FAMIGLIA NOSTRA N. 173

 

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MARZO-APRILE 2016

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RIVISTA DEI RELIGIOSI, DELLE RELIGIOSE E DELLA GENTE DELLA «SACRA FAMIGLIA» Rivista periodica anno 2016, Poste Italiane s.p.a. Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n 46) art. 1, comma 2 DCB (filiale di Bergamo) anno 97 - numero 173 famiglia “Amoris Laetitia” Famiglia e Chiesa in cammino. nostra 02 2016 marzo aprile 1

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famiglianostra | Marzo - Aprile 2016 EDITORIALE famiglia Carissimi lettori della nostra rivista, questo numero di Famiglia Nostra è dedicato in particolare alla famiglia. “Amoris laetitia. La gioia dell’amore”: così si intitola l’Esortazione Apostolica di Papa Francesco, firmata il 19 marzo e pubblicata l’8 Aprile 2016. Essa è frutto al tempo stesso di un ampio lavoro collegiale e della personale impronta del Papa argentino. La consapevolezza della ricchezza di ciò che possiamo chiamare il “Vangelo della famiglia”, dove la famiglia è la buona novella per l’uomo di oggi, una scuola di umanità e di socialità, dove si impara a vivere le relazioni umane, e luogo primo e privilegiato dove si apprende la fede, vissuta nella Chiesa e come Chiesa. Con papa Francesco sogniamo anche noi: una Chiesa dell’accoglienza, dove nessuno si senta escluso; una Chiesa dell’accompagnamento, che offra alle persone la possibilità di un cammino di lungo termine, fedele nel tempo; una Chiesa del discernimento, in cui grazie proprio all’accompagnamento si sia in grado di comprendere in profondità la volontà di Dio per le diverse situazioni che i fedeli vivono; una Chiesa dell’integrazione, dove ognuno possa trovare il suo posto». Questo sarà il nostro percorso sviluppando il testo post-sinodale che abbiamo tra le mani. Insieme a tutto questo non possono mancare le esperienze educative delle nostre comunità e le esperienze missionarie. Come una grande famiglia, come amava chiamarla Santa Paola Elisabetta Cerioli “mia nuova famiglia” vogliamo entrare nelle vostre case per sentirci parte di una stessa famiglia. 2 di p. Sergio Grazioli nostra cristiani che si interessano un po’da vicino del cammino della Chiesa hanno potuto percepire che da due anni e mezzo, per volontà di Papa Francesco, si sta dando molta importanza all’esperienza e al valore umano e cristiano della famiglia. Infatti la riunione dei vescovi di tutto il mondo (il Sinodo) ha scelto questo tema di riflessione. Il metodo scelto per questo Sinodo ha visto molte novità, che dicono il valore di questo tema: invece di un solo incontro (come era normale nei Sinodi passati), si sono realizzati due incontri dei vescovi (a ottobre 2014 e a ottobre 2015), e ciascuno di essi è stato preparato con il coinvolgimento di tutti i cristiani, chiamati a condividere (mediante un questionario) la loro esperienza di fede e di famiglia, le loro gioie e preoccupazioni. Tra la prima e la seconda assemblea il Papa ha svolto una ricca catechesi sulla famiglia nelle udienze del mercoledì. Alla fine di ogni sessione è stata pubblicata la sintesi delle riflessioni fatte dai vescovi e da loro approvata. All’inizio di aprile il Papa ha offerto la sua sintesi di questo cammino con l’esortazione post-sinodale Amoris Laetitia (la gioia dell’amore). Coerente con il metodo indicato per il Sinodo, questo testo non intende dare risposte definitive e conclusive alle domande che sono sorte durante il percorso (anzi, invita a cercare soluzioni adatte in ogni paese o regione, attente alle tradizioni e alle sfide locali, n. 3). Si propone due obiettivi più umili e più urgenti: “stimolare le famiglie cristiane a stimare i doni del matrimonio e della famiglia e a mantenere un amore forte e pieno di valori come la generosità, l’impegno, la fedeltà e la pazienza”, e “incoraggiare tutti ad essere segni di misericordia e di vicinanza lì dove la vita famigliare non si realizza perfettamente e non si svolge con pace e gioia” (n.5). “La gioia dell’amore che si vive nelle famiglie è anche il giubilo della Chiesa”: così inizia l’esortazione, riecheggiando in modo chiaro l’inizio del documento conciliare Gaudium et Spes. Questa apertura dice il tono e la direzione del testo: la Chiesa non esiste per giudicare le famiglie o porre sulle loro spalle pesanti fardelli, ma per riconoscere il miracolo dell’amore che nasce, cresce e dà frutto nella famiglia; per ricordare che la famiglia è la più bella opera di Dio, nella quale Egli si fa conoscere e si fa incontrare; per sostenere le famiglie nel loro cammino pieno di gioie e anche di fatiche. Tutta la meditazione del Papa (perché è proprio questo il genere di questo documento) ci aiuta a percepire il profondo legame che esiste tra la famiglia e il Vangelo; un legame che fa credere a noi cristiani che I

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BICENTENARIO DELLA NASCITA 1816 S. PAOLA ELISABETTA CERIOLI 2016 Famiglia e Chiesa in cammino BICENTENARIO DELLA NASCITA 1816 S. PAOLA ELISABETTA CERIOLI 2016 200 FAMIGLIA E CHIESA IN CAMMINO senza la Famiglia il Vangelo non parla (e addirittura non sarebbe nato!) e senza il Vangelo la famiglia non può scoprire il suo cammino. Noi religiosi e religiose della Sacra Famiglia, fondati da una donna che è stata sposa e madre e ha dedicato tutte le sue energie a dare famiglia a chi ne era privo, prendendo come modello la Santa Famiglia di Nazaret, sentiamo questo testo (e tutto il cammino sinodale) come un grande dono di Dio e un invito a rinnovare la nostra missione educativa a fianco delle famiglie. Attraverso la nostra rivista desideriamo invitarvi a leggere e meditare il testo della Amoris Laetitia, non in fretta ma con calma, un capitolo dopo l’altro. Infatti essa non è un trattato delle regole della famiglia cristiana ma un grande racconto che mostra come la realtà umana della famiglia e l’amore di Dio per l’umanità si illuminano a vicenda. Facciamo nostro il desiderio del Papa, che spera “che ognuno, attraverso la lettura, si senta chiamato a prendersi cura con amore della vita delle famiglie, perché esse non sono un problema, sono principalmente una opportunità” (n.7). L’esortazione è organizzata in nove capitoli: nel primo contempla la luce con cui la Bibbia illumina la famiglia, a partire dal salmo 128; nel secondo considera la situazione reale delle famiglie, con i piedi per terra; nel terzo ricorda l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio e la famiglia; il quarto e quinto capitolo sono dedicati all’amore nel matrimonio e alla sua fecondità; nel sesto il Papa indica alcuni cammini pastorali, cioè la cura della Chiesa per le famiglie; il settimo è dedicato all’educazione dei figli; l’ottavo invita alla misericordia e al discernimento per le famiglie che faticano a camminare secondo l’insegnamento del Signore; infine il capitolo nono parla della spiritualità famigliare, cioè del cammino verso la santità nella famiglia. Con il primo capitolo dell’esortazione il Papa ci invita a guardare la famiglia con la luce della Parola di Dio: la Bibbia dalla prima all’ultima pagina racconta una lunga storia di famiglie, di amori e di generazioni. Con le immagini del salmo 128 possiamo meditare i più importanti tratti del sogno di Dio. Il primo è la relazione tra l’uomo e la donna è riflesso vivente di Dio Trinità, che è comunione di amore, incontro che guarisce la solitudine e genera la vita, per sé e per gli altri. Il secondo sono i figli, “come virgulti di ulivo”, con i quali i genitori intraprendono il grande cammino di essere educatori alla vita e alla fede. La strada delle famiglie nella Bibbia è costellata di sofferenza e di gioia, perché sono famiglie concrete, non ideali. Tutte convergono verso la famiglia dove si uniscono Dio e umanità, terra e cielo: la famiglia di Nazaret. Le famiglie cristiane possono imitare Maria a vivere con coraggio le sfide familiari e le opere di Dio. Con questo sguardo di fede possiamo guardare la storia delle nostre famiglie e scoprire che ciascuna di esse, con le sue intime gioie e le sue ferite, è il luogo dove Dio si fa più vicino a ciascuno di noi. 3

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famiglianostra | Marzo - Aprile 2016 LA MISERICORDIA CHE È COMPASSIONE sun sentimento. Gesù vede la donna e sente compassione per lei, cioè si sente toccato dentro da quella situazione e non può andare oltre facendo finta di niente. Noi lettori ci avviciniamo alla sofferenza di quella madre con gli occhi e il cuore di Gesù: ecco perché Luca non aveva parlato della tristezza. È la mamma sofferente che suscita la compassione di Gesù più che il ragazzo morto. Ciò che smuove da dentro Gesù non è la morte ma il fatto che una madre, già vedova, abbia perso il proprio unico figlio; Gesù non vuole lasciarla nel pianto. È l’unica volta che Luca descrive il sentimento della commozione di Gesù, perciò questo passaggio è di particolare importanza (Luca parla soltanto altre due volte di questo sentimento, quando presenta la reazione del samaritano che si avvicina all’uomo ferito e la reazione del padre che vede da lontano il figlio che ritorna e gli corre incontro). In Gesù si manifesta la compassione di Dio per il suo popolo, che i profeti hanno espresso molte volte: una compassione paterna e ancor di più materna (nella lingua concreta della Bibbia il grembo materno è una delle parole usate per dire “misericordia”). Possiamo ricordare Osea 11,8: “Come potrei lasciarti, Efraim; come potrei consegnarti, Israele?...Si sconvolge dentro di me il mio cuore, mi si commuovono le viscera”. E anche Geremia 31,20: “Efraim è il figlio che amo, il mio bambino, il mio incanto! Ogni volta che lo riprendo mi ricordo di ciò, mi si commuovono le Nella lettura del Vangelo di Luca ci guida il tema che Papa Francesco ha messo al centro dell’anno santo: la misericordia. All’inizio del Giubileo così ha scritto: “La missione che Gesù ha ricevuto dal Padre è stata quella di rivelare il mistero dell’amore divino nella sua pienezza… La sua persona non è altro che amore, un amore che si dona gratuitamente. Le sue relazioni con le persone che lo accostano manifestano qualcosa di unico e di irripetibile. I segni che compie, soprattutto nei confronti dei peccatori, delle persone povere, escluse, malate e sofferenti, sono all’insegna della misericordia. Tutto in Lui parla di misericordia. Nulla in Lui è privo di compassione” (Misericordiae Vultus n. 8). Dopo aver meditato la scena inaugurale del suo ministero, seguiamo Gesù nella sua missione in Galilea. Al capitolo 7,11-17 troviamo il ricordo di un episodio che merita tutta la nostra attenzione. Gesù entra in un villaggio, ai piedi del monte Tabor, accompagnato da molta gente. Alla porta del paese Gesù incrocia un altro gruppo di persone, che portano al cimitero un giovane, unico figlio di una madre che già era vedova. Sembra strano che, nonostante la situazione sia tragica, Luca non descrive per ora nes- 4

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(LUCA 7,11-17) di p. GianMarco Paris viscere e cedo alla compassione, oracolo del Signore”. Mosso dalla compassione Gesù prende l’iniziativa, agisce con il suo potere sulla morte. Per la prima volta Luca lo chiama “Signore”, titolo che indica il Cristo risorto presente nella Chiesa, il Signore della vita e della morte. Il centro della scena non è il miracolo né il morto redivivo, ma la madre sofferente e la compassione di Gesù per lei: infatti l’azione di Gesù non finisce quando risuscita il ragazzo, ma quando lo restituisce alla madre, perché lei aveva suscitato la sua compassione. Grazie a Gesù, la donna che piangeva per la perdita del figlio diviene di nuovo madre. Ora la vita del figlio ora non viene più da lei ma dal Creatore. Gesù rende di nuovo la donna madre e il ragazzo figlio. Ancora una volta ci colpisce il fatto che Luca non dia spazio ai sentimenti di gioia della donna: non li nega, anzi li possiamo immaginare. Ma per lui è più importante parlare delle conseguenze che il gesto di Gesù provoca nei presenti. Essi si rendono conto che Dio agisce in Gesù (questo significa il “timore” che sentono). La gente comprende che è finito il tempo dell’assenza di profeti, è sorto un “grande profeta”. I presenti vedono in Gesù l’Elia della fine dei tempi; anche quel profeta infatti aveva resuscitato il figlio di una vedova (1 Re 17,17-24), come Gesù aveva ricordato nella sinagoga di Nazaret. Riconoscono che è giunto il tempo della “visita” di Dio al suo popolo (come aveva annunciato Zaccaria nel suo canto di lode, Lc 1,78). La seconda conseguenza di questo gesto è che la fama di Gesù si espande, e prepara anche la risposta che Gesù darà ai discepoli di Giovanni battista che chiedono a Gesù se è proprio lui il Messia. Restituendo un figlio a sua madre Gesù rivela un aspetto importante della sua missione: egli è colui che dà vita, come Dio. Famiglia e Chiesa in cammino Lo sguardo di Gesù sa scoprire la sofferenza nascosta e silenziosa; il suo cuore sa soffrire insieme a chi soffre. La “buona notizia” non è solo che Gesù dona la vita a un morto, ma che ridona il figlio vivo alla madre rimasta sola. Ridona vita e tutto quello che ne segue: gioia, speranza, senso. Questa è la “buona notizia” per ciascuno di noi oggi: quando la vita viene meno, nel passaggi dovuti all’età, alla malattia, alla partenza di persone care, Gesù incrocia il nostro cammino; non ci toglie le difficoltà, neppure la morte, ma sente compassione e fa rinascere la speranza, la fiducia, il coraggio di vivere con le difficoltà. Santa Paola Elisabetta Cerioli ha vissuto in prima persona la scena del vangelo che abbiamo meditato: ha sentito il dolore di una madre che perde l’unico suo figlio. A differenza di quanto vediamo nel Vangelo, Gesù non ha risuscitato il suo figlio Carlo (nonostante le tante sue suppliche e preghiere), ma non perché non abbia sentito compassione per il suo dolore. L’ha invece condotta con sé fino ai piedi della croce, dove l’ha associata a Maria e le ha aperto la strada per diventare di nuovo madre in un modo diverso, cioè accogliendo le bambine senza famiglia e senza educazione dei dintorni del suo palazzo. Non ha riavuto il suo Carlo, ma non è rimasta sola e triste: ha ricevuto una nuova vita da Gesù e da coloro che ha soccorso in nome e per amore di Gesù. In questa pagina di Luca vediamo che Gesù fa conoscere la salvezza e l’amore di Dio mentre ricostruisce un rapporto familiare di amore, vicinanza, compagnia, protezione: ricostruisce una famiglia. Così Dio si rivela: aprendo di nuovo la strada dell’incontro, dell’amore. Se Dio si fa conoscere così, allora possiamo rispondere a Lui quando costruiamo rapporti di comunione, quando cerchiamo di restare fedeli nel momento della prova, quando sfidiamo la morte dell’egoismo con la forza della compassione e della misericordia; quando mettiamo la nostra vita al servizio di chi non può avere vita piena. 5

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famiglianostra | Marzo - Aprile 2016 VIVERE LA SCUOLA COME ABITARE LA CASA DEL MONDO Il sistema educativo delle Case della Sacra Famiglia alla scuola Cerioli di Orzinuovi p. Antonio, p. Luca, p. Alessandro con la Comunità educante della Scuola La sfida più impegnativa dell’educare e del fare scuola oggi è quella di (santa Paola Elisabetta Cerioli). Di più: ( John Dewey). Vivere è sentirsi bene con sé stessi, nel proprio corpo, appartenere a una comunità, sperimentar-si uomini e donne, figli capaci di futuro. Perché l’educare e vivere la scuola sia nella nostra Scuola dal settembre 2015 tutti gli studenti (Infanzia, Primaria, Secondaria) che compongono . significa appartenere ciascuno a una Casa (AquilaBlu, QuerciaVerde, CeroGiallo, TassoRosso) e come singoli e come squadra concorrono a far crescere o perdere punti alla propria Casa, con i loro comportamenti positivi o negativi. Se visto superficialmente è un progetto di CITTADINANZA ATTIVA perché aiuta a crescere insieme agli altri, nel rispetto di una civile convivenza, vissuto dal di dentro è un SISTEMA EDUCATIVO che unifica l’esperienza di vita degli studenti nella nostra scuola, nei suoi vari ambiti (scuola, mensa, gioco, viaggio, chiesa) e con i vari soggetti (studenti dell’Infanzia, Primaria, Secondaria) con i Docenti, gli educatori, i religiosi; nei vari tempi di un anno scolastico. Il progetto coinvolgerà dal prossimo anno anche le famiglie. Una APP permette di aggiornare, di settimana in settimana, i punteggi delle varie CASE per poter festeggiare ogni due mesi e alla fine dell’anno la CASA vincitrice. Questo progetto-sistema educativo è un punto d’arrivo di un lungo percorso dei religiosi, dei docenti e degli educatori della nostra Scuola, e nasce come risposta alle domande e alla riflessione sulla nostra esperienza educativa e scolastica. È un ‘sistema educativo’ -e non un altro progetto che si aggiunge a tutti gli altri già esistenti- che raccoglie in unità le variegate esperienze scolastiche ed educative della nostra scuola. Risponde alla necessità di colmare non solo i bisogni di ciascun figlio/studente, ma di liberare i loro desideri più profondi, di ‘tirar fuori’ le energie nascoste nel cuore e di ‘contenere’ gli aspetti più critici della propria personalità secondo il indicato dalla Cerioli. È lei, la sua esperienza di vita, il suo ideale, all’origine di ogni scelta educativa e didattica della Comunità religiosa insieme ai Docenti. La Cerioli aveva un sogno: fare del mondo un’unica famiglia, dove ciascuno avesse il suo posto. Per cui questo sistema educativo ha l’intento di ‘insegnare a vivere la vita’ ai figli affidati, di qualificare la vita quotidia- Ragazzi della Secondaria con le felpe delle Case 6 Settembre 2015. Cerimonia d’apertura delle Case

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Famiglia e Chiesa in cammino na operando il virtuoso passaggio dallo studente/al gruppo; dalla classe/scuola alle Case, quindi dal sé al noi facendo diventare il legame sociale una risorsa per apprendere e di rendere reali i miglioramenti e i cambiamenti degli studenti promuovendo ciò che va, gli scatti positivi. Siamo quasi al termine di un anno di esperienza e abbiamo constatato che: - è possibile creare legami tra studenti di diverse fasce d’età, facendo crescere un senso di appartenenza a una famiglia più grande: attraverso le ASSEMBLEE, IL GIOCO, L’INCONTRO i più grandi diventano come ‘maestri’ dei più piccoli e i più piccoli scoprono i grandi come esempio di vita, dai quali imparano a collaborare lavorando insieme con uno scopo comune e, attraverso questo, far crescere fiducia nella vita (e fede); - è possibile per i ragazzi riconoscere i valori e rispettarli come in una squadra, vivendo con uno scopo comune. È possibile imparare (scuola) con un’educazione improntata al positivo, al meglio, e non solo ai divieti e alle punizioni; - è possibile che un docente adatti il suo ruolo in quello di un coach educativo, motivando il gruppo, comprendendo gli errori della Casa, e reiterandoli perché c’è uno scopo comune; - è possibile vivere una cittadinanza attiva e una economia Lo stemma generale con gli stemmi delle singole Case di comunione rispettando le regole giocando; - che è possibile coinvolgere i genitori liberando le loro energie per concorrere con la scuola al compito educativo, e non solo come fruitori di un servizio, ma come collaboratori fiduciosi e alleati. Siamo certi che LE CASE DELLA SACRA FAMIGLIA qualificheranno ancora più la nostra relazione educativa con i figli affidati e la nostra scuola! I bambini e ragazzi / CAPITANI con i genitori e i coach 7

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famiglianostra | Marzo - Aprile 2016 ... PER DIO & PER GLI ALTRI. Prima professione religiosa di Fabrizio Lambri e Angelo Galimberti Mi chiamo Fabrizio ho quarantuno anni, sono nato a Mede, una città della provincia di Pavia, sono sei anni che faccio parte della Congregazione della Sacra famiglia di Martinengo. Nel cammino di vita percorso finora, in questi anni trascorsi in seminario, ho potuto sperimentare, con le sue difficoltà e fatiche, la gioia di vivere con fratelli sebbene diversi da te, sia per la provenienza sia per la cultura ma accomunati dal desiderio di cercare il Signore, sotto la premurosa guida dei formatori. Ora si è conclusa una tappa del mio cammino, quella del noviziato internazionale, terminata con la professione dei primi voti temporanei. Nel giorno della mia prima professione ho vissuto un momento carico di emozione, dall’ingresso in Chiesa all’inizio della S. Messa e nel momento in cui ho pronunciato quella parola “Voglio”, son cosciente di essermi assunto la responsabilità di vivere secondo la forma del Vangelo, d’imitare Gesù e di cercare di uniformarmi sempre più a Lui, anche se con un po’ di timore, paura e con qui dubbi che sempre ti accompagnano, se ne sarò all’altezza, e se sarò un buon testimone. Inizia una nuova tappa del mio cammino, sempre in continuità con tutto quello fatto fin ora, che non è altro che un cammino di sequela di Gesù, quando i discepoli chiesero: “Maestro dove abiti?” lui rispose: “Venite e vedrete”, andare per vedere, fare esperienza di Gesù, stare in comunione con Lui, per poter diventare testimonianza per gli altri, e questo lo si 8 può capire solo facendone esperienza, e sarà il quotidiano che mi rivelerà, se avrò la costanza di restare sempre unito con Gesù, il come dovrò amarlo e di conseguenza amare e servire gli altri. Ringrazio tutti i formatori e tutte le persone che il Signore mi ha messo davanti nel mio cammino e han fatto si che io potessi essere disponibile a questo progetto, di vivere in questa congregazione secondo il carisma di S.Paola Elisabetta, vivendo sempre nella semplicità e di poter scoprire tutti giorni la bellezza di questa chiamata.

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Famiglia e Chiesa in cammino Carissimi amici della Congregazione e lettori di Famiglia Nostra, sono Angelo, novello religioso della Congregazione Sacra Famiglia, vi scrivo alcune righe per raccontarvi la mia esperienza in terra brasiliana. Dalla fine del 2014, assieme a Fabrizio, sono giunto in Brasile per vivere l’anno di noviziato, un anno molto importante nella formazione religiosa, anno di discernimento in cui la mente e il cuore si dedicano con maggiore intensità a Dio e all’ approfondimento della propria vocazione. Dopo un primo periodo dedicato a conoscere i diversi luoghi dove è presente il carisma di Santa Paola, a marzo 2015 presso la nostra casa di Curitiba ho iniziato il noviziato sotto la guida del padre maestro p. Cezar e il 19 marzo 2016, nella solennità di San Giuseppe patrono della Chiesa e della Congregazione, ho emesso, con Fabrizio, la prima professione religiosa nella Congregazione della Sacra Famiglia. La cerimonia, presieduta da p. Roberto superiore della regione brasiliana, si è svolta nella comunità di Assai con la presenza del parroco p. Wagner con altri padri, religiosi e del popolo fedele. Ora, in questo primo tempo dopo la professione religiosa, mi trovo nella comunità di Peabiru per l’esperienza apostolica, in questa cittadina il carisma di Santa Paola è variegato e presente attraverso l’attività dei padri e delle sorelle della Sacra Famiglia, esistono infatti diverse opere carismatiche come le due scuole (Santa Paula e São Josè), l’orfanotrofio (Lar Carlinhos), la “pastoral da Criança”, il “progetto Criança” che si occupa unitamente al centro missionario di Martinengo delle adozioni a distanza, la parrocchia e il seminario minore. Desidero ringraziare Dio per il dono della vocazione, la mia famiglia e comunità parrocchiale dove sono cresciuto alla scuola di Gesù, il superiore generale p. Gianmarco con il consiglio che mi ha permesso di esprimere la consacrazione a Dio nella congregazione della Sacra Famiglia a servizio dei più deboli secondo il carisma della nostra amata fondatrice madre Paola. Ringrazio i due formatori della congregazione che mi hanno accompagnato alla professione religiosa, p. Giovanni che per anni nella formazione in Italia mi ha guidato con interesse e dedizione alla tappa del noviziato e p. Cezar che ha seguito con discrezione l’anno di noviziato qui in Brasile. Ringrazio altresì tutti i religiosi e religiose della Sacra Famiglia che in ogni parte del mondo testimoniano la presenza di Cristo attraverso l’attività carismatica, ringrazio tutti voi cari amici della congregazione Sacra Famiglia e lettori di Famiglia Nostra che esprimete quotidianamente la vostra presenza, vicinanza e collaborazione attraverso le preghiere, aiuti materiali ed economici perché grazie al vostro aiuto possiamo donare la speranza alle persone senza speranza. Nel salutarvi chiedo al Signore di benedirvi e di donare pace, salute e prosperità a voi e a tutti i vostri cari. Con affetto. 9

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famiglianostra | Marzo - Aprile 2016 PASQUA, tempo di misericordia Comunità parrocchiale di Cerveteri - Roma Carissimi tutti anche quest’anno abbiamo celebrato solennemente le festività pasquali con grande partecipazione da parte della comunità alle funzioni sacre. Il solenne triduo pasquale iniziato il Giovedì Santo, dove abbiamo ricordato il mistero Eucaristico istituito da Gesù nell’Ultima Cena, con il rito della lavanda dei piedi a 12 collaboratori parrocchiali, dove abbiamo ringraziato Dio per il dono del Sacerdozio e reponendo l’Eucaristia all’altare della reposizione, allestito da alcuni giovani della parrocchia. Il tema era quello della Porta Santa di San Pietro nell’anno Giubilare della Misericordia. Si è continuata l’adorazione per tutta la notte. Novità di quest’anno è stata la processione con il Cristo morto il Venerdì Santo, insieme alla Parrocchia di Santa Maria Maggiore. Alle ore 15.00 nelle due chiese si è iniziata l’azione liturgica del venerdì santo, poi la parrocchia di Santa Maria ha portato in processione la Madonna Addolorata, noi invece il Cristo morto e ci siamo incontrati, al santuario della Madonna dei Canneti, terminando l’azione liturgica e collocando le due statue all’interno del santuario, per la preghiera personale delle due parrocchie. Molta gente, soprattutto i bambini della nostra parrocchia, quasi duecento, hanno partecipato con molta devozione e raccoglimento, a questa funzione. Il Sabato Santo abbiamo celebrato la solenne Veglia Pasquale, dove un giovane di 21 anni ha ricevuto i sacramenti dell’Iniziazione Cristiana e un ragazzo di 9 anni ha ricevuto il battesimo. A tutte le funzioni del triduo e alle messe della domenica di Pasqua, c’è stata grande partecipazione di fedeli. Ciò che ha sorpreso molto quest’anno, sono state le moltissime confessioni fatte. Ringraziamo Dio per questo dono meraviglioso, preghiamolo, perchè continui la sua opera di salvezza, attraverso la chiesa e l’intercessione dei Santi soprattutto della nostra Fondatrice Santa Paola Elisabetta. 10

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Famiglia e Chiesa in cammino LA MIA ESPERIENZA IN AFRICA di Gilardoni Susy La mia prima volta in cui ho fatto esperienza di missione in terra africana è stata nel 2001 con un “campo del GRIMM”. E’ stata una emozione indescrivibile vedere quei bambini e bambine con i loro occhioni che incontravano i miei, le donne con le loro capulane colorate e la terra rossa inconfondibile del Mozambico. Emozioni che non si possono dimenticare. Nel 2003 decisi di ritornare per due mesi accolta dai religiosi della Sacra Famiglia e lì mi sono subito messa a disposizione per aiutare con il poco che sapevo fare. Con fra Alessandro decidemmo di far arrivare delle macchine da cucire per insegnare alle donne africane a utilizzarle. Bella storia, non passava giorno che per ore e ore gli insegnavamo a cucire, a fare dei piccoli lavori di cucitura, tende, tendine, rammendi, calze, gonne e qualche ricamo. Così passavo le giornate. Al mattino si iniziava sempre con la Santa Messa, poi la spesa al mercato, il pranzo con i volontari e poi di nuovo a cucire e imbastire. Poi una bella cenetta e due passi con p. Agostino. Passano alcune anni e nel 2006 ritorno ancora per 3 mesi. Il mese di gennaio cominciano le fondamenta della grande scuola, in quel periodo a Marracuene ci sono anche le riprese del film “Diamanti insanguinati” con Leonardo di Caprio è stato qualcosa di emozionante. Alla sera guardo la luna e le stelle che ti fanno compagnia e allora la malinconia passa. Il tempo passa, dopo 3 anni ritorno ancora in Mozambico. I bambini sono diventati grandi, fra Alessandro e p. Agostino si sono ingrigiti, la scuola è quasi terminata, tutto cambia e anche per me gli anni passano. Il mio cuore mi porta sempre in questi luoghi di cui sono innamorata ed è per questo che lo scorso inverno sono voluta tornare, sempre a Marracuene. In questi 15 anni ho avuto il piacere di vedere questa terra stupenda con i suoi colori, con le sue tradizioni, la sua cultura. È una grande missione, stupenda. Ringrazio i religiosi della Sacra Famiglia che mi hanno sempre fatto sentire più che a casa mia. A loro auguro tanto bene e che possano sempre portare avanti quello che stanno facendo per il bene di tante persone. Vorrei raccontare ancora tanto del Mozambico, ma credo che questo basti per far capire quanto è bello essere al servizio di un progetto grande per il bene dei piccoli e poveri. Che Santa Paola Elisabetta sia sempre vicina ai suoi figli missionari del Vangelo. Con tanta simpatia e ammirazione un saluto da Susy Obrigada-Ola Ola 11

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famiglianostra | Marzo - Aprile 2016 MARRACUENE... LA MIA ESPERIENZA di fra Alessandro Asperti Cosa scrivere del Centro Educativo di Marracuene? Delle ispirazioni carismatiche che ci guidano? Dei criteri pedagogici che ci orientano? Né luno né l’altro, perché argomenti già trattati in articoli ad hoc pubblicati dalla rivista che stai leggendo. Ci limiteremo a raccontarne succintamente la storia e presentare alcuni ospiti. La nostra Istituzione cominciò ad occuparsi di questo Centro il 15 marzo 1998, quando l’allora Ordinario di Maputo, il cardinal José Maria dos Santos, le affidò la Missione intitolata a “Nossa Senhora das Candeias” (Madonna Candelora). Il Centro era agli albori e stentatamente muoveva i primi passi. Al Cardinale non sembrò vero di poter prendere due piccioni con una fava accogliendo le parole del Superiore generale: “Siamo a disposizione della Chiesa locale e pronti ad andare ovunque ci invierà. L’unica richiesta è di poter affiancare alla pastorale parrocchiale un’attività carismatica che per noi è quella educativa”, e gli passò la patata bollente della riapertura di una mssione abbandonata da quasi trent’anni, la riabilitazione degli edifici ormai fatiscenti ed il completamento e la gestione del Centro appena abbozzato. La Congregazione si moblitò e mobilitò i suoi benefattori per il “Progetto Africa” ed in pochi anni gli storici edifici della missione furono riablitati e quelli incompiutii del Centro, ai quali ne vennero aggiunti dei nuovi, furono portati a termine. Oggi la Comunità di Marracuene al ministero pastorale unisce quello educativo con una scuola dell’infanzia che ha la capienza di 120 bambini, un orfanotrofio con 64 posti letto (32 per sesso), un semiconvitto per 120 alunni ed una scuola secondaria con oltre 1.200 studenti. L’orfanotrofio occupa un posto speciale nel cuore di tutti e questo sia per ragioni storico-carismatiche che partono dalla e portano alla Fondatrice, sia per motivi affettivo-sentimentali che partono dal e portano all’amore materno-paterno, che è il miglior sentimento che il cuore di ogni uomo ed ogni donna possa esprimere. Proprio così! Sia le persone che ci operano quotidianamente, sia quelle che si trovano a passare alcuni giorni con loro, s’affezionano agli ospiti del Centro e si sentono a loro tanto più vicini quanto più ne conoscono le storie. Scegliere quella da far conoscere non è stato semplice per un senso di pudore che tra l’altro ci ha imposto di cambiare i nomi dei protagonisti. Heléna, una bimba di dieci anni non ha mai conosciuto il padre 12

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Famiglia e Chiesa in cammino e la madre l’ha abbandonata quando aveva nove mesi. É stata cresciuta dalla nonna paterna che è venuta a mancare un brutto giorno di due anni fa. Con tanta pazienza e un po’ di furbizia il giorno del funerale si riuscì a contattare il papa (oggi 26 anni) che si riavvicinò alla figlia e che a sua volta si diede da fare per rintracciare la mamma, nel frattempo emigrata in Pretoria (oggi 24 anni). I problemi di Heléna non si sono dileguati per incanto ma sapere d’avere dei genitori e passare ogni tanto qualche giorno con l’uno o con l’altro l’ha resa più serena. Pedro dieci e Paulo sei e dieci anni, due fratellini accolti perché senza la mamma e tanto poveri da vivere tra quattro mura pericolanti chiamate casa anche se senza tetto, finestra e porta. Nel frattempo il papà, che lavorava a Maputo per uno stipendio da fame e che risparmiava pure i soldi del trasporto percorrendo a piedi ogni giorno, per l’andata ed il ritorno, una ventina di km. s’ammala e, purtroppo, muore lo scorso ottobre, lasciandoli soli. Nicolau, rimasto orfano di entrambe i genitori quando aveva un anno, è ccolto ed allevato con amore da un’anziana vicina con la quale rimane fino a due anni fa quando venne a mancare. Il primogenito dell’anziana signora non lo abbandona e lo accoglie in casa sua dove lo tratta come il quarto dei suoi figli. Nicolau è trova al Centro perchè i nuovi genitori hanno la fortuna d’avere un lavoro i fine settimana li passa con loro. Ilidio (nome vero), orfano di padre e con mamma machambera (ortolana), grazie al sostegno dell’adozione a distanza ha conseguito il lusinghiero traguardo della laurea in Ingegneria elettromeccanica alla statale di Maputo, con il massimo dei voti ed il riconoscimento di “miglior studente dell’anno”. La sua prima preoccupazione quando ha iniziato a lavorare è stata quella di impiegare i primi salari per preparare una casetta di prismi alla mamma che viveva in una palhota di canisso (capanna di cannucce). Noi che operiamo con questi bambini/e e ragazzi/e del Centro di Marracuene non possiamo far altro che manifestare la nostra riconoscenza alla Provvidenza del Dio della Misericordia che semina bontà e generosità nei cuori di tutti ed alle persone che accogliendo il seme lo mettono a frutto a vantaggio dei piccoli e dei poveri. 13

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famiglianostra | Marzo - Aprile 2016 LE PERSONE NON FANNO I VIAGGI SONO I VIAGGI CHE FANNO LE PERSONE di Anna Amati, volontaria Mi piace iniziare questo piccolo racconto dell’esperienza che sto vivendo da Ottobre 2015 nella comunitá mista della Sacra Famiglia in Maxixe-Mozambico con questa frase, perché ho conosciuto la congregazione della Sacra Famiglia attraverso una serie di viaggi. Il primo é stato il Pellegrinaggio in Terra Santa nel Gennaio 2014; di seguito in Luglio-Agosto ho partecipato al “viaggio che (in) segna in Mozambico”: visita alle missioni di Maracuene, Maxixe e Mongue, e di conseguenza questo lungo viaggio. “La fede è abbandono, é mettere il cammino in mano a Uno che conosce cosa abita nel tuo cuore”. Ed anche perché un viaggio lungo un anno, non é il solito viaggio che si fa da turista, dove la realtà del posto e delle persone viene sfiorata con lo sguardo in modo veloce e distante, suscitando emozioni che nel tempo tendono a svanire, oppure come é successo a me, a voler tornare per vivere e approfondire la vita di missione, nella realtà del posto e a contatto con le persone. “Lo spirito che spinge rivoluziona, mette in cammino. Fuori dall’aria ammuffita, nella libertá in pieno sole” La mia esperienza di volontaria laica missionaria a Maxixe é iniziata con un periodo di ambientamento e di conoscenza della cultura, lingua, abitudini del posto e della vita della comunitá religiosa. Con l’inizio del nuovo anno scolastico, che qui inizia a Febbario, mi sto inserendo piano piano nelle escolinhas progettando e creando con i monitores, che seguono i bambini da 2 a 5 anni, metodologie e giochi didattici per favorire l’apprendimento attraverso il gioco. Nel frattempo ho imparato e sto imparando il portoghese, ho vivacizzato con disegni e colori la escolinhas di Matadoro, “restaurato” qualche statua, “cucinato”, conosciuto persone che vivono e lavorano nella missione, condividendo moltissimi momenti, sguardi e sorrisi. Praticamente ho fatto un pó di tutto di quel che necessita, nello spirito missinario. “E siate Luce: come dice il Vangelo, la luce non grida, non cambia e non aggredisce le cose, solo restituisce il colore” E cosi giorno dopo giorno il tempo passa e ogni piccola cosa, parola, emozione, contrasto, preghiera, pensiero, sorriso, sta modificando e ampliando il mio modo di essere, di vedere, di pensare, di intendere, di agire e di..... Ed é proprio da questo quotidiano lavoro interiore ed esteriore, dato dall’incontro e scontro con una cultura diversa, dall’esperienza vissuta nella comunitá missionaria, dai sorrisi che si incontrano nei bambini e nelle persone per la starda, che fanno di questo anno in Mozambico un anno (viaggio) che fa la persona. Muito Obrigada Anna “ Dare spazio a Dio, é togliere confini alla fede. Dio è anche altrove, é anche dove non ce lo aspetteremmo”. P.S.: le citazioni in corsivo tra un paragrafo e l’altro non sono mie! Sono tratte dal libro “il sorriso di Dio”, libro che stavoleggendo mentre prendevo la decisione per questo anno. 14

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