Il Severino maggio 2016

 

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Il giornale studentesco di via don Minzoni, Voghera

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Redattori responsabili: Antonia Vincovici, Giulia Salatin, Francesco Oliva Anno XXV - maggio 2016 - numero II Periodico a cura degli studenti delle sezioni del Liceo Classico e del Liceo delle Scienze Umane Il Severino

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Indice:! Editoriali 1! Bibliomania 2! Grattoniland 3! Il laboratorio dello scienziato 7! Musical box 8! Playlist 9! Cinemania 10! I racconti del Severino 12! Bacheca 16! Inbox 17! L ’angolo degli ex-Grattoniani 19! Idioteque 21! Ringraziamenti e sponsor 24!

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Editoriali ! ! Post scriptum ! ! ! di Antonia E capita di realizzare che questo è l'ultimo editoriale che mai scriverai per questo giornale. Sottolineo giornale, perché il termine giornalino scolastico mi è sempre parso alquanto riduttivo nei confronti di questa creazione, che ho amato con tutto il mio cuore sin dal primo momento in cui ho messo piede a scuola. E' stata e sarà una di quelle certezze in mezzo ad un mare di dubbi incomprensibili, una certezza che mai nessuno riuscirà a demolire, nemmeno coloro a cui non interessa assolutamente nulla del Severino. Ho veramente incontrato persone che erano talmente tanto prese dal loro egocentrismo e dall'incessante bisogno di dimostrare al resto del mondo di essere alternativi, che anche quando ho cercato di spiegare loro la grande importanza di questo giornale studentesco mi hanno voltato le spalle ridendo. Ho una domanda da farvi, ora che ho quasi finito i fantomatici cinque anni di esperienza nel mondo liceale: siete alternativi esattamente a che cosa? 
 Ciò che queste persone non hanno ancora compreso - e che molto probabilmente non comprenderanno mai - è il fatto che il mondo ha bisogno della possibilità di esprimere ciò che gli passa per la testa. Giorno e notte, senza sosta, ognuno di noi è travolto da mille idee e mille domande, e ci sono giorni in cui siamo talmente tanto concentrati sulla nostra vita che non ci accorgiamo di non essere affatto soli. Ci sono miliardi di anime là fuori, e voi vi chiedete se mai incontrerete qualcuno capace di 
 capirvi: scrivere significa mettere nero su bianco le vostre idee, è come appendere su un muro un annuncio che dice "Cerco qualcuno che mi capisca e che la pensi come me, dove accidenti sei?". Dove accidenti è finita la nostra creatività e la nostra immaginazione? Come potete non 
 rendervi conto di quale grande fortuna avete fra le mani, poter esprimere il vostro pensiero e poter parlare di voi stessi al mondo...
 Di questi cinque anni passati al liceo, tre li ho passati a dare tutta me stessa affinché il Severino avesse successo e ricevesse la stima di tutti. Non me ne sono pentita per alcuna ragione, perché alla fine il tanto amato Seve ha ! ricevuto riconoscimenti e onori e complimenti da moltissima brava gente. Vorrei ringraziare queste persone, che, credendo in noi, non hanno mai smesso di credere in loro stesse e nei loro sogni. Vorrei ringraziare quelli che hanno creduto nella mia follia e nel mio desiderio di cambiare il mondo. E a tutti quelli che solo ora, leggendo questo editoriale, si sono pentiti di non aver mai provato a scrivere, dico semplicemente: non sapete cosa vi siete persi. ! ! Questo non è un titolo ! ! ! di Giulia E' l'inizio di una nuova era.
 Il principio di un nuovo mondo.
 Ora che Leonardo Di Caprio ha vinto l'Oscar, la realtà così come la conoscevamo non esiste più. 
 I monti riecheggiano nei loro clivi di urla gioiose e canti di speranza. Le belve feroci attraversano torrenti impetuosi e saltellano felici con Georgie nei prati. E, no, nemmeno questa volta il mio sarà un editoriale serio.
 Perché questo in realtà NON E' un editoriale. 
 Perché io non sono io, e voi non siete voi.
 Perché la verità non è nel mondo.
 La verità è Una e Sole e Volontà e Acqua. Tutto questo non ha senso.
 Chi l'ha deciso che ogni cosa debba avere un senso? La bellezza non ha senso. La musica non ha senso. L'amore non ha senso. L'odio non ha senso. Eppure ci sono. Sono lì, cioè qui, nel mondo. E SONO. 
 Forse
 quindi questo è un editoriale. 
 Io sono io, voi siete voi. 
 E la verità ci stuzzica da sotto il naso. Grida. Scalcia. Ma
 tutto questo non ha senso. 1

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Per non dimenticare… HIROSHIMA ! ! ! di Olly Ho visto l’inferno aveva mille colori un lampo e bagliori poi sangue e morte. Un mattino di sole guardo i miei fiori. I colori ci avvolgono, si fondono poi silenzio, fantasmi intorno,ovunque, guardo i miei fiori, li vedo appassire. La radioattività non ha né colore né odore ma tutto va a morire ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! Bibliomania 7- cercate posti nuovi e imparate a godervi quelli che già conoscete; 8- fate quel che vi piace; 9- rispettate la regola d’oro del bagaglio: poco ma buono; 10- ricordate: ogni viaggio è uno spettacolo. Le parole chiave di questo atlante sono: insegnamento, incoraggiamento, ispirazione. E’ importante trovare persone di riferimento, di impegnarsi con e per gli altri, di avere abiti mentali adeguati, di agire con semplicità ma, soprattutto, di capire come e dove si vuole arrivare. Infatti l’autore non vuole indicare una meta, quella la decide chi viaggia; prova invece a fornire qualche consiglio per la traversata, perché una guida è spesso utile. Perciò se volete avventurarvi nel viaggio della vita, Severgnini è un ottimo compagno: ironico, affettuoso e preciso. Altri compagni che mi sento di consigliarvi sono: il Dottore, Alberto Angela, l’autista del vostro bus. Beppe Severgnini La vita è un viaggio ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! di Francesca Tornari, IV A SU Salve Grattoniani! Eccomi qui pronta a riprendere il mio racconto sui libri letti la scorsa estate dai titoli particolarmente eloquenti. Il giornalista e opinionista Beppe Severgnini, che dopo anni di arrivi e partenze ha sviluppato una certa competenza, è forse l’autore italiano più indicato a trattare l’argomento viaggi, capace di trasportarci ovunque, in un’avventura in camper attraverso l’America o nei Paesi Nordici (tutte le sue escursioni sono raccolte nella sua autobiografia “Italiani si diventa”). Ma questa volta Severgnini non ci conduce in nessun luogo se non in noi stessi, con un piacevole “Atlante di navigazione” in dieci punti: 1- non esistono posti banali; 2- viaggiate con i cinque sensi; 3- organizzatevi, ma non troppo; 4- rilassatevi: non esiste un viaggio senza un inconveniente; 5- non distraetevi, attenti alle parole; 6- prendetevi una pausa, concedetevi il giusto sonno; ! ! ! 2

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Grattoniland ! Il Liceo Classico, una scelta di vita ! ! ! di Beatrice Bartilucci, III B cl ! ! ! ! ! ! Presso il Liceo Classico di Voghera, ogni anno, vengono proposte molte attività, che di questo amore per la cultura sono un'eccellente dimostrazione, con lo scopo di integrare e di completare il nostro percorso di studi da laboratori sul DNA e mostre d’arte a rappresentazioni teatrali e conferenze. La “Giornata Gabetta”, per esempio, istituita per commemorare un professore molto amato e rispettato, è sempre un'esperienza di alto livello culturale. Il titolo della conferenza tenuta quest’anno dalla dottoressa Maria Elena Gorrini, docente di Archeologia presso l’Università di Pavia, è stato “Akrotiri: mercanti, navi, vulcani e tsunami”. Prendendo spunto dagli scavi e dai lavori di conservazione, la dottoressa ha amalgamato storia classica, arte micenea e cicladica, riflessioni politico-economico-sociali, archeologia, geologia e vulcanologia per ricostruire l'evoluzione della civiltà antica che, distrutta più volte da catastrofi ambientali, si è “ricostruita” e ha posto le basi su cui è nata la Grecia della tradizione. Il liceo classico dunque non è una scuola “morta”, come non lo sono le sue materie: anzi, si sta allontanando dal “pericolo di estinzione” per mostrarsi più “viva” che mai. La Notte Bianca dei licei classici, festeggiata a livello nazionale il 15 gennaio 2016, ha visto anche a Voghera un’elevata partecipazione non solo di docenti, studenti e genitori, ma anche di semplici curiosi: ciò dimostra quanto l'istituto rivesta ancora un ruolo importante per la comunità locale. La lettura di una poesia di Saffo in greco, latino, italiano e inglese e di un estratto da “Il sentiero dei nidi di ragno” di Calvino, il ritorno di Ulisse e scene recitate dall’ “Antigone” di Sofocle, dalle “Baccanti” di Euripide e dall’ “Eutifrone” di Platone, la musica e il canto sono state solo alcune delle attività proposte. La varietà delle attività proposte è stata in perfetta armonia con la filosofia del classico: collegare il passato con il presente, per non smettere mai di imparare e valorizzare al massimo la potenza della cultura. Il liceo classico, fin dalla sua nascita, ha sempre vissuto momenti spasmodici di “crisi” in cui il numero degli iscritti cala e le sezioni si riducono. Il motivo principale di questo fenomeno, forse, sono le varie dicerie che circolano, spesso ad iniziativa di persone che non hanno nemmeno frequentato il liceo. I pregiudizi sono molti: il classico è la scuola dell'élite, la più difficile, causa di esaurimenti nervosi… E soprattutto, è una scuola “morta”. Senz'altro, è un indirizzo che richiede molto impegno e voglia di studiare, a volte è stressante e ci si arrabbia spesso per la mole di materiale da preparare in vista delle infinite verifiche ed interrogazioni. Detto questo, non è impossibile avere successi scolastici, vivere in modo sano ed avere una vita sociale. Il classico non è una “selva oscura” ma possiede qualità che spesso vengono dimenticate. La prima è l'atmosfera: un ambiente familiare, in cui si respirano serenità e accoglienza, del tutto alieno da atti di bullismo e violenza purtroppo frequenti in altri tipi di istituto. Un buon clima di apprendimento, aiutato da un buon rapporto con i professori, influenza molto l’andamento scolastico: in classe si è stimolati a studiare ed ad interessarsi anche a questioni di attualità, i professori spingono a pensare con la propria testa e sono sempre disponibili, anche fuori dall’aula. La seconda è l'amore per la cultura: agli studenti viene insegnato ad apprezzare il suo valore e a capire la sua importanza. Al liceo classico non si impara solo un metodo di studio, ma anche un'etica per la vita: attraverso un costante e quotidiano confronto interdisciplinare, si diventa persone in grado di avere uno sguardo critico e di sostenere le proprie tesi con sicurezza. Lo studio “matto e disperatissimo” di materie sia scientifiche sia umanistiche fornisce gli strumenti per una fondata critica della realtà e apre la mente alle illimitate interpretazioni che di essa si possono dare. ! ! 3

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Il viaggio: tra passato, presente e un futuro da disegnare situazione perché i viaggiatori sono sognatori, non possono non esserlo, perché è naturale comprendere meglio osservando il mondo da un'altra prospettiva, perché è indispensabile sognare di poterlo migliorare e perché è necessario agire per realizzare il proprio obiettivo. Viaggiare è cambiare, ricordare e sognare. Non smettiamo mai di viaggiare. ! ! di Gabriele Garbagnoli, II A cl Un viaggio porta sempre con sé dei ricordi, sfuocati nella memoria o distinti, nitidi come se non fossero mai completamente trascorsi. Eppure c'è sempre anche qualcosa che manca, che si vorrebbe fissare e che si tenta fragilmente di ricostruire frammento dopo frammento, che immancabilmente però sfugge, inafferrabile. Il viaggio è l'equilibrio sottile tra il tutto e il nulla, fra il perdersi nei pensieri e il ricercare quelli di cui ci si è inavvertitamente privati ma verso cui si sente un'irrazionale esigenza di ritornare, per fare chiarezza o, forse, solo per vedere completa una parte della propria vita. Così, i viaggiatori partono, navigano come moderni nocchieri guidati da stelle senza riflessi sul mare della Storia e delle storie, troppo travagliato e mosso per poter essere compreso. La destinazione esercita un fascino irresistibile, foriero di aspettative e sogni, in un'incertezza utile, salutare, che comporta l'opportunità di ritrovare se stessi e di avanzare man mano nella costruzione del proprio mondo. E' dal vedere realizzate o illuse le proprie speranze che si crea nel proprio universo quell'alone di magia che ammanta i luoghi visitati. E' da quella stessa magia che nascono i ricordi, quelli che non si dimenticano mai davvero, che riemergono nella memoria quando meno ce lo aspettiamo, e ci sorprendono: una canzone, un sapore di un piatto, una frase o una situazione simili riportano indietro di mesi, anni e fanno fermare per un attimo il tempo, sospeso nell'immobile passato, per poter assaporare poi meglio il presente. E' da questo passato che si acquisisce la consapevolezza della propria identità forgiata dalle esperienze personali e che non può renderci simili a nessun altro. Non tutti i viaggi e i ricordi, tuttavia, rimandano a sensazioni che si vorrebbe conservare per sempre, ma a esperienze che si spererebbe poter cancellare. Anche e soprattutto in questo caso bisogna avvicinarsi con un profondo senso di affetto ai luoghi e ai momenti trascorsi, impegnarsi più a fondo nel cercare quanto di coinvolgente ci deve essere stato. Qualora non si riesca a ricordare nulla di positivo, vale la pena comunque di riflettere su come poter cambiare la ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! 
 I Gonzaga tra noi: storia di fantasmi, di sabbia, di Giganti … di Cecilia Bardoni, IV A cl ! ! La professoressa leggeva la storia di Amore e Psyche e proprio nell’attimo in cui lei stava per versare incautamente l’olio bollente sul viso splendido dello sposo sconosciuto, il bussare inopportuno della bidella interrompeva la suspense dell’ascolto in cui, affascinati, anche i più renitenti alle spiegazioni si erano lasciati trasportare per il clima fiabesco della curiosità punita.
 - Prof., scusi, ma è arrivata una lettera… -
 - Perché mi interrompe, Dora, non vede che sto spiegando? -
 - Dicevano che è urgente… mi scusi… -
 Sotto gli occhi e tra le mani della prof la lettera appariva impossibile: i mittenti si firmavano Vespasiano e Francesco II Gonzaga. La lettera era un cortese invito, rivolto a tutti noi, a visitare i luoghi più significativi e di cui andavano più orgogliosi: Sabbioneta e Mantova.
 - Se volete vedere Amore e Psyche e sapere come la storia andrà a finire, venite da noi e lo scoprirete… - Così si apriva la lettera quasi che gli autori avessero udito la nostra lezione. 4

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- Vi aspettiamo là il 3 marzo. Non mancate - così si chiudeva.
 Sembrò uno scherzo, uno scherzo ben fatto. Tuttavia non lo era. Ma ancor prima di capirlo, accettammo l’invito.
 Così, la mattina del 3 marzo partimmo per Sabbioneta. Dopo due ore circa di viaggio, all’orizzonte riuscivamo a scorgere alcuni dei possenti e antichi bastioni della cittadina, ancora circondati dall’antico fossato a sei punte, come le città ideali del Rinascimento. Poco più tardi il nostro pullman accostò, passando attraverso un varco delle mura situato appena prima di Piazza d’Armi, al centro della quale una bianca statua della dea Atena, sorretta da un’alta colonna ci riportava all’antica Grecia. La scultura era piuttosto piccola, ma esprimeva alla perfezione l’eleganza e la raffinatezza del luogo, ed il suo candore era tanto da sembrare essere sfuggito agli effetti del tempo.
 Dopo esserci rifocillati, entrammo nel Palazzo del Giardino. Non c’era anima viva. Mentre ci guardavamo in giro abbastanza spaesati cercando la guida, una misteriosa voce, ben udibile, ma senza corpo ci accolse. – Grazie per aver accettato il nostro invito. Mi presento: sono Vespasiano Gonzaga -. Eravamo molto stupiti, e pensavamo si trattasse ancora di uno scherzo. Quella voce disse di posare gli zaini, e di salire di scale. Detto fatto. Una volta arrivati al piano superiore, capimmo che quello non era uno scherzo, ma un autentico salto nel passato. Completamente immersi nell’antichità dell’edificio, ci lasciammo guidare dalla voce che avevamo accettato come guida. Egli iniziò a spiegare la storia della sua piccola città: era frutto dei suoi progetti e dei suoi disegni e, costruita a partire dalle mura, incarnava il modello perfetto di città ideale ma al contempo era anche in posizione strategica. - Il suo nome significa “sabbia pulita”, sabbia-neta, appunto -. Chiarì poi le origini del Palazzo del Giardino: nato come luogo di relax per lui stesso. Ogni stanza era quasi interamente affrescata, una diversa dall’altra. Sulle pareti erano dipinti miti greci e latini e c’erano riferimenti all’Antica Roma e alla passione di Vespasiano per la collezione di oggetti di quell’epoca. – A proposito, disse, sapete come tutti questi oggetti sono arrivati qui? - Guardò le nostre facce curiose e ridacchiò. – Belli erano i tempi del Sacco di Roma… io e altri conti “recuperammo” - affermò in tono beffardo - parecchi cimeli di questo genere. Ne è un esempio la splendida statua che avete visto al vostro arrivo. Riuscimmo a cogliere il sarcasmo, al che lui rise e concluse - Sto infangando la mia reputazione per saziare la vostra curiosità con pettegolezzi: so che a molti giovani d’oggi poco interessa la semplice storia se non viene arricchita con particolari accattivanti. Quindi siate riconoscenti. Ringraziammo con un coro ironicamente lusinghiero, sussurrando tra noi qualche osservazione su come il fantasma di una persona vissuta in un’epoca tanto lontana potesse in un certo senso capirci e scherzare con noi. Vespasiano riprese a guidarci nel palazzo. Questa sua passione colpiva. In ogni oggetto, in ogni rappresentazione si manifestava la capacità di trasformare e ridare ad ogni stanza non solo un significato nuovo rispetto a quello originale, ma anche un senso che ne rendesse subito comprensibile il riferimento simbolico alla famiglia Gonzaga, (la tortora in un mezzo nido, ad esempio simboleggiava la fedeltà dell’amore in qualsiasi circostanza). Ogni dipinto era realizzato con il preciso intento di evocare, di alludere, di spiegare e le illusioni prospettiche enfatizzavano ancora di più il fatto di voler imitare la potenza romana.
 Sempre accompagnati dalla voce del Gonzaga ci spostammo poi nel Teatro all’Antica: spettacolare! Raffinato, elegante e suggestivo, nella sua piccolezza e semplicità, uno dei primi teatri fissi dell’epoca. La scenografia era molto particolare: stretta, alta e inclinata. Tuttavia ciò che lasciava senza fiato era alle nostre spalle: le statue degli dèi greci principali (ed Eracle) osservavano ogni nostro movimento. Contestammo, però, l’assenza di Ade, ed il fatto che Zeus ed Era, nonostante la loro importanza, non fossero al centro del semicerchio divino. Al loro posto stavano Artemide ed Apollo: probabilmente per il loro legame con le arti e la musica. Dietro ancora, più in basso, erano affrescati spettatori entusiasti ed onnipresenti. Raggiungemmo Palazzo Ducale, il vero e proprio centro politico di Sabbioneta. Ambiente solenne, freddo ed imperiale. Vi erano parecchie stanze anche qui. Due in particolare ci colpirono: quella con le statue in legno equestri di Vespasiano e dei suoi antenati, e quella delle città, alle cui pareti erano raffigurate Genova e Costantinopoli, forse per rappresentare l’Est e l’Ovest del mondo e la vocazione ecumenica dei Gonzaga che, da mercenari alle prese con il sacco di Roma, si erano lasciati sedurre dal fascino della cultura greca e romana e avevano con capacità visionaria collocato se stessi tra gli dei di quel mondo o così volevano far credere ai loro sudditi, per rafforzare l’immagine che di sé andavano componendo. Si circondarono infatti degli artisti più quotati del loro tempo. 5

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Mentre osservavamo ammirati i soffitti a cassettoni, dalle geometrie perfette e imponenti, realizzati con legno pregiato profumato per allontanare i tarli, la voce mutò e si presentò come quella di Francesco II Gonzaga.
 Sotto la sua guida raggiungemmo Palazzo Te. Anche questo luogo era destinato all’ozio del padrone e della corte. Il nome della reggia deriva dal luogo di costruzione (isola del Te, lago del Paiolo), e dal teieto, ovvero il bosco di tigli. Il palazzo è composto da numerosissime stanze. Fu lì che trovammo la stanza di Amore e Psiche dove l’artista, Andrea Mantegna, raffigurò il mito attraverso numerosi riquadri, completando l’opera con altre scene mitologiche accomunate dal tema dell’amore tormentato e dei banchetti di nobili e plebei; la stanza del Sole e della Luna, suggestiva, nella sua semplicità, ci accolse poi con le sue pareti bianche, nel guidare lo sguardo curioso e un po’ spaesato verso il soffitto (a forma di stiva di nave per conferire realismo all’opera), dove l’unico affresco raffigurava il passaggio dalla notte al giorno, momento in cui Apollo fa tramontare il Sole col suo carro, e Artemide fa sorgere la Luna in cielo; quasi fosse un montaggio cinematografico, il dipinto suggeriva e tagliava, proponeva e lasciava all’immaginazione dello spettatore ricostruire il pezzo mancante: i cavalli erano per metà già spariti nel giorno che usciva e gli altri erano entrati solo per metà nella notte che entrava, ma quale sintesi di eternità del tempo, di ciclicità e sicurezza, certezza del domani e sicurezza delle basi gettate ieri…
 Nella stanza dei cavalli, una sala destinata ai banchetti in cui erano raffigurati, sulle pareti, i pregiati destrieri della famiglia Gonzaga: Dario, il cavallo prediletto, si divertiva beffandosi ancora oggi di noi, nel suo modo di inseguirci con lo sguardo prospettico e onnipresente, dipinto in modo da fissare i visitatori qualunque fosse la direzione del loro movimento. Ma la più emozionante, coinvolgente, spettacolare e maestosa delle stanze ci accolse col fragore suggerito dalle immagini stesse: era quella dedicata ai Giganti, schiacciati dagli stessi massi con cui avevano avuto intenzione di raggiungere l’Olimpo. Le loro espressioni grottesche, esagerate, non lasciavano dubbi sulle loro intenzioni condannate alla sconfitta: gli dei olimpici non si sfidano, pena l’autodistruzione. E’ l’unica stanza dipinta senza lasciare un centimetro all’aria; ciò crea anche oggi un senso di soffocamento, accentuato, al tempo di Mantegna, da veri sassi aggiunti sul pavimento (e rimossi recentemente). Usciti da Palazzo Te, il cuore di Mantova, piazza Sordello, ci attendeva con il Castello San Giorgio, una fortezza in stile gotico, in origine molto spoglia poiché non aveva la funzione di alloggio. Quando i Gonzaga dovettero trasformarla in un luogo dove abitare, la fecero adattare alle proprie esigenze di tutela (le diverse torri vennero unite da mura e gradoni per proteggere i membri della nobile famiglia) ed estetiche (vennero aggiunti quadri, affreschi ed altre opere d’arte). La stanza più famosa ed importante è la Camera degli Sposi. E’ una camera di rappresentanza, quindi non ha mai avuto la funzione di camera nuziale. Sul soffitto la perfezione è rappresentata dalle forme del cerchio e del quadrato. Le pareti rappresentano, in modo solenne e rigoroso scene formali ed informali. Le altre stanze servivano per illustrare l’orgoglio, la potenza e la ricchezza dei Gonzaga tramite quadri, ritratti, armi. La Basilica di Sant’Andrea, ci aspettava usciti da piazza delle Erbe con il prospiciente Broletto. Ancora oggi lì si affaccia un serio Virgilio scolpito a memoria nei luoghi dove visse la sua prima giovinezza. Giù, nella cripta, si conservano le reliquie del santo: due calici con la terra bagnata dal sangue di Cristo crocifisso. La tradizione vuole che Longino, colui che trafisse il costato di Gesù, le abbia portate fino a Mantova. Furono contese e rubate, ora vengono conservate come un amuleto e rinvigoriscono, una volta l’anno, la fede dei Mantovani. 
 Conclusa la visita e salutati i nostri fantasmi, afflitti per non poter più gustare dolci locali come la sbrisolona, che ci dividevamo e mangiavamo senza contegno, tornammo a casa esausti, con il ricordo di una magnifica città che, giustamente, ha conquistato il titolo di Capitale italiana della Cultura proprio quest’anno. 6

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Il laboratorio dello scienziato ! ! ! ! Liquido di spin quantistico: un nuovo stato della materia di Lorenzo Marti Si chiama quantum spin liquid (QSL) ed è un nuovo stato quantistico della materia. Per intenderci, questo bizzarro fenomeno naturale è da porre accanto alla triade classica di stati solido, liquido e gassoso. Ipotizzata dal fisico Premio Nobel Philip Warren Anderson una cinquantina di anni fa, l’esistenza di questo stato quantistico è stata confermata attraverso un esperimento condotto dall’Oak Ridge National Laboratory in Tennessee, USA. In un articolo pubblicato sulla rivista Nature Materials il 04/04/2016 sono esposti i risultati sperimentali che hanno verificato l’esistenza del quantum spin liquid. L ’esperimento consiste in un bombardamento di atomi di tricloruro di rutenio (RuCl3) con fasci di neutroni; questa procedura, nome tecnico scattering, permette di tracciare le traiettorie seguite dai neutroni dopo l’urto con gli elettroni del reticolo cristallino. Infatti il reticolo, immerso in un campo magnetico e a temperatura prossima allo zero assoluto, risponde in maniera diversa agli impatti con i neutroni rispetto alle previsioni teoriche. Dall’elettrostatica sappiamo che ogni oggetto fatto di una qualunque sostanza possiede al suo interno elettroni liberi di muoversi che creano correnti elettriche elementari. Per muoversi secondo una determinata traiettoria, gli elettroni devono essere orientati in una direzione precisa: l’orientamento degli elettroni nello spazio si chiama spin. Per capire l’esperimento ci basta sapere questo poiché, tecnicamente, lo spin è una proprietà quantistica estremamente complessa. In presenza di un campo magnetico, gli elettroni della sostanza si orientano tutti nella stessa direzione, quindi hanno spin uguale. Se si esegue uno scattering di neutroni su un sistema fisico sotto queste condizioni, si nota che i neutroni dopo l’urto seguono delle traiettorie ben precise che rispettano quelle del modello teorico. Il QSL non si comporta così: pur in presenza di un campo magnetico uniforme e di una temperatura bassissima, gli elettroni del QSL non si riordinano, ma continuano ad avere traiettorie disordinate, di conseguenza, anche quelle dei neutroni ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! risultano disordinate. È proprio per questa situazione caotica degli elettroni che i fisici hanno scelto la parola “liquido”: infatti l’acqua e il QSL presentano a livello subatomico un grado di disordine analogo. Questa scoperta apre nuove vie per lo sviluppo di computer quantistici. Il QSL è uno dei potenziali candidati alla sostituzione del silicio dei circuiti integrati. Il disordine insito in questo stato della materia appare perfetto per costruire dispositivi dalla potenza di calcolo eccezionalmente elevata rispetto ai calcolatori di oggi. ! ! ! Fonti: - Angelo Piemontese, Majorana aveva ragione: creato per la prima volta lo spin quantico liquido, Corriere della Sera, 06/04/2016; - Marco Malaspina, Osservato un nuovo stato della materia, INAF, 04/04/2016; - Visto un nuovo stato della materia, mai osservato finora, la Repubblica, 05/04/2016; - Alasdair Wilkins, A strange new quantum state of matter: spin liquids , www.io9.gizmodo.com, 15/08/2011; - A. Banerjee e altri, Proximate Kitaev quantum spin liquid behaviour in a honeycomb magnet, Nature Materials, 04/04/2016. 7

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Musical Box ! The only band that matters ! ! ! di Antonia ! ! ! ! ! ! lottare? Se vengono a mancare i sentimenti, l'empatia e la speranza, tutto perde senso. La musica non dovrebbe essere soltanto un pretesto per andare alla ricerca della gloria eterna, perché è molto più di questo; non bisognerebbe limitarsi a cercare solamente di piacere, anzi: la cosa migliore che si potrebbe fare è cercare di non piacere affatto, perché questo significherebbe essere al di sopra di tutto e di tutti, dimostrare una grande capacità di inventiva e di originalità, dimostrare di essere degli artisti.
 Mi sento di ringraziare Joe Strummer se oggi la penso così. "The future is unwritten", diceva. Ciò che conta, nella tua ricerca della felicità, è che tu sia disposto a prenderti ciò che ti spetta, "perché nessuno te lo regalerà mai”. "L'unico gruppo che conti" - sono definiti così i Clash, che dal 1976 si sono distinti sulla scena musicale, acclamati e amati dalla critica e dal pubblico mondiale. Forse alcuni di voi sanno di che cosa sto parlando, altri no, ad altri non importerà assolutamente nulla di loro, perché c'è di meglio. Per me sono proprio i Clash a rappresentare il meglio. E non lo dico solamente perché amo incondizionatamente il punk da quando ho tredici anni, ma perché c'è effettivamente qualcosa in questa band che la rende la cosa migliore mai esistita. 
 Vorrei iniziare con una premessa: tutti quelli che mi diranno che il vero punk è stato quello dei Sex Pistols e che Joe Strummer (cantante dei Clash, n.d.r.) non aveva la più pallida idea di che cosa stesse facendo, sappiano che le cose stanno diversamente. I Clash si saranno, sì, fatti conoscere dopo aver fatto d'apertura ai Pistols, ma la netta differenza tra queste due band della prima ondata punk è che una delle due ha fatto musica per dieci anni, mentre l'altra si è sciolta dopo nemmeno due anni in seguito alla morte per overdose del bassista (bassista si fa per dire, perché nemmeno sapeva suonare le tre note che gli chiedevano) e dopo che il cantante ha fatto annullare una serie infinita di concerti a causa di qualche problemino legato al controllo della propria rabbia. Lascio a voi indovinare di chi sto parlando.
 Joe Strummer, Mick Jones, Paul Simonon, Nick Headon sono stati così intelligenti da non limitarsi a fare del semplice punk rock, grezzo e ignorante come quello dei Pistols; bensì sono diventati famosi per la varietà musicale presente nel loro repertorio: in esso troviamo reggae, dub, rap e rockabilly, tutti generi che ci dimostrano ancora oggi quanto fosse sincero il loro amore per la musica e quanto fosse radicato in loro il desiderio di non limitarsi semplicemente a fare del rumore, ma di arrivare a lasciare un segno nella storia della musica. 
 Credo che nella musica di oggi sia proprio questo a mancare: la voglia di cambiare le cose, di fare la differenza. Che cosa dovrebbe spingerci a suonare e a scrivere canzoni, se non dei sogni e delle idee per cui ! ! ! ! ! Le tre canzoni che non ti deluderanno: I'm not down, Train in vain, Death or glory I tre versi che non dimenticherai: "I fought the law and the law won" (I fought the law, album "The Clash", 1979); "It's not too hard to cry in these crying times" (The street parade, album "Sandinista!", 1980); "My daddy was a bank robber / But he never hurt nobody / He just loved to live that way / And he loved to steal your money" (Bankrobber, compilation "Black Market Clash", 1980) ! I tre album che amerai: "London Calling", 1979; "The Clash", 1977; "Sandinista!", 1980. 8

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You’re pretty good looking (for a girl) - The White Stripes Come out and play - The Offspring Just like me - L7 Radio Waves - Against All Authority Lust for life - NY Loose The bucket - Kings of Leon Everybody have a good time - The Darkness Da Vinci - Weezer Concrete - The Darkness Cherub rock - The Smashing Pumpkins ! ! * ! Playlist ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! “Rock ttto dddance” Eez-He - Kasabian Fever - Tha Black Keys All The Small Things Blink-182 Chelsea Dagger - The Fratellis Pretty Fly - Off Spring My Sharona - Tha Knack Cotton Eye Joe - Rednex Viva la sincerità - Peter Punk I Love Rock’N’Roll - Joan Jett Ma anche Uptown Funk - Mark Ronson ft. Bruno Mars perchè IO SO che TUTTI la adorano. Myage - Descendents I am a rifle - Propagandhi Know your enemy - Rage Against The Machine Come out swinging - The Offspring Branca day - Derozer Love is paranoid - The Distillers 1989 - Civet Coffee and cigarettes Lagwagon The W.T.O. kills farmers Anti-Flag Rise - Bad Brains ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ** ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! 9

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Cinemania ‘’Una tomba per le lucciole’’ (Hotaru no haka), 1988 di Isao Takahata ! minore di Seita. Quest’ultima assieme allo spettro del fratello, ci porterà a rivivere la loro storia fatta di fame e sofferenza. A colpire maggiormente di questa immensa, seppur semplice, pellicola è il suo realismo. Infatti gli orrori del conflitto bellico vengono mostrati in tutta la loro macabra v e r i t à . Pe r c i ò n o n s i t r a t t a d i u n f i l m p e r “bambini’’ (preconcetto verso il genere che è ormai superato) pur avendo come protagonisti dei ragazzini; quest’espediente è usato infatti per sottolineare chi siano in realtà le vittime numero uno della guerra. Il viaggio compiuto da Setsuko e Seita non è quello di formazione, esso è piuttosto un lento e fatale declino verso l’inevitabile; a colpire, inoltre, è il rapporto che si crea tra i due fratelli e le persone che li circondano. Infatti, una volta trasferitisi in campagna dalla loro zia, in seguito alla morte della madre a causa di un incendio, dovranno subire un pessimo trattamento, sia perché costretti dal loro status sociale a non poter svolgere nessuna mansione utile alla nazione, sia perché la loro unica preoccupazione è quella di divertirsi e occupare il tempo giocando, cosa normale ma malvista dalla loro parente. I due protagonisti per vivere nella spensieratezza, tipica della loro età, vorranno essere liberi e indipendenti, così da non dover più sopportare i soprusi psicologici che sono stati loro inflitti fino a quel momento. Seita perciò decide di allestire per sé e per la sua sorellina una nuova dimora in una galleria scavata in una collina nei pressi di un laghetto. Quest’ultima è particolarmente rappresentativa, perché è molto simile ad una grotta che simboleggia il regresso compiuto dall’uomo che torna alle origini e che ha come priorità quella di procurarsi il cibo necessario per sopravvivere. Da qui in poi le giornate, per i due fratelli, passeranno tra il gioco, come quello di acchiappare delle lucciole in un barattolo per rimanere incantati dalla loro luce, e la continua ricerca di cibo. Questo, con il passare del tempo, non sarà più sufficiente e diventerà sempre più difficile da reperire; a causa di ciò Setsuko inizierà a contrarre una malattia dovuta alla malnutrizione, tanto da spingere Seita a recarsi in campi coltivati in piena notte per rubare degli ortaggi. Ma quando incappa nel contadino di turno, che sarà tutt’altro che comprensivo nei suoi confronti e non avrà pietà per lui nemmeno in seguito al suo grido di aiuto, capisce quanto il mondo sia ! ! ! di Jack Era il 1985 quando due animatori giapponesi, Hayao Miyazaki e Isaho Takahata, fondarono lo Studio Ghibli, ovvero la casa di produzione di film d’animazione più importante e prestigiosa del Giappone e in seguito del mondo, assieme alla Walt Disney Pictures e alla Pixar. Entrambi i registi iniziarono la loro carriera costellata di premi e di successi con un film d’animazione chiamato ‘’Nausicaä della Valle del vento’’ (Kaze no tani no Naushika), uscito nelle sale nipponiche nel 1984, esso segna il sodalizio tra i due che poi proseguirà per moltissimi anni grazie alla creazione del Ghibli. Bisognerà comunque aspettare il 1988 per arrivare ad un punto di svolta sia per Miyazaki sia per Takahata e anche per l’animazione in generale, infatti durante quell’anno, che a noi sembra così lontano, uscirono due film nei cinema giapponesi molto diversi tra loro: l’uno è ‘’Il mio vicino Totoro’’, l’altro ‘’Una tomba per le lucciole’’ (e di quest’ultima parleremo). Le due pellicole sono profondamente diverse tra loro (se non opposte): l’una infatti è una fiaba per bambini che rappresenta una sorta di autobiografia del regista Miyazaki, mentre l’altra è una accurata, cruda e tremendamente realistica descrizione dei drammi causati dalla Seconda Guerra Mondiale. Una tomba per le lucciole (Hotaru no haka) rappresenta un triste ritratto della guerra, in particolare del cambiamento che essa provoca nella popolazione e le mutazioni dei rapporti sociali che apporta. Dal film, infatti, trapela un messaggio molto importante ossia che in un periodo di conflitto, quando vige l’anarchia, le persone comuni si tramutano in bestie, tornando ad uno stato primitivo e diventano sempre più ciniche ed egoiste. Ma ecco la trama: la prima inquadratura ha come protagonista un ragazzino visibilmente malato, chiamato Seita, che muore nel bel mezzo di una stazione ferroviaria, nella più totale indifferenza dei passanti. Con sé ha solo una scatoletta di caramelle che verrà buttata in mezzo ad un campo da un inserviente, e da essa, come per magia, apparirà il fantasma di Setsuko, la sorella 10

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crudele, soprattutto nel periodo che sta vivendo. Perfino quando Seita si appellerà ad un dottore, data l’evidente malnutrizione di sua sorella, non gli verrà dato il minimo aiuto. L ’epilogo è perciò fortemente drammatico. Seita, una volta andato in città, apprende che la flotta della Marina imperiale giapponese, di cui era ufficiale suo padre, è stata abbattuta. Il Giappone è stato sconfitto. Sconvolto da queste notizie, il ragazzo torna dalla sorella, appena in tempo per tenerla tra le braccia mentre esala l’ultimo sospiro a causa della malnutrizione che la aveva afflitta fino a quel momento. Sestsuko perciò si spegne in giovane età, dopo aver vissuto una vita breve ma intensa e aver brillato di una luce intensa proprio come una di quelle lucciole con cui tanto amava giocare. Film quindi decisamente consigliato (malgrado la violenza) e che raggiunge non solo i picchi più alti del genere dell’animazione ma che rappresenta anche una visione di rara bellezza e di singolare impatto emotivo, tanto da essere una delle pellicole che meglio mettono in scena le barbarie della guerra. Diretto da Paul McGuigan (celebre per il suo lavoro nella serie TV Sherlock), il film ruota attorno al ridondante tema della tracotanza: l’hybris del dottor Frankenstein, che viola le leggi di Dio valicando il confine tra vita e morte, viene punita alla fine con l'insuccesso della sua tenace impresa. "Moderno Prometeo" viene definito il mostro, anzi, la creatura neonata, frutto di studi ossessivi ed esperimenti falliti, inquietanti e pericolosi. 
 Fondamentale risulta essere non solo la figura del velleitario dottore pazzoide: Ygor, l’assistente, infatti diviene personaggio centrale e necessario al funzionamento della macchina della storia. E così un carattere secondario non shelleyano diventa non solo importante, bensì ESSENZIALE. E in una trama che oscilla come un pendolo tra tradizione e novità, il reale passato di Frankenstein viene piano piano reso noto. Ad essere messi in evidenza sono, soprattuto i difetti e i fallimenti dell'ambizioso progetto, e le infinite debolezze del protagonista che lo portano al successo, ma anche all'inesorabile rovina dalla quale solo Ygor, nelle vesti di una sorta di eroe senza macchia e senza paura, può salvarlo. ! ! ! ! Victor - La storia segreta del dott. Frankenstein ! ! ! di Giulia Daniel Radcliffe è un gobbo senza nome, brutto e spettinato che lavora in un circo.
 James McAvoy è un pazzo dottor Frankenstein.
 Daniel è un clown intelligente che ama l'anatomia.
 James salva Daniel perché si rivela essere un abile dottore, e diventa suo aiutante. E così l'intera vicenda si mette in moto. 
 Non voglio rivelarvi alcun dettaglio, perché ritengo che la bellezza di questo film sia tutta lì, nella sorpresa e nel desiderio di scoprire quanto il passato oscuro del celebre dottore possa essere diverso da come a tutti noi è stato raccontato. Non si tratta infatti di una resa in pellicola fedele per filo e per segno al romanzo della Shelley, bensì di un connubio tra la trama originale, quella dell'immaginario cinematografico novecentesco e le novità introdotte da Max Landis (noto anche per aver sceneggiato il memorabile found footage con supereroi Chronicle). 11

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I racconti del Severino L ’elfo del crepuscolo: l’incommensurabile potere del silenzio ! mio letto, il silenzio è ovunque e lo assaporo per un tempo indefinito. Inizio a pensare alle cose che devo fare, agli amici da contattare, alle materie da studiare, alla camera da riassettare e ai desideri da soddisfare; ed ecco il silenzio diventa rumore, rumore angoscioso, frenetico, tamburo battente di mille impegni e desideri e non è più pace, è frenesia. Le sue esili manine mi massaggiano le tempie con lieve tocco e mi invitano a svuotare la mente, esisto io ed il silenzio che mi circonda. Quiete, un uccellino fuori cinguetta, l’orologio scandisce i secondi ticchettando ed io avvolto dal silenzio abbandono l’angoscia. Non devo fare nulla, questo momento è mio, riccamente mio. Rifletto, cerco di capire che il mio desiderio non sempre è indispensabile, che il mio tempo è prezioso ed è un tesoro di valore inestimabile che posso utilizzare per dedicarlo a chi può aver bisogno, come io ho trovato chi lo ha dedicato a me. Insomma penso pacificamente che il tempo è “la sostanza di ogni pena”. Mi sveglio… stropiccio gli occhi e mi accorgo di avere ancora in mano il libro di H. Hesse , ma sono sicuro che il mio piccolo grande amico ha incontrato Siddartha. Sono sicuro che il mio silenzio non sarà più un tamburo nel vuoto, ma una melodia universale, sono sicuro che continuerò a leggere affinché la mia memoria sia rinfrescata dalle pagine della storia. Ora mi alzo e so con assoluta certezza che ogni causa genera un effetto. ! ! ! di Olly Sono sdraiato, lo vedo, è sempre con me e mi racconta storie meravigliosamente appassionanti. Lui… l’elfo! Con i suoi occhi enormi e vivi mi guarda furbescamente con quel sorrisetto beffardo di chi conosce non una ma mille vite, parla e parla e parla… Oggi mi racconta un’avventura di molti secoli fa… mi proietta in Oriente al cospetto nientemeno che di Govinda, fedele monaco amico dell’Illuminato: il Buddha. Seduto accanto al fiume, che lo vide vivere in solo attimo tutte le vite del sakyamuni, Govinda racconta che qui il Gautama apprese il fondamentale ruolo del silenzio. E’ qui che crebbe ed amò quel figlio che appena poté lo abbandonò rivivendo lo stesso struggente dolore che anni prima egli aveva inferto al padre. Qui egli comprese il significato della ciclicità del tutto. Il mio piccolo amico elfo, pizzicandomi le gote con le sue delicate manine mi illumina su come spesso il desiderio sia fonte di dolore e su come sia altresì importante vivere la vita, tuffandosi in essa, lasciandosi coinvolgere per trarre insegnamento da ogni esperienza e rinnovarsi con una sempre nuova maturità. La creatura mi esterna la sua profonda paura perché questi sono tempi duri in cui la brama di potere sta dilagando ovunque e con ogni illecito mezzo e gli errori del passato non hanno poi arricchito i popoli così tanto. Concordo con il mio saggio amico, sento sovente storie di odio razziale, intolleranza, ipocrisia ed emarginazione in virtù di scarsa conoscenza e memoria offuscata. Egli che ha attraversato molte epoche mi conferma quanto sia difficile essere giovani nel mondo contemporaneo, anzi mai lo è stato in ogni epoca, perché c’è sempre qualcosa da cambiare, lotte da intraprendere e conquiste da raggiungere per dare forma a quell’utopico mondo che la miseria umana spesso non contempla. Prosegue nel raccontarmi quando, secoli dopo, bevendo un caffè con Schopenhauer parlarono della forza cieca e di come la storia non sia progresso ma ciclica ripetizione dell’umano disagio esistenziale. Mi ritrovo silenzioso sul ! ! ! ! ! ! Profumo di vita ! ! ! di Vale La maggioranza di ciò che viene chiamata "composizione del mondo" è in realtà formata da umani, esseri animati col grande, sopravvalutatissimo privilegio della parola, in teoria dotati di straordinarie facoltà individuali quali, ad
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esempio, l'intelligenza, che però si riscontrano solo in una ristretta fetta della popolazione. Com'è probabile, alcuni anzi, molti - rileveranno che la mia facilità nel trincerare giudizi rivela una concezione quantomeno approssimativa dell’esistenza degli esseri umani ed un insito disprezzo per la mia. Ebbene, forse sarebbe opportuno specificare che io non appartengo a tale razza; ma perché farlo? In fondo, sono solo una delle mille idee che si sovrappongono nell'aria satura dei loro gas, fumi, odori pestilenziali, oli paradisiaci, profumi, bizzarri olezzi. Magari vi domanderete cosa dovrebbe saperne un fiore di queste cose. Dopotutto, non sono solo uno stretto collaboratore delle api, in qualche caso un feroce mangiatore di mosche, un ornamento per i vostri giardini o la pianticella cui cantare le vostre insulse canzonette? Invece sareste assai stupiti se foste in grado, anche per un unico, misero istante, di percepire quegli squisiti effluvi che denominate "odori". Essi pulsano come un fulcro vivente, impregnano gas, liquidi, solidi, colonizzano l'ambiente in cui sono immersi. Sono, di fatto, il più grande e terribile esercito della natura.                     Appena sentii il primo, nel quale, con mio sommo stupore, fui catapultato nel volgere di un soffio della brezza che proviene dal mare laddove riposa Lilia, scomparsa troppo presto, prima di ammirare un'ultima alba, ne fui catturato. Per la prima volta dal mio acerbo germogliare, avvertii un universo intorno a me, quasi il prato, le lapidi, i boccioli, le foglie, gli alberi che mi attorniavano silenti avessero cominciato a vorticare sempre più forte, avvolti nella foschia di una canzone sconosciuta.                                
 Dolce ascoltarla, lasciarsi stordire. In quel momento compresi l'amore, il senso dell'affermare: "Girerei la terra per avere la tua compagnia un'ultima volta". Il miele, l'insensatezza di quelle parole sussurrate dagli umani nelle notti di novilunio assunsero un significato inequivocabile dinanzi a me, analfabeta venuto a contatto, per caso, con la letteratura. Non la capivo, non sapevo interpretarla, ma l'amavo. Di quel sentimento fragile, accennato, volubile nel suo terribile peso e nella sua accezione peggiore per chi ne viene intrappolato, l'amavo. Perdermi nella sua essenza era tutto ciò cui anelavo.                   Bramare altro sarebbe stato tradire il mio affetto, che s'accresceva di giorno in giorno, nutrito da quella ammirazione di sé e dell'oggetto amato possibile solo a chi vive nel cupido desiderio. Quell'ossessione per ciò che riuscivo a sfiorare con i miei petali, senza averlo mai, raggiungerlo se non in sogno, apprezzarlo nella completezza del suo raffinato richiamo. Così, nella ristrettezza della mia umile corolla, mi laceravo nella morbosità di un attaccamento che forse meritava il nome di "passione" quanto quello di "amore", ma la terminologia umana, in verità, mi ha sempre confuso. La mia deliziosa tortura proseguì e si reiterò finché, un dì, in un impeto di gioia, lo zefiro mattutino mi sollevò dal suolo natio, che il mio stelo tremolante non toccò più. ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! Da lì, iniziarono i dolori e le esperienze di un'infiorescenza volante, troppo sfrenata ed ignorante delle cose del mondo perché le sue impressioni valgano una singola riga. La gamma di esalazioni e fragranze che incontrai fu tale da sfiancare questo mio amore esasperato, peregrino, pur intatto nella sua inesauribile forza. La stessa che mi accompagnò nei miei viaggi aerei giace ora qui, assieme al suo possessore, in una nuvola di profumi floreali, di gelso e di viola, di salvia e di mirto. L'erboristeria in fondo alla strada spande questo caldo tepore, reso salmastro dalla vicinanza del mare, che tanto piaceva a Lilia, la mia bambina, caduta in terra come polvere e mai rialzatasi. Il suo pallido viso non ha visto mille tramonti, la sua chioma d'oro è stata scossa dal 13

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