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2015/2016

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a.s 2015/2016 Anche quest’anno arriva il giornale d’istituto! Arriva anche quest’anno il nostro giornale d’istituto “Vaccina news”. Si tratta di un’esperienza consolidata nel tempo, vivace e rappresentativa della vita della nostra comunità scolastica. Il tutto nasce dal bisogno non solo di documentare le tante iniziative dell’Istituto ma anche di riflettere su alcune tematiche particolarmente “a cuore” dei nostri studenti... SEGUE A PAGINA 23 Francesca Attimonelli Dirigente scolastico Scuola secondaria di primo grado Padre Nicolo’ Vaccina

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Chiamale emozioni Come comunichiamo i nostri sentimenti Rabbia, Disgusto, Tristezza, Gioia, Paura e Sorpresa. Queste le sei fondamentali emozioni dell’animo umano. Ma domandiamoci: come comunichiamo i nostri sentimenti? Lo facciamo parlando, assumendo un’espressione facciale che faccia capire come ci sentiamo, oppure, come spesso accade oggi, con un messaggio o un semplice smile. Le emozioni sono state scoperte da uno psicologo statunitense di nome Paul Ekman. Nel Novecento egli dimostrò che le emozioni non sono determinate dalla cultura del luogo in cui si vive o dalle tradizioni culturali, ma sono universali ed uguali in tutto il mondo. La rabbia (o ira) è uno stato emotivo in cui le persone sono furibonde, provano odio verso qualcuno, qualcosa o addirittura verso se stessi. Il disgusto è un sentimento che proviamo verso qualcuno o qualcosa. Riconosciamo subito la persona che prova disgusto dalle tipiche espressioni facciali: arricciare il naso, fare smorfie, abbassare gli angoli della bocca. 2 La tristezza è l’emozione contraria alla gioia. Può essere causata da un evento drammatico o spiacevole come la perdita di un familiare. Colleghiamo molto spesso la tristezza al pianto. La gioia è lo stato d’animo più positivo che esista. Essa è espressione di felicità. Generalmente associamo la felicità al sorriso e raramente al pianto, se la gioia è davvero grande. La paura è uno stato d’animo avvertito in situazioni di pericolo, provoca un senso di preoccupazione, di ansia, di tensione che sfocia spesso in tremori e pianto. La sorpresa è uno stato emotivo conseguente ad un evento inaspettato: dura pochi secondi ma in alcuni casi può lasciare una sensazione di meraviglia. Spesso le emozioni sono davvero importanti per l’uomo, senza di esse mancherebbe il primo incontro con la realtà. Del resto non si può fermarsi ad esse ma è necessario utilizzarle per riflettere su ciò che ci accade e costruire la nostra vita. Francesco Sgaramella

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3 I sogni: la realtà che vorremmo Il nostro mondo interiore Ognuno di noi ha dei sogni che riempiono la mente. Sogni che possono condizionarci, influenzarci, indirizzarci. O forse è meglio chiamarli desideri. Spesso le persone usano le parole “sogno” e “desiderio” indifferentemente, senza tener conto che c’è una grande differenza tra di esse. Il sogno è un’immaginazione vana, fantastica e molte volte irrealizzabile. Il desiderio, invece, è qualcosa di più concreto e fattibile rispetto al sogno. Personalmente penso che il sogno appartenga ai bambini più piccoli, che molto spesso immaginano qualcosa di fantastico e che, con il passare del tempo e crescendo, si accorgono che il sogno è irrealizzabile e complesso e quest’ultimo viene sostituito dal desiderio. Sia che si parli di bambini, sia che si parli di adolescenti, i sogni permettono di realizzare un mondo nuovo, personale, completamente diverso dalla realtà. Il sogno è il presente che non abbiamo e che vorremmo avere. Se penso ad esso, automaticamente mi viene in mente una frase di Peter Pan: “ Solo chi sogna può volare”, ed è vero, perché sognando abbiamo la possibilità di aprire la nostra mente, di volare sempre più in alto fino alle stelle come Peter Pan, la possibilità di rifugiarci, quando tutto va male, in un mondo che ci rispecchi. Perché è questo il sogno: un’interpretazione della vita reale. Poi, invece, ci sono persone che dicono che i sogni servono solo ad illudere. Dunque, chi sogna vive meglio o riempie la propria vita di illusioni? Giulia Tacchio Il lato peggiore di internet: il cyber bullismo Cyber bullismo, peggio del bullismo tradizionale Ti sei mai chiesto se esiste un bullismo peggiore di un altro? Ad esempio, se sia peggiore quello informatico o quello tradizionale? Secondo molti il cyber bullismo è più grave del bullismo normale, poiché più subdolo, più difficile da individuare. Il bullismo normale infatti è incentrato sul male fisico, mentre il cyber bullismo è incentrato su insulti pesanti o video imbarazzanti che fanno spesso domandare al ragazzo perché esiste, qual è il senso della sua vita, e nel peggiore dei casi il ragazzo sfocia nel suicidio. Ora vi parlerò di un caso di cyber bullismo avvenuto in America: A. : Ciao F. : Cosa vuoi, stupido? A. : Ti ho solo salutato F. : Sei troppo inutile per salutarmi, ******* A. : Perché mi tratti così? F. : Perché sei inutile, nessuno ti vuole, se morissi nessuno sentirebbe la tua mancanza Dopo molto tempo passato a subire questi soprusi il ragazzo iniziò a non mangiare più e infine arrivò a suicidarsi. Tutti i cyber bulli secondo me sono i veri stupidi perché credono di essere importati, rovinano la vita ad altre persone, fanno tutto nascondendosi dietro uno schermo e usano sempre la solita scusa quando vengono rintracciati: “Stavamo solo giocando”. Non si gioca con la vita delle persone. Se fosse successo proprio al cyber bullo di essere preso di mira, pensate: come si sarebbe sentito? Il cyber bullismo si verifica principalmente nell’adolescenza, ma non tutti si fanno sopraffare da esso. I soggetti più presi di mira sono gli insicuri, quelli che non hanno veri amici.¬ D’altronde una parte della colpa va alle persone che assistono a questi casi e invece di aiutare la vittima sostengono il bullo. Tu cosa faresti se succedesse a te o a un tuo stretto amico? Domenico Fornelli

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4 Leggere che passione La lettura, generalmente, viene considerata una cosa molto noiosa. Anch’io credevo fosse così. Ma poi ho scoperto che è molto importante, sia perché permette di aumentare il mio bagaglio culturale, sia perché posso immedesimarmi in un personaggio e quindi entrare a far parte della storia. Leggere può regalare molte emozioni diverse, io mi sento felice, triste, impaurita a seconda della storia che sto leggendo. Io leggo molto e questo mi rende davvero fiera, perché mi fa bene e mi distrae da tutte le cose spiacevoli che mi attorniano, per portarmi nel mio ”piccolo mondo”. Potrei parlare indifferentemente di storie d’amore o di gialli. Ogni racconto ha il suo fascino e il suo mondo incantato dai quali sono attratta e nei quali mi immergo. Immagino i suoni e gli ambienti descritti, la voce del personaggio, il colore dei suoi occhi, il rumore dei suoi passi… trascorro così delle ore bellissime che nessun film sarebbe in grado di regalarmi. Ma c’è di più: riesco a comprendere meglio che cosa ha realmente valore per me. A volte mi dispiace arrivare alla fine di una storia e leggo più lentamente. Oppure mi capita di trovare veramente sgradevole la fine e allora immagino una conclusione diversa. Altre volte invece mi capita di domandarmi che fine abbia fatto un dato personaggio, dove sia in questo momento, proprio come se fosse un mio amico. Ognuno di noi ha una storia che può essere raccontata, io l’ho trovata, e voi? Miriam Fasciano L’etica della cura Quante volte una persona ammalata, impaurita dai sintomi della sua malattia si rivolge al medico alla ricerca di una terapia, di una rassicurazione, del conforto che solo un giudizio tecnico può dare! Spesso questo non accade. Nella Consulta di bioetica si legge: “Il rapporto medico paziente è quella particolare relazione che si instaura a partire da uno stato di malattia di quest'ultimo, relazione caratterizzata da specifici doveri e diritti morali e giuridici.” Diversi autori sottolineano l’importanza dell’empatia tra medico e paziente, affinchè la diagnosi non provochi emozioni negative nell’ammalato. L’emotività ha infatti un ruolo importante nell’accettazione della malattia e, di conseguenza, della cura. Garattini scrive: “Il paziente che si trova in difficoltà e a volte perde autonomia, deve sentirsi capito e accolto. A sua volta il medico deve avere l'umiltà di ascoltare il paziente , parlare con lui. Una grande occasione per conoscerlo, per capire meglio il contesto in cui vive e con quali modalità si pone rispetto alla sua malattia.” Per ricostruire questo rapporto però serve tempo, e negli ospedali e negli ambulatori spesso manca. L'opinione di molti pazienti nei confronti della medicina e dei medici non è positiva ormai da molto tempo. Una via d'uscita potrebbe essere quella che suggerisce al medico di dar voce ad alcune virtù, come la pazienza, la prudenza, la capacità di ascolto, il rapporto e il rispetto per la volontà del malato, la consapevolezza delle proprie responsabilità, l'umiltà. Si tratta in fondo di un modo semplice e alla portata di tutti di interpretare l’etica della cura. Alessia Amorese

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5 La scuola, passaporto per il futuro Storia e curiosità della “P.N.Vaccina” La scuola è un’istituzione con l’obiettivo di educare e istruire gli studenti con l’aiuto di figure professionali. Essa aiuta gli studenti a scoprire e imparare nuove cose a volte interessanti ma anche meno interessanti, è luogo di studio, ma può diventare un luogo in cui ci si può divertire e apprendere studiando. Ma attenzione non molto divertimento, altrimenti si finisce per non imparare nulla! La scuola fu fondata verso il 2000 a.C. dagli egiziani; era una scuola rigida in cui venivano date punizioni di solito corporee. Le lezioni erano all’aperto, su stuoie dove si scriveva su tavole di terracotta ed avveniva la ricopiatura e dettatura per apprendere meglio. Vi seguirono moltissime scuole come quella babilonese, persiana, ebraica, greca e molte altre fino ad arrivare a noi. Ognuna di esse aveva un modo di fare e regole differenti dalle altre. Ci sono varie tipologie di scuola adatte a ogni età: la scuola primaria per i bambini (in cui in genere si indossano divise); la scuola secondaria di primo grado che vai dagli 11 ai 13 anni; la scuola secondaria di secondo grado che va dai 13 anni ai 19 anni (dove si acquisisce la maturità) e infine l’università. Nel mondo le scuole sono molto diverse le une dalle altre, con orari, abiti e regole differenti. La mia scuola è molto bella, interessante e piena di segreti e curiosità. Ci sono molte aule che vorrei visitare e che m’incuriosiscono sempre più. È stata costruita il 1° ottobre 1940 durante la guerra. La mia scuola ha degli insegnanti eccellenti, i miei sono molto bravi perché rendono le lezioni leggere e facilmente comprensibili. Con loro facciamo molti lavori interessanti. Della mia classe mi piace…tutto! Anche i miei compagni sono molto bravi, amichevoli e ci aiutiamo a vicenda. Durante questi due anni ho imparato nuove cose, ho capito che l’amicizia vale molto di più di come pensavo, e che attraverso piccole situazioni non piacevoli, si impara ad essere più rispettosi nei confronti degli altri! Il mio compagno di banco è molto simpatico, scherziamo e allo stesso tempo ci concentriamo nello studio. Ci aiutiamo a vicenda, alcune volte lui non capisce qualcosa e io glielo spiego in modo che lui possa comprendere meglio. È molto bello avere un compagno di banco con cui comunicare e scambiarsi le idee. La mia scuola mi piace così com’è, perché è perfetta, la mia classe è formata da alunni fantastici. Spero di poter continuare il mio percorso scolastico per poter raggiungere i miei sogni e questo lo auguro a tutti perché chi è un buon scolaro sarà anche un buon maestro! P.S. La scuola è il nostro passaporto per il futuro, poiché il domani appartiene a coloro che oggi si preparano ad affrontarlo. (Malcom X) Non di soli numeri è fatta la matematica Un “linguaggio universale” che ha migliorato la nostra esistenza La matematica è conosciuta in tutto il mondo, per molti come un argomento difficile, per altri come una materia facile e divertente per i ragionamenti connessi, ed oggi è studiata dappertutto. Essa è anche un” linguaggio universale”, capace di accumunare persone di differenti nazionalità, cultura e religioni. I primi popoli la applicarono per comodità nei commerci, nei trasporti, infatti si passò dal baratto allo scambio monetario, dalla paga in cambio di oggetti a quella con monete. Dunque, conoscere la matematica serve non solo a scuola, ma anche nella vita quotidiana. Grazie ad essa, oggi abbiamo migliorato il nostro sistema di comunicazioni, telecomunicazioni e trasporti. Se solo pensiamo al mondo di internet, alla possibilià di potersi collegare in rete, dappertutto, in tempo reale, possiamo facilmente dire che la matematica, utilizzata nell'informatica, ha migliorato la nostra esistenza. Attraverso le ricerche effettuate in rete e grazie alle lezioni svolte in classe, ho scoperto l'esistenza del codice binario che utilizza due semplici numeri quali 0 e 1, opportunamente combinati, che lanciano degli input al computer per generare degli output. La matematica ci aiuta a risolvere problemi o a prendere decisioni in altri campi quali quello dell' economia e della finanza, della statistica, della musica (tempi e battute da rispettare) e anche nei semplici giochi (tempi e punti da considerare). Quindi conoscere la matematica è fondamentale per vivere e sopravvivere in questo mondo supertecnologico, dove nulla è lasciato al caso e tutto è basato sul ragionamento e calcolo. Francesco Suriano Rossana Cocco

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6 Londra da scoprire A caccia di vip Ragazzi e ragazze…sono sicura che nei vostri pensieri affiora spesso il desiderio di incontrare il vostro idolo. Magari una stella della musica, una star dello spettacolo e perché no, un mito dello sport. Bè sappiate che se vi trovate a Londra passeggiando tra i quartieri più “in” come “Notting Hill” o South Kensington non sarà per niente facile incontrarne qualcuno, ma non perdetevi d’animo. Tra le mete alternative e più curiose che la “City” vi propone non fatevi scappare l’occasione di visitare “Madame Tussauds”, meglio conosciuto come “Museo delle Cere”. Madame Tussauds è uno dei più famosi musei al mondo, presente anche in altre città: Amsterdam, Berlino, Hong Kong, New York, Shanghai, Washington, Vienna, Sidney. Marie Tussaud era una donna di origini alsaziane. Aveva imparato l’arte di modellare la cera fin da piccola, creando i primi capolavori. Nel 1802 lasciò Parigi per l’ Inghilterra, portando con sé le sue opere, e da questa collezione nacque l’attuale museo delle cere di Londra. All'interno del museo inglese, il più celebre, si possono ammirare le statue dei personaggi che hanno scritto la storia, dal re Enrico VIII a George W. Bush, passando per Hitler e la regina Elisabetta II del Regno Unito, accanto ai quali si trovano statue di divi dello spettacolo di ieri e di oggi, sportivi ed altri ancora. Il museo delle cere accoglie ogni anno quasi tre milioni di visitatori, rendendolo senza dubbio una delle attrazioni turistiche più gettonate di Londra. Il museo è suddiviso in diverse aree. Nel “Garden Party”, all’inizio del museo, si trovano le statue di cera più moderne raffiguranti le celebrità del momento, della musica, del cinema e dello sport incredibilmente somiglianti agli originali al punto che uno dei passatempi prediletti dai visitatori è quello di farsi ritrarre accanto ai personaggi più famosi. Una foto con Brad Pitt: impagabile! George Clooney: impensabile! Johnny Depp: fantastico! E perché no, per noi ragazzi una accanto ai nostri idoli: Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. Nella “Grand Hall” possiamo invece trovare le riproduzioni di leader mondiali oltre ai protagonisti della storia. La “Chamber of Horrors” mette in scena i delitti del celebre Jack lo Squartatore mentre la “Chamber Live” tenta di spaventare i visitatori che sono rimasti insensibili alla “Chamber of Horrors”. Ultima attrazione ma non la meno importante è il “Taxi del tempo” dove potete accomodarvi in una riproduzione del tipico taxi nero londinese viaggiando virtualmente nella City ascoltando una breve storia della città. Quindi dopo il Big Ben, London Eye e Buckingham Palace ritagliatevi del tempo per qualcosa di più leggero e spensierato che questo appuntamento vi regalerà. Michela Marmo Numeri del destino Vi siete mai chiesti se il destino esiste o se c’è qualcosa che può aiutarci a conoscerlo? Secondo me la risposta è sì. A mio parere esiste il destino e i suoi numeri che interpretano il percorso della vita. I “numeri del destino” indicano la fortuna, il destino, il futuro o il presente di una persona. A volte ci fanno capire che l’apparenza inganna: se un ragazzo odia il numero 8 e poi scopre che è quello il suo numero del destino la situazione si rovescia. I numeri sono 1,2,3,4,5,6,7,8,9,11 e 12. 1,2,3 sono i più fortunati, 4,5,6,7 sono i neutri e 8 e 9 i più sfortunati. Invece, 11 e 12 sono i numeri “per eccellenza” infatti sono più rari, specialmente il 22. Queste cifre si calcolano sommando la data di nascita. Ad esempio: 09.05.2003 = 9+5+2+0+0+3=19=1+9=10=1+0=1. La somma si può ricavare da tutte le date di nascita. Si dice anche che se due persone hanno lo stesso numero sono compatibili, se hanno numeri diversi si sommano e il risultato è il numero del destino di quella coppia: una ragazza con numero del destino 3 e un ragazzo con numero del destino 7 starebbero bene insieme perché 3+7=10=1+0=1, mentre, una ragazza con numero del destino 4 e un ragazzo con numero del destino 5 non sarebbero fortunati come coppia perché 4+5=9 Dunque il destino esiste e può essere calcolato, ma in fondo avere un numero del destino sfortunato o fortunato non è importante, perché ognuno diventa quello che vuole impegnandosi per costruire il proprio futuro. E adesso passiamo ad altro: tu che numero sei? Ana Cipos

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7 Il mondo della moda La necessità di esprimersi La moda oggi è uno degli elementi che caratterizzano la nostra società. A Parigi gli stilisti fanno sfilare le loro collezioni. Essa è importante perché i ragazzi e soprattutto le signore sono disposti a spendere grandi cifre per essere sempre alla moda e al centro della attenzione! La moda nasce solo in parte dalla necessità umana di coprirsi con tessuti e pelli. In realtà l’abito assunse da subito precise funzioni sociali per a distinguere le varie classi. La moda esprime una necessità che è quella di nascondere lati della personalità che non si vogliono far conoscere o, viceversa mostrarli. Infatti, come si usa dire: “l’abito non fa il monaco”. Essa per me è la cosa più bella e affascinante al mondo perché è piena di creatività e fantasia: lo stilista inventa dei modelli secondo la sua ispirazione ed essi devono essere di gradimento del pubblico. Insomma, che dire! La moda è un’arte contemporanea sempre al passo con l’uomo e grazie agli stilisti e alle loro invenzioni è diventata qualcosa di così familiare e quotidiano che noi non possiamo farne al meno. Gli stilisti ci preannunciano di aver già individuato quali saranno le tendenze della moda futura. Ci avvisano che la cosa più drammatica sarà la scomparsa del tessuto, che si arriverà sempre più alla tecnologia fino a trasformare il tessuto in un materiale completamente diverso. Oltre ad abiti strani e particolari ci saranno degli accessori integrati alla nostra vita. Inoltre, cari amici, i vari tessuti cambieranno ma la produzione tessile ci sarà ancora per molto tempo e c’è un solo tessuto che rimarrà invariato: è la seta. L’abito della moda del futuro calzerà alla perfezione e sarà in grado di trasmetterci sensazioni di comfort e protezione. La moda sia futura e sia contemporanea è un’arte che non tramonterà mai! Antonella Antolini

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8 Un tuffo nella musica Vivere senza, sarebbe impossibile Avete mai pensato ad un mondo senza musica? Sarebbe sicuramente un mondo piatto, privo di colore ed armonia. Se riflettiamo un po’ci rendiamo conto che la musica la ritroviamo dappertutto: nei motivetti accattivanti delle pubblicità, durante le proiezioni dei films per sottolineare le scene più decisive, nei più diversi programmi televisivi per promuovere i nuovi dischi di cantanti e i loro concerti. La musica è dovunque: ci accompagna al supermercato mentre facciamo la spesa, ci permette di rilassarci quando siamo dal dentista, rende più piacevole camminare per strada, goderci il mare ed il sole d’estate sulla spiaggia. Ma perché la musica ci attrae cosi tanto? Forse perché è in grado di suscitare in ognuno di noi emozioni e sentimenti che non sapremmo esprimere diversamente? E che rapporto c’è fra i giovani e la musica? Alcuni di noi la ascoltano, altri invece la suonano oppure cantano. Io la ascolto soltanto, perché non ho né il tempo né la voglia di dedicarmi allo studio di uno strumento. Ascoltare musica è un modo per rilassarmi e divertirmi; non voglio che diventi motivo di impegno facendomi perdere il gusto di ascoltarla. La musica mi aiuta in tanti momenti: mi consola quando sono triste, amplifica la mia felicità quando sono felice, mi rende allegra durante una festa, allontana la noia quando sono in viaggio. La musica per me è sempre al primo posto. E voi a che posto la mettereste? Giulia del Mastro Quel salvagente in mezzo al mare durante una tempesta L’amicizia... Negli ultimi anni, la tecnologia in forte sviluppo, con la conseguente nascita dei social network, ha consentito di ampliare le nostre conoscenze, definendo un qualsiasi soggetto…un nostro “amico”. Accendi il telefono o il computer, apri il tuo profilo Facebook, scrivi qualcosa, attendi qualche minuto, preghi per un “mi piace”. Subito ti ritrovi inondato da una pioggia di post. Quanti “amici”! L’amicizia, sappiamo bene, non è avere tanti mi piace alle foto, bensì è una cosa assai diversa. L’amico è quella persona che ti sta accanto, sempre, anche se non fisicamente, cui basta solo uno sguardo per capirti, a cui affidi ogni pensiero, una paura, un desiderio. L’amico è colui che si fa in quattro per aiutarti nel momento del bisogno, quel salvagente in mezzo al mare durante una tempesta. Un amico può non parlare molto, ma esserti vicino in tanti modi diversi per sostenerti, per aiutarti nei momenti difficili, per farti dimenticare l’ingiustizia, la falsità, l’ipocrisia. Può vivere insieme la scoperta della bellezza, lo stupore di un incontro e gioire con te di queste meraviglie. Invece i falsi amici sono contenti dei tuoi fallimenti, vorrebbero sfruttarti, strumentalizzare le tue capacità. Sono sempre al tuo fianco a cogliere le occasioni propizie per approfittare di te. Sono prontissimi a svanire nel nulla se hai bisogno di loro. Sono poche le persone veramente amiche che incontriamo durante la nostra vita, mentre tutte le altre sono semplicemente conoscenze belle o brutte che siano. Bisogna quindi, specie nella nostra generazione, imparare ad usare bene la parola amicizia, il vocabolo più bello dopo l’amore. Sara Nicolamarino

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Razzismo Ragioni del cuore o ragione di Stato? Si è tanto sentito parlare del problema del razzismo in tutto il mondo e in tutti i tempi. Ma che cos'è il razzismo? Già nel mondo antico il bottino di guerra consisteva nella spartizione dei “barbari”, uomini di cultura, usi e costumi diversi da quelli dei conquistatori. Si spiega come la civiltà egizia potè costruire le piramidi con le braccia di uomini provenienti, ad esempio, da Israele e Nubia. Anche Omero presenta gli eroi vincitori come rapitori di donne barbare e usurpatori di troni. Oggi può essere definito razzismo una grave forma di discriminazione verso uomini e donne con colore della pelle diversa da quello di coloro che si credono superiori o che professano religione diversa. Nell'età moderna si è sentito parlare di razzismo, con il commercio degli schiavi, dopo la scoperta dell'America, prima che l'Illuminismo (1790) rischiarasse le tenebre dell’ignoranza e della superstizione. Si schiavizzano, infatti, uomini di colore pochi decenni dopo lo sbarco degli inglesi nell'allora nuovo continente americano. L'apice di questa discriminazione si è raggiunta con la seconda guerra mondiale: Hitler, dittatore nazista, voleva che morissero e venissero torturarti gli ebrei in primis e poi altre persone, a suo parere inferiori a lui e alla razza pura tedesca, detta ariana. Oggi invece la nuova forma di razzismo potrebbe essere quella attuata nei confronti dei profughi che emigrano in Europa; i governi dell'Italia e della Grecia, obbedendo alle direttive uniche europee, stanno limitando i nuovi ingressi e fanno polemica contro il Papa che annuncia le opere di misericordia corporale. Domandiamo ai nostri cuori: è più importante la ragione di Stato o i fondamentali principi evangelici? L’amore adolescienziale Sarà vero amore? 9 Francesco Sgarra L’adolescenza è un momento magico per innamorarsi. Per la prima volta si provano delle forti emozioni. Sarà vero amore oppure solo forte simpatia? E’ una domanda che noi adolescenti ci poniamo molto spesso perché sentendoci più “grandi” abbiamo la curiosità di esplorare più da vicino il mondo degli adulti. Questo momento concorre alla conoscenza di tutto il mondo che c’è dentro di noi e al riconoscimento del mondo esterno. Pur di conquistare la persona amata facciamo di tutto: così scopriamo di avere capacità che non sospettavamo. Cominciamo a prendere le distanze dalla famiglia e a pensare di camminare da soli con un processo che porta alla ricerca di un gruppo stabile di amici “veri” cui affidarsi. L’innamoramento è un momento molto intenso sia dal punto di vista fisico che psicologico, dimostrato da alcuni segnali: cuore che batte, pensieri rivolti esclusivamente all’amato e ricerca anche della vicinanza fisica. Si vuole stare con l’altro perché simile a se stessi, perché stando con lui ci si completa, ci sentiamo più forti, abbiamo la sensazione di essere grandi. Essere innamorati proprio di quella persona ci fa pensare a un segno di predestinazione, di destino, per cui pensiamo che non sia possibile sfuggire a questo legame forte al quale comunque non vorremmo mai rinunciare. La persona che desideriamo ci preferisce agli altri sebbene ci sentiamo brutti, inadeguati, in questo modo possiamo amare nuovamente noi stessi proprio perché c’è qualcuno che ci ama. L’amore adolescenziale è caratterizzato dall’idealizzazione totale della persona amata e infatti molto spesso tendiamo ad allontanarci dalla nostra famiglia che fino a poco tempo prima era l’unico luogo di consolazione e di conforto. Come afferma Alberoni, la persona da amare rappresenta per noi l’universo, infatti quando lo si incontra raggiungiamo il paradiso. E’ questa la magia dell’amore che fa diventare straordinario ciò che è comune. Giorgia Miccoli

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Rap si o rap no? Il genere preferito da noi ragazzi: il RAP 10 Tutti gli adolescenti ora ascoltano il rap e molti adulti dicono “Ma cos’è questo genere?’’. Il rap è uno dei generi cantato soprattutto da coloro che hanno avuto un’ infanzia difficile, per esempio con genitori divorziati, che si drogavano; spesso raccontano di questi stessi rapper che vengono abbandonati. Il rap nasce come parte di un movimento culturale più grande chiamato "hip hop" nato negli U.S.A. verso la fine degli anni Sessanta e diventato parte di spicco della cultura contemporanea. Esso consiste essenzialmente nel "parlare" seguendo un certo ritmo. Questa cultura è nata presso la comunità afroamericana e latinoamericana di New York nei primi anni Settanta, come un riadattamento americano di uno stile di reggae giamaicano. Il rap consiste in una sequenza di versi molto ritmati, incentrati su tecniche come la rima e l’adattamento del verso alla musica. Il rapper considerato più bravo del mondo è: Marshall Bruce Mathers III, meglio conosciuto come di Eminem. Cresciuto a Detroit, inizia con il singolo My Name Is, pubblicato due anni dopo. Eminem è tra gli artisti più seguiti su Facebook con oltre 92 milioni di fan e su Youtube con più di 17 milioni di iscritti. Essendo il mio rapper preferito mi sono soffermato più su di lui, ma ora parliamo del rap in Italia. Jovanotti, che a Roma conobbe questo genere, nel 1987 incise e pubblicò l'album di debutto “Jovanotti for President”, caratterizzato da strofe rap cantate in lingua inglese. All'inizio degli anni Novanta si muovono rapper i cui maggiori esponenti sono gli Articolo 31 (J-Ax e DJ Jad) e i Sangue Misto (Neffa, Deda e DJ Gruff). I rapper italiani più ascoltati di ora sono: Salmo, Gemitaiz Madman, Nitro, Fabri Fibra, Rocco Hunt, Clementino, Fedez. Ho deciso di intervistare due ragazzi: uno a cui piace il rap,e uno a cui il rap non piace. Iniziamo Io: Ciao. Ragazzo A: Ciao. Io: Come mai ti piace il rap?. Ragazzo A: Mi piace perché è bello ascoltare oltre le loro storie tramite canzoni in rima. Io: Ma sai che loro si drogano,o fanno cose molte volte sbagliate? Ragazzo A: Sì. Lo so. Ma io li ascolto comunque e anche se in una canzone parlano della droga io non li seguo. Io: Ok. Ascolti rap italiano o straniero? Ragazzo A: Amo il rap italiano e odio quello straniero. Io: Un’ultima domanda. Chi è il tuo rapper preferito? Ragazzo A: Salmo. Ora intervistiamo l’altro ragazzo. Io: Ciao. Ragazzo B: Ehi! Io: Tu forse ti distingui un po’ da gli altri ragazzi perché non ti piace il rap. Come mai non ti piace? Ragazzo B: Perché preferisco ascoltare cantanti più interessanti che degli stupidi che sanno solamente mettere delle parole in rima. Io: Chi è il tuo cantante preferito? Ragazzo B: Jovanotti. Io: Ma lo sai che lui ha iniziato con il rap? Ragazzo B: Sì però poi ha smesso. Giovanni Di Chio

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I sogni colorano il buio I sogni premonitori segnano il destino e influenzano le decisioni della vita? Gli studiosi affermano che i sogni premonitori non sarebbero altro che intuizioni, previsioni, ipotesi che il nostro cervello elabora nella fase del riposo. Ma personalmente non penso sia così. La percezione di ciò che succederà fra qualche anno o giorno non può essere un avvenimento puramente casuale. È impossibile credere che l’avverarsi di un sogno sia una semplice coincidenza e sarebbe strano non fantasticare sulle ragioni di questi eventi particolari, soprattutto per noi ragazzi. Mi chiedo se, a questo punto, il futuro di ogni individuo è già scritto, magari su un foglio qualsiasi o tra le pagine di un grande libro, oppure è impresso nella nostra mente bloccato dai pensieri del presente. Dunque il sogno premonitore potrebbe essere paragonato ad un preciso avvertimento, come un campanello d’allarme, che ci comunica cosa accadrà e di conseguenza suggerisce come comportarsi in base alle situazioni. Ma perché l’uomo deve sprecare tempo per una piccola incertezza? Semplicemente perché credere in qualcosa di reale o frutto dell’immaginazione, sviluppa la fiducia e penso che sia questo il valore più importante dell’umanità. E perché ci deve essere questo bisogno assoluto di sognare? Sognare è un modo per esprimere i propri pensieri ed è un mezzo importante per distogliere l’attenzione dal mondo che ci circonda. “ Sogna, perché nel sonno puoi trovare quello che il giorno non ti può dare.” Specchi per il viso, arte per l’anima 11 Alessia Leonetti ‘’ Si usano gli specchi per guardarsi il viso e si usa l’arte per guardarsi l’anima’’ ecco cosa diceva George Bernard Shaw; la cosa più giusta che si potesse dire sull’arte perché grazie ad essa ognuno tira fuori tutto ciò che ha dentro, tutto quello che pensa, lo può trasmettere facendo semplicemente un segno con la matita o con un pennello. L’arte riesce a tirar fuori una per una le idee dal tuo cervello, ti fa essere più creativo. Oscar Wilde dice ‘’Si può esistere senza arte, ma senza di essa non si può vivere’’ perché l’arte è qualcosa che quando la guardi rimani immobile ad ammirarla e a pensare: ma se l’arte non esistesse come sarebbe il mondo? Sarebbe triste, scuro, senza colori, noioso, nulla avrebbe senso? Oppure non cambierebbe nulla? L’arte, oltre ad essere un’espressione della mente, è anche mezzo per comunicare, per trasmettere emozioni a chi sta guardando. È una forma di linguaggio senza parole, lettere o numeri, solo segni, forme e colori uniti in modo armonioso, che cercano di inviarci dei messaggi che ognuno può intendere a modo suo. È questo il bello di un’opera d’arte, ognuno può interpretarla come vuole. Secondo me l’arte è un mezzo per comunicare i miei pensieri e le mie emozioni, per manifestarmi. Grazie ad essa riesco a far comprendere agli altri come sono realmente riflettendo come in uno specchio la mia anima. Marina Caputo Cartoni, che passione! Perchè non provare a vivere in un cartone? È difficile la vita da cartone animato? Insomma, sarebbe diversa dalla nostra vita normale: strade, colori vivaci, che spettacolo! Ma sarebbe davvero "bellissima" questa vita? Di certo non sarebbe monotona: magia, supereroi, pericoli. Però non sarebbe nemmeno semplice come sembra... La vita sarebbe come disegnata a penna, no? Decorata solo da una macchia nera e una chiazza di colore dentro i margini. Poi, come vedremmo il mondo? Squadrato?! Persone, animali, case... senza ombre o immagini dettagliate. Sarebbe comunque bello vivere come Timmy Turner o personaggi simili, ma non in tutti gli effetti. Penso che a tutti piacerebbe poter vedere il mondo in modo diverso. Magari, anche le persone che vivono nei cartoni animati, se potessero pensare, preferirebbero vivere come noi. La vita sarebbe assurda, sia per noi che per loro, effettivamente, però neanche niente male. Il modo di vivere è, più che altro, una scelta soggettiva. C'è chi la pensa in un modo, chi in un altro. Per qualcuno la vita nel "mondo animato" potrebbe essere irrealizzabile, per altri qualcosa da provare e per altri ancora qualcosa da evitare assolutamente. Io la vedo così: quello dei cartoni animati sarebbe un mondo come tutti gli altri, con i suoi pregi e i suoi difetti. Adesso rifletti: come sarebbe la tua vita sotto forma di cartone? Sofia Campana

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Il teatro: la bellezza e il mistero Le caratteristiche dell’attore e del teatro Il mondo del teatro è un regno misterioso, tutto da scoprire. A prima vista potrebbe sembrare banale: si entra in una sala enorme, con un palco che sembra avere cent’anni e una polverosa tenda rossa, si ascoltano parole dette e ridette, non è che possa apparire gran cosa. Eppure io non voglio parlarvi del noioso e monotono spettacolo di Shakespeare bensì del teatro come forma d’arte. Può sembrare strano che il teatro sia una forma di arte altissima, ma lo è! L’attore può essere ritenuto un vero e proprio artista. Ovviamente io sto parlando del teatro propriamente detto, non della cinematografia, quella in realtà è tutt’altro: parlare a una videocamera è completamente diverso che recitare su un palco davanti a centinaia di persone. Ma quali caratteristiche bisogna avere per essere un attore? Una cosa è certa: nel momento in cui un attore sale sul palco vive la vita di un’altra persona, del personaggio che interpreta. La personalità di un attore non si può definire, l’attore non ha una sola personalità, le possiede tutte! Una delle capacità dell’attore è proprio quella di custodire tutte le personalità dentro al cuore e sprigionarle quando sale su quel palco. Io vivo il teatro come la possibilità di liberare tutte le emozioni chiuse dentro di me e farle uscire quando interpreto un personaggio, strano ma vero! Questo giornalino non mi permette di scrivere un testo chilometrico, ma se potessi deciderne la lunghezza scriverei un libro intero! Con questo piccolo articolo ho voluto parlarvi della passione che ho da circa sette anni. La maggior parte dei ragazzi preferise il calcio e solo il calcio e per questo vorrei solo lasciare un piccolo messaggio a miei coetanei: andate a teatro, ascoltate, immedesimatevi e vedrete che bella esperienza! Io magari guarderò una partita di calcio. 12 Nicolo’ Fatone Vanessa Lorusso Tre età, tre idee. Sarà vero? Cosa sarebbe il mondo senza amici? Nulla, probabilmente. Ma partiamo da una domanda che viene prima: sappiamo veramente cosa è amicizia? Cerchiamo di capirlo. Per farlo mettiamo a confronto tre fasi principali della vita: un bambino, un adolescente e un adulto. Ho intervistato varie persone di età diverse per capire quale sia l'idea generale, a ciascuno ho sottoposto queste domande: 1 cos'è l'amicizia per te? 2 cosa faresti per un amico? 3 conosci realmente la differenza tra amicizia e conoscenza? Alla prima domanda i bambini mi hanno risposto che per loro un amico è qualcuno con cui possono trascorrere del tempo guardando un cartone o giocando, gli adolescenti che in generale un amico è colui con cui possono confidarsi, uscire e con cui si instaura un legame basato sulla fiducia e sul rispetto. Tra adolescenti è molto facile, proprio perché ci si confida molto facilmente, utilizzare nomi particolari che si riferiscono a persone o cose che riguardano solo due o tre amici e di cui non si vuole far capire il senso così che rimangano segrete. Per quanto riguarda gli adulti, invece, l'amicizia è un legame basato sull'onestà e sul rispetto, un punto di ritrovo. Qualcuno con cui poter staccare per un momento la spina dallo stress quotidiano e svagarsi. Alla seconda domanda i bambini mi hanno risposto che, in generale, regalerebbero qualcosa a cui tengono tanto, gli adolescenti che dedicherebbero una giornata intera al proprio amico, e gli adulti che aiuterebbero gli amici in difficoltà. Perché un amico si aiuta sempre. Anche alla terza domanda hanno risposto più o meno per tutti allo stesso modo. Perché per tutti, alla fine, un amico è colui con cui si crea un legame particolare che difficilmente si distrugge. Con un conoscente non ci sente a proprio agio come ci si sente con un amico. Da questa intervista posso desumere che un amico, a tutte le età rappresenta uno svago dalla quotidianità. Un bisogno, una necessità, un punto di riferimento senza cui ci sentiremmo persi.

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13 Il viaggio fantastico in un libro L’ importanza di sapere e conoscere viaggiando! Non vi siete mai chiesti perché è importante leggere? La lettura è uno dei tanti argomenti che non passa mai di moda, è sempre attuale! La domanda è sempre la stessa: leggere è utile o non serve a niente? Beh, dobbiamo ammetterlo la maggior parte di noi adolescenti preferisce più il web che il libro. Leggere secondo me è il cibo della mente: come per il corpo è necessario il cibo per ottenere energia, la mente ha bisogno del suo vigore e lo ricava attraverso la lettura, lo studio, i viaggi. Leggere permette di ritrovare i propri pensieri. Un buon libro può risvegliare interessi su un determinato argomento facendoci quindi appassionare. La lettura è una strada con mille uscite, ci può portare in tutti i posti, leggendo possiamo viaggiare senza nemmeno muoverci fisicamente. I libri per me sono molto importanti perché grazie a loro le informazioni, soprattutto le più antiche, si sono conservate arrivando fino a noi. Leggere stimola la fantasia. Computer, tv, videogiochi tutto questo è parte integrante della nostra vita. E ai libri chi ci pensa? Per me un libro resta sempre un libro, unico e insostituibile. Leggendo mi posso immergere in storie ed avventure, lasciando libera la fantasia. Io leggo, leggo perché leggere mi porta via, via… in un mondo dove tutto è possibile, la lettura è importante perché ha permesso all’uomo di evolversi. Grazie ai libri possiamo crescere culturalmente, divertirci, volare! La lettura è il viaggio di chi non può prendere il treno, un giardino che si può custodire in tasca, la lettura per me è solitudine. Leggere è come viaggiare, viaggiare è come sognare, la differenza è che non tutti al risveglio ricordano qualcosa, mentre nel viaggio ognuno conserva calda la memoria della meta da cui è tornato. La lettura per me è un’esperienza spesso piacevole, in grado di trasmettere emozioni e quindi di creare una relazione emozionale profonda e forte. Con la parola lettura io intendo un mezzo di comunicazione, perché vuol vuol dire libertà, fantasia: quando leggo una storia mi immergo nel suo mondo fantastico, ma poi attraverso alcune parole “magiche” scatta quella scintilla che rende il viaggio più realistico in quanto quelle espressioni corrispondono al mio vissuto reale. Tutto questo piacere per i libri l’ho imparato da chi ama la lettura: vorrei ringraziare i miei prof che cercano in tutti i modi di trasmetterci tanto, tanto e ci riescono in modo fantastico e sono sicura che alla fine tutto questo farà di noi ragazzi responsabili. Roberta Sgaramella Una vita offline Cosa sarebbe la vita senza web? Proviamo a immaginare. Sicuramente sarebbe un ritorno al passato! Si ritornerebbe a riutilizzare la carta per inviare lettere, non potremmo comunicare velocemente né essere aggiornati su vari temi. Il web ha reso la vita di tutti noi più facile, per prenotare una vacanza basta un click, per preparare una ricetta basta andare sul web, così per lo shopping. Ha accorciato le distanze e permesso di conoscere molte persone che condividono gli stessi interessi. Ma pur ammettendo i lati positivi di questa scoperta, senza il web si recupererebbero i rapporti umani, la lettura e soprattutto si rafforzerebbero di più le proprie risorse. Jonah Lynch nel suo libro “Il profumo dei limoni” dice: "Cosa c'entrano i limoni con la tecnologia? Un limone colto dall'albero ha la scorza ruvida. Se la si schiaccia un poco ne esce un olio profumato e d'improvviso la superficie diventa liscia. E poi c'è quel succo asprigno, così buono sulla cotoletta e con le ostriche, nei drink estivi e nel tè caldo! Tatto, olfatto, gusto. Tre dei cinque sensi non possono essere trasmessi attraverso la tecnologia. Tre quinti della realtà, il sessanta per cento." Nicole Matera

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Scrivere pagine di un diario: Perchè “no” Avere un diario segreto? Io non vorrei 14 Non mi piace l’idea, non sopporterei mai l’idea che qualcuno possa tentare di leggere i miei pensieri, le mie storie, i miei segreti. Sono un ragazzo discreto, che ama tenersi tutto per sé e so che questo qualche volta non fa bene. Non mi piace dover affidare alla carta le mie emozioni; belle o brutte che siano, desidero che tutto resti nel ricordo del mio pensiero: quello che è accaduto lontano nel tempo, i miei modi di essere qualche volta poco corretti, a detta degli altri, i miei cambiamenti, desidero che non restino fissati da nessuna parte, se non che nella mia mente. Devo ammettere di aver provato a scarabocchiare qualche pagina, di essere riuscito anche bene a trasferire con la penna su carta cose che non avrei mai pensato di scrivere, cose semplici, piccole e grandi preoccupazioni , ma, poi, quando ho riletto, mi sono sentito a disagio. Ho pensato in quel momento che cosa migliore sarebbe stata parlare, ad esempio, con i miei, le persone su cui veramente posso contare, benchè spesso entriamo in contrasto. Riconosco di essere testardo, ma sono buono nel cuore, per cui preferisco confrontarmi e ricevere subito una risposta. Apprezzo, comunque, tutti coloro che cercano uno sfogo nel diario e amano, rileggendo, ritornare indietro nel tempo. Giuseppe Regano

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15 Padre Nicolò Vaccina Lamartora Note biografiche Gli alunni della 3G Sulla facciata della nostra scuola è scritto “Scuola Media Statale P. N. Vaccina”. Entrando nella nostra scuola troviamo un busto raffigurante Padre Nicolò Vaccina. Abbiamo deciso di saperne di più. Abbiamo fatto delle ricerche su Padre Nicolò Vaccina di cui presentiamo in queste righe , e in maniera sintetica, un breve profilo biografico. Nicolò Vaccina – Lamartora (questo il suo nome completo) Nasce a Barletta nel 1830 da una famiglia di umili origini. Il padre fa di mestiere il cappellaio e per cercare miglior fortuna si trasferisce ad Andria nel 1836. Risale a questi anni un episodio che inizialmente segna negativamente la percezione della suola da parte del piccolo Nicolò. Visita infatti una scuola e rimane fortemente scosso dai metodi brutali con cui vengono puniti gli alunni indisciplinati. Nicolò giura che non metterà mai piede in una scuola. Ma con il tempo le cose cambiano. Impara (“non so come”, sono sue parole) a leggere e a scrivere e frequente le scuole religiose, compiendo il ciclo intero di studi fino alla laurea e diventa sacerdote. Sarà insegnante di Italiano e Latino, soprattutto. Inizia ad insegnare nelle scuole degli Scolopi, un ordine religioso dedito all’educazione ed all’istruzione dei giovani. Nel 1866 il Regno d’Italia sopprime gli ordini religiosi. Padre Nicolò Vaccina passa ad insegnare nella scuola statale. Nei primi anni ottanta del XIX secolo, a Padre Nicolò Vaccina viene affidato il compito di istituire il Liceo (la cui prima denominazione fu “Istituto Municipale Carlo Troya”). Il primo nucleo di quella scuola è composto da Nicolò Vaccina (Direttore e Docente) e da sei docenti. Grazie all’opera del Direttore e dei docenti, il Liceo andriese si qualifica presto come uno dei più prestigiosi. È in questa scuola che si forma nel tempo la classe dirigente della città. Vaccina, però, è anche critico, scrittore e studioso. Fra i suoi scritti, segnaliamo un commento ed una messa in musica della “Passione di Cristo” di Alessandro Manzoni, un prezioso stradario di Andria intitolato “Andria, le sue vie, i suoi monumenti” e l’interessantissima autobiografia (“Ricordi autobiografici”), scritta nel 1910. Morirà pochi anni dopo.

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