I racconti della terza C

 

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Scuola Secondaria 1° Grado

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A.S. 2015/2016 1

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Alice nel mondo al contrario Alice cominciava proprio ad essere stufa di starsene a sedere sulla panchina accanto a sua sorella, senza aver nulla da fare. Un paio di volte aveva dato una sbirciatina nel libro che sua sorella stava leggendo, ma non c’erano ne’ figure ne’dialoghi. Si chiedeva :<< A che serve un libro senza figure e dialoghi?>>. Così stava meditando profondamente, per quanto possibile, perché faceva un gran caldo e si sentiva piuttosto assonnata; stava meditando se per il divertimento di fare una collana di margheritine valesse la pena di scomodarsi a cogliere i fiori, quando tutt’a un tratto un Coniglio Bianco con gli occhi rosa le passò accanto di corsa. Non c’era nulla di molto strano in questo , così come ad Alice sembrò una cosa non proprio straordinaria sentire il Coniglio che borbottava : “Povero me, povero me! Farò tardi!”. Ripensandoci, subito dopo, le venne in mente che ci sarebbe stato invece di che meravigliarsi, ma lì per lì la cosa le sembrò naturalissima. Quando però il Coniglio tirò fuori l’orologio dalla tasca del panciotto e, dopo averci dato un’occhiata, affrettò il passo, Alice balzò in piedi! Le era passato per la mente, 2

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come un lampo, che mai prima d’allora aveva visto un coniglio con una tasca del panciotto e un orologio da tirar fuori da essa! Piena di curiosità, gli corse dietro e arrivò proprio in tempo per vederlo scomparire in una grande tana, dietro la siepe. Un istante dopo, Alice lo seguì senza pensare neanche per un momento a come diavolo avrebbe fatto ad uscire da lì. La tana si allungava, si allungava diritta per un po’ come una galleria; poi sprofondava improvvisamente, così improvvisamente che la povera Alice non fece neanche in tempo a pensare: <>, che si trovò a precipitare giù per quello che sembrava un pozzo molto profondo. Alice precipitò giù in quel tunnel che sembrava non finire mai. Finalmente la caotica caduta era giunta al termine. Alice si ritrovò su una specie di lastra di vetro e abbassando lo sguardo, terrorizzata, vedeva il vuoto. Era come se fosse sospesa in aria e ciò le incuteva paura. Ad un certo punto, il vetro non resse più il suo peso e si spaccò. Alice riprese a precipitare e ad urlare a squarciagola. Si ritrovò seduta su un pavimento di marmo e guadandosi bene intorno notò di essere in una stanza dove era tutto al contrario. Si alzò e si accorse di star camminando sul soffitto. Dalla parte opposta della camera vi era la porta, che Alice raggiunse con un enorme balzo. Girò il pomello della porta e si ritrovò in una stanza tutta buia. All’improvviso, milioni di occhi fecero luce nella stanza e quando le luci si accesero tutti i pipistrelli a cui appartenevano gli occhi iniziarono a volare caoticamente per la camera. Le loro ali, sbattute velocemente generarono un vortice d’aria che attirò Alice come una calamita con oggetti di ferro. Mentre Alice girava violentemente, in questo vortice si aprì un buco nero che la trasportò in una dimensione parallela. Tutto era strano, c’erano cani che portavano a spasso i propri padroni con il guinzaglio, fantini cavalcati da cavalli… Alice iniziò a camminare e si inoltrò in una foresta dove notò una scena che la lasciò perplessa: 3

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l’alveare di orsi attaccato da api giganti che tentavano di rubare il loro miele. Come si è capito era un mondo al contrario e la situazione le faceva quasi impressione. Per la paura che potesse essere catturata, Alice iniziò a scappare ripercorrendo a ritroso tutti i suoi passi. Mentre correva si guardava intorno per accertarsi che nessuno avesse notato la sua presenza, ma mentre correva andò a sbattere contro il coniglio di prima , che le chiese : “Dove vai piccola Alice?”. In quel momento Alice non si chiese come il coniglio facesse a sapere il suo nome e quindi rispose : “ Via da qui!” . Ma il Coniglio : “Purtroppo una volta entrati non si può più uscire.” A quelle parole Alice iniziò a piangere tantissimo. Il coniglio si commosse molto e la lasciò tornare a casa sui suoi passi. Da quel giorno Alice imparò che essere curiosi è bello, ma bisogna non esserlo troppo per non finire nei guai. Alessandra Di Martino 4

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La formica Lottie Ciao, mi presento! Sono la formica Lottie e abito in un giardino di una scuola; precisamente ai primi piani di un formicaio e credo che io sia molto fortunata essendo la figlia del capo delle briciole. Ora vi spiego meglio. Mio padre lavora in uno dei reparti più importanti nella nostra città, quelli per nutrirci e tutti i giorni, a parte il giovedì e la domenica, insieme alla sua squadra, si arrampica con una scala lunghissima fino alla finestra di un palazzo e arrivano in una stanza gigante dove ci sono tantissime briciole fatte cadere da alcuni giganti mentre mangiano dei panini. Questo è il lavoro di mio padre e credo che sia fantastico e molto elettrizzante e credo anche che mio padre e la sua squadra abbiano una grossa responsabilità . Come dicevo, io e la mia famiglia abitiamo ai primi piani proprio per non fare arrivare tardi mio padre a lavoro. E’ stupendo vivere qui, si puossono vedere il sole , il tramonto e la Luna; sono molto fortunata. Essere una formica è fantastico: puoi stare tutto il giorno a giocare su foglie giganti senza cadere perché noi siamo 5

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leggerissime! Ma non crediate che noi formiche non studiamo, anzi, abbiamo anche una lingua in più da imparare, il formichese; è un po’ difficile ma ci si fa l’abitudine . Inoltre, noi formichine possiamo volare nel cielo trasportate sulle foglie, ma gli atterraggi devono essere sempre studiati e perfezionati. Fino ad ora ho volato ben cinque volte, l’ultima è stata una settimana fa ed è stato fantastico e divertente, da rimanere a bocca aperta . Amo la mia vita, amo il mio semplice cibo e amo essere uno degli animali più piccoli e leggeri del mondo. Fatima Monetta 6

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Il 27 ottobre dell’anno scorso, in un hotel vicino casa mia, arrivò la notizia che era stato rubato un quadro ed avevano ferito la persona che era alla reception. Il quadro non era bellissimo, era così elementare nella sua fattura che poteva farlo anche un bambino. I proprietari dell’hotel chiamarono la polizia investigativa. Il detective Alvin ebbe il compito di indagare sullo strano caso. Trovò impronte sul pavimento e sulla parete dove era appeso il dipinto. Fece delle indagini sul quadro fatto dall’artista Paolo Mercante. Voleva capire perché era stato rubato un quadro così consueto e senza grande significato. Dopo varie ricerche, decise di fare un esame sulle impronte trovate e fu anche prelevato un capello dalla tomba dove era sepolto Paolo Mercante. Dopo queste indagini comparate, il detective trovò le prove delle ipotesi da lui supposte sin dall’inizio: chi aveva commesso il crimine era il figlio di Paolo Mercante. I poliziotti andarono a 7

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casa dell’artista; lì trovarono numerosi dipinti. Il figlio era lì e spiegò che lui era molto legato al padre e voleva riavere tutti i suoi quadri, perciò aveva compiuto questo gesto e preso alla sprovvista, aveva anche ferito la receptionista dell’albergo. Il ladro, dopo aver confessato, fu portato in carcere dove rimase per alcuni anni. Francesco Pio Picariello 8

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Aiutando il nonno a mettere in ordine la soffitta. Marco trova un vecchio acciaino, una strana sfera di cristallo che contiene all’ interno un paesaggio in miniatura , che non conosceva , coperto da una polvere lucente e trova infine un’uniforme da vecchio soldato. Utilizza questi elementi per creare una storia magica. Marco, dopo aver visto tutti quegli strani oggetti , si incuriosì e subito dopo andò a chiedere al nonno che importanza avessero per lui quegli strani oggetti. Il nonno ,arrabbiato, andò in soffitta e prese tutti gli oggetti senza dare nessuna spiegazione. Il giorno dopo, Marco si mise alla ricerca di quegli oggetti e dopo tante ricerche entrò 9

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nella stanza matrimoniale dei suoi nonni ed intravide sotto il letto un oggetto luccicante. Lo prese. Era uno degli oggetti nascosti da suo nonno, era la sfera di cristallo. In seguito Marco riuscì a trovare in camera anche tutti gli altri oggetti. Cominciò ad osservarli minuziosamente e, mentre accarezzava la sfera, all’ improvviso vi venne catapultato dentro insieme a tutti gli altri oggetti . Arrivato in quel paesaggio, il ragazzo vide che era tutto distrutto dalla guerra e avvertì un vento gelido e forte, capace di sradicare gli alberi dal suolo. Per il freddo, indossò quella vecchia uniforme da soldato e con l’ acciaino accese il fuoco. Mentre passeggiava fra le macerie di quel paesaggio immenso, venne sorpreso da alcuni soldati che lo fecero inginocchiare e gli puntarono la pistola alla testa. Di seguito, lo condussero dal capitano per avere il suo consenso ad ucciderlo , ma il capitano guardando l’uniforme che indossava il bambino, si ricordò di uno dei soldati più forti e coraggiosi del suo esercito. Il comandante chiamò il bambino Enea ed egli spaventato gli disse che quello era il nome di suo nonno. Allora il comandante decise di liberarlo e spiegò al bambino che suo nonno gli aveva salvato la vita in guerra. Mentre ringraziava il capitano per averlo liberato, Marco intravide alle spalle del capitano una sfera, la guardò attentamente e capì che era identica a quella di suo nonno. Marco con il permesso del capitano si avvicinò alla sfera e accarezzandola, come aveva fatto con l’altra, venne catapultato nella normalità, nella stanza matrimoniale dei suoi nonni. All’ improvviso, 10

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mentre Marco si riprendeva da quella strana avventura, si aprì la porta. Era suo nonno che, con uno sguardo sconvolto, guardò sul pavimento tutti gli oggetti in disordine, ma soprattutto vide che sulla sfera non c’era più la polvere magica e capì che il nipote vi era entrato, osservando da vicino il suo passato. Il nonno si avvicinò a Marco e i due si guardarono senza bisogno di parlarsi. Si abbracciarono intensamente: entrambi condividevano lo stesso passato. Lavoro di gruppo: F.Picariello F.Monetta A.Pagano V.Gravina 11

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Era una notte buia e tempestosa, la pioggia batteva forte contro i vetri della finestra nella mia camera. Mi infilai velocemente nel letto e tirai le coperte fin sopra la testa per non vedere la luce dei lampi che filtrava dalla finestra. Fu a questo punto che la vidi…era una scintillante nave pirata che galleggiava tra le nuvole e veniva verso di me. Mi avvicinai perché i pirati mi avevano sempre affascinato. Era una nave bellissima. Il capitano mi fece segno di salire ed io, senza pensarci due volte, accettai. Navigammo tra le nuvole per un giorno intero, poi arrivammo in un posto misterioso: lo chiam avano “l’isola che non c’è”. 12

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Vidi una spiaggia immensa con al centro un grosso albero. Scendemmo dalla nave e i pirati ,che erano diventati miei amici, mi dissero che quell’albero era il nostro rifugio segreto, la nostra seconda casa. All’interno c’erano letti a castello per tutti. Di giorno stavano sulla nave e la sera tornavano lì. A turno, ognuno di noi leggeva una favola prima di addormentarci. Trascorsi con loro giorni felicissimi, avevo dimenticato totalmente la mia famiglia. Lì non si doveva andare a scuola, si condividevano avventure nuove tutti i giorni e visitavamo posti incantevoli. Però, un giorno, mentre stavo da sola nella casa sull’albero, degli indigeni mi rapirono . Mi portarono in un caverna e stavano organizzandosi per uccidermi. Io piangevo disperata, speravo arrivassero i pirati a salvarmi, quando sentii la voce di mia madre:- Svegliati è ora di andare a scuola!!. Mi ero addormentata ed il temporale era finito. Non mi sembrava vero, ero nel mio letto, avevo viaggiato nei miei bellissimi sogni! Arianna Bove 13

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Marco va in barca con i suoi cugini, ma scoppia un temporale all’improvviso….Cosa succede? Racconta. Era una giornata abbastanza soleggiata qui a Sidney, perfetta per un’uscita in barca. Mi chiamo Marco, i miei cugini Mattia e Francesca ed io, eravamo pronti per salire sulla barca, noleggiata nel porto vicino casa. Ci avevano avvisato che il tempo probabilmente sarebbe cambiato, ma volemmo imbarcarci lo stesso. Pian piano lasciammo il porto e uscimmo dall’area protetta iniziando a navigare nel vero e proprio oceano. Dopo un’ ora di pesca e navigazione tranquilla, il cielo cominciò ad annuvolarsi, uno stormo di gabbiani si dirigeva nella direzione lasciataci alle spalle, dove era rimasto ancora un po’di 14

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sole...La costa era ormai molto lontana. Dati i numerosi avvisi ricevuti prima della partenza, iniziammo ad insospettirci. All’improvviso il mio telefono squillò, era mio padre che diceva di tornare immediatamente a casa, ma mentre stavamo parlando cadde la linea. Quindi, riassumendo, eravamo nel bel mezzo dell’oceano con il temporale in arrivo. Un forte vento iniziò ad agitare le onde. Tutto ad un tratto, nel silenzio più totale, si iniziò a sentire picchiettare sull’acqua, man mano sempre più forte. Delle gocce d’acqua bagnarono le nostre teste ed i nostri corpi; iniziò a piovere in maniera più intensa. Le onde iniziarono a farsi sempre più alte acquistando maggiore potenza e ribaltarono la nostra barca facendoci cadere in acqua. Mi aggrappai ad un pezzo di legno della barca, ormai quasi distrutta, e mi guardai intorno. Non c’ era anima viva, Mattia e Francesca erano spariti, ma cercai di non scoraggiarmi. Urlai ripetutamente i loro nomi, ma non ottenni risposta. Provai a nuotare ma le mie forze per rimanere a galla erano ormai allo stremo. Non sapevo cosa fare, se urlare ancora o lasciarmi andare. Gli occhi iniziarono a diventare pesanti, avevo il respiro affannato, così mi lasciai cullare dalle onde e chiusi gli occhi. Mi risvegliai il giorno dopo, nel mio comodo letto. Andai alla ricerca di mio padre per avere spiegazioni… mi disse di aver chiamato i soccorsi non appena era caduta la linea a telefono; quindi mi avevano trovato giusto in tempo e mi avevano portato a casa. Mattia e Francesca erano in ospedale. Da quel giorno 15

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