APRE magazine n.1

 
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APRE magazine n.1

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APREmagazine Rivista d’informazione sulla ricerca e l’innovazione europea Scenari • APRE tra continuità e innovazione • La sfida della ricerca italiana: l’internazionalizzazione • L’Unione per l’energia, il Set Plan e Mission Innovation Una voce dall’Europa • TOWARDS OPEN AND INCLUSIVE EUROPEAN SOCIETIES Focus su Horizon 2020 • La nuova Roadmap ESFRI 2016: successi, opportunità e sfide per l’Italia • Superfluidity, eccellenza italiana nella ricerca sulle tecnologie di Quinta Generazione (5g) • Bio-Based Industries: una guida al bando 2016 • La Fet Flagship In Quantum Technologies: verso la seconda rivoluzione quantistica

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Sommario Scenari 4 APRE: tra contnuità e innovazione 6 La sfida della ricerca italiana: l’internazionalizzazione 8 L’Unione per l’energia, il Set Plan e Mission Innovation Una voce dall’Europa Towards open and inclusive European Societies Lo spettro di Brexit su Horizon 2020 Un nuovo gruppo di lobby nel panorama europeo Focus su Horizon 2020 La nuova RoAdman ESFRI 2016: successi, opportunità e sfide per l’Italia Superfluidity, eccellenza italiana nella ricerca sulle tecnologie di quinta generazione (5g) Bio-based industries: una guida al bando 2016 La Fet Flagship in quantum Technologies: verso la seconda rivoluzione quantistica Il bello della scienza Dentro la ricerca: Di che colore è il cielo Concorso fotografico: la foto vincitrice di questo numero Dalla Rete APRE Sinergie tra Fondi Strutturali e Horizon 2020: come realizzarle APRE dà i numeri n.1 Luglio 2016 A cura di APRE - Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea Via Cavour, 71 00184 Roma Tel. 0648939993 Email: redazione@apre.it Web: www.apre.it Responsabile di Redazione Mara Gualandi Editing Monique Longo ArtDirector-GraphicDesigner Emanuela Dané Hanno Collaborato a questo numero Alessandro Damiani, Virginia Coda Nunziante, Riccardo Basosi, Marcello Capra Domenico Rossetti di Valdalbero Monique Bossi, Daniela Mercurio, Marta Calderaro, Serena Borgna, Emanuela Dané, Ginevra Tonini, Serena Pulcini, Romina Kocina, Tommaso Bernardini, Monique Longo Copertina: ©Emanuela Dané

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Editoriale Scenari di Marco Falzetti, Direttore APRE Lo scenario nazionale ed europeo è costellato di ottimi ed efficaci esempi di Newsletter dedicate a promuovere ed informare a vari livelli di approfondimento su Horizon 2020. Anche APRE ha da diversi anni contribuito ad arricchire questo scenario attraverso la pubblicazione della sua Newsletter, spesso ripresa ed arricchita dal sistema dei Soci e degli Sportelli regionali APRE per una sua capillare diffusione sull’intero territorio nazionale. La rapida diffusione dell’informazione verso il sistema dei potenziali soggetti nazionali, direttamente o indirettamente interessati alle evoluzioni e ai cambiamenti in seno ad H2020, è un compito fondamentale per APRE nello svolgimento della sua missione. E’ per questo che tanta attenzione è stata posta nell’assicurare che la Newsletter fosse un veicolo, sì di diffusione dell’informazione, ma soprattutto un mezzo concepito per trasferire l’informazione il più possibile essenziale, sintetico e pertinente, cercando di ridurre al minimo l’effetto di stordimento da sovra-informazione che spesso si genera nel lettore. Riconoscendo l’importante servizio sin qui svolto dalla Newsletter APRE, e in considerazione dell’esistenza di altri strumenti che APRE ha già messo in essere per la diffusione online dell’informazione, si è deciso di cambiare l’impostazione editoriale della Newsletter passando da un semplice, se pur efficace, mezzo di informazione e aggiornamento a un format più contenutistico proprio di una rivista. E’ quindi con grande orgoglio che APRE lancia il primo numero del nuovo APREmagazine. La pubblicazione, che avrà una frequenza trimestrale, intende essere una proposta di lettura per tutti coloro interessati a vari livelli di coinvolgimento nel vasto mondo della Ricerca e Innovazione, declinate in particolar modo in ambito europeo. Ma parlare di Ricerca e Innovazione in Europa, significa di fatto interagire continuamente con le molteplici realtà nazionali e internazionali che si muovono all’interno di questi settori. Alla base di questa nuova linea editoriale vi è l’idea di accostare in modo quanto più equilibrato un’informazione diretta, tipicamente quella che ci si potrebbe aspettare dai Rappresentati nazionali e i National Contact Point, con articoli di approfondimento su vari temi di generale rilevanza proposti da persone di spicco nel contesto di Horizon 2020. In entrambi i casi l’obiettivo è di permettere agli autori uno sviluppo dell’informazione più elaborata e approfondita di quanto non avvenisse nella precedente Newsletter. APREmagazine si rivolge a un pubblico di lettori più vasto di quello della precedente Newsletter, non limitato ai soli Soci APRE, ma a tutti coloro che ne vorranno fare richiesta. Si rivolge altresì a un pubblico di potenziali contributori nazionali e internazionali, tra Soci e non, che saranno invitati a condividere le loro visioni, idee e conoscenze con l’intera comunità di riferimento. Questo primo numero, che di fatto lancia un nuovo strumento di condivisione e diffusione dell’informazione, segna inoltre un momento di rinnovamento particolarmente significativo per APRE, testimoniato dall’articolo di apertura del suo nuovo Presidente Alessandro Damiani. Lo staff APRE profonderà quindi tutto l’impegno necessario affinché APREmagazine si affermi attraverso la qualità dei suoi contenuti come pubblicazione di riferimento per l’intera comunità di scienziati, innovatori e professionisti che gravitano intorno al mondo della ricerca e dell’innovazione europee. 3

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APRE: tra continuità e innovazione Alessandro Damiani, Presidente APRE In Europa la ricerca e l’innovazione, lo sviluppo delle conoscenze e delle loro applicazioni, sono oggi universalmente riconosciuti come motori del progresso economico e sociale, strumenti indispensabili al servizio della crescita, del benessere, della modernizzazione delle nostre società. Cooperare per affrontare più efficacemente le sfide comuni - ambiente, clima, energia, trasporti, salute, digitalizzazione, produzione, sicurezza...; cooperare per meglio competere in un mondo sempre più globalizzato e multi-polare; cooperare per affermare valori comuni e per difendere e diffondere i livelli europei di benessere e qualità della vita: sono imperativi che si impongono ormai con la forza dell’evidenza e la conferma della pratica. Anche in tempi di crescente euroscetticismo e di nazionalismi risorgenti, l’Europa della ricerca resta una delle ‘storie di successo’ del processo di integrazione e un valido antidoto contro le tentazioni separatiste. Dal 1990 l’APRE rappresenta l’interfaccia tra ricerca nazionale ed europea e opera al servizio dello sviluppo del sistema ricerca italiano nel contesto internazionale. Per realizzare al meglio questa sua missione oggi l’APRE deve da un lato rafforzare la sua capacità operativa nel segno della continuità, ma dall’altro deve anche saper reinterpretare il suo ruolo alla luce dei nuovi bisogni che il sistema ricerca italiano, esprime e delle nuove sfide e opportunità che la collaborazione europea presenta. E deve farlo restando fedele alla sua triplice vocazione: europea, italiana e di servizio ai suoi associati. L’obiettivo numero uno dell’APRE deve rimanere quello di rafforzare la partecipazione italiana ai programmi europei di ricerca e innovazione. Ma in presenza di strumenti sempre più diffusi di accesso alle informazioni, e dovendo fare i conti con un sistema nazionale notevolmente sotto-dimensionato rispetto a quello dei maggiori paesi europei, occorre non solo continuare a sviluppare la 4

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capacità di disseminazione, ma puntare maggiormente sul valore aggiunto dell’assistenza mirata agli operatori, anche allo scopo di contribuire a far emergere nuove potenzialità e ad allargare la base del sistema ricerca italiano. Da questo punto di vista, l’enfasi ‘ricerca+innovazione’ dell’attuale Programma Quadro europeo, più attento ai risultati e più vicino al mercato e alle applicazioni, apre nuovi spazi che devono essere sfruttati appieno. Una più robusta presenza della ricerca italiana sulla scena europea certamente giova all’Italia, e non solo in termini di ritorno economico ma anche di sviluppo di conoscenze, di capacità e di potenzialità per il futuro; e al tempo stesso essa contribuisce a rendere l’Europa più forte, più dinamica e più rappresentativa. Oggi che l’Italia sembra voler conciliare il suo tradizionale impegno europeista con una rinnovata ambizione di protagonismo, è importante che anche la scienza e la tecnologia trovino spazio in questa nuova dinamica. Un’occasione da non perdere in questo senso è rappresentata dalla preparazione del prossimo Programma Quadro: i prossimi due o tre anni saranno decisivi per la definizione delle priorità del prossimo ciclo settennale. Grazie al suo ruolo para-istituzionale in Italia e alla credibilità che ha saputo conquistarsi a Bruxelles, l’APRE può essere uno strumento efficace al servizio di questo obiettivo, fornendo un retroterra di analisi e una piattaforma di dialogo tra i protagonisti della ricerca, in supporto alla definizione e alla difesa delle posizioni italiane. Il perseguimento di questi obiettivi ambiziosi passa anche attraverso la riaffermazione del carattere associativo dell’APRE, che ha sempre cercato di conciliare la capacità di servizio nei confronti degli organismi associati con quella rivolta all’insieme dei soggetti italiani. E’ di primaria importanza per l’APRE che i soci si riconoscano pienamente nella sua missione e nel suo operato, che contribuiscano attivamente a determinarne gli indirizzi, che traggano dal loro impegno di partecipazione i benefici che legittimamente si attendono in termini di prestazione. E’ importante però anche accrescere ulteriormente la rappresentatività dell’associazione continuando ad allargarne la base, con un’attenzione particolare ai protagonisti della ricerca industriale, specialmente le imprese innovative e gli organismi di R&S e innovazione a vocazione settoriale o territoriale. La piena realizzazione della missione di servizio al paese e di supporto istituzionale richiede un utilizzo ottimale e uno sviluppo delle competenze dell’APRE, non può prescindere dalla valorizzazione del ruolo di indirizzo strategico dei suoi organi dirigenti, e va riaffermata anche attraverso il consolidamento del rapporto privilegiato con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, e attraverso lo sviluppo di rapporti di collaborazione con altri soggetti istituzionali, in Italia come a Bruxelles. Essere partecipe di questa sfida, per me che ho avuto la ventura di contribuire alla nascita dell’APRE e l’ho vista crescere con soddisfazione in tutti questi anni, è certamente un motivo di orgoglio ma anche e soprattutto un impegno che mi accingo ad affrontare con umiltà, con convinzione e con determinazione. Scenari “Anche in tempi di crescente euroscetticismo e di nazionalismi risorgenti, l’Europa della ricerca resta una delle ‘storie di successo’ del processo di integrazione e un valido antidoto contro le tentazioni separatiste”. 5

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Scenari “Be open to the world” La sfida della ricerca italiana: l’internazionalizzazione Virginia Coda Nunziante, Direttore Ufficio Accordi e Relazioni internazionali CNR Oggi si parla molto di cooperazione internazionale in Ricerca e Sviluppo e una delle indicazioni insistentemente ribadita dal Commissario alla Ricerca della Commissione europea è “Be open to the world”. Il Commissario Carlos Moedas ripete spesso che la Ricerca deve essere globalizzata e non può chiudersi negli stretti limiti del vecchio continente o ancora meno di una singola nazione. In un mondo che muta velocemente a tutti i livelli, la scienza dovrebbe porsi come obiettivo quello di riuscire a rispondere rapidamente alle nuove sfide che quasi quotidianamente si presentano alla società globalizzata; il coordinamento internazionale diviene quindi una necessità. E’ molto diversa la situazione oggi rispetto a quella dell’inizio secolo scorso quando nacque, per esempio, il Consiglio Nazionale delle Ricerche che fu istituito proprio per promuovere l’internazionalizzazione della Ricerca italiana. Esso venne infatti fondato nel 1923 per partecipare al Consiglio Internazionale delle Ricerche, nato quattro anni prima a Bruxelles, poi trasformatosi nel più conosciuto ICSU, l’International Council of Scientific Unions (ora International Council for Science). All’epoca, fondamentale fu il ruolo svolto dall’ICSU per far collaborare gli scienziati da una parte all’altra della “cortina di ferro”, anche per abbattere quel muro che sarebbe poi crollato inesorabilmente nel 1989. Oggi, con i progressi scientifici e tecnologici degli ultimi trent’anni, sono caduti tutti i muri, anche quelli fisici e temporali. Vediamo infatti ricercatori operanti dalle parti opposte del globo che riescono a portare avanti ricerche congiunte, talvolta (è tuttavia da definire entro quali limiti questo sia un bene) senza neanche mai incontrarsi di persona. Le sfide sono dunque quanto mai 6

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Julien Malland in arte “v“. Una delle opere di street art realizzate da Seth nella Metro Spagna di Roma. Scenari Open Innovation, Open Science, Open to the World: la pubblicazione Realizzata dalla DG Ricerca e Innovazione della Commissione europea, la pubblicazione “Open Innovation Open Science Open to the World: a vision for Europe” raccoglie alcuni dei concetti chiave e intuizioni dietro le 3Os e mette in evidenza le azioni che sono già in corso o in fase di preparazione. Approfondire le 3Os, il motto chiave del Commissario europeo Moedas, è cruciale per assorbire e conoscere la filosofia che guiderà per i prossimi anni il programma Horizon 2020 e rappresenta il punto di partenza per la costruzione del prossimo nono programma quadro. Per maggiori informazioni: https://goo.gl/eCnRmt diverse rispetto a quelle del secolo scorso, ma l’importanza dell’internazionalizzazione, non solo non è diminuita, ma ha acquisito un valore sempre maggiore nella società globalizzata del XXI secolo. Il livello della Ricerca italiana e il valore dei nostri ricercatori, riconosciuto a livello internazionale, apre facilmente la strada alle collaborazioni con tutti i Paesi del mondo. Bisogna però interrogarsi, oggi, su quali siano gli strumenti e le modalità più adatte per permettere ai ricercatori di avviare e/o potenziare collaborazioni internazionali. Il contesto internazionale cambia e devono dunque mutare anche gli strumenti di cooperazione per non rischiare di rimanere isolati nel contesto globale. Importante è non mutare il fine della Ricerca che deve sempre tendere allo sviluppo della conoscenza e al progresso scientifico e tecnologico inteso come uno strumento di crescita e non di asservimento della persona umana. Altrimenti la scienza diventa scientismo. Oggi, i laboratori nei differenti campi del sapere scientifico sono interconnessi così come interconnesse sono le discipline. Per favorire lo sviluppo dell’eccellenza tra gli scienziati, i programmi di cooperazione dovranno comunque continuare a supportare la libera circolazione delle persone per facilitare l’accesso e la creazione di laboratori (all’estero e in Italia) e per determinare processi sempre più integrati e ad alto valore aggiunto. La mobilità geografica e la diversificazione (così come l’integrazione) tematica potranno dunque costituire un sostegno chiave per eccellenza, per creatività e flussi di conoscenze tra i ricercatori. Non si può dimenticare che la conoscenza personale e il rapporto umano rimangono fattori determinanti per la buona riuscita di ogni ricerca. Ci sono inoltre altri due fattori importanti di cui, a mio avviso, bisogna tenere conto. Il primo è strategico. L’Italia, rispetto ad altre nazioni, evidenzia maggiori difficoltà a presentarsi come realtà sistemica. Finché le azioni saranno condotte in ordine sparso, senza strategie precise e coordinate, saremo sempre alla rincorsa di altri Paesi. Certamente continueremo ad avere delle eccellenze in alcuni (forse anche molti) settori, ma esse non ci aiuteranno a crescere come “sistema Paese”. La ricerca è sempre volano di sviluppo, ma non se rimane chiusa all’interno delle mura di un laboratorio, foss’anche il più avanzato. Il secondo è demografico. In un Paese come il nostro che invecchia, se non vogliamo essere largamente sorpassati da Paesi giovani e pieni di fresche energie, dobbiamo imboccare nuove strade, e soprattutto dobbiamo iniettare giovani menti nel nostro mondo della Ricerca. Ciò può essere ottenuto predisponendo un raccordo efficace tra l’istruzione, primaria e secondaria, e la Ricerca, veicolando nelle nuove generazioni interessi, stimoli e conoscenza reali. Diventa inoltre indispensabile rendere attrattivo il nostro sistema, fornendo prospettive concrete per evitare la fuga dei nostri migliori cervelli e diventando un paese di richiamo per talenti da altri Paesi. La Ricerca vive di “brain circulation” e non siamo ancora attrezzati (se non in alcuni settori specifici) per essere parte dei circuiti internazionali dove esso meglio già si realizza. La sfida che la ricerca italiana ha davanti a sé è dunque quella di competere e collaborare sempre di più a livello internazionale, non disperdendo quelle caratteristiche di eccellenza che le sono proprie, ma anzi sviluppandole. Sono, infatti, proprio queste eccellenze che permettono al nostro Paese di tornare a svolgere un ruolo di primo piano nella Ricerca scientifica internazionale. Dalle scelte strategiche compiute oggi dipenderà il futuro della Ricerca italiana. 7

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Scenari L’Unione per l’energia, il Set Plan e Mission Innovation Riccardo Basosi, Rappresentante Italiano Configurazione Energia di H2020 e Delegato MIUR per il SET Plan Marcello Capra, Delegato MISE per il SET Plan Qual’ è il quadro politico e strategico europeo a cui le proposte sul tema energia devono ancorarsi? Quali le priorità dell’Unione Europea a cui le proposte devono contribuire? Contestualizzare la propria idea di ricerca è cruciale per vincere un finanziamento Horizon 2020. N el febbraio 2015 la Commissione europea ha adottato una Comunicazione , intitolata A Framework Strategy for a Resilient Energy Union with a Forward-Looking Climate Change Policy in cui sono individuati cinque obiettivi strategici prioritari per la realizzazione dell’Unione dell’energia: 1. sicurezza energetica; 2. un mercato interno dell’energia pienamente integrato; 3. efficienza energetica come contributo alla riduzione della domanda di energia; 4. de-carbonizzazione dell’economia; 5. un’unione dell’energia per la ricerca, l’innovazione e la competitività. Dovranno inoltre essere sviluppate le sinergie con la politica estera. L’importanza delle tecnologie energetiche e dell’innovazione per conseguire gli obiettivi UE 2020 nel settore delle politiche energetiche e climatiche ma anche per realizzare gli obiettivi per il 2030, era stata già da tempo riconosciuta dall’Unione, con l’implementazione dei Programmi Quadro della R&S. Nel 2008 è stato lanciato infatti lo Strategic Energy Technology (SET) Plan come strumento di “spinta della tecnologia” delle politiche energetiche e climatiche. Gli investimenti pubblici e privati totali di ricerca e sviluppo nei settori prioritari del SET Plan sono passati nell’UE da 2,8 miliardi di euro nel 2007 a 7,1 miliardi nel 2011, di cui ben il 66% a carico dell’industria, mentre gli Stati membri hanno contribuito per il 28% e la Commissione europea per il 6%, grazie anche ai fondi del 7° Programma Quadro della Ricerca UE. 8

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L’Unione dell’Energia è stato il tema chiave nell’agenda dell’Unione Europea per il 2015, in stretta sinergia con l’attuazione del Pacchetto Clima-Energia al 2030 e la Conferenza ONU COP21 sul clima svoltasi a Parigi lo scorso dicembre. Il lancio dell’Unione per l’Energia chiama tutti gli Stati membri ad un impegno particolare sugli investimenti in ricerca e innovazione per lo sviluppo di tecnologie per la green economy. Il SET Plan è lo strumento fondamentale per affrontare le nuove sfide e costituirà nei prossimi anni il punto di riferimento per gli investimenti a livello di UE, nazionale e regionale, ma anche per gli investimenti privati a favore della ricerca e dell’innovazione nel settore energetico. Nel corso del 2014 ci si è resi conto tuttavia che la strategia europea in materia di tecnologie a basse emissioni di carbonio doveva accelerare il ritmo dell’innovazione e colmare il divario tra ricerca e mercato. La Conferenza SET Plan svoltasi a Roma nel dicembre 2014 sotto la Presidenza italiana ha sviluppato a fondo questi temi e ha offerto alla comunità scientifica la predisposizione di una roadmap integrata che, tenendo conto delle specificità delle varie tecnologie, riguarda l’intera catena di ricerca Scenari “Il SET Plan è lo strumento fondamentale per affrontare le nuove sfide e costituirà nei prossimi anni il punto di riferimento per gli investimenti a livello di UE” nazionale e regionale”. Figura 1 - Integrazione tra priorità di Ricerca e Innovazione dell’Unione per l’Energia e temi dell’Integrated Roadmap del SET Plan. Da “Commissione Europea, Steering Group SET Plan, 2015” SET Plan Integrated Roadmap (13 themes) T10: Development of renewables T8: System flexibility T1: Engaging consumers T2: Smart technologies for consumers T6: Modernising the electricity grid T7: Energy storage T9: System flexibility T9: Smart cities & communities T3: Energy efficiency in buildings T4: Energy efficiency in heating & cooling T5: Energy efficiency in industry & services T7: Energy storage T13: Biofuels, fuel cells & hydrogen, alternative fuels T11: Carbon capture storage/use T12: Nuclear energy ENERGY UNION R&I & Competitiveness priorities N°1 in Renewables Smart EU Energy System with consumers at the centre SET PLAN (10 key actions) 1 Performant renewable technologies integrated in the system 2 Reduce costs of technologies 3 New technologies & services for consumers 4 Resilience & security of energy system Efficient Energy Systems 5 New materials & technologies for buildings 6 Energy efficiency for industry Sustainable Transport 7 Competitive in global battery system (e-mobility) 8 Renewable fuels 9 CCS/U 10 Nuclear safety 9

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Scenari e innovazione, dalla ricerca di base alla dimostrazione per l’immissione sul mercato. La roadmap ha costituito un importante punto di riferimento non solo per la definizione del Programma Horizon 2020, ma anche per la collaborazione tra Stati membri sulla base del principio di “joint co-operation”. Sulla base della roadmap, gli Stati membri e la Commissione hanno infatti elaborato un piano d’azione che definisce gli investimenti in R&S necessari, possibilmente coordinati e/o congiunti da parte degli Stati membri, e con l’Unione stessa. Questi investimenti non si limitano a programmi di incentivazione, ma devono comprendere strumenti di ingegneria finanziaria e appalti pubblici. Il biennio 2014-2015 è stato particolarmente intenso in questa prospettiva da quando è stato avviato il Programma Horizon 2020, che rappresenta nel settore Energia il principale strumento attuativo del SET Plan. Il consuntivo dei risultati della partecipazione italiana ai bandi offre una prima serie di dati utili per caratterizzare il posizionamento del sistema nazionale della ricerca ed individuare eventuali criticità. Di rilievo in questa analisi assumono l’allineamento delle politiche nazionali di sostegno alla ricerca (PNR) alle priorità di H2020 e la possibile sinergia con i Fondi strutturali a valenza regionale. Un uso efficace e sinergico con Horizon 2020 dei Fondi Strutturali 2014-2020, deve essere in grado di sostenere lo sviluppo di nuove tecnologie per l’impiego delle fonti rinnovabili e per l’efficienza energetica (in particolare nel settore residenziale e urbano), con una governance delle attività sempre più efficace. L’Unione per l’Energia prevede una serie di azioni per l’innovazione che dovranno articolarsi su quattro priorità principali che gli Stati membri e la Commissione devono sottoscrivere ed impegnarsi ad implementare: 6. essere leader mondiale nello sviluppo della prossima generazione di tecnologie delle energie rinnovabili con una produzione rispettosa dell'ambiente; 7. agevolare la partecipazione dei consumatori alla transizione energetica mediante reti intelligenti e città intelligenti; 8. dotarsi di sistemi energetici efficienti; 9. dotarsi di sistemi di trasporto più sostenibili e innovativi per migliorare l'efficienza energetica e ridurre le emissioni di gas a effetto serra. Queste priorità, a cui si aggiungono CCS e sicurezza nucleare (solo per gli Stati che intendono farne uso), sono declinate in dieci azioni-chiave (figura 1) sulle quali gli Stati membri e i principali stakeholder di settore sono chiamati nel 2016 ad un serrato confronto per definire: • il livello di ambizione in termini di priorità e finanziamenti; • le modalità di implementazione per ciascuna azione-chiave; • i prodotti attesi dalle attività di R&S e i tempi necessari per il conseguimento dei risultati. A rafforzare questa strategia, lo scorso 30 novembre, a margine della COP 21 di Parigi, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha sottoscritto, insieme ad altri 19 leader mondiali, la dichiarazione di “Mission Innovation”, 10

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una iniziativa promossa dagli USA per formare una alleanza globale per la lotta al cambiamento climatico attraverso lo sviluppo e l’adozione di innovative tecnologie energetiche pulite. A livello europeo hanno aderito, oltre all’Italia: Germania, Francia, UK, Danimarca, Svezia e Norvegia. Questi paesi hanno identificato nelle delegazioni al SET Plan gli interlocutori istituzionali per promuovere la partecipazione dei loro paesi all’iniziativa, ribadendo ancora una volta il ruolo strategico del SET Plan per l’Europa. I 20 firmatari hanno preso l’impegno a raddoppiare entro il 2020 la spesa pubblica in ricerca e innovazione destinata alle tecnologie low carbon, con l’obiettivo di concorrere all’accelerazione dello sviluppo e conseguente adozione di queste tecnologie da parte del sistema economico e industriale. Parallelamente è stata lanciata l’iniziativa privata gemella denominata “Breakthrough Energy Coalition”, alimentata da contributi volontari di grandi imprese internazionali, che prevede la creazione di un Fondo di investimento privato stimato in $20 Miliardi (di cui è stato promotore Bill Gates) che potrà finanziare i progetti innovativi più meritevoli e quindi fornire ricadute importanti anche per il nostro sistema industriale e della ricerca. L’iniziativa è già in fase operativa e sono state fissate alcune scadenze che il nostro Paese è chiamato a rispettare. Mission Innovation rappresenta in pratica l’estensione a livello mondiale degli obiettivi del SET Plan Europeo. Scenari “Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha sottoscritto, insieme ad altri 19 leader mondiali, la dichiarazione di “Mission Innovation”, una iniziativa ... per la lotta al cambiamento climatico”. Il network dei National Contact Point • Opportunità europee di finanziamento oltre Horizon 2020 • Uno strumento dedicato per la ricerca partner • Network europei nel settore Energia • Novità, eventi e politiche europee www.c-energy2020.eu/ Universities in the Energy Transition: Focus on Energy Efficient Systems and Nuclear Safety 2nd UNI-SET Energy Clustering Event 26 - 28 September 2016 Ospitato dal Politecnico di Torino http://bit.ly/1VZc3M8 11

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TowardsUna voce dall’Europa Open and Inclusive European Societies Domenico Rossetti di Valdalbero, PhD Team Leader at the European Commission DG RTD, Unit B.6, Open and inclusive societies* Sfida Sociale 6: conoscere la ratio dietro ai bandi del 2017 e di quelli che verranno nel Work Programme 2018/20, per affrontare nella giusta prospettiva i topic F ormer President of the European Commission, Jacques Delors, used to say that when dealing with EU affairs you need to be both an excellent pilot and a very good mechanic. What he meant is that to be successful at EU-level, you must present ambitious and forward-looking ideas, while also knowing the institutional setting and machinery.I will therefore firstly share my vision on potential future priorities and then present some mechanics of Horizon 2020 Societal Challenge 6 on ‘Europe in a changing world: inclusive, innovative and reflective societies’1. For the next years (2018-2020) and for answering to current European challenges, three main areas of interest could be underlined2. Migration will probably be the key question for this century in Europe3. It relates strongly to grasping the concept of ‘forward-looking open and inclusive societies’, especially in light of political trends that seem to go towards ‘inward- 1 Work Programme 2016-2017 and 2014-2015 of Societal Challenge 6. 2 Expert Advisory Group recommendations on 2018-2020 Work Programme 3 ‘Migration challenge’ and ‘Research on Migration – A Policy Review’ looking, closed and rejecting societies’. The design of effective and sustainable migration policies will be a must. Such action on migration may deal with understanding and attempt to anticipate migration flows, to provide ways to improve the integration of migrants and tackle the migration-development nexus. It will have to address the new geographies of migration patterns (cf. alterations in spatial trajectories of migration movements with regard to sending, receiving and transit countries) and the new temporalities of migration (cf. increase of temporary, circular, seasonal or short-term movements). The governance of the future, the legitimacy of traditional institutions and the ‘trust in the system’ are key questions that will have to be addressed by researchers and decision-makers in the next years4. This should be seen in combination with the more and more apparent clash between the western-style of democracy championed by Europe and the alternative autocratic governance paradigm 4 Trust – European research co-creating resilient societies 12

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led in the bigger country and in the more populous country of the world. Challenged by globalisation and the digital era, all the different actors of Europe - be it from the public or the private sectors, from civil society or academic institutions – should think to a mise à jour of their governance. Lastly, in the so-called fourth industrial revolution, the nexus between humans and machines, between man and technology will increasingly appear at the top of the European political agenda5. The debate between precaution and innovation, between security and privacy, between the respect and the exploitation of nature, between social habits and technological developments will have an ever stronger relevance. This relationship will affect the jobs of tomorrow, our way of living and the sustainability of our planet. The socio-ecological transition, the share of intangibles, the ‘Beyond GDP’ and the wellbeing of our societies will be influenced by the shaping of this new revolution.These areas of interest are well in line with but also somehow deviate from the main issues that are currently being tackled in the 2016 and 2017 work programme: Co-creation for growth and inclusion deal with the innovation ecosystem, the improvement of statistics and the transformation of knowledge into value through innovative collaborative models (COCREATION call). The Reversing inequalities and promoting fairness seeks to enhance European policies’ fairness, based on the analysis of inequalities and radicalisation dynamics, and on preventive educational strategies (REVINEQUAL). Engaging together globally intends to facilitate dialogue with third countries and 5 Man-Technology interface in Europe Una voce dall’Europa to strengthen the leading role of Europe in tackling global issues (ENGGLOBALLY). Finally, Understanding Europe – Promoting the European public and cultural space encourages a participative reflection on our history, diversity and traditions (CULT-COOP call). The urgent question of migrations (cf. integration, employability and EU values) is also addressed in this work programme. These R&I actions complement the 100 projects amounting to € 300 million funded in 2014 and 2015 dealing with the ways to overcome the financial, economic and social crisis (EURO call), the empowerment and engagement of the young generation (YOUNG call), the European cultural heritage and identities (RELECTIVE call), Europe as a global actor (INT call) and the new forms of innovation (INSO call) including the SME instrument that promotes new business and collaborative models in the field of inclusive, innovative and reflective societies. Furthermore, the e-government activities and the digital cultural heritage gave a large place to information and communication technologies. Research and innovation (R&I) play a crucial role in transforming our economies and societies. As demonstrated by facts and figures, the EU countries that have systematically invested in R&I have been more resilient to the financial, economic and social crisis. With € 10 billion per year, Horizon 2020 is the biggest R&I programme in the world and address all key challenges Europe is facing. It is going beyond the silos (cf. monotheme and single discipline) and beyond the pure technology-based approach. Innovation is a social process and integrates the socio-economic sciences and humanities. Sustainability (cf. nature-based solutions) and user-driven innovations are also well represented in Horizon 2020. With its Challenge 6, the European Commission intent is to contribute to building resilient, open and inclusive societies. People from all over Europe are called to share their talents and have a role in this project. “The governance of the future, the legitimacy of traditional institutions and the ‘trust in the system’ are key questions that will have to be addressed by researchers and decision-makers in the next years” *The paper reflects the views of the author only and the Commission cannot be held responsible for any use which may be made of the information contained therein. 13

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Una voce dall’Europa Lo spettro di BREXIT su Horizon 2020 Redazione APRE I partner inglesi saranno ancora finanziabili? È consigliabile inserire un partner inglese in una proposta? Bobby McNamara, graffiti artist. Il Murale si trova a Glasgow, United Kingdom. Questi e altri i quesiti che circolano tra la comunità scientifica europea dopo il risultato del referendum nel Regno Unito in merito alla permanenza o meno nell’Unione Europea. Allo stato attuale le cose restano così come erano, poiché sino a il Regno Unito notificherà in modo ufficiale al Consiglio europeo la volontà di uscire dall’Unione, trovano applicazione le stesse regole vigenti il giorno prima del referendum. La comunità scientifica e industriale europea, per il momento e per i prossimi bandi, può dunque considerare i partner UK alla stregua degli altri Stati membri. È quanto afferma la nota del 29 giugno scorso dei capi di Stato e di governo di 27 Stati membri, nonché i presidenti del Consiglio europeo e della Commissione europea che è possibile leggere sul sito della Commissione europea. (Link: Bruxelles -29 June Informal meeting statement) È quanto afferma anche il comunicato ufficiale del Ministro inglese per l’Università e la Scienza Jo Johnson: “The referendum result has no immediate effect on those applying to or participating in Horizon 2020.” Lo stesso Ministro preannuncia che l’accesso del Regno Unito ai finanziamenti europei per la Ricerca e l’Innovazione per il futuro sarà oggetto di discussione visto che il governo britannico è fortemente intenzionato ad assicurare al Regno un ruolo di prestigio nella ricerca europea e internazionale così come è stato sino ad oggi. 14

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Una voce dall’Europa Il futuro incerto dei ricercatori britannici dopo la BREXIT Un risultato che la maggior parte dei ricercatori non voleva. Il voto del Regno Unito li preoccupa sul futuro dei loro finanziamenti e delle collaborazioni, sulla partecipazione del Regno Unito nei programmi di ricerca europei e sulla libertà di movimento e di lavoro per migliaia di scienziati. Molti ricercatori sono rimasti scioccati e sconcertati dal risultato del referendum del 23 giugno, dove il 52% ha votato per la “Brexit” e il 48% contro. “E’ un risultato triste per la scienza britannica e quindi dannoso anche per il Regno Unito”, ha dichiarato alla stampa Paul Nurse, direttore dell’istituto Francis Crick di Londra, genetista vincitore di un Premio Nobel. Come hanno reagito gli scienziati alla Brexit L’uscita dall’Unione Europea non comporta un’esclusione immediata dai programmi di finanziamento per la ricerca. Per esempio, Horizon 2020 prevede accordi di associazione con 15 paesi che non fanno parte dell’Unione europea, accordi che equiparano questi stati a stati membri dell’Unione Europea, prevedendo gli stessi diritti di partecipazione. L’associazione sarebbe però impossibile se il Regno Unito dovesse limitare la libera circolazione dei cittadini, come accadde per i ricercatori svizzeri in seguito al referendum del febbraio 2014, che li tagliò fuori da Horizon 2020. Un report di Digital Science pubblicato prima del voto inglese, ha stimato che il Regno Unito potrebbe perdere 1 miliardo di sterline all’anno di finanziamenti per la ricerca se il governo non riuscirà a coprire la perdita causata dall’impossibilità di accedere ai finanziamenti europei. I ricercatori hanno già presentato numerosi appelli affinché il governo mantenga un alto livello di finanziamenti e continui ad accogliere ricercatori stranieri. “Qualsiasi fallimento nel libero scambio di persone e idee tra Regno Unito e la comunità internazionale potrebbe danneggiare seriamente il mondo della scienza britannica”, ha dichiarato Venkatraman Ramakrishnan, direttore della Royal Society di Londra e premio Nobel nella biologia strutturale. Julia Goodfellow, presidente del gruppo Universities UK, ha sostenuto il no alla “Brexit” e ha più volte dichiarato che la priorità del suo gruppo sarà quella di convincere il governo affinché i lavoratori e gli studenti provenienti dall’Unione europea possano continuare a studiare e lavorare nel paese. *Articolo estratto da “Nature”: http://goo.gl/SMyLe9 Title: Researchers reeling as UK votes to leave EU Author: Daniel Cressey,Alison Abbott Publication: Nature News Publisher: Nature Publishing Group Date:Jun 24, 2016 Traduzione di Marco Ferraro, APRE Un nuovo gruppo di lobby nel panorama europeo Guild of European Research Intensive Universities Una nuova rete di università europee si è affacciata sul panorama europeo della ricerca e innovazione con l’intento di collaborare sulle "soluzioni innovative per alcune delle sfide scientifiche e sociali più difficili d'Europa". Tra le istituzioni che hanno aderito le università di Bologna, Glasgow, Göttingen, Groningen, Cracovia (Jagiellonian), Oslo, Tübingen, Uppsala, e Warwick. Gli altri membri saranno annunciati quando la Gilda sarà formalmente lanciata il 21 novembre 2016, in un evento che si terrà a Bruxelles. La Gilda intende riunire le università europee eccellenti nelle attività di insegnamento, ricerca e la formazione politica. Stanisław Kistryn, vicerettore per la ricerca e dei fondi strutturali presso l'Università Jagellonica di Cracovia, in Polonia, ha detto che la costruzione di una rete più ampia di università è necessaria perché "l'Europa ha più di 20 università eccellenti." La Gilda intende "promuovere con più energia" le interazioni tra le università e l'Unione Europea, e portare il proprio contributo alla stesura del prossimo Programma Quadro. 15

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