SUPPLEMENTO 61 AGRICOLTURA

 

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ORTICOLE 2016

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I S UPPLEMENTI DI 61 Orticole: le varietà per il consumo fresco e da industria A cura del CENTRO RICERCHE PRODUZIONI VEGETALI - Cesena (Fc) e di ANTONIO APRUZZESE - Redazione "Agricoltura"

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I S UPPLEMENTI DI 61 Orticole: le varietà per il consumo fresco e da industria Attività svolta nell’ambito della L.R. n. 28/98 della Regione Emilia-Romagna: ricerca e innovazione a supporto delle produzioni agricole nelle zone colpite dal sisma del 20 e 29 maggio 2012 © Copyright Regione Emilia-Romagna - Anno 2016 Coordinamento redazionale Antonio Apruzzese - Redazione “Agricoltura” Distribuzione Redazione "Agricoltura" - Viale della Fiera, 8 - 40127 Bologna Tel. 051.5274289 - 5274701 - Fax 051.5274577 E-mail: agricoltura@regione.emilia-romagna.it Foto Astra, Azienda Marani, Crpv, Fotolia, Fruttagel, I.Ter, Mensa (Arch. I.Ter/Ethnos), Piazza/Azienda Stuard Stampa CANTELLI ROTOWEB Srl Via Saliceto 22/e-f - 40013 Castel Maggiore (Bo) tel. 051.700606 - fax 051.6328090 www.cantelli.net

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SOMMARIO 5 Orticoltura in Emilia-Romagna: Vanni Tisselli un comparto da salvaguardare 21 MELONE SEMIFORZATO: GLI IBRIDI PIÙ PROMETTENTI Pier Paolo Pasotti, Milena Pelliconi, Lorena Castellari, Vanni Tisselli, Stefania Delvecchio 9 POMODORO DA MENSA: OFFERTA AMPIA E SEGMENTATA Pier Paolo Pasotti, Milena Pelliconi, Vanni Tisselli, Stefania Delvecchio 24 LE TERRE DI PRODUZIONE di ANGURIA E MELONE Carla Scotti 12 ANGURIA, NEL FERRARESE I MAGGIORI INVESTIMENTI Pier Paolo Pasotti, Milena Pelliconi, Vanni Tisselli, Stefania Delvecchio 29 la sPERIMENTAZIONE SU PISELLO DA INDUSTRIA NEL 2014-15 Lamberto Dal Re 16 L’USO DEI PORTINNESTI NELL’ANGURIA IN SERRA Cristina Piazza, Vanni Tisselli 34 IL COMPOST MIGLIORA LE PERFORMANCE DEL FAGIOLO Lamberto Dal Re, Stefania Delvecchio

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Orticole: le varietà per il consumo fresco e da industria Orticoltura in Emilia-Romagna: un comparto da salvaguardare coltivazioni presenti. Parlando di orticoltura è necessario, però, considerare in modo distinto l’orticoltura protetta da quella in pieno campo e suddividere ulteriormente quest’ultima in orticoltura da mercato fresco da quella da industria. Le problematiche, infatti, sono diverse e non sarebbe corretto mettere sullo stesso piano l’una e l’altra. L’ VANNI TISSELLI Crpv, Cesena (Fc) orticoltura a livello regionale rappresenta un settore di grande importanza per la superficie coltivata (circa 48mila ettari), per il reddito prodotto e per l’occupazione che garantisce. In Emilia-Romagna viene coltivata ogni specie di interesse agricolo e anche nel settore orticolo moltissime sono le Crpv 5

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Orticole: le varietà per il consumo fresco e da industria Coltivazione protetta e in pieno campo In primo luogo occorre precisare come l’orticoltura protetta si sia maggiormente sviluppata in aziende di piccole o medie dimensioni nei territori limitrofi alle grandi città o nelle aree a maggior vocazione turistica. I maggiori insediamenti si hanno infatti nella periferia di Bologna e nelle provincie di Forlì-Cesena e Rimini. Le principali colture sono rappresentate da ortaggi a frutto (pomodoro, melanzana, cetriolo, zucchino) e a foglia (lattuga, rucola, ecc.) che vengono coltivate in aziende dove è presente manodopera familiare un poco alla volta integrata da manodopera straniera. Le strutture non sono moderne, salvo rare eccezioni rappresentate da 6 Crpv nuove costruzioni realizzate da aziende più strutturate e orientate all’investimento. Poco diffusa è la coltivazione fuori suolo costituita da pochi impianti legati spesso alle stesse aziende che si sono rinnovate. La redditività di queste coltivazioni si è andata progressivamente riducendo a causa della concorrenza delle produzioni meridionali o estere. Le primizie – che rappresentavano un punto di forza di questa coltivazione – oggi hanno perso gran parte del proprio potenziale economico a causa della destagionalizzazione delle produzioni. Le innovazioni di maggior interesse per l’agricoltore riguardano ancora l’aspetto varietale, la valutazione di portinnesti resistenti alle principali malattie dell’apparato radicale e la difesa.

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Crpv Sperimentazione varietale su due livelli L'attività di sperimentazione varietale in Emilia-Romagna è articolata su due principali livelli di screening: 1° livello: comprende “nuove” accessioni varietali e cultivar in precedenza già valutate che richiedono però ulteriori verifiche sperimentali. Questi campi sono solitamente realizzati adottando uno schema sperimentale a parcelle non replicate. La superficie parcellare viene modulata in funzione della specie in osservazione; 2° livello: annovera ibridi già consolidati e positivamente valutati in precedenti annate di prova e materiali di recente introduzione nelle Liste di Raccomandazione Varietale. I campi sono allestiti secondo uno schema sperimentale a blocchi randomizzati, per consentire un’elaborazione statistica dei risultati ottenuti. Anche in questo caso la superficie parcellare varia in funzione della specie in oggetto. In entrambi i livelli di valutazione gli ibridi in osservazione sono posti a confronto con cultivar “testimoni” di provata affidabilità agronomica e rigorosamente inserite nelle Liste di Raccomandazione Varietale della Regione Emilia-Romagna. Per tutti i materiali in valutazione i protocolli di lavoro adottati prevedono una valutazione agronomica, produttiva, commerciale, sanitaria e qualitativa. In Emilia-Romagna non si è mai diffusa la coltivazione di specie da taglio destinate alla IV gamma. Pertanto non sono presenti neppure le problematiche tipiche di questa coltivazione in serra, evidenti invece in altre regioni d’Italia. L’orticoltura di pieno campo ha i propri prodotti di punta in alcuni comprensori ben definiti che nel tempo si sono specializzati nella coltivazione delle diverse specie valorizzando anche gli aspetti della vocazionalità dei terreni e la professionalità degli operatori. La lattuga, ad esempio, è per circa l’80% concentrata nelle provincie di Forlì-Cesena e Rimini e ha le sue eccellenze a San Mauro Pascoli; la patata, invece, tradizionalmente insediata in provincia di Bologna, dove è stata valorizzata sia come Dop, sia dal punto di vista commerciale con il marchio Selenella, si sta oggi gradualmente spostando soprattutto in provincia di Ferrara. Zone vocate al radicchio e alla carota rimangono quelle del litorale ferrarese, dove la tecnica colturale si è progressivamente affinata al punto che il prodotto fresco è in grado di coprire dieci mesi di commercializzazione. Altre colture di notevole interesse sono il melone (coltivato sia a Ferrara che a Modena) e l’anguria, con investimenti nelle stesse province, oltre a Reggio Emilia, dove è stato richiesto il marchio Igp. Vi sono realtà più piccole in termini di superficie ma di grande valore in termini di Plv/ettaro rappresentate dall’asparago Igp di Altedo, coltivato soprattutto a Ferrara, dall’aglio bianco piacentino e da quello di Voghiera che si può vantare della Dop. Senza voler trascurare colture come i fagiolini, la zucca, il sedano e il finocchio, i cavoli, la rucola e le aromatiche (fra cui spicca il basilico), ci si può rendere conto di quanto ampio sia il panorama di colture presenti nella nostra regione e come siano necessari adeguati supporti tecnici per mantenere competitivo il settore. Industria, protagonisti a livello nazionale Anche per le colture orticole a destinazione industriale l’Emilia-Romagna gioca un ruolo di primo piano nel panorama nazionale. Basti pensare che in regione è coltivato oltre un terzo della superficie di pomodoro destinata alla trasformazione industriale e che la nostra regione è leader nella produzione di trasformati di qualità. La presenza sul territorio di tre grandi industrie di surgelazione, quali Orogel, Fruttagel e Conserve Italia, 7

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Orticole: le varietà per il consumo fresco e da industria Crpv fa sì che anche colture come pisello, spinacio, fagiolino, bietole da foglia siano di grande interesse per molte aziende e per alcuni territori, in particolare le province di Ravenna e di Ferrara. Esaminata la situazione produttiva riguardo alle specie e alle aree, occorre fare qualche considerazione sul livello di ammodernamento del settore. Senza ombra di dubbio si può affermare che tutta l’orticoltura regionale è all’avanguardia dal punto di vista produttivo e dell'applicazione di tecniche a ridotto impatto ambientale. Se la coltivazione biologica non si distacca in termini percentuali dal resto d’Italia, è nelle produzioni integrate che la nostra regione – prima di altre – ha fatto un salto di qualità adottando tecniche che riducono l’apporto di concimi, di acqua e soprattutto di antiparassitari e diserbanti. Ricerca all’avanguardia Questo è stato possibile grazie al lavoro concertato di centri di ricerca (Università, Cnr, Enea e privati), associazioni dei produttori e, soprattutto, della fitta rete di relazioni che si è instaurata anche grazie all’azione degli enti organizzatori della domanda di ricerca che hanno rappresentato un importante catalizzatore. Negli anni si è assistito alla puntuale segnalazione dei punti critici che richiedevano una soluzione e al corrispondente avvio di attività di ricerca e sperimentazione da cui sono 8 stati ottenuti i risultati divulgati attraverso visite tecniche in campo, seminari, convegni, incontri tecnici, articoli pubblicati sulle riviste specializzate, trasmissioni televisive. La collaborazione con i fornitori di mezzi tecnici e, in particolare, delle ditte sementiere e di quelle produttrici di fertilizzanti – che per anni hanno sostenuto finanziariamente la realizzazione di queste attività – dà la misura di quanto sia prioritario in Emilia-Romagna il tema dell’innovazione. Ben consapevoli che le nuove sfide che il mercato ci riserva non potranno essere affrontate riducendo di pochi punti percentuali i costi di produzione, per il futuro occorre che si continui a far quadrato per ottenere innovazioni di processo e di prodotto che opportunamente valorizzate offrano un futuro al comparto. Le tematiche prioritarie continueranno a essere l’innovazione varietale (da cui ci si attendono miglioramenti sia quantitativi che qualitativi), la maggior compatibilità delle tecniche colturali (ulteriori approfondimenti sono necessari per applicare nuove tecnologie alla distribuzione dei fertilizzanti e dell’acqua), il miglioramento delle tecniche di conservazione e imballaggio, la valorizzazione attraverso marchi che siano una garanzia di qualità. La presentazione dei risultati ottenuti da attività già realizzate deve essere il punto di partenza per nuovi traguardi e non già un punto di arrivo. Crpv

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Pomodoro da mensa offerta ampia e segmentata crescita, dovuto all’impiego di ibridi più competitivi a livello produttivo e organolettico, all’ampliamento dei cicli di raccolta, all’adozione e messa a punto di sistemi di produzione meno impattanti per l’ambiente, all’adeguamento delle strutture di coltivazione (serre, tunnel, ecc.) e delle strategie di marketing. Nel 2015 questa solanacea è stata coltivata su una superficie di oltre 7.430 ettari (+17%), per una resa complessiva che ha sfiorato le 535.400 tonnellate. In Emilia-Romagna la coltura si è mantenuta sostanzialmente stabile con circa 500 ettari (in gran parte in pieno campo) e oltre 35mila tonnellate; investimenti sono presen- PIER PAOLO PASOTTI, MILENA PELLICONI Astra Innovazione e Sviluppo, Unità Operativa “Mario Neri”- Imola (Bo) VANNI TISSELLI, STEFANIA DELVECCHIO Crpv, Cesena (Fc) I l pomodoro da mensa, raccolto sia a frutto invaiato che a completa maturazione della bacca, costituisce senza dubbio uno degli ortaggi di riferimento per l’economia agricola nazionale. Infatti l’offerta di prodotto (italiano ed estero) garantita ormai per tutto l’anno e la vasta segmentazione varietale sono in grado di soddisfare anche le più articolate esigenze di mercati e consumatori. Dopo un periodo caratterizzato da un preoccupante e progressivo calo delle superfici, a partire dal 2012 nella nostra Penisola il pomodoro da mensa in coltura protetta ha iniziato un lento ma incoraggiante trend di Astra Sat 1319, cherry uniforme e consistente Collina, “mini plum” interessante per caratteristiche della pianta e dei frutti 9 Astra

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Orticole: le varietà per il consumo fresco e da industria Astra B 38 e Ruano, insalatari tradizionali fertili e capaci di bacche attraenti per pezzatura, colore e uniformità ti soprattutto nelle provincie di Reggio Emilia, Ferrara, Ravenna, Rimini e Forlì-Cesena. Regione leader la Sicilia che concentra sul proprio territorio oltre 3.140 ha, quasi il 43% dell’intera superficie nazionale, localizzati prevalentemente nel Ragusano, per una produzione di poco inferiore alle 213.400 tonnellate (67,8 t/ha). Investimenti significativi sono presenti anche nel Lazio, 1.680 ettari, con la provincia di Latina che si conferma il principale polo produttivo regionale, e in Campania (1.060 ha) con impianti situati in particolare nel Salernitano (fonte dati: Istat 2015). Come accennato in precedenza, la gamma di tipologie di frutto attualmente disponibile è molto ampia. Tra le più conosciute ricordiamo: Insalataro “tradizionale”: vengono consumati a invaiatura della bacca. Presentano frutti sferici o leggermente appiattiti, con calibri piuttosto elevati (150-250 grammi); Cuore di bue: di elevata pezzatura (250-350 grammi), molto costoluti e di forma tipicamente cuoriforme. È una tipologia che negli ultimi anni si è notevolmente diffusa, accolta con piena soddisfazione dal gusto dei consumatori per la polpa piuttosto farinosa e ben equilibrata nel rapporto tra dolcezza e acidità; Costoluto (tipo Marmande): appiattiti e marcatamente costoluti, di pezzatura media (150-200 grammi circa) e di valide proprietà organolettiche; Allungati: fanno riferimento al ben noto San Marzano, con buccia liscia e pezzature variabili generalmente dai 10 100 ai 170 grammi. In funzione della varietà e della shelf life possono venire raccolti sia a invaiatura che a completa maturazione; Pomodoro ”ramato”: pomodori con frutti di forma tonda o leggermente appiattita, con epidermide liscia o debolmente costoluta. Gli stacchi avvengono solitamente a grappolo e a completa maturazione della bacca. Le pezzature variano in relazione alla varietà e possono oscillare tra gli 80 e i 200 grammi circa; Cherry: presentano bacche di forma globosa e di pezzatura solitamente compresa tra i 12 e i 25-30 grammi circa. Sono caratterizzati da bacche sode, croccanti e sapide (elevato °Bx); Datterini: si distinguono per bacche ovali o periformi, di pezzatura variabile tra i 15 e 25 grammi. Sono molto apprezzati per qualità e versatilità culinaria e costituiscono una tipologia in crescita. Sempre in questo segmento di prodotto possono essere inseriti anche i tipi plum, pomodori di forma più o meno ovaleggianti, con pezzature che possono però raggiungere e superare anche i 40 grammi; Nel corso dello scorso anno, il Crpv di Cesena ha coordinato la realizzazione di due prove di confronto varietale di pomodoro da mensa in coltura protetta (ibridi per raccolte a invaiatura e cultivar per raccolte a maturazione completa). I campi sono stati allestiti da Astra Innovazione e Sviluppo di Faenza (Ra), presso il Centro Serre dell’Unità operativa “Mario Neri” di Imola (Bo), all’interno di un’attività condotta grazie al contributo Astra

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°Bx rispettivamente di 8,2 e 7,6. Rese e calibri leggermente più contenuti, ma impressioni comunque valide per Top Titano e Prezioso, sapido (8,2 °Bx), molto precoce e di colore intenso, ibridi molto apprezzati in termini di struttura delle piante e valutazione estetica e qualitativa dei frutti. Tra i datterini, si segnala il comportamento di Collina, “mini-plum” interessante per caratteristiche della pianta e delle bacche (15,8 grammi di peso medio), consistenti, regolari e di colore acceso e brillante. Note positive anche per i “plum” ovali Jazz, molto fertile, e Top Amit: entrambi si qualificano per le bacche uniformi, ben colorate e di pezzatura di poco superiore ai 40 grammi. Astra TL 14085, ibrido a frutto allungato di ottimo colore e pezzatura Ibridi per raccolte a frutto invaiato Tra i tradizionali insalatari a frutto globoso o leggermente appiattito si segnala, in particolare, il comportamento di B38, Top Sirente e Ruano, pomodori che a piante fertili (rispettivamente 97,5, 96,2 e 83,6 t/ha), vigorose e ben coprenti hanno associato anche bacche di calibro elevato (pezzature superiori ai 220 grammi), regolari e ben consistenti. Evidente la “spallatura”, con colore brillante e intenso, sia a verde che a invaiatura. Nella tipologia San Marzano, contrassegnata da bacche di forma allungata, senz’altro positivo il comportamento di TL 14085 e Top12TS320, validi sia per caratteristiche della pianta che dei frutti (consistenza, regolarità e colore). Per entrambi gli ibridi resta comunque da verificare nei prossimi cicli colturali l’effettiva tolleranza/ resistenza al marciume apicale. Bacche più ovaleggianti e meno allungate per Campiello (ISI 51246), che si è distinto per una pianta compatta, sana, produttiva e ben coprente. Elevata l’uniformità dei frutti, apparsi anche consistenti e di colore marcato, sia a verde che al viraggio. Si presta a raccolte a grappolo ma anche a frutto singolo. Tra i Cuore di bue valido il comportamento di Amauri, vigoroso e discretamente produttivo. La cultivar ha presentato bacche di pezzatura elevata (238 grammi) e di forma leggermente allungata, uniformi, consistenti e ben colorate. Rese e vigoria elevata anche per UG 522808, ibrido che ha mostrato frutti di ottima pezzatura (291 grammi) e più che sufficienti per regolarità, consistenza e colore. 11 delle ditte sementiere. Le prove sono state impostate in serra fredda e in ciclo primaverile-estivo. Tra nuove accessioni (1° livello) e materiali già consolidati (2° livello), sono stati valutati complessivamente 43 ibridi. I campi prevedevano uno schema a parcelle non replicate; ogni parcella era composta di 10 piante. Di seguito viene riportato un profilo sintetico delle cultivar inserite nelle prove di 1° livello che si sono maggiormente distinte nei campi sperimentali nel corso del 2015. Ibridi a grappolo a completa maturazione Tra le tipologie caratterizzate da bacche allungate, merita una citazione Sarita, pomodoro che si distingue per la pianta coprente e molto fertile (95,4 t/ha) e per le bacche sode, di buona pezzatura (100,3 grammi) regolari e ben colorate. Frutti più ovaleggianti per Rossano, ibrido che ha presentato pianta rustica e vigorosa con buone indicazioni in termini di regolarità e colorazione. Entrambe le cultivar si prestano sia a raccolte a grappolo che a frutto singolo. Molto rappresentate le tipologie Cherry. In questo segmento indicazioni positive sono giunte, in particolare, da Top Stellina, ben conservabile e di colore rosso, rosso-aranciato, e da Sat 1319, di elevata brillantezza, entrambi capaci di piante vigorose, rustiche e produttive (77,7 e 75,1 t/ha) e di bacche uniformi e consistenti. Buone anche le valutazioni qualitative con

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Orticole: le varietà per il consumo fresco e da industria Anguria, nel Ferrarese i maggiori investimenti A Reggio Emilia, dove l’anguria ha chiesto il riconoscimento dell’Igp, sono stati destinati alla coltivazione quasi 300 ettari con poco più di 12mila tonnellate raccolte, interessando, tra gli altri, i comuni di Novellara, Cadelbosco, Gualtieri, Guastalla e Correggio. Di un certo interesse anche gli investimenti realizzati nel PIER PAOLO PASOTTI, MILENA PELLICONI Astra Innovazione e Sviluppo Unità Operativa “Mario Neri”- Imola (Bo) VANNI TISSELLI, STEFANIA DELVECCHIO Crpv, Cesena (Fc) N el 2015 l’anguria fuori serra e in semiforzatura è stata coltivata in Italia su una superficie complessiva di circa 9.590 ettari, con una contrazione di oltre il 9% rispetto al 2013, per una produzione superiore alle 433.700 tonnellate e una resa ettariale di 405 quintali. Rispetto al passato, la ripartizione della coltura non ha subito sostanziali mutamenti. Nel nord Italia è stata l’Emilia-Romagna, con 1.167 ettari, e la Lombardia, con 1.015 ha, a destinare all’anguria le maggiori superfici. Le regioni leader nella coltivazione di questa cucurbitacea sono, però, negli areali del Meridione (Puglia e Sicilia), rispettivamente con 1.835 e 1.475 ettari, mentre nel centro Italia gli investimenti superiori si sono concentrati nel Lazio, 1.400 ha, e in Campania, 1.216 ha. Nella nostra regione la produzione ha superato le 45.180 tonnellate, con rese di poco inferiori ai 400 quintali per ettaro. Qui i produttori e gli operatori di mercato devono giornalmente confrontarsi con una filiera che stenta a decollare e con le ormai croniche problematiche commerciali, dovute soprattutto alla crescente concorrenza di prodotto estero e a una forbice ricavi-costi sempre più ristretta. Anche in questo caso la geografia delle coltivazioni è rimasta pressoché invariata, con impianti realizzati in prevalenza nelle provincie tradizionalmente più vocate per la coltura. Nel Ferrarese, dove si stimano poco meno di 500 ettari e quasi 25 mila tonnellate prodotte, la coltivazione dell’anguria è praticamente diffusa su tutto il territorio provinciale: dai terreni più argillosi e torbosi di Jolanda di Savoia, Ostellato, Argenta e Bondeno, a quelli tendenzialmente più sciolti e sabbiosi dei comuni di Codigoro, Comacchio, Lagosanto e Mesola. 12 Astra Visita alle prove varietali di anguria

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Modenese, con superfici che hanno sfiorato i 200 ettari e una produzione di circa 7.500 tonnellate (fonte dati: Istat 2015). Investimenti più contenuti, rispettivamente di 53, 50, 62 e 35 ettari, sono stati rilevati nelle province di Bologna, Ravenna, Piacenza e Parma. Nel 2015 l’attività su anguria, coordinata dal Crpv di Cesena e cofinanziata dalle ditte sementiere coinvolte nella sperimentazione, è stata incentrata esclusivamente sulla realizzazione di una prova di confronto varietale, eseguita presso l’azienda Golinelli Giacomo a Quarantoli di Mirandola (Mo), con la responsabilità tecnico-organizzativa di Astra Innovazione e Sviluppo di Faenza (Ra). La prova, di dimensioni piuttosto contenute, è stata impostata su uno schema a parcelle non replicate; le parcelle presentavano una superficie di 26,4 m2 per le tipologie tradizionali e 19,2 m2 per le miniangurie. Gli ibridi più affidabili 1° livello Tipologia Crimson NIZ 64-34: anguria caratterizzata da pianta vigorosa, fertile (84,2 t/ha) e di ciclo medio. Le bacche, di elevata pezzatura (10,8 kg), forma allungata e media regolarità, hanno messo in evidenza epidermide di tonalità leggermente troppo chiara. Buone le risposte ottenute a livello qualitativo, con polpa piuttosto zuccherina (12 °Bx), di colore rosso intenso e più che sufficiente per consistenza e shelf life; Mega Crimson: ibrido che si è segnalato per la pianta vigorosa e sana, l’elevato potenziale produttivo (79,7 t/ ha) e il ciclo piuttosto precoce e concentrato (32,1% di prodotto ottenuto nella prima settimana di raccolta). I frutti ovali hanno presentato buona pezzatura (11,5 kg) Santanella: Crimson allungata di buone proprietà organolettiche 13 Astra

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Orticole: le varietà per il consumo fresco e da industria Astra Mirsini, fertile e dolce e ottime caratteristiche di regolarità. La polpa, di colore rosso mediamente intenso, ha fornito buone indicazioni in termini di consistenza e tenuta di maturazione. Sapore gradevole e dissetante nonostante il non elevatissimo tenore zuccherino (11 °Bx); Santanella: cultivar che ha mostrato pianta di vigoria e fogliosità medie, con produzioni in linea con gli standard di campo e ciclo tendenzialmente precoce (27% di raccolto durante la prima settimana di “stacchi”). Le angurie ovali-lunghe si sono rivelate regolari, sia per forma che per pezzatura (8,4 kg). Al taglio i frutti hanno sempre mostrato polpa di colore rosso, sufficiente per consistenza e qualitativamente valida per conservabilità e proprietà gustative (13,2 °Bx); Marbella: al secondo anno di osservazione ha confermato buona vigoria, con pianta sana e di ciclo medioprecoce (29,1% alla prima settimana di raccolta). Le bacche allungate e di media pezzatura (7,3 kg) hanno 14 raggiunto valutazioni pìù che sufficienti a livello di uniformità. Bene anche la consistenza della polpa, di colore rosso intenso e molto attraente. Validi i giudizi di conservabilità e sapore, con elevato tenore zuccherino (13,2 °Bx); Ketty (WM 14092): unica minianguria in osservazione tra le novità varietali. Ha presentato pianta di vigoria equilibrata, sana e di ciclo medio. I frutti (3 kg) di forma ovale corta/sferica si sono distinti per l’ottima regolarità (sia morfologica che di pezzatura) e per l’epidermide caratterizzata da striature di colore verde piuttosto intenso. Le valutazioni organolettiche eseguite sulla polpa hanno fornito interessanti indicazioni a livello di consistenza, tenuta e sapore (12,4°Bx). 2° livello Tipologia Crimson Mirsini (WDL 9807): ibrido che ha confermato le Astra Per Rossella polpa consistente e ben colorata

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Astra Modellino, “mini” affidabile per produttività e qualità buone impressioni emerse nel 2014. La pianta, sana e di buona fertilità (67,5 t/ha) e vigoria vegetativa, si è segnalata in particolare per l’elevata precocità e concentrazione di maturazione (39,7% di “stacchi” nella prima settimana di raccolta). Le bacche (9,8 kg) con forma ovale-allungata hanno evidenziato buone caratteristiche di regolarità; la polpa ha associato una consistenza sufficiente a una buona tenuta di maturazione e pregevoli proprietà gustative (13,8 °Bx); Rossella (WDL 8001): anguria connotata da pianta equilibrata, piuttosto fertile e mediamente precoce. I frutti (7,3 kg) hanno raggiunto livelli di uniformità più che soddisfacenti, con polpa di un attraente rosso intenso, consistente, ben conservabile, assai gradevole e dissetante all’assaggio (13°Bx); Mini Blue: anguria di tipologia Midi con pianta vigorosa, fertile e di ciclo molto precoce e concentrato (oltre il 50% della produzione è stata ottenuta durante la prima settimana di raccolta). Le angurie (5,3 kg) tondo-ovali sono risultate molto regolari durante l’intero ciclo produttivo della varietà, con polpa di discrete caratteristiche qualitative; Modellino: ibrido “mini” caratterizzato da pianta fertile, vigorosa e mediamente precoce. Le angurie (3,4 kg) di forma sferica/ovale corta si sono confermate interessanti per regolarità, con polpa soda, ben conservabile e di buon sapore (12,4 °Bx). Come “testimone” per le Crimson tradizionali è stata impiegata l’anguria Top Gun, cultivar di ciclo medio/ medio-precoce, inserita nelle Liste di raccomandazione varietale della Regione Emilia-Romagna. Anche nel 2015, l’ibrido ha associato buoni livelli produttivi a interessanti valutazioni qualitative, con bacche ovali, regolari e di ottima pezzatura (9,5 kg). La polpa, sufficiente per consistenza, è risultata valida per tenuta e proprietà organolettiche (13,6 °Bx). 15

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