Il Martino cartaceo n.7 anno 2

 

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quindicinale di informazione, approfondimenti e interviste

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18 Aprile 2016 - n. 07 anno 2 THE BAD PREACHERS Quindicinale di informazione, approfodimenti e interviste 1€ EGIDIO LATINI » continua, Pag. 16 CALCIO STORY » continua, Pag. 22 BIKE TO COAST » continua, Pag. 12 SAMB IN LEGA PRO » continua, Pag. 6 FACCE DA MTV TRIVELLE SI O NO? » continua, Pag. 21

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2   DA VEDERE IN TV Rai 1 – Lunedì 18 aprile ore 21:10 Il Sistema 1°tv (1° puntata) Criminalità, violenza e corruzione sono gli ingredienti della nuova fiction di Rai 1 con Claudio Gioè e Gabriella Pession. Gioè, il protagonista, interpreterà un finanziere che si calerà nel mondo della criminalità per studiarne l’organizzazione e il complesso groviglio tra politica e corruzione, decidendo di infiltrarsi negli ambienti malavitosi con un unico obiettivo: raggiungere la “cupola”. Il protagonista, nel corso delle sue indagini, capirà che la “società bene” e la piccola criminalità sono interconnesse e a farle interagire è una banda di pericolosi criminali senza scrupolo. Nel sistema malavitoso dell’alta società, il nostro protagonista scoprirà verità inquietanti e dovrà lottare a lungo prima di arrivare ai capi dell’organizzazione. Nel cast presenti anche Lino Guanciale, Massimo Venturiello, Valeria Bilello ed Enzo Salvi. Canale 5 – Martedì 19 aprile ore 21:10 The Best of Me 1°tv Arriva su Canale 5 il film tratto dal romanzo di Nicholas Sparks “Il meglio di me”, nel quale avrebbe dovuto recitare il compianto Paul Walker. Amanda (Michelle Monaghan) e Dawson (James Marsden) sono anime gemelle che si sono incontrate al liceo, quando erano degli adolescenti ma le circostanze li avevano separati. Dopo vent’anni si ritrovano insieme grazie ad un amico in comune. Amanda è sposata ma nutre ancora dei sentimenti per Dawson. Il destino delle anime gemelle ha però sempre inevitabili sorprese... Rai 1 – Giovedì 21 e venerdì 22 aprile ore 21:10 Rischiatutto (1° e 2° puntata) Torna lo storico “Rischiatutto” su Rai 1 e in prima serata. Due appuntamenti consecutivi che faranno da preludio alle nuove puntate del programma “cult” di Mike Bongiorno previste ad ottobre su Rai 3, sempre in prima serata. Nei due appuntamenti in onda sulla prima rete della televisione pubblica, i concorrenti saranno diversi: a giocare giovedì saranno personaggi noti del mondo dello spettacolo, ma anche protagonisti di altri settori quali cultura, giornalismo e sport. Invece, nel secondo e ultimo appuntamento, saranno persone comuni. Alla conduzione ci sarà Fabio Fazio, e insieme a lui una presenza storica del vecchio programma, ovvero Ludovico Peregrini. Ci saranno naturalmente le cabine nelle quali entreranno i concorrenti per rispondere alle domande sulla materia nella quale si presentano. Il “Rischiatutto” vero e proprio esordirà ad ottobre in prima serata su Rai 3 in dieci puntate consecutive. Iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Teramo. Iscrizione n 668 del 26 Aprile del 2013. DIRETTORE: Marco Capriotti REDAZIONE: Ilenia Laurenzi, Federica Bucci, Noris Cretone, Maria Giulia Mecozzi, Alessandra Bucci, Marco Capriotti, Angelo Pisani, Luigi Tommolini, Emanuela di Teodoro, Simona Borghese, Andrea Cosenza, Pio Di Leonardo, Matteo Bianchini, Giorgio Basile, Antonio Villella. SEDE REDAZIONALE:: Via Metauro, 10 - 64014 Martinsicuro (TE) Tel./Fax: 0861 1863957 Email info@ilmartino.it Partita IVA 01794480671 STAMPA: Presso sede “Il Martino”. DISTRIBUZIONE E ABBONAMENTI: TABACCHERIA LA CUCALA , Lungomare Europa, 67, Martinsicuro. VAGNONI TRISTANO, Piazza Cavour, Martinsicuro. CIRILLI TOMMASO, Lungomare Europa, Martinsicuro. MATTIOLI CINZIA, Via Roma, 332, Martinsicuro. GENGHI ANNA MARIA, Via F. Lippi, Villa Rosa . TABACCHERIA “LA TORRE”, Via Roma, 447, Villa Rosa. PUBBLICITA’: Contattare il 0861-1863957 ARRETRATI: Richiedeteli al vostro edicolante oppure a Il Martino e@mail: info@ilmartino.it - fax: 0861-1863957. Il Martino Giornale on-line ed anche cartaceo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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LE VIRTU’ TERAMANE PER UN “PRIMO” DI MAGGIO UNICO AL MONDO! Le Virtù, l’antico piatto propiziatorio con 50 ingredienti di stagione si assaggia soltanto a Teramo e solo il primo del mese di maggio, alla preparazione partecipano le famiglie e i ristoranti in una celebrazione che coinvolge non solo tutta la città ma l’intera provincia. Questa minestra propiziatoria ricorda le antiche pratiche legate al culto della Terra e sottolinea il Calendimaggio, festeggiato nelle civiltà contadine. Il piatto esige una lunghissima preparazione e alla base della ricetta, una gran varietà di verdure novelle, di erbe, legumi freschi e secchi e poi aromi, carni miste di maiale, sugo di carne e spezie. Al tutto si uniscono diversi formati di pasta, secca e fatta in casa…un gran minestrone, qualche “forestiero” potrebbe asserire? Guai a chiamarlo così, si tratta piuttosto, di un insieme di sapori e di consistenze miracolosamente equilibrato. Benché il piatto sia tipico della tradizione culinaria della città di Teramo, vero simbolo della stessa, in tutta la provincia nonnine, ristoratori e giovani chef in erba residenti nei diversi borghi contadini e non, si cimentano nella preparazione di questo originalissimo e unico piatto. Ogni famiglia ha la sua versione, gelosamente tramandata, non esiste perciò un’unica codificazione della ricetta. Il piatto, la cui preparazione richiede minimo due giorni, coinvolge più persone in cucina, e anche questa coralità fa parte del rito. Fatto curioso è che si usava scambiarsi assaggi tra vicini e parenti, mettersi in gioco per non farne un piatto “chiuso”, ma un’esperienza conviviale. Quella delle virtù è una tradizione molto antica e risale ai tempi in cui, dopo la lunga stagione invernale, ciò che restava nella madia si univa alle primizie dell’entrante primavera. I contadini di una volta, infatti, non buttavano via niente, neanche il pane vecchio per assicurarsi qualcosa in caso di carestia. Le donne in particolare conservavano tutto con cura e maestria e, in tempi in cui non c’erano frigoriferi o conservanti, mantenevano le provviste senza tarli o muffe. Il perché questa particolare pietanza si prepari per il primo maggio deriva dall’usanza di celebrare la dea Maia (da cui maggio) per propiziare la fertilità della terra e l’abbondanza del raccolto. Un leggenda addirittura narra che le Virtù dovessero contenere sette tipi di legumi, sette tipi di pasta, sette tipi di erbe, che il tutto dovesse essere cucinato da sette vergini per ben sette ore… sette, proprio come le virtù cristiane! Il sacro che si unisce al profano in una danza armonica attraverso il cibo, la tradizione, la magia! Non avendo, come detto, a disposizione una ricetta ben precisa noi del Martino, con l’aiuto di qualche signora ben disposta a condividere i proprio ricettario (e forse qualche segreto!) con noi, abbiamo avuto l’ardire di stilare una ricetta per aiutarvi nella preparazione di questo piatto. Non ci resta che augurarvi un “virtuoso” buon appetito! Preparazione La sera precedente mettere a bagno i legumi secchi separatamente, le cotenne in acqua calda con un osso di prosciutto a pezzi (e solo se in ottimo stato) e mondare le verdure. Il giorno dopo, far bollire separatamente i vari legumi e le cotenne, tagliate a quadrettini e divise tra i legumi stessi. Preparate, con la carne tritata mista e un po’ di sale, di pepe e di noce   3 di Noris Cretone moscata, delle piccolissime polpette. Indorare e friggere carciofi e zucchine. Tritate finemente tutte le verdure. In una pentola capiente mettere insieme olio, burro, prosciutto crudo tagliato a dadini e lardo battuto. Unirvi patate, carote, zucchine tagliate a dadini, le polpettine, aglio e cipolla tritati finemente, chiodi di garofano, noce moscata, un cucchiaino di pepe, “l’annit”, le fave, i piselli sgusciati, un carciofo tagliuzzato, maggiorana, “pipirella”, prezzemolo e una costola di sedano, facendo insaporire il tutto, sinché il condimento non venga assorbito. Aggiungere le verdure ed attendere per circa 15 minuti. Diluire il tutto col pomodoro e far sobbollire per 5-10 minuti. Unire i legumi con tutta l’acqua di cottura (ma lasciarne un po’ da parte da passare al setaccio e da unire, poi, al tutto). Far cuocere per 10 minuti circa. Preparare una sfoglia gialla (con uova), una verde (con spinaci), una rossa (con pomodoro) e tagliarle in svariati modi (grandi quadrati, tagliolini, fiocchetti, etc.). Far bollire acqua in 2 pentole. Buttare giù (se si vuole) prima qualche agnolotto e tortellino, quindi, poco dopo, la pasta di grano duro, poca e grossa e, a parte, quella impastata, giusto il tempo di farla tornare a galla. Scolare, fermando la cottura con acqua fredda. Riunire tutto nella pentola dei legumi, mescolare ben bene e togliere dal fuoco. Aggiungere un’abbondante spruzzata di parmigiano, i carciofi e le zucchine indorate e fritte, rimestando di tanto in tanto. Servire dopo circa 2 ore il composto, che dovrà risultare piuttosto compatto. Data l’enorme quantità degli ingredienti, è assai difficile fissare quali debbano essere le dosi. Comunque, fermo restando che saranno l’esperienza, le capacità e il colpo d’occhio di chi cucina a provvedervi, a solo scopo orientativo daremo qualche indicazione di massima, valida per il numero di 6 persone. Ingredienti (per 6 persone): Legumi secchi (fagioli, ceci, lenticchie); legumi freschi (piselli e fave); verdure varie (carote, zucchine, patate, bietole, indivia, scarola, lattuga, cavolo, cavolfiore, rape, borrace, cicoria, spinaci, finocchi, “misericordia”, aglio, cipolla, “annit” — sorta di finocchio selvatico di odore acutissimo ed indispensabile per la preparazione di questo piatto —, maggiorana, salvia, “pipirella” — sorta di timo, rinvenibile nel Teramano —, sedano, prezzemolo, carciofi); inoltre, uova, prosciutto crudo, olio, burro, cotenne, carne di manzo, noce moscata, pepe, chiodi di garofano, lardo, parmigiano, farina, pasta di grano duro di varie qualità e, volendo, tortellini e agnolotti. 250 gr. di carne tritata, 250 gr. di prosciutto crudo, 100 gr. di lardo, 50 gr. di burro, 1 bicchiere d’olio d’oliva, 1 noce moscata, 4 chiodi di garofano, una bella manciata di parmigiano, 4 uova, 250 gr. di pasta di grano duro e, volendo, una manciata di tortellini e agnolotti, ½ bottiglia di pomodoro (o una scatola di pelati).

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4   EDUCAZIONE ALLA LEGALITA’ di Halima Selmane 2F Un’ esperienza educativa che ha arricchito i giovani del nostro Istituto Lunedì 14 marzo, presso la sala Buon Pastore di Villa Rosa, gli studenti hanno incontrato Pippo Giordano, ex agente di polizia ora in pensione, che ha raccontato la sua esperienza durante gli anni di servizio contro le organizzazioni criminali. La manifestazione ha avuto inizio con un breve discorso di ringraziamento della nostra Dirigente prof.ssa Barbara Rastelli, per poi entrare nel vivo della conferenza. Egli ha iniziato a raccontarci dei suoi anni di servizio prima e dopo il suo trasferimento a Palermo dove ha affrontato il crimine, ma anche molte persone che erano state vecchie conoscenze , purtroppo immerse in quel mondo di illegalità ed è stato costretto ad arrestarle. Inoltre ha spiegato che durante gli anni di lavoro ha perso molti amici a causa della mafia che non è solo un problema di criminalità organizzata che compie atti e traffici illeciti,ma tocca tutti noi cittadini e dobbiamo combatterla; inoltre ha consigliato agli studenti di raccontare di questa esperienza anche ai nostri familiari dato che i tempi sono cambiati grazie a noi giovani. L’ agente in pensione ha dichiarato che esistono molte organizzazioni criminali e che noi giovani dobbiamo renderle inefficaci in modo tale che non si manifestino spiacevoli eventi come quello del 19 luglio in cui il giudice Paolo Borsellino perse la vita dopo il suo ultimo interrogatorio. In quell’atto criminoso morirono anche gli agenti di scorta dilaniati dall’esplosivo, famiglie spezzate che hanno dovuto rinunciare ai loro cari. Poi, ci ha spiegato che la Questura, polizia di stato, si divide in 2 squadre : Squadra mobile e Digos .Egli faceva parte di quest’ultima ed era incaricato di combattere il terrorismo, poi decise di far parte della Squadra mobile di Palermo che era composta da 42 agenti ma sfortunatamente si è momentaneamente allontanato dalla adorata città a causa di svariate minacce della mafia. Il signor Pippo Giordani ha inoltre spiegato che la Dia si occupa solo ed esclusivamente della mafia ;egli ha avuto la fortuna di prestare servizio a Roma e a New Work dove ha dato vita a nuove amicizie e acquisito nuove tecniche di investigazione. Egli ha dichiarato che tutti coloro che combattono contro la criminalità non sono eroi, ma persone comuni anche se non sanno se a fine giornata torneranno sani e salvi dai propri famigliari e questo li terrorizza molto ,ma una volta all’opera tutto questo terrore sparisce e ogni agente che perde la vita in servizio trasmette loro forza e coraggio e questo può dirlo perché anche lui,assieme ai suoi vecchi colleghi,ha provato queste sensazioni. Dopo la breve biografia, gli studenti presenti hanno fatto diverse domande, stimolati anche dalla curiosità ed ecco di seguito alcune risposte. I collaboratori di giustizia, i pentiti della mafia e Brigate rosse prima di essere interrogati forniscono la salvaguardia ai loro parenti e poi si passa all’interrogatorio. Finito l’interrogatorio gli vengono dati nome e documenti nuovi oltre ad uno stipendio per mantenersi e vengono trasferiti in un’altra città o paese . Un secondo ufficio si occupa della loro sicurezza e tutto questo solo se le testimonianze date risultano vere. Le autorità non avevano protetto Borsellino dopo la morte di Falcone perché nessuno si aspettava un tale avvicinamento temporale tra le due tragedie ,ma si ha il sospetto che chi l’abbia ucciso cosi frettolosamente, perché probabilmente il giudice stava lavorando su qualcosa di molto grande,qualcosa che andava a danno di questi spietati criminali. Questa sarà la verità o una semplice presupposizione ? E se è vero ,di che cosa si trattava? Queste domande avranno risposta alla fine della sentenza ancora in svolgimento che probabilmente finirà tra breve. Alla fine di questa manifestazione la Dirigente del nostro Istituto ha ringraziato la platea di studenti, docenti e genitori che sono intervenuti,un caloroso ringraziamento è andato all’ex agente Pippo Giordani per la sua disponibilità e per la interessante lezione. E’ intervenuta la vice Sindaco di Martinsicuro anche lei presente a questo evento, ha chiuso con un magnifico discorso. La magnifica manifestazione si è conclusa con altri ringraziamenti dedicati a coloro che hanno reso possibile questo evento che sicuramente ha avuto modo di insegnare a noi giovani molti aspetti della vita di un agente e qual è il significato delle parole criminalità e legalità. Questa è stata un’esperienza che i giovani ,ma anche gli adulti non dimenticheranno molto facilmente dato che aiuta noi minorenni a diventare degli ottimi cittadini.

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  5 “NONTISCORDARDIME’” - OPERAZIONE SCUOLE PULITE dai bimbi della scula d’infanzia di Via Franchi La scuola dell’infanzia di via Franchi Villa Rosa, il giorno 15 marzo ha partecipato con successo ed entusiasmo alla Giorata nazionale di volontariato organizzata dalla Legambiente e dedicata alla qualità e alla vivibilità degli edifici scolastici. Alla riuscita della giornata Educativa-didattica hanno contribuito: il signor Bruni della Scuola Blu di Martinsicuro, i bambini, le insegnanti e soprattutto i papà. Si.. i bambini avevano bisogno di braccia forti per migliorare l’aspetto della propria scuola, er questo hanno deciso di chiamare i propri papà che si sono dimostrati: teneri più che forti. affettuosi e ben informati sulla raccolta diferenziata. Gli abbracci, le coccole hanno fatto da sfondo a questa giornata di volontariato, in cui tutti insieme grandi e piccini, si sono dedicati all’educazione: pulizia delle aule, piantumazioni di piante e fiori nel giardino, ritinteggiature degli spazi comuni, murles... Tutto è servito per rendere la scuola un luogo più accogliente, allegro e vivace. Che bella esperienza! E’ stata anche un’occasione per confrontarsi sui temi ambientali, promuovere in senso civico e la consapevolezza di appartenere ad una collettività dove è responsabilità di tutti rispettare e prendersi cura degli spazi comuni E soprattutto è stata una giornata che è servita come prova generale di impegno civile per crescere cittadini consapevoli e informati, che scelgono stili di vita sostenibili per un futuro migliore. Grazie a tutti per aver reso possibile questa esperienza.

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6   SAMB: DOVE ERAVAMO RIMASTI?! 10 aprile 2016, ore 16.52… un’emozione unica, forte e indescrivibile mi assale proprio mentre il direttore di gara decreta la fine dell’incontro e con essa la vittoria aritmetica del campionato di serie D. Esattamente in quell’ attimo, mentre oltre settemila Cuori e ugole rossoblù continuano, come fossero eterne, a cantare a squarciagola, dopo una giornata intera, densa di fortissime emozioni, e iniziata alle 12:30 con un corteo simbolico che ha unito il vecchio teatro, l’intoccabile (per tutti noi tifosi e per i cittadini sambenedettesi) e storico “Fratelli Ballarin” e il nuovo (agosto 1985) e attuale “Riviera delle Palme”, cattedrale nel deserto che Amministrazioni Comunali non si degnano ancora di valorizzare come struttura potenzialmente tra le più belle e funzionali di tutto il circondario, se rinverdito e sfruttato al meglio. Mentre nelle mie orecchie entrano i canti di gioia di un popolo sempre in festa nonostante quattro fallimenti societari (tre dei quali negli ultimi 10 anni…), nonostante quattro promozioni negli ultimi 7 anni, trovandosi a lottare sempre nei tornei dilettantistici, ripenso finalmente con gioia a quel 5 maggio 2013. A quel pomeriggio di tre anni fa quando in campo i ragazzi di Ottavio Palladini vincevano il campionato di serie D onorandolo fino all’ ultimo secondo dell’ultima gara grazie alla superflua ma importante trasformazione del calcio di rigore di Cristian Pazzi e, contro ogni regola sportiva, essere maltrattati dai recanatesi che vietavano loro addirittura di farsi la doccia… I festeggiamenti nei pressi del porto, dopo 4 anni d’Inferno da quel maledetto 7 giugno 2009 a Lecco: si ritornava finalmente in Lega Pro Seconda divisione (4° livello). Che gioia quel giorno… ma c’era qualcosa che sembrava stonare… E martedì 16 luglio 2013, dopo le ore 13 (termine ultimo di presentazione della fidejussione per l’iscrizione al torneo di Lega Pro) tutti capimmo che per la quarta volta eravamo stati traditi… Ad oggi, 11 aprile, ci separano 1000 giorni esatti da quella maledetta data, capace di uccidere definitivamente qualunque fede, qualsiasi amore, qualunque passione eterna: caduta per la quarta volta e quasi incapace di rialzarsi, offesa e derisa da “iene vigliacche” che, mai vincenti sul campo, si consolano con le sconfitte immeritate e inaspettate (fuori dal “rettangolo verde”) dei loro “nemici” calcistici . Ecco che si riparte per la terza volta dal fondo, anche miracolosamente, grazie a Gianni Moneti… si vince con merito il torneo con Andrea Mosconi e, l’anno dopo, lo scorso anno, si capisce ancora una volta che Gianni Moneti non può farcela, nemmeno con l’aiuto di Manolo Bucci… Il campionato va a rotoli con la squadra e il nuovo tecnico, Silvio Paolucci, che hanno grandi limiti e vengono palesemente contestati… Questa città e questi tifosi vogliono di più e meritano di più, non può piovere per sempre… non si può sempre essere uno sfortunato Paperino… L’arrivo della famiglia Fedeli, padre e figlio, Franco e Andrea, fa girare il vento in “Riviera”. Si capisce subito che patron Franco è un tipo che “non le manda a dire”, soprattutto quando, con la sconfitta in casa contro il Matelica e con la squadra prima in classifica, decide di cambiare tecnico…: ‘SOGNA VENCE!!! Ed ecco che dal “passato”… da quella domenica di maggio 2013, esce fuori il nome di colui che attualmente, dopo Marino Bergamasco e Alberto Eliani, è l’allenatore più presente nella storia della nostra beneamata Sambenedettese, Ottavio Palladini. Il tecnico sambenedettese accetta subito l’incarico perché comprende la solidità e la forza di questa nuova società, e con il suo fido e prezioso collaboratore, Gigi Voltattorni, perfeziona la squadra rendendola imbattibile: impressionante fino ad oggi il suo cammino con diciassette vittorie su ventidue gare senza mai perdere!!!! E la vittoria di ieri, quella della sicurezza, della C matematica, dell’undicesima promozione rossoblù negli ultimi 60 anni, quarta di Ottavio Palladini (una da giocatore e tre da allenatore), è stata voluta fortemente contro un avversario mai domo che ha cercato fino alla fine di guastare e rimandare la festa in casa rossoblù… Non sarebbe stato giusto verso un popolo festante sempre abituato a soffrire e sempre fiero, eternamente in piedi malgrado tutto!!! Un popolo che come questa Samb di Ottavio Palladini è imbattibile perché abituato a soffrire e a lottare fino al raggiungimento della meritata vittoria!!!! E al triplice fischio dell’arbitro ho pensato a dove eravamo rimasti… a quel 5 maggio 2013… al suo pensiero… a quella gioia meritata, vissuta, ingiustamente mai goduta per la mancata iscrizione del 16 luglio seguente. Esattamente 1000 giorni fa pensavo che quel giorno sarebbe dovuto tornare e sarebbe stato più bello, sarebbe stato più emozionante, sarebbe stato finalmente vero…. Quel giorno è arrivato, adesso tutto comincia!!! ETERNAMENTE SAMB !!!!

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I ROSSOBLU TORNANO IN LEGA PRO   7 di Luigi Tommolini © RIPRODUZIONE RISERVATA

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8   AMARCORD ROSSOBLU-BRUNO RANIERI di Luigi Tommolini Grande persona e molto sensibile verso coloro i quali sono stati sfortunati (vittime e feriti del “Rogo Ballarin”, Stefano Borgonovo, Tiziano Manfrin) tiene vivo il ricordo di chi in quegli anni ha tenuto alto il nome della nostra e, anche sua città, presidenti, dirigenti, giocatori di quella immortale Sambenedettese Calcio!!! BRUNO RANIERI, centrocampista, nasce a Torre Annunziata (NA) il primo giorno del 1952. Poco più che maggiorenne (18 anni e 8 mesi), mister Romolo Bizzotto lo fa esordire in serie B con la maglia della Reggina all’”Ardenza” di Livorno: Bruno entra al 13’ della ripresa in sostituzione di Flavio Fiorini; in quella squadra gioca “un certo” Nedo Sonetti. Due anni in serie B sullo “stretto”, 21 presenze totali, ed ecco il passaggio in serie A al Napoli di Beppe Chiappella che lo fa esordire a 20 anni e 10 mesi nel pareggio al “San Paolo”, 1-1, contro la Juventus di Cestmir Vickpalek, zio di Zdenek Zeman. Ranieri gioca tre gare e nell’estate successiva passa alla Casertana in serie C dove gioca tre anni (108 presenze) e nel 1976, sempre in terza serie alla Turris, due anni in C, 73 presenze e una rete. Nel 1978/79 è nella Nocerina neopromossa in B, 21 presenze e l’anno successivo arriva al Cosenza di mister Nedo Sonetti in C2 dove vince in campionato giocando 33 gare e realizzando una rete. L’estate successiva, 1980, il tecnico di Piombino è chiamato in C1 dal presidente rossoblù Ferruccio Zoboletti: la Samb è appena retrocessa e per la risalita Nedo Sonetti porta con se’ da Cosenza “Juary” Perrotta e Bruno Ranieri. Da quell’estate Bruno, come molti altri rossoblù, si stabilirà per sempre nella nostra cittadina. Con la casacca della Samb disputa 204 gare (ottavo nella graduatoria delle presenze in rossoblù, capeggiata da capitan Paolo Beni) e segna due reti. Gioca sia al “Ballarin” che al “Riviera delle Palme” e si dimostra nel tempo giocatore fondamentale e indispensabile nelle formazioni rossoblù di quegli anni in B allenate da Nedo Sonetti, Roberto Clagluna, Francesco Liguori, Guido Mazzetti e Giampiero Vitali. Una promozione e nessuna retrocessione, indossa per l’ultima volta la casacca rossoblù nel rocambolesco successosalvezza dell’ultima giornata a Bari, 4-3, quando ad un minuto dal termine subentra al compianto Tiziano Manfrin, suo grandissimo amico. L’anno dopo è alla Nocerina in C1 dove disputa 34 gare e segna una rete, poi con il Penne e la Fermana in serie D per chiudere a 40 anni la sua lunghissima carriera di calciatore nel Porto Sant’Elpidio. NUMERI E CURIOSITA’ DELLA SUA CARRIERA DI CALCIATORE: IN ASSOLUTO: ESORDIO IN B: 27 settembre 1970 (18 anni e 8 mesi) Livorno-Reggina 1-0 (27pt rigore Baiardo). ESORDIO IN A: 19 novembre 1972 (20 anni e 10 mesi) Napoli-Juventus 1-1 (42pt Capello, 26st Mariani). IN ROSSOBLU’: TORNEI: 7 (6 in B, dal 1981/82 al 1986/87 e 1 in C1, 1980/81). TOTALE GARE: 204 (178 in B, 26 in C1). TOTALE RETI: 2, entrambe in serie B. ESORDIO: 28 settembre 1980, Serie C1, Samb-Rende 1-0 (3st Walter Santo Perrotta). ULTIMA GARA: 21 giugno 1987, Serie B, Bari-Samb 3-4 (21pt rigore Selvaggi (SA), 25pt Rideout, 37pt Di Nicola (SA), 36st Turrini (SA), 37st Ginelli (SA), 40st e 41st Rideout). PRIMA RETE: 27 settembre 1981, serie B, Samb-Cremonese 3-0 (13st Moscon, 33st Ranieri, 44st Rossinelli). ULTIMA RETE: 5 giugno 1983, serie B, Samb-Foggia 3-0 (38pt rigore Ranieri, 22st Ferrante, 38st Lunerti). Luigi Tommolini. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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IL MONDO DEL BIANCAZZURRO   9 di Emanuela DI Teodoro Il Biancazzurro è una cooperativa sociale che nasce nel 1995 in collaborazione con le Diocesi di San Benedetto del Tronto, Montalto e Ripatransone. La cooperativa, situata nel territorio sambenedettese, è costituita da un centro diurno e da una casa famiglia e si occupa di fornire un’adeguata assistenza e di garantire a persone svantaggiate una possibilità di integrazione all’interno del contesto sociale. Per questi ragazzi le giornate trascorse in compagnia di volontari e di personale competente diventano un’occasione di crescita e di interazione. A tal proposito noi del “Il Martino” abbiamo intervistato Stefano Vallese, uno degli operatori del centro, che lavora da diversi anni presso questa struttura e che ci ha fornito diverse informazioni su quelle che sono le giornate tipiche dei ragazzi. fisioterapisti, ognuno dei quali ha una funzione precisa all’interno del centro e tutti trascorrono il loro tempo con i ragazzi aiutandoli, talvolta, anche nella piena integrazione sociale; gli educatori, inoltre, creando un rapporto con gli ospiti e trascorrendo una volta all’anno un periodo di una settimana con i ragazzi cercano di rafforzare la fiducia e la complicità del rapporto, componenti indispensabili per la vita all’interno del centro. Tra le varie iniziative promosse dalla struttura non mancano uscite organizzate ed eventi particolari, che ogni anni portano alla luce il pieno entusiasmo di alcuni ragazzi, come il carnevale, durante il quale tutti preparano maschere e costumi autonomamente e si organizza una grande festa con musica, balli e tanto divertimento. Annualmente viene anche organizzato un torneo di bocce presso il palazzetto di Civitanova, un momento di divertimento e di gioia, un’occasione in cui anche una semplice medaglia può diventare motivo di soddisfaAll’interno della cooperativa sono presenti diverse atti- zione. Insomma il Biancazzurro è un mondo in cui ognuno cerca vità ricreative, per esempio un laboratorio artistico- arti- di esprimersi e di dare il meglio che può, è un mondo fatto di storie gianale, un laboratorio di informatica, uno multimediale e ognuno degli ospiti viene indirizzato verso una di queste attività in base alle proprie abilità, capacità ed interessi. Nel corso degli anni si è andata a creare una vera e propria bottega del Biancazzurro, i ragazzi, infatti, realizzano vari oggetti in ceramica e li decorano con varie tecniche; questi vasi, portachiavi, porta oggetti, scrigni vengono, poi, venduti presso una bancarella durante il mercato cittadino. La cooperativa ha, inoltre, inaugurato un progetto per autofinanziarsi attraverso la creazione di bomboniere e partecipazioni solidali, in questo modo le coppie di sposi possono scegliere di aiutare il centro fornendo un piccolo contributo e ricevendo in cambio oggetti o bigliettini direttamente realizzati dai ragazzi con l’aiuto degli educatori. Il personale è composto da figure specializzate e qualificate tra psicologi, pedagogisti, operatori socio sanitari, © RIPRODUZIONE RISERVATA

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10   L’OROSCOPO...IN DIALETTO Quand caspt sete furb, sapet proprje parlà e chi v’ sent non v’ po’ dì d’ no! Tenet Mart e Saturn che v’ dà na mà in amor perciò se vulet trvà la sposa sete furtunat da mò fin a magg. Lu lavor porta tant cus nov soprattutt s’ set giuvn o vulet prtà annanz nu progget. Cumpreta e vnneta che facet tant affar bone! di Noris Cretone “Questa è la casa mia e qui cumman io…!” Arptet sempr stà storia, vulet cummanà sempr vuje. Parleta sempr non v’ putet stà nu mumend zitt. Tappetv la vocca almen giuvdì e vnardì prossim sennò ltghet pur c’ lì mur. Lu lavor va bè ma non facet lu pass chiù lung de la gamma. Attenzion! La primaver v’ fa esse ancor d’ chiù insistent…v’ lu so dit tant vodde, tenet la coccia tosta e se vulet ottenè ca cus non v’ ferma nesciù! Stet attend che putet entrà in cris con la moje o lu marit ma se supret la cris, restet nzimbr p’ tutta la vita! Prima d’ parlà e cunvinc qualche d’un, ‘mparet a capiv da sul e a cunvinc voi stess…Set sempr psant e non v’ va bè mai nind! Dop nu periodo dfficil mò và meje ma stet attend a li sold p’ tutt lu mes d’april, pchè tenet lì mà nu cò sbusciat. Stetv calm che fra puc cuminc nu periodo d’ cagnament tutt positiv. Scì bndedtt fije, vuje sete proprje brav e p’ ciò le stell v’ dà tanta furtuna stù mes! Lu lavor e le amicizie va che è na schiuppttata però stet attendc a lì prsò che rosca pchè tenet lì pianit favorevol. Pur la salut va bone però dneta fa gnnastica pchè v’ stet nquartenn nù cò! Sete sempr affascinand ma soprattutt ne li mis d’april e d’ magg. Li persò che v’ s’ avvicina non v’ po’ rsist. Lu lavor va bone, però non esaggeret pchè stet a fà tropp cus e pù v’ sndet mal. L’amor v’ fà nu bel regal e v’ fa cunosc tant prsò bell ma una potrebb dvntà la vostra nova sposa…facetv’ li capill e mbrufumetv! Sete proprje brav cò la parol…putet fa l’attore o l’attric de lu Segret! Non v’ piac a litgà e allor uset la calm e la pacinzia ma non trert tropp la corda che la pacinzia prim o poi finisc. Dentr la famija parlet sempr e sol d’ sold soprattutt martedì prossim. Giov però arriv a dav nà mà e s’ vulet nu fije acchiappet maritv e detv dà fa! La Luna Nov v’ regal tanta fortun in amor…però n’ po’ fa tutt la luna detv da fa pur vuje. Jet ngir da qualch part n’ facet sempr lì asocial! Facetv li capill e jetv a fà nu gir che trovet sicurament la sposa. Lu lavor è psant anche pchè stù mes v’ sentet n’ cò stracc. Facetv na curetta e magneta men porcherie che la pression sabbas. Sete nu bell cò furb, lì prsò li giret come na cazzetta p’ faje fà quel che volet vuje. Stet attend però a non pazzià tropp, pchè qualche d’un s’ po’ scuccià. Lu lavor va bè e v’offre nove possibbilità ma a vuje non v’ ne frega nind, sete sempr c’ la coccia p’aria. Lasceta perd li parind che v’ stressa e v’ fa ltgà c’ la moje o lu marit. Stet calm pchè s’ sete cuscì aggressiv quand parlet e dalla ragiò passet a lu turt. Lu segn che teè la coccia tosta pegg d’ vuje è l’ Aquarje pciò stet alla larga pchè s’ v’ ngundret facet lì fiamm! Lu lavor va che è nà schiuppttata e se vulet venn la casa, la machna, facetlu mò che lì stell è favurevol…ptet venn pur la socera è secur che trovet qualch matt che se la pija! Certe vodd’ sete proprje stran…chi v’ capisc è brav! V’ chiudet come li ricc e sete solitari quand non v’ và bè cà cus. Stet attend a li discussion che s’ prsenta dentr la famija. Stet calm lu giovdì prossim pchè se accemendet qualche d’un facet nu macell. Lu lavor va bè e se vulet cagnà detv da fà pchè c’ stà bell occasion. Sete nu tornad com chill che se ved a la television…mttet l’allegria a tutt lì prsò che v’ ngondra e soprattutt la voja d’ partì pchè vuje tnet sempr la valigfor da la port. Mercurje e lu Sol ‘ portn tanta fortuna soprattutt p’ chi s’ vò spusà. Attend a la salut soprattutt a la pression adda, set magnat tropp durant li fest mò jeta in campagn e majetev la nzalata.

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L’ANGOLO DEL DIRETTORE Cari lettori, tornato alla base dopo diversi mesi di vita in un’altra realtà. Una delle diverse realtà che fortunatamente ho potuto vivere nella mia vita. In queste esperienze cerco di apprendere e di conoscere, di vedere e di domandare. Ho imparato a capire anche le diverse usanze, alcune vi confesso molto strane, delle persone e delle diverse popolazioni. Capisco i miei limiti e capisco invece dove posso e devo migliorare. Però ho una gran voglia sempre di imparare e di prendere il meglio per portarlo a disposizione degli altri.   11 di Redazione elezioni in due comuni limitrofi come San Benedetto del Tronto e Colonnella. Sarà anche interessante commentare il risultato del referendum delle trivelle. Se poi avete idee e suggerimenti contattateci. Pensavamo di fare un bel numero con le vostre fotografie e le cose che volete mostrarci, non necessariamente piatti e cibo o le allegre famiglie o gli amici sulla “playa” martinsicurese. Magari la tovaglia della nonna che non usate mai o un quadro orribile che vi ha regalato un lontano parente. Come sempre auguro una Come in quest’avventura al Martino dove, onestamente, non buona lettura. ho avuto grandi guadagni personali (ma deve essere nella mia “genetica” con il denaro) ma ho avuto il piacere di incontrare di solito belle persone e di vedere all’opera dei “giornalisti” precisi e puntuali. Alcuni di questi collaboratori a breve diventeranno, incrociamo le dita, dei veri e propri giornalisti. Inoltre vorrei pubblicamente ringraziare Ilenia per il suo lavoro meticoloso svolto con noi. S’inizia così, con “umiltè” e poi se hai stoffa (e un pizzico di fortuna) si va avanti. Dovrei scrivere anche su come ho ritrovato la cittadina di Martinsicuro dopo mesi di assenza. Questo punto forse lo tratteremo più avanti. Cercheremo di essere ancora presenti in questo periodo, tra circa un anno ci saranno le elezioni comunali. Già si sentono notizie d’incontri, movimenti e mutamenti. Interrogheremo anche voi lettorielettori. Intanto sarà interessante vedere come andranno le IL GIOCO DEL MARTINO Trova la soluzione cerchiando le lettere rimanenti che comporranno la parola identificativa dell’immagine qui sotto 1. ADRIATICO 2. ANFITEATRO 3. PAESE 4. PISTA 5. POZZO 6. APRILE 7. QUORUM 13. FEMMINILE 8. ARCOBALENO 14. INNOCENTE 9. SACRO 10. CALVINO LA SOLUZIONE 11. VOLLEY E’: 12. CHIESA ----------

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12   TURISMO IN BIKE TO COAST di M.Giulia Mecozzi ai sensi della L.R. n. 11 del 03/03/1999 e Delibere CIPE 3/06 APQMR02. Nel progetto è anche prevista la realizzazione di tre ponti, di cui uno esclusivamente ciclopedonale (sul fiume Vomano – tra Roseto degli Abruzzi e Pineto), dal costo previsto di € 2,4 milioni; e due per il traffico veicolare, con corsia riservata alla pista ciclopedonale (ponte sul fiume Piomba - € 2,0 milioni; ponte sul fiume Saline - € 4,28 milioni). Oltre al completamento del percorso ciclabile costiero, la Regione, con il masterplan per la gestione dei fondi strutturali 2014/2020, intende realizzare un sistema ciclabile “a pettine” che collegherà l’itinerario della “Ciclovia Adriatica” con l’entroterra abruzzese, utilizzando le vallate fluviali di cui la regione è ricca. Sono stati già in parte finanziati due progetti, uno relativo alla Val Vibrata, con il collegamento Alba Adriatica-Civitella del Tronto, di circa 30 km, e l’altro relativo al fiume Arielli, all’interno di un contratto di fiume. Nella nostra città di Martinsicuro i lavori sono iniziati il 14 Marzo e il cantiere rimarrà aperto fino al 30 Giugno per poi riprendere il 15 settembre. Godere degli splendidi paesaggi del nostro Abruzzo, in compagnia di amici e pedalando una bicicletta sarà presto possibile grazie ad un ambizioso progetto che la Regione sta portando avanti anche lungo la zona costiera, così che potrà conoscere una importante fase di rilancio e valorizzazione. Diciannove comuni, tre province, 131 chilometri di litorale da pedalare. La ciclopedonale Bike to Coast è il progetto di una strada nuova per il turismo sostenibile abruzzese. Un’idea improntata alla mobilità dolce, oltre alle già rodate mountain bike che si inerpicano sull’Appennino tra le bellezze dei parchi nazionali. Si tratta di una ciclovia dal chilometraggio imponente, lanciata nel 2013 per unire sotto l’egida del cicloturismo tutta la costa dell’Abruzzo, da Martinsicuro a San Salvo, dalla provincia di Teramo a Chieti, passando per Pescara. Con un investimento di fondi europei per quasi 33 milioni di euro, l’obiettivo è la realizzazione di 76 chilometri di pista, con ponti e strutture, per integrare i 54 chilometri di tratti già esistenti a inizio progetto. La ciclopedonale avrà in media 2 metri e mezzo di larghezza, cartelli informativi per indicare l’itinerario, un mix di fondo in cemento, asfalto e legno con rifiniture e sarà un susseguirsi di paesaggi mozzafiato vista mare lungo un tragitto pianeggiante, oltre ad alcuni tratti in leggera pendenza. Un percorso per cicloturisti e potenzialmente per lavoratori, ideato unendo tratti di strade rurali, ferrovie dismesse e tratti pedonali resi ciclabili, con fontane d’acqua, bicigrill e assistenza. Ricordiamo che il 25 luglio 2015 è stato inaugurato il tratto di ciclabile nel Comune di San Salvo, il primo a tagliare il nastro della Bike to Coast, con grande orgoglio del sindaco Tiziana Magnacca. Ora i lavori stanno proseguendo sia per la realizzazione sia per la messa a norma dei tracciati già esistenti. In Provincia di Teramo, su 47,5 km di costa, le ciclabili già realizzate (ma in parte da adeguare agli standard di legge e alle caratteristiche necessarie per rendere il percorso adatto ad una ciclovia di rango interregionale) coprono circa il 79% del totale; in Provincia di Pescara, su un tratto di costa di 14,2 km, rimane da realizzare il 23% dei percorsi; in Provincia di Chieti, su 69,3 km di costa, solo il 9% risulta coperto da percorsi ciclabili. In totale sono stati investiti 32,8 milioni di euro, di cui € 26,5 milioni a valere sul PAR FAS 2007/2013 e € 6,3 milioni relativi a interenti già finanziati

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L’ABRUZZO NEL CINEMA: AMORE IMPERIALE   13 di Gino Bucci Da Il ritorno di Don Camillo (1953) fino a The American (2010, con George Clooney) l’altopiano abruzzese di Campo Impe ratore (insieme ad alcuni borghi dell’aquilano) ha affascinato il cinema con i suoi paesaggi brulli e selvatici, romantici e cupi, “forti e gentili”. Paesaggi adatti - ad esempio - allo spaghetti-western: Lo chiamavano Trinità... (1970) e il suo sequel ...Continuavano a chiamarlo Trinità (1971) con Bud Spencer e Terence Hill, due fra le pellicole più famose della storia del cinema italiano, si eternano nella memoria comune attraverso le meravigliose, desertiche, passeggiate abruzzesi degli amici maneschi. Keoma (1976) del grande Enzo G. Castellari, segna (mirabilmente) la fine del western all’italiana: il canto del cigno d’un genere e di un’epoca storica. Alla commedia: da Serafino (1968, la maggior parte del film, ad onor del vero, è stata girata ad Arquata del Tronto) di Pietro Germi all’indimenticabile Amici miei atto II (1982) di Mario Monicelli, fino a Così è la vita (1998) di Aldo, Giovanni e Giacomo. Al fantasy internazionale: Krull (1983) di Peter Yates, Yado (1985) di Richard Fleischer e Ladyhawke (1985) di Richard Donner con la deliziosa Michelle Pfeiffer. A veri e proprio kolossal: Il nome della Rosa (1980) di Jean-Jacques Annaud - tratto dall’omonimo romanzo del compianto Umberto Eco - si avvale, in alcune panoramiche, della bellezza eremitica di Rocca Calascio (AQ). King David (1985) di Bruce Beresford, polpettone americano con Richard Gere, si lascia guardare solamente per la scenografia lucana (Matera) ed abruzzese. A numerosi film drammatici, ne citiamo solo alcuni: La roccia incantata (1949) di Giulio Morelli; Il deserto dei Tartari (1976) di Valerio Zurlini, tratto dal celebre romanzo di Dino Buzzati; Autostop Rosso Sangue (1977) di Pasquale Festa Campanile, notevole thriller on the road; L’orizzonte degli eventi (2005) del reatino Daniele Vicari con un commovente Valerio Mastrandrea. Per ben due volte, inoltre, Campo Imperatore ha avvolto con le sue splendide atmosfere delle pellicole dedicate al Santo di Assisi: Fratello sole, sorella luna (1972) di Franco Zeffirelli e l’ottimo Francesco (1989) di Liliana Cavani con un Mickey Rourke inopinatamente ieratico. Sul Gran Sasso, diceva Guido Piovene, “dovunque si sente lo spazio”; un sentimento che sa farsi visione, meravigliosa visione.

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14   LA REALTA’ DEI SOGNI di Giusy Valori è viaggiatore solo per destino ma lo è anche mentale. E questo lo porterà sempre più ad una profonda conoscenza di se stesso. È anche la ricerca di un sogno , di una promessa, di una parola ritrovata che sia alla portata di tutti. È la ricerca di idee e pensieri innocenti e delle ragioni che spingono un paese ad odiare e a non tollerare chi non è parte integrante dello stesso, chi non la pensa come gli appartenenti a quella terra, chi professa una religione diversa, chi scappa dalle atrocità della guerra. Sono ragioni effimere che rifiutano il pensiero e lo oltraggiano . Ed è in mezzo a questo “ caos” malato, chiuso tra le rovine della sua esistenza che il poeta sente il bisogno di uscire per ritrovarsi in un paese che è fuori dai confini geografici e che sa mettere a tacere la morale borghese, un paese che sa lottare contro ogni forma di massificazione dell’uomo. Esso è come la parola nuda e scovata che ritrova la propria verginità in una nuova condizione umana. Per Ungaretti la ricerca della parola innocente è l’espressione più pura ed è, per usare le sue parole, “ la limpida meraviglia di un delirante fermento”; è l’emergere della stessa da un voluto silenzio. La voce del poeta si leva sulle rovine e sui dolori della guerra e condanna la violenza dell’uomo che è diventato peggiore di Caino. Egli stesso ci fornisce un’interpretazione personale contenuta nella “ Vita di un uomo: Girovago” e scrive: “ Questa poesia composta in Francia, dove ero stato trasferito con il mio reggimento, insiste sull’emozione che provo quando ho coscienza di non appartenere a un particolare luogo o tempo. Indica anche un altro dei miei temi, quello dell’innocenza della quale l’uomo cerca traccia in sé o negli altri sulla terra”. Questa di Ungaretti è un’interpretazione molto forte soprattutto quando dice di cercare tracce d’innocenza in sé o negli altri. L’uomo non è più abituato né a considerarsi innocente , né a considerare innocenti i propri simili, soprattutto quando li considera diversi. La ricerca di questo paese è in realtà la ricerca di un’integrazione dove nessuno condanna nessuno per questioni di non appartenenza geografica. È l’espressione più “ innocente” di un luogo ideale che riesce a sottrarsi alla manipolazione per far posto alla purezza originaria. Ci pare lontano anni luce da tutte le società corrotte nelle quali siamo destinati a vivere. È un luogo che si riappropria di un linguaggio puro capace di rappresentare un mondo che sa rimanere fedele ai fatti. Quel paese sembra chiuso da bastioni. Il sogno è varcarne la porta. Ogni tanto, da lontano, da voci immaginarie forse, giunge notizia che una persona sia riuscita ad entrare ed è difficile stabilire con certezza se quel tanto di buono che si vede nel mondo è stato sognato da qualcuno o sia veramente accaduto. È forse un paese incantato, un ideale degno di una favola che però il poeta si porta dentro e che ci portiamo dentro anche noi. La difficoltà sta nel vederlo. È il luogo elettivo non contaminato da insulsi complotti politici , la sede struggente d’incontro tra culture diverse, religioni diverse, idee diverse. Da qui l’urgenza di tornare indietro , a quel mondo primitivo fatto di giochi e di suoni armoniosi dove la “ pretesa d’amore” , per assurdo, spinge la poesia alla ricerca di tutti i paesi affinché essi diventino “ uno”. Potrebbe definirsi semplicistico ridurre questo desiderio di ricerca da parte di qualcuno ad una raccolta di sogni prodotti , per qualche cosa che aspettiamo e che forse non arriverà mai. Spesso può trattarsi anche di racconti illusori. Ma il sogno o il desiderio normalmente è collegato a qualcosa di reale e di buono che vive in tutti noi e in quella terra a lui tanto cara. Ungaretti cerca un viaggio versi le origini, l’impresa folle di un uomo, un poeta che cerca di raggiungere un luogo armonioso, felice, di pace. E per raggiungerlo godere di un solo minuto di vita iniziale. Nella sua poesia e, in particolar modo in questo verso, Ungaretti esprime tutta l’ansia e il desiderio di trovare un paese che non abbia visto la distruzione e vissuto il dolore. Cerca la vita di prima, la vita innocente come innocente dovrebbe essere un paese che non è più in grado di nuocere a nessuno. Ma cerca anche la libertà, la parola ritrovata che sgorga sincera dalla bocca di tutti, uno sguardo innocente su volti senza maschere. Cerca la poesia di un linguaggio semplice con il quale si possa ricostruire un’identità messa sempre in pericolo dalla corruzione, dall’avidità di potere, dallo spettro della guerra, dalla non tolleranza. Dov’è finita questa innocenza? L’ innocenza di chi ancora si stupisce delle cose più semplici? L’arcobaleno di Goethe è ancora là, fermo nel suo cielo, in attesa che qualcuno lo guardi ancora; quel silenzio speciale di Siciliano, quello che illumina l’anima, sussurra ancora ai cuori e li unisce; le parole di Saramago, le più semplici e comuni, quelle spicciole, quelle familiari, quelle che si trasformano in lingua d’altro mondo se solo le sfiorasse di sole lo sguardo del poeta. Dov’è finita quella “ Lei” di Salinas che invade il mondo e quella “ Lei” di Kafka, un fuoco vivo quale non aveva mai visto; il cuore da bambino di Hemingway , quel linguaggio che ci portiamo dentro di Calvino, come un mondo tutto esclusivo, quel silenzio di stella di Neruda, così lontano e semplice come quello di una notte muta e costellata? Sì, tutto questo potrebbe avere un senso se fossimo capaci di caricarlo ancora di Poesia! E allora, una montagna, gli abbagli, le strade, le persone, le pareti bianche di una casa, una sera d’estate non saranno più uguali a se stessi ma ci sembreranno di “ una bellezza indicibile” come scrisse D’Annunzio quando posò lo sguardo sull’azzurro del suo lago! Posso immaginare o meglio posso sentire cosa provasse il poeta, il quale, nell’attesa percepisce tutta l’amarezza e l’angoscia del presente ma anche tutta la volontà di vivere. Quando penso ad un paese privo di queste cose , e quando penso ad un paese incorrotto, mi viene in mente questo paese che, come la “ città di vetro” di Montale, appartiene al passato; ad un passato lontanissimo, primitivo come un “ sacro giardino dell’Eden”. L’ideale sembra irraggiungibile, fuori dal tempo; è un ideale poetico e un tornare a guardare le cose con gli occhi innocenti e curiosi come quelli di un bambino. La ricerca di questo paese quindi allude ad un viaggio verso le radici più profonde dell’ “ io” affinchè l’uomo possa ritrovare la propria identità perduta insieme con l’innocenza. Il desiderio diventa metafora dell’uomo capace di ritrovare i passi antichi del proprio percorso. Diventa un nuovo viaggiatore che non

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15 I NOSTRI TALENTI ALESSANDRA BUCCI   TI SENTO ANCORA Ti sento ancora adagiato qui sul cuore, profumo intenso che s’insinua tra le crepe dell’anima anche contro la mia volontà. E dover sperare, in un turbinio d’emozioni in forte contrasto, che un giorno, non troppo lontano, tu possa appassire e perdere il profumo mi ferisce ancor di più del dolore profondo che le tue stesse spine hanno impresso a caldo sulla mia carne vibrante

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