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Premio Nazionale 2016 “Giornalista per un Giorno” Premio Concorso Nazionale 2016 “fare il Giornale nelle Scuole” Ite Novas? Numero 4 Ite Novas? giugno 2016 CONGRATULAZIONI A TUTTE LE PERSONE CHE COLLABORANDO CON PASSIONE A QUESTO PROGETTO CI HANNO PERMESSO DI RAGGIUNGERE QUESTI IMPORTANTI TRAGUARDI. Giornalino scolastico dell’Istituto Comprensivo “G.Caria” Macomer Riconoscimenti! a cura della redazione Il giornalismo a scuola è un mondo sommerso, variegato e frastagliato. Una miniera ancora da esplorare, per scoprirne le risorse e le ricchezz e . Un flusso di notizie e d’informazioni spesso alternative che forma un magma incandescente di vitalità e di energie che, in modo sotterraneo, alimentano (e cambiano) la vita di questa nostra scuola i t a l i a n a . È una stampa di frontiera, povera ma bella, che vede in prima linea: docenti, discenti e genitori che giocano a declinare i verbi della libertà di espressione e di pensiero. Un giornale scolastico – ben lo sa chi si sporca le mani con il lavoro di redazione e realizzazione – è strumento di crescita, è valvola di sfogo per le creatività, è antidoto alla noia da aula scolastica, è veicolo di promozione umana, culturale, sociale. . . [ad. da Roberto Alborghetti “Education 2.0” ] Nella foto la delegazione di Istituto che, il 28 aprile a Chianciano Terme, ha ritirato il Premio Nazionale 2016 “Giornalista per un giorno”: Elisa Careddu della Secondaria di via Ariosto, Andrea Cariga e Fabio Bonu della Primaria di Borore, Paolo Pirosu e Daniele Sau della PrimaPrimaria Santa Maria, accompagnati dalle insegnanti Graziana Careddu e Monica Pintus. Ha ricevuto lo stesso premio, per il giornale di classe, anche la 2^C della Secondaria di I grado di Borore. Il Concorso è promosso, o g n i a n n o , dall’Associazione di giornalismo scolastico Alboscuole che si occupa di incoraggiare i progetti di giornalismo scolastico. stici frutto della collaborazione fra studenti, insegnanti e genitori. Crediamo che il nostro Istituto ci sia riuscito benissimo!!! Il nostro giornalino è stato premiato anche a Cesena, il 20 aprile 2016, per il Concorso Nazionale “Fare il Giornale nelle Scuole”, promosso dall’Ordine dei Giornalisti. Lo scopo di questa iniziativa nazionale è quello di avvicinare gli studenti al mondo dell’informazione e della comunicazione, spingendo le scuole a realizzare giornali scolaProgetto editoriale e grafica: Adriana Fenu Monica Pintus Grazie a tutte le persone che hanno collaborato a questo numero. BUONE VACANZE!!!

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Ite Novas? Pagina 2 A scuola di natura Scuola Infanzia Santa Maria — Sezione 4 e 5 anni ARIA Vado girando col naso all’aria Faccio discorsi campati in aria Appena posso sto a pancia all’aria Gioco a buttare le cose in aria Se non ci sei, aria mi manchi E gli occhi miei diventano tristi Se sei viziata, aria mi stanchi Ma se sei buona, grazie che esisti Apro la bocca senza paura Mi piaci fresca, mi piaci pura Aria respiro e motore di vento Aria accarezzami, che mi addormento. FUOCO Con la tua viva fiamma con le tue rosse braci, fuoco della mia casa tanto tanto mi piaci. La tua voce piccina mi tiene compagnia: rallegra, la tua luce, la casettina mia. Mi racconta del bosco le serene storielle, quando i rami sognavano col sole e con le stelle. Tu mi scaldi le mani i piedi infreddoliti, mi cuoci i cibi buoni asciughi i miei vestiti. Ti voglio bene, fuoco, della casetta mia che mi doni tepore dolcezza ed allegria. (T. Romei Correggi) Piccoli ambientalisti crescono. Nella scuola dell’Infanzia di Santa Maria si è concluso con una uscita didattica al lago di Baratz (Alghero), il progetto ambientale sui quattro elementi naturali “Terra, Aria, Acqua, Fuoco” proposto dalla cooperativa Passiflora di Bolotana sotto la guida della dott.ssa Stefania Pisanu e rivolto ai bambini della sezione di quattro e cinque anni. I bambini hanno vissuto una giornata memorabile all’aria aperta, alla ricerca delle meraviglie della natura, seguendo le tracce e gli indizi lasciati dal folletto che vive nei pressi del l a g o . Essi hanno accarezzato la corteccia dei pini, trovato fiori dai variopinti colori, cercato le impronte degli animali sulla sabbia, ascoltato il canto degli uccellini, osservato le folaghe che nuotavano nel lago e, meraviglia, una tartaruga che si dissetava giocosa allegria, è stata preceduta da quattro incontri durante i quali, guidati dall’esperta, con semplici esperimenti e con sulla riva e trovato conchiglie dalle straordinarie spirali e forme. I piccoli esploratori hanno poi trasferito le loro emozioni e il loro stupore nel disegno, rappresentando ciò che più li aveva colpiti. Questa giornata, così ricca di emozioni e vissuta in l’uso dei cinque sensi, hanno potuto scoprire l’importanza dei quattro elementi naturali per la nostra vita. Tutta l’attività è stata resa più accattivante da canti, filastrocche, foto e filmati. Chiccolino Chiccolino, dove stai? Sotto terra, non lo sai? E là sotto non fai nulla? Dormo dentro la mia culla. Dormi sempre, ma perché? Voglio crescer come te. E se tanto crescerai, Chiccolino, che farai?

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Ite Novas? Pagina 3 Aspettando la mostra del libro...ti racconto una storia Scuola Infanzia Santa Maria e Sa Corte - Classi 1^ e 2^ Scuola Primaria Via Roma e Santa Maria I bambini delle tre sezioni della scuola dell’Infanzia di Santa Maria e di Sa Corte e gli alunni delle classi 1^ e 2^ della scuola Primaria di S. Maria e via Roma, hanno seguito un percorso didattico sullo smaltimento dei rifiuti e sul riciclo proposto e realizzato dalla dott.ssa geologa Sara Spadaro e dalla dott.ssa Paola Secchi, nell’ambito delle attività programmate per la Mostra del libro che si è tenuta a Maco- mer dal 19 al 22 maggio. Seguendo i consigli del draghetto “Mangiarifiuti” i nostri piccoli ecologisti hanno imparato a fare la raccolta differenziata e, sicuramente, saranno di stimolo ai loro familiari, perché la effettuino in modo appropriato per salvaguardare la natura, rendendoli consapevoli dell’importanza del riciclo…..e, se il buon giorno si vede dal mattino, la nostra Terra può stare sicura che le nostre donne e i nostri uomi- ni di domani, la rispetteranno e ne avranno cura. Per ridere un po’ Due contadini parlano e uno dice all'altro: -"Lo sai che ieri ho cominciato a insegnare alla mia pecora a parlare?" 10° Mostra Nazionale ovini di razza — Concorso “LAN’ART” Scuola Infanzia Santa Maria — Sezione 5 anni -"Davvero?" -"Si, infatti ho iniziato con il nome di un noto compositore, Beethoven, però fino ad adesso pronuncia solo il Bee!" Dal 22 al 24 di aprile si è svolta presso la zona fieristica al monte di Sant’Antonio la “10° Mostra nazionale ovini di razza sarda” e la “7° Mostra regionale agroalimentare” in occasione della quale è stato organizzato il concorso “LAN’ART” rivolto alle scuole, alla biblioteca ed alle associazioni. Il concorso prevedeva la realizzazione di lavori artistici legati al mon- do agropastorale utilizzando fantasia, creatività e manualità. Gli alunni della sezione di 5 anni della Scuola dell’Infanzia di Santa Maria, ispirati dal cartone animato inglese “Shaun, vita da pecora” ha realizzato un pannello dal titolo “Shaun, vita da pecora nel Marghine”. Il lavoro, realizzato utilizzando diversi materiali naturali quali il sughero e, ovviamen- te, la lana, ha ottenuto molti consensi.

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Ite Novas? Pagina 4 Popoli in pericolo/1 Primaria Via Roma classe 3^ LO SAI CHE...? Non tutto sulla Terra è stato scoperto, occupato, conosciuto. Ci sono alcuni angoli di mondo dove vivono comunità non entrate in contatto con la civiltà, o che cercano con tutte le forze di preservare dalle minacce della modernità il loro territorio. Si tratta di piccoli gruppi che vivono in luoghi molto lontani: isole sperdute nell’oceano o nel cuore della foresta. Vivono di caccia, di pesca e di raccolta di vegetali che offre la natura e che sono usati, oltre che per nutrirsi, per produrre oggetti, profumi, medicinali e per dipingersi il corpo.Noemi C Nella foresta Amazonica, che è la foresta più grande del mondo, abitano sta per impadronirsi delle loro terre che sono ricche di risorse molto preziose come il petrolio, (chiamato anche oro nero), minerali (anche diamanti), legname, come il mogano, che è molto pregiato (chiamato anche “oro rosso”). Hajar I popoli che ci vivono non vogliono perderla e stanno lottando per salvarla ma hanno bisogno del nostro aiuto! vivono in campi fuori dalla riserva e per sopravvivere dipendono dalle razioni di cibo distribuite dal governo perché non possono più cacciare altrimenti vengono arrestati. Se non riusciranno a tornare a vivere nel loro ambiente naturale, senza il loro stile di vita, molti di loro morir a n n o . Stefano I Nukak vivono nella Colombia, in piccoli gruppi di 9-30 persone. Si spostano in continuazione perciò possiedono pochissimi oggetti trasportabili. Le loro capanne sono SE VOGLIAMO SALVARLI DOBBIAMO ANCHE CONOSCERLI, ECCONE ALCUNI: I Kayapò vivono totalmente immersi nella natura, abitano in una grande capanna sospesa sugli alberi che è l’abitazione di tutto il villaggio. Sono un popolo generoso: al ritorno dalla caccia la selvaggina viene divisa tra tutti i membri del villaggio. In occasione delle feste si dipingono il corpo con una tinta rossa vegetale. In simbolo di pace si cospargono la testa con candide piume. Giada I Boscimani sono un popolo che vive in Africa da migliaia di anni. Negli anni ‘80 nella loro riserva furono scoperti i dialeggere, fatte di legno e foglie di palma. Mangiano pesce, selvaggina, frutta, verdura, noci, miele e insetti. Gli uomini cacciano con cerbottane e frecce avvelenate. Beatrice popoli che da millenni vivono a stretto contatto con la natura e la rispettano, vivono ancora di caccia, di pesca e di raccolta dei frutti della terra. Vivono in piccole comunità, si spostano a piedi o in canoa e, per il loro modo di vivere da nomadi e legati alla natura, sono considerati “primitivi”. Si stima che ci sono circa 15 tribù di indiani isolati. Gianfranco La foresta Amazzonica non è importante solo per loro ma per tutti noi, infatti è chiamata “il polmone verde” del mondo perché i suoi alberi ci dan- Gli Hazda sono una tribù che conduce un’esistenza simile a quella dell’uomo del Paleolitico, svolgendo no l’ossigeno di cui abbiamo bisogno per vivere. Purtroppo, da alcuni decenni, viene incendiata e distrutta per costruire dighe, miniere, pascoli e strade. Aziende senza scrupoli cacciano le popolazioni locali dalla fore- manti e il governo obbligò gli abitanti locali ad andarsene. Le loro case vennero distrutte, il loro pozzo d’acqua smantellato, la popolazione fu caricata su camion e portata via. Oggi è stata fatta una riserva per proteggere il territorio nazionale e la selvaggina, da cui dipende la sopravvivenza dei Boscimani. Loro una vita senza regole e in piena libertà, dedicata alla caccia e alla cura della famiglia. Nel loro mondo è sconosciuto l’uso della tecnologia. Non esistono soldi, messaggi, chiamate, orari da rispettare, la cosa più vicina ad una forma di mercato è lo scambio di semplici oggetti con una tribù vicina. Non praticano né la coltivazione, né l’allevamento, ma si nutrono di cibi selvatici raccolti e cacciati. Possiedono un bene prezioso: LA LIBERTA’ Marta

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Ite Novas? Pagina 5 Popoli in pericolo/2 Primaria Via Roma classe 3^ Gli Indios sono discendenti dei primi 5 abitanti. Quando moriranno anch’essi gruppi umani che giunsero in America. la tribù sarà estinta. Giuseppe Vivono in capanne di frasche e dormono su un’amaca. Vanno in giro quasi nudi ma si adornano di splendide piume. Praticano forme primitive di agricoltura, tuttavia preferiscono spostarsi in cerca della selvaggina e di pesce. Per migliaia di anni hanno vissuto rispettando l’equilibrio naturale: bruciando alcuni tratti di foresta per costruire i villaggi Per me è molto strano pensare che nel mondo ci siano dei popoli che vivono ancora come nel passato. Vivono in capanne fatte per tante persone mentre ognuno di noi ha la propria casa. Noemi S. CONCLUSIONE Tutti questi popoli stanno affrontando terribili minacce. Sono a rischio le loro terre, i loro mezzi di sostentamento, e le loro stesse vite. Molti di essi sono scomparsi nel tempo a causa delle malattie che hanno portato gli uomini senza provocare danni e raccogliendo colonizzatori o per le pessime condiziole piante spontanee. La loro conoscen- ni di schiavitù a cui sono stati sottopoza delle piante è notevole, soprattutto di quelle medicinali. Greta Io penso che queste popolazioni che vivono come se fossero nell’età della pietra, debbano essere rispettate.... Matilde I Totobiegososde fanno parte del gruppo degli Ayoreo, vivono nelle foreste del ParaguaY e sono molto sofferenti per i maltrattamenti subiti. Molti di loro sono stati forzati ad abbandonare le foreste a causa della continua invasione delle loro terre, ma tanti evitano ancora sti. Gli uomini che vengono dall’esterno il contatto con l’esterno e vivono una stanno distruggendo le loro terre senza vita nomade nella foresta. Sara pensare minimamente a loro ma solo alla ricerca disperata della loro ricchezza e del loro benessere. Martina La terra degli Akuntsu è stata quasi COSA PENSIAMO NOI… Tutti questi bambini stanno perdendo i loro alberi necessari per vivere, dobbiamo aiutarli perché altrimenti scompariranno…. Antonio COSA SI PUO’ FARE? tutta distrutta dagli allevatori di bestiame. La maggior parte dei membri della tribù è stata massacrata perché ha cercato di difendere la propria terra; le loro case sono state distrutte con i bulldozer per coprire ogni traccia di questo grave crimine. Sono sopravvissuti solo Bisogna sollecitare i governi a proteggere gli indiani isolati vietando l’esplorazione petrolifera, il taglio degli alberi e ogni altra forma di sfruttamento delle risorse naturali delle loro terre. Gabriele

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Ite Novas? Pagina 6 Su Catzadore e su matzone. Primaria via Roma classe 4^ In sos montes prenos de nie, b'aiat unu catzadore chi poniat sas tràpulas pro sos matzones. Unu manzanu andat a bìere si carchi matzone fiat istadu tentu: nde agatat unu mannu mannu de colore craru cun una farranca istrinta in sas dentes de sa tràpola. <> narat su matzone tenzo tres fizos in sa tana e lis devo dare ite de papare. Ti promito chi cando ant a èssere in gradu de s'acontzare a sa sola, apo a torrare e ti nche as a pòdere leare sa pedde mia>>. <> dimandat su catzadore <> narat su matzone. Su catzadore lìberat su matzone chi si nche andat tzopi tzopi. Nche colant sos meses, unu, duos e tres. Su catzadore non fiat prus pensande a su matzone e cando bi pensaiat naraiat <> Arribat s'igerru, fritu che i su nie. Su catzadore si ponet a ispacare linna pro fàghere su fogu, ma s'istrale li che fuet dae sas manos cungeladas e l'istròpiat a un'anca. Ruet in terra aboghinande, e posca resurtat a si trasinare in su pinnetu: ma non si podiat mòvere. Si tirat sas mantas a subra ma su fritu fiat meda, e non b'aiat ite de papare. <> pensat. Ma a parte de sero sa gianna s'aberit a bellu a bellu, e si biet su murru de su matzone. <> narat su matzone <>. <> rispondet su catzadore <>. Su matzone lu pòmpiat e posca si nche andat, a pustis de un'ora torrat cun sos fizos suos chi oramai sunt mannos cantu a isse. S'isterrent totus a inghìriu de su catzadore e l'iscardint, in su mentres mama matzone andaiat peri su buscu-padente a chircare raighinas e nughes pro nche las leare a su pinnetu Torrat su cardu e catzadu su fàmene su catzadore sanat e si nche podet torrare a pesare. Sos tres matzones giòvanos si nche andant currinde e su matzone mannu li narat <> ma issu li faghet unu carignu e nche lu lassat fuire in sa foresta.

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Ite Novas? Pagina 7 Gherra a su dimòniu chi cheriat ispèrdere mama terra. Primaria via Roma classe 4^ In unu pinnetu de su monte de Sant'Antoni, a curtzu dae Macumere, istaiat unu pastore chi si mutiat Antoni. Sa balentia de custu pastore est un'òpera bona: su de àere salvadu su monte, cas'idea de su dimòniu fiat cussa de lu ispèrdere isparghinde una maladia chi deviat fàghere sicare totus sas àrbures; su dimòniu fiat imbidiosu che cane de s'armonia e de sa paghe chi regnaiant in su monte e pro custa resone cheriat ispèrdere totu. Una die Antoni fiat in su monte passiza passiza, totu in unu biet umbras chi lestras lestras si movent a un'ala e a s'àtera, a Antoni totu a una tirada li nche pigat su sàmbene a conca e s'assustat, deretu iscudet unu brìnchiu e si nche cuat in dae in segus de una mata de ruu pro corbiare, cando est a su siguru abàidat bene pro cumprèndere su chi est capitande e si sapit chi b'at duos frades mèddigos chi non connoschiat. Custos duos frades fiant atzudos e coragiosos, issos puru ischiant su chi fiat ordiminzande su dimòniu. Antoni comente si fiat cuadu, sentza lu chèrrere, ponet su pè subra de una nae de linna faghinde unu sonu, sos trolls chi fiant ànimas malas cumpanzas de su dimòniu e fiant betande meighina pro fàghere ismalaidare sas àrbures, s'abizant chi b'at calicunu, si fùrriant e bient a Antoni. Su pastore lestru chircat de si nche fuire ma sos trolls l'inghìriant e lu tenent, nche lu ponent a intro de unu sacu pro nche lu leare a su dimòniu, in s'interi però sos duos frades mèddigos aiant bidu totu s'iscena ma nemos si nde fiat sapidu. Sos duos frades, dande cara, aiant sighidu a sos trolls chi andaiant a domo de su dimòniu, sa domo fiat unu nuraghe mannu e maestosu fraigadu in subra de sas rocas e ispèrdidu in su monte. Comente arribant Antoni benit bogadu a foras dae su sacu e su dimòniu paris cun sos trolls lu prendent cun funes e nche lu leant in s'aposentu de impicare, lu lassant in cue e serrant a crae sa gianna. Unu troll adurat in s'intrada de su nuraghe a guàrdia a manera chi nemos si potzat acortziare e chi su pastore non si potzat fuire. Su sero comintzat a iscurigare e s'àera est colore rosa e arantzu, su calentu de s'istiu ispartzìghinat su nuscu bellu de sas matas, sa guàrdia si nche dromit e sos duos frades resurtant a li nche furare sas craes de sas tzellas, gasichì intrant pro chircare a su pastore, cando l'agatant si nche cuant ca su dimòniu est in cue interrogàndelu. A boghe mala e fea comente su cantu de un'istria li narat: - Antoni bellu a mesanote ispacada t'apo a bochire, e posca chi tue as a èssere mortu apo fintzas a ispèrdere totu su monte gasichì sa zente de Macumere non nd'at a pòdere prus gosare e no at mancu prus gosare de sa paghe chi b'est in cue. Nadu custu su dimòniu si ritirat e lassat a sa sola su pastore, sos duos frades lestros comente unu coete leant sas craes chi aiant furadu a sa guàrdia, aberint sa gianna de sa tzella, intrant e isorbent sas funes chi trobeiant a Antoni, posca totus a tres paris detzidint de andare a chircare sa potzione màgica chi podiat annientare sa maladia de sas àrbures. In antis però cherent bochire su dimòniu, si faghent coràgiu unu cun s'àteru ca su dimòniu fiat malu e malignu: teniat sos corros longos e nieddos comente su pighe, sos ogros maduros e rùgios comente insambenados, in prus teniat una coa longa e ispilida, sa carena sua fiat belle che a cussa de s'òmine ma a su postu de sas ancas teniat duas farrancas chi finiant cun sas ungreddas de su boe muliache. Antoni andat a su monte de Sant'Antoni e prenat una broca de abba dae sa funtana antiga de su Cantareddu chi est in cue in su monte, dachì sa broca est prena Antoni l'àrtziat a su chelu e cun brebos dimandat a su Signore de su chelu de bi la beneìghere e deretu nche istupat torra a su nuraghe pro afrontare su dimòniu. Comente arrivat paris cun sos duos frades cùmpudant totus sos aposentos de su nuraghe e a sa fine agatant su dimòniu, li nche betant s'abba beneita in subra e issu diventat una nue de àera biaita e isparit, posca lestros current torra a su padente de su monte e comintzant a betare abba beneita a cussas àrbures chi fiant giai totu impestadas dae sa maladia, comente s'abba tocat sas àrbures custas deretu sanant e diventant torra lieras e birdes. Sas àrbures torrant gràtzias a sos tres eroes; dae cussa die su monte de Sant'Antoni est semper bellu e lieru, galu oe sa zente de Macumere cando podet b'andat a si fàghere una passizada o fintzas gitas in dies nòdidas ma fintzas a fitianuCustu contu est pro fàghere cumprèndere chi sa terra, est a nàrrere sa natura, andat rispetada ca ebbia in custa manera issa nos torrat su rispetu chi li damos. Questo racconto ha vinto il secondo premio del Concorso regionale in lingua sarda per la promozione della scrittura nelle scuole “Iscrie unu contu” sezione componimenti di classe . Agli alunni e a Maestra Marcella che li ha seguiti giungano i complimenti e gli auguri della Redazione e di tutti i lettori.

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Ite Novas? Pagina 8 UNA GIORNATA DI SCUOLA … a CARLOFORTE! Scuola Primaria via Roma Classi 4^ e 5^ Sabato 21 maggio 2016 siamo andati in viaggio di istruzione con la classe 5° di via Roma, a CARLOFORTE, nell’isola di ”SAN PIETRO”. Il viaggio da Macomer a Portovesme è durato molto tempo! Arrivati al porto si sentiva il profumo della salsedine, il mare era calmo e l’acqua era cristallina. Dopo aver consumato la merenda, siamo saliti sul traghetto: era piccolo e color bianco e blu; al suo interno c’era un minuscolo bar, senza finestre. C’era sul ponte solo una ringhiera per tenersi e guardare il mare, quindi tutti noi eravamo seduti all’aperto. Durante il viaggio si vedeva il fondale marino di colore verde acqua e blu, il mare sembrava una immensa tavola . Si aveva la sensazione di entrare dentro il mare e avvistare coralli di ogni tipo e colore. Il traghetto all’ inizio era lentissimo ma ad un certo punto ha iniziato ad ondeggiare ed è stata un’ emozione unica. Avevamo molta paura perché molti di noi salivano per la prima volta su un traghetto, eravamo spaventati ma emozionati. Appena arrivati a CARLOFORTE, tutti noi siamo rimasti stupiti: era bellissima, con tanti ristoranti, negozi, bar, piazze e il mare era bellissimo. Abbiamo subito incontrato la nostra guida Natalia e sua figlia Chiara, con la quale abbiamo stretto subito amicizia. La guida ci ha portati in due chiese: la prima era quella della “Madonna degli Schiavi”: era una piccola chiesetta composta da una sola cappella, al centro c’era un altare sovrastato da una nicchia con dentro una statuetta che rappresentava una Madonna nera vestita di rosso e d’oro; la nicchia era dorata, decorata da mosaici. Natalia ci ha raccontato che la statua è legata alla storia di CARLOFORTE perché è stata trovata tanti anni fa da un ragazzino che era stato rapito come schiavo, sulla riva di una spiaggia; è stata costruita con del legno nero e si era staccata certamente dalla prua di una nave naufragata in quelle acque. A questo punto la guida ci ha raccontato brevemente la storia dell’isola. Si narra che l'apostolo Pietro, di ritorno dall'Africa e diretto a Roma, avrebbe sostato nell'isola a causa di una tempesta da qui l'attuale nome di Isola di San Pietro. Nel 1738 fu colonizzata dagli abitanti di Tabarka, un'isola tunisina, colonia ligure di proprietà dei Lomellini, allora signori di Pegli, che allo scopo di sfruttare i ricchi banchi di corallo l'avevano popolata con pescatori quasi esclusivamente pegliesi. I motivi che spinsero i tabarkini ad abbandonare l'isola furono soprattutto l'impoverimento dei banchi di corallo, la limitata estensione dell'isola, che non era più in grado di soddisfare le esigenze di una popolazione che nel frattempo era cresciuta notevolmente, ed inoltre le continue molestie dei corsari e dei Bey di Tunisi e di Algeri. Fu per questi motivi che, conosciuta l'intenzione del Re di Sardegna Carlo Emanuele III, di voler procedere alla ripopolazione della Sardegna ne approfittarono per lasciare definitivamente Tabarka e stabilirsi nell'isola di San Pietro ove si dedicarono alla pesca del corallo e del tonno per mezzo delle tonnare e alla produzione di sale. Nel 1793 l'isola fu occupata dai francesi che la rinominarono "L'isola della libertà". L'occupazione fu comunque di breve durata e non apportò modifiche sostanziali dal punto di vista sociale, morale e politico. Ben più dolorosa fu invece nel 1798 l'incursione barbaresca: circa 500 corsari capeggiati dal rais Mohamed Rumeli misero a ferro e fuoco Carloforte, facendo 933 prigionieri che deportati in terra d'Africa vissero in schiavitù per ben 5 anni. La liberazione avvenne solo dopo fervide trattative internazionali. Ciò indusse i Carlofortini a costruire le mura di cinta intercalate da una serie di fortini. Purtroppo oggi delle vecchie mura è rimasto solo il lato ovest, interrotto tra l'altro dalla costruzione delle scuole elementari La nostra visita alla cittadina è continuata con la visita ad un’altra chiesa, quella di SAN CARLO che aveva molte più cappelle della prima perché era grandissima, la più interessante era quella dove c’era Gesù deposto. Visitate le chiese ci siamo fermati in una piazza dove Natalia ci ha diviso in tre squadre: ROSA DEI VENTI, TIMONE E ANCORA, in ognuna c’erano 2 capitani, 2 nostromi, 2 tesorieri e 2 scrivani, tutti gli altri costituivano la ciurma; poi siamo andati a pranzo in un caratteristico locale del porto arredato con vele, reti e timoni, sembrava di mangiare su una antica nave pirata! Nel pomeriggio abbiamo percorso l’ isola in pullman e abbiamo visto: le saline e i fenicotteri, Natalia ci ha spiegato che quando hanno il becco nell’acqua mangiano mentre quando sono rannicchiati dormono. Abbiamo poi visitato il Faro con intorno un meraviglioso paesaggio e con un cielo di mille colori; in seguito abbiamo visitato Capo Sandalo e Cala Fico e abbiamo scattato tante foto, ne valeva proprio la pena: c’erano delle montagne e al centro il mare; ammiravamo il paesaggio e ci sentivamo immersi nella natura quasi come se fossimo delle antiche divinità! Le sensazioni provate in quei momenti sono indescrivibili ma osservando l’azzurro del cielo, il verde della campagna, il marroncino dei monti e il violetto dei fiori ci siamo sentiti soddisfatti! Rientrati in centro Natalia ci ha proposto un gioco e posto delle domande. ROSA DEI VENTI, TIMONE E ANCORA sono andate al pareggio e abbiamo vinto tutti un premio. Terminata la visita per le viuzze strette del centro per gli ultimi acquisti, abbiamo ripreso il nostro viaggio alla volta di Macomer dove siamo arrivati, stanchi ma felici!

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Ite Novas? Pagina 9 Il battesimo della sella Scuola primarie via Roma e Santa Maria classi 5^ Venerdì 20 maggio le classi V dei plessi di via Roma e Santa Maria hanno partecipato ad una divertente iniziativa presso il Centro Ippico per il “battesimo della sella” . Il Lions Club e l’Associazione Cavalieri di Macomer hanno offerto ai ragazzi dell’ultimo anno della scuola primaria la possibilità di avere un incontro ravvicinato con un animale speciale, legato all’uomo fin dai tempi più antichi ed elemento di spicco nella cultura della nostra Sardegna: il cavallo. Attraverso il “ Battesimo della sella “ anche i bambini che non ne avevano mai avuto l’opportunità o forse ne avevano timore, hanno potuto cavalcare, in piena tranquillità e sicurezza, un docile e simpatico cavallino. Inutile sottolineare che tutti sono rientrati in classe entusiasti per l’emozionante esperienza. Il cavallino della Giara dalla Redazione Il cavallino della Giara è una razza endemica della Sardegna (vive solo nella nostra isola) , confinata nell'altopiano della Giara dove vive allo stato brado. L'origine di questo cavallo è incerta, alcuni studiosi sostengono che discenda da equini africani importati dai naviganti Fenici o Greci Secondo altri era già stato addomesticato dalle popolazioni nuragiche un millennio prima e sarebbe quindi un discendente del cavallo selvatico presente in Sardegna già dal Neolitico. Questi animali venivano usati per la trebbiatura del grano fino agli anni Cinquanta, prima che venissero soppiantati dalle trebbiatrici meccaniche. I cavallini della Giara sono animali dal carattere indomito e irrequieto. Invito alla lettura Angelo Petrosino Un cavallo per amico Il Battello a vapore “Eletta è sensibile, riesce a vedere oltre la superficie delle cose e con lei ho scoperto un nuovo e bellissimo mondo, quello dei cavalli... “

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Ite Novas? Pagina 10 INTERVISTA Lo scorso Febbraio i ragazzi e le docenti della V di via Roma, dopo essersi complimentati con il Signor Muggianu e averlo ringraziato per la sua disponibilità hanno animato un vivace dibattito durante il quale gli sono state poste diverse ed interessanti domande sulla sua attività. A GIORGIO MUGGIANU/1 Classe 5^ - Scuola Primaria Via Roma importante riconoscimento sociale è stato attribuito ad un dirigente e allenatore delle squadre giovanili di calcio, che fanno capo all'associazione sportiva Pizzinnos Macomer, che compie dieci anni di attività. Proposto dal Coordinamento Regionale della Federazione Italiana Gioco Calcio, settore giovanile e Scolastico, la Commissione Premi e Benemerenze, ha conferito la Benemerenza per la preziosa attività a favore del calcio giovanile, al dirigente della società Pizzinnos Macomer Giorgio Muggianu. L'attestat o di Benemerenza costituisce un grande evento, che sta coinvolgendo l'intera cittadina sportiva, che plaude su web”. “Un coltivano con il lavoro e che per questo il calcio è il mio sport preferito e l’ho con gli allenamenti. scelto tra tanti altri! Giorgio di che cosa si occu- Io ho una convinzione: che le passioni nascano da sopa la società Pizzinnos? Si occupa di calcio giovani- le dentro ognuno di noi, le, sceglie con cura gli alle- forse in me si è rafforzata natori delle giovani genera- per il fatto che mio padre zioni e distribuisce il lavoro era molto tifoso e guardatra i vari dirigenti in modo vamo insieme le partite tale che i bambini e i ragaz- alla tv. Ricordo quanta ezi tra i 6 e i 16 anni possa- mozione quando si giocava Che cosa ti spinto a lavora- no allenarsi, partecipare ai la Coppa dei campioni, che re per la società Pizzinnos : campionati il sabato e la adesso conosciamo come l'amore per i bambini o l'a- domenica e praticare uno Champion e la mia Inter more per il calcio? sport che è per me una vinceva tantissimo! Penso che le due cose non scuola di vita dove si può si possano separare sia socializzare, cioè si impara l'amore per i bambini che a stare insieme; un luogo praticano il calcio ma an- nel quale si cerca soprat- Quando sei diventato alleche uno sport, sia l'amore tutto il dialogo, dove non si natore? per il calcio. Nella nostra pretende di avere sempre Lo sono diventato abbarealtà dove siamo puri di- ragione, dove si media, stanza presto. Come vi ho lettanti, si fa tutto per vo- perché se uno parla prima già accennato prima, la lontariato. La sfilata di Car- di tutti non vuol dire che ha passione è qualcosa che ti nasce nell’anima: c’è chi è nevale che avete visto è sempre ragione. stata organizzata da una A volte ci sono anche dei appassionato di musica, società di volontariato, non piccoli litigi tra i ragazzini, chi di lettura, chi di basket, è stata organizzata dal par- ma questi spesso servono io amavo e amo il calcio lamento ma da una asso- a chiarirci le idee e a cre- quindi questo sport ha sempre fatto parte del mio ciazione come la nostra di scere meglio. puro volontariato. Ci distin- Così si capisce che il mon- mondo e quando sono diguiamo, infatti, dal mondo do, la vita, sono fatti di mo- ventato troppo “grande“ professionistico, dove esi- menti di confronto con gli per giocare non l’ho abbanste un presidente o un im- altri, che non si vive bene donato e mi sono dedicato prenditore ricco che paga i da soli. Se uno vuole stare all’allenamento. E’ succesdirigenti per fare i dirigenti, da solo deve salire su una so intorno ai 20 anni quanpaga gli allenatori per fare montagna e vivere da ere- do, aiutato da un amico, ho realizzato che non sarei gli allenatori e cerca di vin- mita! diventato un campione delcere a tutti i costi e sceglie i giocatori più bravi, non fa Come mai hai la passione la serie A, anzi dell’Inter e, giocare chiunque. La diffe- per il calcio, ti è nata da poiché non avevo avuto la possibilità di studiare renza sta lì, il nostro mon- bambino o da adulto? all’ISEF che adesso si chiado è un mondo di dilettan- Io sono nato nel 1957, a ma Facoltà di Scienze tismo del settore giovanile Macomer quando avevo gestito da noi che siamo 6/7 anni l’unica cosa che Motorie, ho cominciato a comvolontari. Lo scopo è quello si poteva fare quando com- prare tanti libri e a studiare di far giocare tutti e non piti, mamme e tempo lo da solo come autodidatta; ho letto tantissimo sullo sport, solamente i più abili per- permettevano era correre sulla salute e sul calcio. Un ché nel calcio come in tutti fuori casa e giocare per ore giorno un amico mi ha chiesto gli altri sport, le caratteristi- ed ore a calcio anche se, le aiuto per allenare un gruppo che e le abilità a volte na- società come Pizzinnos, di ragazzini e così, a 20 anni scono, :sono naturali, a ancora non esistevano e ho iniziato a fare l’allenatore volte si migliorano se si facevamo tutto da soli. An- dei bambini più piccoli.

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Ite Novas? Pagina 11 INTERVISTA A GIORGIO MUGGIANU/2 Classe 5^ - Scuola Primaria Via Roma Se esistesse la macchina del tempo che cosa cambieresti della tua vita? Mi sarebbe piaciuto tantissimo diventare insegnante perché mi piace il mondo della scuola. Certo, il mio sogno più grande era diventare calciatore e non di una squadra qualsiasi ma della mia squadra del cuore: l’Inter. Quindi se tu avessi avuto l’opportunità di andare in serie A e di giocare per la tua squadra oggi non saresti un allenatore? Certamente! Sarebbe stato bellissimo, ma adesso mi accontento di esercitare un lavoro che non è così lontano dal mio sogno di ragazzo. E’ più interessante fare l’allenatore o il dirigente ? Fare il dirigente dà le possibilità di vedere tutte le politiche del funzionamento di una società, conosci tutti i problemi e tutte le iniziative che bisogna portare avanti. Fare l’allenatore è diverso, io non ho allenato solo i bambini ma anche gli adulti e sono andato anche fuori: sono andato a Oliena, a Orani, ho viaggiato molto. Poi sono stato costretto a smettere di fare l’allenatore. Se devo scegliere mi piace fare l’allenatore perché ho iniziato facendo l’allenatore anche se fare il dirigente mi ha accresciuto dal punto di vista delle conoscenze e mi sta anche gratificando. Perché portare avanti, se ho gli anni, una società per 10 anni, con le difficoltà che ci sono, fare andare d’accordo tutti ( perché soprattutto anche fra dirigenti ci sono cose da fare giuste o sbagliate che siano) e fare a volte, da mediatore perché si trovi un punto d’incontro e ci riesci è gratificante. Vincere un premio molto importante come quello che ti è stato conferito è stato faticoso per te? Quando una persona si dedica alle cose in cui crede con impegno, dedizione, totalmente gratis, per puro volontariato nei confronti degli altri senza cioè volere nulla in cambio ,c’è comunque una grande ricompensa : la migliore gratificazione è che i ragazzi, anche molti di voi, mi vogliono bene, mi riconoscono e salutano per strada; sono soddisfatti sia che si vinca , sia che si perda perché io ho insegnato loro che l’importante è giocare bene e onestamente. Per me la vittoria più prestigiosa è vedere che voi ragazzi crescete bene, migliorando le vostre qualità anche grazie al calcio e allo sport in generale. Quindi, nonostante io abbia lavorato tanto per il calcio vincere il premio non è stato così faticoso , perché a me piaceva tantissimo e amo ancora dedicarmi a voi giovani e così la stanchezza non la sentivo e non la sento, neppure ora! Che cosa pensi delle regole ? Le regole sono la base per poter vivere bene insieme ; rispettare le regole significa rispettare se stessi e gli altri. A volte rispettarle è duro, dà fastidio ma poi a distanza di tempo ti rendi conto che i i che ho 59 anni passo tanto tempo a cercare di scoprire cose nuove , quindi il mio consiglio è: non stancatevi mai di accrescere il vostro sapere perche questo vi aiuterà a superare gli ostacoli che incontrerete nella vita e sarete sempre a vostro agio con tutti … quindi…LEGGETE, LEGGETE e LEGGETE ANCORA! Se tu dovessi scrivere un libro quale sarebbe il suo argomento principale? Da una decina di anni sono appassionato di libri autobiografici perché raccontano la vita delle persone, i loro sacrifici per raggiungere degli obiettivi importanti ;perciò penso che scriverei un libro autobiografico che racconti come sono arrivato al successo che per me non vuole dire avere tanti soldi ma riuscire a FAR BENE CIO ‘ CHE PIACE , e stare qui con voi mi piace tantissimo e mi riempie di gioia genitori o gli insegnanti che in qualche occasione ti sono sembrati troppo severi, lo hanno fatto per aiutarti a convivere civilmente con tutti. Se dovessi dare dei consigli a noi ragazzi che cosa ci diresti? Per me una cosa è fondamentale :, sapere , conoscere la curiosità di scoprire cose nuove e voi questo avete la fortuna di riceverlo a scuola . Anche adesso Per più di un’ora i ragazzi hanno bombardato Giorgio di domande dandogli rigorosamente del” tu”come aveva pregato di fare; infine lui ha salutato tutti confidando di essere a dir poco entusiasta dell’invito inaspettato che gli ha fatto un immenso piacere, anche perché ha ritenuto le domande postegli veramente interessanti. Infine ci ha lasciato con l’augurio che famiglie, scuola, associazioni sportive e non collaborino sempre di più per garantire una crescita armonica e significativa alle giovani generazioni. GRAZIE GIORGIO!!!!

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Ite Novas? Pagina 12 EHI . . . ci siamo anche noi! Primaria Via Roma classe 1^ Siamo arrivati alla conclu- …..e realizzare dei bei dise- Sappiamo come si fa il sione dell’anno scolastico gni. formaggio... e possiamo dire di aver imparato tante cose: ora sappiamo leggere, scrivere… “Lunedì siamo andati col pullman alla fattoria didattica a Burgos…” è SCUOLA VUOTA “La vuota, scuola i bimbi andati via, I finestroni i banchi chiusi, all’aria. In un … e la crostata. angolo una scopa solitaria Abbiamo imparato a giocare a basket. riposa dopo fatta pulizia. Solo un sommesso pigolio d’uccello rompe il silenzio dei androni; e nel cortile, deserti …..far di conto.. Conosciamo le regole di vivere insieme e, soprattutto, siamo diventati Riusciamo a giocare senza una squadra unita…. bisticciare. Ciao ciao! Al prossimo anno scolastico! liberi e padroni, fanno vacanza i g a t t i bidello.” Lina Schwarz d e l Buone vacanze!!!

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Ite Novas? Pagina 13 Progetto Continuità Classe 1^ Scuola Primaria e sez. 5 anni Infanzia Santa Maria E’ continuata, come negli anni precedenti, l’esperienza di corrispondenza tra gli alunni della sezione dei cinque anni della scuola dell'infanzia e della classe prima della scuola primaria, di tutti i plessi dell'Istituto Comprensivo n°1 “Giannino Caria”. Il giorno 27 maggio 2016, presso il centro polifunzionale U.N.L.A di Macomer, si sono esibiti in uno spettacolo finale gli alunni della sezione 5 anni della scuola dell'infanzia di Santa Maria e gli alunni della classe 1^ della scuola primaria di Santa Maria, guidati dalle insegnanti CADEDDU Filomena, MURA Nicoletta, MASTINU Pietrina e ZUCCARELLI Elisabetta con la collaborazione dell' esperto di musica Prof. Gianni PUDDU. Una simpatica versione musicale ispirata alla celebre favola di Hans Christian Andersen "Il brutto anatroccolo" che ha coniugato diversi linguaggi come le immagini e la musica. Uno spettacolo attraverso il quale indagare sul tema della diversità/identità e dell’integrazione, attraverso un viaggio semplice ed evocativo all’interno della fiaba che ha portato il piccolo anatroccolo a scoprire se stesso e la diversità come elemento qualificante e prezioso, un viaggio di formazione alla ricerca di se stesso e del proprio posto nel mondo, un mondo ostile forse, ma che resterà tale solo sino a quando non sarà in grado di guardarsi negli occhi e accettarsi così come è. Il percorso ha previsto inoltre la lettura da parte delle insegnanti della fiaba scelta, l' analisi guidata del testo e la visione del film. Dopodiché gli alunni sono stati guidati alla rappresentazione grafico/pittorica dei personaggi, assemblaggio collettivo dei disegni, mettendo "grandi" e "piccoli" a confronto, per concludere con la realizzazione di un simpatico libro a fisarmonica con il racconto in sequenze della storia. H a ns Ch r i s t i a n A nd er s en d a l l a r ed a z i o n e Hans Christian Andersen nasce a Odense in Danimarca, il giorno 2 aprile 1805. Trascorre un'infanzia piuttosto travagliata insieme al padre Hans, calzolaio, e alla madre Anne Marie Andersdatter, Inizia la sua attività di scrittore all'età di 30 anni: si reca in Italia per pubblicare la sua prima opera, "L'improvvisatore". Sono innumerevoli le fiabe, gli scritti e le raccolte. Tra i titoli più noti vi sono "La principessa sul pisello" (1835), "La sirenetta" (1837), "I vestiti nuovi dell'Imperatore" (18371838), "Il brutto anatroccolo", "La piccola fiammiferaia", "Il soldatino di stagno" (1845), "La regina delle nevi" (18441846). Muore il 4 agosto 1875 a Copenaghen.

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Ite Novas? Pagina 14 W la nostra scuola Primaria Santa Maria classe 4^ La nostra scuola si trova a Macomer, nel quartiere di Santa Maria. L’edificio è abbastanza grande, circondato all’esterno da un recinto che lo separa dalle case vicine. Da una finestra sventolano le bandiere dell’Italia e della Comunità Europea. Davanti alla scuola c’è un piazzale dove parcheggiare le auto. Dietro c’è un grande giardino con degli alberi, dove in primavera sbocciano dei fiori colorati e in inverno c’è l’ erba alta; quando il tempo è bello le maestre ci portano a giocare o leggere. In un angolo del giardino si può osservare la scala antincendio, che usiamo durante le prove di evacuazione. I muri esterni sono dipinti di bianco, ma con il passare del tempo si sono sporcati visto che, persone ancora sconosciute li hanno “graffittati”. Nella rampa dell’ ingresso si trovano dei murales bellissimi che abbiamo dipinto noi alunni con l’ aiuto del pittore di Macomer Giulio Ledda: rappresentano la violenza dell’ uomo sull’ ambiente. Al piano terra, da quest’anno, è stato costruito l’ ascensore, appena sarà messo in funzione anche le persone che hanno difficoltà a fare le scale potranno salire facilmente al piano superiore. Nel piano terra si trovano: l’aula docenti, il tavolo delle collaboratrici scolastiche, una piccola cucina, i bagni, la palestra e la sala mensa grande dove mangiano la prima, la quarta e la quinta. Attraversare questo primo corridoio è come andare a spasso nel “tempo” perché le pareti sono dipinte con disegni bellissimi e vivaci che rappresentano le stagioni. Nello stesso piano, a sinistra, c’è l’aula di musica dove suoniamo, la biblioteca, i bagni, l’ aula di arte e la sala mensa piccola dove mangiano la seconda e la terza; anche qui le pareti sono molto colorate e dipinte con personaggi dei cartoni animati, animali e fiori di tutti i colori; tempo fa qui c’era la ludoteca e i bambini che la frequentavano hanno dipinto i muri, lasciando le impronte delle loro mani. Al piano di sopra ci sono le aule per tutte le classi, i tre bagni (delle maestre, dei bambini e delle bambine), ancora pareti dipinte con Topolino, Paperino e i loro amici. L’estate scorsa la scuola è diventata ancora più bella e accogliente perché i muri di tutte le aule e dei corridoi sono stati dipinti con un bel colore arancione! In tutte le aule ci sono le LIM, il videoproiettore e il computer che ci servono per fare attività molto interessanti (noi ci divertiamo tanto quando usiamo la LIM!). Una cosa negativa è che la nostra aula e anche quella di terza sono molto fredde in inverno; le maestre ci hanno spiegato che è così perché sono esposte a Nord, il sole non le scalda e nei giorni più freddi neppure il riscaldamento riesce a renderle calde come vorremmo. Noi amiamo molto la nostra scuola e siamo convinti che questa descrizione la farà amare anche a voi lettori. .

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Ite Novas? Pagina 15 A scuola di legalità Primaria Santa Maria classe 4^ La nostra Costituzione. Art. 1 Abbiamo il dovere di frequentare la scuola e il diritto di imparare. Art. 2 Abbiamo il dovere di lavorare durante la lezione e il diritto di riposare durante la ricreazione e nel dopomensa. Art. 3 Abbiamo il dovere di portare i libri e il materiale scolastico e il diritto di studiare. Art. 4 Abbiamo il dovere di rispettare il materiale scolastico degli altri, di non prenderlo senza permesso e il diritto che il nostro materiale venga rispettato. Art. 5 Abbiamo il dovere di rispettare maschi e femmine alla pari. Art. 6 Abbiamo il dovere di rispettare i compagni senza prenderli in giro e il diritto di essere rispettati. Art. 7 Abbiamo il dovere di ascoltare chi sta parlando rispettando il turno di parola e il diritto di parlare senza essere interrotti. Art. 8 Abbiamo il dovere di rispettare le opinioni degli altri e il diritto di esprimere liberamente ciò che pensiamo. Art. 9 Abbiamo il dovere di non decidere per gli altri e il diritto di decidere per noi stessi. Art. 10 Abbiamo il dovere di tenere l’aula in ordine e pulita e abbiamo il diritto di non vivere nella sporcizia. Art. 11 Tutti abbiamo il dovere di votare alle lezioni del sindaco e del vicesindaco di classe e il diritto di scegliere per chi votare. Art. 12 Abbiamo il dovere di non alzare le mani e la voce sugli altri e il diritto di non essere né picchiati né offesi. Art. 13 Abbiamo il dovere di non considerare come propri i giocattoli della scuola e il diritto di usarli liberamente. Art. 14 Abbiamo il dovere di far giocare gli altri e il diritto di giocare senza essere esclusi. Queste attività ci hanno permesso di arrivare preparati al Festival della legalità “CONTA E CAMMINA” che si è svolto a Macomer dal 10 al 16 aprile 2016. LIBERA I PENSIERI! La mafia limita i diritti. La mafia ricatta. La mafia si combatte con coraggio, Paolo e Giovanni hanno avuto coraggio! La mafia si combatte per “rivedere la luce”. La mafia uccide, condanna, umilia. La mafia è una grande schiavitù. La mafia divide le persone. La mafia non può decidere ciò che possiamo fare o dire. La mafia non ha senso civico. La mafia non rispetta la Costituzione, per questo non bisogna arrendersi e cercare di combatterla. Alfabeto della legalità Primaria Santa Maria classe 4^ A come antimafia, NOI la mafia non la vogliamo. B come Blondie, un’ agente che non sopporta l’illegalità. C come Conta e cammina per ricordarti della legalità. D come dittatura: non vogliamo che uno comandi su tutti. E come “emigrati”, che abbiano una vita migliore! F come Falcone, un avvocato che ha cercato di sconfiggere la mafia. G come giustizia per tutti. H come Hamadi scrittore che racconta la guerra in Siria. I come IMPEGNO per un mondo migliore. L come LEGGE in difesa dei cittadini. M come mafia che ci ruba la serenità. N come NO, per dire tutti insieme: “Schiena dritta e dico NO!!” O come opportunità di dire ciò che pensiamo. P come pace per non vivere nell’orrore della guerra. Q come quadrifoglio, il simbolo della fortuna. R come Rocco Chinnici, il primo “maestro” di Falcone. S come sapienza per capire che è più bella la pace. T come tortura che vorremmo cancellare. U come uniti è bello. V come volare verso la libertà per volare verso un mondo migliore. Z come zaino in spalla, poi Conta e Cammina!

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