bullismo in classe

 

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bullismo in classe 1C

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Istituto Comprensivo Statale "G. Caria" - Macomer Scuola Secondaria di I grado Borore 3 BULLISMO? NO, GRAZIE! Classe 1^C A.S. 2015/2016

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S e ci chiediamo chi siamo e come siamo, ci accorgiamo che per rispondere a questa domanda abbiamo bisogno di pensare anche a chi ci sta intorno, perché entriamo in relazione con loro e ci comportiamo talvolta bene, talvolta male, a seconda dei casi. Comunque una cosa è certa: per vivere abbiamo bisogno dell’aiuto degli altri. Anche quando giochiamo abbiamo bisogno di un compagno e se questo non c’è, ce lo inventiamo, e nel gioco, magari, immaginiamo di parlare con lui. Per questo motivo abbiamo bisogno di stabilire delle regole che tutti devono rispettare, altrimenti la vita sarebbe...una lotta! A noi piace ricordare questa frase: “ La libertà di ciascuno finisce dove inizia la libertà dell’altro”. Cosa significa? Cercheremo di spiegarvelo attraverso queste pagine in cui presentiamo il fenomeno del bullismo nei suoi svariati aspetti. Con le nostre insegnanti abbiamo anche pensato di fare un’indagine nella nostra scuola, per cercare di capire cosa pensano i ragazzi di questo fenomeno e se abbiano mai assistito o subito atti di bullismo. C’è una parola sarda che ci fa pensare al bullismo ed è “BALENTIA”, però abbiamo scoperto che l’interpretazione che ne viene data non è corretta; nel passato il BALENTE era colui che rispettava le leggi sociali, era l’uomo protettore, quello che difendeva il villaggio dalle angherie dei vicini. Era colui che ti aiutava in cambio di nulla, solo perché era il balente, una persona che faceva rispettare le regole della comunità. Con il passare del tempo è nato il concetto di BALENTIA E DI BALENTE nel significato negativo di persona che crede di distinguersi e affermare la propria superiorità col bullismo e con atti di prevaricazione, dimostrando così di non essere un VERO BALENTE, ma una persona che non rispetta le regole, le leggi, le norme sociali che difendono l’interesse di tutti, leggi che un tempo il BALENTE faceva rispettare. Secondo noi il BALENTE, così come viene inteso oggi, è un vero e proprio PALLONE GONFIATO! Siete d’accordo? Speriamo di si... 3

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Gli amici hanno un’ importanza fondamentale, perché possono stare dalla parte della vittima o meno. Spesso la sua sorte dipende dal loro comportamento. Un semplice litigio tra amici non sempre è un caso di bullismo... Perché si possa parlare di bullismo è necessario che le minacce e le molestie siano ripetute e che il molestato non sia in grado di difendersi perché fisicamente più debole o perché timido e fragile caratterialmente. E’ diverso il caso in cui due ragazzi della stessa età o con la stessa forza litigano o fanno la lotta. Nel bullismo, infatti, il prepotente sceglie come vittima un ragazzo di cui sa che non riesce a difendersi da solo. l termine bullismo deriva dalla parola inglese “bullying” che significa compiere aggressioni fisiche o verbali ripetute e violente nei confronti di ragazzi o bambini più piccoli o fragili. Subiscono atti di bullismo coloro che ricevono insulti, minacce, spintoni, calci e pugni, ma anche coloro che vengono derisi con soprannomi antipatici che non piacciono alla vittima, oppure coloro che sono oggetto di pettegolezzi o dicerie, vengono offesi per il proprio aspetto fisico, la religione in cui credono o per la provenienza; sono vittime di bullismo anche quelli che vengono esclusi dai giochi e dalle amicizie, con l’ intento di isolarli. Negli episodi di bullismo i protagonisti sono: il bullo che è colui che fa il prepotente, la vittima, colui che subisce le angherie, inoltre non possono mancare gli spettatori che sono i compagni di classe o gli altri componenti del gruppo. I 4

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l bullismo in Italia si sta diffondendo sempre di più, soprattutto all’interno delle scuole. Secondo alcuni studi quasi 8 ragazzi delle scuole medie su 10 hanno subito atti di bullismo o ne hanno sentito parlare dai loro amici. Sembra che ad essere coinvolti in tali situazioni siano soprattutto i ragazzi, sia come vittime che come bulli. Alcune ricerche sostengono che il bullismo si stia diffondendo attraverso la TV e i videogiochi violenti. Molto spesso la tv propone programmi che mettono in scena una realtà fatta di ragazze carine ma sciocche e di ragazzi superficiali che desiderano solo mostrare i loro vestiti griffati e le macchine potenti che nessuno si può permettere. I I ragazzi in questo modo crescono con la convinzione che conti di più chi è vestito “alla moda” oppure chi possiede l’ultimo modello di cellulare e disprezzano chi non ha tutto questo. Anche internet è stato duramente attaccato perché offre a tanti ragazzi e ragazze, poco responsabili, la possibilità di scatenare la loro cattiveria nei confronti di chi è più indifeso, in che modo? Spesso girando dei video in classe oppure a casa e diffondendoli in rete all’insaputa della povera vittima.. 5

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facendo minacce fisiche alla vittima attraverso un qualsiasi media. Queste aggressioni possono far seguito a episodi di bullismo (scolastico o più in generale nei luoghi in cui i ragazzi si ritrovano) o essere comportamenti solo online. S i può definire cyberbullismo l’uso delle nuove tecnologie per intimorire, molestare, mettere in imbarazzo, far sentire a disagio o escludere altre persone. Tutto questo può avvenire utilizzando diverse modalità offerte dai nuovi media. Alcuni di essi sono: telefonate, messaggi (con o senza immagini, chat sincrone, social network (per esempio, Facebook), siti di domande e risposte, siti di giochi online, forum online. Le modalità con cui i ragazzi realizzano atti di cyberbullismo sono molte. Alcuni esempi sono: pettegolezzi diffusi attraverso messaggi sui cellulari, mail, social network; postando o inoltrando informazioni, immagini o video imbarazzanti (incluse quelle false); rubando l’identità e il profilo di altri, o costruendone di falsi, al fine di mettere in imbarazzo o danneggiare la reputazione della vittima; insultando o deridendo la vittima attraverso messaggi sul cellulare, mail, social network, blog o altri media; 6

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tata in palestra in Internet, inviandola a tutta la classe. Tutti hanno iniziato a ridere di me prendendomi in giro” “Un gruppo di studenti delle superiori ha creato un falso profilo a mia figlia, pubblicando una foto imbarazzante, ritoccata, e inserendo informazioni false sul suo conto” “Alcuni ragazzi della mia scuola hanno ricevuto una mia foto con delle avances” “Nella mia scuola circolano delle foto ritoccate con Photoshop di un mio alunno, ritratto in una situazione imbarazzante” “Alcuni studenti si insultano via SMS e finiscono per picchiarsi nei corridoi” “ Una delle mie studentesse è stata accusata di avere insultato in Facebook una delle sue compagne di classe. Ora lei non ha più accesso al suo profilo Facebook: ha scoperto che i suoi codici di accesso sono stati rubati.” “Qualcuno ha messo una mia foto scat- C hi è vittima di cyberbullismo non solo riceve offese dirette attraverso la Rete, ma sa che quelle molestie vengono viste, lette e condivise da tantissime persone. Questi eventi sono pericolosi e generano nella vittima molta paura a denunciarli: c’è il timore che i genitori reagiscano in modo eccessivo (magari eliminando internet) oppure che i cyber-bulli possano vendicarsi per essere stati smascherati. I cyberbulli, infatti, sono spesso protetti dall’anonimato o si nascondono dietro pseudonimi, identità fake, per poter agire indisturbati, non pagando le conseguenze delle loro azioni. • Non rispondere a sms, mms, email o post molesti o offensivi nei tuoi profili sui social network. • Se gli sms, mms, le email o i post nei tuoi profili sui social network ti infastidiscono, cancellali, bloccando la persona che te li ha inviati (per vedere come bloccare, consulta la sezione “privacy” nella tua casella mail o nel tuo profilo). • Salva i messaggi che ricevi prendendo nota del giorno e dell’ora in cui arrivano (se chat, salva la cronologia). • A seconda di dove ricevi le minacce, cambia nickname, o numero di cellulare o l’indirizzo mail. 7

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S entirsi accettati in un gruppo per noi adolescenti è molto importante per- ché ci sentiamo più sicuri e meno soli. Però anche all’interno di un gruppo non dobbiamo mai rinunciare alla nostra personalità e alle nostre idee seguendo il capobranco come vitellini spauriti. Il gruppo ha infatti un potere enorme e pur di farne parte qualcuno è disposto ad assumere i comportamenti anche sbagliati dei suoi membri. In questo modo si finisce con l’accettare le regole e le mode del gruppo senza metterle in discussione, senza chiedersi: “è giusto o è sbagliato?, “faccio bene o faccio male?” entre il gruppo è formato da ragazzi che solitamente prendono di mira un compagno di classe che viene deriso, oppure umiliato, il BRANCO si dedica ad atti di VANDALISMO come: incendiare i contenitori dell’ immondizia, picchiare i compagni più deboli, minacciare di morte per pochi euro ecc...Spesso si arriva al punto in cui tutto questo non è più sufficiente. M Il gruppo deve misurarsi in imprese sempre più “importanti”: la vetrina in frantumi, il furto, le violenze sui coetanei e gli adulti Talvolta l’arrivo di un nuovo membro spinge il branco a sottoporsi a una prova di coraggio per sentirsi più uniti. Secondo gli esperti ciascun membro trova la forza per esprimersi nel gruppo. Nessuno di loro però, preso singolarmente, sarebbe capace di fare del male. 8

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pesso i protagonisti di queste “bravate” sono ragazzini di buona famiglia, malati di noia e benessere che cercano nella gang un modo per conquistare un ruolo importante. Altre volte si tratta di ragazzi che vivono situazioni familiari problematiche: conflitti tra i genitori, separazioni, divorzi, perdite, assenza dei genitori, abusi di vario tipo… In alcuni casi questi comportamenti sono attuati da ragazzini che sono stati iperprotetti o hanno avuto genitori eccessivamente accondiscendenti. A tutto questo si aggiunge la società dell’immagine e dei consumi. I messaggi che arrivano ai ragazzi sono spesso crudi e alienanti, spesso cinici. Oggi più di ieri i ragazzi tendono a non considerare grave il mancato rispetto di certe norme.. S Le vittime sono generalmente ragazzi timidi e un po’ insicuri che hanno una scarsa stima di sé e problemi a relazionarsi con gli altri. L’autostima infatti permette alle persone di avere fiducia nelle proprie capacità e competenze, di prendersi cura di sé e degli altri senza danneggiare o prevaricare nessuno. La vittima di solito subisce per tanto tempo in silenzio. Gli spettatori sono in genere i compagni di classe o i membri del gruppo che, non denunciando, non aiutando o semplicemente facendo finta di non vedere quanto accade, finiscono per essere COMPLICI del bullo. 9

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L’ attività si è articolata in quattro fasi: rilevazione dei dati: inizialmente alcuni di noi hanno provveduto a consegnare il questionario nelle classi dopo averlo brevemente presentato. Esso era anonimo e distinto per genere, inoltre consentiva di scegliere una risposta tra quelle indicate; 2. spoglio e trascrizione: lo spoglio si è svolto mediante la lettura e la trascrizione delle risposte su una tabella, nella quale sono state indicate le diverse opzioni scelte dagli alunni; 3. tabulazione: durante questa fase i dati trascritti sulla tabella sono stati riportati all’interno di uno schema riassuntivo; 4. rappresentazione grafica: prima di realizzare i grafici abbiamo riportato in una tabella i dati relativi alle singole domande esaminate; successivamente abbiamo calcolato la percentuale corrispondente ad ogni quesito proposto. L’ultima fase ha visto la realizzazione degli istogrammi, i quali sono stati rappresentati su un piano cartesiano. 1. 10

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A nalizzando i dati raccolti abbiamo dedotto che i ragazzi percepiscono in modo diverso il fenomeno preso in esame, infatti circa il 91% di essi definisce il bullismo un atto violento nei confronti dei più deboli, a differenza del 69% delle ragazze. La seconda domanda riguarda l’aver assistito o meno ad atti di bullismo: sia i maschi che le femmine concordano su questo punto, affermando di aver assistito ad atti di bullismo quasi in egual misura (74% maschi, 76% femmine). Una certa corrispondenza è stata rilevata anche nella risposta alla terza domanda, anche in questo caso il 76% delle ragazze afferma di essersi comportato in modo aggressivo verso qualche compagno o compagna, contro il 74% dei ragazzi. La risposta al quarto quesito pone in evidenza i motivi che spingono i bulli ad agire in tal modo: sia i maschi che le femmine affermano 11

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che il bullo è una persona insicura che vuole mettersi in mostra. Tutti inoltre concordano nel ritenere che il bullismo esista tra i ragazzi di entrambi i sessi. Alla domanda che chiedeva come avrebbero reagito di fronte ad un atto di bullismo, sono state registrate posi- zioni opposte: mentre il 45% delle ragazze si rivolgerebbe ad un adulto, il 41% dei ragazzi preferirebbe intervenire di persona. In relazione allo stesso quesito si è registrato un atteggiamento di assoluta indifferenza nel 1 5% dei ragazzi e nel 1 0% delle ragazze. La seconda parte del questionario chiedeva di esprimere un giudizio in merito alla gravità delle situazioni presentate. Al termine dell’indagine è emerso un quadro abbastanza omogeneo, senza grandi differenze nelle risposte fornite da entrambi i gruppi. Come mostra il grafico, il 47% dei maschi e il 35% delle femmine ritengono “per nulla grave” non rivolgere la parola; il 29% dei ragazzi e il 55% delle femmine lo ritengono “poco grave”. Sia i maschi che le femmine sono concordi nel considerare molto grave il “diffondere riprese o foto di situazioni imbarazzanti e offensive su internet” (70% per i primi e 55% per le seconde). Il 41% dei maschi, contro il 28% delle femmine, ritiene molto grave “inviare brutti messaggi di testo SMS facendo minacce e “commenti”. 12

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Solo il 38% dei ragazzi pensa che minacciare un compagno sia grave, contro il 45% delle ragazze. Danneggiare beni di proprietà della scuola (banchi, sedie, muri, strumenti di laboratorio, palestra)” viene considerato grave solo dal 30% dei maschi e dal 38% delle femmine. Il 12% dei ragazzi lo ritiene “per nulla grave” “Non rispettare le regole della scuola” viene percepito come poco grave dal 31% delle ragazze, contro il 19% dei ragazzi; le percentuali quasi si equivalgono, invece, nel considerarlo “abbastanza grave” (31% e 26%) o “grave” (28% e 29%). 13

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I Alcune indagini hanno dimostrato che i ragazzi che sono protagonisti di episodi di bullismo, una volta adulti, possono prendere la strada sbagliata ed entrare nel mondo della delinquenza. Per questo bisogna combattere contro la prepotenza, anche quella che sperimentiamo tra noi quotidianamente nelle nostre esperienze di vita. Vivere la legalità significa non scambiare i propri diritti con favori, per fare un esempio: “Se mi passi i compiti ti lascio in pace, altrimenti ti picchio”, oppure: “Se non mi dai la tua paghetta settimanale non la passi liscia”. Ma non basta non commettere ingiustizie, bisogna combatterle e denunciarle. Bisogna avere il coraggio di ribellarsi. l bullismo assume aspetti terribili quando riguarda un gruppo, o meglio un “branco” di ragazzi che scagliano la loro violenza nei confronti delle persone o delle cose, comportandosi da vandali, danneggiando le attrezzature pubbliche come: panchine, cartelli pubblicitari, segnaletica stradale cabine telefoniche. Il bullismo si trasforma così in teppismo, violenza gratuita, fine a se stessa: attaccare un coetaneo con coltellini o oggetti pericolosi che provocano molte volte anche gravi ferite fisiche; rubare oggetti costosi, compiere molestie o abusi sessuali ecc. Sarebbe sbagliato definire queste azioni atti di bullismo perchè SONO DEI REATI VERI E PROPRI. Chiunque compia questi atti anche se è minorenne deve risponderne davanti alla legge. Per questi motivi, non bisogna mai sottovalutare un atto di bullismo sostenendo che sia una <> e che faccia parte del percorso di crescita di ogni ragazzo. 14

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E' vero che crescendo ogni ragazzo deve imparare a relazionarsi e rispondere alle provocazioni degli amici, ma non si può certo confondere un semplice momento di gioco con azioni che sconfinano nel vandalismo e che appaiono come veri e propri reati, sanzionati dalla legge italiana: furti, percosse, estorsioni, violenze fisiche. • Aiutateli ad aumentare la loro autostima (chi infierisce sui deboli non ha vera stima di sé), incoraggiandoli a sviluppare le loro caratteristiche positive, le abilità, l'impegno personale, la collaborazione, la solidarietà. Stimolateli a costruire relazioni valide con i coetanei, a esprimere la rabbia in modo differente, ad esempio attraverso lo sport; proponete loro un'attività di gruppo che li responsabilizzi verso i compagni. Insegnate loro a intuire le conseguenze dei loro comportamenti. • • 15

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