the Master of Gravity

 

Embed or link this publication

Description

omaggio Amazing Stories Quaterly –autunno 1928- in particolare al racconto “The gravity king” di Clelland J.Ball, con un plot remix

Popular Pages


p. 1

1/6/2016 NON EDIZIONI CHIP65C02 THE MASTER OF GRAVITY http://mia-fantascienza.blogspot.com | Collana JDAB

[close]

p. 2

✔Note Legalesi. Il webmaster 6502 & Terminetor Magnetico ha costruito un omaggio Amazing Stories Quaterly –autunno 1928- in particolare al racconto “The gravity king” di Clelland J.Ball, assemblando un plot remix: l’obiettivo del racconto é intrattenere, divertire, incuriosire il lettore. In nessun caso sono collegate al testo o all’autore, le persone, enti, organizzazioni e quant'altro citato direttamente od indirettamente nel testo. È importante tenere presente che ogni riferimento esplicito od implicito a fatti o persone, enti, organizzazioni, eventi, circostanze future o presenti o passate che taluni lettori possono riconoscere od associare è del tutto casuale ed immaginario. L'ebook.pdf è no-profit, l’autore non persegue nessuno scopo di lucro o profitto diffondendo online il materiale assemblato. Il volume è liberamente stampabile in tutto od in parte, è inoltre distribuibile senza alcuna limitazione legale, purché non ne sia alterato il suo contenuto e siano rispettate le condizioni di Copyleft(by-nc-nd) A tale proposito ricordo che questo documento non è un sito d'informazione e nemmeno un risultato di un prodotto editoriale, l'ebook in PDF non contiene immagini di qualità, per cui la resa grafica dovrebbe essere alquanto limitata. L’ebook dovrebbe essere facilmente stampabile ed intuitivamente rilegabile o spillabile in un vero libro già correttamente impaginato. Le immagini non dovrebbero essere coperte da copyright, le ho trovate con google.images e le ho lasciate in RGB e convertite in bianco e nero a 96dpi per complicare la stampa. E’ possibile che altre foto reperite con google.images io le abbia sintetizzate artificialmente mantenendo l’RGB per gli scopi letterari, oppure degradate in scala di grigio. In ogni caso le fotografie restano di proprietà dei loro legittimi proprietari bla, bla, bla... Non è "garantita al limone" la resa grafica ed il processo di stampa di cui ogni utente ne assume la piena responsabilità. Il webmaster non si assume la responsabilità della completezza dell’informazioni pubblicate, dei problemi, danni di ogni genere che eventualmente possono derivare dall'uso proprio od improprio di tale file, dalla stampa, dall'interazione e/o download di quanto disponibile online. Tutti i marchi, loghi, organizzazioni citati direttamente od indirettamente sono di proprietà dei loro legittimi proprietari bla, bla, bla... tutelati a norma di legge dal diritto nazionale/internazionale, bla, bla, bla... legalmente registrati ecc... sì insomma dai!, non dite che non avete capito!. 2 ✔ Testo ottimizzato per una fruizione digitale in PDF ✔ Testo ottimizzato per la stampa in fronte retro ✔ Testo ottimizzato anche per la stampa “non in fronte ➜ http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/ 6502 & Terminetor Magnetico retro” “The Master of Gravity” stampato 01/06/2016 (v1.0) é in COPYLEFT(BY-NC-ND) ➜ http://mia-fantascienza.blogspot.com

[close]

p. 3

Indice Prefazione: omaggio a Amazing Stories Quaterly autunno 1928... pag. 4 Capitolo 1-La partenza ……………………………………….……. pag. 6 Capitolo 2-La base aliena di Marte ………………..….….. pag. 10 Capitolo 3-Il primo giorno a White Sands ………….…. pag. 14 3

[close]

p. 4

Prefazione: omaggio a Amazing Stories Quaterly, autunno 1928 Questo ebook vuole essere un omaggio alla rivista Amazing Stories Quaterly, autunno 1928 in part icolare al racconto “The Gravity King” di Clelland J.Ball 4 Il plot originario è così sintetizzabile: Abraham Norton (un geniale inventore) ebbe a spedire una lettera ad Elias Craig, il presidente di una grande compagnia aerea, dicendogli che presto gli aeroplani sarebbero stati obsoleti!. Seguì nella lettera l’invito per assistere alla dimostrazione della sua rivo luzionaria invenzione. Vari uomini d’affari il giorno fissato, si presentarono al recapito indicato da Norton, per investigare di persona sulla criptica invenzione. La casa di Norton era in realtà il Gravity King, un mezzo capace di repellere la gravità terrestre, che però era stato camuffato da palazzina per restare anonimo. Nella sala (che era a bordo del Gravity King, ma che nessun uomo d’affari sospettò d’esservi salito a bordo) avvenne l’attesa dimostrazione. Un misterioso oggetto siluriforme si sollevò repellendo la gravità e portando sino al soffitto due uomini d’affari a cavalcioni sul cript ico mezzo. Scoppiò una lite tra Elias Craig ed il dr.Norton, Craig esplose un colpo di pistola, il quale incidentalmente danneggiò il meccanismo di controllo del Gravity King. L’enorme mezzo ebbe a divenire fuori controllo, sradicò il camuffamento della casa, decollando privo di comandi verso gli

[close]

p. 5

immensi spazi siderali, con tutte inconsapevolmente salite a bordo!. le persone che erano Come il lettore potrà scoprire leggendo questo testo, la suggestione di un mezzo tecnologico che possa repellere la gravità, un mezzo di forma aerodinamicamente insolita, sono element i ancora presenti nel racconto, nel quale è proposto una fabula assai diversa. La trama é da considerarsi anche un INTERQUEL della saga di 5 fantascienza “Intervista dalle colonie Extramondo”, “Warning Area51”, “Raumpatrouille”, “Project UFO”. Questa scelta editoriale serve sia a canalizzare i potenziali lettori della collana JDAB verso l’altra saga di Fantascienza, quanto a disegnare un quadro più ampio e complesso, immaginando altri punti di vista. Questo ebook fa parte della co llana JDAB- Joint Direct Attack Book, una serie di testi in PDF, composti da remix, porting in multitrama, remake, di tutti quei racconti di “Amazing Stories & Wonder Stories & IF worlds of science fiction” che sono meritevoli di una moderna rivisitazione SciFi, a mio gusto personale!. Saluti e buona lettura! Chip65C02

[close]

p. 6

Capitolo 1-La partenza 6 C’erano tre persone lungo i bordi della pista dell’Area 52, queste aspettavano silenziose, immerse nel buio della notte. Considerando il caldo che aveva fatto durante il giorno, era incredibilmente fredda e pungente, l’aria notturna del Nevada. Il cielo terso e privo di nuvole era quasi plumbeo, illuminato da un tenue spicchio di Luna, mentre un tetto di miliardi di stelle brillavano silenziose. La prima persona sui margini della pista era un anziano, era stato costretto da un incidente aereo avuto in gioventù a restare intrappolato su una sedia a rotelle, una coperta di lana copriva le sue ginocchia. Il vecchio pilota collaudatore colonnello Clelland Ball aveva un volto sofferente ed un po’ preoccupato. Dietro di lui, un giovane ufficiale dell’aereonautica in divisa d’onore, aveva sospinto la carrozzella sino ai margini della pista, silenzioso imbracciava al collo una telecamera portatile che al momento era spenta. Accanto alla carrozzella d’alluminio c’era un alieno: era alto circa 1.50mt,

[close]

p. 7

un’enorme testa, volto piccolo ed imberbe, senza naso, senza capelli, senza cigli, con grandi occhi neri senza pupilla, indossava una tuta di colore metallico con riflessi azzurri, la quale rivelava una corporatura esile, simile a quella di un bambino di 10-12 anni. Un’intensa luce rossa circondata da cinque luci azzurre roteanti, spuntarono all’improvviso nel cielo da nord. Le luci presero ad avvicinarsi rapidamente, mentre i fari della pista dell’aeroporto dell’Area 52, s’accesero. Una schiera di fredde e nit ide luci bianche 7 illuminarono sia la pista, quanto i volt i meravigliati degli astanti, mentre altre luci lampeggiant i rosse e verdi, indicavano metico lose e ritmate, la direzione d’approccio consentito per la pista d’atterraggio. L’anziano scrutava perplesso il disco alieno che silenziosamente s’approcciava alla pista per un atterraggio quasi verticale. Il giovane ufficiale dell’aeronautica nel frattempo aveva imbracciato la sua telecamera, stava riprendendo coscienziosamente l’atterraggio dell’UFO, nonostante fosse vistosa la presenza d’interferenze elettromagnetiche, nell’inquadratura della sua telecamera. L’alieno vicino alla carrozzella, era apparentemente privo d’ogni d’espressione: attendeva paziente e silente, l’atterraggio della navetta aliena che era regolarmente in spola dalla base di Marte, all’Area 52 e viceversa. Una volta che fu atterrato il disco alieno, dopo pochi istanti le luci della pista dell’Area 52 si spensero, calarono le tenebre; ma il disco s’illuminò di luce propria, con delle fredde luci bianche e celesti. Un ronzio metallico anticipò la discesa di una stretta scaletta di metallo e l’apertura di un portellone, da cui scese agilmente un alieno che era quasi ident ico a quello che stazionava ai bordi della

[close]

p. 8

pista. L’alieno indossava una tuta aderente di colore simile all’alluminio con riflessi vagamente rosa, ino ltre la nuova arrivata era leggermente più bassa di circa 10-15cm rispetto all’altro alieno. A parte queste due piccole differenze, agli inesperti occhi umani i due alieni potevano apparire quasi identici. -Perché proprio io?!- esordì il colonnello Ball, mentre si rivolse all’alieno che gli era accanto. 8 L’alieno gli rispose con una voce leggermente metallica, in un perfetto inglese, con un vago accento del Midwest dicendogli – Perché sei nostro amico; sei leale, sei onesto, sei una brava persona. Ma se non vuoi, puoi restare quì sulla Terra!L’anziano rifletté per qualche secondo poi disse –Ok!, andiamo, per altro ci sono già stato sulla base di Marte: ma non so come farete a portarmi a bordo con questa carrozzella!Trotterellando teneramente, l’aliena aveva raggiunto le tre persone che sostavano al bordo pista: l’entità si fermò proprio di fronte alla carrozzella, poi l’aliena guardò l’altro alieno e restò in silenzio per qualche secondo. I due alieni si guardarono in volto senza proferire parola. Forse comunicarono telepaticamente, quindi mossero un paio di volte le grandi palpebre degli occhi, infine la piccola aliena estrasse dal taschino della propria tuta un piccolo oggetto alieno, che poteva ricordare una sorta di siringa. L’aliena sfilò gentilmente la coperta che l’anziano teneva sulle gambe, fece un paio d’iniezioni ai ginocchi del colonnello Ball, che furono quasi indolori. Poi l’aliena rivo lgendosi al colonnello Ball, disse con voce metallica, in un perfetto inglese –Padre, io sono Teia- poi l’aliena si rivo lse al giovane militare che nel frattempo stava filmando con la telecamera e disse –Io sono Teia, io rilevo Xeon dalla base dell’Area52- quindi l’aliena trotterellò buffamente, per porsi accanto al giovane militare. Questi annuì imbarazzato mentre smise di filmare per qualche secondo e rispose –Si!, va bene!, ho capito!, grazie Teia!-

[close]

p. 9

-Allora amico mio, vogliamo andare?!- disse Xeon rivolgendosi al colonnello Ball. -Ma come faccio?!- domandò titubante l’anziano –lo sai che sono sulla sedia a rotelle da quando avevo 30 anni!-Forza!, alzati e cammina, sali sulla scaletta ed entra nel disco, dobbiamo tornare su Marte!- lo esortò Xeon, che allungò il piccolo braccio destro, come per indicargli la strada. L’anziano appoggiò le braccia sulla sedia a rotelle, quindi appoggiò i piedi per terra e con sua grande sorpresa in meno che non si dica si ritrovò in piedi. Fece qualche passo incerto, poi rapidamente prese a camminare con passo sicuro. Il colonnello Ball raggiunse rapidamente i bordi dell’astronave, poi tornò indietro, verso il piccolo manipolo di spettatori. -E’ incredibile! È bellissimo! Sto camminando!, Sto camminando!esordì Clelland con le lacrime agli occhi -Io cammino!, cammino di nuovo! Sono in piedi con le mie gambe!- poi piangendo di gioia l’anziano colonnello aggiunse –non lo facevo… da quando avevo 30 anni!Xeon lo prese per mano, i due s’incamminarono sotto i bordi del disco, l’anziano salì arzillo la scaletta, poi sparì dentro al disco alieno, seguito dopo poco dall’alieno. Si riaccesero le luci della pista, mentre s i spensero le luci del disco alieno: il mezzo silenziosamente e rapidamente così come era giunto nell’Area 52, decollò per eclissarsi nel cielo stellato. 9

[close]

p. 10

Capitolo 2-La base aliena di Marte 10 Sulla Terra era il novembre 1946 ma anche sul lato coperto dalla notte marziana, era il novembre 1946 a calendario terrestre!. Il disco alieno si era delicatamente appoggiato sul suolo marziano, un elevatore stava facendo scendere il disco nel ventre della piccola colonia aliena che viveva su Marte, sin dai tempi in cui l’umanità era ancora all’era della pietra. Il venticinquenne dell’USAAC, tenente Clelland Ball era stato invitato come ospite temporaneo della base aliena, in virtù del programma “Mogul” che prevedeva una serie di numerosi scambi interculturali di breve e lungo periodo, tra esseri umani ed alieni. C’era davvero voluto solo un paio d’ore, per raggiungere Marte, avendo decollato dal poligono di White Sands alle 18:00 Sceso dal disco, il giovane Clelland fu accompagnato da un alieno che era vestito con una tuta aderente di color scuro, gli avrebbe fatto da guida turistica, per visitare alcuni locali della co lonia!. Il primo luogo della visita fu un enorme cavità circolare: era grande quanto la bocca di un vulcano, le paret i erano rocciose, alte almeno 50mt e sopra c’era un’enorme cupola trasparente che avrebbe potuto essere in vetro. Sul fondo del cratere art ificiale, erano coltivati molti ortaggi, alcuni erano sconosciuti al tenente Ball, altri erano in tutto simili alle piante da frutta e verdura, che crescevano sulla Terra. Ai lati del perimetro circo lare, c’erano 12 cavità

[close]

p. 11

distribuite come le ore di un orologio, che conducevano a cunicoli bui e privi d’illuminazione. Erano i corridoi di collegamento della colonia, dai quali si sarebbe potuto accedere in numerose altre zone della base. L’illuminazione era scarsa, gli ambienti erano decisamente in forte penombra, erano fioche le luci che erano sparse nella immensa serra. Di solito l’area era illuminata dalla luce solare, i corridoi erano privi d’illuminazione perché agli alieni piacevano le luci poco intense. Poche e sporadiche erano le 11 lampade direzionali, tutte rivolte verso il basso, dove c’era qualche alieno che armeggiava su scrivanie scavate nella roccia, sulle quali giacevano numerosi e misteriosi equipaggiamenti alieni, assai tecnologici. Quella che stava visitando il tenente Ball era una delle numerose serre che sostenevano la piccola co lonia marziana; l’energia della base era ricavata da fonti geotermiche, grazie ad un misterioso macchinario a forma di parallelepipedo scuro. Questo era posto in un altro cratere artificiale, anch’esso ricoperto da una enorme cupola semitrasparente che era polarizzabile in caso di necessità. Il grande parallelepipedo scuro era incastrato nella roccia, creava energia estraendo calore dalla lava, la quale veniva continuamente pompata e ri-pompata nelle profondità del pianeta, a ciclo continuo. L’alieno disse che i locali della co lonia erano classificabili in tre tipi di strutture: c’erano i locali di sussistenza che erano serre, centrali energetiche, magazzini, rimesse, depositi. Poi c’erano i vani comuni della co lonia: mense, camerate con 6 nicchie simili a catacombe in cui c’erano i letti. Poi c’erano i bagni, i luoghi di cura della persona, il luogo di culto religioso. Quest’ultimo quando non c’erano le orazioni, era usato anche come luogo di dibattito tra i membri della colonia. C’era poi il centro di comando che provvedeva alle telecomunicazioni nonché alla sicurezza e controllo; ma quest’area era per il momento vietata per il tenente Ball. Dato il fuso orario della colonia, il tenente Ball fu invitato a cena dal gruppetto di quattro alieni che erano in turno nella colonia. Seduti su un piccolo tavolo di plastica bianca, una seconda aliena che Ball non riuscì a scorgere perché essa aveva la Graphics Human

[close]

p. 12

Interface attivata, portò un piatto di stufato: piccoli pezzi di carne di forma quasi perfettamente cubica, pomodoro, patate, piselli, carciofi. Ella disse che tutti gli ingredienti erano stati cotti assieme nello stessa pentola, lo stufato di Marte. Nel piatto del tenente finì una specie di testa di topo oppure di serpente, o forse era un pesce oppure un banale carciofo marziano?!. Ball temendo che fosse qualcosa d’alieno e d’immangiabile rifiutò la pietanza, dicendo che non aveva fame. La signora aliena che evidentemente aveva doti 12 telepat iche ed aveva percepito il pensiero di Ball, rit irò gentilmente il piatto dell’ospite, si scusò con il giovane militare e poi disse che lei supponeva che Ball avrebbe voluto provare le usanze aliene, ma evidentemente lei s’era sbagliata. Questi piatti marziani non contenevano niente di perico loso per la salute dell’umano, tuttavia il rifiuto era comprensibile, causato da un diverso senso estetico. L’aliena tornò dopo poco tempo con un ricco piatto di tagliatelle al sugo, che emanava un paradisiaco odore per le narici del giovane. Le bevande erano semplici ma essenziali: non c’erano vini, liquori, super alcolici, solo acqua e non era addiz ionata con CO2. La catacomba che gli fu offerta per riposare dopo il pasto, era troppo piccola per il tenente Ball che con i suoi 1.80mt non c’entrava nel piccolo loculo di 1.5mt di lunghezza. Il materasso alieno appariva comodo e soffice, ma era assai più corto e stretto di una brandina militare. Il tenente rimosse il soffice sacco a pelo alieno che era stato appoggiato nel vano scavato nella roccia, quindi il militare decise di sistemarsi sul pavimento fatto di nuda roccia, dentro la picco la cripta priva di finestre. Non ci sarebbero stati altri alieni a riposare nella stanza, la quale era ad uso degli ospiti della colonia. Non c’erano porte d’accesso con cui serrare il vano, perché nella colonia tutti erano fratelli e nessuno rubava o faceva del male al prossimo: così disse l’alieno che se ne andò lasciando Ball solo nel suo ambiente alieno. Il giovane s’addormentò, decidendo di lasciare accesa la piccola luce direzionale che era incastrata nel loculo, dove lampeggiava anche uno strano monitor colorato, in vetro, che era piatto come

[close]

p. 13

una lavagna e Ball non aveva idea che t ipo d’apparato tecnologico potesse mai essere!. Appena sveglio il tenente Ball fu accompagnato nella sala di ricreazione: gli fu comunicato che mentre dormiva gli era stato prelevato dello sperma, con una piccola iniezione in un testicolo. Il giovane non si era accorto di niente, ne rimase assai sorpreso, specie quando l’alieno glielo comunicò laconicamente, offrendogli una sorta di pistola agrico la in metallo. Con tale oggetto Ball 13 avrebbe dovuto irrorare di persona, delle uova aliene. Sarebbero nati degli ibridi alieni-umani di sua discendenza diretta: mezzi cloni del tenente, oltre ad una discendenza aliena di figli e figlie del tenente. In un grosso cesto c’erano 7 uova: le prime due erano molto grandi quanto una sedia, erano biancastre e parevano avere un guscio piuttosto solido. Altre tre uova erano assai più picco le e grandi tanto quanto dei grossi cocomeri, il guscio sembrava essere più sottile delle prime. Le ultime tre uova erano le più piccole: erano simili a dei palloni da football e sembravano le uova più fragili. Il giovanotto nebulizzò premendo il grilletto dell’irroratore alieno, aspergendo del liquido celeste e biancastro sulle prime 5 uova, poi gli fu dato un secondo irroratore alieno, questo conteneva del liquido rosa-biancastro, lo nebulizzò verso le ultime tre picco le uova, seguendo le istruzioni che l’alieno ebbe ad indicargli. Il rito dell’amicizia era stato concluso, adesso il tenente Clelland Ball era davvero un loro amico!. Un secondo alieno giunse, lo prese per mano e lo condusse alla navetta spola, dicendogli che il giovane sarebbe ritornato sulla Terra tra poche ore, la sua breve visita sulla base di Marte era terminata!.

[close]

p. 14

Capitolo 3-Il primo giorno a White Sands. 14 Era settembre del 1946 quanto il tenente Clelland Ball, pilota collaudatore dell’USAAC fu assegnato al segretissimo poligono di tiro di White Sands, dove entro poco tempo la base avrebbe avuto una segreta ridenominazione in Area 51. Clelland supponeva che nell’Area 51 sarebbero stati sviluppati mo lti aerei innovativi, frutto di ricerche e progressi tecnologici, ma non aveva idea di quello che gli sarebbe capitato, di lì a pochi minuti!. Il comandante della base era anche l’addetto alla s icurezza, gli disse schiettamente che Ball non era stato scelto per il suo curriculum vitae, ma perché era stato richiesto espressamente per il compito che gli sarebbe stato assegnato. Ball rimase in silenzio, incuriosito e sorpreso, non aveva mai avuto raccomandazioni politiche, neppure dall’industria aeronautica. Il giovane ebbe a chieders i chi fosse mai stato il misterioso benefattore, che aveva preteso la sua presenza, per un così prestigioso incarico. Il comandante della base gli disse di scaricare la frutta che era sul piccolo truck militare che era parcheggiato fuori dal suo comando. Le cassette di frutta, dovevano essere sistemate su un piccolo rimorchio in metallo, queste dovevano essere portate presso l’Hangar n°4. Proprio nell’ Hangar n°4 il tenente Ball avrebbe ricevuto i dettagli del suo incarico, circa il periodo in cui sarebbe rimasto assegnato alla base di White Sands. Il tenente salutò militarmente, eseguì lo strano ordine che il comandante della base gli aveva impartito!.

[close]

p. 15

C’era una cassetta di ciliegie, una cassetta di albicocche, una cassetta di pesche, una cassetta di nespole, una cassetta con frutti di bosco: fragole, more, lamponi, mirt illi. Il giovane ripose ordinatamente le varie ceste sul picco lo carretto di metallo, si recò incuriosito all’Hangar n°4. La pesante serranda della struttura in acciaio e lamiera era socchiusa, ed era bloccata: non c’era modo d’aprirla oppure di far transitare il carretto sotto il portale. Il giovane notò un cartello che era stato appeso su una maniglia, la 15 scritta suggeriva di passare dalla porta laterale, per lo scarico del materiale. Il giovane fece il giro del grande hangar, aprì la picco la porta laterale, quindi si ritrovò all’interno della grande struttura. Enorme fu la sorpresa che Clelland ebbe a scoprire!. Una Flying saucer era parcheggiata dentro il grande hangar, Ball si scordò di portare dentro il carrello di metallo, lasciò la porta aperta e fu subito calamitato dall’oggetto alieno!. Era grande quanto un camion rimorchio, forse poteva essere in alluminio. La Flying saucer era alta circa 3metri. Silenziosa, maestosa, possente, l’oggetto non aveva nessuna insegna statunitense, al contrario da un lato c’erano misteriosi caratteri che probabilmente non appartenevano ad un alfabeto terrestre. Il giovane s’appoggiò al muro, mettendosi le mani nelle tasche del giacchetto di pelle, restò estasiato ad osservare il misterioso

[close]

Comments

no comments yet