Andrea Cereda | XX Secolo | Timeline

 

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Andrea Cereda | XX Secolo | Timeline

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Andrea Cereda XX Secolo Timeline

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Andrea Cereda XX Secolo Timeline 23_06 >10_07_2016 VILLACONTEMPORANEA

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Qualche tempo fa sono stata in studio da Andrea per vedere dal vero alcuni lavori, in particolare “Custodi” che avevo visto solo in foto e che mi aveva molto incuriosito. Si tratta di 13 coppie di gusci di carriole che celano un vuoto ricco di mistero. Un’opera molto intima. Mentre discutevamo di esporre da me in galleria quest’opera, Andrea mi ha mostrato XX Secolo - Timeline, un’opera che stava terminando, ed è stato amore a prima vista…ho amato questo modo di raccontare la storia, la nostra storia dal 1901 al 2000, focalizzando l’attenzione su particolari eventi che hanno caratterizzato quegli anni, anno per anno. Su cento pezzi di lamiera disposti in successione, un colore, una data o un segno grafico, suggeriscono glorie e nefandezze di un secolo che ci appartiene e di cui siamo figli. Dalla prima trasmissione radio transatlantica di Guglielmo Marconi all’epidemia del morbo della mucca pazza, passando per guerre, scoperte scientifiche, affermazione dei diritti civili, nascita di movimenti artistici, orientamenti politici, tragedie immani e gloriose rinascite. A quegli errori, al coraggio di migliaia di uomini e donne del secolo scorso noi dobbiamo la nostra libertà e la consapevolezza di essere cittadini del mondo. E’ un’opera davvero unica, corale e profonda ed io sono molto felice di poterla mostrare! I “Custodi” mi perdoneranno il tradimento… Monica Villa

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1901 • 1902 • 1903 • 1904 • 1905 • 1906 • 1907 • 1908 • 1909 • 1910 • 1911 • 1912 • 1913 • 1914 • 1915 • 1916 • 1917 • 1918 • 1919 • 1920 • 1921 • 1922 • 1923 • 1924 • 1925 • 1926 • 1927 • 1928 • 1929 • 1930 • 1931 • 1932 • 1933 • 1934 • 1935 • 1936 • 1937 • 1938 • 1939 • 1940 • 1941 • 1942 • 1943 • 1944 • 1945 • 1946 • 1947 • 1948 • 1949 • 1950 • 1951 • 1952 • 1953 • 1954• 1955 • 1956 • 1957 • 1958 • 1959 • 1960 • 1961 • 1962 • 1963 • 1964 • 1965 • 1966 • 1967 • 1968 • 1969 • 1970 • 1971 • 1972 • 1973 •1974 • 1975 • 1976 • 1977 • 1978 • 1979 • 1980 • 1981 • 1982 • 1983 • 1984 • 1985 • 1986 •1987 • 1988 • 1989 • 1990 •1991 • 1992 • 1993 • 1994 • 1995 • 1996 • 1997 • 1998 • 1999 • 2000

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Che Andrea Cereda abbia da sempre nel proprio DNA d’artista una vocazione concettuale mi pare cosa evidente. La sua formazione da pubblicitario ha aggiunto nuova linfa a un già brillante talento naturale per la comunicazione e la sintesi dell’idea in un’immagine. Una vocazione che non lo abbandona mai, neppure là dove la sua ricerca sembra spingersi verso la forma pura e l’astrazione. Le prime opere materiche di Cereda, nate da una cosciente presa di distanza dalla pittura tradizionale, contenevano in nuce già tutte le tendenze della sua ricerca futura: il racconto autobiografico, l’indagine sociale, la volontà di narrazione, la necessità espressiva. Ben raramente i suoi lavori si sono esauriti nella pura ricerca estetico-formale, spingendosi al contrario sempre verso la rappresentazione di un concetto, la materializzazione di un’emozione, di un sentimento, di un’esperienza. Si muovevano già su questo piano le prime Convivenze ed Erosioni, nelle cui superficie abrase, ricucite, spezzate, tormentate si nascondevano i pensieri, le paure, le riflessioni dell’artista, indagate tanto sul piano personale quanto su quello universale. Riflessioni che, negli anni, Cereda ha affrontato anche con opere pensate specificamente per collettive a tema, come le due installazioni – decisamente interessanti – che ha realizzato anni fa per la mostra La guerra è finita? (tra le quali una per certi aspetti vicinissima all’idea di questa Timeline, sebbene assai diversa nella realizzazione tecnica) o quelle, ironiche e dissacranti, prodotte recentemente

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per Ciboh?, solo per citare due casi. Alla necessità di elaborazione di un concetto specifico, Cereda ha sempre risposto con la medesima sicurezza di pensiero ed efficacia di linguaggio. Mai scontato, sempre originale e convincente, il suo approccio all’installazione concettuale ha rappresentato negli anni una via espressiva importante, che scorre parallela, concedendosi anche numerose interazioni e contaminazioni, con la sua produzione scultorea più classica. In taluni casi, anzi, e con sempre maggior frequenza, queste due anime si sono intrecciate, come nel caso di Noi siamo lacrime, nella quale l’inconfondibile cifra stilistica e l’altrettanto personale materia dell’artista si sono messi al servizio di un suggestivo racconto autobiografico. Va nella stessa direzione, ma in maniera ancor più significativa, poiché si rivolge alla memoria collettiva e non solo a quella privata, questa straordinaria Timeline, che pare davvero rappresentare a pieno la vera identità dell’opera di Cereda, racchiudendo tutte le qualità e gli elementi cardine della poetica di un artista capace di muoversi sul filo dell’ironia senza perdere di vista la serietà del tema, di narrare una vicenda tutta umana sintetizzandola in forme pressoché astratte, di tradurre una trattazione lunga, complessa e argomentata, in pochi ed essenziali concetti ben espressi e di forte impatto visivo. Con l’imprevedibilità, la personalità e l’impertinenza delle sue sculture più riuscite, questa linea del tempo vive di continui scarti emotivi, coinvolgendo il fruitore (direi

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quasi il lettore) con serrati rimandi a fatti capitali della storia del Novecento, episodi tragici o, al contrario, gloriosi della storia (quella italiana in particolare), nefandezze e meraviglie di un secolo mutevole e contraddittorio, veloce e disordinato ma straordinariamente ricco di grandi eventi, tra progressi e rovinose cadute. Cereda gioca con la memoria, sollecita l’intelletto, strizza l’occhio alla conoscenza, indaga la storia a tutto campo, stimolando riflessioni importanti in chi ha la pazienza di percorrere pezzo dopo pezzo (o dovremmo dire anno dopo anno) il suo racconto. Lo fa con il mezzo che gli è proprio, quello che ormai è il suo materiale e il suo linguaggio d’elezione: la lamiera di ferro, declinata nella sue molteplici possibilità. Assoluta protagonista delle sculture dell’artista, questa materia tanto caratterizzante arriva con XX Secolo - Timeline a un vertice delle proprie possibilità espressive, facendosi strumento concettuale senza smarrire la propria valenza plastica ed estetica. Simona Bartolena

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IL PROGETTO 100 pezzi di lamiera, uno per ogni anno che dal 1901 porta al 2000. Una linea del tempo che celebra un secolo molto controverso come solo il XX° è riuscito ad essere. Su ciascun pezzo di lamiera c’è un’indicazione dell’evento accaduto. Non si tratta di indizi diretti o dichiarati ma di suggerimenti, a volte velati, che spingono l’osservatore ad interrogarsi su cosa sia accaduto in quell’anno preciso. É un modo per tornare con la mente agli anni passati e tentare di ricordare quello che la Storia ha lasciato nella nostra memoria. Gli eventi sono di ordine internazionale ma partono da un punto di vista italiano; ne sono esempi il 1946 con il referendum su Monarchia o Repubblica, ll 1978 con la morte di Aldo Moro ed altri anni ancora… La timeline si sviluppa su due linee (poste una sopra l’altra) che fanno angolo al muro in due momenti specifici e fondamentali per il cambio di direzione del mondo: Il 1928 che con la scoperta della Penicillina da parte di Alexander Fleming ha determinato un miglioramento della vita e il 1968 che con i suoi movimenti di contestazione ha cambiato il modo di pensare dando alle persone nuova consapevolezza dei propri diritti. L’opera XX Secolo – Timeline ha richiesto più di un anno di lavorazione, dal progetto allo studio della Storia, dalla selezione degli eventi alla realizzazione compositiva, fino alla creazione di uno strumento di complemento che svela attraverso la grafica i riferimenti “suggeriti” dall’opera.

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XX L’OPERA

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XX SECOLO - TIMELINE 2014/16 Lamiera e trafilato di ferro cm 430x72

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