Theofilos Giugno 2016

 

Embed or link this publication

Description

Rivista Scuola Teologica di Base Arcidiocesi di Palermo Giugno 2016

Popular Pages


p. 1



[close]

p. 2



[close]

p. 3

EditorialE 2 6 10 2 Quale dio annunciamo? di Don Salvatore Priola 5 arEa BiBlica 6 la misericordia nei Salmi di Damian Cadar ed Emanuela Pirrone Scuola Teologica di Base “S. Luca Evangelista” 14 anno II numero 2 GIUGNO Copie 2.500 QuAdrImesTrAle regIsTrATo AssociAzione socioculturAle “KK onlus” Via tenente Arrigo, 21 | Villabate (PA) cF: 97211280827 Presso Il 9 arEa dogmatica 10 la chiesa strumento di misericordia di Giuseppe Zucchetto 2016 Tribunale di Palermo il 22.09.2014, n. 11/14 18 13 arEa liturgica 14 il Nuovo rito del Sacramento della Penitenza e della riconciliazione alla luce del Vaticano ii di Maria Catena 22 web i n f o ReDaZione & DiReZione dIrettore responsabIle: Michelangelo nasca capo redattore: Giuseppe Tuzzolino Maria lo Presti, Giampaolo Tulumello, Maria catena, alessandro Di Trapani, andrea Sannasardo. 17 arEa moralE 18 l’agire umano nel tempo della misericordia di Emio Cinardo redazIone: Salvatore Priola, 25 21 aPProfoNdimENto 22 a partire dal gender un metodo etico-teologico di Pietro Cognato hanno collaborato: Don Salvatore Priola, Damian cadar, emanuela Pirrone, Giuseppe Zucchetto, Maria catena, emio cinardo, Pietro cognato, nello Dell’agli, Michelangelo nasca, Pietro conti, Maria lo Presti. 34 25 uomo e donna ai tempi del gender di Nello Dell’Agli 29 rubrica r Presbiteri Per le libere contribuzioni: codice iBan: IT 95J0 30690 46211 000000 06708 33 SPiritualità 38 progetto grafIco: Gianluca Meschis stampa: Wide snc corso dei Mille, 1339 - Palermo www.widesnc.com 34 margherita occhiena Bosco di Maria Catena intestato a: ArcIdIocesI dI PAlermo scuolA TeologIcA dI BAse 36 rubrica r lessico Spirituale stampa Tutti i numeri sono online sul sito della Scuola Teologica di Base www.stb.diocesipa.it e-mail:theofilos2000@gmail.com MichelanGelo BUonarroTi 1503-1504 37 Vita dElla Scuola 38 Gender: parliamone! cronaca dell’evento di Pietro Conti In copertina: Tondo Doni (Galleria degli Uffizi) Firenze alcune immagini utilizzate negli articoli sono state scelte a scopo puramente divulgativo. Se riconosci la proprietà di una foto e non intendi concederne l'utilizzo o vuoi firmarla invia una segnalazione alla mail: theofilos2000@gmail.com 40 rubrica r Theofilos risponde

[close]

p. 4

Quale Dio annunciamo? di Don Salvatore Priola EDITORIALE il Dio nel quale noi crediamo è il Dio di Gesù cristo: amore che perdona, che usa misericordia all’uomo di generazione in generazione (cf. lc 1,50), come chiaramente affermano le Scritture: «e noi abbiamo conosciuto e creduto l'amore che Dio ha in noi. Dio è amore; chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui» (1 Gv 4,16). nell’incontro e nell’accoglienza di Gesù abbiamo fatto esperienza di questo Dio. Gesù ci dà testimonianza di Dio-amore non solo con il suo insegnamento e il suo stile di vita, altresì con il dono totale di sé attraverso il sacrificio della croce: «avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine» (Gv 13,1), li amò fino in fondo, senza riserve, fino al dono della propria vita. Quale testimonianza migliore di questa abbiamo per comprendere la natura del nostro Dio! non un Dio che asserve l’uomo, che gli si impone, che gli usa violenza e che suscita paura, che schiaccia l’uomo sotto il peso insopportabile di norme e precetti che lo soffocano, lo incatenano e lo privano della libertà. Piuttosto, un Dio che lo cerca come amico, che gli si propone con il suo amore, che attende pazientemente i tempi dell’uomo e lo accompagna con la cura e la premura di una madre, che lo educa a vivere nella dignità di figlio di Dio, che rende la libertà possibile una reale libertà, che gli dona il respiro di una vita senza fine. ecco, dunque, il volto di Dio: è il volto del crocifisso-risorto, nel quale rifulge all’uomo la beata speranza della risurrezione e la consolazione dell’immoralità futura (cf. Prefazio dei defunti I). il suo volto ha i tratti distintivi di un amore fedele ed inesauribile, capace, passando attraverso la via del dolore, di abbattere il muro di separazione della morte, per traghettare l’uomo oltre la realtà transeunte del presente e farlo approdare nei luminosi lidi dell’eternità beata. Un amore irrefutabile, il cui splendore, inoscurabile, vince le tenebre del male e rischiara la vita dell’uomo dal grigiore della corruzione e dalle ombre del non senso. Un amore, per sua natura, transigente: origina in Dio, trinità d’amore traboccante, sorgente dell’amore che tracima sull’uomo e su tutta la creazione. amore transigente: offerto con delicata insistenza, accolto con semplicità e vissuto con umile perseveranza, incontenibile e irrefrenabile, 2 | Editoriale

[close]

p. 5

heofilos GIUGNO duemilasedici che tutto avvolge e feconda, attraverso il perdono dal quale rifiorisce, in forme e colori sempre nuovi. amore transigente, che spezza le catene dell’individualismo possessivo e genera condivisione, che attiva percorsi di conversione e suscita comunione, che rafforza la speranza e rigenera a nuova vita, che ammanta di misericordia senza fine l’uomo, cui è destinato. è transigente l’amore di Dio! Di questo, Dio-amore, ci ha fatto dono e questo amore, Dio, ci chiede di incarnare nella nostra vita: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi» (Gv 15, 12). la modalità dell’amore è il punto decisivo e, per noi cristiani, essa è stabilita dall’esemplarità del cristo. non possiamo, come discepoli di Gesù, qualificare come scelta d’amore ogni sforzo che tenda a dare concreta attuazione a desideri e aspirazioni personali, che esulano dalla prospettiva evangelica e contraddicono essenzialmente il modello d’amore che abbiamo Editoriale | 3

[close]

p. 6

ricevuto; parametro indisponibile alle nostre smanie di adeguamento al ribasso, agli standard culturali di questo nostro tempo, dove l’arbitrio individualista assolve tutto e camuffa l’egoismo, mascherandolo d’amore, in un carnevale senza fine. Viviamo immersi nella cultura che dichiara la debolezza della verità, per cui non esiste più alcuna verità, se non a brandelli; nella cultura delle parole sparate a raffica e che ha fatto dell’eloquio un’arma a servizio della confusione e dell’inganno; nella cultura della comunicazione planetaria che ha reso il mondo un “villaggio globale”, ma che non ci permette di trovare il tempo per l’ascolto di chi ci sta accanto; nella cultura che propugna relazioni allargate, ma che finisce per isolarci risucchiandoci dentro mondi virtuali che ci alienano dal mondo reale; una cultura che si limita a prendere atto della fragilità affettiva, promuovendone l’istituzionalizzazione; nella cultura dell’amore a tempo, quello che reca sul retro la data di scadenza: consumare preferibilmente entro… Quale Dio annunciamo in questo nostro tempo? Quale volto di Dio traspare dalle nostre esistenze? Solo il volto di un Dio che converte e salva, attraverso la fedeltà dell’amore e l’invincibilità della misericordia, può costituire annuncio evangelico credibile. a viso scoperto, senza maschere e senza finzioni, siamo chiamati ad essere testimoni dell’amore con il quale Dio ci ha amati in cristo Gesù, il crocifisso-risorto. amore disponibile e sovrabbondante donato a tutti che, senza escludere nessuno, introduce nel dinamismo della vita in cristo, che fa di noi il suo popolo in cammino. è in questo modo che l’uomo della croce fa nuove tutte le cose, mediante l’effusione dello Spirito Santo. lasciamoci riempire dello Spirito del risorto, per essere creature nuove, ad immagine dell’uomo nuovo: cristo Gesù, unico Salvatore del mondo. 4 | Editoriale

[close]

p. 7

heofilos GIUGNO 2016 area biblica cristo Gesù... ha introdotto in questo esilio terrestre quell'inno che viene eternamente cantato nelle dimore celesti... unisce a sé tutta l'umanità e se l'associa nell'elevare questo divino canto di lode. Sacrosanctum Concilium 83

[close]

p. 8

La misericordia nei Salmi di Damian Cadar ed Emanuela Pirrone «egli perdona tutte le tue colpe, risana tutte le tue infermità; salva la tua vita dalla fossa, ti corona di bontà e compassioni. […] Ma la bontà del Signore è senza fine per quelli che lo temono, e la sua misericordia per i figli dei loro figli, per quelli che custodiscono il suo patto e si ricordano di mettere in pratica i suoi comandamenti» (Sal 103, 2-4.17-18). il libro dei Salmi nasce come raccolta di preghiere attraverso cui l’uomo può innalzare a Dio la sua lode o la sua supplica; uno dei temi fondamentali contenuti all’interno di tale raccolta è proprio quello della misericordia. il linguaggio corrente identifica la misericordia con la compassione o il perdono, minacciando, così, di velare il vero significato del termine, già abbondantemente analizzato nei numeri precedenti della rivista. le traduzioni in lingue moderne delle parole ebraiche, rahamîm ed hesed, e di quella greca, èleos, non sempre rispecchiano il significato originario del termine, alcune volte identificato con la tenerezza di Dio, altre con la compassione, o con la grazia, che di per sé ha un’accezione molto più ampia. Tuttavia, basta leggere con attenzione un qualunque Salmo per comprendere come è Dio stesso a rivelare il vero significato di questo suo amore viscerale, di questa misericordia nei confronti dell’uomo, specialmente quando quest’ultimo prende coscienza della propria miseria, del proprio peccato. incessanti risultano le grida del salmista: «Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato» (Sal 50,3), con cui possiamo comprendere come attraverso l’esperienza del peccato l’uomo entra ancora più a fondo nel mistero della misericordia. Pertanto l’invito che il salmista fa ad ogni uomo è proprio quello di confidare nell’intervento di Dio, «eterna è la sua misericordia» (Sal 130,7); ciò che emerge con chiarezza, dunque, è che la preghiera espressa nei salmi è “batah”, ovvero di fiducia, che passa dalle lacrime al riso, dall’angoscia alla certezza che Dio Padre volgerà il suo sguardo benevolo su ogni uomo (cf. Sal 23,4; 116,10). Tutto questo ci permette di comprendere che la tenerezza di Dio, termine con il quale spesso si indica la misericordia, trascende quella umana, è un qualcosa che Dio dona gratuitamente, è immensa, inestinguibile (cf. Sal 77,10), da testimoniare a tutti coloro che vogliono mettersi alla sua sequela. Questo amore viscerale non può essere fermato da niente e nessuno, a patto che non sia l’uomo stesso a volerlo rifiutare, indurendosi nel suo stesso peccato; una volta manifestato, tale amore 6 | Area Biblica

[close]

p. 9

produce benefici di ogni genere, primo fra tutti il dono della vita (cf. Sal 119,77.156). Pertanto possiamo asserire che ogni peccatore, sia esso l’intero popolo di Dio o il singolo individuo, può e deve fare sempre affidamento su questa sconcertante bontà, non certo per peccare di più, ma per fare ritorno al Padre che lo sta aspettando (cf. Sal 79,8). il cuore di Dio non è come quello dell’uomo, non si compiace nel distruggere il peccatore, al contrario ne vuole la conversione per poter prodigare il suo perdono; questo rende fiduciosa la preghiera dei salmisti: il Signore perdona il peccatore che si accusa (cf. Sal 32,5), non vuole la sua perdita, non lo disprezza, ma al contrario lo ricrea, lo purifica colmando di gioia il suo cuore contrito ed umiliato (cf. Sal 51,10-14.19). Fonte abbondante di redenzione e misericordia egli è un padre che perdona tutto ai suoi figli (cf. Sal 103,3.8-14). ciò che l’uomo deve avere è la fiducia nella sua onnipotenza e nella sua misericordia, in quanto tutto ciò che esiste in cielo ed in terra è opera delle sue mani (cf. Sal 115,3.15), è vano riporre la propria fiducia su principi e potenze (cf. Sal 118,8s.), dal momento che l’unico dispensatore di misericordia e perdono è proprio il creatore. il fedele, dunque, deve confidare nel Signore, come un bimbo si fida della propria madre (cf. Sal 131), abbandonandosi allo stesso atteggiamento filiale che ebbe Gesù, nel quale e per mezzo del quale si rivela pienamente la misericordia di Dio. in modo particolare, il salmo 103 (102) rispecchia questo atteggiamento di Dio nei confronti del singolo soggetto e nei confronti dell’intera umanità. il salmo si presenta come una splendida benedizione ed è stato da sempre considerato una delle perle del salterio. inno di celebrazione di Dio e della sua eterna misericordia paragonata alla caducità della natura umana è stato anche definito il protovangelo della misericordia. a causa del suo senso vivo e appassionato del perdono offerto da Dio e del peccato costitutivo della natura umana è stato adottato dal popolo ebraico, in passato, nella celebrazione della liturgia del Kippur, il giorno dell’espiazione e della confessione dei peccati. è un salmo alfabetico, composto da 22 versetti, proprio quante sono le lettere dell’alfabeto ebraico. Si apre e si chiude con un appassionante invito che il salmista rivolge a se stesso e poi alla fine a tutte le creature a benedire il Signore. la parola benedizione infatti ricorre sei volte: due volte all’inizio (vv.1-2) e quattro volte alla fine (vv. 20-22) a mo’ di inclusione. la benedizione si rivela in direzione discensionale perché parte da Dio e si riversa sull’uomo sotto forma di benefici quali perdono e salute (v. 3), vita (v. 4), sazietà e ringiovanimento (v. 5); di liberazione degli oppressi (v. 6), di misericordia (v. 11), di amore (v.13), di salvezza (v. 9), di stabilità cosmica (v.19). in direzione ascensionale la benedizione parte dal cuore del peccatore perdonato e beneficato, si estende a tutte le creature, angeli compresi, e a tutta la terra, e poi sale a Dio che viene riconosciuto come il Signore della vita e dell’universo. leggendo il salmo è facile cogliere i due poli: da un lato c’è Dio traboccante di «amore tenero e fedele» (hesed), dall’altro si trova l’uomo peccatore ma perdonato; nonostante siano opposti ontologicamente, la relazionalità è resa possibile dalla Area Biblica | 7

[close]

p. 10

traiettoria salvifica della benedizione (cf. Gianfranco ravasi, Il Libro dei Salmi. Commento ed attualizzazione, 3 vol., Bologna 1999). il salmo si può dividere in quattro parti: la prima (vv. 15) è tenuta insieme da un soliloquio e da un elenco di eventi che illustrano il rapporto di Dio con un individuo, la benedizione scaturisce dall’intimo, dalla radicalità dell’io, tutti i segreti e le radici della creatura sono coinvolti in questa lode; nella seconda parte (vv. 6-10) abbiamo quattro proposizioni enunciative con il verbo all’indicativo che raccontano come il Signore si è comportato con il popolo di israele, l’azione primaria è quella di ricordare le vicende dell’esodo, il più alto segno della misericordia divina nei confronti degli israeliti e di ribadire l’importanza della mediazione profetica facendo riferimento a Mosè; nella terza parte (vv.11-14) il poeta ha composto tre proposizioni comparative e una enunciativa che riprendono le affermazioni delle prime due parti. Per far capire quanto sia grande la misericordia di Dio l’autore fa riferimento alla dimensione orizzontale e verticale dello spazio infinito e alla profondità psicologica dell’amore paterno. nel nuovo Testamento con il nome Abbà (rivelatoci da cristo) abbiamo una conferma e un completamento dell’immenso amore di Dio. infine nella quarta ed ultima parte (vv. 15-18) l’autore riprende il tema della caducità umana. la conclusione che va dal versetto 19 al 22 descrive la sovranità illimitata del Signore pantocratore. in ciascuna delle parti, in riferimento 8 a Dio appare l’attributo della benignità che nelle prime tre parti è accompagnato da quello della compassione. Mediante questa ripetizione il salmo sta a indicare che la bontà è il principale attributo del Signore che caratterizza tutte le azioni da lui intraprese, ma il tema ha le radici nel libro dell’esodo (cf. es 34,6-7) in una citazione della proclamazione del proprio nome e della propria natura fatta dal Signore a Mosè quando gli israeliti nel deserto hanno commesso il peccato di idolatria costruendosi il vitello d’oro. la misericordia di Dio nasce dalla conoscenza che egli ha della nostra fragilità radicale: nella prospettiva del salmista il peccato non è per niente sminuito o declassato, ma non va temuto per il castigo che potrebbe attrarre su chi lo commette, perché colpisce l’amore materno e paterno di Dio; in definitiva rappresenta una sfida non tanto alla sua giustizia quanto piuttosto al suo perdono. così affermava Papa Giovanni Paolo ii nell’omelia del 18 settembre 1984: «le parole del salmo: “Benedici il Signore, anima mia” affermano che il nostro “cuore” umano si rivolge a Dio in tutta la maestà inimmaginabile della sua divinità e santità, nella sua meravigliosa “apertura” all’uomo: nella sua “condiscendenza”. in questa maniera il “cuore” incontra il “cuore”, il “cuore” parla al “cuore”». | Area Biblica

[close]

p. 11

heofilos GIUGNO 2016 area doGmatica Nessuna ambizione terrena spinge la chiesa; essa mira a questo solo: continuare... l'opera stessa di cristo, il quale è venuto nel mondo... a salvare e non a condannare, a servire e non ad essere servito. Gaudium et Spes 3

[close]

p. 12

La Chiesa strumento di misericordia di Giuseppe Zucchetto «invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, lo vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all'albergatore, dicendo “abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”». (lc 10,33-36). i verbi di questo stralcio di parabola: vedere il ferito, sentire compassione, avvicinarsi, fasciare le sue ferite, caricare sulla sella, portare in una locanda, prendersi cura di lui, pagare l’albergatore, sono tutti verbi che indicano movimento. come in una parabola ascendente si parte dai sensi per arrivare alle azioni attive che il Samaritano compie per salvare la vita al malcapitato. Quest’ultimo non ha un nome, perché rappresenta ognuno di noi, che, incappando tra i briganti, cade tra le tenebre del peccato. il Samaritano è colui che agisce per farci ritornare in vita, costui non solo vede e sente, ma agisce, si lascia coinvolgere dall’incontro e dalle necessità dell’altro e se ne fa carico fino in fondo; pagando lui stesso con la sua vita. Gesù di nazareth è il Buon Samaritano che dona la sua vita per ognuno di noi. egli lava il peccato dell’uomo con quel fianco squarciato da cui sgorgano sangue ed acqua, torrente di misericordia, che lava le nostre ferite. Gesù crocifisso ebbe compassione di loro e dalla croce chiede al Padre di avere uno sguardo misericordioso verso i suoi crocifissori: «Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno» (lc 23,34). così come il Samaritano ebbe compassione del malcapitato. la sua misericordia indica quell’amore viscerale, di una madre verso la sua creatura, spasmi e preoccupazioni di una donna che teme per la vita del figlio che ha in grembo. il Samaritano prova per quello sconosciuto lo stesso dolore 10 | Area Dogmatica

[close]

p. 13

e vive tutto ciò che si fa quando non c’è più alcuna barriera, alcuna estraneità. ecco il volto della vera misericordia! ecco il volto della carità. «Sullo stesso orizzonte, si poneva anche il beato Paolo Vi, che si esprimeva così a conclusione del concilio: “Vogliamo piuttosto notare come la religione del nostro concilio sia stata principalmente la carità… l’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del concilio… Una corrente di affetto e di ammirazione si è riversata dal concilio sul mondo umano moderno. riprovati gli errori, sì; perché ciò esige la carità, non meno che la verità; ma per le persone solo richiamo, rispetto ed amore. invece di deprimenti diagnosi, incoraggianti rimedi, invece di funesti presagi, messaggi di fiducia sono partiti dal concilio verso il mondo contemporaneo: i suoi valori sono stati non solo rispettati, ma onorati, i suoi sforzi sostenuti, le sue aspirazioni purificate e benedette… Un’altra cosa dovremmo rilevare: tutta questa ricchezza dottrinale è rivolta in un’unica direzione: servire l’uomo. l’uomo, diciamo, in ogni sua condizione, in ogni sua infermità, in ogni sua necessità”» (Misericordiae Vultus, 4). a questo la chiesa oggi è chiamata, ad avere passione per l’uomo, la stessa passione che il Samaritano ha nutrito per quell’uomo. come il Samaritano affida il malcapitato all’albergatore, analogamente cristo affida l’uomo alla chiesa. colui che tutti accoglie, la casa che tutti accoglie. la locanda è immagine della chiesa, tutti i battezzati divengono dei locandieri, pronti ad accogliere, a curare, a sostenere e incoraggiare tutto l’umano, avendo cura di tutti, avendo a cuore tutti. la chiesa oggi si fa per tutto l’uomo contemporaneo strumento di misericordia, luogo in cui incontrare il Padre misericordioso. noi siamo chiamati a operare sulla terra come Gesù e in nome di Gesù fino al suo ritorno. noi, come l’albergatore, non riceviamo solo un comando, ma anche degli strumenti indispensabili: i nostri due denari, il Sacramento della riconciliazione e il Sacramento dell’Unzione degli ammalati. con il Sacramento della riconciliazione, in cui noi ci ritroviamo con la nostra infinita miseria davanti alla mise- ricordia di Dio, noi siamo nulla ma è un mistero che Dio Padre ci vuole bene, ci vuole salvare ci vuole togliere da questa grande miseria in cui ci troviamo. Siamo incapaci di fare questo da noi stessi, allora manda il suo Figlio che porta la misericordia di Dio che si traduce in un atto d’amore per noi. «il perdono che scaturisce dalla confessione ha anche un risvolto sociale perché anche l’umanità, i miei fratelli e sorelle vengono ferite dal mio peccato. confessarsi davanti ad un sacerdote è un modo di mettere la mia vita nelle mani e nel cuore di un altro, che in quel momento agisce in nome e per conto di Gesù. […] inginocchiandosi di fronte alla madre chiesa chiamata a dispensare la misericordia di Dio, genuflettendosi di fronte al prete, che in quel momento è tramite della grazia che guarisce» (Papa Francesco, Il nome di Dio è misericordia, pp. 37ss). è commovente come nelle chiese orientali il confessore accolga il penitente ponendo la stola sul suo capo e un braccio intorno alla spalla: è l’abbraccio dell’accoglienza, è l’abbraccio benedicente di quel padre/madre, che scruta l’orizzonte in attesa del ritorno del figlio perduto e ritrovato in quell’incontro di misericordia. l’altro strumento della misericordia è l’Unzione degli infermi, sacramento che dà consolazione e che accompagna l’uomo verso l’incontro con il Signore risorto. il concilio Vaticano ii ci ricorda che, con la sacra unzione e la preghiera dei sacerdoti, tutta la chiesa raccomanda gli ammalati al Signore sofferente e glorificato affinché alleggerisca le loro pene e li salvi (cf. Lumen Gentium, 11). così facendo essi si uniscono spontaneamente alla passione e alla morte del cristo per contribuire al bene del popolo di Dio; l’ammalato è chiamato ad essere apostolo. egli completa nella sua carne quello che manca ai pati- Area Dogmatica | 11

[close]

p. 14

menti di cristo per la salvezza del mondo nell’attesa che tutta la creazione partecipi alla sua gloria. il mondo moderno emargina e rifiuta – e spesso disprezza – il dolore: l’ammalato non è produttivo. cristo, invece, scegliendo come collaboratori i sofferenti rende loro torrenti di misericordia. arricchito della grazia dello Spirito Santo, l’ammalato ha la forza di portare la croce della sofferenza e unirla, così, a cristo per lenire i peccati del mondo. «la chiesa ha la missione di annunciare la misericordia di Dio, cuore pulsante del Vangelo, che per mezzo suo deve raggiungere il cuore e la mente di ogni persona. la Sposa di cristo fa suo il comportamento del Figlio di Dio che a tutti va incontro senza escludere nessuno. […] è determinante per la chiesa e per la credibilità del suo annuncio che essa viva e testimoni in prima persona la misericordia. il suo linguaggio e i suoi gesti devono trasmettere misericordia per penetrare nel cuore delle persone e provocarle a ritrovare la strada per ritornare al Padre» (Misericordiae Vultus, 12). nell’accoglienza del malcapitato, ferito nel corpo, nell’accoglienza del peccatore, ferito nell’anima, nell’abbraccio dell’ammalato, ferito dalla fragilità umana, si gioca la nostra credibilità come cristiani. la chiesa sacramento universale di salvezza, si pone nel mondo come canale e strumento dell’infinita misericordia di Dio. 12 | Area Dogmatica

[close]

p. 15

heofilos GIUGNO 2016 area liturGica i sacramenti... non solo suppongono la fede, ma con le parole e gli elementi rituali la nutrono, la irrobustiscono e la esprimono. Sacrosanctum Concilium 59

[close]

Comments

no comments yet