LA VOce dei parkinsoniani

 

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aprile 2016

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1 API Associazione Parkinsoniani Italiani Cosenza Onlus LA VOCE DEI PARKINSONIANI APRILE 2016

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2 Cari amici,ben ritrovati. EDITORIALE Fra pochi giorni si celebra la giornata mondiale del Parkinson e noi,come API Cosenza, malati , familiari , medici, amici, ci stiamo attivando al meglio per promuovere l’evento sul nostro territorio, sperando in un successo sorprendente come quello riscosso a novembre per la giornata nazionale. L’11 aprile, appunto, giorno in cui nacque J. Parkinson, ricorre questo appuntamento, ormai consolidato negli anni, con l’Universo Parkinson. Un incontro ideale tra malati ,familiari medici, media, società civile di tutto il mondo, per parlare dello stato dell’arte della malattia, ma soprattutto per sensibilizzare l’opinione pubblica su una patología che, seppur molto diffusa, e’ ancora oggi poco conosciuta. Da una recente indagine, infatti, e’ emerso che molti non sanno che il Parkinon non e’ solo tremore, ma anche lentezza, rigidità, distonie dolorose, instabilita’ posturale. Quindi, prendere consapevolezza della condizione del malato di Parkinson, delle sue difficoltà nella gestione del vivere qutidiano, serve a promuovere iniziative rivolte, per esempio, ad una assistenza piu adeguata da parte delle istituzioni, e non solo, a migliorare la qualità di vita del malato e della famiglia che lo ha in cura. Nel nostro piccolo abbiamo creato un gruppo molto coeso che ha sperimentato come la condivisione delle attività proposte, le renda piu efficaci e piacevoli . Questo «metodo della condivisione» lo si può, anzi, ritengo che lo si debba utilizzare per tutte le attività che riguardano l'aspetto relazionale e riabilitativo del paziente parkinsoniano. Dall'incontro con il gruppo Parkinson di Salamanca, avvenuto durante il mio ultimo soggiorno in Spagna, ho potuto constatare, infatti, come la riabilitazione motoria per i parkinsoniani sia molto piu efficace se praticata come attività di gruppo, organizzato per fasce di eta' e coinvolgendo i pazienti con esercizi dinamici, in un clima di collaborazione e di partecipazione attiva da entrambe le parti . La stessa cosa dicasi per la riabilitazione psicologica. Oltre agli incontri individuali dovrebbero essere previsti anche incontri di gruppo, durante i quali, lo psicologo favorisca l'incontro e il confronto delle persone, malati o familiari, che vi fanno parte. La paura del futuro, il senso di insoddisfazione, il senso di inadeguatezza, la perdita di autostima fino alla depressione fanno del parkinsoniano un soggetto a rischio, bisognoso di essere sostenuto e rilanciato nel suo ruolo di persona capace di affrontare le difficoltà, di convivere con i condizionamenti della malattia. Il gruppo è il momento e il luogo più appropriato dove sentirsi accolti, non diversi, stimolati ad andare avanti nonostante tutto e «non sono il solo e non sono da solo », questo e' il pensiero che deve suscitare il gruppo. Quindi l'associazione, come entità di riferimento, e il gruppo, come strumento concreto, possono aiutare il parkinsoniano a vivere meglio. EDITORIALE Vi abbraccio il presidente Assunta Mollo

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3 Dottor Pierfrancesco Pugliese U.O. di Neurologia Azienda Ospedaliera di Cosenza NUOVE TERAPIE PER MIGLIORARE LA VITA DEI PAZIENTI PARKINSONIANI In Italia sono circa 200.000 le persone affette da Malattia di Parkinson (MP), si stima che questo numero sia destinato a raddoppiare entro il 2030. La MP non riguarda solo la popolazione anziana, infatti 1 paziente su 4 ha un esordio di malattia al di sotto dei 50 anni. Le cause non sono chiare, ma la teoria più accreditata è che sia causata da un'interazione complessa tra fattori ambientali, genetici ed epigenetici. In pratica il soggetto diventa vulnerabile ad un fattore ambientale per un'alterazione del suo patrimonio genetico, perché il difetto viene ereditato o perché la mutazione genetica avviene durante lo sviluppo. Il quadro clinico della MP è classicamente identificato dalla lentezza nei movimenti, dalla rigidità e dal tremore, anche se quest'ultimo non è sempre presente. I sintomi sono causati dalla degenerazione e morte di cellule di una piccola zona del cervello detta “sostanza nera”, che è la zona in grado di produrre un neurotrasmettitore, la dopamina, coinvolto nel “controllo” del movimento. Il primo farmaco utilizzato nel trattamento della MP sin dagli anni sessanta dello scorso secolo e che rimane ancora oggi il “gold standard” della terapia è la levodopa. Tuttavia, sebbene non vi siano dubbi sulla sua efficacia, permangono ancora da risolvere notevoli problemi connessi al trattamento a lungo termine. Infatti, gli effetti della levodopa, sia terapeutici che indesiderati, sono ancora tra i fenomeni più enigmatici della farmacologia clinica. Inizialmente, negli stadi precoci della malattia, la risposta al farmaco è eccellente: la somministrazione di levodopa in tre o quattro dosi quotidiane migliora i sintomi e i segni parkinsoniani per tutto il giorno, restituendo al paziente una piena funzionalità e consentendo una condizione di stabilità clinica. Successivamente, tuttavia, tale condizione peggiora per la comparsa di fluttuazioni motorie e di discinesie. Inoltre alcuni sintomi motori e non-motori spesso non rispondono a farmaci che agiscono prettamente sulla dopamina. Per tale motivo negli ultimi anni la ricerca si è concentrata nell'individuare farmaci efficaci e sicuri che potessero migliorare la qualità di vita dei pazienti soprattutto nella fase “complicata” di malattia. Ci si è orientati quindi verso lo sviluppo di molecole non solo dopaminergiche ma ad azione multipla. Proprio in quest’ottica la safinamide è la prima molecola con un doppio meccanismo d'azione: ad un'azione dopaminergica si associa una non dopaminergica. L'effetto dopaminergico viene ottenuto grazie ad un'attività inibitoria altamente selettiva e reversibile delle MAO-B che determina un aumento dei livelli extracellulari di dopamina nello striato. Ma la

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4 glutammato. In questo modo safinamide agisce sulle fluttuazioni motorie e sui sintomi motori senza peggiorare le discinesie con un effetto benefico e prolungato nel tempo, oltre due anni. Alcuni dati, che ancora necessitano di ulteriore approfondimento, supportano anche un possibile effetto migliorativo sulle discinesie grazie all'azione antiglutamatergica. Questa molecola, commercializzata da pochi mesi nelle farmacie italiane e potrà, così, contribuire a migliorare la qualità della vita dei pazienti parkinsoniani, riducendo le cosiddette ore “off”, ossia i periodi negativi durante la giornata, senza indurre peggioramenti sulle discinesie. Negli Stati Uniti, inoltre, è stata già commercializzata una nuova formulazione di Levodopa a rilascio prolungato (IPX066) che, grazie al suo meccanismo d’azione permetterà di ridurre il numero di assunzioni giornaliere riducendo al contempo il numero e la durata dei periodi di “off”. Sono attualmente in studio altre due formulazioni di levodopa, somministrabili in forma liquida e per via inalatoria che promettono di garantire un’ opportunità terapeutica unica soprattutto per quei pazienti che, in relazione all’ importante gravità di malattia presentano difficoltà nella deglutizione. Altre molecole attualmente sono in fase di sperimentazione (Apomorfina inalabile, Amantadina a rilascio prolungato, Opicapone ecc….) alcune di esse in fase III, ultima tappa prima che il farmaco sia commercializzato a conferma del fatto che, dopo molti anni di “silenzio”, lo studio sempre più approfondito dei meccanismi patogenetici che stanno alla base della MP e l’evoluzione nel campo della farmacocinetica e della farmacodinamica, stano aprendo nuove frontiere nel trattamento di questa malattia. La speranza è che ogni paziente possa incontrare il proprio neurologo “sarto” che, potendo disporre nella sua bottega di molteplici tessuti, confezioni ad arte il suo vestito terapeutico. Pierfancesco Pugliese

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5 L’ ATTIVITA’ FISICA IN ACQUA: «« L’ESSENZIALE E’ è VISIBILE AGLI OCCHI » » l’essenziale visibile agli occhi Voglio mostrare agli altri e a me stesso che… la volontà è più forte dell’abilità”, questo è il pensiero che ogni giorno mi accompagna in ogni cosa che faccio. Sono Stefano Muraca, docente di scienze motorie e sportive, specializzato nell’avviamento allo sport dei soggetti diversamente abili e nel recupero funzionale in acqua, nonchè delegato provinciale del C:I:P: (Comitato Italiano Paralimpico). Trascorro parte della mia vita in acqua, ambiente nel quale svolgo anche attività di idro -chinesiterapia con soggetti di varie età e varie tipologie di handicap e non. L’acqua è per me un elemento essenziale, quasi magico, un ambiente nel quale sembra che tutto diventi possibile. Proviamo ad immaginare un luogo operativo, sicuro, caldo, ovattato, antitraumatico, senza spigoli ed ostacoli, uno spazio che riduce al minimo il nostro carico di gravità, ridando ai nostri movimenti la fluidità, la leggerezza, la naturalezza, la sicurezza di un tempo… Non parliamo certamente di un ambiente lunare, bensì del meraviglioso ed accogliente mondo dell’acqua, dove è possibile camminare ed in cui è agevole accedere grazie a percorsi facilitati (piani inclinati od elevatori per i casi più gravi). In acqua è possibile lavorare, sicuri ed a proprio agio, avendo come obiettivo il miglioramento di tutte le qualità fisiche (resistenza, forza, velocità) e condizionali (elasticità muscolare che conduce al miglioramento dell’escursione articolare, coordinazione neuromuscolare). Credo che l’attività motoria in acqua ed il nuoto siano l’esercizio fisico più adatto per mantenere o conseguire una buona forma psico-fisica, in quanto giovano all’apparato cardiovascolare, alla mobilità delle principali articolazioni e a mantenere un buon tono muscolare.. In particolare, per i soggetti affetti dal morbo di Parkinson, avviare una razionale attività fisica, tendente a combattere, rallentare e prevenire i disturbi legati al controllo del movimento è sicuramente essenziale. Quando il paziente avvia un virtuoso percorso chinesiterapico, si assiste a notevoli miglioramenti sugli atteggiamenti scorretti dovuti alla scarsa fluidità dei movimenti, alla loro lentezza, alla ridotta coordinazione neuromuscolare. L’esercizio fisico in acqua è un importante complemento per questi soggetti ed ha effetti

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6 motori, consiste nella ricerca di strategie di movimento per consentire al paziente il raggiungimento del maggior grado possibile di autonomia. La pratica fisica deve essere in grado di mantenere nella persona: la forza fisica, aumentandone la resistenza agli sforzi ed il controllo muscolare, l’equilibrio, la flessibilità del corpo e la correzione della postura. Anche i disturbi dell’equilibrio, che appaiono tardivamente, possono essere attenuati da una regolare attività motoria e le esercitazioni proposte in acqua possono allenare al controllo dell’equilibrio, abituando alle variazioni di assetto, al controllo del baricentro, a resistere alla caduta. Esercizi come: camminare in equilibrio su una linea di fondovasca; fare lo slalom da una corsia all’altra; camminare sugli step che costituiscono una passerella sopraelevata sull’acqua; cadere e rialzarsi; correre e saltare in acqua, camminare sospesi, mantenuti da una cintura, sono condizioni operative possibili solo in acqua. È questo, a mio parere, il vantaggio dell’elemento acqua nella riabilitazione in generale, e o, non pesare, non rischiare di cadere. Stefano Muraca

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7 Carmelo Perri IL MIO AMICO PARKINSON Mi chiamo Carmelo; abito a Donnici, un piccolo paese situato sulle colline, alle porte di Cosenza. Circa quindici anni fa, nel mese di settembre del 2001 , ho scoperto di avere la malattia di Parkinson. Facevo il meccanico d’auto. Conducevo una vita modesta, ma ero felice: ero soddisfatto del mio mestiere e tutto andava per il verso giusto. Un giorno, mentre ero al lavoro, si presenta IL MIO AMICO PARKINSON. Notai che le mie mani tremavano. Poi cominciai a peggiorare: ero diventato lento nei movimenti e non riuscivo a camminare bene; facevo fatica a lavorare e quando ero alla guida, non riuscivo a premere il pedale della frizione. Il lavoro aumentava e io non ero più in grado di mantenere gli impegni. Ebbe inizio così la mia Odissea: ospedali, visite, esami. Conobbi il dottor Pugliese che mi sottopose a tutti i controlli necessari. Alla fine mi comunicò che avevo la malattia di Parkinson. Il Parkinson è come una farfalla che si posa leggera sul tuo corpo senza fartene accorgere. Ti colpisce nel fisico, nei muscoli in particolare, perché non è più il cervello a comandare e così, in mancanza di una guida, si fanno movimenti involontari. Si ha difficoltà nel camminare, la postura del corpo cambia e cambiamo anche noi: diventiamo più esigenti e pessimisti; Sembra che tutto vada per il verso sbagliato Nel momento in cui apprendi di avere il Parkinson ti senti il mondo crollare addosso, ti passa la voglia di fare qualsiasi cosa. Io non riuscivo nemmeno a parlare, perché pensavo di sbagliare, non avevo voglia di uscire per andare a mangiare una pizza, perché il tremore si accentuava di giorno in giorno. Mi sembrava tutto impossibile. Parlammo della situazione in famiglia e io dissi che non volevo mollare, ma che il mio stato d’animo e le mie condizioni fisiche non mi permettevano di andare avanti. Un buio totale era sceso nella mia vita e io avevo capito che si era spezzata per sempre. Poi la svolta: decisi di reagire e riappropriarmi della mia vita che, nel periodo di sconforto,

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8 andare in depressione. Nel frattempo, mia figlia e mio genero si erano documentati sull’’intervento D.B.S ( Deep Brain Stimulation = stimolazione cerebrale profonda). Mi misero in contatto con il professor Servello e da quel momento iniziò la nuova fase della mia vita . Mi recai a Milano, mi ricoverai all’ospedale Galeazzi . Mi ricordo che il professore venne nella mia stanza per spiegarmi in cosa consisteva l’intervento, informandomi sugli aspetti positivi e sugli aspetti negativi, chiedendomi, infine, se fossi veramente deciso ad affrontare l’operazione. Ricordo benissimo quello che gli risposi: che non mi interessava ciò che mi poteva succedere, ma che avrei voluto essere operato il più presto possibile. Il professore si mise a ridere e mi disse: «Va bene, grande Perri!» Il giorno successivo mi sottoposero ad una serie di esami e di controlli e predisposero tutto quanto era necessario per l’ intervento. Fui portato in sala operatoria alle ore 8,00circa; mi misero sulla testa, avvitata con dei bulloni, la cosiddetta “ corona” che, secondo me, assomigliava al volano del motore di un’automobile. Poi fissarono la “corona” al lettino su cui ero disteso, in modo tale che non potessi muovermi e l’operazione incominciò. Aprirono la calotta della mia testa, e con un piccolo trapano fecero dei buchi là dove andavano ad alloggiare gli elettrodi, per dare l’impulso al cervello nella parte in cui le cellule erano morte. Dopo otto ore di lavoro, sentii il professore che mi diceva: « Perri, abbiamo compiuto il primo passo! » Dopo tre giorni venni sottoposto al secondo intervento e mi venne applicato il generatore di corrente. Tutto era andato bene e io ho avvertito fin dai primi momenti gli effetti positivi dell’operazione. Credetemi,è stata una sensazione bellissima, finalmente potevo tenere una penna in mano; il mio amico Parkinson aveva Carmelo Perri– campo di grano e papaveri capito che non poteva più gestire la mia vita e si era ridimensionato. Tornato a casa, mi sono iscritto all’ Associazione Parkinsoniani Italiani di Cosenza, dove ho conosciuto delle persone stupende, fra cui la nostra Presidente, sempre disponibile e sorridente, anche lei con la stessa patologia . Io, Carmelo, ora penso che la mia vita non sia finita, ma si siano aperti altri traguardi. Voglio chiudere con una riflessione: una famosa canzone di Gianni Morandi che dice: “ Uno su mille ce la fa….” Io penso invece che mille su mille possano farcela. Bisogna avere fiducia in se stessi e nella scienza, lottare sempre e non mollare mai. Vi sarete chiesti il perché del titolo di questa mia testimonianza: IL MIO AMICO PARKINSON. Ho voluto semplicemente comunicare che la malattia fa ormai parte della mia vita, mi accompagna fedelmente come un amico forse un po’ ingombrante e accettarla significa vivere meglio. Carmelo Perri

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9 Un incontro muy interesante Nel mese di marzo, durante un mio soggiorno a Salamanca, bellissima città spagnola, dove vive mia figlia, ho avuto il piacere di incontrare il gruppo Parkinson del luogo e di condividere con esso, seppur per breve tempo , un’ esperienza molto interessante. Dopo aver contattato telefonicamente la presidente Teresa Màrtin Sancèz, il giorno dopo, su suo invito , accompagnata da mia figlia, ci siamo incontrate presso la sede dell associazione , uno stabile che ospita altre associazioni di volontariato, non molto lontano dal centro, nei pressi della Plaza de Toro, dove si trova l’edificio”Gloriata” in cui si svolgono le corride. Siamo state accolte con molto calore da tutto lo staff che, dopo avermi illustrato la loro programmazione e organizzazione, mi hanno presentato ai pazienti, invitandomi a unirmi a loro nelle varie attività, per il tempo che sarei rimasta a Salamanca. Il giorno dopo, puntuale, ero lì in tuta e scarpe da tennis, pronta a carpire le novità della riabilitazione spagnola! Ho notato e ho apprezzato molto il fatto che al centro dell’attività riabilitativa, ci fosse il gruppo, non la singola persona. Infatti, per quanto riguarda il movimento ci proponevanouna serie di esercizi, scelti per fasce di età, eseguiti stando disposti in circolo , con al centro una giovane e simpatica fisioterapista che ci illustrava i movimenti da compiere e ci accompagnava con la sua voce squillante, scandendo il ritmo e incoraggiandoci con i suoi “muy bien”! Contemporaneamente, un secondo gruppo, con l’assistenza di un’ altra fisioterapista, altrettanto brava e affabile, svolgeva esercizi per l’equilibrio, alternandosi con il primo. Due volte a settimana eravamo impegnati con il pilates, che prevede, alla fine, esercizi di rilassamento, gli La presidente dell’ Associazione Parkinson di Salamanca stessi che noi , come gruppo API, (a sinistra) con una terapista abbiamo sperimentato una sola volta con la dottoressa Palumbo. In quei giorni ho avuto modo di conoscere persone molto speciali per la loro storia e per il loro esempio, che mi hanno accolto nel gruppo con affetto, offrendomi la loro ospitalità. Spero un giorno, non lontano, di poter ricambiare, invitandoli a trascorrere qualche giorno da noi e di accoglierli in una sede adeguata che speriamo di avere presto e di poter otganizzare per loro un programma riabilitativo ben strutturato ed efficace. Assunta Mollo

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10 IL LIBRO Giuseppe Tomasi di Lampedusa IL GATTOPARDO Il Gattopardo, edito da Feltrinelli, nel 1958, con la prefazione di G. Bassani, un anno dopo la morte dell’autore, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, fu un caso letterario di portata internazionale. Lo straordinario successo del libro va attribuito, in parte, ad alcune circostanze di natura esterna quali la pubblicazione postuma di un romanzo scritto da un autentico principe di Sicilia, vissuto senza avere alcun rapporto con la letteratura militante, scomparso senza aver pubblicato un solo scritto. Altre circostanze parvero collocarlo nell’ambito dell’esperienza neorealista per la sua natura di romanzo storico-politico, impegnato in un’analisi spietata del Risorgimento in Sicilia, per il tono narrativo conforme alle tradizioni letterarie del secondo Ottocento. In realtà, quegli aspetti che, in un primo momento, determinarono il successo del libro, ad una più attenta indagine critica, apparvero più esterni che sostanziali. La vera essenza dell’opera è il senso della morte, della vanità, dell’inarrestabile rovina di una nobiltà in piena decadenza, descritta nella figura del principe Fabrizio di Salina, il Gattopardo, appunto, durante gli anni del trapasso dal regime borbonico a quello sabaudo. Il pessimismo storico, la sfiducia in ogni possibilità di rinnovamento, la certezza che in Sicilia tutto sarebbe cambiato perché tutto potesse rimanere come prima, sono solo alcuni aspetti di una rovina assai più profonda. Un’atmosfera di morte pervade, sin dalle prime pagine il romanzo con il ritrovamento del cadavere di un soldato, sotto un albero di limone, morto per il Re, non quello vecchio, che il principe di Salina conosceva bene, ma quello di adesso « ...che non era altro che un seminarista vestito da generale ». Persino le rose del giardino del principe sono descritte come «...una sorta di cavoli color carne, che distillavano un aroma denso, quasi turpe». Ma torniamo alla storia. Il romanzo inizia con la recita del rosario in una delle sontuose sale del palazzo Salina, dove il principe Fabrizio, abita con la moglie Stella e i loro sette figli; è un signore distinto e affascinante, raffinato cultore di studi astronomici, di incontri galanti, attento e disincantato osservatore dell’inesorabile decadenza del proprio ceto. Passata indenne, attraverso la bufera garibaldina, grazie al nipote Tancredi, divenuto capitano al seguito di Garibaldi, nell’agosto successivo, la famiglia Salina si trasferisce nella residenza estiva di Donnafugata, dove il principe è accolto, fra le varie autorità, dal nuovo sindaco in fascia tricolore: Calogero Sedara, un arricchito, incolto, dai modi grossolani. Alla sera, durate il tradizionale pranzo, fa il suo ingresso nella sala Angelica, la bellissima figlia di don Calogero, che incanta tutti, o quasi, con la sua grazia e la sua avvenenza.

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11 Tancredi, non più capitano garibaldino, ma tenente dell’esercito regolare, perché « con quelli lì non poteva stare », se ne innamora e la vuole sposare e in una lettera chiede al «carissimo zio Fabrizio» di domandarne a nome suo la mano. L’amore fra Angelica e Tancredi domina la pagine seguenti. Nel frattempo, Il principe Fabrizio ha un incontro con il rappresentante del governo, cavaliere Chevalley di Monterzuolo, inviato per proporgli la nomina a senatore, ma Fabrizio di Salina garbatamente rifiuta. Nel corso del colloquio, il principe spiega, con un misto di cinico realismo e rassegnazione, il suo pensiero riguardo alla sicilianità: i cambiamenti avvenuti nell'isola più volte nel corso della storia hanno adattato il popolo siciliano ad altri invasori, senza tuttavia modificare l'essenza e il carattere dei siciliani stessi. « Noi Siciliani siamo stati avvezzi da una lunghissima egemonia di governanti che non erano della nostra religione, che non parlavano la nostra lingua, a spaccare i capelli in quattro. Se non si faceva così non si sfuggiva agli esattori bizantini, agli emiri berberi, ai viceré spagnoli. Adesso la piega è presa, siamo fatti così. (…) da quando il vostro Garibaldi ha posto piede a Marsala, troppe cose sono state fatte senza consultarci perché adesso si possa chiedere a un membro della vecchia classe dirigente di svilupparle e portarle a compimento;(…)in Sicilia non importa far male o bene: il peccato che noi Siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di fare… Sono venticinque secoli almeno che portiamo sulle spalle il peso di magnifiche civiltà eterogenee, tutte venute da fuori...da duemilacinquecento anni siamo una colonia». Prima della partenza, don Fabrizio non tralascia di suggerire a Chevalley il nome di don Calogero Sedàra, suo consuocero ed ottimo rappresentante del «nuovo che avanza», il quale palesemente non sarà migliore del passato: «dopo sarà diverso, ma peggiore. Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra». Una lunga parentesi dedicata alla visita di padre Pirrone, cappellano di famiglia, ai suoi parenti, interrompe la narrazione della vicenda principale, che si riapre con il fastoso ballo, in una casa principesca di Palermo, con il quale l’aristocrazia siciliana rende omaggio ai Piemontesi vincitori. Fabrizio annoiato e nel contempo irritato alla vista delle donne bruttine e degli uomini sciocchi che sciamano nei saloni, turbato nel riconoscersi uguale a loro, danza con Angelica quel famoso valzer, riproposto nel film di Visconti. Morirà vent’anni più tardi, dopo «un continuo, minutissimo sgretolamento della personalità» Lida Barazzutti

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12 DAL ROMANZO AL FILM G. Tomasi di Lampedusa Luchino Visconti IL GATTOPARDO La letteratura, sin dagli albori del cinematografo, ha ispirato registi e sceneggiatori; basti pensare, nel periodo del muto, al Nosferatu di Murnau(1922) , per il quale il regista attinse ampiamente dal romanzo Dracula di B. Stoker. In Italia, fin dal secondo decennio del 20° secolo, seppure in filmati di poche decine di minuti, furono portate sullo schermo le opere di Omero, Dante, Shakespeare e altri classici. Nel 1914, G. D'Annunzio, dietro lauto compenso, scrisse le didascalie per Cabiria di G. Pastrone. Per realizzare il primo film sonoro della storia, (1939) il regista V. Fleming si rivolse al best seller di quegli anni, Gone with the wind ( Via con il vento) di M. Mitchell. Da allora sono ormai ben pochi i testi letterari ignorati dal cinema, che ci ha riproposto ogni sorta di genere narrativo: la fiaba, la novella, il romanzo storico, realistico, fantascientifico, il giallo ecc. In Italia, dal dopoguerra in poi, il ricorso ai nostri capolavori letterari ha spesso dato origine a film di grande livello, che hanno ottenuto anche un notevole successo di pubblico: da . Un maledetto imbroglio di P. Germi (1959), tratto da Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di C.E. Gadda, a Il Gattopardo (1963) di L. Visconti dall’omonimo romanzo di G. Tomasi di Lampedusa, al Satyricon (1969) di F. Fellini, liberamente ispirato all'opera di Petronio, a Il giardino dei Finzi Contini (1970), tratto dall'omonimo romanzo di G. Bassani, per citarne solo alcuni. Ovvia-

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13 fonti letterarie e immagini filmiche : le libertà che l'autore cinematografico può assumersi rispetto all'originale letterario; le modalità e gli strumenti più opportuni per inserire un sistema narrativo in un altro; la fedeltà del film rispetto alla sua fonte; i procedimenti e le tecniche del racconto, la sceneggiatura. Chi va a vedere un film , tratto da un noto romanzo, letto in precedenza, è automaticamente indotto a porre le due opere a confronto. Il ricorso alla letteratura ha generato nel cinema internazionale alcuni fenomeni interessanti. Il più vistoso riguarda la produzione di film tratti da best seller per cui un film si identifica con lo scrittore, a prescindere dal nome del regista. I film ispirati ai romanzi di J. Grisham, per esempio, a partire da The firm (Il socio), con T. Cruise, diretto da S. Pollack nel 1993, sono considerati automaticamente film di Grisham e diffusi con questa etichetta,. Altro fenomeno interessante, sia dal punto di vista cinematografico che da quello letterario, è la scoperta da parte del pubblico di certi scrittori, grazie alla riduzione cinematografica delle loro opere. È’ questo il caso di P. Bowles, il cui romanzo The sheltering sky è stato portato sullo schermo da B. Bertolucci con il film Il tè nel deserto (1990) e ha dato il via a un vero e proprio culto dello scrittore americano, che nel film ricopre il ruolo di testimone della vicenda. In occasione dei 40 anni dalla morte di Luchino Visconti, avvenuta il 17 marzo 1976, e del ritorno nelle sale, in versione restaurata, di Rocco e i suoi fratelli, le reti televisive e i giornali hanno dato ampio spazio a servizi, interviste, commenti , ricordando il gande regista e le sue opere, fra le quali particolare rilievo è stato dato al film Il Gattopardo, tratto dall’omonimo romanzo di Tomasi di Lampedusa. Rivedere il capolavoro di Visconti mi ha spinto a rileggere il romanzo. Un libro di un certo spessore, infatti, può essere letto una sola volta o più volte, nel corso della propria vita e ogni lettura ci fa scoprire aspetti fino a quel momento ignorati o trascurati, cogliere sfumature che a suo tempo erano rimaste celate nelle pieghe della narrazione, perché il gradimento di un libro, il coinvolgimento emotivo rispetto alle vicende narrate e i sentimenti e le emozioni messe in campo, si svelano alla luce del nostro vissuto, intrecciandosi con i momenti particolari della nostra esistenza. Premiato in patria con il David di Donatello e con la palma d’oro al Festival di Cannes; criticato da sinistra per la partecipazione interiore al mondo aristocratico dello stesso autore e disprezzato da destra per l'aspra critica rivolta alla rampante borghesia italica, il Gattopardo segna una svolta profonda nel cinema di Luchino Visconti. Infatti, da questo momento in poi, i successivi film di ambientazione storica, testimonieranno il ripiega

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14 mento nostalgico dell’aristocratico regista milanese in una ricerca del mondo perduto. Visconti, che aveva già trattato la tematica risorgimentale nel film Senso (1954), rimase profondamente colpito dal romanzo, che con la sua pubblicazione aveva scatenato un acceso dibattito sul nostro Risorgimento. Il regista, che dimostra di conoscere ogni piega, ogni sfumatura, ironia compresa, dell’opera di Tomasi di Lampedusa, coglie in pieno quella che è la musa ispiratrice del romanzo e cioè il senso della morte, della vanità, della inarrestabile decadenza di un’antica nobiltà, di cui il principe Fabrizio di Salina è l’emblema. Rispetto all’intreccio della narrazione, il regista compie una radicale trasformazione, pur mantenendo la più assoluta fedeltà al testo. Costruisce una architettura a blocchi narrativi per quattro grandi movimenti (a Palermo, verso Donnafugata, a Donnafugata, il ballo), analoga a quella del romanzo, ma analizzando l'intera successione delle sequenze del film, si possono notare alcune significative differenze rispetto al romanzo. Anziché seguire la successione degli avvenimenti così come vengono raccontati e descritti da Tomasi di Lampedusa, li articola in funzione di un solo, emblematico evento, il celebre ballo che occupa quasi un terzo del film. La musica che accompagna la scena, il famoso valzer inedito di Verdi, è di Nino Rota, creatore delle musiche di molti capolavori del cinema. Costumi, ambienti, scene riflettono pienamente i canoni del realismo viscontiano. L’addetto alla fotografia, Giuseppe Rotunno, che si è occupato recentemente del restauro della pellicola, riportando il film alla versione originale, sperimenta tutte le possibilità tecniche del tempo. Fra gli interpreti, italiani e stranieri, in perfetta sintonia con il loro ruolo, spiccano Claudia Cardinale , Alain Delon, Serge Reggiani, Paolo Stoppa e Burt Lancaster, un Principe Fabrizio da leggenda., totalmente a suo agio nel suo personaggio. La scena del ballo conclude il film ricomponendo i diversi motivi del romanzo.Il progetto culturale e cinematografico di Visconti si modella perfettamente su quello storico-letterario di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: raccontare il passato al presente, riportare la memoria del passato ad una dimensione esistente e visibile. La copertina della prima edizione Lida Barazzutti (1958) de Il Gattopardo. Casa Editrice Feltrinelli

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15 LA MUSICA E IL BALLO Quando si riceve uno stimolo musicale, il corpo riceve l’invito ad esprimersi, a muoversi, attivando tutte le funzioni vitali, perché il movimento del corpo deve venire da dentro, esprimendo emozione ed espressione. La musica crea movimento e il movimento permette di entrare in relazione con gli altri: ci si sente più liberi e vitali, diventa più facile esprimere i propri sentimenti. Nei rapporti con gli altri si è maggiormente a proprio agio, più aperti, più disponibili, perché aumenta la fiducia in se stessi. Anche il rapporto con il proprio corpo cambia, si impara a sentirlo, a conoscerlo e a controllarlo. LA DANZA Il nostro essere , la nostra mente, il nostro animo si esprimono attraverso il corpo, il nostro tramite con il mondo esterno. Esso è il veicolo attraverso il quale realizziamo noi stessi soddisfiamo i nostri desideri, manifestiamo le nostre passioni, i nostri bisogni, sentiamo noi stessi e gli altri. La danza diventa il linguaggio con il quale possiamo esprimere le nostre emozioni senza utilizzare la parola. La vita quotidiana ci porta ad essere controllati, razionali, provoca in noi stress e tensioni; con la danza il nostro corpo e la nostra mente ritrovano armonia e libertà. Attraverso la danza la nostra anima esprime tutta la sua sensualità, la sua passione, la sua libertà LA DANZA E’ LIBERA ESPRESSIONE DEI NOSTRI SENTIMENTI Claudio Falcone, Maestro di ballo

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