Num.107 - 2016

 

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Il Giornale Italiano Num. 107 - 2016

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107/2016 | GIORNALE ITALIANO DE ESPAÑA - GRATUITO | WWW.ILGIORNALEITALIANO.NET | D.L.: MA-884-2008

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: Miguel muore a Madrid 400 anni fa Vive in Italia come cortigiano alla corte degli Acquaviva. Autore di uno dei più famosi libri del mondo: “El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha”. Fu a Messina, in quel momento delicato della sua esistenza, durante la convalescenza dopo la battaglia di Lepanto, che egli iniziò a scrivere il suo capolavoro. al taglio della mano destra e a dieci anni d’esilio perché accusato di aver ferito un certo Antonio de Segura. In Italia è prima cortigiano, anche presso la corte degli Acquaviva, nel Ducato di Atri in Abruzzo. Nel mese di settembre del 1571 s’imbarca quindi come soldato sulla galea Marquesa che fa parte della flotta della Lega Santa che sconfiggerà quella turca nella battaglia di Lepanto il 7 ottobre dello stesso anno. Nella battaglia rimane ferito perdendo l’uso della mano sinistra. Viene ricoverato per alcuni mesi all’ospedale di Messina. Nel 1572 combatte anche nella battaglia di Navarino e nel 1573 a quella di Tunisi. Nel 1575 parte da Napoli per la Spagna con alcune lettere di raccomandazione che dovrebbero procurargli il comando di una compagnia. Ma la galea Sol sulla quale viaggia viene assalita dal rinnegato Arnaut Mami ed egli Miguel Cervantes de Saavedra è nato ad Alcalá de Henares il 29 settembre 1547 e morto a Madrid il 22 aprile 1616. È stato uno scrittore, romanziere, poeta, drammaturgo e militare spagnolo. Conosciuto per essere l’autore del romanzo Don Chisciotte della Mancia. Con quest’opera l’autore intende ironizzare sui romanzi cavallereschi e sulla la società del suo tempo. Cervantes ha influenzato tantissimo la letteratura spagnola tanto da essere definita come la lingua di Cervantes e, per tale motivo, gli è stato dediPag. 2 cato l’Istituto di lingua e cultura spagnola. Nato nel 1547 ad Alcalá de Henares da una famiglia modesta; figlio di Rodrigo e di Leonor de Cortinas, Miguel è il quarto di sette figli. La sua famiglia è costretta a viaggiare, a causa degli scarsi guadagni del padre, da un paese all’altro, finché nel 1568 egli si trova a Madrid dove frequenta il collegio “El Estudio” diretto da Juan López de Hoyos. Nel 1570 Cervantes si sposta in Italia per evitare la condanna Biografia La prima edizione del Don Chisciotte della Mancia (1605) 107/2016

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è catturato dai pirati e tenuto prigioniero per cinque anni fino al pagamento di un suo riscatto, ad opera delle missioni dei trinitari, fondate da San Giovanni de Matha. Negli anni di prigionia conosce Antonio Veneziano e ne diviene amico, tanto che nel 1579, gli dedicò un’epistola in dodici ottave, opera molto importante per Cervantes, tanto che quasi settanta versi vennero reinseriti nella commedia “El trato de Argel”, che narra della prigionia in Algeri. Finalmente liberato con l’aiuto della famiglia, Cervantes ritorna in Spagna dove l’attende un duro periodo di umiliazioni e ristrettezze economiche. Nel 1584 sposa Catalina de Salazar y Palacios e vive ad Esquivias, nell’attuale provincia di Toledo; qui pubblica La Galatea e nel 1586 si separa dalla moglie: il suo matrimonio, senza figli, si suppone infelice. Si trasferisce poi in Andalusia nel 1587 e qui si occupa delle provvigioni per la Armada invencible e successivamente lavora come percettore di imposte. La requisizione di un carico di cerali e di beni della curia in Andalusia gli valsero quello stesso anno ben due scomuniche. Nel 1597 viene coinvolto in una bancarotta fraudolenta ed incarcerato. Nel 1602, viene arrestato a Siviglia per illeciti amministrativi, ma in questo caso riacquista poco dopo la libertà. Negli anni immediatamente successivi è a Valladolid insieme alle due sorelle e alla figlia Isabella, nata da una relazione con una certa Anna de Rojas. Nel 1605 Cervantes subisce una nuo- va vertenza giudiziaria: viene infatti trovato nelle vicinanze della sua casa il cadavere del cavaliere Gaspar de Ezpeleta e i sospetti cadono sullo scrittore, che viene imprigionato e subito prosciolto. Il dubbio che la morte del cavaliere sia in qualche modo riconducibile alla moralità delle due sorelle e della figlia sognano tristemente i suoi ultimi anni. Nel 1606 per seguire la corte di Filippo III di Spagna si trasferisce a Madrid e, nonostante gli stenti, è proprio in quel periodo che stende la produzione maggiore di opere. Cervantes non fu un umanista e nemmeno un letterato di successo. Egli ebbe un atteggiamento di indifferenza di fronte alle maggiori pole- Produzione letteraria Chiesa dove fu battezzato Miguela de Cervantes Saavedra, Alcalá de Henares 107/2016 Pag. 3

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La vera carriera letteraria di Cervantes inizia con La Galatea, che fu pubblicata nel 1585, ma venne scritta in gran parte nel 1582 ed è considerata la sua opera giovanile più impegnativa. In essa si riconoscono alcuni tratti distintivi della scrittura di Cervantes, soprattutto nella fusione operata tra i temi tipici della poesia pastorale con altri elementi, come alcune avventure e le peregrinazioni compiute dai personaggi. La Galatea Il romanzo El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha, il capolavoro di Cervantes, venne pubblicato in due tempi, la prima parte nel 1605 e la seconda nel 1615, dopo l’apparizione di una prosecuzione apocrifa ad opera di Alonso Fernández de Avellaneda. El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha Del 1615 è anche la sua più lunga composizione poetica, Ocho comedias y ocho entremeses, che comprende Pedro de Urdemalas, la migliore opera teatrale del Cervantes, e l’intermezzo El retablo de las maravillas, uno dei suoi più riusciti quadri popolareschi. Tutte le commedie vantano traduzioni italiane, ma solo una di esse, La entretenida, è stata tradotta in versi, nel 2007 con il titolo La spassosa, da David Baiocchi e Marco Ottaiano. Targa commemorativa della casa dove visse Cervantes a Madrid Ocho comedias y ocho entremeses miche letterarie dell’epoca, come quella sul teatro e sul culteranismo, infatti, prediligeva i generi popolari, come il teatro o la novellistica, segno che egli cercava soprattutto vantaggi economici, vantaggi che comunque non raggiunse nemmeno con la pubblicazione della prima parte del “Don Chisciotte”, che ebbe un certo successo. L’inserimento dello scrittore nell’ambiente letterario del suo tempo è riconducibile alla sua prima produzione poetica, come El viaje del Parnaso, un poemetto giovanile che Cervantes pubblicò nel 1614 con una Adjunta al Parnaso in prosa. Maggiore valore documentario hanno le composizioni poetiche brevi, nate per lo più da motivi occasionali e ricche di umorismo e di vivacità interpretativa. Alla prima attività letteraria è da ricollegare anche una parte della sua copiosa produzione teatrale, dal momento che due delle sue commedie, El cerco de Numancia e El trato de Argel si possono datare al 1583 circa. Pag. 4 Postuma risulta l’opera Los trabajos de Persiles y Sigismunda, la cui dedica è datata 19 aprile 1616 e che venne pubblicata nel 1617. La formazione culturale di Cervantes si svolse nella fase di passaggio dal XVI secolo al XVII secolo in pieno clima rinascimentale e il passaggio dal rinascimento al barocco trovò in lui un interprete dei problemi dell’uomo di quel tempo. Nell’opera di Cervantes si coglie la necessità di scoprire il sogno, la fantasia, l’ignoto, la follia, l’istinto per portare alla luce la coscienza umana. Nelle opere di Cervantes si coglie il desiderio di condizioni esistenziali diverse in cui l’uomo possa essere libero e realizzare la propria individualità. Cervantes conosceva gli scrittori contemporanei spagnoli e inoltre Aristotele, Platone e Orazio . Egli cercò di adattare il suo stile alle esigenze estetiche 107/2016 I travagli di Persiles e Sigismonda Poetica

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dell’epoca rinascimentale anche se spesso si nota nelle sue opere una ricerca personale e libera di concetti, di mondi e di sentimenti dove la letteratura si fonde con la spregiudicatezza d’invenzione e d’intuizioni. La prosa di Cervantes cambia spesso per passare da periodi simmetrici e complessi ad altri più immediati dove il discorso si fa più semplice, diretto e familiare. Nella lettura del Don Chisciotte si può cogliere il disagio di vivere che vagheggia un mondo mai esplorato ma sempre sognato. Allo scrittore è stato intitolato il cratere Cervantes, sulla superficie di Mercurio. Il giorno della sua morte, che condivide con William Shakespeare e Inca Garcilaso de la Vega è stato designato dall’UNESCO come Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore. Compare nelle monete da 50, 20 e 10 centesimi di Euro spagnoli. • A la Austriada de Juan Rufo • Al túmulo del rey Felipe II • Ocho comedias y ocho entremeses nuevos nunca representados (1615) Comedias • El gallardo español • La casa de los celos y selvas de Ardenia • Los baños de Argel • El rufián dichoso • La gran sultana doña Catalina de Oviedo • El laberinto de amor • La entretenida • Pedro de Urdemalas Entremeses • El juez de los divorcios • El rufián viudo, llamado Trampagos • Elección de los alcaldes de Daganzo • La guarda cuidadosa • El vizcaíno fingido • El retablo de las maravillas • La cueva de Salamanca • El viejo celoso • Comedia llamada trato de Argel • Comedia del cerco de Numancia, imitazione delle tragedie classiche, pubblicata solo nel XVIII secolo Duccilli, Don Chisciotte della Mancha - Regia Gennaro Duccilli. Opere teatrali Opere musicali • Gino Tagliapietra, Tre pezzi [per pianoforte]. Armonie di campane, Don Chisciotte, scherzo barbaro, Venezia, E. Sanzin e C., 1911 • Paisiello, Giovanni (17401816), Sinfonia Del Sigr. Giovanni Paesielli per L’Autunno 1770, musica manoscritta, copia di vari copisti, 18/f • Francesco Bartolomeo Conti (1681-1732), Don Chisciotte in Sierra Morena: entree, partitura, Accademia del ‘700 Italiano, 1992 • Don Chisciotte: balletto in un prologo e tre atti, coreografia di Rudolf Nureyev, musica di Ludwig Minkus (arrangiamento e adattamento di John Lanchberry), Milano, Edizioni del Teatro alla Scala, 2003. Riconoscimenti • La Galatea (1585), romanzo pastorale. • El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha (Don Chisciotte della Mancia, 1605) • Novelas ejemplares (1613), collezione di 12 storie brevi. • Viaje del Parnaso (1614), rivista critica dei poeti del suo tempo. • Segunda parte del ingenioso caballero don Quijote de la Mancha (1615) • Los trabajos de Persiles y Segismunda (1617), il romanzo che Cervantes considerava la sua opera migliore. • Exequias de la reina Isabel de Valois. • A Pedro Padilla • A la muerte de Fernando de Herrera 107/2016 OPERE Opere in prosa Opere poetiche • Nicola Zingarelli, Il mercato di Monfregoso, dramma giocoso per musica, Milano, G. Battista Bianchi. • Giovanni Claudio Pasquini (1695-1763), Don Chisciotte in corte della Duchessa, opera; Antonio Caldara; libretto: Gio. Claudio Pasquini, s.l. • Saro Lombardo (a cura di), Don Chisciotte o Il tramonto della cavalleria, riduzione teatrale dal romanzo di Miguel de Cervantes Saavedra, Roma Istituto tecnico commerciale di Stato V. Gioberti, 1992. • Vincenzo Cuomo, Gennaro OPERE DELLA CRITICA O APOCRIFE Opere teatrali Statua di Cervantes a Lepanto, Grecia Pag. 5

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DON CHISCIOTTE DELLA MANCIA LA PIU’ FAMOSA OPERA LETTERARIA DELLO SCRITTORE SPAGNOLO MIGUEL CERVANTES SAAVEDRA Don Chisciotte della Mancia (titolo originale in lingua spagnola: El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha) è una delle più importanti opere nella storia della letteratura mondiale. Vi si incontrano, bizzarramente mescolati, sia elementi del genere picaresco, sia del romanzo epico-cavalleresco, nello stile del Tirante el Blanco e del Amadís de Gaula. I due protagonisti, Alonso Chisciano (o Don Chisciotte) e Sancho Panza, sono tra i più celebrati personaggi della letteratura di tutti i tempi. Cervantes, che si era aggregato alla flotta Cristiana alla volta di Lepanto, di ritorno da quell'estenuante battaglia fu ricoverato presso l'Ospedale Maggiore di Messina, nella quale si riuniva lo stato maggiore di Don Giovanni d'Austria. E fu proprio a Messina, in quel momento delicato della sua esistenza, durante la convalescenza, che egli iniziò a scrivere il suo capolavoro, ossia il Don Chisciotte della Mancia. Il pretesto narrativo ideato dall'autore è la figura dello storico Cide Hamete Benengeli, di cui Cervantes dichiara di aver ritrovato e tradotto il manoscritto in aljamiado (lingua romanza diffusa tra i moriscos e scritta con caratteri arabi), nel quale sono raccontate le vicende di Don Chisciotte. L'opera di Cervantes fu completata nel 1605 quando l'autore aveva 57 anni. Il successo fu tale che Alonso Fernandez pubblicò la continuazione del 1614. Cervantes, disgustato da questa continuazione, decise di scrivere un'altra avventura del Don Quijote (la seconda parte), pubblicata nel 1615. Il Don Quijote è l'opera letteraria principale del Siglo de Oro ed è il più celebrato romanzo della letteratura spagnola. Il protagonista della vicenda - un uomo sulla cinquantina, forte di corporatura, asciutto di corpo e di viso - è un hidalgo spagnolo di nome Alonso Quijano, morbosamente appassionato di romanzi cavallereschi. Le letture lo condizionano a tal punto da trascinarlo in un mondo fantastico, nel quale si convince di essere chiamato a diventare un cavaliere errante. Si mette quindi in viaggio, come gli eroi dei romanzi, per difendere i deboli e riparare i torti. Alonso diventa così il cavaliere don Chisciotte della Mancia e inizia a girare per la Spagna. Nella sua follia, Don Chisciotte trascina con sé un contadino del posto, Sancho Panza, cui promette il governo di un'isola a patto che gli faccia da scudiero. Come tutti i cavalieri erranti, Don Chisciotte sente la necessità di dedicare ad una dama le sue imprese. Lo farà scegliendo Aldonza Lorenzo, una contadina sua vicina, da lui trasfigurata in una nobile dama e ribattezzata Dulcinea del Toboso. Purtroppo per Don Chisciotte, la Spagna del suo tempo non è quella della cavalleria e nemmeno quella dei romanzi picareschi, e per l'unico eroe rimasto le avventure sono scarsissime. La sua visionaria ostinazione lo spinge però a leggere la realtà con altri occhi. Inizierà quindi a scamPag. 6 LA TRAMA Don Chisciotte e Ronzinante, dipinto di Honoré Daumier biare i mulini a vento con giganti dalle braccia rotanti, i burattini con demoni, le greggi di pecore con eserciti arabi, i quali sottomisero la Spagna al loro dominio dal 711 al 1492 (anno in cui si scoprì l'America). Combatterà questi avversari immaginari risultando sempre sonoramente sconfitto, e suscitando l'ilarità delle persone che assistono alle sue folli gesta. Sancho Panza, dal canto suo, sarà in alcuni casi la controparte razionale del visionario Don Chisciotte, mentre in altri frangenti si farà coinvolgere dalle ragioni del padrone. Prima parte La prima parte del romanzo è preceduta da un prologo tra l'arguto e il serio, nel quale l'autore si scusa per lo stile semplice e per la narrazione esile e "priva di citazioni". Segue il primo capitolo che tratta delle condizioni, dell'indole e delle abitudini del nobiluomo Don Alonso Quijano, di un borgo della Mancia, di cui non vale la pena ricordare l'esatta denominazione: « Viveva, or non è molto, in una terra della Mancia, che non voglio ricordare come si chiami, un 107/2016

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hidalgo di quelli che hanno lance nella rastrelliera, scudi antichi, magro ronzino e cane da caccia. » « Toccava i cinquant'anni; forte di corporatura, asciutto di corpo, e di viso; si alzava di buon mattino, ed era amico della caccia [...] Negli intervalli di tempo nei quali era in ozio (ch'eran la maggior parte dell'anno), si applicava alla lettura dei libri di cavalleria con predilezione così spiegata e così grande compiacenza, che obliò quasi interamente l'esercizio della caccia ed anche l'amministrazione delle cose domestiche. » Con lui vivono una governante sulla quarantina, una nipote di venti anni e un domestico. Inaspettatamente, la passione per la letteratura cavalleresca si trasforma ad un tratto in una forma di delirio; Alonso decide quindi di farsi cavaliere errante e di andarsene armato a cavallo in giro per il mondo, facendo piazza pulita di tutte le ingiustizie, le prepotenze e i soprusi. Immagina come proprio futuro premio la corona di Imperatore di Trebisonda e così inizia a mettere in atto il suo progetto. Come prima cosa ripulisce e rimette in sesto alcune armi che erano appartenute ai suoi avi; poi si reca dal suo ronzino che gli sembra, anche se malconcio, persino superiore al leggendario Bucefalo di Alessandro Magno. Poiché al ronzino manca un nome, Don Alonso decide di chiamarlo Ronzinante, ovvero "primo fra tutti i ronzini del mondo"; solo in seguito pensa di nobilitare in qualche modo anche il proprio nome, e decide per "Don Chisciotte della Mancia", un nome che pone in evidenza il suo lignaggio e onora la sua terra natale. Ma si rende conto che manca ancora qualcosa: « Lucidate le armi, fatta del morione una celata, dato il nome al ronzino e confermato il proprio, si persuase che non gli mancava altro se non una dama di cui dichiararsi innamorato. Un cavaliere errante senza amore è come un albero spoglio di fronde e privo di frutti, è come un corpo senz'anima, andava dicendo a sé stesso » La donna dei sogni viene così identificata in una certa Aldonza Lorenzo, giovane contadina di un piccolo paese vicino che viene subito ribattezzata Dulcinea del Toboso. Fatti tutti questi preparativi e preoccupato per i danni che può procurare al mondo tardando a partire, Don Chisciotte si mette presto in viaggio. Cammin facendo si chiede come fare a battersi per nobili cause se nessuno lo aveva armato cavaliere. Il problema è risolto a fine giornata quando egli, giunto in un "nobile castello" (in realtà un'umile osteria) sottopone la questione al "castellano" (l'oste). Questi, resosi conto della pazzia del suo cliente, finge di essere un grande signore e con l'aiuto di due donzelle lo arma cavaliere. All'alba, Don Chisciotte lascia l'osteria felice e contento. Nel bosco libera un ragazzo che era stato legato e picchiato da un contadino e riprende la strada alla ventura, quando incontra un gruppo di Toledo che si reca a comprare seta 107/2016 a Murcia; Don Chisciotte, certo che siano cavalieri erranti, grida loro di fermarsi e di dire che in tutto il mondo nessuna era più bella dell'Imperatrice della Castiglia-La Mancia, Dulcinea del Toboso. I mercanti si fanno gioco di lui e ne nasce una rissa in cui Don Chisciotte, caduto malamente da cavallo, viene bastonato di santa ragione da uno stalliere. Un contadino del suo paese, di ritorno dal mulino con il carro, lo trova e lo riporta a casa dove la nipote e la governante erano in pensiero per la sua assenza. Il curato del paese e il barbiere, fattagli una visita, si rendono conto del suo stato e decidono di bruciargli tutti i libri di cavalleria nella speranza che guarisca. Ma Don Chisciotte non guarisce e dopo quindici giorni convince un contadino del paese, di buon carattere ma non troppo "sveglio", ad andare con lui in veste di scudiero, promettendogli di farlo governatore se avessero conquistato un'isola. Il contadino, che si chiama Sancio Panza, accetta; salito sul suo asinello, parte con Don Chisciotte in sella al suo ronzino per le vie del mondo. « Viaggiava Sancio Panza sopra il suo asino come un patriarca, colle bisacce in groppa e la borraccia all'arcione, e con un gran desiderio di diventare governatore dell'isola che il padrone gli aveva promesso. » Sancio disse: « Ma sì. Ora ricordo di aver continuato a fare il Don Chisciotte e Sancho Panza in un ritratto di Gustave Doré Pag. 7

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barbiere. » E Don Chisciotte gli rispose: « Bé, direi che il barbiere non fa per te. » Sono da poco in cammino quando si vedono all'orizzonte trenta o quaranta mulini a vento, che Don Chisciotte scambia per smisurati giganti con i quali vuole subito battagliare. Malgrado gli ammonimenti di Sancio egli si slancia a galoppo contro il primo mulino a vento, cadendo a terra e rimanendo piuttosto malconcio. I due riprendono la strada e incontrano una comitiva costituita da due frati dell'ordine di San Benedetto, un cocchio con dentro una dama biscaglina diretta a Siviglia, quattro persone a cavallo di scorta e due mulattieri a piedi. Don Chisciotte scambia i due frati per degli incantatori e la dama per una principessa rapita e ordina loro di liberarla. Seguono altre zuffe. Ripreso il cammino i due arrivano a una osteria di campagna, che Don Chisciotte nuovamente scambia per un castello, prendendo altresì le sguattere per delle principesse. In seguito Don Chisciotte incontra un gregge di pecore, prendendolo per un vasto esercito; vedendolo menare colpi agli animali con la lancia in resta, i pastori gli gridano di fermarsi; poiché questo non serve, per poco non lo ammazzano: « cominciarono a salutargli l'udito con pietre grosse come il pugno » Da questo scontro Don Chisciotte perde due denti e da questo momento si chiamerà "Il Cavaliere dalla Trista Figura". Un'altra volta capita a Don Chisciotte e a Sancho di assistere a un funerale notturno; il cavaliere, credendo che il catafalco sia la barella di un cavaliere ferito o morto, decide di far giustizia assalendo uno dei vestiti a lutto. Gli altri, disarmati, si spaventano e scappano. Questa volta Sancio ammira veramente il valore del suo padrone e quando il caduto si rialza egli dice: « Se mai quei signori volessero sapere chi è stato il valoroso che li ha ridotti a quel modo, vossignoria dirà che è il famoso Don Chisciotte della Mancia, il quale con altro nome si chiama il Cavaliere dalla Trista Figura » Le avventure di Don Chisciotte proseguono con l'assalto ad un barbiere che si recava a prestare i suoi servizi e al quale don Chisciotte toglie la catinella di rame che scambia per l'elmo di Mambrino; poi libera alcuni galeotti attaccando le guardie che li scortano. Infine, assalito dalle nostalgie d'amore, decide di ritirarsi a vita di penitenza tra i boschi della Sierra Morena in omaggio alla sua Dulcinea, e rimanda Sancio al paese perché riferisca alla donzella le sue sofferenze d'amore. Quando il curato e il barbiere vengono a sapere da Sancio le ultime novità, riescono con un espediente a ricondurre a casa il penitente. La prima parte del romanzo termina con quattro Pag. 8 sonetti in memoria del valoroso don Chisciotte, di Dulcinea, di Ronzinante e di Sancio, seguiti da due epitaffi conclusivi, a dimostrazione che Cervantes non pensava allora di pubblicare la seconda parte del Don Chisciotte. La seconda parte inizia con un "Prologo" al lettore, nel quale Cervantes allude al secondo Don Chisciotte, un apocrifo scritto da un autore con lo pseudonimo di Alonso Fernández de Avellaneda e pubblicato nel 1614, e alle discussioni che ne erano seguite, e promette di esaurire, con questa seconda parte, tutte le avventure dell'hidalgo fino alla morte e alla sepoltura. Don Chisciotte è curato dalla sua vecchia governante e dalla nipote ma non guarisce e un giorno, all'insaputa di tutti, insieme al suo fido Sancio riprende le vie per il mondo. Prendono subito la via per il Toboso perché don Chisciotte desidera, prima di partire per altre avventure, avere la benedizione della sua Dulcinea. Ma è molto difficile scovare questa luminosa bellezza, simbolo di tutte le perfezioni, perché il paese è tutto vicoli e casette e non si vede nemmeno un castello o una torre. Sancho, che ha ormai capito quali sono i capovolgimenti operati dalla fantasia nel cervello di don Chisciotte, consiglia il padrone di ritirarsi nel bosco per evitare guai con gli abitanti e si offre per trovare la bellissima e si reca in paese. Al ritorno dice al padrone che tra non molto vedrà avanzare la principessa vestita in gran pompa seguita da due damigelle. « ...Già intanto erano uscite dalla selva ed ecco scorsero lì vicine tre campagnole. Don Chisciotte sospinse lo sguardo per tutta la strada, ma non vedendo che tre contadine, si rannuvolò tutto e domandò a Sancio se mai le avesse lasciate fuori della città. » Sancho Panza risponde con grande stupore: « Stia zitto, signore, non dica così, ma si stropicci cotesti occhi e venga a riverire la signora dei suoi pensieri, che è già qui presso. E così dicendo si avanzò a ricevere le tre contadine; quindi smontando dal somaro, prese per la cavezza la bestia d'una delle tre; poi, piegando a terra tutte e due le ginocchia, disse:-Regina e principessa e duchessa della bellezza, la vostra altierezza e grandezza si compiaccia di ricevere in sua grazia e buon talento il cavaliere vostro schiavo... » Don Chisciotte, con gli occhi stralunati, si mette accanto a Panza e rimane senza parlare mentre nel suo animo si era già dato una spiegazione per quello che credeva un incantesimo. Quando le tre contadine se ne vanno egli esprime il suo pensiero a Sancio: « Che ne dici Sancio? vedi quanto male mi vogliono gli incantatori? vedi fin dove arriva la loro cattiveria e l'astio che mi portano, poiché han107/2016 Seconda parte

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Alonso Quixano (non ancora Don Chisciotte) nella sua biblioteca, tra i romanzi cavallereschi. no voluto privarmi della gioia che avrebbe potuto darmi il veder nella sua vera forma la mia signora... » Il povero don Chisciotte si trova in questo stato d'animo quando si imbatte in una compagnia di comici con i quali non riesce a mettersi d'accordo e viene messo in fuga da un fitto lancio di sassi. Più avanti egli incontra il Cavaliere degli Specchi che lo sfida a duello con la condizione che chi avesse perso il duello sarebbe stato alle condizioni del vincitore; per un imprevisto don Chisciotte vince il duello. Questo cavaliere non è altro che uno studente di Salamanca, un certo Sansone Carrasco amico di don Chisciotte, che ricorre a quel trucco nella speranza di vincere il duello per ricondurlo al villaggio, ma non ci riesce. Don Chisciotte e Panza proseguono il cammino e incontrano un carro dentro al quale vi sono due leoni in gabbia. Don Chisciotte vuole misurarsi con uno dei leoni e apre la gabbia creando grande spavento tra i guardiani. Ma i leoni annoiati non escono dalle gabbie e gli voltano le spalle. A don Chisciotte rimarrà il nome di Cavaliere dei Leoni secondo l'usanza dei cavalieri erranti che potevano cambiare il nome quando volevano. Testimone di questa ultima impresa è don Diego de Miranda, Cavaliere dal Verde Gabbano, che è felice di ospitare il suo scudiero. Mentre sono ospiti di Don Diego si celebra il matrimonio della bella Chilteria e del povero Basilio e dopo le 107/2016 nozze, don Chisciotte si fa calare, legato ad una fune, nella grotta di Montesinos che si trova nel mezzo della Mancia e quando ne esce racconta le cose più strane e fantastiche. I due continuano la strada e le avventure. Un giorno incontrano un duca e una duchessa che, avendo letto la prima parte delle avventure del Fantastico Nobiluomo don Chisciotte della Mancia, desiderano conoscere il cavaliere e ospitarlo, con Sancio, nel loro castello. I due accettano e il duca e la duchessa si divertono a prenderli in giro inscenando in un bosco una mascherata con maghi, demoni, donzelle ed altri personaggi. In seguito imbastiscono il dramma della contessa Trifaldi e delle sue dodici pulzelle che hanno il volto barbuto per un incantesimo del mago Malabruno. Don Chisciotte dovrà affrontare il mago nel suo paese cavalcando Clavilegno, un cavallo alato che in realtà è fatto di legno ed è carico di mortaretti, cosicché quando don Chisciotte e Sancho lo cavalcano bendati, il duca dà fuoco alle polveri e i due, dopo aver fatto un gran salto in aria, cadono sull'erba. L'incantesimo è rotto. Più tardi il duca nomina Sancio governatore dell'isola di Barattaria, ma la vita è troppo complicata per il semplice scudiero che se ne ritorna dal suo padrone. I due lasciano il castello alla volta di Barcellona e lungo la strada incontrano ancora tantissime avventure finché l'ultima pone fine alla vita del cavaliere errante ed è la sfida che gli viene da Sansone Carrasco, lo studente di Salamanca, travestito da Cavaliere della Bianca Luna. Lungo la strada don Chisciotte incontra il Cavaliere della Bianca Luna che lo sfida a confessare che la sua dama è più bella di Dulcinea. Il Cavaliere dei leoni rimane allibito da tanta arroganza e accetta la sfida con il patto che chi avesse perso si sarebbe consegnato nelle mani del vincitore. Così avvenne che don Chisciotte, vinto da Carrasco, che aveva usato ancora una volta un trucco, si consegna nelle sue mani e viene finalmente ricondotto a casa. Una volta al villaggio, forse per l'abbattimento di essere stato vinto o per destino, viene colto da una improvvisa febbre che lo tiene a letto per sei giorni. Malgrado la visita degli amici il cavaliere si sente molto triste e al termine di un sonno di sei ore, egli si sveglia gridando che stava per morire e ringraziando Dio per aver riacquistato il senno. Don Chisciotte vuole confessarsi e in seguito fare testamento, e dopo qualche giorno, tra i pianti degli amici e soprattutto di Sancio, egli muore. Per la sua sepoltura furono composti molti epitaffi tra i quali quello di Sansone Carrasco: Giace qui l'hidalgo forte che i più forti superò, e che pure nella morte la sua vita trionfò. Fu del mondo, ad ogni tratto, lo spavento e la paura; fu per lui la gran ventura morir savio e viver matto. Pag. 9

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SOCIETÀ ITALIANA DI BENEFICENZA 1891-2014. Chissà quanti casi in 123 anni di esistenza sono passati dalle mani (e dai cuori generosi) di tutti i volontari della SIB. Tanti, tantissimi. Impossibile conoscerne il numero esatto. Tutti diversi tra loro, anche perché l’evoluzione del profilo dei nostri assistiti è cambiato in tanti anni. Le necessità dell’italiano emigrante del 1800 erano diverse da quelle dell’italiano che cercava opportunità in piena era post-industriale, che a sua volta erano complessivamente diverse da quelle dell’italiano contemporaneo, colpito in pieno dalle difficoltà generate da una delle peggiori crisi vissute dalla società moderna. Situazioni diverse, esigenze diverse, ma tutte accomunate dal bisogno di un intervento d’aiuto che permetta di rimettersi in carreggiata e di ripartire. Adesso il momento è propizio. La crisi sembra allentare la morsa e si riaprono opportunità. Così anche la nostra tipologia di intervento, come Società di assistenza, deve evolvere. Un processo nel quale siamo già immersi. Nella SIB abbiamo sempre creduto che l’assistenza duratura nel tempo non aiuta. In qualche modo, il proverbio cinese del “Se un uomo ha fame non regalargli un pesce, ma insegnagli a pescare” è uno dei principi che ispirano la nostra metodologia di aiuto. Vi assicuro che di pesci siamo stati costretti a darne, e tanti. Ma non abbiamo mai creato una forma di dipendenza dalla donazione della SIB. Siamo sempre molto attenti a creare i presupposti perché la persona non si accomodi nell’aiuto che viene dal cielo, ma lo sfrutti per eliminare un problema e concentrarsi nella ricerca di una soluzione che duri nel tempo. Adesso come non mai è il momento di creare questi presupposti. Abbiamo un progetto che vogliamo condividere con voi, nella speranza che possiate comprenderne l’utilità. Vogliamo garantire ai nostri assistiti nuove professionalità o aggiornamento delle professionalità acquisite, affinché i nostri assistiti possano essere pronti a cogliere le opportunità di lavoro che nel futuro ormai immediato si presenteranno. Per far questo vogliamo creare un fondo necessario a pagare corsi di formazione e di specializzazione. Abbiamo un obiettivo di raccolta di 15.000 € da qui a fine anno. Vi sembrano tanti soldi? Non direi. Servono a pagare circa 30-35 corsi . O meglio servono a permettere a 30 - 35 persone un futuro migliore. Giovani in cerca di un primo lavoro, disoccupati di mezz’età con necessità di riciclarsi, donne alla ricerca della propria emancipazione (sì, alcune nostre assistite sono ancora in questa situazione...). Per questo facciamo appello ai lettori de Il Giornale Italiano perché ci aiutino a raggiungere l’obiettivo: se siete privati cittadini, a donare qualunque cifra, per piccola che possa sembrare, per diventare soci simpatizzanti o soci ordinari (pagando la quota annuale di 60 €); e se siete responsabili di aziende, di contribuire come già altre aziende fanno, con importi in base alle proprie disponibilità, in nome di quella responsabilità sociale, tanto di moda attualmente. Su come farlo, rimando alla nostra pagina web www.beneficenzaitaliana.es, all’articolo “Obiettivo 15.000”. Sono momenti difficili per tutti, ma insieme possiamo fare tanto. Il filosofo francese Felicité- Robert De lamennais una volta disse che Il grido del povero sale fino a Dio, ma non arriva alle orecchie dell’uomo. Io sono con Alessandro Manzoni quando dice: Si dovrebbe pensare più a far bene che a stare bene; e così si finerebbe anche a star meglio. Non sarei il presidente della SIB se non continuassi a credere nella sensibilità e nella generosità dei miei concittadini. Il Presidente Francesco Perniciaro c/Agustín de Betancourt, 3 - www.beneficenzaitaliana.es (0034) 91 5333106 - (0034) 91 5348423 - (0034) 690 065577 OBIETTIVO 15.000 Società Italiana di Beneficenza Pag. 10 107/2016

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IL PROGRAMMA DELLE INIZIATIVE PER I QUATTROCENTO ANNI DALLA MORTE DI CERVANTES - EVENTI A VERONA ti della Biblioteca Civica, con la lettura di una serie di brani selezionati dall’opera di Cervantes: “Coloquio de los perros – Il dialogo dei cani”, una delle dodici “Novelas ejemplares” pubblicate da Cervantes nel 1613. Nell’occasione sarà proiettata la collezione pittorica, dedicata interamente a questo racconto, della pittrice spagnola Sofía Gandarias, recentemente scomparsa e alla quale l’Istituto Internazionale per l’Opera e la Poesia dedica interamente questa giornata. Lunedì 18 aprile alle 18, nell’Auditorium del Conservatorio di Verona, Michela Forgione terrà una conferenza sul personaggio di Don Chisciotte nella musica. Per il filone dedicato al tatto lunedì 28 marzo alle 21 presso la sala Guardini della parrocchia San Nicolò, Don Marco Campedelli proporrà uno spettacolo di burattini ispirato al “Don Chisciotte – Riflessioni su Don Chisciotte per bambini ed adulti”. Per l’ultimo filone, dedicato ai sensi del gusto e del’olfatto, venerdì 15 aprile alle 19.30 nel negozio Quality Living, María del Pilar Pérez Aspa proporrà “Letteratura ai fornelli”, un incontro che unisce la lettura con la realizzazione e la degustazione dei cibi e dei piatti dell’epoca di Cervantes, il cosiddetto “Siglo de Oro” (evento a pagamento con prenotazione obbligatoria). Infine, mercoledì 27 aprile alle 18 all’Accademia di Agricoltura Scienze e si terrà l’incontro dal titolo “Il vino nelle opere di Miguel de Cervantes” con degustazione di vini offerti da Masi Agricola. L’Istituto Internazionale per l’Opera e la Poesia in collaborazione con l’Associazione Culturale Italo Spagnola, organizza dal 17 febbraio al 27 aprile una serie di eventi per ricordare Miguel de Cervantes a quattrocento anni dalla sua morte. L’iniziativa, promossa dal Comune di Verona e dal ViceConsolato di Spagna, è stata presentata dal consigliere incaricato alla Cultura Antonia Pavesi insieme al viceconsole onorario di Spagna a Verona Stefano Dindo, al presidente del Comitato Scientifico dell’Istituto Internazionale per l’Opera e la Poesia Gianfranco de Bosio e al presidente dell’Associazione Culturale italo Spagnola Anna Altarriba Cabré. La manifestazione è intitolata “En un lugar del Véneto…”, trasposizione geografica dell’incipit del Don Chisciotte “En un lugar de la Mancha…”, e propone un viaggio nell’opera di Cervantes attraverso i cinque sensi. “Si tratta dell’evento più importante ed articolato proposto in Italia per ricordare la figura di Cervantes – ha detto Pavesi – che, grazie all’originalità del tema scelto, il viaggio tra i cinque sensi, sarà in grado di attirare l’interesse di molte persone, sia tra i cittadini veronesi che tra i turisti. Un doveroso omaggio ad una figura di spicco della cultura non solo spagnola ma mondiale, che si accosta perfettamente alle iniziative per i quattrocento anni dalla morte di Shakespeare”. 107/2016 La manifestazione verrà inaugurata ufficialmente mercoledì 17 febbraio alle 18 alla Società Letteraria con la conferenza dal titolo “Italia entre las páginas del Quijote”, l’Italia nelle pagine del Don Chisciotte; martedì 23 febbraio alle 21 all’Hotel Leopardi, si analizzerà la figura di Don Chisciotte. Il primo dei filoni, dedicati alla vista si aprirà con la proiezione del film “Don Quichotte” (1933, regia di Georg Wilhelm Pabst) martedì 1 marzo alle 17.30 nella sala Farinati della Biblioteca Civica mentre giovedì 17 marzo alle 17.30, sempre nella sala Farinati, verrà proiettato il secondo film incentrato sulla figura del celebre personaggio cervantiano “Don Quijote” (1957 -1992, regia di Orson Welles, montaggio di Jesus Franco). Giovedì 14 aprile alle 19.30 al ViceConsolato di Spagna la Compañia Equivel si esibirà in uno spettacolo di balli in costume dell’epoca di Cervantes dal titolo “Estampas Cervantinas”. Il secondo filone, incentrato intorno al senso dell’udito, si aprirà martedì 15 marzo alle 17.30 alla sala Farina- Pag. 11

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MADRID di Paola Lungarini ONORIFICENZA “CAVALIERE DELL'ORDINE DELLA STELLA D'ITALIA” A INÉS SASTRE Con una cerimonia all’Ambasciata d’Italia, l’Ambasciatore Pietro Sebastiani ha conferito l’11 marzo 2016 le insegne di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia ad Inés Sastre. Inés Sastre, nota modella e attrice, è un’artista che da sempre intrattiene strettissimi rapporti professionali e personali con il nostro paese. Attrice di successo e di fama internazionale, ha lavorato per molti anni in Francia e appunto in Italia. Nel nostro paese è stata diretta da Pupi Avati nei film “Il testimone dello sposo” e “La cena per farli conoscere”, oltre che da Simona Izzo e Ricky Tognazzi nella pellicola “Io no”. Si ricorda anche per essere stata madrina del Festival di Venezia nel 2005. Perfettamente italofona, con la sua attività di testimonial di varie importanti società italiane, tra cui “Ferragamo”, “Emporio Armani” e “Valentino”, ha contribuito a diffondere la moda italiana nel mondo e l’immagine di stile unico del nostro paese. Sempre vicina in varie attività promozionali di questa Ambasciata, è stata anche madrina della prima edizione del Festival del Cinema Italiano presso l’Istituto di Cultura a Madrid nel 2008. Per i motivi su esposti la si ritiene meritevole del grado di Cavaliere. ONORIFICENZA “CAVALIERE DELL'ORDINE DELLA STELLA D'ITALIA” AL DOTTOR GIAMPIERO SPANEDDA Con una cerimonia all'Ambasciata d'Italia, l'Ambasciatore Pietro Sebastiani ha conferito il 9 marzo 2016 le insegne di Cavaliere dell'Ordine della Stella d'Italia al Dottor Giampiero Spanedda. Giampiero Spanedda, Amministratore Delegato di “Saras Energia”, azienda petrolifera nata nel 2001 dalla fusione tra “Continental Oil” e “Saroil” e attualmente quinto operatore sul mercato nazionale in questo settore, è un’importante figura imprenditoriale nel panorama dell’energia in Spagna. Perito tecnico industriale con una laurea in Filosofia, ha scalato sino ai vertici la Saras, da tecnico di impianto sino ad arrivare a Dirigente capo del servizio programmazione e Quality Manager. Particolarmente attivo nella comunità imprenditoriale italiana a Madrid, si è distinto per un ruolo molto attivo nella Camera di Commercio Italiana per la Spagna. Spanedda grazie al suo lavoro ha indubbiamente contribuito al consolidamento ed alla crescita delle relazioni economiche e commerciali tra Spagna e Italia nel settore energia. Per questi motivi lo si ritiene meritevole del grado di Cavaliere. Pag. 12 ONORIFICENZA “CAVALIERE DELL'ORDINE DELLA STELLA D'ITALIA” ALL'AVVOCATO RAFFAELE GIANNATTASIO Con una cerimonia all'Ambasciata d'Italia, l'Ambasciatore Pietro Sebastiani ha conferito il 4 marzo 2016 le insegne di Cavaliere dell'Ordine della Stella d'Italia a Raffaele Giannattasio. Raffaele Giannattasio, Avvocato dal 2004, lavora in uno dei più importanti studi professionali di Madrid. Membro del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Salerno dal 2004 e del Collegio degli Avvocati di Madrid dal 2005, è un esponente molto attivo della comunità italiana. In questi anni di attività, si è particolarmente distinto per aver seguito professionalmente le attività di molte imprese italiane che lavorano in Spagna. Specializzato in diritto processuale italiano e spagnolo, collabora da 12 anni anche come uno dei principali avvocati di riferimento dell’Ambasciata e del Consolato Generale d’Italia a Barcellona. Da sempre vicino a tutte le istituzioni italiane presenti in Spagna, collabora altresì con la Camera di Commercio Italiana e con l’Agenzia del Commercio Estero di Madrid. Grazie alla sua grande professionalità e alla generosa disponibilità, è un valido sostegno legale per le attività istituzionali e per la comunità italiana di Madrid. Per questi motivi lo si ritiene meritevole del grado di Cavaliere. ONORIFICENZA “COMMENDATORE DELL'ORDINE DELLA STELLA D'ITALIA” AD ÁNGELA MOLINA Con cerimonia all'Ambasciata d'Italia, l'Ambasciatore Pietro Sebastiani ha conferito, venerdì 4 marzo 2016, le insegne di Commendatore dell'Ordine della Stella d'Italia a Ángela Molina. Consacrata già giovanissima nel 1977 da Luis Buñuel nel film “L’oscuro oggetto del desiderio”, Ángela Molina è una delle più apprezzate protagoniste del cinema spagnolo e internazionale. Tra gli altri grandi registi spagnoli che l’hanno diretta basti ricordare Almodóvar. Ángela Molina vanta una prestigiosa carriera internazionale e di altissimo livello sul grande schermo, in televisione e in teatro. Seconda attrice straniera premiata nel 1986 con il nostro “David di Donatello”, ha lavorato molto spesso in Italia con importantissimi registi italiani tra i quali Gillo Pontecorvo, Marco Bellocchio, Giuseppe Tornatore. È un’ospite sempre presente al Festival del Cinema Italiano di Madrid, organizzato annualmente dall’Ambasciata e dall’Istituto Italiano di Cultura. Lo scorso anno è stata madrina della 6ª edizione in cui è stato premiato il regista Marco Bellocchio. Italofona, per il solidissimo rapporto professionale e umano instaurato con l’Italia e per l’importantissimo contributo al prestigio, all’affermazione e alla promozione del nostro grande cinema nel mondo si propone Ángela Molina per il titolo di Commendatore. 107/2016

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MADRID di Paola Lungarini L'AMBASCIATA D'ITALIA HA OSPITATO I PREMI INTERNAZIONALI ALLE DONNE LEADER DELLA FONDAZIONE WOMAN´S WEEK IL NOSTRO SALUTO ALL’AMBASCIATORE L’Ambasciatore Pietro Sebastiani ha concluso la sua Missione di Ambasciatore d’Italia a Madrid. Missione che lo ha visto in questi anni particolarmente attento e sensibile alla cultura italiana, alle tradizioni e alle necessità dei nostri connazionali. Il Giornale Italiano de España ha testimoniato con interviste e servizi fotografici il suo importante lavoro, come le ultime onorificenze di “Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia” da lui consegnate ad importanti personaggi italiani e spagnoli per le loro brillanti attività. Il Giornale Italiano de España ringrazia l’Ambasciatore Pietro Sebastiani per aver sempre tenuta viva la nostra italianità. Il direttore Paola Pacifici Martedì 8 marzo, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, la Fondazione Woman´s Week ha consegnato i premi internazionali come riconoscimento alle donne leader che con il loro esempio ispirano la società a crescere, imparare ed agire. L'Ambasciatore d'Italia, Pietro Sebastiani, ha fatto gli onori di casa in questo evento in onore delle donne che ha avuto luogo nella sede dell'Ambasciata. Le sei premiate di quest'anno si sono distinte per il raggiungimento dei loro successi in differenti ambiti: Miriam González, fautrice della campagna Inspiring Women, che difende l'accesso delle bambine all'istruzione, Premio "Donna Leader"; Nerea Torres, Presidente del Consiglio d'Amministrazione e Amministratore Delegato in Spagna di Siemens Postal, Parcel and Airport Logistics, Premio ‘Donna Dirigente’; Ana Peláez, Consigliere Esecutivo di Relazioni Internazionali ed Espansione Estera della Organización Nacional de Ciegos Españoles (ONCE), Premio ‘Donna Solidale’; Fabiola Gianotti, prima donna a ricoprire una carica di Direttore Generale del CERN (Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare), Premio ‘Donna Scienziato’; la scrittrice Carmen Posadas Premio ‘Donna e Cultura’ e la due volte campionessa mondiale di badminton e campionessa europea nel 2014 Carolina Marín Premio ‘Donna Sportiva’. Sono intervenuti altresì Carmen María García, Presidente della Fundación Madrid Woman´s Week e Carlos Izquierdo Torres, Consigliere alle Politiche Sociali e Familiari della Comunidad de Madrid. Alla serata hanno partecipato rappresentanti del mondo politico, della diplomazia, dell'arte, della comunicazione, dell'imprenditoria, del sociale che hanno festeggiato la Giornata Internazionale della Donna che celebra annualmente la Fondazione Woman´s Week unitamente alla sua Settimana Internazionale della Donna. 107/2016 Pag. 13

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CGIE – GIUSEPPE STABILE RAPPRESENTA LA SPAGNA Silvana Mangione, un voto a Matteo Preabianca, un voto nullo. Martedì mattina il nuovo Segretario generale ha accolto il Ministro degli Esteri Gentiloni aprindo così formalmente l’Assemblea Plenaria; a seguire gli interventi dei rappresentanti del Parlamento. Nel pomeriggio ancora votazioni per eleggere il Comitato di Presidenza composto dai Vice Segretari d’area e di nomina governativa; da un membro per ciascuna area e nomina governativa. Mercoledì 23 proclamazione degli eletti e insediamento del Comitato di Presidenza. La plenaria ha quindi approvato l’Ordine del Giorno dei lavori e deliberato sulla costituzione delle Commissioni Tematiche, che sono state formate successivamente, ed è stato approvato il Regolamento interno del CGIE. Giovedì 24 – nella mattinata – in diverse sale della Farnesina si sono riunite le Commissioni Tematiche che hanno nominato i rispettivi organi direttivi; nel pomeriggio le Continentali sono state chiamate a stilare anche l’agenda delle riunioni d’area. Il 25 marzo – Venerdì Santo – i lavori si sono conclusi con la votazione degli ordini del giorno. Come di consueto, dopo la fine della plenaria si è riunito il Comitato di Presidenza, anche per la definizione del calendario di massima per il 2016. MADRID di Paola Lungarini Debutto per il nuovo CGIE (nella foto), che si è riunito alla Farnesina dal 21 al 25 marzo. Per la prima volta la Spagna ha un suo rappresentante nel consiglio. Giuseppe Stabile, Vicepresidente del Com.It.Es. di Madrid, 37 anni, nato a Catania. Risiede a Tenerife nelle isole Canarie. Avvocato, oltre allo spagnolo, parla francese, inglese e tedesco. Ha maturato esperienze professionali in Italia e all’estero. Commissario del Quinto Centenario della Parrocchia San Marco Evangelista di Icod de Los Vinos. Al centro dei lavori l’elezione di tutte le cariche e la composizione delle Commissioni. L’ordine del giorno. I lavori – presieduti dal consigliere più anziano – sono iniziati nel primo pomeriggio con il saluto di benvenuto dell’Ambasciatore Cristina Ravaglia, Direttore Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche migratorie. A seguire la ripartizione dei Consiglieri in 4 gruppi: tre di carattere continentale e uno di nomina governativa; le singole riunioni, in quattro distinte sale e presiedute dal Consigliere più anziano, hanno avuto lo scopo di consentire la conoscenza reciproca dei Consiglieri e valutare le candidature per le successive elezioni dei vice segretari delle Commissione Europa e Africa del Nord, America Latina, Paesi Anglofoni Extraeuropei e nomina governativa. Quindi in Sala conferenze internazionali è stato costituito il Seggio Elettorale – presieduto da Ravaglia – per l’elezione (a chiamata nominale e scrutinio segreto) del Segretario Generale. Con 36 sì e 22 schede bianche il Cgie ha eletto Michele Schiavone (Svizzera) nuovo segretario del Cgie. Due voti sono andati a 107/2016 Giuseppe Stabile eletto Segretario della VI Commissione Stato Regioni PA Un incarico di grande rilevanza per gli italiani nel mondo quello assegnato al Consigliere CGIE per la Spagna e Vice Presidente del Com.It.Es di Madrid, Giuseppe Stabile. La VI Commissione Stato Regioni-PA in seno al CGIE si occupa della Conferenza permanente, come previsto dall’articolo 17 bis della legge istitutiva. Il Presidente è Manfredi Nulli (nella foto), eletto come esterno Consigliere CGIE a Londra, dove vive dal 1993, risultando il secondo dei votati e il Vicepresidente è Vincenzo Mancuso, delegato di Sicilia Mondo, a Francoforte da quasi trenta anni. Attualmente Vice Presidente del Comites di Francoforte. In passato la commissione era riuscita a sensibilizzare moltissime regioni, a coinvolgerle nel Cgie dove venivano trattate tutte le tematiche degli italiani all’estero in rapporto a regioni e province”. La IV riunione della Conferenza è attesa da 6 anni, infatti la ultima fu nel 2009. La istituzione della Conferenza Permanente Stato – Regioni – Province Autonome – Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) che ha come obiettivo di definire le linee programmatiche dell’attività del governo, delle regioni, delle province autonome e del CGIE è una chiara indicazione della volontà di costruire una sinergia fra le istituzioni preposte alla definizione delle politiche e degli interventi per e con le comunità italiane all’estero. Il carattere di permanenza della Conferenza Stato-Regioni, PA, CGIE, sancito per legge, sarà garantito, attraverso la partecipazione costante di almeno tre rappresentanti dello Stato, fra quelli indicati dalla legge istitutiva, e almeno tre rappresentanti delle Regioni e Autonomie locali alle riunioni nel corso delle due Assemblee ordinarie e delle assemblee straordinarie del CGIE per verificare lo stato di avanzamento dei progetti. Inoltre una intera giornata di ogni assemblea plenaria del CGIE verrà dedicata alla Conferenza Stato-Regioni- PA- CGIE con la partecipazione dei rappresentanti dello Stato e degli assessori regionali competenti. Stabile al termine della riunione della VI Commissione ha dichiarato “Ampia soddisfazione ed entusiasmo per un esecutivo equidistante, che intende rafforzare i progetti auspicati dalla collettività”. Il Consiglio del ComitEs di Madrid augura buon lavoro a Giuseppe Stabile e a tutti gli eletti. Pag. 15

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