Il Martino cartaceo n.6 anno 2

 

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quindicinale di informazione, approfondimenti e interviste

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04 Aprile 2016 - n. 06 anno 2 Quindicinale di informazione, approfodimenti e interviste 1€ RICCARDO ORSOLINI » continua, Pag. 16 CALCIO STORY » continua, Pag. 22 CIRCOLO TENNIS AL VIA LA SERIE C SCOPRIAMO LA SQUADRA LOTTA ALLA MCS » continua, Pag. 12 COME ERAVAMO » continua, Pag. 9 STORIE DI CITTA’ » continua, Pag. 21

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2   DA VEDERE IN TV Rai 1 – Martedì 5 aprile ore 21:10 Una pallottola nel cuore 2 1°Tv (1° puntata) Torna su Rai 1 la fiction caratterizzata da umorismo e tanta ironia, con protagonista Gigi Proietti, nei panni del giornalista di cronaca nera Bruno Palmieri. Sarà composta da 4 puntate, all’interno delle quali vedremo Bruno alle prese con i classici cold case, gli omicidi che sono stati lasciati in sospeso e rimasti senza un colpevole. In particolare, il giornalista, alle soglie della pensione, avrà a che fare con il suo passato, tornando ad indagare su un fatto accaduto 30 anni prima, quando qualcuno gli sparò alle spalle, conficcandogli una pallottola vicino al cuore. A fianco di Gigi Proietti ci saranno i protagonisti che abbiamo conosciuto nel corso della prima stagione: ritroveremo Francesca Inaudi, nel ruolo di Maddalena, figlia di Bruno, e Licia Maglietta, nel ruolo di Paola, mamma di Maddalena, Marco Marzocca, nei panni del fotografo della redazione Fiocchi, Franco Castellano nel ruolo di Adelmo e Ruben Rigillo, nelle vesti di Sandro. Tra le new entry, Cecilia Dazzi ed Enzo Decaro. Canale 5 – Mercoledì 6 aprile ore 21:10 Fuoco amico Task force 45 – Eroe per amore 1°Tv (2° puntata) La nuova fiction dell’ammiraglia Mediaset, in otto puntate, sarà incentrata sulla storia di una squadra dell’esercito italiano inviata in Afghanistan per una delicata missione. Vedrà al centro dell’azione la task force 45 con a capo il maggiore Enea De Santis, interpretato da Raoul Bova, in fuga nel deserto con un gruppo di colleghi, tra i quali si infiltrerà il nemico. L’uomo si imbatterà in un’affascinante afghana di nome Samira e interpretata dall’amatissima Pepa de “Il Segreto”, Megan Montaner. Tra i due nasceranno dei sentimenti sinceri che metteranno le loro differenze socio-culturali in secondo piano. Nel cast figurano anche Romina Mondello e Giordano De Plano. Rai 1 – Venerdì 8 aprile ore 21:10 Laura & Paola (2° puntata) Arriva sulla prima rete della televisione pubblica un “two women show” con protagoniste Laura Pausini e Paola Cortellesi che andrà in onda, in diretta e in prima serata, dagli studi “De Paolis” di Roma. Nel corso delle tre puntate di questo spettacolo, Laura Pausini e Paola Cortellesi saranno protagoniste di tanti numeri musicali e di comicità e riporteranno in tv le atmosfere del grande varietà, accompagnate da tutta una serie di ospiti che faranno loro visita e che animeranno questo show. Uno spettacolo non solo musicale, quindi, quello che andrà in scena, ma fatto anche delle tante esperienze professionali che hanno contraddistinto le carriere delle due. Un racconto a due voci dunque, un ritratto spettacolare di due artiste decise ad affrontare nuove sfide che battezzeranno la nascita di una coppia davvero speciale. Iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Teramo. Iscrizione n 668 del 26 Aprile del 2013. DIRETTORE: Marco Capriotti REDAZIONE: Ilenia Laurenzi, Federica Bucci, Noris Cretone, Maria Giulia Mecozzi, Alessandra Bucci, Marco Capriotti, Angelo Pisani, Luigi Tommolini, Emanuela di Teodoro, Simona Borghese, Andrea Cosenza, Pio Di Leonardo, Matteo Bianchini SEDE REDAZIONALE:: Via Metauro, 10 - 64014 Martinsicuro (TE) Tel./Fax: 0861 1863957 Email info@ilmartino.it Partita IVA 01794480671 STAMPA: Presso sede “Il Martino”. DISTRIBUZIONE E ABBONAMENTI: TABACCHERIA LA CUCALA , Lungomare Europa, 67, Martinsicuro. VAGNONI TRISTANO, Piazza Cavour, Martinsicuro. CIRILLI TOMMASO, Lungomare Europa, Martinsicuro. MATTIOLI CINZIA, Via Roma, 332, Martinsicuro. GENGHI ANNA MARIA, Via F. Lippi, Villa Rosa . TABACCHERIA “LA TORRE”, Via Roma, 447, Villa Rosa. PUBBLICITA’: Contattare il 0861-1863957 ARRETRATI: Richiedeteli al vostro edicolante oppure a Il Martino e@mail: info@ilmartino.it - fax: 0861-1863957. Il Martino Giornale on-line ed anche cartaceo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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SIGISMONDO GAETANI: IL BIODIVERSO CHE TRASFORMA LA CUCINA IN POESIA Varcare la porta della Degusteria del Gigante è come entrare in un bistrot uscito dalla eclettica e geniale penna di Charles Boudelaire…Esso rappresenta una raffinata e affascinante evoluzione del bistrot nato in Francia ed arrivato anche da noi in Italia, però con importanti differenze. Sì perché, se nei bistrot francesi si può normalmente solo bere un caffè o gustare un calice di vino, nel nostro paese invece, sono sinonimo anche di cibo e di qualità delle pietanze; la Degusteria del Gigante ne rappresenta un valido e unico esempio nel nostro territorio. Ad accogliermi Sigismondo Gaetani proprietario e anima del ristorante, benché indaffaratissimo, ci tiene a farmi accomodare in uno dei tavoli dal quale si può ammirare tutta la sala, per parlare della sua esperienza e del suo innovativo concetto di “cibo” . Luci soffuse e atmosfera rilassante il tempo sembra essersi fermato, al punto tale che anche i camerieri che si occupano di allestire la sala, che di lì ad un’ ora ospiterà gli avventori, sembrano muoversi con calma e pacatezza come se tutto al suo interno assumesse un ritmo diverso. Unico luogo dal quale si percepiscono rumori provocati dallo “scalpitio di pentole” è la cucina che pur trovandosi a pochi metri da quell’ambiente così suggestivo, miscela perfettamente la frenesia della preparazione delle portate, provocando in me una forte curiosità di entrarvi e sbirciare il lavoro della grande chef Sabrina Tuzi. La chef Sabrina Tuzi che nel giro di pochi anni ha stregato i critici della cucina pluristellata, tanto da diventare protagonista, al fianco dello chef Carlo Cracco, dell’iniziativa gastronomica “Ambasciata del Gusto” a Milano, nata come evento collaterale all’Expo universale. Good Food in Good Expo è la declinazione 2015 del format di eventi “Milano Gourmet Experience” creato dall’Associazione Maestro Martino. Protagonisti principali sono stati i dodici chef selezionati da Cracco, dal Trentino alla Sicilia, che si sono alternati nei fine settimana di tutta l’estate 2015. L’Ambasciatrice della regione Marche, che ha portato all’Expo l’identità della sua regione, è stata proprio Tuzi che con i suoi piatti ricercati ha letteralmente fatto innamorare le papille gustative di chi ha partecipato. Una volta rientrata a San Benedetto del Tronto, nonostante il grande successo, ha continuato con il suo amico Sigismondo la ricerca accurata e “biodiversa” del mangiar bene. Serate a tema dedicate ad esaltare non solo il piatto che prepara lo chef ma la “l’anima dello stesso” come dice Boudelaire che vive e dimora nel prodotto che viene dalla terra. La madre terra che Sigismondo riconosce essere malata e per questo vuole proporla sulla tavola dei suoi ospiti attraverso “i vecchi semi e i prodotti rigorosamente di stagione”. Inizia così la collaborazione con Orto Antico di Edoardo Lo Giudice un orto botanico dedicato al recupero delle vecchie varietà di piante alimentari. Si legge sul sito: “La necessità di questo   3 di Noris Cretone progetto è di non perdere ulteriormente quello che la natura ci ha donato nel lungo percorso di evoluzione ricercando sul territorio le antiche varietà, avvalendoci di nuovi e vecchi contadini , mantenendo vive le tradizioni agricole , culturali ed enogastronomiche ad esse legate.” Ed ecco che ai suoi ospiti, perché Sigismondo considera tali i suoi avventori, la chef Tuzi offre piatti unici volti ad esaltare solo le caratteristiche del prodotto senza alterarne la sostanza attraverso l’uso di agenti esterni. Per bio non si intende solo il mondo vegetale, ma anche la carne o come la definisce Sigismondo “la ciccia” può essere proposta attraverso lo stesso concetto di base. Afferma Sigismondo: “Abbiamo indebolito il nostro corpo, attraverso un perpetuato e violento utilizzo di cibi spazzatura…ora siamo intolleranti a molti alimenti perché non abbiamo avuto cura nella selezione dei prodotti da portare sulle nostre tavole. Fortunatamente le nuove generazioni iniziano a comprendere che bisogna prendersi cura di noi stessi attraverso quello che offriamo al nostro corpo ogni giorno, in termini di cibo e benessere!. La cucina che cura il prodotto e che mi porta a girare l’Italia per cercare partner in grado di soddisfare le nostre esigenze, non mi arricchirà di certo ma farà scoprire a chi entra nel mio locale il “vero” sapore di un pomodoro o di una zucchina nate da un seme cosiddetto “vecchio”. Continua: “Ho aperto il mio ristorante circa quindici anni fa, ma da sette, otto anni ho abbracciato questa nuova filosofia…se avessi dovuto offrire una cucina priva di anima avrei preferito chiudere. Non so per quanto tempo continuerò a fare questo mestiere ma ogni sera quando varco la soglia del mio ristorante non importa chi avrò di fronte, devo sapere che chi gusterà i piatti ideati da Sabrina, dovrà andar via sapendo di aver sposato almeno per una sera la nostra filosofia culinaria. Boudelaire dava voce al vino che preferiva inebriare i sensi di chi lo gustava, anziché restare chiuso in una “fredda cantina”! Sigismondo Gaetani, con la sua passione per la cucina che mescola tradizione, originalità, innovazione e natura, preferisce dar voce ai buoni prodotti della terra. Così facendo trasforma la sua passione in unicità per liberare l’anima dei suoi piatti anziché cucinare solo per fare cassa, perché non accadrà mai che il suo ristorante resti uno dei tanti, dimenticato…come una bottiglia di vino dimenticata in fondo ad una fredda cantina.

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4   50 SFUMATURE DI SMARTPHONE di D’Agostino Marta, Pompei Federica De Berardinis Alessandra (2E) Gli smartphone sono diventati il nostro nuovo pane quotidiano. Circa 50.000.000 di persone,solo in Italia, possiedono un telefonino. La cosa strana, oggi, non è passare la maggior parte del proprio tempo davanti ad uno schermo illuminato, ma il non possedere un cellulare. Chi ne è privo diventa lo “sfigato” del gruppo, viene deriso, preso in giro, magari allontanato dal gruppo. Questi ragazzi non si pongono nemmeno il perché un compagno non lo abbia, magari dietro c’è una valida motivazione. Con l’ingresso degli smartphone ,infatti,molte famiglie vengono messe in difficoltà. I figli implorano i genitori di comprare loro un cellulare e iniziano a protestare non appena ricevevano una risposta negativa. Oggi i telefoni non sono più utilizzati per chiamare ma, bensì, per mandare SMS con i vari social, ascoltare la musica, scattare le foto,registrare i video e fare i così detti “solfe”. Per navigare su internet si preferisce utilizzare uno smartphone “piccolo” e pratico piuttosto che un computer ingombrante; con l’entrata di questi “aggeggi” tecnologici, la pigrizia sta aumentando. La gente non ha neanche più voglia di alzarsi e accendere un computer. Raramente, poi ,si trovano persone che vanno in biblioteca e utilizzano l’enciclopedia invece di un tecnologico motore di ricerca come Chrome o Mozilla Firefox. Noi tre ragazze della 2^ E, come la maggior parte della nostra classe, abbiamo un cellulare. Lo utilizziamo molto spesso perché lo riteniamo, attualmente, un oggetto quasi indispensabile per il semplice motivo che, come abbiamo già detto, si può fare di tutto. Non possiamo negare,però, che con questi smartphone si comunica faccia a faccia molto meno. Per esempio,anche quando si è a tavola, si continua a fissare lo schermo illuminato piuttosto che proferire parola con la propria famiglia. Abbiamo sempre pensato che il futuro sarebbe stato fatto da navicelle spaziali ma,se continuiamo con questo passo,non possiamo escludere il fatto che le prossime generazioni non useranno più le parole ma semplicemente i tasti. LA PASSIONE PER LA MUSICA di Alessandra Staffilani, Alexandra Neroni , Beatrice Strozzieri , Lucrezia Re e Marta Tucci. Noi siamo cinque ragazze di prima media che amano la musica Siamo consapevoli che questo articolo potrà essere letto da tante persone e magari a qualche lettore non piacerà , ma, per trasmettervi la nostra passione per la musica siamo disposte comunque ad utilizzare il nostro tempo per scrivere questo articolo. Noi studiamo già da cinque anni uno strumento , abbiamo fatto questa scelta perché secondo noi studentesse della scuola media di Villa Rosa la musica è un mondo da scoprire ,quella che arriva dal cuore di allievi e professionisti in carriera. Quando siamo entrate in prima media , per continuare la nostra esperienza ci siamo anche iscritte all’indirizzo musicale. La musica è un modo per sognare e provare emozioni. Sia ascoltando e suonando la musica, entriamo in un mondo speciale dove possiamo essere noi stesse e a volte entrare anche nel ruolo del compositore. Noi giornaliste in erba abbiamo diversi sogni che riguardano la musica ,come vincere un Oscar. Tutte noi sogniamo di arrivare al livello del grande compositore Ennio Morricone che ha ricevuto il più ambito riconoscimento , l’Oscar,una statuetta alla quale realizzazione lavorano circa una ventina di operai per molto tempo rifinendola nei particolari. Il nome Oscar nasce in un modo molto buffo : una segretaria dell’accademia Margaret Herrik ha esclamato :” Assomiglia a mio zio Oscar!“ Nel nostro Istituto da molti anni si studia lo strumento musicale,inizialmente era sperimentale ,oggi la nostra scuola è ad indirizzo musicale. Molti ragazzi come noi hanno scelto lo strumento: violino, pianoforte, flauto traverso, chitarra INTERVISTA: Alice Schiavoni : Quale strumento hai scelto ? Il pianoforte . Perché lo hai scelto? La mia passione per il pianoforte nasce dal primo momento in cui ho sentito la melodia prodotta da mio cugino mentre suonava questo strumento meraviglioso .

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  5 THE EHICMANN SHOW di Paval Andrei, Ragnoni Luisiana (2F) ESPERIENZA AL CINEMA CINEPLEX PER GLI ALUNNI DELLA SECONDARIA DI VILLA ROSA PER IL FILM SULLA SHOA In occasione dei giorni della Memoria: 25-26-27 è uscito nelle diverse sale d’Italia il film sul processo che ha cambiato la storia e la vita di tutti “THE EHICMAN SHOW”. Le insegnanti d’italiano della scuola Secondaria di I grado di Villa Rosa, hanno organizzato nella giornata della Memoria una lezione fuori dalle classi per ricordare una delle pagine più buie della nostra storia. Gli alunni si sono recati presso il Cineplex di Colonnella per assistere alla proiezione del film “THE EHICMAN SHOW”. Il film prodotto dalla casa di produzione della BBC con la regia di Paul Andrew Williams e la sceneggiatura di Simon Block ha raccontato tutte le fasi del processo al criminale nazista Adolf Eichmann che si è svolto a Gerusalemme nel 1961 .Un produttore televisivo molto famoso Milton Fruchtman (Martin Freeman),assume il regista Leo Hurwitz (Anthony LaPaglia) per riprendere il processo e per la prima volta la televisione trasmette in diretta tutte le fasi processuali di Ehicmann e le testimonianze scioccanti dei sopravvissuti all’ Olocausto. Definito il processo del secolo,l’orrore nei campi di sterminio fu raccontato in diretta dai sopravvissuti e venne trasmesso in 37 paesi. La messa in onda di questo processo fu il primo evento televisivo globale e fu visto dall’80% della popolazione tedesca che guardò almeno un’ora ogni settimana, venne trasmesso sulle reti della USA e in Gran Bretagna. Il film racconta la straordinaria storia del team di produzione che deve superare molti ostacoli per poter catturare la testimonianza di uno dei più noti criminali nazisti. I ragazzi sono stati molto colpiti da questo film per via della storia e dalle immagini di repertorio molto toccanti. Alcuni, all’uscita,hanno confessato di essersi commossi, altri invece hanno trattenuto le lacrime, ma tutti senza nessuno escluso hanno riflettuto su quello che purtroppo 75 anni prima era accaduto e che ancora ci fa commuovere. UNO SPORT CHE UNISCE di Liessi Matteo (1H) Avevo più o meno quattro anni e per la prima volta vidi una partita di calcio, ero insieme a mio padre e a mia madre, mi piaceva molto e sarei stato a guardarlo per ore ed ore. C’era molta confusione, i giocatori andavano avanti ed indietro cercando di prendere il pallone e di metterlo in rete. La prima volta che giocai a pallone nel tempo libero avevo cinque anni, ma ero troppo piccolo per praticare questo sport, quindi andai a danza che mi ha aiutato ad aguzzare il senso dell’equilibrio, a sei anni subito mollai la danza e mi iscrissi a calcio, a Martinsicuro, lì mi trovai bene e sono rimasto lì dove sono tuttora. Iniziammo con la conoscenza tra compagni con un gioco vecchio ma tuttora efficace: il passaggio del pallone tra i bambini, ogni bambino che aveva il pallone si doveva alzare in piedi e presentarsi. Quasi tutti gli allenamenti di quell’anno erano di presentazione, poi l’anno successivo incominciammo a fare sul serio con gli allenamenti e pian piano ci demmo dei ruoli. Ora faccio il portiere, quello era il ruolo che avevo scelto: mi piace soprattutto per il numero: il numero 1 e anche perché a differenza degli altri ruoli si possono usare le mani per prendere il pallone. Da quel primo giorno sono migliorato molto e adesso sono il portiere titolare della squadra. Ultimamente abbiamo partecipato a molti tornei con risultati ottimi. Il torneo che abbiamo vinto in modo clamoroso è stato quello ospitato dal comune di Norcia nel 2014 eravamo due squadre: la squadra A e la squadra B e si sono classificate rispettivamente 1° e 3° La prima partita persa è stata contro l’ Alba Ariadriatica che abbiamo perso per 11 a 12 con un rigore contro di noi che era stato assegnato negli ultimi minuti e che, secondo me, era più che meritato essendo stato fatto un fallo di mano molto evidente

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6   TENNIS, AL VIA LA SERIE C: di Gino Bucci MARTINSICURO – Al via contro Easy Tennis Pescara la seconda stagione in serie C del nostro circolo. Breve presentazione dei componenti della squadra: un team che sembra aver trovato il giusto equilibrio fra esperienza e slancio giovanile. Si punta quantomeno al terzo posto nel girone; ma sognare è lecito… FABIO CELESTINI – 2.6: Il Gran Maestro non ha bisogno di presentazioni: un passato in serie A con Mosciano e tanta esperienza al servizio de lu gruppo. Di rovescio è divino, di dritto è magistrale, il servizio è utile soltanto a chi non ha colpi: non è questo il caso. Con Celestini nel primo singolare la squadra è al sicuro: un punto è – sperabilmente – assicurato. CERTEZZA. IVAN STOICA FLORIMIRESCU VLAD ANTANI RIPANI – 2.8: Il bardo della Val Vibrata, il poeta della racchetta, il narratore entusiasta e il corridore instancabile; Ivan “Rullo” Ripani – quest’anno finalmente schierabile accanto a Celestini – è l’arma (nemmeno troppo segreta) del Ct Martinsicuro. Un uomo che non conosce fatica, che non contempla l’errore, che misura in metri ciò che gli altri scorgono in centimetri; una pantafica che ottenebra la mente del malcapitato di turno con la sua possanza e con il suo indiscusso magistero; una certezza assoluta. Schierarlo come secondo è un lusso che in pochi possono permettersi. FANTASMAGORICO. ROBERTO BRUNOZZI – 3.2: El bandolero stanco ha ancora qualche accordo giusto da suonare: dolce melodia. Sapori mediterranei e fascino latino, topponi tonanti e stilettate radenti, entusiasmi latini e sicumera elvetica: un crogiolo di stili e fritture miste. Nel selvaggio West del tennis d’Abruzzo, l’Orso Bruno si aggira alla ricerca di prede; sguardo fermo, poche parole e velocità d’esecuzione: AL CUORE, RAMON, AL CUORE. MATTEO TOMMOLINI – 4.1: Il capitano di tutta una vita. L’ultimo ad abbandonare una nave che non vuole saperne di affondare. L’eterno consigliere che, nell’eterno consigliare, trova nuova linfa anche per se stesso. Capitan Tommolini da Villa Rosa, e si oscura la vallata. Figura quasi mitologica ed imprescindibile delle nostre cavalcate sportive; nel furioso volleare, nella maniacale preparazione tecnico-tattica, nell’immancabile sostegno psicologico: RENDIAMO GRAZIE A DIO THOR. FRANCESCO CONSORTI – 4.1: “È un tipo isterico?… a che ora è prevista?…mmm…ripetimi i nomi dei presenti… Italico, nero…mmm…Ex Atp, bianco…Colizza, bianco…Rigoni, nera…mmm…un corpo senza testa…ci vogliono trenta minuti, ce ne metterò dieci.” Mister Wolf Consorti, risolve problemi; e li risolve bene. Figura poco appariscente all’interno della squadra, leader silenzioso, ascetico giocatore d’altri tempi. Un colpo di qua, un colpo di là, una smorzata così, un lob colà: l’avversario è al tappeto e nemmeno se ne è reso conto. Come quarto singolarista una garanzia, ma non andrebbe sottovalutato neppure in doppio… JOLLY TUTTOFARE. LORENZO CIRIACO – 4.4: Non vi inganni la classifica, né il passato. Il Lorenzo Ciriaco del 2016 è un altro giocatore: maturato nei colpi e nei sentimenti, nella vita come nel lavoro. Eppure il 2016 era iniziato con un piccolo scandalo: Ciriaco – al contrario dell’umile francescano Bucci – aveva deciso di abbandonare i compagni della D3 (il DS Ciarrocchi, il vincitore del Torneo Sociale Bucci e il vincitore del Torneo Socievole Graziaplena) per inseguire la gloria della serie C. Una scelta difficile, forse azzardata, certo ponderata. Ma le polemiche sono presto rientrate e Lorenzo, adesso, si candida prepotentemente ad un ruolo da protagonista: l’infortunio è alle spalle, la mobilità è clamorosamente migliorata, gli allenamenti nel casottino dello spirito e del tempo con Brunozzi lo hanno potenziato nel corpo e nella mente. Là dove osano i coraggiosi, nei luoghi sacri agli Dei del Tennis; per zittire le critiche, per dimostrare al mondo di essere tornato, per dimostrare a se stesso di poterci stare… THE REVENANT – REDIVIVO.

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IL CT MARTINSICURO PRONTO ALLA BATTAGLIA!   7 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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8 AMARCORD ROSSOBLU-WALTER SANTO PERROTTA   di Luigi Tommolini Walter Santo Perrotta (per i tifosi rossoblu, Juary) Nato a Cosenza il 27 marzo 1959. All’indomani della retrocessione della Samb in C1, nell’estate 1980, arriva a San Benedetto del Tronto insieme a Bruno Ranieri e Mister Nedo Sonetti, vincitori con il Cosenza nel girone D del torneo di serie C2; è lui che farà esplodere di nuovo la tifoseria del “Ballarin” con la sua grinta, la sua determinazione, i suoi goals, le sue giocate e le indimenticabili capriole di rito subito dopo il goal e le “arrampicate” sulla rete della curva sud dello stadio; i tifosi rossoblu lo eleggeranno, giustamente, nuovo idolo e lui li saprà ripagare soprattutto per il suo “attaccamento a quella gloriosa maglia”!! Dal 1980-81 per quattro campionati consecutivi (il primo in C1, gli altri tre in B) ha giocato 107 gare di campionato (33 in C1, 74 in B) realizzando 16 goals (11 in casa e 5 in trasferta; 7 in C1, 9 in B). Ecco, in ordine cronologico, le diciassette reti (una tolta dal giudice sportivo) realizzate in campionato da Santo Perrotta con la maglia rossoblu della Samb: 28 set 80-C1-Samb-Rende 1-0: 3st. 12 ott 80-C1-Samb-Arezzo 2-0: 6st (segna l’1-0). 30 nov 80-C1-Giulianova-Samb 2-1: 25pt (0-1). 07 dic 80-C1-Samb-Francavilla 2-0: 15st (2-0). 11 gen 81-C1-Samb-Livorno 3-1: 6pt (10). 22 feb 81-C1-Samb-Nocerina 3-0: 40pt (2-0). *15 mar 81-C1-Salernitana-Samb 0-1: 42’pt (sosp. al 33st per invasione di campo; assegnato lo 0-2 a tavolino per la Samb). 26 apr 81-C1-Francavilla-Samb 1-2: 25st (1-2). 04 apr 82-B-Brescia-Samb 1-1: 37st (11). 10 apr 82-B-Samb-Cavese 1-0: 3pt. 02 mag 82-B-Samb-Perugia 1-1: 1pt (10). 09 mag 82-B-Foggia-Samb 0-3: 22pt (01). 16 gen 83-B-Samb-Monza 2-0: 29pt (10). 20 feb 83-B-Samb-Cremonese 1-0: 18pt. 27 feb 83-B-Lazio-Samb 1-1: 44st (1-1). 24 apr 83-B-Samb-Bari 2-0: 19pt (1-0). 25 set 83-B-Samb-Empoli 1-0: 16pt. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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UNO SGUARDO AL PASSATO: LE CASATE MARTINSICURESI   9 di Emanuela DI Teodoro © RIPRODUZIONE RISERVATA Martinsicuro è un paese di tradizioni antiche e usanze tipiche che caratterizzano il vivere comune, consuetudini che, nonostante il passare degli anni, fanno ancora parte della vita di tutti i giorni, poiché patrimonio di una cultura comunitaria. Basti solo pensare al fatto che ancora oggi si è soliti identificare una determinata famiglia con quella che viene definita come casata. Tante sono le casate di Martinsicuro: Barvò, Fracchiò, Mrbragnò, Vracalò, Berrettì ecc.; e questi sono solamente pochissimi di quei soprannomi attraverso i quali è possibile riportare alla mente dei nostri nonni storie e luoghi del passato, ognuno dei quali è legato ad una determinata famiglia. iniziò, così, ad essere chiamato Giovanni di Vannine. La casata de li Mrbagnò, invece, deve il suo nome ad Aldobrando Foglia che essendo particolarmente alto e robusto veniva chiamato Brandò da cui Mrbragnò. Bisogna, poi, considerare che Martinsicuro nasce come città di mare ed è per questo che inevitabilmente la maggior parte delle nostre famiglie sono legate all’attività della pesca e alla vita marinara. Tra le famiglie di marinai che per primi dotarono le proprie barche di un motore “a testa calda” , i quali pescarono nell’Adriatico con queste nuove imbarcazioni ancor prima della Seconda Guerra mondiale, ritroviamo: Zarè lu Zenghere, li Barevò, li Vannine, ‘Ndo Lu Cucche, li Minille, Lu Tti. Tra di loro li Vannine (i fratelli D’Angelo) diedero un importante contributo per lo sviluppo della pesca a Martinsicuro, in Noi del Martino avremmo il piacere di passare in rassegna quanto si mostrarono sempre aperti alle varie innovazioni in tale camalcune di queste casate, quelle che sono tuttora più carat- po e talvolta furono proprio loro ad utilizzare per primi nuove tecniche teristiche e quelle che possono essere considerate le più e a farle conoscere agli altri pescatori della zona. importanti nella storia di Martinsicuro, poiché ricordo di un’ esperienza o di un avvenimento del passato. In questo modo Ogni casata è legata ad una determinata zona del paese, ad esempio speriamo di suscitare l’interesse soprattutto dei nostri lettori nella Martinsicuro degli anni Cinquanta nella zona Tronto erano prepiù giovani per quelle che sono le consuetudini più radicate e senti le residenze de li Mezzerì, di Bertuccia de Minille, di Carlucce più suggestive della nostra comunità. de Iervecelle, di Gino di Petrò; in via D’Annunzio, invece, potevamo È curioso notare che questi soprannomi, già presenti nei tempi più antichi, non sono casuali, ma nascono da una determinata storia legata ad ogni famiglia o da una determinata caratteristica di un membro di tale famiglia. Per esempio il soprannome Vannine, proprio della famiglia D’Angelo, deriva da Giovannina D’Angelo, madre di Giovanni D’Angelo, che trovare la casa di Fiore di Muà, l’abitazione di Tummelì, di Mangiole, della Pelosa e di Cervellini. Queste sono soltanto alcune delle tantissime storie delle nostre casate, attraverso le quali noi del Martino speriamo di aver suscitato in voi lettori un vostro e personale ricordo del passato o un interesse per quella che è la tradizione di un’intera cittadina. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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10   L’OROSCOPO...IN DIALETTO Quand caspt sete furb, sapet proprje parlà e chi v’ sent non v’ po’ dì d’ no! Tenet Mart e Saturn che v’ dà na mà in amor perciò se vulet trvà la sposa sete furtunat da mò fin a magg. Lu lavor porta tant cus nov soprattutt s’ set giuvn o vulet prtà annanz nu progget. Cumpreta e vnneta che facet tant affar bone! di Noris Cretone Lu vostr segn è “invernale” in tutt li sens. Dnet appruftà della primavera p’ ‘mparà a ess più ottimist. Dnet stà nu cò più attent a lu fegt. L’amor va bone ma dvet esser più disponibl altrimenti la sposa v’ lascia. Stet attend pure vuje a la salut, soprattutt a li allergie! La primaver v’ fa esse ancor d’ chiù insistent…v’ lu so dit tant vodde, tenet la coccia tosta e se vulet ottenè ca cus non v’ ferma nesciù! Stet attend che putet entrà in cris con la moje o lu marit ma se supret la cris, restet nzimbr p’ tutta la vita! Prima d’ parlà e cunvinc qualche d’un, ‘mparet a capiv da sul e a cunvinc voi stess…Set sempr psant e non v’ va bè mai nind! Dop nu periodo dfficil mò và meje ma stet attend a li sold p’ tutt lu mes d’april, pchè tenet lì mà nu cò sbusciat. Stetv calm che fra puc cuminc nu periodo d’ cagnament tutt positiv. Scì bndedtt fije, vuje sete proprje brav e p’ ciò le stell v’ dà tanta furtuna stù mes! Lu lavor e le amicizie va che è na schiuppttata però stet attendc a lì prsò che rosca pchè tenet lì pianit favorevol. Pur la salut va bone però dneta fa gnnastica pchè v’ stet nquartenn nù cò! Sete sempr affascinand ma soprattutt ne li mis d’april e d’ magg. Li persò che v’ s’ avvicina non v’ po’ rsist. Lu lavor va bone, però non esaggeret pchè stet a fà tropp cus e pù v’ sndet mal. L’amor v’ fà nu bel regal e v’ fa cunosc tant prsò bell ma una potrebb dvntà la vostra nova sposa…facetv’ li capill e mbrufumetv! Sete proprje brav cò la parol…putet fa l’attore o l’attric de lu Segret! Non v’ piac a litgà e allor uset la calm e la pacinzia ma non trert tropp la corda che la pacinzia prim o poi finisc. Dentr la famija parlet sempr e sol d’ sold soprattutt martedì prossim. Giov però arriv a dav nà mà e s’ vulet nu fije acchiappet maritv e detv dà fa! La Luna Nov v’ regal tanta fortun in amor…però n’ po’ fa tutt la luna detv da fa pur vuje. Jet ngir da qualch part n’ facet sempr lì asocial! Facetv li capill e jetv a fà nu gir che trovet sicurament la sposa. Lu lavor è psant anche pchè stù mes v’ sentet n’ cò stracc. Facetv na curetta e magneta men porcherie che la pression sabbas. Sete nu bell cò furb, lì prsò li giret come na cazzetta p’ faje fà quel che volet vuje. Stet attend però a non pazzià tropp, pchè qualche d’un s’ po’ scuccià. Lu lavor va bè e v’offre nove possibbilità ma a vuje non v’ ne frega nind, sete sempr c’ la coccia p’aria. Lasceta perd li parind che v’ stressa e v’ fa ltgà c’ la moje o lu marit. Stet calm pchè s’ sete cuscì aggressiv quand parlet e dalla ragiò passet a lu turt. Lu segn che teè la coccia tosta pegg d’ vuje è l’ Aquarje pciò stet alla larga pchè s’ v’ ngundret facet lì fiamm! Lu lavor va che è nà schiuppttata e se vulet venn la casa, la machna, facetlu mò che lì stell è favurevol…ptet venn pur la socera è secur che trovet qualch matt che se la pija! Certe vodd’ sete proprje stran…chi v’ capisc è brav! V’ chiudet come li ricc e sete solitari quand non v’ và bè cà cus. Stet attend a li discussion che s’ prsenta dentr la famija. Stet calm lu giovdì prossim pchè se accemendet qualche d’un facet nu macell. Lu lavor va bè e se vulet cagnà detv da fà pchè c’ stà bell occasion. Sete nu tornad com chill che se ved a la television…mttet l’allegria a tutt lì prsò che v’ ngondra e soprattutt la voja d’ partì pchè vuje tnet sempr la valigfor da la port. Mercurje e lu Sol ‘ portn tanta fortuna soprattutt p’ chi s’ vò spusà. Attend a la salut soprattutt a la pression adda, set magnat tropp durant li fest mò jeta in campagn e majetev la nzalata.

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25 ANNI DI RICK’S BY SPLASH Era il 1991 quando l’allora 18enne Primo Cistola decise di rilevare uno storico locale, nel cuore del lungomare Europa di Martinsicuro. 25 anni lunghi, intensi, con tanti nomi che si sono avvicendati: dal Bolivar allo Splash per finire poi, forse definitivamente, con Ricks by Splash. Tanti anche i restyling al locale. Una cosa non è mai cambiata: la grande passione per questo mestiere. Il 1 aprile il Ricks by Splash dei fratelli Giuliano e Primo Cistola spegnerà le sue prime 25 candeline e, per l’occasione, non mancheranno i festeggiamenti. “Stiamo organizzando una serata per ringraziare clienti e amici che ci hanno accompagnato in tutti questi anni – dice Primo Cistola – Questo locale racconta la mia vita, nel 1991 ero un ragazzino con un sogno e dopo 25 anni sono ancora qui insieme a mio fratello. Certo, di questi tempi non è facile, ma noi cerchiamo di fare del nostro meglio ogni giorno e la passione per questo lavoro ci dà sempre la forza per andare avanti”.   11 di Redazione IL GIOCO DEL MARTINO Trova la soluzione cerchiando le lettere rimanenti che comporranno la parola identificativa dell’immagine qui sotto 1. BISTRO 2. BUGIARDO 3. CASATE 4. COSENZA 5. FIORI 6. GUCCINI 7. HACKER 8. LOTTA 9. MUSICA 10. PACE 11. PALLONE 12. PERDONO 13. PESCI 14. SCUOLA 15. SHOW 16. SMARTPHONE 17. TNAGO 18. TRABOCCHI LA SOLUZIONE E’: --------------

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12   LA LOTTA DI JULIETA CONTRO LA MCS: di M.Giulia Mecozzi MCS o Sensibilità Chimica Multipla. Probabilmente ora qualcuno la conosce per il semplice fatto che è stata portata agli onori della cronaca da un noto programma televisivo targato Mediaset. Eppure, Noi de Il Martino, ce n’eravamo già occupati. E’ questo infatti, il nome della grave malattia rara che da circa un anno costringe alla non-vita, la nostra concittadina Julieta Reyes Benevides. Il nostro giornale da tempo segue la sua vicenda ed è vicino al suo disagio, molto spesso invisibile all’occhio umano. Quando l’abbiamo incontrata, la prima cosa che ci ha detto è stata: “Ad oggi, è molto triste constatare che anche persone competenti, come dovrebbe essere un personale medico, visitando i pazienti affetti da MCS, rimangono increduli di fronte a questa malattia e, dando diagnosi affrettate, la cestinano come semplice sintomo psicosomatico”. In breve, questa malattia, che vogliamo definire come invisibile e silenziosa, colpisce il sistema nervoso centrale, causando problemi all’apparato respiratorio, gastrointestinale e cardiaco. La causa principale è l’accumulo di tossine, il che provoca reazioni fisiologiche a diverse sostanze chimiche che possiamo trovare in deodoranti, profumi personali e ambientali, saponi e prodotti per le pulizie ma anche nel cibo e prodotti agricoli. Purtroppo essa diventa una condizione cronica e non esistono cure di ritorno allo stadio di tolleranza degli agenti chimici. Nel caso specifico della nostra concittadina Julieta, la cosa che risulta essere più grave, è che Lei si è ammalata di MCS dopo 5 anni di terapia ormonale fatta per curare un tumore al seno. Dunque le sarebbe stata diagnosticata la MCS come malattia residuale indotta da un particolare farmaco, usato durante la cura del tumore, avendo geneticamente due cromosomi “incompleti” che non le consentono di metabolizzare bene alcuni farmaci contenenti determinate sostanze chimiche. “I primi sintomi – dice - li percepii circa un anno fa. Dopo varie visite specialistiche e dopo i risultati negativi delle prove allergiche, la diagnosi dei medici che avevo consultato, fu che soffrivo di problemi psicosomatici”. Ma Julieta, dentro di se’, sapeva che non era così. Doveva andare più a fondo e capire la vera causa del suo malessere. Navigando su internet, arrivò alla scoperta di questa malattia e dell’unico medico che in Italia la studia e la cura, nonostante i continui ostacoli a cui lo mette di fronte il sistema sanitario: il Prof. Giuseppe Genovesi, Endocrinologo, Immunologo e Psichiatra, Docente Ricercatore all’Università La Sapienza di Roma e Endocrinologo presso il Policlinico Umberto I di Roma. Infatti, la MCS è riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, come patologia ambientale in tutti i paesi industrializzati ma non in Italia. Dice Julieta: “Nulla è stato fatto per portare le cure e i protocolli delle MCS in Italia, pur di non riconoscere questa malattia come ambientale e di conseguenza, non disturbare gli interessi delle industrie e case farmaceutiche che ancora continuano a guadagnarci nel continuare a farla passare come patologia psicosomatica”. La cosa più triste è che ci sono due disegni di legge in favore della MCS fermi da anni in Parlamento e si continua ad ignorarli. Julieta da tre mesi ha cominciato il suo trattamento di disintossicazione prescrittole dal Dottor Genovese, a base di Vitamine e Glutathione ma ci informa che “i risultati migliori si ottengono facendo la desensibilizzazione che purtroppo viene praticata solo a Londra o a Dallas, in Texas. Le spese ovviamente, dato che non è una malattia riconosciuta, sono tutte a carico del paziente e sono molto costose”. Comunque, nonostante le cure questa malattia non ha possibilità di ritorno ad uno stadio di tolleranza dagli agenti chimici. Si può solo favorire una stabilizzazione o un recupero parziale “sempre stando attenti a restare lontano dalla chimica”. Da ciò risulta chiaro che una malattia come la MCS, la quale implica un’invalidità totale, cambi radicalmente non solo la vita di chi ne è affetto ma anche di chi gli sta intorno. Infatti, Julieta ci conferma che: “ad oggi la malattia mi obbliga a stare lontano dalle persone e dagli ambienti pubblici, siano essi aperti o chiusi, visto il grande utilizzo che oggi si fa di profumi personali e ambientali”. E continua: “Ciò che mi concedo è solo qualche passeggiata al mare dove posso respirare tranquillamente anche se a volte, soprattutto in estate, può accadere di incrociare persone che indossando del profumo o abiti lavati con ammorbidenti; il che mi provoca tosse, affanno, tremori, tachicardia e confusione mentale. Proprio per evitare ciò, porto sempre con me una maschera con una placchetta in carbonio che mi consente di poter far fronte a queste situazioni di emergenza impreviste”. Da quando è malata, Julieta, che prima quasi per uno stupido scherzo del destino, lavorava in un negozio di fiori e per cui l’olfatto e il tatto erano gli strumenti principali del suo mestiere, ora non può più. Questa emarginazione forzata la porta sempre di più verso un isolamento sociale al quale sembra non esserci rimedio. “Per stare vicino ad un malato di MCS – dice - bisogna stare molto attenti ai prodotti chimici che si utilizzano sia su di sé sia sui capi che si indossano; perciò alla fine le persone si allontanano automaticamente da te”. Poi Julieta pronuncia una frase che ci lascia di sasso, immobili, increduli e che ci fa capire e percepire tutto il dolore e la frustrazione che serba nell’animo: “Detto francamente, è stato meglio aver avuto un tumore. Almeno da esso sono potuta guarire e ciò non mi ha portato ad isolarmi, anzi. E’ proprio il calore e il coraggio che le persone ti infondono ad accelerare il cammino verso una possibile guarigione. Mentre con la MCS si perde tutto, specialmente il contatto con l’Altro, che per un essere umano è fondamentale”. Sempre per mancanze relative al nostro sistema sanitario, per un malato di MCS risulta complesso, in caso di emergenza, anche rivolgersi ad un pronto soccorso, in quanto sono ambienti non bonificati e che mancano di un personale medico ben informato sulla patologia e per cui: “io potrei domani avere un attacco di appendicite e dunque aver bisogno di un anestetico, il che per me risulterebbe mortale”. Proprio per questo Julieta ha imparato a vivere la vita giorno per giorno, assaporando e gustando ogni attimo come se fosse l’ultimo. Ripete spesso questa frase, come fosse un mantra: “Ogni giorno che vivo è un giorno guadagnato. Voglio gustarmelo fino in fondo”. Naturalmente, ognuno di Voi starà leggendo questa intervista con il massimo distacco che dietro di se porta la scia di un “meno male che a me non è successo e non accadrà mai”. Eppure non è così. Gli studiosi affermano infatti che questa patologia sta crescendo in maniera esponenziale nella nostra società, costretta a vivere in un ambiente sempre più inquinato. Sigarette, smog e fumi sottili che sfuggono alla nostra

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: “MI SONO AMMALATA IN SEGUITO ALLA SOMMINISTRAZIONE DI UN FARMACO. ORA CHIEDO AIUTO ALLA REGIONE ABRUZZO” percezione come quelli rilasciati da oggetti verniciati, giornali, riviste, computer e telefonini. Per non parlare di lacche per capelli, gel, deodoranti, profumi, detersivi. “Tutto questo - afferma Julieta - è un attentato invisibile alla salute umana”. Con non poca soddisfazione però teniamo a dire che l’Abruzzo è l’unica Regione, assieme alle Marche e il Lazio, ad aver inserito la MCS nell’elenco delle malattie rare garantendone così l’esenzione dalla partecipazione al costo per le correlate prestazioni di assistenza sanitaria. Purtroppo però, come detto precedentemente, finché non si adeguerà il sistema sanitario nazionale, che provvederà a stanziare i fondi necessari, quello regionale senza fondi potrà fare ben poco. Di recente, Julieta ha scritto anche una lettera indirizzata al Presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, al fine di ottenere un intervento in favore dei malati di Sensibilità Chimica Multipla e un aiuto economico da parte della ASL per curarsi all’estero, data la mancanza di centri specializzati per la disintossicazione e desensibilizzazione della MCS sul territorio italiano. Inoltre, visti anche gli ultimi aggiornamenti del suo quadro clinico, effettuati sempre dal Professor Genovesi, per evitare ulteriori complicanze e, da come si legge nell’ultima diagnosi, “possibili reazioni avverse all’utilizzo di farmaci”, Julieta dovrebbe recarsi in una clinica privata in Spagna, precisamente a Madrid, per poter effettuare terapie immunudesensibilizzanti a basso dosaggio e fleboterapie di disintossificazione che, per 1 mese incluso vitto, alloggio e viaggio, le costerebbero circa 15,000 Euro. Tale trattamento, poi dovrebbe essere ripetuto dopo 5 mesi, ad un costo minore. Noi de Il Martino, continueremo a seguire la storia Julieta e a divulgare notizie al riguardo. Ci auguriamo di contribuire in questo modo a far conoscere la MCS per stimolare la ricerca medica su questa insidiosa malattia.   13

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14   LA REALTA’ DEI SOGNI di Giusy Valori Ci sono dei momenti in cui il bisogno di sognare si fa più forte per non restare schiacciati sotto il peso di quella che erroneamente chiamiamo realtà. Una realtà un po’ bugiarda e un po’ ipocrita , all’occorrenza irriverente e spregiudicata , a volte fin troppo maleducata, spesso superficiale e priva di umanità, certo per molti aspetti affascinante e seducente. Ma arriva il giorno in cui essa si rivela a te e allora ti fermi, un brivido percorre la tua schiena, smetti di vivere, chiudi gli occhi e inizi a vedere. I sogni arrivano puntuali e invadono la tua mente : immagini forti di una vita sperata, d’incontri possibili, di momenti vissuti, di amori invincibili e, come per miracolo, dimentichi quello che eri quando credevi di vivere. Tutti i sogni possono essere realtà se il sogno non finisce. Scriveva Salinas: “ La realtà è un sogno. Se sogniamo che la pietra è pietra, questo è la pietra”. John Donne invece scrisse: “ Per nessun altro ,amore, avrei spezzato questo beato sogno. Buon tema per la ragione, troppo forte per la fantasia”. E poi continua scrivendo ancora: “ Ed io sognerò nuovamente quella speranza per non morire”. suo significato anche quando sembra assurdo. Anche Leopardi, il mio caro Leopardi dal dialogo di Torquato Tasso al suo Genio familiare si pronunciò con queste splendide parole: “ Sappi che dal vero al sognato, non corre altra differenza, se non che questo può qualche volta essere molto più bello e più dolce, che quello non può mai “. Il sogno è portatore di verità , un sogno che si trasforma in speranza .Quando la realtà diventa un grande sogno , quest’ultimo è sicuramente l’unica illusione a cui non possiamo opporci e che fa sembrare la vita degna di essere vissuta. . Esso è un’esperienza profonda capace di creare risonanze nello spirito e nella mente ; ed è così forte da percepirlo come risposta ad ogni nostro richiamo emotivo. Esso oscilla tra immaginazione e realtà e tra verità e desiderio. E la realtà diventa un sogno nel sogno. Esso diventa quel sogno beato di Edgar Allan Poe : “ Quel sogno beato, mentre il mondo intero m’era avverso m’ha rallegrato come un raggio cortese che sa guidare un animo scontroso”. Nel famoso sillogismo di Aristotele : “Tutti gli uomini sono mortali, tutti i greci sono uomini, quindi tutti i greci sono mortali”. Egli afferma che l’uomo è reale, l’uomo sogna, quindi il sogno è reale. Apparentemente esso può sembrare un’illusione, ma come definire “ illusio ne” ciò che ricopre gran parte del tempo della nostra esistenza? Sognare è La poesia come tutta l’arte in genere, fin dall’anti- comunicare per immagini perché l’uomo ha bisogno di un luogo dove essere chità si è nutrita del sogno. Sogno inteso non sola- libero, lontano dalle costrizioni cui ti vuole legato la società. E quello che mente come quello che si fa quando si dorme, ma l’uomo sa fare meglio, è sognare. È programmato per sognare. come l’irraggiungibile, come verità svelata e quindi speranza per il futuro. Il sogno inteso anche come E quando sogno e realtà coincidono nessuna malinconia può intaccare desiderio da seguire anche se non si avrà mai la l’animo. Scriveva Ennio Flaviano : “ Chi rifiuta il sogno deve masturbarsi con certezza di raggiungerlo. Esso ha la funzione di la realtà”. La soluzione è farli coincidere. A volte sognare è paura di vivere. tramite tra la realtà e l’evanescente eppur concreto Nel sogno l’uomo pensa di perdersi e invece è proprio lì che egli ritorna alla mondo della fantasia. La poesia, la letteratura, il sua vera natura e si rende capace di modificare ogni passo del suo camteatro, la pittura hanno messo radici nel sogno fino mino. Il richiamo razionale alla realtà sognata è un ritorno alla condizione a farlo diventare un tutt’uno con la realtà. C’è una naturale affinché l’uomo possa difendersi dalla cultura della negatività a storia che racconta di un uomo che si addormentò favore di un mondo migliore che esiste. Il sogno è molto più del desiderio: è e, mentre dormiva, sognò di essere una farfalla un messaggio a se stessi in grado di cambiare la nostra vita. È la fantasia che volava in estasi. E quella farfalla non sapeva che si trasforma in realtà e viceversa. di essere quell’uomo che sognava. Poi si svegliò e, a giudicare dalle apparenze, l’uomo era tornato se Qualcuno la chiama illusione, invece è l’espressione più spontanea di un stesso, ma ora non sapeva più se fosse un uomo essere umano. Quasi tutti nella vita vivono la loro esistenza sognando ad a sognare di essere una farfalla o una farfalla che occhi aperti nella speranza di realizzare i propri desideri. È un processo sognava di essere un uomo. positivo privo di qualsiasi macchinazione perversa dove le immagini più vivide spingono il pensiero creativo. Ci sono amori che vivono solo nei sogni In molti autori il sogno diventa specchio del reale e si fondono con essi. Quando il sogno entra nella nostra realtà ordinaria .Goethe , ad esempio, mise questi pensieri nella in modo dirompente crea un mondo alternativo che ci permette di vedere le penna del giovane Werther : “ Che la vita umana cose in modo più onesto e più vero. E rileva emozioni e segreti come pezzi sia soltanto un sogno è già sembrato a più d’uno e mancanti alla nostra totalità. Per me sognare è una necessità. Scrisse Sergio nemmeno io riesco a sottrarmi a questo sentimento Bombarén nel Delfino: “ Quando stai per rinunciare, quando senti che la . E allora tutto ondeggia davanti ai miei sensi ed io vita è stata troppo dura con te, ricordati chi sei. Ricorda il tuo sogno”. E vivi! sorrido continuando a sognare nell’infinito”. Il sogno rappresenta per me questo infinito irraggiungibile a cui aspiro. Esso fa appello a certe regioni interiori, come sosteneva anche Schubert, le quali comunicano con una realtà più profonda di quella cui noi attingiamo nello stato ridesto. E la coerenza del sogno , senza scomodare Freud, ha sempre un

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15 I NOSTRI TALENTI ALESSANDRA BUCCI   FIORI Fiori raccolti nei campi della giovinezza quando freschi germogli s’aprivano al sole e la speranza di decorare il mondo l’anima e il cuore facevano vibrare. Fiori caduti nei giardini abbandonati che nessuno ha mai desiderato il cui profumo s’è consumato invano e, nel ricordo di chi resta, nessuna traccia. Fiori racchiusi nelle volte celesti che ci piovono addosso all’improvviso quando l’anima vibra al suon d’un emozione inebriandosi al sapor del loro profumo. Fiori tra le crepe d’un muro che separa, fiori nella canna d’un fucile che spara, fiori sulle labbra di chi racconta amore, fiori annaffiati con lacrime e dolore, fiori che attendono la primavera, fiori che si mostrano solo la sera, fiori sul petto per non perdere la speranza, fiori colorati contro il lezzo che avanza.

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