horror dreamagazine numero 1 Luglio 2011

 

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horror,sognihorror,rivista,articoli,recensioni,attori,registi,cimiteri,paura,racconti,disegni,cinema

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sognihorror.com edizioni il foglio presentano numero uno luglio 2011 horror dreamagazine la rivista online e-magazine di sognihorror.com e le edizioni il foglio 1

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direttore responsabile fabio zanello e.i.f direttore editoriale gordiano lupi e.i.f direttore redazionale ­ emanuele mattana s.h coordinatore redazionale ­ luciano luccarelli s.h copertina ­ emanuele mattana progetto grafico e impaginazione ­ emanuele mattana luciano luccarelli s.h hanno collaborato ­ fabio zanello marco mingozzi cristian caira ferruccio gemmellaro andrea ascari luciano luccarelli emanuele mattana aurora auteri giovanna amoroso claudio boccuni il foglio letterario registrato al numero 666 al tribunale di livorno il 1° febbraio 2000 editore associazione culturale il foglio via boccioni 28 57025 piombino li mail ilfoglio@infol.it contatti sito web redazione www.sognihorror.com editorsognihorror@gmail.com 2

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indice pag 4 nero avati di fabio zanello thirst di aurora auteri italico horror di ferruccio gemmellaro intervista a gabriele albanesi di luciano luccarelli ubaldo terzani horror show di emanuele mattana luciano luccarelli john carpenter s the ward di marco mingozzi cimiteri monumentali bologna di giovanna amoroso family demons di fabio zanello scream 4 di cristian caira cinema horror di luciano luccarelli festival di cannes 2011 di andrea ascari frozen di aurora auteri racconto photoshock di claudio boccuni pag 5 pag 10 pag 14 pag 17 pag 19 pag 21 pag 25 pag 27 pag 29 pag 31 pag 36 pag 39 3

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nero avati di ruggero adamovit claudio bartolini e luca servini per chi scrive pupi avati è uno dei vertici della triangolazione che ha reso grande il nostro cinema del terrore insieme a mario bava e lucio fulci e si porterebbe sia la casa dalle finestre che ridono che zeder sull isola deserta ora il regista bolognese scrive nella prefazione dell indispensabile nero avati di ruggero adamovit claudio bartolini e luca servini le mani euro 20,00 pag.183 a proposito degli autori che hanno ritenuto insomma dimostrando quanto poco io ne sappia del mio cinema che ci fosse ancora da scavare come dargli torto avati ha deformato la provincia della bassa padana raccontandone mostri e perversioni nascoste e scegliendo spesso edifici gotici dove ambientare il tutto a partire dal fatto che capita solo ai registi veramente di talento di creare un capolavoro quando hanno a disposizione un budget assai basso come nel caso de la casa dalle finestre che ridono sceneggiato da maurizio costanzo non dimentichiamolo avati quando fa film di paura non si preoccupa di rendere intelligibile la storia che intende raccontare ma un certo modo di filmare le perversioni e le atmosfere nella bassa padana che può creare effetti di senso inaspettati e portentosi di fronte questa straordinaria forza espressiva della rappresentazione filmica occorre un altra citazione testuale da questo volume dopo aver realizzato la casa dalle finestre che ridono avati ha tutte le carte in regola per scrivere la storia del thriller attraverso altri film gotico padani il suo è un approccio nuovo alla materia una visione soleggiata e rurale dalle straordinarie potenzialità immaginifiche che fonde in sé le suggestioni del giallo e le arcaiche tradizioni popolari a nostro avviso il volume ha anche il pregio di farci riscoprire gioielli dimenticati e sottovalutati come le strelle nel fosso 1979 film difficilmente etichettabile su quattro fratelli che vivono in un casolare in bilico fra il fiabesco e il crepuscolarismo in effetti come riportato dal libro la critica continua a considerare l autore bolognese come una sorta di roman polanski della bassa padana,incline a insinuare le perversioni e il marcio all interno di contesti di quiete apparente completano e impreziosiscono questa analisi per noi definitiva del terrore avatiano numerose testimonianze oltreché del regista stesso del produttore gianni minervini l aiuto regista cesare bastelli di steno tonelli figlio di bob attore feticcio di avati tanto per citare alcuni personaggi di spicco della sua officina in più troverete recensioni dell epoca e un ricco apparato fotografico chi scoprirà il lato oscuro di avati per la prima volta ne sarà sorpreso e affascinato come di fronte all origine di una nuova maniera di sviluppare la narrazione orrori fica a cura di fabio zanello 4

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recensione thirst titolo originale bakjwi paese e anno di produzione corea del sud 2009 regia chan-wook park sceneggiatura chan-wook park seo-gyeong jeong ispirato al romanzo teresa raquin di Èmile zola fotografia chung-hoon chung montaggio jae-beom kim sang-bum kim musica young-ook cho cast kang-ho song sang hyun ok-bin kim tae-ju ha-kiun shin kang-woo hae-sook kim signora ra inhwan park padre noh dal-su oh yeong-doo young-chang song seung-dae mercedes cabral evelyn eriq ebouaney immanuel compagnia di produzione cj entertainment focus features international moho films produttore chan-wook park june lee durata 133 prima proiezione 30 aprile 2009 il riflesso della luna sull acqua è una storia zen sull illuminazione raggiunta dal monaco yuse ma ancor prima essa narra l amore che questi provò e assecondò per una donna sposata alla rottura di tale comandamento capitale ne seguirà un altra quella che porterà il monaco a uccidere il marito della donna la parte centrale della storia di padre hyun è molto simile a questa storia zen in una girandola di peccati e contaminazioni d animo e di sangue che lo porteranno sì a cercare la luce ma quella del sole quella che gli darà la morte addormentandolo nella speranza che quando uno è morto è morto padre hyun è un prete cattolico che vuole salvare le persone e che per far ciò si sottopone a esperimenti volti a contrastare il mortale virus emanuele che nella pronuncia inglese del suo acronimo ev fatta da un dottore ricorda tanto il nome della prima donna che portò al peccato così come sarà una donna a far capitolare il giovane prete l uomo verrà infettato morirà ma una trasfusione di sangue di vampiro lo farà tornare in vita come un miracolato una vita che però non è più la sua in cui proverà sete per tutti i desideri peccaminosi s innamorerà di tae-ju moglie di kang-woo amico d infanzia avrà rapporti sessuali con lei e ne ucciderà il marito dando così cominciamento non alla loro storia d amore ma al loro incubo in cui anche la donna assumerà le vesti di un vampiro il vampirismo che fa da sfondo al premiato film di park chan-wook è quello della sete di sangue e della tessitura cromatica del buio ma è anch esso come i due protagonisti contaminato 5

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il virus emanuele che in un primo momento aveva ucciso hyun è infatti in grado di annientarne il corpo anche una volta divenuto quello di un vampiro la sete vitale che dilania l uomo è l unica fonte di salvezza dal germe che lo infesta a cui è paragonato egli stesso dall oggetto del suo amore e del suo primo peccato taeju thirst è un film sulla sete quella del sangue che elimina il virus quella del sangue che risponde all essenza di un vampiro quella di salvezza quella di perdono che sia l uomo sia la donna richiederanno in momenti diversi ai loro superiori chi a un sacerdote chi alla madre adottiva È la sete che spinge il protagonista ad abbeverarsi alla fonte del suicidio quella stessa sorgente dalla quale aveva fin dall inizio predicato l allontanamento un fiume che avrebbe trascinato con sé corpi peccatori lungo l averno eterno il suicidio e l inferno il senso di colpa e la richiesta del perdono questi i demoni che rincorrono i due protagonisti lungo le strade oscure del loro animo affacciato su un altro mondo un mondo intorno al quale ruota la cinepresa talvolta in cinetico movimento essa fa ciò in opposizione alle suggestive e splendide inquadrature in cui incorniciava gli spazi all inizio quando come per un moto interiorizzante sembrava penetrare gli animi e gli ambienti fino a raggiungerne e coglierne l essenza il midollo vitale perché la vita è là fuori guardare l immenso panorama dalla finestra è più divertente della tv quella tv che in oldboy era orologio calendario scuola amica e amante dopo la contaminazione tutto si fa più acuito non solo l olfatto di hyun ma anche gli angoli di ripresa soggettive di una m.d.p che vive aleggia si espande tra i personaggi s innalza su di loro e poi si abbassa la musica suggestiva e preponderante in molti punti trova negli assolo di flauto il suo protagonista quello che introduce e chiude la storia raccontata dalle immagini quello che accompagna hyun quando è ancora insignibile del titolo di padre puro e semplice come le riprese in esterno al laboratorio biochimico esso sarà la prima vittima della malattia la quale farà interrompere a hyun la melodia suonata e rigettare sangue sullo strumento la contaminazione raggiungerà anche i registri di genere in cui al drammatico si mischierà non solo la crudezza dell horror seppur presente in minor parte ma anche il surreale e il grottesco come è riscontrabile in scene come quella in cui il fantasma sorridente di kang-woo si frappone tra hyun e tae-ju durante un loro rapporto sessuale sì perché gli elementi culturali orientali anche se con discrezione intessono la storia cominciando dal cromatismo luttuoso e del senso dell altrove del bianco questo riveste di sé ogni parete dell ospedale delle stanze per l isolamento taeju con il lenzuolo dopo il primo vero rapporto con hyun e in-colora i muri della casa in cui i due protagonisti vivranno per riprodurre il giorno che non possono più vedere evocando la morte che li circonda quando hyun ucciderà kang-woo annegandolo al vampirismo si mischierà lo spiritismo giapponese dove una sorta di yuurei della vittima privato dell abito bianco perseguiterà i due complici-amanti che occupano ufficialmente quella che era casa sua sotto gli occhi della madre paralizzata nel corpo ma non nella mente dallo shock e dal rifiuto della morte del figlio 6

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sarà questo spirito che getterà hyun nel terrore che trascinerà l uomo negli abissi della colpa da cui emergerà coperto d acqua quella che ha annegato la vita di kang-woo quella che continua a inzupparne le fatue membra in ogni sua apparizione ogni volta esso stringe a sé sul petto il masso con cui hyun cerca di tener chiuso l armadio in cui vuole imprigionarlo È principalmente in kang-woo che è riscontrabile il tema della vendetta sviluppato dal regista nella precedente trilogia ma che è anche leggibile negli occhi di sua madre quando accuseranno i due amanti quando li vedranno morire una vendetta però che sembrerebbe ricadere sulla donna stessa quando questa berrà inconsapevolmente il sangue di tae-ju mischiandolo così al suo È il rendiconto finale che l animo ancor cattolico di hyun teme e rifugge che lo porta a chiedere al padre superiore cieco e bramoso del suo sangue l assoluzione vivendo pungolato dalla speranza che solo il nulla sia pronto ad accogliere i defunti alternata al terrore di un inferno pronto a riceverlo e da cui tae-ju si sentirà immune poiché non cattolica una religione questa il cui rito principale si basa sul sangue raccolto simbolicamente in un calice di rosso vino nella sua ripresa dall alto che ci restituisce la prospettiva anche simbolica dell ancora padre hyun esso appare come sangue effettivo desiderio istintivo che l uomo cercherà di domare nel vampiro che è guidando le sue azioni sotto il giogo di un umanità che sente ancora di avere e che gli vieta di uccidere per sfamarsi una religione i cui adepti innalzano il padre miracolato a taumaturgico crocifisso bendato davanti al quale inchinarsi e pregare che nelle litanie che va ripetendo chiede la mortificazione del corpo che il protagonista flagella al comparire dei primi impulsi a lui preclusi sarà lungo una strada a un crocevia di due diverse eppure uguali fughe che hyun e tae-ju si incontreranno veramente lei in fuga da un inferno personale legata a un marito insulso e cagionevole a una suocera-madre dispotica e onnipresente ogni notte finge il sonnambulismo per scappare per un po da quella lugubre casa mi sento sveglia solo in quei momenti e addormentata per il resto del tempo dirà e in quello stato di veglia incontrerà hyun in fuga dal suo vano tentativo di suicidio in quella che è forse la scena migliore del film assieme a quella finale essenza di quel loro amore più volte messo in dubbio e che ritornerà a pochi minuti dal termine come il buddha che prende diverse forme come gli spiriti che si tramutano in oggetti le scarpe assumono qui un significato animistico essenziale di ciò che hyun pur sempre uomo e padre caritatevole e protettivo è e prova per l amata tae-ju ai piedi di lei che scalzi percorreranno le strade notturne asfaltate che allontanano dall inferno casalingo hyun offrirà sollievo e riparo in un intensa scena in cui a parlare sono solo i sospiri gli occhi la macchina da presa in cui su tutto aleggia la notte tranne che sulle loro figure illuminate tae-ju in camicia da notte bianca a trasparente si contrappone all abito talare nero e costrittivo di hyun in principio fermo davanti a lei 7

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la donna fuggirà lui la raggiungerà e la alzerà da terra e tutto ciò che ci verrà mostrato in questa rincorsa e in questo sollevamento saranno le estremità inferiori in movimento e in arresto là dove si incontreranno vite insoddisfatte peregrine che si sono trovate solitudine che si colma piede nudo ricoperto da una scarpa più grande quella del compagno ritrovato quella che questi si sfila e in cui inserisce i piedi di lei che da sospesa può tornare sulla terra protetta in simbolica unione quando tale unione si completerà quando anche la donna diverrà vampiro strada scelta da hyun per riportarla in vita dopo che l aveva uccisa tae-ju amplificherà la sua vera essenza famelica e capricciosa allontanandosi sempre più dall uomo uccidendo senza sosta per soddisfare la sua sete ogni omicidio di lei è un paletto conficcato con consapevolezza nel cuore di lui in un film in cui l unico van helsing è il senso di colpa che dilania l uomo che lo trafigge è il conflitto tra principi e necessità ormai connaturate tae-ju renderà sempre più grottesco il terzetto di cui fa parte assieme a hyun e alla signora ra madre del defunto kang-woo che completava il quartetto che così bene ricalcava la struttura e la trama di teresa raquin il romanzo di zola a cui il film si ispira l orrore del vampirismo l orrore del sangue l orrore dell omicidio sono gettati non tanto negli occhi dello spettatore quanto nelle sue orecchie il sonoro infatti riveste il ruolo del protagonista il vero portatore sensitivo del fastidio del disagio scrupolosamente in grado di restituire l intensità e la voracità della suzione sanguinea a cui i due vampiri si aggrappano del terrore urlato dall amica di tae-ju nella carneficina finale particolarmente intensa è la scena della rinascita di taeju in cui eros e thanatos si mischiano come il sangue in un bacio in cui il connubio dei due protagonisti è perfettamente reso dalla loro reciproca suzione lei beve dal polso di lui lui da quello di lei mentre la cinepresa danza loro intorno sulle travolgenti note della splendida musica di yeong-wook fino raggiungere sospesa gli occhi testimoni della signora ra fissi su di loro la perfetta fotografia e il culmine di una marcata espressività presente in tutto il film si incontrano in una summa di autoriale perfezione nel finale nei dieci minuti di estremo pathos le parole vengono quasi del tutto abbandonate saranno le inquadrature e la fotografia a parlare l immagine di tae-ju piccola e indifesa dai contorni man mano più schiariti che cerca un inutile quanto fatua salvezza gli occhi della signora ra che trionferanno soddisfatti e vendicativi sul consumarsi dei corpi dei due assassini e sopra a ogni cosa la vastità carcerante del mare i due protagonisti il sole adesso anche tae-ju chiederà la speranzosa conferma quel che è morto è morto vero per fuggire a un inferno a cui hyun ancora crede in parte riabilitato dall idea temporale dell eternità che potranno vivere assieme È l inscindibile condizione che lega le loro anime così come le stringhe di quelle scarpe che tae-ju si rimette ora ai piedi simbolo della loro unione della loro comune condizione dell amore e della protezione che nonostante tutto hyun le dona fino alla fine fino a quell alba che disperde i loro corpi non più in grado di indossare scarpe alcune a cura di aurora auteri 8

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italian horror fest ­ nettuno roma dal 22 al 27 agosto 2011 dopo il successo della precedente edizione anche quest anno ritorna l appuntamento estivo con i maestri e i giovani autori del cinema horror made in italy che si daranno appuntamento a nettuno dal 22 al 27 agosto 2011 e un momento di festa un occasione in più per celebrare il nostro cinema di genere molto apprezzato all estero ma che in italia non è riuscito a trovare ancora la sua giusta dimensione nonostante l interesse da parte del pubblico che lo ha sempre amato la particolarità di questo evento è che ogni sera sarà dedicata ad un autore con l incontro-dibattito aperto al pubblico e a seguire la proiezione su maxischermo dell ultima opera realizzata o di un altro film cult rigorosamente uncut con queste parole luigi pastore regista horror indipendente nonché ideatore e direttore artistico della kermesse annunciava la sua idea di un festival non competitivo ma di unione tra tutti gli artisti che hanno dato e che continuano a dare il loro importante contributo alla cinematografia italiana affrontando uno tra i generi più difficili ma molto apprezzato oltre i confini patri non a caso famosi registi come quentin tarantino brian de palma john carpenter sam raimi solo per citarne alcuni hanno sempre dichiarato apertamente di essersi ispirati ai grandi maestri italiani del cinema cosiddetto di genere la novità di questa edizione è costituita dall istituzione di un prestigioso riconoscimento che prende il nome proprio dalla splendida cittadina che ospita la manifestazione il nettuno d argento la cui ideazione e realizzazione è stata affidata al maestro sergio stivaletti firma prestigiosa del cinema horror/fantastico sia in qualità di creatore di effetti speciali che di regista ma questa nuova edizione vuole dare anche il benvenuto ai nuovi registi emergenti con un concorso riservato ai cortometraggi che verranno selezionati da una giuria di qualità inoltre una serie di eventi paralleli andranno ad arricchire la manifestazione tra questi segnaliamo l horror expo lo spazio dedicato agli stand e la mostra degli effetti speciali del maestro sergio stivaletti www.italianhorrorfest.com 9

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rubrica italico horror il principe della notte il diavolo ­ incisione medievale il palazzo del principe fu innalzato nel xv secolo nelle grottaglie dopo che gli aragonesi già dominanti in sicilia si erano appropriati di tutto il meridione italiano grazie alla pace di lodi ne scaturì allora il regno di napoli il futuro stato borbonico delle due sicilie che andò a conglobare il longobardo ducato di benevento e le terre bizantine eccetto le città di benevento e pontecorvo enclave assegnate allo stato della chiesa benevento perse così per sempre il suo ruolo di capitale politica ma non quello di paese delle streghe sebbene sotto la potestà papalina dal 1077 e forse n è stata giusto la causa per l estremismo adottato dalla santa inquisizione il territorio delle grottaglie comunque non era mai stato sotto la diretta giurisdizione o longobarda o bizantina bensì una sorta di zona franca gestita da pastori e agricoltori del resto sempre in lotta tra di loro un documento fatto risalire al secolo xi ma considerato falso ne avrebbe indicato la donazione da parte normanna all arcivescovo di taranto sarebbe così sorto il castello episcopio baluardo clericale allo scopo di contenere l influenza laicista del palazzo la vita della chiesa non è nuova a dati storici risultati poi inattendibili è ormai risaputo che è infondata la donazione di sutri il primo mattone del suo stato tradizionalmente fatta dal longobardo liutprando al papa gregorio ii il 728 10

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la costruzione del palazzo grottagliese e di tanti altri simili che andarono a costellare il meridione era stata patrocinata dalla corte partenopea al fine di organizzare uno strategico decentramento del potere incrementando o attribuendosi i preesistenti manieri feudali divenne pertanto la residenza ufficiale della vassalla famiglia cicinelli la quale sarebbe stata investita nel 1634 del titolo onnicomprensivo principe di cursi ottenendo tra l altro un feudo in terra d otranto il ducato delle grottaglie appunto sulle murge e la baronia di pulsano questa sulle sponde dello ionio gli eredi ai quali spettava nello specifico grottagliese il titolo di duca erano invece comunemente appellati principi col titolo nobiliare superiore in famiglia e la residenza palazzo del principe questo così indicato sino ai giorni nostri dove secondo le fole i trabocchetti erano in agguato i cicinelli in ambito patriziato partenopeo s imparentarono con i caracciolo e un duca sposò nel 1684 tale donn anna della famiglia carafa la rivalità tra il partito dei laicisti e quello dei chiericali era acclarata nelle grottaglie tanto è vero che sempre dalle labbra delle nannonne il clericalismo narrava del sopruso sacrilego del principe il quale mandava i suoi bravi a rovinare ogni notte i lavori di rifacimento della cinquecentesca chiesa matrice a ridosso del palazzo l ingiuria ebbe termine in virtù dell intervento diretto di francesco de geronimo il gesuita grottagliese futuro santo compatrono tanto è vero che li cunti di contro palesavano anticlericalismo attraverso le gesta sanguinarie di papa giru epiteto assegnato a don ciro annicchiarico per i suoi trascorsi da prete passato alla macchia e al brigantaggio in odore di settarismo ricercato per l assassinio e non solo di un suo confratello per mera questione di donne un conflitto agglutinatosi per secoli nell animo dei grottagliesi che andava a riassumere un dilagante particolarismo delle faziosità il principe sebbene l età postmedievale suggerisse una diversa etica continuava imperterrito a evocare per sé l antico diritto feudale di precedenza nel penetrare una vergine popolana promessa in matrimonio jus primae noctis in altre parole il diritto autocratico di giacere con la sposa altrui la prima notte di nozze pratica che naturalmente favoriva una moltitudine di primogeniti che i mariti non intendevano riconoscere di conseguenza a parte qualche adozione misericordiosa o di opportunismo non sortiva una diversa maniera che rimetterli alla ruota degli esposti e accrescere così l onomastica territoriale da trovatello un indelebile marchio a vita per un individuo e per la sua stessa discendenza le nonne raccontatrici rigorose custodi della morale d epoca velavano detti passaggi con accomodanti versioni li cunti paesani però imposero una decisa soluzione la quale richiamava il principe ancora da protagonista fu dunque intessuto quel diabolico baratto con i demoni dell acchiatura questi ghermivano i neonati che nottetempo il principe porgeva loro in cambio dei tesori criptaliensi le nanonne descrivevano le raccapriccianti forme degli smisurati rettili a guardia delle ricchezze con la mascella che si prolungava verso il basso a mo di becco la cresta longitudinale sul dorso e le spinose protuberanze sulla coda 11

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inventive in fondo non erano affatto poiché con tale rappresentazione in zoologia è riconoscibile il lucertolone dell ordine dei rincocefali ossia lo sfenodonte la storia dell acchiatura esprime nondimeno la tropologia popolare dell arricchimento nobiliare tramite il patimento della gente comune tanti cunti insomma esternavano una prerogativa fantasiosa delle nanonne le quali si sbizzarrivano nelle narrazioni a sostegno delle ideologie e credenze proprie e di famiglia laicismo o clericalismo condite con i tramandamenti dell immaginario medievale quale fu la fine del principe della notte o almeno una delle tante congegnate dalle affabulatrici il principe nei canoni onirici dell acchiatura era istruito solitamente a recarsi nell antro sant angelo così denominato ai giorni nostri che si apre a poche miglia nelle gravine alle porte di taranto in località statte nello scorrere la descrizione 1978 dello studioso pietro parenzan tale locus appare corrispondente al mito la grotta è paragonabile a un girone dantesco perché con un percorso irregolarissimo ad anello da una discesa ripida dall ingresso dopo attraversate gallerie piani elevati salette di vario tipo in una delle quali le pareti sono perforate dai litodomi si emerge dopo un percorso di quasi 300 metri nell antro d ingresso altre volte era invece indirizzato in un budello nell attigua gravina di leucaspide del bianco serpente aspide un toponimo di etimologia greca composto con leuko bianco sempre in quel di statte si era avviato con largo anticipo poiché aveva predisposto di recarsi prima al castello sovrastante le gravine residenza dell amico barone dei blasi per invitarlo personalmente al prossimo banchetto notturno a palazzo com era uso organizzare almeno una volta a settimana godendo la compagnia di compiacenti maggiorenti del circondario a sera ormai inoltrata ritornando dal castello nel ripercorrere un tratto in salita del viottolo delle streghe il cavallo ebbe degli scatti d imbizzarimento un teschio umano veniva loro incontro rotolandosi dal basso verso l alto del tratturo rischiarato con le lanterne protese dai preposti al seguito c è da aggiungere che anche questo locus appare corrispondente al mito popolare giacché stando alle parole dei geologi professori altavilla e casavola il fenomeno degli oggetti qui risalenti la china è ritenuto reale e inspiegabile contro ogni norma gravitazionale il principe non volle soffermarsi per chiarire il prodigio ma che dentro di sé vagliava quale sollecitazione al turpe mercato di quella notte e per esorcizzare l evento vociò al cranio tra i sogghigni liberatori dei bravi in scorta che lo avrebbe atteso ospite alla tavolata a mezzanotte in punto alle prime portate del convivio i rintocchi cadenzati e persistenti sul portone del palazzo avevano già diffuso un pungente disagio tra i commensali i quali si scrutavano a vicenda cercando di capire chi mai fosse l eventuale assente dimenticato 12

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ultimo a presentarsi in realtà invitato lo era stato e dal principe in persona lo scheletro avanzò dinoccolato e tintinnando salutando i presenti poi omaggiò il padrone di casa reclamando un posto a tavola banchettanti bravi e servitori si dileguarono repentinamente abbandonando il loro signore riverso con la faccia nella zuppa fulminato al cuore alcune nanonne precisavano che lo scheletro era arrivato giusto per portarsi via il principe ricambiandogli l invito in altre divagazioni viepiù indossava un saio alla zi monaco ma che una volta accomodatosi sullo scanno ostentava i suoi demoniaci piedi di capra incutendo orrore tra gli astanti occorre precisare che ogni leggenda pur richiamandosi a personaggi e a eventi storici dal momento in cui s insinua nelle menti degli affabulatori le nonne nel nostro caso questi ne smarriscono la conformità a beneficio di una propria interpretazione le vicende qui tramandate infatti non avrebbero mai assegnato una precisa fisionomia al principe tantomeno un ben definito periodo alla sua epopea poiché in costui esse racchiudevano l unicum di singole nefandezze compiute da predecessori e successori in senso lato divincolandosi tra atavici miti e leggende che del principe non avevano alcun nesso famigliare doveroso sicuramente allora rendere giustizi citando i comportamenti e gli atti da buon governo di secondi predecessori e successori a cura di ferruccio gemmellaro meolo venezia 13

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gabriele albanesi gabriele albanesi nato a roma il 03/03/1978 si laurea in scienze della comunicazione con una tesi dal titolo evoluzioni del cinema horror italiano la sua scalata verso il successo comincia con la realizzazione di corti e lungometraggi amatoriali dall età di sedici anni tra i quali gli stralunati la ghiandola surreale 1997 e il maelstrom dell assurdo 1999 entrambi presentati al festival del cinema trash di torino.successivamente diventa critico cinematografico per la rivista zabriskie point collaboratore per la trasmissione stracult su raidue ed assistente alla regia in numerosi videoclip dei manetti bros tra i quali quelli per alex britti gigi d alessio e 883 nel frattempo porta avanti il suo percorso da regista realizzando tre cortometraggi professionali nel 2001 il western-horror braccati nel 2002 l armadio e nel 2003 mummie per poi arrivare al 2006 dove la nerofilm in associazione con manetti bros e sergio stivaletti realizza il suo primo lungometraggio il bosco fuori che riscuote un gran successo tanto da approdare anche in america intervista com è nata la passione per l horror non saprei dirlo è una passione che ho avuto da sempre ricordo che sin da bambino andavo ricercando i fumetti più orrorifici e amavo intrattenere le persone raccontando storie macabre e con particolari disgustosi sono sempre stato portato per un certo gusto della provocazione con il bosco fuori hai riscosso un gran successo tanto da sbarcare anche sul mercato cinematografico americano te l ho saresti mai aspettato sinceramente no soprattutto per opera di un maestro assoluto come sam raimi e stata una grande sorpresa e all inizio quasi non ci credevo poi invece è veramente uscito il cofanetto della ghost house underground appunto la neonata compagnia home video di raimi e tapert con gli otto film da loro proposti e tra questi c era the last house in the woods il titolo estero de il bosco fuori e stata un emozione unica 14

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preferisci il mercato cinematografico americano o quello italiano quello americano non lo conosco personalmente come mercato di sicuro oggi in italia viviamo una profondissima crisi che rende molto difficile fare questo lavoro non escludo in futuro di emigrare se dovessi scegliere un regista horror col quale collaborare chi sceglieresti e perché tra i nuovi horror directors il mio preferito è eli roth e l unico che ha una sua visione autoriale che non si è svenduto alle majors e che continua con un suo ben preciso discorso aja è scaduto in film anonimi e di cassetta e anche rob zombie ha perso molto del suo potenziale oltre a fare il regista ti sei calato anche nella veste di produttore producendo fantasmi composto da episodi sul tema della ghost-story e dando spazio a cinque nuove leve emergenti del cinema horror quale consiglio ti senti di dare a questi giovani registi che vogliono intraprendere questa strada di rincorrere meno le manie autoriali e non perdere mai di vista il genere in italia per anni non siamo più riusciti a fare il genere perché c era una sorta di complesso culturale che spingeva i registi a voler comunque fare il loro film d autore anche quando provavano a cimentarsi con l horror partorendo così i cosiddetti film di semi-genere roba tipo h2 odio per intenderci ora che finalmente siamo usciti da questa mentalità non dobbiamo correre il rischio di ritornarci parlaci del tuo ultimo lavoro ubaldo terzani horror show di cosa tratta e la storia di un giovane regista che per scrivere il suo primo film viene affiancato da un diabolico scrittore di bestsellers horror ubaldo terzani per l appunto che finirà per trascinarlo in un girone dell orrore e un film molto particolare con pochi personaggi all interno di una casa che guarda agli horror da camera di roman polanski e ai kammerspiel del cinema di monte hellman con anche una robusta dose di lucio fulci e del suo cinema più sporco e splatter quanto di biografico c è in questo lungometraggio da te diretto le premesse sono autobiografiche con la dimensione del giovane regista che vuole fare cinema horror in un italia completamente asservita alle regole della tv poi però subentra il genere e il dato autobiografico sfocia nel cinema-cinema 15

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