Rivista "Tradizione Famiglia Proprietà", giugno 2016

 

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Popular Pages


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Anno 22, n. 69 - Giugno 2016 Sped. in Abb. Post. Art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 Filiale di Padova 1716 2016 S. Luigi Maria Grignion de Montfort I trecento anni di un grande Apostolo della Madonna e della Contro-Rivoluzione:

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Un’immensa sensazione di orfanilità… l Brasile continua a essere cattolico apostolico romano, come sempre. Però, un’immensa sensazione di orfanilità spirituale si sta diffondendo nel paese”. Così scriveva Plinio Corrêa de Oliveira nel 1976, con riferimento alla scandalosa penetrazione delle idee comuniste nel clero brasiliano sull’onda della Teologia della liberazione, e al silenzio quasi totale al riguardo delle autorità ecclesiastiche che, anzi, sembravano conniventi: “È sconvolgente che i signori cardinali, i signori vescovi, i signori monsignori, i signori canonici, i signori preti mantengano silenzio, o mezzo silenzio, di fronte a tali aberrazioni”. I brasiliani, concludeva, si sentivano smarriti, abbandonati, spiritualmente orfani. “I di svanire. In questo senso, è difficile trovare nella storia della Chiesa una simile situazione. Recentemente un prelato ha dichiarato che, forse, siamo di fronte alla peggiore crisi nella storia di Santa Romana Chiesa. Vogliamo una conferma? È proprio della persona insicura, smarrita e confusa non riconoscere la salvezza quando essa gli viene offerta. L’insicurezza e la confusione sono il peggiore veleno per la Fede, che è una virtù fondata sulle certezze. Quando le certezze vengono a mancare, disciolte appunto dalla confusione, la Fede rischia Sballottati dalla tempesta, i fedeli non trovano una guida sicura, si sentono smarriti: “Crescono incertezza, insicurezza e confusione”. In assenza di una parola chiarificatrice da parte dei Pastori, si diffonde un po’ ovunque un’immensa sensazione di orfanilità spirituale. “Siamo un piccolo gregge abbandonato”, scrive Alessandro Gnocchi. Oggi, questa “immensa sensazione di orfanilità spirituale” stende la sua lugubre morsa in tutta la Chiesa. Nella sua ormai celebre intervista all’edizione tedesca della Catholic News Agency, Robert Spaemann, forse il maggiore filosofo cattolico oggi, parla chiaramente di “rottura sul piano antropologico e teologico” fra l’Esortazione apostolica Amoris Laetitia e il Magistero della Chiesa. “Il caos è stato eretto a principio con un tratto di penna – afferma Spaemann – il Papa avrebbe dovuto sapere che con un tale passo spacca la Chiesa e la porta verso uno scisma. Questo scisma non risiederebbe alla periferia, ma nel cuore stesso della Chiesa. Che Dio ce ne scampi”. Solo così si spiega che sia passata praticamente inosservata una ricorrenza che, invece, avrebbe dovuto essere l’oggetto di grandiose celebrazioni, non soltanto per la sua importanza intrinseca, ma anche per la carica di certezza, di serenità e di fiducia che comporta: i trecento anni della morte di san Luigi Maria Grignion de Montfort (1673-1716). Sopranominato “Dottor Mariano”, san Luigi de Montfort portò la mariologia verso orizzonti mai prima esplorati, inserendola in una vasta teologia della storia, soprattutto nel suo «Trattato della vera devozione a Maria». Secondo lui, l’immensa crisi che scuoteva sia la Chiesa (allora in preda all’eresia giansenista), sia la società civile (dove serpeggiavano le tendenze poi esplose nella Rivoluzione francese) era di natura morale e, quindi, spirituale. Nessuna via di uscita, dunque, che non passi per una conversione dei cuori, che può avvenire soltanto per mezzo di Maria Santissima, mediatrice universale di tutte le grazie. Maria, dunque, è la vera regina della storia. San Luigi de Montfort prevede profeticamente questa conversione, che aprirà l’era da lui chiamata “Regno di Maria”. Quando un numero congruo di fedeli abbraccerà la “vera devozione” alla Madonna, allora ci saranno i prodigi della grazia divina. La prospettiva monfortana, dunque, è atta a incutere forza e fiducia. Plinio Corrêa de Oliveira la chiamava “la bomba atomica della Chiesa”. Perché si usa questa “bomba atomica” per sollevare l’animo dei fedeli, mostrando loro una via d’uscita sicura e dolce, in quanto fondata sulla devozione a Maria Santissima? È uno dei grandi misteri dei giorni nostri. 2 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2016

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Sommario Anno 22 n° 69, giugno 2016 Editoriale Attualità La caduta del “socialismo del secolo XXI” Abbracciati al cadavere dell’ex fidanzata Un “nuovo lessico” per una “pastorale rivoluzionaria” La devozione mariana e l’apostolato contro-rivoluzionario Per la vita e per la famiglia L’Olocausto bianco Polonia: verso il divieto totale all’aborto La cappa della TFP: un simbolo che parla di crociata Il mediocre e l’idealista Il gotico: immagine del Paradiso Il mondo delle TFP Sacro Cuore di Gesù: fornace ardente di carità 2 4 6 7 10 13 25 28 31 33 36 37 42 48 Copertina: statua di san Luigi Maria Grignion de Montfort, nella nave centrale della Basilica di San Pietro in Vaticano. Foto Kenneth Drake. Tradizione Famiglia Proprietà Direzione, redazione e amministrazione: Tradizione Famiglia Proprietà - TFP, Viale Liegi, 44 — 00198 ROMA Tel. 06/8417603 Fax: 06/85345731 Email: info@atfp.it Sito: www.atfp.it CCP: 57184004 Aut. Trib. Roma n. 90 del 22-02-95 Sped. in abb. post. art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 — Padova Stampa Tipolito Moderna, via A. de Curtis, 12/A — 35020 Due Carrare (PD) TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2016 - 3 Offerta annua suggerita Euro 15,00 Anno 22, n. 69 giugno 2016 Dir. Resp. Julio Loredo

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Attualità a profonda crisi politica in cui versa il Brasile, con la fine dell’egemonia del Partito dei Lavoratori (PT), di tendenza marxista, accoppiata alla mancanza di un’alternativa valida per guidare il Paese verso nuovi orizzonti, ha avuto un contraccolpo insolito: il ritorno della nostalgia per l’Impero, col conseguente aumento del prestigio della Famiglia imperiale. Dopo essere stato per tre secoli sotto la Corona del Portogallo, nel 1822 il Brasile divenne indipendente, adottando quindi la forma monarchica di governo. Dom Pedro I, figlio del re Dom João VI di Portogallo, fu proclamato Imperatore del Brasile. Gli successe il figlio Dom Pedro II, che governò fino al 1889. La sua figlia primogenita, L Brasile: crisi politica suscita la nostalgia dell’Impero “Perché non approfittare della crisi per restaurare la monarchia?”: è il titolo, provocatorio, apparso sul maggiore quotidiano brasiliano, la “Folha de S. Paulo”. Il principale portavoce del movimento monarchico, secondo il giornale, è Dom Bertrand d’Orleans e Bragança. “La nostra bandiera è verde e oro. Mai sarà rossa!”, ha dichiarato il principe. Insieme a tanti militanti monarchici, per lo più giovani, egli ha partecipato alle marce contro il governo socialista. “La monarchia garantisce unità, stabilità e continuità – ha ribadito Sua Altezza – il Brasile prova oggi nostalgia di un regime che fa del paese ciò che deve essere: una nazione, cioè una grande famiglia con un destino comune da realizzare”. la principessa Isabella, sposò Gaston d’Orléans, conte d’Eu, nipote del re Luigi Filippo di Francia. Nacque così la dinastia Orléans-Bragança, il cui capo oggi è S.A.I.R. il principe Dom Luiz. Alcuni membri della Famiglia imperiale all’uscita di una Santa Messa a Rio de Janeiro. Al centro, S.A.I.R. Dom Luiz d’Orléans e Bragança, capo della Casa Imperiale. Alla sua sinistra, i principi Dom Bertrand e Dom Antonio. Nel tondo: la corona imperiale del Brasile. 4 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2016

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e dichiarazioni di Sven Mary, avvocato del terrorista Salah Abdeslam, uno dei responsabili per le stragi di Parigi, poi arrestato nel Belgio, apre uno squarcio sulla mentalità di certi jihadisti: “È un piccolo scugnizzo di Molenbeek, venuto dalla piccola criminalità, piuttosto un seguace che un leader. Ha il cervello di un portacenere vuoto. È di una vacuità abissale. Egli crede di essere in un videogioco. È l’esempio perfetto della generazione internet. Una volta gli chiesi se avesse letto il Corano. Egli rispose che aveva letto la sua interpretazione su internet”. L “Ha il cervello di un portacenere vuoto” n recente studio della FAO (Food and Agriculture Organization), delle Nazioni Unite, mostra che, utilizzando razionalmente il suo sterminato territorio, incorporando le nuove tecnologie agricole e lasciando mano libera ai produttori, l’Argentina potrebbe, da sola, alimentare 600milioni di persone già nel 2020. Lo stesso studio mostra inoltre come quasi tutti i paesi latinoamericani abbiano la capacità di “rompere il ciclo della povertà e dell’insicurezza alimentare”. Allora, qual è il problema? Il problema si sintetizza in una parola: “populismo”. Spinto da un vero odio contro i proprietari terrieri e contro il diritto di proprietà privata e di libera iniziativa, il governo peronista dei coniugi Kirchner (prima Nestor e poi Cristina) ha implementato una politica agraria impostata al socialismo più bieco: divieto di esportazione di determinati prodotti, quote fisse per l’esportazione di altri, tasse alle stelle per Argentina: gigante soggiogato dal populismo U tagliare il lucro dei produttori, divieto di finanziamenti oltre un certo tetto, prezzi fissi per la vendita all’interno del paese e via dicendo. Il risultato non si fece aspettare: la “paralisi della campagna argentina”, come la definì Marcelo Panelo, presidente della Sociedad Rural Argentina. Paralisi che, a sua volta, provocò una delle peggiori crisi finanziarie della storia. “Fanno tutto al rovescio”, sentenziò il leader agricolo, riferendosi al Governo. L’esportazione di carne crollò del 75%, la raccolta di grano nel 2014 fu la peggiore degli ultimi secoli, ecc. Di conseguenza, anche il consumo alimentare pro capite si abbassò notevolmente, mentre l’indice di povertà schizzava verso l’alto. Aveva ragione il teologo uruguaiano Ignacio Bojorge, nel definire il populismo “un salvagente di piombo per i poveri”. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2016 - 5

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Attualità Argentina: dopo dodici anni di disastroso “kirchnerismo” (prima con Nestor Kirchner e poi con la moglie Cristina), nel novembre 2015 gli elettori argentini hanno scelto il candidato dell’opposizione, Mauricio Macri, con la chiara intenzione di voltare pagina. “La vittoria di Macri sgonfia il populismo – titolava un quotidiano online di Buenos Aires – questo suppone un durissimo colpo al peronismo e al kirchnerismo”. La caduta del “socialismo del secolo XXI” Bolivia: ancora qualche settimana, ed ecco che il popolo boliviano pronuncerà un “NO” secco al tentativo del presidente Evo Morales, rappresentante del cosiddetto “socialismo indigeno”, di ottenere il quarto mandato consecutivo. Sottomesso a referendum, l’esito è stato sfavorevole a Morales, segnando così l’inizio della fine della sua carriera politica. Venezuela: meno di un mese dopo, il popolo venezuelano voltò le spalle al regime “bolivariano” inaugurato da Hugo Chávez. In uno storico risultato, l’opposizione riuscì a stravincere le amministrative, passando quindi a controllare con maggioranza assoluta il Parlamento. “Il risultato suppone uno schiaffo monumentale per il presidente Nicolás Maduro – commentava il noto quotidiano di Madrid El País – e suppone un colpo alla rivoluzione bolivariana e al socialismo del secolo XXI, che soffre la sua seconda sconfitta in due settimane, dopo la vittoria di Macri alle presidenziali in Argentina”. Perù: dopo cinque anni di governo di sinistra, il presidente Ollanta Humala ha visto sfumare il tentativo di imitare i coniugi Kirchner, facendo eleggere la moglie come successore. Il primo turno delle presidenziali ha conferito un’ampia maggioranza ai candidati del centro-destra. La concorrente della sinistra, Verónika Mendoza, è arrivata solo al terzo posto, staccata da più di venti punti. Col titolo “Il conservatorismo va di moda”, un noto giornalista di sinistra ha commentato: “Ci si domanda se non esista l’intento di trasformare il Perù nell’epicentro conservatore più grande dell’America Latina”. Cile: la presidente socialista, Michelle Bachelet, che aveva promesso una “rivoluzione totale”, ha visto l’indice di approvazione calare al 19%, mentre quello di rigetto è schizzato al 72%. Probabilmente Bachelet finirà il suo mandato costituzionale, ma la sua rivoluzione sembra proprio finita. mica mondiale a paese in recessione. Facendosi eco alle oceaniche manifestazioni popolari di protesta, il Parlamento ha approvato una procedura di impeachment nei confronti di Rousseff, aprendo così la via per l’estromissione del PT dal potere. “Il PT sta morendo – ha scritto un opinionista brasiliano – la sua fine è vicina”. Brasile: il Partito dei Lavoratori (PT) aveva preso il potere nel 2003. In appena dodici anni – prima con Luiz Inácio “Lula” da Silva e poi con Dilma Rousseff – il populismo pietista ha ridotto il Brasile da settima potenza econo- Colombia: il presidente Juan Manuel Santos si è imbarcato in una politica di “dialogo” con la guerriglia comunista delle FARC, cercando con loro un accordo che, in pratica, lascerebbe nelle loro mani intere provincie. Questa politica arrendevole nei confronti del comunismo è rigettata dall’80% dei colombiani. L’indice di approvazione di Santos è crollato al 9%, il più basso della storia. 6 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2016

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Abbracciati al cadavere dell’ex fidanzata L’attuale panorama latinoamericano è, dunque, assai chiaro, eccetto che in un punto fondamentale, che resta enigmatico come l’effigie di Giza: l’appoggio che, nonostante tutto, una certa sinistra cattolica si ostina a dare a regimi ormai moribondi, o già morti e in putrefazione. È come se qualcuno fosse così stregato dalla propria fidanzata, che vi resta abbracciato anche dopo la sua morte prematura… ome in un domino, il “socialismo del secolo XXI” latinoamericano sta crollando, paese dopo paese, ripudiato da quello stesso popolo che esso affermava di servire. Stufi di tanta miseria, corruzione e agitazione sociale, i latinoamericani stanno mandando a casa, per vie elettorali, i vari regimi “populisti” fino a ieri sbandierati come l’onda del futuro. I commentatori parlano di un’“ondata conservatrice” che percorre il continente. I l “socialismo del secolo XXI” latinoamericano sta crollando, paese dopo paese, ripudiato da quello stesso popolo che esso affermava di servire. Enigmaticamente, però, una certa sinistra cattolica si ostina nell’appoggiarlo. È come se qualcuno fosse così stregato dalla propria fidanzata, che vi resta abbracciato anche dopo la sua morte prematura… di Julio Loredo C Nel 1984, un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede condannava esplicitamente la Teologia della liberazione. Poco dopo, il crollo del socialismo reale, con il contestuale abbandono del marxismo, portò questa corrente a un lungo declino. Ovunque cominciarono a trionfare schemi del tutto opposti, producendo un benessere generalizzato e facendo sì che diversi Paesi latinoamericani potessero accedere alla categoria di “potenze emergenti”. L’America Latina sembrava aver esorcizzato i demoni del socialismo populista. Una nuova stagione rivoluzionaria Allo scoccare del nuovo secolo, però, l’ascesa di Hugo Chávez in Venezuela, di Fernando Lugo in La fiammata rivoluzionaria degli anni 19601980, che portò l’estrema sinistra al potere in alcuni paesi latinoamericani, aveva contato sull’appoggio decisivo della cosiddetta “Teologia della liberazione”. Questa non faceva segreto delle proprie intenzioni: instaurare il socialismo e il comunismo ovunque possibile, mascherandolo da “Regno di Dio sulla terra”. A volte come protagonista, a volte come compagno di viaggio, il movimento della Teologia della liberazione partecipò a tutte le cause rivoluzionarie dell’epoca, apportandovi l’importante supporto dei cattolici. Nell’avversare l’ordine tradizionale, si associava poi la cosiddetta “Teologia del popolo”, di matrice argentina. Pur rigettando il marxismo, questa teologia proponeva tuttavia schemi ugualitari e rivoluzionari che poco si discostavano da quelli proposti dalla sua più nota “cugina”. Il perfetto compagno di viaggio TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2016 - 7

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Attualità Noi ridiamo, ma ci sono persone, anche di Chiesa, che difendono a spada tratta questo regime fallimentare, in nome di un non meno precisato “populismo”. Paraguay, di Luiz Inácio “Lula” da Silva e poi di Dilma Rouseff in Brasile, dei coniugi Kirchner in Argentina, di Rafael Correa in Ecuador, di Evo Morales in Bolivia, di Daniel Ortega in Nicaragua e altri, fece balenare il miraggio di una nuova stagione rivoluzionaria nel continente. Evitando la parola “comunismo”, si cominciò a parlare di “populismo”, di “bolivarianismo”, di “socialismo del secolo XXI”. E la sinistra cattolica cominciò di nuovo a esultare. Questi regimi non nascondevano la loro predilezione per la dittatura marxista cubana, che nel frattempo era passata dalle mani di Fidel Castro a quelle del fratello Raúl. a terribile crisi economica provocata dal “socialismo bolivariano” in Venezuela raggiunge risvolti tragicomici. Ecco che si molteplicano i negozi di strada che offrono deodorante “al dettaglio”: per l’equivalente a 15 centesimi di euro, il cliente può eseguire un’applicazione di deodorante in ogni ascella. L Incredibile ma vero: deodorante “al dettaglio” Nel primo anno del suo pontificato, quasi tutti i leader della sinistra latinoamericana, compreso Raúl Castro, sono stati ricevuti in udienza, con non pochi segni di cordialità e vicinanza, fatto ampiamente glossato dagli organi di propaganda dei vari regimi. L’argentina Cristina Kirchner, per esempio, è stata ricevuta ben tre volte. Nell’ottobre 2014, organizzato dal Pontificio Consiglio Iustitia et Pax, in collaborazione con la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali e col deciso sostegno di Papa Francesco che vi partecipò, si è tenuto in Vaticano un “Incontro mondiale dei Movimenti popolari”, con l’intervento di movimenti populisti latinoamericani ed europei. L’Italia era rappresentata dal Centro sociale Leoncavallo. Ospite d’onore, il presidente boliviano Evo Morales, figura di riferimento del cosiddetto “socialismo indigeno”, con cui il Pontefice ha avuto un incontro amichevole. È lui, lo ricordiamo, che pochi mesi dopo regalerà al Pontefice un Crocefisso con la falce e il martello. sconde le sue simpatie per le correnti populiste, specie per il peronismo argentino. Il sacerdote peruviano Gustavo Gutiérrez, ritenuto il “padre fondatore” della Teologia della liberazione, è stato ricevuto due volte in udienza da Papa Francesco, e ha avuto l’onore di presentare i suoi ultimi libri in Italia insieme a diversi cardinali della Curia Vaticana, tra cui Müller e Maradiaga. Coincidenza o meno, anche la Teologia della liberazione ebbe un’inaspettata risurrezione in ambienti di Chiesa, perfino altolocati. Si cominciò a parlare dello “sdoganamento” di questa corrente rivoluzionaria, al punto che padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, ha potuto dichiarare: “Ormai la Teologia della liberazione è entrata a far parte della vita della Chiesa”. Il “fattore Francesco” 8 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2016 Ha contribuito senz’altro alla nuova stagione, anche se un po’ tardivamente, l’elezione, nel marzo 2013, del primo Papa latinoamericano, che non na- Uno degli organizzatori, il brasiliano João Pedro Stédile, leader del Movimento dos Sem-Terra, di orientamento marxista, dichiarò: “Il Papa ha dato un grande contributo con un documento irreprensibile, più a sinistra di molti di noi. Noi marxisti lottiamo insieme al Papa per fermare il diavolo del capitalismo”. Stédile si augurava che dall’incontro in Nel suo intervento, Papa Francesco esortò i presenti: “Andate avanti con la vostra lotta, cari fratelli e sorelle!”.

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Vaticano potesse nascere “uno spazio internazionale dei movimenti popolari nel mondo”. Pochi mesi dopo, durante un viaggio in America del Sud, Papa Francesco fece tappa a Santa Cruz de la Sierra, Bolivia, per partecipare di nuovo al “Incontro mondiale dei Movimenti popolari”. E anche questa volta esortò i militanti della sinistra: “Continuate con la vostra lotta!”. Più di un comentatore ha manifestato la preoccupazione che questi interventi potessero essere interpretati come un tentativo di far rivivere la sinistra populista, già allora in crisi. Giovanni Paolo II. Ha dovuto interrompere la visita in fretta e furia, a causa del terribile terremoto che ha colpito il suo Paese proprio mentre era a Roma. Per ora, Papa Francesco sembra disorientato. Nel viaggio di ritorno dall’America del Sud, un giornalista colombiano gli ha rivolto una domanda piuttosto diretta. Ecco lo scambio: “Non so cosa dire…” Il tentativo, però, sembra non aver portato i frutti agognati. La barca della sinistra populista latinoamericana ormai fa acqua da tutte le parti. E l’ondata conservatrice si fa sempre più forte. Di fronte al crollo del progetto populista – orfano di appoggio popolare – la reazione della sinistra cattolica è stata di aggrapparsi ai regimi moribondi. Per esempio, fra i pochi a difendere a spada tratta il traballante governo del Partito dei Lavoratori in Brasile, vi è il teologo della liberazione fra Betto. In Perù, il movimento della Teologia della liberazione ha appoggiato la candidata della sinistra, Verónika Mendoza, arrivata solo al terzo posto alle recenti elezioni politiche, staccata da più di venti punti dai due candidati del centro-destra. Più recentemente, Rafael Correa, presidente dell’Ecuador, uno degli ultimi populisti rimasti in carica, è stato invitato in Vaticano per tenere una conferenza sull’enciclica “Centesimus Annus” di “I veri amici del popolo sono i tradizionalisti”, scrisse Papa s. Pio X. “I veri amici del popolo sono gli anti-populisti”, potremmo dire noi. Ovunque il popolo – quello vero – sta rigettando il socialismo del secolo XXI. Saprà la sinistra cattolica cogliere i segni dei tempi? I veri amici del popolo Papa Francesco: Io ho sentito qualche opinione, ma davvero di questa geopolitica, in questo momento non so cosa dire, davvero. Davvero, non so. Perché, ci sono problemi in parecchi Paesi su questa linea, ma davvero non so perché come è incominciato, non so perché. Davvero. Che ci sono parecchi Paesi latinoamericani in questa situazione un po’ di cambiamento, questo è vero, ma non so spiegarlo. Giornalista: In questa occasione vorrei farLe una domanda particolare. È un argomento specifico che ha a che fare con un cambiamento politico in America Latina, compresa l’Argentina, il Suo Paese, nel quale c’è ora il signor Macri dopo dodici anni di “kirchnerismo”. Il continente sta cambiando. Che cosa pensa di questi cambiamenti e della nuova direzione della politica latinoamericana, del Continente dal quale Lei stesso proviene? “Non so se avrò il dolore di vedere in Brasile un governo dei Partito dei Lavoratori (PT), creato dalla sinistra cattolica e dalla Teologia della liberazione. Chi, però, vivrà in quel periodo fatidico, si accorgerà che ci vorranno almeno almeno cinquant’anni per rimettere il Brasile a posto. Non parlo soltanto, né principalmente, dell’aspetto economico, bensì di quello psicologico. Sarà molto difficile ristabilire la criteriologia del brasiliano, demolita dallo pseudo paternalismo del Partito dei Lavoratori”. (Plinio Corrêa de Oliveira, intervista al giornalista Hélio Brambilla, rilasciata dal leader cattolico brasiliano nel giugno 1995, poco prima della sua morte) 1995: una lucida previsione TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2016 - 9

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Sinodo sulla famiglia Intervista a Guido Vignelli La impostazione dei due Sinodi sulla famiglia Il dibattito intorno ai due Sinodi dei vescovi ha suscitato reazioni opposte. Alcuni commentatori hanno concluso che i Sinodi non hanno cambiato nulla di sostanziale. Ma è proprio così? Abbiamo intervistato Guido Vignelli, per venti anni direttore del “Progetto SOS Ragazzi”, già componente della Commissione sulla Famiglia presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, autore di un libretto di prossima pubblicazione, proprio sui problemi sollevati dalla nuova pastorale. Dottor Vignelli, si prevedono cambiamenti nella pastorale familiare? A chi sostiene che questa svolta cambierà la pastorale ecclesiale non nella sostanza, ma solo nello “stile” di esprimersi e di agire, bisogna obiettare che è proprio questo campo delicato e scivoloso a fare problema. I mutamenti nel linguaggio e nella prassi possono essere decisivi perché, quando il modo di esprimersi e di agire cambia, anche le cose tendono a cambiare. Un “nuovo lessico” per una “pastorale rivoluzionaria” Sia i due Sinodi episcopali, sia la conseguente esortazione pontificia Amoris laetitia, hanno proposto «un nuovo lessico che rivoluziona la pastorale», come avverte il quotidiano della C.E.I. Avvenire (24 aprile 2016). Si può quindi prevedere che questo “lessico rivoluzionario” eserciterà sempre maggiore influenza non solo nella problematica familiare ma anche nella intera vita della Chiesa. Il messaggio sinodale s’impone non tanto per le sue diagnosi e terapie, quanto per la sua esplicita intenzione di promuovere una «conversione» del linguaggio e della prassi che favorisca un «rovesciamento di prospettiva» nella pastorale familiare, come hanno detto i cardinali che hanno presentato alla stampa l’esortazione pontificia. La “conversione” consiste nell’adeguare criteri, metodi e mezzi ecclesiali (compresi i Sacramenti!) alla pretesa dell’uomo moderno di agire seguendo la propria coscienza. Il “rovesciamento” consiste nel porre non più i mezzi al servizio del fine, bensì il fine al servizio dei mezzi, ossia nel porre verità e legge evangeliche al servizio della pastorale ecclesiale. A tal fine, i Sinodi hanno avviato una pericolosa tendenza a considerare il modello evangelico del matrimonio e della famiglia come se fosse una teoria bella ma astratta e troppo difficile da realizzare, che quindi bisogna adeguare alle situazioni mediante eccezioni, deroghe e licenze. In questo modo, però, l’ideale evangelico del matrimonio e della famiglia perde il suo rigore ideale, e con questo anche la sua forza di seduzione e di attrazione. 10 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2016

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Il nuovo linguaggio sinodale è dominato da alcune parole-chiave che – mediante correlative massime, formule e slogan – impostano i problemi esaminati e orientano le soluzioni proposte in modo da suggerire un cambiamento sostanziale dell’intera prassi ecclesiale. Quali cambiamenti sono favoriti dal nuovo linguaggio sinodale? È per questo che tali parole possiamo definirle “talismaniche”, assimilandole alle formule magiche. Esse cioè non si limitano a esprimere ciò che significano (una idea, un valore, un giudizio), ma tendono a realizzare ciò che significano, ossia a produrre un effetto (una scelta, una posizione, un comportamento) capace di sedurre un ascoltatore ingenuo o conformista. Chi usa tali parole quindi viene inconsciamente spinto in una precisa direzione, fino ad essere “trasbordato” da una posizione vecchia a una nuova. Questo tipo di parole e lo sleale meccanismo che innescano fu egregiamente analizzato dal prof. Plinio Corrêa de Oliveira, nel suo saggio intitolato «Trasbordo ideologico inavvertito e dialogo» (1965, nuova edizione italiana Il Giglio, Napoli 2012). In astratto, queste parole-chiave sono comuni e innocenti. In concreto, però, esse sono inserite in un contesto che attribuisce ad esse un significato fuorviante, esercitando una pericolosa influenza su chi le usa, manipolandone sensibilità e mentalità mediante una tecnica di persuasione psicologica occulta impiegata dai sistemi propagandistici, ad esempio da quello pubblicitario. Secondo autorevoli protagonisti e osservatori, le parole-chiave dominanti nel dibattito sinodale sono state le seguenti: pastorale – misericordia – ascolto – discernimento – accompagnamento – integrazione. In effetti, queste parole ricorrono molto spesso negli atti ufficiali: pastorale 90 volte, misericordia 48, discernimento 45, accompagnamento 102; la parola integrazione ricorre solo 24 volte ma, se la uniamo alla parola che la presuppone, ossia accoglienza, 74, fanno in totale 98 volte. Vi sono state altre parole ricorrenti, come complessità, approfondimento, sfida, che però non sembrano avere l’importanza delle precedenti. Quali sono le “parole talismaniche” emerse dai due Sinodi? Queste parole sono legate tra loro. La nuova pastorale esige di trattare con misericordia le situazioni matrimoniali e familiari immorali, per cui non bisogna giudicarle eticamente bensì porsi in ascolto delle loro esperienze ed esigenze, in modo da discernere in esse quanto c’è di “autentico” per accompagnarle verso una processo di accoglienza che si compia nella piena integrazione nella comunità ecclesiale. Se considerate nei loro rapporti, le parole dominanti nel Sinodo si spiegano e si sostengono a vicenda, suggerendo una nuova impostazione che spinge il cristiano a passare da una concezione rigorosa a una permissiva non solo della pastorale ma anche della morale familiare, dipendente dai tempi, dai luoghi e dalle situazioni, dunque fondata su criteri non più assoluti (ossia universali e necessari) ma TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2016 - 11

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Sinodo sulla famiglia relativi (ossia particolari e soggettivi). Ne deriva il paradosso che un cristiano potrebbe lecitamente e canonicamente considerarsi ed essere considerato giusto e innocente, anche se si ostina a vivere in uno stato che viola gravemente i comandamenti che riguardano la castità matrimoniale: “simul justus et peccator”, come pretendeva Lutero! Quale pastorale e quale morale emergono da queste parole sinodali ricorrenti? ricordia è contraria all’insegnamento della Chiesa, compresa l’enciclica Dives in misericordia di Papa Giovanni Paolo II. Qual è il presupposto implicito in questa rivoluzione pastorale? Quelle parole preparano non tanto una riforma della pastorale, quanto una sua rivoluzione in senso relativistico e permissivo. È una rivoluzione in senso relativistico, perché la diagnosi delle situazioni familiari non è più basata sulla loro valutazione morale oggettiva, ma sul constatarne l’esperienza psicologica soggettiva, col pericolo di far perdere alle coscienze quel senso del peccato già così offuscato. È anche una rivoluzione in senso permissivo, perché la terapia delle situazioni immorali si riduce a usare palliativi che, ben lungi dal rimuovere le cause del male, ne alleviano solo i sintomi, ossia le conseguenze dolorose, col risultato di eludere la cura e di cronicizzare il vizio. Qual è il fulcro della nuova impostazione sinodale? La nuova morale familiare si basa sul presupposto che gli operatori pastorali debbano usare solo gli strumenti del “dialogo”, della persuasione e dell’esempio, rinunciando al rimprovero, alla denuncia, alla condanna e alla punizione del peccatore, ritenuti metodi non misericordiosi. Di conseguenza, per quanto la sua colpa sia ostinata, pubblica e scandalosa, nessun peccatore può essere emarginato o espulso dalla comunità ecclesiale. Quel permissivismo che ieri era accordato solo agli erranti, oggi viene esteso ai pubblici peccatori… ad eccezione ovviamente di coloro che violano i nuovi comandamenti alla moda, ad esempio inquinando la natura, eludendo le tasse e non accogliendo gl’immigrati! Se questo “buonismo” fosse applicato rigorosamente, nessuna società potrebbe conservarsi a lungo, nemmeno quella divina della Chiesa, perché i tribunali diventerebbero illeciti e quindi verrebbero aboliti; accadrà così anche per quelli ecclesiali? Non esistono anche motivi di una speranza non sentimentale ma razionale sul futuro della famiglia? In tal modo, il peccatore viene non tanto perdonato quanto scusato a priori accampando attenuanti, ad esempio il fatto di vivere in una situazione matrimoniale o familiare “difficile” che si pretende immodificabile. Pertanto si tende ad essere misericordiosi non solo con il peccatore (che può convertirsi) ma anche con la sua situazione peccaminosa (che non può convertirsi ma anzi deve sparire); non ci si limita ad «odiare il peccato e amare il peccatore», come stabilisce sant’Agostino, ma si giunge a giustificare il peccato e ad assolvere il peccatore impenitente, concedendogli perfino l’accesso alla santa Comunione senza previa riparazione. Una tale mise12 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2016 Il fulcro della prospettiva sinodale sta nella impostazione pastorale e la sua anima consiste nel primato della misericordia. Il problema è che qui entrambe tradiscono la loro missione. Nell’ansia di giustificare le situazioni peccaminose, la pastorale tende ad eludere la verità rivelata; nell’ansia di sottrarre quelle situazioni alla condanna morale, la misericordia può tendere ad eludere la giustizia divina. Ne risultano una pastorale relativistica e una misericordia permissiva, incapaci di illuminare gli erranti e di convertire i peccatori. È forse anche per pervertire questa sana tendenza giovanile, che la propaganda rivoluzionaria tenta di stravolgere il concetto stesso di famiglia rendendolo “pluralistico”, ossia includendovi tutte le possibili forme di convivenza (omosessuale compresa). Motivo di più per spingere i cristiani a difenderne la vera identità e definizione. Ne va della stessa sopravvivenza dell’umanità, quindi anche della Chiesa. Nonostante la stessa analisi sinodale ammetta che il quadro dell’attuale situazione familiare sia complessivamente disastroso, le indagini sociologiche e statistiche rivelano anche alcuni segni di speranza per il futuro. Infatti esse dimostrano che il desiderio di famiglia sta crescendo proprio fra quei giovani, nonostante essi siano sempre più impediti a farsene una dagli ostacoli frapposti da cultura, politica ed economia nemiche della castità, della stabilità e della procreazione.

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Anniversario di S. Luigi Grignion de Montfort 1716 2016 La devozione mariana e l’apostolato contro-rivoluzionario ingrazio ugualmente la Madonna — senza trovare le parole sufficienti per farlo — per la grazia di aver letto e diffuso il «Trattato della Vera Devozione alla Santissima Vergine» di San Luigi Maria Grignion de Montfort, e di essermi consacrato a Lei come schiavo perpetuo. La Madonna è stata sempre la luce dei miei giorni, e spero che Ella nella sua clemenza sia la mia luce e il mio ausilio fino alla fine della mia esistenza”. “R di Plinio Corrêa de Oliveira A tale proposito, e per commemorare i trecento anni di san Luigi de Montfort, riproduciamo il prologo all’edizione argentina del capolavoro del pensatore brasiliano «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione», nel quale egli mostra i punti di contatto col «Trattato della vera devozione» del Montfort. Un’ampia visione che ci porta al cuore della spiritualità e dell’azione contro-rivoluzionaria di Plinio Corrêa de Oliveira. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2016 - 13 Con queste parole, tratte dal suo Testamento spirituale, Plinio Corrêa de Oliveira proclamava la sua immensa devozione per il santo vandeano. Due i principali punti di contatto: la “perfetta devozione” alla Santissima Vergine, che il leader cattolico brasiliano abbracciò sin da giovane; e la visione storica contro-rivoluzionaria, perfettamente coincidente con la sua.

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Oggi sono molti - fuori dagli ambienti progressisti, è chiaro - i cattolici che conoscono e ammirano l’opera del grande e ardente missionario popolare del secolo XVIII. Nato a Montfort-sur-Meu o Montfort-la-Cane, in Bretagna, nell’anno 1673, fu ordinato sacerdote nel 1700, e fino alla morte nel 1716 si dedicò alla predicazione di missioni alle popolazioni rurali e urbane della Bretagna, Normandia, Poitou, Vandea, Aunis, Saintonge, Anjou, Maine. Le città in cui predicò, comprese le più importanti, vivevano in gran parte dell’agricoltura ed erano profondamente segnate dalla vita rurale. Per questa ragione san Luigi Maria, benché non abbia predicato esclusivamente a contadini, può però essere considerato essenzialmente un apostolo di popolazioni rurali. I. La predicazione di san Luigi Maria Grignion de Montfort miei giovani e brillanti amici della Sociedad Argentina de Defensa de la Tradición, Familia y Propiedad mi hanno chiesto, per questa nuova edizione di «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione», un prologo sui punti di contatto di questo libro con il «Trattato della vera devozione alla santa Vergine» di san Luigi Maria Grignion de Montfort. (*) I Anniversario di S. Luigi Grignion de Montfort 1. Apostolato battagliero e invitto Il tipo del suo “aggiornamento” lascerebbe probabilmente sconcertati molti proseliti del moderno “aggiornamento”. Gli errori del suo tempo non erano da lui visti come semplici frutti di equivoci intellettuali nati da uomini di insospettabile buona fede: errori che perciò stesso un dialogo abile e piacevole può sempre dissipare. Capace di sostenere il dialogo cortese e conquistante, egli tuttavia non perdeva di vista tutta l’influenza del peccato originale e dei peccati attuali, e neppure l’azione del principe delle tenebre nella genesi e nello svolgimento della immane lotta mossa dalla empietà contro la Chiesa e la civiltà cristiana. La celebre trilogia demonio, mondo e carne, presente nelle riflessioni dei teologi e dei missionari di buona dottrina di tutti i tempi, l’aveva presente come uno degli elementi basilari per la diagnosi dei problemi del suo secolo. E così, come le situazioni richiedevano, sapeva essere ora soave e dolce come un angelo messaggero della dilezione e del perdono di Dio, ora battagliero e invitto, come un angelo incaricato di annunciare le minacce della giustizia divina contro i peccatori ribelli e incalliti. Questo grande apostolo seppe alternativamente dialogare e polemizzare, e in lui il polemista non ostacolava l’effusione delle dolcezze del Buon Pastore, e la mansuetudine pastorale non annacquava i santi rigori del polemista. Con questo esempio, siamo ben lontani da certi progressisti per i quali tutti i nostri fratelli separati, eretici o scismatici, sono necessariamente in buona fede, ingannati da semplici equivoci, così che polemizzare con loro è sempre un errore e un peccato contro la carità. Nelle sue predicazioni, che in termini moderni potrebbero dirsi sommamente “aggiornate”, non si limitava a insegnare la dottrina cattolica in termini che servissero per qualsiasi epoca e per qualunque luogo, ma sapeva dare risalto ai punti più necessari per i fedeli che lo ascoltavano. La Basilica di Saint Laurent sur Sèvre, in Vandea, dov’e seppellito san Luigi Maria Grignion de Montfort 14 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2016

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Plinio Corrêa de Oliveira a Saint Laurent sur Sèvre, nel 1988, insieme a cooperatori della TFP francese Sotto, sulla tomba di s. Luigi Grignion de Montfort; a dx., il tavolo sul quale il santo scrisse il «Trattato della Vera Devozione a Maria» Per presentare in questa sede un quadro circoscritto e, quindi, necessariamente molto semplificato - indispensabile tuttavia per comprendere la predicazione del nostro santo -, si può dire che nelle tre classi sociali, clero, nobiltà e popolo, prevalevano due tipi spirituali: i lassisti e i rigoristi. I lassisti, propensi a una vita di piaceri che portava alla dissoluzione e allo scetticismo. I rigoristi, propensi a un moralismo aspro, formalista e tetro, che portava alla disperazione quando non alla ribellione. Mondanismo e giansenismo erano i due poli che esercitavano una nefasta attrazione, anche in ambienti reputati tra i più pii e di solida moralità della società del tempo. La società francese dei secoli XVII e XVIII (il nostro santo visse, come abbiamo visto, al tramonto dell’uno e nei primi decenni dell’altro) era gravemente malata. Tutto la preparava a ricevere passivamente la inoculazione dei germi dell’enciclopedismo, e a franare poi nella catastrofe della Rivoluzione francese. 2. La buona dottrina e la sapienza della Croce contro la coalizione degli errori Niente di più normale della coalizione degli errori estremi e contrari contro l’apostolo che predicava la dottrina cattolica autentica: il vero contrario di uno squilibrio non è lo squilibrio opposto, ma l’equilibrio. E così l’odio che anima i seguaci degli errori opposti non li scaglia gli uni contro gli altri, ma piuttosto li lancia contro gli apostoli della verità. E ciò capita soprattutto quando questa verità è proclamata con vigorosa franchezza, che mette in risalto i punti di più acuta divergenza con gli errori in voga. La predicazione di san Luigi Maria Grignion de Montfort fu proprio di questo tipo. Le sue prediche, pronunciate generalmente di fronte a grandi uditori popolari, culminavano abbastanza spesso in autentiche apoteosi di contrizione, di penitenza e di entuTRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / GIUGNO 2016 - 15 L’uno e l’altro - come spesso accade con gli estremi dell’errore - portavano a uno stesso risultato. Infatti, ciascuno per la sua strada allontanava le anime dal sano equilibrio spirituale della Chiesa. Questa, effettivamente, ci predica con ammirevole armonia la dolcezza e il rigore, la giustizia e la misericordia. Essa da un lato ci afferma la grandezza naturale autentica dell’uomo - sublimata dalla sua elevazione all’ordine soprannaturale e dal suo inserimento nel Corpo Mistico di Cristo -, e d’altro lato ci fa vedere la miseria in cui ci ha gettato il peccato originale, con tutta la sua sequela di nefaste conseguenze.

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