Rassegna stampa - Chiusura Policlinico Napoli

 

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Rassegna stampa - Chiusura Policlinico Napoli

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Rassegna stampa Chiusura Policlinico Federico II Napoli 13 aprile 2016

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Lorenzin a Napoli, pazienti sieropositivi, Arcigay e "Coordinamento Campania rainbow" protestano contro la chiusura dell'unità operativa complessa di Malattie virali. Presidio davanti al Policlinico di via Pansini dove la ministra alla Sanità Beatrice Lorenzin ha incontrato il governatore Vincenzo De Luca. L'obiettivo è scongiurare, in particolare, la chiusura dell'Aids day hospital "che sin dall’inizio dell’infezione ha curato e assistito le persone HIV garantendo loro il diritto all’accesso alle cure e la migliore qualità di vita" denuncia Arcigay. "Le unità operative complesse non vanno ridotte - protesta Daniea Lourdes Falanga di Arcigay - I pazienti con Hiv chiedono il diritto alle cure e alla salute". "Siamo molto preoccupati, si deve garantire il diritto dei pazienti alla continuità assistenziale - aggiunge il presidente dell'associazione arcobaleno di Napoli, Antonello Sannino - In questa unità sono in cura 385 persone che senza preavviso vedranno venir meno il rapporto di fiducia con il loro infettivologo di riferimento. Il provvedimento mette in pericolo quella continuità assistenziale che, come noto, è essenziale per poter stabilizzare il paziente rispetto a una patologia come l’HIV". Non basta. "Fatto ancora più grave - prosegue Sannino - la delibera non prevede nessuna direttiva che dica fin da subito dove e come dovranno essere seguiti i pazienti. Già dal primo aprile la farmacia dell’ospedale eroga i farmaci solo 3 giorni la settimana con le conseguenti difficoltà per pazienti (spesso provenienti dall’hinterland, da province limitrofe e dalle isole) e per operatori sanitari". La ministra Lorenzin alla fine della visita si è fermata a parlare con i manifestanti davanti al Policlinico per conoscere i motivi della protesta. Le associazioni confidano nell'impegno della Lorenzin.

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11 APR - “Persone con HIV, Arcigay Campania, Arcigay Napoli, Arcigay Salerno, I'm gay any problem?, Campania Rainbow, medici e infermieri” davanti all’Aou Federico II di Napoli per protestare contro la soppressione dell’Unità Operativa Complessa di “Malattie Virali incluso Aids - Day Hospital” prevista della deliberazione n° 104 del 29 febbraio 2016 del commissario straordinario dell’Ao, Vincenzo Viggiani, e per difendere “il diritto alla continuità di cura e assistenziale per le persone con HIV e per tutti i pazienti afferenti quest’ospedale”. A promuovere la protesta è NPS Italia Network Persone Sieropositive, che ha scelto la giornata di oggi per una particolare ragione: la prevista visita alla struttura del ministro della Salute Beatrice Lorenzin. A Lorenzin Nps chiede infatti di intervenire per evitare la chiusura dell’Uo. “Si tratta – spiega Margherita Errico, presidente di NPS Italia Onlus, in una nota - di una UOC di grande qualità, che sin dall’inizio dell’infezione ha curato e assistito le persone HIV+ garantendo loro il diritto all’accesso alle cure e la migliore qualità di vita possibile. Attualmente sono in cura con terapia antiretrovirale presso questa Unità 385 persone che, senza alcun preavviso, vedranno venir meno il rapporto di fiducia instauratosi negli anni con il loro infettivologo di riferimento e comunque con la struttura di cura presso la quale sono seguite. Il provvedimento mette in pericolo quella continuità assistenziale che, come noto, è essenziale per poter stabilizzare il paziente rispetto a una patologia, l’HIV/AIDS, che è da considerarsi cronica solo a condizione che il paziente sia messo in grado di aderire pienamente e con continuità nel tempo alla terapia”. “Sotto la direzione del prof. Raffaele Orlando e dei suoi collaboratori – spiega ancora Nps - la UOC oggetto della decisione aziendale ha sempre mantenuto una grande attenzione alle necessità non solo dei pazienti HIV+, ma di tutti i cittadini. L’intensa attività di prevenzione dell’infezione da HIV svolta presso il Policlinico Federico II (più di quattrocento test diagnostici svolti in totale anonimato e gratuità nel biennio 2014/2015) è stata possibile anche perché la suddetta unità è andata incontro alle esigenze dei cittadini, consentendo loro di accedere al servizio di screening in orari compatibili anche con le attività lavorative, ovvero anche in fasce orarie diverse da quelle tradizionali”. “Fatto ancora più grave”, per Nps, è che la delibera, “oltre a prevedere la chiusura di una UOC di valore, non prevede nessuna direttiva che dica fin da subito dove e come dovranno essere seguiti i 385 pazienti dal punto di vista clinico e terapeutico; questo appare oltre che inaccettabile in termini di disservizio, particolarmente pericoloso per la salute di queste persone”. La decisione assunta, “su istanza della Regione Campania”, risulta per Nps “completamente in antitesi rispetto a quanto previsto dal Piano Sanitario Regionale 2011-2013, definito dal Commissario ad Acta e approvato con Decreto del 22 marzo 2011, in cui relativamente alla prevenzione e cura dell’HIV/AIDS si prevedono interventi di potenziamento del servizio per il superamento dei problemi che rendono difficile per le persone HIV+ la possibilità di condurre un’esistenza normale. Si consideri come, oltre all’enorme disservizio che si creerà per 385 persone con HIV, nella farmacia ospedaliera dell’Azienda Universitaria Federico II sia stato affisso il seguente avviso a firma della direzione: ‘A far data dal 1° aprile 2016 l’erogazione dei farmaci per terapie domiciliari avverrà solo nei giorni lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 8.30 alle ore 14.00’. E’ facilmente immaginabile la difficoltà che si viene a determinare sia per i pazienti che afferiscono per i controlli clinici per 5 giorni alla settimana, ma potranno ritirare i medicinali soltanto per 3 di essi, dovendo quindi recarsi nuovamente presso l’azienda per ritirare la terapia – gran parte di essi vengono dall’hinterland, dalle Province limitrofe e dalle isole – sia per gli operatori sanitari che si vedrebbero costretti a concentrare la loro attività, sovraccaricando alcune giornate a discapito di altre”.

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Per Nps “appare quindi evidente come sia in atto un ridimensionamento del servizio offerto alle persone HIV+, non tenendo in alcun conto la qualità di vita e l’esigenza di lavorare per non pesare inutilmente sui costi pubblici dell’assistenza, nonché l’indispensabile necessità di aderenza terapeutica delle persone con HIV che sappiamo essere un punto cardine nell’assunzione giornaliera delle ARV (antiretrovirale) sancita anche dalle Linee Guida sulle terapie antiretrovirali. Le decisioni regionali e, quindi, aziendali oltre a ignorare l’importanza della relazione fiduciaria con il medico infettivologo nella cura di una patologia complessa come l’HIV, sembrano ignorare per i pazienti il collegamento diretto tra un’assistenza fruibile e consolidata e la possibilità di mantenere un’attività lavorativa e una vita sociale e relazionale adeguata. Potenzialmente le terapie antiretrovirali permettono di condurre una vita pari a quella della popolazione generale, ma in Campania il diritto a ottenere con semplicità i propri farmaci salvavita e ad essere seguiti da un medico infettivologo che ne conosce la storia e la specificità, sarà negato a 385 persone. Quando il DPCM del 28/11/2003, che modifica il DPCM del 29 novembre 2001 – sottolinea Nps -, definisce i livelli essenziali di assistenza (LEA) per i soggetti con infezione da HIV assume la complessità e specificità di questa patologia, come declinate dalla legge 135/90, tuttora pienamente vigente; ritenere che le terapie oggi rendano l’HIV/AIDS una patologia cronica come altre rischia di essere un grave errore, pericoloso per la salute delle persone HIV+ e potenzialmente costoso per la sanità regionale”. “Non è chiudendo una UOC che assicura un servizio di qualità ai pazienti né redendo loro più difficile l’accesso alle terapie che la Regione può raggiungere l’obiettivo programmatico di mettere in rete l’ospedale e il territorio nella cura e prevenzione di questa patologia”, prosegue Margherita Errico. Che aggiunge: “E non è certo assumendo decisioni di questo tipo che la sanità campana potrà sviluppare un rapporto di fiducia con le associazioni di pazienti, più volte citate nei documenti programmatici e poi completamente ignorate al momento di definire politiche in netto contrasto con le necessità dei pazienti”. Margherita Errico, in qualità di presidente del Network Persone Sieropositive, denuncia quindi “pubblicamente questa gravissima situazione” e esprime il suo personale impegno “a portarla personalmente all’attenzione del Ministero della Salute attraverso il Gruppo L (facente parte del GCTS) di cui sono membro perché non è più accettabile che le logiche di politica sanitaria vengano stabilite a spese dei pazienti. È arrivato il tempo che questo genere di decisioni siano concertate sulla base dei bisogni dei cittadini/pazienti per assicurare il rispetto dei diritti e l’adempimento dei doveri da parte di chi ci governa”. 11 aprile 2016 © Riproduzione riservata

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Arcigay Napoli, tramite NPS-Network Persone Sieropositive, ha appreso con grossa preoccupazione che l’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli ha deciso di chiudere l’Unità Operativa Complessa di Malattie Virali incluso l’Aids Day Hospital che sin dall’inizio dell’infezione ha curato e assistito le persone HIV+ garantendo loro il diritto all’accesso alle cure e la migliore qualità di vita possibile. Attualmente sono in cura con terapia antiretrovirale presso questa Unità 385 persone, che senza preavviso, vedranno venir meno il rapporto di fiducia instauratosi negli anni con il loro infettivologo di riferimento. Il provvedimento mette in pericolo quella continuità assistenziale che, come noto, è essenziale per poter stabilizzare il paziente rispetto ad una patologia, l’HIV / AIDS, che è da considerarsi cronica solo a condizione che il paziente sia messo in grado di aderire pienamente e con continuità, nel tempo, alla terapia. Fatto ancora più grave, la delibera, non prevede nessuna direttiva che dica fin da subito dove e come dovranno essere seguiti i 385 pazienti dal punto di vista clinico e terapeutico. Inoltre già dal 1° aprile la farmacia dell’ospedale eroga i farmaci solo 3 giorni la settimana con le conseguenti difficoltà per pazienti (spesso provenienti dall’hinterland, da province limitrofe e dalle isole) e per operatori sanitari. La decisione assunta su istanza della Regione Campania risulta completamente in antitesi rispetto a quanto previsto dal Piano Sanitario Regionale 2011‐2013, definito dal Commissario ad Acta in cui relativamente alla prevenzione e cura dell’HIV/AIDS si prevedono interventi di potenziamento del servizio per il superamento dei problemi che rendono difficile per le persone HIV+ la possibilità di condurre una esistenza normale. Non è certo assumendo decisioni di questo tipo che la sanità campana potrà sviluppare un rapporto di fiducia con le associazioni di pazienti, più volte citate nei documenti programmatici e poi completamente ignorate al momento di definire politiche in netto contrasto con le necessità dei pazienti. Per questo domani, lunedì 11 aprile, le associazioni Arcigay Campania, Arcigay Napoli, Arcigay Salerno, Coordinamento Campania Rainbow e I’m gay any problem saranno presenti al sit-in di protesta presso l’A.O. Universitaria Federico II organizzato da NPS-Network Persone Sieropositive insieme a persone con HIV, medici e infermieri, alla presenza della ministra della Salute Beatrice Lorenzin in difesa del diritto alla continuità assistenziale.

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La Presidente del Network Persone Sieropositive commenta la brutta campagna di Convivio Milano. E ci ricorda che, mentre la Versace e la Sozzani "giocano", 385 pazienti napoletani rischiano di restare senza cure. In questi giorni, un evento mediatico ha acceso nuovamente i riflettori sulla questionehiv-AIDS. Mi riferisco alla campagna pubblicitaria di Convivio Milano, mostra mercato biennale ideata nel 1992 da Gianni Versace per sostenere Anlaids Lombardia, il cui claim recitaL’Aids è di moda con i volti-testimonial di Franca Sozzani, direttrice di Vogue e della stilista Donatella Versace. Un claim davvero ripugnante, probabilmente proposto per creare l’effetto “sensazionalistico” ed avere un’ampia ed efficace amplificazione mediatica. Amplificazione che, in effetti, c’è stata. La stessa Versace, d’altronde, si è dissociata dalla campagna, dichiarando di non aver mai dato la propria approvazione. Ovviamente, mi chiedo come mai, allora, il suo volto campeggi sui manifesti. Le hanno, per caso, estorto la foto con l’inganno? Margherita Errico, Presidente Nazionale di NPS, Network Persone Sieropositive, a tal proposito precisa: ciò che più mi lascia senza parole non è tanto il claim al quale pure farei una correzione lì dove dovrebbe essere di moda la lotta all’Aids e non certo l’Aids, ma bensì il concetto di “vittime”…insomma da parte del provider/agenzia che gestisce questa campagna non c’è stata sensibilità alcuna verso le persone con hiv che tutti i giorni vivono stigma, difficoltà nell’accesso alle terapie e che lottano continuamente per i loro diritti, e lottano da guerrieri non certo da vittime! Inoltre credo, come persona che vive con hiv da oltre 20 anni, nonché presidente di un network nazionale, che sia necessario un cambio culturale a tutti i livelli, anche nella realizzazione di immagini e comunicazioni di questo tipo che facciano capire attraverso i volti delle persone comuni con hiv che ci siamo, che siamo nella società e produciamo benessere al pari degli altri. Ben vengano i testimonial ma con una logica comunicativa anche ironica e rispettosa come ha saputo fare Charlie Sheen con la sua T- shirt “siate positivamente negativi”! Ed è proprio Margherita Errico che mi racconta un fatto gravissimo che riguarda il nostro territorio: l’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli ha deciso di chiudere l’Unità Operativa Complessa (UOC) di Malattie Virali incluso Aids – Day Hospital Si tratta di una UOC di grande qualità – mi spiega Margherita – che sin dall’inizio dell’infezione ha curato e assistito le persone HIV+ garantendo loro il diritto all’accesso alle cure e la migliore qualità di vita possibile. Attualmente sono in cura con terapia antiretrovirale presso questa Unità 385 persone che, senza alcun preavviso, vedranno venir meno il rapporto di fiducia instauratosi negli anni con il loro infettivologo di riferimento e comunque con la struttura di cura presso la quale sono seguite. Il provvedimento mette in pericolo quella continuità assistenziale che, come noto, è essenziale per poter stabilizzare il paziente rispetto a una patologia, l’HIV/AIDS, che è da considerarsi cronica solo a condizione che il paziente sia messo in grado di aderire pienamente e con continuità nel tempo alla terapia. La delibera, apprendo dalla voce di Margherita, oltre a prevedere la chiusura di una UOC di valore, non prevede nessuna direttiva che dica fin da subito dove e come dovranno essere seguiti i 385 pazienti dal punto di vista clinico e terapeutico. Per queste ragioni, lunedì 11 aprile, in mattinata, alla presenza della ministra Beatrice Lorenzin, che sarà in visita presso l’A.O. Universitaria Federico II, avrà luogo un sit-in di protesta appoggiato da Arcigay Campania, Arcigay Napoli, Arcigay Salerno, I’m gay any problem?, medici e infermieri, un sit-in in difesa del diritto alla continuità di cura e assistenziale per le persone con HIV e per tutti i pazienti afferenti all’Azienda Ospedaliera.

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