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PRIMAVERA 2016

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ANNO VII - n. 1/2016 Scommessa 1 (tecnologico... e disumano) Le aziende di robotica stanno investendo da tempo significative risorse sull’assistenza alla terza età. Già ora, le strutture più innovative utilizzano aiutanti meccanici per intrattenere e trasportare piccoli oggetti. Migliorando la qualità della vita e riducendo i costi assistenziali. Ma c’è chi avverte: così l’anziano potrebbe isolarsi ancora di più Bologna CMP WELFARE (IN)SOSTENIBILE L’emergenza sociale dell’Alzheimer UN FUTURO DA COSTRUIRE I dati del Forum 2015 sulla non autosufficienza

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PAGINA 2016.pdf 1 15/03/2016 17.14.40 STRETTAMENTE CONNESSI SISTEMA DI CHIAMATA WIRELESS L’UNICO SISTEMA WIRELESS MADE IN ITALY PROGETTATO PER LE STRUTTURE SANITARIE SEMPRE AL PASSO CON I TEMPI !! ¥ Installazione immediata, senza necessità di collegamenti elettrici aggiuntivi o opere murarie. ¥Autonomia batterie fino a 5 anni ¥Distanza di funzionamento senza limiti C M Y CM 2 MY CY MY K Vi aspettiamo 18/19/20 Maggio 2016 Numero Verde PAD 26 Stand B29 800 588 691 ALECH Srl - Rubiera (RE) - Italy - info@alech.it - www.alech.it

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SPECIALE TECNOLOGIE 4 Strettamente CONNESSI Internet, programmi, app, connessioni: termini sempre più diffusi nel vocabolario di noi tutti. Al giorno d’oggi non ci sono attività, lavori, affari, forme di intrattenimento, divertimento e di cura che non si avvalgano dell’informatica e della connettività. Non conoscerne i fondamenti e gli utilizzi, non usarne le potenzialità, equivale ad una vera e propria forma di analfabetismo. È così dovunque, come potrebbe non esserlo nel settore socio-sanitario e dell’assistenza agli anziani? Con questo servizio abbiamo cercato di illustrare non tutti i possibili utilizzi delle nuove tecnologie nel settore degli anziani, delle case di riposo e più in generale delle strutture per la terza età, perché si tratterebbe di un elenco difficilmente compilabile viste le mille declinazioni possibili, ma semplicemente di aprire una finestra su un mondo che – fra l’altro – può sembrare ancora lontano per gli anziani di oggi, ma non lo sarà di certo per quelli di domani. Servizio di Tina Alboresi. Hanno collaborato: Nicola Marra e Andrea Sganzerla

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ino a ieri si usavano gli schedari, grandi contenitori nei quali si inserivano tutti i dati Valentina relativi alle singole Andreatta attività di una struttura: c’erano quelli degli amministratori, dei contabili, di medici, infermieri e così via. Montagne e montagne di carta difficili da smistare, catalogare, mantenere ordinate, consultare, e soprattutto ingombranti, deteriorabili e assolutamente non in grado di dialogare fra loro. Poi è arrivata l’informatica e le cose sono cambiate, oggi c’è un unico “cervellone”, che contiene e gestisce ogni tipo di informazioni. Quante e quali sono le attività che possono essere svolte con tecnologie informatiche all’interno di una casa di riposo e, più genericamente, di una struttura per anziani? “Tutte, senz’ombra di dubbio”, risponde Valentina Andreatta, Presidente di CBA Group, azienda di Rovereto specializzata nel settore dell’informatica per i servizi socio-assistenziali. “Con i software gestionali attualmente disponibili una casa di riposo può gestire le attività più svariate”. Nel settore del personale, per esempio, si possono seguire stipendi, turni, orari, presenze e così via. Si possono gestire l’amministrazione, gli ospiti con le rilevazioni degli utenti, delle liste d’attesa, della contabilità ospiti e del loro denaro. Si possono gestire la farmacia e, nel settore dell’economato, gli acquisti, i beni. “Particolarmente importante – prosegue Andreatta – è la cartella sociosanitaria, che ora può essere completamente informatizzata e in grado di amministrare ogni necessità sanitaria, dall’anamnesi del paziente all’area terapia e a quella delle prescrizioni mediche, fino ai sistemi specifici per prescrivere i farmaci eliminando il rischio clinico. In alcune Regioni come la Lombardia, peraltro, l’informatizzazione della cartella socio-sanitaria è obbligato- F ria per legge”. Ormai indispensabili sono anche gli strumenti per la gestione dei servizi territoriali, che garantiscono i flussi informativi alle Regioni fornendo i dati richiesti sull’andamento delle RSA. Possibilità a 360 gradi dunque, che includono anche appositi prodotti per il management “quali ad esempio – spiega Andreatta – ‘cruscotti’ che offrono una visione della struttura unitaria, immediata e sintetica, con in primo piano tutte le informazioni necessarie a valutarne in ogni momento la situazione e l’andamento”. Il tutto, naturalmente, semplificando, velocizzando e rendendo più sicure le attività e le comunicazioni fra i vari operatori delle strutture. A questo proposito, uno degli ambiti di cui si parla maggiormente oggi è quello dell’informatizzazione dei processi per la somministrazione dei farmaci . In Trentino ci sono già sette strutture che hanno adottato questo metodo. Si tratta di un sistema per la gestione della filiera del farmaco, dove un apposito software dialoga con una macchina. Funziona così: il medico prescrive una terapia utilizzando il computer. Il computer interagisce con la macchina del farmaco che, seguendo le indicazioni, preparerà per ogni paziente bustine contenenti le dosi esatte di ogni medicinale. Su ogni bustina saranno riportati i dati del paziente oltre al reparto, la data, l’ora. Vi è poi un codice a barre, che deve corrispondere a quello che contraddistingue il paziente (su un braccialetto, sul letto). Al momento 5 Un’evoluzione inevitabile Sono sempre più richieste soluzioni che permettono la digitalizzazione e conservazione a norma dei documenti con processi semplici ed automatizzati. Le imminenti normative impongono la completa digitalizzazione dei processi, con conseguente conservazione a norma, sia per le pubbliche amministrazioni che per i privati dal 2017; l’archiviazione documentale rappresenta il passaggio fondamentale e preparatorio che predispone le basi organizzative per completare l’intero iter.

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STRETTAMENTE CONNESSI della somministrazione del farmaco se i due codici non coincidono un allarme avverte dell’errore. Come è evidente, questo riduce il rischio in terapia, che rimane un problema da non sottovalutare. Del resto l’accessibilità alle informazioni, la condivisione e la collaborazione sono supporti fondamentali nei processi socio-sanitari e in quelli decisionali strategici. In questo ambito, altra importante funzionalità che può essere ottimizzata dalle nuove tecnologie è rappresentata dal Dossier Sanitario Elettronico, cioè la raccolta digitale degli eventi sanitari che riguardano i singoli pazienti, consentendo al personale medico e paramedico di consultare le informazioni cliniche in modo veloce e completo. Se fino a qualche anno fa si poteva ancora lavorare senza sistemi informatici, oggi non è più così e l’utilizzo delle nuove tecnologie sta sempre più diventando un preciso dovere. In tutti i settori, quindi anche per le strutture per gli anziani, si sta infatti preannunciando una svolta epocale, l’obbligo della digitalizzazione dei documenti. A livello legislativo il percorso è stato avviato l’anno scorso con l’introduzione della fattura elettronica nelle Pubbliche amministrazioni. Dal gennaio 2017 però dovranno effettuarla anche i privati. Inoltre sempre dal 2017 la Pubblica amministrazione sarà tenuta alla conservazione digitale dei documenti. Subito dopo le stesse procedure verranno estese al settore privato. A quel punto anche i documenti digitali dovranno essere conservati per dieci anni, come avviene oggi per quelli cartacei. “Si tratterà di un cambiamento molto importante, al quale sarebbe bene arrivare preparati. In date prefissate – spiega Valentina Andreatta – tutti i documenti dovranno essere prelevati e portati in conservazione ‘a norma’: il che significa che saranno congelati, cioè si certificherà che da un determinato momento in poi non sono più modificabili. È come se venisse apposto loro un sigillo: immodificabile.” La tecnologia, è un fatto inconfutabile, è ormai entrata dovunque e ha cambiato e sta cambiando il modo di lavorare La nuova frontiera è l’accessibilità degli aiutanti robot. Senza alcun pericolo di disumanizzazione, il robot aumenta la qualità della vita dando più serenità sia ai senior che ai loro familiari. Oltretutto a prezzi accessibili Invecchiare meglio, in rete Insegnando ai senior come usare la rete è possibile migliorarne la qualità della vita, semplicemente perché possono con maggiore facilità comunicare con amici e parenti, con un miglioramento immediato del benessere psicofisico. Lo ha dimostrato un progetto europeo coordinato dai ricercatori dell’Università di Exeter (Regno Unito). Agli anziani coinvolti è stato dato un computer adatto alle loro esigenze, e sono stati istruiti su come utilizzarlo. Proprio le istruzioni sono risultate l’elemento fondamentale per far sì che gli anziani iniziassero ad apprezzare la possibilità di utilizzare mezzi di comunicazione più moderni, ai quali non erano abituati, quali Skype e posta elettronica, per tenersi in contatto con amici e parenti. I risultati dell’utilizzo di internet come strumento di comunicazione sono stati anche altri: chi lo ha sperimentato ha aumentato la fiducia nelle proprie capacità, il proprio senso di identità personale e migliorato anche le abilità cognitive. In sostanza, per i protagonisti dell’esperimento è migliorato il modo di vivere. Basta sapere come fare. 6

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L ’informatizzazione sembra essere in grado di azzerare l’errore umano e ridimensionare il contributo dei professionisti. Ma questa presunta dualità dovrà necessariamente evolversi in un rapporto complementare. A tutto beneficio dell’ospite in tutti i settori delle case di riposo. Ma questo avviene, per così dire, dietro le quinte, tutt’oggi raramente gli utenti finali dei servizi, cioè gli anziani, fanno esperienza personale, diretta, delle grandi innovazioni in corso e delle loro reali potenzialità. Ci sono idee, proposte, prodotti pensati per l’utilizzo diretto da parte degli ospiti, qualcosa che possa entrare nella quotidianità e di cui loro stessi possano fruire in prima persona per stare meglio, per avere una migliore qualità di vita? Del resto, se gli anziani di oggi sono probabilmente fra le categorie di persone che meno conoscono, e meno hanno beneficiato, dei vantaggi dell’informatica, è certo che quelli di domani non potranno farne a meno. Entrerà la tecnologia anche nella vita quotidiana degli anziani ricoverati nelle strutture? Come potrebbe avvenire, e con quali benefici? E le case di riposo sono preparate a questo inevitabile cambiamento? Probabilmente le case di riposo di oggi non sono ancora preparate, perché gli ospiti che hanno attualmente non conoscono le nuove tecnologie, però in alcune strutture si stanno già compiendo molte sperimentazioni. È risaputo di casi, per esempio, in cui gli anziani, ovviamente con il supporto degli operatori, usano Skype per mantenersi in contatto con i parenti lontani. Questo è già un passo molto importante, che vale più di una medicina, visto che è ormai appurato che il senso di lontananza e di isolamento può portare malattie, anche di tipo neurovegetativo. Le nuove tecnologie possono sicuramente contribuire a ridurre questo problema. Ma occorre rendersi conto che già fra dieci anni le cose saranno diverse, i ricoverati sapranno e vorranno restare in contatto con il mondo, e soprattutto con i propri familiari, con computer e telefoni, ricevendo dalle persone care foto e aggiornamenti quotidiani sulla loro vita. “Noi – conclude Andreatta – stiamo cercando di recepire queste esigenze e stiamo elaborando uno specifico progetto, realizzato insieme alle Facoltà di Scienze informatiche e Scienze cognitive dell’Università e alla Provincia di Trento. Si tratta di un’app per mantenere in contatto in modo semplice l’anziano con i propri familiari. Ridurrà le distanze chilometriche e anche la distanza generazionale: per questo noi l’abbiamo denominato ‘tecnologia per la felicità’.” Assistenza domiciliare Ha già un anno la sperimentazione condotta dalla Scuola Superiore Sant’Anna a Peccioli, in provincia di Pisa, che ha visto 70 senior over 65 alle prese con robot-badanti in grado di fare la spesa, andare in lavanderia e farmacia, buttare la spazzatura e comunicare a distanza con i familiari. Gli sforzi si sono concentrati specialmente sulla sicurezza tra le mura domestiche: il robot invia prontamente messaggi e notifiche sul tablet del proprietario o di chi assiste il senior in caso, per esempio, di porta lasciata accidentalmente aperta. Non solo: camminate assistite con braccioli per accompagnare l’anziano a fare la spesa e... dialoghi. Se escono a fare la spesa, gli androidi, al ritorno, avvisano con una notifica audio “la spesa è arrivata”. Una chiacchierata piuttosto parca, ci sembra. I costi? Oscillano tra i 10 e i 65mila euro. 7

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STRETTAMENTE CONNESSI Entro il 2020, Robosoft prevede di produrre annualmente 10.000 robot Kompaï, volti ad assistere gli anziani a casa. Amico androide L ’ospite deve restare sempre al centro della scena. Integrare e non sostituire. Operatori e macchinari al servizio dei Senior ella senz’anima cantava Riccardo Cocciante. E la tecnologia, così bella e funzionale, è quantomeno altrettanto integerrima nella propria precisione e rischia di lasciare un retrogusto di “compitino”, di mera esecuzione, in un settore, quello delle Rsa, il cui biglietto da visita è tradizionalmente il rapporto umano, il contatto e il calore. All’orizzonte sembra affacciarsi una dualità tra uomo e macchina, come nelle migliori narrazioni fantascientifiche, che colloca al centro del campo fattori portanti quali la professionalità e l’esperienza degli operatori. Ma forse la questione è mal posta. “Il compito della tec- B 8 nologia è aiutare, non sostituire”, ha commentato Claudio Salvai, Coordinatore infermieristico di Orpea Italia, durante il summit milanese Rsa “Planet Health” dello scorso 23 marzo. E gli strumenti di cui si serve la tecnologia per migliorare la qualità del servizio residenziale sono ormai variegati. Carrelli “smart” che dialogano con le cartelle cliniche digitali, armadi di reparto in grado di caricare correttamente i carrelli evitando giacenze ed errori di interpretazione e scongiurando sprechi. Farmacie analizzate, controllate e riordinate scientificamente che consentono di instaurare un rapporto “oneto-one” con gli ospiti, i quali beneficiano di un servizio personalizzato e calibrato in maniera sartoriale. Tutto viene preventivamente organizzato e l’errore umano è ridotto all’osso. Alcuni carrelli intelli- Ricette digitali Sempre meno carta, sempre più dematerializzazione. È lo slogan dei giorni nostri, e in questa direzione va una recentissima novità: l’abolizione della ricetta rossa del medico di base, che dal mese di marzo è stata sostituita dalla sua omologa elettronica. Il provvedimento recepisce un decreto di tre anni fa, trasformato in legge nel dicembre 2015 ma avviato concretamente solo ora a causa di problemi tecnici. D’ora innanzi, dunque, i medici per prescrivere farmaci, esami o visite, si collegheranno ad un un sistema informatico che interagisce direttamente con i farmacisti. In questa fase di avvio la ricetta di carta non è completamente scomparsa, infatti fino a fine 2017 restano esclusi dal nuovo metodo alcuni farmaci come gli stupefacenti, l’ossigeno, le prescrizioni per erogazione diretta in continuità assistenziale, i farmaci con piano terapeutico Aifa. Ma quando il sistema andrà interamente a regime la procedura diventerà completamente “paperless”.

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genti non consentono all’operatore nemmeno di aprire il cassetto se valutano una qualsiasi incongruenza al momento dell’ipotetica somministrazione: oraria, personale o farmaceutica. È la macchina ad impedire al professionista di procedere con il suo lavoro, perché pensa che stia commettendo uno sbaglio. Non è un particolare da poco. Ma che cosa si aspetta l’uomo dalla tecnologia? È ancora Claudio Salvai a rispondere, rispolverando il concetto delle cosiddette “6 G”: “Alla tecnologia chiediamo il giusto farmaco, al giusto paziente, alla giusta ora, nella giusta dose, la giusta via di somministrazione e la giusta registrazione”. Il tutto velocemente, un beneficio aggiuntivo. È lecito dunque chiedersi cosa ci attende nel prossimo futuro, specialmente quale evoluzione dovremo aspettarci nella figura degli operatori delle Rsa. Il progresso erode competenze e compiti a infermieri e professionisti? Sta “rubando” loro il mestiere? Chissà, forse le stagioni degli infermieri-androidi o dei controlli da remoto sono già dietro l’angolo. O forse no. “Il rapporto umano è centrale e il focus deve essere sempre il paziente finale”. Laura Biella, coordinatrice della Rsa intercomunale di Saronno, ricorda, attraverso un aneddoto, come a volte la sensibilità dell’uomo sia in grado di superare l’intelligenza della macchina. “Presso la nostra struttura soggiornava un ospite che aveva seri problemi a prendere sonno ed era costretto ad assumere cospicue quantità di calmanti. Riusciva a dor- Romeo, un robot umanoide progettato appositamente per assistere gli anziani Secondo una stima, 32.500 robot progettati per aiutare la cura per anziani e disabili saranno messi in commercio a partire dal 2015 fino al 2018 mire soltanto quando era presente una volontaria che recitava le preghiere serali assieme a lui. Questo gesto ha risolto senza aiuto alcuno il problema del paziente. E una macchina non sarebbe stata in grado di districare la questione perché a quel paziente serviva soltanto una bella dose di umanità”. E, incredibile ma vero, anche la tecnologia può sbagliare. Il rischio si riduce ma non si azzera. Resta una possibilità di errore, in verità molto remota. Senza contare che i sistemi, per quanto “smart”, necessitano di un regista umano che inserisca le informazioni necessarie e imposti le coordinate minime per attivarli. Del professionista qualificato non si può fare a meno. La dualità, dunque, dovrà lasciare spazio alla complementarietà per trovare la chiave di una coesistenza che caratterizza già il comparto e che diverrà sempre più impattante nel prossimo futuro. Non rivali, ma alleati. Uomo e macchina al servizio dell’ospite. “L’assistenza non perde il proprio valore umano soltanto perché si avvale della tecnologia”, Michele Battaglia, Capo sezione Socio Sanitaria degli Istituti Sociali comunali di Lugano, racconta l’esperienza elvetica. “Svizzera e Italia sono vicine geograficamente ma molto distanti in questo senso. Entro il 2018 in Svizzera tutti gli ospedali, per legge, dovranno essere informatizzati. E le Rsa avranno tempo fino al 2022 per fare altrettanto. Ma siamo già a buon punto. La critica che viene mossa più spesso alla tecnologia è una presunta perdita di umanità nella qualità della cura. Ma, al contrario, il tempo che viene risparmiato delegando alla macchina alcuni aspetti professionali può essere proprio dedicato all’ospite. Anche le macchine possono sbagliare? Vero. Ma con una differenza: l’errore è tracciato e viene immediatamente riconosciuto, mentre è più complicato risalire e correggere un errore umano”. Andrea Meregalli 9 Un animale-robot, progettato come un peluche da compagnia. Il Giappone è il Paese con il maggior numero di anziani, con oltre il 20% della popolazione di età superiore ai 65 anni.

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STRETTAMENTE CONNESSI Qualità standard L ’importanza dell’asset management per una gestione ottimale della 10 struttura CURARE col TABLET “Essere anziani oggi: tra tradizione ed innovazione” è il progetto di informatizzazione per la cura di patologie dementigene, disabilità e invecchiamento cerebrale realizzato da “L’Asilo dei Vecchi”, struttura della Diaconia Valdese. Si tratta di un’iniziativa di neuro-stimolazione delle funzioni cognitive denominata “Brainer”, ed è stata selezionata per il premio RSA Innovation Award 2016 . Avviato nel 2014, il progetto si avvale di un programma informatizzato (Brainerprofessional) per tablet e si attua attraverso un’ampia serie di esercizi per potenziare, mantenere e recuperare le capacità cognitive, nonché per prevenire l’invecchiamento cerebrale. Attraverso questi esercizi vengono stimolate varie funzioni: percezione visiva e uditiva, attenzione, linguaggio, lettura, scrittura, calcolo, logica-deduzione, memoria. Vi sono livelli differenziati di difficoltà, ed è prevista anche la possibilità di creare e gestire cartelle cliniche. Al progetto lavora un’équipe mista composta da medico, geriatra, direttore sanitario, psicologo, responsabile di progetto, referente di struttura, neuropsicologa. Gli esercizi più idonei per ogni paziente vengono scelti dopo una iniziale valutazione neuropsicologica. Ogni persona è sottoposta a due sessioni settimanali di circa mezz’ora. Il progetto prevede trimestralmente controlli neuropsicologici, e pare che i risultati finora ottenuti siano davvero degni di nota. P revenire è meglio che curare. Questo vale certamente per le persone, ma anche per immobili, attrezzatura, macchinari e così via. Proprio di questo si occupa l’Asset management (che letteralmente significa “gestione di beni”). Si tratta di una disciplina incentrata sulla gestione ottimale delle risorse di un’azienda, pubblica o privata che sia, e si applica, per esempio, alla gestione di immobili, macchinari, impianti, per garantirne l’adeguata conservazione ed efficienza salvaguardando i grossi investimenti che vengono effettuati per realizzarli o acquistarli. Grazie a queste tecniche si mantiene un adeguato standard di funzionamento e si evitano i problemi, i disagi e le grosse spese che comporta riparare danni e guasti. L’Asset management assume pertanto un’ importanza strategica per le strutture per anziani, dove tutto deve essere improntato alla massima sicurezza e comfort. Trova i propri supporti nelle nuove tecnologie, attraverso programmi computerizzati appositamente predisposti. Infatti le case di riposo, dando ospitalità ed assistenza alle per-

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Parola d’ordine tecnologia: l’informatica sta già cambiando, volenti o nolenti, anche la gestione delle case di riposo. E, prossimamente, gli stessi utenti-ospiti sone anziane e non autosufficienti, hanno la necessità di offrire strutture e servizi conformi ai criteri di autorizzazione e accreditamento ed in totale sicurezza. In che modo l’Asset management e i programmi informatici che lo supportano possono assicurare il mantenimento costante di questi requisiti? “Le attività necessarie per garantire queste performance – risponde l’ing. Angelo Neri, esperto del settore – devono essere svolte sistematicamente e per questo motivo si adottano ‘sistemi di gestione’ informatizzati che, oltre ad adempiere ai compiti fissati dalle autorità, consentono di adottare un atteggiamento proattivo. Infatti ridurre i rischi di incidente o di mancata disponibilità di una attrezzatura o di un locale permette allo stesso tempo di ottimizzare la gestione e restituire valore agli amministratori della struttura”. Recentemente l’Organizzazione Internazionale per la standardizzazione ha emesso una norma, la ISO 55000, che permette anche di certificare che la gestione è conforme alle migliori pratiche esistenti sul mercato. “Certo – prosegue l’ing. Neri – in questo modo si evidenzia anche la capacità di gestione e il livello del servizio erogato. Ovviamente, anche in questo caso, si rendono necessarie applicazioni informatiche e competenze per descrivere, analizzare ed intercettare quei ‘segnali deboli’ che possono, nel breve-medio periodo, degenerare e causare effetti indesiderati. Queste metodologie e le relative tecnologie – conclude – sono ormai consolidate (addirittura standardizzate) e con la loro flessibilità possono essere adeguate a strutture di ogni dimensione, anzi, sono proprio le strutture di minori dimensioni che possono trarre grandi benefici da una gestione professionale”. Futuro umanoide Pochi anni fa poteva sembrare fantascienza, ma oggi è realtà: in un imminente futuro ad assistere gli anziani penseranno i robot. Sono infatti già in fase di sperimentazione gli Enrichme, robot dall’aspetto – quasi – umano realizzati in Inghilterra, presso l’Università di Lincoln, nell’ambito di un progetto triennale finanziato per 4 milioni di euro dal programma europeo per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020. Pensati come nuovo tipo di ausilio per le persone anziane che iniziano a manifestare lievi deficit cognitivi, i robot si occuperanno dei loro “assistiti” accudendoli, controllando le loro condizioni cognitive e avvisando famigliari e operatori sanitari nel caso di problemi o variazioni. Nell’attuale fase sperimentale sono utilizzati in residenze assistenziali in Inghilterra e Grecia e anche in abitazioni private in Polonia. Una forma di sperimentazione è stata avviata anche in Italia. Scopo del progetto è cercare di migliorare la qualità della vita delle persone con deficit cognitivi lievi, allungando allo stesso tempo la loro possibilità di vivere in relativa autonomia. 11

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EMERGENZA SANITà 12 WELFARE (in)sostenibile Ogni 3 secondi un nuovo caso. E per il futuro si prevede un’ulteriore crescita. L ’Alzheimer nei dati del rapporto mondiale 2015 è già emergenza sociale Servizio di Tina Alboresi. Hanno collaborato: Andrea Meregalli e Nicola Marra

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anno scorso le persone affette da demenza nel mondo sono state circa 46,8 milioni, con una media di oltre 9,9 milioni di nuovi casi all’anno, come dire uno ogni 3,2 secondi. Lo rivela il Rapporto mondiale Alzheimer 2015, l’aggiornamento annuale che rileva diffusione, incidenza e costi della demenza. Questa terribile malattia, che si manifesta in tutti gli angoli della terra e il cui sviluppo è strettamente collegato all’aumento dell’aspettativa di vita, ha un elevatissimo impatto economico. I costi globali sono passati da 604 miliardi di dollari nel 2010 a 818 miliardi di dollari nel 2015, pari al 35,4 per cento in più. Si prevede che nel 2018, cioè in soli tre anni, la spesa complessiva toccherà i mille miliardi di dollari. Questo significa che, se l’assistenza per la demenza fosse una nazione, sarebbe la diciottesima economia nel mondo e il suo valore economico supererebbe quello di aziende come Apple (742 miliardi) e Google (368 miliardi). Stando ai dati del Rapporto la distribuzione della spesa fra costi medici, costi di assistenza formale e costi di assistenza informale rimane costante: i costi medici diretti rappresentano circa il 20 per cento dei costi globali della demenza, mentre i costi dell’assistenza formale e di quella informale rappresentano ciascuno il 40 per cento del totale. Se stupisce apprendere quanti sono i malati oggi, si pensi che i numeri attuali sono destinati quasi a raddoppiare ogni 20 anni, fino a raggiungere 74,7 milioni di persone nel 2030 e 131,5 milioni nel 2050, con stime più alte del 12-13 per cento di quelle del Rapporto Mondiale Alzheimer del 2009. Venendo alla localizzazione della malattia, il 58 per cento di tutte le persone con demenza vive in aree classificate dalla Banca Mondiale come Paesi a reddito medio o basso. E anche questa percentuale è destinata ad aumentare, raggiungendo il 63 per cento nel 2030 e il 68 per cento nel 2050. La L’ 10 REGOLE DA SAPERE Il decalogo per il cervello dell’Alzheimer’s Association (uSA) 1. La testa innanzitutto. La salute inizia dal cervello; è uno degli organi più vitali del corpo e ha bisogno di cure e attenzione. 2. Dal cervello al cuore. Ciò che è buono per il cuore è buono per il cervello. Fare qualcosa tutti i giorni per prevenire malattie cardiache, ipertensione, diabete e ictus, che possono aumentare il rischio di Alzheimer. 3. I numeri che contano. Tenere sotto controllo peso, pressione, colesterolo e glicemia. 4. Nutrire il cervello. Assumere meno grassi e più sostanze antiossidanti. 5. Far lavorare il corpo. L’attività fisica ossigena il sangue e aiuta le cellule nervose: camminare 30 minuti al giorno tiene attivi mente e corpo. 6. Stimolare la mente. Mantenere il cervello attivo e impegnato stimola la crescita delle cellule e delle connessioni nervose: leggere, scrivere, giocare, imparare cose nuove, fare le parole crociate. 7 . Avere rapporti sociali. Occupare il tempo libero con attività che richiedono sforzo fisico e mentale: socializzare, conversare, fare volontariato, frequentare un club, ritornare sui banchi di scuola. 8. Attenzione ai colpi! Usare le cinture di sicurezza, stare attenti al rischio di cadute, indossare il casco quando si va in bicicletta. 9. Essere saggi. Evitare le cattive abitudini: non fumare, non bere troppo, non fare uso di droghe. 10. Guardare avanti. Iniziare oggi a preparare il domani. 13 Se stupisce apprendere quanti sono i malati oggi, si pensi che i numeri attuali sono destinati quasi a raddoppiare ogni 20 anni, fino a raggiungere 74,7 milioni di persone nel 2030 e 131,5 milioni nel 2050

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WELFARE (IN)SOSTENIBILE distribuzione regionale dei nuovi casi di demenza è di 4,9 milioni (il 49 per cento del totale) in Asia, 2,5 milioni (25 per cento) in Europa, 1,7 milioni (18 per cento) nelle Americhe, e 0,8 milioni (8 per cento) in Africa. Rispetto alle stime del 2012, questi valori indicano una maggiore proporzione di nuovi casi in Asia, nelle Americhe e in Africa, mentre la proporzione di casi in Europa risulta diminuita. Una vera e propria epidemia a diffusione mondiale, dunque, strettamente connessa al progressivo invecchiamento della popolazione . L’incidenza della demenza infatti aumenta esponenzialmente con l’avanzare dell’età, e raddoppia progressivamente ogni 6,3 anni, passando da 3,9 casi all’anno ogni 1000 persone con età tra i 60 e i 64 anni, a 104,8 casi all’anno ogni 1000 persone dai 90 anni in su. Sulla base dei dati del Rapporto, Alzheimer’s Disease International (ADI), che riunisce le Associazioni Alzheimer di tutto il mondo tra cui la Federazione Alzheimer Italia, ha emesso una serie di raccomandazioni ai vari Governi. In particolare ha sottolineato che la riduzione del rischio di demenza deve diventare una priorità esplicita nelle attività dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e deve includere azioni chiare, collegate a obiettivi e indicatori specifici. Chiede inoltre che gli investimenti nella ricerca siano potenziati e proporzionati al costo sociale della malattia e che vengano equamente suddivisi tra prevenzione, trattamento, assistenza, e cura. La ricerca epidemiologica è particolarmente carente in Asia Centrale, Europa Orientale, America Latina Meridionale, Africa Orientale e nelle regioni dell’Africa Subsahariana. Inoltre la “call for action”approvata lo scorso marzo 2015 dalla Conferenza dei Ministri della Sanità indetta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità deve essere tradotta in piani programmatici con risultati concreti e target specifici. Una particolare raccomandazione viene rivolta a tutte le nazioni del mondo affinché sviluppino specifici Piani Nazionali per la Demenza. Una particolare raccomandazione viene rivolta a tutte le nazioni del mondo affinché sviluppino specifici Piani Nazionali per la Demenza Venga a prendere un caffè con noi I primi sono nati in Olanda nel 1997, oggi sono diffusi in gran parte del mondo. Stiamo parlando degli Alzheimer Cafè, che in Italia sono ormai più di un centinaio e continuano ad aumentare. Veri e propri locali pubblici, spazi dove le persone con demenza, le loro famiglie e il personale che li assiste si incontrano con periodicità regolare (circa una volta al mese), negli Alzheimer Cafè si può andare e venire come meglio si crede, cibo e bevande sono a disposizione, si ascolta musica e soprattutto si può parlare liberamente delle proprie esperienza e difficoltà. Lo scopo di questi ritrovi infatti è fornire occasioni per stare insieme, condividere attività e problemi e almeno per un po’ uscire dalla solitudine che spesso accompagna queste malattie. Anche se tutti ispirati all’idea originaria, in realtà ogni Alzheimer Caffè ha le proprie caratteristiche. In Italia sono in genere organizzati da associazioni di volontariato locali, cooperative sociali, anche sindacati, e spesso utilizzano spazi messi a disposizione da RSA, Centri diurni, spazi parrocchiali o comunali. 14

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HOGEWEY, un paese “normale” Un originale centromodello per anziani ammalati con negozi e passeggiate all’aperto. In decisa controtendenza rispetto alla medicalizzazione H ogewey, pochi chilometri da Amsterdam. Con le sue ventitre case, i ristoranti, bar, negozi, parrucchieri, teatri e cinema, apparentemente è un piccolo villaggio come ce ne sono tanti. In realtà è un originale centro-modello per anziani ammalati di Alzheimer, dove si è tentato di creare per i centocinquanta ospiti un ambiente il più comune possibile. In controtendenza rispetto alla medicalizzazione infatti a Hogewey si cerca di mantenere le capacità residue dei residenti, tutti con forme di demenza grave, offrendo loro una vita “normale”. Gli anziani possono andare e venire liberamente all’interno del villaggio, anche se come è ovvio tutti gli spazi sono controllati da telecamere e l’unico accesso è costantemente sorvegliato. Gli ospiti vivono, con un accompagnatore, in sei o sette per appartamento. Ognuno ha la propria camera da letto ma condivide con gli altri cucina, soggiorno e sala da pranzo. Gli ambienti sono arredati con stili familiari ai pazienti, i quali possono portare, oltre a foto ed effetti personali, anche qualche mobile, come “terapia del ricordo”. Le visite di parenti ed amici sono libere e gli ospiti possono fare la spesa, cucinare, e così via, ovviamente con la supervisione degli operatori. Nella piccola comunità viene promosso uno stile di vita attivo, ogni giorno vengono organizzati spettacoli, concerti, attività ricreative di vario genere, mentre si cerca di somministrare meno medicinali possibile. Hogewey è stato aperto nel 2009 e da allora viene considerato un esempio per come affrontare la demenza senile. È stato finanziato con circa 20 milioni di euro dal Governo olandese. Il costo per ogni paziente si aggira sui 10.000 euro al mese, ma vi sono sussidi pubblici per aiutare le famiglie. Uno dei grandi pregi del modello Hogeway è che aiuta ad alleviare il senso di solitudine, molto frequente nei malati di Alzheimer e che, secondo recenti studi, può contribuire ad aggravare le malattie mentali, al punto che ci si comincia ad interrogare su quanto l’avanzare della demenza senile dipenda dalla malattia in sé e quanto dal modo in cui viene curata. Anche per questo centri sul modello di Hogewey sono stati realizzati anche in altri Paesi. A Farton, in Inghilterra, è stata costruita una città ambientata negli anni Cinquanta per permettere ai pazienti di sentirsi a casa, e un progetto simile è in costruzione a Wiedlisbach, in Svizzera. L’unico problema sono i costi, troppo alti per lasciare prevedere una vera diffusione. 15

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