Num.109 - 2016

 

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Il Giornale Italiano de Espana num. 109 / 2016

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LA SPAGNA ROMANA 109/2016 | GIORNALE ITALIANO DE ESPAÑA - GRATUITO | WWW.ILGIORNALEITALIANO.NET | D.L.: MA-884-2008

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ROMA NELLA PENISOLA IBERICA I romani conquistano la Spagna nel 218 a.C. - Cesare Ottavio Augusto la chiamerà Hispania nel 17 a.C. - Quando arrivarono romani trovarono una un nucleo di abitanti indigeni di origine basca che si era mescolata con le popolazioni celtiche provenienti dalla Gallia - Ad Italica, nei pressi dell’attuale Siviglia, sono nati i due importanti imperatori: Traiano e Publio Elio Traiano Adriano. la diocesi Hispania e, governata da un vicario, sottoposto al prefetto del pretorio delle Gallie, con capitale Emerita Augusta, che comprendeva le cinque province iberiche peninsulari, Baetica, Gallaecia e Lusitania, queste tre sotto un governo consolare, Hispania Carthaginiensis e Hispania Tarraconensis, queste ultime due rette da un praeses, le Isole Baleari e la Mauretania Tingitana. Quando i Romani arrivarono, nel secondo secolo a.C., la popolazione indigena della penisola iberica, di origine basca si era mescolata per secoli con popolazioni di origine celtica, provenienti dalla Gallia, formando così una nuova popolazione (Celtiberi), con una cultura (celtiberica) tipica della Spagna pre-romanizzata. In seguito ci fu l’occupazione cartaginese e, poi ha inizio la conquista romana. Tempio Diana della colonia romana di Augusta Emerita - Mérida Per Spagna romana si intende quel periodo storico in cui la penisola iberica passò sotto il controllo romano. Espulsi i Cartaginesi dalla Spagna nel corso della seconda guerra punica (206 a.C.), Roma fondò la nuova provincia e iniziò una lenta occupazione della penisola, che si prolungò per buona parte del II secolo a.C. Le province iberiche vennero, infatti, interessate da una serie di rivolte e azioni di conquista, che comportarono frequentemente l’invio di eserciti guidati dai consoli. Nei primi decenni dell’occupazione infatti, i romani si trovarono di fronte alla guerriglia scatenata dal capo lusitano Viriato, che culminò con la presa della città celtibera di Numanzia (133 a.C.). Solo al termine di tali eventi bellici il potere romano sulle due province poté considerarsi pienamente consolidato. L’occupazione romana culminò con la creazione delle province hispaniche. Il nome deriva dal termine di probabile origine punica Hispania o Ispania, che significa terra di conigli. Dopo quasi sette secoli di ininterrotta dominazione romana, l’Hispania assorbì totalmente la cultura latina, ne adottò la lingua, i costumi e le leggi, acquisendo un’importanza fondamentale all’interno dell’Impero romano, tanto da dare i natali a due imperatori: Traiano e Teodosio I e ad alcuni importanti scrittori (fra cui Seneca e Marziale). La nuova provincia di Hispania venne fondata secondo lo storico francese André Piganiol, nel 206 a.C. La stessa fu divisa in Hispania Citerior (Spagna citeriore) e la Hispania Ulterior (Spagna ulteriore) furono due province romane con capitali, rispettivamente, Tarragona e Cordova, nel 197 a.C., dopo pochi anni dalla fine della seconda guerra punica. Erano separate da una linea di demarcazione che dalla città di Carthago Nova (Cartagena), raggiungeva i Pirenei occidentali. Sotto Ottaviano Augusto, nel 27 a.C. le due province furono abolite e i territori spagnoli furono suddivisi nelle tre nuove province di Lusitania (Lusitania), Betica (Hispania Baetica) e Tarraconense (Hispania Tarraconensis). Capitali delle tre province erano, rispettivamente, Emerita Augusta, Corduba e Tarraco. Agli inizi del III secolo l’imperatore Caracalla fece una nuova divisione che però durò poco tempo. Separò l’Hispania Citerior in due nuove porzioni, creando le nuove province di Provincia Hispania Nova Citerior e Asturiae-Calleciae. Nel 238 fu ristabilita la provincia Hispania Tarraconensis. Nell’epoca degli imperatori-soldati, nel corso del terzo secolo d.C., la Hispania Nova, la parte nordoccidentale della Spagna, fu distaccata dalla Hispania Tarraconensis, e divenne una piccola provincia. Nella tarda Antichità con la riforma di Diocleziano si formò Pag. 2 LA STORIA CONQUISTA ROMANA La conquista romana della Spagna iniziò nel 218 a.C. e terminò con la conquista romana dell’intera penisola iberica, chiamata Hispania dai Romani, ad opera di Cesare Ottaviano Augusto nel 17 a.C. Molto prima della prima guerra punica, tra l’VIII e il VII secolo a.C. i Fenici erano già apparsi nella parte meridionale della Penisola iberica. I loro numerosi traffici commerciali lungo le coste fornivano uno sbocco per il commercio mediterraneo di minerali e altre risorse dell’Iberia preromana. Tuttavia tali insediamenti, seppur generalmente costituiti da poco più di un deposito e un molo, oltre a favorire le esportazioni, introdussero nella Penisola prodotti e manufatti provenienti dalle opposte sponde mediterranee, causando indirettamente il diffondersi nelle culture locali di caratteristiche tipicamente orientali. Durante il VII secolo a.C., i Greci avevano stabilito le loro prime colonie sulle rive mediterranee del nord della penisola. Muovendo da Massalia (Marsiglia), fondarono le città di Emporion (Ampurias) e Roses. Per la sua natura di potenza commerciale del Mediterraneo occidentale, Cartagine era naturalmente interessata ad espandersi in direzione della Sicilia e della parte meridionale della Penisola italica. Il crescere della sua influenza creò ben presto frizioni con Roma, e il confliggere degli opposti interessi commerciali sfociò nelle Guerre Puniche, delle quali la prima si concluse con un instabile armistizio e una situazione di sostanziale stallo. Il permanere di una reciproca ostilità condusse alla Seconda guerra punica, che dopo dodici anni di scontri si concluse con la definitiva conquista romana del sud e l’est della penisola iberica. Nonostante la sconfitta totale dei loro rivali mediterranei, i Romani avrebbero comunque impiegato altri due secoli a controllare l’intera Il Giornale Italiano de España è anche on-line. Viene distribuito in Ambasciata; nei Consolati Italiani, Camere di Commercio e Istituti Italiani di Cultura di Madrid e Barcellona; ICE; Scuole Italiane di Madrid e Barcellona; Casa degli Italiani di Barcellona; Associazioni di Italiani e nei 24 Vice Consolati Italiani 109/2016

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Penisola, anche a causa di una aggressiva politica espansionistica, che procurò loro l’ostilità della quasi totalità delle tribù iberiche dell’interno. La battaglia decisiva, che avrebbe rinsaldato le posizioni romane per gli anni a seguire nella penisola si ebbe a Cissa, dove le truppe guidate dai fratelli Cn. e P. Cornelio Scipione sconfissero le truppe puniche. Gli abusi e le violenze commesse dalle armate romane sulle popolazioni crearono un forte sentimento antiromano, e solo dopo anni di sanguinose battaglie i popoli indigeni di Hispania vennero schiacciati dal potere militare e culturale latino, che li cancellò dalla storia del mondo. La Spagna della metà V secolo era divisa tra Suebi (ad Occidente) e Visigoti (ad Oriente). RELIGIONE NELLA SPAGNA ROMANA Il Cristianesimo fu introdotto in Spagna nel I secolo e divenne popolare, nelle città, nel II secolo. Invece, le campagne furono toccate di meno dalla nuova religione. In Spagna si formarono alcune sette eretiche, come il Priscillianesimo, ma la maggior parte dei vescovi rimase subordinata al papa. I vescovi, nel V secolo quando il potere di Roma iniziava a deteriorarsi, esercitavano sia l’autorità ecclesiastica come pure quella civile. Il Concilio dei vescovi divenne un strumento di stabilità, mentre iniziava l’ascesa dei visigoti nell’area. MAGGIORI CENTRI PROVINCIALI Quando la Hispania fu divisa in Citerior ed Ulterior, ebbe come capitali, per la Spagna citeriore Carthago Nova (attuale Cartagena), sostituita nel corso del I secolo a.C., sotto Gaio Giulio Cesare o Ottaviano Augusto, da Tarraco (l’attuale Tarragona) ed era costituita da un territorio comprendente buona parte del Levante centrale ispanico e la totalità di quello settentrionale incentrati sulla colonia focese di Emporion (Ampurias) e sulla città di Tarraco (Tarragona), fondata da Publio Cornelio Scipione su un precedente centro indigeno. Il territorio presentava lungo la costa alcune colonie dedotte da Massilia (Marsiglia). La successiva espansione romana nell’interno giunse a Osca (Huesca) e a Salduba (Saragozza). La Spagna ulteriore ebbe, invece, come capitale Hispalis (Siviglia), sostituita nell’ultimo periodo da Corduba (Cordova) e occupava inizialmente il bacino inferiore del fiume Guadalquivir. Ancor prima che terminassero le guerre celtibere, le organizzazioni territoriali indigene, vennero rapidamente sostituite da un’organizzazione municipale. Vennero fondate poche colonie, dovute alle necessità militari, fra cui Carteia, Colonia Libertinorum nel 176 a.C., Corduba, oggi Cordova, fondata da Marco Claudio Marcello, nel 152 a.C., Valentia, oggi Valencia, nel 138 a.C. e, nel secolo successivo, Caesar Augusta (l’attuale Saragozza). LE PRINCIPALI VIE DI COMUNICAZIONI - la via Augusta, costruita a partire dall’8 a.C. per collegare Gades (Cadice) con Narbo Martius (Narbona) in Gallia Narbonensis. - la via Delapidata, costruita per collegare Merida con Astorga. LE PROVINCE ROMANE Come la situazione in Gallia (Francia), anche l’Hispania originariamente doveva essere divisa in grandi distretti etnici cantonali come quelli dei Vasconi (Baschi) e dei Cantabri; più che dalle fonti, ciò è deducibile dalle monete ispaniche coniate nei primi tempi di contatto con i Romani: non sono nominate città, ma cantoni. Vi erano al tempo di Augusto, nella sola Provincia Tarraconensis, 293 di queste comunità, e che solo con l’occupazione romana andarono lentamente sciogliendosi o costituendosi in municipi. La popolazione indigena della Penisola Iberica, di origine Basca si era fusa per diversi secoli con le popolazioni di origine celtica, provenienti dalle regioni transpirenaiche, dando origine ad un nuovo etnico ed una cultura totalmente nuova, la celtiberica. Nel frattempo, Fenici e Cartaginesi avevano colonizzato le coste mediterranee, a cui seguirono i Greci, che fondarono nuove colonie. Il governo delle due nuove realtà fu assegnato a due pretori la cui residenza fu fissata nell’Hispania Citerior, a Carthago Nova, mentre nell’Hispania Ulterior, ad Hispalis-Italica (Siviglia). Per tutto il periodo repubblicano le due province iberiche e le regioni non romanizzate furono teatro di una serie di rivolte, scontri e azioni di conquista, che comportarono l’invio di eserciti guidati da consoli con competenza su entrambe le province fino alla grande rivolta dei Celtiberi conclusasi nel 133 a.C. con la presa e la distruzione di Numan- zia ad opera di Scipione l’Emiliano. In seguito alla vittoria dell’Emiliano nell’Ulterior, ormai pacificata, e all’annessione balearica, il senato fece seguire un nuovo ordinamento della provincia Citeriore, a cui nel 123 a.C. furono aggiunte le Baleari. La moneta d’argento romana, predominò nella regione e le miniere, la coltivazione del vino e dell’olio, il traffico procacciarono un’affluenza continua di gente italica sulla costa, soprattutto nel sud- ovest. Carthago Nova. Carteia, difronte all’odierna Gibilterra, è il primo comune d’oltremare con abitanti di origine romana; la celebre e antica città sorella di Carthago, Gades (Cadiz), la prima città straniera posta oltre l’Italia, che accolse il diritto dell’idioma dei Romani. In seguito alle guerre civili,la politica romana passò da un regime di sfruttamento a favorire l’integrazione: ai personaggi più influenti venne concessa la cittadinanza romana e vennero fondati municipi e colonie, politica che si estenderà a tutta la penisola in età augustea. Nel 19 secolo a.C. le provincie spagnole ricevettero il nuovo ordinamento: la penisola fu divisa in tre province: a sud, Hispania Citerior o Baetica, di tipo senatorio con capitale Corduba (Cordova) che sostituiva la precedente Hispalis (Siviglia); due imperiali, la Lusitania con capitale ad Emerita Augusta (Merida), che era costituita dalla regione lungo l’Atlantico e quella che sarà una delle province più fiorenti di tutto l’impero. La Tarraconensis, che rimpiazzò la repubblicana Hispania Citerior, con centro a Tàrraco (Tarracona). Questa provincia era forse la più importante e comprendeva il nord della Spagna fino al Duero (a sud), la valle dell’Ebro fino ai Pirenei, la costa mediterranea fino a Valentia, a sud confinava con la Baetica (corrispondente alle attuali regioni dell’Andalusia ed il sud dell’Estremadura), ad ovest confinava con la Lusitania (corrispondente all’attuale Portogallo ed il nord dell’Estremadura; il fiume Guadiana divideva la Baetica dalla Lusitania), a nord aveva l’Oceano Atlantico e i Pirenei. I governatori di queste due ultime province erano normalmente legati di rango pretorio e allo stesso rango apparteneva il proconsole della Baetica. I Romani con le loro tre legioni di stanza nella Hispania Tarraconensis modificarono ulteriormente la cultura della regione. Augusto e Tiberio congiunsero la capitale della Callaecia Bracara (Braga) con Asturica, quartiere generale delle operazioni a nord, le opere furono proseguite da Tiberio nel territorio dei Vasconi (Baschi) e nella Cantabria. Lusitania, nella Callecia, nell’Asturia, non meno che nel settentrione e nell’interno della penisola. Galba, che fu per breve tempo imperatore (68-69 d.C.), era governatore della provincia già nel 61 d.C., mentre Plinio il Vecchio ne fu procuratore nel 73 d.C. Agli inizi del III sec. d.C. l’imperatore Caracalla operatò una nuova divisione limitata nel tempo. La Tarraconensis venne suddivisa in tre parti, da cui furono distaccate le due nuove province di Hispania Nova Citerior e Asturiae-Calleciae. Con la riforma dioclezianea, del 293 d.C. venne creata la Diocesis Hispaniae, la Hispania Tarraconensis con capitale Emerita Augusta, governata da un vicario, sottoposto al prefetto del pretorio delle Gallie fu nuovamente suddivisa in tre province più piccole: Gallecia, Carthaginensis e Tarraconensis, a cui si aggiungevano le due precedenti indivise, Betica e Lusitania. In questo periodo la penisola, come l’Italica e l’Ellenica, sarà esentata da una guarni-gione stabile.Nel IV sec. d.C., presumibilmente sotto Costantino, e per tutta Pag. 3 109/2016 di Madrid e Barcellona; ICE; Scuole Italiane di Madrid e Barcellona; Casa degli Italiani di Barcellona; Associazioni di Italiani e nei 24 Vice Consolati Italiani Il Giornale Italiano de España è anche on-line. Viene distribuito in Ambasciata; nei Consolati Italiani, Camere di Commercio e Istituti Italiani di Cultura

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la tarda Antichità, anche le Bàleari formarono una provincia a se stante, portando così a sei le provincie spagnole. La Diocesis Hispaniarum, fino alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente sarà costituita infine da 7 province, 5 interne alla Penisola Iberica: Baetica, Gallecia e Lusitania, sotto un governo consolare, Carthaginensis e Tarraconensis rette da un praeses imperialis; 2, le Baleari e la Mauretania Tingitania, al di fuori di essa. Durante il I sec. d.C. venne introdotto in Spagna il Cristianesimo, divenendo, nel II sec. d.C., immediatamente popolare nelle città. Le campagne, invece furono toccate di meno dalla nuova religione, almeno fino al IV sec. Qui si formarono alcune sette eretiche, come il Priscillianesimo, ma la maggior parte dei vescovi rimase subordinata alla Chiesa di Roma. I vescovi, nel V sec., quando il potere di Roma iniziava a vacillare, iniziarono ad esercitare l’autorità ecclesiastica al pari di quella civile. Il Concilio dei Vescovi divenne un strumento di stabilità, mentre stava iniziando l’ingresso dei Visigoti nella penisola. Alle invasioni germaniche, si unirono presto in una forma di rivolta anche i Baschi ed i Cantabri, favorendo la conquista visigota, affidandosi ad essa per essere protetta. L’arianesimo dei conquistatori determinò il distacco momentaneo delle popolazioni spagnole dalla fede di Roma, sanato nel 523 con il ritorno al Cattolicesimo. LA VIA AUGUSTA La Via Augusta era la strada più estesa di tutta l’antica Hispania, con un percorso lungo circa 1500 chilometri, che dai Pirenei, costeggiava il mar Mediterraneo, fino a Cadice, nella Spagna meridionale. Questa via, lungo la quale si concentrano almeno 96 monumenti, è partecipe dell’iniziativa dell’Unione Europea “Le Vie Romane nel Mediterraneo”. dal grande generale romano Publio Cornelio Scipione Africano, il vincitore di Annibale, sulla destra del fiume Guadalquivir, in corrispondenza dell’odierna Santiponce, in provincia di Siviglia, per insediarvi i soldati romani feriti nella battaglia di Ilipa durante la II guerra punica. Poichè i legionari erano italici, da qui il nome Italica per la città. Pertanto venne abitata dai veterani romani, ma in effetti esisteva già in loco un villaggio iberico ma Scipione lo fece ricostruire e ampliare alla romana. Italica sveva un’ottima posizione strategica nel cuore della regione Bética, la più meridionale della Spagna, per cui crebbe e si arricchì, romanizzandosi totalmente. Putroppo per la costruzione di Siviglia vennero prelevati molti marmi e materiali da costruzionedalle rovine di Italica, sia da parte degli Arabi che dei Cristiani, ambedue piuttosto “vandali”. La “vetus urbs”, la città antica, corrisponde oggi all’attuale Santiponce. Nell’anno 49 a.c. Giulio Cesare cambiò il nome della città in quello di Híspalis, facendola diventare con questo nome colonia ufficiale dell’impero romano. La città si ingrandì continuamente fino ad arrivare al punto dove è attualmente situata Siviglia. Divenne Domus Romana municipium nel I secolo a.c., fino ad assumere, al tempo di Adriano, il titolo di Colonia Aelia Augusta, ossia venerabile colonia di Elio (Adriano). I MONUMENTI DI ITALICA Italica usufruisce di un ricco patrimonio culturale per essere stata conquistata dai Greci e dai Romani. La città è costellata di frammenti di rovine romane, che si trovano casualmente sulle strade principali nel cuore dello splendido quartiere di Siviglia che testimoniano il passato imperiale della città. L’antica città romana, locata a Santiponce, possiede le più belle e vaste rovine che si possano trovare in Spagna, con splendide architetture e mosaici ed è circondata oggi da un parco alberato. Uno splendido acquedotto romano si trova in Calle de Luis Montoto (nei pressi della stazione degli autobus di El Prado), ora purtroppo incompleto a causa della caotica urbanizzazione della città. Presso gli scavi archeologici di Italica si possono oggi ammirare diverse case e strade, un grande anfiteatro, le terme romane, sculture e mosaici. Al centro si ergeva il grande Foro e il tempio dedicato a Traiano. L’edificio più importante di Italica resta il Traianeum, un immenso recinto adibito al culto degli imperatori Adriano e Traiano. Sembra che sia stato voluto costruire da Adriano in omaggio al suo predecessore Traiano. Il complesso è formato da un imGLI IMPERATORI DI ITALICA PAESAGGI DI VIGNETI IN CATALOGNA Attraverso un corridoio che sembra del tutto naturale, già utilizzato dall’imperatore romano Augusto dal 2 all’8 a.C, attualmente si può visitare un percorso ben preciso in Catalogna, nella Spagna nordorientale. Nella prima tappa, di circa 700 chilometri, la via attraversa Girona, Barcellona e Tarragona. Durante il viaggio si possono ammirare vigneti e monumenti che risalgono all’antico Impero Romano, come l’Arco di Barà, a Roda de Barà (Tarragona). Proprio a Tarragona, che i romani chiamarono Tarraco, si trova un impressionante complesso archeologico, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO e situato molto vicino alla Via Augusta. COMUNITÀ VALENCIANA, SULLE RIVE DEL MEDITERRANEO Nel tratto successivo la Via Augusta attraversa Castellón, Valencia e Alicante, nella Comunità Valenciana. Il percorso è lungo 425 chilometri e si snoda in gran parte a meno di 25 chilometri di distanza dal mar Mediterraneo. Lungo il percorso, antiche dimore, ponti e archi monumentali come quello di Cabanes (Castellón) e luoghi come Jávea ed Elche (Alicante) o Sagunto (Valencia), dove si può visitare il Teatro Romano. IN TERRA D’ANDALUSIA La terza tappa di questo itinerario millenario si snoda in Andalusia, nella Spagna meridionale, e passa da Jaén, Cordova, Siviglia e Cadice, seguendo il corso del fiume Guadalquivir. La prima tappa si presenta a Linares (Jaén), che custodisce le rovine romane di Cástulo. Ma uno dei tratti migliori è quello che va da Siviglia a Carmona. Qui ci sono la necropoli romana e la Porta di Siviglia. Poi si giunge a Cadice, dove la foce del fiume Guadalquivir a Sanlúcar de Barrameda mette fine a un viaggio lungo la Via Augusta, una vera e propria finestra aperta sul passato. PERCORSI ATTUALI Italica era un’antica città della Spagna presso Siviglia, primo insediamento di romani e italici nella penisola iberica. I Romani governarono su tutta la Spagna per più di 6 secoli e la loro prima colonia fu Italica. Si può considerare pertanto “la città dove è nata la lingua spagnola”. visto che lo spagnolo è una lingua neolatina. Essa venne fondata nel 206 a.c. Pag. 4 ITALICA, UNA CITTA’ ROMANA IN SPAGNA Il Giornale Italiano de España è anche on-line. Viene distribuito in Ambasciata; nei Consolati Italiani, Camere di Commercio e Istituti Italiani di Cultura di Madrid e Barcellona; ICE; Scuole Italiane di Madrid e Barcellona; Casa degli Italiani di Barcellona; Associazioni di Italiani e nei 24 Vice Consolati Italiani 109/2016

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menso portico, nel quale si accedeva nel lato corto meridionale da una terrazza con scale laterali, posta proprio sul cardo maximus. Il tempio, che riprende come modello il tempio di Mars Ultor nel foro di Augusto a Roma, è un octastilo corinzio con colonne scanalate alte 9,20 m ed ha un’unica cella. Inoltre tra il tempio e il portico si trovavano due file di cinque statue ciascuna. Di queste sono state rinvenute solo dei frammenti da cui si comprende quanto gigantesche dovessero essere le statue. Italica era delimitata da alte mura difensive che furono innalzate in diverse STORIA La città fu fondata come colonia dai soldati veterani di Augusto delle legioni V e X, gli emeriti, da cui deriva il nome di Augusta Emerita, nel 25 a.C. e fu costruita in gran parte da Marco Vipsanio Agrippa, amico e genero dell’imperatore. La nuova città iniziò subito un periodo di grande splendore sì da divenire negli ultimi anni del regno di Augusto una delle più importanti città di tutto l’impero. Era situata sulla cosiddetta via de la Plata (“via dell’argento”)[1], che univa la Cantabria alla Betica. La città si dotò di un grande teatro, di un anfiteatro e di un circo. Con la decadenza dell’impero e la calata dei popoli germanici s’indebolì e subì devastazioni degli Alani nel 409 e dei Suebi nel 439. Fu poi occupata stabilmente dai Visigoti che ne fecero la capitale di un loro piccolo regno nei secoli VI e VII. Nel secolo VI si diffuse il Cristianesimo e a questo periodo risale il martirio di santa Eulalia di Mérida che divenne la venerata patrona della città. Nel 713 fu conquistata dall’esercito arabo guidato da un non meglio identificato Muza. Gli Arabi utilizzarono parte dei materiali degli edifici romani ormai in rovina e costruirono l’Alcazaba e le loro abitazioni. Nel 1993 venne dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità. MONUMENTI Ponte Romano sul fiume Guadiana, risalente al I secolo, è lungo 762, alto 11 m e largo 5 m; ha 60 archi costruiti in blocchi di granito locale. Teatro romano eretto da Agrippa nel 16-15 a.C., ha la capacità di 6000 posti. La scena venne ricostruita in marmo in epoca flavia. L’edificio, dopo i restauri, è utilizzato dal 1933 per spettacoli all’aperto. Tempio di Diana, edificato in epoca augustea con elementi architettonici in granito locale stuccato, il suo spazio venne utilizzato per la costruzione del palazzo del conte di Corbos e ciò lo preservò dalla rovina. Anfiteatro, anch’esso costruito da Agrippa nell’8 a.C., era capace di 15000 spettatori e aveva le dimensioni di 126 X 102 metri. Casa del Mitreo, casa patrizia della seconda metà del I secolo con mosaico con allegorie del Nilo e dell’Eufrate. “Casa patrizia” è un’altra casa signorile della stessa epoca con magnifici pavimenti a mosaico. Lago di Proserpina a 4 km dal centro è un bacino artificiale opera romana che raccoglieva l’acqua per la città. Acueducto de los Milagros: acquedotto romano che portava in città l’acqua raccolta dallo sbarramento di Proserpina. Restano per una lunghezza di 827 metri le arcate alte 25 metri ciascuna. Arco di Traiano, alto 13 m e largo 11 m, costituiva l’ingresso al Foro cittadino. Ponte sul rio Albarregas: piccolo ponte a quattro arcate di origine romana che si trova sull’antica via de la plata (“via dell’argento”). Museo nacional de arte romano (MNAR) istituito nel 1838, raccoglie il materiale archeologico proveniente dagli scavi locali, statue, mosaici, epigrafi stele funerarie, dal I al IV secolo. Già ospitato nel convento di Santa Chiara è ora sistemato in un moderno ardito edificio finito nel 1984, su progetto dell’architetto Rafael Moneo. Sorge direttamente nell’area archeologica inglobandone anche alcuni resti architettonici. Museo de arte visigodo: raccoglie resti di monumenti architettonici e di sculture dei Visigoti dal V all’VIII secolo. Alcazaba, situata alla testa del grande ponte romano, fu costruita dal califfo di Cordova ʿAbd al-Rahmān II nell’835 sulle mura romane, riutilizzando materiale degli edifici romani e visigoti. Nel cortile ci sono mosaici romani e nel sottosuolo una cisterna visigota. Chiesa di Santa Eulalia, originaria del IV secolo e ricostruita nel XIII secolo reimpiega in un piccolo portico Le Terme Maggiori fasi, in funzione dell’ampliamento della città e delle necessità dei cittadini. Ne restano alcuni torrioni dell’epoca di Augusto, costruite con una tecnica che univa il calcestruzzo con strisce verticali di bugnato. La città era dotata di acqua dolce per mezzo di un acquedotto e le acque reflue venivano portate via per mezzo di canali di scolo sotterranei. Nel teatro si scorgono chiaramente i posti a sedere, le camere sotto l’arena in cui sono stavano i gladiatori e gli animali e le gallerie all’interno della struttura. Una notevole scoperta nel labirinto dei passaggi sono le Plantae Pedum offerto da gladiatori vittoriosi alla Dea Nemesi. Molti di loro, in latino, sono ancora leggibili. A pochissima distanza, ci sono i resti di alcuni edifici residenziali privati. La Casa del Patio Rodio, la Casa de los Pájaros dove si conserva un mosaico raffigurante più di 30 specie di uccelli, e la Casa del Planetario, tutte abitazioni di grandi dimensioni con vari accessi e con la presenza di un cortile, che in genere era la principale fonte di luce delle case. Ad Italica si trovavano, probabilmente, le terme più grandi della Penisola Iberica. Chiamate Terme Maggiori, sono state scavate solo in parte, ma secondo studi geofisici pare che si estendessero per 32000 m quadrati, e che presentassero lungo il lato meridionale una palestra di grandi dimensioni in in cui, oltre agli esercizi comuni, era forse possibile che venissero svolte anche attività equestri. Le Terme Minori, invece, si trovano nell’abitato di Santiponce, nell’area della città repubblicana, ed occupavano un’area di approssimativamente di 3000 m quadrati. Molto più piccole delle precedenti ma altrettanto belle ed adornate e destinate a tutti. Oltre a queste bellezze Italica vanta un sistema idrico proprio come ogni città romana aveva l’acquedotto, le sue condutture, e le castella, e le cisterne, che alimentavano le terme, le domus e gli edifici pubblici, nonchè le esedre e le fontane. MERIDA Mérida (in estremegno Méria) è un comune spagnolo di 57.757 abitanti capoluogo della comunità autonoma dell’Estremadura. Per popolazione è la terza città della regione dopo Cáceres e Badajoz. È posta sulla riva destra della Guadiana a 217 metri s.l.m. ed è una delle città della Spagna più ricche di monumenti romani tanto da essere chiamata la Roma spagnola. Dista 60 km da Badajoz e 70 da Cáceres. La sua economia è fondata in parte sull’agricoltura, in parte sull’industria e sui servizi e sul turismo grazie al patrimonio monumentale di cui è dotata e alle varie manifestazioni organizzate. Mérida è sede vescovile e universitaria. LA CATALOGNA ROMANA Teatro Romano a Merida 109/2016 di Madrid e Barcellona; ICE; Scuole Italiane di Madrid e Barcellona; Casa degli Italiani di Barcellona; Associazioni di Italiani e nei 24 Vice Consolati Italiani Il Giornale Italiano de España è anche on-line. Viene distribuito in Ambasciata; nei Consolati Italiani, Camere di Commercio e Istituti Italiani di Cultura Pag. 5

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su strada elementi attribuiti ad un tempio dedicato a Marte. Sull’architrave fra due colonne c’è la scritta latina Vetila, moglie di Paolo, dedica questo tempio a Marte. Ajuntamiento (“municipio”) sede municipale rinascimentale nella Plaza Mayor. Casa solariega nella stessa piazza è una casa nobile rinascimentale oggi utilizzata come albergo. Cattedrale di Santa Maria la Mayor, dei secoli XIII-XV. La città di Tarragona, antica Tarraco, fu uno dei tre nuclei più importanti della Spagna durante la dominazione romana. Qui sbarcò il console Publio Cornelio Scipione l’Africano all’inseguimento dei cartaginesi in fuga comandati dal leggendario Annibale, dando così inizio alla conquista romana della Spagna. L’importanza dei resti romani conservati ha ottenuto il riconoscimento dell’UNESCO con l’iscrizione nell’elenco del Patrimonio Mondiale. Proprio al centro della città si conservano i resti del circo. Molto vicino si trovano le vestigia del foro provinciale e di quello coloniale della città, centro della vita politica, amministrativa e sociale dell’antica Tarraco. Oggi è possibile vedere alcuni muri, archi e strutture di pietra distribuiti nelle strade del centro storico. Lo spazio per il culto più importante della Tarraco romana si trovava dove oggi sorge l’imponente cattedrale gotica di Santa Maria, il monumento di maggiore interesse della città dopo i resti romani. Nelle vicinanze si trovano le rovine dell’anfiteatro (sec. II a.C.), che fu scenario delle lotte tra gladiatori. Nell’estremità opposta del quartiere, vicino ai parchi Centrale della Ciutat, si trovano la necropoli paleocristiana (dal III secolo in poi) e il suo Museo. Importante anche l’acquedotto di Les Ferreres (o Ponte del Diablo). Risale al I secolo a. C. e serviva ad approvvigionare d’acqua la città. La doppia fila di archi si conserva in ottimo stato. Un po’ più avanti c’è la villa romana di Centcelles che conserva ricchi mosaici. Altri monumenti della Tarraco romana: la Torre degli Scipioni, un monumento funebre del I secolo d.C. Molto vicino, la cava del Mèdol, da dove si estraeva la pietra con cui si costruivano gli edifici di Tarraco. Ad Altafulla si conservano i resti della lussuosa villa di Els Munts, appartenuta a un’alta carica dell’amministrazione romana. Si trova in cima a un piccolo promontorio vicino al Mediterraneo. L’arco di Barà, eretto in onore dell’imperatore Augusto si trova sul tracciato dell’antica Via Augusta. Attulamente nel mese di maggio si svolge il Festival Tarraco Viva, dedicato al mondo romano e all’antica Tarraco. TARRAGONA alla linea piezometrica. Da qui viaggia per 728 metri con una pendenza di circa l’1% fino a raggiungere il Postigo, un affioramento roccioso al centro della città vecchia, dove sorge l’Alcazàr. Una volta raggiunta Plaza de Díaz Sanz la condotta compie una brusca deviazione dirigendosi verso Plaza Azoguejo. È qui che l’opera si mostra in tutto il suo splendore. Nel punto più alto l’acquedotto raggiunge i 28,5 metri, inclusi circa 6 metri di fondamenta. È composto sia da archi singoli sia da doppi archi supportati da pilastri perfettamente centrati gli uni sugli altri per assicurare la perfetta staticità a quest’opera che altrimenti difficilmente avrebbe superato tanto brillantemente quasi due millenni di storia. La linea architettonica degli archi è essenziale. Essi sono organizzati su uno o due livelli adattandosi all’altimetria del terreno di posa, e costruiti “a tutto sesto”, come tipico dell’Architettura romana. Nel livello superiore gli archi hanno una luce libera di 5,1 metri. I pilastri superiori appaiono più tozzi rispetto a quelli del livello inferiore per la loro minore altezza, mentre in realtà sono anche più stretti, presentando una ulteriore risega per ovvi motivi di alleggerimento dei carichi che gravano sulla campata inferiore, che si mostra più “snella” in rapporto all’esilità complessiva della struttura a causa della maggiore altezza di quasi tutti i piedritti. L’acquedotto è costruito con blocchi di granito assemblati a secco, come mattoni, assicurando la staticità dell’opera grazie al loro perfetto incastro ed al proprio carico gravitazionale. Durante il periodo della dominazione romana ognuno dei tre archi più grandi mostrava un’insegna in lettere di bronzo, contenente il nome del costruttore e della data di costruzione. LA LEGGENDA SULLA COSTRUZIONE DELL’ACQUEDOTTO L’Anfiteatro Romano di Tarragona Necropoli Romana e Paleocristiana L’acquedotto di Segovia è uno dei monumenti più importanti e meglio conservati tra quelli lasciati dagli antichi romani nella penisola iberica. È uno dei simboli della città di Segovia, come evidenziato anche dalla sua presenza nello stemma cittadino.nNel 1985 è stato inserito, insieme alla città vecchia, tra i Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. L’acquedotto trasporta acqua dalla sorgente della Fuenfría, situata nelle montagne vicine, a 17 chilometri dalla città, in una regione nota come La Acebeda. Percorre oltre 15 chilometri prima di arrivare in città. L’acqua viene prima raccolta in una vasca chiamata El Caserón (“la grande cisterna”), e quindi incanalata verso una seconda torre nota come Casa de Aguas, che funge sia da dissabbiatore, che da torrino piezometrico. In questo luogo, infatti, l’acqua viene fatta decantare in modo che la sabbia si depositi prima di riprendere il viaggio e nello stesso tempo si assicura una quota certa Pag. 6 L’ACQUEDOTTO DI SEGOVIA Acquedotto romano a Segovia Il Giornale Italiano de España è anche on-line. Viene distribuito in Ambasciata; nei Consolati Italiani, Camere di Commercio e Istituti Italiani di Cultura di Madrid e Barcellona; ICE; Scuole Italiane di Madrid e Barcellona; Casa degli Italiani di Barcellona; Associazioni di Italiani e nei 24 Vice Consolati Italiani 109/2016

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Secondo una leggenda popolare fu il diavolo, e non i romani, a costruire l’acquedotto. Una donna che lavorava come portatrice d’acqua, trasportando la propria secchia tra le strette strade della città, incontrò il diavolo: lei gli promise la propria anima se fosse riuscito a portare l’acqua a casa sua prima del canto del gallo. Quando scese la notte una grossa tempesta invase la città. Nessun cittadino, a parte la donna, sapeva che aveva origini soprannaturali, e lavorava per conto del demonio al fine di portare a termine la sua parte del contratto. Lei si pentì dell’accordo fatto e pregò tutta la notte per evitare di doverlo rispettare. Secondo la leggenda il gallo cantò poco prima che il diavolo potesse posare l’ultima pietra, per cui la sua anima fu salva. La donna confessò il proprio peccato ai cittadini che, dopo aver spruzzato gli archi con acqua santa, furono felici di accettare la nuova aggiunta alla città. Convinti che fosse stato un miracolo a salvare l’anima della donna, i cittadini posero le statue della Vergine e di Santo Stefano come ricordo. L’imperatore Traiano è nato ad Italica il 18 settembre 53 e morto a Selinus in Cilicia l’8 agosto 117, è stato un imperatore romano, regnante dal 98 al 117. Valente militare e popolare comandante, venne adottato da Nerva nel 96, succedendogli due anni dopo. Sotto il suo comando supremo l’Impero romano raggiunse la sua massima estensione territoriale. Traiano era figlio di un importante senatore che portava il suo stesso nome. Apparteneva ad una famiglia di Todi, quella degli Ulpii. Gli Ulpii erano una famiglia italica stabilitasi nella provincia iberica di Baetica la quale mantenne però sempre contatti con la terra d’origine, dove aveva interessi economici dovuti a proprietà fondiarie. GIOVINEZZA E MATRIMONIO L’infanzia e l’adolescenza di Traiano sono oscure, ma ricevette sicuramente un’educazione appropriata al suo rango, imparando grammatica, retorica e greco. Si sposa nel 75 o 76 con Pompeia Plotina, figlia di Lucio Pompeio e Plozia, una potente famiglia probabilmente originaria dell’Hispania. Plotina era una donna sobria, colta ed intelligente, ma l’unione non diede figli. La carriera di Traiano cominciò con la sua scelta di prestare servizio tra i ranghi dell’esercito romano. Seguì le varie tappe del cursus honorum ordinario; fu questore, pretore e poi legatus legionis della legio X Fretensis in Siria nei primi anni dell’impero di Vespasiano (attorno al 75). Fu tribuno militare e poi console, con Manio Acilio Glabrione nel 91, nel 96 divenne Governatore della Germania. Prese parte alle guerre dell’imperatore Domiziano contro i popoli della Germania Magna, ed era conosciuto come uno dei migliori comandanti dell’impero quando, nel 96, Domiziano fu ucciso. ASCESA La sua notorietà nell’ambito militare gli fu utile sotto il governo del successore di Domiziano, Nerva, anziano senatore, che adottò Traiano come figlio e come successore nella primavera del 97. La sua rapida ascesa fu dovuta a diversi motivi: il padre era in difficoltà a causa di una rivolta di pretoriani e quindi considerò opportuna l’ascesa di un buon generale; il secondo motivo fu inoltre probabilmente dato dal fatto che Traiano era a capo delle legioni più prossime all’Italia e che quindi disponeva di un esercito fedele e pronto ad appoggiarlo; infine esso era probabilmente l’unico in grado di riprendere le orme politiche del padre adottivo le quali si basavano su un governo di tipo assistenziale, per questo Traiano fu accettato subito, da esercito, Senato e pretoriani, come capo dello stato nel 98 e vi rimase fino al 117. IMPERATORE TRAIANO SPAGNA 109/2016 di Madrid e Barcellona; ICE; Scuole Italiane di Madrid e Barcellona; Casa degli Italiani di Barcellona; Associazioni di Italiani e nei 24 Vice Consolati Italiani Il Giornale Italiano de España è anche on-line. Viene distribuito in Ambasciata; nei Consolati Italiani, Camere di Commercio e Istituti Italiani di Cultura DESCRIZIONE FISICA E CARATTERIALE Traiano era vigoroso, alto, i suoi capelli erano neri, ma ingrigirono presto. Durante il principato erano quasi completamente bianchi già all’età di 50 anni circa. Lo storico romano Cassio Dione Cocceiano ci ha tramandato la notizia che Traiano fosse aduso ad intrattenere rapporti sessuali sia con donne che con uomini e amasse molto il vino, trovandosi non di rado in stato di ubriachezza. Al di la di questo fu uno degli imperatori più seri e corretti, caratteristiche che ne facevano un ottimo princeps, che sapeva gestire al meglio gli affari della res publica. Non fu mai corrotto dal potere e non usò mai il suo titolo e il suo potere per scavalcare la legge, anzi riconobbe sempre il primato di quest’ultima anche sopra la sua carica. Seppe farsi amare da tutti, in particolare dalle due parti sociali più importanti: il Senato e l’esercito, ma anche dal popolo, cose rare da trovare insieme nella biografia di un imperatore romano. Era intelligente nella vita quotidiana, in guerra e in politica, grande comunicatore, amato dai soldati per la sua affabilità, difficile all’ira e incline alla clemenza. L’impero, che fino a quel momento si era in continuazione ampliato, sotto Traiano finalmente impegnò le sue risorse per il miglioramento delle condizioni di vita piuttosto che sulle nuove conquiste. Traiano rafforzò la viabilità restaurando le principali strade che si diramavano dall’Urbe collegandola al resto dell’Impero. Costruì ex novo il celeberrimo porto di Traiano esagonale nella zona di Fiumicino che collegava Roma con le regioni occidentali dell’Impero. L’imperatore Traiano ordinò anche l’ampliamento del porto di Terracina. Fu per rendere più agevole il passaggio dell’Appia attraverso l’estrema appendice dei Monti Ausoni che all’epoca di Traiano venne eseguito il taglio del Pisco Montano, enorme sperone calcareo separato dalla massa del Monte Sant’Angelo che tuttora sovrasta la regina viarum costituendo un aspetto caratteristico del paesaggio tra il mare e la montagna. L’opera contribuì in qualche modo ad orientare verso il porto tutto il movimento della città. Traiano ordinò l’ampliamento del porto adriatico di Ancona, ove fece costruire perciò un poderoso molo, per migliorare la protezione dalle onde e, il Senato e il popolo romano, per ringraziare l’imperatore di aver reso più sicuro l’ingresso d’Italia, fecero costruire sul nuovo molo un arco. Pensando anche al miglioramento delle comunicazioni terrestri, Traiano curò un nuovo tragitto per la via Appia verso il porto di Brindisi, che partiva da un altro arco edificato a Benevento. Attuò una serie di bonifiche nell’Agro Pontino nella regione delle Paludi Pontine; vennero così strappati numerosi terreni agli acquitrini. A Roma rinnovò il centro cittadino con la costruzione di un immenso foro e di edifici in laterizio ad esso contigui, destinati alla pubblica amministrazione, che si appoggiavano al taglio delle pendici del Quirinale e della sella montuosa tra questo e il Campidoglio. Lo straordinario complesso del foro Traianeo, inaugurato nel 113, risolse i problemi di congestione e sovraffollamento dell’area nel centro della città antica attorno alla Via Sacra. Oltre alla pubblica Basilica Ulpia, la piazza, i colonnati, gli uffici, le biblioteche, e il tempio del divo Traiano, eresse nel suo foro la Colonna Traiana come celebrazione delle sue conquiste militari nella campagna di Dacia, ancor oggi uno dei simboli dell’eternità di Roma. Alta 30 metri circa e larga 4, in origine colorata, all’interno una scala a chiocciola porta sulla cima. All’esterno si avvolge a spirale sulla colonna un fregio di 200 metri largo 1 con scolpite più di 2000 figure in bassorilievo. La colonna era sormontata da una statua dell’imperatore. A Traiano si deve la costruzione di un altro acquedotto che aumentava ulteriormente la portata dei rifornimenti idrici in Roma, che erano già abbondantemente assicurati dagli acquedotti costruiti in precedenza e soprattutto da quello noto come Anio Novus . I lavori iniziarono nel Italica, la statua di Traiano (l’originale si 109, la struttura avrebbe dovuto ractrova al museo archeologico a Siviglia ) cogliere le acque delle sorgenti sui Pag. 7

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monti Sabatini, presso il lago di Bracciano. L’estensione della rete idrica fu incentivata non solo a Roma, ma anche in Dalmazia, nella natia Spagna e in oriente, cioè laddove i climi aridi richiedevano maggiori approvvigionamenti idrici. A Roma Traiano fece ampliare i canali sotterranei e i cunicoli della Cloaca Massima per il deflusso più efficiente delle acque piovane e delle acque reflue che venivano scaricate nel Tevere. Per lo svago e il piacere della plebe, Traiano fece eseguire alcuni dei lavori che danno a Roma l’aspetto che grossomodo hanno tutti nell’immaginario comune della Città. Fece ricostruire e ampliare definitivamente il Circo Massimo del quale i primi tre anelli alla base della struttura furono eretti con calcestruzzo e rivestiti da mattoni e marmi, solo l’anello superiore rimase in legno; la struttura divenne sicura e antincendio, favorendo la costruzione di botteghe e negozi ai suoi lati. Sul colle Oppio fece erigere delle grandiose terme sui resti della Domus Aurea di Nerone; si accedeva da un grande propileo che immetteva direttamente alla natatio, la piscina a cielo aperto. Sulla riva destra del Tevere dove sorge l’attuale Castel Sant’Angelo fece realizzare un’area per la riproduzione di battaglie navali. Gli sforzi edilizi dell’imperatore non si concentrarono solo sulla Capitale, ma su tutto l’impero. In Egitto collegò il Nilo al Mar Rosso con un grande canale (fiume Traiano). Fondò molte colonie per l’Impero. In Dacia (dopo averla sottomessa) favorì la colonizzazione e la fondazione di nuove colonie che romanizzarono rapidamente la provincia. La Colonia Ulpia Traiana sorse sulle ceneri della barbara Sarmizegetusa Regia. Fece costruire molti ponti, tra i più famosi ricordiamo quello sul Tago nei pressi della città spagnola di Alcantara e, il più lungo, sul Danubio presso Drobeta, costruito in occasione della campagna di Dacia. Traiano non concentrò le sue energie e quelle dell’Impero solo su campagne militari e costruzioni di edifici pubblici. Fu anche un oculato statista e filantropo, interessato alle condizioni dei suoi cittadini e pertanto attento nelle riforme sociali e politiche. Egli, infatti, in materia giudiziaria diminuì i tempi dei processi, proibì le accuse anonime, acconsentì il risvolgimento del processo in caso di condanna in contumacia e proibì le condanne in mancanza di prove solide o in presenza di qualsiasi dubbio. suoi genitori morirono nell’85/86, quando Adriano aveva solo nove anni. LE CAMPAGNE MILITARI Il regno di Adriano fu caratterizzato da una generale pausa nelle operazioni militari. Egli abbandonò le conquiste di Traiano in Mesopotamia, considerandole indifendibili, a causa dell’immane sforzo logistico necessario per far giungere rifornimenti a quelle latitudini e alla molto maggiore estensione del confine che sarebbe stato necessario difendere. La politica di Adriano fu tesa a tracciare confini controllabili a costi sostenibili. Le frontiere più turbolente furono rinforzate con opere di fortificazione permanenti, la più famosa delle quali è il possente Vallo di Adriano in Gran Bretagna. Qui Adriano, dopo aver terminato la conquista del Nord dell’isola, fece costruire una lunga fortificazione per arginare i popoli della Caledonia. Anche la frontiera del Danubio fu rinforzata con strutture di varia natura. CARICHE OTTENUTE Le cariche accumulate nel cursus honorum del futuro imperatore furono numerosissime. Quando Nerva morì nel 98, Adriano si precipitò a informare personalmente Traiano. È stato anche arconte ad Atene per un breve periodo, e fu eletto ufficialmente come cittadino ateniese. La sua carriera completa prima di diventare imperatore è la seguente: decemviro stlitibus iudicandis; seviro turmae equitum Romanorum; praefectus urbi feriarum Latinarum; tribunus militum con la Legio II Adiutrix piae Fidelis nel 95, in Pannonia inferiore; tribunus militum con la Legio V Macedonica nel 96, in Mesia inferiore; tribunus militum con la Legio XXII Primigenia nel 97, in Germania superiore; successivamente trasferito alla Legio I Minervia; questore (nel 101); ab Actis senatus; tribunus plebis (nel 105); pretore (nel 106); Legatus legionis della Legio I Minerviae piae Fidelis (106, in Germania inferiore); Legatus Augusti pro praetore Pannoniae Inferioris (107); console suffectus (108); septemviro epulonum (prima del 112); Sodales Augustales (prima del 112); arconte ad Atene (tra il 112/13); Legatus in Siria (117). ASCESA AL TRONO Al contrario del suo predecessore, Adriano non fu mai adottato ufficialmente, tramite la presentazione in Senato. Su questo punto l’Historia Augusta riporta diverse teorie, una delle quali fa discendere il suo avvento al potere da una presunta nomina di Traiano morente, molto probabilmente una messinscena organizzata da Plotina, che avrebbe orchestrato abilmente l’operazione, d’accordo con il prefetto del pretorio Attiano. La questione, in realtà, appare assai più complessa. Pare difficile che Adriano possa aver preso il ruolo di successore di Traiano per sola intercessione di Plotina e di alcuni suoi collaboratori. Alcuni coni monetali attesterebbero il titolo di Caesar per Adriano già in un periodo compreso tra il 114 e il 117. Adriano, salito al trono, allontanò dai luoghi di potere gran parte del seguito e dell’amministrazione di Traiano, dei quali aveva fatto parte anche lui, compresi i vertici militari. In ogni caso la ratifica da parte dell’esercito, che acclamò il nuovo imperatore, chiuse la questione. Gli piaceva dimostrare di essere versato in tutti i campi intellettuali e letterari; ma soprattutto frequentò e protesse l’arte, essendo egli stesso un fine intellettuale, amante delle arti figurative, della poesia e della letteratura. Anche l’architettura lo appassionava molto e durante il suo principato si adoperò per dare un’impronta stilistica personale agli edifici via via edificati. La grande villa che si fece costruire, Villa Adriana a Tivoli (Tibur), è stato il più grande esempio romano di “giardino alessandrino”, che ha ricreato un autentico paesaggio sacro al suo interno; andato in gran parte perduto a causa della spoliazione delle rovine ad opera del cardinale Ippolito II d’Este il quale utilizzò molto del marmo rimosso per costruire la sua Villa d’Este (Tivoli). La villa di Adriano costituisce l’esempio più notevole di una dimora immensa costruita con passione, intesa come luogo della memoria, intessuto di citazioni architettoniche e paesaggistiche, di riproduzioni, su varia scala, di luoghi come la Stoà Pecile ateniese o Canopo in Egitto. Anche il Pantheon a Roma, originariamente costruito da Marco Vipsanio Agrippa ma andato distrutto a seguito di un incendio nell’80, fu ricostruito proprio sotto l’egida di Adriano nella caratteristica forma a cupola che mantiene ancora oggi; questo è tra i meglio conservati degli antichi edifici della capitale imperiale e la sua struttura ha successivamente influenzato alcuni tra i più grandi architetti del Rinascimento italiano e del periodo Barocco. La città fu inoltre ulteriormente arricchita di templi, come il tempio di Venere e Roma e di edifici pubblici. Pag. 9 Publio Elio Traiano Adriano, noto semplicemente come Adriano (Italica, 24 gennaio 76 – Baia, 10 luglio 138), è stato un imperatore romano, della dinastia degli imperatori adottivi, che regnò dal 117 alla sua morte. Fu uno dei “buoni imperatori” secondo lo storico Edward Gibbon. Mantenne le conquiste di Traiano, a parte la Mesopotamia che assegnò a un sovrano vassallo. Il suo governo fu caratterizzato da tolleranza, efficienza e splendore delle arti e della filosofia. Egli stesso studiò l’ellenismo, del quale era appassionato. ORIGINI FAMILIARI Traiano, che non aveva avuto figli, divenne di fatto il tutore del giovane dopo la morte dei suoi genitori. Anche la moglie di Traiano, Plotina, lo aiutò notevolmente nel cursus honorum, trattandolo come proprio figlio. Inoltre sembra sia stata lei a spingerlo a sposare Vibia Sabina, anche lei parente di Traiano. Il matrimonio avvicinò ulteriormente il futuro imperatore alle stanze del potere, grazie anche agli ottimi rapporti intrattenuti con la suocera Matidia. Per il resto il matrimonio fu un fallimento. Dopo che l’imperatore Nerva ebbe nominato Traiano suo successore, presentandolo in Senato nel 97, la carriera di Adriano fu notevolmente agevolata. Sulla nascita di Adriano le fonti non concordano: alcune (come Elio Sparziano) sostengono che nacque a Roma, dove il padre stava svolgendo importanti funzioni pubbliche; altre (come Dione Cassio) che Adriano nacque a Italica, a 7 km da Siviglia, in Hispania Baetica. La sua famiglia era originaria della città picena di Hatria, l’attuale Atri, ma si insediò a Italica subito dopo la sua fondazione a opera di Scipione l’africano. Il padre, Publio Elio Adriano Afro, era imparentato con Traiano. La madre, Domizia Paolina, era originaria di Cadice. Adriano aveva una sorella maggiore (Elia Domizia Paolina), una nipote (Giulia Serviana Paolina) e un pronipote (Gneo Pedanio Fusco Salinatore). I IMPERATORE ADRIANO SPAGNA 109/2016 di Madrid e Barcellona; ICE; Scuole Italiane di Madrid e Barcellona; Casa degli Italiani di Barcellona; Associazioni di Italiani e nei 24 Vice Consolati Italiani Il Giornale Italiano de España è anche on-line. Viene distribuito in Ambasciata; nei Consolati Italiani, Camere di Commercio e Istituti Italiani di Cultura

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MADRID di Paola Lungarini SOFIA CORRADI: PREMIO “CARLOS V” La Professoressa italiana premiata dal Re di Spagna, Felipe VI, ha ideato il programma Erasmus, che vede oggi coinvolti migliaia di studenti che possono fare esperienze di studio in tutti i paesi europei, da marzo 2015 il programma Erasmus è anche mondiale. Sofia Corradi ha dichiarato “Ho inventato Erasmus perché mi avevano fatto arrabbiare... Da studentessa non mi riconobbero un Master alla Columbia, ho lottato per gli altri”. Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Sen. Stefania Giannini, accompagnata dall’Ambasciatore d’Italia in Spagna, Stefano Sannino, è stata presente a Yuste alla consegna del Premio “Carlos V” concesso dalla Fondazione “Academia Europea de Yuste” alla Professoressa italiana Sofia Corradi. La scelta di un’esponente della società civile europea, come la Professoressa Corradi, profondamente legata alle nuove generazioni di cittadini europei, dimostra l’unanime apprezzamento da parte di tutte le Istituzioni spagnole coinvolte, espresso anche nella motivazione ufficiale per l’attribuzione del premio che sottolinea “il percorso professionale e il contributo offerto al processo di costruzione e integrazione europea, attraverso l’ideazione e l’attivazione del programma Erasmus, oltre che lo sforzo e l’impegno a favore della mobilità accademica dei giovani studenti europei, garanzia del domani e del futuro dell’Europa”. Durante la cerimonia si sono ricordate le studentesse Erasmus vittime dell’incidente in Catalogna del marzo scorso. Da parte italiana il MIUR ha già formalizzato il proprio impegno a contribuire, atPRESIDENTE SERGIO MATTARELLA ROMA, 9 MAGGIO 2016 Desidero porgere i miei più calorosi saluti a sua Maestà Felipe VI, al Presidente Guillermo Fernandez Vara, agli organizzatori e a tutti i partecipanti alla cerimonia di conferimento del premio europeo Carlo V alla professoressa Sofia Corradi. La scelta di consegnare tale  prestigioso riconoscimento alla professoressa corradi è fonte di orgoglio e motivo di onore per l’Italia. Ella ha incarnato, con il suo instancabile impegno per gettare le basi del “progetto Erasmus”, la vera anima dell’unione europea, che è, in primis, una unione di popoli, di cittadini e, soprattutto, di giovani che, attraverso l’erasmus, hanno plasmato la loro identità europea, un’identità costruita sul dialogo, sul confronto e sull’apertura verso la diversità. La felice intuizione della professoressa Corradi è oggi uno degli strumenti più preziosi che abbiamo per difendere l’Europa ed i suoi valori dalle tendenze che, anacronisticamente, cercano di disgregarla facendo leva su irrazionali paure  ed  incertezze. A queste tendenze dobbiamo rispondere con più integrazione, più programmi come l’Erasmus che consolidano, attraverso i nostri giovani e le loro quotidiane esperienze formative nei paesi membri, le basi dell’Europa del futuro. Desidero, infine, estendere un caloroso ringraziamento  alla  fondazione Accademia Europea di Yuste che, ha deciso di  dedicare  sette  delle quindici borse di studio per dottorati “Sofia Corradi” alla memoria delle giovani studentesse “Erasmus” italiane che hanno tragicamente perso la vita in Catalogna il 20 marzo scorso. Sergio Mattarella Pag. 10 Il Giornale Italiano de España è anche on-line. Viene distribuito in Ambasciata; nei Consolati Italiani, Camere di Commercio e Istituti Italiani di Cultura di Madrid e Barcellona; ICE; Scuole Italiane di Madrid e Barcellona; Casa degli Italiani di Barcellona; Associazioni di Italiani e nei 24 Vice Consolati Italiani traverso la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI), a sette delle quindici borse di studio di Dottorato che saranno offerte dalla Fondazione Europea de Yuste. Ognuna delle sette borse sarà dedicata ad una delle studentesse Erasmus italiane e tutti i lavori di ricerca saranno pubblicati. La cerimonia di premiazione è avvenuta al Real Monasterio di Yuste (Cáceres). Il Premio è stato consegnato da S.M. il Re Felipe VI, accompagnato dal Ministro della Cultura in funzione, Íñigo Méndez de Vigo. A rappresentare le Istituzioni Europee, che festeggeranno quest’anno in Spagna il ‘9 maggio, Giornata dell’Europa’, saranno presenti il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz e l’On. Silvia Costa, Presidente della Commissione Cultura del Parlamento Europeo ed il Presidente della Regione dell’Estremadura (che presiede il Patronato della Fondazione), Guillermo Fernández Vara. Giovani ‘Erasmus’ hanno rappresentato gli Stati membri dell’Unione, due dei quali – e tra questi un italiano - che ha illustrato. Da come l’esperienza Erasmus abbia inciso sul loro percorso esistenziale e professionale. Il Premio “Carlos V” è stato istituito nel 1995 con l’obiettivo di riconoscere l’opera di coloro che si sono distinti per lo spirito europeista, l’impegno in favore della costruzione europea e per il contributo fornito alla definizione dei valori culturali, scientifici e storici dell’Europa Unita. Nelle precedenti edizioni sono state premiate, tra le altre, personalità come José Manuel Barroso (2014), Javier Solana (2010), Simone Veil (2008), Helmut Kohl (2006), Jorge Sampaio (2004), Michail Gorbaciov (2002), Felipe González (2000), Jacques Delors (1995). 109/2016

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MADRID di Paola Lungarini La premiata, la Professoressa Sofia Corradi, durante il suo discorso di ringraziamento Il premio porta il nome di Carlos I de España y V de Alemania.Fu proclamato Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico, nella cappella palatina di Aquisgrana, nello stesso luogo dove era stato incoronato Carlomagno. Carlos aveva antenati spagnoli e tedeschi e nel secolo XVI governò in Spagna, Paesi Bassi, Germania ed in altre nazioni del centro Europa. Questo Imperatore benché nato in Gante aveva un profondo apprezzamento per la Spagna, le sue tradizioni e il suo idioma. Passò gli ultimi giorni malato di gotta nel Monasterio de Yuste, in Extremadura. Molti furono qui gli incontri con suo figlio Juan de Austria. Nel 1995 venne istituito il Premio Carlos V per risaltare lo spirito europeista della Spagna, assieme ad altri premi europei come il Premio Carlomagno istituito nel 1950 dalla città di Aquisgrana e che fu consegnato a Re Juan Carlos I nel 1982. Il Ministro dell’istruzione dell’università e della ricerca Stefania Giannini, l’Ambasciatore Stefano Sannino, l’Onorevole Silvia Costa e il Presidente de Extremadura Fernández Vara I P R E M I AT I Il Re Filippo VI, la Professoressa Sofia Corradi con il Ministro Stefania Giannini Il Giornale Italiano de España è anche on-line. Viene distribuito in Ambasciata; nei Consolati Italiani, Camere di Commercio e Istituti Italiani di Cultura 109/2016 di Madrid e Barcellona; ICE; Scuole Italiane di Madrid e Barcellona; Casa degli Italiani di Barcellona; Associazioni di Italiani e nei 24 Vice Consolati Italiani Pag. 11

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MADRID di Paola Lungarini L'AMBASCIATORE STEFANO SANNINO RICEVE CONFERENZA: "LA CREACIÓN DE VALOR EN IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI DI ANDORRA LOS CONSEJOS Y LA DIVERSIDAD DE GÉNERO" Presso la residenza dell’Ambasciata d’Italia l'Ambasciatore Sannino ha ricevuto il Ministro degli Affari Esteri di Andorra, Gilbert Saboya Sunyé. L’Ambasciatore d'Italia, Stefano Sannino, ha partecipato, mercoledì 25 maggio, alla conferenza ‘La Creacion de Valor en los Consejos y la Diversidad de Genero: ¿Cómo progresar para conseguir un mayor numero de mujeres en Consejos?’, presso la Sede della Commissione Europea a Madrid, organizzata in collaborazione con ‘Comerciando Global’, forum di discussione per l’aumento delle donne nei CdA in Spagna. Erano presenti tra i relatori la Segretaria di Stato ai Servizi Sociali e Uguaglianza, Susana Camarero e il Vice Direttore della Rappresentanza della Commissione Europea in Spagna Jürgen Föcking. Nel suo intervento l'Ambasciatore Sannino ha illustrato le valutazioni positive di alcuni studi come quello dell’Università Bocconi, che provano l’efficacia della legge italiana sulle quote. Nel panel internazionale della conferenza l’Italia e’ stata rappresentata dall’On. Lella Golfo che ha avuto l’opportunità di ripercorrere l’approvazione della Legge n. 120/2011 e di illustrarne i benefici a breve termine che ha permesso di ottenere. "EUROPA EN LA ENCRUCIJADA: EUROESCEPTICISMOS Y DESAFÍO MIGRATORIO" L'Ambasciatore d'Italia in Spagna e l'Ufficio di Madrid dello European Council on Foreign Relations hanno organizzato, mercoledì 18 maggio, una cena sul tema "Europa en la encrucijada: euroescepticismos y desafío migratorio". L'Ambasciatore Stefano Sannino, membro italiano del Consiglio di ECFR, ha ospitato l'incontro presso la Residenza quale riconoscimento all'operato svolto da José Ignacio Torreblanca come direttore di ECFR Madrid, prima di assumere l'incarico di nuovo direttore di opinione del quotidiano El País e per dare il benvenuto a Francisco de Borja Lasheras quale nuovo direttore di ECFR Madrid. Alla serata erano presenti membri spagnoli di ECFR Madrid, rappresentanti di partiti politici e alti funzionari di Moncloa, Interno ed Esteri. SCUOLA STATALE ITALIANA DI MADRID - PUBBLICAZIONE BANDI Si comunica che sul sito della Scuola Statale Italiana di Madrid, all’indirizzo http://www.scuolamadrid.org/segreteria/bandi-e-selezione-di-personale.html sono stati pubblicati i seguenti bandi: 1. Bando di gara per l'affidamento del servizio di manutenzione ordinaria per l'a.s. 2016/2017 (24.05.2016) 2. Bando di gara per l'affidamento del servizio di refezione scolastica per l'a.s. 2016/2017 (24.05.2016) 3. Bando di gara per l'affidamento del servizio di pulizia per l'a.s. 2016/2017 (24.05.2016) 4. Bando di selezione di un medico scolastico per l'a.s. 2016/2017 (13.05.2016) 5. Bando di selezione psicologi per l'a.s. 2016/2017 (13.05.2016) 6. Bando di selezione di personale esperto di sostegno per l'a.s. 2016/2017 (13.05.2016) 7. Bando di selezione di personale esperto di educazione motoria per l'a.s. 2016/2017 (13.05.2016) 8. Bando di selezione per l´assunzione di n.1 esperto di educazione musicale per l’a.s. 2016/17 (13.05.2016) 9. Bando di selezione di n.1 collaboratore alla didattica (Scuola Primaria) per l'a.s. 2016/2017 (13.05.2016) 10. Bando per la selezione di conversatori di lingua inglese per l'a.s. 2016/2017 (13.05.2016) 109/2016 Pag. 12 Il Giornale Italiano de España è anche on-line. Viene distribuito in Ambasciata; nei Consolati Italiani, Camere di Commercio e Istituti Italiani di Cultura di Madrid e Barcellona; ICE; Scuole Italiane di Madrid e Barcellona; Casa degli Italiani di Barcellona; Associazioni di Italiani e nei 24 Vice Consolati Italiani

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MADRID di Paola Lungarini “GRUPO FERRERO” PRESENTA IL RAPPORTO DI RESPONSABILITÀ SOCIALE Il “Grupo Ferrero” ha presentato la sua relazione “Anual de Responsabilidad Social Corporativa” presso l’Ambasciata Italiana a Madrid. La “Responsabilidad Social Corporativa” è presente nel ADN della compagnia dalla lavorazione e distribuzione dei suoi prodotti. Dalla raccolta delle materie prime fino alla confezione finale. “Responsabilidad Social Corporativa “, “rige las directrices que marcan el camino por el que avanza la compania”, ha dichiarato Roberto Torri, direttore delle Relazioni Istituzionali della Ferrero Iberica. Il documento dimostra l’impegno dell’azienda italiana nei confronti dell’ambiente, delle risorse naturali, dei diritti umani e delle opportunità di lavoro oltre allo sviluppo di uno stile di vita “activos y saludables”. La Ferrero utilizza materie prime che durante la lavorazione dei prodotti saranno al 100% sostenibili nel 2020. Questo piano fa parte di un programma “F-ACTS (Ferrero – Agricultural Cammitment To Sustainability)”. La Ferrero Iberica che è uno dei principali gruppi alimentari del mondo, vuole che sia ben evidente il suo apporto verso il pianeta. Durante l’ultimo anno la Ferrero ha utilizzato più di 1,6 milioni di tonnellate di materie prime per i suoi prodotti e per il loro confezionamento. Difatti la Ferrero è il maggior consumatore di mandorle nel mondo, che è uno degli elementi fondamentali dei suoi prodotti. Inoltre, arriverà al 100% di tracce di mandorle per tutti i suoi prodotti prima del 2020. Il programma F-ACTS cerca le migliori condizioni nelle zone rurali e nei paesi locali con i quali la Ferrero stabilisce poi le relazioni commerciali dirette e per lunghi periodi. In totale la Ferrero ha 9 aziende agricole nei quattro continenti, permettendo così di poter contare su materie prime fresche durante tutto l’anno e naturalmente assicura la qualità dei suoi prodotti. Un altro programma molto importante è il Kinder + Sport. Questa iniziativa ha per obiettivo l’incremento dell’attività sportiva e la diffusione di stili di vita salutari per i giovani. Kinder + Sport coinvolge 3,8 milioni di ragazzi di 21 paesi con un investimento annuale di 9,5 milioni di euro, ha realizzato 1.500 eventi durante l’ultimo anno in collaborazione con 3 Comitè Olimpici e più di 90 Federazioni e Associazioni. della Ferrero è coinvolgere un numero di nazioni fino ad arrivare a 30 nel 2018, coinvolgendo così 5 milioni di ragazzi. FERRERO IBERICA Presente in Spagna dal 1985, la multinazionale italiana Ferrero è entrata in Spagna con il prodotto “Kinder Sorpresa” attraverso un distributore locale. Tre anni dopo l’azienda ha inaugurato la sua sede a Barcellona, da dove commercializza i suoi prodotti per la Spagna ed il Portogallo. A partire dal 1990 arrivarono sul mercato anche la Ferrero Rocher, Mon Chèrì, Kinder Chocolate o Nutella, che sono diventati un referente del mondo del cioccolato. Los objetivos fijados para los sectores de la lecitina de soja y el café se alcanzaron y se mantiene que el 100% de la lecitina de soja no esté modificada genéticamente y el 100% del café tenga certificado de sostenibilidad. Foto RSC Ferrero. Da sin.: Roberto Torri, director de Relaciones Institucionales de Ferrero Ibérica; Stefania Agnello, directora sénior de calidad de materias primas de Grupo Ferrero; Stefano Sannino, Ambasciatore d’Italia in Spagna; Claudia Millo, responsable de RSC de Grupo Ferrero; Aldo Cristiano, director del programa de sostenibilidad y recursos de Grupo Ferrero 109/2016 di Madrid e Barcellona; ICE; Scuole Italiane di Madrid e Barcellona; Casa degli Italiani di Barcellona; Associazioni di Italiani e nei 24 Vice Consolati Italiani Il Giornale Italiano de España è anche on-line. Viene distribuito in Ambasciata; nei Consolati Italiani, Camere di Commercio e Istituti Italiani di Cultura Pag. 13

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SOCIETÀ ITALIANA DI BENEFICENZA 1891-2014. Chissà quanti casi in 123 anni di esistenza sono passati dalle mani (e dai cuori generosi) di tutti i volontari della SIB. Tanti, tantissimi. Impossibile conoscerne il numero esatto. Tutti diversi tra loro, anche perché l’evoluzione del profilo dei nostri assistiti è cambiato in tanti anni. Le necessità dell’italiano emigrante del 1800 erano diverse da quelle dell’italiano che cercava opportunità in piena era post-industriale, che a sua volta erano complessivamente diverse da quelle dell’italiano contemporaneo, colpito in pieno dalle difficoltà generate da una delle peggiori crisi vissute dalla società moderna. Situazioni diverse, esigenze diverse, ma tutte accomunate dal bisogno di un intervento d’aiuto che permetta di rimettersi in carreggiata e di ripartire. Adesso il momento è propizio. La crisi sembra allentare la morsa e si riaprono opportunità. Così anche la nostra tipologia di intervento, come Società di assistenza, deve evolvere. Un processo nel quale siamo già immersi. Nella SIB abbiamo sempre creduto che l’assistenza duratura nel tempo non aiuta. In qualche modo, il proverbio cinese del “Se un uomo ha fame non regalargli un pesce, ma insegnagli a pescare” è uno dei principi che ispirano la nostra metodologia di aiuto. Vi assicuro che di pesci siamo stati costretti a darne, e tanti. Ma non abbiamo mai creato una forma di dipendenza dalla donazione della SIB. Siamo sempre molto attenti a creare i presupposti perché la persona non si accomodi nell’aiuto che viene dal cielo, ma lo sfrutti per eliminare un problema e concentrarsi nella ricerca di una soluzione che duri nel tempo. Adesso come non mai è il momento di creare questi presupposti. Abbiamo un progetto che vogliamo condividere con voi, nella speranza che possiate comprenderne l’utilità. Vogliamo garantire ai nostri assistiti nuove professionalità o aggiornamento delle professionalità acquisite, affinché i nostri assistiti possano essere pronti a cogliere le opportunità di lavoro che nel futuro ormai immediato si presenteranno. Per far questo vogliamo creare un fondo necessario a pagare corsi di formazione e di specializzazione. Abbiamo un obiettivo di raccolta di 15.000 € da qui a fine anno. Vi sembrano tanti soldi? Non direi. Servono a pagare circa 30-35 corsi . O meglio servono a permettere a 30 - 35 persone un futuro migliore. Giovani in cerca di un primo lavoro, disoccupati di mezz’età con necessità di riciclarsi, donne alla ricerca della propria emancipazione (sì, alcune nostre assistite sono ancora in questa situazione...). Per questo facciamo appello ai lettori de Il Giornale Italiano perché ci aiutino a raggiungere l’obiettivo: se siete privati cittadini, a donare qualunque cifra, per piccola che possa sembrare, per diventare soci simpatizzanti o soci ordinari (pagando la quota annuale di 60 €); e se siete responsabili di aziende, di contribuire come già altre aziende fanno, con importi in base alle proprie disponibilità, in nome di quella responsabilità sociale, tanto di moda attualmente. Su come farlo, rimando alla nostra pagina web www.beneficenzaitaliana.es, all’articolo “Obiettivo 15.000”. Sono momenti difficili per tutti, ma insieme possiamo fare tanto. Il filosofo francese Felicité- Robert De lamennais una volta disse che Il grido del povero sale fino a Dio, ma non arriva alle orecchie dell’uomo. Io sono con Alessandro Manzoni quando dice: Si dovrebbe pensare più a far bene che a stare bene; e così si finerebbe anche a star meglio. Non sarei il presidente della SIB se non continuassi a credere nella sensibilità e nella generosità dei miei concittadini. Il Presidente Francesco Perniciaro c/Agustín de Betancourt, 3 - www.beneficenzaitaliana.es (0034) 91 5333106 - (0034) 91 5348423 - (0034) 690 065577 OBIETTIVO 15.000 Società Italiana di Beneficenza

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MADRID di Paola Lungarini TORNA A MADRID “PASSIONE ITALIA” CAMERA DI COMMERCIO ITALIANA L’VIII edizione del grande evento di promozione del “Made in Italy” in   Spagna si svolgerà come di consueto nel patio della Scuola Italiana di Madrid dal 2 al 5 giugno. Anche quest’anno torna puntuale l’appuntamento con le eccellenze del “Made in Italy” in Spagna. L’VIII edizione di “Passione Italia”, organizzata dalla Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna – CCIS - in collaborazione con le principali istituzioni italiane nel Paese, si terrà infatti dal 2 al 5 giugno 2016 nel patio della Scuola Italiana di Madrid (calle Agustín de Betancourt,1). Sarà un’edizione all’insegna della gastronomia, il turismo, la musica e tantissime attività per grandi e piccoli. 4 giornate a cui sono invitati tutti gli amanti del Belpaese! Tra le novità di quest’anno, vanno menzionati il Campionato di Pizza d’Autore (giovedì 2 giugno), in collaborazione con Pizzamore e l’Università della Pizza Italiana nel Mondo, e le fasi eliminatorie del Campionato Mondiale di Pesto Genovese al Mortaio (sabato 4 giugno), gestito in collaborazione con l’associazione Palatifini. Entrambe le iniziative sono aperte a chef e amanti della gastronomia italiana che vogliono dimostrare la propia abilità nell’elaborazione di alcune delle ricette più rappresentative della tradizione culinaria del Belpaese. Rimanendo nell’ambito gastronomico, anche quest’anno tornano i food truck di degustazione e vendita di prodotti italiani di qualità: pasta fresca, piadine, tigelle, panini gourmet, risotti, pizze....Il meglio della gastronomia italiana a Madrid, per soddisfare i palati più esigenti! Non mancheranno ovviamente gli appuntamenti musicali tra concerti e sessioni di karaoke. Oltre alle sonorità tropicali dei Cuba Son, gruppo internazionale composto da tre italiani e due cubani, già presente nella scorsa edizione di “Passione Italia”, quest’anno saranno protagonisti i Baciamolemani, gruppo siciliano che mescola diversi stili musicali, dallo ska al reggae, dalla canzone melodica italiana al pop, che vanta già due album da studio e più di 300 concerti in diversi paesi d’Europa. Non mancherà inoltre Raffaello, con le sue cover dei grandi successi della musica leggera italiana. La sua presenza a “Passione Italia” si è convertita in un appuntamento imprescindibile, con le sue performance che sanno coinvolgere magistralmente i presenti, grandi e piccoli, italiani e non. Un’altra novità di quest’anno sarà la serata dedicata a Pino Daniele, uno dei più grandi cantuatori italiani, scomparso poco più di un anno fa, durante la quale verranno riproposti alcuni dei suoi brani più conosciuti. Il programma prevede inoltre alcuni appuntamenti culturali di rilievo, come l’omaggio al regista italiano Ettore Scola, scomparso lo scorso gennaio, con la proiezione di uno dei suoi film durante la giornata di apertura dell’evento (2 giugno). Ogni giorno saranno organizzati showcooking, degustazioni e presentazioni di prodotti, Spritz time, spettacoli, estrazioni di premi, laboratori e attività per bimbi (laboratorio di pizza, cantastorie, animazione, attività sportive e giochi), e molto altro ancora! Saranno inoltre allestite aree di ristorazione attive durante tutto il periodo dell’evento,dove si potranno degustare piatti e ricette tipiche della gastronomia italiana. Il sabato 4 giugno sono previsti anche i saluti istituzionali da parte dell’Ambasciatore d’Italia, Stefano Sannino, alla presenza del presidente della CCIS, Marco Pizzi, ed i rappresentanti delle istituzioni italiane in Spagna. Per qualsiasi informazioni su “Passione Italia 2016” è possibile contattare la segreteria della CCIS: info@italcamara-es.com. Il programma ag- 109/2016 di Madrid e Barcellona; ICE; Scuole Italiane di Madrid e Barcellona; Casa degli Italiani di Barcellona; Associazioni di Italiani e nei 24 Vice Consolati Italiani Il Giornale Italiano de España è anche on-line. Viene distribuito in Ambasciata; nei Consolati Italiani, Camere di Commercio e Istituti Italiani di Cultura Pag. 15

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