Il Corno 2016-2

 

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Il Corno N. 2 Anno 2016

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STAMPEPoste Italiane S.p.A. IN CONTO ABBONAMENTO POSTALE - COMMA 27 ART. 2 LEGGE 549/95 - 70% - FILIALE DI COMO il PERIODICO PREMANESE ANNO LIII - N. 2 - ESTATE 2016 Corno

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i compiti dei redattori Direttore Pomoni Stefano Bellati Giovanni Codega Gabriele Tenderini Luca Codega Rocco Migliore Francesco Codega Morris Tenderini G.Battista ilcorno@ilcorno.net Lettere - Foto - Defunti - Varie sport1@ilcorno.net Sport in genere e tempo libero associazioni1@ilcorno.net pubblicita@ilcorno.net abbonamenti@ilcorno.net Associazioni in genere Rapporti con Missionari e suore Volontariato terzo mondo Gestione inserzioni pubblicitarie Abbonamenti - Informazioni 0341.890242 340.8228064 0341.890242 347.0768853 0341.890711 0341.890155 0341.890823 0341.819115 349.4017576 SIAMO SU GUZ OFFICINE POMONI AURELIO & C. s.n.c. ATTREZZATURA MECCANICA RINGHIERE - INFERRIATE - RECINZIONI LAVORI SU MISURA IN FERRO, INOX E RAME SERRAMENTI IN ALLUMINIO E PVC DI NOSTRA FABBRICAZIONE 23834 PREMANA (Lc) - Via Risorgimento 80 Tel./Fax 0341.819.111 - info@officinepomoni.com mt 1500 Aperto tutti i mercoledì e week-end, tutti i giorni da giugno a fine settembre Offerte per gruppi, famiglie, ricorrenze speciali in quota... Gestione Fam. Buzzoni - Introbio - Tel 3405012449 www.rifugiotavecchia.it - info@rifugiotavecchia.it 2

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Sommario in questo numero DALLA PARROCCHIA 70 anni di sacerdozio __________________________4 IN TÉMP DE L’ÜNE _____________________________7 CULTURA L’angolo della poesia __________________________8 La Sacra Famiglia nella produzione del Tagliaferri_14 INTERVISTA I favolosi anni Sessanta e Settanta _______________9 ATTUALITÀ Referendum __________________________________5 STORIA Ricordando la Resistenza ______________________16 50 anni fa___________________________________43 ANNIVERSARI 50 anni di Banca _____________________________18 1976 - Il terremoto colpisce il Friuli______________33 ESPERIENZE Giubileo dei ragazzi __________________________22 Scambi di battute tra... Francy _________________27 In Perù______________________________________35 Esperienze all’estero __________________________36 ATTUALITÀ Dal comune _________________________________24 ECONOMIA La rete di imprese “Montagne del Lago di Como” _28 RICORDIAMO _____________________________30-31 SCUOLA Musica a scuola ______________________________32 RACCONTI Settembre (transumanza) ______________________38 VARIE ED EVENTUALI A proposito di mascàrpe pegàde _______________40 AMBIENTE Estate al pascolo _____________________________41 ASSOCIAZIONI Pro Loco Pagnona in Val Vigezzo _______________42 SPORT Cesenatico - Campionati Italiani ________________44 Solino in (meno di) ‘20 ________________________46 Sfida all’ultima trota __________________________47 HOBBY E TEMPO LIBERO Cruciverba dialettale__________________________49 METEOROLOGIA Còlt e frèc, aque e nèef________________________50 la redazione Bellati Carlo Gianola Elena Bellati Giovanni Gianola Sandro Bertoldini Mario Migliore Francesco Codega Gabriele Pomoni Paola Codega Morris Pomoni Stefano Codega Nicola Sanelli Giovanni Codega Roberto Tenderini G. Battista Codega Rocco Tenderini Luca Fazzini Gabriella Sampietro Marco - Introbio Fazzini Giovanni Gianola Francesco - Bergamo Fazzini Pietro Referente per Pagnona Tenderini Buttera Cinzia - Tel. 0341.890.533 abbonamenti ORDINARIO € 13,00 • SOSTENITORE € 20,00 BENEMERITO tutto buono C.C.P. n° 15591225 IBAN: IT12F0851551710000000002277 (indicare codice abbonamento) Foto: Giovanni Brumana STAMPEPoste Italiane S.p.A. IN CONTO ABBONAMENTO POSTALE - COMMA 27 ART. 2 LEGGE 549/95 - 70% - FILIALE DI COMO in copertina Solino in 20’ il PERIODICO PREMANESE ANNO LIII - N. 2 - ESTATE 2016 Corno Obiettivo Solino. Son due chilometri tutti d’un fiato. Due ali di folla sospingono avanti nell’ultima erta… Gradito il ristoro al balcon della valle! Giornata di festa baciata dal sole e dall’amicizia. (E il drone veglia dall’alto…) ASSOCIAZIONE CULTURALE “IL CORNO” c/o Oratorio di Premana - via Venezia, 28 Tel. 0341.89.02.13 - 0341.89.03.06 - 0341.89.02.42 Mail: ilcorno@ilcorno.net Sito: www.ilcorno.net Autorizzazione Tribunale di Lecco N. 91 del 18-3-1964 3

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Dalla Parrocchia 70 ANNI DI SACERDOZIO Riportiamo l’omelia di Padre Angelo, Missionario del P.I.M.E. pronunciata durante la S. Messa del 29 maggio, festa del Corpus Domini (senza processione causa pioggia), giorno in cui tutta Premana si è riunita a festeggiare il decano dei nostri missionari, personaggio di cui il nostro paese può andare, giustamente, orgoglioso. Conservo un ricordo della mia fanciullezza: era l’anno 1928 . Presiede la processione del Corpus Domini il novello sacerdote Don Domenico Tenderini. Io sono il chierichetto che porta il carbone per il turibolo. In una fermata, guardo il Santissimo: mi viene un pensiero: “Un giorno porterò io il Signore”. Oggi, guardando ai vissuti 70 anni di vita sacerdotale, mi pare che si stia avverando il sogno. Sono in festa con voi per ripartire con più coraggio e speranza. Gesù è con noi: “Io sono con voi”, anche Lui fa festa con noi: la sua promessa risuona nei nostri cuori; la sua presenza rischiara, conferma, rasserena. La festa non fa apparire tutto bello, non elimina il male, la sofferenza, le difficoltà, ma essere uniti a Lui e tra noi, infonde una forza nuova, certezza di essere amati, essere un popolo che conserva, che ha speranza nel cuore. Gesù con noi protegge ogni vita e garantisce un futuro migliore, gioioso. C’è una caratteristica nella nostra fede premanese: voi non ve ne accorgete, siete abituati; ma chi viene dal di fuori percepisce una atmosfera caratteristica, emerge come un pregio particolare di noi gente del Varrone. Pare che Dio faccia riposare il suo affetto su ognuno di voi, abbia un’attenzione particolare. La presenza del Creatore è sensibile, siete più vicini al cielo; vi sentite presenti in ogni attività e iniziativa, ne sentite la presenza, anche se a volte ignorata. Lo sguardo contemplativo: sguardo di fede che scopre quel Dio che abita nella nostra casa, per le nostre strade, vive tra il suo Santo popolo, promo- vendo la solidarietà, il desiderio di bene, di verità, di giustizia; presenza scoperta di un Dio che non si nasconde a chi lo cerca con cuore sincero. La processione non I’hanno inventata i sacerdoti, non è liturgica ma evangelica: Gesù tra il Suo popolo; tutta questa festa l’ha programmata il Santo Popolo fedele a Dio, carico di gioia, di speranza manifestata nei canti, nei fiori, negli addobbi; ogni drappo o panno prezioso è segno sensibile, visibile; tutto ci fa ricordare che gli siamo riconoscenti. Oggi siamo in festa, solennità, la migliore dell’anno: vogliamo esprimere il nostro grazie tutti insieme a Gesù nell’Eucaristia, nella miglior maniera possibile, in tutte le strade, addobbate, con suoni, canti, vestiti nuovi, andando per le nostre strade dove si svolge la vita quotidiana, IL 26 maggio 2016 è morto Mons. Loris Capovilla, già segretario di Papa Giovanni XXIII, amico dei Veneziani e più volte a Premana grazie a Don Albino. Qui in una foto durante l’ultima visita, nel 1995. 4

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Dalla Parrocchia il nostro vivere umano. Risveglia la nostra lode, la nostra gratitudine; siamo un Santo Popolo di Dio, uniti in preghiera, canti. Guardiamo, contempliamo con stupore quanto è espressione di fede, di gratitudine. Inondaci di pace, perché diveniamo un Popolo unito. La nostra festa vuol essere umile ringraziamento, omaggio, riconoscenza per tutto quanto ci offre, ci regala, ci dona. Io in Italia e in Brasile ho conosciuto decine e decine di feste di parrocchie, manifestazioni di fede, tuttavia nulla si può paragonare allo splendore del nostro Corpus Domini. La solennità di oggi è Segno evidente che siamo un popolo che vive, conserva. Il nostro pensiero, in questo momento di preghiera, va a chi non può essere qui con noi: gli anziani, gli ammalati, i giovani insicuri, angustiati per il loro avvenire. Gesù non abbandona nella prova. Il Signore Gesù ha promesso ai suoi discepoli che non li avrebbe mai lasciati soli in ogni situazione della vita. La preghiera è la vera medicina per la nostra sofferenza, anche noi nella preghiera possiamo sentire la presenza di Dio: ognuno cerca una parola di consolazione. Quante lacrime oggi noi possiamo consolare! Questa processione-preghiera ci offra Gioia e Speranza. Se cosi è la nostra festa di oggi, è chiaro, evidente che siamo un Popolo che vive, conserva una certezza che ci garantisce che proprio Gesù è con noi. Il Gesù che portiamo solennemente nelle nostre strade è il Salvatore vivo a vita nuova per darci speranza e gioia; per questo facciamo festa solenne. Non il Crocifisso, ma il Risorto che Pellegrinaggio in Polonia “C’è una terra silenziosa dove ognuno vuol tornare”... Questa terra è la Polonia, meta del pellegrinaggio intrapreso da un gruppo di premanesi, insieme ad altre persone della Valsassina, nel maggio scorso. Iniziamo con Varsavia, la capitale, città bella e ordinata con la chiesa di Santa Croce che conserva il cuore del compositore Chopin. Il giorno dopo ci attende Czestochwa, punto centrale del viaggio. Durante la visita al Santuario di Jasna Gòra, rimaniamo incantati davanti alla sublime bellezza dell’icona dal volto sfregiato. A seguire Auschwitz, un’esperienza che tutti dovrebbero fare: nessun libro o film riesce a rendere fino in fondo quello che è successo e ciò che si prova visitandolo. Il viaggio prosegue verso  Wadowice, città natale di Papa Wojtyla, con la visita alla sua casa museo (pro- prio il 18 maggio, il giorno del suo compleanno!) e al Santuario della divina Misericordia, luogo del culto di Santa Faustina. La tappa successiva è Cracovia.Nella cattedrale dove sono sepolti i reali, racchiusa nel castello di Wawel, troviamo anche la Dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci. Lasciato il castello, attraversiamo il centro storico e ammiriamo la bellissima piazza medioevale, la più grande d’Europa; sullo sfondo la basilica di Santa Maria. Dulcis in fundo, la miniera di sale, un incantevole mondo sotterraneo, la cattedrale di Santa Cunegonda (vd. foto) scolpita nel salgemma ti lascia senza fiato. È stato un viaggio estremamente interessante. Grazie, dom Lucio. Maria Borghetti  5

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Dalla Parrocchia infonde coraggio e perseveranza in questa nostra vita; infonde la vera forza della vita, la certezza di essere amati, protetti, accompagnati. Portiamo sì la nostra croce, ma con nuovo coraggio. Mentre andiamo per strada, in processione, ripetiamo, ricordiamo le promesse che Gesù ha fatto agli Apostoli mentre camminava col suo popolo per le strade della Palestina e oggi le ripete a noi, a te. “Io vi do la mia pace”‘. “Se state uniti a me, darete frutto”. “Come il Padre ha amato me, così io amo voi”.”Quel che chiederete ve lo darò”. “Vi assicuro che la vostra tristezza diventerà gioia”. “Vi assicuro che il Padre vi darà quel che domanderete”. Parla ai nostri cuori; nell’intimo di ognuno sentiamo la sua voce. Ci venga dal cuore in preghiera la voglia di ritornare alla nostra casa pieni di coraggio, di gioia per vivere sereni la nostra vita, col desiderio di essere buoni e dalla bontà scaturisce il miglior modo di vivere. Il Corpus Domini si vive durante tutto l’anno. GRAZIE PADRE ANGELO - Le parole di Padre Franco Caro Padre Angelo, sono fortunato, sono arrivato ieri ed ho questa possibilità di dirti un grande grazie a nome di quelli di Premana e anche a nome di tutto il Pime, di cui tu anche sei decano. Davvero devo dirti tanti grazie. Mi ricordo, ti ho conosciuto la prima volta in vita mia nel 1978, penso che eri a casa in vacanza, e poi tutte le volte che ti ho visto mi hai dato sempre l’impressione di una persona che davvero vive nell’amore di Dio. Qualche volta mi sono chiesto: “Ma chissà se Padre Angelo ha mai provato a soffrire, a far fatica?” Penso che il tuo vivere nella pre- senza dell’amore di Dio, probabil- mente ti ha aiu- tato sempre a su- perare, quasi a non far vedere gli ostacoli che anche tu avrai trovato nella tua vita. Vor- rei poi dirti grazie per il tuo spirito così ottimista. Ricordo che ti ho sentito parlare una volta del Con- cilio Vaticano II, penso che tu eri ancora giovane in Brasile e questi grandi cambia- menti che avveni- vano nella chiesa Brasile, 1980 ti entusiasmavano e questo entusiasmo tu lo conservi anche adesso. La chiesa è cambiata, la mentalità è cambiata, i giovani che tu incontri tutti i giorni, anche in questi anni qui in Italia, sono diversi dai giovani di sessant’anni fa a Premana, però tu sei capace sempre di vedere con ottimismo e con tanta gioia i segni della presenza di Dio, dello Spirito e della bontà dentro tutti noi. Ci comunichi sempre tanta speranza. Un’altra cosa per cui voglio dirti grazie è che non ti ho mai sentito parlare di te stesso. Sei stato quarant’anni o più in Brasile, non ho mai saputo cos’hai fatto laggiù, non ti sei mai preoccupato di dirlo, hai sempre parlato degli altri, ti sento parlare delle persone che hai incontrato, soprattutto del lavoro e della presenza di Dio. Questo comunica sempre tanta serenità e ci fa pensare che non è importante cosa facciamo, oppure cosa dimostriamo agli altri di saper fare; l’importante è percepire questa presenza dell’amore di Dio che ci accompagna ogni giorno. Ti ringrazio tanto anche a nome di tanti giovani, ragazzini addirittura, che ti incontrano ancora molto volentieri in questi anni qui in Italia, alla Grugana, che in te non vedono niente di particolare, ma un segno di speranza, che è il segno dell’Eucaristia: Dio presente in mezzo a noi ci vuole bene. A nome di tutte queste persone ti voglio dire grazie e poi l’augurio forse non serve neanche, perché Dio è presente nella nostra vita, nella tua vita, poi c’è l’affetto, la vicinanza, la stima di tante persone, pronti per una nuova partenza, come hai detto prima in predica, perché continuiamo a camminare alla luce del Vangelo in presenza di Dio. 6

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In témp de l’üne Nessuno ne parla... Quando ól Bòcia era un giovanotto andava di moda la schedina del totocalcio. Si vinceva col tredici e col dodici. C’era anche il Totip, ma non interessava a nessuno perché nessuno si intendeva di cavalli. Il Lotto, definito da più di qualcuno “la tassa sugli imbecilli”, era più pane per il sud che per il nord. Il divertimento vero era comunque un altro: giocarla assieme agli amici quella benedetta schedina e sfidare altri gruppi per vedere chi faceva un punteggio più alto: chi mai avrebbe ammesso di non intendersene di calcio? Le riunioni, le discussioni, i “2” impossibili inseriti perché “solo così si vincono i milioni”. Che risate il lunedì quando si commentavano i risultati, quelli veri. Con mila franch té séret contént senze parlà dól divertimént. Té scümetìvet tüt él selmàan, té giügàvet danè, ma té séret saan. Gh’ère, al è vere, daa’ i casinò, ma robe da film, mighe per... chilò! Robe da scióri col capelìin, viziüüs che pontàve fiin a matìin. Oggi i casinò stanno quasi fallendo nonostante non siano più quelli di una volta. I “Signori” poi preferiscono altri lidi. In compenso lo Stato, sempre più… democratico, ha allargato la possibilità di giocare a tutti. Adès tì per vénsc ‘t èe da gratà, o gh’è él machinèt (da deventàch mat!). Sa scümèt sü in-té tüt, daan s’ün-t-ün gòl, e pò ól süper...lòt, monède gió a tòl! “Ecco” disse uno “noi puntiamo al 5”. Sì, e quanti 13 han fatto in vita loro i padri e i nonni? Non ci è dato sapere che probabilità si hanno di vincere grosse somme con i gratta e vinci e con le macchinette mangiasoldi (non quelli che hai speso l’ultima settimana …), ma temiamo che i risultati non si allontanino poi di molto (il banco vince sempre, no?). La gént las laménte dél tas da pagà ma ai sén incòrsc mighe de quel ch’ai fà. (Com’él zigarèt: adès ‘glié fà maal ma ‘ne völte nó, al m’à dìc ün taal). Adès che però gh’è la trasparenze ai tèl dìis bèl ciaar: gh’è dipendenze! Ma al paar ca la vaghe amò péc de prüme al né va mighe ól vizio in-t-ün témp de l’üne. Qui non vogliamo fare del moralismo o sparare sentenze, ma almeno una speranza ce la concedete? In matematiche am sé mighe scì fiin, òo sentüu ün profesóor, mighe ün... cascìin! Quel al mé varde e al s-ciòpe fò a rì, al mé dà stì nümer: vardèe tüt ól dì. E gh’è chicch’é dìis: chilò am sé tranquìj... Béen béen, che chilò ghén sìe mai de quìj che tüc, tüc i dì aj à da timbrà, che noi s’indorménte senza giügà... Ma öc béen avìrt, vardém de pensàch prüme che ól vizio al né mète in-t-ün sach! Per fare 13 al totocalcio di un tempo si aveva una probabilità su 1.593.323. Bisognava cioè giocare più di un milione e mezzo di colonne per essere sicuri di vincere. Per fare 6 al superenalotto oggi ce n’è una su 622.614.630 Per fare 5+1, una su 103.769.105 Per fare 5, una su 1.235.346 Com’al sarés bèl che chilò a Promane és giüghés mighe per tüt la selmàne. Che se i ”punti franchi” ai servìve a giügà adès fémen üün per mighe... borlàch! Ól Bòcia 7

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Cultura L’ANGOLO DELLA POESIA Succedeva così, all’improvviso, nell’incipiente mattino. Lontano, un colpo di martello sul filo della falce fienaia appoggiata all’incudine dava il là a quel canto, a quella danza, all’avventura, alla fatica della fürie dal féen. Al primo colpo altri ed altri, quasi in attesa, rispondevano; e si spargeva per la valle quel ritmo, quel fremito che proclamava ai quattro venti la buona volontà, il desiderio di fare, il gusto di cimentarsi, nella frescura mattutina, con l’erba del prato. L’azzurro del cielo, che via via si faceva intenso coll’apparir del sole alto sulla montagna, accoglieva quel suono, quel canto e lo mutava in preghiera. *** MARLÀ Al berlüsìs apéna, é sónt impée, èvro la pòrte apiàan dól casinél, e sénto che vergüün ‘l è giamò drée ma sü in-t-ól céel és vèghe amò trè stèl. Albeggia appena e sono già levato, apro la porta della mia cascina e intendo che qualcuno ha incominciato anche se in cielo brillano ancora tre stelle. I fèer, él sòo, ‘j è restèe ilò piantèe al töör dól nóos; é ciapò i’ maa’ ‘l martél vardo la ranze, ém piàzzo, ém mèto drée daa’ mì. Ai piche in tanc... ‘l è fina bèl I ferri, lo so bene, sono piantati ai piedi del noce; ecco il martello, prendo la ranza, mi sistemo e via; anch’io fra i tanti batto... È pure bello scoltà. L’arie l’è frèsche, é sénto i pée descülz in la rosàde dól pradél e invìo la coróne del marlèe... ascoltare... È fresca l’aria e i piedi assaggian scalzi la rugiada del prato, e s’avvia il la dei colpi di martello... Ól béen de stamatìin Segnóor vitél, él digo insém ai òltri: a martelèe... Per dìt grazie dól dì ‘l è asèe daa’ quel. Le preghiere stamane, ecco Signore, le recito con gli altri in questo modo. Per dire grazie del dì questo sol basta. AB Ci trovate in Via Manzoni 51/53 Tel./Fax 0341.810.095 FOTOGRAFIA E FOTOTESSERA LENTI A CONTATTO CENTRO SELEZIONATO GREENVISION CENTRO CONVENZIONATO CON ASL 8

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Intervista I favolosi Anni Sessanta e Settanta Ripercorriamo con alcuni protagonisti del boom edilizio (Nazzaro, Renato, Angel) gli anni in cui Premana ha vissuto la propria clamorosa espansione. Anni di duro lavoro sì, ma anche di ottimismo, di buone prospettive e di lungimiranza nel cogliere al meglio una favorevole congiuntura economica. E oggi rimane un pizzico di nostalgia di quei tempi dove per la prima volta si conosceva il benessere, ma anche della poca burocrazia, dei pochi lacci e laccioli che oggi sembrano voler irretire ogni iniziativa. Poi, certo... se oltre alla corsa ai metri cubi ci fosse stato anche un po’ più di buon gusto, oggi magari avremmo qualche appartamento (vuoto) in meno, ma qualche strada meno angusta e un impatto estetico più gradevole. Ad ogni modo, nessun rimpianto, anzi! In questi favolosi decenni i premanesi si sono ancorati quassù, e hanno posto le basi per un fenomeno socio-economico, che, pur tra mille difficoltà, ancora oggi rappresenta un’unicità oggetto di studio. A quali anni si fa risalire il boom edilizio? Si può dire che il boom edilizio a Premana sia durato circa trent’anni, gli anni ‘60, ‘70 e ‘80, ma se dobbiamo indicare un periodo più breve in cui il fenomeno era davvero incredibile, va citato il quindicennio 1965-1980. Il punto di svolta è stata l’approvazione della così detta “Legge Ponte”, nel 1967, che ha modificato la normativa urbanistica in modo determinante, rendendo sfruttabili anche appezzamenti di terreno relativamente piccoli, ed ha permesso il boom che raccontiamo. Tanto per dare un’idea, negli anni del boom, in tre o quattro imprese davamo inizio alla costruzione anche di 12/15 case ciascuna ogni anno. E sappiamo che non si parla di casette unifamiliari, ma di stabili mediamente di 5/6 piani (ovviamene incluse officina e spazzacà). In quel periodo quante imprese edili erano operanti in paese? Ne arrivavano anche da fuori Premana? Se si tralasciano le piccolissime imprese artigiane di una o due persone, che magari duravano solo qualche anno, le imprese edili erano tre: Bertoldini NIcola e figli (fondata subito dopo la Seconda Guerra), Bellati e Spazzadeschi (inizio attività nel 1966 dopo essere stati dipendenti dei Tampanìin e a Margno, sót al Vècio, Malugani), l’Edile di Pomoni Carlo (Tampanìin). Poi ad un certo punto da una “costola” della Bertoldini è nata l’impresa dei fratelli Isacchi. Per dare un’idea della consistenza della forza lavoro in edilizia a Premana in quegli anni, si parla più o meno di 60/70 addetti, che lavoravano sempre e solo a Premana (oggi sono meno della metà, e spesso la imprese sono però fuori Premana a lavorare). Bisogna ricordare che buona parte della manodopera era di Pagnona: un rapporto fra i due paesi che portava si utilità alle imprese, ma che altresì dava la possibilità di mantenersi anche al paese vicino. (Nazzaro) Fino agli inizi degli anni Settanta, d’inverno non si lavorava, e gli operai venivano licenziati ogni anno. Poi con la bella stagione, verso marzo, mio papà andava a Pagnona e chiedeva chi era ancora libero e disponibile a ricominciare. Ad un certo punto si iniziò a lavorare d’inverno, soprattutto perché c’erano decine e decine di appartamenti al grezzo da fi- nire all’inter- no (di norma di ogni nuova casa si finiva un piano e l’officina; poi via via gli altri appartamenti, man mano che si forma- vano nuove famiglie); qualche stufa e i cellophane sulle finestre, e così lavoravi tutto l’anno, salvo tempe- rature eccezio- nalmente basse. Ponteggi di abete (le famose antén) Di imprese edili da fuori Premana non l’Amatóor di Pagnona, che ne arrivavano. Solo dagli invece aveva la pala. anni Settanta hanno iniziato ad arrivare da fuori Premana Parliamo un po’ di metodi le Ditte che si occupavano costruttivi? Come si sono suc- degli scavi: in misura minore ceduti nel tempo? gli Acerboni di Casargo, i Teniamo presente che fino Pomi di Primaluna e altri alla fine degli anni Sessanta valsassinesi. Molto più nu- gli scavi venivano realizzati merosi gli scavi eseguiti dai a mano, anche perché non Locatelli, specie da fine anni c’erano strade! Pich e pale, Settanta. Da citare anche il carriola. T’andàvet a ca göp Pandiani di Tremenico, spe- a la sire... (Nazzaro) Mi rac- cialista nel maneggiare di- contava il Florido che la namite perché lavorava alla casa dei Pinìin era stata la cava di feldspato, che spesso, prima costruita in via Ri- dove gli scavi erano in roccia, sorgimento, quando ancora lavorava in coppia con la strada non c’era. Era stata 9

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Intervista Preventivo redatto nel 1957 piantata una teleferica dalla zona piazza della chiesa. Il materiale spesso veniva lasciato sul posto, a riempiere qualche muro di contenimento. Oppure portato a la malpàghe, o gió in-t-ol Ciüdrìin. Si usavano le mine dove era necessario, senza tante formalità... È incredibile pensare a quale libertà e, a volte, leggerezza c’era nell’utilizzo delle mine... Ogni impresa si arrangiava, non c’erano problemi a reperire polvere... un miracolo che non sia mai successo nessun grave incidente! (Nazzaro) Ricordo quando stavamo costruendo la strada dopo casa dei Fantìin, facevamo saltare ól gesóon dove non arrivavamo con la pala, prima di acquistare l’escavatore. Ól Rósi e ól Düca erano gli addetti alla polvere. Mio papà la consegnava loro dicendo quanto usarne ogni volta. Loro moltiplicavano sempre per tre: “Almeno am sbadìle mighe!!” La terra arrivava in Casnèe... De quìj cülp! Era normale vedere il tetto di una casa sottostante coperto di terra e sassi dopo uno scoppio. E si è continuato ad usare questo metodo fino all’arrivo degli escavatori col martello. Negli ultimi tempi però arrivavano ditte specializzate, l’ére piü córte bandìde... Ma forse è stato meglio così! (Angel) Ricordo che mentre stavamo costruendo le case popolari, ci trovammo di fronte ad un masso enorme; non sapevamo proprio cosa fare. Stavano costruendo il nuovo ponte sul Ciudrino, e andai a chiedere aiuto. Il responsabile mi impose di non far passare nessuno dal Ponte a PIazzagorle. Ha disposto un po’ di polvere nera sopra il sasso, senza fare buchi. Suona la cornetta e... boom!! Una parte del sasso arrivò su alla Montana!! Incredibile la potenza di quella polvere... Per quanto riguarda metodi e materiali, prima di tutto va precisato che l’arrivo delle novità non ha comportato delle variazioni istantanee, ma adeguamenti graduali. Facciamo un esempio: si dice che la prima casa in cemento armato costruita a Premana sia stata la nuova casa dei Prestinèer, a metà anni ‘50. (Tra l’altro, su questo cantiere è stata vista la prima betoniera, e sempre qui è arrivato un macchinario per eseguire i fori per le mine, solitamente fatti a mano). Questo non vuol dire che da quel momento tutte le case venivano realizzate in cemento armato. Ancora per buona parte degli anni Sessanta molte case venivano costruite coi pilastri de bolognìin. Ad ogni modo si può dire che nel corso degli anni Cinquanta c’è stato il passaggio dalla pietra locale (la Piàzze dal Casél e la Cròte Róse i prin- 10

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Intervista cipali siti di approvvigiona- esterno (anche sugli alpeggi brénte. Quando è arrivato il mento) ai prismi prefabbri- la stessa cosa). Lo costruivi cemento in sacchi, così come cati. E qui non si può non solo per la finitura esterna la calce... una rivoluzione!! citare ól Lorénz di Macaróon delle case; di norma per por- Una gran comodità... Come che a Casargo produceva tàglie al tèc il ponteggio non la sabbia... Fino ai primi questi prismi fin dai primi c’era. Poi però per posare anni Sessanta veniva pro- anni Sessanta, utilizzando l’assito sulla gronda del tetto curata in loco. Nella zona nei primi tempi la ghiaia ti trovavi a cavalcioni delle Lère-Codàne, era tutta zona proveniente dalla diga di Gi- travi fò a sbalz, a quindici buona da sabbia, ma anche piàan. Una delle ultime ope- metri d’altezza... altri posti, anche al fiume. re costruite in pietra locale, Bisogna anche parlare della Durante gli anni Sessanta proveniente dalla Piazze dal calce, utilizzata fino all’av- poi, come già si è detto si è Casél, è stato il muro di so- vento del cemento (che ma- diffusa via via la realizza- stegno del primo tratto di gari era disponibile, ma co- zione delle strutture in ce- Via Risorgimento, negli anni stava!). La calce, fin che non mento armato, che, grosso Cinquanta. (Angel) Mi ri- è arrivata in sacchi, come il modo, è lo stesso metodo cordo che con la carète li cemento, veniva preparata utilizzato anche ora. portavo dalla piazza della in loco. Ogni impresa aveva Per quanto riguarda il tetto chiesa, dove arrivava la te- il suo luogo dove preparare e le coperture, negli anni del leferica, al bi- vio. C’era in piazza un muc- chio di sassi enorme... Sarà stato di cento metri cubi! L’arrivo dei prismi prefab- bricati è stata una svolta, si riuscivano a costruire age- volmente i pi- lastri e i muri portanti. (Re- nato) Nei pri- mi tempi arri- vavano solo gli scarti, tüc svèr- goi e desfor- mèe, ma rispetto alle pietre Anni ‘50 - Pausa “pranzo” alle Betulle (Renato sulla destra) era comunque una pacchia!! Altra impor- la calce, oppure si preparava boom andava per la mag- tante novità è stato l’arrivo direttamente sul cantiere. giore l’accoppiata ferro/eter- delle travi “Varese”, che han- La calce arrivava in massi, nit. La struttura del tetto in no consentito di non dover dalla Valtellina. Veniva posta ferro la realizzavano a Pre- più realizzare i solai in legno. sulla cassa in legno, veniva mana ól Bafo e l’Alceo; più In pratica dall’accoppiata bagnata, sciolta e uniformata tardi il Giosuè. Era un si- pietre/legno, si è passati a in poltiglia con l’apposito stema veloce ed economico prismi/travi prefabbricate. Le attrezzo, e quando era pron- (anche se poi sappiamo travi “Varese” prevedevano ta veniva fatta colare nella come è andata a finire la la doppia tavella fra le travi, Zòche. La preparazione della questione eternit...). La una sopra per il pavimento, calce non era un lavoro da struttura in alternativa era una sotto per il soffitto. bòcia, da manovale. C’erano in legno, proveniente da se- L’arrivo dei bolognìin ha gli specialisti: ól Verscèi, ól gheria, non più dai boschi consentito di evitare la co- Cate... Poi la calce veniva locali. Nei boschi si andava struzione del ponteggio portata in cantiere con la piuttosto a recuperare antén, tronchi per costruire i ponteggi. Le ultime case costruite con simili ponteggi sono state quelle dól Piro e dól Caio. Am giontàve ‘gli’antén có’ la règie... Dopo am ghé tac’ve ól montacarich... Al balàve tüt!! Per la copertura, invece, in alternativa all’eternit c’erano più che altro le piote della Valmalenco; per parlare di tetti in ardesia locale su case di nuova costruzione bisogna andare a prima della Guerra. Se si vogliono dire due parole sulle finiture interne, va detto che la realizzazione degli intonaci non si diffe- renzia troppo dai metodi attuali. Anche per quanto riguarda la predisposizione degli impianti, più o meno i metodi erano quelli attuali (anche se molti hanno realizzato l’impianto di riscaldamento molti anni dopo la costruzione della casa). Molto più caratteristica era la realizzazione di intonaci su pareti e solai di legno, che si avvaleva necessariamente delle così dette strich, sottili liste di legno, larghe due/tre centimetri, inchiodate preventivamente sulle parete e sui soffitti per fare attaccare la malta. Un lavoro certosino, ma di cui nel dopoguerra non ci si è quasi più avvalsi. Com’erano attrezzate le imprese? Quando sono arrivati i primi macchinari? Il pezzo forte di ogni impresa era il motocarro, un Ercole 11

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Intervista Il timbro della “Edile” Guzzi, opportunamente modificato per renderlo più stretto, a misura di strèce, come si fece successivamente anche con gli Ape. Per lungo tempo è stato l’unico sostegno al lavoro manuale. Aveva una particolarità: quando si azionava il ribaltabile, bisognava stare molto attenti, perché se il carico non scivolava subito all’indietro, il mezzo si impennava! E infatti una volta uno di questi, mentre scaricava a valle al bivio in zona Kèreff, è finito di sotto, fortunatamente senza conseguenze per l’autista (ól pòer Lèmpi)!! Anche in salita, se un po’ cargàa indrée, era facile ritrovarsi col davanti sollevato! Però era robusto e potente, portava anche 10 quintali. Quindi, aldilà dell’Ercole tutto a mano! Nel 1965 è arrivata la prima gru, comprata dai Bertoldini in occasione dei lavori di ampliamento della scuola elementare. Poi via via le prime betoniere, e i generatori enormi e rumorosissimi che facevano funzionare i marciapìch a aria compressa. Avviarlo era sempre una sfida, specie d’inverno. Solo negli anni Settanta le prime pale meccaniche e i primi escavatori. Quando si vedeva un macchinario nuovo, era un evento: tutti a guardarlo, i bambini in primis. E quindi come si trasportava il materiale in quota? Quello che non si issava col montacarichi, si portava in quota spesso con l’andadóre, una passerella che, sfruttando il fatto che Premana è... in salita, collegava il pendio a monte della casa con i piani alti, con una pendenza abbastanza ridotta. Su queste passerelle a sbalz, messe in sicurezza alla bell’e meglio, era tutto un vai e vieni di carriole. Anche il colmo del tetto spesso si trasportava così. La fase della progettazione. Come è variato l’intervento dei tecnici nel tempo? Negli anni del boom, almeno ün diségn al gh’ére sempre!! Anche le imprese hanno dovuto abituarsi a lavorare in modo più metodico e preciso. Bisogna dire però che poi durante la costruzione, il tecnico lo vedevi raramente, a meno che non lo chiamavi per un problema particolare. È anche vero che gli immobili i costruzione erano abbastanza simili, come dimensioni, soluzioni e metodi costruttivi, e anche abbastanza semplici, e quindi l’impresa riusciva ad arrangiarsi. I tecnici che hanno disegnato gran parte delle case erano il Beri, il Berera e il Sanelli. Il loro lavoro era meno “importante” rispetto ad oggi; c’era meno burocrazia, meno problematiche. Pensiamo anche solo agli adempimenti sulla sicurezza in cantiere: una volta non c’era nulla! I tecnici erano importanti in occasione dell’introduzione di modifiche o innovazioni nei metodi o nei materiali. Bisogna dire però che le loro parcelle erano ben distanti da quelle di oggi, che possono anche incidere fino al 10% della spesa totale! In quegli anni c’è stato il boom edilizio anche sugli alpeggi... Negli anni Settanta c’è stata la grossa ondata di ristrut- ceva grado, e il muratore esperto, anche se dipendente, veniva tenuto in considerazione. (Renato) Se parliamo di fatica, bisogna iniziare a dire che noi di Pagnona facevamo il viaggio sempre a piedi. E venire a Premana era il meno! Prima di lavorare sót ai Tampanìin, mi capitava di lavorare al Pian delle Betulle: anche da lì andata e ritorno a piedi: gió al Varoon, pó sü in Piaz, pó sü amò... Che vit da caan... L’è ün tòch vè! E a mezzogiorno si facevano i turni a preparare la polenta. (Angel) Anche io quando lavoravo a Margno andavo e venivo a piedi. Anni ‘80 - Sul tetto della casa Bagat turazioni, oltre alla costruzione di nuove case. Anche qui i metodi erano abbastanza standardizzati: bolognìin e tetto in lamiera. Com’era il rapporto padrone/dipendente, l’ambiente di lavoro, i ritmi, la fatica? Bisognava lavorare, non dormire, su questo non c’è dubbio. Però l’ambiente era sereno, c’era umanità. Come succedeva anche in altri ambiti, l’anzianità fa- Era di più il tempo che stavi in giro di quello che lavoravi! Ovviamente il costo della manodopera in proporzione a oggi era molto inferiore, e quindi si effettuavano manualmente lavori che farli oggi sarebbe impensabili... Tutti i trasporti, gli scavi, fà sü mòlte, il portare i materiali i quota... Nessuno oggi potrebbe sostenere il costo di così tante ore di manodopera! 12

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➥➥ ➥➥ Trova le differenze! Intervista E anche per famiglie di dipendenti l’intraprendere la costruzione della casa non era un’impresa impossibile, anzi! Figuriamoci rispetto ad oggi... quanti anni di risparmi servono!! C’è di buono che la costruzione, anche in eccesso, di case nel trentennio 1960-1990, ha fatto sì che spesso anche la generazione che sta mettendo su In ogni cantiere lavoravano una decina di persone come minimo. Oggi ce ne sarebbero la metà. Forse venivano un po’ sottovalutati i rischi, di cadute, di schiacciamenti, le mine poi... Si ricorda un solo incidente mortale, con le mine mai nessun incidente... Un miracolo! Mai nessun incidente... Un miracolo! Vediamo un po’ di ricordare chi si è dedicato alle opere pubbliche... Come abbiamo già ricordato, l’ampliamento delle scuole elementari, nel 1965, è stata opera dei Bertoldini, che tra le opere pubbliche hanno costruito l’ultimo tratto della via Risorgimento, dal Gabìn alla circonvallazione inclusa (sembra che ól Còle non avesse troppo a cuore i lavori pubblici... Non si fidava... gh’ére problemi a scö!!). Il primo tratto invece l’aveva costruito l’Edile, i Pomoni. Curioso ricordare che l’impresa Pomoni negli anni del boom si è occupata dei più importanti lavori per la Parrocchia: tetti delle chiese, campanile, nuovo oratorio, col Barìin e la casa del coadiutore. Tra le opere pubbliche più importanti edificate dalla Bellati & Spazzadeschi, si ricordano il nuovo municipio, le case popolari, la Scuola Media e la Scuola Materna (già pubblicata su un Corno di una quarantina d’anni fa la famosa risposta del Miri alla maestra di prima elementare: “Che mestiere fa tuo papà?” “L’asilo!!”). (Angel) Quando co- struimmo la Scuola Media, la strada finiva sopra al campo sportivo, e abbiamo dovuto costruirci un tracciolo che raggiungesse il cantiere. Per concludere, non si può fare a meno di notare che il boom edilizio coincise ovviamente col boom economico delle aziende premanesi, e che oggi la situazione è ben diversa... Beh, sì... In quegli anni le aziende guadagnavano bene, e iniziare a costruire una casa, anche di 5/6 piani, era sostenibilissimo dal punto di vista economico. Molti settanta/ottantenni di oggi ricordano che quant ch’ài ére drée a tirà la ca al tèc, aglié pagàve damanimàan cól fòrves ch’ài fave! famiglia in questi anni, abbia un immobile disponibile, senza dover affrontare investimenti (e magari mutui!) gravosi. E, come già abbiamo scritto su “Il Corno”, magari questa disponibilità di unità abitative, derivante dalla smania, a volte irrazionale, di costruire negli anni del boom, sarà ciò che permetterà di trattenere a Premana le nuove giovani famiglie, anche se il lavoro spesso si trova solo fuori paese. O magari si proverà a sfruttare gli immobili vuoti per finalità turistiche. Ma qui il discorso si fa complicato, e andiamo fuori tema... 13

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Cultura La Sacra Famiglia nella produzione pittorica di Giovanni Maria Tagliaferri Già sulle pagine di questo periodico (“Il Corno”, a. XLVIII, n. 3, 2011, p. 14) abbiamo avuto modo di parlare della Sacra Famiglia tra i Santi Elisabetta, Zaccaria e Giovannino affrescata intorno al 1853 da Giovanni Maria Tagliaferri sulla volta del cosiddetto porteghél della chiesa di S. Dionigi. Il dipinto murale premanese, distrutto assieme al portico nel 1928, non è l’unica Sacra Famiglia affrescata dal Tagliaferri. Lo stesso soggetto è, infatti, riproposto con qualche variante a Dorio. Sulla facciata di Casa Bettega in Via Cesare Battisti n. 7 campeggia un affresco devozionale popolare raffigurante per l’appunto una Sacra Famiglia tra i Santi Zaccaria, Elisabetta e Giovannino [fig. 1]. Al centro della composizione doriese spicca la figura della Madonna che, in veste rossa con ampio manto blu e un sottile velo sul capo, tiene amorevolmente sulle sue ginocchia il Bambino Gesù, seminudo e paffutello. Ai suoi piedi è inginocchiato, con le mani giunte, il piccolo san Giovanni in adorazione del Gesù Bambino: suoi attributi sono l’agnello e la croce con il cartiglio “ECCE AGNVS DEI” (“Ecco l’agnello di Dio”; Gv 1, 29). Dietro di lui è inginocchiata la sua anziana madre, santa Elisabetta, in veste viola e manto verde, con in capo un velo fig. 1 di tessuto rigato. Come nella consueta tradizione iconografica, alle spalle delle due donne, che fungono da centro compositivo e simbolico della rappresentazione, assistono, dietro ad un muretto, come muti spettatori all’evento san Giuseppe in veste viola e manto giallo con in mano una sega che rimanda al suo mestiere di falegname e Zaccaria con folta barba, veste rossa e velo giallo che appoggia la mano sinistra su un libro aperto. I loro sguardi, per nulla preoccupati, rivolti verso il Bambino Gesù, si incrociano con quelli più apprensivi di Maria. Completa la scena uno sfondo agreste con un albero sulla destra. Come risultava da una iscrizione oggi non più leggibile, l’affresco doriese fu commissionato nel 1865 da Miro “Bettica” (variante del cognome locale Bettega), di professione muratore, e fu realizzato nel mese di agosto di quell’anno dal pittore e incisore Giovanni Maria Tagliaferri, che aveva già eseguito nel 1860 il Battesimo di Gesù nella chiesa di S. Giorgio a Dorio di cui abbiamo parlato sempre sulle pagine di questo periodico (“Il Corno”, a. XLVIII, n. 2, 2011, p. 14). La paternità del Tagliaferri è altresì confermata dall’impaginazione della scena, dai panneggi e dai volti che rinviano in maniera inconfondibile ai suoi modi pittorici. L’affresco è stato restaurato alla fine degli anni ’70 del secolo scorso da Rossella Bernasconi di Varese. Un’altra Sacra Famiglia si può ammirare sulla facciata di Casa Cetta a Stazzona nei monti di Dongo in località Cuccarella [fig. 2]. L’affresco, firmato dal pittore e datato (“Gio. Maria Tagliaferri di Pagnona fece 29 8bre 1860”), raffigura, come da iscrizione apposta in sommità, la Sacra Famiglia in riposo. Al centro è affrescata la Vergine che osserva con dolcezza il Bambino Gesù che si tende verso destra ad accarezzare il volto di san Giovannino. I gesti dei due personaggi hanno un chiaro valore simbolico: il gesto del piccolo Gesù è segno di predilezione, quello del piccolo Giovanni, che guarda fig. 2 negli occhi il cugino e si pone la mano sul petto, è segno di comprensione e accettazione del suo compito di “Precursore”. Dietro san Giovannino sta santa Elisabetta, che non osserva il gioco di sguardi dei fanciulli, ma guarda a Maria, la via attraverso la quale si giunge a Cristo: e infatti con la destra indica l’Agnello. Alla sinistra della Vergine, anche san Giuseppe posa i suoi occhi sui due bambini e tiene tra le mani la verga fiorita, sulla quale compaiono il fiore e i frutti del mandorlo, nonché il Libro della Scrittura, segno che nel riposo la Sacra Famiglia si nutre e si educa con la Parola di Dio. Alla scena fa da quinta un lenzuolo bianco, irrealisticamente steso sui rami di un albero: il tutto conferisce al quadretto familiare un maggior grado di raccoglimento e intimità e suggerisce un’impressione di candore e di innocenza. L’idea è accentuata dalla raffigurazione nell’angolo in alto a destra di due tortore bianche, simbolo di fedeltà. E per finire, un’altra Sacra Famiglia del Tagliaferri, non già affrescata ma incisa all’acquaforte nel 1850, fa bella mostra di sé sul paliotto a forma di lunetta dell’altare dedicato a San Giuseppe nella chiesa di S. Bartolomeo a Margno. La lastra marmorea, di cui abbiamo parlato sull’ultimo numero di questo periodico, raffigura il Sogno di S. Giuseppe con una umanissima Madonna del Latte che allatta il Bambino Gesù. Marco Sampietro 14

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Attualità REF ERENDUM DURATA T RIV ELLAZIONI IN MARE I risultati di Premana: N. ELETTORI: 1.814 VOTANTI: 152 8,38 % VOTI NON VALIDI: 6 3,95 % VOTI FAVOREVOLI: 111 76,03 % VOTI CONTRARI: 35 23,97 % Che i premanesi fossero allergici ai referendum era da tempo risaputo, ma mai lo sono stati come in questa tornata. Il quesito di natura tecnica non ha certamente invogliato gli elettori a correre al seggio. Si può aprire un lungo dibattito sull’utilità dello strumento referendario, soprattutto quando riguarda campi che non investono le singole coscienze. L’attuale sistema – poi – favorisce l’astensionismo: chi intende esprimere voto negativo, ha buon gioco ad astenersi, perché l’astensione assume a tutti gli effetti tale valore. In questo modo, però, non si arriva mai a “contarsi”. Dunque o si limita fortemente la possibilità di ricorso allo strumento referendario (a casi particolarissimi oppure aumentando molto le firme necessarie per proporlo) oppure si toglie il quorum. Solo così “ci si conta” e chi si astiene lo fa a tutti gli effetti. Non ci sembra comunque il caso di vantarci di questo record negativo di partecipazione, poco più di un quarto della media nazionale, per un tema ecologico che ci pare distante ma non lo è. Un altro aspetto riguarda lo spreco di denaro pubblico per una consultazione che non sortirà alcun effetto. È innegabile che la democrazia costa, però forse si potrebbe ripensare a contenerne la spesa: accorpando le sezioni elettorali, prevedendo in questi casi solo alcuni seggi dislocati sul territorio (in Valsassina per esempio) dove, chi vuole veramente votare abbia la possibilità di esercitare un diritto sacrosanto. 25 Aprile Lo scorso anno, su questo numero de “Il Corno”, riportavamo la cronaca della cerimonia di commemorazione della Liberazione, che si era svolta il 26 aprile 2015 alla presenza di molti premanesi e in modo particolare dei coscritti della classe 1997. Scrivevamo “quando un paese non tralascia di ricordare decorosamente ciò che è stato, quando un gruppo di diciottenni risponde ad un appello e si presenta alla comunità come hanno fatto i ragazzi quest’anno, siamo convinti che Premana stia facendo un piccolo, semplice, ma importante gesto di “resistenza”“. de Sasòlt, luogo di rifugio dei nostri partigiani e poi assistere all’alzabandiera con il canto dell’Inno di Mameli. Don Roberto nell’omelia durante la santa Messa diceva che “libertà è abbattere i muri, non costruirne altri”. Forse è un costruire muri con il passato non ricordare quanto accaduto ormai più di 70 anni fa per la libertà del nostro popolo e della nostra nazione? A Scandicci si trova una lapide con questo testo: È vero, era il 70° anniversario, ma il 71esimo non ricorda la stessa cosa? Ebbene, era un po’ freddo, ma purtroppo quest’anno la presenza al Monumento non era numerosa, i giovani presenti erano quelli che fanno parte della Banda, bambini/e, ragazzi/e delle scuole si potevano contare sulle dita di una mano. In realtà, i festeggiamenti sono iniziati la domenica 24 aprile in l’Ariàal (ne riportiamo la cronaca in altro articolo), ed è stato davvero commovente andare fino al Böc “Ricorda, o cittadino, questa data e spiegala ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli (...) non perché l’odio e la vendetta duri ma perché sappian quale immenso bene sia la libertà e imparino ad amarla e la conservino intatta e la difendano sempre”. Che sia valida anche per Premana? 15

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