Giornalino mese Giugno 2016

 

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giornalino della fraternità francescana di Termini Imerese S. Maria di Gesù "La Gancia"

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Anno XV - n. 6 - Giugno 2016 E l’Ostia diventa un Cuore di Benedetta Frigerio di Antonio e Antonietta Gangitano pag. 4 pag. 5 pag. 7 pag. 7 IN QUESTO NUMERO 2 Giugno Festa della Repubblica “La Famiglia secondo Papa Francesco” di Mimmo Palmisano Sicilia “nascosta” pag.12 pag.13 pag.14 pag.14 Unioni Civili, tutto quello che c’è da sapere Altro passo avanti sul cammino del dialogo di Giuseppe Notarstefano La Targa Florio e Termini Imerese pag. 8 pag. 9 pag.11 di Nando Cimino La ricetta del mese del diac. Pino Grasso di Elena La Russa di Giuseppe Catanzaro di Diego Torre di Mariella Campagna Da parte nostra … Buon Compleanno Beatificazione di una suora che visse da … Palermo: migliaia di persone alla Marcia … del Diacono Pino Grasso on l’Esortazione apostolica post-sinodale “Amoris Laetitia” il Santo Padre Francesco ha voluto regalare alle famiglie di tutto il mondo una riflessione dal grande significato pedagogico. Egli ha voluto ribadire con forza non l’ideale della famiglia, per intenderci quella edulcorata stile “Mulino bianco”, ma la sua realtà ricca, bella e complessa. Ha inoltre voluto gettare uno sguardo aperto, profondamente positivo, che si nutre non di astrazioni o proiezioni ideali, ma di un’attenzione pastorale alla realtà quotidiana. Con tale documento ha inteso offrire spunti spirituali e di sapienza pratica C utile ad ogni coppia che desidera costruire una famiglia secondo i canoni naturali, senza le manipolazioni che si intendono introdurre nella società di oggi che sembra avere perso la bussola e viva soltanto nel relativismo più assoluto.

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pag. 2 GIUGNO 2016 In Fraternità con Francesco “Amoris Laetitia” raccoglie in sé i risultati di due Sinodi sulla famiglia indetti dallo stesso Papa Francesco nel 2014 e nel 2015, insieme alle numerose catechesi sulla famiglia che ha tenuto dall’inizio del suo pontificato ad oggi. L’Esortazione apostolica mette in luce la consapevolezza della complessità del tema e l’approfondimento che richiede. «Non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del Magistero – afferma Papa Francesco - in ogni Paese o regione si possono cercare soluzioni più ‘inculturate’, attente alle tradizioni e alle sfide locali. Infatti, le culture sono molto diverse tra loro e ogni principio generale ha bisogno di essere ‘inculturato’, se vuole essere osservato e applicato». Questo principio di ‘inculturazione’ risulta davvero importante persino nel modo di impostare e comprendere i problemi che, aldilà delle questioni dogmatiche ben definite dal Magistero della Chiesa, non può essere globalizzato. Ma soprattutto il Papa afferma subito, e con chiarezza, che bisogna uscire dalla sterile contrapposizione tra ansia di cambiamento e applicazione pura e semplice di norme astratte. «I dibattiti che si trovano nei mezzi di comunicazione o nelle pubblicazioni – afferma –, e perfino tra i ministri della Chiesa, vanno da un desiderio sfrenato di cambiare tutto senza sufficiente riflessione o fondamento, all’atteggiamento che pretende di risolvere tutto applicando normative generali o traendo conclusioni eccessive da alcune riflessioni teologiche». Il Papa articola la sua riflessione a partire dalla “Parola”. «La Bibbia – dice - è popolata da famiglie, da generazioni, da storie di amore e di crisi familiari e a partire da questo dato si può meditare come la famiglia non sia un ideale astratto ma un compito artigianale che si esprime con tenerezza e che si è confrontato anche con il peccato sin dall’inizio, quando la relazione d’amore si è trasformata in dominio. Allora, la Parola di Dio non si mostra come una sequenza di tesi astratte, bensì come una compagna di viaggio anche per le famiglie che sono in crisi o attraversano qualche dolore e indica loro la meta del cammino». A partire dalla “Parola”, il Papa considera la situazione attuale delle famiglie tenendo i piedi per terra e affrontando numerose sfide, dal fenomeno migratorio alla negazione ideologica della differenza di sesso (ideologia del gender); dalla cultura del provvisorio alla mentalità antinatalista e all’impatto delle biotecnologie nel campo della procreazione; dalla mancanza di casa e di lavoro alla pornografia e all’abuso sui minori; dall’attenzione alle persone con disabilità al rispetto degli anziani; dalla decostruzione giuridica della famiglia alla violenza nei confronti delle donne. Il Papa insiste sulla concretezza, che è una cifra fondamentale dell’Esortazione. E sono la concretezza e il realismo che pongono una sostanziale differenza tra teorie di interpretazione della realtà e ideologie. Il Papa insiste nel dire che è necessario dare spazio alla formazione della coscienza dei fedeli. «Siamo chiamati a formare le coscienze – afferma infatti -, non a pretendere di sostituirle». Gesù proponeva un ideale esigente ma non perdeva mai la vicinanza compassionevole alle persone fragili come la samaritana o la donna adultera. Interessante la riflessione che oltre al vero matrimonio naturale, ci sono elementi positivi presenti nelle forme matrimoniali di altre tradizioni religiose, benché non manchino neppure le ombre. La riflessione include anche le famiglie ferite di fronte alle quali il Papa afferma che

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In Fraternità con Francesco GIUGNO 2016 pag. 3 occorre sempre ricordare un principio generale: «sappiano i pastori che, per amore della verità, sono obbligati a ben discernere le situazioni» (Familiaris consortio, 84). Il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi e possono esistere fattori che limitano la capacità di decisione. Perciò, mentre va espressa con chiarezza la dottrina, sono da evitare giudizi che non tengono conto della complessità delle diverse situazioni ed è necessario essere attenti al modo in cui le persone vivono e soffrono a motivo della loro condizione. Particolare attenzione si offre in merito all’accompagnamento delle persone abbandonate, separate o divorziate e si sottolinea l’importanza della recente riforma dei procedimenti per il riconoscimento dei casi di nullità matrimoniale. Papa Francesco mette in rilievo la sofferenza dei figli nelle situazioni conflittuali. «Il divorzio è un male – dichiara - ed è molto preoccupante la crescita del numero dei divorzi. Per questo, senza dubbio, il nostro compito pastorale più importante riguardo alle famiglie è rafforzare l’amore e aiutare a sanare le ferite, in modo che possiamo prevenire l’estendersi di questo dramma nella nostra epoca». Concetto fondamentale anche quando si parla dell’invito alla misericordia e al discernimento pastorale davanti a situazioni che non rispondono pienamente a quello che il Signore propone. Il Papa usa tre verbi molto importanti: “accompagnare, discernere e integrare” che sono fondamentali nell’affrontare situazioni di fragilità, complesse o irregolari. Quindi, il Papa presenta la necessaria quinta gradualità nella pastorale, l’importanza del discernimento, le norme e circostanze attenuanti nel discernimento pastorale e, infine, quella che egli definisce la logica della misericordia pastorale. Il Papa afferma che «i battezzati che sono divorziati e risposati civilmente devono essere più integrati nelle comunità cristiane nei diversi modi possibili, evitando ogni forma di scandalo. La loro partecipazione può esprimersi in diversi servizi ecclesiali. Essi non devono sentirsi scomunicati, ma possono vivere e maturare come membra vive della Chiesa». Se si tiene conto dell’innumerevole varietà di situazioni concrete, è comprensibile ed è possibile soltanto un nuovo incoraggiamento ad un responsabile discernimento personale e pastorale dei casi particolari, che dovrebbe riconoscere che, poiché il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi, le conseguenze o gli effetti di una norma non necessariamente devono essere sempre gli stessi. Occorre, pertanto, un cammino di accompagnamento e discernimento in dialogo approfondito fra i fedeli e i pastori. Importante è l’invito fatto a questi ultimi ad ascoltare con affetto e serenità, con il desiderio sincero di entrare nel cuore del dramma delle persone e di comprendere il loro punto di vista, per aiutarle a vivere meglio e a riconoscere il loro posto nella Chiesa. «Nessuna famiglia è una realtà perfetta e confezionata una volta per sempre – conclude il Papa – ma richiede un graduale sviluppo della propria capacità di amare. Tutti siamo chiamati a tenere viva la tensione verso qualcosa che va oltre noi stessi e i nostri limiti e ogni famiglia deve vivere in questo stimolo costante. Camminiamo, famiglie, continuiamo a camminare. Non perdiamo la speranza a causa dei nostri limiti, ma neppure rinunciamo a cercare la pienezza di amore e di comunione che ci è stata promessa».

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pag. 4 GIUGNO 2016 In Fraternità con Francesco E L’OSTIA DIVENNE UN CUORE L’ Ostia eucaristica si è trasformata nel muscolo di un cuore che presentava segni di grande patimento, dimostrando la realtà di quanto avviene ogni domenica durante la celebrazione della Messa e che le parole di Cristo nel Vangelo non sono una metafora: «questo è il Mio Corpo» e «questo è il Mio Sangue». È il miracolo accaduto in Polonia nel 2013, ma confermato solo domenica scorsa dalla Congregazione per la dottrina della fede che lo ha riconosciuto permettendo il culto del frammento reliquiario. Colpisce che la soprannaturalità sia stata confermata proprio una settimana dopo la pubblicazione dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia e nel bel mezzo del dibattito e della confusione sulle nuove possibili aperture alla Comunione per i divorziati risposati. Il processo di verifica era infatti cominciato il 25 dicembre di due anni fa, nella diocesi di Legnica, dopo che un’Ostia consacrata era caduta a terra. Raccolta e poi posta nell’acqua, anziché sciogliersi, aveva rilasciato un liquido rosso che pareva sangue. Zbigniew Kiernikowski, vescovo della diocesi, ha spiegato che due mesi dopo, nel febbraio del 2014, il vescovo emerito Stefan Cichy aveva istituito una commissione per studiare il fenomeno: «un piccolo frammento rosso dell’Ostia è stato separato e posto in un corporale – aveva detto il vescovo Zbigniew Kiernikowski . La commissione ha ordinato l’estrazione di alcuni campioni per sottoporli ad analisi rigorose da parte di importanti istituti di ricerca». I risultati finali del Dipartimento di Medicina Forense hanno attestato che «nell’immagine istopatologica è stato riscontrato che i frammenti di tessuto contengono parti frammentate di muscolo striato trasversale. Assomiglia molto al muscolo cardiaco, con alterazioni che appaiono di frequente durante l’agonia. Gli studi genetici indicano l’origine umana del tessuto». Dopo averli ricevuti lo scorso gennaio e dopo averli valutati, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha ordinato di preparare un luogo adeguato per l’esposizione della reliquia, «affinché i fedeli possano esprimere la propria adorazione in maniera appropriata», ha precisato Kiernikowski. Questo sarebbe, quindi, il secondo miracolo euca- ristico consecutivo con cui Bergoglio è venuto a contatto da vicino dopo quello avvenuto il 15 agosto 1996 a Buenos Aires, quando era vescovo ausiliare della diocesi, consentendo solo dopo alcuni anni le analisi su una particola che a contatto con l’acqua non si era sciolta. I campioni furono inviati a New York, in uno dei centri di analisi più noti degli Stati Uniti. Fu il dottor Frederic Zugibe, della Columbia University, a dare i risultati il 26 marzo 2005 pur senza conoscere l’origine dei campioni. Il medico spiegò che «il materiale analizzato è un frammento del muscolo cardiaco tratto dalla parete del ventricolo sinistro in prossimità delle valvole» e che «il muscolo cardiaco in esame è in una condizione infiammatoria e contiene un gran numero di globuli bianchi. Ciò indica che il cuore era vivo al momento del prelievo visto che i globuli bianchi, al di fuori di un organismo vivente, muoiono. Per di più, questi globuli bianchi sono penetrati nel tessuto, ciò indica che il cuore aveva subito un grave stress, come se il proprietario fosse stato picchiato duramente sul petto». Quando al dottor Zugibe fu spiegato che il campione era il frammento di un’Ostia consacrata, dichiarò: «come e perché un’Ostia consacrata possa mutare e diventare la carne e il sangue di un essere umano vivente rimane un mistero inspiegabile per la scienza, un mistero al di fuori della sua competenza». Che lo stesso miracolo sia accaduto proprio ora è dunque un dono immenso per la Chiesa, anche perché in Polonia si terrà la prossima giornata mondiale della gioventù. Ma soprattutto perché si tratta di un grande richiamo al valore di quello che succede ogni volta che un fedele si accosta alla Comunione, motivo per cui se è impossibile ricevere in piena purezza il corpo di Cristo, la Chiesa chiede la Confessione dai peccati mortali e il proponimento di non ripeterli. Altrimenti, dice San Paolo nel Vangelo, si «mangia e beve la propria condanna». Perché quella è davvero la Carne senza macchia di Dio che ogni giorno sceglie di soffrire tutte le pene del mondo per salvarci dal nostro peccato. Benedetta Frigerio

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In Fraternità con Francesco GIUGNO 2016 pag. 5 UNIONI CIVILI, TUTTO QUELLO CHE C’È DA SAPERE ercoledì 11 maggio 2016, con 372 sì, 51 no e 99 astenuti, è stato approvato il ddl che porta il titolo “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”, prima firmataria dell’iniziativa parlamentare Monica Cirinnà del Partito Democratico. La nuova disposizione legislativa regolamenta l’unione civile tra persone dello stesso sesso: le coppie omosessuali, qualificate come “specifiche formazioni sociali”. Esse potranno usufruire di un nuovo istituto giuridico di diritto pubblico denominato unione civile. Si fa riferimento alla Costituzione con l’articolo 2 - relativo ai diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo, sia nelle formazioni sociali e all’uguaglianza dei cittadini senza distinzione di sesso - e con l’articolo 3 - sulla pari dignità sociale dei cittadini senza distinzione di sesso. L’unione civile tra due persone maggiorenni avverrà di fronte a un ufficiale di stato e alla presenza di due testimoni e verrà registrata nell’archivio dello stato civile. Gli atti dell’unione, indicanti i dati anagrafici, il regime patrimoniale e la residenza, verranno registrati nell’archivio dello stato civile. Le parti possono stabilire, per la durata dell’unione, un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi, anche anteponendo o posponendo il proprio cognome se diverso. Per il resto, il ddl estende alle coppie dello stesso sesso i diritti previsti dal matrimonio civile. Non possono contrarre unioni civili: • le persone che sono già sposate o sono parte di un’unione civile con qualcun’altro; • quelle interdette per infermità mentale; • quelle che sono parenti; • quelle che sono state condannate in via definitiva per l’omicidio o il tentato omicidio di un precedente coniuge o contraente di unione civile; • quelle il cui consenso all’unione è stato estorto con violenza o determinato da paura. Esistono delle differenze rispetto al matrimonio fra eterosessuali, anche se presenta molti doveri e diritti in comune. Il comma 20 dice esplicitamente che, al fine di tutelare diritti e doveri, «le disposizioni che si riferiscono al matrimonio» in tutte le altre leggi, e M quelle che contengono le parole “coniuge” e “coniugi”, si intendono applicate anche alle persone che si uniscono civilmente. Il matrimonio, in particolare, si differenzia per i seguenti aspetti: • l’obbligo di usare il cognome dell’uomo come cognome comune; • prima di sciogliere l’unione, bisogna attendere un periodo di separazione da sei mesi a un anno (per le unioni civili ne bastano tre); • la possibilità di sciogliere l’unione nel caso che non venga “consumata”; • fare le “pubblicazioni” prima di contrarre l’unione. Le distinzioni maggiori riguardano la cosiddetta stepchild adoption e l’obbligo di fedeltà. Entrambe presenti nel testo originario del ddl (art. 5 la stepchild adoption, art. 3. l’obbligo di fedeltà), ma eliminate dopo il voto in Senato di febbraio. Infatti, il testo originario del ddl prevedeva la stepchil adoption, letteralmente “l’adozione del figliastro”, cioè la possibilità che il genitore non biologico adotti il figlio, naturale o adottivo, del partner. Questa parte è stata stralciata dopo il voto in Senato del 25 febbraio. In Italia, questa possibilità è invece prevista per le coppie eterosessuali sposate da almeno tre anni o che abbiano vissuto “secondo il costume matrimoniale”, in sostanza convivendo per almeno tre anni ma che siano sposate al momento della richiesta. Nel ddl è stato, però, inserito un comma che precisa che «resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti». Tale specificazione non vieta che i giudici si possano pronunciare sui casi di adozioni per le coppie gay. La legge dice che non vale obbligo di fedeltà,

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pag. 6 GIUGNO 2016 anche se la prima stesura della legge lo prevedeva. Nel matrimonio eterosessuale è un obbligo regolato dal Titolo VI del codice civile, in cui le parti acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri, ovvero hanno l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Con le stesse modalità di un matrimonio viene applicato il divorzio breve, ma bastano tre mesi di separazione anziché sei. Affinché l’unione si sciolga dopo tre mesi dalla dichiarazione è sufficiente manifestare la volontà di separazione di una delle due persone davanti all’ufficiale di stato civile. Sul regime patrimoniale della famiglia e la comunione dei beni si applica il codice civile. Alla stessa maniera si regolano i diritti successori e le norme sulla reversibilità. Le due persone possono scegliere quale cognome comune assumere, tra i loro due (nei matrimoni, invece, la moglie è tenuta ad aggiungere quello del marito al suo). Si può anche anteporre o posporre al cognome comune il proprio cognome. Le due persone concordano una residenza comune e possono decidere, come per il matrimonio, di usare il regime patrimoniale della comunione dei beni. Se si verificasse una sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso si verrebbe a determinare lo scioglimento dell’unione omosessuale. Inoltre, per analogia, viene stabilito che in caso di cambio di genere all’interno di una coppia sposata, anche se i coniugi manifestano la volontà di non farne cessare gli effetti civili, il matrimonio viene sciolto automaticamente e trasformato in unione civile. Un aspetto che rimane problematicamente aperto è che con il riconoscimento delle unioni civili potrebbe aumentare il numero di coloro che si recheranno in paesi in cui è possibile ave- In Fraternità con Francesco re un figlio da una donna che porta a termine la gestazione. La seconda parte della legge informa circa la convivenza di fatto tra due persone, sia eterosessuali che omosessuali, che non sono sposate e potranno stipulare i contratti di convivenza, in forma scritta e davanti ad un notaio. È un rapporto che lega due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile. I conviventi di fatto possono disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune con la sottoscrizione di un “contratto di convivenza”, redatto in forma scritta, a pena di nullità, con atto pubblico o scrittura privata con sottoscrizione autenticata da un notaio o da un avvocato. Il contratto può contenere: l’indicazione della residenza, le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune - in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro professionale o casalingo -, il regime patrimoniale della comunione dei beni, come da codice civile. Il regime patrimoniale scelto nel contratto di convivenza può essere modificato in qualunque momento. Il contratto di convivenza non può essere sottoposto a termine o condizione. I conviventi di fatto hanno gli stessi diritti spettanti al coniuge nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario, in caso di malattia o ricovero, in caso di morte (per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie). Il contratto di convivenza si risolve per accordo delle parti, recesso unilaterale, matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra un convivente ed altra persona, morte di uno dei contraenti. La risoluzione del contratto di convivenza determina lo scioglimento della comunione dei beni. Resta in ogni caso ferma la competenza del notaio per gli atti di trasferimento di diritti reali immobiliari comunque discendenti dal contratto di convivenza. Nel caso in cui la casa familiare sia nella disponibilità esclusiva del recedente, la dichiarazione di recesso, a pena di nullità, deve contenere il termine, non inferiore a novanta giorni, concesso al convivente per lasciare l’abitazione. Antonio e Antonietta Gangitano

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In Fraternità con Francesco GIUGNO 2016 pag. 7 ALTRO PASSO AVANTI SUL CAMMINO DEL DIALOGO INTERRELIGIOSO. L’ARCIVESCOVO LOREFICE PREDICA DURANTE IL CULTO DELLE CHIESE VALDESI E METODISTE I n occasione della Solennità dell’Ascensione del Signore, l’Arcivescovo Mons. Corrado Lorefice ha partecipato al culto all’interno del Tempio valdese di via dello Spezio, a Palermo. Lo storico incontro ha seguito il precedente tenutosi nella Chiesa Anglicana lo scorso 10 aprile. «Oggi la gioia è duplice – ha detto Mons. Lorefice – perché nel giorno dell’Ascensione ascoltiamo, insieme ai fratelli della Chiesa Valdese e Metodista, la Parola del Signore da cui tutti dobbiamo pendere e poi la gioia che ci incontriamo insieme per fare esperienza del Signore. Non dimentichiamo che oggi si parla di undici, ma il collegio è fatto da dodici e quindi è chiaro che il dono dello Spirito è di compiere e dare unità. Pertanto, non possiamo disattendere nulla. Il valore di questo incontro è condividere il dono dell’amicizia. È chiaro che la realtà è più grande dell’idea e quindi la realtà è questa, che noi dobbiamo incontrarci e volerci bene». Per l’occasione Mons. Lorefice ha predicato la Parola insieme al pastore Peter Ciaccio. Hanno partecipato al culto anche il presidente del segretariato attività ecumeniche Bruno Di Maio e il direttore dell’Ufficio Pastorale per l’Ecumenismo e per il Dialogo Interreligioso don Pietro Magro il quale ha affermato: «per la prima volta nella storia della testimonianza protestante nella città di Palermo, un Arcivescovo cattolico ha partecipato e predicato durante il culto delle Chiese Valdesi e Metodiste». Presenti pure i rappresentanti delle Chiese Valdese e Metodista della Noce con la presidente Luana Maiorana, il presidente Francesco Scuderi e per la Chiesa Metodista di Palermo, il presidente Bruno Toscano e il pastore TimTen Clay, che ha presieduto la liturgia. Tra i fedeli anche il sindaco Leoluca Orlando. «È stato un momento di fraternità che mostra i frutti di un lavoro ecumenico che dura da decenni – ha affermato Peter Ciaccio – a cui noi diamo un significato molto speciale, ma in realtà si tratta di un avvenimento assolutamente normale. Quello che è incredibile di un fatto normale dei cristiani che si vengono a trovare reciprocamente è che diventi un fatto straordinario. Questa è una città che ha bisogno dei cristiani che parlano insieme, che non sono divisi e portano un messaggio di speranza alle persone sofferenti è questo il ruolo delle chiese cristiane». Al termine della liturgia, Luana Maiorana ha fatto omaggio all’Arcivescovo di una croce ugonotta proveniente dalle valle piemontesi. Diacono Pino Grasso BEATIFICAZIONE DI UNA SUORA CHE VISSE DA SANTA M adre Maria di Gesù Santocanale, di Cinisi e fondatrice delle suore Cappuccine dell’Immacolata di Lourdes, sarà proclamata Beata domenica 12 giugno alle ore 17, nella Basilica Cattedrale di Monreale. La solenne messa di Beatificazione sarà presieduta dal Cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, e celebrata da tutti i vescovi di Sicilia nonché dai vescovi del Brasile, Albania, Messico e Madagascar, in cui sono presenti le case religiose delle Cappuccine. La Venerabile nacque a Palermo nel 1852 da una nobile famiglia e venne battezzata con il nome di Carolina Concetta Angela Santocanale. A sedici anni cominciò a sperimentare l’unione intima con Dio nella preghiera, ma è solo più tardi che comprese il disegno di Dio nella sua vita, cioè di seguire il Vangelo sulle orme di San Francesco. In onore di Suor Maria di Gesù, il 18 giugno alle ore 21 nella piazza di Cinisi, verrà rappresentato un recital dal titolo «Il profumo del pane», realizzato dalle suore Cappuccine dell’Immacolata di Lourdes, dell’OFS e dalla GIFRA della Madonna della Catena di Termini Imerese. Il recital si propone di far conoscere la vita della umile “Signora Madre”, così la chiamavano a Cinisi, dove lei con la sua bisaccia percorreva le strade portando aiuto e conforto ai poveri, agli orfani, agli abbandonati. Durante quest’anno Giubilare della Misericordia, non è un caso che il Signore ha voluto questa beatificazione poiché Suor Maria di Gesù ha fatto della Misericordia la sua regola di vita. Possa il suo esempio spronarci a vivere nella logica evangelica del buon samaritano, che percorre le strade del mondo volgendo lo sguardo a Gesù povero, ultimo, carcerato, bisognoso. Elena La Russa

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pag. 8 GIUGNO 2016 In Fraternità con Francesco 2 GIUGNO FESTA DELLA REPUBBLICA L a festa della Repubblica è indubbiamente una straordinaria opportunità per fare memoria di un’importante conquista della nostra storia. Essa rappresenta l’approdo di un processo sociale cruento, passato attraverso la lotta di liberazione combattuta dalle forze partigiane ed alimentato da un vasto movimento culturale e politico, nato in seno all’opposizione al regime totalitario fascista. Essa è, altresì, l’espressione di un patto, condensato nella Costituzione, tra istanze e forze culturali molto eterogenee e spesso antagoniste. Una sintesi nobile e sapiente tra visioni diverse della società, dell’economia e delle istituzioni. È tutt’altro che scontato immaginare oggi, in un tempo in cui siamo stati abituati ad assistere ad una contrapposizione spesso virulenta e muscolare tra le forze partitiche, la possibilità di ritrovarsi su un piano istituzionale comune. Una piattaforma non solo normativa, ma soprattutto etica che fonda la convivenza civile e la proietta in una dialettica democratica capace di comporre interessi, visioni e risposte politiche molto diverse tra loro. La Repubblica rappresenta il senso più profondo del nostro vivere sociale, una convivenza che è chiamata a realizzare, attraverso la cooperazione e la competizione, una possibilità di sviluppo autentico e possibile per tutti. Una possibilità che poggia sulla capacità di tutti e di ciascuno di contribuire con il proprio lavoro, cioè con l’operosa offerta dei capitali morali, materiali e sociali che edificano forme creative e sostenibili ordinate al benessere economico ed al progresso sociale dei singoli cittadini. La prospettiva repubblicana è aperta e dinamica, radicata ma non fissata da relazioni pubbliche. Queste si condensano in istituzioni credibili, ispirate alla divisione dei poteri e alla partecipazione popolare al governo delle stesse. La Repubblica è innanzitutto democratica, cioè espressione del governo del popolo nella sua complessità e varietà di forze e di interessi. Il popolo deve, inoltre, concorrere e partecipare alla costruzione sociale. Un simile processo richiede, da un lato, una tensione solidale che deve cercare di accomunare persone, famiglie, formazioni sociali, città, territori affinché si garantiscano eguali opportunità di sviluppo per tutti, aldilà delle dotazioni o condizioni di partenza. Un principio che si coniuga con quello della sussidiarietà, che pro- muove la libera espressione e la capacità di autodeterminazione delle persone e delle libere forme di associazione tra di esse, così come garantisce un dialogo inter-istituzionale che non può - e non deve - schiacciare le autonomie locali. Bene comune, solidarietà, sussidiarietà e centralità della persona sono anche i principi che, provenendo dall’alveo del pensiero sociale cristiano, sono stati assunti e sviluppati dall’elaborazione costituzionale e strutturati in forme e modalità di regolazione delle relazioni pubbliche. Il contributo dei cattolici all’affermazione e alla crescita delle democrazia in Italia è stato ampio, capillare e di alto profilo, caratteristiche che ci auguriamo possano ancora oggi definire il contributo dei credenti al dibattito politico e al processo di riforma attualmente in discussione nel Paese. La stagione che stiamo vivendo è caratterizzata da una domanda crescente di partecipazione, che il più delle volte le istituzioni non riescono a raccogliere poiché spesso governate da leadership prive di una visione di lungo periodo. I passaggi elettorali sono sempre più simili ad una sorta di pretesa plebiscitaria. Le forze di opposizione, sempre più antagoniste e populiste, riescono a rappresentare un’alternativa credibile di governo, capace di entrare in tensione con le coalizioni maggioritarie. A ciò si aggiunge l’orizzonte della globalizzazione (e della crisi), che ha progressivamente ridotto gli spazi della deliberazione democratica in materie che, ormai, sono totalmente affidate a logiche economico-finanziarie ed a meccanismi quasi automatici derivati dai mercati e dalle forze oligopolitiche che li governano. La finanza domina l’economia ed entrambe dominano la politica. I cittadini, sempre più ridotti al rango di utenti e di consumatori, fanno fatica a partecipare alla costruzione delle decisioni che riguardano il Bene Comune. Un modo per “ritrovare” il senso profondo della celebrazione della festa della Repubblica è ripartire dalla natura di patto che sottende al termine “Repubblica”, dalla sua forma alta di negoziazione e di dialogo tra forze diverse, dai suoi principi alti e performanti, dalle sue molte prospettive, purtroppo non sempre attuate sino in fondo. Giuseppe Notarstefano

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In Fraternità con Francesco GIUGNO 2016 pag. 9 LA TARGA FLORIO E TERMINI IMERESE i è disputata pochi giorni fa, dal 6 all’8 maggio 2016, la centesima edizione della Targa Florio, la leggendaria gara automobilistica che vede come protagoniste le strade delle Madonie, ma che ha un fortissimo legame anche con Termini Imerese e con il suo territorio. Quando nel lontano 1906 Vincenzo Florio diede il via a quella che sarebbe diventata una delle più importanti e dure competizioni motoristiche del mondo, Termini era l’unico posto del comprensorio, vicino al circuito dove la gara si sarebbe disputata, che offriva tutte le strutture e i servizi necessari. Aveva un grande ed elegante albergo, che infatti divenne il quartier generale della corsa; aveva ampi magazzini e importanti officine, dove le macchine potevano essere custodite e preparate per la corsa (ricordiamo fra tutti il famoso garage Imera, diventato successivamente sede di un cinema al quale fu dato lo stesso nome); aveva un porto e una stazione, dove le stesse macchine potevano agevolmente arrivare, anche da luoghi lontani, a bordo di velieri o di vagoni ferroviari; aveva eleganti locali, primo fra tutti il Caffè Grasso, nel corso Umberto e Margherita, dove gli ospiti (cioè gli organizzatori, i piloti e i meccanici) potevano piacevolmente incontrarsi. Le numerose fotografie che ritraggono tanti piloti - a bordo delle loro vetture presso la stazione ferroviaria dove avveniva la pesatura delle macchine in gara oppure davanti al Grand Hotel, o ancora per le strade cittadine (famosa quella con Enzo Ferrari in via Stesicoro) - sono la chiara testimonianza dell’importanza che Termini Imerese rivestiva nell’organizzazione della grande corsa e S di come essa ne venisse quasi completamente coinvolta. Nei primi anni della lunga storia della Targa Florio venne utilizzato un tracciato molto lungo, noto come “Grande Circuito delle Madonie”, il quale misurava poco più di 148 chilometri e toccava ben 11 paesi madoniti. La linea del traguardo fu posta sul rettilineo di Buonfornello, per la precisione poco oltre il fiume Imera, nella contrada Pistavecchia del Comune di Campofelice di Roccella. Dopo la fine della prima guerra mondiale, durante la quale la corsa rimase sospesa, il tracciato di gara fu accorciato di circa un terzo e passò da 148 a 108 chilometri (Medio Circuito delle Madonie). Ma già nel 1909 era stato realizzato il complesso, poi chiamato “Floriopoli” in omaggio al padre della corsa, costituito da nuove tribune, box permanenti e altre strutture logistiche. Questo complesso si trova nel bel mezzo del territorio termitano, ma la sua vicinanza con la stazione di Cerda (anch’essa nel territorio termitano) e con il bivio omonimo, nel tempo ha creato un falso toponomastico duro a morire, anche per l’indifferenza e per l’ignoranza di molti Termitani. Sono infatti in tanti, ancora oggi, compresi illustri giornalisti e scrittori, a credere che Floriopoli si trovi a Cerda e che continuano a chiamare quel luogo come “le tribune di Cerda”. Nel 1932, infine, Vincenzo Florio adottò quello che sarebbe diventato il più classico dei tracciati della Targa: il Piccolo Circuito delle Madonie, di 72 chilometri, che passava attraverso i paesi di Cerda, Caltavuturo, Collesano e Campofelice di Roccella e che sfiorava l’abitato

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pag. 10 GIUGNO 2016 di Scillato. È però giusto ricordare che una parte non indifferente di questo circuito, così come dei precedenti, ricade in territorio di Termini Imerese e precisamente il tratto che va dalla sponda occidentale del fiume Imera fino alle porte del comune di Cerda. È sul piccolo circuito che si sono disputate anche le indimenticabili gare del campionato mondiale Marche, al quale la Targa Florio fu ammessa nel 1955, e poi quelle del Mondiale prototipi, avendo il Campionato nel 1963 cambiato nome. E ciò fino al tragico epilogo del 1977, quando il pilota Gabriele Ciuti uscì di strada con la sua Osella investendo alcuni imprudenti spettatori che sostavano al limite di una curva ed uccidendone due. In effetti la Targa Florio, che richiamava un enorme numero di spettatori difficilmente controllabili dalle forze dell’ordine specialmente per la grande lunghezza del suo tracciato, già in passato aveva corso il rischio di essere abolita, così come d’altronde era successo per altre importanti, ma altrettanto pericolose, gare di velocità su strada (prima fra tutte la Mille Miglia). Da quell’anno le autorità ministeriali non concessero più l’autorizzazione per lo svolgimento della gara secondo la formula tradizionale, ma essa per fortuna fu trasformata in rally. Ciò, benché la corsa abbia perso l’importanza di un tempo e il suo originario fascino, le ha però permesso di giungere fino ai nostri giorni e di tagliare il traguardo, proprio quest’anno, della centesima edizione. Evento che è stato ricordato anche dalle Poste Italiane con l’emissione di un bel francobollo, così come era già avvenuto nel 2006 in occasione del centenario della Targa. Quanto ai veri protagonisti della Targa - e cioè macchine e piloti - si può dire senza ombra di dubbio che il meglio dell’automobilismo mondiale si è cimentato con il difficile circuito madonita, scrivendo spesso pagine di sport esaltanti e irripetibili. Non è possibile non ricordare, fra i tanti, gli appassionanti duelli fra le Ferrari e le Porsche, soprattutto quelli degli anni ‘60 e degli inizi degli anni ‘70 del secolo scorso, così come non è possibile non fare un breve, anche se parziale, elenco dei grandi piloti che hanno partecipato alla gara: da Alessandro Cagno (primo vincitore nel 1906) a Nazaro, Lancia, Nuvolari, Campari, Taruffi, Ascari, Villoresi, Varzi, Biondetti, Mairesse, Moss, Fangio, Collins, Bonnier, Merzario, Graham Hill, Castellotti, Von Trips, Gendebien, Bandini, Elford, Maglioli, Siffert, In Fraternità con Francesco Redman, Hezemans, Munari, Phil Hill, Jacky Ickx, Antonio Pucci, Colin Davis, etc. etc. Tutti nomi in grado di risvegliare qualche ricordo e qualche emozione anche in chi non è appassionato di automobilismo. Meritano un cenno a parte due dei piloti più amati dai Termitani, anche se in epoche molto diverse. Il primo è Nino Vaccarella, il più grande corridore siciliano di sempre, che di Termini Imerese è anche cittadino onorario e che ha vinto la Targa per ben tre volte: nel 1965, nel 1971 e nel 1975, dimostrando il suo valore anche fuori dalle strade di casa. Importantissima, per esempio, la sua vittoria alla 24 ore di Le Mans. Il secondo, e qui si va un bel po’ indietro nel tempo, è Giulio Masetti originario di Vinci (Firenze), il quale conquistò la vittoria nel 1921 e nel 1922 perendo qualche anno dopo, il 25 aprile 1926, in un tragico incidente avvenuto nei pressi di Caltavuturo mentre partecipava da favorito alla diciassettesima Targa Florio. Masetti aveva l’abitudine, specialmente in prossimità della data della corsa, di soggiornare al Grand Hotel delle Terme per diversi giorni e aveva stretto un grande rapporto di amicizia e di stima con il popolo termitano. È, infine, da precisare che il circuito della Targa Florio non è stato sempre quello delle Madonie e che per ben cinque volte esso ha interessato direttamente l’abitato di Termini. Questo è successo nel 1912, 1913, 1914, 1948, 1949 e 1950, cioè in quegli anni in cui fu deciso di far coincidere la corsa con il Giro di Sicilia. Anche in questo caso ci viene in aiuto una buona documentazione fotografica: molto belle, per esempio, sono le fotografie che ritraggono le macchine da corsa, provenienti da Messina, mentre affrontano la salita della Serpentina Paolo Balsamo. Giuseppe Catanzaro

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In Fraternità con Francesco GIUGNO 2016 pag. 11 PALERMO: MIGLIAIA DI PERSONE ALLA MARCIA PER LA VITA E LA FAMIGLIA alle associazioni pro vita ai gruppi scout, dalle comunità evangeliche agli alunni delle scuole paritarie, il 14 maggio in migliaia hanno invaso il centro di Palermo per la Marcia per la Vita e la Famiglia. Novantaquattro i partecipanti al corteo tra chiese pentacostali, parrocchie, associazioni e movimenti, religiosi e laici. Un fiume di gente, soprattutto giovani e giovanissimi, ha percorso l’asse principale della città al grido di Vita-Famiglia-Educazione con canti, slogan, musiche e rulli di tamburi, che hanno accompagnato il corteo colorato. Dalla piattaforma mobile, sono stato io (portavoce del Forum “Vita Famiglia Educazione”) ad aprire la manifestazione dicendo: «Siamo qui per difendere valori fondamentali e per richiamare l’attenzione della politica sulla famiglia e sulla vita». Il Forum Vita Famiglia Educazione ha presentato una serie di richieste concrete alle istituzioni e alla classe politica: dall’istituzione del garante regionale per la famiglia alla reintroduzione del buono scuola; dall’introduzione del fattore famiglia ai finanziamenti alla scuola paritaria per l’infanzia; dalla valorizzazione delle realtà di volontariato alla libertà delle famiglie di non subire l’ideologia gender nelle scuole. Sul palco anche il pastore della Chiesa pentecostale Parola della Grazia, Gioacchino Porrello. «Tutto quello che Dio inventa e disegna è eterno – ha detto Porrello -. Dio ha creato la famiglia. E la famiglia non si deve toccare. Vedo tanti giovani che vogliono un futuro migliore e che il disegno di Dio vada avanti!». Don Fortunato Di Noto, presidente dell'associazione Meter e campione della lotta alla pedofilia, ha sottolineato che «distruggere la famiglia è una precisa scelta ideologica. Mi spaventa che tutto diventi ideologia. Tutto rischia di diventare un concetto antropologico: dalla famiglia al rispetto dei bambini». Presente anche Massimo Gandolfini, portavoce nazionale del comitato “Difendiamo i nostri figli” ed organizzatore del Family Day del 30 gennaio scorso, a Roma. «C’è una lobby internazionale che vorrebbe una colonizzazione ideologica anche in Italia – ha spiegato Gandolfini Siamo stufi di essere la maggioranza silenziosa. Dobbiamo diventare una cittadinanza attiva. Tutti noi siamo chiamati a partecipare a questa missione». Il corteo, composto da più di 5000 partecipanti ed aperto dal suono dello shofar (piccolo corno di montone utilizzato come strumento musicale), è stato preceduto dal classico trenino ricolmo di bimbi e da tante carrozzine, alcune con passeggero a bordo ed altre drammaticamente vuote a denunciare il crollo demografico della nostra nazione. Fra canti, musiche e slogan, esso ha attraversato il centro cittadino e si è pacificamente e gioiosamente concluso ai piedi del Teatro D Massimo. È poi seguita la Santa Messa, celebrata dai sacerdoti presenti in una chiesa vicina, e poi la Festa della Famiglia con mimiche, canti e distribuzione della focaccia, simbolo quotidiano e semplice della realtà familiare. L’evento ha ricevuto messaggi di incoraggiamento e benedizioni da Papa Francesco, dai cardinali Burke e De Giorgi, dagli arcivescovi Lorefice, Negri e Pennisi, e dai vescovi Vigo, Bommarito, Schneider, Raspanti, nonché il patrocinio del comune di Palermo e della Presidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana. La Marcia per la Vita e la Famiglia è stata preceduta da una settimana di eventi minori (mostre, studi, momenti di preghiera, conferenze, un concerto) a cura delle diverse associazioni promotrici. Inoltre, nelle 24 ore precedenti e in due distinte occasioni, il professore Gandolfini ha incontrato centinaia di persone. L’indomani ha vissuto un altro bagno di folla in un convegno a Catania, per poi confrontarsi sulla Pentecoste con centinaia di giovani della diocesi. L’evento ha avuto un buon eco sui media locali e nazionali essendo stato ripreso da Libero, TG3, TGS, Giornale di Sicilia e Repubblica, oltre a diverse decine di giornali online e siti internet. Questa manifestazione esprime con forza il disagio di tantissima parte del popolo italiano, per il disinteresse del mondo politico sul tema, ed esprime pure l’offensiva della cultura dello scarto e della morte. Come ha recentemente dichiarato il cardinale Bagnasco, «non si comprende come queste affermazioni, tanto chiare di Papa Francesco e ribadite a più riprese dai vescovi, passino costantemente sotto silenzio, come se mai fossero state pronunciate o scritte». Ma esiste un dovere di coscienza che spinge l’uomo a promuovere la verità a qualunque costo e Papa Francesco lo sa e lo dice. «La persecuzione - io direi - è il pane quotidiano della Chiesa. Gesù lo ha detto». A Parer mio c’è un’altra persecuzione della quale non si parla tanto, travestita di cultura, travestita di modernità, travestita di progresso. «È una persecuzione – direi un po’ ironicamente – ‘educata’. Si manifesta quando viene perseguitato l’uomo non per confessare il nome di Cristo ma per voler avere e voler manifestare i valori di Figlio di Dio. È una persecuzione contro Dio Creatore nella persona dei suoi figli! In questo senso, si fanno leggi che obbligano ad andare verso questa strada e una Nazione che non segue tali leggi “moderne e colte”, o che non vuole averle nella propria legislazione, viene accusata e perseguitata educatamente. È la persecuzione che toglie all’uomo la libertà, anche della obiezione di coscienza!» (Omelia 12.4.2016). Diego Torre

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pag. 12 GIUGNO 2016 In Fraternità con Francesco “LA FAMIGLIA SECONDO PAPA FRANCESCO” Cari lettori, questo mese pubblichiamo la seconda parte della catechesi di Papa Francesco riguardo quelle famiglie che hanno perso il piacere di condividere il resto della loro vita ed in particolare riguardo l’accoglienza di questi fratelli “feriti” da parte della Chiesa. Cogliamo l’occasione per invitarvi a leggere l’ultima Esortazione Apostolica di sua Santità, Amoris Laetitia. In questo documento, il Papa ribadisce quanto affermato dai suoi predecessori, alla luce dell’ultimo Sinodo sulla famiglia, ovvero che la Chiesa “deve” accogliere questi figli perché non sono scomunicati. Il Papa invita pure i pastori a fare un attento discernimento. Chi fosse interessato può acquistarlo in libreria o scaricarlo dal nostro sito. Mimmo Palmisano all’approfondimento compiuto dai Pastori, guidato e La Famiglia - 20. Famiglie ferite (II) confermato dai miei Predecessori, è molto cresciuta Cari fratelli e sorelle, buongiorno! la consapevolezza che è necessaria una fraterna e Con questa catechesi riprendiamo la nostra riflesattenta accoglienza, nell’amore e nella verità, verso sione sulla famiglia. Dopo aver parlato, l’ultima i battezzati che hanno stabilito una nuova convivenvolta, delle famiglie ferite a causa della incomprenza dopo il fallimento del matrimonio sacramentale. sione dei coniugi, oggi vorrei fermare la nostra atIn effetti, queste persone non sono affatto scomunitenzione su un’altra realtà: come prenderci cura di cate e non vanno assolutamente trattate come tali: coloro che, in seguito all’irreversibile fallimento del esse fanno sempre parte della Chiesa. loro legame matrimoniale, hanno intrapreso una Papa Benedetto XVI è intervenuto su tale quenuova unione. stione, sollecitando un attento discernimento e un La Chiesa sa bene che una tale situazione consapiente accompagnamento pastorale, sapendo che traddice il Sacramento cristiano. Tuttavia, il suo non esistono «semplici ricette» (Discorso al VII Insguardo di maestra attinge sempre da un cuore di contro Mondiale delle Famiglie, Milano, 2 giugno madre. Un cuore che, animato dallo Spirito Santo, 2012, risposta n. 5). cerca sempre il bene e la salvezza delle persone. Di qui il ripetuto invito dei Pastori a manifestare Ecco perché sente il dovere, «per amore della veriapertamente e coerentemente la disponibilità della tà», di «ben discernere le situazioni». Così si espricomunità ad accoglierli e a incoraggiarli, perché vimeva San Giovanni Paolo II, nell’Esortazione apovano e sviluppino sempre più la loro appartenenza a stolica Familiaris consortio (n. 84), portando ad eCristo e alla Chiesa con la preghiera, con l’ascolto sempio la differenza tra chi ha subito la separazione della Parola di Dio, con la frequenza alla liturgia, rispetto a chi l’ha provocata. Si deve fare questo dicon l’educazione cristiana dei figli, con la carità e il scernimento. servizio ai poveri, con l’impegno per la giustizia e Se poi guardiamo anche questi nuovi legami con la pace. L’icona biblica del Buon Pastore (Gv gli occhi dei figli piccoli – e i piccoli guardano –, 10,11-18) riassume la missione che Gesù ha ricevucon gli occhi dei bambini, vediamo ancora di più to dal Padre: quella di dare la vita per le pecore. Tal’urgenza di sviluppare nelle nostre comunità le atteggiamento è un modello anche per la Chiesa, un’accoglienza reale verso le persone che vivono che accoglie i suoi figli come una madre che dona tali situazioni. Per questo è importante che lo stile la sua vita per loro. «La Chiesa è chiamata ad essere della comunità, il suo linguaggio, i suoi atteggiasempre la casa aperta del Padre […]» - Niente porte menti, siano sempre attenti alle persone, a partire chiuse! Niente porte chiuse! - «Tutti possono partedai piccoli. Loro sono quelli che soffrono di più, in cipare in qualche modo alla vita ecclesiale, tutti queste situazioni. Del resto, come potremmo racpossono far parte della comunità. La Chiesa […] è comandare a questi genitori di fare di tutto per edula casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la care i figli alla vita cristiana, dando loro l’esempio sua vita faticosa» (Esort. ap. Evangelii gaudium, n. di una fede convinta e praticata, se li tenessimo a 47). distanza dalla vita della comunità, come se fossero Allo stesso modo, tutti i cristiani sono chiamati scomunicati? Si deve fare in modo di non aggiungead imitare il Buon Pastore. Soprattutto le famiglie re altri pesi oltre a quelli che i figli, in queste situacristiane possono collaborare con Lui prendendosi zioni, già si trovano a dover portare! Purtroppo, il cura delle famiglie ferite, accompagnandole nella numero di questi bambini e ragazzi è davvero granvita di fede della comunità. Ciascuno faccia la sua de. È importante che essi sentano la Chiesa come parte nell’assumere l’atteggiamento del Buon Pamadre attenta a tutti, sempre disposta all’ascolto e store, il quale conosce ognuna delle sue pecore e all’incontro. In questi decenni, in verità, la Chiesa nessuna esclude dal suo infinito amore! non è stata né insensibile né pigra. Grazie

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In Fraternità con Francesco GIUGNO 2016 pag. 13 SICILIA “NASCOSTA” di Nando Cimino ALIMENA (PA) - LA CHIESA DEI LIGUORINI A pochi passi da Alimena, caratteristico centro agricolo in provincia di Palermo, sorge una singolare costruzione che in qualche maniera ne è diventata anche il simbolo. Si tratta di una antica torre a forma ottagonale, fatta originariamente edificare intorno al 1600 per scopi militari sul colle detto della Quisisana che, successivamente ristrutturata e con l’aggiunta di una grossa cupola, venne poi trasformata in luogo di culto. La chiesa è oggi intitolata a S. Alfonso de Liguori, intitolazione avvenuta nel 1837 per volontà popolare. Si narra infatti che gli abitanti del posto, rimasti affascinati dalle predicazioni di due padri redentoristi detti liguorini dal nome del loro fondatore, decisero di destinare un luogo di culto proprio a Sant’Alfonso. I liguorini in quegli anni erano molto attivi in Sicilia. Presenti in buon numero erano, come detto, particolarmente esperti nella predicazione. Li ritroviamo anche tra i protagonisti di una nota novella di Verga dal titolo “L’opera del divino amore”. La chiesa di Sant’Alfonso ad Alimena fu in passato anche luogo di sepoltura per i notabili del paese mentre tutti gli altri defunti trovavano riposo in una sottostante grotta scavata nel tufo. Alfonso dè Liguori, vissuto a cavallo tra il XV° ed il XVI° secolo, fu proclamato santo nel 1839 e ad Alimena la sua intercessione viene ancora oggi invocata per favorire l’arrivo della pioggia in caso di prolungata siccità.

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pag. 14 GIUGNO 2016 In Fraternità con Francesco LA RICETTA DEL MESE di Mariella Campagna Care amiche, divertitevi con i vostri bambini a fare dei golosi e colorati cupcake, buoni per festeggiare in allegria qualsiasi occasione. È una ricetta facile e veloce da preparare. Cupcake colorati Ingredienti per dodici cupcake: Per l’impasto:180gr di burro, 180gr di zucchero, 3uova, 60ml di latte, 220gr di farina 00, un cucchiaino di lievito per dolci, 1 barattolo, buccia di limone q.b. Per la crema al burro: 350gr di burro, 120gr di zucchero a velo, colorante blu edibile q.b. Per la decorazione: pasta di zucchero lilla q.b., ovetti colorati q.b. Procedimento: La base dei dolcetti. Per l’impasto montate il burro nella planetaria, aggiungere lo zucchero, le uova a temperatura ambiente, la farina setacciata, il lievito, il latte, la buccia di limone grattugiata e amalgamate bene. Trasferite il composto nel sac à poche privo di bocchetta e riempite i pirottini. Infornate a 170 gradi per 20-25 minuti, sfornate e lasciateli raffreddare. La crema al burro. Mettete nella planetaria il burro morbido e incorporate lo zucchero a velo setacciato. Trasferite la crema in una ciotola e aggiungete una goccia di colorante blu. Le decorazioni. Mescolate bene la crema al burro colorata e versatela nella sac à poche con bocchetta a stella. Decorate i cupcake creando una sorta di coroncina sulla superficie di ogni dolcetto. Stendete la pasta di zucchero lilla con il mattarello e, con uno stampo a espulsione a forma di fiore, ricavate 12 piccoli fiorellini, serviranno per completare i cupcake. Infine, passate alla decorazione finale: mettete tre ovetti colorati su ogni cupcake, al centro della coroncina creata con la crema al burro, e completate con un fiorellino lilla. Ciao, al prossimo numero ___________________________________ DA PARTE NOSTRA … __________________________________ Sinceri auguri alla consorella Lina Gatto e famiglia per la nascita della nipotina Adele. Sentite condoglianze alla consorella Enza Purpura e famiglia per la morte del cognato Dino La Rocca. Ricordiamo che il centro per la raccolta degli occhiali usati, degli oli esausti, dei tappi di plastica e dei cellulari guasti, è aperto solo il sabato dalle 17.30 alle 18.30 nei locali del Convento di via Alfredo La Manna. Vi preghiamo di confluire con i vostri prodotti solo in questo giorno e di non lasciare sacchetti davanti al portone del Convento. Invitiamo a visitare il sito internet della nostra Fraternità ofstermini.weebly.com dove, oltre alle notizie e alle informazioni sulle nostre attività, troverete tutti i numeri arretrati del nostro giornalino. Giugno 2016 Battaglia Antonino Marsala Simone Lo Re Teresa Buon Compleanno in Fraternità a: giorno giorno giorno 10 24 25 Blandino Salvatore Antonino Aglieri Rinella Giuseppe Inguaggiato Francesco giorno giorno giorno 29 30 30

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In Fraternità con Francesco __________________ GIUGNO 2016 pag. 15 IN FRATERNITÀ … NOTIZIE E AVVENIMENTI _________________ di Ignazio Cusimano Domenica 15 maggio nella celebrazione Eucaristica delle 19.00 i giovani della nostra Gi.Fra. hanno rinnovato la Promessa, inoltre hanno fatto la Promessa: Giuseppe Gatto, Giuseppe Cusimano e Marta Gatto, sono stati ammessi all’Iniziazione: Simone Marsala, Salvatore La Rosa, Michela Giuffrida e Salvatore Antonino Blandino, sono stai accolti in fraternità Marco Caragnano, Alessia Galioto e Desirè Marcinnò. Si è conclusa la serata con un momento di festa preparato dalla fraternità dell’OFS. A tutti, i nostri auguri di buon cammino; Nei giorni 28 e 29 maggio la Fraternità Regionale della Gioventù Francescana si è riunita a Pergusa per celebrare il Capitolo elettivo, sono stati eletti: Presidente: Luca Corallo, Vice Presidente: Chiara Morreale (della Gifra Madonna della Catena di Termini Imerese), Consiglieri: Simone Munafò, Andrea Santoro, Giona Messina, Elena Ponzo, Bruna Nucera, Federica Baccio, Salvatore Principato, Salvatore Burrometo, Piero Castelluzzo, Giovanni Libreri, Giusy Fontana e Antonio Spalla (della nostra fraternità). A tutti, il nostro augurio di buon e proficuo servizio. Giubileo della Famiglia Francescana di Sicilia. Ci apprestiamo a vivere in questo anno di grazia il Giubileo Straordinario della Misericordia e l’ottavo Centenario del Perdono di Assisi (1216-2016), che coinvolgerà tutta la Famiglia Francescana della nostra amata Sicilia. Ci raduneremo tutti (Frati, Suore, Fratelli e Sorelle dell’Ordine Francescano Secolare, Gioventù Francescana, Araldini e altri Gruppi di ispirazione francescana, familiari, amici, simpatizzanti) DOMENICA 26 giugno 2016 a PALERMO. La giornata si svolgerà tra Piazza Marina (dove sarà allestito il Villaggio dell’Accoglienza), la vicina Basilica di San Francesco d’Assisi (dove avranno luogo la preghiera iniziale, una relazione e delle testimonianze, intervallate da brani musicali del repertorio francescano). Alle 13.30, si svolgerà “la Fraternità in piazza” (Piazza Marina). Poi il pranzo a sacco, l’animazione fraterna, la possibilità di usufruire del Sacramento della Confessione nella Chiesa Santa Maria dei Miracoli, sita nella stessa Piazza, grazie alla disponibilità di numerosi sacerdoti. Alle 16.00, si terrà “la Fraternità in cammino”, corteo a piedi verso la Cattedrale di Palermo, con partenza da Piazza Marina, per l’attraversamento della Porta della Misericordia e la Concelebrazione Eucaristica, presieduta dall’Arcivescovo Metropolita di Palermo Mons. Corrado Lorefice. Stiamo, inoltre, organizzando un pullman per partecipare a questo evento. Per informazioni e prenotazioni rivolgetevi alla Ministra Giusy Fusco. Programma attività della Fraternità dell’OFS. In questo mese concluderemo l’anno fraterno. Ecco gli impegni: mercoledì 1, 8 e15, la Fraternità si incontrerà in Chiesa, come al solito alle ore 17.30, per Celebrare il Vespro. Seguirà la Celebrazione Eucaristica e l’incontro formativo. Sabato 18 si svolgerà l’assemblea finale alle ore 15.30, presso il salone dell’Istituto Boccone del Povero. Domenica 26 ci sarà la festa di San Paolino da Nola. Alle ore 19.00 ci ritroveremo con i confrati del Santo per la solenne Celebrazione Eucaristica. Mercoledì 29, con tutta la comunità, concluderemo l’anno pastorale con un pellegrinaggio al Santuario “Madonna della Consolazione. Appuntamento alle ore 17.15 in Chiesa per raggiungere, in pellegrinaggio, il Santuario dove i frati celebreranno l’Eucarestia e dove ringrazieremo la Vergine Maria per il dono dell’anno pastorale 2015/16.

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