Il piano regolatore del bisogno

 

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il piano regolatore del bisogno 1

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ho visto le impressioni dilatarsi ti ho guardata con occhi trasversali quando hai smentito i tuoi figli prediletti gettando germogli in terre altrui come foglie vermiglie disperse nel vento autunnale lancio in versi sciolti questa città sviluppata nei sobborghi del pensiero proiettata al futuro incerto dei suoi giovani abitantimi improvviso urbanista dell ignoto dietro gli angoli del grande contenitore.batto passi felpati e la immagino entro nella periferia della coscienza attingo a piene mani nel frullato delle emozioni per un nuovo piano regolatore del bisogno la città è un lungo processo mentale un viaggio a ritroso tramandato ai posteri un prodotto macinato della civiltà e dell inciviltàun rimasuglio del lavoro sudato e del divertimento organizzato una città da bere liquida al punto giusto solidificata infine sublimata nel giro di venti anni tra buchi di rifiuti sotterrati ora è un vivere in 3d tridimensionali fortune ci attendono pervasi da una bella sensazione la mancanza di tempo contributo decisivo affinché lo spazio vuoto nella voragine venga riempito dall attività dalla velocità d esecuzione sublimiamo le incertezze producendo la fiera dell inutile per sentirci utili ed attivi un passatempo il valore del prodotto ci eguaglia il mercato dei sentimenti in movimento l arcaico ma efficacie collegamento tra l idea ed il percepire lo andiamo a rintracciare lo prendiamo nel conto corrente delle verità nascoste eppure noi siamo i figli di queste città nelle memorie tramandate dai padri che hanno raccontato la terra e la polvere poi il getto di cemento il betume le ciminiere ed i turni in fabbrica ci hanno raccontato qualcosa del vissuto anche la guerra e le sirene ammonitrici di pillole cadenti in città addormentate.ci hanno lasciato intendere per vincolo di sangue quello che può esser fatto e quel che si deve fare il magico equilibrio per impastare la miscela con gli ingredienti adatti a procurarsi il pane onestamente.ora nel grande forno cittadino gettiamo la miscela dell impasto in periferia con la forza lavoro importata ma non chiamata in quel luogo dove tutto si sfrangia si poteva prevedere l invasione gli sbarchi di poveri disgraziati che pagano il burrascoso viaggio in barcone come fosse una crociera di gran lusso di sicuro la manovalanza non mancherà nella nostra città dopo la bella sbornia industriale ci misuriamo con la riconversione.ci misuriamo o la subiamo?spiegatemi bene spiegate ai disoccupati che cosa è la riconversione regole dure mica roba da fighetti chi non capisce chi le comprende e non si adatta chi subisce il rigetto chi lotta e combatte battaglie solitarie chi si lascia trasportare dalle amarezze chi pianta l ago nella vena chi trasforma il bisogno inappagato in desiderio sfrenato sotto lampioni indefiniti il popolo nelle osterie di joyce la città delle betole fumose nascoste in vicoli improbabili è ormai un retaggio raccontato inutile improvvisarci colonnelli decorati di ricordi la città ha bisogno di orizzonte non di vanità ormai anacronistiche 2

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né di ulteriori tendenze con gusto futuristico metallo a servizio del cemento armato dinamismo dinamismo vorticismo espresso all esponente sviluppo verticale e schizzi di potenza naufragata.così si forma la subtopia figlia dell utopia e nipote della speranza mal riposta nelle sue espressioni intercambiabili altro che concretezza.fra i bisognosi ci sono sempre i nuovi adepti gli scaltri quelli che hanno capito come gira il mondo antiorario ci vuole una buona dose di energia per sovvertire il senso di rotazione della terra.non è il caso di vivere e poi leggere qualche libro in più di educarci criticamente ?il libraio non aveva tutti i torti!ho un ricordo non preciso ma deciso di un episodio abbastanza remoto legato ad un documento televisivo.una ragazzina costretta a sopravvivere nel degrado di un contesto suburbano fatto di lamiere e fogna circolante un inferno di colori spezzettati e sbiaditi tendenti al grigio esteso dell immondizia unico spiraglio il respiro per appartarsi in un luogo sereno un rigagnolo di acqua sopra il quale a lato si pronunciano declivi limitati coperti dall erba.il colore e l odore regala l idea di sollievo i sensi danno contatto concreto con la speranza l acida descrizione di una squallida realtà è intercalata con il ricordo soffice di quei momenti parentesi distensiva nella quale si rigenera la speranza quella giusta elemento potenziale e risorsa latente di chi intuisce l associazione profonda ma diretta fra la sofferenza e la reazione la ricerca percettiva dello spazio nutre l idea ecco le fondamenta della città ideale gli alberi l acqua il sole e l ombra le forme plastiche ed i colori gli elementi vitali ci servono per dare la dimensione differenziata ed aperta agli spazi urbani l erba diventa letto per sdraiarci elemento fisico spunto dal quale nasce il desiderio di contatto umano pensare tutto questo come metafora iniziale struttura concreta di realizzazione da qui si parte nuovamente si riorganizza il futuro incerto.ed allora si sviluppa il resoconto di storie raccontate in angoli di vita quando il bivio delle scelte e delle necessità impone l espressione l arte di sopravvivere si mescola con le miscele colorate dei pittori i rumori vengono mutati in suoni e quest ultimi in idee si sentono nuove frequenze qualcuno ci avvisò per ammonire contro gli ammassamenti innaturali privi di luce e di verde dove costruire case significa lasciar entrare la natura per far uscire degli uomini wright ma non tutto può diventare dogma bisogna misurarsi con la realtà e dobbiamo concedere ed acquistare spazio alla raccolta differenziata dei pensieri perché ora siamo tutti ecologisti un poco snob per astratto per il gusto dell idea ma l ambiente sta dentro le persone anche nella concretezza e nel contrasto.nulla si improvvisa quando si è sommersi in acque torbide l unione fa la forza un poco post-tecnologica un poco educata un poco selvaggia e primitiva questa è la città che si trasforma in senso critico in piano organico un metodo ed un limite preciso alle scelte ma aperti con la mente il resto è rivendicazione anche se bisogna dirlo non è poco le masse cittadine si stanno rendendo conto col senno di poi e spesso con le fatiche di pochi altri previdenti e coraggiosi dell importanza di prevenire collettivamente.il peculiare carattere italiano del e sul particolare può andare in pensione non retribuita ha preservato la famiglia ma la bella famigliola dove vive ora le genti cittadine parlano di acqua di vento di energia rinnovabile e compatibile finalmente hanno intravisto l interesse non solo quello tangibile visibile ma quello nascosto dietro gli angoli retti di palazzi da smussare.la storia ed il futuro si confondono in nuove realtà alcuni sognano una selinunte moderna altri vaneggiano una asso antica città dell asia minore dove la filosofia sostituisca la politica.così l agorà diventa la metafora che sta ad indicare il luogo delle assemblee.il forum è l affascinante testimonianza lo spazio virtuale per discutere di argomenti di pubblico interesse una 3

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piazza computerizzata sostitutiva efficace ed incisiva ma riduttiva allo stesso tempo rispolveri più che legittimi di antiche aspirazioni in divenire sintomatici del bisogno di un nuovo piano regolatore.libraio forse un giorno avrai ancora la tua patria città e non dovrai emigrare magari ad amsterdam od a lione potrai leggere ad alta voce in queste città post-moderne e ricche di servizi preparate dal tempo con nuovi microchip.in quei luoghi i cittadini trovano il tempo per riflettere con i grandi classici ed anche grazie a loro progettano il futuro.dai che chiudo il macinato di impressioni con un tipo competente il suo nome è gino l architetto gran maestro del progetto associato all accademia dei trasformati ordinato nei pensieri un individuo abbastanza informale ed aperto ai cambiamenti un vero riformista scambia sempre informazioni integra opinioni raccoglie suggerimenti dagli urbanisti prende spunto dai letterati smista rime di qua e di là alcune comprate a roma stazione termini prosastici quel che rimane con gran sollecitudine le porta in blocco nella periferia di udine.con lui sono tutti artisti i muratori energici creatori gli artigiani non si sentono mai vani i meccanici estraggono accenti ritmici dai pistoni i militari fanno le parate con le preposizioni articolate i dentisti estraggono radici all ennesima potenza esclusivamente quadrate e così via dicendo perché tutti in quel luogo del costruire percepiscono il valore dell idea.assieme a gino è possibile scorgere un pescatore con la penna un commerciante con l incudine un fabbro con la falce e lo scrittore con il metro preso in prestito da gino l architetto per la misura del verso di questa città ma solo per andare a capo.assicuro personalmente per il professionista egli non ha utilizzato alcun traslato nel caos organizzato di questa tangenziale voleva solo mettere il cartello attenti al madrigale!nel pericolo automobilistico ha urtato qualche distico per sfuggir alla tensione ha intonato una canzone ma è arrivato un grande mezzo articolato con trasporto di sillabe incorporate nel rimorchio solo poche memorie letterarie.si è formato grande ingorgo causa prima quel segnale originale!non vi dico quali apostrofi son seguiti un grande inno d imprecazioni si è alzato con potenza sovraumana una corale e qualche assolo basta strofe sparpagliate e sillogismi in doppia fila.ma all improvviso con decisa svirgolata gino libera la cintura quella urbana con sua delega epistolare e senza punti di domanda apre una parentesi di flusso circolare con lo spazio per sloggiare circolare circolare direzione selinunte sempre dritti mai paura state attenti alle cesure e andate tutti a verseggiare tra sonetti concordanti si dileguano i motori finalmente il gran maestro del progetto può andare a riposare molto stanco ma felice concludendo in allegria questa lunga allegoria senza ulteriore elocuzione o peggio ancora esclamazione p.s i vigili sono stati urbanizzati dal fratello di gino dario guadagnini racconto scritto per la sesta proposta di scrittura del forum www.inpunta di 4

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penna.itincipit da il libraio di selinunte di roberto vecchioni selinunte anzi non si chiama proprio questa città non si chiama 5

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