Giornalino mese Maggio 2016

 

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giornalino della fraternità francescana di Termini Imerese S. Maria di Gesù "La Gancia"

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Anno XV - n. 5 - Maggio 2016 La Madonna del Rosario e la Famiglia di Enzo Giunta pag. 3 IN QUESTO NUMERO Una carovana di buona volontà mobilita … “Il pozzo di Sicar” di Antonio e Antonietta Gangitano pag.10 “ARALDINFESTA” Sposati da quasi 17 anni e senza figli di Antonio e Melania Papania pag. 4 Arcivescovi in piazza per la vita di Adalgisa Sclafani Giornata della Famiglia pag. 7 pag. 8 pag. 9 di E. Purpura e L. Calì Sicilia “nascosta” pag.10 pag.11 pag.12 di Diego Torre Dov’è Abele, tuo fratello? pag. 5 pag. 6 di Claudia Pecoraro di Mimmo Palmisano di Nando Cimino La ricetta del mese “La Famiglia secondo Papa Francesco di Vittoria Macaluso di Mariella Campagna del Diacono Pino Grasso significativa l’immagine curata da Marco Zanchi, scelta per esprimere il contenuto del Messaggio del Santo Padre Francesco per la 50° Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali che si celebra il prossimo 8 maggio e che ha per tema “Comunicazione e misericordia, un incontro fecondo”. Nell’immagine realizzata dall’Art director di vasta esperienza, si nota l’abbraccio fra due persone che si perdonano e si amano che provoca una scia dentro cui si ritrovano donne, bambini, profughi, amici, fratelli, single senza distinzione di provenienza e di età. Persone di fede e culture diverse, entrate in questa scia d’amore, non restano ferme ad aspettare, ma si mettono in movimento per attuare incontri di pace e di solidarietà. Camminando insieme, frustrazioni, delu- È

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pag. 2 MAGGIO 2016 sioni e sconfitte si mescolano a speranze, aspettative di bene e coraggio per rendere migliore il mondo e le relazioni. L’abbraccio sincero e caloroso è un gesto di comunicazione forte. Non servono parole, basta il silenzio per dire “ti voglio bene – tra te e me non ci sono steccati – camminiamo insieme verso un traguardo di comunione”. Così, “l’incontro fecondo” è già in atto. A tal proposito, l’Arcivescovo monsignor Corrado Lorefice ha più volte reso la sua testimonianza di amore e di perdono che regnava all’interno della sua famiglia, una famiglia come tante altre, cristiana e che ha fatto del valore dell’amore e dell’accoglienza uno stile di vita. «Sono vissuto in una famiglia dove ci siamo amati reciprocamente ed abbiamo riversato questo amore anche ad extra – ha detto don Corrado in Cattedrale lo scorso 13 aprile, in occasione del Giubileo del V° vicariato -. Ricordo che quando noi eravamo ancora piccoli, la mia famiglia accolse in casa due bambini rimasti orfani per otto mesi. È in questo contesto che è nata la mia vocazione». In questa Giornata mondiale, voluta dal Concilio Ecumenico Vaticano II, non si può ignorare la comunicazione che attraversa le autostrade informatiche. «Anche e-mail, sms, reti sociali, chat - scrive il Santo Padre Francesco nel suo messaggio – possono essere forme di comunicazione pienamente umane. Non è la tecnologia che determina se la comunicazione è autentica o meno, ma il cuore dell’uomo e la sua capacità di usare bene i mezzi a sua disposizione». Oggi l’ambiente digitale è una piazza, un luogo di incontro, dove si può accarezzare o ferire, avere una discussione proficua o un linciaggio morale. L’accesso alle reti digitali comporta una responsabilità per l’altro che non vediamo ma che è reale e che ha la sua dignità, che va rispettata. La comunicazione, i suoi luoghi e i suoi strumenti hanno comportato un ampliamento di orizzonti In Fraternità con Francesco per tante persone. Questo è un dono di Dio ed è anche una grande responsabilità per i cristiani che usano le moderne tecnologie. In modo particolare l’informazione deve fare esperienza della misericordia e pertanto i principi cardine del diritto-dovere di cronaca dei giornalisti sono il rispetto della verità sostanziale dei fatti, la salvaguardia della dignità dei soggetti di cui si parla e la forma civile dell’esposizione, cioè la scelta di uno stile narrativo adeguato al contenuto. Dentro il perimetro segnato da questi tre paletti si devono muovere gli operatori dell’informazione, che svolgono un’attività professionale da considerare innanzitutto un servizio al pubblico. Purtroppo in molti casi il sensazionalismo e la spettacolarizzazione delle vicende di attualità prevalgono su questi sacrosanti principi, oltre che su quelli dettati dal buon senso e gli esempi si sprecano. Non ultimo, quello recente della polemica innescata a seguito dell’intervista di Bruno Vespa al figlio del boss della mafia Totò Riina nella trasmissione Porta a Porta. Se al centro dell’informazione non c’è più la persona ma il mercato, l’attività giornalistica tradisce la sua stessa missione pubblica e l’informazione diventa disinformazione o, peggio, deformazione della realtà e di come essa viene percepita dai destinatari. Ecco che un po’ di sana misericordia verso le persone e verso il pubblico stesso renderebbe l’informazione migliore e veramente al servizio della verità.

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In Fraternità con Francesco MAGGIO 2016 pag. 3 LA MADONNA DEL ROSARIO E LA FAMIGLIA noto che il culto della Madonna si manifesta mediante i numerosi titoli che le sono stati attribuiti nel corso della storia millenaria della Chiesa. Fra questi, uno dei più diffusi è certamente quello riferito al Rosario di Pompei, “Catena dolce che ci rannoda a Dio”. La conferma, se ce ne fosse bisogno, è la ricorrenza del nome Rosario/Rosaria, secondo soltanto a Maria/Mario, che fa trasparire anche l’antica tradizione della quotidiana recita del Rosario nelle famiglie. Di tale tradizione danno testimonianza, fra l’altro, i romanzi storici, il più noto dei quali è Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, dove lo stesso principe, un po’ libertino, non si sottrae alla recita quotidiana. In effetti, quello della recita del Rosario in famiglia, con la partecipazione di tutti i suoi componenti, era un rito cui non venivano meno anche i più recalcitranti, che registrava la corale presenza di vecchi e giovani, nell’ambito della famiglia patriarcale, punto di forza della società fino al secolo scorso. Così come, posta in luogo appropriato, in ogni abitazione stava un’immagine della Madonna che, assieme al Bambino Gesù, consegna la corona ai Santi Domenico e Caterina da Siena. L’origine del culto della Madonna del Rosario si fa risalire all’apparizione della Vergine a S. Domenico nel 1208. La festa, invece, è stata istituita dal Papa Pio V a ricordo della battaglia di Lepan- È to, che ebbe luogo il 7 ottobre del 1571. L’avvenimento, infatti, assunse rilevanza per il mondo cristiano per la grande vittoria riportata sull’impero ottomano. La protezione di Maria, in quella occasione, sarebbe intervenuta a seguito della recita del Rosario da parte delle milizie Cristiane, prima del combattimento. In effetti, Pio V istituì la festa attribuendo alla Madonna il titolo di “Regina della Vittoria”, che il successore, tuttavia, mutò in “Madonna del Rosario”. Fra i numerosi Santuari esistenti al mondo quello di Pompei è fra i più noti e ogni anno è visitato da migliaia di fedeli. In Sicilia esiste almeno un Santuario dedicato alla Madonna del Rosario, esattamente nel quartiere Cruillas di Palermo. L’espressione più intensa del culto è la recita della Supplica, composta dal fondatore del Santuario, il Beato Bartolo Longo. Anche la Supplica, come il Rosario, è preferibile che si reciti nell’ambito dell’assemblea dei fedeli, in particolare il giorno 8 maggio (l’8 maggio 1876 fu posta la prima pietra del Santuario) e la prima domenica di ottobre (istituzione della festa della Madonna del Rosario). La Supplica è una forte testimonianza di fede e di dedizione alla Madonna, cui si impetra la salvezza dell’anima, la pace nel mondo e la serenità nelle famiglie. Enzo Giunta

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pag. 4 MAGGIO 2016 In Fraternità con Francesco SPOSATI DA QUASI 17 ANNI E SENZA FIGLI al matrimonio scaturiscono le figure sociali di marito e moglie le quali, all’interno del sacramento e ad opera dello Spirito Santo, ricevono la grazia di essere riflesso e immagine dell’Amore trinitario. “Dio, che è amore e vita, ha inscritto nell’uomo e nella donna la vocazione ad una partecipazione speciale al suo mistero di comunione personale e alla sua opera di Creatore e di Padre. Lo Spirito Santo effuso nella celebrazione sacramentale del matrimonio offre agli sposi cristiani il dono di una comunione nuova d’amore che è immagine viva e reale di quella singolarissima unità, che fa della Chiesa l’indivisibile Corpo mistico del Signore Gesù” (DP n. 9- Dignitas personae n. 9). La coppia innestata in Cristo ogni giorno cambia, migliora, si perfeziona. La durata o meno di un matrimonio non dipende dalla presenza o meno dei figli, che nascono in seguito al rapporto coniugale. Oggi sappiamo che le coppie hanno sempre maggiore difficoltà ad avere figli sia per lo stress, l’inquinamento ambientale e alimentare, sia per gli stili di vita perlomeno avventati e molti di loro pur di avere un figlio ricorrono ad una delle tecniche di procreazione assistita (PMA); tra questi l’unica tollerata dalla Chiesa è la GIFT. Le possibilità di riuscita variano in base all’età. Altri adottano un bambino o ricorrono all’affido. Noi non siamo ricorsi a nessuno alternativa esposta sopra, non per egoismo o per amore personale, ma in quanto entrambi abbiamo chiaro il progetto di Dio su noi due, che va aldilà dall’avere o meno un figlio. Come scrive Gibran: “I vostri figli non sono figli vostri ... sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita. Nascono per mezzo di voi, ma non da voi. Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono. Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee. Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell'avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni. Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri. Voi siete l'arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti. L'Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell'infinito e vi tiene tesi con tutto il suo vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane. Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell'Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l'arco che rimane saldo”(I vostri figli). D Quindi, anche se dovessimo averli, perché siamo sempre aperti alla vita, ognuno di noi deve portare a termine il percorso tracciato da DIO per noi, che è diverso ma che conduce alla santificazione. Noi non abbiamo vissuto il lutto della sterilità né il senso della depressione. Abbiamo vissuto e viviamo la nostra vita in Cristo, nostra vita e nostra gioia. Siamo una coppia fertile in tanti modi: su tutto, essendo una coppia aperta che si impegna nella società. Non bisogna essere genitori a tutti i costi perché viviamo in una società dove tutto si realizzi se solo lo desideri e quando lo desideri e questo ti getta nel panico. Allora la coppia ricorre a tutti i mezzi pur di avere un figlio per un progetto di vita per sé e per loro (genitori) il cui compimento è dato, appunto, solo con la maturità e la vecchiaia. La sterilità non appare più accettata, non già o non solo perché non consente la piena realizzazione dell’identità sociale adulta femminile e maschile, o la realizzazione di un progetto di continuità familiare, ma perché non consente di dar corso ad un desiderio, a una scelta che, proprio perché opzionale e non necessaria, una volta compiuta chiede di essere realizzata. Genitori ad ogni costo è la nuova figura sociale estrema del processo di ridefinizione della procreazione nella famiglia e nel corso di vita adulto. Ma, se si concentra l’attenzione solo sui figli, l’errore che fanno molti coniugi, si perde di vista il bene della coppia che comincia a soffrire e tale sofferenza si riversa sui figli e sull’ambiente sociale. Pertanto, rafforzate coniugi la vostra relazione per poter dire con Philine:«non saprai tutto ciò che valgo finché non potrò essere accanto a te tutto ciò che sono». È questo il compito di ogni coniuge: estrarre le ricchezze nascoste nel più intimo della personalità di quell’essere che, donandogliele, gliele affida. E trarle fuori per mezzo della propria dedizione, mettendosi interamente corpo e anima al suo servizio. Compito, d’altronde, di tutta una vita in cui non trovano posto né la fretta né l’impazienza. Le esclude la grandezza stessa del fine: la pienezza terminale della persona amata. Perciò, tutto ciò che nel mondo si avvicina all’eterno vuole lunghi tempi di attesa e di maturazione. E appunto all’eternità è volta quella dedizione con cui un coniuge si pone al servizio del suo amore, per trasformarlo in interlocutore perenne dell’Assoluto. Quella offerta con la quale due persone confermano definitivamente il loro conclusivo carattere di dono: la loro stessa indole personale. Non il vivere per sé ma il vivere per l’altro. Antonio e Melania Papania

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In Fraternità con Francesco MAGGIO 2016 pag. 5 ARCIVESCOVO IN PIAZZA PER LA VITA D a meno di un anno è arcivescovo di Modena e non ha avuto dubbi nell’accettare la proposta della Comunità Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi, a partecipare alla fiaccolata per la vita di mercoledì 6 aprile nel centro cittadino. Monsignor Erio Castellucci, arcivescovo-abate di Modena, ha sfilato e pregato con tutti i partecipanti all’iniziativa, recitando una preghiera da lui composta in occasione della marcia, dove si chiede di «non far prevalere l’egoismo che respinge la vita, la paura che la teme, l’efficientismo che la trascura e la considera un elemento di disturbo». In marcia con lui erano i rappresentanti di 35 organizzazioni laicali della diocesi, la parrocchia ortodossa romena delle Mirofore, la comunità evangelica della Chiesa Gesù Fonte d’Acqua Viva, la comunità evangelica nigeriana NewLife Deliverance Church. Dieci anni fa, nel 2006, la prima fiaccolata cittadina fu guidata da Don Oreste Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, che lotta a Modena da sempre contro l’aborto e a favore del diritto alla vita nascente, in particolare con momenti di preghiera sotto le finestre degli ospedali dove si praticano le interruzioni di gravidanza e con tante azioni di sostegno alle donne che decidono di non abortire, salvando così tante vite. Andrea Mazzi, responsabile della comunità modenese, ricordando i 615 bimbi abortiti al Policlinico di Modena (un bambino concepito su 5) così ha dichiarato : «chiediamo più diritti per i bambini e più sostegno e rispetto verso le loro mamme, non abbiamo ricette preconfezionate su cosa fare, quali leggi adottare, ma diciamo innanzitutto che non è più il tempo di rimanere indifferenti, che occorre porre queste persone al centro. Proprio per questo come credenti interveniamo su un tema che non è confessionale, ma riguarda tutta la società». Gli ha fatto poi eco Giovanni Ramonda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII. «Vogliamo stimolare tutta la società, a partire da noi stessi – ha detto Ramonda -, a scoprire il valore incredibile di ogni nascituro, ognuno amato da Dio in modo straordinario, ognuno con una missione unica da svolgere nel mondo. Vogliamo porre attenzione al dolore delle tante madri che hanno abortito e convivono con una ferita dolorosa. Nella provincia di Modena viene abortito quasi un bimbo su cinque». Diego Torre

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pag. 6 MAGGIO 2016 In Fraternità con Francesco DOV’È ABELE, TUO FRATELLO? «M entre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise» (Gen. 4,8b). Sin dalle prime pagine della Genesi, l’umanità viene rappresentata come capace di delitto ma, al contempo, l’uomo è interpellato da Dio a rendere conto del fratello, dell’altro, a rispondere di lui. «Allora il Signore disse a Caino: “dov’è Abele, tuo fratello?”» (Gen.4,9). La nostra quotidianità è frequentemente costellata da crimini e violazioni della vita altrui e sembra non voler più rispondere dell’altro. La cronaca riferisce sempre più spesso di delitti incomprensibili, irrazionali (ammesso che ci possa essere una motivazione al delitto), delitti per noia, per curiosità, per sapere cosa si prova a uccidere qualcuno. Delitti dove l’esistenza dell’altro, verso cui non si avverte nessun senso di responsabilità, non è percepita se non in virtù di un assecondamento personale, un riempimento del proprio vuoto dove tutto sembra ruotare intorno al proprio asse narcisistico. Non sembrano nemmeno delitti legati al conflitto o all’autodifesa, non sono nemmeno percepiti come delitti. Affinché si possa trovare la propria identità è fondamentale sia un adeguato svincolo dall’altro (significativo per se stessi) sia un riconoscimento dell’identità dell’altro (per attivare una giusta distinzione). La percezione dell’altro è una conditio sine qua non per vedere e conoscere se stessi. Se la percezione dell’altro non avviene o perde il suo valore, se l’esistenza altrui è percepita in modo assolutamente egoistico, narcisistico ed autoreferenziale, si resta bloccati in una fase infantile o comunque regressiva. Si perdono i giusti confini tra se stessi e l’altro, quei confini che aiutano appunto la possibilità della definizione di sé. Quando l’esistenza altrui viene svuotata e privata di ogni suo valore si perde ogni possibile frontiera con l’altro, in una danza fluttuante tra il noi e l’estraneo che, in una visione frammentata del proprio esserci, non delimita più la stessa esistenza. È possibile uccidere per curiosità? La prima ipotesi generata dall’angoscia dell’orrore è la noia, una mancanza di valori, un vuoto interiore. Probabilmente nessuna risposta preconfezionata basta, soprattutto perché nulla va generalizzato e ogni caso richiede un’adeguata analisi. Di fronte alle disarmanti dichiarazioni e motivazioni dei giovani protagonisti nessuna riflessione è esaustiva ma si può pensare ad alcuni elementi comuni o concause interdipendenti l’una dall’altra. Il vuoto, l’incapacità di dare un senso alla propria esistenza; la debolezza di un Io autoreferenziale e privo di regole utili al contenimento ed alla gestione delle emozioni; l’assenza o l’immaturità della capacità empatica. L’empatia è la capacità di capire, sentire, cosa l’altro sta pensando o provando e rispondere a questi pensieri con una corrispondente emozione. Si tratta di una competenza di vita che deve essere acquisita e nutrita in famiglia e non si può improvvisare. Quindi, se vogliamo cercare una spiegazione alla ferocia di questi delitti probabilmente una delle concause è la mancanza di empatia a cui corrisponde un deserto emotivo, una anestesia delle proprie sensazioni, l’incapacità di sentirsi dentro, che appiattisce ogni fatto impedendo di percepire la gravità di un’azione. Un imbarbarimento emotivo dove, in un delirante senso di onnipotenza, il vuoto viene illusoriamente compensato dalla pretesa di poter sempre e comunque decidere sull’altro. Vittoria Macaluso

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In Fraternità con Francesco MAGGIO 2016 pag. 7 UNA CAROVANA DI BUONA VOLONTÀ MOBILITA CACCAMO Chiesa, associazioni e professionisti uniti per arginare il disagio sociale una carovana di pellegrini della buona volontà quella che in queste settimane sta mobilitando tutta Caccamo per arginare la crisi di valori e lo smarrimento, causa di notevole disagio sociale e di diverse tragedie umane consumatesi nell’ultimo anno e mezzo. Dopo quattro suicidi ed un decesso per overdose, nel piccolo centro (solo 8200 anime) le forze operative in ambito sociale ed economico hanno deciso di “fare squadra”, di unire gli intenti per dedicarsi al prossimo, per sostenere e non far sentire soli i più deboli ed i più vulnerabili. A dargli man forte ci sono anche alcune associazioni di Termini Imerese e di Palermo che ne hanno condiviso gli obiettivi. Mentre a guidare questo “esercito” di bontà è l’Arciprete del paese don Giuseppe Calderone, che ha pure ideato un progetto comune denominato “E se ognuno fa qualcosa...”. Il luogo fisico in cui concretizzare le azioni potrebbe essere un immobile confiscato alla mafia (in corso di assegnazione da parte del Comune), oppure i locali della parrocchia San Giorgio Martire. L’idea, alla quale il giovane sacerdote lavora dalla primavera del 2015 unitamente a tutti i servizi sociali, scolastici e sanitari del territorio, è mettere in campo un progetto di promozione umana e di prevenzione dalle dipendenze, valorizzando i percorsi naturali e culturali del territorio e tanto altro. In buona sostanza dar vita ad una serie di attività di formazione, informazione, sportive, culturali e ricreative rivolte non solo ai giovani, ma anche alle famiglie e agli anziani, per fare in modo che nessuno possa sentirsi solo nell’affrontare le difficoltà della vita. Con “Famiglie in Piazza”, lo scorso 31 gennaio, associazioni di volontariato, liberi professionisti ed esercenti avevano animato piazza Duomo per stimolare e coinvolgere la cittadinanza ad aderire a queste realtà virtuose. È Ma da qualche settimana l’idea iniziale si sta ampliando e delineando meglio grazie agli incontri organizzati in chiesa Madre ed aperti a tutte le persone di buona volontà che desiderano spendersi per il bene comune. «È necessario che ciascuno dia il proprio apporto umano e professionale perché il bene arrivi a tutti. Tutti siamo una risorsa e tutti dobbiamo lavorare per aiutare chi ne ha bisogno con “piccoli passi possibili”». E sottolineando come le assemblee pubbliche dell’11 e del 21 aprile (le prime in assoluto organizzate a Caccamo) sono mosse dal grande desiderio di far qualcosa di più per la comunità locale, Padre Giuseppe Calderone aggiunge:«Se tu hai un’idea ed io ho un’idea e le mettiamo assieme entrambi torneremo a casa arricchiti. Ecco, vorrei far comprendere come è importante mettere insieme le idee di tutti, cucirle per costruire un grande progetto e riversarlo in un luogo d’azione ben preciso, il nostro paese. Perché – ribadisce la frase di don Pino Puglisi – se ognuno fa qualcosa, insieme possiamo fare molto». Numerose associazioni, gruppi di lavoro, liberi professionisti, Istituzioni, gruppi ecclesiali (fra i quali la Gioventù Francescana), Enti pubblici e privati aderiscono al progetto “E se ognuno fa qualcosa”, con una propria iniziativa: dal giornalismo alle passeggiate in montagna, dal riciclo creativo ai corsi musicali, passando per l’educazione stradale e l’astronomia. Nei prossimi giorni tutte le idee verranno raccolte ed organizzate in un unico crono programma, per partecipare al bando di assegnazione di un appartamento confiscato alla mafia di Caccamo, da destinare a centro socio culturale e letterario, «ma se i locali confiscati non ci venissero assegnati, - conclude don Giuseppe - noi agiremo lo stesso utilizzando gli spazi che abbiamo a disposizione». Adalgisa Sclafani

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pag. 8 MAGGIO 2016 In Fraternità con Francesco GIORNATA DELLA FAMIGLIA Caccamo, 3 Aprile 2016 Domenica in Albis … Domenica della Divina Misericordia … Domenica della Famiglia … Meravigliosa Domenica di primavera! Penserete: «quanti eventi in una sola giornata!». Ebbene è così! Lo scorso 3 aprile la Fraternità Francescana San Rocco di Caccamo ci ha dato la possibilità di vivere un’intensa giornata di preghiera, riflessione, confronto, condivisione, testimonianza, ospitandoci nel Convento dei Frati Cappuccini e riservandoci una calorosa accoglienza, che il clima prettamente primaverile ha reso ancor più calda. Ci siamo ritrovati in un’atmosfera di festa nell’atrio antistante il convento per un momento di ristoro. È stato il modo della Fraternità di accogliere tutti e ciascuno e di farci sentire veramente a casa nostra. Diversamente da altri momenti che ci vedono riuniti come Famiglia Francescana, questo è stato un incontro di famiglia allargata! Diverse realtà, ecclesiali e non, hanno scelto di condividere questa giornata dedicata alla Famiglia. La Liturgia di accoglienza ci ha subito immessi nel tema della giornata che, in sintonia con l’anno giubilare oltre che con la ricorrenza del giorno, non poteva non parlare di misericordia. “La famiglia.. primo luogo di misericordia..” Questo il titolo della relazione di Marco Faillaci, rappresentante nazionale del Movimento per la Vita nella Consulta Familiare della CEI, e di sua moglie Angela Provenzale, presidente MPV e CAV di Mistretta. Al di là dei “titoli”, abbiamo avuto modo di conoscere una coppia, anzi una famiglia visto che alcuni dei loro figli erano presenti, che nella quotidianità vive e sperimenta ciò di cui ha parlato. Più che una relazione o una riflessione, la loro è stata una vera testimonianza di vita, fatta di gesti quotidiani, di problematiche comuni e soprattutto di tanto amore e rispetto. Molto interessante, a proposito di misericordia, il ricondurre nell’ambiente familiare l’esercizio delle Opere di misericordia che la Chiesa ci consegna. È proprio vero il primo luogo in cui impariamo ad usare e ricevere misericordia è quello che ci sta attorno e nel quale spendiamo il nostro tempo: la famiglia appunto. Il momento successivo di dibattito, anzi di confronto e condivisione, moderato dal delegato OFS nel Forum Nazionale delle Associazioni Familiari, Giuseppe Trovatello, è stato un altro momento arricchente. La condivisione del pranzo offerto dalla Fraternità e il successivo momento ricreativo hanno riscaldato sempre più i nostri cuori. Balli, canti, tanti sorrisi in un clima di grande festa! Troppo carina la rappresentazione curata dalla Gi.Fra. di una serie di cronache di famiglia, che tra una battuta ed una risata ci hanno lasciato diversi spunti di riflessione. E poiché in famiglia non possono mancare i bambini, eccoli là sul palco a mostrare i loro disegni perfettamente in tema, frutto della loro fantasia e della pazienza dei fratelli che hanno pensato al servizio baby sitter durante gli incontri mattutini. Vi sembra una giornata piena? Beh non è mica finita! Eccoci ancora nell’atrio per un’altra esperienza di condivisione (stavolta assieme ai fratelli del Cammino Neocatecumenale di Caccamo): preghiera, canto, danze e testimonianze si sono alternati, rendendo significativo ogni momento di quella giornata, e ci hanno preparato ad accogliere l’arrivo dell’amato Monsignor Calogero Peri, OFM Cappuccini e vescovo di Caltagirone. Monsignor Calogero Peri ha presieduto la celebrazione eucaristica, culmine e conclusione di una meravigliosa giornata passata in famiglia. Rendiamo Grazie a Dio che ci aiuta a creare le occasioni per incontrarlo nei volti dei fratelli. Claudia Pecoraro

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In Fraternità con Francesco MAGGIO 2016 pag. 9 “LA FAMIGLIA SECONDO PAPA FRANCESCO” La strada della Chiesa, dal Concilio di Gerusalemme in poi, è sempre quella di Gesù: della misericordia e dell’integrazione […]. La strada della Chiesa è quella di non condannare eternamente nessuno; di effondere la misericordia di Dio a tutte le persone che la chiedono con cuore sincero (Amoris Laetitia n. 296). Cari amici, con queste parole il Santo Padre introduce, nell’ultima esortazione Amoris Laetitia, il tema delle coppie in situazioni “irregolari”, argomento a lungo e in più occasioni da lui affrontato. Di seguito riportiamo la catechesi tenuta all’Udienza Generale del 24 giugno 2015, dove parla delle ferite che si procura la famiglia. Ferite che spesso lasciano il segno soprattutto nei figli. Mimmo Palmisano disperazione. E sono ferite che lasciano il segno per La Famiglia - 20. Ferite (I) tutta la vita. Nella famiglia, tutto è legato assieme: Cari fratelli e sorelle, buongiorno! quando la sua anima è ferita in qualche punto, Nelle ultime catechesi abbiamo parlato della famil’infezione contagia tutti. E quando un uomo e una glia che vive le fragilità della condizione umana, la donna, che si sono impegnati ad essere “una sola povertà, la malattia, la morte. Oggi invece riflettiacarne” e a formare una famiglia, pensano ossessimo sulle ferite che si aprono proprio all’interno delvamente alle proprie esigenze di libertà e di gratifila convivenza familiare. Quando cioè, nella famicazione, questa distorsione intacca profondamente il glia stessa, ci si fa del male. La cosa più brutta! cuore e la vita dei figli. Tante volte i bambini si naSappiamo bene che in nessuna storia familiare scondono per piangere da soli. Dobbiamo capire mancano i momenti in cui l’intimità degli affetti più bene questo. Marito e moglie sono una sola carne. cari viene offesa dal comportamento dei suoi memMa le loro creature sono carne della loro carne. Se bri. Parole e azioni (e omissioni!) che, invece di pensiamo alla durezza con cui Gesù ammonisce gli esprimere amore, lo sottraggono o, peggio ancora, adulti a non scandalizzare i piccoli – abbiamo sentilo mortificano. Quando queste ferite, che sono anto il passo del Vangelo - (cfr Mt 18,6), possiamo cora rimediabili, vengono trascurate si aggravano, si comprendere meglio anche la sua parola sulla grave trasformano in prepotenza, ostilità, disprezzo. E a responsabilità di custodire il legame coniugale che quel punto possono diventare lacerazioni profonde, dà inizio alla famiglia umana (cfr Mt 19,6-9). che dividono marito e moglie e inducono a cercare Quando l’uomo e la donna sono diventati una sola altrove comprensione, sostegno e consolazione. Ma carne, tutte le ferite e tutti gli abbandoni del papà e spesso questi “sostegni” non pensano al bene della della mamma incidono nella carne viva dei figli. famiglia! Lo svuotamento dell’amore coniugale difÈ vero, d’altra parte, che ci sono casi in cui la fonde risentimento nelle relazioni. E spesso la diseparazione è inevitabile. A volte può diventare sgregazione “frana” addosso ai figli. persino moralmente necessaria, quando appunto si Ecco, i figli. Vorrei soffermarmi un poco su quetratta di sottrarre il coniuge più debole, o i figli picsto punto. Nonostante la nostra sensibilità apparencoli, alle ferite più gravi causate dalla prepotenza e temente evoluta e tutte le nostre raffinate analisi dalla violenza, dall’avvilimento e dallo sfruttamenpsicologiche, mi domando se non ci siamo anesteto, dall’estraneità e dall’indifferenza. tizzati anche rispetto alle ferite dell’anima dei bamNon mancano, grazie a Dio, coloro che, sostenuti bini. Quanto più si cerca di compensare con regali e dalla fede e dall’amore per i figli, testimoniano la merendine, tanto più si perde il senso delle ferite – loro fedeltà ad un legame nel quale hanno creduto, più dolorose e profonde – dell’anima. Parliamo per quanto appaia impossibile farlo rivivere. Non molto di disturbi comportamentali, di salute psichitutti i separati, però, sentono questa vocazione. Non ca, di benessere del bambino, di ansia dei genitori e tutti riconoscono, nella solitudine, un appello del dei figli ... Ma sappiamo ancora che cos’è una ferita Signore rivolto a loro. Attorno a noi troviamo didell’anima? Sentiamo il peso della montagna che verse famiglie in situazioni cosiddette irregolari - a schiaccia l’anima di un bambino, nelle famiglie in me non piace questa parola - e ci poniamo molti incui ci si tratta male e ci si fa del male, fino a spezzaterrogativi. Come aiutarle? Come accompagnarle? re il legame della fedeltà coniugale? Quale e quanto Come accompagnarle perché i bambini non diventipeso ha nelle nostre scelte – scelte sbagliate, per no ostaggi del papà o della mamma? Chiediamo al esempio –l’anima dei bambini? Quando gli adulti Signore una fede grande, per guardare la realtà con perdono la testa, quando ognuno pensa solo a sé lo sguardo di Dio, e una grande carità, per accostare stesso, quando papà e mamma si fanno del male, le persone con il suo cuore misericordioso. l’anima dei bambini soffre molto, prova un senso di

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pag. 10 MAGGIO 2016 In Fraternità con Francesco “IL POZZO DI SICAR” Al punto 5 dell’Esortazione di Papa Francesco “Amoris Laetitia” leggiamo: «Questa Esortazione acquista un significato speciale nel contesto di quest’anno giubilare della Misericordia. In primo luogo, perché la intendo come una proposta per le famiglie cristiane affinché le stimoli a stimare i doni del matrimonio e della famiglia e a mantenere un amore forte e pieno di valori quali la generosità, l’impegno, la fedeltà e la pazienza. In secondo luogo, perché si propone di incoraggiare tutti ad essere segni di misericordia e di vicinanza lì dove la vita familiare non si realizza perfettamente o non si svolge con pace e gioia». Noi, come coppie, siamo chiamati a essere “samaritani” per guarire le coppie ferite ed in crisi, i separati e i divorziati e i divorziati-risposati che vivono intorno a noi. Non abbiamo né rimedi né formule magiche per risolvere i loro problemi, ma possiamo ascoltarli senza giudicare, comprenderli con empatia ed essere disponibili ad accompagnarli. Come membri attivi delle nostre comunità parrocchiali, dobbiamo promuovere ed appoggiare le azioni della nostra Chiesa locale e sostenere quelle che vengono proposte dalle nostre diocesi. La Diocesi di Palermo, con l’Ufficio di Pastorale Familiare, da qualche anno ha elaborato e portato avanti il progetto denominato “Pozzo di Sicar” per i separati e i divorziati con nuove unioni, il quale si prefigge il compito dell’accoglienza e l’inclusione ecclesiale di queste persone nella fedeltà alla dottrina della Chiesa. Così, dal 2011 a Palermo sono sorte via via in alcune parrocchie delle comunità di separati divorziati in coerenza con il progetto diocesano, per vivere insieme esperienze forti basate sull’ascolto della Parola di Dio, la sua meditazione e l’adorazione Eucaristica. Alcuni di loro sono impegnati nella Carità verso i poveri attraverso l’esperienza della Comunità di S. Egidio. Oggi, con l’Esortazione di Papa Francesco, tale progetto assume un ruolo fondamentale nel favorire l’accompagnamento di queste “coppie ferite” e, per loro, sarà certamente un’opportunità da cogliere per incamminarsi nel “discernimento” che «orienta questi fedeli alla presa di coscienza della loro situazione davanti a Dio». Antonio e Antonietta Gangitano (N.d.R.) La nostra comunità vorrebbe iniziare l’esperienza de “Il pozzo di Sicar”. Per informazioni, rivolgersi a Mimmo Palmisano tel. 3392706997. “ARALDINFESTA” CON FRANCESCO PROFETA TRA LE GENTI … Carissimi fratelli e sorelle, domenica 10 aprile si è svolta a Favara l’incontro Araldinfesta, cui hanno partecipato anche gli araldini del convento Santa Maria di Gesù di Termini Imerese, accompagnati dal delegato Mimmo Palmisano e dagli animatori Ilaria, Marta, Francesco, Fabio, Enza e Lucia. La giornata è iniziata con la presentazione delle varie fraternità della Sicilia. La tematica dell’incontro era “con Francesco andate e annunziate”. I bambini con tanta gioia e spensieratezza, che solo a quell’età si possiede, hanno eseguito i giochi previsti nella mattinata. Alla fine della mattinata c’è stato un momento di preghiera presieduto da Fra Alberto. Giunta l’ora di pranzo, una piccola pausa, sono poi seguite le attività pomeridiane. Il pomeriggio ha avuto inizio con una mini marcia verso la Chiesa Madre del paese, dove è stata celebrata la Santa Messa. Ciò che ricorderemo con gioia di questa giornata trascorsa insieme sarà la voglia di fare visibile negli occhi di ogni araldino. Con la gioia nel cuore ci auguriamo di poter continuare a vivere esperienze come questa poiché crediamo che i bambini, pur avendo molto da imparare, in alcuni casi possono essere dei veri “maestri di vita” perché riescono a farci fare tutto ciò che anche noi da piccoli sapevamo fare, ma che con il tempo purtroppo abbiamo dimenticato. Enza Purpura e Lucia Calì

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In Fraternità con Francesco MAGGIO 2016 pag. 11 SICILIA “NASCOSTA” di Nando Cimino PRIOLO GARGALLO - LA BASILICA DI SAN FOCA D edicata ad un santo forse sconosciuto ai più, San Foca o Focà, nella strada tra Augusta e Siracusa sorge una basilica di epoca paleocristiana tra le più interessanti ed antiche di Sicilia. Se ne attribuisce la fondazione al vescovo Germano di Siracusa, morto nel 356 e che si dice lì fosse stato sepolto. Ci troviamo per la precisione a Priolo Gargallo, in un territorio ricco di tante testimonianze archeologiche, e la chiesa di cui parliamo si trova in una zona periferica a sud della stessa cittadina. San Focà, conosciuto per la sua generosità, fu un santo martire. Il suo mestiere era quello di ortolano e visse in Anatolia tra il I° ed il II° secolo. La basilica, in origine a tre navate, doveva essere un luogo di culto molto frequentato che, se pur rimaneggiato, è comunque giunto a noi in buono stato di conservazione anche se privo di talune sue parti originali andate distrutte nel tempo. Il tempio architettonicamente semplice esprime in pieno tutto il suo fascino ed al suo interno troneggia proprio una bella statua in legno del santo giardiniere, fatta realizzare qualche anno fa dalla sezione dei Lions Club Priolo Gargallo Melilli Monti Climiti. Attiguo all’importante sito c’è un bel parco tematico dove poter trascorrere qualche ora in assoluta tranquillità. San Focà è protettore dei marinai e viene invocato per guarire dal morso dei serpenti. Per raggiungere la basilica di San Focà basta immettersi sulla strada provinciale 114 e quindi su Via Reno nei cui pressi si trova.

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pag. 12 MAGGIO 2016 In Fraternità con Francesco LA RICETTA DEL MESE di Mariella Campagna L’8 maggio è la festa della Mamma. Tutte le mamme sono speciali, dimostriamo loro quanto le vogliamo bene preparando per esse un bel dolce. Vi suggerisco una buonissima torta di fragole. Torta di fragole Ingredienti per una torta da 28 cm: 700gr di fragole, 1 barattolo di marmellata di fragole e 3 rotoli di pasta brisee. Procedimento: Tagliate a pezzetti le fragole e mettetele in uno scolapasta a scolare. Prendete due dischi di pasta brisee e con una formina a forma di cuore, ricavate tanti cuoricini che vi serviranno successivamente per coprire la vostra torta. Fatene quanti più possibile, rimpastando e stendendo di nuovo la pasta di scarto. Ora prendete lo stampo da crostata (28 cm) e foderatelo con il disco di pasta ___________________________________ brisee rimasto. Fatelo sbordare e togliete la pasta in eccesso. Riprendete le fragole e amalgamatele con la marmellata. Versate il composto di fragole nella tortiera, livellate e iniziate a coprire con i cuoricini di pasta ritagliati in precedenza. Iniziate attaccandoli al bordo esterno e proseguite fino a fare tanti cerchi concentrici, lasciando solo un piccolo foro centrale. Cospargete la superficie con dello zucchero di canna e infornate a 180° per circa 40 minuti. Il ripieno di fragole, durante la cottura, potrebbe uscire tra un cuoricino e l’altro. Vi consiglio, pertanto, di mettere sul fondo un foglio di alluminio in modo da evitare che il forno si sporchi. Una volta cotta sfornate la torta e lasciatela raffreddare prima di tagliarla. Non otterrete delle fette regolari e precise, ma molto pasticciate, è normale che sia così. Se volete ottenere delle fette più regolari, vi consiglio di utilizzare lo stesso procedimento sostituendo la pasta brisee con la pasta frolla. Auguri a tutte le mamme DA PARTE NOSTRA … __________________________________ Sinceri auguri: • al nostro collaboratore diacono Pino Grasso, per il 61° compleanno che festeggia il 1 maggio; • alla consorella Teresa Lo Re e famiglia, per la nascita del nipotino Joele. Sentite condoglianze al confratello Pasquale Rocca e famiglia per la morte della suocera. Un invito particolare a tutte le famiglie e alle coppie di fidanzati di continuare a partecipare agli incontri di catechesi sulla pastorale per la famiglia, programmati dalle due Fraternità OFS di Termini Imerese. In questo mese di maggio l’incontro sarà martedì 3 alle ore 21.00, presso il Convento Santa Maria di Gesù (la Gancia)”. Ricordiamo che il centro per la raccolta degli occhiali usati, degli oli esausti, dei tappi di plastica e dei cellulari guasti, è aperto solo il sabato dalle 17.30 alle 18.30 nei locali del Convento di via Alfredo La Manna. Vi preghiamo di confluire con i vostri prodotti solo in questo giorno e di non lasciare sacchetti davanti al portone del Convento. Invitiamo a visitare il sito internet della nostra Fraternità ofstermini.weebly.com dove, oltre alle notizie e alle informazioni sulle nostre attività, troverete tutti i numeri arretrati del nostro giornalino. Maggio 2016 Guagliardo Francesca Sac. Purpura Massimiliano Cusimano Giuseppe Liotta Antonio Pagano Lidia Giuffrida Michela Papania Antonio Buon Compleanno in Fraternità a: giorno giorno giorno giorno giorno giorno giorno 1 1 5 8 13 14 15 Pinetti Maria Concetta Franco Giulia Gatto Calderone Agata Calderone Fabio Di Francesca Maria Calcara Nicasio giorno giorno giorno giorno giorno giorno 15 16 21 24 24 29 Auguri !!!

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In Fraternità con Francesco __________________ MAGGIO 2016 pag. 13 IN FRATERNITÀ … NOTIZIE E AVVENIMENTI _________________ di Ignazio Cusimano Mese di maggio nelle famiglie. L’equipe per la pastorale familiare ha programmato nel mese di maggio il pellegrinaggio della Madonnina di Fatima nelle famiglie. Sotto la protezione della Madre Celeste, ogni sera alle ore 21.00, nelle famiglie che ospiteranno il simulacro della Madonnina, si svolgerà un momento di preghiera con una riflessione dettata dai Frati. Il calendario con l’indicazione delle famiglie che ospiteranno la Madonnina lo trovate in Chiesa affisso in bacheca, oppure sul sito internet della Fraternità www.ofstermini.webbly.com. Beata Vergine di Fatima. Tutti ci ritroveremo venerdì 13, memoria della B. V. di Fatima, nella nostra chiesa alle ore 18.00 per la Celebrazione Eucaristica, seguirà una breve processione per le vie del quartiere con la Madonnina di Fatima. Festa del Beato Agostino Novello, Patrono della nostra città. Tutti, della nostra comunità, ci ritroveremo mercoledì 11 presso la Maggior Chiesa per partecipare alla Celebrazione Eucaristica in preparazione alla festa del nostro Patrono. Ancora tutti ci ritroveremo giovedì 19, festa del Beato Agostino Novello, alle ore 18.30 alla Maggior Chiesa per la Solenne Celebrazione Eucaristica. Seguirà la processione con le reliquie del Beato. Tutti dobbiamo indossare il nostro distintivo, il TAU. Festa della nostra comunità. Martedì 31, la Liturgia ricorda la Visitazione della Beata Vergine Maria alla cugina Elisabetta. È giornata di festa per la nostra comunità, perché celebriamo “Santa Maria di Gesù” titolare della nostra Chiesa. Nella solenne Celebrazione Eucaristica, tutta la comunità farà l’atto di affidamento alla Vergine Maria. Dopo la celebrazione ci ritroveremo tutti presso l’Istituto Boccone del Povero per l’agape fraterna. Sabato 28 ci ritroveremo tutti alle ore 21.00 in Chiesa per una veglia di preghiera. Lunedì 30 celebreremo la dedicazione della nostra Chiesa.

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pag. 14 MAGGIO 2016 In Fraternità con Francesco PROGRAMMA ATTIVITÀ E CELEBRAZIONI MAGGIO 2016 Domenica 1 Sesta di Pasqua Inizio mese mariano e pellegrinaggio della Madonnina di Fatima nelle famiglie Per tutto il mese in Chiesa: (giorni feriali) ore 17.15 Corona francescana e S. Messa (giorni festivi) ore 18.15 Corona francescana e S. Messa ore 21.00 Incontro di Pastorale per la Famiglia in Convento Ascensione al cielo di nostro Signore Gesù Cristo Beata Vergine Maria di Pompei ore 11.30 Santo Rosario ore 12.00 Preghiera dell’Angelus e Supplica ore 18.30 Celebrazione alla Maggior Chiesa in preparazione alla festa del Beato Agostino Novello in questo giorno nella nostra Chiesa non sarà celebrata l’Eucarestia Beata Vergine Maria di Fatima ore 17.15 Santo Rosario ore 18.00 Solenne Celebrazione Eucaristica a seguire pellegrinaggio con la Madonnina per le vie del quartiere ore 21.30 Veglia di Pentecoste alla Maggior Chiesa Pentecoste Festa del Beato Agostino Novello, patrono della nostra città ore 18.30 Solenne concelebrazione Eucaristica alla Maggior Chiesa a seguire, pellegrinaggio con le Reliquie del Beato in questo giorno in Convento non sarà celebrata l’Eucarestia alle ore 8.00 sarà celebrata al Monastero Santissima Trinità Santa Rita da Cascia Dopo le Celebrazioni Eucaristiche delle ore 8.30 - 11.00 - 19.00 benedizione delle rose, ore 12.00 Preghiera dell’Angelus e Supplica ore 21.00 Veglia di preghiera Corpus Domini ore 18.00 Solenne concelebrazione Eucaristica alla Maggior Chiesa a seguire, processione Eucaristica Dedicazione della nostra Chiesa ore 18.00 Celebrazione Eucaristica Festa della Visitazione della B. V. Maria alla cugina S. Elisabetta Festa di “Santa Maria di Gesù” titolare della nostra Chiesa ore 18.00 Celebrazione Eucaristica e Atto di Affidamento della Comunità a S. Maria di Gesù Martedì 3 Domenica 8 Mercoledì 11 Venerdì 13 Sabato 14 Domenica 15 Giovedì 19 Domenica 22 Sabato 28 Domenica 29 Lunedì Martedì 30 31 In Fraternità con Francesco Giornale mensile dell’Ordine Francescano Secolare “S. Maria di Gesù” Piazza S. Francesco, 11 - 90018 Termini Imerese (PA) www.ofstermini.weebly.com e-mail: infraternita@ofmsicilia. Autorizzazione del Tribunale di Termini Imerese n. 480/16 R.G.V.G. Anno XV- n. 5 - Maggio 2016 Direttore responsabile Maria Grazia D’Agostino Editore Ordine Francescano Secolare “S. Maria di Gesù” Termini Imerese Questo giornale viene stampato in parte dall’Ordine Francescano Secolare “S. Maria di Gesù” e in proprio dagli utenti. Redazione: Fra Venanzio Ferraro, Giusy Fusco, M. Antonietta Vega, Ignazio Cusimano, Mimmo Palmisano, Giulio Macaione. In questo numero hanno collaborato: Diac. Pino Grasso, Enzo Giunta, Antonio e Melania Papania, Diego Torre, Vittoria Macaluso, Adalgisa Sclafani, Antonio e Antonietta Gangitano, Claudia Pecoraro, Enza Purpura, Lucia Calì, Nando Cimino, Mariella Campagna.

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In Fraternità con Francesco MAGGIO 2016 pag. 15 MARIA, DONNA ACCOGLIENTE La frase si trova in un testo del Concilio, ed è splendida per dottrina e concisione, Dice che, all’annuncio dell’angelo, Maria Vergine «accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio». Nel cuore e nel corpo. Fu, cioè, discepola e madre del Verbo. Discepola, perché si mise in ascolto della Parola, e la conservò per sempre nel cuore. Madre, perché offrì il suo grembo alla Parola, e la custodì per nove mesi nello scrigno del corpo. Sant’Agostino osa dire che Maria fu più grande per aver accolto la Parola nel cuore, che per averla accolta nel grembo. Forse, per capire fino in fondo la bellezza di questa verità, il vocabolario non basta. Bisogna ricorrere alle espressioni visive. E allora non c’è di meglio che rifarsi a una celebre icona orientale, che raffigura Maria col divin Figlio Gesù in scritto sul petto. È indicata come la Madonna del segno, ma potrebbe essere chiamata la Madonna dell’accoglienza, perché con gli avambracci levati in alto, in atteggiamento di offertorio o di resa, essa appare il simbolo vivo della più gratuita ospitalità. Accolse nel cuore. Fece largo, cioè, nei suoi pensieri ai pensieri di Dio; ma non si sentì per questo ridotta al silenzio. Offrì volentieri il terreno vergine del suo spirito alla germinazione del Verbo; ma non si considerò espropriata di nulla. Gli cedette con gioia il suolo più inviolabile della sua vita interiore, ma senza dover ridurre gli spazi della sua libertà. Diede stabile alloggio al Signore nelle stanze più segrete della sua anima; ma non ne sentì la presenza come violazione di domicilio. Accolse nel corpo. Sentì, cioè, il peso fisico di un altro essere che prendeva dimora nel suo grembo di madre. Adattò, quindi, i suoi ritmi a quelli dell’ospite. Modificò le sue abitudini, in funzione di un compito che non le alleggeriva certo la vita. Consacrò i suoi giorni alla gestazione di una creatura che non le avrebbe risparmiato preoccupazioni e fastidi. E poiché il frutto benedetto del seno suo era il Verbo di Dio che si incarnava per la salvezza dell’umanità, capì di aver contratto con tutti i figli di Eva un debito di accoglienza che avrebbe pagato con cambiali di lacrime. Accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio.

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