Turismo... via di speranza

 

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Libretto di riflessioni di Cosimo Mazza sulle prospettive di sviluppo turistico di Oria in occasione del 50° anniversario del Corteo Strico - Torneo dei Rioni

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Turismo . . . . . .via di speranza . . . Cosimo Mazza Cosimo MAZZA Turismo ... ... via di speranza ... (per un dibattito sul turismo in Oria a cinquant’anni dalla prima edizione del Corteo Storico di Federico II Torneo dei Rioni e a quasi sessanta dalla fondazione della Pro Loco) Maggio 2016 1

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Turismo . . . . . .via di speranza . . . Cosimo Mazza 2

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Turismo . . . . . .via di speranza . . . Cosimo Mazza Premessa 1967-2016. Sono trascorsi cinquant’anni dalla prima edizione del Corteo Storico di Federico II -Torneo dei Rioni e circa sessanta dalla fondazione della nostra Pro Loco. Ideatori, organizzatori e figuranti di quella edizione, in gran parte, non sono più tra noi. I paggetti di allora ormai sono anzianotti. Nel 1967, la maggioranza di coloro che oggi partecipano alla manifestazione ancora non aveva fatto sentire il suo primo vagito. Anche i fondatori della Pro Loco sono quasi tutti scomparsi, come pure è venuta a mancare la maggior parte dei responsabili dell’Amministrazione Comunale dell’epoca. Cinquant’anni sono tanti, mezzo secolo, e in mezzo secolo l’assetto di una Comunità si modifica. Col passare degli anni e col succedersi delle generazioni, cambia il contesto ambientale, sociale e culturale; muta il modo di essere e di pensare dell’uomo: cresce la curiosità, variano gli orizzonti, si sviluppano le conoscenze, si modificano lo stile di vita, nascono nuovi bisogni e, con essi, l’esigenza di trovare risposte adeguate. In positivo, il cambiamento s’identifica con il progresso o con l’evoluzione; altrimenti si verifica un regresso o un’involuzione. Ogni cambiamento, comunque, ha in sé i germi dell’avanzamento, della crescita e dello sviluppo. Questo, ce lo dice la storia dell’uomo! Pánta rêi è un aforisma attribuito da Platone a Eraclito. “Tutto scor1 re” : tutto passa, tutto cambia, e a nessuno è consentito di fare due volte la stessa esperienza. Altri2 pensano che gli eventi della vita siano uniti da un rapporto di causalità. Altri ancora ritengono che ciascun individuo, di qualsiasi generazione, al momento del concepimento riceva dai propri genitori un patrimonio genetico, formato da un insieme di caratteri e di potenzialità, che egli sviluppa nel corso della sua esistenza Platone, Cràtilo, dialogo composto con molta probabilità intorno al 386 a. C. (“Tutto si muove e nulla sta fermo”). 2 Renato Cartesio, Principia philosophiae (“Ex nihilo nihil fit”). 1 3

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Turismo . . . . . .via di speranza . . . Cosimo Mazza e con i quali concorre alla conservazione della specie, alla nascita e allo sviluppo di ogni forma di civiltà, superando i limiti spazio-temporali segnati dagli antenati. Questa ultima considerazione indusse Bernardo di Chartres3 un filosofo francese del XII secolo, a dire: “... noi siamo come nani sulle spalle dei giganti”. Con ciò intendeva mettere in evidenza che gli uomini del presente, pur essendo dei nani rispetto ai giganti del passato, possono vedere più lontano, proprio perché poggiati sulle spalle dei loro predecessori. La massima di Bernardo esprime in mirabile sintesi la vicenda umana, la storia dell’uomo attraverso il susseguirsi delle generazioni, il formarsi delle consuetudini, dei costumi, delle tradizioni e delle culture che ne contrassegnano l’esistenza. L’uomo vive nel presente, ma proviene dal passato. Ognuno di noi si porta dietro la sua storia personale, dell’ambiente e del gruppo sociale di appartenenza, e si prospetta un futuro: la conoscenza di quel passato gli consente di comprendere meglio il suo presente e di guardare con maggiore fiducia al proprio futuro. Credo che queste o simili considerazioni siano state alla base della riflessione che cinquant’anni fa portò alla nascita del nostro Corteo Storico di Federico II-Torneo dei Rioni; sono pure convinto che le stesse considerazioni, dopo cinquant’anni di esperienza, debbano spingere a verificare la giustezza delle scelte compiute a suo tempo, la validità del percorso seguito, l’utilità degli aggiustamenti apportati nel corso degli anni, l’opportunità di addurne altri per rendere l’iniziativa più rispondente alle finalità originarie e più adeguata ai tempi attuali, oltre che per assicurarle una sopravvivenza certa e dignitosa. La riflessione è doverosa e non deve dispiacere a nessuno, perché non è mossa da pregiudizi, ma dal semplice desiderio di dare un contributo concreto allo sviluppo della manifestazione, per garantire alla Bernardo di Chartres, grammatico e filosofo francese, visse tra la fine dell’XI e il primo periodo del XII secolo. Fu famoso come maestro di retorica. Insegnò nella scuola di Chartres e poi a Parigi. Di lui non ci è pervenuta alcuna opera: da Giovanni di Salisbury, suo discepolo, abbiamo appreso che il suo pensiero si collegava a Platone, per cui fu considerato “il più perfetto fra i platonici” del suo tempo, e che nutrì amore per i classici. 3 4

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Turismo . . . . . .via di speranza . . . Cosimo Mazza stessa qualità e durata, in modo che possa continuare a rappresentare un elemento di crescita per la nostra Comunità. Le inevitabili osservazioni non devono essere interpretate come critica negativa sull’operato di coloro che finora hanno curato le diverse edizioni del Corteo-Torneo. Nei confronti di costoro dobbiamo nutrire sempre sentimenti di gratitudine, perché essi – pur tra mille difficoltà – sono riusciti ad assicurare, ogni anno, il puntuale svolgimento della manifestazione. La riflessione dovrebbe costituire l’occasione per un confronto pubblico, aperto a tutti, finalizzato non solo a “verificare” e, se del caso, a “correggere” eventuali distorsioni, ma anche a coinvolgere il maggior numero di persone possibile nella condivisione delle responsabilità gestionali di una iniziativa capace di incidere profondamente sullo sviluppo della nostra Comunità. Si dovrebbe approfittare della circostanza per ampliare i riferimenti culturali della manifestazione nata nel 1967 e per gettare le basi per un incremento degli spazi operativi, sia sotto il profilo storico che geografico, intessendo una serie di rapporti con altre realtà territoriali vicine, che abbiano una qualche attrazione culturale e turistica affine alla nostra. Ciò potrebbe permetterci di assegnare nuovi e più ambiziosi obiettivi alla nostra politica turistica, come – ad esempio – quelli relativi ad una diversa utilizzazione del centro storico, che si va sempre più svuotando e degradando. Oria, a giudizio soprattutto di molti visitatori stranieri, ha un centro storico interessante. In esso, quantunque spesso sia stato soggetto ad arbitrarie manomissioni, si possono individuare facilmente le tracce delle diverse epoche in cui si è formato (forse l’incuria ne ha favorito la conservazione!). Negli ultimi tempi l’iniziativa privata, non ostante la crisi generale del Paese (o proprio grazie alla crisi!), ha cominciato a svegliarsi, pur scontrandosi con fastidiose procedure burocratiche, che un’adeguata disciplina avrebbe potuto, e potrebbe ancora, semplificare. Per noi sarebbe veramente importante avviare un discorso di riqualificazione del centro storico, che gradualmente potrebbe diventare un vero villaggio turistico.4 Il Conte Gennaro Martini Carissimo mi ha esposto questa idea in diverse circostanze, durante e dopo il periodo della sua presidenza alla Pro Loco. 4 5

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Turismo . . . . . .via di speranza . . . Cosimo Mazza Sarà inevitabile che la riflessione si sposti sulla Pro Loco e investa pure l’intera politica del turismo in Oria. Non si potranno ignorare alcuni quesiti sulla validità e sull’efficacia delle scelte della Pro Loco, sugli sviluppi della collaborazione tra Pro Loco e autorità civili e religiose, sui rapporti con l’Amministrazione Comunale. Ad esempio, molti si domandano cosa ha fatto la Pro Loco, per evitare la scomparsa della necropoli messapica nell’area conventuale dei Padri della Missione, oppure cosa sta facendo per i ritrovamenti di Piazza Lorch o del Parco Montalbano, o di quali iniziative si è resa promotrice per evitare la chiusura del Giardino zoologico5 o per impedire che la vicenda del Nel 1960, nella Pro Loco appena costituita, si cominciò a parlare di Giardino zoologico. Se ne parlò come di un’iniziativa originale, di grande attrazione turistica, di “interesse pubblico” e di notevole valenza “pedagogica e scientifica”, da realizzare nei pressi del Santuario di San Cosimo. La scelta del luogo era favorita da diversi fattori: la disponibilità del terreno su cui creare le strutture necessarie ad ospitare gli animali, con concrete prospettive di ampliamento; la posizione baricentrica rispetto alle province di Brindisi, Lecce e Taranto; la presenza della rete elettrica e dei servizi postale e telefonico; i buoni collegamenti stradali con i paesi vicini e, soprattutto, la possibilità di sfruttare il filone religioso per alimentare quello turistico. L’idea del Giardino zoologico era venuta al Vescovo Monsignor Alberico Semeraro, che intendeva arricchire il Santuario di ulteriori motivi di attrazione. Per una migliore compatibilità col Santuario, si maturò l’idea di uno Zoo Biblico e, perché il progetto fosse concreto e qualificato, si decise di servirsi della consulenza dello zoofilo Angelo Lombardi. Nell’ambito della Pro Loco venne definito il progetto, che fu inviato all’Ente Provinciale per il Turismo di Brindisi per il parere, che fu espresso nel gennaio del 1963. Quantunque il Comitato Esecutivo dell’EPT avesse affidato al Direttore dell’Ente l’incarico di seguire l’iniziativa perché non avesse a subire ritardi, questi furono inevitabili. Ciò, unito ad altre difficoltà, indusse i dirigenti della Pro Loco ad abbandonare il grandioso progetto dello Zoo Biblico e a passare a quello più contenuto e più realistico del Piccolo Zoo. Il progetto del Piccolo Zoo fu condiviso subito dal Vescovo e dal dott. Domenico D’Addario, il quale si prodigò al limite dell’impossibile, utilizzando e sfruttando tutte le occasioni che potessero favorirne la realizzazione e dando vita ad una serie di iniziative di richiamo e di coinvolgimento della popolazione, in particolare dei ragazzi. Merita di essere ricordata l’Associazione dei Piccoli Amici dello Zoo, presieduta da Maria Lucia Carone, e di cui facevano parte Maria Rosaria Calò (la mascotte), Fernando e Francesco Carone, Fiorenzo e Ezio Calò, Roberto Cavallo, Micky e Marida D’Addario, Carlo Carucci, Emilia e Duccio Daresta, Gigliola e Fiorella Palazzo, Dina Mazza, Gianluca Schifone, ed altri i cui nomi al momento sfuggono (chiedo scusa). È superfluo aggiungere che quei ragazzi di allora oggi sono diventati tutti valenti professionisti, tranne la povera Dina Mazza, 5 6

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Turismo . . . . . .via di speranza . . . Cosimo Mazza Castello precipitasse ai livelli catastrofici cui è giunta (si tratta delle strutture portanti del turismo oritano!). Questi ed altri argomenti potranno cadere sotto l’attenzione degli osservatori nel tentativo di ripristinare quella coincidenza di opinioni che portò Pro Loco, Comune, Chiesa locale e Castello a convergere sull’obiettivo di inserire la nostra Città nel processo della generale rinascita nazionale, sottraendola ad un fenomeno di progressivo depauperamento, che non le consentiva di stare al passo coi tempi. La riflessione sui cinquant’anni del Corteo-Torneo, sulla Pro Loco e sul turismo in Oria dovrebbe favorire anche la ripresa di un dialogo, per il quale nel recente passato non sono mancate le sollecitazioni.6 Ad esse, però, è rimasto sordo chi avrebbe dovuto adoperarsi per mettere in piedi – prima che fosse tardi – una qualche iniziativa, che avrebbe potuto evitarci di perdere due elementi importanti delle nostre offerte turistiche: il Castello e il Giardino zoologico. Io penso che il dialogo sia ancora possibile, anche se – ovviamente – in termini diversi rispetto al passato. La ripresa del dialogo potrebbe porre fine ad un astioso o servile silenzio, che già ha arrecato troppi danni alla nostra Comunità e a tutto l’entroterra della provincia brindisina. Tuttavia è da augurarsi che il silenzio, determinato da una visione distorta della realtà, abbia insegnato qualcosa a ciascuno dei potenziali interlocutori. Ad esempio, che: √ il denaro, il potere o l’amicizia col potente, di per sé, non sono sufficienti a risolvere i problemi, che vanno previsti e affrontati prima che esplodano (l’esplosione potrebbe segnare il punto di non ritorno); √ l’esercizio delle responsabilità (siano esse politiche, amministrative, imprenditoriali o religiose) richiede la capacità di prevedere e governare gli eventi; √ l’adempimento di una missione, civile o religiosa, pubblica o privata, non può prescindere dalla conoscenza del contesto operativo della missione medesima; √ tra i compiti di chi gestisce “fatti umani” (politici, economici, che ci lasciò molto prematuramente, mentre frequentava l’Università a Firenze. 6 Mi riferisco in particolare a due mie precedenti “lettere aperte”: una in occasione della vendita del Castello (30 agosto 2007) e l’altra in occasione della chiusura del Giardino zoologico (30 giugno 2012). 7

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Turismo . . . . . .via di speranza . . . Cosimo Mazza sociali o religiosi) vi è quello di favorire uno sviluppo concreto delle complessive condizioni di vita di quella realtà in cui si collocano gli stessi “fatti”; √ l’individuo, pubblico o privato, rappresentante delle istituzioni o solo di specifici interessi personali, nelle sue iniziative non può ignorare le leggi dello Stato, che invece è tenuto ad osservare (Socrate lo testimoniò con la vita, quando preferì la cicuta alla fuga!). La ripresa del dialogo potrà servire a qualcosa? Io non mi faccio troppe illusioni, ho molti dubbi, ma voglio continuare a sperare. È un tentativo che non può essere trascurato: persone intelligenti non possono non rendersi conto che anche la tutela degli interessi particolari riesce più agevolmente quando questi si rendono compatibili con quelli generali. Su questa speranza si fonda la mia fiducia nella possibilità di rilanciare il turismo culturale, che può trovare sostegno nella storia e nelle tradizioni del territorio e può continuare ad essere di stimolo per i giovani, perché essi diano ancora credito alla possibilità di costruire il proprio futuro mantenendo saldi le radici della loro esistenza. Nella esposizione di alcune mie considerazioni mi atterrò a quanto in altre circostanze ho avuto modo di dire.7 In via preliminare, quindi, chiedo scusa per alcune inevitabili ripetizioni, dovute al convincimento che restano tuttora valide le risposte a taluni interrogativi di ieri e di oggi sulla nostra politica turistica. La nascita della Pro Loco Era l’anno 1959. Oria era amministrata da un Commissario StraIn particolare farò riferimento: a) ad una lettera del 21 marzo 2005, indirizzata ai Componenti del Consiglio di Amministrazione, del Collegio dei Probiviri e dei Revisori dei Conti, ai Soci Onorari, al Presidente Onorario della Pro Loco, al Sindaco, all’Assessore al Turismo; b) ad una lettera del 2006 inviata al dott. Donato Palazzo, al prof. Alvaro Ancora, all’avv. Cosimo Iacovazzi, al dott. Domenico D’Addario, al dott. Emilio Pinto, all’arch. Giovanni Caramia e ai Capitani dei Rioni; c) alle due “lettere aperte”, già citate nella nota n. 6 della precedente pagina 7, e a “Il racconto di una meravigliosa avventura”, scritto nel 2010 in onore del dott. Donato Palazzo. 7 8

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Turismo . . . . . .via di speranza . . . Cosimo Mazza ordinario.8 Un gruppo di amici, formato per lo più da dipendenti del Comune coordinati dal veterinario condotto,9 organizzò un concorso di pittura estemporanea, che si sarebbe concluso con una mostra. Le opere prodotte sarebbero state valutate da una giuria di esperti e alla prima classificata sarebbe stato corrisposto un premio in denaro. Per la maniera informale, e quasi del tutto occasionale, in cui aveva preso corpo l’iniziativa, il Commissario non poteva dare il premio, né direttamente, né tramite il gruppo degli organizzatori. Riflettendo sulle possibili soluzioni, venne l’idea di costituire un organismo associativo “riconosciuto” che, oltre a risolvere il problema Nel 1956 le elezioni amministrative avevano confermato, in Oria, la maggioranza al P.S.I. e al P.C.I., ma la debolezza degli uomini aveva infranto la volontà popolare. Alcuni consiglieri eletti nella lista del P.C.I., quelli della D.C. e quelli del M.S.I. diedero vita ad una Giunta Municipale che rimase in carica poco più di due anni, sino a quando gli stessi artefici non si resero conto che non si poteva andare avanti. Il Consiglio Comunale, a seguito delle dimissioni della maggioranza dei suoi componenti, fu sciolto e fu nominato Commissario Straordinario il dott. Ruggero Naselli, funzionario della Prefettura, che amministrò Oria per oltre due anni, dal 20 ottobre 1958 al 25 febbraio 1961. 9 Il veterinario era il dott. Domenico D’Addario, che dal 1° luglio dell’anno precedente – non ancora trentenne – era stato nominato veterinario condotto in Oria, quale vincitore di pubblico concorso. Il dott. D’Addario assunse servizio in Oria il 1° luglio 1958 e nel dicembre dello stesso anno organizzò l’albero di Natale in piazza Manfredi. Nel gennaio 1959 organizzò la Befana del Vigile; nel maggio successivo la I^ Gymkana Automobilistica, che si svolse nel Campo Sportivo in via G. D’Oria, ove ora ha sede il Municipio. Sempre nel 1959, in collaborazione con i fratelli Travaglini, fondò la squadra di Pallacanestro che operò per un certo periodo nel campo del Parco Montalbano. Nel giugno dello stesso anno fu artefice della “Gara dei Balconi Fioriti” e di un incontro di pugilato che si tenne nei locali del Cinema Excelsior in vico Torre S.S.. Nel successivo mese di luglio organizzò la mostra estemporanea di pittura, che portò poi alla costituzione dell’Associazione Turistica “Pro Loco”. Per concludere a questo punto l’elenco delle iniziative messe in atto dal dott. D’Addario in Oria nel periodo della sua attività di veterinario condotto e poi dirigente veterinario provinciale e nazionale, mi piace riportare uno stralcio della lettera inviatagli dal Commissario straordinario dott. Ruggero Naselli, in data 27 febbraio 1961, nel momento in cui lasciava le funzioni di Commissario del Comune di Oria: “I frequenti contatti avuti con Lei durante 28 mesi di gestione commissariale in questa Città mi hanno dato numerose occasioni per apprezzare, assieme a tante Sue ottime qualità, il Suo non comune spirito d’iniziativa associato ad una tenace volontà di operare nell’interesse della Città”. 8 9

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Turismo . . . . . .via di speranza . . . Cosimo Mazza contingente della mostra-concorso, avrebbe potuto mettere in atto altre iniziative utili allo sviluppo socio-culturale del paese. Si pensò ad una Pro Loco, un’associazione come quelle sorte in altre città italiane per favorire la promozione turistica mediante la valorizzazione delle risorse disponibili. Acquisita l’adesione dei componenti il Gruppo organizzatore del concorso di pittura e quella di alcune tra le persone più rappresentative della Città, si tenne un incontro nel vecchio Municipio (la Sala del Sindaco di Palazzo Martini) e, alla presenza del notaio dott. Francesco Marsella, si procedette alla formale costituzione dell’Associazione. Fu così che nacque in Oria l’Associazione turistica “Pro Loco”, che come tutte le consimili associazioni d’Italia si pose sotto l’egida dell’Ente Provinciale per il Turismo.10 In occasione del Natale dello stesso anno, con un pubblico manifesto, fu data notizia alla Comunità cittadina della nascita di questa Associazione e del suo programma. In quel manifesto si possono cogliere lo spirito e il desiderio del gruppo promotore11 di favorire iniziative Le Pro Loco sono libere associazioni di volontariato, sorte per promuovere lo sviluppo del territorio. Alle origini si interessavano delle bellezze naturali, dei prodotti tipici della terra e dell’artigianato, delle tradizioni popolari e del patrimonio storico-artistico locale. Furono molto diffuse in Europa già alla fine del XIX secolo. 11 Il Gruppo, pur essendo Presidente dell’Associazione il cav. del lavoro avv. Raffaele Pasanisi, di fatto era coordinato dal vicepresidente dott. Donato Palazzo, magistrato in Oria, tuttora vivente, prossimo a festeggiare le novantadue primavere. Il dott. Palazzo merita la nostra migliore considerazione per l’opera svolta in favore della nostra Città. È stato promotore con altri di alcune iniziative che hanno prodotto mutamenti significativi nella Comunità oritana. Tutti coloro che hanno a cuore il loro paese e auspicano di vederlo proiettato verso un futuro sempre più interessante e dignitoso, dovrebbero conoscere il dott. Palazzo. Questi è procuratore generale onorario della Corte di Cassazione; è stato giudice per 43 anni, componente del Consiglio di Presidenza della Società di Storia Patria per la Puglia, promotore delle Giornate Federiciane, convegni di studi internazionali su Federico II tenuti nel Castello federiciano di Oria. Giornalista pubblicista dal 1947; autore di numerosi libri su varie tematiche, pubblicati con diversi editori. Già Presidente del Consiglio di Amministrazione del Conservatorio Musicale “Tito Schipa” di Lecce. Fondatore e direttore del “Dizionario Enciclopedico di Polizia” in cinque volumi, delle riviste trimestrali “Giustizia e Società” e “Giovani - Realtà”. Premio della cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri per gli anni 1962, 1974 e 1979; medaglia d’oro del Presidente della Repubblica per i benemeriti della cultura, della scuola e dell’arte, e via dicendo. 10 10

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Turismo . . . . . .via di speranza . . . Cosimo Mazza finalizzate a smuovere dall’immobilismo un paese dalle antiche e nobili tradizioni, ricco di storia millenaria, ma sonnolento e pigro, legato a schemi di vita tradizionali, e di favorire nella popolazione iniziative atte a promuovere il turismo con nuove attività legate al territorio. Ciò avrebbe potuto offrire, soprattutto ai giovani, possibilità occupazionali più sicure e diverse da quelle tradizionali. Cosa, questa, non di poco conto in un periodo in cui si registrava un’emorragia sociale che andava assumendo dimensioni veramente impressionanti per la tendenza di tanti giovani a cercare, nell’emigrazione, la soluzione ai loro problemi esistenziali, impoverendo sempre di più il nostro tessuto comunitario. Dal manifesto si può rilevare – tra i promotori della Pro Loco – la presenza di chi, dotato di particolare dinamicità, era portato a creare gruppo e a movimentare l’ambiente, e di chi, alcuni anni prima, aveva preso parte alle Celebrazioni Oritane, sperimentando un periodo di collaborazione finalizzata alla scoperta e alla rivalutazione della Città.12 Ai più accorti non sfuggiva neppure un particolare all’apparenza insignificante, ma di grande rilievo in una Comunità lacerata da contrasti politici, tanto da non riuscire neppure ad assicurare alla Città un’Amministrazione democraticamente eletta: la Pro loco offriva a tutti la possiA noi Oritani, però, interessa soprattutto il ruolo svolto nella nostra Comunità, come cittadino che ha impegnato il suo tempo libero insieme ad un gruppo di amici, che – con lui e come lui – hanno messo a nostra disposizione cultura, passione ed esperienza. Io ho la fortuna di avere col dott. Palazzo una frequentazione di antica data, che mi ha consentito e mi consente di apprezzarne lo spessore culturale, il carattere serio e tenace, la grande disponibilità d’animo, l’impegno e la passione con cui si è speso e tuttora si spende, nonostante l’età, nelle iniziative finalizzate alla crescita umana, sociale e civile di Oria, sua patria di elezione. 12 Nel mese di maggio del 1955 era stato organizzato, sotto il nome di “Celebrazioni Oritane”, un ciclo di manifestazioni civili e religiose, che comprendevano, oltre ai tradizionali festeggiamenti in onore dei Santi Medici, alcune attività sportive (raduno di motorscooter e gara di tiro a piattello a San Cosimo), artistiche (Mostra Nazionale di Pittura su “Paesaggio e Folklore Pugliese”) e culturali (Giornata di studi storici su Oria e pubblicazione di un opuscolo sulle origini, i monumenti, gli aspetti e i personaggi storici più importanti della Città). L’iniziativa era ispirata dal vescovo Alberico Semeraro ed era garantita e guidata da un Comitato promotore presieduto dal giudice Donato Palazzo. Con essa si voleva richiamare l’attenzione su Oria ed in particolare sensibilizzare i giovani oritani, al fine di impegnarli in uno “sforzo di adeguamento” della Città alle sue “gloriose tradizioni”, per renderla consapevole delle sue responsabilità e partecipe del generale processo di rinnovamento del Paese. 11

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Turismo . . . . . .via di speranza . . . Cosimo Mazza bilità di superare le divisioni e di affrontare senza pregiudizi i problemi cittadini. In essa i contrasti e le lacerazioni, che caratterizzavano il mondo della politica e si riflettevano negativamente sulla vita dell’intera Comunità, potevano essere superati in un clima di dialogo, confronto e collaborazione, garantito dall’equilibrio del gruppo dirigente. Nella Pro Loco, accantonata qualsiasi forma di partigianeria, tutti avrebbero potuto confrontarsi liberamente alla ricerca del meglio, nell’interesse esclusivo della Città, e dare vita a iniziative condivise che avrebbero potuto stimolare l’Amministrazione Comunale e i privati cittadini a promuovere azioni che favorissero concretamente lo sviluppo complessivo della nostra realtà territoriale. E fu proprio così: nella Pro Loco di quegli anni regnò sempre uno spirito costruttivo, che consentì a tutti i partecipanti di lasciarsi guidare unicamente dal desiderio di contribuire a dare ad Oria nuove e diverse prospettive di sviluppo. Le divisioni furono messe da parte e tutti ebbero modo di esprimere le proprie idee in assoluta libertà. I promotori di questa nuova Associazione ritenevano di dovere scuotere Oria dal torpore che l’avvolgeva, utilizzando la storia, le tradizioni, i costumi, i monumenti e le “realizzazioni dell’arte e del pensiero”, e si ripromettevano di collaborare con le autorità, civili e religiose, al fine di rendere più funzionali i servizi pubblici esistenti e di crearne altri che, pur essendo necessari, ancora mancavano del tutto. Essi erano consapevoli di vivere in una Città che, pur avendo alle spalle un passato ricco di storia e di tradizioni, sembrava interamente calata in un contesto socio-culturale povero e deprimente, e avvertivano il bisogno di darle degli impulsi, se non per riportarla ai fasti dell’età migliore, almeno per consentirle di stare al passo coi tempi. Nel maggio 1960 fu pubblicato il primo Numero Unico della Pro Loco,13 col quale il gruppo promotore, utilizzando la collaborazione di alcuni rappresentanti della migliore cultura locale, tentò di tracciare un profilo complessivo della situazione oritana, sotto l’aspetto storico, paAl Numero Unico fu dato un titolo molto significativo: “Oria... ieri... oggi”. Alla sua stesura contribuirono alcuni uomini di diversa esperienza che, affrontando particolari aspetti della storia, delle tradizioni e dell’economia locale, vollero confermare sul piano pratico gli intendimenti della “Pro Loco” e tracciarono i percorsi da seguire per dare nuove e moderne basi di sviluppo alla vita della Città. 13 12

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Turismo . . . . . .via di speranza . . . Cosimo Mazza esaggistico, economico, sociale e culturale in genere, per meglio definire l’ambito in cui collocare le proprie iniziative. Una nuova realtà associativa in un contesto socio-culturale povero e disgregato Negli scritti contenuti nel Numero Unico del 1960 si notano ottimismo e fiducia: gli autori erano fiduciosi nelle possibilità di sviluppo della Città e riuscivano a trasmettere agli altri il loro ottimismo e la loro voglia di fare. Erano consapevoli di questo loro carisma e ciò li spingeva a ricercare idee, su cui impostare iniziative di ampio respiro, che coinvolgessero i diversi strati della popolazione e costituissero un interessante richiamo turistico. La loro attenzione finì col concentrarsi su due aspetti della vita della Comunità: la storia e la tradizione religiosa. La combinazione di questi due filoni poteva costituire una solida base per un turismo che, oltre ad incentivare la conoscenza del passato, avrebbe aiutato a riscoprire e valorizzare le tradizioni, contribuendo con ciò alla formazione di una nuova coscienza civica. Tutto ciò avrebbe comportato l’avvio di nuove attività imprenditoriali che avrebbero determinato di fatto una sostanziale trasformazione della realtà oritana. La loro scelta – a dir poco – fu audace, in un ambiente pigro e sonnolento! Essa richiamava l’attenzione su attività che avrebbero trovato alimento nelle tradizioni del territorio ed avrebbero potuto suscitare un certo risveglio culturale nella popolazione, soprattutto tra i giovani, ai quali – in particolare – era rivolta la sollecitazione ad uscire dallo stato d’inerzia, che da troppo tempo caratterizzava la vita della Comunità. In sostanza veniva proposto un turismo di tipo culturale, fondato principalmente sulla presenza del Castello14 e del Santuario di San CoPer rafforzare il controllo sul territorio e sulla popolazione oritana, i Normanni fecero costruire a nord della Cittadella, nel punto più alto, una Rocca (il Baglio) che fu sede delle guarnigioni militari e del responsabile del potere amministrativo. Successivamente la Rocca fu ampliata, inglobando lo spazio occupato dalla vicina Chiesa paleocristiana, e trasformata in Castello da Federico II di Svevia. Il Castello fu, poi, potenziato con l’aggiunta di altre strutture difensive, come le torri cilindriche di epo14 13

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Turismo . . . . . .via di speranza . . . Cosimo Mazza simo.15 Si trattava, quindi, di creare nuovi motivi di richiamo verso il Santuario e verso la Città. Al Santuario, dove affluiva un pellegrinaggio sostenuto dalla devozione per i Santi Medici, molto era stato fatto dal Vescovo16 per migliorare l’accoglienza, favorire la permanenza e soddisfare alcune fondamentali esigenze dei pellegrini,17 per i quali occorreva promuovere altre opportunità, senza sminuirne, anzi alimentando, i tradizionali interessi religiosi. Cosa fare per trasformare il pellegrinaggio, concentrato in alcuni giorni di primavera e d’inizio autunno, in turismo religioso da svilupca angioina, o con adattamenti finalizzati a renderlo più rispondente alle esigenze dei tempi. Nel 1933 il Castello, ridotto a poco più di un rudere, fu ceduto dal Comune alla famiglia Martini Carissimo, che lo restaurò per farne la propria dimora. I Martini Carissimo, negli oltre settant’anni in cui il Castello è stato di loro proprietà, lo hanno considerato la “loro” casa di abitazione e non sono stati mai disposti a specularci sopra, o a consentire che altri lo facessero. Essi – in particolare l’architetto Gennaro, ultimo dei Conti di Castel d’Oria – non hanno mai esitato, però, a metterlo a disposizione della Città, quando questa, direttamente o indirettamente, ha avuto occasione di organizzare iniziative di grande rilievo culturale o turistico, oppure quando ha dovuto ricevere ospiti di particolare riguardo, italiani o stranieri. In tutte queste circostanze i Martini Carissimo, con ammirevole signorilità, si sono mostrati sempre ospiti generosi. Nel luglio del 2007 il Castello è stato venduto alla Borgo Ducale Srl che ha eseguito lavori di consolidamento e ristrutturazione, che, a quanto si dice, hanno portato alla luce nuove testimonianze del nostro passato lontano. 15 Il Santuario di San Cosimo alla Macchia si trova a circa cinque chilometri da Oria, a sud est del centro abitato. Trae origine da una piccola cappella sorta probabilmente tra l’VIII e il IX secolo, quando in Oriente infuriò la persecuzione iconoclasta e i monaci basiliani, e i cristiani in genere, fuggirono numerosi alla volta dell’Italia, portando con sé le immagini sacre da mettere al sicuro. Negli ultimi cinquant’anni il Santuario ha subito profonde trasformazioni, che ne hanno fatto un centro di culto e di pellegrinaggio dei più accoglienti e frequentati di Puglia. Alcuni ritrovamenti archeologici, emersi durante gli ultimi lavori di restauro e sistemazione, connessi col Giubileo 2000, hanno confermato l’esistenza di un Casale medievale (il Casale di San Cosimo, attivo tra il VII e il IX secolo) intorno alla originaria chiesetta rurale. 16 Era vescovo Monsignor Alberico Semeraro, che fu a capo della Diocesi di Oria dal maggio 1947 sino al suo ritiro per limiti di età, avvenuto nel marzo 1978. 17 Per migliorare l’accoglienza, il Santuario era stato dotato di rete elettrica, di linea telefonica e di un ufficio postale; era stata realizzata la Casa del Pellegrino, erano stati creati ampi parcheggi, un parco verde, un bar ristorante ed un mercato. Per agevolare la partecipazione ai riti liturgici era stato costruito un altare all’aperto. 14

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Turismo . . . . . .via di speranza . . . Cosimo Mazza pare nell’intero anno solare? Questo era il problema! Prima di tutto bisognava migliorare le vie di accesso al Santuario e i collegamenti con Oria e con la stazione ferroviaria, e non solo nei giorni destinati ai festeggiamenti dei Santi Martiri, ma per tutti i giorni dell’anno. A tal fine la Pro Loco propose l’istituzione di un servizio urbano di collegamento tra la stazione ferroviaria e il centro abitato, con due corse giornaliere a San Cosimo. Il Commissario Prefettizio condivise tale proposta e la realizzò.18 Si pensò di sistemare degli animali nel parco attiguo al Santuario e per una maggiore compatibilità con la sacralità del luogo fu preparato il progetto per uno zoo biblico. Le difficoltà per la realizzazione e per la gestione di tale progetto spinsero a ripiegare su un’opera più modesta e meno costosa: il piccolo zoo. E si giunse alla nascita del giardino zoologico, che è rimasto in funzione sino all’anno 2012, quando è stato chiuso senza neppure una comunicazione all’Amministrazione Comunale, né alla Pro Loco, due enti che avevano lavorato per anni per la sua nascita e il suo sviluppo.19 Oltre che come raccolta di animali da “mostrare” ai visitatori e come promozione del turismo nel territorio, il giardino zoologico di San Cosimo era stato concepito ed organizzato per favorire la conoscenza degli animali e del loro habitat, per proteggere e conservare alcune specie in estinzione e per avviare un processo di collaborazione con i centri di ricerca delle Università vicine. A quest’ultimo fine, annesso allo zoo, era stato creato un Museo Didattico, unito ad un laboratorio frequentato soprattutto da studenti universitari impegnati in ricerche per lo svolgiVenne istituito il servizio di autobus urbano FA.DE.MA.FA., di collegamento del centro abitato con la stazione ferroviaria secondo l’orario di arrivo e partenza dei treni. Furono previste due corse giornaliere per il Santuario, una al mattino e l’altra nel pomeriggio. 19 Per farsene un’idea, sarebbe sufficiente ricordare il riconoscimento unanime dell’impegno entusiastico ed appassionato della Pro Loco, che sin dal 1961 aveva svolto una costante opera d’incentivazione e di potenziamento dell’iniziativa, o della “felice intuizione di un vescovo moderno e coraggioso” o della “solerte e appassionata opera del dott. Domenico D’Addario”, che in breve tempo avevano saputo realizzare un’opera che si era imposta all’attenzione degli studiosi e dei visitatori ed era diventata uno dei centri turistici di maggiore interesse della Puglia. 18 15

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