Il Valdarno Marzo 2016

 

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Edizione di Marzo 2016 del giornale Free Press Il Valdarno

Popular Pages


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Ricambi meccanica Tel. 055 953323 Ricambi carrozzeria Tel. 055 9155626 Via degli Innocenti 6/6c 50063 FIGLINE VALDARNO (FI) Fax 055 9154582/3 e-mail: autoricambiasso@iol.it Marzo 2016. Registrazione al Tribunale di Firenze n. 6005 del 25.11.2015 Dir. Resp. Francesco Fondelli. Editore: SEF srl Vicolo Libri 4 Figline, 50063 Figline e Incisa Valdarno. Isc.ROC prat.1046013 - Stampa: Centro Servizi Editoriali S.r.l., Stabilimento di Imola, Via Selice 187/189 40026 Imola (BO) Diffusione Gratuita - notizieredazione@gmail.com Il Valdarno gratis a casa tua a pagina 2 Ricambi meccanica Tel. 055 953323 Ricambi carrozzeria Tel. 055 9155626 Via degli Innocenti 6/6c 50063 FIGLINE VALDARNO (FI) Fax 055 9154582/3 e-mail: autoricambiasso@iol.it IL BABBO E IL NONNO DI SARRI SALVARONO AVIATORI AMERICANI Gli atti eroici compiuti dalla famiglia dell’allenatore del Napoli sono stati raccontati in un libro scritto dal nipote del mitragliere che nel maggio del 1944 fu salvato da Goffredo e Amerigo Sarri PROGETTO VITA, DONAZIONE IN RICORDO DI VITTORIO La famiglia di Vittorio Masoni ha deciso di compiere una importante donazione al Calcit - Progetto Vita al fine di completare la rete di defibrillatori pubblici che sarà installata nel comune di Figline e Incisa Che c’entra Ser Ristoro con il vino di Sting ? di Francesco Fondelli SANitÀ: Scade il 30 marzo il tempo per evitare il dimezzamento della Gruccia. Mannaia sul Serristori a pagina 3 Che c’entra Ser Ristoro di Ser Jacopo con Gordon Matthew Thomas Sumner detto Sting? Niente. Appunto. Se non il fatto che 617 anni fa il notaio discendente di Averardo da Figline, decise il primo dei tanti lasciti dei “Serristori” per fondare e sostenere quell’ospedale - allora dedicato alla Vergine Maria Annunziata – che avrebbe dovuto assistere per sempre non solo i malati, ma anche i “pauperes infirmos”. Il passo è davvero lungo se dai “poveri infermi” si salta ai 6 milioni di euro pagati da Sting per acquistare quei 200 ettari che, come l’ospedale di Figline e le case coloniche dei Serristori, erano finiti alla Regione. Se l’ospedale nato nel 1399 dovesse per caso diventare un’altra cosa, sarebbe istruttivo rileggere i voleri testamentari di Ser Ristoro e dei suoi discendenti. Intanto brindiamo con un bicchiere di “Sister moon” (il vino di Sting selezionato da Wine Spectator) alla salute di quei “mendicantes” che si erano illusi di poter contare sulla generosità dei Serristori. Ospedali, ore decisive Un regista figlinese scoprì Sophia Loren Puntare il dito contro i responsabili del disastro della sanità valdarnese sarebbe facile, ma inutile. Non serve ricordare il vano sacrificio degli ospedali di San Giovanni, Montevarchi e Terranuova. Ora anche l’ospedale della Gruccia rischia grosso. Infatti, per colpa dell’accordo Stato-Regioni, non ci sarà futuro per gli ospedali che hanno un bacino di utenza sotto gli 80 mila abitanti. E saranno dimezzati gli ospedali compresi tra gli 80 e 150 mila abitanti. Da Laterina a Rignano siamo 146.485 valdarnesi. Forse potremmo salvarci se Pontassieve entrasse nell’eventuale distretto sanitario unico del Valdarno. I sindaci del Valdarno aretino hanno tempo fino al 30 marzo per saltare il fosso e chiedere di entrare nella Asl del Centro Toscana, ovvero di stare tutti insieme con Firenze invece che rimanere separati con ArezzoSiena. Intanto a Figline i cittadini si stanno mobilitando contro l’ultimo strangolamento del Serristori (a giugno arriverà l’ennesima smazzata sulla Guardia chirurgica notturna). Insomma: stiamo vivendo ore decisive per i nostri ospedali. COSTUME lA StORiA Di lOReNZO DiVeNtAtO ACCHiAPPAViP a pagina 4 GIUSTIZIA MeDiAtORe CiVile PeR NON FiNiRe iN tRiBUNAle a pagina 16 ENERGIA BOllette PiÙ BASSe CON il gRUPPO D’ACQUiStO a pagina 19 Il regista figlinese Cesare Barlacchi nel 1952 diresse una sconosciuta Sofia Lazzaro nel film“La Favorita”, dai lui diretto . a pagina 15

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Il Valdarno gratis a casa tua StORie Di gUeRRA: Il padre e il nonno dell’allenatore del Napoli rischiarono la vita per salvare due aviatori americani Il babbo e il nonno di Maurizio Sarri si resero protagonisti di atti eroici durante la seconda guerra mondiale. Il loro coraggio salvò due aviatori americani e per questo alla famiglia Sarri giunsero numerosi riconoscimenti dagli Stati Uniti. Questa bella storia è raccontata nel libro ‘Abbattuto sopra l’Italia’ scritto da John W. Lanza, nipote di William Lanza, mitragliere di coda di quel B-52 che nel maggio del 1944 fu abbattuto dalla contraerea tedesca. L’equipaggio si gettò con il paracadute. Il padre di Maurizio Sarri, Amerigo, allora sedicenne, si ricorda bene quei momenti: “Stavano bombardando Incisa. L’aereo sorvolava Vaggio colpito ad un motore. L’apparecchio si piegò e vidi buttarsi tre paracadutisti, poi riprese quota e proseguì; seppi dopo che si buttarono altri tre piloti mentre il maggiore nel tentativo di riportarlo alla base precipitò a Sansepolcro. Uno di questi militari cadde lì vicino dove ero sfollato io, si chiamava Alfred Todd”. William Lanza invece atterrò nei boschi del Montanino, fu trovato da un bimbo 2 PAGINA Marzo 2016 Quegli eroi nella famiglia di Sarri un assegno robusto da 65mila lire. Mio babbo lo rifiutò: ciò che aveva fatto era perché glielo diceva la coscienza. Questo colpì a tal punto il maggiore dell’aeronautica americana che durante la consegna del diploma al merito si mise a piangere e lo abbracciò per ringraziarlo”. Goffredo Sarri salvò Bill e Alfred, a rischio della propria vita: “Quando il fronte si avvicinò, i guastatori tedeschi ci mandarono via da Vaggio, così il mio babbo decise di far ritorno a Figline insieme ai due piloti vestiti con abiti civili. La strada fino al ponte di Matassino era presidiata dai tedeschi, però mio padre riuscì a convincere un sergente tedesco a lasciarci passare. Attraversammo il ponte sull’Arno di Figline due ore prima che saltasse in aria”. Il gruppo trovò rifugio dai Salesiani fino all’arrivo degli inglesi: “Arrivarono due piccoli cingolati - ricorda Amerigo - ed il capitano diede mezz’ora di tempo a William ed Alfred di organizzarsi prima di portarli via. Fu l’ultima volta che li vidi”. Roberto Bertoncini Nelle foto: In senso orario dall’alto Goffredo, Amerigo e Murizio Sarri che corse ad avvisare Amerigo, suo padre Goffredo e un certo Riccardo Becattini. Così gli aviatori Alfred e William rimasero insieme alle famiglie Sarri e Becattini per circa due mesi e mezzo, dividendosi tra il rifugio nel bosco e la casa di Amerigo per sfuggire ai tedeschi che stavano cercando i due americani: “William parlava un dialetto misto tra italiano e siciliano, mentre Alfred era un nottolone biondo che non spiccicava una parola!” ricorda scherzando Amerigo. Nel libro di Lanza si racconta la grande fiducia e la gratitudine che i due americani nutrivano nei confronti di Goffredo Sarri, un uomo forte e generoso. “Era una persona fatta a modo suo, ma aveva un cuore grande - racconta il figlio Amerigo - L’aeronautica americana offriva un premio a chi aveva aiutato i soldati statunitensi durante il conflitto, È finita con una lettera di scusa all’ex sindaco di Figline, Riccardo Nocentini, l’aspra polemica innescata da “Gino Zegna” (pseudonimo usato su internet da un vivace settantacinquenne valdarnese). In particolare nell’ottobre del 2014, dopo l’avvistamento di alcuni topi nel cantiere delle ex Lambruschini, Zegna aveva commentato: “Un giorno potrebbero trovarci anche la salma del Nocentini”. Con la tutela legale dell’avvocato Pierfrancesco Fratini era così partita la querela dell’ex sindaco, che si è risolta nei giorni scorsi con le scuse dell’autore: “Non avevo nessuna intenzione di offenderla o peggio di minacciarla e non avevo neppure l’intenzione di screditare il suo operato politico”. Laconico il commento dell’ex sindaco “Mi voglio augurare che le scuse siano sincere e le accetto. Il suo comportamento era stato scorretto, come purtroppo fanno tanti altri che scrivono sui social network nascondendo il proprio nome”. E “Zegna” chiede scusa all’ex sindaco Riccardo Nocentini

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Marzo 2016 La telefonata arriva il giorno di Natale. La professoressa Renata Bolzonella, insegnante dell’Istituto Vasari, ha appena saputo che nel Comune di Figline Incisa è in corso una raccolta fondi per installare una rete pubblica di defibrillatori. Il suo pensiero corre immediatamente al marito Vittorio da pochi mesi scomparso per un problema cardiaco. Appena il tempo di consultarsi con la prof.ssa Loredana Poggesi, amica e docente di clinica medica dell’Università di Firenze, e la decisione è presa: le offerte raccolte in occasione della cerimonia funebre di suo marito andranno al Progetto Vita Valdarno e serviranno per comprare un apparecchio salva vita. “Un Defibrillatori, donazione per ricordare Vittorio PROgettO VitA: 3 Il Valdarno gratis a casa tua Bel gesto da parte della famiglia Masoni Nella foto: Qui sopra la prof.ssa Renata Bolzonella insieme al figlio Emanuele. Nel riquadro, Vittorio Masoni. dono da tutti per tutti “ spiega la prof.ssa Bolzonella insieme al figlio Emanuele. “Mio marito Vittorio era una persona molto conosciuta a Figline e questo è il modo migliore per ricordarlo insieme a tutte le persone che lo stimavano e gli volevano bene”. Vittorio Masoni è stato un imprenditore di successo nel campo dell’istruzione. Nel suo percorso di vita ha lasciato innumerevoli tracce e testimonianze del suo impegno e della sua generosità, svincolato da interessi ma interessato a far spuntare il sorriso tra i più piccoli e i più grandi. La sua scomparsa lo lega al destino crudele del fratello Paolo, deceduto prematuramente nel 1999. “Un dolore - ricorda Renata - che ha colpito fortemente Vittorio che aveva condiviso tutto, compreso il lavoro con il suo fratello tanto amato”. Renata ed Emanuele non celano la commozione che accompagna il ricordo di Vittorio. “Mio padre, come ha ricordato anche il sacerdote durante l’omelia funebre, era un uomo che aveva la capacità di creare dei ponti tra le persone” aggiunge il figlio Emanuele. “Questa donazione per l’acquisto di un defibrillatore a disposizione di tutti è un modo per continuare la sua opera: un nuovo ponte dal cuore per il cuore”. La volontà espressa dalla famiglia Masoni è un gesto nobile da prendere come esempio. Intanto il Calcit Valdarno Fiorentino Onlus ha fatto sapere che a breve sarà decisa la collocazione dello strumento salva vita acquistato grazie a questa significativa donazione. Benedetta Pasquini e Diletta Masini Progetto Vita Valdarno Gli alunni della Scuola Media Statale “Leonardo da Vinci” di Matassino hanno partecipato ad alcune lezioni sulla storia del cinema tenute dal Professor Luigi Nepi, docente di storia del cinema all’Università di Prato. Si è trattato di un vero e proprio salto nel tempo: dall’inizio della prima guerra mondiale fino al secondo conflitto mondiale (19141940) seguendo la vita di uno dei migliori e celebri attori dell’epoca: Charles Spencer Chaplin, in arte Charlot. I ragazzi hanno assistito anche alla visione del film “il Grande dittatore” in lingua originale e nella versione Italiano, matematica e storia… del cinema PAGINA restaurata. Il professor Nepi ha poi spiegato il significato del “genere cinematografico”, cioè il modo per classificare le opere e per facilitare la scelta dello spettatore (gli alunni si sono addentrati, ad esempio, nella differenza tra il genere comico e la commedia). Inoltre i ragazzi della scuola media hanno appreso anche informazioni tecniche di base, come il significato del montaggio e quello dell’inquadratura. Rocco Maria Baggio Rachele Ducceschi Classe 3F, Scuola Media Statale “Leonardo da Vinci” Matassino

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Il Valdarno gratis a casa tua 4 PAGINA Marzo 2016 COStUMe: Centinaia di foto con personaggi famosi, da Daniel Radcliffe a Rocco Hunt hair stylist unisex Dal 1979 Franca si occupa dello stile dei vostri capelli, creando tagli personalizzati e soddisfacendo i desideri di ogni cliente. Il segreto del salone? L’esperienza e la professionalità di uno staff affiatato, formato da Elisa e Ilenia, che portano avanti con continuità ed entusiasmo lo splendido rapporto con la clientela. Con chi, da più di trent’anni, ha deciso di affidare con piena fiducia il proprio look e la propria immagine alle loro mani. Nelle foto: Lorenzo Giusti con Al Pacino, Terence Hill e Ligabue Lorenzo l’Acchiappavip! Lo Stile nei Capelli Tagli e Colori personalizzati È gradito l’appuntamento Tel. +39 055 951401 Via Della Resistenza, 19 Figline V.no (FI) La sua faccia sorridente appare accanto ai personaggi più famosi del mondo dello spettacolo. Lorenzo Giusti ha 23 anni e una collezione infinita di scatti fotografici che gli hanno fatto guadagnare il titolo di “AcchiappaVIP”. Lorenzo nonostante la sua giovane età ha collezionato una vastissima quantità di foto, autografi e aneddoti. Sembra che nessun cantante, attore, soubrette o modello sia sfuggito alla sua caccia. Quando e per quale motivo è nato questo tuo hobby? “Frequentando il mondo del Teatro Garibaldi di Figline ho avuto modo di avvicinarmi ad attori di fama internazionale, e posso dire che la mia passione per questa caccia ai VIP è nata all’incirca nel 2010 quando, proprio a teatro, incontrai Leo Gullotta e da quell’esperienza iniziai una vera e propria ricerca dei personaggi famosi” Come organizzi le tue “spedizioni” alla ricerca dei VIP? “Per prima cosa scelgo gli eventi rilevanti e con una grande partecipazione, per esempio sono stato alla Mostra del Cinema di Venezia e al Festival della Musica Italiana di Sanremo. Il passo successivo è quello di individuare i VIP che mancano alla mia personale collezione e sperare in un loro atteggiamento accomodante, il quale non sempre è garantito!” Ogni VIP ha la propria personalità che a volte differisce dal loro “personaggio”, ti sono capitati episodi sgradevoli? “Tantissimi! Spesso con personaggi che all’apparenza appaiono più simpatici e dispo- nibili. Ad esempio ho avuto difficoltà con Enrico Brignano e Renato Zero. Altri invece, nonostante la loro enorme fama, si prestano gentilmente per fare delle foto e anche qualche chiacchiera, come ad esempio mi è capitato con i Pooh e con Moira Orfei. Ho un ricordo davvero piacevole dell’incontro che ebbi all’interno della sua famosissima roulotte con la regina degli elefanti, nonostante la malattia le stesse già provocando dei problemi” A quali personaggi sei più affezionato tra quelli che hai incontrato? “Sicuramente Al Pacino, perché averlo incontrato è già di per sé un ricordo splendido! Un altro VIP che mi sento di scegliere è Terence Hill che descriverei come un mito personale, per incontrarlo mi sono recato a Spoleto (dove viene girato Don Matteo), e approfittando dell’attesa mi hanno invitato a fare da comparsa nella sua serie televisiva. Infine Ligabue, un’icona musicale che sono riuscito ad “acchiappare” a Milano mentre era ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, e che sono riuscito a fotografare ad un’uscita secondaria grazie al mio ormai sviluppato istinto di cacciatore!” Quando pensi di poter considerare completa la tua vasta collezione di VIP? “Quando incontrerò Sofia Loren. Quella sarà “la foto”, e dopo averla incontrata potrò finalmente dire di aver portato a termine la mia collezione, di aver realizzato il mio sogno fotografandomi con il cinema fatto persona.” Diletta Paoli

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Il Valdarno gratis a casa tua 6 PAGINA Marzo 2016 La possibilità che i parcheggi della stazione ferroviaria di Figline possano diventare a pagamento ha messo in allarme i pendolari che frequentano la stazione. La proposta, che riguarda sia il parcheggio di piazza Caduti di Pian d’Albero che di piazza della Libertà (stadio), viene indicata in una mozione che il PD ha presentato al Consiglio Comunale di Figline lo scorso 20 gennaio e che sarà discussa a marzo: si chiede alla giunta “di trovare soluzioni per agevolare la fruibilità da parte dei residenti del Comune di Figline e Incisa, anche valutando il corrispettivo per l’utilizzo dei parcheggi da parte Il panin di ramerino, tipico dell’area fiorentina, nel Medioevo era considerato un dolce vero e proprio e, già allora, veniva realizzato con la pasta del pane ingentilita con miele, uva passa e rosmarino. Ognuno dei suoi componenti aveva un significato: l’uva e il grano, da sempre considerati simbolo di vita, avevano una rilevanza mistica legata alla cristianità; il ramerino, nome toscano del rosmarino, secondo la credenza popolare possedeva la virtù di allontanare le forze del maligno. Rispetto ad allora, gli ingredienti hanno sicuramente subito qualche variante, perlomeno con l’aggiunta dello zucchero. Oggi, il panin di ramerino si può acquistare durante tutto l’anno, ma nei secoli passati e fino a qualche decennio fa, era strettamente legato alla tradizione del periodo pasquale e si trovava in vendita solamente il giorno del giovedì santo. I fornai ed i venditori di gene- Parcheggi a pagamento per i pendolari della stazione? dei residenti di altri Comuni”. Il Comitato Pendolari Valdarno Direttissima ha subito protestato: il pagamento del parcheggio alla stazione “sarebbe come una gabella per i pendolari e, se si vuole migliorare l’accessibilità e l’uso, vanno coinvolti anche gli altri sindaci dei Comuni vicini e la Regione, per individuare progetti e risorse per l’ampliamento del parcheggio”. Anche i sindaci di Castelfranco-Piandiscò, Cacioli, e di Reggello, Benucci, e il parlamentare figlinese del Pd, Ermini, hanno commentato negativamente l’ipotesi di parcheggio a pagamento. La stessa sindaca di Figline, Mugnai, è poi intervenuta: “Non vogliamo mettere nessuna tassa, ma serve la collaborazione con gli altri Comuni”. Se la mozione voleva riporta- FigliNe: Proposta del PD in Consiglio Comunale re il tema del parcheggio della stazione al centro del dibattito pubblico, il risultato è stato raggiunto, come ha sottolineato la capogruppo Pd Farini. Da parte sua il comitato pendolari ha ricordato che la stazione di Figline è la più frequentata del Valdarno, in media oltre 3000 pendolari al giorno, e ha proposto possibili progetti per l’ampliamento del parcheggio: dal recupero dell’area merci della Stazione e di parte della stazione dei bus fino al multipiano, trovando possibili cofinanziamenti dai Comuni limitrofi, dalla Regione, dal Governo. Maurizio Da Re portavoce del Comitato Pendolari Valdarno Direttissima tRADiZiONi: ri alimentari, mettevano fuori dell’uscio di bottega un tavolino coperto da una tovaglietta con sopra un cesto pieno di panini di ramerino, spesso già benedetti, che smerciavano lì, all’aperto. Li vendevano anche gli ambulanti all’ingresso delle chiese e la gente li acquistava prima di andare alla Messa del giovedì santo, per portarli a casa con la benedizione del parroco impartita alla fine del rito religioso. Comprare il panin di ramerino, era la testimonianza di un forte attaccamento alla fede, oltre che alla tradizione e le persone si affrettavano ad acquistarli prima che venissero venduti tutti, per il timore di trascurare quel gesto simbolico e religioso che la loro coscienza imponeva. Nelle case contadine di una Il panin di ramerino volta, ogni settimana era consueto fare il pane per il proprio fabbisogno e, durante la Quaresima, appena fatto l’impasto ne veniva tolto un pezzo al quale si aggiungevano lo zucchero, l’uva zibibbo tenuta ad appassire appesa alle travi del soffitto, l’olio d’oliva ed il rosmarino. Ancora oggi, quella morbida pagnottella con la crosticina lucida e dorata, viene fatta come nell’antichità, quando le dosi degli ingredienti erano decise “a sentimento”, così dicevano le donne di una Prodotti dell’ Antico Forno Canu Un dolce che un tempo era simbolo della Pasqua volta. In un pentolino mettevano un buon olio d’oliva, l’uva passa e delle foglioline di rosmarino tritate grossolanamente. Facevano scaldare il tutto senza friggere, poi lo lavoravano energicamente con la pasta del pane lievitata e lo zucchero. Preparavano i panini, li schiacciavano un po’ con il palmo della mano e li incidevano praticando quattro tagli a forma di croce. Con un rametto di rosmarino, li spennellavano di olio e li mettevano in forno fino a quando avevano preso il tipico colore brunito. Una volta cotti, li spennellavano di nuovo con uno sciroppo fatto con qualche cucchiaio di zucchero e un po’ d’acqua bolliti insieme, fino ad imbiondire leggermente. Adriana Bottacci

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Marzo 2016 7 Il Valdarno gratis a casa tua L’agnello nel piatto, i consigli dello chef Con l’avvento della Pasqua il piatto tradizionale sulle tavole dei valdarnesi resta sempre l’agnello. Carne bianca dal gusto particolare che si presta a varie tipologie di preparazione e cottura. Le parti dell’agnello che si utilizzano in cucina sono: il collo che è ideale per gli spezzatini; la spalla che rappresenta il taglio giusto per arrosti e stufati. Il cosiddetto carré (zona del filetto più controfiletto) è particolarmente adatto per le cotolette, sia grigliate che fritte. Il petto si presta per preparare spezzatini dal sapore inconfondibile. La parte che è detta “sella” va cucinata arrosto, così come il coscio che è la parte migliore per l’arrosto. Una particolare attenzione va messa nella scelta del tipo di animale che si vuole cucinare. L’agnello migliore è quello cosiddetto “di latte”, vale a dire un animale che non ha mai pascolato ma è stato nutrito con latte materno. Attenzione anche alle razze. In Toscana abbiamo tre razze riconosciute dall’Arsia (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione del settore Agricolo forestale), ovvero: Agnello appenninico, Agnello del parco di Migliarino-San Rossore, Agnello massese. Esiste inoltre l’agnello di Zeri (Carrara) considerato addirittura un presidio Slow Food, ovvero l’associazione internazionale no profit impegnata a ridare valore al cibo. La razza “zerasca” è riuscita a mantenere inalterate nel tempo le sue caratteristiche, grazie all’isolamento della Lunigiana. Chef Claudio CUCiNA: I pranzi della tradizione pasquale. Ecco come si preparano e come si scelgono i vari tagli di carne bianca Ecco i nuovi corsi di primavera di Torre Guelfa Domenica 3 Aprile L’Agnello oltre le ricette tradizionali Domenica 10 Aprile La crudité di mare: crostacei, molluschi, tartare e carpacci (i modi ed i metodi di preparazione) Domenica 17 Aprile I piatti vegetariani con le prime verdure stagionali Comunicazione pubblicitaria La ricetta: spalla di agnello farcita con prugnoli Ingredienti per 4 persone: 1 spalla d’agnello - 2 rametti di rosmarino - 20 foglie di menta - 3 spicchi d’aglio in camicia - 500 gr di funghi prugnoli 1. Disossare la spalla d’agnello, aprire la carne a libro 2. Affettare i funghi prugnoli e saltarli per 5 minuti in aglio e olio 3. Riempire la spalla con i funghi, arrotolare e legare con spago da cucina 4. Fare un battuto con rosmarino e menta 5. Massaggiare la spalla con il battuto di erbe aromatiche, salare 6. Ungere una teglia da forno e disporvi la spalla , aggiungere un rametto di rosmarino e spicchi d’aglio in camicia 7. Cuocere 45 minuti a 160°, dopodiché bagnare con un bicchiere di vino bianco secco e continuare la cottura per ulteriori 40 minuto a 180°. A fine cottura fate ritirare il sughetto. 8. Affettare la spalla e servire condita con il sughetto di cottura e contornata da spinaci saltati Domenica 24 Aprile Il salmone fresco, i vari modi di preparazione Info 055951112 Valdarno terra di grandi vini Nella foto: Paolo Zaini e Sandro Benassai Il Valdarno è da secoli, anche se molti non lo sanno, terra vocata alla produzione di vini di qualità. Il Bando del Granduca di Toscana Cosimo III De’ Medici del 1716 “Sopra la Dichiarazione de’ confini delle quattro regioni Chianti, Pomino, Carmignano e Vald’arno di Sopra” riporta questa realtà. Tale bando può considerarsi, a buon diritto come la prima Denominazione di Origine Controllata della storia enografica italiana, da qualche anno di nuovo attua- le grazie alla nuova “DOC Val d’Arno di Sopra” coniata appunto sul Bando. I vini dell’epoca erano sicuramente diversi dagli attuali, nei gusti e nelle tipologie, ma rimane significativa la menzione del nostro territorio tra le migliori zone di produzione. Negli ultimi anni , grazie a un nutrito gruppo di viticoltori appassionati, abbiamo assistito ad una rinascita molto interessante, con l’arrivo sul mercato di realtà produttive che si sono imposte con vini molto apprezzati in Italia e all’estero, con punte di eccellenza veramente notevoli. In questa rubrica vogliamo accompagnare l’appassionato e il neofita alla scoperta di aziende vinicole e di prodotti famosi in giro per il mondo e che spesso sono sconosciuti a chi ci vive accanto. Vitigni autoctoni e internazionali e altri addirittura che esistono solo da noi (Caberlot, Malvasia di Montegonzi, Lacrima del Valdarno, ecc.), ci accompagneranno in un viaggio tra le migliori espressioni del vino nel nostro territorio. Sarà poi vostro compito cercare questi vini nelle enoteche o direttamente dal produttore e provare ciò che noi abbiamo già constatato nella nostra esperienza di sommelier. Prosit. Paolo Zaini – Sandro Benassai PAGINA

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Il Valdarno gratis a casa tua 8 PAGINA Marzo 2016 L’istituto Marsilio Ficino e i suoi primi novant’anni SCUOlA: Fu fondato da Padre Damiano Neri nel lontano 1926 Nelle foto: Gli studenti del Ficino in un incontro organizzato per il 90° alla presenza di Giulia Mugnai Un compleanno è sempre una data importante da festeggiare in un clima di famiglia, con gli amici più veri e i parenti più cari. Tanto più quando a compiere gli anni è una scuola che tanto ha dato al territorio del Valdarno. È il caso dell’istituto “Marsilio Ficino”, storica istituzione educativa ben radicata a Figline e anche oltre. Sì, perché l’Istituto festeggia il suo 90° compleanno, il che vuol dire aver attraversato quasi un secolo, con generazioni di studenti e professori che si sono avvicendate sui banchi di scuola e hanno condiviso la grande avventura dell’educazione. Così abbiamo deciso di intervistare due delle figure più attive nella nostra scuola, padre Ugo Rossi e il professor Giovanni Meucci, per sapere da loro cosa significa celebrare questo importante anniversario. Cosa è cambiato nell’Istituto Marsilio Ficino nel corso di 90 anni? Padre Ugo - La mia valutazione di 90 anni di storia è davvero positiva. Del resto io vi sono stato partecipe per ben 45 anni, come docente ed anche come dirigente. L’istituto, nato da P. Damiano Neri nel 1926, ebbe subito un’impronta seria come scuola d’istruzione e di formazione umana e cristiana e ha sempre mantenuto le sue caratteristiche di palestra seria e accogliente per la gioventù del Valdarno. Prof. Meucci - Aggiungerei che, riflettendo su questi 90 anni, dobbiamo anche cercare di riscoprire qual è il senso di una scuola di ispirazione cristiana, perché è importante che i cristiani si occupino anche dell’educazione, a partire da quelli che sono stati i frutti che questa scuola ha dato. A questo scopo abbiamo organizzato il convegno su La scuola del Novecento, del presente e del futuro che si concluderà il 27 maggio con un grande Forum sull’educazione. Come mai le persone continuano a scegliere questa scuola? U - Le famiglie, in cui i genitori sono stati spesso ex-alunni del M. Ficino, continuano a riporre la loro fiducia nella scuola per la preparazione offerta sul piano scolastico Il 17 e 18 marzo Figline Valdarno ospiterà Antonio Zangara figlio di Salvatore, vittima innocente di mafia, ucciso l’8 ottobre 1983 a Cinisi (Palermo) con una raffica di proiettili destinati al capomafia Di Maggio che trovò riparo tra i passanti. Giovedì 17 marzo alle 21.00 in Palazzo Pretorio, Antonio racconterà la sua toccante storia ai cittadini e il 18 mattina, alle 9.15, incontrerà gli studenti delle classi IV^ dell’Istituto Vasari. L’evento è organizzato dal Movimento Libera Valdarno. Zangara al Vasari e educativo. L’Istituto non è cambiato, ma giustamente si è adeguato alle esigenze dei giovani d’oggi; oltre alle discipline fondamentali di medie e licei, sono state aggiunte le lingue, il teatro, la musica, le scienze della comunicazione e una cultura più ampia con i convegni di studio su eventi storici, sociali e civili. M - Perché continua ad essere scelta? Un primo motivo è sicuramente rappresentato dal fatto che è una scuola di ispirazione cristiana e quindi probabilmente le famiglie sanno che in questa scuola vengono trasmessi dei valori. Poi, una scuola cattolica, essendo “piccola” seguirà meglio i ragazzi e cercherà anche di incanalare i lati più “problematici” in qualcosa di costruttivo, facendoli arrivare in modo sereno alla fine del loro percorso formativo. Tanti auguri, allora, “Marsilio Ficino”! Aurora Butini e Vittoria Pasquini Alunne dell’Istituto “M. Ficino”

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Il Valdarno gratis a casa tua 10 PAGINA Marzo 2016 Filo diretto con il dottor Riccardo Fiorini Angiolino, mele e pere cotte per inventarsi un lavoro Oggi non è facile inventarsi un lavoro. Innanzitutto è necessario conoscere i bisogni di una certa fascia di mercato, avere le competenze per soddisfarli, le capacità e le risorse per diventare un produttore in quello specifico ambito. Anche nel passato funzionava press’a poco come oggi, ma, a differenza di oggi, non c’era la burocrazia a bloccare le idee. Come avrebbero fatto a tirare avanti i capifamiglia con tanti figli da sfamare, se non si fossero guardati intorno per capire i bisogni della gente e non si fossero inventati un lavoretto che gli consentisse di portare a casa qualche soldo in più? Qualche vecchio artigiaze e poi, altri ancora, spesso conosciuti più per soprannome che per nome e cognome. Angiolino, quando veniva in via Fabbrini a cuocere il pane, aveva osservato che in quelle botteghe artigiane, a metà pomeriggio c’era l’abitudine di fare una piccola sosta, per una merenda e per un bicchier di vino. Pensò così di inventarsi un lavoretto utilizzando i frutti del suo campo. I lavoranti, per una fetta di pane ed un bicchier di vino, andavano da i’ Grullino, in via XXIV Maggio, ma per mangiare un po’ di frutta aspettavano Angiolino che si fermava in ogni bottega con le sue teglie di mele e pere cotte ancora calde. Tecnologia e bambini Quattro miti da sfatare Molti genitori hanno delle convinzioni errate. Vediamo quali: 1) La tecnologia serve per imparare meglio. Questa convinzione serpeggia tra i genitori di oggi che si rendono conto di essere stati sorpassati dai figli nelle competizioni digitali. Questo crea la convinzione che questa abilità dei “nativi digitali” comporti capacità conoscitive superiori, ma nella realtà non è così. Se realmente proviamo ad esplorare le competenze di questi ragazzi su tablet, cellulari, videogiochi e quant’altro, rimaniamo delusi. Studi scientifici dimostrano che non vi è nessun vantaggio dal punto di vista dell’apprendimento, anzi giocare ad un videogioco non sviluppa capacità logicodeduttive ma al contrario rappresenta una forma di distrazione. 2) I social network sono strumenti relazionali. Una paura ricorrente dei genitori è “non voglio che mi figlio si senta escluso”. In realtà chi trascorre tanto tempo sui social, chi ha molti amici virtuali, spesso è isolato e solo nella realtà. Infatti è nella vita quotidiana che si sviluppa un vero percorso relazionale. 3) Mio figlio deve avere tutto quello che hanno gli altri. Molti genitori cedono a questo ricatto anche affettivo poiché credono che il proprio figlio debba avere tutto quello che hanno gli altri. Tale atteggiamento in realtà non ha un valore educativo e anzi cede a un ondata consumistica. È importante invece far capire il valore del sacrificio nel raggiungimento dei propri desideri e obiettivi. 4) L’accesso libero e sicuro al web e l’illusione del controllo. Il cellulare in mano ai ragazzi non è uno strumento che serve per placare l’ansia dei genitori. I dispositivi elettronici che oggi sono in mano ai bambini sono un’arma a doppio taglio in quanto espongono al rischio di insidie e malintenzionati che possono agire tramite profili facebook, posta elettronica, chat, whatapp. Inoltre gli stessi strumenti permettono il facile passaggio di immagine violente o pornografiche. Oltretutto il cellulare a differenza del pc, non può essere dotato di filtri per impedire l’accesso a siti equivoci. filodirettodottore@gmail.com no di via Fabbrini, ricorda ancora quando Angiolino, prima di improvvisarsi imbianchino, veniva dallo Stecco a cuocere il pane per la sua famiglia ed insieme al pane portava al forno anche un paio di teglie con le pere e le mele del suo campo. In via Fabbrini, negli anni quaranta e cinquanta, c’erano ancora tante attività artigianali: Lazzerino il marmista, Dina la vinaina, Desdemona e Giovacchino i sugattolai, il Poggesi calzolaio, Salacchino il ciabattino con la moglie Pellegra, Burniaga il fornaio, Cice il carbonaio, il Lello e Angelillo con le falegnamerie, i Luccini con i taxi e le carroz- I fiori fanno bene a tutti e non solo a Nero Wolf che trovava la giusta concentrazione per risolvere i gialli più intricati all’interno della sua serra colma di orchidee. L’uso dei fiori come simbolo di un sentimento va oltre le semplici usanze e convinzioni: in realtà è stato dimostrato che il profumo e il colore di un fiore possono influenzare l’umore e lo stato d’animo delle persone. Non a caso esiste un vero e proprio manuale di terapia privo di effetti collaterali che fa ricorso a vari fiori selvatici per curare alcuni dei più comuni squilibri. Al di là degli effetti fitoterapici, regalare un fiore esprime comunque una sensazione positiva. I più esperti sanno anche che ogni fiore si adatta a una particolare occasione e per questo è stato codificato un vero e proprio linguaggio segreto che abbina un messaggio ad I fiori fanno bene a tutti Ne beneficia il corpo e l’umore ogni singola specie. Questa usanza non legata solo alla moderna civiltà consumistica ma ha radici nel passato. Ad esempio le donne hawaiane portano l’ibisco tipico tra i capelli dietro l’orecchio destro se sono sentimental- mente impegnate; diversamente dietro l’orecchio sinistro se sono single o dietro a entrambe le orecchie quando sono in cerca di un nuovo amore. Il potere evocativo dei fiori si manifesta soprattutto nell’arte: Frida Kahlo ha utilizzato il proprio giardino come fonte di ispirazione e benessere. Colori e forme che hanno coniato uno stile personalissimo partendo da iris, calle, dalie e viole. Paolo Gallina LA FORMULA MATEMATICA DELLA FELICITÀ Sfiderei chiunque ad affermare di non aver vissuto una notte da incubo per un compito o un’interrogazione di algebra, geometria o matematica analitica. Perciò matematica e felicità insieme? Salvo che non si tratti di Margherita Hack o di Antonino Zichichi, è un ossimoro. Eppure il professor Galli- MILLEEUNLIBRO, IL VIZIO DI LEGGERE na, ingegnere e professore di meccanica applicata dell’Università di Trieste, è riuscito a coniugare le due cose. Peraltro, il narratore, comincia a scrivere di felicità, adottando il metodo matematico, all’indomani dalla separazione dalla moglie: momenti di follia creativa? Dilettandosi tra derivate e funzioni, la penna dell’autore traccia fatti, circostanze, emozioni, in relazione alla variabile temporale, in grado di condizionare lo stato d’animo umano. Lo fa ricorrendo a semplici esempi di vita vissuta del mutevole zio Gian, sintetizzando le considerazioni finali in formule matematiche, grazie al supporto tecnico del collega Gino, specialista in escavazioni …”nasali”. A dispetto del titolo, la narrazione è semplice ed efficace: il lettore fa anche autocritica e ripassa la matematica. Insomma, la formula della felicità esiste e può essere riassunta in Fe= Δs Δt-1, ossia, per quelli, come me, poco avvezzi, la felicità è la variazione (Δ) rispetto al tempo (t) dello stato (s) di una persona. Minore è il tempo in cui avviene la variazione di stato, maggiore è la felicità. Affinché la felicità sia durevole lo stato è da incrementare, ma possiamo farlo all’infinito? E perché si parla cosi poco della felicità? Perché la gente è infelice pur volendo essere felice? Preconcetti: “Se qualcuno si ponesse di Bleu in pubblico una domanda sulla felicità, le conseguenze sarebbero incontrollabili, dalla gogna della banalità al sospetto di pazzia. Porsi troppe domande sulla felicità è considerato tipico di chi non ha i piedi per terra …” afferma Paolo Gallina. È forse giunto il momento di pensare ad una inversione di rotta?! Si, come Papa Francesco alla Messa che si svolse allo stadio di Firenze, è necessario andare controcorrente. Con gioia.

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Marzo 2016 15 Il Valdarno gratis a casa tua C’è anche un po’ di Valdarno nella scintillante storia di Sophia Loren. Anzi, se all’inizio degli anni ‘50 la bella diciottenne cresciuta a Pozzuoli, riesce a farsi largo nel mondo del cinema, lo deve anche ad un regista di origini figlinesi: Cesare Barlacchi. Dietro alla macchina da presa il regista valdarnese diresse numerosi film, soprattutto nel secondo dopoguerra, a cominciare dal suo primo lungometraggio “L’ombra della valle” (1946), poi “La sonnambula” (1952), “Tormento di anime” (1953), “La cortina di cristallo” (1958). Ma è nel film “La Favorita”, girato nel 1952, che Cesare Barlacchi si trova a dirigere un’acerba Sofia Lazzaro, nome d’arte con la quale tentava allora la fortuna artistica la diciottenne Sofia Villani Scicolone. Il film girato da Barlacchi è una versione cinematografica dell’opera lirica di Gaetano Donizetti. A capo sia della regia che della sceneggiatura il regista figlinese offre il meglio di sé, nonostante l’attrice protagonista non abbia ancora una grossa esperienza. La futura Sophia Loren si trova Il figlinese che scoprì Sophia Loren si distingue con nobili gesta in guerra e il sovrano decide di premiarlo, ma quando si accorge che il ragazzo ama Leonora e viceversa, per vendetta ordina le nozze tra i due giovani. Nel momento in cui Fernando apprende di aver sposato quella che era la favorita del re, abbandona, ferito nel cuore, la sposa e si rifugia dal padre. Qui lo raggiunge Leonora, che addolorata e in fin di vita chiede perdono al ragazzo. Perdonata muore, spossata dal dolore, tra le braccia dell’amato. Insomma, il film riflette bene quello che era il gusto degli spettatori nella metà del secolo scorso. La regia di Barlacchi regala un buon ritmo al tortuoso sviluppo della storia tra Leonora e Alfonso. Il film “La Favorita” ebbe una normale riuscita commerciale, senza suscitare eccessivi entusiasmi nella critica cinematografica di quegli anni. Tuttavia l’ottima gestione delle immagini e la spettacolare rievocazione della corte spagnola, hanno fatto sì che gli appassionati del genere possano ancora oggi godere di ogni scena. Riccardo Barlacchi CiNeMA: Il regista Cesare Barlacchi nel 1952 lanciò una sconosciuta Sofia Lazzaro nel film “La Favorita” Manuelli, l’archipoeta Giovanni Manuelli “architetto di parole”. Con semplici sillabe la sua poesia diviene quasi un edificio, dove le parole stesse si trasformano in pietre cesellate e il lettore ci si può avventurare dentro quella costruzione, ci può camminare, la può respirare, può toccare le parole. “Le parole che conosco – Spes contra Spem”, una piccola raccolta dei suoi pensieri che prendono spunto proprio dal motto di San Paolo, Spes contra Spem: un atto di fiducia nei confronti dell’uomo, nel voler credere che ancora qualcosa di buono possa accadere e che sia in ogni animo umano. Giovanni parla di cose reali che lo emozionano, usando le parole, appunto, che conosce. L’archietto Manuelli non fa voli pindarici, non usa termini incomprensibili, ma con espressioni semplici riesce a emozionare. Come nella poesia scritta per la moglie Tina, dove si avverte forte l’amore immenso per questa donna, nel rimpianto delle parole taciute e nei tramonti non goduti. V.T. così a recitare nei panni di Leonora di Guzman. Interpreta il ruolo della favorita del re Alfonso XI di Castiglia. Se nella vita di tutti i giorni Sofia Scicolone in quegli anni sta per affascinare un uomo più maturo, il produttore Carlo Ponti, nel film del regista figlinese la bella Sofia Lazzaro, nelle vesti sceniche di Leonora, fa invece perdere la testa ad un giovane, di nome Fernando, interpretato dall’at- tore Gino Sinimberghi. Barlacchi diresse abilmente le scene che illustravano la storia complicata dei due innamorati. La trama è nota: Leonora, pur ricambiando i sentimenti Fernado, dichiara che non è possibile alcuna relazione tra loro perché lei sa che il re Alfonso è pronto a ripudiare la sua sposa e sorella di Fernando, proprio perché invaghito di Leonora. Intanto il giovane Fernando chiaMaci Per un aPPuntaMento al 393 5624278 Prenota subito: risParMio Garantito!!! show rooM Presso Polo lionello bonfanti - località burchio (fra incisa in Val d’arno e the Mall) 50064 Incisa in Val d’Arno - tel. 055 0988068 - fax 1782211843 - www.legnoserviceart.com - info@legnoserviceart.com PAGINA

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