N° 8 - Filmese Maggio 2016

 

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FILMESE N° 08 - Maggio 2016

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MAGGIO 2016 SOMMARIO • • • • • • • • • • • • IL PUNTO VERSO IL 70° A. S. IL CALENDARIO I FILM DI MAGGIO IL FILM FESTIVAL & RASSEGNE FOCUS SUI FILM DEL CIRCOLO INCONTRO CON L’AUTORE ATTUALITÀ LE NEWS INDICI 2015 - 2016 DI FILMESE 5x1000 E 2x1000 FILMESE-SCHERMI DʼAUTORE Registrazione presso il Tribunale di Verona n. 68 del 4.10.1954 - Responsabile: Lorenzo Reggiani Editore: Circolo del Cinema - Stampa: Cortella Poligrafica Srl. - Lung. Galtarossa 22 - Verona 8 SCHERMI D’AUTORE NOTIZIARIO PERIODICO DEL CIRCOLO DEL CINEMA IL PUNTO UNA VIRGOLA Non un punto, ma una virgola vuole essere questo breve testo nella splendida avventura del Circolo del Cinema che, se pur temporaneamente sospende la programmazione per la consueta pausa estiva, già sta pensando a come festeggiare adeguatamente i 70 anni di attività dell’Associazione e della sua continua proposta di cinema di qualità a Verona. Questo piccolo miracolo in un contesto non sempre favorevole alla proposta culturale è reso possibile soltanto dal rinnovarsi del sostegno dei Soci che dunque attendiamo tutti alla reiscrizione autunnale. L’agguerrito equipaggio che provvede attualmente alla conduzione dell’Associazione deve ringraziare i Socî per il loro partecipato interesse alle molte iniziative e nella evidente impossibilità di farlo per tutti individualmente, solo invita ognuno ad esprimere opinioni personali ed osservazioni che possono risultare di ulteriore stimolo. La partecipazione all’Assemblea Generale dei Socî che dovrà provvedere quest’anno all’elezione dei nuovi componenti del Consiglio Direttivo, che come da Statuto resterà in carico per i futuri tre anni, è un momento fondamentale nel percorso del Circolo del Cinema. Non sono formali poi i ringraziamenti alla Fondazione CariVerona che con il suo essenziale contributo da continuità al progetto Biblioteca, Emeroteca, Videoteca, vanti del Circolo del Cinema. Preziosa è la collaborazione con le altre istituzioni culturali della città, la Società Letteraria, il Festival del Cinema Africano, il Film Festival della Lessinia, gli Amici della Musica, che permettono all’Associazione di essere una realtà dinamica e radicata nel territorio. Il futuro è naturalmente garantito solo dall’avvicinarsi di giovani appassionati di cinema e con piacere sono stati accolti quest’anno nuovi Socî che hanno contribuito alle varie iniziative, non ultima alla stesura di Filmese, notiziario che ci risulta sempre apprezzato. Nelle sue pagine si sono pubblicate anche gli articoli di chi ha saputo dare forma di parola scritta e profondi riferimenti culturali a quegli stimoli visivi che per molti di noi potevano risultare solo epidermiche impressioni. L’obbligata necessità di riunire le proiezioni in un’unica giornata è forse un limite, ma per molti Socî l’appuntamento del Giovedì con il Circolo ha un fascino (retrò?) per avere spazi di riflessione e di passione (anche contro!...E ci mancherebbe!). Perché senza falsa modestia a tanto aspira il Circolo del Cinema: non essere solo momento d’intrattenimento ma di pensiero che nasce dal racconto per immagini. Per questo ci siamo impegnati per concludere l’anno con fantastici eventi da “Mille e una notte”: nelle pagine successive troverete le istruzioni per l’uso. Roberto Pecci ENTE SOSTENITORE DEL PROGETTO DI CATALOGAZIONE, DI VALORIZZAZIONE E DI MESSA IN RETE DEI MATERIALI DELLA BIBLIOTECA-ARCHIVIO DEL CIRCOLO DEL CINEMA. ASSOCIAZIONE CULTURALE CINEMATOGRAFICA FONDATA A VERONA NEL 1947 / ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE DELLA REGIONE VENETO - CODICE PS/VR 0215 / BIBLIOTECA E ARCHIVIO STORICO SUL CINEMA / VIDEOTECA / EMEROTECA / SEDE SOCIALE: VIA DELLA VALVERDE N. 32 - 37122 VR / TEL - FAX: 045 8006778 E-MAIL: info@circolodelcinema.it - WEB: www.circolodelcinema.it / Pubblicazione non in vendita riservata ai Soci e agli Amici del Circolo

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VERSO IL 70° ANNO SOCIALE 1947 - 2017 Nel prossimo anno sociale, il Circolo del Cinema festeggerà le “nozze di ferro” con il cinema d’autore: 70 anni di attività ininterrotta sulla scena culturale italiana, anni di lavoro vissuti tra alterne vicende, ma senza mai perdere lʼentusiasmo nel proporre le varie attività istituzionali. A celebrare questo storico traguardo auspichiamo di essere numerosi: vecchi e nuovi soci uniti idealmente in un brindisi beneaugurale, che potrà poi materializzarsi in momenti di festa. E qui sono ben gradite proposte e adesioni di Soci volonterosi che si rendano disponibili ad organizzare ed animare eventi conviviali. Nel frattempo, fra le proposte al vaglio del Consiglio Direttivo, si possono già̀ annunciare alcune iniziative più prettamente culturali: LʼINTITOLAZIONE AL CIRCOLO DEL CINEMA DEL PREMIO DEL PUBBLICO DELLA 31. SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA, sezione autonoma della Mostra del Cinema di Venezia, assegnato al miglior film della rassegna. Una collaborazione, iniziata lʼanno scorso con il Premio del Pubblico della SIC intitolato al fondatore del Circolo Pietro Barzisa, che gratifica lʼAssociazione per la stima dimostrata da parte del Sindacato Nazionale, che riunisce le firme della Critica italiana più prestigiose sulla scena dello spettacolo cinematografico. In segno di gratitudine per lʼadesione agli ideali dell’Associazione, A QUANTI RISULTERANNO INSERITI NEL “LIBRO SOCI” DEL 70°, INDIPENDENTEMENTE DALLʼANZIANITÀ̀ DʼISCRIZIONE ACQUISITA, VERRÀ DONATO UN OPUSCOLO DI 16 PAGINE A COLORI SUL CIRCOLO DEL CINEMA. Questa iniziativa editoriale verrà a sostituire il conio della medaglia celebrativa (consegnata ai Soci che avessero almeno 10 anni di iscrizione ininterrotta), che purtroppo è̀ diventato sempre più difficile e oneroso far ricavare per fusione dal prototipo lavorato a mano, secondo lʼantico metodo artigianale “a cera persa” caro alla nostra tradizione. Nelle intenzioni del Consiglio Direttivo la pubblicazione sarà̀ un anticipo del libro sui 70 anni di storia dellʼAssociazione e dei suoi antefatti, la cui stesura richiederà ben più tempo e pagine. Tra i progetti occupa un posto di rilievo LʼALLESTIMENTO DI UNA MOSTRA DEI MATERIALI CARTACEI DEL CIRCOLO: non solo manifesti, ma anche libri, riviste, fotografie, da esporre nella primavera del 2017. Sono passati ventʼanni dalla Mostra del Cinquantenario, dedicata ai Manifesti del Circolo e impreziosita da antichi apparecchi delle origini del cinema della Collezione privata G.Maria Buffatti. Questa nuova esposizione sarà̀ invece riservata ad esemplificare il patrimonio dell’Archivio-Biblioteca del Circolo. Non mancheranno INCONTRI, CONFERENZE, od altro, sia nel contesto dell’eventuale Mostra, sia nel corso dell’anno come attività̀ collaterali alle proiezioni. Di queste manifestazioni e di altre iniziative, in particolare LE POSSIBILI NOVITÀ̀ PER FAVORIRE LʼISCRIZIONE DA PARTE DEI PIÙ GIOVANI, si tratterà̀ con i Soci che parteciperanno allʼAssemblea di luglio. Le decisioni varate, ritenute importanti e sostenibili, saranno ufficializzate nelle comunicazioni via posta e sul web a partire da settembre 2016. A ben vedere, sarà̀ un anno di impegno organizzativo, che si potrà̀ affrontare con serenità e soddisfazione reciproca solo se non verranno a mancare la solidarietà ed il sostegno dei Soci, che il Presidente ed il Consiglio Direttivo ringraziano calorosamente fin dʼora. IL PRIMO APPUNTAMENTO DEL 70° ANNO SOCIALE LʼAssemblea Generale Ordinaria dei Soci che, a norma di Statuto, aprirà il 70° anno sociale 2016-2017, si svolgerà GIOVEDÌ 7 LUGLIO 2016. La lettera di convocazione dellʼAssemblea, con lʼindicazione del luogo ove si terrà lʼincontro, sarà inviata a tutti i Soci Ordinari, secondo le disposizioni statutarie. Per lʼimportanza degli argomenti allʼordine del giorno e le decisioni da prendere, si raccomanda la più ampia partecipazione. 2

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PROGRAMMA DI MAGGIO 2016 ➁➇ GIOVEDÌ 5 - ORE 16.30 - 19 - 21.30 CORPO ESTRANEO di Krzysztof Zanussi Polonia, Italia, Russia 2014 - durata: 1h 57’ Alla proiezione delle 21.30 sarà presente il regista Krzysztof Zanussi per un incontro-dibattito ➁➈ di GIOVEDÌ 12 - ORE 16.30 - 19 - 21.30 LE MILLE E UNA NOTTE Miguel Gomes - Portogallo, 2015 - durata: 6h 21’ 3 film da vedere singolarmente o nella totalità: ORE 16.30: ORE 19.00: ORE 21.30: INQUIETO - 2h 5’ DESOLATO - 2h 11’ INCANTATO - 2h 5’ Si prega di leggere a pagina 6 le istruzioni per l’uso. ➂ GIOVEDÌ 19 - ORE 16.30 - 19 - 21.30 THE LESSON di Kristina Grozeva & Petar Valchanov Bulgaria, Grecia 2014 - durata: 1h 45’ DONAZIONI LIBERALI Il Presidente e l’Associazione ringraziano quanti hanno voluto manifestare l’attaccamento al Circolo del Cinema con donazioni liberali, quanto mai necessarie e benvenute per mantenere elevata la proposta culturale. 3

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28 FILM ° GIOVEDÌ, 5 MAGGIO 2016, CINEMA K2 ORE 16.30 / 19 / 21.30 CORPO ESTRANEO (OBCE CIAŁO) REGIA: KRZYSZTOF ZANUSSI (POL/ITA/RUSSIA, 2014) DURATA: 117ʼ - SOTTOTITOLATO RINGRAZIAMO IL REGISTA KRZYSZTOF ZANUSSI CHE HA GENTILMENTE ACCETTATO DI INTERVENIRE IN SALA ALLE ORE 21.30 SCENEGGIATURA: Krzysztof Zanussi / FOTOGRAFIA: Piotr Niemyjski / MONTAGGIO: Milena Fiedler / MUSICA: Wojciech Kilar / ATTORI: Riccardo Leonelli, Agnieszka Grochowska, Agata Buzek, Weronika Rosati, Slawomir Orzechowski, Chulpan Khamatova / PRODUZIONE: TOR Film Production e Revolver Film PRESENTATO A: Toronto I. F. F. 2014 / Chicago I. F. F. 2014 / Mostra Internacional de Cinema 2014 / Tallin Black Nights Film Festival 2014 / Trieste Film Festival 2015 provocativa idea che una vita dedicata a Dio offre più certezza e serenità che una vita che insegue il profitto e il guadagno temporaneo. Le decisioni prese dai personaggi principali del film risultano a volte così estreme da sfidare in qualche modo la credibilità e un’altra debolezza del film forse è anche la mancanza di un percorso psicologico dietro alle scelte ed alle azioni. Così dobbiamo semplicemente accettare l’idea che la protagonista Kasia, che ha una relazione romantica che sembra tutt’ora viva con l’affascinante italiano Angelo, decida di abbandonare lui ed il mondo moderno per dedicare il resto della sua vita alla chiesa. Non è mai offerta un’esplicita spiegazione, ma Angelo accetta la sincerità della sua scelta pur mantenendo la speranza che lei possa cambiare opinione. Trasferitosi in una città vicino al convento di Kasia, Angelo involontariamente si espone alla tentazione andando a lavorare per una grande compagnia di energia condotta da giovani donne in particolare Kris, la sua superiora e Mira, la sua immediata subordinata, che cercano di sedurlo. Angelo tenta, non senza difficoltà, di mantenere fedeltà all’amore per Kasia. Mentre Kris conduce con Angelo i suoi giochi manipolativi, spesso bevendo, cerca di stringere un’importante contratto internazionale con una compagnia russa. Tanto che alla fine lei decide di abbandonare Angelo e fa sì che venga arrestato per guida in stato d’ebbrezza e rinchiuso in una prigione russa. Kris è una creatura tormentata, uno strano ma incisivo esempio di dove un nuovo mondo senza regole e con le sue ambizioni possa condurre una persona. L’interpretazione della Grochowska pare assai convincente. Meno autentica sembra il ruolo di Angelo e se Zanussi ha forse voluto proporci il cambiamento di prospettiva sul potere dei sessi nel mondo moderno questa figura di uomo senza energia al centro di questo dramma così dinamico lascia qualche perplessità. Nonostante queste limitazioni Corpo estraneo ci propone delle prospettive inusuali e delle idee potenti su cui pensare: “Libertà assoluta. Ma cosa me ne faccio?” (Todd McCarthy, da Hollywood Reporter, 9 novembre 2014, tradotta da R.P.) Presentato al Toronto Film Festival 2014, il film racconta il conflitto tra l’idealismo cattolico e giovanile e il cinismo disinibito del mondo del business. Amore, fede e volontà di dominio: Zanussi torna sui temi a lui più cari e racconta una vicenda in cui protagonista è il giovane Angelo. Giovane e fervente cattolico, incontra la polacca Kasia all’interno del movimento dei Focolarini: i due si innamorano ma, nonostante la passione per Angelo, lei decide di tornare in Polonia e di entrare in convento. Lui sceglie di seguirla e di starle vicino, sperando che la ragazza rinunci ai suoi propositi. Trasferitosi a Varsavia, trova lavoro in una multinazionale dove conosce Krystyna, la sua superiore, una donna cinica, disinibita e arrampicatrice che sottopone Angelo a ricatti e molestie, cercando di sedurlo, e non si fa scrupoli a renderlo capro espiatorio quando vengono a galla episodi di corruzione in cui lei è coinvolta. Quando Kasia farà definitivamente la sua scelta, Angelo si troverà schiacciato tra i suoi ideali e un amore irrealizzabile da una parte e la ferocia disumana dell’ambiente lavorativo dall’altra. Ma non sarà soltanto lui ad entrare in crisi e veder vacillare le proprie convinzioni. Ha detto Krzysztof Zanussi: “Il film, un dramma psicologico, racconta lo scontro tra il cinismo del mondo del business e l’idealismo della gioventù. La perversità della storia nasce dal fatto che ad essere perseguitato è un giovane uomo, un italiano, che è profondamente cristiano. Dall’altra parte c’è una donna emancipata che supera l’uomo in cinismo e brutalità. L’esito dello scontro è doppio: l’idealismo vacilla e il cinismo va in crisi, anche se resta lontano da una possibile conversione. Se alla mia età si torna dietro alla macchina da presa – conclude il pluri-premiato regista - è per una ragione: invitare a ritrovare un’integrità. Un cristiano non può venire a patti con le leggi di un’economia selvaggia, diventa un corpo estraneo. Dovremmo cercare di esserlo un po’ tutti, c’è bisogno di un nuovo anticonformismo coraggioso”. (Lab80 film, da comunicato stampa, 2016) Un film più importante dal punto di vista tematico che completamente convincente dal punto di vista drammatico, Corpo Estraneo è un racconto peculiare che ci da un giudizio severo di come la libertà individuale è esercitata nel mondo post comunista dell’Est Europa ora dominato dalle corporazioni di potere. Mettendo espressamente in parallelo i percorsi scelti da due differenti figure femminili – una che decide d’improvviso di diventare una suora ed un’altra che segue un percorso amorale di ricerca del successo ad ogni costo - Zanussi mette a confronto passato e presente delle istituzioni che dominano l’orizzonte della Polonia: la chiesa e l’industria privata. Allo stesso tempo egli propone la 4 KRZYSZTOF ZANUSSI Il regista, sceneggiatore, produttore e scrittore polacco è nato nel 1939 a Varsavia e ha studiato filosofia all’Università di Cracovia, fisica all’Università di Varsavia per poi diplomarsi alla Scuola di Cinema di Łodz nel 1966. È considerato uno tra i più rinomati autori europei, che mette al centro dei suoi film il tema delle scelte morali. Il suo lavoro è spesso descritto come intellettuale e profondamente filosofico. Il suo film d’esordio è stato La struttura di cristallo (1969), per il quale ha ricevuto molti riconoscimenti in festival internazionali tra cui Panama International Film Festival e Mar del Plata. Negli anni ’70 ha scritto e diretto alcuni tra i suoi capolavori: Vita di famiglia (1971), Dietro la parete (1971), Illuminazione (1973), Colori mimetici (1976) e La spirale (1978). Negli anni ’80 si è confermato come uno tra gli autori europei più interessanti con La costante (1980), L’anno del sole quieto (1984), Ovunque tu sia (1988) e, più tardi, con Person a non grata (2004). È stato direttore del TOR Film Studio di Varsavia ed è membro dello European Film Academy. È stato insignito di numerosi riconoscimenti honoris causa da parte di diverse università europee. Tra i suoi premi anche il David di Donatello.

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INTERVISTA AL REGISTA KRZYSZTOF ZANUSSI "IL MIO FILM ALLA SCOPERTA DEL MALE" Per questo suo nuovo film ha scelto un attore italiano. Perché Riccardo Leonelli? L'ho conosciuto a Terni, mi è sembrato subito adatto perché anche nella vita privata è in qualche modo vicino al suo personaggio. Mi pareva credibile nella parte di un uomo così eticamente, moralmente e religiosamente integro. Qual è stata la molla che l'ha convinta a girare Foreign Body? La tendenza delle società postmoderne a eliminare i contrasti. Dire che tra bene e male non c'è differenza è un pensiero comodo, ma così non si condannerà mai nessuno per le sue azioni. Tutto diventa sfumato, mescolato. È un relativismo che mi irrita. Io voglio gridare che male e bene sono distinti, che hanno caratteristiche precise, voglio far emergere i contrasti nella nostra realtà e mostrarli al pubblico. Parte ancora dalle sue esperienze personali quando gira un film? Sì. Fortunatamente sono ancora molto attivo, anche fuori dal cinema. Sono coinvolto nella vita diplomatica del mio paese, organizzo training per le aziende e masterclass. Raccolgo tante storie ogni giorno... In che modo la religione entra nel suo film? Non mi interessava parlare della chiesa istituzionale o della religiosità popolare. Come la società viva la religione non rientra nei miei campi di indagine. Mi colpiscono invece le persone che vanno alla ricerca di una visione personale della spiritualità e della vita. Come concilia la sua formazione scientifica, da fisico, con la religione? Ho avuto la fortuna di studiare fisica negli anni '50, nel momento in cui la fisica classica stava tramontando. La visione meccanicistica del mondo, in cui tutto ha una spiegazione e tutto puó essere manipolato, stava finendo. La fisica aveva perso le sue certezze, aprendosi verso il mistero, lo sconosciuto. Non a caso molti fisici e matematici che si sono formati in quegli anni hanno una spiccata sensibilità metafisica, non necessariamente religiosa. Lo stesso Papa Giovanni Paolo, in una lettera all' Osservatorio Astronomico Vaticano, ricordava come San Tommaso d'Aquino conoscesse tutta la scienza della sua epoca. Oggi i teologi moderni non sanno niente della fisica moderna. Cosa pensa del Premio Oscar al film polacco Ida? Stimo moltissimo il regista, Pawel Pawlikowski. La cosa incredibile è che anni fa entrambi abbiamo conosciuto la stessa donna cui poi ci siamo ispirati per i nostri due film. Era una militare che aveva mandato a morte negli anni '50 molti patrioti polacchi e poi, im- punita, era emigrata in Inghilterra rifacendosi una vita. Ci aveva colpito la sua mancanza di pentimento, l'ostinazione nel non ammettere le sue colpe. Ma come si fa a vivere serenamente con questa consapevolezza? La vedevi e sembrava una donna normale, una borghese, simpatica ed elegante. Riferendosi al suo passato diceva sempre: "Era necessario". Sta lavorando su qualche nuovo progetto? Certo. Quando senti avvicinarsi la fine della vita devi accelerare: è come nello sport, una corsa contro il tempo. . Spero di far partire a breve un altro progetto, ancora una volta in co-produzione con l'Italia: un film in costume, a cavallo della prima guerra mondiale, molto intimista. Un progetto che ancora una volta si concentra sulla scoperta dell'origine del male. (Ilaria Ravarino, da “Istituto Luce - Cinecittà News”, 22/06/2015) KRZYSZTOF ZANUSSI OSPITE DEL CIRCOLO DEL CINEMA AL REGISTA VA LA GRATITUDINE DEL CIRCOLO, CHE PUÒ RIALLACCIARE COSÌ I LEGAMI CON LA FILMOGRAFIA DI QUESTO MAESTRO DEL CINEMA I due suoi lavori di inizio carriera furono presentati dal Circolo del Cinema: La struttura di cristallo nel 1971 al Montemezzi, e Illuminazione nel 1976 al Cinema Embassy. Ricordando poi il lavoro che il prof. Pietro Barzisa aveva svolto con il supporto del Circolo del Cinema per le manifestazioni dell’Estate Teatrale Veronese, abbiamo ritrovato il Catalogo della 3a Settimana Cinematografica Internazionale di Verona, dedicata nel 1971 al “Giovane Cinema Polacco”. La presentazione della rassegna, firmata dal critico B. Michalek, mette a fuoco le caratteristiche di quello che in quegli anni cominciava ad essere chiamato “terzo cinema”, per distinguerlo dalle due generazioni del cinema polacco che lo avevano preceduto nel dopoguerra. Si trattava di un gruppo di film di giovani registi che per la prima volta si esprimevano liberamente servendosi del cinema come mezzo di espressione. “La personalità che meglio illustra il terzo cinema è certamente K. Zanussi. Nelle sue opere di esordio si rivela attento osservatore della vita degli uomini della sua generazione e del suo ambiente (prima di diventare regista era un fisico): sa trovare in particolari apprentemente insignificanti, in situazioni prive di suggestioni spettacolare gli autentici problemi dell’esistenza. Si interroga sommessamente sugli scopi dell’esistenza, cerca le fonti delle nostre inquietudini morali, esamina i meccanismi della vita sociale contemporanea. Tema ricorrente è la scelta: scelta del modello di vita, scelta dei valori morali, delle ideologie, scelta della responsabilità dinnanzi a se stessi ed alla società. Il terzo cinema costituisce un fenomeno appassionante: come uno specchio in cui si riflettono i mutamenti estetici, pricologici e sociali di un certo cinema e di una certa curiosità. È su questo sfondo che la giovane cinematografia polacca assume una propria identità: una identità non puramente tematica o stilistica. Questi giovani hanno concezioni estetiche e tendenze artistiche differenti, ma possiamo scorgere direzioni comuni, non dovute ad un programma consapevole quanto piuttosto al clima della loro formazione. Ci mostrano la grigia realtà, non una versione mistificata, che diviene materia in cui trovare le autentiche tensioni sociali, i drammi degli individui, i problemi fondamentali dell’esistenza individuale e collettiva.” La visione di Corpo Estraneo a distanza di oltre 40 anni di queste parole ci dirà quanto sia rimasto attivo in Zanussi di quell’anelito. 5

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29 FILM ° GIOVEDÌ, 12 MAGGIO 2016, CINEMA K2 ORE 16.30 / 19 / 21.30 LE MILLE E UNA NOTTE (ARABIAN NIGHTS) REGIA: MIGUEL GOMES SCENEGGIATURA: Miguel Gomes, Mariana Ricardo, Telmo Churro / MONT.: Telmo Churro, Pedro Filipe Marques, Miguel Gomes / FOTOGRAFIA: Sayombhu Mukdeeprom / SUONO: Vasco Pimentel / SCENOGRAFIA: Bruno Duarte, Artur Pinheiro / PRODUZIONE: Luis ́ Urbano, Sandro Aguilar per O SOM E A FUR ́ IA VOLUME 1: INQUIETO 125’ - Portogallo, Francia, Germania, Svizzera, 2015 - INTERPRETI: Crista Alfaiate, Adriano Luz, Americo Silva, Rogerio Samora, Carloto Cotta, Fernanda Loureiro TRAMA: Sherazade racconta le preoccupazioni che affliggono il Paese. VOLUME 2: DESOLATO 131’ – Portogallo, Francia, Germania, Svizzera, 2015 - INTERPRETI: Crista Alfaiate, Adriano Luz, Americo Silva, Rogerio Samora, Carloto Cotta, Fernanda Loureiro TRAMA: Sherazade racconta di come la desolazione abbia invaso gli uomini. VOLUME 3: INCANTATO 125 – Portogallo, Francia, Germania, Svizzera, 2015 - INTERPRETI: Crista Alfaiate, Americo Silva, Carloto Cotta, Jing Jing Guo, Chico Chapas, Quiterio, Bernardo Alves TRAMA: Sherazade dubita di riuscire ancora a raccontare storie che piacciano al re. l'ultimo, si svaria tra le vicende di Sherazade e un gruppo di patiti di fringuelli (forse la parte più ostica). Negli anni dello storytelling globale, del dominio del pre-confezionato, Gomes si chiede cosa voglia dire raccontare. Mentre fa zampillare storie in maniera musicale, dona al racconto cinematografico il suo senso più pieno; sfasa ciò che si sente e ciò che si vede, fa urtare la narrazione contro la realtà fisica, con piccoli scarti in cui continuamente anche l'immagine, come il racconto, sembra aprire finestre dentro e fuori di sé, verso il mondo. (Emiliano Morreale, da "L'Espresso", 21 marzo 2016) Sei ore di proiezione da vedere in un'unica visione o in tre capitoli (Inquieto, Desolato, Incantato). La trilogia è stata un avvenimento a Cannes (non accettata in competizione per la sua durata). Sorto dalla frustrazione del cineasta nei confronti delle misure draconiche della comunità europea ai danni dell'economia portoghese, il progetto di Gomes annulla con grande intelligenza le regole non scritte eppure ferree del cinema cosiddetto d'impegno civile. Abituato a trascolorare con estrema libertà dal documentario alla cosiddetta finzione, dal saggio all'animazione, Gomes ha riaffermato il rifiuto delle categorie di lunghezza e genere, ma ha tentato anche con grande coerenza politica di ipotizzare una diversificazione delle stesso consumo cinematografico. Restituisce all'esperienza dello sguardo una libertà associata quasi esclusivamente alla lettura. Il film prende abbrivio dai massicci licenziamenti dei cantieri navali di Viana do Castelo mentre Gomes è in crisi rispetto al suo progetto di raccontare la società portoghese. Come unire il fare cinema alla perdita del posto di lavoro? Attraverso la figura di Sheherazade (Crista Alfaiate) Gomes ci introduce nel cuore della sua strategia narrativa iniziando il racconto a partire dalla 447esima notte e ci conduce in territori filmici ancora inesplorati, un film destinato a lasciare un segno profondo nel cinema contemporaneo. (g.a.n. da "Il Manifesto", 19 marzo 2016) Gomes parte dal luogo d'arrivo di Bella e perduta: "Non si può fare un film militante che evade la realtà", e aggiunge: "E' stupido raccontare storie meravigliose nella schiuma dei giorni". E allora il suo film cerca la misura (ed è l'anti-Gianfranco Rosi, quando sostiene:"C'è un legame metaforico tra gli operai licenziati e l'eliminazione delle vespe, ma non so quale sia; sono stupido"); abbraccia il documentario (l'apertura dei cantieri navali di Viana do Castelo) al Carnevale (l'infinito processo di Desolato, apice tragicomico dell'opera), sperimenta rapporti audio/video/testo, scioglie la satira sboccata nel conte morale, stringe Sergio Citti a Manoel de Oliveira. Al quadro mesto sul reale oppone l'arte povera di una fiction in costumi elementari e sfacciati anacronismi, la ricerca di una fuga, il piacere dell'aneddoto la prospettiva eccentrica (si pensi alla studentessa cinese che, in Incantato, racconta le proteste). Lo sforzo di creazione contro la constatazione amara. Le uniche cose che il cinema può fare. Dire di un paese e fondare un mondo. Ascoltare. Raccontare. (Giulio Sangiorgio, da "Film Tv", 13/03/16) MIGUEL GOMES Nato a Lisbona nel 1972, ha studiato cinema e lavorato come critico cinematografico per la stampa portoghese fino al 2000. Dopo alcuni cortometraggi e il primo lungo, A cara que mereces (2000), Aquele querido Mes ̂ de Agosto (2008) e Tabu (2012) confermano il suo talento e il riconoscimento internazionale. In concorso alla Berlinale, Tabu vince il premio Alfred Bauer e il FIPRESCI. Il film è stato venduto in oltre 50 Paesi e ha vinto decine di riconoscimenti in tutto il mondo. Retrospettive dei lavori di Gomes sono state in programma alla Viennale, al BAFICI, al Torino Film Festival, in Germania e negli Stati Uniti. Redemption, il suo ultimo cortometraggio, ha partecipato nel 2013 alla Mostra Internazionale d Arte Cinematografica di Venezia. Le mille e una notte, lungometraggio in tre parti, è stato presentato all ultima edizione della Quinzaine des Rea ́ lisateurs a Cannes. All'ultimo festival di Cannes, insieme al Figlio di Saul, un altro film è diventato un caso grazie al passaparola. Uno, anzi tre film, di oltre due ore ciascuno, intitolati Le mille e una notte. O meglio, decine di film, tra loro diversissimi, uno dentro l'altro. Oggi la trilogia di Gomes arriva meritoriamente in Italia. Gli spettatori più attenti non se la lascino sfuggire, non fosse che per avere un'idea delle incredibili potenzialità che può avere ancor oggi il cinema. Con umorismo che ricorda certi maestri portoghesi (da Monteiro a Oliveira) il film è paradossalmente, profondamente politico. All'economia del racconto tradizionale oppone una estetica anarchia dello spreco. Ipnotico, e a tratti esilarante; una lezione di libertà creativa. L'inizio è spiazzante; imbarcatosi in un documentario sulla crisi dei cantieri navali e su una invasione di vespe, il regista in crisi fugge. Condannato dalla troupe, per salvarsi la vita comincia a raccontare. Si aprono allora storie dentro storie, in una vertigine inesauribile. Si incrociano passato e presente, fiaba e documentario. Nel primo film un incantesimo rende preda di un'erezione indomabile i rappresentanti della troika che reclama austerità. Nel secondo seguiamo un criminale in fuga, un processo surreale in cui ogni imputato ne tira in ballo un altro all'infinito. Nel6

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MILLE E UN PORTOGALLO Impressionò due anni fa la visione di Redemption, il film portoghese di Miguel Gomes (classe 1972) che, mescolando repertorio e invenzione, raccontava le (patetiche, probabili) infanzie o gioventù di quattro capi di Stato di allora, quasi a spiegare le ragioni della loro miseria o solitudine, ma anche della loro visione della politica. Vi si reinventavano e spiegavano nientemeno che Coelho, Merkel, Sarkozy e il nostro Berlusconi, campioni interventisti della nuova Europa nelle mutazioni mondiali. Arabian nights (As mil e uma noites) è altrettanto se non più originale nella fattura, ma ne è stato scritto da Cannes soprattutto a causa della sua lunghezza, più di sei ore e mezzo, anche se in definitiva si tratta di tre film, diversi tra loro ma uniti dalla volontà di raccontare il proprio Paese e di mettere in discussione il linguaggio del cinema, di cui il film rivendica le possibilità ancora straordinarie di ibridazioni impreviste, di scavi minimali o al contrario sontuosi e massimali e dove fiaba e poesia, realtà e fantasia, satira e invettiva, concreto e astratto, io e mondo, apparente e nascosto, razionale e visionario possono trovare inedite promiscuità e inediti equilibri e dire molto di più di quanto non possa dire una coerente invenzione narrativa o una esplorante dimensione documentaria. Dietro le scelte di Gomes ci sono tante ricerche precedenti di un cinema libero nelle forme e coerente nel progetto, soprattutto europee (francesi, ma anche russe o polacche, anche spagnole e portoghesi; le nouvelles vagues e le loro propaggini; e non è un caso che Gomes sia arrivato alla regia partendo dalla critica cinematografica) ma anche mediorientali, anche orientali. Non a caso il titolo originale del film è Le mille e una notte, non a caso il modello Sherazade del racconto nel racconto serviva alla narratrice ad avere salva la vita, e nel caso di Gomes sembra servirgli a dare un senso alla propria, cercando i motivi che possono dar senso alla vita, in generale, degli umani. A salvarsi l'anima e non solo la vita. E anche a ingannare il potere, a procurargli fastidi. Forse c'è anche Lo cunto de li cunti, nell'ombra, ma in una chiave attuale e politica che Garrone ha trascurato nella sua versione, affascinato dall'altra della magia e del "mostruoso". E se non c'è il cunto c'è quel che all'opera di Basile somiglia all'interno di una ricchissima tradizione iberica. Ecco dunque il documentario (da qui si parte, dalla crisi vissuta concretamente dagli operai dei cantieri navali portoghesi) ma con la veloce fuga del regista, in persona, dal set, insoddisfatto di un cinema militante che si restringe alla parte, costretto in qualche modo a essere riduttivo, e subito ecco il grottesco di convegni di esperti che sono portoghesi quanto americani o altro, preoccupati anzitutto dall'averceloduro, concretamente e non solo metaforicamente. Il regista non sa reggere il peso della realtà e lascia il campo a Sherazade, che la realtà sa favoleggiarla e cioè interpretarla oltre il ricatto del vero apparente, e sa esplorare i modi di leggerla e di immaginarla - per lei, una questione di vita o di morte - con la libertà di più tradizioni. I tre film di cui è composto Arabian nights sono diversi tra loro e avanzano nella realtà portoghese con l'aiuto di più tradizioni, anche se a guidarli c'è la stessa preoccupazione, ed è quella che li unisce, che ne fa una cosa sola. Ognuno dei tre film o blocchi ha un titolo: Inquieto, Desolato, Incantato. Alludono al tono della narrazione e all'umore del regista ma sono aggettivi che esigono un sostantivo, che non può essere che: Portogallo. E' il suo Paese l'ispirazione e la preoccupazione di Miguel Gomes, che parla del Portogallo e al Portogallo anche se per tanti aspetti parla della vita umana nel contesto della natura e vituperando la storia - come infine ha fatto Sherazade, la musa che si è scelto per poter entrare in una to- Il 7 marzo 2016 Franco Montini, Presidente del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani, ha diffuso questo comunicato stampa, con preghiera di pubblicazione: «Ci è gradito comunicare che Le mille e una notte di Miguel Gomes e stato designato Film della Critica dal SNCCI. Motivazione: Un’opera unica, sorprendente e anarchica. Irriducibilmente Punk. Che intreccia in forme innovative la politica e l’invenzione poetica. Una trilogia stratificata, visionaria e genialmente polemica che, nell’orizzonte delle trasformazioni economiche neoliberiste europee, si offre come segno di una tensione creativa che vuole fortemente ripensare le possibilita per continuare ad abitare umanamente il mondo». talità aiutato dalla varietà del racconto. Nell'Inquieto le forme sono più varie e concludono, dopo le divagazioni su disoccupati e su vespe (la crisi di un modello sociale, la minaccia di una natura violentata) e dopo le peregrinazioni di un vecchio assassino che il popolo esalta perché non rispetta la legge, su un processo favoloso e brechtiano, da apologo triste e antico sull'umana miseria non solo portoghese, dove una giudice compassionevole scopre, aiutata da un genio e da testimonianze animali, che tutto al mondo finisce per essere violenza e raggiro, arte del mentire agli altri e perfino a se stessi come in una giostra ossessiva. Ci sono i "giusti" vicini a noi, tra di noi? Forse sì, ma vanno cercati tra i poveri e gli ingenui. O magari nel sindacalista bizzarro di un altro episodio, che cerca periodicamente di divertire i disoccupati portandoli al mare. O nel gallo che rifiuta di starsene zitto e non cantare anche se il paese lo reprime. Nel Desolato, una breve introduzione fantasiosa con esotiche bathing beauties lascia il campo a una apparentemente varia ma in definitiva monotonamente unitaria galleria di vite comuni metropolitane, rallegrata soltanto da un piccolo cane dalle molte vite che è un'alterità modesta, che sembra però avere qualcosa di divino ... Tristezza, squallore, vite senza vita - come tante e dovunque - in una galleria che potrebbe essere di qualsiasi città europea grande o piccola o media, inglese o russa, parigina o romana... Un antefatto arabizzante apre anche nel terzo film, Incantato, a una utopia di tipo nuovo, un'utopia ingenua e modesta però possibile, anche se intralciata dalla mole putrefatta, che nasconde violentissime esplosioni, di un mostro marino arenato sulla spiaggia dove miti operai cercano una attiva serenità. Viene alla mente il finale della Dolce vita, ma qui c'è, subito dopo, un'attiva dimostrazione di speranza, c'è il canto degli uccelli e c'è il loro libero volo (Gomes ha diretto anche un film che non conosco sul Cantico delle creature!), e c'è l'amore dei proletari per la loro musica e per la loro libertà. È in questo amore rispettoso degli uomini per il canto della natura che andrà cercata salvezza? E nel ricordo di una rivoluzione pacifica di qualche decennio fa? Nella compresenza di autoctoni e immigrati attorno al proposito di nuove armonie? Si tratta forse di uno strano ritorno alla politica da parte di un regista che non intende affatto considerarsi disincantato, e che crede in nuovi incanti e nuove chimere, senza i quali - sembra dirci, anzi ci dice - la vita non può essere vita, senza i quali la storia si fermerebbe, e vincerebbe l'assurdo. Non è un film come gli altri, Arabian nights, con tutto il rispetto per chi sa ancora maneggiare modelli narrativi tradizionali ancorché sofisticati e al gusto del giorno. Ma è proprio questa differenza a fare il suo fascino e a renderlo necessario. (Goffredo Fofi, da "il Sole 24Ore", 13/03/16 con autorizzazione della redazione) ISTRUZIONI DʼUSO PER LE MILLE E UNA NOTTE Le Mille e una notte si compone di tre “volumi” o capitoli, che i Soci possono decidere di vedere nella totalità̀, oppure scegliere uno solo o due episodi. Ognuno dei tre “volumi” è̀ concluso, come fosse un film a sé stante. Chi vorrà̀ vedere più episodi, avrà la tessera forata nella casella numero 29 per il primo episodio visto, poi dovrà uscire dalla sala e si farà fare dallʼincaricato del Circolo una seconda foratura nella casella della lettera A sul lato della tessera, mentre la terza foratura bucherà̀ la casella B della tessera. È̀ tutto molto semplice, basta solo il desiderio di immergersi nelle immagini e farsi trasportare da un film unico, irripetibile. Siete pronti per questo viaggio? Buona visione! 7

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30 FILM ° GIOVEDÌ, 19 MAGGIO 2016, CINEMA K2 ORE 16.30 / 19 / 21.30 THE LESSON - SCUOLA DI VITA (UROK) REGIA: KRISTINA GROZEVA, PETAR VALCHANOV (BULGARIA, GRECIA, 2014) - DURATA: 105ʼ SCENEGGIATURA: Kristina Grozeva, Petar Valchanov / MONTAGGIO: Petar Valchanov / FOTOGRAFIA: Krum Rodriguez / SUONO: Dobromir Hristoskov, Veselin Zografov / ATTORI: Margita Gosheva, Ivan Barnev, Ivanka Bratoeva, Stefan Denolyubov, Ivan Savov / PRODUZIONE: Abraxas Film 13 PREMI TRA CUI: Göteborg Film Festival 2015: International Debut Award / San Sebastián International Film Festival 2014: Miglior nuovo regista cuno ruba. Lei blandisce, minaccia, indaga, zero risultati. Due. Il marito non ha pagato il mutuo, rischiano la casa e la figlia forse non sta benissimo. Tre: qualsiasi cosa faccia l'onesta Nadja, tutto ciò che può andare storto lo farà, ma il film riesce ogni volta a sorprenderci grazie a uno stile impassibile e sorvegliatissimo che uccide pathos e suspense, effetti facili, ma prende alla gola. E intanto cattura in dettagli colti al volo un paese ancora rurale, arcaico e moderno insieme (molti personaggi sono interpretati da non attori coinvolti sul posto). Quattro: i maschi (marito, padre, capo, strozzino) sono imbelli, imbecilli, svorgognati o criminali, ma anche qui: mai una sottolineatura. La protagonista è sempre seria, calma, concentrata, non alza la voce, non si agita, non perde il controllo, non si perde d'animo, non perde tempo. E il film è proprio come lei; esige la nostra attenzione senza implorarla o estorcerla a forza di scelte ruffiane (o punitive 'da festival'), dunque ci tiene col fiato sospeso fino alla fine. Anche passando attraverso una serie di piccole scene magistrali che illuminano tutto un mondo. Se Grozeva e Valchanov non vengono emarginati dalla geopolitica, o non si svendono andando a girare chissà dove, ne sentiremo riparlare. Intanto non perdete The lesson. (Fabio Ferzetti, da "Il Messaggero" 17/03/16) Notiziona: esce in Italia un film bulgaro (la Grecia è solo partner economico) che tra 2014 e 2015, dopo la prima a Toronto, ha girato per una trentina di festival internazionali vincendo una caterva di premi. Merita un'occhiata. Nadja e un'insegnante d'inglese con una sua morale molto rigida, sempre pronta a punire gli studenti. Ma quando è sul punto di essere sfrattata di casa, e ha urgente bisogno di soldi, scopre che la morale si può anche aggirare ... Efficace apologo su una società postsocialista che scopre le 'gioie' del capitalismo. (Alberto Crespi, da "L'Unità", 17/03/16) In The lesson - Scuola di vita dei bulgari Kristina Grozeva e Petar Valchanov (nelle nostre sale da domani) guardano al cinema dei fratelli Dardenne (soprattutto al loro "Rosetta"), senza dimenticare la lezione di Bresson, raccontano con stile semidocumentaristico il disagio sociale del proprio paese attraverso la storia di una sventurata insegnante costretta da situazioni estreme compiere azioni disperate pur di salvare la propria famiglia. Ispirato a un fatto di cronaca accaduto in una cittadina bulgara, ovvero a una rapina in banca compiuta da una rispettabile insegnante con due lauree, questo è un intenso apologo morale realizzato con il contributo del Bulgarian Film Center. .... Asciutto, amarissimo, aderente alla realtà, essenziale anche grazie alla superba interpretazione dell'attrice teatrale Margita Gosheva capace di mostrarci il suo tormentato mondo interiore e lo sgretolarsi del labile confine tra giusto e ingiusto, il film che ricorre anche ad attori non professionisti e rinuncia a ogni commento musicale, mette in scena la lotta di una donna contro il suo senso morale e costituisce, come hanno annunciato i due pluripremiati registi, il primo capitolo di una trilogia sul tema della silenziosa ribellione delle persone semplici, che combattono la logica mercantile, crudele e cinica del mondo in cui viviamo. (Alessandra De Luca, da "Avvenire", 16/03/16) Il modello è chiaramente il cinema dei Dardenne. Il risultato è perfino superiore, perché dalla Bulgaria di oggi sappiamo meno di niente e poi qui non c'è la diva Marion Cotillard a far vedere quanto è brava anche struccata, ma un'ignota e prodigiosa attrice bulgara che non cambia (quasi) faccia per tutto il film anche se affronta prove che stenderebbero un toro. Uno. Nella classe in cui insegna inglese, in un paesino sperduto, qual- KRISTINA GROZE Diplomata in Giornalismo all’Università di Sofia nel 2000 e in Regia Cinematografica e Televisiva al NATFA nel 2005, ha ricevuto numerosi premi per i suoi cortometraggi Birds of heaven, Gap e Game. PETAR VALCHANOV Si è diplomato in Regia Cinematografica e Televisiva al NATFA nel 2008 e ha girato i cortometraggi Shock, Resurrection, Captured e Family therapy presentati e premiati a diversi Festival internazionali. Insieme, Petar Valchanov e Kristina Grozeva hanno diretto il documentario Parable of life (2009), il film per la televisione Forced Landing (2010) premiato come Best TV film al Golden Rose International Film Festival di Varna,in Bulgaria (2010) e il Grand Prix come Best TV Film al Berdyansk Film Festival, in Ucraina (2011). Recentemente hanno scritto e diretto il cortometraggio Jump, che è stato premiato con una nomination agli European Film Awards al Clermont - Ferrand International Short Film Festival (2013), diventando così il primo cortometraggio bulgaro nominato all’EFA. JUMP ha vinto, tra gli altri riconoscimenti, anche il Grand Prix al Brussels Short Film Festival (2013), l’Excellence Award come Best Picture al Busan International Short Film Festival (2013) e il Best Short Film al Bulgarian Film Academy (2013, a pari merito con The Parraffin Prince). Jump ha ricevuto una Menzione Speciale della Giuria al Festival International du Cinéma Méditerranéen di Montpellier in Francia (2013) ed è stato presentato in più di 20 festival internazionali tra cui il Curtas Vila do Conde in Portogallo (2013) e al Sofia International Film Festival (2013). 8

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IL FILM TANTO DI STELLE DI MARIO GUIDORIZZI CON IL PATROCINIO DEL CIRCOLO DEL CINEMA Il Presidente del Circolo del Cinema Roberto Bechis e opere di Mario Guidorizzi ci hanno positivamente abituato a momenti di introspezione e profondità, ma lʼultimo film del regista veronese, storico Socio del nostro Circolo del Cinema, ha superato tutti i precedenti nella sua riuscita completezza. Ho avuto la possibilità di assistere ad una delle proiezioni, sempre affollate di appassionati, di “Tanto di stelle” e sono stato colpito dalla semplicità ed intensità di stile, cosa che contraddistingue dʼaltronde la personalità intera di Mario Guidorizzi. E un altro aspetto da cui si rimane impressionati è come la concentrazione e lʼimmedesimazione avvolga tutto il pubblico, senza distinzione di sensibilità e substrati culturali, seppur variegati. La sempre attuale frase di Anton Cechov “continua, ma parla solo di cose universali ed eterne!” ha sicuramente un valido esempio in questo film. È stato un onore ed un piacere per il Circolo del Cinema di Verona attribuire il proprio patrocinio per questʼopera, densa di significati ed emblema del cinema dʼautore. E proprio in tal senso va letta lʼiniziativa del patrocinio: partecipare e sottolineare la propria adesione al cinema di qualità. “Tanto di stelle” ci accompagna in un viaggio nellʼuniverso, naturalistico e letterario, utilizzando anche continue citazioni di pellicole che hanno segnato la storia del cinema. I cinque capitoli del film (la scienza, la religione, la L guerra, il perdono e la poesia) sono capisaldi della vita umana e, assistendo al film, noi ne seguiamo il percorso con una lettura sempre orientata alla cultura e alla fraternità umana. Ma in tutto il racconto traspare un altro punto di riferimento del regista: la bellezza delle immagini e la positività dei contenuti che mai devono abbandonare il mezzo cinematografico, educativo ed esemplare per sua natura. Mi fa piacere condividere i pensieri del prof. Fabio Dal Corobbo, preside del liceo classico Istituto Don Mazza, su questʼopera: “Un poema filmico come questo, unʼora e trentotto minuti senza cadute di tensione ma evitando gli eccessi emozionali, è necessario e coraggioso, perché obbliga con delicatezza a prendere posizione sulla scienza, sulla religione, sul nonsenso della guerra, sulla possibilità di perdonare e sulla poesia, antidoto alle brutture dellʼesistenza per la sua capacità di essere – direbbe il grande Paul Ricoeur – metafora viva, che rigenera la vita, aggiungiamo noi. La poesia cercata e amata da Mario Guidorizzi, nella letteratura come nella cinematografia, nelle arti figurative come nella musica (omissis)” In conclusione, ringrazio Mario Guidorizzi per averci donato immagini, suoni, pensieri e sensazioni intense, educate e semplicemente intelligenti. Ed invito i nostri soci a partecipare a queste emozioni guardando lʼopera “Tanto di stelle” disponibile presso la sede della nostra Associazione. 9

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FESTIVAL & RASSEGNE BERGAMO FILM MEETING Laura Bombieri D al 5 al 13 marzo 2016 si è svolta la 34° edizione del Bergamo Film Festival, evento consolidato anche se in continua espansione, che conserva da sempre più anime: l’occhio al passato per risvegliare la memoria, la documentazione del presente e la ricerca del futuro. La manifestazione è un appuntamento sempre più di spicco in ambito nazionale ma anche molto radicato nel locale, i bergamaschi infatti affollano le sale a ogni proiezione. Notevole la presenza di volti giovani. Un festival assolutamente in sintonia, per carattere, con la città che lo ospita: serio, efficiente, pieno di idee ma soprattutto umile, come sostiene Davide Ferrario fondatore e Presidente della manifestazione. Nove giorni di proiezioni con 143 film tra corti, lungometraggi e documentari, anteprime, eventi speciali, incontri con gli autori, laboratori, retrospettive, percorsi tra cinema e arte contemporanea (con video installazioni nella sala presso la restaurata Porta di Sant’Agostino), mostre, workshop, musica e fumetti… Diverse le sedi: l’Auditorium, il Cinema San Marco, il Cinema Capitol, la sala Mostre Manzù e la sala presso la Porta di S. Agostino, il tutto ben coordinato da uno staff giovane. Piacevole la sosta al Meeting Point e l’amena passeggiata alla deliziosa e accogliente Bergamo Alta, vestita a festa per l’occasione, mentre nella Bergamo bassa sfilano colorati carri carnevaleschi. Il concorso Sette lungometraggi inediti in Italia si contendono i tre premi decretati dal pubblico, sono emozionata, anch’io voto e confermo il giudizio finale. Il primo premio viene assegnato a Enclave (2015) di Goran Radovanovic, bellissimo film ambientato in Kosovo nel 2004, racconta dell’incontro/scontro tra un ragazzino serbo che vive in una piccola enclave cristiana protetta dalle truppe di pace delle Nazioni Unite, e un coetaneo albanese cresciuto detestando i serbi. Film di grande respiro, lontano da ogni pregiudizio ideologico. Suggestive le musiche originali di Eleni Karaindrou. Il fragoroso applauso con cui è stata accolta la proiezione, anticipa il responso finale. Il secondo premio, altrettanto meritato, va al film ceco Assistenza a domicilio (2015) di Slavek Horak, opera prima sincera e commovente ma con contrappunti di beffardo umorismo. Il film racconta la storia di Vlasta, un’infermiera a domicilio in una cittadina della Moravia, che ha sempre anteposto le esigenze degli altri (quelle del marito, della figlia e dei suoi pazienti) alle sue. Un viaggio alla scoperta di sé stessi con una protagonista di straordinaria bravura, Alena Mihulonova. Il terzo premio viene assegnato a Due notti fino al mattino (2015) di Mikko Kuparinen, una co-produzione tra Finlandia e Lituania. Durante un viaggio di lavoro a Vilnius, Caroline, architetto francese, conosce Jaakko, dj finlandese. Quello che sembra un incontro occasionale diventa qualcosa di più profondo, quando una nube di cenere, dovuta a un’eruzione vulcanica, blocca tutti i voli in partenza facendo reincontrare i protagonisti. Straordinaria la capacità del regista di farti star dentro al racconto, quasi illudendoti di poter essere tu a decidere il finale. Protagonista Marie Josée Croze, Palma d’oro come miglior attrice nel 2003 per Le invasioni barbariche di Denys Arcand. Quest’anno per la prima volta il pubblico giudica oltre ai film in concorso, anche i documentari della sezione Visti da vicino, opere nelle quali lo sguardo curioso e attento del regista racconta un tema, un luogo, un personaggio “da vicino” con intensità e partecipazione. Il premio è stato assegnato a Non possiamo sognare un cielo limpido (2014) di Carmen Tartarotti: la vita di due suore in Alto Adige, le uniche superstiti nel convento che un tempo ne ospitava quasi venti. Sempre per la sezione Visti da vicino segnalo Enclave di Goran Radovanovic film vincitore il documentario Quando la terra sembra leggera (2015) di Tumana Karumidze, ambientato in Georgia, vede protagonisti un gruppo di ragazzi che a bordo dei loro skateboard trovano spazio tra edifici abbandonati. I loro tatuaggi sono un diario che racconta quello che sentono: un’ingenua illusione di libertà e una romantica noncuranza del futuro. Interessante l’incontro con la regista al termine della proiezione. Dalla Norvegia arrivano anche una serie di film contemporanei nella sezione Films from the North, Tutti i pensieri sono parenti (2015) di Aleksander Johan Andreassen propone uno spaccato di ciò che vuol dire essere ai margini della società attraverso la schiettezza di un giovane che afferma di essere posseduto dai demoni. Ribelle (2014) di Elle –Maija Tailfeathers un ritratto intimo e profondamente personale che la regista dedica alla sua fami- glia utilizzando inserti con animazioni, ricostruzioni e foto d’archivio. Continua il viaggio del Festival attraverso il cinema europeo “Europe now!”, per mettere in luce le opere di alcuni tra i registi più rappresentativi, che si sono affermati con grande vivacità in questi ultimi anni sulla scena delle produzioni cinematografiche indipendenti. La regista bosniaca Jasmila Zbanic autrice de Il segreto di Esma (2006), vincitore dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino e de Il sentiero (2010) delicatissima opera, film già proposti dal Circolo del Cinema. Il ceco Petr Zelenka autore della rilettura sperimentale de I fratelli Karamazov (2008) sempre proposto dal Circolo del Cinema e del brillante, intelligente, originale, divertente, quasi surreale film Storie di ordinaria follia (2006). Infine è la volta del britannico Shane Meadows cantore mai serioso o didascalico di cui ho visto con piacere This is England ’90 (2015) che narra con estremo realismo e con un cast di ottimi attori, la vita ai margini di personaggi che cercano di barcamenarsi tra vecchi problemi e nuove responsabilità, tra dramma e humour nero. La retrospettiva del Bergamo Film Meeting è legata al nome di Miklos Jancsò, personalità centrale del cinema ungherese, specializzato in drammi storici sempre più astratti e linguisticamente ricercati, dotato di uno stile personalissimo, caratterizzato da lunghi piani sequenza, grandi masse in movimento, circolarità. Il registra mette in scena la Storia, lo scontro tra gruppi politici e sociali, la sopraffazione dei più deboli e poi il desiderio di libertà, la volontà di ribellione, l’utopia socialista, l’anarchia dei corpo. Sono ben 26 i titoli proposti di cui io riesco a vedere Sono venuto così (1964) film di apertura della rassegna e Agnus Dei (1970). Spicca un prezioso omaggio a Anna Karina, simbolo della nouvelle vague. Lei, Hanna Karin Blarke Bayer, era arrivata a Parigi da Copenhagen per posare al fianco di Cardin e di Coco Chanel. Godard la vede in una pubblicità per saponette e la vuole con sé nel film Le petit soldat. I due si sposeranno. Al Bergamo Film Meeting mi gusto la visione de La donna è una donna di Jean-Luc Godard, film frizzante, divertente e divertito nonostante l’età (1961). Infine lo spazio dedicato all’animazione celebra il talento del lettone Vladimir Leschiov, maestro del disegno animato e fiero oppositore dell’animazione digitale, con dei veri cammei: grande padronanza tecnica, narrazione e poesia, uno su tutti Insonnia (2004). Le luci si spengono e si chiude il sipario, è ora di rientrare a casa: alla prossima edizione. 10

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FOCUS SUI FILM DEL CIRCOLO TI GUARDO damento di ruoli dove sono il predominio e il possesso ( persino il soccorso e la cura sono finalizzati al mantenimento della "fruizione") e non la simpatia (etim.:sentire assieme) e la fusione ad essere perseguiti. Armando ha una vita e una sessualità legate a modalità predeterminate, è allergico al contatto fisico, si alimenta di autoerotismo "a distanza" (titolo originale della pellicola), cede alla fine all'avvicinamento carnale ma è incapace di accettare quello affettivo, sentimentale, incapace di irrorare la stretta valle inaridita in cui è confinato. Elder, epigono ripetuto all'infinito ed eternamente dell'orfanilità affettiva e/o della genitorialità brutale, legato alla primitività consumistica, dopo l'istintiva diffidenza e il respingimento, si attacca strettamente e ciecamente al primo appiglio che affiora nella corrente divoratrice - ripagandolo perfino con la moneta dell'omicidio -, come fanno tutti i disidratati e gli assetati d'affetto. Il contesto è povero e meschino: le prove di autolesionismo, la violenza bruta, la volgarità estrema degli insulti, danno prova di una società stratificata ancora in un'arcaicità fobica ed ostile verso tutto ciò che non è "maschile", nella peggiore delle sue accezioni. La colonna sonora è il silenzio desolato o lo stupefacente rovesciamento metaforico che fa del fruscio del denaro - comunemente il suono di un frullio d'ali - il rumore dell'atto predatorio, un attimo prima di strappare con l'uncino metallico, un attimo prima di arpionare o, ancora, è l'insensato lamento elettrico del trapano che trapassa, erode insensibilmente, perché agisce su materia inerte, morta, che non chiede e non suscita misericordia. Incontestabilmente la grande censura qui attuata è proprio su ciò che significa la parola Amore e la desolazione che ne consegue appartiene al gesto vuoto, disperato e illusorio di cercare di colmare il divario (il baratro?) che esiste tra esseri umani "che hanno un’esperienza del sesso che toglie loro ogni tensione nello stesso campo sessuale, e, negli altri campi, ogni possibilità di sublimazione.” (P.P. Pasolini). (D. P.) contar(si) qualcosa di inedito, serpeggia tra persone e cose fatte di un materiale che non lascia traccia apparente, non lascia sulle dita né sporco né polvere dorata, le lascia vuote come se non avessero toccato. Intatti, per l'appunto, sono gli individui, privi anche di un centigrammo di energia vitale, piombati al suolo e inabili al pur minimo volo prospettico, tanto che ci si chiede se in qualche modo stiano elaborando una maturazione, una pur minima proliferazione emozionale o se continueranno a vivere in un'eterna fase follicolare. La ripetitività addomesticata, che non è di per sé qualità dispregiativa ma lo diventa se non si offre come opportunità alla contemplazione minimalista, all'apprezzamento e al godimento anche delle piccole cose, si risolve in quel flusso insulso di coloro che chiusi in un bozzolo di quiete socio-economica, istituzionalizzati nelle forme adeguate al comune senso del pudore, sono inetti al pur minimo slancio, al pur minimo lampo di spiritualità, e la pacatezza dei toni non si traduce in eleganza. Forse, come spesso accade, l'accumulo di vicende e di stadi vitali irrisolti agisce come una lieve pozione velenosa, troppo diluita per sboccare in tragedia e non di meno attiva per intossicare un'esistenza e intaccarla di una tinta malsana. La scansione temporale, la macchina che sfiora ripetutamente i volti (come a fermarli, a "marmorizzarli", ad impedirne il movimento), il montaggio di materiale ininfluente (non è la Sostanza Superflua ma Emblematica !!!), la tendenza alla non-recitazione, tutto converge ad un soffuso ma preciso senso di Sospensione: non c'è vera gioia, non c'è dolore, non c'è appagamento, non c'è frustrazione (che attivi reazione). Questa sospensione è un diagramma quasi piatto, non è l'anima sospesa spiritualmente, il silenzio interiore in ascolto dell'Assoluto, ma è una sorta di auto-esilio in cui il silenzio è una camera protetta e cieca al rombo dell'incomprensione e della colpa, che se ascoltate sgretolerebbero la persona, la ridurrebbero a sabbia. Non c'è forza nemmeno nella carità verso il disagio dei "nuovi ultimi", pallido tocco di contemporaneità. Il rifugio nell'insensibilità è un tipo di fuga sempre più comunemente intrapresa, per non soffrire non si deve però nemmeno gioire … anche qui non è il Distacco, la pace interiore, ma è l'anestesia dell'anima che non ricerca (o non ricerca con urgenza) e non si eleva, ma si impone di tacere … l'azione quotidiana è inerzia, agire "amniotico", la vita sembra in gran parte sopportata e non vissuta. Il finale non risolve e non assolve e non risulta possedere quel Nobile Carattere di "sfuggire al contagio della follia e della vertigine collettiva tornando a stringere per conto proprio, al di sopra dell'idolo sociale, il patto originario dello spirito con l'universo" (S. Weil) (D. P.) 11 La materia del film è oscena. Non tanto per l'esplicità data alla devianza o alla "meccanica" sessuale ma per l'assoluta cecità riguardo all'emozionalità, alla "vera" affettività, al "pendio soleggiato" dell'animo umano. I protagonisti, figure dalla straordinaria fissità, dall'espressività assolutamente monocorde, dall'impassibilità corporea, riflesso di quella spirituale, si muovono in una completa desertificazione dei sentimenti umani, nell'assenza abbacinante di Physis (non c'è alcun divenire del mondo!), in un universo alieno, stipato di carni, non di corpi e anime, ad uno stadio evolutivo privo di un qualsiasi senso di prospettiva, di libertà, di condivisione, saturo di "inconsapevolezza, in modalità predefinita, in corsa sfrenata verso qualcosa, popolato di esseri continuamente divorati dalla sensazione di aver avuto e perso qualcosa di infinito" (David Foster Wallace). Il voyerismo, insito nella natura della cinematografia e di cui ci assolviamo quando si richiudono dietro di noi le tende di velluto della sala, viene qui "risvegliato" ad una nuova imputazione perché assume un aspetto scopertamente schiavizzante, compulsivo attraverso una chiara scelta, un preciso espediente tecnico: la visività con cui "guardiamo" o seguiamo i protagonisti mette A FUOCO solamente il viso o le spalle, la nuca, mentre lo sfondo, la strada, il traffico, la folla, sono sempre indefiniti e indistinti. Il FUORI FUOCO dell'ambiente, del mondo, è la Visione Escludente, contraria alla multivisionalità (percettiva) e alla condivisione (emozionale), è come rendere in immagine l'auto-chiusura della monomania ossessiva e racchiudere il Senso nella sfera limitata della mente e della miopia compulsiva di Armando e della miopia arraffatutto di Elder: vedo solo ciò che serve a placare la mia pulsione ossessiva! vedo solo ciò che posso rubare! Il resto è fuori visuale perché totalmente ininfluente, privo di senso, staccato dalla "realtà" e quindi inesistente o si riduce a vago rumore di fondo. Non solo. La scopofilia (piacere perverso del guardare) è moltiplicata - come in un caleidoscopio - concretamente e astrattamente nello "stalking" (=seguire, dare la caccia) e nell'osservazione del padre, predecessore di sciagura. La "relazione" tra i due è un continuo avvicen- IN UN POSTO BELLISSIMO Il superlativo del titolo si pone come ossimoro alla sostanza e alla risoluzione dell'opera. Sottrarsi alla corrente, eludere le rapide degli eccessi verbali, gestuali, le cateratte emotive, bagnarsi in gomiti di acque basse: è un fiume pacato ma melmoso quello che avvolge la donna, ma anche chi le sta accanto. E' una riduzione del tono dell'anima. Ciò che accade viene metabolizzato come cibo sciocco, insapore: non si sa quale effetto avrà sul corpo, per il momento viene fatto sparire, all'interno, come "niente". La vita predefinita, incapace di rac-

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INCONTRO CON L’AUTORE / 1 L’ANIMATA RESISTENZA DI MONTAGNER L Francesco Lughezzani ’animazione come resistenza, come lungo percorso creativo scandito da un assoluto rigore e da una potenza visiva che non accetta compromessi e affonda una lama nel cuore dello spettatore: le opere di Simone Massi emergono come sfumature di colore strappate al nero assoluto che ne fonda il nucleo vivo. La serata dedicata alla presentazione del documentario Animata resistenza dei giovani talenti Francesco Montagner e Alberto Girotto, vincitore del Premio Venezia Classici per il miglior documentario sul cinema alla 71° Mostra del Cinema di Venezia, ha permesso di approfondire l’opera di un artista schivo, che non ama spostarsi dai luoghi in cui è nato e cresciuto, dimostrando il suo amore per la terra marchiper il talento di Simone, indaga con grande sensibilità estetica i sigiana, per i suoi paesaggi collinari e le sue tradizioni contadine, lenzi e l’inafferrabilità dello sguardo dell’artista, seguendo i suoi antiche e quasi perdute, come nel cortometraggio Dell’ammazzare passi sulle colline, nella campagna e il maiale (2011), in cui la grazia del racnella sua casa di Pergola. conto animato lega i suoni della natura in una successione di corpi che si fanno «Non faccio animazioni semplici, ne sono All’incontro abbiamo potuto conoscere ombre e ombre che diventano carne. Le consapevole, ma non posso né voglio Francesco Montagner, che ha racconanimazioni di Massi ricordano la forza di farle. Perché sono un cercatore. E ogni tato la genesi e lo sviluppo del docuqueste tradizioni, che si mescolano a vi- film è un viaggio solitario e faticoso […]» mentario e la sua passione per l’opera di Massi. Insieme ad Alberto Girotto ha disioni oniriche in cui la poesia della narramostrato di possedere uno sguardo inzione prende forza nell’incisione del cisivo e discreto, in grado di dialogare efficacemente con la tratto. Un’intensità drammatica senza precedenti nell’animazione profonda sensibilità dell’animo dell’artista, svelandone il lato più initaliana quella delle opere di Massi, in cui suggestioni artistiche di timo e nascosto. L’attenzione di Massi nel dare testimonianza armatrice surrealista incontrano la vitale concretezza dell’universo tistica ad un mondo perduto che rischia l’oblio si sostanzia nella contadino, che anima l’intensità del tratto e la forza delle sfumature vitale resistenza della sua quotidianità, lontana da ogni contesto chiaroscurali di cui è intessuto l’ordito visuale. culturale istituzionalizzato e commerciale e prende forma in animazioni dalle tecniche tradizionali, create, secondo quanto afferma lo stesso Massi, con gli stessi metodi di un secolo fa. Un rifiuto all’omologazione che in vent’anni ha prodotto venti cortometraggi straordinari, premiati ai festival di tutto il mondo con centinaia di riconoscimenti, in grado di raccontare il paesaggio, la storia e i volti della terra marchigiana con una poetica visiva di grande fascino, che predilige l’uso del bianco e nero, con soventi infiltrazioni nel rosso e in pochi altri colori, come nel cortometraggio Nuvole, mani (2009). I volti segnati dal lavoro, gli animali, i cani, sono alcuni fra i soggetti più ricorrenti nelle sinfonie di graffi disegnate da Massi, attraversate dai suoni della campagna, dal vento che scorre attraLa giornalista Daniela Andreis, il Vicepresidente Roberto Pecci e verso fronde e prati, da cigolii di finestre e da sguardi così intensi il regista Francesco Montagner durante l’incontro con i Soci che sembrano urlare. Tratti nostalgici di un’estetica che riecheggia nella pasoliniana attenzione alla conservazione di tracce visuali e poetiche di un mondo apparentemente perduto, in armonia con la Il documentario permette allo spettatore di approfondire il processo natura e il paesaggio e consapevole del proprio passato. Nelle sue creativo di un “animatore resistente” e di scoprire le storie passate animazioni una lettera muta in un paesaggio collinare, un occhio diche ne alimentano l’immaginario, intervistando anche testimoni di venta una porta aperta su una distesa solitaria: la concretezza della un’altra Resistenza trascorsa, che non deve essere dimenticata. realtà a cui l’autore fa riferimento assume i tratti cangianti del suo Un’opportunità unica per poter ammirare l’artista al lavoro nel suo disegno, lasciando allo spettatore la sensazione di aver assistito ad studio e osservare come la purezza della sua visione prenda forma, un sogno, ad un ricordo mutato nel tempo dallo sguardo onirico di scavata nel colore che emerge dalla china, dalla grafite o dal carun animo sensibile e resistente. boncino. Animata resistenza, nato dalla passione di due giovani 12

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INCONTRO CON L’AUTORE / 2 L’INNO ALLA DEBOLEZZA DI CECERE I Roberto Pecci lunghi discorsi. Ha partecipato all’incontro anche il professor Alberto Scandola: il rapporto amicale e professionale che da anni intrattiene con la regista ha permesso il concretizzarsi dell’evento ed a lui va la gratitudine del Circolo del Cinema. l Circolo del Cinema dopo aver presentato nel 2011 il suo primo film Il primo incarico ha accolto con piacere la regista Giorgia Cecere che ha accompagnato la visione della sua seconda opera In un posto bellissimo. Si è rivelata una persona in cui la grazia minuta, la innata riservatezza, il gesto misurato si accompagnano ad un pensiero forte sulla ricerca del proprio “posto” nel mondo. La esposizione senza reticenze delle sue idee con un periodare piano ma sicuro ha tenuto viva la tensione dei numerosi Soci che hanno voluto a lungo trattenersi dopo la proiezione del film. La regista ha affermato che con questa recente opera, che dipana la sua storia in un Norditalia che appare indifferente più che non accogliente alla vita delle persone ha voluto fare quasi un “inno alla debolezza”. Giorgia ha manifestato gratitudine nei confronti dell’attrice Isabella Ragonese, la protagonista, ma anche dello stesso Alessio Boni, il marito nel film, che hanno saputo interpretare con bravura questi suoi intendimenti in un opera dai toni intimistici dove spesso i piccoli gesti delle mani contano più di Il Vicepresidente Roberto Pecci, la regista Giorgia Cecere e Alberto Scandola dell’Università di Verona durante il dibattito con i Soci ATTUALITÀ BIBLIOTECA VIVA Il Circolo del Cinema ringrazia la Fondazione Cariverona il cui contributo è fondamentale per la vita della Biblioteca Archivio. Anche quest’anno abbiamo completato un altro tassello dei lavori della Biblioteca-Archivio del Circolo del Cinema. Il focus è stato puntato sulla ricca emeroteca che, grazie all’impegno e alla costanza della vecchia e della nuova dirigenza, più vantare collezioni, anche complete, di riviste sia italiane che straniere di grande fama e qualità. Vorrei sottolineare, in primis, l’importanza di raccogliere e conservare questo tipo di materiale che – per un’associazione che si appropinqua a spegnere ben 70 candeline – ci permette di avere un inquadramento storico-culturale dei cambiamenti vissuti dal Cinema in questo lungo periodo nei più svariati aspetti (ce n’è per tutti i gusti) dalle tematiche trattate alle mode e look dei grandi divi, perché il Cinema - come ogni forma d’arte - è lo specchio della società e del costume in cui viviamo. La grande bellezza ci parla di oggi come La dolce vita ci parlava di ieri. Per dare un’idea del materiale inventariato, messo a scaffale e catalogato sul portale SBN (Servizio Bibliotecario Nazionale) citerò parte del posseduto dell’emeroteca del Circolo nella speranza di suscitare la curiosità di quanti avessero desiderio di sfogliare queste pubblicazioni facendole così rivivere. Partirò dalle riviste che italiane che il Circolo continua ad acquistare: Bianco e Nero (dal 1937, collezione completa), Cabiria (prima Ciemme dal 1971, collezione completa), Ciak (dal 1985), Cineforum: quaderno mensile della Federazione italiana dei Cineforum (dal 1962 ad oggi), Cinecritica (dal 1978, collezione completa), Cinema 60 (dal 1960, collezione completa), Filmcronache (dal 1988, collezione completa), Filmcritica (dal 1950, collezione completa), FilmTv (dal 1995, che è il terzo anno di vita della rivista), Film tutti i film della stagione (dal 1984, collezione completa), Rivista del ciCamilla Bertani nematografo (dal 1961), Segnocinema (dal 1981, collezione completa), Vivilcinema (dal 1988, collezione completa). Tra il materiale storico di grande importanza per comprendere il cinema nel periodo post-bellico troviamo: Bollettino di segnalazioni cinematografiche (in 2 lingue, italiano e inglese, 1949), Cinema nuovo: rassegna quindicinale (dal 1952 al 1996, anno in cui si conclude il periodico), La critica cinematografica rassegna mensile (1948), Cineclub: periodico del circolo del cinema “sequenze” (1950-1951), Cinema: quindicinale di divulgazione cinematografica (dal 1936 al 1956, collezione completa), Cronache del cinema e della televisione (1955-1957), Film rivista: rassegna quindicinale di cinematografo, teatro, radio (1946-1947), Schermi: mensile internazionale del cinema (1948), Rassegna dello spettacolo: bollettino ufficiale dell’Associazione generale italiana dello spettacolo (AGIS) (la rivista inizia nel 1948 e il Circolo la possiede dal 1954 al 1970). In conclusione vorrei menzionarvi alcune riviste straniere: Cinemaya the Asian Film Magazine (poi Osian’s Cinemaya) made in New Delhi, dal 1988 al 2007 il nostro posseduto, Cinéma de la Federation Française des cine-clubs (1983-1985), Positif (Francia, dal 1975 ad oggi), L’Avant-Scène (rivista francese di grande pregio che pubblica sceneggiature dei film, nata nel 1961 il Circolo inizia ad acquistarla nel 1966), Cahiers du Cinéma (dal 1951, collezione completa), FilmMaker (USA, dal 1998), FilmComment (rivista Statunitense di più recente acquisizione dal 2006), Sight and Sound (Londra, dal 1948). Spero perdoniate il tono didascalico del mio intervento ma ho ripreso i lavori dopo essere diventata mamma e, ora più che mai, liste e organizzazione sono fondamentali per il mio viver giornaliero. Vi aspetto in Biblioteca! 13

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LE NEWS Si ricorda che la segreteria sarà aperta fino al 30 giugno con il solito orario: feriali: 9-13 - i pomeriggi di martedì, mercoledì e giovedì: 15.30-19.00. IL CONSUNTIVO DEL 69° ANNO SOCIALE Ecco un breve riepilogo delle iniziative del 69° anno: ★ La presentazione, nel corso di 30 giornate, di 30 lungometraggi + 3 corti, dei quali 27 in prima visione. ★ Incontri-dibattito in sala con con i registi Francesco Montagner e Giorgia Cecere, con i critici Giuseppe Ghigi, in rappresentanza del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici italiani, e Alberto Scandola dellʼUniversità di Verona, con le giornaliste Elisa Pierandrei e Daniela Andreis, i direttori di Festival Alessandro Anderloni (Film Festival della Lessinia) e Stefano Gaiga (Film Festival del Cinema Africano). La redazione e lʼinvio a domicilio dei Soci di 8 numeri del periodico “Filmese - Schermi dʼautore”, in edizione cartacea o digitale. La prosecuzione del lavoro di riordino e di catalogazione ed implementazione dei materiali della BibliotecaArchivio del Circolo con lʼacquisto di nuovi libri, riviste, dvd; loro inserimento nel Polo catalografico SBN della Regione Veneto; inoltre lʼutilizzo gratuito della videoteca del Circolo, riservato ai Soci. Il rinnovo del sito web e lʼapertura della pagina Facebook. Le Convenzioni con la Fondazione Arena di Verona, il Grande Teatro, lʼAssociazione IDEM, gli Amici della Musica e con altre manifestazioni di spettacolo del territorio veronese. ★ ★ ★ ★ I FILM PRESENTATI NELLA 69a STAGIONE 2015-2016 1) White God Sinfonia per Hagen di Kornel Mun2) 3) 4) 5) 6) 7) 8) 9) druczo, Ungheria 2014 - prima visione '71 di Yann Demange, Gran Bretagna 201 - sottotitolato - opera prima - prima visione Diamante nero di Céline Sciamma, Fra 2014 p.v. Short skin - I dolori del giovane Edo di Duccio Chiarini, Italia/Iran/GB 2014 - opera prima - p.v. Corn Island di George Ovashvili, Georgia 2014 p.v. Vulcano di Jayro Bustamante, Guatemala/Francia 2015 - sottotitolato - opera prima - prima visione Il grande quaderno di Janos Szasz, Germania / Ungheria / Australia / Francia 2013 - prima visione Fuochi d'artificio in pieno giorno di Diao Yinan, Cina 2014 - prima visione Tanna di Bentley Dean & Martin Butler, Australia/ Vanuatu 2015, - Premio del Pubblico Pietro Barzisa - 30. SIC di Venezia - sottotitolato - p.v. - Incontro-dibattito con Giuseppe Ghigi (S.N.C.C.I.) Addio al linguaggio di Jean-Luc Godard, Svizzera 2014, - versione originale on sottotitoli - prima visione - Incontro- dibattito con prof. Alberto Scandola Condotta di Ernesto Daranas, Cuba 2014 - p.v. Leviathan di Andrej Zvyagintsev, Russia 2014 votato dai Soci Una nuova amica di Francois Ozon, Francia 2014 - votato dai Soci Figlio di nessuno di Vuk Rsumovic, Serbia/Croazia 2014 - opera prima - prima visione Storie di uomini e cavalli di Benedikt Erlingsson, Islanda/Germania/Norvegia 2013, opera prima - prima visione 18) Tarda primavera di Yasujir Ozu, Giappone 1949, 19) Bella e perduta di Pietro Marcello, Italia 2015 - p.v. 20) 21) Dio esiste ... e vive a Bruzelles di Jaco Van Dormael, Lussemburgo/Francia/Belgio 2015 - p. v. Décor di Ahmad Abdalla, Egitto 2014 - p.v. Incontro con Stefano Gaiga, direttore Festival di Cinema Africano di Verona, ed Elisa Pierandrei Arianna di Carlo Lavagna, Italia 2015 - opera prima - prima visione Animata Resistenza documentario di Francesco Montagner & Alberto Girotto, Italia 2014 - prima visione. A seguire, tre Corti di Simone Massi : - Nuvole, mani, Italia 2009 - Dell'ammazzare il maiale, Italia 2011 - Animo resistente, Italia 2013 Incontro- dibattito con il regista Francesco Montagner Miss Julie di Liv Ullmann, Norvegia/Gran Bretagna/Irlanda/Francia 2014 - sottotitolato - prima visione Francofonia di Aleksandr Sokurov, Germania / Olanda / Francia 2015 - prima visione Ti guardo di Lorenzo Vigas, Venezuela/Messico 2015 - prima visione In un posto bellissimo di Giorgia Cecere, Italia 2015 - votato dai Soci - Incontro-dibattito con la regista G. Cecere e Alberto Scandola Il club di Pablo Larrain, Cile 2015, - prima visione La canzone perduta di Erol Mintas, Turch / Fran / Ger 2014, sottotitolato - opera prima - p.v. Corpo Estraneo di Krzysztof Zanussi - sottotitolato - prima visione - Incontro-dibattito con il regista K. Zanussi Le mille e una notte di Miguel Gomes un film in 3 volumi di Miguel Gomes - Portogallo 2015 prima visione The lesson di Kristina Crozeva e Peter Valchanov - sottotitolato - prima visione film restaurato - sottotitolato 22) 23) 24) 25) 26) 27) 28) 29) 30) 10) 11) 12) 13) 14) 15) 16) 17) 14

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INDICE 2015-2016 DI FILMESE Il numero che precede la barra indica il numero di uscita; i seguenti indicano le pagine dove compaiono i singoli argomenti. I FILM (il simbolo ✰ indica premi o riconoscimenti segnalati) '71 ✰ 1/4 ADDIO AL LINGUAGGIO ✰ 3-4/6-7 ANIMATA RESISTENZA ARIANNA ✰ 6/3 BELLA E PERDUTA ✰ 5/4 CANZONE PERDUTA,LA ✰ 7/7 CLUB, IL ✰ 7/6 CONDOTTA ✰ 3-4/8 CORN ISLAND ✰ 2/3 CORPO ESTRANEO 8/4 CORTI DI SIMONE MASSI, I ✰ 6/4-5 DECOR ✰ 5/6 DIAMANTE NERO ✰ 1/5 DIO ESISTE ... E VIVE A BRUXELLES ✰ 5/5 FIGLIO DI NESSUNO ✰ 3-4/11 FRANCOFONIA ✰ 6/7 FUOCHI D'ARTIFICIO IN PIENO GIORNO ✰ 2/6 GRANDE QUADERNO, IL ✰ 2/5 IN UN POSTO BELLISSIMO 7/4-5 LESSON, THE 8/8 LEVIATHAN ✰ 3-4/9 MILLE E UNA NOTTE, LE 8/6 MISS JULIE ✰ 6/6 NUOVA AMICA, UNA ✰ 3-4/10 SHORT SKIN 1/6 STORIE DI UOMINI E CAVALLI ✰ 3-4/12 TANNA ✰ 3-4/4-5 TARDA PRIMAVERA ✰ 5/3 TI GUARDO ✰ 7/3 VULCANO ✰ 2/4 WHITE GOD ✰ 1/3 Ovashvili, George ■ 2/3 Ozon, Francois ■ 3-4/10 Ozu, Yasujir ■ 5/3 Rsumovic, Vuk ■ 3-4/11 Sciamma, Céline ■ 1/5 Sokurov, Aleksandr ■★ 6/7 Szasz, Janos ■ 2/5 Ullmann, Liv ■ 6/6 Peter Valchanov 8/8 Van Dormael, Jaco ■ 5/5 Vigas, Lorenzo ■ 7/3 Yinan, Diao ■ 2/6 Zvyagintsev, Andrey ■ 3-4/9 8/1 FESTIVAL CANNES di Lorenzo Reggiani - Numero speciale di Filmese PESARO 2015 di Malin Petzer 1/11 DOSSIER MOSTRA DI VENEZIA - Servizi degli accreditati: Lorenzo Reggiani 1/12-13 - Cines 1/14 - Carlo Vita 1/15 - Anna Pasti 2/8 - Roberto Bechis 2/9 MONDOVISIONI 2/7 FESTIVAL DEI CORTI - MEDIORRIZZONTI 2/71 LOCARNO 2015 di Roberto Bechis 2/10 FILM F. DELLA LESSINIA 2015 di Laura Pasetto 2/11 CINEMA AFRICANO A VERONA 2/15 FESTIVALETTERATURA MANTOVA 2015 di N.G. 2/13 L'ESPERIENZA DI MEDIORRIZZONTI 3-4/13 IL MILLENNIO VISTO DALL'AFRICA di Roberto Pecci 5/11 GIORNATE DEL CINEMA MUTO DI PORDENONE di Alessandro Faccioli 5/12 TORINO 2015 di Annalisa Tantini 5/13 BERLINALE di Malin Petzer 7/9 LOVE FILM FESTIVAL di Roberto Pecci 7/10 BERGAMO FILM MEETING di Laura Bombieri 8/10 I REGISTI (Il simbolo ★ segnala interviste o dichiarazioni dei cineasti; il simbolo ■ segnala le note bio-filmografiche) Abdalla, Ahmad ■ 5/6 Bentley, Dean ■ 3-4/4-5 Bustamante, Jayro ■ 2/4 Butler, Martin ■ 3-4/4-5 Cecere, Giorgia ■★ 7/4-5 Chiarini, Duccio ■ 1/6 Crozeva, Kristina 8/8 Daranas, Ernesto ■ 3-4/8 Demange, Yann ■ 1/4 Erlingsson, Benedikt ■★ 3-4/12 Girotto, Alberto ■ 6/4 Godard, Jean-Luc ■ 3-4/6-7 Gomes, Miguel 8/6 Larrain, Pablo ■ 7/6 Lavagna, Carlo ■ 6/3 Marcello, Pietro ■ 5/4 Massi, Simone ■ 6/5 Mintas, Erol ■★ 7/7 Mondruczo, Kornél ■ 1/3 Montagner, Francesco ■ 6/4 I GIOVANI CON IL CIRCOLO IL CINEMA E' PASSIONE, IL CINEMA E' OSSIGENO, IL CINEMA E' VITA di Anna Vallicella 1/8-9 CHRIS MARKER, UN AUTORE VISIONARIO di Francesco Lughezzani 5/7 IL CINEMA AGLI OCCHI DEL MONDO - SONDAGGIO di Anna Vallicella 5/8-9 NATURA E METAFORA NELL'ULTIMO GODARD di Maria Grazia Gentile 5/10 E' DA OSCAR? SI, ALLA SESTA VOLTA CE L'HA FATTA di Anna Vallicella 7/8 IL PUNTO BENVENUTI E BEN RITROVATI di Roberto Bechis 1/1 COLLABOR-AZIONE di Roberto Pecci 2/1 FARE CULTURA A VERONA di Lorenzo Reggiani 3-4/1 FILM DI IERI E DI OGGI di Roberto Pecci 5/1 ... DELLA SITUAZIONE di Roberto Bechis 6/1 CINEFILI O APPASSIONATI? di Lorenzo Reggiani 7/1 8/1 UNA VIRGOLA di Roberto Pecci 8/1 15

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