FAMIGLIA NOSTRA N. 174

 

Embed or link this publication

Description

MAGGIO-GIUGNO-LUGLIO 2016

Popular Pages


p. 1

RIVISTA DEI RELIGIOSI, DELLE RELIGIOSE E DELLA GENTE DELLA «SACRA FAMIGLIA» Rivista periodica anno 2016, Poste Italiane s.p.a. Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n 46) art. 1, comma 2 DCB (filiale di Bergamo) anno 97 - numero 174 032016 maggio giugo famignlioastraluglio Con le famiglie per l’educazione 1

[close]

p. 2

famiglianostra | Maggio - Giugno - Luglio 2016 EDITORIALE Cari lettori, anche in estate la nostra Congregazione continua a stare accanto alle famiglie per aiutarle nella missione di educare i loro figli, con le attività ricreative dei nostri centri educativi e delle nostre parrocchie. Le comunità del Brasile e del Mozambico sono invece a metà del loro anno scolastico e pastorale, che finirà solo a dicembre. Con la rivista vi raccontiamo le cose che ci stanno a cuore: le esperienze educative, la passione per il Vangelo, le storie delle persone che dedicano la loro vita (o qualche mese) alla missione di educare in nome di Gesù. Siamo contenti di condividere con voi questi passi, perché percorriamo la stessa strada e ci aiutiamo a vicenda a scoprire, nelle gioie e nelle difficoltà di ogni giorno, la presenza e la mano di Dio. Sentiamo che sarebbe necessario fare di più; soprattutto per quei tanti bambini che emigrano verso la nostra vecchia Europa senza i loro genitori. Purtroppo le nostre forze sono limitate. Ma crediamo che è già un buon passo credere che è giusto accogliere loro e chi come loro scappa dalla guerra e dalla fame. Ne va della nostra umanità e del nostro futuro. Ne va della nostra fede, che non può essere vissuta chiudendoci in casa nostra facendo finta che non esiste chi soffre. 2 famignlioastra di p. Sergio Grazioli Icristiani oggi sono convinti che possono testimoniare il Vangelo se lo traducono in uno stile che si vede nelle cose di tutti i giorni, come il modo di vivere in famiglia, il modo di lavorare, di incontrare gli amici, di fare festa. Solo vivendo come il Vangelo ci insegna possiamo sperimentare la gioia che Gesù promette ed essere testimoni credibili del Vangelo. Il Vangelo parla quando si fa comportamento, gesto concreto, modo di vedere il mondo e di assumere la vita. Per questo c’è un rapporto molto stretto tra Vangelo e educazione: perché è l’educazione che forma i comportamenti, che insegna ai bambini un modo di vedere il mondo e di assumerlo per renderlo più bello. La Chiesa italiana ha espresso questa convinzione indicando il suo percorso di questi anni nel motto “educare alla vita buona del Vangelo” e lo ha confermato nel Convegno nazionale di Firenze del novembre scorso, che ha raccolto le esperienze di tutte le diocesi sotto l’espressione “in Gesù un nuovo umanesimo”. Questa convinzione, che la fede esiste solo se entra nelle cose di tutti i giorni, è stata confermata dal Sinodo sulla Famiglia, che ci ha ricordato che il Vangelo, la famiglia e l’educazione non sono tre cose separate ma insieme ci mostrano il progetto di Dio sul mondo. Per custodire e servire questo segreto della vita, evidente e nascosto al tempo stesso, esiste la Chiesa e in essa la Congregazione della Sacra Famiglia, nata dall’esperienza di famiglia e di fede di santa Paola Elisabetta Cerioli. Noi, religiosi, religiose e famiglie della Congregazione svolgiamo la nostra missione in comunione con la Chiesa. Essa si può riassumere in tre direzioni, raccomandate anche dalla recente esortazione di papa Francesco sulla famiglia, Amoris Laetitia. Vivere e trasmettere il Vangelo della Famiglia alla luce del mistero di Nazaret. Santa Paola Elisabetta ha vissuto una forte e non facile esperienza di famiglia trovando forza nella fede. Quando si è consacrata a Dio nella vita religiosa non ha dimenticato questa esperienza, ma ha dedicato tutte le sue energie ad educare bambini poveri e orfani perché potessero diventare buoni padri e madri di famiglia. Nella santa famiglia di Nazaret ha incontrato il

[close]

p. 3

BICENTENARIO DELLA NASCITA 1816 S. PAOLA ELISABETTA CERIOLI 2016 con le famiglie per l’educazione 200 BICENTENARIO DELLA NASCITA 1816 S. PAOLA ELISABETTA CERIOLI 2016 CON LE FAMIGLIE PER L’EDUCAZIONE suo sostegno e il suo modello di vita, che ancora oggi dona la sua luce. Leggiamo in Amoris Laetitia n. 65-66: L’incarnazione del Verbo in una famiglia umana, a Nazaret, commuove con la sua novità la storia del mondo. Abbiamo bisogno di immergerci nel mistero della nascita di Gesù… penetrare nei trenta lunghi anni nei quali Gesù si guadagnò il pane lavorando con le sue mani… Questo è il mistero del Natale e il segreto di Nazaret, pieno di profumo di famiglia! E’ il mistero che tanto ha affascinato Francesco di Assisi, Teresa di Gesù Bambino e Charles de Foucauld [possiamo aggiungere: Paola Elisabetta Cerioli], e al quale si dissetano anche le famiglie cristiane per rinnovare la loro speranza e la loro gioia. L’alleanza di amore e fedeltà, di cui vive la Santa Famiglia di Nazaret, illumina il principio che dà forma ad ogni famiglia, e la rende capace di affrontare meglio le vicissitudini della vita e della storia. Su questo fondamento, ogni famiglia, pur nella sua debolezza, può diventare una luce nel buio del mondo. Stare accanto alle famiglie e aiutarle nella loro missione educativa. Dopo la morte del figlio Carlo e del marito, santa Paola si è sentita chiamata a dedicare tutta la sua vita per dare ai figli dei contadini una degna educazione religiosa, civile e professionale. Oggi i suoi figli, con il loro servizio nelle scuole, nelle parrocchie e nei centri educativi, stanno accanto alle famiglie per sostenerle nella loro grande missione di educare i figli alla vita e alla fede. Scrive papa Francesco: Una delle sfide fondamentali di fronte a cui si trovano le famiglie oggi è sicuramente quella educativa, resa più impegnativa e complessa dalla realtà culturale attuale e della grande influenza dei media. La Chiesa svolge un ruolo prezioso di sostegno alle famiglie, partendo dall’iniziazione cristiana, attraverso comunità accoglienti… La Chiesa è chiamata a collaborare, con un’azione pastorale adeguata, affinché gli stessi genitori possano adempiere la loro missione educativa. Deve farlo aiutandoli sempre a valorizzare il loro ruolo specifico, e a riconoscere che coloro che hanno ricevuto il sacramento del matrimonio diventano veri ministri educativi, perché nel formare i loro figli edificano la Chiesa, e nel farlo accettano una vocazione che Dio propone loro. Essere famiglia per chi non ha una famiglia. Santa Paola Elisabetta ha voluto dirigere la sua carità educativa in primo ai bambini e bambine che avevano perso o genitori (o uno di essi) e avevano bisogno di un ambiente famigliare per prepararsi alla vita. I suoi figli e figlie ancora oggi, con poche e semplici forze diffuse in varie parti del mondo, vogliono dare una attenzione particolare ai bambini senza famiglia, offrendo loro condizioni per preparare un futuro degno dei figli di Dio. Non lo possiamo fare da soli, come è avvenuto nei primi cento anni della nostra storia; lo possiamo fare insieme alle famiglie che si sentono disposte ad offrire un po’ del loro amore a chi ne è privo. In questa linea ci invita a lavorare l’esortazione papale, ai numeri 182-183: Nessuna famiglia può essere feconda se si concepisce come troppo differente o “separata”… Una coppia di sposi che sperimenta la forza dell’amore, sa che tale amore è chiamato a sanare le ferite degli abbandonati, a instaurare la cultura dell’incontro, a lottare per la giustizia. Dio ha affidato alla famiglia il progetto di rendere “domestico” il mondo, affinché tutti giungano a sentire ogni essere umano come un fratello: «Uno sguardo attento alla vita quotidiana degli uomini e delle donne di oggi mostra immediatamente il bisogno che c’è ovunque di una robusta iniezione di spirito famigliare… Le famiglie aperte e solidali fanno spazio ai poveri, sono capaci di tessere un’amicizia con quelli che stanno peggio di loro. Se realmente hanno a cuore il Vangelo, non possono dimenticare quello che dice Gesù: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40) (AL 182-183). 3

[close]

p. 4

famiglianostra | Maggio - Giugno - Luglio 2016 IL BALSAMO DELLA MISERICORDIA Aprendo il Giubileo della misericordia papa Francesco ha scritto: desidero che gli anni a venire siano intrisi di misericordia per andare incontro ad ogni persona portando la bontà e la tenerezza di Dio! A tutti, credenti e lontani, possa giungere il balsamo della misericordia come segno del Regno di Dio già presente in mezzo a noi (Misericordiae Vultus n. 5). L’’evangelista Luca nel capitolo 7,36-50 ci ha consegnato nel suo vangelo una bellissima immagine di cosa è e cosa fa il balsamo della misericordia. Spiega perché Gesù era conosciuto come un “amico dei pubblicani e peccatori”. Leggiamola insieme, per sentire il profumo di quel balsamo che cura e ridona vita. All’inizio Luca ci presenta il quadro in cui si svolge l’azione: un fariseo invita Gesù per un banchetto, perché ha stima di lui (o perché Gesù è stimato da molti…). Stranamente non si dice nulla del banchetto. L’azione comincia invece con un “fuori programma”: in quella sala entra una donna, conosciuta nella città come una peccatrice. Ella compie nei confronti di Gesù dei gesti di attenzione e di affetto: bagna i suoi piedi con lacrime, li asciuga con i capelli, li bacia e li profuma con un balsamo. Tutto ciò scandalizza i presenti (che dovevano appartenere in maggioranza al gruppo dei farisei). Ma non meno sconcertante è l’atteggiamento di Gesù che non si compone con quello che la donna sta facendo, anzi sembra approvarlo. Il padrone di casa si meraviglia di ciò e pensa che Gesù non vede esser quel maestro di valore di cui molti parlano: come può infatti non sapere che quella donna è una peccatrice? Come può infrangere la legge della purità rituale lasciandosi toccare da lei? Nasce in noi la domanda: chi vede le cose in modo giusto? Luca risponde facendo agire Gesù, che però non si occupa né della donna né di quello che fa. Racconta invece una parabola per Simone (lo chiama per nome), che a prima vista non ha nulla a che vedere con quello che sta avvenendo e che sta infastiden- do tutti tranne Gesù). Un creditore ha due debitori: uno con un debito grande e l’altro piccolo. Decide di perdonare a entrambi. In questo fatto, che va al di là di quello che normalmente fanno gli uomini, sta il Vangelo: Dio perdona. Questo perdono rovescia la situazione: chi doveva di più riceve di più, chi doveva meno riceve meno; e ciò crea, come una comprensibile conseguenza, una gratitudine/amore nei due debitori proporzionale al debito che avevano. Gesù conclude con una domanda a Simone, che risponde senza esitare secondo la logica della parabola, condividendo così il “punto di vista” di Gesù. A questo punto Gesù applica la parabola alla situazione che si vive in quella sala. Egli mostra a Simone la differenza tra i suoi comportamenti e quelli della donna: interpreta i suoi comportamenti come manifestazione di grande amore, a differenza del fariseo. Simone non è stato sgarbato verso Gesù, ma la donna manifesta un “di più” abbondante di amore verso Gesù. Per Gesù la donna manifesta con quei gesti di amore la riconoscenza per essersi sentita perdonata da Dio, attraverso la predicazione e la persona di Gesù. Per Gesù non è più solo una peccatrice da evitare, ma una donna perdonata, rinata. Così la scena si conclude con le parole di Gesù alla donna: la assicura che Dio l’ha perdonata. Senza preoccuparsi per la meraviglia dei presenti che si scandalizzano di sentire sulla bocca di un essere umano il perdono di Dio, Gesù riconosce che la fiducia della donna in Lui e in Dio le concede il dono della salvezza e della sua pace. Anche se in questa pagina non appare la parola misericordia, essa è il centro del suo messaggio. Qui vediamo la misericordia di Gesù (che è espressione visibile di quella di Dio): egli accetta i gesti di amore della donna come riconoscenza per il perdono di Dio che ha sentito entrare nel suo cuore e insegna a Simone 4

[close]

p. 5

(LC 7,36-50) di p. GianMarco Paris con le famiglie per l’educazione fariseo che l’amore agli occhi di Dio vale più dell’osservanza della legge. In questa storia Gesù rivela che nella vita di fede l’amore viene prima e dà senso alla legge; rivela che Dio è contento molto più con chi si rivolge a lui con il cuore (anche se ferito) di chi si rivolge a lui con l’orgoglio di chi osserva la legge (e disprezza chi non la conosce). Dio è un amante, che perdona per amore e attende di essere corrisposto con l’amore; non è un ragioniere, che conta quanto deve ricevere da ciascuno ed è contento con chi non ha debiti. Forse per questo le donne hanno un posto importante nel Vangelo. Solo una donna poteva esprimere con tanta intensità e concretezza il sentimento dell’amore riconoscente, espresso non con parole ma con gesti del corpo e con il profumo. Questa donna, accolta e capita da Gesù, ci mostra che il rapporto con Dio si vive secondo la logica dell’amore, gratuito e libero, più che secondo la logica della legge o del diritto. L’evangelista Giovanni ricorda un episodio simile: a Betania, pochi giorni prima della passione di Gesù, Maria unge e asciuga i piedi di Gesù. Il gesto di quella donna che esprime il suo amore riconoscente a Gesù, ha inspirato Gesù, che lo ripete con i suoi discepoli durante l’ultima cena, nel momento di manifestare e trasmettere ciò che ha di più importante. L’amore di Dio che perdona e si compiace di chi accoglie il suo perdono è il succo del Vangelo. E per questo è la fonte della nostra vita di cristiani. L’unico modo per viverla è rispondere con gesti di amore. Anche per noi (come per il fariseo) c’è il rischio di passare dall’amore iniziale alla legge, che ci rende meno liberi e generosi, che ci fa calcolare cosa conviene, che ci porta a confrontarci con gli altri per sentirci migliori. L’amore invece non calcola, non è invidioso, è libero e gratuito. Per vedere se siamo nel cammino di Gesù non dobbiamo vedere se compiamo tutti i nostri doveri con estrema esattezza, ma se la nostra vita esprime con l’amore verso gli altri la gratitudine a Dio che ci ha creati e continuamente ci perdona. 5

[close]

p. 6

famiglianostra | Maggio - Giugno - Luglio 2016 LA REALTÀ E LE SFIDE DELLE FAMIGLIE di P. Gianluca Rossi Amoris laetitia Continuiamo con questa seire di articoli a proporvi di leggere, capitolo per capitolo l’esortazione di papa Francesco che è il frutto del cammino sinodale dedicato alla famiglia. Il secondo capitolo dell’esortazione,ripreso dal titolo di questo articolo invita a leggere con simpatia e realismo la situazione delle famiglie di oggi. Abbiamo chiesto a p. Gianluca Rossi, superiore della comunità educante di Martinengo di introdurci in questa lettura. I nostri Centri educativi scolastici e le nostre parrocchie sono degli osservatori privilegiati dai quali poter guardare uno spaccato della vita reale delle nostre famiglie. Ed è proprio dalla realtà concreta che il secondo capitolo dell’esortazione apostolica Amoris laetitia parte per parlare delle sfide culturali in cui la Chiesa e con essa la nostra Congregazione sente la necessità di farsi carico per sostenere e soccorrere le famiglie a cui ci sentiamo inviati. A partire dal terreno biblico, nel secondo capitolo il Papa consi¬dera la situazione attuale delle famiglie, tenendo «i piedi per terra» (AL 6) e affrontando alcune sfide: dal fenomeno migratorio alla negazione ideologica della differenza di sesso; dall’attenzione alle persone con disabilità al rispetto degli anziani; dalla decostruzio¬ne giuridica della famiglia alla violenza nei confronti delle donne. Il Pontefice insiste sulla concretezza, che è una cifra fondamentale dell’Esortazione. E sono la concretezza e il realismo che pongono una sostanziale differenza tra «teorie» di interpretazione della realtà e «ideologie». Citando la Familiaris consortio, Francesco afferma che «è sano prestare attenzione alla realtà concreta, perché “le richieste e gli appelli dello Spirito risuonano anche negli stessi avvenimenti del¬la storia”, attraverso i quali “la Chiesa può essere guidata ad una intelligenza più profonda dell’inesauribile mistero del matrimonio e della famiglia”» (AL 31). Senza ascoltare la realtà, dunque, non è possibile comprendere né le esigenze del presente né gli appel¬li dello Spirito. Il Papa nota che l’individualismo esasperato rende difficile oggi donarsi a un’altra persona in modo generoso (cfr AL 33). Ecco un’interessante fotografia della situazione: «Si teme la so¬litudine, si desidera uno spazio di protezione e di fedeltà, ma nello stesso tempo cresce il timore di essere catturati da una relazione che possa rimandare il soddisfacimento delle aspirazioni personali» (AL 34). L’umiltà del realismo aiuta a non presentare «un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente co¬struito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilità delle famiglie così come sono» (AL 36). L’idealismo allontana dal considerare il matrimonio quello che è, cioè un «cammino dina¬mico di crescita e realizzazione» (AL 37). Per questo non bisogna neppure credere che le famiglie si sostengano «solamente insistendo su questioni dottrinali» (ivi), con il rischio di perdere «la vicinanza compassionevole alle persone fragili come la samaritana o la donna adultera» (AL 38). Nel solco della spiritualità della nostra Fondatrice, che era immersa nel contesto culturale ottocentesco -segnato da profondi cambiamenti e povertà a causa della rivoluzione francese e industriale- si fa lei carico in prima persona delle sfide reali del suo tempo soccorrendo i bambini orfani senza casa e senza famiglia. Come nell’ottocento anche oggi non mancano sfide impegnative e sempre più complesse a cui occorre prepararci con una competenza sempre più adeguata. Per tutti i religiosi e religiose della sacra famiglia sentiamo quanto l’esortazione del papa sia uno stimolo a rafforzare e rivedere il nostro impegno pastorale-educativo, per uscire da una certa rassegnazione e rispondere adeguatamente ai bisogni profondi delle famiglie di oggi. La nostra Fondatrice coltivava il sogno di concorrere a trasformare la società attraverso l’immissione in essa di giovani generazioni fornite di una positiva esperienza della (casa-) famiglia e dell’educazione ed in possesso di un lavoro per essere gli artefici di un mondo senza barriere tra ricchi e poveri. Saremo capaci come religiosi di raccogliere la sua sfida? 6

[close]

p. 7

con le famiglie per l’educazione AMPLIAMENTO DELL’OFFERTA FORMATIVA DELL’ISTITUTO COMPRENSIVO DI MARTINENGO Nuovo corso bilingue: Sacra Bilingual School a cura di Virna Palmas e Laura Bonomelli e della Comunità educante Da alcuni anni il Centro Educativo scolastico Sacra Famiglia di Martinengo ha percepito l’esigenza di estendere la propria Offerta formativa per sintonizzarla sul respiro profondo del mondo globalizzato. Uno degli obiettivi della Mission della nostra Scuola è da sempre quello di testimoniare e insegnare l’apertura mentale per solidarizzare col mondo vicino e/o lontano, la disposizione all’ascolto e al dialogo rispettosi con tutti specie se diversi. Queste capacità, insieme all’educazione cristianamente determinata e globale, non possono che migliorare con l’abilitazione a una comunicazione aperta e universale come quella della LINGUA INGLESE! L’Offerta Scolastica Sacra Famiglia già da tempo si sforza di offrire un contributo solido per rafforzare l’insegnamento della lingua inglese attraverso l’ampliamento consistente dell’orario disciplinare relativo alla seconda lingua, così come attraverso la scelta di avere la presenza di docenti specialisti laureati in Lingue e Letterature straniere fin dalla scuola Primaria e quella, ugualmente importante, di insegnanti madrelingua durante le lezioni che collaborano con il nostro Istituto dall’asilo nido alla Scuola Secondaria. Da anni la nostra Scuola si impegna ad organizzare svariate esperienze di Summer Camps e di viaggi all’estero ( Inghilterra, Stati Uniti, capitali europee,…) e nella preparazione degli studenti al conseguimento di certificazioni riconosciute e valide per il proseguimento degli studi secondari e universitari. All’interno di questa consapevolezza del valore altamente positivo dell’impegno a preparare le nuove generazioni a un contatto diretto e personale con la realtà culturale dominante, si è via via affermata l’esigenza di un salto qualitativo ancora più importante nell’ insegnamento della lingua inglese per mezzo di un’ istituzione scolastica capace di preparare gli alunni all’uso naturale e corrente dell’inglese parlato e scritto. Due anni di ricerche, approfondimenti, contatti, confronti da parte di un gruppo di docenti (Palmas, Bonomelli, Ub- biali, Murdolo guidati dal Dirigente scolastico Padre Edoardo Rota), con le più svariate esperienze in atto sul territorio regionale, hanno offerto la possibilità di predisporre indicazioni di massima utili per permettere alla Gestione di approvare un progetto bilingue sostenibile che arricchisse la nostra già consistente offerta formativa scolastica. La discussione ed il ricco contributo della Comunità religiosa (Padre Gianluca Rossi, Padre Giovanni Costioli, religioso Cappello Fabio, Padre Gianmario Monza) all’interno di una immediata accoglienza concorde ed entusiastica hanno prodotto un’intesa favorevole attorno alla necessità di dispiegare il nuovo progetto nel rispetto di alcuni criteri insuperabili: espandere la Vision già felicemente attiva nel progetto esistente; stare vicino alla gente con l’intercettazione dei loro bisogni più importanti per il presente e il futuro delle nuove generazioni (studi superiori, lavoro, mobilità territoriale…); de-elitarizzare la fruizione di un bisogno ormai comune e vitale con l’offerta di un’accessibilità estremamente favorevole rispetto alle organizzazioni scolastiche similari. Il favore della Congregazione e in particolare della Comunità religiosa educante di Martinengo ha quasi subito contagiato l’intero corpo docente della Primaria e quindi ci si è mossi per l’organizzazione specifica dell’apertura e dell’avvio del nuovo settore scolastico che si è deciso di chiamare Sacra Bilingual School (SBS). A settembre si comincia, dunque, in una classe del primo anno della primaria. Tuttavia il progetto complessivo prevede un ampliamento progressivo della fruizione bilingue fino a comprendere l’Infanzia (dai 3 anni) e ad arrivare alla fine della Secondaria di primo grado con il passaggio dell’insegnamento dell’inglese da L2 (lingua seconda) a L1 (lingua prima equiparata all’italiano), Entro uno o due anni sarà altresì avviata gradualmente l’esperienza CLIL in tutte le classi dell’Istituto comprensivo in modo da potenziare ulteriormente l’inglese per tutti gli alunni. Abbiamo la con- 7

[close]

p. 8

famiglianostra | Maggio - Giugno - Luglio 2016 vinzione, infatti, che la compresenza di corsi ordinamentali e corsi bilingue non potranno che arricchirsi e giovarsi a vicenda. Dopo la fase di investigazione e conoscenza delle esperienze regionali in atto e con la decisione presa di avviare anche da noi una scuola bilingue, molte sono state le iniziative per promuovere la SBS: un incontro di presentazione aperto a tutte le famiglie interessate del circondario il 14 gennaio 2016, uno spazio dedicato all’interno dell’ Open Day tenutosi domenica 17 gennaio e varie attività di pubblicità. Tutto ciò ha prodotto interesse e curiosità significativi al punto che con la chiusura ufficiale delle iscrizioni, a febbraio, si è formata la prima classe del corso bilingue nella storia della Sacra Famiglia di Martinengo (25 alunni). Avuta la certezza della formazione di una classe, immediatamente ci si è adoperati per la preparazione del corpo docente di tutta la Primaria e in particolare di coloro che si sarebbero trovati ad insegnare o ad operare come educatori nelle classi prime anche con l’inserimento immediato di una docente madrelingua (Paula Sigal) che si sarebbe direttamente occupata della docenza di Literacy in prima. Per questo si è rafforzato fortemente il legame e la collaborazione con la prestigiosa organizzazione internazionale British Council (Dottoressa Maria Norton, Professoressa Sarah Priestley, Professoressa Johanna Carter) che opera proprio a servizio di iniziative scolastiche come la nostra in tutto il mondo. Con questa Istituzione abbiamo stipulato una convenzione per la formazione permanente dei docenti (già attiva), per la supervisione costante del lavoro in atto e per la programmazione delle certificazioni in progetto. Una collaborazione particolare si è stabilita con l’esperta di insegnamento bilingue Professoressa Elisabetta Mohwinckel che ha guidato la Commissione per l’avvio della nostra scuola bilingue presieduta dalla nostra referente SBS Laura Bonomelli, a definire nei particolari la questione dei testi in lingua originale da adottare e da usare da parte dei docenti e degli alunni. Abbiamo anche assicurato una preziosissima collaborazione con il Professore Sangalli Luigi, pedagogista clinico, che già opera con altre scuole bilingue ( per esempio con l’Istituto Diocesano San Carlo di Milano, …)per i problemi relativi all’apprendimento linguistico. L’avvio di un’esperienza così importante all’interno del già collaudato progetto scolastico Sacra Famiglia ha imposto 8 subito l’urgenza di un continuo feedback e di una particolare attenzione alla didattica da parte di tutti gli insegnanti della Scuola Primaria con anche un’ attenzione al problema della continuità verso la Scuola Secondaria di primo grado. L’impatto che l’apertura del corso bilingue avrà sulla Scuola e sulle famiglie dovrà trovare il maggior numero di persone in grado di interagire il più efficacemente possibile; per questa ragione è già stato definito un programma serale di insegnamento della lingua inglese per insegnanti ed educatori di 50 ore ed uno per i genitori ancora di 50 ore. Docente sarà la nostra insegnante madrelingua Paula Sigal; per i docenti il corso avrà un costo pressoché simbolico mentre per i genitori sarà richiesto un impegno più consistente anche se molto favorevole. Ciò che si attende in termini immediati da questa iniziativa dell’avvio della scuola bilingue sono vantaggi (benefits) complessivi di ordine didattico per tutti i bambini della scuola: sviluppo cognitivo favorevole, miglioramento della consapevolezza dei concetti di appartenenza culturale; facilità nell’apprendimento di altre lingue; aumento dell’autostima in termini di identità, flessibilità ed abilità nel leggere e nello scrivere. Come scuola bilingue sarà caratterizzata con il 40% dell’insegnamento in pura lingua inglese per le discipline di inglese (7 unità tempo), storia, geografia, scienze, informatica e tecnologia, immagine ( 7 unità tempo). Anche il ruolo dell’educatore para-scolastico è rafforzato da competenze linguistiche specifiche. Naturalmente la Sacra Bilingual School segue le Indicazioni Nazionali emanate dal Ministero della Pubblica Istruzione Italiana, tenendo conto che il metodo e i modi della didattica specifica in lingua inglese non potranno non confrontarsi e adottare organizzazione e linee operative di tipo britannico come già si sta sperimentando nella formazione con il British Council. La lunga e meticolosa preparazione della Sacra Bilingual School ci fa sperare in un successo utile ai bisogni delle famiglie e delle nuove generazioni. Una solenne apertura del nuovo corso è già stata indetta per l’avvio dell’anno scolastico nel giorno di sabato 10 settembre p.v. Su tutto questo impegno e questa attesa abbiamo la certezza della costante vigilanza e sostegno della Provvidenza e della nostra amata Fondatrice Paola Elisabetta Cerioli.

[close]

p. 9

con le famiglie per l’educazione CORSO DI FORMAZIONE BRITISH COUNCIL a cura di Alessandro Ubbiali Siamo sette insegnanti che dall’anno prossimo insieme a tutti i colleghi dell’Istituto comprensivo scriveremo una nuova pagina nella storia della scuola Sacra Famiglia di Martinengo: la Sacra Bilingual School. È un progetto di scuola bilingue, innovativo e all’avanguardia, unico nel tessuto sociale della bassa bergamasca: l’apprendimento delle discipline curricolari avverrà non solo in italiano, ma anche in L2, in inglese. Oltre all’insegnamento e all’apprendimento della letto-scrittura in inglese (saper leggere e scrivere), che si chiama literacy, anche le discipline di storia, geografia, scienze, arte, tecnologia e informatica saranno insegnate ed apprese in questa lingua. È un progetto ardito, nuovo, che mette tutti — bambini, insegnanti, educatori e genitori — nella sfida verso un futuro prossimo che non è già più locale, ma globale, aperto alle differenze e alle culture. Attuare questo progetto richiede a tutti, e in particolare a noi insegnanti, grande impegno, amore e dedizione. Ma non siamo soli. Ecco che la nostra Scuola ci dà l’opportunità di una formazione che sarà continua e puntuale, ci sosterrà e ci accompagnerà nel lavoro quotidiano nella classe prima SBS e lo farà con la supervisione del British Council, che è l’organizzazione internazionale del Regno Unito per le opportunità educative e le relazioni culturali. Per questo noi insegnanti siamo stati invitati a partecipare a una settimana di formazione e di aggiornamento dal 13 al 17 giugno, tenuto dalle tre esperte del British Council, dott.ssa Maria Norton, dott.ssa Sarah Priestley e dott.ssa Joanna Carter. Non solo noi insegnanti della futura classe prima SBS abbiamo partecipato a questo evento ma anche tutto il corpo Docenti e la Dirigenza, specialmente nella prima parte del corso che è stata dedicata all’introduzione al bilinguismo e all’apprendimento di una lingua seconda in un contesto bilingue, il quale offre numerosi vantaggi come la capacità dei bambini di essere fluenti in un’altra lingua e di essere parte di un mondo intero e non di una piccola comunità. Nel corso dell’esperienza il team SBS e le referenti di modulo hanno partecipato alla simulazione di una lezione di scienze con la formatrice Joanna Carter. Insieme hanno scoperto come è struttu- rata una lezione e in prima persona hanno completato le attività proposte. Carter ha poi illustrato come la lezione è stata pensata e programmata, indicandone le strategie e gli approcci didattici. Lo scopo di questo corso è renderci coscienti e consapevoli delle strategie da mettere in campo per svolgere una lezione efficiente in un contesto bilingue. Il team SBS ha poi proseguito il corso approfondendo le tematiche legate agli aspetti pedagogici e didattici, come pensare a una valutazione per l’apprendimento (AfL - Assessment for Learning) considerando la tassonomia di Bloom, selezionare il lessico e le strutture linguistiche adattandole al contenuto della disciplina in modo che si abbia un graduale sviluppo delle competenze e abilità cognitive alte. Altri esempi di lezioni sono state proposte: la lezione di lettoscrittura, di storia e di geografia. Tutti noi del team SBS siamo stati molto soddisfatti, siamo carichi di entusiasmo e non vediamo l’ora di iniziare l’anno scolastico per mettere in pratica questa didattica con i nostri piccoli alunni. Love, care, education are for a better future at our world! hearts 9

[close]

p. 10

famiglianostra | Maggio - Giugno - Luglio 2016 GIUBILEO DELLA MISERICORDIA Pellegrinaggio a Roma con le famiglie del Centro Educativo SF di Martinengo a cura di Fabio Cappello centro educativo e s cuola “sacra famig ••• Nido-Infanzia Primaria Secondaria MARTINENGO lia” Noi della Comunità Educante di Martinengo, nei giorni 13-14-15 maggio 2016, siamo stati a Roma, insieme alle famiglie dei bambini e ragazzi che frequentano il nostro Centro Educativo - Scolastico e insieme a tutti gli amici della nostra famiglia religiosa, che hanno voluto unirsi a noi, realizzando così il nostro viaggio Giubilare. Perché un pellegrinaggio a Roma? Tanti sono i motivi per cui abbiamo voluto quest’anno organizzare e vivere questo pellegrinaggio. Innanzitutto per festeggiare insieme alla nostra gente il bicentenario della nascita di Santa Paola Elisabetta Cerioli. Poi perché è l’anno del Giubileo della Misericordia e papa Francesco ci invita ad uscire da noi stessi per andare verso le periferie dell’umanità più povera. Inoltre perché proprio in quei giorni, il 16 maggio, ricorreva il XII anniversario di Canonizzazione della nostra Fondatrice, diventata Santa sotto il Pontificato di Giovanni Paolo II. A questi motivi ufficiali del viaggio, si aggiungono quelli più personali che ciascuno porta nel suo cuore. Il viaggio esteriore, infatti, è specchio di un viaggio più profondo dentro noi stessi alla ricerca di una meta, di un senso che trova la sua soddisfazione piena nella Verità del Vangelo che è la persona stessa di Gesù. Il pellegrinaggio ci permette di entrare in sintonia con il cammino della Chiesa che cerca anche oggi di uniformarsi a Cristo, buon Pastore, che ci dona la salvezza e guida i nostri passi nel cammino della vita. Ecco che venerdì verso la mezzanotte, cinque pullman partono dalla ‘Sacra’di Martinengo per andare verso Roma.Tanti sono i volti conosciuti, e qualcuno è nuovo, ma già dalla partenza si fa amicizia, si dialoga, si scambiano le emozioni … si comincia ad aver sonno e si dorme fino al mattino di sabato quando, giunti al colle del Gianicolo si può già vedere la cupola di San Pietro. Ci siamo diretti tutti all’interno del colonnato dopo un duplice controllo e, nonostante il brutto tempo, siamo riusciti a partecipare all’udienza vedendo e salutando papa Francesco quando è passato vicino a noi con la sua papa mobile. La forte pioggia poi, ci ha costretti ad uscire dalla piazza. Dopo aver pranzato in un grande self service a due passi dal colonnato di san Pietro, ogni gruppo con il proprio referente si è incontrato con la propria guida turistica per iniziare il pellegrinaggio giubilare. 10 A partire da Castel Sant’Angelo, con a capo una croce raffigurante l’icona del Buon Pastore, simbolo del Giubileo della Misericordia, abbiamo iniziato a camminare pregando, diretti verso la Basilica di san Pietro per entrare nella Porta Santa. Passiamo tutti attraverso la Porta Santa, segno identificativo di Cristo, porta che ci conduce a Dio Padre che perdona le nostre colpe, ed entriamo nella magnifica Basilica, dove ad accoglierci, appena entrati, è proprio la bellissima Pietà di Michelangelo.Visitiamo la Chiesa, sostiamo un attimo davanti all’urna di papa Giovanni XXIII per una preghiera,ammiriamo le bellezze artistiche, e l’imponenza della Chiesa più importante del mondo Cristiano. Non ci sono parole per descrivere soltanto l’emozione di essere proprio lì. Finalmente nel tardo pomeriggio raggiungiamo l’Hotel per la sistemazione e un po’ di relax. Dopo la celebrazione dell’Eucarestia, ceniamo nel ristorante dell’Hotel e la sera si esce per la notte romana: visita libera e passeggiata al palazzo del Campidoglio, fori imperiali, piazza di Spagna, altare della patria, Colosseo. Fortunatamente non ha piovuto! Il programma del giorno dopo prevedeva la visita guidata alla città. Durante la mattinata, infatti, ogni gruppo pullman con la propria guida turistica ha visitato alcuni monumenti e piazze principali tra cui la bellissima fontana di Trevi, piazza di Spagna, piazza Colonna, il Quirinale, Montecitorio e il Pantheon. Siamo verso la conclusione di questa pellegri-gita a Roma e nel lasciare la città eterna ci dirigiamo a Orte presso l’ Hotel ristorante ‘Aquila’ dove abbiamo pranzato per poi avviarci verso la strada del ritorno a Martinengo. L’impressione di tutti è stata molto positiva. Il fatto di ritrovarci al di fuori del contesto scolastico e sentirci compagni di viaggio in questo breve pellegrinaggio in un luogo denso di significato, di storia e di religiosità che è la città Roma, ciò è stato accolto da tutti con grande entusiasmo. La partecipazione di un così numeroso numero di pellegrini ci ha fatto riflettere su come queste esperienze sono arricchenti per tutti. Noi religiosi siamo soddisfatti per come sono andate le giornate, al di là della pioggia, e ringraziamo di cuore per la fiducia e la vicinanza sempre dimostrata dalle famiglie e amici della nostra realtà educativa. Alla prossima!

[close]

p. 11

con le famiglie per l’educazione ORA È IL TEMPO DELLA MISERICORDIA p. Gianmario Monza responsabile della Casa di Spiritualità di Martinengo Da oltre 100 anni, presso la nostra casa di Martinengo (BG), è presente l’attività della “casa di spiritualità”, attività che vanta una tradizione davvero notevole: un tempo, un luogo in cui ri-creare, ri-armonizzare, ri-centrare e ri-unificare la propria vita attraverso il ri-cordare le «grandi cose che ha fatto Dio per noi» (testo del Magnificat). Una sorta di esperienza-Tabor per poi tornare a valle, nella Galilea delle genti, nella vita di ogni giorno. La nostra Fondatrice così scriveva sin dagli inizi delle sue fondazioni: «Opere di carità per ora intraprese … IV. Esercizi spirituali gratis alle povare. Per un fine poi particolare dell’Istituto si potrà dare gli Esercizi anche a persone civili e polite … IV. Esercizi spirituali per contadine e povare. V. Ospizio per Signore che bramassero venirvi a passar qualche giorno, o per riordinare le proprie coscienze …» (P.E. Cerioli, Opera omnia, vol. 1, Regole, pp. 12 e 9). Nel documento finale del capitolo generale celebrato a maggio 2013, così troviamo scritto: «Valorizzare la missione carismatica della formazione spirituale qualificando le iniziative della casa di spiritualità” (Documento finale Capitolo 2013, n. 2.4, pag. 18). Le proposte già in atto, intendono, anzitutto, proseguire il tanto di bello e di buono fatto in questi anni: accoglienza di gruppi, corso fidanzati, catechesi per gli adulti, gruppo per persone separate, divorziate o risposate. Inoltre, sono state proposte quattro, di cui due già avviate con l’anno 2013-14: a. per i tempi forti di avvento/Natale e quaresima/Pasqua: DUE serate con l’obiettivo di offrire, oltre ad un momento di formazione e/o lectio divina, anche una lettura riattualizzata di alcuni testi di madre Cerioli; b. nel mese di maggio la proposta di una settimana di esercizi spirituali serali secondo il metodo di S. Ignazio di Loyola (largamente praticato anche dalla nostra Fondatrice), quest’anno dal titolo: la gioia del vangelo con madre Cerioli. c. Con l’anno 2015-2016, abbiamo avviato una collaborazione con le nostre suore della S. Famiglia di Comonte, attraverso una serie di incontri con il loro gruppo: «Collaboratori sulle orme di S. Paola Elisabetta Cerioli». d. Durante questo anno santo della Misericordia, siamo chiesa giubilare. Infine si sta cercando di offrire un ministero di evangelizzazione, predicazione per gli adulti di alcune parrocchie presenti sul territorio, ministero che amplia quello già esistente di celebrazione di S. Messe e di sacramento della Riconciliazione-Confessione, presso diverse parrocchie. Un ringraziamento di vero cuore al superiore generale ed ai confratelli che con la loro preghiera, il loro consiglio e la loro vicinanza fraterna stanno sostenendo questo cammino; un grazie davvero grande al gruppo di volontari, un dono davvero splendido del buon Gesù. Ci auguriamo che sempre più persone, venendo qui presso la nostra casa, possano davvero gustare e vedere come è buono il Signore Gesù, sentendo vive nei loro cuori le parole di madre Cerioli: «ORA E’ IL TEMPO DELLA MISERICORDIA». 11

[close]

p. 12

famiglianostra | Maggio - Giugno - Luglio 2016 IN CAMMINO PER SERVIRE A cura di Osvaldo Josè David Il primo maggio, attraverso l’imposizione della mani di Mons. João Carlos, Vescovo ausiliare di Maputo, nella Parrocchia Nossa Senhora das Candeias in Marracuene, Osvaldo Josè David ha ricevuto l’ordinazione diaconale. Con queste righe condivide con noi i sentimenti che ha vissuto. La vocazione religioso-sacerdotale é uno dei più preziosi doni che il Signore elargisce ai suoi figli. Molti sono chiamati da Dio, in diversi modi a rispondere al suo appello di servire il suo popolo. Così è successo con me. Fin dalla mia infanzia ho frequentato la mia comunità parrocchiale, così pure la catechesi che mi ha aperto le porte della fede cristiana, ma non mi era mai passato per la mente che un giorno potessi essere chiamato da Dio attraverso la consacrazione e il ministero ordinato. Ma il tempo passava e il dono del carisma di Santa Paola si diffondeva giorno dopo giorno in Mozambico (la mia patria) attraverso la testimonianza gioiosa e entusiasmante dei religiosi e religiose di questa famiglia religiosa; apprezzava sempre di più in loro lo stile di vita famigliare e il loro amore per l’educazione delle giovani generazioni con le loro famiglie, la scelta dei più poveri e la loro dedicazione nell’opera dell’evangelizzazione. In tutto questo ho poi riletto la paziente mano di Dio che come agricoltore ha sparso pazientemente e silenziosamente questa semente nel mio cuore fino a quando ha iniziato a germinare e produrre i suoi frutti, cioè 12

[close]

p. 13

con le famiglie per l’educazione quando mi sono appassionato a questa proposta di vita al punto di decidermi a iniziare il lungo cammino della formazione iniziale che mi ha portato alla consacrazione perpetua facendo diventare questa congregazione la mia nuova famiglia. In questo cammino vocazionale ho sempre conservato nel mio cuore l’esempio di Santa Paola Elisabetta, donna coraggiosa, piena di amore e di una profonda fiducia nel Signore. È a partire da questa esperienza che mi sono sentito chiamato ad arricchire la mia consacrazione chiedendo di essere ammesso al ministero del diaconato. Sento la responsabilità e la bellezza di essere il primo figlio mozambicano di questa congregazione a raggiungere questa tappa della vita; spero che la mia umile e gioiosa testimonianza sia di stimolo ai miei compagni seminaristi più giovani nel riconoscere che donare la propria vita al Signore è la vera realizzazione della vita. Dio chiama ognuno di noi a collaborare alla sua missione attraverso una chiamata, che gioia pertanto scoprire che Dio ci invita ad annunciare la sua misericordia attraverso l’incarnazione del carisma di Santa Paola nella nostra vita. Sento profondamente che essere diacono non costituisce un privilegio o un onore, ma la possibilità unica di vivere concretamente la carità con il prossimo e al servizio di tutto il popolo di Dio; è testimoniare con la propria vita che quando Dio ci chiama non possiamo chiudere il nostro cuore, perché Lui ci chiede di essere messaggeri della sua Parola con la nostra testimonianza di vita missionaria al servizio del popolo che in qualunque parte del mondo ci è affidato; solo così potremo essere veri testimoni della misericordia del Padre e del suo Figlio Gesù. Ringrazio di cuore la Congregazione della Sacra Famiglia nella persona dei miei formatori che mi hanno accompagnato fin qui e del Superiore Generale per aver accettato la mi richiesta di far parte di questa famiglia e invoco l’intercessione di Santa Paola affinché su di loro, su di me e su tutti i religiosi e religiose di questa famiglia religiosa sia sempre vivo ogni giorno il desiderio e la volontà di imitare Gesù andando ogni giorno alla scuola di Nazareth. 13

[close]

p. 14

famiglianostra | Maggio - Giugno - Luglio 2016 IL SEME DEL CARISMA SACRA FAMIGLIA GERMOGLIA IN DUE GIOVANI MOZAMBICANI Prima professione religiosa di Álvaro Paulo José Domingos e Merinho José Nhamússua Io Álvaro Paulo José Domingos, nato il 16 settembre 1992, sono entrato nel seminario il 19 gennaio 2011 e, dopo aver intrapreso i passi iniziali proposti dalla Congregazione Sacra Famiglia e cioè l’aspirantato e il postulato, posso ora sperimentare l’esperienza del Noviziato, passaggio questo che mi permette la crescita e il discernimento iniziato sin dalle prime fasi e che mi permetterà, con libera, cosciente e spontanea volontà, di poter fare la richiesta di ammissione definitiva alla famiglia Cerioliana. Se la mia richiesta verrà accolta, sarà per me una gioia enorme perché si potrà realizzare il mio sogno di essere una parte di questa famiglia religiosa, dove ho iniziato a muovere i miei passi nella Fede e a ricercare il progetto di Dio nella mia vita. Ho potuto vivere una grande emozione il giorno 22 maggio del 2016, giorno in cui ho professato i primi voti alla vita religiosa, l’emozione era tantissima e non sono riuscito a fermare le lacrime, per il fatto di stare per consacrarmi di nuovo al Signore (già consacrato mediante il battesimo). Certamente quel giorno ero anche scosso dalla paura e mi chiedevo se fosse davvero questo il progetto di Dio nella mia vita, ma nel mio silenzio ho detto “sia fatta la tua volontà o Padre”. E tanto forte sono stato quel giorno, così ancora oggi continuo a sentire quella sensazione di forza dono del Signore. Oggi mi sento molto felice nella comunità dove sono stato inserito dopo la professione dei voti, qui ho la possibilità di poter continuare ad apprendere i principi e l’esperienza della vita religiosa Sacra Famiglia di Bergamo. 14

[close]

p. 15

con le famiglie per l’educazione Io sono Merinho Joséi Nhamússua, ho 28 anni e sono nato in una città chiamata Maxixe provincia di Inhambane-Mozambico. Sono entrato nella casa di formazione a 21 anni, oggi sono 7 anni che vivo questa mia esperienza di ricerca nell’incontro con Gesù Cristo nella famiglia cerioliana. La strada dentro alla vita religiosa è fatta di tappe molto importanti in cui il candidato passa dall’aspirantato al postulato e infine al noviziato (internazionale). Per arrivare al giorno dei miei Primi Voti, il 22 maggio 2016 nella Parrocchia di Sant’Ignazio e Santa Paola Elisabetta in Curitiba (Brasile), ho dovuto percorrere un lungo cammino fino al noviziato, un tempo questo, come dice la nostra Fondatrice Santa Paola, ‘in cui ci si prepara per arrivare alla piena conoscenza del mistero di amore del Padre rivelatosi in Gesù, tempo che porta all’amore del Signore, necessario per una scelta consapevole, libera e gioiosa di Lui’. L’interiorizzazione della Parola del Signore ha acceso in me motivazioni profonde di gioia, passione e amore per Lui e mi ha reso cosciente di voler rimanere nella vita religiosa. Oggi sto trascorrendo il mio anno di noviziato internazionale a Montes Claros, in Brasile: l’obiettivo di questa esperienza è quello di approfondire la scelta fatta di entrare nella comunità religiosa, chiedendomi se questa è davvero la volontà di Dio, se sono veramente capace di amare il mio prossimo come Gesù ha amato noi. E ciò significa necessariamente seguire Gesù e i suoi passi, non solo facendo mio il Suo Vangelo ma mettendolo in pratica nelle azioni di tutti i giorni. Tutto questo è vissuto in primo luogo all’interno di una comunità fraterna ma anche e soprattutto in relazione alle persone che ogni giorno incontro nella mia vita e questo fin dal giorno in cui Padre Roberto Maver mi ha ‘consacrato’ con i Primi Voti. Attraverso i voti di povertà, castità e obbedienza cerco di fare mio il pensiero della nostra Fondatrice e della Congregazione Sacra Famiglia ricordando le parole di Santa Paola Elisabetta: ‘… per unirmi sempre più strettamente alla Sacra Famiglia del Figliolo di Dio fatto Uomo Gesù Cristo, e per mettermi maggiormente all’impegno di servire alla Sua Divina Maestà… per la pura gloria di Dio, faccio Voto di Povertà, Castità, ed Ubbidienza…’ Così questi sono i sentimenti che devono animare la mia vita religiosa nella testimonianza del Vangelo, con semplicità, devozione, umiltà e nascondimento. Dal giorno della mia consacrazione vivo una grande gioia perché sento che Dio mi ha scelto per Lui e la mia voglia di appartenere a Lui è espressa nella volontà di servire i fratelli nel bisogno attraverso le azioni e soprattutto con la preghiera, alimento che rafforza lo spirito e l’apertura del cuore perché io possa sempre servire Dio e i fratelli con amore. 15

[close]

Comments

no comments yet