p. 1
notiziario universitÀ lavoro giugno 2011 indice notiziario nuovi lavori pensando ai giovani concretamente aprile 2011 il sole 24 ore torna a crescere la ricchezza prodotta dagli italiani 570 euro in più a persona ma siamo lontani dai livelli pre-crisi corriere della sera edizione milano imprese più lavoro per i neolaureati il sole 24 ore e under trenta il 90 dei nuovi disoccupati più colpiti gli «atipici» corriereconomia carriera lo stage non è più un optional la gazzetta del mezzogiorno una laurea «inutile» per ottocento studenti la repubblica voglia di laurea per riscattare il futuro tra crisi pendolarismo e lavoretti atipici il sole 24 ore in italia la laurea paga ma in europa di più
[close]
p. 2
pensando ai giovani concretamente di agostino megale l italia è un paese con profonde debolezze strutturali che andavano affrontate già prima della crisi dopo una caduta del pil tra il 2008 e 2009 del 5,9 e un tasso di disoccupazione dell 8,3 anche nel 2010 la crescita è molto bassa e si è attestata all 1,1 guardando al 2011 mentre la germania con una crescita del 3,6 recupera interamente la caduta del pil il nostro paese si mantiene ancora attorno all 1 in modo particolare i primati negativi si possono sintetizzare in una crescita troppo bassa stante gli attuali dati di crescita che ci vedono all ultimo posto in europa il ritorno ai livelli già troppo bassi del 2007 avverrà solo nel 2015 un tasso di disoccupazione giovanile che per gli under 30 ci colloca insieme alla grecia di nuovo all ultimo posto in europa un giovane su tre che non trova lavoro circa 700 mila posti di lavoro già persi negli ultimi due anni sono i giovani con contratti a termine o contratti di collaborazione tra i primi a restare senza lavoro i 78 mila precari della scuola rimasti senza lavoro a causa delle misure del governo rappresentano il più grande licenziamento di massa mai avvenuto una crescita esasperata delle diseguaglianze nella crisi si sono allargate le forbici delle diseguaglianze a partire dalla redistribuzione della ricchezza che vede le famiglie di lavoratori di dipendenti pensionati e di giovani lavoratori con una riduzione del reddito disponibile tra il 2,6 e il 6 negli ultimi due anni il governatore draghi dà priorità ai giovani più volte in questi ultimi anni il governatore mario draghi ha lanciato l allarme rivolto alla condizione delle nuove generazioni sia dal punto di vista della caduta dei salari dei giovani lavoratori più bassi oggi di 15 anni fa che da quello del rischio insito nella trappola permanente della precarietà infatti citando testualmente le riflessioni del governatore egli ricorda che nel mercato del lavoro il dualismo si è accentuato rimane diffusa l occupazione irregolare stimata dall istat in circa il 12 del totale delle unità di lavoro le riforme attuate diffondendo l uso di contratti a termine,hanno incoraggiato l impiego del lavoro portando ad aumentare l occupazione negli anni precedenti la crisi più che nei maggiori paesi dell area dell euro ma senza la prospettiva di una pur graduale stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari si indebolisce l accumulazione di capitale umano specifico con effetti alla lunga negativi su produttività e profittabilità l accento posto dal governatore sulla necessità di una pur graduale stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari è reso ancora più urgente da una situazione in cui i giovani italiani che lavorano sotto i 30 anni sono poco più di 2,8 milioni di questi 1,3 milioni sono a termine o apprendisti nella crisi i primi a essere espulsi dal lavoro sono stati i giovani con contratto a termine o di collaborazione o a partita iva ricordo solo che mentre trattavamo le casse integrazioni in deroga per i settori non coperti dagli ammortizzatori sociali su 140 mila collaboratori a progetto che hanno perso il lavoro 8 mila hanno fatto la domanda per avere il bonus mensile di 200 euro e soltanto il 20 ne ha potuto beneficiare questa realtà
[close]
p. 3
già di per sé grave non fa emergere fino in fondo il vero forse il principale problema dei giovani italiani parlo di 1,8 milioni di giovani i cosiddetti neet che né studiano né lavorano rappresentando così un primato negativo assoluto ecco perchè affrontare il problema del lavoro con la prospettiva di un lavoro stabile e tutelato è l unica prospettiva con la quale ridare dignità al lavoro e una speranza per le nuove generazioni le debolezze strutturali dell occupazione si conferma l anomalia del mercato del lavoro italiano il calo dei disoccupati si accompagna alla crescita del numero degli inattivi adesso prevalentemente maschile e quindi il saldo è meno positivo di quanto il governo vuol far apparire mentre il dato dell inattività femminile è disastroso la verità è che siamo un paese con profonde debolezze strutturali preesistenti alla crisi aggravate dalla crisi sul versante del pil del debito dell occupazione del potere d¹acquisto dei salari crescita troppo bassa tasso di disoccupazione giovanile che ci colloca agli ultimissimi posti in europa crescita esasperata delle diseguaglianze a partire dalla redistribuzione della ricchezza prodotta carenze di concorrenza nei servizi come gli studi condotti in banca d¹italia dimostrano che ne ostacolano lo sviluppo e creano inflazione incidendo anche sulla produttività e competitività del settore manifatturiero misure di liberalizzazione del settore dei servizi e del commercio al dettaglio quali quelle assunte nel 1998 favorirebbero in quel comparto l occupazione la produttività e l adozione di nuove tecnologie la piccola dimensione d impresa e l antica propensione al capitale di debito anziché a quello di rischio quando non prevale l esclusiva tensione verso la rendita sono causa/effetto di una ricerca di competitività sui mercati globali giocata in parte sull innovazione di processo poco sull innovazione e diversificazione di prodotto tantissimo su una flessibilità non virtuosa bensì nociva per l economia in generale si è tradotta unicamente in lavoro precario a basso costo e a bassa produttività per 15 anni si è parlato di flessibilità del mercato del lavoro non rendendoci conto che il vero problema è da un lato la specializzazione del nostro sistema industriale e dall altro una flessibilità piena di diritti e di tutele da realizzare nella prestazione del lavoro dunque lavori stabili e prestazioni flessibili tramite orari negoziati regimi plurisettimanali sistemi di turni che creino più occupazione e riducano gli orari di lavoro e utilizzino di più gli impianti la mia tesi è che dall ubriacatura della flessibilità-precarietà se ne può uscire con politiche adeguate alle diverse realtà settoriali e lavorative industria servizi banche con lavori stabili e a tempo indeterminato aprendo proprio alla flessibilità degli orari per altre attività penso ai giovani professionisti a partita iva ai ricercatori con contratti a progetto a figure altamente specializzate del mondo della comunicazione insieme a percorsi di liberalizzazione e di riforma degli ordini professionali bisogna immaginare di far costare il lavoro flessibile almeno un euro in più del lavoro stabile allargando i diritti e le tutele opportunamente modulate anche alle partite iva nelle fase attuale di crisi economica di ristrutturazioni esternalizzazioni delocalizzazioni assieme ai precari anche una parte dei lavoratori stabili diventa così a rischio il lavoro flessibile deve costare di più e sbagliato imputare a insufficiente flessibilità le carenze di produttività e la decrescita del pil adattare la forza lavoro alle contingenti esigenze produttive non può collocare la flessibilità/precarizzazione alla stregua di fattore strutturale preminente della competitività gli imprenditori insistono in maniera privilegiata sulla flessibilità pure avendone a sufficienza e sul costo del lavoro nonostante quello italiano sia netto che lordo sia tra i più bassi dei paesi ocse.
[close]
p. 4
questo ha prima drogato e poi danneggiato l economia frenando la crescita dei consumi di massa e orientando lo sviluppo verso i settori del lusso che però non sono un volano sufficiente per la ripresa e lo sviluppo il lavoro flessibile proprio perché offre un servizio in più la flessibilità dovrebbe essere pagato proporzionalmente di più i contratti nazionali devono affrontare la questione attraverso piani di inserimento al lavoro dei giovani e sezioni contrattuali specifiche che definiscano a parità di prestazione compensi salariali diritti e riconoscimento del welfare lavorativo in modo particolare sul welfare lavorativo per i giovani che oggi entrano nel mondo del lavoro vanno previste contribuzioni aggiuntive tra il 5-6 per consentire nel tempo di avere tra pensione pubblica e pensione integrativa un reddito superiore al 70 non sono sostenibili le attuali differenze di obblighi contributivi da applicarsi invece in maniera omogenea sul lavoro in quanto tale senza distinguo di categorie comparti settori etc la flessibilità dovrebbe concentrarsi nelle fasce elevate di capitale umano quelle più mobili e meglio retribuite una flexsecurity seria che stenda davvero una rete di protezione per chi perde il lavoro garantendogli un reddito non miserabile e facilitandogli una nuova collocazione non annullerebbe ma almeno attenuerebbe le conseguenze negative in termini di sbilanciamento del potere tutto dalla parte datoriale sarebbero necessarie riforme per affrontare questi problemi cui si risponde con la precarizzazione strutturale dagli ammortizzatori sociali universali a un sistema previdenziale socialmente equo e sostenibile dall investimento in conoscenza al sostegno ai settori del futuro green economy salute mobilità sostenibile comunicazioni l attenzione e la discussione sugli aspetti giuridici mette in ombra e allontana dalla sostanza del problema la struttura della nostra economia e dei rapporti sociali la necessaria trasformazione di questi ultimi dispersione scolastica e rilancio dell apprendistato l unico contratto a termine che ha un senso per l ingresso nel mondo del lavoro è quello con un forte contenuto formativo nonostante il cattivo uso che spesso si fa dell apprendistato l accesso all apprendistato già a 15 anni motivato dal numero altissimo di quindicenni e sedicenni che non studia più e non lavora è destinata ad accrescere un esercito di adolescenti senza istruzione senza bussola privato di strumenti ed opportunità per acquisire capacità e competenze negli altri paesi la dispersione scolastica è assai più contenuta da noi riguarda moltissimi giovani al sud ma anche nel nord dove un buon numero di persone tra i quattordici ed i diciassette anni è già fuori dal sistema formativo diventa necessario intervenire contro la dispersione anche con incentivi per i giovani e le loro famiglie prendendo spunto da esperienze di altri paesi negli stati uniti ad esempio alcuni stati subordinano l accesso alle prestazioni assistenziali per le famiglie all assolvimento dell obbligo scolastico da parte dei minori in inghilterra i giovani tra i sedici ed i diciotto anni che provengono da famiglie economicamente disagiate possono ottenere sostegni per frequentare la scuola e corsi di formazione accreditati a condizione che la frequenza sia regolare ed i voti sufficienti.
[close]
p. 5
per queste ragioni bisogna far costare di più il lavoro flessibile/precario e sgravare fiscalmente il lavoro stabile e a tempo indeterminato sicuramente questa è una scelta politica da praticare attraverso un rilancio dell apprendistato come già precedentemente proposto nel protocollo sul welfare nel governo prodi nel 2007 oggi sarebbe auspicabile favorire una politica di sgravi fiscali per quelle aziende che formando realmente gli apprendisti li stabilizzino in anticipo rispetto alla naturale scadenza con il rinnovo del contratto dei bancari un piano per la buona occupazione dei giovani come sindacati di categoria del credito unitariamente con la piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale stiamo ponendo attraverso il piano giovani per la buona occupazione un idea di solidarietà fra le generazioni ma anche di sviluppo del nostro paese un messaggio di speranza per i giovani che devono poter guardare al loro futuro con meno ansie e meno insicurezze ciò non dipende solo da loro ma da quanto saremo capaci di fare noi per la parte che ci riguarda di sicuro tocca alla politica al governo del paese fin qui totalmente assente non si può pensare di lasciare ai soli genitori l ansia quotidiana di quale prospettiva ci sia per i loro figli per questo noi con la piattaforma contrattuale e poi con il contratto possiamo costruire una buona pratica un esempio anche per altri ciò che serve è una sorta di piano nazionale straordinario che possa immaginare in tre anni un milione di posti di lavoro in tutti i settori attraverso un rilancio straordinario dell apprendistato con le modalità e gli incentivi che ho ricordato prima per quanto ci riguarda la nostra è una proposta contrattuale mirata a coniugare occupazione qualificata e stabile con la produttività proprio per questo nella piattaforma per il rinnovo del ccnl da poco presentata abbiamo lanciato con forza l idea di un piano per l assunzione di 30.000 giovani nel triennio aprendo all inserimento professionale all interno dell inquadramento contrattuale per un periodo di tre anni,quindi un 10 di costo in meno in cambio di formazione e stabilità del lavoro questo è il cuore di una piattaforma contrattuale nella quale i sindacati unitariamente avanzano un progetto di banca utile al paese socialmente necessaria per il rilancio degli investimenti e la tutela del risparmio delle famiglie con al centro la buona occupazione nel sistema creditizio e finanziario in vista dei rinnovi contrattuali in una fase di forte tensione delle relazioni industriali l obiettivo sindacale è dunque ricercare le condizioni per coniugare produttività e incremento dell occupazione il settore seppure uscito bene dalle responsabilità e dalle turbolenze della crisi finanziaria internazionale è alle prese con problemi strutturali di produttività e redditività intrinseci preesistenti e conseguenti alla perdurante crisi economica del paese una delle sfide lanciate alle imprese del sistema cui si richiede fra l altro di utilizzare le opportunità contrattuali da tempo a loro disposizione ad esempio in materia di organizzazione degli orari è di sperimentare sistemi di organizzazione del lavoro che rivolgano particolare attenzione ai tempi delle città ai tempi di vita e di lavoro ricercando anche per questa via opportunità di incremento di produttività e di occupazione come sindacati del credito infine abbiamo concordato regole democratiche chiare prima della presentazione della piattaforma rivendicativa convinti che le divisioni sindacali vadano superate poiché rendono più deboli i lavoratori e meno efficace l azione del sindacato stesso per noi ricostruire l unità sindacale deve essere una priorità e per questo mi sento un irriducibile un fan ma anche un protagonista della ricostruzione dell unità sindacale.
[close]
p. 6
per questo abbiamo costruito un accordo sulle regole di democrazia e sulla reale rappresentatività che impedisce contratti separati e consegna al voto dei lavoratori il giudizio sugli accordi riteniamo che questa modalità possa essere una valida alternativa agli accordi separati di marchionne il presidente della repubblica giorgio napolitano in occasione della festa del 1° maggio ha ricordato quanto sia importante superare le divisioni e ricostruire l unità del sindacato questo messaggio va tradotto in pratica politica sindacale per superare le divisioni e riprendere il cammino unitario.
[close]
p. 7
9 giugno 2011 torna a crescere la ricchezza prodotta dagli italiani 570 euro in più a persona ma siamo lontani dai livelli pre-crisi di carmine fotina a piccoli passi la ricchezza prodotta dagli italiani riprende a marciare nel 2011 secondo i dati elaborati da unioncamere e prometeia ogni italiano produrrà 23.500 euro di valore aggiunto al lordo dell inflazione 570 euro in più rispetto al 2010 non basta per fare festa perché le differenze territoriali rimangono marcate e perché si resta lontani dai livelli pre-crisi ma il dato segnala almeno una tendenza a ripartire «È un elemento in più dopo l andamento positivo di fatturato e ordini nei primi tre mesi dell anno» osserva ferruccio dardanello presidente unioncamere aprendo la 133esima assemblea delle camere di commercio e tra aprile e giugno le imprese italiane contano di realizzare 60mila assunzioni in più rispetto allo stesso periodo del 2010» una fotografia che conferma come il sistema italiano abbia retto commenta il ministro dello sviluppo economico paolo romani ammettendo però che persistono punti deboli «lo scorso marzo il fatturato dell industria è cresciuto del 12 rispetto allo stesso mese del 2010 ricorda -e gli ordinativi addirittura del 21 ma stenta a ripartire la domanda domestica con ricadute sul commercio sulle costruzioni e in parte anche sul turismo interno» il sud primeggia nelle previsioni di assunzioni mentre perde ancora il confronto con le altre aree del paese in termini di valore aggiunto pro capite considerato 100 il valore aggiunto per abitante previsto a livello nazionale per il 2011 il nord-ovest registrerà 120,2 il nord-est 119 il centro 111,7 mentre il mezzogiorno resta staccato a 67,1 a guidare la classifica delle 103 province è milano con con 35mila euro e una crescita rispetto al 2010 di 1.360 euro seguita da bologna 31.600 euro e 1.140 euro di incremento alle loro spalle roma modena trieste firenze parma mantova trento sono occupate invece da province meridionali le posizioni di coda crotone 13.200 euro caserta 13.500 agrigento 13.600 foggia ed enna 14.100 non mancano però casi di province più dinamiche seppure con incrementi inferiori alla media del centronord su tutti bari 79esima con un incremento di 570 euro a 16.400 e chieti 68esima con aumento di 640 euro a 19.400 euro più uniforme tra le diverse macroaree del paese la mappa delle province meno dinamiche che a fine anno non faranno registrare significativi cambiamenti rispetto al 2010 si va da imperia asti e rimini a grosseto a lecce nuoro e caserta capitolo assunzioni unioncamere sulla base del sistema informativo excelsior stima che saranno quasi 317mila quelle che verranno effettuate dalle imprese italiane entro la fine di giugno 58.500 su base annua delle quali 220mila a carattere non stagionale a fare da traino il settore dei servizi 220mila di cui 135mila a carattere non stagionale con un contributo più spinto da logistica servizi alle imprese e informatica mentre commercio al dettaglio e turismo calano riprendono quota le assunzioni nel mezzogiorno poco meno di 100mila quelle previste nel secondo trimestre 2011 18.580 in più del 2010 in valore assoluto è il dato più alto anche se va letto con cautela perché già tra aprile e giugno sono state contabilizzate assunzioni temporanee per la stagione estiva © copyright il sole 24 ore tutti i diritti riservati partners
[close]
p. 13
lo studio voglia di laurea per riscattare il futuro tra crisi pendolarismo e lavoretti atipici continua a essere in cima ai pensieri delle famiglie italiane il titolo di dottore viene ancora percepito come un ascensore sociale per i propri figli malgrado i tagli sul diritto allo studio e le prospettive di precariato di manuel massimo un obiettivo da raggiungere a tutti i costi nonostante la crisi i tagli al sistema accademico e la conseguente carenza di borse di studio che in molti casi si somma anche all aumento della retta annuale d iscrizione all università la laurea continua a essere in cima ai pensieri delle famiglie italiane nel medio/lungo periodo infatti il titolo di dottore viene ancora percepito come un ascensore sociale per i propri figli decisivo per poter costruire un futuro all altezza delle loro aspettative questa la principale tendenza che emerge dalla sesta indagine eurostudent sulle condizioni di vita e di studio degli studenti universitari italiani realizzata dalla fondazione rui studenti per 41 ore a settimana l indagine relativa all anno accademico 2008-2009 analizza l impatto della riforma 3+2 dell offerta didattica sulla condizione studentesca e certifica che il tempo medio dedicato all attività di studente universitario lezioni studio individuale è di 41 ore a settimana un dato in crescita che è progressivamente aumentato negli anni specie dal 2003 con l avvio della riforma che aveva determinato un forte incremento delle ore di lezione a scapito del tempo per lo studio individuale basti pensare che il dato medio pre-riforma all inizio degli anni novanta si attestava a 32 ore a settimana chi studia di più i fuorisede con oltre 42 ore a settimana sono gli studenti che stanno di più sui libri i pendolari e gli studenti in sede invece trascorrono più di 40 ore a studiare ma i due gruppi presentano alcune differenze mentre i primi seguono più assiduamente le lezioni per 20,3 ore a settimana i secondi si dedicano maggiormente allo studio individuale 21 ore a settimana in un sistema che va evidenziato tra il 2003 e il 2009 si è stabilizzato grazie alla riduzione del numero medio di ore di lezione sottolinea l indagine progressivamente non si inseguono più soltanto i crediti formativi ma ci si può concentrare meglio sui contenuti pendolari per sopravvivenza nonostante la crisi gli studenti e le loro famiglie non rinunciano a investire in formazione ma modificano le scelte verso soluzioni compatibili con le risorse a disposizione il 50,6 degli studenti è pendolare per molti di loro specie per chi si trova in condizioni socio-economiche svantaggiate e non può sostenere i costi dello studio fuorisede il pendolarismo rappresenta una vera e propria strategia di sopravvivenza il trend è chiaro si opta per sedi di studio più vicine a casa e si rinuncia al trasferimento fuori a favore di una meno costosa mobilità giornaliera in questo quadro non stupisce che sia fuorisede soltanto uno studente su quattro 24 lavoretti atipici anticrisi come illustra l indagine eurostudent ogni dieci studenti quattro lavorano ma rispetto al passato il loro profilo è cambiato ieri erano studenti lavoratori secondo un iconografia tradizionale e non più attuale oggi sono in prevalenza studenti che fanno lavori atipici con un impegno settimanale medio di 15/20 ore a settimana l equivalente di un lavoro part-time i fattori che spingono
[close]
p. 14
verso il lavoro sono principalmente tre il bisogno di chi cerca di contribuire alle spese familiari per mantenersi agli studi la propensione individuale di chi mira ad emanciparsi quanto più possibile dalla famiglia d origine e infine la cosiddetta ansia da lavoro ovvero l impellente necessità d instaurare un rapporto precoce con il mercato del lavoro nella consapevolezza o nel timore che i tempi per un inserimento professionale stabile saranno piuttosto lunghi diritto allo studio solo per pochi nel 2009 nonostante un relativo ampliamento dell area di intervento del diritto allo studio universitario con un picco di oltre 246 milioni di euro distribuiti il 64,7 degli studenti universitari non ha ricevuto alcun aiuto economico il 35,3 ha invece beneficiato di almeno un intervento a sostegno del reddito come l esonero totale/parziale delle tasse o la borsa di studio nell erogazione delle borse di studio gli enti privati concorrono solo per il 5,8 circa un decimo rispetto all impegno economico profuso dagli enti per il diritto allo studio che erogano ben il 57,7 delle borse seguiti dalle università con il 31,2 e gli enti pubblici con il 5,3 e nel 2010 come certifica l undicesimo rapporto del cnvsu si registra una diminuzione del 60 dei fondi impiegati per l erogazione delle borse di studio il fondo integrativo dopo questo drastico intervento è tornato ad avvicinarsi all importo di dieci anni fa fare sistema contro la crisi come sottolinea giovanni finocchietti direttore di eurostudent l indagine fotografa la condizione studentesca all inizio della crisi economica i cui effetti dirompenti si stanno manifestando in questo periodo la sfida si giocherà interamente sulla capacità del sistema universitario del sistema economico e dei decisori politici di non lasciare gli studenti a fronteggiare da soli l impatto della crisi economica e a pagarne i costi se non si farà sistema insomma verrà frenata inesorabilmente la corsa dell ascensore sociale e tutto il carico di sogni e aspettative dei giovani che hanno investito nella formazione accademica in cerca di riscatto per il proprio futuro ammantato di precarietà 07 giugno 2011 © riproduzione riservata
[close]
p. 15
6 giugno 2011 in italia la laurea paga ma in europa di più di claudio tucci tanti laureati poco lavoro i tassi di occupazione dei laureati italiani sono inferiori di 6 punti percentuali rispetto alla media comunitaria di oltre 10 punti rispetto alla germania di 4 punti rispetto alla francia e di oltre 7 punti rispetto al regno unito nel confronto con i paesi nordeuropei come la svezia l olanda e la norvegia il divario nei tassi di occupazione dei laureati supera addirittura i 10 punti percentuali la fotografia è scattata dall isfol che ha anticipato i risultati di un progetto di ricerca dell istituto guidato da sergio trevisanato sui rendimenti dell istruzione nel mercato del lavoro il divario con il diploma si è ridotto complessivamente la laurea paga fa guadagnare di più e ricoprire un posto migliore ma il divario con il diploma si è ridotto nel tempo e l investimento nella laurea ha perso appeal sia rispetto al passato sia nel confronto con gli altri paesi comunitari basti pensare osserva lo studio che il tasso di occupazione dei laureati in italia era pari all 81 nel 2000 a fronte dell 82,4 dell unione a 15 paesi nel 2010 l indicatore è rimasto sostanzialmente stabile per la media comunitaria 82,3 mentre nel nostro paese è diminuito di 4,6 punti percentuali occupazione e salari in genere prosegue la ricerca il divario retributivo dei laureati rispetto ai diplomati riferito ai soli lavoratori dipendenti è pari a oltre il 16 sia nella classe di età compresa tra 15 e 24 anni che tra 25 e 34 anni per poi aumentare sistematicamente nel corso della carriera lavorativa chi ha la licenza elementare o nessun titolo guadagna al mese in media 995 euro con la licenza media si arriva a 1.098 mentre con un diploma di scuola superiore la busta paga sale a 1.261 euro la laurea paga 1.626 euro sul fronte del lavoro invece i diplomati hanno un tasso di occupazione più elevato dei laureati fino ai 34 anni spiegato dal fatto che sottolineano dall isfol «i diplomati entrano nel mercato del lavoro mediamente cinque anni prima dei laureati» nella fascia d età 34-44 anni il tasso di occupazione dei laureati supera di quasi 7 punti percentuali quello dei diplomati interessanti anche i dati sull età del primo ingresso al lavoro i diplomati generalmente iniziano la ricerca di lavoro subito dopo il conseguimento del titolo tra i 19 e i 20 anni i laureati con laurea triennale iniziano la ricerca tra 22 e 23 anni quelli con laurea specialistica non prima dei 24 anni e coloro che proseguono il percorso formativo post-laurea si affacciano sul mercato del lavoro intorno ai 27 28 anni i titoli di studio che fanno gola al mercato l analisi condotta sui vari tipi di diploma mostra che gli istituti tecnici e quelli professionali garantiscono nella fascia di età compresa tra 20 e 29 anni una maggiore occupabilità i giovani in possesso di diploma di liceo classico o scientifico tendono a proseguire gli studi in misura maggiore rispetto agli altri diplomati elemento che spiega il loro minore tasso di occupazione l analisi sui laureati in età compresa tra 25 e 34 anni evidenzia alti tassi di occupazione dei medici seguiti dal ramo chimico-farmaceutico e dagli ingegneri in generale tutte le discipline di tipo scientifico per le quali in italia si manifesta ancora una forte carenza ottengono buoni risultati sul piano dell occupabilità le lauree umanistiche ottengono per contro i risultati peggiori tradizioni culturali e valoriali umanistiche che caratterizzano il nostro paese sembrano produrre un eccesso di offerta di laureati in possesso di laurea in lettere arti e musica che portano a una più difficile collocazione sul mercato rispetto ai laureati in discipline scientifiche.
[close]