L'Alpino Pavese n° 1/2016

 

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Sped. in a.p. 70% Pavia . Periodico in distribuzione gratuita dell’A.N.A. . Sezione di Pavia . Centro Operativo di Volontariato Alpino anche di lui. L’alpino attivo nella comunità in cui vive.” E continuando la presentazione avevo aggiunto che il giornale “non dovrà essere solo una lunga monotona elencazione di incontri, adunate, manifestazioni più o meno ufficiali, ma i soci ed i gruppi dovranno dare particolare risalto ad argomenti di attualità della vita associativa, ai problemi di interesse della comunità locale e provinciale con le proprie osservazioni, il proprio punto di vista”. Questi erano gli obiettivi che mi ero proposto di conseguire. E facendo il bilancio di questi 25 anni (come vola il tempo) devo dire che con il passare del tempo il giornale è andato migliorandosi anche nel formato e questo grazie anche alla collaborazione ed all’impegno di chi, di volta in volta, si è alternato nel comitato di redazione. Tuttavia lo scopo che mi ero prefissato nell’assumere la direzione non è stato conseguito se non in casi molto rari. E per dare maggiore possibilità di intervento ai soci ed ai gruppi erano state istituite due rubriche,”..A proposito di...”, curata dal compianto Pino Scoccia e “Lettere al direttore”. Nel primo caso, nonostante gli argomenti di interesse generale e di attualità abilmente trattati dal responsabile Pino Scoccia non hanno avuto un seguito né hanno suscitato interesse tra i lettori. Nel secondo caso, Lettere al Direttore, qualcuno (pochi in verità) ha saputo approfittarne ricevendo sempre risposta attraverso il giornale. A questo punto mi sono convinto che i nostri soci, alpini o aggregati, anche su argomenti di interesse associativo o di attualità preferiscono “mugugnare” (perché spesso si tratta di critiche), piuttosto che esprimere le proprie opinioni, manifestare il proprio pensiero. Eppure questo comportamento aperto servirebbe a rendere migliore l’associazione. Questo è l’ultimo numero che firmo, il prossimo che uscirà a settembre sarà firmato dal nuovo direttore che come da regolamento sezionale sarà nominato dal Consiglio Direttivo. E nel congedarmi mi sia consentito rivolgere un sentito grazie a quanti hanno con me collaborato. Il mio particolare grazie all’amico Walter Milani; grazie al suo impegno e professionalità il giornale è sempre uscito con regolarità migliorandosi di volta in volta; grazie ai componenti il comitato di redazione che si sono alternati; grazie agli alpini del gruppo di Gropello sempre disponibili al momento della spedizione. Il prossimo numero uscirà a settembre, si cambierà sistema e sono certo in meglio perché il giornale, nella vita associativa, è importante. Al nuovo direttore un sincero augurio di buon lavoro e soprattutto la mia esortazione a non arrendersi alle prime difficoltà. Se lo riterrà opportuno sappia che sono disponibile nel limite delle mie possibilità. Stante la mia situazione di salute, difficilmente potrò essere con voi ad Asti: sappiate comunque che col pensiero e con un po’ di “magone” sarò con voi nella prima fila. Auguri di una buona adunata! Viva l’Italia, viva gli Alpini. Anno 31 - MAGGIO 2016 - N°1 ari Alpini, Il mio impegno quale Direttore responsabile del nostro periodico inizia con il numero 1 del 1990 e termina con il numero 1 del 2016. E sì! È arrivato anche per me il momento di dire: “Zaino a terra”! Il nostro giornale (per favore non lo chiamate giornalino) era nato nel 1986 tenacemente voluto dal Presidente Cesare Vaccari con il nome di “IL NOTIZIARIO DELL’ALPINO PAVESE” e nel presentarlo il fondatore aveva scritto: “È il veicolo per far giungere alla casa di ogni alpino la voce della Sezione” Nell’assumere la direzione del nostro periodico, d’accordo con il comitato di redazione (Bocchiola, Milani, Pavanello, Pelizza), con il placet dell’allora presidente Leonardo Achille, il giornale cambia nome e diventa “L’ALPINO PAVESE il notiziario”. Presentando la nuova testata sul numero 1 di quel lontano 1990 avevo scritto: “perché questo cambiamento? Semplicemente perché il protagonista del giornale sarà l’alpino: l’alpino con i suoi problemi, la sua umanità, i suoi interessi. L’alpino inserito in una società che ha bisogno Zaino a terra C Antonio Casarini

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2 l’Alpino Pavese - N. 1/2016 RELAZIONE MORALE 2015 no e benvenuti all’annuale Assemblea Ordinaria della nostra Sezione. Prima di dare inizio ai lavori, vi invito a rivolgere un doveroso pensiero di ricordo a tutti i caduti e ai nostri soci che sono andati avanti. Rivolgiamo anche un pensiero di augurio ai nostri militari in servizio, in particolare a quelli impegnati nelle missioni all’estero, ai due marò, perché abbia fine la loro incredibile vicenda, al Presidente nazionale, ai dirigenti e a tutti i soci dell’ ANA. FORZA DELLA SEZIONE Gli iscritti alla nostra Sezione al 31 dicembre 2014 erano: Alpini: 1232 Aggregati: 433 Aiutanti: 27 Totale: 1692 Al 31 dicembre 2015: Alpini: 1200 Aggregati: 415 Aiutanti: 28 Totale: 1643 Con una diminuzione complessiva di 49 unità ripartiti in 32 Alpini e 18 aggregati. Gli aiutanti sono aumentati di uno, bisogna però tener conto che provengono dagli aggregati. Questo a fronte di 32 nuovi soci alpini e di 31 aggregati, più una decina di soci recuperati dai sospesi. Gli alpini deceduti sono stati 24, gli aggregati 5, almeno queste sono le segnalazioni pervenute. Alcuni soci, 4 per la precisione, sono passati ad altre sezioni. Ma il dato che più colpisce è il numero di quanti non hanno rinnovato l’iscrizione: 46 alpini, 39 aggregati, 2 aiutanti. Numeri importanti su cui influiscono sicuramente l’età media e il relativo stato di salute, la crisi economica, ecc., ma che restano tuttavia alti, soprattutto se confrontati con il buon lavoro che avete fatto nella ricerca di nuovi soci. Quindi l’invito che ne deriva è di continuare a ricercare nuovi soci, ma anche di prestare molta attenzione nel conservare chi lo è già. Da un’indagine statistica è risultato che il 69% dei soci è di età compresa fra i 60 e 80 anni, gli ultraottantenni sono esattamente il doppio di quelli di età compresa fra 30 e 40 anni, 6% contro 3%. ATTIVITÀ SVOLTA Tutte le attività programmate a livello di Sezione si sono svolte regolarmente. La presenza all’Adunata Nazionale de L’Aquila non era certamente esaltante, ma bisogna riconoscere che a causa della distanza non c’era molto da attendersi; diverso il discorso per quanto riguarda il Cari delegati, alpini, amici, buongior- GRAZIE ANTONIO ome avete appreso in altra parte del giornale, questo è l’ultimo numero che esce a firma di Antonio Casarini. Il volgere inesorabile del tempo, e le avversità della vita lo hanno indotto, dopo più di venticinque anni, a lasciare l’incarico di direttore. Nato sotto l’egida del Presidente Vaccari, è con Antonio che il nostro giornale si è definitivamente formato, grazie al suo impegno continuo e infaticabile. In questo arco di tempo ci sono stati sicuramente momenti di difficoltà, sempre affrontati caparbiamente, ma anche momenti di soddisfazione e di compiacimento, e se tutti i traguardi che si era proposto, non sono stati raggiunti, ritengo che si debba ritenere lo stesso più che soddisfatto per il suo lavoro. Come rappresentante della Sezione, a nome di tutti i soci, lo ringrazio calorosamente, e sono certo che in caso di necessità non farà mancare al nuovo direttore e al comitato di redazione l’impagabile aiuto della sua competenza e della sua esperienza. Avrete anche notato che è cambiata la veste grafica del giornale, perché c’è stato un cambiamento nella realizzazione materiale. La stampa è stata affidata ad un’altra tipografia che, dotata di impianti più moderni e tecnologici, è in grado di stamparlo e prepararlo per la spedizione a costi più contenuti. Ringraziamo la ditta Litomil dell’alpino Walter Milani, il Gruppo di Gropello Cairoli e chi, in vario modo, ha lavorato fino ad oggi per rendere possibile la pubblicazione e l’invio del giornale. Carlo Gatti C Raduno del 2° Raggruppamento a Busto Arsizio, dove, nonostante la vicinanza, la presenza era decisamente scarsa. Il vessillo sezionale è stato presente a tutte le manifestazioni svoltesi nell’ambito della Sezione, a quelle organizzate da altre Associazioni, a cui è stato invitato, a 36 manifestazioni fuori sezione e a 2 all’estero (in Spagna e Belgio) per un totale di 90 presenze. In collaborazione con il Coro Timallo e con il referente del Centro Studi Giacomo Casarino, si sono fatti 14 incontri con scuole, di diverso ordine e grado, per ricordare il centenario della 1a Guerra Mondiale; sullo stesso argomento e con le stesse modalità ci sono stati due incontri con i detenuti della casa circondariale di Voghera. In occasione del Raduno sezionale, e di alcune feste di gruppo, sono stati festeggiati gli ultimi reduci della 2a guerra mondiale, iscritti all’Associazione, con la consegna di un piccolo omaggio. Anche i gruppi hanno svolto le loro attività che sono sempre numerose. Il gruppo di Stradella ha festeggiato il 50° organizzando in modo egregio il Raduno sezionale; il gruppo Monte Penice ha festeggiato l’80° compleanno; il gruppo di Dorno ha completato il restauro di una chiesa locale; il gruppo di Mede ha posato una targa in ricordo dei “ragazzi del ‘99”; il gruppo di Voghera, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, ha ricordato Don Carlo Gnocchi dedicandogli una via; il gruppo di Godiasco ha consegnato alla Sez. di Milano il cappello del Col. Belotti, comandante del Btg. Edolo in Russia e già Presidente della stessa Sezione. Molti gruppi hanno partecipato alla raccolta del Banco Alimentare, e ci sono state tante altre attività in ambito locale, mi scuso se ho dimenticato di citarne qualcuna. Ringrazio tutti quelli che si sono impegnati attivamente nell’organizzare le varie manifestazioni e chi mi aiutato e sostituito quando è stato necessario.

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l’Alpino Pavese - N. 1/2016 ATTIVITÀ FUTURA L’attività per l’anno in corso è già iniziata con la commemorazione della campagna di Russia a Cigognola, per cui ringrazio il gruppo di Broni, e con la S.Messa in suffragio dei soci andati avanti, celebrata nella chiesa del Carmine a Pavia. Fra pochi giorni ci sarà il pellegrinaggio al Tempio della Fraternità a Cella di Varzi, nonché festa dell’U.P.C. Seguiranno il raduno intersezionale a Capannette di Pey, il 19 giugno, la cui organizzazione quest’anno è affidata alla nostra Sezione; la festa ai Piani del Lesima il 7 agosto; la commemorazione dei Caduti della Lomellina a Gropello Cairoli il 25 settembre, e il Raduno Sezionale a Mede il 2 ottobre, nel 60° anniversario della consegna della M.O.V.M. al Gen. Franco Magnani. Naturalmente ci sarà la partecipazione all’Adunata Nazionale di Asti e al Raduno del 2° Raggruppamento a Desenzano del Garda. Per quanto riguarda l’Adunata Nazionale, anche in considerazione della relativa distanza chilometrica, mi auguro che la partecipazione sia consistente, così come il Raduno del 2° Raggruppamento sarà l’occasione per visitare una bella e famosa località italiana. Naturalmente ci saranno poi le manifestazioni delle Sezioni vicine e dei nostri Gruppi, che sono tante. Rinnovo l’invito ai Gruppi ad accordarsi per ridurre il numero di manifestazioni, perché il rischio è di avere delle partecipazioni sempre più esigue. È vero che spesso ci sono esigenze e realtà locali diverse, ma bisogna anche cercare di non farsi male da soli. Come ho già detto, il vessillo sezionale è stato presente a 90 manifestazioni, se considerate che nell’anno ci sono 52 settimane e che nei mesi invernali l’attività è minima, il conto è presto fatto. Per quanto riguarda la commemorazione del centenario della 1a Guerra Mondiale abbiamo interessato le scuole, e alcune hanno aderito, all’iniziativa promossa dalla Sede Nazionale dal titolo “Il milite… non più ignoto”. L’Unità di Protezione Civile, il Coro, il Gruppo Sportivo, proseguiranno le attività nei settori di loro competenza. Come vedete il lavoro da fare è sempre parecchio e serve tanta buona volontà da parte di tutti. SITUAZIONE FINANZIARIA La situazione finanziaria, che il tesoriere ci illustrerà successivamente in dettaglio, è un argomento che richiede, come sempre, particolare attenzione. Abbiamo reso alla Sede Nazionale la quarta rata del prestito che ci era stato, a suo tempo, concesso, e quest’anno restituiremo l’ultima. Si cerca di contenere al massimo le spese, e dove è possibile trovare entrate aggiuntive (per es. pranzi in sede), la lotteria sezionale dà il suo importantissimo e irrinunciabile contributo, ma anche in considerazione del calo degli iscritti, la disponibilità finanziaria è sempre ridotta. IL GIORNALE “L’ ALPINO PAVESE” Il nostro giornale è uscito come al solito in tre numeri e si è cercato di migliorarne la veste grafica stampandolo tutto a colori. Il Direttore storico Antonio Casarini, per motivi personali, ha manifestato la sua intenzione di lasciare l’incarico. Non possiamo che ringraziarlo di cuore per tutto quello che ha fatto in oltre 25 ani di direzione. È stato individuato il suo successore nell’alpino Sergio Guida, del gruppo di Torre del Mangano, e sono in corso le pratiche burocratiche per permettergli di esercitare il mandato. Anche per quanto riguarda la preparazione, la stampa, e la spedizione sono in vista sensibili cambiamenti. C’è un nuovo collaboratore, esperto del settore, per l’impaginazione e la grafica. La stampa sarà affidata ad un’altra tipografia che, per diverse ragioni, è in grado di praticare costi inferiori. Con i risparmi ottenuti e adottando un particolare sistema di spedizione, anche questo più economico, vogliamo tornare a spedire il giornale, per posta, a tutti i soci. La distribuzione manuale ha permesso sicuramente dei risparmi, ma la sensazio- 3 ne che non tutti la facciano con la dovuta attenzione, e le difficoltà segnalate da alcuni, hanno spinto a mutare idea. Ringrazio l’amico Walter Milani, titolare della tipografia Litomil, e gli Alpini di Gropello, per l’impegno messo in questi anni nella preparazione del giornale, e mi auguro di poter contare sempre sull’aiuto della loro esperienza, ma purtroppo le difficoltà economiche impongono scelte non sempre facili e piacevoli. UNITÀ DI PROTEZIONE CIVILE Anche quest’anno, fortunatamente, non ci sono stati eventi di gravità tale richiedenti un fattivo intervento. Quindi l’attività si è concentrata nella partecipazione al campo pre-adunata dell’Aquila, ai corsi di formazione, all’addestramento nel supporto all’EXPO di Milano. Sotto la guida del coordinatore Varesi e del segretario Silvano, ai quali rivolgo un sentito grazie per l’impegno profuso, si è provveduto a riordinare l’elenco dei volontari e dei materiali, al controllo dell’idoneità fisica e al conseguimento dell’abilitazione operativa attraverso i corsi di formazione. Naturalmente per l’anno in corso, sempre sperando che non succedano calamità di vario genere, è prevista la partecipazione alle attività formative e addestrative, la presentazione della PC presso le scuole, e la realizzazione di mini-campi scuola, rivolti ai ragazzi delle scuole superiori, con particolare riguardo al tema ambientale. GRUPPO SPORTIVO L’attività si è svolta secondo gli schemi abituali. Sono state organizzate le gare di tiro a segno interne alla Sezione, e c’è stata la partecipazione ai campionati nazionali della stessa specialità. Purtroppo per problemi meteorologici sono state annullate le gare di sci e, a causa di problemi fisici degli atleti non c’è stata la partecipazione alle varie gare di corsa. Per l’anno in corso l’intenzione è di continuare sulla stessa traccia. Per questo c’è già stata la presenza di un gruppo di sei atleti alle Alpiniadi invernali di Bormio, nella specialità dello slalom. Ringrazio il responsabile sezionale per lo sport Bolis e tutti i soci, che si sono cimentati e si cimenteranno nelle varie gare. CORO ITALO TIMALLO Il coro sezionale, oltre che a partecipare a tutte le manifestazioni programmate dalla Sezione, ha svolto, in collaborazione con il referente del Centro Studi Casarino, un’intensa attività nelle scuole, per ricordare il centenario della 1a Guerra Mondiale, e anche attività di carattere sociale nella casa circondariale di Voghera. Ricordo che il coro è disponibile per concerti presso i gruppi e le comunità locali e che è sempre aperto ad accogliere nuovi coristi.

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4 ATTIVITÀ ASSOCIATIVA Innanzitutto voglio ringraziare tutti i soci che a vario titolo e in vario modo si impegnano seriamente e attivamente nella vita associativa, ad iniziare dai consiglieri sezionali, ai volontari di PC, ai coristi, agli sportivi, ecc. Devo dire che purtroppo in qualche gruppo, pochi per fortuna, esistono delle situazioni di conflitto interno che avvelenano l’ambiente, e non fanno il bene dell’Associazione. Devo anche dire che si tratta di solito di questioni personali, legate soprattutto al desiderio di primeggiare, mettersi in mostra o più semplicemente fare i propri comodi. Quando sono stato chiamato per cercare di appianare questi problemi sono sempre intervenuto, e se sarà necessario lo farò ancora, ma sarebbe molto meglio che non nascessero. Altro motivo di mio disappunto è la mancata partecipazione alle manifestazioni sezionali, compresi i consigli direttivi allargati ai capigruppo. Sono entrambi momenti importanti della vita associativa e la partecipazione direi che è d’obbligo. Ritengo impossibile che in ogni gruppo non ci sia almeno un socio, che possa sostituire il capogruppo se questi proprio non può esserci. A volte viene richiesto il vessillo sezionale, per partecipare alla manifestazione di un’altra Sezione, distante magari centinaia di chilometri, perché c’è l’amico, il collega, il comandante di allora, e poi non si è presenti alle nostre che sono sempre all’interno della provincia. Oppure, ci si lamenta della mancanza di informazioni, si danno consigli su cosa fare, ma quando si è convocati per parlare della vita associativa non ci si presenta. E’ vero che gli impegni sono molti, però, come ho già detto, per alcuni c’è il dovere di intervenire. Come sapete, nell’Associazione è sempre aperto il dibattito sul futuro associativo, e sulla visibilità da dare ai soci aggregati. E’ un argomento su cui le opinioni sono molte e diverse, e su cui è difficile trovare una uniformità di pensiero. Il Consiglio Direttivo Nazionale ha proposto alcune modifiche al regolamento, e sulla base di quanto emerso nelle assemblee di gruppo, abbiamo fatto conoscere la nostra opinione, che si può riassumere in: sfilare tutti assieme, cappelli decisamente diversi. CONCLUSIONI L’Assemblea di oggi deve rinnovare tutte le cariche sezionali ad eccezione del Presidente. Come sapete per effetto del regolamento, chi ha concluso due mandati consecutivi in una qualsiasi carica, non può, almeno per un turno, ripresentare la propria candidatura; quindi diversi consiglieri, revisori dei conti e membri della giunta di scrutinio, che erano in carica, non sono nell’elenco dei can- l’Alpino Pavese - N. 1/2016 didati. Altri due consiglieri, pur avendo concluso un solo mandato, non si sono ripresentati. Ringrazio tutti per l’impegno, la partecipazione e il supporto che hanno dato nel condurre la vita della Sezione. A tutti i candidati che si sono presentati grazie per la loro disponibilità; a chi risulterà eletto l’augurio di buon lavoro e la certezza di una proficua collaborazione. A tutti i soci della Sezione, l’invito a partecipare sempre attivamente alla vita associativa, ad aiutare i responsabili anche con le critiche, che se fatte in modo educato e corretto, sono più utili dei complimenti, ma a lasciar perdere le invidie e le gelosie. Il lavoro da fare è sempre molto e il momento non è certamente facile, ne conosciamo ampiamente le ragioni: crisi economica, disoccupazione, specie giovanile, terrorismo, guerre più o meno manifeste, migrazioni di massa, corruzione, ecc. e soprattutto una sfiducia generalizzata che sembra paralizzare il paese. Per controbattere tutto questo noi Alpini possiamo fare molto, la gente ci guarda con stima e simpatia, lo notiamo nelle nostre manifestazioni. Facciamo sì che con il nostro impegno e il nostro comportamento, questo patrimonio di fiducia e di valori non vada perso. Viva gli Alpini, viva l’Italia Il Presidente Carlo Gatti Il nuovo Consiglio Direttivo L’ assemblea dei Delegati tenutasi a Mornico Losana il 13 marzo scorso ha eletto i nuovi consiglieri sezionali. Le cariche sezionali per il triennio 2016/2018 sono state attribuite durante il cosiglio direttivo del 18 marzo e risultano così distribuiti. Presidente: Carlo Gatti. Vice presidente vicario: Pierluigi Ferrari Vice presidente: Arduino Pavanello Segretario: Vittorio Biondi Consiglieri: Ginetto Barberini delegato per gruppo Rovescala, Barbianello e Broni; Vittorio Biondi delegato per gruppo Torre del Mangano e Montalto; Alessio Braga delegato per gruppo Romagnese, Tre Comuni e Retorbido; Sandro Carrera delegato per gruppo Dorno e Robbio; Sergio Dellafiore delegato per gruppo Santa Maria della Versa e Montù Beccaria; Pier Luigi Ferrari delegato per gruppo Pavia-Certosa e Menconico; Lucio Garbelli delegato per gruppo Voghera e Sannazzaro; Dino Guidi delegato per gruppo Brallo, Varzi e Pontenizza; Roberto Malchiodi delegato per gruppo Mornico Losana e Castelletto di Branduzzo; Piero Merli delegato per gruppo Rivanazzano, Godiasco, Fortunago; Arduino Pavanello delegato per gruppo Mede e Gropello Cairoli; Giovanni Varesi delegato per gruppo Stradella, Strada Romera e Casteggio. Segretario supplente: Ginetto Barberini Delegato alla gestione del GISA: Paolo Nascimbene Tesoriere non cosigliere: Aurelio Bolis, affiancato da Roberto Malchiodi Coordinatore U.P.C.: Gianni Varesi; Referente Centro Studi: Giacomo Casarino, affiancato da Lucio Garbelli Referente Gruppo Sportivo: Aurelio Bolis, affiancato da Roberto Malchiodi; Direttore del giornale “L’ALPINO PAVESE notiziario”: Antonio Casarini Direttore operativo: Sergio Guida

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l’Alpino Pavese - N. 1/2016 5 T U T T I ari Alpini, siamo ormai prossimi a quella che sarà l’ottantanovesima Adunata Nazionale della nostra Associazione, che dopo ventuno anni torna ad Asti. Poco prima della scorsa edizione la città, e una buona parte del Piemonte, erano stati colpiti da una disastrosa alluvione che aveva provocato lutti e rovine. L’Adunata permise alla città di ringraziare l’ANA per quanto aveva fatto per permetterle il ritorno alla normalità. Questa volta fortunatamente non è successo nulla di grave, ma sono certo che l’accoglienza degli astigiani non sarà meno calorosa, e ci permetterà di vivere alcune belle giornate. Nei giorni scorsi, rovistando fra le mie carte, ho trovato la copia del nostro giornale in cui si parla dell’Adunata del 1995. Vi campeggia una foto della sfilata con il nostro vessillo, alfiere l’indimenticato Mario Genocchi, CUSTODI DELLA MEMORIA E ORIZZONTE PER LA GIOVENTU’ C scortato dal Presidente Achille e dall’allora Col. Abbiati. Sotto c’è un articolo del direttore Casarini, decisamente critico per il comportamento tenuto da alcuni dei nostri soci durante la sfilata stessa. Io sono certo che questo non succederà più, di Adunate ormai ne abbiamo fatte tante, come ci si deve comportare è stato detto e ridetto, basta un minimo di buona volontà e di impegno e tutto andrà per il meglio. Anche nei giorni precedenti la sfilata il comportamento sia sempre corretto. Ricordiamoci che con i moderni mezzi di ripresa e comunicazione, qualsiasi atto o gesto può essere portato immediatamente a conoscenza di un vastissimo pubblico, e sono sempre più le persone pronte a cogliere gli aspetti negativi che quelli positivi di ogni cosa. Voglio tuttavia ricordare che bisogna sempre salutare, militarmente, il labaro nazionale e i vessilli decorati con la medaglia d’oro, e di rispettare le indicazioni e le disposizioni del Servizio d’Ordine Nazionale. A D A S T I ! Il tema dell’Adunata, scelto dal CDN, riportato nella titolazione di questo articolo, ci indica in modo chiaro e preciso quale deve essere uno dei principali obiettivi del nostro operare. Essere, specialmente adesso nella ricorrenza Il manifesto del 95 del centenario della 1a G.M., gelosi custodi della memoria e contemporaneamente guardare avanti per indicare con l’esempio ai giovani, traguardi, mete, obiettivi. Solo la memoria del passato possa risollevare questo paese dalla crisi morale in cui si dibatte da troppo tempo. Ad Asti siamo geograficamente vicini, i più vicini della Lombardia, quindi saremo gli ultimi del nostro settore e sfileremo nel tardo pomeriggio, è una grande occasione per esserci e spero di vedervi proprio in tanti. Buona Adunata. Il Presidente Carlo Gatti

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6 l’Alpino Pavese - N. 1/2016 Don Carlo Gnocchi, e S.E. Mons. Merisi Vescovo Emerito di Lodi ha concelebrato, presso il Santuario Don Gnocchi di Via Capecelatro di Milano, la S. Messa con il Presidente della Fondazione Mons. Bazzari e con Don Rivolta rettore del Santuario. Il nostro Coro Sezionale “Italo Timallo” ha avuto l’onore di essere invitato ad animare la funzione religiosa con canti liturgici ed alpini ricevendo l’apprezzamento da parte dei presenti tra cui i numerosissimi “figli di Don Carlo” cioè coloro che vennero curati nei primi centri della cosiddetta “mia baracca”. Una cerimonia toccante che ha avuto momenti di particolare commozione come l’inaugurazione di una scultura raffigurante Don Gnocchi da parte di Silvio Colagrande che ricevette il dono delle cornee del cappellano degli alpini e la recitazione, da parte di un alpino della Sezione di Milano, della Preghiera degli alpini accompagnata dalla canta “Signore delle cime”. La commemorazione è proseguita, poi, la settimana successiva nell’ambito della Festa del Gruppo Alpini di Voghera. La sera del 5 marzo nel Teatro dei Padri Barnabiti il Coro Alpini di Canzo Sezione di Como, guidato da Roberto Fontana, ed il Coro Timallo hanno tenuto un concerto durante il quale lo spirito e le parole di Don Gnocchi erano presenti, tangibili e arrivavano al cuore insieme alle note delle belle cante che hanno eseguito i due cori. L’ultima strofa di Stelutis Alpinis, brano eseguito in maniera toccante dal Coro di Canzo, dice “Quando sei a casa da sola e preghi per me, il mio spirito ti vola attorno, io e la stella alpina siamo con te”. Questo era il brano tanto amato da Don Carlo che è stato riassunto nel titolo della serata “L’amore e la carità oltre la morte” come significato della sua missione. La graditissima e significativa presenza di Monsignor Bazzari si è protratta il giorno successivo, domenica 6 marzo, con la sfilata per le vie di Voghera, l’onore ai caduti e la concelebrazione della S. Messa nel Duomo cittadino insieme al Vicario del Vescovo di Tortona e al cappellano alpino Padre Giuseppe Roda. La funzione è stata animata dal Coro Sezionale Italo Timallo. Carlo Bernini Attività del Centro Studi Associazione Nazionale Alpini, in collaborazione con Ministero della Difesa, indice il concorso nazionale: “Il Milite... non più ignoto”. Il progetto invita docenti e studenti a contribuire alla ricostruzione di un racconto collettivo sul tema della prima Guerra Mondiale, attraverso l’adozione di un Monumento ai caduti presente sul loro territorio, con l’obbiettivo di stimolare e valorizzare la memoria locale e le competenze degli studenti e del corpo docente. Un vero e proprio percorso di ricerca che assume il sapore di un viaggio nel tempo: attraverso il recupero dei dati e delle informazioni sui nomi incisi sul monumento, riportando alla luce il contesto umano, storico e culturale che ha caratterizzato quel periodo. Il concorso è rivolto alle scuole statali e paritarie primarie e secondarie di I e II grado. Per la Sezione di Pavia hanno partecipato al concorso la scuola media Dante di Voghera, l’Istituto comprensivo di Santa Maria della Versa, l’Istituto Comprensivo di Broni, la scuola primaria statale di Retorbido e l’istituto Calvi di Varzi. Complimenti ed auguri agli studenti che si sono impegnati in questo bellissimo progetto di ricerca ed hanno rinnovato la memoria dei loro avi. Giacomo Casarino L’ Angolo dello sport...Alpino niziamo l’avventura di questo anno sportivo alpino ringraziando quei coraggiosi e volenterosi amici alpini che si sono cimentati in quel di Bormio nella famosa “Pista Stelvio” più volte teatro di gare di Coppa del Mondo, sia di slalom che di discesa libera. In effetti vedere la pista dal basso, comodamente seduti nelle piccole tribune dell’arrivo, faceva un certo effetto!! Bravi, miglior viatico per le nostre gare non ci poteva essere: le “Alpiniadi Invernali” organizzate dalla neonata Sezione Valtellinese ci hanno regalato alcuni giorni di sana aria di montagna, di vero spirito alpino e di accesa competizione. I nostri portacolori hanno gareggiato unicamente nello Slalom, ma vi confessiamo che aver visto anche lo Sci di Fondo è stata una esperienza bellissima e che vogliamo proporre, per il prossimo anno, anche per la nostra Sezione. Invitiamo quindi tutti gli sciatori della domenica, che sono tanti, I Attività del Coro “L’Amore e la carità oltre la morte” Il sempre attuale messaggio del Beato Don Carlo Gnocchi nel 60° della morte Il 28 febbraio 2016 ricorreva il 60° Anniversario della morte di

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l’Alpino Pavese - N. 1/2016 senza farsi male e divertirsi!!! Ma passata questa esperienza già incombono le nuove sfide per il Campionato Sezionale di Tiro a Segno in calendario l’ultimo sabato del mese di maggio al Poligono del Tiro a Segno di Pavia: anche per questa manifestazione, giunta ormai al 10 anniversario, ci auguriamo di avere la presenza di almeno un tiratore per ogni gruppo: quindi rivolgo un appello ai Capigruppo affinchè diano la sveglia ai loro soci!!! A seguire nel mese di giugno due apcaratterizza la nostra associazione. Impegno e continuità nei valori che la contraddistinguono nel suo operare nella società civile del nostro Paese. E’ la continuità l’elemento ispiratore del convegno. La continuità nella trasmissione dei valori centrali della responsabilità, dell’esempio, dell’identità. Con lo sguardo al futuro, è ai giovani che si è rivolta l’attenzione interloquendo direttamente sul tema “L’Ana e i giovani, loro speranze e attese” con una qualificata rappresentanza di ragazzi. Il dialogo che ne è scaturito è stato molto partecipato e interessante. Un’occasione di conoscenza e di scambio. Sono state abbozzate proposte d’iniziative da sviluppare ai vari livelli della nostra associazione che possono coinvolgere realtà giovanili nelle attività dell’Ana. A conclusione del convegno sono tutti i caduti, prima alle lapidi esterne alla chiesa e dopo nella cripta interna a loro dedicata. Tutte le cerimonie civili sono state coordinate dal Generale Abbiati e hanno visto la partecipazione di 23 gagliardetti di nostri gruppi, il vessillo della sezione di Pavia e i labari delle altre rappresentanze. Conclusa la parte civile si è dato inizio alla cerimonia religiosa con la benedizione degli ulivi svoltasi sul sagrato della chiesa, seguita dalla Santa Messa, celebrata da Don Bernini. Ci hanno onorato della loro presenza il 7 puntamenti per la corsa: la staffetta il 5 giugno a Tramonti di Sotto (Pordenone) ed il 26 giugno la “marcia di regolarità” a Sarezzo (BS). Per quest’ ultima specialità dopo vari tentativi speriamo ora di essere riusciti a comporre almeno una squadra (tre atleti) e partecipare così a questa interessante specialità. L’appuntamento passa ora ai campi di gara e l’augurio rimane sempre quello “l’importante non è vincere ma partecipare”. Cordiali saluti alpini. Aurelio intervenuti il Comandante delle Truppe Alpine, Gen.C.A. Federico Bonato e mons. Angelo Bazzari, presidente della “Fondazione don Carlo Gnocchi” che ha portato testimonianza di vita del Beato di cui si celebra quest’anno il sessantesimo della morte. Sergio Guida a farsi vivi e abbandonare il timore di fare “brutta figura”: Il nostro spirito è ancora quello di “partecipare” possibilmente I valori e il futuro 20° Convegno itinerante della Stampa Alpina Belluno, il 2-3 aprile, si è tenuto il 20° Convegno Itinerante della Stampa Alpina organizzato con eccellenza dalla locale sezione ANA. A confermare l’importanza di questo incontro associativo è la presenza al convegno, oltre a quella dell’attuale presidente Favero, di Parazzini e Perona che lo hanno preceduto nell’incarico. Presenti anche Brunello e Di Dato che hanno retto le precedenti direzioni de L’Alpino prima di quella attuale di Bruno Fasano. Presenze che hanno significato il forte valore d’impegno e di continuità che A nche quest’anno l’attività della Protezione Civile è iniziata con la partecipazione dei nostri volontari alle cerimonie dedicate al ricordo del “26 gennaio 1943”, termine degli scontri a fuoco in terra russa a Nikolajewka, svoltasi a Cigognola e come sempre organizzata dal gruppo di Broni. Sono riprese inoltre le collaborazioni con il comune di Certosa di Pavia e sono state svolte delle lezioni sulla sicurezza agli studenti del liceo C.Golgi di Broni. Nel mese di marzo i volontari dalla nostra Unità di Protezione Civile sono stati impegnati nell’organizzare il consueto Pellegrinaggio al Tempio della Fraternità di Cella di Varzi. Nella giornata di sabato 19 sono state eseguite, a cura degli Alpini e di altri rappresentanti di varie associazioni d’arma, le operazioni di pulizia e messa in sicurezza delle aree pertinenti la chiesa, con taglio del prato e la potatura degli arbusti e delle siepi. Le cerimonie della giornata festiva sono iniziate alle 10,30 con l’alza bandiera, a cui ha fatto seguito, al suono del “silenzio” la deposizione di fiori a ricordo di Protezione civile A Segretario Nazionale della Protezione Civile Michele Longo, il coordinatore P.C. di Alessandria, l’immancabile Gianni Guerci di Parma ed il dott. Bosone presidente dell’ Amministrazione Provinciale di Pavia. La manifestazione non poteva che terminare con il rancio alpino, preparato dai componenti dei gruppi di Retorbido e Menconico, aiutati da amici e volontari della Protezione Civile Alpini di Pavia a cui va il mio profondo ringraziamento. Gianni Varesi Coordinatore PC A.N.A. di Pavia

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8 l’Alpino Pavese - N. 1/2016 Pagine di storia: I La battaglia degli altipiani di riserva tra i quali nove battaglioni di Alpini che vennero messi di stanza a Bassano. Non modificò invece l’assetto delle truppe che non era assolutamente adatto a rispondere ad una forte offensiva nemica a causa della loro posizione troppo avanzata, della scarsa copertura dei fianchi e della lontananza dei centri logistici e delle riserve situati nella Pianura Padana. L’offensiva iniziò all’alba (precisamente alle ore cinque) del 15 maggio 1916 con un potente attacco austriaco tra la Val Lagarina e la Val Sugana. A muovere contro le linee italiane erano quasi duecentomila militari austroungarici sostenuti dal fuoco di duemila cannoni. A fronteggiarle un numero praticamente uguale di militari italiani, dotati però di un supporto d’artiglieria nettamente inferiore. Lo Stato Maggiore Italiano fu colto di sorpresa e nei primi giorni gli ordini che arrivarono alle truppe furono spesso contraddittori. Anche rinforzi e rifornimenti ebbero un andamento irregolare e non sufficente a garantire una adeguata risposta all’iniziativa militare austroungarica. Fu così che, nei primi giorni dell’offensiva, il fronte italiano cedette in numerosi punti. Caddero posizioni importanti come Costa D’Agra, Monte Coston, Monte Maronia, Monte Maggio e Costabella. I reparti italiani però, pur in difficoltà, non si sbandarono ed anche quando soverchiati si ritirarono in relativo buon ordine, contendendo il terreno al nemico con estrema determinazione. Il Generale austroungarico Hranilovic, comandante della decima brigata da l 15 maggio 1916 iniziava una massiccia offensiva austroungarica contro le nostre posizioni in Trentino. Già nel dicembre 1915 il Generale Conrad Von Hotzendorf Capo di Stato Maggiore dell’esercito austroungarico aveva preso la decisione di lanciare una massiccia offensiva sul fronte del Trentino. L’obbiettivo era quello di arrivare fino alla pianura veneta (distante non più di quaranta chilometri dalla linea del fronte) in modo da costringere tutto l’esercito italiano schierato sull’Isonzo e nel bellunese ad una precipitosa ritirata fino all’Adige. In questo modo, secondo Conrad, si sarebbe potuto sperare di spingere l’Italia a trattare la pace in modo che l’Austria non fosse più impegnata militarmente su due fronti, quello italiano e quello russo. Il Capo di Stato Maggiore austriaco si rendeva conto che le forze di cui disponeva in Trentino (sedici divisioni) non erano sufficenti per realizzare il suo progetto e di conseguenza chiese aiuto agli alti comandi tedeschi i quali però risposero che la Germania, duramente impegnata nella battaglia di Verdun e sul fronte russo, non era in grado di sostenere lo sforzo dell’apertura di un terzo fronte. Il generale Conrad decise allora utilizzare per la progettata offensiva di reparti che erano dislocati come riserva sul fronte russo. Fu il primo dei suoi errori perchè i Russi, comandati da uno degli ultimi validi ufficiali dello Zar, il generale Brusilov ne approfittarono lanciando una serie di devastanti e vittoriose offensive sul fronte della Galizia. Il secondo errore fu sicuramente quello di sottovalutare l’importanza della presenza di ventitre battaglioni di Alpini sulla linea del fronte (divenuti poi trentotto per l’arrivo di rinforzi durante l’offensiva). Gli Alpini, non solo costituivano i reparti tra i più solidi dell’intero esercito italiano, ma erano anche, per loro natura, particolarmente adatti alla guerra difensiva in montagna e, soprattutto, erano composti da soldati che, in molti casi, combattevano praticamente alle porte di casa, con il vantaggio quindi di una forte motivazione e della perfetta conoscenza del territorio. I Comandi Italiani, malgrado fossero stati avvertiti dai servizi segreti e da alcuni disertori dell’esercito nemico, non credevano nella possibilità di un’offensiva austroungarica di ampia portata. Il Generale Cadorna pensava infatti che gli Austriaci non avrebbero mai indebolito il fronte russo spostando delle truppe su quello trentino. Da persona prudente quale era però preparò dei reparti

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l’Alpino Pavese - N. 1/2016 Cadorna aveva infatti reagito all’offensiva nemica con due iniziative: una richiesta pressante alla Russia perchè lanciasse un’offensiva sul fronte galiziano al fine di distrarre truppe austroungariche dal fronte trentino e, soprattutto costituendo, con uno sforzo organizzativo notevole, la Quinta Armata forte di cento ottantamila uomini che stavano progressivamente lanciandosi nel campo di battaglia. Gli Alpini furono in quei giorni determinanti in diverse battaglie come quella del Monte Pasubio, la cui caduta avrebbe effettivamente aperto agli austriaci il cammino verso la pianura e che venne vittoriosamente difeso dalle “penne nere” con ostinato valore. Ancora più drammatica la difesa del Monte Fior, affidata al leggendario Battaglione Morbegno. Questo splendido reparto alpino era partito da Valstagna con ventidue ufficiali e ottocentocinque soldati, ma nell’ultima disperata difesa del Monte Fior era rimasto con soli quattro ufficiali e meno di cento Alpini. Ai primi di giugno gli Austriaci erano riusciti ad avanzare di una trentina di chilometri nel territorio italiano, ma non aveva ancora conseguito l’obbiettivo prefissato di arrivare alla pianura. Inoltre proprio in quei giorni i Russi, accogliendo la richiesta italiana, avevano lanciato la loro offensiva in Galizia ed i Comandi austriaci erano così costretti a dirottare verso quel fronte uomini e materiali inizialmente destinati al Trentino. Al contrario le riserve italiane erano ormai arrivate in linea 9 e gli Italiani avevano ormai raggiunto la superiorità numerica anche se permaneva una certa inferiorità nell’artiglieria. In queste condizioni le possibilità di successo dell’offensiva austriaca erano ormai ridotte a zero. Malgrado ciò il Generale Conrad continuò a reiterare gli attacchi fino alla metà di giugno, ma senza che la linea del fronte subisse più grosse variazioni. Nelle settimane successive furono invece gli Italiani a lanciare una serie di limitate controffensive che permisero di recuperare una parte del terreno perduto fino quando, il 24 giugno, il Comando austriaco ordinò un ripiegamento delle proprie truppe su una linea montagnosa difendibile, sgomberando l’altopiano di Asiago. Quando, finalmente, verso la metà di luglio, una relativa calma tornò sul fronte trentino le posizioni erano praticamente quelle di partenza con modesti e sostanzialmente inutili guadagni da parte austroungarica. Nel corso dei due mesi di aspri combattimenti gli Italiani ebbero quindicimila morti, settantamila feriti e cinquantamila dispersi, gli Austriaci diecimila morti, cinquantamila feriti e ventisettemila dispersi. Il valore dei soldati italiani, Alpini, Fanti, Bersaglieri, Granatieri di Sardegna era riuscito, a dispetto di non pochi errori degli alti comandi, a scongiurare il pericolo di un disastro. La guerra però non era ancora finita ed altri, drammatici eventi erano prossimi a verificarsi. Mario Villani montagna (Alpenjager) cavallerescamente lo riconobbe: “la lotta per gli abitati in Val Terragnolo fu estremamente accanita, nonostante la preparazione radicale di artiglieria. Nelle case e nelle caverne, ogni obbiettivo dovette essere conquistato a colpi di bombe a mano”. Fino alla fine di maggio gli Austriaci continuarono ad avanzare, occupando anche Asiago e l’altopiano dei Sette Comuni, ma la resistenza italiana non solo non si indeboliva, ma anzi, grazie ai rincalzi che cominciavano ad affluire con più regolarità diveniva sempre più ostinata ed efficace.

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10 l’Alpino Pavese - N. 1/2016 Appuntamenti con la storia La partecipazione è stata grande. Amici sono giunti anche dalla Valtellina. Il Presidente della Sezione Alpini Pavia ha ricordato gli avvenimenti fondamentali ed il sottoscritto, incaricato di fare la commemorazione, ha ricordato ciò che ha scritto in proposito il Beato Don Carlo GNOCCHI nel suo libro “Cristo con gli alpini”: “Questa vicenda costituisce una delle più alte vittorie dello spirito sulla materia e della volontà sull’avversa fortuna e una delle più luminose affermazioni della grandezza della nostra gente”. Non solo alpini, ma tutti i soldati italiani in un’unica umanità dolente coinvolta in quella tragedia. In quei quei tragici avvenimenti dobbiamo trarre l’insegnamento a rifiutare l’autolesionismo ed a sentire fortemente l’orgoglio dell’identità nazionale, “quel comune sentimento di un popolo che nel bene e nel male lo fa sentire unico e diverso dagli altri”. A questo sentimento dobbiamo ispirarci quando sostiamo in silenzioso raccoglimento davanti ai Caduti. La “Giornata della Memoria”, istituita con legge dello Stato, ricorda quel processo di selezione della razza che i Nazisti perpetrarono sistematicamente contro ebrei, zingari, portatori di handicap e oppositori del regime che fu ufficialmente rivelato al mondo quel fatidico 27 gennaio 1945 quando fu liberato il campo di sterminio di Auschwitz dall’ Armata Rossa. La commemorazione è stata fatta nell’aula magna del collegio Ghislieri alla presenza i sono ricorrenze, nonostante la nostra memoria sia breve, a cui non è possibile sottrarsi. Sono il ricordo di eventi che hanno segnato l vita di milioni di esseri umani. Sono la storia dei nostri nonni, dei nostri padri e hanno lasciato il loro segno sulla pelle e nel cuore degli italiani e di tanti alpini. Ben quattro sono state a Pavia le celebrazioni dedicate a quattro importanti ricorrenze, fra la fine di gennaio e i primi di febbraio. Per parecchi non sarà certo stato possibile presenziare a tutte, ma è importante che tutti ne siano a conoscenza per i C delle massime autorità della provincia, proprio il 27 gennaio 2016 con grande partecipazione di pubblico soprattutto giovanile. E’ soprattutto ai giovani delle scuole si sono rivolti le autorità presenti e i relatori. Particolarmente interessante è stata la presentazione fatta dalla Consulta Provinciale degli Studenti che ha interpretato “Il risveglio dal sonno della ragione”, e la performance artistica degli studenti del liceo artistico “A.Volta” che hanno presentato “La luce del ricordo” Tra le tante puntualizzazioni fatte dal Prof. Lombardi che ha tenuto la relazione ufficiale, particolarmente agghiacciante è stato rilevare come i protagonisti di quella immane tragedia ritenevano assolutamente normale quello che facevano affermando di aver semplicemente eseguito degli ordini superiori e di aver quindi “solo” fatto il proprio dovere. Solo la luce del ricordo può illuminare la nostra ragione, destandola dalla perdita di coscienza della realtà che avvolge la recente storia dell’umanità. valori morali che esse rappresentano: Nikolajewka, la Giornata della Memoria, il Giorno del Ricordo, la mostra itinerante “Fede e Valore” organizzata dallo Stato Maggiore dell’Esercito per il centenario della Grande Guerra. La ricorrenza della data della battaglia di Nikolajewka che noi celebriamo ogni anno nella domenica più prossima alla fatidica data del 26 gennaio, quando nel 1943, ritirandosi dal Don, gli alpini sotto comando del generale Reverberi, comandante della Tridentina, ruppero definitivamente l’accerchiamento dei russi e resero possibile la salvezza di decine di migliaia di italiani,tedeschi, rumeni, ungheresi. Quest’anno la cerimonia si è fatta domenica 31 gennaio, come gli altri anni, nel magnifico scenario della piazza sottostante il castello di Cigognola.

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l’Alpino Pavese - N. 1/2016 liberare. Di queste cavità si servirono i rappresentanti del regime comunista jugoslavo per liberarsi di tutti gli oppositori e tra questi gli italiani che, a prescindere dalla loro fede politica, vennero identificati con il regime fascista che nel periodo precedente aveva condotto, senza arrivare agli eccessi dell’infoibamento, una analoga politica di italianizzazione dell’area veneto-giuliana e dalmata. Era una contesa iniziata e lasciata sempre aperta sin dalla fine della 1a Guerra Mondiale. Molti italiani innocenti hanno pagato questo con l’infoibamento, la deportazione nei campi di concentramento jugoslavi e la successiva morte di fame, stenti, malattie o addirittura uccisioni a freddo, e i più fortunati con l’esodo forzato. Poiché le tragedie sono quelle che più colpiscono l’immaginario dell’uomo potrebbe sembrare che la sua storia sia un continuo saltellare da una tragedia all’altra. Pur essendo queste un elemento presente nella storia dell’umanità, altre sono le fonti del progresso che la contraddistinguono: il progresso scientifico e il miglioramento delle condizioni di vita. Il pessimismo nel quale spesso si cade, tende ad autoalimentarsi nella convinzione dell’inevitabilità del disastro, ma deve essere l’ottimismo la luce che illumina i passi della Storia. 11 Il “Giorno del Ricordo”, in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo degli italiani dall’Istria e dalla Dalmazia è stato celebrato nella sala del Consiglio comunale del palazzo Mezzabarba alla presenza delle autorità e di rappresentanze delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma il 10.02.2016. Dopo il saluto del Sindaco e delle altre autorità, la rievocazione storica è stata svolta dalla prof.ssa Donatella BOLECH. Le contingenze della politica nazionale ed internazionale hanno contribuito a tenere sostanzialmente all’oscuro l’ opinione pubblica dai fatti avvenuti in quelle regioni tra la fine della seconda guerra mondiale ed il 1948. Le Foibe sono cavità carsiche, profonde anche un centinaio i metri, in cui si gettavano le cose inutili e di cui ci si voleva Il 17 febbraio 2016, a Pavia, nella sala del camino del Broletto è stata presentata una mostra itinerante voluta dallo Stato Maggiore dell’Esercito, intitolata “Fede e Valore”. E’ una mostra che nel centenario della 1a Guerra Mondiale, sarà presentata in tutte le città d’Italia a significare il grande contributo di sangue dato da tutti gli italiani nella Grande Guerra. A Pavia i contenuti ed il significato sono stati illustrati dal Sindaco e dalle altre autorità presenti all’inaugurazione. Particolarmente toccante è stata la riflessione proposta dallo scrittore Mino Milani il quale ha portato testimonianze quasi dirette trasmesse dalla viva voce di suo padre, combattente come tenente degli alpini. Inutilità e atrocità di quella guerra sono stati i temi trattati. Ad esempio ha raccontato di una mazza ferrata austriaca che suo padre aveva portato a casa e che, gli aveva raccontato, serviva a “finire” i feriti. Quando si parla di argomenti connessi con le guerre è facile cadere nella retorica, per chi parla, ed è altrettanto facile, per chi ascolta o legge essere tentati di etichettare ciò che si ascolta come retorica. Ritengo invece che, le mostre, i convegni, le conferenze debbano essere affrontati con la giusta predisposizione d’animo che induca alla riflessione, all’apertura mentale e ad assumere un sano atteggiamento critico nei confronti delle avventure belliche come quelle che si profilano. Vittorio Biondi

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12 l’Alpino Pavese - N. 1/2016 ede non può dimenticare uno dei suoi figli migliori: Franco Magnani era infatti nato a Mede il 9 marzo 1909. Intraprese, dopo il diploma in ragioneria, la carriera militare, in un periodo caratterizzato dalla partecipazione dell’Italia alla guerra d’Africa ed al 2° conflitto mondiale. Fu dunque dapprima in terra d’Africa, per poi partire per il fronte greco-albanese, comandante della 70° Compagnia del Battaglione “Gemona” della Divisione Alpina “Iulia”. Nei primi giorni del conflitto venne gravemente ferito, dovendo così rientrare in Italia. Ma nell’agosto 1942 le Divisioni Alpine “Iulia”, “Tridetina”, “Cuneense” furono inviate sul fronte russo al seguito dell’ARMIR: il Cap. Franco Magnani partì anche lui come comandante della 12° Compagnia del Battaglione Tolmezzo. Sono note le tragiche vicende dei nostri soldati: accerchiati dall’esercito russo e privi di rifornimenti e viveri, dovettero aprirsi i varchi con sanguinosissime battaglie, combattute nel gelido clima dell’inverno russo. I più morirono o furono fatti prigionieri: ben pochi riuscirono a ritornare in Italia. Il Cap. Magnani, nominato Aiutante Maggiore del Colonnello Cimolino, comandante dell8° Reggimento Alpini, venne catturato il 22 gennaio 1943 a Novo Georgewka. Iniziò così il suo calvario nei campi di prigionia: Krinowaja, Aranki, Susdal, Suslangher ne furono le tappe. Poi il processo nel marzo 1950 con la condanna a 15 anni di lavori forzati. Il rientro in Italia avverrà solo nel febbraio 1954, dopo ben 11 anni di dura prigionia nell’inferno russo. A Mede giungerà una domenica di inizio febbraio sull’imbrunire: ragazzetto di 7 anni, ricordo ancora quando si affacciò dal balcone dell’allora Albergo Castello, ove abitava la sua famiglia ed oggi sede della Biblioteca Comunale, per salutare con voce stentorea ed appassionata i Medesi, che erano venuti ad accoglierlo. Ma in quel momento Mede non gli rese il dovuto onore: i grandi contrasti ideologici dell’epoca della guerra fredda impedirono una lettura serena della sua vicenda. Rientrò nell’Esercito, percorrendo i vari gradi della gerarchia militare: Maggiore, Tenente Colonnello, Colonnello, Generale, comandante della Brigata Alpina “Taurinense”. M Ricordando il Gen. M.O. Franco Magnani Nel 1956 gli venne conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare. La sua vita terrena terminò improvvisamente il 1° marzo 1965, a seguito delle ferite riportate in un incidente stradale: il suo feretro passò su un affusto di cannone nelle vie di Mede, per essere poi sepolto nel nostro Cimitero, ove ancora riposano le sue spoglie. Un uomo, che aveva a lungo patito per l’attaccamento dimostrato alla Patria e che aveva respinto lusinghe e minacce per conservare la sua dignità di soldato italiano, non poteva rimanere nell’oblio. Fu il Gruppo Alpini di Mede, costituito nel 1984 ed a lui intitolato, che si assunse il difficile impegno di dare a Franco Magnani il giusto ricordo che meritava. In quegli anni ebbi l’onore di essere il Capogruppo di Mede: seguii dunque da vicino lo sforzo caparbio, che tutto il Gruppo profuse perché Franco Magnani avesse degna memoria nel suo paese natale. Dalla grande manifestazione del 23 giugno 1985, con cui venne celebrato il ventennale della scomparsa, iniziò un’incessante opera di sollecitazione, persuasione, pressione. Si giunse così al 29 febbraio 1992, in cui a Mede giurò il Battaglione Alpini “Mondovì”, alla presenza del Ministro della Difesa il pavese On. Virginio Rognoni e del Comandante del 4° Corpo d’Armata Alpino Gen. Federici: fu tutta l’Italia, che a Mede rese il dovuto onore al Gen. M.O. Franco Magnani. Ormai non sussistevano più impedimenti: così il 23 maggio 1993 il Comune di Mede intitolava il Largo Gen. M.O. Franco Magnani: Mede celebrava così anche con le sue istituzioni uno dei suoi figli migliori. Ma, nello stendere queste brevi note, non posso dimenticare che Franco Magnani non fu soltanto un eroico soldato, che testimoniò il suo generoso servizio alla Patria, ma fu anche un uomo di grandi valori morali. Giulio Bedeschi, il noto scrittore alpino, gli fece visita in Ospedale durante la degenza dopo l’incidente, che ebbe poi esiti mortali. Ne nacque un’interessante conversazione, che Bedeschi riportò nei suoi libri “La rivolta di Abele” (capitolo sesto) e “La mia erba è sul Don” (capitolo settimo): la figura di un militare che aveva passato gran parte della vita a combattere, condannava la guerra ed invocava la rivoluzione della pace. È questo il testamento umano che Franco Magnani lascia a quanti l’hanno conosciuto ed apprezzato ed anche a quanti, che per ragione d’età non l’hanno conosciuto, ma che possono scoprirne la nobile figura di soldato e di uomo. Mi piace concludere questo ricordo, riportando gli struggenti versi, che un bambino ha mandato al padre Ten. Marcello Merlo, prigioniero in Russia, da cui non fece più ritorno: “Ti aspetta il tuo bimbo Egli è ancora tanto piccino E porta sul capo ricciuto Posata sugli occhi celesti Una cosa più grande di lui Un grande cappello d’alpino” Sandro Carrera Capogruppo degli Alpini di Mede dal 1984 al 1999

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l’Alpino Pavese - N. 1/2016 13 Ricordi per costruire una memoria alpini ma soprattutto ai numerosi fedeli che hanno gremito il tempio, sono state un intenso riferimento ai quei valori di amore e solidarietà che ispirano la nostra associazione e l’operare dei suoi iscritti. I ricordi, soprattutto quelli delle sofferenze e degli esempi di fratellanza e solidarietà, sono i mattoni che reggono l’edificio di un’esistenza che possa definirsi umana. Resta a noi uomini e alpini sostenerlo quando sembra pericolante. Non poteva mancare nelle parole di padre Roda il riferimento al grande esempio di don Carlo Gnocchi nel cui cuore si sono fuse le migliori qualità di uomo, sacerdote e alpino. Solo collegando i ricordi è possibile dare forma a una memoria per costruire nel presente e progettare un futuro migliore. Canti e le voci del nostro coro “I. Timallo” hanno sottolineato il raccoglimento con cui è stata vissuta la celebrazione. Al termine della messa il Presidente della Sezione, Carlo Gatti, ha consegnato un riconoscimento ad Aldo Baldi (Il padre del parroco della chiesa del Carmine), classe 1922 ed ex combattente della seconda guerra mondiale. Sergio Guida omenica 21 gennaio, alle ore 10.00, la nostra sezione ha commemorato con la celebrazione di una messa, nella chiesa del Carmine di Pavia, tutti gli alpini pavesi “andati avanti”. La cerimonia, iniziata con l’ingresso in corteo in chiesa degli alpini preceduti dai Gonfaloni del Comune e della Provincia di Pavia e dalle Autorità, è stata particolarmente coinvolgente. Le parole del nostro cappellano padre Giuseppe Roda, rivolte non soltanto a noi D

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14 l’Alpino Pavese - N. 1/2016 Notizie dai Gruppi Gruppo di Montalto seguito di infiltrazioni di acqua durante i temporali, il soffitto e le pareti della sacrestia della nostra chiesa, si sono notevolmente deteriorati e necessitavano di una rinfrescata. Il nostro parroco Don Flavio ancora una volta si è rivolto agli alpini per una ripulita con tinteggiatura. E ancora una volta gli alpini hanno risposto positivamente così i soci Angelo Starni e Franco Faravelli in due mezze giornate hanno provveduto alla esecuzione del lavoro. Gruppo di Montù Beccaria Montù ricorda la memoria di Del Monte Angelo nell’undicesimo anniversario della sua scomparsa. A Gruppo di Dorno Andati avanti Luigi Quadrelli 1944-2015, 50° Alpini Genio Reparto Autieri Merano. Iscritto al gruppo di Dorno nel 1992, proveniente dal gruppo di Pavia; è stato consigliere del gruppo dal 2003 al 2014 e nel tiennio 20032005, è stato vice capogruppo. Inaugurazione del restauro della facciata della Chiesa di San Rocco e San Bernardino. Domenica 13 settembre 2015, sotto un cielo che non prometteva nulla di buono, è stata inaugurata la nuova facciata della nostra chiesa parrocchiale. Si è quindi ultimato un progetto ambizioso che ha visto la sua conclusione grazie alla solidarietà di tutti gli alpini di Dorno. Molte le autorità presenti: il sindaco sig.ra Maria Rosa Chiesa, il sindaco di Cavaion (Verona), la vice presidente della fondazione Cariplo sig.ra Renata Crotti, l’amico generale Roberto Abbiati, il nostro presidente Carlo Gatti e Don Fontino, parroco di Dorno, che ha benedetto la facciata restaurata. Ringraziamo i numerosi gruppi alpini e tutte le associazioni presenti Arduino Pavanello Mentre si era intenti alla rimozione dei teli che ricoprivano i mobili ed i ponteggi è arrivato S.E. Monsignor Vittorio Viola nostro Vescovo (diocesi di Tortona). Dopo essersi complimentato con gli alpini per la loro disponibilità ha accettato di buon grado di farsi fotografare con il cappello alpino offertogli dal capogruppo. Prima di congedarsi ha assicurato che a breve ritornerà a Montalto in visita non informale. Fabrizio Destefani classe 1956, arruolato il 12 gennaio 1978 a Merano nel Btg. Edolo 3a Compagnia 3° Plotone, iscritto al Gruppo di Castelletto di Branduzzo.

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l’Alpino Pavese - N. 1/2016 15 Gruppo di Strada Gruppo di Voghera Romera Anche quest’anno il Gruppo Alpini gurata la sede del gruppo di Strada Romera in cui convergono gli alpini dei comuni Redavelle, Santa Giulietta, Torricella Verzate, Corvino San Quirico. Accanto ad essa è stato benedetto il monumento dedicato agli alpini “andati avanti”. E’ un importante risultato conseguito a cinque anni dalla fondazione del gruppo con impegno tenace e il coinvolgimento delle Amministrazioni locali e del territorio. La “baita” del gruppo al piano superiore della stazione ferroviaria di Santa Giulietta dopo accurati lavori che hanno realizzato ambienti confortevoli per ospitare le attività e momenti di ritrovo degli alpini ed i loro ospiti. Una nuova “baita”, in questo momento di grave crisi materiale e morale del nostro Paese, è un forte messaggio d’impegno sul territorio degli alpini del gruppo e lo stimolo ad una visione di un futuro che poggi sulla saldezza dei valori e forti vincoli di amicizia. Sergio Guida Domenica 10 aprile è stata inau- Fortunago ricorda Domenica 28 febbraio, con una semplice e sentita cerimonia gli alpini di Fortunato hanno ricordato gli amici “andati avanti” presso la loro sede in frazione Sant’Eusebio. A rendere solenne la cerimonia, erano presenti tre sindaci, il gonfalone del comune, il vessillo sezionale scortato dal presidente Carlo Gatti e quattro consiglieri, ben 11 gagliardetti dei gruppi della sezione di Pavia e molti alpini. Dopo l’alza bandiera sulla piazzetta adiacente alla sede ed il doveroso omaggio ai Caduti, fatto presso le lapidi del borgo alto da una delegazione, gli alpini si sono recati in corteo presso la chiesetta dove il nostro cappellano alpino Rev. Padre Roda ha celebrato la santa messa. Nella generale commozione sono stati chiamati in appello i nomi degli amici “andati avanti”. Occasione questa, come altre, per riflettere su come il trascorrere del tempo e la legge di natura riducano il numero delle persone ma non la memo- Voghera ha festeggiato nei giorni 5 e 6 marzo la sua festa. Che quest’anno ha avuto una particolare occasione, infatti abbiamo celebrato anche i 60 anni dalla morte del beato don Carlo Gnocchi. La festa è iniziata il sabato sera, con un grande concerto con la partecipazione del coro ANA Italo Timallo Sezione di Pavia e del Coro A.N.A del Gruppo Alpini di Canzo (Como) al quale ancora una volta va il nostro ringraziamento. Erano presenti oltre il Dottor Carena e altri funzionari dell’istituto Don Gnocchi, il Presidente della pro Juventude Don Gnocchi Monsignor Bazarri. Il clou della festa è stato il domenica con l’ammassamento presso la sede operativa del Gruppo Alpini nell’ Oratorio dei Padri Barnabiti e gli onori alla Bandiera. È seguita la sfilata con la deposizione delle corone di alloro ai Monumenti dei Caduti della Ia e 2a Guerra mondiale. La Santa Messa nel Duomo di Voghera è stata concelebrata dal Cappellano della Sezione Padre Roda e da Monsignor Bazzari, che nell’ omelia ha tracciato un profilo molto bello di Don Carlo ricordando anche l’anno della Misericordia. Al termine della Santa Messa si è svolto il rancio alpino con la partecipazione di 130 persone. Cogliamo l’occasione per ringraziare tutti coloro che con il loro fattivo e instancabile lavoro, in particolare le cuoche Adriana Ressia e Grazia Tacconi, hanno contribuito alla realizzazione della festa. Padre Giuseppe Roda ria e la forza dei valori su cui si fonda la nostra associazione. La cerimonia si è conclusa con i tradizionali saluti del Capogruppo, del sindaco di Fortunago Dottor Lanfranchi e del Presidente sezionale Carlo Gatti. A conclusione, il momento conviviale del rancio alpino presso la sede del gruppo è stata occasione per rinsaldare in allegria vincoli di appartenenza e di amicizia. Vittorio Biondi

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