Angeli contro le mafie

 
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Antologia delle vittime di mafia

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Vincenzo Musacchio Angeli contro le mafie (Antologia delle vittime di mafia) Ad uso degli studenti di ogni ordine e grado Scuola di Legalità “don Giuseppe Diana” di Roma e del Molise 2016 2

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NOTA Il presente libro non è in vendita viene messo a disposizione di tutte le scuole d'Italia ad uso gratuito. La legalità non si vende ma si diffonde come il vento e come l'aria che sono beni di tutti. Chiunque utilizzi il presente libro a fini di lucro sarà punito ai sensi e per gli effetti di legge anche penalmente. 3

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A mia figlia Isabella con la speranza che possa vivere la sua vita percorrendo il “difficile” sentiero della legalità. . 4

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BIOGRAFIE 1. Beppe Alfano 2. Giorgio Ambrosoli 3. Rita Atria 4. Emanuele Basile 5. Paolo Borsellino 6. Ninni Cassarà 7. Rocco Chinnici 8. Gaetano Costa 9. Carlo A. Dalla Chiesa 10. Mauro De Mauro 11. Giuseppe Di Matteo 12. Don Giuseppe Diana 13. Giovanni Falcone 14. Pippo Fava 15. Lea Garofalo 16. Boris Giuliano 17. Libero Grassi 18. Peppino Impastato 19. Pio La Torre 20. Rosario Livatino 21. Piersanti Mattarella 22. Beppe Montana 23. Domenico Noviello 24. Mino Pecorelli 25. Don Pino Puglisi 26. Mauro Rostagno 27. Silvia Ruotolo 28. Pietro Scaglione 29. Antonino Scopelliti 30. Giancarlo Siani 31. Giovanni Spampinato 32. Cesare Terranova 33. Giuseppe Valarioti 34. Angelo Vassallo 5

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PREMESSA “Angeli contro le mafie” è il titolo che ho fortemente voluto per questo libro, perché l’angelo è un essere spirituale al servizio dell'uomo durante il cammino nella sua esistenza terrena. Molti angeli, hanno lo scopo di mantenere alto il valore della giustizia e tra questi ho voluto inserire, a pieno titolo, alcuni fra coloro che hanno combattuto le mafie nel nostro sfortunato Paese. Il libro è semplicemente un abbecedario delle vittime della criminalità organizzata con le loro storie e soprattutto con alcuni particolari della loro vite private forniti direttamente dai loro familiari o parenti più prossimi. Si tratta di uno strumento di educazione civica e di acquisizione di nozioni che andrà a rilevare anche le mafie presenti in Italia, le loro metamorfosi e soprattutto alcune delle figure che le hanno combattute affinché queste ultime non siano mai dimenticate e restino nella memoria dei più giovani come esempio e ricordo imperituro. Per quanto riguarda il mio incontro con la legalità e l’antimafia, intese nel contesto più ampio della giustizia, è avvenuto nel lontano 1991 quando, giovane laureando in giurisprudenza, scrissi al giudice Giovanni Falcone una lettera nella quale lo elogiavo e lo ammiravo ritenendolo esempio da seguire ma, al tempo stesso, lo rimproveravo perché stava lasciando Palermo per andare a Roma al Ministero di Grazia e Giustizia come direttore generale degli affari penali. Era un momento difficile per lui e per il pool antimafia, coordinato da Antonino Caponnetto, ma nonostante ciò, nel febbraio del 1992, del tutto inaspettata, mi arrivò la risposta di Giovanni Falcone: aveva trovato il tempo di rispondere a un giovane 6

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anonimo nonostante in quel periodo fosse bersaglio continuo di attacchi e denigrazioni. La lettera è meravigliosa e si chiuse con una frase che ha segnato per sempre la mia vita: “Continui a credere nella giustizia, c’è tanto bisogno di giovani con nobili ideali”. Falcone non fu l’unico contatto che ho avuto nella mia esperienza di vita. Nel luglio del 1991 a Trivento ascoltai e strinsi la mano a Paolo Borsellino che era venuto invitato dalla Caritas diocesana per parlare dei rapporti tra mafia e politica. Queste due grandi personalità segnarono profondamente il mio cammino esistenziale, di studio e di formazione. L’anno successivo, mi laureai con una tesi dal titolo “Appalti pubblici e normativa antimafia” e incominciai, giovanissimo professore a contratto, ad insegnare diritto penale e a occuparmi di criminalità organizzata, di corruzione e di crimini dei colletti bianchi. Un altro incontro segnò ulteriormente la mia esistenza: quello con il giudice Antonino Caponnetto. Con lui incominciai un cammino entusiasmante e straordinario caratterizzato da tanti incontri con i ragazzi in molte scuole d’Italia. Da allora sino a oggi il lavoro continua in maniera incessante e con questo libro si arricchisce di uno strumento di conoscenza e di approfondimento. Chiedo scusa a tutti quelli che per motivi editoriali non ho potuto inserire, ma pongo rimedio a questa mancanza ricordandoli nelle lezioni ai ragazzi con la Scuola di Legalità intitolata a Don Peppe Diana. Portocannone, 8 marzo 2016 Vincenzo Musacchio 7

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LA SCUOLA DI LEGALITÀ "DON PEPPE DIANA" Fondare una Scuola di Legalità dopo oltre vent’anni di insegnamento universitario è stata un’esigenza, quasi egoistica, costruita sulla necessità di mettere a disposizione degli studenti, strumenti di sostegno e di complemento per percorsi di educazione alla legalità, all’etica pubblica, alla giustizia e alla cittadinanza attiva. Due sono i motivi che hanno determinato la nascita della Scuola di Legalità circa tre anni fa: 1) dimostrare ai ragazzi con i fatti che attraverso l’impegno, lo studio e la conoscenza sia possibile lottare consapevolmente le illegalità; 2) proporre percorsi formativi, attraverso i quali edificare le basi di un serio e articolato impegno per promuovere i valori della giustizia e della legalità. L’azione della nostra Scuola si rivolge a tutti gli studenti, dalle scuole elementari sino all’Università, promuovendo analisi collegate alla conoscenza consapevole delle mafie, della corruzione, dell’evasione fiscale e di qualsiasi altra illegalità. Avvicinare il mondo della scuola a questi temi può favorire concretamente l’impegno civile di molti giovani, ponendo le basi per azioni coscienti da parte degli stessi contro le mafie. E’ necessario che i nostri ragazzi prima conoscano le problematiche legate alla criminalità e poi ne discutano con intento costruttivo contrapponendosi consciamente all’illegalità. La nostra Scuola, nel nome di don Peppe Diana, vuole formare ragazzi che non solo rispettino le regole del vivere civile, ma contribuiscano a far crescere e realizzare, una società diversa, più consapevole, più responsabile e più giusta. Stiamo investendo energie e risorse per divenire riferimento serio e duraturo di lotta alla criminalità organizzata e alle illegalità. 8

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Riferimenti: Pagina: https://www.facebook.com/scuoladellalegalita/ Sito: http://scuoladellalegalitadonpeppediana.it.gg/ E-mail: sdldpd1994@gmail.com La Scuola di Legalità “don Peppe Diana” di Roma e del Molise è a disposizione di tutte le scuole d’Italia per approfondire tematiche riguardanti la corruzione, le mafie e la legalità. 9

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LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA OGGI La criminalità organizzata rappresenta oggi, in Italia, una delle principali minacce alla sicurezza e alla sopravvivenza della stessa democrazia. La presenza nella società di gruppi criminali organizzati ha conseguenze quanto mai gravi sulla vita quotidiana, sui rapporti sociali e sull'economia. Gli appartenenti al crimine organizzato usano la violenza per estorcere denaro ai commercianti e agli imprenditori; sono in grado di corrompere o ricattare uomini politici e dipendenti della pubblica amministrazione; possono perfino falsare le elezioni costringendo i cittadini a votare i propri candidati. Allo stesso tempo, la criminalità organizzata opera anche a livello internazionale, gestendo i grandi traffici illegali di droga, armi, esseri umani. Le metamorfosi del crimine organizzato sono sotto gli occhi di tutti così come la colpevole sottovalutazione del fenomeno da parte delle istituzioni. Una delle evidenti cause dell'attuale virulenza risiede, proprio, nello scarso impegno dello Stato nei confronti di questa multiforme realtà criminale. Oggi, la criminalità organizzata di matrice economica e politica governa la maggior parte delle attività illecite tra le quali spiccano soprattutto il traffico internazionale di stupefacenti, la gestione degli appalti pubblici e delle grandi opere. Potendo contare su enormi quantità di denaro, le sue attività prevalenti non possono non essere la corruzione, la ripulitura e il reimpiego del denaro sporco. Lo stretto legame tra organizzazioni criminali, economia e politica rappresenta un pericolo talmente grave da minacciare la stessa sopravvivenza delle istituzioni. Questo connubio ha una potenza finanziaria tale da poter 10

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persino ripianare il deficit del bilancio statale. La domanda da porsi a questo punto è la seguente: come sia potuto accadere che queste organizzazioni criminali anziché avviarsi alla sconfitta hanno aumentato la loro aggressività e la loro pervasività? Siamo passati dalla "mafia imprenditrice" teorizzata dal prof. Pino Arlacchi, alla "mafia politica" che gestisce le principali attività produttive dell'Italia. Mentre lo Stato - negli anni che vanno dalla morte di Falcone e Borsellino ad oggi - è restato immobile, le mafie si sono evolute e modellate con rapidità e flessibilità alle mutevoli esigenze dei tempi. Dalla fase stragista, attribuita a Riina in Sicilia, si è passati alla fase della mimetizzazione sociale, all'uso brutale della forza si è preferito l'uso delicato della corruzione. Oggi le mafie sono addirittura in grado di legiferare perché eleggono i loro esponenti in Parlamento. Hanno forza, consistenza e indipendenza tali da poter dialogare e stringere accordi in posizione di netta supremazia. Per esercitare al meglio questo potere le mafie hanno bisogno di personaggi estranei alle associazioni criminali. Per effetto dell'espansione degli affari soprattutto di tipo economico, hanno creato strutture operative non mafiose, sempre controllate dall'organizzazione criminale. Si tratta di organi molto articolati e complessi con ramificazioni soprattutto all'estero che, funzionano quasi in anonimato, consentono però alle mafie notevoli guadagni. I sistemi di riciclaggio e di reimpiego dei capitali si sono sempre più perfezionati sia a seguito delle maggiori quantità di denaro disponibili che della necessità di eludere indagini patrimoniali. Mentre fino a pochi anni fa il sistema bancario rappresentava il canale privilegiato, oggi, è stato addirittura accertato il coinvolgimento di intere nazioni nelle operazioni di cambio di valuta estera. Non poche attività illecite delle mafie, come, ad esempio, gli appalti e le frodi comunitarie, hanno 11

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rappresentato il mezzo per consentire l'afflusso di ingenti quantitativi di denaro già ripulito all'estero. Il declino del crimine organizzato più volte annunciato dai vari governi succedutisi negli ultimi venti anni non si è mai verificato, e non è, purtroppo, nemmeno ipotizzabile. È vero che non pochi "boss" sono detenuti, tuttavia i "veri" vertici del crimine organizzato, alcuni dei quali siedono a Roma, non sono stati messi al tappeto. Le indagini da qualche tempo hanno perso d'intensità e d'incisività a fronte di organizzazioni criminali che hanno complicità nelle alte sfere e sono diventate sempre più inattaccabili. I rapporti tra criminalità organizzata e centri occulti di potere costituiscono tuttora nodi irrisolti. Fino a quando non sarà fatta luce su moventi e mandanti dei nuovi e dei vecchi "omicidi eccellenti", non si faranno passi concreti avanti. Le confische patrimoniali, molto temute dai mafiosi, languono e anche questo è un aspetto a dir poco preoccupante. Non mi sento di avere titoli di legittimazione per censurare qualcuno né tanto meno per suggerire rimedi, ma devo rilevare che oggi la situazione generale, non ci fa essere ottimisti. Camorra, Ndrangheta e Mafia (rispettivamente Campania, Calabria e Sicilia), sono radicate non solo nel Mezzogiorno d’Italia ma soprattutto nei maggiori centri economici e produttivi del Paese con grandi influenze a livello europeo ed internazionale. Nella mia esperienza personale, noto un diffuso clima di rassegnazione e di abbandono oltre che dello Stato anche della società civile. Ritengo, quindi, mio dovere morale evidenziare che continuando a percorrere questa strada, nel prossimo futuro, saremo costretti a contrapporci a una criminalità organizzata talmente forte da essere addirittura invincibile. 12

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1. Beppe ALFANO Beppe Alfano: “Non è più tollerabile che Barcellona Pozzo di Gotto debba sottostare alla legge del terrore imposta da esseri socialmente pericolosi. Il tutto mentre le istituzioni politiche di peso stanno a guardare e alcuni partiti sono più latitanti che mai”. Giornalista, militante di destra, cominciò la sua carriera collaborando con alcune radio provinciali, con l'emittente locale Radio Tele Mediterranea e fu corrispondente del giornale “La Sicilia”. Divenne il “volano giornalistico” di due televisioni locali della zona di Barcellona Pozzo di Gotto, Canale 10 e Tele News, questa ultima di proprietà di Antonino Mazza, ucciso come lui dalla mafia. Non divenne mai direttore responsabile di queste testate poiché non fu mai iscritto, in vita, all'albo dei giornalisti per una sua posizione di protesta contro esistenza stessa dell'albo. Gli fu concessa l'iscrizione all'albo dei pubblicisti alla memoria. Nella realtà, era molto più giornalista di tanti 13

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altri che potevano fregiarsi del titolo. La sua attività antimafia fu intensa e rivolta principalmente verso uomini d'affari, mafiosi latitanti, massoneria, politici e amministratori locali corrotti. Si occupò spesso di traffici internazionali di armi nell’area di Messina, contribuì notevolmente anche alla cattura del boss Nitto Santapaola nel 1993 e scrisse più volte di una massoneria deviata che speculava sulle sovvenzioni europee. Con i suoi articoli di denuncia, Beppe Alfano portò alla luce gli intrecci tra criminalità organizzata, politica inquinata e comitati d’affari e questo gli costò la vita. La notte dell'8 gennaio 1993 fu colpito da tre proiettili mentre era fermo alla guida della sua auto a Barcellona Pozzo di Gotto. Alla morte seguì un lungo processo, tuttora in corso, che condannò un boss locale, Giuseppe Gullotti, all'ergastolo per aver organizzato l'omicidio, lasciando ancora ignoti i veri mandanti e le circostanze da cui nacque l'ordine di morte nei suoi confronti. I suoi familiari, nel suo nome, fanno parte dell'Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia. In particolare, la figlia Sonia è molto impegnata nel conservare la memoria del padre e i diritti delle vittime della mafia, oltre che nel condurre un'intensa attività informativa sulla criminalità organizzata. Nell'assemblea di Strasburgo ricopre diversi ruoli, fra cui quello di presidente della commissione speciale sulla criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro. Sonia Alfano (figlia di Beppe): “Per tanti anni abbiamo sopportato gli insulti di quanti dicevano che mio padre non fosse un giornalista perché non avevano mai letto niente di suo. È vero, non era iscritto all'albo, non lo è mai stato, ma io ricordo mio padre come un 14

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cane sciolto, un segugio. Era lui che trovava la notizia e spesso la ribaltava sul tavolo degli investigatori. Mio padre aveva scoperto il nascondiglio di Nitto Santapaola prima che vi arrivassero le forze dell'ordine, così come ha denunciato un traffico di armi con il Sudamerica. Lo ricordo come un uomo solo contro tutto e tutti”. 15

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