agricoltura 4/2016 - 5/2016

 

Embed or link this publication

Description

NUOVE ENERGIE IN CAMPO

Popular Pages


p. 1

ANNO 43 - POSTE ITALIANE s.p.a. - SPED. ABB. POSTALE – DCB CENTRALE/PT MAGAZINE AUT. 141/2004 VALIDA DALL’11/1172004 – PUBBL. MAX 50% - € 2,10 IN CASO DI MANCATO RECAPITO INVIARE AL CMP, VIA ZANARDI 28 40131 BOLOGNA PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE CHE SI IMPEGNA A CORRISPONDERE IL PRESCRITTO DIRITTO POSTALE a pag. 22 PSR SPECIALE Il World Food Forum a Cibus Parma MENSILE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA Nuove energie in campo a pag. 36 FOCUS VINI FRIZZANTI Lambrusco e Pignoletto, bollicine da primato a pag. 51 DIFESA MICOTOSSINE Le linee guida regionali per il mais N. 4/5 - APRILE/MAGGIO 2016

[close]

p. 2



[close]

p. 3

itoriale GIUSEPPE PACE Direttore “Agricoltura” Il nostro impegno per raccontare il “marchio” Emilia-Romagna È  nato 43 anni fa e viene diffuso in quasi 40mila copie in tutta l’EmiliaRomagna, in molti casi raggiungendo persone che con il loro (grande) lavoro fanno vivere la terra nella nostra Bassa, infinita e distesa, o in colli e montagne di cui spesso ci si ricorda solo quando franano. È “Agricoltura”, il mensile della Regione EmiliaRomagna che comincio a dirigere da questo numero, dopo aver assunto l’incarico di direttore dell’Agenzia di informazione e comunicazione della Giunta regionale dall’inizio di aprile. Una bella responsabilità, dunque, e per me una nuova esperienza professionale, dopo essermi occupato di cronaca locale agli inizi e poi, soprattutto, di politica, in 22 anni di attività giornalistica che mi hanno portato a Parma, Bologna, Roma e di nuovo a Bologna, prima da cronista e poi, appunto, come direttore, passando per la carta stampata e l’agenzia di stampa, fino all’ufficio stampa di un importante Ente pubblico. Con i miei colleghi proveremo a raccontare un pezzo fondamentale dell’economia regionale e nazionale, consapevoli che l’Emilia-Romagna è per definizione il marchio migliore, da tutelare e proteggere da imitazioni e raggiri che altro non sono se non truffe, il brand che da solo garantisce qualità del prodotto e qualità di vita. Che il nostro comparto agroalimentare è un mondo fatto di idee e emozioni, studio e ricerca, tradizione e innovazione, duro lavoro, scoperte e mercati conquistati e da conquistare, internazionalizzazione ma anche reti locali. Proveremo a raccontare l’impegno della Regione per questo mondo, per chi fa impresa, per chi ci lavora e per chi ci vorrebbe entrare. E non è un caso se questo numero apre con il ‘bando giovani’ 2016 del Programma regionale di sviluppo rurale: 28 milioni di euro stanziati per promuovere il ricambio generazionale in agricoltura, per sostenere l’innovazione e un maggior dinamismo del settore.   Ma scorrendo gli altri argomenti che troverete all’interno del giornale si ha chiara l’idea di quanto sia antico e nuovissimo il pianeta agricoltura: il World food research and innovation forum, la piattaforma internazionale attorno alla quale, dopo l’esperienza di Expo, la Regione intende coinvolgere produttori, esperti, istituzioni di tutto il mondo per la ricerca e l’innovazione alimentare, ma anche per dare un contributo a uno sviluppo più sostenibile ed equo per tutti, a partire dall’agricoltura, fondamentale banco di prova. Il numero contiene anche un dossier sulla difesa dalle micotossine, con le Linee guida messe a punto dalla Regione per la coltivazione e la raccolta del mais, e l’esito di due progetti di ricerca, uno sull’impiego di biocompetitori e l’altro sui modelli previsionali di rischio. Ancora: continua il nostro viaggio tra i vini  emiliano-romagnoli, con un focus su Lambrusco e Pignoletto, le “bollicine” sempre più apprezzate in Italia e all’estero. In questi mesi “Agricoltura” ha dovuto fare i conti con ritardi nella distribuzione. Ce ne scusiamo. Lavorerò da subito affinché non accada ancora. Roberto Franchini, direttore responsabile dell’Agenzia di informazione e comunicazione e, dal settembre 2013, di “Agricoltura”, lascia con questo numero l’incarico. L’assessore regionale Simona Caselli e il direttore generale Valtiero Mazzotti lo ringraziano per il lavoro svolto con professionalità e competenza. Un grazie anche dai colleghi della Redazione. 3 APRILE-MAGGIO 2016

[close]

p. 4

MENSILE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA PERIODICO DELL’ASSESSORATO AGRICOLTURA, CACCIA E PESCA SOMMARIO 03 EDITORIALE Il nostro impegno per raccontare il “marchio” Emilia-Romagna Giuseppe Pace ANNO 43 - N. aprile/maggio 2016 Reg. Trib. Bologna n. 4269 del 30-3-73 Iscrizione al ROC n. 24729 Spedizione in abb. postale - Regime libero 50% Aut. DRT/DCB/Bologna DIRETTORE Simona Caselli DIRETTORE RESPONSABILE Giuseppe Pace COORDINAMENTO DELLA REDAZIONE Paola Fedriga IN REDAZIONE Antonio Apruzzese, Olga Cavina, Giancarlo Martelli REFERENTI Patrizia Alberti, Laura Banzi, Milena Breviglieri, Patrizia Cavanni, Vincenzo Di Salvo, Rossana Mari, Vittorio Marletto (Arpae-Simc), Piero Pastore Trossello, Paolo Pirani, Cinzia Pisano, Francesca Ponti, Luciano Rinaldi (Crpa), Mario Savorelli (Crpv), Cinzia Zambelli, Maria Cristina Zarri SEGRETERIA DI REDAZIONE Monica Cervellati Cattani RESPONSABILE DIATECA AGRICOLTURA Fabrizio Dell’Aquila REDAZIONE Regione Emilia-Romagna Direzione Agricoltura Viale della Fiera, 8 - Terza Torre 40127 Bologna Fax 051.5274577 Tel. 051.5274701 - 051.5274289 http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/ agricoltura@regione.emilia-romagna.it EDITORE NUOVA CANTELLI srl Via Saliceto 22/e-f - 40013 - Castel Maggiore (Bo) tel. 051.700606 - fax 051.6328090 www.cantelli.net ABBONAMENTI c/c postale n. 001023801994 c/c bancario IBAN IT51R0760102400001023801994 Intestato a CANTELLI ROTOWEB SRL CONCESSIONARIA ESCLUSIVA PER LA PUBBLICITÀ 19 QUI EUROPA Vino: 300 milioni per la promozione extra Ue a cura di Carla Cavallini Fatti 06 AIUTI ALLE IMPRESE Giovani agricoltori crescono Roberto Gigante SPECIALE 08 SCAMBI COMMERCIALI Esportare di più: istruzioni per l’uso a cura della Redazione WORLD FOOD RESEARCH AND INNOVATION FORUM 22 Dalla Food Valley la sfida del cibo per tutti a cura della Redazione 11 PRODUZIONI REGOLAMENTATE/1 Dop e Igp: controlli a misura di azienda Simona Pigoni 24 Una crescita sostenibile nel futuro del Pianeta Paola Fedriga 26 Occorre investire sull’agricoltura familiare a cura della Redazione 13 PRODUZIONI REGOLAMENTATE/2 Parmigiano Reggiano, un nuovo sistema antifrode Enrico Cinotti 27 Vanno riscritte le “regole del gioco” a cura della Redazione Cultura rurale 14 PROGETTI EDUCATIVI L’agricoltura si apre al mondo della scuola Rossana Mari Economia 28 CIBUS 2016 L’industria alimentare vince nell’export a cura della Redazione 16 QUI REGIONE Nutrie, ecco il Piano di controllo a cura della Redazione O.P.S.A.I. Srl Via Monte Rosa, 19 - 20149 Milano Tel. 02/4694949 - 48018114 e-mail: milano@opsai.com Responsabile Pubblicità e Marketing Claudio Pietraforte I testi, le notizie e le foto contenute nel presente fascicolo possono essere utilizzate solo previa autorizzazione e citando la fonte. Le fotografie e i testi, anche se non pubblicati, non vengono restituiti. TIRATURA: 40.000 COPIE CHIUSO IN REDAZIONE IL 18/05/2016 IL CONTENUTO DEGLI ARTICOLI NON ESPRIME NECESSARIAMENTE LA POSIZIONE DELL’ASSESSORATO REGIONALE ALL’AGRICOLTURA, ECONOMIA ITTICA, ATTIVITÀ FAUNISTICO-VENATORIA Foto di copertina: Fotolia

[close]

p. 5

APRILE/MAGGIO 2016 30 ANALISI POST SISMA 2012 Il caseificio di domani nel progetto Erica Paolo Rossi Fisco e previdenza 32 Detrazioni Iva: come si applicano a cura di Corrado Fusai Meccanizzazione Ricerca e sperimentazione 43 UNA TECNICA COMPLESSA Concimare dove serve, ora il dosaggio è variabile Ottavio Repetti 61 CEREALICOLTURA Grani antichi, biologico è meglio Silvia Folloni, Antonio Rossetti, Roberto Ranieri, Cristina Piazza, Roberto Reggiani, Gianni Galaverna, Chiara Dall’Asta, Paola Battilani Agroenergie 46 IL FUTURO DELLE RINNOVABILI/3 Le opportunità nella filiera suinicola Alessandra Castellini, Alessandro Ragazzoni FOCUS VINI FRIZZANTI 36 Lambrusco, il sangue rosso dell’Emilia Matteo Marenghi Avversità 63 DIFESA COLTURE La nottua del mais ha sconfinato in Emilia Stefano Maini, Beatrice Conti, Lavinia Rizzoli, Mariangela Mencarelli 49 BIOGAS I vantaggi dell’impianto interaziendale Nicola Labartino, Sergio Piccinini 38 Doc unica e distretto: i progetti in cantiere Matteo Marenghi DOSSIER 40 L’irresistibile ascesa del Pignoletto Giancarlo Martelli DIFESA MICOTOSSINE a cura di Olga Cavina Rubriche 65 NOVITÀ DALLA RICERCA a cura di Maria Teresa Salomoni e Nicola Di Virgilio 51 Mais: le buone regole per la prevenzione Daniele Govi, Luca Rizzi 66 IN BREVE a cura della Redazione 69 AGENDA VERDE a cura della Redazione 52 Le Linee guida regionali per coltivazione e raccolta 71 MONDO BIO a cura di Rosa Maria Bertino 57 Bio-competitori: una risorsa contro le aflatossine Paola Battilani, Marco Camardo Leggieri, Claudio Selmi 72 NEL GIARDINO a cura di Maria Teresa Salomoni e Massimo Drago 74 AGROMETEO a cura di William Pratizzoli AI LETTORI A fronte della pubblicazione di alcuni numeri bimestrali della rivista, la scadenza degli abbonamenti sarà prorogata di conseguenza. La Redazione 59 Un modello per la previsione delle contaminazioni Paola Battilani, Marco Camardo Leggieri, Claudio Selmi

[close]

p. 6

Fatti AIUTI ALLE IMPRESE Giovani agricoltori crescono Ricambio generazionale e innovazione. Al via il secondo bando del Psr 2014-2020. A disposizione 28 milioni di euro. Domande fino al 16 settembre ROBERTO GIGANTE Ervet, Bologna P iù giovani in agricoltura. Il Programma di sviluppo rurale 2014-2020, in continuità con il precedente, mantiene alta l’attenzione verso un ricambio generazionale più che mai necessario nel settore primario. Lo fa prevedendo criteri di selezione prioritari nelle diverse misure, ma soprattutto sostenendo l’ingresso in agricoltura di nuova forza lavoro. Il nuovo bando “pacchetto giovani” – rivolto espressamente ad agricoltori  che al momento della domanda    abbiano meno di 40 anni – è il secondo intervento della programmazione 2014-2020 che combina due diversi tipi di operazioni con lo scopo di stimolare l’iniziativa giovanile in agricoltura e incentivare al contempo l’innovazione nel settore. In questa tornata vengono stanziati complessivamente oltre 28 milioni di euro attraverso il tipo di operaDell’Aquila Dell’Aquila DA ISMEA 30 MILIONI PER IL NORD ITALIA Un’ulteriore opportunità per i giovani emiliano-romagnoli arriva da Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) che mette a disposizione 70 milioni di euro in conto interessi. La quota di risorse finanziarie disponibili per il nord Italia ammonta a 30 milioni di euro. È importante sottolineare che la scelta di adesione a questo bando esclude la possibilità di aderire a quello della Regione EmiliaRomagna e viceversa. In particolare il “primo insediamento” Ismea si differenzia perché prevede la necessità di effettuare l’acquisto di un’azienda agricola (e del relativo terreno). Le domande di partecipazione al bando Ismea potranno essere presentate fino alle ore 12.00 del giorno 10 giugno 2016. Tra i requisiti essenziali si segnala la necessità di redigere un business plan, per il quale è messo a disposizione uno specifico strumento web. Info: ismea.it zione 6.1.01 “insediamento dei giovani agricoltori”, affiancato dal tipo di operazione 4.1.02 “ammodernamento di aziende agricole dei giovani agricoltori”. Il precedente bando, uscito nel luglio scorso, aveva messo a disposizione 38 milioni di euro, riscuotendo interesse, in particolare per quanto riguarda la parte relativa agli investimenti aziendali. In Italia si assiste ormai da anni a un progressivo invecchiamento della popolazione e della forza lavoro: secondo i dati del Censimento 2010, i conduttori di aziende agricole con un’età superiore ai 54 anni rappresentano il 61.5%, mentre la fascia inferiore ai 40 si attesta solo al 10%. Una situazione analoga e leggermente peggiorativa si registra per tutto il NordEst. In particolare a livello regionale i dati indicano 6 APRILE/MAGGIO 2016

[close]

p. 7

che gli agricoltori con più di 54 anni sono il 65,5%, mentre la percentuale sotto i 40 anni si ferma ad un contenuto 8%. Questi valori sono sostanzialmente confermati anche dalle ultime elaborazioni (Istat Emilia-Romagna, Indagine sulla struttura e produzione delle aziende agricole 2013), in base alle quali si stima un’ulteriore contrazione per la percentuale dei giovani conduttori di circa l’1%. “Pacchetto” 2016: requisiti e…. Con oltre 16 milioni di euro, l’operazione 6.1.01 incentiva il primo insediamento degli imprenditori agricoli under 40. Possono beneficiare del bando coloro che assumono la responsabilità civile e fiscale di un’azienda agricola per la prima volta. A questo incentivo è possibile affiancare il finanziamento dell’operazione 4.1.02, che mette a disposizione 12,5 milioni per migliorare i processi produttivi da un punto di vista economico, ambientale e sociale, nonché per conformarsi alle normative comunitarie. Requisito essenziale per la presentazione della domanda di aiuto per chi voglia avviare un’azienda agricola sarà la compilazione di un Piano di sviluppo (Psa) valutato secondo i criteri indicati nel bando, mentre nel caso si voglia beneficiare del “pacchetto” di aiuti, all’atto della domanda si dovrà richiedere l’attivazione degli interventi in modalità integrata, presentando anche un Piano di investimenti (Pi) collegato al Psa. Come nel precedente bando il premio per il primo insediamento avrà un valore pari a 50mila euro per gli insediamenti in zona con vincoli naturali o altri vincoli specifici (per i quali è previsto anche un criterio di priorità per la concessione dell’aiuto), mentre ammonterà a 30mila nelle altre zone. Per gli investimenti di ammodernamento aziendale il contributo può arrivare fino al 50%. Confagricoltura Bo 38 MILIONI NEL 2015 Si è chiusa l’istruttoria per il bando giovani pubblicato lo scorso luglio che aveva stanziato circa 38 milioni di euro ripartiti approssimativamente a metà fra le operazione 6.1.01 e 4.1.02. In totale le domande pervenute sono state 765, di cui ammissibili a finanziamento 655. Di quest’ultime circa il 44% hanno richiesto l’attivazione congiunta dei due tipi di intervento usufruendo quindi del “pacchetto giovani”. Per queste si rileva inoltre che la percentuale di aziende con prevalente conduzione femminile si ferma al 16,6%. Come si può osservare nel grafico il maggior numero di richieste di finanziamento è giunto da Reggio-Emilia e Ravenna, mentre Rimini e Ferrara sono le province con il numero di domande più basso. Per quanto riguarda la misura sul primo insediamento è stato possibile accogliere tutte le 367 domande ammissibli. Per il tipo di operazione relativa agli investimenti aziendali le richieste sono state pari a 24.5 milioni di euro, superando la disponibilità di circa 5,7 milioni. In questo caso, si è proceduto a selezionare le domande ammesse in base ai criteri specificati nel bando. …novità Rispetto al precedente bando sono state introdotte alcune novità: non c’è più il vincolo di una percentuale minima di investimenti prioritari per poter accedere al “pacchetto giovani” e le priorità di intervento settoriali sono state ampliate. Da sottolineare invece che per il tipo di operazione 4.1.02 il punteggio per investimenti per produzioni integrate è riferito esclusivamente al sistema di certificazione nazionale. Le domande potranno essere presentate fino al 16 settembre. Per tutti i dettagli dell’iniziativa si suggerisce di consultare il sito web regionale Psr 2014-2020 dove è reperibile il bando ufficiale. DOMANDE PER PROVINCIA Info: agricoltura.regione.emilia-romagna.it/psr2014-2020 APRILE/MAGGIO 2016 Dell’Aquila 7

[close]

p. 8

Fatti SCAMBI COMMERCIALI Esportare di più: istruzioni per l’uso successivi si parlerà di “Barriere tariffarie, commerciali e di accordi internazionali”, “Strumenti, nuove tecnologie e incentivi per l’export delle imprese  agroalimentari: dall’e-commerce, alla Borsa telematica”, “Innovazione, start up e partnership con le istituzioni scientifiche”,  “Tutela dei marchi e lotta alla contraffazione”. Al via un ciclo di seminari sull’internazionalizzazione. Il caso delle barriere fitosanitarie, talvolta usate come forma di protezionismo A cura della REDAZIONE Q uando si parla di ostacoli alla circolazione delle merci si pensa solitamente ai dazi. In realtà spesso esistono altri tipi di barriere, non meno onerose da un punto di vista economico. Sono quelle fitosanitarie, senza dubbio uno dei principali problemi che i produttori agricoli devono affrontare per vendere all’estero i propri prodotti. Utili, anzi talvolta indispensabili per impedire la crescente diffusione di organismi nocivi favorita dalla globalizzazione, sono infatti sempre più spesso introdotte come forme surrettizie di protezionismo da parte dei Paesi extraeuropei. Il tema è stato al centro del primo di cinque seminari, organizzati dall’assessorato regionale all’Agricoltura, che da qui all’estate affronteranno diverse tematiche legate all’internazionalizzazione. L’obiettivo è aiutare le piccole e medie imprese ad andare sui mercati esteri, mettendo in campo una pluralità di strumenti. Sullo sfondo un dato, quello dell’export, certamente buono (+ 6,2% nel 2015 per un valore di oltre 7,5 miliardi di euro), ma che presenta importanti margini di miglioramento e che può rappresentare l’occasione per un vero salto di qualità. Negli appuntamenti Oltre 8.500 certificati nel 2015 Le merci si muovono sempre di più, sempre più in fretta e spesso si portano dietro anche organismi nocivi alle piante. Il cambiamento climatico poi favorisce il fenomeno, permettendo a certi insetti di ambientarsi perfettamente anche a latitudini un tempo impensabili. Basti pensare alla cimice asiatica, di origine cinese, ormai diffusa anche in Emilia e che provoca gravi danni alle colture frutticole, o al cinipide del castagno, una minaccia che si sta avviando a soluzione grazie alla lotta biologica, ma che ha richiesto anni di studi e sperimentazioni. Esiste tuttavia anche il caso contrario: non potendo introdurre vere e proprie barriere tariffarie, molti Paesi sfruttano il rischio, reale o supposto, di ingresso di organi- Tecnici del servizio Fitosanitario della Regione Emilia-Romagna al lavoro su una partita di pere 8 APRILE/MAGGIO 2016 Servizio Fitosanitario ER

[close]

p. 9

smi “sgraditi”, per bloccare le importazioni. Il certificato fitosanitario per l’export, il documento che dà a un’azienda il via libera per vendere un determinato prodotto in un Paese terzo, è il punto di arrivo di un lavoro complesso, lungo l’intera filiera, ma che ha il suo punto fondamentale di partenza in un’efficace produzione integrata. In primo piano il servizio Fitosanitario della Regione, una realtà organizzata in tre sezioni (controlli, difesa, specialistica e laboratorio), otto sedi e che può contare su una squadra di 70 tecnici specializzati nel prevenire e contrastare la diffusione di organismi dannosi alle piante. Tra i loro compiti anche quello di garantire controlli adeguati ai prodotti in entrata (in Emilia-Romagna sono due i punti di ingresso comunitari: l’aeroporto di Bologna e il porto di Ravenna). Nel   2015  – come ha spiegato il responsabile del Servizio Stefano Boncompagni – sono stati rilasciati 8.694  certificati  per l’export e 1.177 nulla osta per l’import. Tra i primi: 3.495 hanno interessato sementi, aromatiche, ortive e foraggere; 2.919 la frutta e i vegetali a foglia. Tra i secondi: 289 le sementi, 200 la frutta fresca e 116 le patate da consumo. Il Servizio emiliano-romagnolo collabora anche con quello nazionale per la stesura dei dossier che portano all’apertura di un nuovo mercato. È il caso del  Sud Africa, che nel 2011 aveva bloccato le importazioni di kiwi italiani per la presenza di acari  non ammessi  (anche se non sono noti in Italia danni di questi organismi). Nel 2013 il mercato è stato riaperto e fino a ora sono stati spediti 33 container, senza alcun problema. Lo stesso vale per le esportazioni di kiwi in Cina e in Cile, la produzione in Romagna di piante per vivai israeliani, l’export di piante acquatiche con substrato artificiale verso il Canada.  L’apertura di un nuovo spazio commerciale è un punto di arrivo importante, ma non definitivo. Un’emergenza, ora superata, ha interessato nella scorsa stagione i kiwi in Taiwan, con decine di respingimenti dovuti al fatto che un cambiamento della legislazione nel Paese asiatico non era stato comunicato al servizio Fitosanitario. Dal 2011 a oggi sono stati redatti 15 dossier per prodotti ortofrutticoli, 31 per le sementi, 11 per le piante, 6 per prodotti agricoli vari. Sabrina Pintus, del servizio Fitosanitario centrale italiano, ha ricordato che tra le trattative attualmente in corso a livello nazionale vi sono quelle con la Cina per una serie di prodotti tra cui riso, erba medica, farina di frumento; Corea del Sud per gli agrumi, Giappone per il kiwi, Sud Africa per APRILE/MAGGIO 2016 pere, mele, uva da tavola; Canada ancora per l’uva da tavola; Taiwan per arance, pere e mele, Messico per le sementi di ortaggi. Sono invece  concluse le trattive negoziali con Cina (kiwi e agrumi), Cile (ancora kiwi), Usa (pere e mele), Giappone (arance). Il caso piastrelle Ma non ci sono solo prodotti dell’agricoltura. Una vicenda emblematica, raccontata da Enrico Lupi di Confindustria Ceramica riguarda l’export di piastrelle verso gli Usa, spesso bloccate nei porti americani per la presenza negli imballaggi  in legno o  nei container di  insetti o altri organismi  non ammessi. Nel 2014 l’associazione degli industriali del settore ha predisposto  in collaborazione con il servizio Fitosanitario regionale il programma Good Phytosanitary practices, un protocollo volontario di prevenzione, cui ora aderiscono 116  imprese. Nei primi sette mesi del 2015  si stima che le intercettazioni  nei porti  oltreoceano siano calate del 50%. Da quest’anno è stato messo a disposizione delle aziende un software che semplifica la richiesta del certificato per l’esportazione. Il programma verrà implementato nel corso del 2016 e l’obiettivo è di arrivare alla completa digitalizzazione della procedura. Info: agricoltura.regione.emilia-romagna.it/fitosanitario/doc/Autorizzazioni/rilascio-nulla-osta/certificati-on-line/certificati-fitosanitari Nel settore della frutta fresca, il kiwi è il prodotto per il quale sono stati emessi più certificati per l’export: ben 973 nel 2015 per una quantità di prodotto esportato pari a quasi 18.500 tonnellate 9

[close]

p. 10

Le tendenze del mercato agroalimentare, i risultati della ricerca e della sperimentazione, le novità legislative, le opportunità per chi lavora in campagna. Agricoltura è il mensile professionale della Regione Emilia-Romagna con la maggiore diffusione in Italia. Articoli, servizi, rubriche, inserti speciali, dossier per capire come sta cambiando il mondo agricolo. Per chi si abbona nel 2016, oltre alla rivista, 3 supplementi su argomenti di forte interesse per gli operatori.

[close]

p. 11

Fatti PRODUZIONI REGOLAMENTATE/1 Dop e Igp: controlli a misura di azienda ra Dop e Igp, potrà pertanto ricevere controlli circa la conformità al disciplinare da parte degli Odc incaricati, rispetto ai requisiti igienico-sanitari dall’Asl, oltre a verifiche di Nac, Nas, Corpo forestale dello Stato, Icqrf inerenti sia le loro competenze sulle produzioni regolamentate, sia valutazioni a più ampio raggio. Regioni, Accredia e Icqrf potranno altresì recarsi presso le aziende per valutare la correttezza dell’operato degli Odc. A loro volta i Consorzi di tutela svolgono attività di vigilanza sul commercio, coordinandosi con le altre autorità a ciò preposte. SIMONA PIGONI Organismo Controllo Qualità Produzioni Regolamentate Un sistema di ispezioni che garantisce il rispetto delle regole, ma che non sempre tiene conto della specificità dei processi produttivi. Le possibili soluzioni C ome funziona la macchina dei controlli sulle produzioni regolamentate? Il tema è stato al centro di un incontro organizzato presso la Cantina Albinea Canali (Re) da Ocq Pr (Organismo controllo qualità produzioni regolamentate), una cooperativa nata con lo scopo di effettuare la certificazione Dop del Parmigiano Reggiano e di operare eventualmente anche su altre filiere regolamentate o schemi di certificazione (è in fase conclusiva la presa in carico della Dop Aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia). Tutti gli Organismi di controllo (Odc) sono riconosciuti e autorizzati dal Ministero delle Politiche agricole a operare in base a specifici Piani di riferimento. Sono dunque organismi terzi che, con affidabilità e trasparenza devono verificare la conformità dei processi produttivi ai disciplinari Dop e Igp, a garanzia dei consumatori finali e dei produttori stessi e devono rendere conto del proprio lavoro a Ministero, Regioni e Accredia, l’ente unico nazionale di accreditamento. Come tutti i produttori del comparto agroalimentare, anche quelli delle filiere regolamentate sono soggetti alle ispezioni di Nac e Nas (Nuclei antifrodi e antisofisticazioni dei Carabinieri), Corpo forestale dello Stato, Ispettorato tutela della qualità e repressione frodi (Icqrf), servizi di Igiene degli alimenti e Veterinari delle Asl. Esiste insomma una fitta “rete” di controlli – controllati e controllori – ove ciascun “attore” può, a seconda delle proprie funzioni, trovarsi in ruoli differenti. Un produttore della filieAPRILE/MAGGIO 2016 Piani più flessibili Nel corso del 2015 Ocq Pr ha effettuato 6.757 riscontri ispettivi nell’ambito della filiera del Parmigiano Reggiano Dop. Di questi 2.243 sono state verifiche di tipo diretto, 3.945 conAnalisi chimiche, ispezioni, controlli documentali: tutte le verifiche 2015 sul Parmigiano 11

[close]

p. 12

Fatti PRODUZIONI REGOLAMENTATE/1 tutela una prima necessità: rendere i piani ministeriali maggiormente modulabili e flessibili, tali da corrispondere con più efficacia alle specificità dei processi produttivi delle produzioni Dop e Igp, ricordando che in questo caso “semplificare” non significa necessariamente “omologare” e che Dop ed Igp esprimono innanzitutto distintività. Questo potrebbe sicuramente contribuire a far sì che gli operatori possano percepire i controlli non come un costo, ma come un investimento, senza dimenticare che le produzioni regolamentate sono pur sempre un atto volontario che implica il rispetto di regole, costruite con scopi di redditività e non di costi produttivi. Un sistema complesso garantisce la qualità delle produzioni regolamentate trolli documentali, 569 analisi chimiche-microbiologiche e sensoriali. Il tutto in una filiera che conta 4.061 operatori (dagli allevatori ai grattugiatori). Se si considera che ad oggi in Italia sono stati riconosciuti 280 prodotti fra Dop, Igp e Stg, si comprende quanto sia articolata e complessa la macchina che garantisce le produzioni regolamentate, a partire naturalmente dalla loro conformità ai disciplinari di produzione. Ed è proprio su questo aspetto che è emersa da parte degli organismi di controllo e dei Consorzi di Evitare sovrapposizioni Per migliorare il sistema dei controlli (e i relativi oneri per i produttori) sarebbe utile anche evitare sovrapposizioni tra indagini analoghe e promuovere l’accesso alle banche dati pubbliche esistenti (ad esempio l’Anagrafe zootecnica nazionale o l’Anagrafe regionale delle aziende agricole) da parte di tutti gli organismi interessati. Quelli privati innanzi tutto, superando le difficoltà legate alla normativa sulla privacy, ma anche quelli pubblici come le Asl o le altre autorità competenti statali, che ancora non ricorrono a tale opportunità in misura adeguata. In Emilia-Romagna l’istituzione del Ruc, il Registro unico dei controlli, da parte della Regione è stata pensata proprio per favorire una maggiore sinergia tra gli enti preposti ai controlli in agricoltura. Infine è stata sottolineata la necessità di una revisione del sistema sanzionatorio attualmente in vigore che presenta poche e generiche fattispecie di violazioni, tali da rendere spesso le sanzioni non commisurate alle colpe. Va tenuto conto infatti che nel 2015 su 2.243 ispezioni dirette sulla filiera della Dop Parmigiano Reggiano, le “non conformità gravi” relative all’applicazione del Disciplinare sono state appena 20, sono state punite con il declassamento del formaggio Dop a prodotto generico e hanno portato a sanzioni pecuniarie per i produttori trasgressori. APRILE/MAGGIO 2016 UNA “RETE” A DIFESA DELLA QUALITÀ Dal Parmigiano Reggiano al Prosciutto di Parma, agli Aceti balsamici, le produzioni a denominazione o indicazione d’origine protetta sono un’importante risorsa – economica, ma non solo – per il territorio. Il convegno “I controlli nelle filiere delle produzioni regolamentate” , che si è svolto a fine gennaio ad Albinea (Re) ha rappresentato un’occasione per conoscere il complesso mondo dei controlli di Dop e Igp e del biologico, individuando anche possibili strumenti di miglioramento. I lavori, coordinati da Eros Valenti (presidente Ocq Pr), ed aperti dalla relazione di Simona Pigoni (direttore Ocq Pr) hanno visto la partecipazione di Matilde Fossati (Regione Emilia-Romagna), Gianluca Giuli (Mipaaf – Icqrf Emilia-Romagna), Marco Uguzzoni (Nac, Parma), Giuseppe Giove (Corpo Forestale dello Stato, Emilia-Romagna) e Antonio Cuccurese (Asl Reggio Emilia). Tra gli interventi anche quelli di Riccardo Deserti (Consorzio Parmigiano Reggiano), Francesco Santini (Accredia), Fausto Palmia (Ipq), Luca Valdetara (Csqa), Leo Bertozzi (Fil). Le conclusioni sono state di Roberta Chiarini (Regione Emilia-Romagna). 12

[close]

p. 13

Fatti PRODUZIONI REGOLAMENTATE/2 Fotolia Parmigiano Reggiano, un nuovo sistema antifrode valido per la rilevazione di eventuali frodi in campo nazionale e internazionale, anche nel caso di un prodotto sottoposto a lavorazioni particolari (ad esempio quello grattugiato), in grado di vanificare la marcatura della denominazione e che potrebbe essere ottenuto anche utilizzando formaggi a grana dura di ignota provenienza e natura». ENRICO CINOTTI Marcatori biochimici per capire se anche il grattugiato è veramente Dop. Una tecnica messa a punto dal Corpo forestale dello Stato S apere che cos’ha mangiato la mucca è un’informazione utile soprattutto per tutelare le produzioni protette che prevedono un’alimentazione bovina ben definita. Come nel caso del Parmigiano Reggiano Dop, che vieta l’alimentazione degli animali attraverso gli insilati, ovvero i foraggi conservati mediante acidificazione microbica in ambiente anaerobico. Il nucleo Agroalimentare del Corpo forestale ha messo a punto un metodo d’analisi che utilizza particolari marcatori biochimici che consentono di verificare, analizzando il formaggio finito (è questa una delle novità), anche a pezzi o grattugiato, l’eventuale presenza di insilati nell’alimentazione delle bovine da latte. La nuova metodologia introduce un ulteriore tassello nella tutela dei formaggi a Denominazione d’origine protetta. E proprio nell’ambito della tutela del Parmigiano Reggiano Dop, il Corpo forestale dello Stato, d’intesa con il dipartimento di Scienze degli alimenti dell’Università di Parma, ha effettuato una campagna straordinaria di controllo nazionale per verificare il rispetto del divieto di utilizzo di insilati a tutela dell’intera filiera del Parmigiano Reggiano. «La metodologia scientifica impiegata – spiegano i forestali – si basa sull’utilizzo di particolari marcatori biochimici che sono molecole, i cosiddetti acidi grassi ciclopropilici (Cpfa), che si formano negli insilati e si ritrovano nel latte e nei formaggi derivati. Tali elementi sono in grado di discriminare, almeno sotto il profilo dell’alimentazione delle bovine da latte, il vero Parmigiano Reggiano Dop». «Uno strumento di analisi – aggiungono dal Corpo Forestale – CONSORZIO: BEZZI PRESIDENTE. VIA AL PIANO PRODUTTIVO 2017-2019 Alessandro Bezzi (nella foto) è il nuovo presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano. Quarantasette anni, imprenditore agricolo, Bezzi è stato eletto all’unanimità dal Cda dell’ente di tutela e prende il posto di Giuseppe Alai, che si è dimesso un paio di mesi fa dopo un decennio al vertice. Già componente del Comitato esecutivo, Bezzi guiderà il Consorzio sino al rinnovo del Consiglio, previsto nella primavera 2017. Sarà affiancato dai tre vicepresidenti Adolfo Filippini, Piero Maria Gattoni e Monica Venturini. L’elezione di Bezzi fa seguito all’approvazione, nell’aprile scorso, del Piano di regolazione dell’offerta del Parmigiano Reggiano per il triennio 2017-2019. Tra i punti significativi, l’introduzione di agevolazioni per i giovani, le compensazioni per le aree di montagna e, soprattutto, l’equilibrio tra la quota comprensoriale di riferimento e le quote latte assegnate ai produttori. Un meccanismo che fissa i livelli produttivi in capo al singolo allevatore (e non ai caseifici, come nel caso di altre Dop) e genera un valore reale per gli appartenenti alla filiera del Parmigiano, a seguito della cessazione del regime europeo sulle quote latte. Il Piano considera 17mila 550 quintali di latte trasformabile, garantendo una crescita fino a 18mila 250 quintali di latte. Ora passa al vaglio dei produttori, che entro il 31 maggio dovranno aderire in misura non inferiore al 66%. APRILE/MAGGIO 2016 Cons. Parmigiano Reggiano 13

[close]

p. 14

Cultura rurale PROGETTI EDUCATIVI L’agricoltura si apre al mondo della scuola le stesse finalità. Il gruppo di coordinamento interregionale è impegnato nella creazione di una rete che renda riconoscibili queste realtà su tutto il territorio nazionale, salvaguardandone identità e differenze. Il gruppo si è riunito a Milano, in occasione di Expo 2015, per redigere un documento da presentare alle istituzioni, la cosiddetta “Carta delle Regioni per le fattorie didattiche”, e richiedere a gran voce un riconoscimento formale per queste imprese agricole impegnate in un’importante funzione educativa. Di seguito alcune testimonianze degli operatori dell’Emilia-Romagna. Cristina Boschi, titolare della fattoria “Antica Golena” a Guastalla (Re) e presidente dell’Associazione fattorie didattiche reggiana, conduce l’impresa agricola di famiglia che si estende su una superficie di 51 ettari in area golenale, alla confluenza del fiume Crostolo nel Po. «Da me – dice – vengono scuole primarie e materne, oltre ai bambini che frequentano i centri estivi. Arrivano scolaresche anche da fuori regione. Le scuole hanno problemi economici, c’è un’utenza interessata, ma non sempre può venire. Nel futuro potrà svilupparsi l’attività con le famiglie, ma se si vuole continuare a lavorare con le scuole è necessario un sostegno da parte Si rafforza il ruolo delle fattorie didattiche nell’offerta formativa: sono 377 le aziende iscritte all’elenco regionale. Parlano i protagonisti ROSSANA MARI Servizio Ricerca, Innovazione e Promozione del Sistema Agroalimentare, Regione Emilia-Romagna U A destra, Cristina Boschi, titolare della fattoria didattica “Antica Golena” di Guastalla (Re), mentre accoglie una bambina Sotto, Monica Cotti nella sua azienda a Pilastro di Langhirano (Pr) na straordinaria risorsa educativa per far scoprire a bambini e ragazzi i molteplici aspetti materiali e i valori della corretta alimentazione e, più in generale, per favorire l’incontro tra scuole, società civile e mondo rurale. E, in più, un’interessante opportunità di integrazione del reddito d’impresa a disposizione di aziende che godono di particolari condizioni ambientali e/o caratteristiche produttive. Le fattorie didattiche sono presenti in EmiliaRomagna dalla fine degli anni ’90 e nel 2009, grazie alla legge regionale n. 4, hanno ottenuto un riconoscimento anche formale come soggetti titolati a svolgere attività di educazione ai consumi alimentari e guida alla conoscenza del territorio rurale. Dal 1999 ad oggi il sistema è notevolmente cresciuto sia come offerta formativa, sia in termini numerici, con 377 imprese agricole iscritte all’elenco regionale (dati aggiornati a giugno 2015). Verso la nascita di una rete nazionale Le fattorie didattiche esistono in molte regioni italiane. Sono nate dalle stesse esigenze e con Dell’Aquila Sangiorgi 14 APRILE/MAGGIO 2016

[close]

p. 15

del Ministero della Pubblica Istruzione (come avviene in Francia, ndr), che deve dare valore e peso all’attività svolta dalle fattorie didattiche». «Rispetto al passato – conclude Cristina – oggi facciamo più massa critica. Le fattorie didattiche sono presenti in molte regioni e c’è maggior coordinamento a livello regionale. L’Emilia-Romagna potrebbe insistere a livello ministeriale per far sì che venga riconosciuto il loro ruolo educativo». Sul tema interviene anche Monica Azzoni della fattoria didattica Cotti, a Pilastro di Langhirano (Pr), cento ettari suddivisi tra foraggere e pomodoro da industria coltivato secondo i disciplinari di produzione integrata. L’attività principale è l’allevamento di vacche frisone da latte (180 capi), ma anche la didattica occupa un posto importante, con una media di 70 classi accolte annualmente, oltre a gruppi di persone diversamente abili e un’offerta formativa articolata in diversi percorsi: latte, pomodoro, acqua, terra, pane. «È importante trasmettere ai ragazzi i valori della vita contadina – sottolinea Monica – facendo comprendere come le radici si possono sposare con l’innovazione e la modernità». Intrapresa l’attività didattica nel 2002, oggi Monica è presidente dell’Associazione fattorie didattiche di Parma. «Organizziamo attività di aggiornamento per le fattorie. Abbiamo ampliato la gamma dei percorsi didattici adattandoli alle diverse fasce d’età, per esempio creandone di specifici per le scuole materne, una componente importante dell’utenza locale. Adesso stiamo seguendo un laboratorio per lavorare con persone diversamente abili. Molto importante è l’utilizzo di metodologie di didattica attiva, far toccare con mano e usare i cinque sensi. In questo modo si stimolano capacità espressive, motorie, sensoriali e cognitive». Infine, aggiunge: «Il settore ha bisogno di risorse da investire. Se le fattorie didattiche investono vivono, altrimenti muoiono. Per continuare l’attività bisogna crederci in tanti, soprattutto chi sta in alto». TORNANO LE FATTORIE APERTE TRA GIOCHI, DEGUSTAZIONI E VISITE Tornano le Fattorie aperte, in versione 2016, e aprono nel segno della biodiversità. La diciottesima edizione del tradizionale appuntamento domenicale che l’assessorato regionale all’Agricoltura organizza ogni anno a fine primavera per celebrare l’incontro tra mondo rurale e società civile è stata inaugurata domenica 22 maggio, in occasione – appunto – della Giornata internazionale della biodiversità. Le altre due domeniche di apertura sono il 29 maggio e il 5 giugno. All’edizione 2016 della manifestazione hanno aderito 150 aziende agricole, molte delle quali dedicheranno al tema sopra indicato iniziative e programmi specifici, in collaborazione con la rete dei Centri di educazione alla sostenibilità (Ceas) e i Parchi regionali. Nell’ambito dell’iniziativa sarà possibile, come di consueto, immergersi nel paesaggio rurale, partecipare ad attività ludiche per bambini e famiglie, degustare e acquistare prodotti locali, approfittare di un pranzo agreste, fruire della visita aziendale, scoprendo coltivazioni, allevamenti e tecniche produttive rispettose dell’ambiente e della salute. Per maggiori informazioni: Urp Regione Emilia-Romagna: n. verde 800662200 (dal lunedì al venerdì 9.00-13.00; giovedì anche 14.30-17.00); fattorieaperte-er.it Multifunzionalità a 360 gradi Imparare facendo e il contatto con la natura sono elementi fondamentali della didattica anche per Stefano Casaroli, titolare dell’agriturismo “La Quercia Verde”, che si trova ad Alseno (Pc). La sua azienda di 25 ettari rappresenta un esempio di come la multifunzionalità in agricoltura può esprimersi a 360 gradi, abbinando APRILE/MAGGIO 2016 agriturismo, vendita diretta, fattoria didattica, agricoltura sociale e produzione di energia. Con la didattica va fortissimo: da aprile a luglio la sua agenda è completa, con classi tutti i giorni per un totale di 2.500 partecipanti all’anno, soprattutto da quando ha attivato il centro estivo. Poi accoglie altre classi nel mese di ottobre, per la vendemmia. Il segreto del suo successo? «Sono riuscito ad adeguare l’offerta formativa alle esigenze del territorio, valorizzando al massimo le risorse aziendali e spingendo sulla specializzazione. Se i bambini sono molto piccoli i percorsi saranno semplificati: un laboratorio di manipolazione, fare conoscenza con gli animali della fattoria, attività nel bosco per acquisire competenze ed essere in grado di muoversi nell’ambiente naturale, ben diverso dall’aula scolastica. Con i più grandi i percorsi possono essere più impegnativi e scientifici». Cosa bisogna fare per sostenere imprese come la sua? «Bisogna inserire la didattica in fattoria nei programmi di offerta formativa delle scuole e in quelli istituzionali di promozione della salute – conclude –. Dobbiamo importare dall’estero i modelli pedagogici che funzionano, come quello svedese della scuola nel bosco o l’ortoterapia. I tempi sono maturi e con i centri estivi li stiamo già sperimentando». Sangiorgi Stefano Casaroli, titolare dell’agriturismo La Quercia Verde ad Alseno (Pc) 15

[close]

Comments

no comments yet