Signori degli orizzonti

 

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Marelva Unitre 2015

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UNITRE – a.a. 2015/2016 Corso Monografico di Storia – Docente: Marelva Bianchi signori degli orizzonti: i cinque secoli dell’impero ottomano Sintesi del Corso – Marelva Bianchi L’esercito ottomano – enrico mocellin L’amministrazione dell’Impero – giuseppe casarino 1

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INTRODUZIONE Quest’anno il nostro Gruppo di Studio – autonominatosi, forse un po’ pomposamente, “ITINERANTI DELLA STORIA” - si è spinto alla scoperta e al confronto con una delle aggregazioni umane più originali e longeve: l’Impero Ottomano. Lo scenario poteva sembrare un po’ ostico poiché, nella nostra memoria collettiva, sono solo due i nomi ottomani conosciuti: Mehmet/Maometto II (che conquistò nel 1453 Costantinopoli dandole il nuovo nome di Istanbul e ponendo fine al millenario Impero Romano d’Oriente) e Suleyman/ Solimano I (che gli Occidentali chiamarono “il Magnifico” e che aggiunse Ungheria, Crimea e coste del Mar Nero ai già vasti possedimenti turchi in Europa). Poco o nulla sappiamo invece della storia dell’Europa sud-orientale con la quale la vicenda ottomana si è strettamente intrecciata. Così siamo andati alla scoperta di questo lungo periodo e del suo mutevole scenario constatando quanto a volte la storia si discosti dalla tradizione orale facendo dissolvere molte credenze su questo Impero (il primo multietnico e multiconfessionale dopo Roma). Si raccontava che gli Ottomani “impalassero” i nemici; questa feroce esecuzione era stata praticata millenni prima dagli Egiziani (fine riservata ai predatori delle tombe reali), dai Persiani (Dario I, conquistata Babilonia, fece impalare 3000 Babilonesi), e, nell’epoca ottomana, questo supplizio era usuale presso le genti di Transilvania e dei Balcani (ricordiamo il voivoda Vlad Drakul le cui gesta diedero origine alla leggenda di Dracula). Per i nomadi delle steppe, da cui provenivano gli Ottomani, i nemici vinti erano invece troppo preziosi come schiavi o potenziali soldati per disfarsene. Ancor oggi è comune la locuzione “Mamma li Turchi!” retaggio delle incursioni effettuate sulle nostre coste: qui non si trattava di Turchi, ma dei Pirati Barbareschi che, provenendo dalle coste del Nord Africa, regni di dey semi-indipendenti da Istanbul, si spingevano su nel Tirreno a razziare. Ancora: in tutti i Balcani vigeva il detto “Meglio la Mezzaluna che la Mitra” (intendendo il copricapo dei vescovi cattolici e ortodossi) poiché gli Ottomani erano meno rapaci degli antichi padroni e non era loro interesse perseguire il proselitismo forzato dei sudditi. Nell’avanzamento-arretramento delle frontiere balcaniche spesso erano proprio i contadini a scegliere di tornare sotto il dominio ottomano. Il governo ottomano prestava attenzione (più di quanto facessero i regni/stati coevi) alle necessità dei propri sudditi prevenendo le carestie attraverso lo stoccaggio delle derrate e calmierando il mercato dei cereali; gli accaparratori inoltre venivano esemplarmente puniti.. Tutto questo fa apparire gli Ottomani forse un po’più civili degli odierni Europei che, di fronte al riversarsi di gente miserevole ed affamata - delle cui condizioni peraltro l’Occidente ha non poche responsabilità - si preoccupano soltanto di erigere alle proprie frontiere barriere di filo spinato. Qui ho voluto raccogliere una sintesi del corso unitamente a due bellissimi saggi, sviluppati da Partecipanti al nostro Gruppo di Studio, su temi fondamentali: l’esercito (braccio secolare di questo Impero) e l’amministrazione (che fortemente concorse ad una durata di più di cinque secoli). Marelva Bianchi 2

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I TURCHI E GLI OTTOMANI 11 Marelva Bianchi Ai meeting che si tengono in questo periodo tra i rappresentanti dei governi della UE e quelli della Turchia per accordi sul problema dei profughi siriani, non pochi, assistendo o leggendo i report degli incontri, si saranno meravigliati alle esplicite dichiarazioni del premier Ahmet Davutoglu “Noi siamo e ci sentiamo europei…”. Sull’attuale carta geografica i territori europei della Turchia sono poca cosa, ma sino alla fine della prima guerra mondiale l’Impero Ottomano era esteso su 3 continenti e l’Europa sudorientale (Grecia e Balcani) era stata via via assoggettata già a partire dal XIV secolo. Cinque secoli e più in cui la storia europea è stata strettamente intrecciata a quella degli Ottomani, ma chi erano e da dove venivano? E’ importante sottolineare che i Turchi sono un insieme di popolazioni appartenente alle etnie uralo-altaiche, stanziatisi nei millenni in tutto il centro-Asia e, pur se di fede musulmana, assolutamente distinti dalle etnie semite (Ebrei ed Arabi). Prima ancora di convertirsi all’Islam (religione più semplice di quella cristiana, facilmente comprensibile da popolazioni nomadiche) c’erano stati nell’Asia tre grandi Imperi turchi: l’Impero Jong-NU (da cui nel V secolo d.C. si staccò un braccio che invase l’Europa con il nome di Unni2), l’Impero dei Göktürk (Turchi celesti o del cielo) che fondarono un vasto impero nel VI e VII secolo. Dei Göktürk si è anche rinvenuto un alfabeto, quello dell’Orkhon, simile per certi versi alle rune dei popoli scandinavi. I Göktürk furono sconfitti ed assimilati da altra popolazione turcofona, gli Uigur che si sostituirono ai Gök nella guida del khanato e che sono presenti ancor oggi nel nord-ovest dell’attuale Cina. Prima che si affermasse la potenza uigura, dai Gök si erano staccate diverse tribù; i Turchi Oghuz o Turchi d’Occidente che si stanziarono nelle steppe a ridosso delle sponde del Caspio. I Turchi Oghuz sono quelli destinati ad interagire con la storia dell’Europa. Dagli Oghuz si staccarono nell’XI secolo i Turchi Selgiuchidi (da Seljuk loro capostipite), che, dilagando verso sud ed ovest sconfissero i Persiani e l’imperatore bizantino Romano Diogene I a Manzikert (1071) respingendo sempre più i bizantini verso la costa e fondando un impero esteso sino al Punjab. Furono i Selgiuchidi che per primi entrarono in contatto con il mondo occidentale; si può dire che la loro inarrestabile quanto rapida espansione abbia provocato il movimento delle Crociate destinato a protrarsi per quasi due secoli. Ma anche questo impero non ebbe vita molto lunga; suddividendosi in vari sultanati; quello dei Grandi Selgiuchidi ad est e quello di Rum ad ovest (Rum per i Turchi significava Roma da loro identificata con l’impero bizantino, non già con la romanità classica di cui non avevano nozione), che era destinato a scomparire per nemici esterni (ad est l’invasione mongola e la fondazione dell’Ilkhanato di Persia) ad ovest in Anatolia per la divisione del sultanato di Rum in tanti 1 NdR. L’emblema dell’Impero Ottomano consta di 37 elementi tra figure e grafismi. Quello definitivo è stato adottato dal Sultano Abdul Hamid II nel 1882. Include due bandiere: la bandiera della dinastia Osmanli che ha una luna cre-scente e una stella su un fondo rosso, e la bandiera del Califfato con 3 lune crescenti su fondo verde – dopo la conqui-sta del Sultanato Mamelucco d’Egitto al Sultano Ottomano era attribuita la preminenza sugli altri monarchi islamici una volta spettante al Califfo di Baghdad. Al centro la tuhgra, sigillo personale del Sultano. Le armi rimandano alla potenza militare dell’Impero, la bilancia alla giustizia, il libro alla legge coranica, la cornucopia all’abbondanza… 2 Quasi tutti gli storici odierni convengono che gli Unni fossero di etnia turca, o almeno i Turchi costituivano lo stato maggiore delle orde che invasero l’Occidente. 3

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piccoli principati (Beylik). Tra questi il beylik di Osman (Otman per la pronuncia degli Occidentali che fecero divenire Th l’originale S fricativa alveolare), destinato a divenire un Impero esteso (su 3 continenti), multietnico (turchi, albanesi, greci, serbi, valacchi, ungheresi, moldavi, ucraini, tatari, circassi, siriani, egiziani, arabi…) e duraturo (più di 5 secoli). Sarebbe troppo impervio il riepilogare come gli Osmanli (per noi Ottomani) riuscissero in meno di un secolo a divenire, da una marca di confine posta a ridosso dei confini bizantini, un Impero; interessante è la sequenza dei sultani (solo il terzo Murad iniziò ad usare questo titolo, i primi due Osman e Orkhan sono indicati come “Bey” nelle cronache coeve) che seppero tutti manovrare egre-giamente per la promozione del loro piccolo stato. Ma è già con Murad (1362-1389) che gli Ottomani passano gli stretti conquistando con la Battaglia della Piana degli Uccelli Neri (1389) in Kosovo vasti territori già dell’Impero Romano d’Oriente, territori cui essi danno il nome di Rumelia, sempre da Rum, Roma. Interessa vedere un po’ più da vicino la loro organizzazione dei primordi; come seppero fondere usi e costumi propri delle genti nomadiche con le istituzioni che presiedono ad uno stato. Al tempo dei primi Ottomani, il potere non viene esercitato solamente dal capo dello stato, ma dall’intera famiglia; fratelli, zii, nipoti del sultano guidano l’esercito, spesso muoiono partecipando agli scontri, sono governatori delle province o comandanti militari delle piazzeforti. Questa «comunione» è attiva anche per i beni, specie nel caso che ad un membro della famiglia vengano concessi terre o altri benefici. Tutti gli aventi diritto sono tenuti a firmare le concessioni, anche le donne che, in caso di lite, sono rappresentate in tribunale da un uomo di fiducia. Alla morte del capo della famiglia, questi non viene necessariamente sostituito dal figlio maggiore ma da chi, sempre in ambito famigliare, ha dato di sé le prove più convincenti; non esiste quindi il diritto di primogenitura ed alla scelta del nuovo capo, secondo la tradizione nomadica, partecipano anche i notabili. Il territorio dello stato viene quindi considerato un «bene di famiglia » ed ogni membro ne contribuisce all’espansione; a partire dal XV secolo, quando un nuovo sultano sale al trono, tutti i suoi fratelli, anche se bimbi, vengono uccisi per garantire solidità al nuovo regno evitando possano verificarsi delle lotte intestine. Solo in un’epoca più tarda, metà XVII secolo, giudicando troppo crudele l’eliminazione fisica degli eventuali concorrenti, i sultani ottomani rinunceranno a questo barbaro costume. Però staranno attenti ad eliminare comunque dalla scena i principi del sangue tenendoli rinchiusi a palazzo, segregati in appartamenti che essi chiamano kafe (gabbia). I figli del sultano non venivano mandati nella kafe, vi entravano i fratelli ed i cugini appena divenuti puberi; essi si potevano intrattenere solo con concubine sterili, molti sultani perciò ebbero figli solo in età matura. Ma quella che è l’espressione più caratteristica e significativa dello stato ottomano è rappresentata dal suo braccio secolare: l’esercito, Da fine XIV a fine XVIII secolo gli Ottomani sbaragliarono sui campi di battaglia d’Europa gli eserciti delle coalizioni cristiane che via via entravano in campo, vuoi per il coraggio e la capacità combattiva dei loro corpi speciali (i giannizzeri, Yeniçeri, "nuova milizia", costituivano una sorta di guardia personale del sultano formata da giovani reclutati nei Paesi balcanici a titolo di tributo) vuoi per l’uso che facevano dei cannoni, che sparavano anche sulla truppa nemica, mentre nel resto d’Europa essi venivano usati solo in funzione obsidionale (bisognerà attendere il 1643, alla fine della Guerra dei Trent’anni per vederne lo stesso uso, quando a Rocroi il duca d’Enghien prenderà d’infilata i formidabili tercios spagnoli con i suoi piccoli cannoni mobili). 4

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Braccio secolare questo esercito, ma anche essenza stessa di una nazione che è sempre in armi per conquistare sempre nuovi territori in sintonia con il DNA delle popolazioni nomadiche che sono costituite da pastori-guerrieri, usi a spostarsi con gli armenti non appena i pascoli si sono esauriti. A noi sono noti i giannizzeri, che costituiscono l’onda d’urto più temuta in battaglia, ma non vanno dimenticati i siphahis, cavalleria leggera anatolica, munita del micidiale arco che ha una portata ben maggiore delle balestre occidentali, una cavalleria che sa manovrare caricando e poi ritirandosi sino a condurre gli inseguitori in “bocca” al grosso dell’esercito (tattica già usata dai Mongoli di Genzis Khan e propria delle stirpi nomadi). I giannizzeri, da iniziale guardia personale del sultano, divengono corpo d’elite, talmente potenti da fare il bello ed il cattivo tempo, sobillando rivolte se scontenti, e riuscendo non solo a far decadere un sultano, ma anche a giustiziarlo (in questi casi per soffocamento chè questo è il tipo di esecuzione riservata alle alte personalità dell’impero ed alla famiglia reale). La similitudine che i giannizzeri assumono con i pretoriani dell’Impero Romano è ovvia, fu la stessa guardia del pretorio a far cadere molti imperatori… ma con la Roma classica lo stato Ottomano presenta altre analogie. E’ sempre affamato di nuove terre ed è l’esercito il vero “cuore” dello stato. A Roma il cursus onorum repubblicano prevedeva che, prima di divenire consoli, si dovesse seguire tutta una trafila in cui erano comprese molte cariche militari e del resto i consoli si mettevano alla testa dell’esercito e lo stesso facevano i sultani, i gran visir, i beylerbey o vali (governatori di provincia)….. Se Roma premette ai territori conquistati i propri governatori ed esporta i propri ordinamenti statali e giuridici (oltre a tassare pesantemente le regioni soggette), non così fa lo stato Ottomano che, specialmente in Europa ed in NordAfrica, preferisce lasciare alla guida dei territori conquistati i principi locali, che hanno lo status di “vassalli” e devono pagare tributo, ma per il resto sono autonomi nei loro territori conservando le istituzioni originarie. Così Moldavia, Valacchia, Serbia, Transilvania, Crimea mantengono le loro case reali e all’esercito ottomano, così come agli amministratori ottomani, è vietato varcare i confini della regione se non in casi estremi. Solo i territori che si sono dimostrati ribelli ed ostici, divengono province governate direttamente (sanjak) cui si impongono i vali (governatori) ed anche il diritto ottomano. In nessuna delle regioni conquistate del Sud-Europa si impone l’Islam attraverso azioni di proselitismo forzato. Il testatico (jizya) che i popoli non musulmani devono pagare ai conquistatori, consente loro di continuare a praticare la loro fede (in epoca più tarda potranno adire anche alle basse cariche amministrative) e nel contempo fornisce agli Ottomani i cespiti necessari a mantenere un esercito che serve a presidiare territori estesi su 3 continenti. All’epoca delle conquiste i sultani sono ben consapevoli di non avere quadri amministrativi né istituzioni progredite da esportare; la loro gente sa far la guerra e condurre armenti, poco più. La conquista, soprattutto in Rumelia, è stata troppo rapida, meglio quindi lasciare che i popoli assoggettati (purché non compiano azioni ostili e paghino regolarmente i tributi) si governino da sé. Di qui una certa “mitezza” che contraddistingue i conquistatori: Bayezid I sposa la principessa serba Oliveira Despina nonostante il padre sia stato pugnalato a tradimento da un nobile serbo durante la Battaglia del Kosovo (in seguito il cognato serbo Stefan Lazarevic lo seguirà nelle campagne anatoliche e contro Tamerlano). Mehmet II, dopo la conquista di Costantinopoli - che si affretta a ribattezzare Istanbul, una storpiatura dal greco  (quella città) - concede garanzie e facilitazioni alla componente greca della città consentendo alla Chiesa Ortodossa di mantenere tutte le sue chiese e persino un proprio tribunale. Il figlio di Mehmet, Bayezid II, giunge ad inviare una flotta sulle coste 5

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spagnole per raccogliere gli ebrei ed i moriscos scacciati dal paese dai cattolicissimi Ferdinando ed Isabella che, in tal modo, fanno un gran danno alla Spagna privandola dei suoi ceti produttivi e imprenditoriali e, per contro, un gran regalo al sultano. Sono gli ebrei a dotare Istanbul delle prime macchine da stampa in arabo, sono sempre loro, ad assumere, per la maggior parte, le redini degli scambi, dei commerci e delle manifatture. Se il XVI secolo, con la scoperta e la regolare percorrenza delle rotte oceaniche da parte delle nazioni dell’Europa atlantica, ha messo in ginocchio le repubbliche marinare occidentali, per l’Impero Ottomano costituisce invece l’apice della sua potenza. Con l’acquisizione dell’Ungheria esso ha raggiunto il limite della sua estensione a Nord, e a Sud, con l’Egitto e le coste del NordAfrica, è riuscito a fare del Mediterraneo centro-orientale un lago ottomano, come lo è già il Mar Nero. Gli Ottomani dispongono dei più antichi e gloriosi scali commerciali mediterranei ad est ed a sud; a loro non interessano le rotte oceaniche: il loro commercio non ne risente. Dalla via della seta giungono ancora carovane che portano i prodotti dell’India, della Persia e della Cina, ma queste merci, come le produzioni dei vari paesi che costituiscono la galassia ottomana, sono per lo più assorbite dal mercato interno. L’unica esportazione degna di rilievo proveniente dall’Impero è quella del caffè arabo; sono assolutamente vietati, invece, l’esportazione, il commercio privato e l’accaparramento dei cereali (sui quali lo stato esercita un calmiere). Il XVI secolo segna anche l’apoteosi del sultanato con Selim I cui si deve la conquista del MedioOriente e dell’Egitto e Suleyman I - che gli Occidentali chiameranno “il Magnifico” per lo sfarzo e la ricchezza della sua corte ma che per gli Ottomani rimarrà sempre “Kanuni” il legislatore) - cui si devono Ungheria, Serbia, Transilvania, Moldavia e tutta la costa Nord del Mar Nero. Lo stato ottomano è stabilmente in guerra3; ad est con i Persiani della dinastia safawita, a NordOvest con l’Ungheria e poi con l’Austria, da ovest a nord-est con i rigurgiti ribelli di Albania (Giorgio Castriota, Scanderbeg), Morea, Transilvania (Vlad Dracul, divenuto nell’immaginario collettivo occidentale il “conte Dracula”), più vicino, in Anatolia, con i ricorrenti movimenti su base religiosa che si sviluppano nell’ambito dei vecchi beylick. A tutte queste forze disgregatrici l’Impero sa metter freno ma, alla fine del XVII secolo inizia l’arretramento delle sue frontiere europee ad opera dell’Austria che si riprende l’Ungheria (Eugenio di Savoia vince a Zenta) e della comparsa sulla scena del grande nemico del Nord con cui l’Impero si batterà in 13 guerre: la Russia (Pietro il Grande conquista, temporaneamente, Azov). Nel XVIII secolo, tra sconfitte e rivincite, continua l’arretramento dei confini, soprattutto nel Nord dei Balcani e sulla costa Nord del Mar Nero dove la zarina Caterina II riesce finalmente a strappare agli Ottomani la penisola di Crimea e le coste ucraine tra il Don ed il Bug. Il Mar Nero non è più un “lago ottomano” ma gli Ottomani posseggono sempre un grande impero e sono una potenza di tutto rilievo nel sudest europeo e nel Mediterraneo. Mentre in Europa il “Secolo dei Lumi”, costringe l’autocratismo a fare passi indietro guadagnando all’umanità concetti come “laicità”, “libertà e rispetto dell’individuo” (cfr. Costituzione Americana) sostenuti dalla critica della ragione kantiana e dai progressi della scienza, nel mondo ottomano tutto sembra proseguire sulla stessa falsariga dei secoli precedenti. 3 Solimano condurrà personalmente ben 14 “campagne auguste” 6

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Intanto l’economia dell’Impero è quasi autarchica, la produzione, soprattutto agricola, viene assorbita nell’ambito dello stato, il contado produce quanto può essere consumato dalle città circonvicine (noi diremmo merci a km.0), non c’è stata alcuna evoluzione delle corporazioni artigianali per cui l’industria non si è sviluppata; scambi e noli mercantili sono stati organizzati da secoli negli scali del Levante e sono in mano a Greci ed Ebrei mentre lo stato se ne occupa solo per ricavare un cespite sulle dogane. Apparentemente lo stato delle cose soddisfa la maggior parte dei sudditi e nessuno a livello del governo centrale, delle province e degli stati satelliti vede la necessità di un cambiamento. Così l’Impero Ottomano, che sembra addormentato in un lungo sonno, prosegue la sua strada quasi inconsapevole di quanto avviene nell’Occidente. Furono certamente i continui arretramenti di fronte con le conseguenti perdite territoriali a rendere evidente al governo ottomano la necessità di riforme che a metà del sec. XIX, sotto la guida del trentesimo sultano, Mahmud II4, scossero molte tradizioni dell’Impero. Egli Introdusse numerose riforme amministrative, militari e fiscali, culminate con il Decreto dei Tanzimat (Riforme, lett. "Riorganizzazioni") che fu promulgato dai suoi figli Abdülmecid I e Abdul Aziz I. Con il primo passo dei Tanzimat veniva abolito il secolare corpo dei giannizzeri (1826) che già nel passato avevano deposto o ucciso alcuni sovrani e che, con gli imam, erano espressione della parte più conservatrice e retriva della società ottomana. Ora una regolare coscrizione dava vita ad un moderno esercito. Ai cittadini non-musulmani fu concesso di adire alle cariche militari e civili mentre veniva abolita la Jitsya (testatico che cristiani ed ebrei dovevano pagare allo stato); furono stampate le prime banconote e venne riorganizzato il sistema finanziario sul modello francese; furono fondate le prime università ed accademie moderne mentre codice civile e codice penale venivano riscritti sul modello napoleonico. Nel 1845 venne costituito il primo prototipo del Parlamento Ottomano e nel decennio seguente lo stato diede inizio alla costruzione di ferrovie e di migliori vie di comunicazione. Infine vennero abolite le corporazioni artigianali per dar spazio alle attività imprenditoriali e nel 1866 ad Istanbul veniva varata la prima Borsa. Tutto questo avveniva con 4 Secondo una tradizione apocrifa Mahmud era figlio di una nobile francese - una creola della Martinica, prima cugina di Josephine Tasher de la Pagerie moglie di Napoleone Bonaparte - catturata dai pirati di Algeri mentre si recava in Francia e poi inviata dal dey locale ad Istanbul per l’harem del sultano Abdul Hamid I 7

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70-80 anni di ritardo rispetto alle nazioni Europee ma dava agli Ottomani la possibilità di prolungare la vita dell’Impero. Infine si deve alla Legge sulla Nazionalità promulgata da Abdül Aziz nel 1869, la creazione di una comune cittadinanza ottomana indipendente dalle divisioni etniche o religiose. Il XIX è il secolo che, dopo l’epopea napoleonica e la restaurazione del Congresso di Vienna, vede il ribollire dei sentimenti nazionalistici in tutta Europa. Ne fanno le spese l’Impero Austro-Ungarico, causa anche la vorticosa ascesa della Prussia che diviene “grande Germania” e l’Impero Ottomano che vede di molto assottigliarsi i suoi domini europei (sull’irredentismo delle nazioni balcaniche come Bosnia, Serbia, Transilvania, Bulgaria è l’Impero russo, costituitosi a protettore delle popolazioni ortodosse, che soffia sul fuoco) ma anche i territori del NordAfrica dove il colonialismo francese (Algeria e Tunisia) e quello inglese (Egitto) si insediano. Però è la Russia in questo periodo a determinare il maggior disgregamento nei Balcani (in seguito la definizione “situazione balcanica” servirà ad indicare ogni scenario nel mondo che presenti alti livelli di instabilità, confusione e conflittualità). Dopo l’ennesima guerra russo-turca è il trattato di Berlino, 1879, sotto l’egida del cancelliere Otto von Bismarck5, che mette ordine nella regione ridimensionando la Russia e conservando una sovranità limitata all’Impero Ottomano su alcuni territori: Serbia, Romania e Montenegro sono riconosciuti stati indipendenti, Bulgaria e Romania come stati retti da dinastie locali ma su cui la Sublime Porta esercita una sorta di protettorato, all’Austria vanno Bosnia ed Erzegovina. Per potersi difendere all’esterno l’Impero doveva mediare all’interno con le spinte innovatrici che sempre più prendevano piede tra le classi degli affari e della produzione, a ciò sospinte dall’intensificarsi dei contatti con l’Europa. La costituzione promulgata nel 1876 dal Sultano Abdul Hamid II, se da un lato convalidava le riforme previste nel Decreto dei Tanzimat, 1839 creando un Parlamento Bicamerale elettivo, limitando l’autorità del Sultano, considerando tutti i sudditi dell’ Impero alla stessa stregua per i diritti e gli obblighi civili, tuttavia, come del resto avvenne nell' Impero austro-ungarico, non riuscì a disarmare il nazionalismo del primo XX secolo, non solo di arabi, curdi, armeni, greci e slavi, ma degli stessi turchi. La costituzione ribadiva il carattere musulmano dell’ Impero, della dinastia regnante, dell’esercito. Se venivano fondate nuove Università ed Accademie sul modello occidentale, alle scuole coraniche si conservava ampio spazio. Sotto l’incalzare degli avvenimenti esterni (guerra russo-turca 1876-77 conclusa con la sconfitta ottomana) e delle ribellioni interne, il Sultano abrogò la costituzione: 1878. Ma il periodo dei Tanzimat aveva lasciato una traccia profonda nella società ottomana attraverso quei giovani ufficiali, educati nelle Accademie militari di nuova formazione e di stile europeo, che vedevano con preoccupazione il disgregarsi della loro patria ed avevano assorbito i concetti di libertà ed eguaglianza espressi dalla rivoluzione francese di un secolo prima. Da essi sorse un movimento indicato col nome di “Giovani Turchi” che raccoglieva l’eredità dei “Giovani Ottomani” della metà del sec. XIX ispirato, a sua La Germania di Bismarck non vedeva favorevolmente l’espandersi dell’influenza russa o austriaca nei Balcani, dal canto suo il Sultano, lasciato solo dagli altri potentati occidentali come Inghilterra e Francia, d’ora in poi farà riferimento alla Germa nia come solo alleato possibile in quanto essa è l’unica nazione d’Europa a non avere interessi diretti sui territori dell’Impero. 5 8

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volta, dalla mazziniana Giovine Italia, costituito allo scopo di trasformare un Impero autocratico e inefficiente, in una monarchia costituzionale, con un esercito modernamente addestrato ed equipaggiato Il movimento - ufficialmente noto come Comitato dell'Unione e Progresso (İttihat ve Terakki) - sorse a Salonicco e comprendeva prevalentemente intellettuali, reclutati spesso nelle società segrete degli studenti universitari progressisti, nonché tra gli ufficiali dell'esercito, i quali ne promossero il primo sviluppo allo scopo di modernizzare e occidentalizzare l'intera società ottomana, liberandola dai "Vecchi Turchi"…….. Quando Abdul Hamid II (1876-1909) cominciò a congedare o a fucilare gli ufficiali sospettati di far parte dell'associazione, l'ala militare del gruppo, nell'estate del 1908, marciò con le proprie truppe sulla capitale costringendo il sultano a ripristinare la Costituzione del 1876 e ad introdurre cambiamenti nel governo. Nello stesso periodo avveniva la frantumazione della sovranità ottomana nei territori balcanici, con la dichiarazione di indipendenza della Bulgaria (che annetté la Rumelia orientale), lo scoppio della rivolta a Creta, che fu annessa alla Grecia, e la sottrazione di Bosnia ed Erzegovina andate all'Impero austroungarico. Il sultano Abdul Hamid, di fronte alla crisi, tentò di attuare una controrivoluzione, ma i Giovani Turchi ebbero il sopravvento nell'aprile 1909 ed il sultano, deposto, fu sostituito dal fratello, Maometto V (1909-1918). Il nuovo governo, guidato da esponenti del movimento Unione e Progresso, tentò di realizzare un'opera di modernizzazione dello Stato, ma non seppe avviare a soluzione il problema dei rapporti con le popolazioni europee ancora soggette all'Impero, in stato di endemica rivolta. Al contrario, i Giovani Turchi cercarono di attuare un ordinamento amministrativo più centralistico di quello, autoritario ma inefficiente, del vecchio regime, e ottennero l'effetto di accentuare le spinte indipendentiste e di accelerare la dissoluzione della maggior parte di quanto restava della presenza turca in Europa. Inoltre i suoi dirigenti, in particolare Mehmed Tal’at Paşha, si macchiarono del genocidio armeno6, avvenuto durante la prima guerra mondiale. Nel 1914 l'Impero ottomano era in solidi rapporti con la Germania, che da tempo investiva capitali nello sviluppo economico dell'Impero e curava l'addestramento delle sue forze armate. L'influente ministro della guerra Ismail Enver era filotedesco ma il governo ottomano era ancora diviso sulla scelta di unirsi agli Imperi centrali. Il sequestro, all'inizio della guerra, da parte dei britannici di due navi da battaglia ottomane in costruzione nei cantieri inglesi provocò forte indignazione a Istanbul ed i tedeschi ne approfittarono cedendo agli ottomani i due incrociatori Goeben e Breslau, sfuggiti alla caccia nel Mediterraneo. Il 29 ottobre 1914 le due navi, ora battenti bandiera turca, bombardarono i porti russi sul Mar Nero e posarono mine; gli Alleati replicarono con una dichiarazione di guerra. Verso la fine della guerra nel Medio Oriente le forze dell'Impero ottomano stavano ormai cedendo su tutti i fronti. Nella penisola araba le litigiose tribù locali avevano infine trovato una certa guida unitaria sotto lo sharif della Mecca Al-Husayn ibn Ali, insorgendo contro la dominazione ottomana. Rifornite di armi e munizioni dagli Alleati e raggiunte da addestratori britannici come il colonnello Thomas Edward Lawrence (passato alla storia come "Lawrence d'Arabia"), le forze arabe iniziarono una massiccia campagna di guerriglia contro gli 6 Tra il 1915 ed il 1916 il governo ottomano, controllato dai Giovani Turchi, organizzò una serie di deportazioni a spese della popolazione armena di cui i Turchi temevano l’annosa ostilità e gli stretti legami con il nemico russo nel cui esercito militavano molti armeni. In queste “marce della morte” attraverso l’Anatolia più desolata, furono coinvolte 1.200.000 -1.500.000 persone di etnia armena. Questi esodi forzati furono organizzati dagli ufficiali dell’esercito ottomano con la supervisione di ufficiali tedeschi. Ancor oggi i Turchi negano che quanto avvenuto possa esser definito genocidio per loro fu solo operazione di guerra. 9

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Ottomani, prima interrompendo la ferrovia dell'Hegiaz e poi catturando l'importante porto di Aqaba sul Mar Rosso. Gli irregolari arabi di Lawrence si spinsero poi verso nord per appoggiare gli sforzi finali dei britannici in Palestina (1919). Qui le forze alleate, al comando del generale Allenby, ottennero una decisiva vittoria nella battaglia di Megiddo (19 settembre-31 ottobre) in cui la fanteria sfondò il fronte turco e aprì un varco per la cavalleria che, appoggiata da unità di autoblindo e bombardieri, inseguì con decisione gli Ottomani impedendo loro di attestarsi su nuove posizioni; la ritirata si trasformò in rotta e le forze alleate dilagarono verso nord, penetrarono in Siria e occuparono Damasco (2 ottobre) ed Aleppo (25 ottobre). In Mesopotamia, ormai un fronte secondario, le preponderanti forze britanniche iniziarono la loro offensiva sul finire di settembre, dilagando nella zona di Mossul-Kirkuk e ottenendo un'importante vittoria nella battaglia di Sharqat (23-30 ottobre). In ritirata su tutti i fronti e con l'esercito ridotto a un sesto della forza originaria, all'Impero ottomano non restò altro che trattare la propria resa: il 30 ottobre i rappresentanti ottomani siglarono l'armistizio di Mudros e il 13 novembre una forza d'occupazione alleata si stabilì a Istanbul. Il secolare Impero ottomano fu spartito tra gli Alleati vittoriosi: Siria e Libano andarono alla Francia mentre il Regno Unito acquisì la Palestina, la Transgiordania e la Mesopotamia, dove fu costituito il nuovo Stato dell'Iraq; la mossa scontentò i nazionalisti arabi, insorti contro i Turchi dietro le promesse d'indipendenza fatte dagli Alleati,. Ridottasi alla sola Anatolia, la Turchia visse un periodo di tumulti e conflitti; sotto la guida di Mustafa Kemal le forze turche intrapresero una serie di guerre contro greci e armeni, riuscendo a dare al paese i confini odierni; nell'ottobre 1923 il sultanato fu abolito e la Turchia divenne una repubblica guidata dallo stesso Kemal. Questo militare, appartenente sin dalla giovinezza ai Giovani Turchi e distintosi per valor militare nella sanguinosa Battaglia di Gallipoli, dove le forze ottomane riuscirono a respingere le forze da sbarco alleate con gravi perdite (ca.250.000 uomini) fu detto Atatürk (padre dei Turchi) dai suoi connazionali e con una guida energica e lungimirante dotò la nuova repubblica di quegli ordinamenti che ne facevano non più uno stato orientale, ma uno stato il più vicino possibile ad uno stato europeo occidentale. Sulla base di un'ideologia nazionalista di chiaro stampo occidentale e avversa al clero musulmano, che da lui prese il nome di kemalismo, Atatürk abolì il califfato e pose le organizzazioni religiose sotto il controllo statale laicizzando lo Stato. Riconobbe quindi la parità dei sessi, istituì il suffragio universale, la domenica come giorno festivo, proibì l'uso del velo islamico alle donne nei locali pubblici (legge abolita negli anni 2000, dal governo dell'AKP), adottò l'alfabeto latino, il calendario gregoriano, il sistema metrico decimale, il cognome di famiglia e proibì l'uso del Fez e del turbante, così come la barba per i funzionari pubblici e i baffi alla turca per i militari. Mantenne però l'Islam come religione di Stato. In ambito giuridico, abrogò ogni norma e pena della legge islamica, promulgò un nuovo codice civile secondo il modello del codice civile svizzero, e un codice penale basato sul codice italiano dell'epoca, ma mantenne la pena di morte. Furono inoltre legalizzate le bevande alcoliche e depenalizzata l'omosessualità. Ridotta alla sola Anatolia ed a una striscia di territorio d’Europa alle spalle dell’antica capitale, la Turchia ha superato indenne o quasi la seconda guerra mondiale non partecipando al conflitto ma divenendo però un crocevia delle varie intelligence anche durante gli anni successivi della guerra fredda. Divenuta parte della NATO, negli ultimi decenni, superata una crisi economica in cui non è stata 10

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aiutata dal mondo occidentale, rimaste disattese le sue richieste di entrare nell’UE, il Paese si sta sempre più islamizzando e molte delle coraggiose riforme di Atatürk sembrano desuete (cfr. velo islamico). Nei confronti del sedicente Califfato Islamico la Turchia sta tenendo (ha tenuto) un comportamento ambiguo (similmente a diversi Paesi Arabi) mentre sembra che la sua priorità sia la lotta interna all’etnia kurda. In quanto alla dichiarazione del Primo Ministro Ahmet Davutoglu pronunciate a Bruxelles “Siamo una nazione europea”, ci sono da fare delle considerazioni. Anzitutto i Turchi non sono un’etnia europea, ma di origine centro-asiatica, anche se il fenotipo turco, a seguito delle migrazioni e degli stanziamenti può variare da quello mongolo-cinese al circasso-slavo-caucasico, al mediterraneo orientale. Con i popoli europei i Turchi non spartiscono alcuna origine, pur se nel corso della storia essi si sono intrecciati a tanti popoli d’Europa (greci, albanesi, serbi, ungheresi, ucraini, romeni, transilvani, bulgari, russi…) questo è avvenuto sempre in qualità di hostes o di dominatori. Se nel basso medioevo e all’inizio del XVI e XVII secolo il loro regime di governo era più blando e meno intollerante di quello dei maggiori stati europei (scannatisi per motivi soprattutto religiosi nella Guerra dei trent’Anni) questo si doveva anche al fatto che in Rumelia (i domini europei) la popolazione turca raggiungeva a stento il 18% della popolazione totale e quindi era giocoforza per gli Ottomani consentire alle popolazioni soggette di mantenere il proprio credo, usi, costumi, dinastie locali ed, in alcune regioni, persino l’originario ordinamento giuridico. Diversamente non si spiega una così lunga durata di questo Impero la cui storia e sviluppo sono del tutto originali. Stato islamico alquanto dislocato rispetto ai territori del mondo islamico, stato europeo posto ai confini d’Europa, la Turchia risente di questa sua duplice collocazione geo-politica; forse non è (come non è mai stata) totalmente islamica ed asiatica, ma non è (e non lo è mai stata) pienamente e consapevolmente europea. 11

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L’ESERCITO OTTOMANO Contributo di Enrico Mocellin Si dibatte da anni l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea. Anche se la presenza turca nel nostro continente è da oltre un secolo limitata alla sola Tracia, non si può negare che per secoli l’impero ottomano ha influenzato le vicende europee. L’espansione dei Turchi in Europa fu favorita da diversi fattori. In primo luogo i Turchi avevano a proprio favore uno schiacciante vantaggio numerico. Erano un vasto gruppo di popolazioni seminomadi, distinguibili dalla loro lingua. Allontanati dai loro stanziamenti abituali nell'Asia centrale dalla espansione dei Mongoli, si erano spinti verso il Mediterraneo orientale, richiamati dal decadimento della potenza araba. Avanzando verso ovest, avevano dietro di sé enormi riserve di potenziale umano. L'Europa, al contrario, aveva una popolazione già da tempo stazionaria, e per di più grandemente ridotta, tra il 1347 e il 1351, dalle gravissime epidemie di peste. Cavalieri turchi VI-VIII secolo 12

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Anche il loro morale era più elevato di quello degli avversari. I turchi non erano un popolo primitivo, bensì gli eredi di due ben sviluppate culture, quella dell'Islam e quella delle steppe: non v'era perciò la minima speranza che il guerriero turco, fiero e dinamico musulmano, potesse esser piegato, reso inoffensivo e convertito dall'ormai vuoto ideale della Cavalleria, o dall'acquiescenza passiva della Chiesa e dalla morente civiltà di Bisanzio. Ma la principale ragione della lunga incapacità dell'Europa a fronteggiare i nuovi aggressori venuti dall'Asia, era di natura tecnologica. La mobilità degli asiatici aveva sempre trionfato sugli europei, tanto a Carre quanto a Hattin. Nel Basso Medioevo poi, man mano che l'uomo d'arme europeo si faceva sempre più pesante, per la mobile cavalleria leggera nemica divenne sempre più agevole aggirarlo e circondarlo. Scontro fra cavalleria leggera turca e cavalleria pesante europea Esiste anche un'altra spiegazione dei continui successi dei Turchi a spese di un'Europa che su altri fronti era in fase di espansione, ed è anche questa di natura tec nica: i turchi colsero con la medesima rapidità d'intuizione degli europei la efficacia ancora allo stato latente, delle armi da fuoco. Per quanto asiatici d'origine, i turchi rientrano nella storia militare dei po poli europei. Durante tutto il periodo della loro potenza militare, tra il 1300 e il 1500, la direzione della loro marcia fu costantemente rivolta verso occidente contro l'Europa e su due fronti: quello danubiano e quello mediterraneo. Le frontiere orientali, per loro non erano che retrovie, e regolavano la propria stra tegia in questo settore in modo largamente subordinato alla situazione in Europa. L'impero ottomano fu infatti la potenza-guida di tutta l'Europa sud-orientale, tanto in campo militare che in quello politico. Artiglieri turchi (1525) L'organizzazione militare turca fu opera essenzialmente di Orkhan e di Murad I. Nello stato ottomano non esisteva una netta divisione tra funzioni civili e funzioni militari: esso era nato da un'azione di conquista e si sviluppò organizzato per altre conquiste. Il sultano era il comandante in capo dell'esercito e nello stesso tempo la suprema autorità civile; coloro che dirigevano i vari dicasteri erano anche i membri del suo stato maggiore. I soldati del suo esercito dovevano fedeltà alla sua persona più che allo stato. L'insieme era paragonabile al sistema feudale europeo, ma era di gran lunga più efficiente. 13

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Il Sultano e il suo stato maggiore L'esercito era costituito da un nerbo di milizia regolare stanziata su terre che aveva ricevuto in ricompensa del servizio prestato. Le terre dei vinti erano soggette al catasto e ripartite in khas , riservati ai capi, in ziamet per gli ufficiali ed in timar per i cavalieri ( spahi ). Quelli degli spahi della guardia, gli odjaki erano più estesi. Questi beni restavano di proprietà del sultano, che poteva riprenderli e costituire dei feudi trasmissibili in linea maschile fino all'estinzione della discendenza. I titolari avevano generalmente l'obbligo della residenza nel feudo, ma un feudatario già stabilito poteva ricevere le rendite di un feudo lontano, alla frontiera. Qualunque fosse la loro religione, i contadini addetti a queste terre erano una specie di servi e pagavano le decime e le rendite stabilite a favore dei guerrieri. I feudatari erano riuniti in provincie ( sangiak) sotto il comando di un capo da essi eletto. Al principio del XVI secolo vi erano in Europa trentaquattro sangiaccati ed in Asia ventiquattro, che potevano fornire sessantamila cavalieri. La mobilitazione si effettuava per province, che non venivano mai mobilitate tutte in una volta. I contingenti dei sangiaccati d'Europa obbedivano al beylerbey di Rumelia, quelli dell'Asia al beylerbey di Anatolia. Bey La cavalleria costituiva il grosso dell'esercito turco e gli spahi ne erano il nerbo intorno cui si raccoglieva tutto il resto. Nel 1520 erano 10-12.000. Ogni spahi era responsabile del reclutamento e dell' addestramento di altri cavalieri, da due a sei ciascuno, che egli guidava in battaglia, come più o meno faceva il cavaliere occidentale con la sua "lancia". In origine gli spahi erano la guardia del corpo del sultano. Avevano una buona paga e non erano reclutati e addestrati alla stessa maniera dei giannizzeri. L’ armamento offensivo degli spahi era la lancia, il giavellotto (un dardo ferrato alle due estremità, che essi lanciavano, come i Mamelucchi, con grande abilità e raccoglievano da terra al galoppo, senza scendere da cavallo), l'arco composito, poi l'arco di acciaio, più tardi pistole e carabine, infine la sciabola caratteristica degli Orientali (dalla lama curva, molto sottile e tagliente, di eccellente acciaio, spesso azzurrato e damaschinato). Gli spahi usavano pure l'ascia e la mazza d'arme, nessuna armatura difensiva. I cavalli di Anatolia e dei Balcani erano di buona razza, ma piuttosto leggeri e più piccoli dei cavalli usati negli eserciti del resto dell'Europa, ed anche dell'Iran, della Siria e del Nejd 14

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Spahis e arco composito Oltre a questa cavalleria feudale, l’esercito contava su altre truppe di mestiere, permanenti: la guardia imperiale, a piedi e a cavallo, la fanteria dei giannizzeri, l'artiglieria ed il genio. In guerra venivano impiegate anche truppe non professionali (cavalleria degli akindji, fanteria degli azab, pionieri (winak), irregolari). La Guardia Personale del Sultano (Kapykuly) La cavalleria della guardia era formata da spahi scelti, gli odjaki, posti a destra del Sultano, dai silhadar a sinistra, dagli ulfedji dietro, e dai gharib, cavalieri stranieri balcanici, ungheresi da entrambi i lati del re. Cavalleria della guardia 150 ciauci, sergenti armati di mazza d'arme, circondano del pari il sultano. 300 ufficiali veterani formano una guardia del corpo personale e sono disponibili per missioni di collegamento e di ricognizione; i muteferrika sono aiutanti di campo e corrieri. 12 ufficiali generali, con cariche di corte onorifiche, gli “ufficiali della staffa imperiale” stanno a fianco del sovrano come un vero e proprio stato maggiore. Fanteria della guardia e ufficiali della staffa imperiale 15

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