Carità rimasti ad aspettarlo fuori dalla Basilica di San Pietro. «Ci ha stupito sotto ogni punto di vista - racconta don Pino Vitrano -. Papa Francesco è davvero il Papa dei poveri e di tutti noi. Ha mostrato tutta la sua umiltà e profondità, dedicandoci un colloquio amichevole, senza formalità. Ci ha trasmesso un grande senso di serenità e pace». Cattolici e Musulmani pregano per la pace in Cattedrale Domenica 7 agosto, aderendo all’invito del Santo Padre alla tolleranza e al rispetto delle Religioni, anche a Palermo cattolici e musulmani hanno

[close]

p. 11

In Fraternità con Francesco SETTEMBRE 2016 pag. 11 Sant’Antonio. Le attività estive per i bambini del- la città sono state organizzate gratuitamente nei mesi estivi dai frati francescani e dai tanti volon- tari e si sono concluse nella prima settimana di agosto. «È chiaro che nessun ente pubblico orga- nizza attività simili nel nostro territorio – spiega Francesco Chiello, uno dei volontari che si prodi- gano per i ragazzini del quartiere – e nessun aiuto esterno arriva per la loro realizzazione, ad ecce- zione di qualche offerta arrivata da chi ha a cuore pregato per la pace in cattedrale. L'imam di Palermo Ahmad Abd al-Majid Macaluso ha partecipato alla celebrazione eucaristica presieduta dal parroco, mons. Filippo Sarullo, per mostrare la partecipazione della comunità islamica dopo l’uccisione di padre Jaques Hamel, a SaintEtienne du Rouvray dal terrorismo firmato Isis. «Siamo felici di questo gesto - ha detto padre Sarullo -. La presenza dei musulmani dimostra ancora una volta la loro apertura al dialogo». L'arcivescovo mons. Corrado Lorefice, da Cracovia (dove si trova per partecipare alla Giornata mondiale della Gioventù) ha detto che si tratta di un segno molto bello e significativo. «Il dialogo è l'unica strada da percorrere – ha affermato -. Nel nome di Dio non si possono fare guerre e violenze». Presente alla celebrazione anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e una rappresentanza di musulmani. «Oggi abbiamo risposto all'invito della Coreis e abbiamo partecipato alla messa domenicale in cattedrale – ha dichiarato Adham Darawsha, Presidente della Consulta delle Culture del comune di Palermo -. Un gesto e una partecipazione per noi normale e sentita, in quanto il dialogo interreligioso rappresenta uno dei ponti che abbiamo cercato di costruire in questi anni per cercare di creare in città un senso di unione tra le varie comunità, pur nel rispetto delle proprie diversità. Questa unità – ha concluso Darawsha rappresenta il migliore antidoto contro la violenza del terrorismo e la trappola dell’estremismo. Soltanto uniti potremo sconfiggere chi semina odio e questa iniziativa». Prima di iniziare, sono stati tantissimi i benefattori che hanno fornito generi di prima necessità come patate, formaggini, salsa, cipolle, pasta, acqua, parmigiano, tonno, pomodoro, pisellini, pelati, aglio, bombole del gas, sofficini, bastoncini, fettine di pollo e frutta. «Dopo il nostro appello – aggiunge Chiello - sono stati tantissimi coloro che hanno contribuito con le loro donazioni di cibo ed altro presso il convento Sant’Antonio». I bambini, insieme agli animatori volontari, si soffermano dalla mattina fino a dopo pranzo, nei locali dell’oratorio e nel salone parrocchiale per svolgere le varie attività ricreative e formative. L’attività più “gettonata” dai bambini ospiti nella struttura è quella della piscina, che è stata collocata nel giardino dove trascorrono ore intere a divertirsi. «Io non sapevo nuotare perché i miei genitori non mi avevano mai portato al mare – dichiara Mariella Cannizzaro –. Adesso, grazie ai miei insegnanti, ho imparato prima con il salvagente e poi senza e mi piace tantissimo». I ragazzini che frequentano la struttura non sono soltanto quelli del quartiere, ma anche di altri più lontani segnalati dai volontari, molti dei quali sono insegnanti nelle scuole cittadine. Il tema formativo che ha ispirato le attività dell’estate ragazzi 2016 è quello del progetto educativo “Prendersi cura”, suggerito dall’anno della Misericordia e proposto dal Santo Padre Francesco in occasione dell’anno giubilare straordinario. Su questo tempo i ragazzi ricevono anche una formazione cristiana. violenza». Attività formative e ludiche per i bambini di Bagheria presso l’oratorio di Sant’Antonio Sono state organizzate parecchie attività estive per i piccoli di Palermo. Una esperienza all’insegna del sano e spensierato divertimento per 170 ragazzini della città che hanno trascorso un periodo di vacanze presso l’oratorio parrocchiale dei frati francescani nel quartiere di

[close]

p. 12

pag. 12 SETTEMBRE 2016 In Fraternità con Francesco “LA FAMIGLIA SECONDO PAPA FRANCESCO” Cari amici lettori, questo mese vi proponiamo la catechesi di Papa Francesco tenuta il 26 agosto 2015. Il tema è la preghiera. Un tema assai ricorrente nella nostra vita di fede, in quanto spesso noi stessi sottolineiamo quanto preghiamo poco perché troppo presi dalle cose che ci circondano. Ma come dice il Papa, soffriamo di questa mancanza anche senza che ce ne accorgiamo. Allora come fare per riuscire a trovare un po’ di tempo da dedicare al nostro Dio? Un primo consiglio che ci dà Sua Santità è quello di porci la domanda se vogliamo un po’ di bene al Signore. Vi auguriamo buona lettura con la speranza che, se tra di voi c’è qualcuno che si ri- conosce tra quelli con questa difficoltà, le parole del Papa possano dare la risposta o il consiglio giusto. Alla prossima! Il testo che segue è preso dalla seguente fonte: Mimmo Palmisano https://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2015/documents/papa-francesco_20150826_udienza- generale.html La Famiglia - 24. Preghiera Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Dopo aver riflettuto su come la famiglia vive i tempi della festa e del lavoro, consideriamo ora il tempo della preghiera. Il lamento più frequente dei cristiani riguarda proprio il tempo: «dovrei pregare di più...; vorrei farlo, ma spesso mi manca il tempo». Lo sentiamo continuamente. Il dispiacere è sincero, certamente, perché il cuore umano cerca sempre la preghiera, anche senza saperlo, e se non la trova non ha pace. Ma perché si incontrino, bisogna coltivare nel cuore un amore “caldo” per Dio, un amore affettivo. Possiamo farci una domanda molto semplice. Va bene credere in Dio con tutto il cuore, va bene sperare che ci aiuti nelle difficoltà, va bene sentirsi in dovere di ringraziarlo. Tutto giusto. Ma vogliamo anche un po’ di bene al Signore? Il pensiero di Dio ci commuove, ci stupisce, ci intenerisce? Pensiamo alla formulazione del grande comandamento, che sostiene tutti gli altri: «Amerai il Signore, tuo Di- o, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le forze» (Dt 6,5; cfr Mt 22,37). La formula usa il linguaggio intensivo dell’amore, riversandolo in Dio. Ecco, lo spirito di preghiera abita anzitutto qui. E se abita qui, abita tutto il tempo e non ne esce mai. Riusciamo a pensare Dio come la carezza che ci tiene in vita, prima della quale non c’è nulla? Una carezza dalla quale niente, neppure la morte, ci può distaccare? Oppure lo pensiamo soltanto come il grande Essere, l’Onnipotente che ha fatto ogni cosa, il Giudice che controlla ogni azione? Tutto vero, naturalmente. Ma solo quando Dio è l’affetto di tutti i nostri affetti, il significato di queste parole diventa pieno. Allora ci sentiamo felici e anche un po’ confusi, perché Lui ci pensa e soprattutto ci ama! Non è impressionante questo? Non è impressionante che Dio ci accarezzi con amore di padre? È tanto bello! Poteva semplicemente farsi riconoscere come l’Essere supremo, dare i suoi comandamenti e aspettare i risultati. Invece Dio ha fatto e fa infinitamente di più di questo. Ci accompagna nella strada della vita, ci protegge, ci ama. Se l’affetto per Dio non accende il fuoco, lo spirito della preghiera non riscalda il tempo. Possiamo anche moltiplicare le nostre parole “come fanno i pagani” - dice Gesù - oppure, anche esibire i nostri riti “come fanno i farisei” (cfr Mt 6,5.7). Un cuore abitato dall’affetto per Dio fa diventare preghiera anche un pensiero senza parole, o un’invocazione davanti a un’immagine sacra, o un bacio mandato verso la chiesa. È bello quando le mamme insegnano ai figli piccoli a mandare un bacio a Gesù o alla Madonna. Quanta tenerezza c’è in questo! In quel momento il cuore dei bambini si trasforma in luogo di preghiera. Ed è un dono dello Spirito Santo. Non dimentichiamo mai di chiedere questo dono per ciascuno di noi! Perché lo Spirito di Dio ha quel suo modo speciale di dire nei nostri cuori “Abbà” – “Padre”, ci insegna a dire “Padre” proprio come lo diceva Gesù, un modo che non potremmo mai trovare da soli (cfr Gal 4,6). Questo dono dello Spirito è in famiglia che si impara a chiederlo e apprezzarlo. Se lo impari con la stessa spontaneità con la quale impari a dire “papà” e “mamma”, l’hai imparato per sempre. Quando questo accade, il tempo dell’intera vita famigliare viene avvolto nel grembo dell’amore di Dio e cerca spontaneamente il tempo della preghiera. Il tempo della famiglia, lo sappiamo bene, è un tempo complicato e affollato, occupato e preoccupato. È sempre poco, non basta mai, ci sono tante cose da fare. Chi ha una famiglia impara presto a risolvere un’equazione che neppure i grandi matematici sanno risolvere: dentro le ventiquattro ore ce ne fa stare il doppio! Ci sono mamme e papà che potrebbero vincere il Nobel, per questo. Di 24 ore ne fanno 48: non so come fanno ma si muovono e lo fanno! C’è tanto lavoro in famiglia! Lo spirito della preghiera riconsegna il tempo a Dio, esce dalla ossessione di una vita alla quale manca sempre il tempo, ritrova la pace delle cose necessarie, e scopre la gioia di doni inaspettati. Delle buone guide per questo sono le due sorelle Marta e Maria, di cui parla il Vangelo che abbiamo sentito. Esse impararono da Dio l’armonia dei ritmi famigliari: la bellezza della festa, la serenità del lavoro, lo spirito della preghiera (cfr Lc 10,38-42). La visita di Gesù, al quale volevano bene, era la loro festa. Un giorno, però, Marta imparò che il lavoro dell’ospitalità, pur importante, non è tutto, ma che ascol-

[close]

p. 13

In Fraternità con Francesco SETTEMBRE 2016 pag. 13 tare il Signore, come faceva Maria, era la cosa veramente essenziale, la “parte migliore” del tempo. La preghiera sgorga dall’ascolto di Gesù, dalla lettura del Vangelo. Non dimenticatevi, tutti i giorni leggere un passo del Vangelo. La preghiera sgorga dalla confidenza con la Parola di Dio. C’è questa confidenza nella nostra famiglia? Abbiamo in casa il Vangelo? Lo apriamo qualche volta per leggerlo assieme? Lo meditiamo recitando il Rosario? Il Vangelo letto e meditato in famiglia è come un pane buono che nutre il cuore di tutti. E alla mattina e alla sera, e quando ci mettiamo a tavola, impariamo a dire assieme una preghiera, con molta semplicità: è Gesù che viene tra noi, come andava nella famiglia di Marta, Maria e Lazzaro. Una cosa che ho molto a cuore e che ho visto nelle città: ci sono bambini che non hanno imparato a fare il segno della croce! Ma tu mamma, papà, insegna al bambino a pregare, a fare il segno della croce: questo è un compito bello delle mamme e dei papà! Nella preghiera della famiglia, nei suoi momenti forti e nei suoi passaggi difficili, siamo affidati gli uni agli altri, perché ognuno di noi in famiglia sia custodito dall’amore di Dio. INIZIATIVA PRO TERREMOTATI DELLA SOMS “PAOLO BALSAMO” TERMINI IMERESE (PA) La SOMS “PAOLO BALSAMO” di Termini Imerese aderisce alla iniziativa benefica a favore dei popoli terremotati del centro Italia promossa dal CO.RE.SI, ovvero il coordinamento regionale delle società di mutuo soccorso siciliane. «Il nostro sodalizio - ha dichiarato il presidente Pino Vuono - ha subito accolto l’invito del presidente regionale Giuseppe Ciavirella, rendendosi immediatamente disponibile per attivare una raccolta fondi tra i propri associati. Sono certo che così come per altre iniziative messe in atto nel nostro territorio la “PAOLO BALSAMO” sarà capace di dimostrare grande sensibilità di fronte all’immane tragedia che ha colpito l’Italia intera». – La proposta del CO.RE.SI. SOMS SMS è stata a sua volta accolta con interesse dal presidente nazionale FIMIV dott. Placido Putzolu che ha già attivato la macchina organizzativa per coordinare l’iniziativa su tutto il territorio nazionale.

[close]

p. 14

pag. 14 SETTEMBRE 2016 In Fraternità con Francesco SICILIA “NASCOSTA” di Nando Cimino IL CAPOLAVORO DI STOMER - CACCAMO (PA) Chissà quanti di voi si sono recati a Caccamo, attratti dal fascino indiscutibile del suo famoso castello, e non hanno mai visto il quadro di Matthias Stomer «Il Miracolo di Sant’Isidoro» - o magari semplicemente non se ne sono accorti. Questo autentico capolavoro è oggi conservato nella chiesa Madre di San Giorgio. L’opera, un olio su tela di notevoli dimensioni, venne realizzata nel 1641 dal noto pittore olandese fiammingo durante la sua permanenza in Sicilia e fu donata al convento degli agostiniani dal Barone cacca- mese Francesco Lo Faso. Da qui venne trafugato nottetempo nel 1971 e, successivamente, ritrovato a Palermo. Dopo il necessario restauro è stato collocato sopra uno degli altari del Duomo e, di recente, è nuovamente balzato agli “onori” delle cronache per essere stato esposto a Milano in occasione dell’Expò. È un’opera di grande pregio artistico che vi consigliamo di vedere, insieme alle tante altre che potrete ammirare visitando con attenzione la bella cittadina medievale.

[close]

p. 15

In Fraternità con Francesco SETTEMBRE 2016 pag. 15 LA RICETTA DEL MESE di Mariella Campagna Care amiche, la ricetta che propongo questo mese è il rotolo di frittata alle zucchine, un piatto freddo ottimo come antipasto o per una cena improvvisa con amici. Il rotolo di frittata è abbastanza light, potete servirlo appena tiepido o freddo, quindi comodo anche per portarlo come pranzo nelle gite. Rotolo di frittata con zucchine Ingredienti per uno stampo 20x39cm: 500 gr di zucchine, 4 di uova, 20 gr di parmigiano, 150 gr di stracchino, 100 gr di prosciutto cotto, sale e pepe q.b. Procedimento: Lavate e mondate le zucchine, tagliatele alla julienne con la parte a fori larghi della grattugia. Sbattete le uova con parmigiano, sale e pepe, quindi aggiungeteci le zucchine e mescolate. Versate il composto in uno stampo rivestito di carta forno, livellate bene la superficie del composto, poi cuocete la frittata al forno per circa 20 minuti a 180°C. Quindi sfornatelo, arrotolatelo con tutta la carta forno e lasciatelo raffreddare così. Una volta freddo, aprite delicatamente il rotolo e farcitelo con formaggio e prosciutto. Spalmate lo stracchino su tutta la superficie, quindi ricoprite il formaggio con le fette di prosciutto. Arrotolate nuovamente la frittata, quindi avvolgete il rotolo nella carta forno e riponetelo in frigo per almeno 1 ora. Infine tagliate a fette il Rotolo di frittata alle zucchine e servite. Ciao D …___________________________________ A PARTE NOSTRA __________________________________ Sinceri auguri:  alla consorella Enza Campagna e famiglia, per la nascita del nipotino Giuseppe;  alla confratello Nicasio Calcara e famiglia, per la nascita del nipotino Mattia. Sentite condoglianze alla consorella Dorotea Dimarco e famiglia, per la morte della sorella. Ricordiamo che il centro per la raccolta degli occhiali usati, degli oli esausti, dei tappi di plastica e dei cellulari guasti, anche nel periodo estivo, è aperto il sabato dalle 17.30 alle 18.30 nei locali del Convento di via Alfredo La Manna,. Vi preghiamo di confluire con i vostri prodotti solo in questo giorno e di non lasciare sacchetti davanti al portone del Convento. Invitiamo a visitare il sito internet della nostra Fraternità: ofstermini.weebly.com, dove, oltre alle notizie e alle informazioni sulle nostre attività, troverete tutti i numeri arretrati del nostro giornalino. Eletto il nuovo Consiglio nazionale della Gioventù Francescana d’Italia Dal 25 al 28 agosto ad Assisi la Gioventù Francescana d’Italia ha celebrato il Capitolo elettivo, nel nuovo Consiglio nazionale per il triennio 2016-2019, sono stati eletti: presidente Riccardo Insero, dalla Toscana e vicepresidente Martina Scarinci dell’Emilia Romagna. Tra i consiglieri, riconfermate Giada Capodilupo (Lazio) e Mariangela Pergola (Puglia), a cui si aggiungono: Rosa Fiorentino (Puglia), Chiara Coclite (Abruzzo), Francesco Marciano (Campania-Basilicata), Domenico Trincone (Toscana), Angela Franco (Sicilia) e Donatella Guerrisi (Calabria). Siamo felici per la elezione di Angela Franco, che è della nostra Fraternità, a lei e a tutto il nuovo consiglio i nostri auguri di buon cammino e buon servizio per i fratelli, sulla strada del Signore, sulle orme di Francesco e Chiara!

[close]

Comments

no comments yet