Il Martino cartaceo n.3 anno2

 

Embed or link this publication

Description

quindicinale di approfondimento e informazione

Popular Pages


p. 1

22 Febbraio 2016 - n. 03 anno 2 Quindicinale di informazione, approfodimenti e interviste 1€ >Martinsicuro Calcio Story Seconda Puntata >Ponte Ciclopedonale sul Tronto >L’Oroscopo in dialetto >La Tragedia del Ballarin IL MARE IN INVERNO di Ilenia Laurenzi “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones…. “ Potremmo iniziare da qui, per parlare di Giuseppe Pompei e del suo sogno, lungo 45 anni, di ricostituire un complesso che, nel periodo a cavallo.... » continua, Pag. 7 IL RITORNO DEI SAVOIA LE SUGGESTIVE FOTO DEL NOSTRO LITORALE a cura di Maurizio Lindner di Giorgio Basile A TU PER TU CON ANTONIO PICCIOLA Il gol più bello e a cui do più valore è quello contro il Francavilla. Non abbiamo vinto quella partita, ma con il mio goal siamo riusciti ad evitare la sconfitta.... » continua, Pag. 14

[close]

p. 2

2   L’ANGOLO DEL DIRETTORE Innovazioni di Marco Capriotti Cari lettori, Come Direttore Responsabile del giornale devo ricordare sempre che tutti gli articoli sono a disposizione vostra nei nostri archivi e come avete visto anche “on line” trovate le copie cartacee de “Il Martino”. Per una settimana si è parlato del Festival di Sanremo, adesso torniamo alle nostre beghe quotidiane, con i soliti scandali di frodi da parte di politici, sempre nel settore chiave della sanitá e tutte le polemiche che riguardono le unioni civili. Personalmente ritengo una vergogna non avere ancora una norma. Le poche righe che scrivo riguardano anche il referéndum che si terrá a aprile per evitare le trivellazioni; anche in questo caso era meglio abbinare il referendum al giorno delle elezioni per risparmiare un po’ di soldi. Io resto fedele alle mie idee, non alle magliette politiche che ci vogliono sempre mettere. Chiudo con il ponte sul fiume Tronto, tutti bravi per l’approvazione e siamo felici, come un giorno saremo felici di avere nuovamente una stazione ferroviaria attiva. Ricordo brevemente che l’idea è nata molti anni fa, alla fine non si era completamente stupidi. Buona lettura. Iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Teramo. Iscrizione n 668 del 26 Aprile del 2013. DIRETTORE: Marco Capriotti REDAZIONE: Ilenia Laurenzi, Federica Bucci, Noris Cretone, Maria Giulia Mecozzi, Alessandra Bucci, Marco Capriotti, Angelo Pisani, Luigi Tommolini, Emanuela di Teodoro, Simona Borghese, Andrea Cosenza, Gino Bucci, Matteo Bianchini SEDE REDAZIONALE:: Via Metauro, 10 - 64014 Martinsicuro (TE) Tel./Fax: 0861 1863957 Email info@ilmartino.it Partita IVA 01794480671 STAMPA: Presso sede “Il Martino”. DISTRIBUZIONE E ABBONAMENTI: TABACCHERIA LA CUCALA , Lungomare Europa, 67, Martinsicuro. VAGNONI TRISTANO, Piazza Cavour, Martinsicuro. CIRILLI TOMMASO, Lungomare Europa, Martinsicuro. MATTIOLI CINZIA, Via Roma, 332, Martinsicuro. GENGHI ANNA MARIA, Via F. Lippi, Villa Rosa . TABACCHERIA “LA TORRE”, Via Roma, 447, Villa Rosa. PUBBLICITA’: Contattare il 0861-1863957 ARRETRATI: Richiedeteli al vostro edicolante oppure a Il Martino e@mail: info@ilmartino.it - fax: 0861-1863957. Il Martino Giornale on-line ed anche cartaceo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

[close]

p. 3

ALDO: UNA VITA PER LE DUE RUOTE. “MA IL MIO SOGNO ERA IL PALLONE” Nonostante la sua officina abbia cambiato spesso sede nel corso degli anni, l’odore che si percepisce appena si varca la soglia del locale, è sempre lo stesso. Quella commistione tra gomma e grasso di catena che riporta indietro nel tempo e precisamente a quando, da bambini, si scorrazzava per il Paese, ognuno con la propria bicicletta “Trubbiani” multicolore e accidentalmente una catena usciva dall’ingranaggio o una ruota si forava. Incidenti questi, a cui solo un uomo, nel nostro Paese, poteva porre rimedio. Aldo, un nome che, almeno a Martinsicuro, non ha mai conosciuto un cognome. Difficile, quasi impossibile, non accostarlo all’idea di una bicicletta, tanto da essere ribattezzato con ‘Aldo delle biciclette’ o ‘Aldo il ciclista’. A narrarci la storia di questa attività che, nonostante la concorrenza della grande distribuzione, ha resistito bene, rimanendo negli anni punto di riferimento per tutti i martinsicuresi possessori di una bicicletta, sarà proprio il suo protagonista che, per la prima volta, vogliamo presentare con il suo nome e cognome: Aldo Consorti. L’officina, fu fondata dal padre di Aldo, Remo Consorti (detto Mario il ciclista), “all’incirca dopo la seconda guerra mondiale – spiega Aldo - intorno al 1945”. Grande appassio nato di ciclismo e organizzatore di gare ciclistiche, “fu Lui – prosegue - ad iniziarmi a questo lavoro ed è solo grazie a lui se ho imparato tutti i trucchi del mestiere”. L’officina, nel tempo, ha cambiato molte sedi. Inizialmente era ubicata nella zona dove adesso sorge la Banca Tercas, per poi risorgere vicino ad un’altra storica attività martinsicurese: la merceria di Gino. “Proprio qui – dice Aldo - la nostra attività è cresciuta ed è andata avanti per parecchi anni, prima con mio padre e poi con me. Iniziai a lavorare da piccolo e contemporaneamente andavo a scuola. Poi, mio padre morì all’improvviso d’infarto alla giovane età di 56 anni”. Questo fu un duro colpo per Aldo che, non solo fu costretto a lasciare la scuola per mettersi subito a lavoro, ma dovette abbandonare anche la sua passione più grande: il calcio. Infatti, nonostante fosse figlio di un ciclista, il suo cuore batteva per il pallone. A tal proposito ci racconta quando, poco prima che il padre morisse, venne contattato dalla Sambenedettese per il ruolo di portiere. “Purtroppo, dovetti rifiutare questa grande opportunità – dice Aldo. Dovevo aiutare la mia famiglia ad andare avanti. Tuttavia, continuai a giocare nella Martinsicurese. L’offerta che la Sambenedettese Calcio mi aveva fatto all’epoca, era davvero allettante. Avrebbero pagato loro il trasporto per potermi recare agli allenamenti ed avrei potuto continuare a studiare. Ripensandoci, ciò avrebbe reso la mia vita completamente diversa”. E ancora: “Invece, dovetti abbandonare i miei sogni calcistici. Da un giorno all’altro, mi ritrovai immerso nei difficili meccanismi del mondo lavorativo che, nonostante aiutassi già mio padre, mi erano del tutto sconosciuti. Dovetti imparare ad occuparmi della contabilità e cominciare a contattare ditte e fornitori. Anche dal punto di vista manuale, l’assenza di mio padre si faceva sentire. Senza i suoi consigli e il suo aiuto, era dura”. Quando poi la casa, sopra la quale sorgeva il negozio, fu demolita, Aldo spostò nuovamente la sua officina laddove le giovani generazioni martinsicuresi lo ricordano. Venendo da mare potevi trovarlo all’angolo sulla destra in Piazza Cavour. Qui Aldo ha esercitato per circa trent’anni ed è qui che l’attività ha conosciuto il suo vero decollo. Infatti, come ci racconta, “incominciai a vendere, non solo biciclette. Estesi la mia attività anche al mondo dei motori, diventando concessionario ufficiale della ‘Piaggio’. Ricordo ancora quando arrivavano i tir con gli indimenticabili ‘Ciao’ ma anche ‘Boxer’ e ‘Vespe 50 e 125’. Ho anche venduto la mitica Ape a tre ruote”. E non finisce qui, perché quando la moglie divenne collaboratrice, l’attività si estese anche a giocattoli, carrozzine e culle. “Era Lei, infatti, che si occupava di questo settore mentre io gestivo il mondo delle due ruote”. Rispetto ai grandi centri di distribuzione che ora hanno messo in crisi molte di queste piccole attività, dobbiamo dire che Aldo ha sempre e coraggiosamente portato avanti il made in Italy, puntando su prodotti medio-alti. Dunque, nonostante le difficoltà, non ha mai voluto rinunciare alla qualità. Il prossimo 27 Marzo ‘Aldo il ciclista’ compirà 70 anni ma di chiuder bottega non ne vuol sapere. “Io continuo – afferma con determinazione. Ho sempre lavorato e questa è la mia passione, la mia vita”. Purtroppo però, un giorno quest’attività dovrà chiudere e nessuno prenderà le sue redini. Infatti: “entrambi i miei figli hanno studiato ed intrapreso carriere differenti. Una volta chiusa la serranda nessuno riaprirà”.   3 di Maria Giulia Mecozzi

[close]

p. 4

4   IL MARE IN INVERNO: di Maurizio Lindner

[close]

p. 5

IL NOSTRO LITORALE IN FOTO   5 © RIPRODUZIONE RISERVATA

[close]

p. 6

6   7 GIUGNO 1981: TRAGEDIA ROSSOBLÙ, TRAGEDIA CITTADINA... di Luigi Tommolini attimo e colpì le persone più indifese, donne e bambini che prese dal panico si trovarono coinvolte nel rogo. A peggiorare la situazione contribuirono il mancato funzionamento degli idranti (il fuoco si spense da solo) e la tardiva apertura delle porte esterne ed interne della Curva Sud. Non mancarono gesti eroici come quelli di Luciano Bovara e Umberto Giovannozzi che riuscirono a salvare dalle fiamme due bambini di dieci anni. Tredici furoni gli ustionati gravi, trasportati il giorno dopo nei vari Centri Grandi Ustionati d’Italia, ma per Maria Teresa e Carla, dopo decine di giorni di agonia, non ci fu niente da fare. Tutta San Benedetto del Tronto, insieme alla tifoseria e alla squadra rossoblù, le pianse ai loro funerali. Nel maggio 2010 un filmato su “youtube” di quella tragedia risvegliò i ricordi di quel giorno e interruppe un silenzio assordante che durava da 29 anni. Nel trentennale del rogo (giugno 2011), la U.S. Sambenedettese calcio 1923 fece apporre una targa commemorativa all’entrata della tribuna centrale del “Riviera delle Palme”; seguirono una toccante cerimonia all’interno del “Ballarin” organizzata dal”Comitato Ballarin” e serate “per non dimenticare”, una delle quali, molto interessante, svoltasi nella città di Cupra Marittima... Nacquero link e siti su Internet, trasmissioni e interviste. Anche i tifosi, durante una gara al “Riviera”, esposero un toccante striscione a ricordo. Ma, a tutt’oggi, dopo quasi trentacinque anni da quel 7 giugno, NESSUNA Amministrazione Comunale si è DEGNATA di INTITOLARE UN LUOGO a ricordo di questo tragico evento. Se non ora, quando? PERSI NEL VENTO rimangono ANNI DI PROMESSE NON ANCORA MANTENUTE... ma REALE è la certezza che quella tragica domenica di festa rimarrà scolpita per sempre nei nostri cuori sambenedettesi e rossoblù, che mai dimenticheranno Maria Teresa e Carla e tutti coloro che hanno sofferto e soffrono da quel maledetto 7 giugno 1981. Era il 7 giugno di quasi trentacinque anni fa quando nella Curva Sud dello Stadio “Fratelli Ballarin” si sviluppò un tremendo incendio. Erano quasi le 17 e Sambenedettese e Matera erano da poco entrate in campo per disputare l’ultima gara del campionato di Serie C/1 girone B 1980/81. La Samb allenata da Nedo Sonetti doveva vincere per poter salire, dopo un solo anno di purgatorio, in serie B (alla fine bastò il pareggio, visto il concomitante risultato di parità del Campobasso, concorrente alla promozione, in trasferta a Rende). In città, da una settimana, erano iniziati i preparativi per la grande festapromozione rossoblù. Grande euforia avvolgeva San Benedetto del Tronto. Quella domenica, infatti, non mancava nessuno: intere famiglie, bambini, donne, anziani, persone che non erano mai state allo stadio. Tra queste c’erano Maria Teresa Napoleoni, 23 anni, segretaria presso la ditta calzaturiera “Silvano Shoes”, il cui proprietario diversi anni prima era stato presidente della Samb e Carla Bisirri, 21 anni, parrucchiera a Porto d’Ascoli nella zona dell’Agraria dove abitava proprio sopra il suo locale. Piene di entusiasmo e di gioia andarono allo Stadio per festeggiare: Maria Teresa, maglietta smanicata bianca, bermuda scuri, zoccoli svedesi, con la sua Vespa rossa regalata dal suo papà nel giorno del suo ultimo compleanno; Carla, maglia e jeans scuri, insieme a un suo zio e al suo fidanzato con il quale si sarebbe dovuta sposare tre mesi dopo. Varcarono l’entrata EST della Curva Sud dove presero posto insieme ad altre 3500 persone!!! Assistettero alla coreografia del pre partita urlando anche loro a squarciagola “FORZA SAMB”; agitarono con entusiasmo le striscioline di carta (7 quintali) preparate per la festa, e poi, cinque minuti prima delle 17, nel pieno della bolgia del “Ballarin” le due formazioni entrarono in campo. L’accensione dei fumogeni o un semplice mozzicone di sigaretta diede fuoco ai quintali di carta: la tragedia avvenne in un © RIPRODUZIONE RISERVATA

[close]

p. 7

PONTE CICLOPEDONALE SUL TRONTO, UN SOGNO CHE SI AVVERA Un ponte collegherà Martinsicuro a San Benedetto del Tronto. Il collegamento ciclopedonale con la Riviera delle Palme, si inscrive nel più ampio contesto della realizzazione di una Macroregione Adriatica, nonché con la necessità di realizzare un percorso ciclopedonale con San Benedetto del Tronto e di adeguamento delle piste esistenti a Martinsicuro, il tutto finanziato dalla Regione Abruzzo. Del ponte ciclopedonale sul Tronto si cominciò a parlare negli anni 2005/2006 quando, nel programmazione di alcuni interventi che avrebbero interessato le due città coinvolte – Martinsicuro e San Benedetto del Tronto - venne stipulato un accordo tra Provincia di Ascoli Piceno e Teramo e Autorità di Bacino. Ciò prevedeva, tra le altre cose, anche lo spostamento del depuratore di Martinsicuro e la realizzazione di canalizzazioni verso il depuratore della Sentina con condotte che sarebbero passate su un ponte di legno e che avrebbe garantito il collegamento ciclopedonale tra l’area archeologica di Martinsicuro e il Parco Sentina. L’allora amministrazione martinsicurese di centrosinistra lavorò assieme alla Giuta targata Gaspari per la realizzazione di questa ipotesi di lavoro ma il tavolo fu interrotto a causa del modificarsi degli assetti politici tra province e amministrazioni comunali. Successivamente, “insieme alla Regione Abruzzo, nella persona dell’Assessore regionale Dino Pepe, e alla regione Marche, abbiamo instaurato un tavolo tecnico-politico permanente che coinvolgesse anche la provincia di Ascoli Piceno e i comuni di San Benedetto e Martinsicuro, al fine di definire i termini della collaborazione tra le istituzioni”. Per quanto riguarda la parte finanziaria, Vagnoni ci conferma che: “l’opera verrà finanziata dalle due Regioni coinvolte (Abruzzo e Marche) mentre dovranno essere i Comuni ad occuparsi delle spese di manutenzione ordinaria. Il costo complessivo dovrebbe essere di €. 2.200.000,00”.   7 di Maria Giulia Mecozzi “La firma del protocollo – commenta Vagnoni - rappresenta l’ennesima tappa di un percorso comune che vede le istituzioni interessate impegnate a porre in essere tutto quanto sarà necessario per rendere concreto un collegamento tra due realtà limitrofe atteso ormai da tanti anni”. E ancora: “Sono certo che la continuità tra i due territori, garantita dal nuovo ponte, costituirà un forte attrattore turistico per tutti gli attori interessati. La sinergia tra le due Regioni, Province e Comuni, sarà quindi un valore aggiunto per la messa in opera di tale importantissima infrastruttura. Un bell’esempio di politica che funziona e che cerca di dare risposte concrete alle istanze delle diverse comunità, mettendo da Tornando ai giorni nostri, cerchiamo di riassumere le ultime tre parte ogni campanilismo e personalismo, ed affrontando la sfida lavoimportantissime tappe di questa vicenda. La prima riguarda l’ap- rando insieme nell’interesse generale. provazione dello studio di fattibilità, avvenuta il 4 gennaio 2016, da parte della Provincia di Teramo e che colloca l’infrastruttura a valle Un bel passo avanti, dunque, ma che dovrà essere seguito nei prossimi del ponte ferroviario, nei pressi della foce del Tronto, nell’area della mesi da azioni volte a finanziare l’opera in modo da non rendere inutile Sentina. Il progetto costerà 2 milioni e 200 mila euro, dei quali oltre tutto il lavoro fatto sinora, e certificare così la credibilità di tutti coloro 1 milione e mezzo sono destinati al ponte ciclopedonale sul Tron- che ci hanno messo la faccia impegnandosi in tal senso”. Infatti, ricorto, mentre la somma rimanente sarà utilizzata per spese tecniche, diamo che, subito dopo la firma dell’accordo, le parole di entusiasmo espropri e spese accessorie. Questo studio di fattibilità, realizzato del Sindaco martinsicurese Paolo Camaioni, vennero smorzate da una dalla provincia di Teramo, servirà per arrivare in tempi brevi ad un dichiarazione a caldo, rilasciata dallo dello consigliere provinciale. “Pur esecutivo. nella soddisfazione del lavoro svolto sinora – affermava Vagnoni - dobLa seconda importante tappa è datata invece, 5 febbraio 2016 e si tratta della firma del famoso protocollo d’intesa. Seppur visto come un passaggio formale, esso è servito per ribadire l’impegno di tutti gli enti coinvolti a far si che il progetto prendi vita e non resti solo fermo sulla carta. A sottoscrivere l’accordo, per Martinsicuro, il Sindaco di Martinsicuro, Paolo Camaioni che, subito dopo lo storico incontro ha dichiarato: “Con questa firma abbiamo stipulato un’alleanza strategica per la costruzione di una cerniera che avrà riflessi importanti anche sul piano turistico”. Mentre, per San Benedetto era presente l’Assessore comunale Luca Spadoni, che ha affermato: “Questo è finalmente la concretizzazione di un modello di viabilità sostenibile nel solco di una programmazione che stiamo portando avanti da qualche anno”. Hanno preso parte al tavolo anche: il Presidente Renzo di Sabatino, il vicepresidente della Regione Marche Anna Casini, l’assessore regionale abruzzese Dino Pepe, il presidente della provincia di Ascoli Piceno Paolo D’Erasmo. A rappresentare la provincia di Teramo, il consigliere delegato alla viabilità Mauro Scarpantonio e il consigliere delegato all’ambiente per la provincia di Teramo, Massimo Vagnoni, che abbiamo voluto interpellare perché, da sempre ha giocato un ruolo da protagonista nella vicenda. Infatti, stando a quanto dichiarato dal Consigliere provinciale, “nel 2013, tramite un’istanza fatta alla provincia di Teramo, la regione Abruzzo decise di stanziare un contributo di €. 420.000 per finanziare il primo intervento di realizzazione di piste ciclabili presso il nel Comune di Martinsicuro”. E continua: “Poi, nel 2014, quando ricoprivo l’incarico di Assessore ai lavori pubblici della provincia di Teramo, ho dato mandato agli uffici tecnici della provincia di predisporre uno studio di fattibilità per un percorso ciclo pedonale sul lungo fiume Tronto che si ricongiungesse con la pista insistente sul ponte stradale sulla SS 16”. In tale contesto, si è iniziato a coinvolgere i comuni di San Benedetto e Martinsicuro al fine di individuare la localizzazione e modalità di realizzazione dell’opera. biamo essere tutti consapevoli della necessità di trovare al più presto le risorse necessarie per trasformare in realtà ciò che per tanti anni è stato solo argomento di campagna elettorale”. E continuava: “Il progetto, ora, dovrà essere adeguatamente sostenuto con ulteriori risorse che le amministrazioni locali dovranno stanziare e reperire per dotare finalmente la nostra Città di un opera pubblica di qualità e che valorizzi ancora di più il nostro territorio”. Risorse che, stando a quanto dichiarato dal Sindaco Paolo Camaioni, “verranno garantite per la maggior parte dalle due Regioni (Abruzzo e Marche). I due Comuni coinvolti, Martinsicuro e San Benedetto, potranno solo compartecipare. Per questo – continua il Sindaco – continueremo a fare affidamento sull’azione di sinergia tra Province e Regioni”. Piene di soddisfazione anche le parole rilasciate dal Pd Martinsicuro che però, tramite il suo segretario, Elisa Foglia, non manca di rivendicare la paternità del progetto. “Il lavoro – dichiara il Segretario Foglia - da sempre svolto dal circolo locale del Partito Democratico, per portare a Martinsicuro un’opera così strategica e di rilancio per il nostro territorio e di cui si parla da oltre 10 anni, ha dato e sta dando i suoi frutti. Dalle parole, ai fatti. Ringraziamo i referenti regionali del partito democratico Pepe e Casini, il presidente della provincia di Teramo Di Sabatino e tutti gli Enti coinvolti per aver dato una risposta concreta e veloce alle istanze di un territorio che come circolo abbiamo cercato sempre di rappresentare e sostenere”. La terza ed ultima tappa, risale a qualche giorno fa e precisamente al 16 Febbraio 2016, quando in Giunta regionale è stato definitivamente approvato il protocollo d’intesa. Attualmente dell’infrastruttura, al cui progetto definitivo stanno lavorando tre ingegneri, c’è solo uno studio di fattibilità, che ha collocato l’infrastruttura a valle del ponte ferroviario, nei pressi della foce del Tronto, nell’area della Sentina. Sappiamo inoltre che il ponte ciclopedonale sarà lungo 180 metri con una struttura in legno lamellare e acciaio con tre campate appoggiate su due “pile” in cemento armato. © RIPRODUZIONE RISERVATA

[close]

p. 8

8   OROSCOPO E NUMERI DEL LOTTO! di Noris Cretone tenet n’ansia tremend, appccet li lamdadin Saggittario come zio Fester…Keep calm!!! Lì nummer Detv da fa con la moje o lu marit organizzet è 25-51-87. na gita romantica, no però a lì Prat d’ Tivo che pur nonna se scuccess! P’ lu lavor è inutl che facet li castill p’ aria, dneta fa prima Cancro L’amor v’ fa stà nu cò aggitat…Ltghet cù li cus scucciand e psant pù pnzet a fa li lu marit e la moje però v’ appcichet pur p’ sold! P’ la salut stet attend a l’oss, a lu fegt senza nind…Stetv calm pur vuje! Cu lu e li dint…stet mess proprije bè! Altr che gita lavor sete proprje brav, stet facenne tant romantica, jet c’ nonna a Giulianova dalla cose bone. Rpusetv nu cò pchè stete sempr Madonna dellu Sbiannore! Lì nummer è 30a corre e dop v’ sabbass la pressione e 32-90. v’ sentet male, pjetv qualche vitamina! Lì nummer è 13-74-83 (l’83 è ritardatario su Capricorno Roma). V’ set proprje rott de stà a sentì la moje e lu marit, vulet stà sul tranquill e seren però se stet spusat dnet tenè pacinzia! Lu lavor n’ va Leone Se stet da sul facetv curagg e dmannet a bè, però fino alla fine d’ febbraje, dop a marz qualche bella fija de accumpagnav a magnà se repije. Facet nu cò d’ ginnastica…jet in li arrosticin, facet nù figurone pchè stì jurn campagna a raccoje li rape cuscì v’ muvet sete proprje bill. P’ lu lavor detev da fà, stet nu cò pchè stet sempr allcat e tent li dulur sol a perd temp e la cera se consuma e la all’oss! Lì nummer è 29-46-69. procssiò n’ cammina. La salut va che è nà schiuppettata però mttetv nù cò a dieta… Acquario stet sempr a magnà!!! Lì nummer è 2-7-62. A febbraje è per tutt lu mes d’ marz sete bill e affascinand come Belen…sete na bomba, chi v’ ved v’ vulesse zumba ngoll! V’ va bè Vergine L’amor va bè, però sete nù cò psant se pur lu lavor, vulet fa nu sacc de cus però li cus n’ và com vulet vuje mttet subbit lu prima dnet sistmà li cus più psand. Anche la mus. Qualche persona che n’ v’ sopport v’ salut v’ va bè, facet lu sport all’aria aperta… mette li bastù fra li rote…lascetli perd! Stet jet aiutà nu cò nonna e nunn incampagn, attend alla salut, curret d’ qua e d’ là e dop caveta li patat ch v’ vè li muscul! Lì nummer gnje la facet. Tutt quand v’ stann a stressà, è 47-70-87. La Sibilla Abruzzese torna a grande richiesta in questo numero con una interessante sorpresa per ringraziare tutti i lettori del Martino. Vi offrirà nuovamente il suo unico oroscopo in dialetto ma questa volta alla magica luna che scruta dai monti del Gran Sasso, ha chiesto anche i numeri fortunati segno per segno che ogni lettore potrà giocare al lotto! (per le ruote potete usare o quelle consigliate o quelle corrispondenti alle iniziali del vostro nome)…Buona fortuna! Ariete Tnet la coccia tosta come sempr, però set brav e gentil quand n’ v’ ncazzet! L’amor va bè e a marz ancora meje. Se vulet aprì nu supermercat mò è lu mument giust, tant in Abruzz s’ magna sempre. La salut stà bè ma n’ v’ scupret ca v’ vè naddra vodda lu raffreddore! Lì nummer è 28-2278 (il 28 è ritardatario su Genova e Firenze). Toro L’amor v’ fa dannà…l’udma settimana d’ febbraje sete proprje nir ma a marz lì cus saggiust. P’ lu lavor tenet na voja d’ mannà tutt a lu paese ma facet lì brav sennò scoppia nu macell. La salut va bè, stet bone e set pur bill e rilassat, vuol dir che non pnset a nind e chi v’ freca, durmet da la matina alla Scorpione sera, svjetv!!! Lì nummer è 11-30-77. Stet tropp aggitat vulet cagnà lu marit o la moje pchè v’ piace l’avventura amorosa e v’ vulet divrtì. Però stet attend che putet Gemelli cascà dalla padella alla vrace! Moment Quanta pacinzia in amor! Però la d’or p’ lu lavor, tenet la coccia che v’ fuma pacinzia dura fino a fin febbraje dop p’ le idee che tnet. La salut stet attend a lu v’ scuccet e p’ lu marit e la moje sò sal che mttet dentr a la nzalata è tropp, v’ dulur. Su lu lavor sete nu treno n’ v’ suv la pression…come chill d’ lu Leone stet ferma nsciù, tnet però na freca d’ sempr a magnà! Lì nummer è 6-36-86. persò che v’ vo mette li bastù fra li rote… Calmetv’, n’ stet sempr aggitat, mannetli a lu paes e jet pur vuje a magnà li arrosticin! Lì nummer è 24-25-74. Pesci In amor sete sempr misterius…chi v’ capisc è brav! Se s’ scoccia la moje e lu marit a Bilancia Prima l’amor jeve bè, dop sete cumngiat stavv vicin so dulur. Lu lavor è perfett a litgà tra moje e marit, stetv calm sennò pchè tutt li pianit sa miss una arret a nandr facet lì macill! Lu lavor non và bè pchè ci affialrat, m’ raccumman detv da fa n’ stet a stà Urano nzimbr a Mercurio che v’ stress durmì! P’ la salut jet da lu medc e facetv dà ma a marz li cus cagna. Pnzet alla salut set nu cò d’ vitamine, magneta le arance e li tropp esaggerat, piete tropp medicine che lmun spremut pchè tnet la fiacca. Lì nummer s’ compra senza ricett, jete da lu medic n’ è 38-48-85 (l’85 è ritardatario su Firenze). facet sempr de coccia vostra! Lì nummer è 43-41-61 (il 41 è ritardatario su Milano e Torino). © RIPRODUZIONE RISERVATA

[close]

p. 9

PERSONAGGI DI PAESE Un paese è fatto di persone e personaggi. Questi ultimi sono più che semplici persone, spiccano per argutezza, bizzarria, originalità, dabbenaggine; sono protagonisti di storie, detti, avventure mozzafiato o , il più delle volte, esilaranti. Non sono tipici, sono tipi. Vorremmo citarli tutti anche se ci rendiamo conto che sarebbe una missione impossibile in quanto per le vie del nostro paese hanno circolato e continuano a circolare molti di questi “grandi personaggi”. Come sempre chiediamo il vostro aiuto per riempire le pagine di quello che vorremmo far diventare una specie di almanacco dei personaggi martinsicuresi. In attesa delle vostre segnalazioni diamo delle descrizioni generiche di quelli che sono i tipici personaggi di ogni paese, i cosiddetti “tipi”, vedremo poi volta per volta sotto quale categoria far rientrare il protagonista della settimana. Il personaggio di cui ogni paese può vantare il numero più elevato è sicuramente “l’osservatore attento”. Non riesco a trovare, nel mio scarno vocabolario dialettale, una parola che possa descrivere queste persone, mentre so che in altre zone d’Italia hanno dei nomi ben precisi, ad esempio in Emilia Romagna sono chiamati “Umarell”, nell’Abruzzo più meridionale, ai confini col Molise, “Tramentisti”, sono quelle persone che non avendo (purtroppo) nulla da fare, stanno tutto il giorno a osservare il lavoro degli altri, siano essi operai del comune impegnati a scavare la pubblica via per riparare una conduttura o muratori intenti a tirar su le mura di una nuova casa. Ma sono anche quelli che stazionano perennemente in piazza o all’angolo di una strada e osservano, ammirano, registrano tutto ciò che accade, senza perdersi niente e nessuno. Scrutano tutto intorno senza distrarsi un attimo e alla fine della loro giornata “non lavorativa” sanno tutto di tutti. Avete bisogno di informazioni, di sapere qualche pettegolezzo o una banale indicazione per sapere dove abita Tizio o Caio? Semplice, basta chiedere a loro, a “li piazzarul” (che ne dite? Questo neologismo dialettale potrebbe andare come definizione ?). La classica “domanda che sorge spontanea” nel caso dei “Piazzarul” è: ma come sbarcano il lunario? Il più delle volte sono pensionati, o giovani disoccupati o adulti che hanno in casa chi porta lo stipendio per cui loro, smesso di lavorare per sopravvenuta anzianità o volontariamente o per sopraggiunta disoccupazione, si dedicano volentieri alla mansione (gratuita!) di “piazzarul” che evidentemente tanto li affascina. Una originale figura che non manca in nessuno dei paesi della nostra penisola è il tipo che dalla mattina alla sera gira in lungo e in largo per le vie dell’abitato, percorre chilometri su chilometri, incontra tantissima gente, sorride, stringe mani e vi ringrazia se gli offrite un caffè o un euro ma non vi toglie certo il saluto se semplicemente lo salutate e tirate dritto senza avergli offerto alcunché. Perché lo fa? Perché non ha altro da fare, o meglio, non sa fare altro o non ha voglia di fare altro e allora gira, cammina e saluta senza stancarsi mai. Fa una breve sosta per il pranzo ma dopo la siesta riparte e non si ferma fino a sera quando rientra per riposare. All’indomani, fresco come una rosa lo ritroverete per strada che cammina e saluta , ma sempre col sorriso sulle labbra.   9 di Federica Bucci Altro generico personaggio caratteristico che sicuramente farà andare il pensiero di ognuno di voi a una persona in carne ed ossa è il tipo che che si ferma per ore e ore al bar leggendo il giornale, discutendo di politica, di sport e anche, perché no, di pettegolezzi, che scruta dalla punta delle scarpe alla cima dei capelli chiunque metta piede nel bar. Diciamo che questo è il tipo intellettuale, informato, che ne sa sempre una più di voi se vi ci fermate a parlare. All’inizio potrebbe essere anche piacevole intrattenersi con lui in una qualsivoglia discussione (perché lui sa tutto di tutto), ma alla lunga stanca notevolmente perché il tizio, in quanto accanito lettore di giornali (a sbafo sopra il frigo del bar) non vuole darla vinta a nessuno e alla fine vuole sempre avere ragione citando a memoria (e ci credo, legge e rilegge per ore il giornale sottraendolo alla disponibilità degli altri avventori che escono dal bar con aria truce per non aver potuto neanche dare un’occhiata ai titoli durante l’agognata pausa caffè) l’articolo del giornalista più in voga del momento. Del saccentone da bar esistono alcune sottocategorie, le più interessanti sono quella dell’allenatore, quella del “tombeur de femme” e quella del reduce. Ogni bar che si rispetti ha almeno il 90% dei clienti in grado di far giocare divinamente qualsiasi squadra di calcio, di effettuare il miglior cambio possibile nel momento topico di una partita, insomma di vincere a mani basse qualsiasi competizione. Nei bar i cosiddetti “triplete” sarebbero alla portata di qualsiasi squadra se affidata alle mani sapienti del mister fatto in casa. Il Casanova da bar di paese è quello che passa le sue ore seduto al tavolo a raccontare le sue gesta eroiche di conquistatore, quello che non appena gli parte la suoneria con la hit del momento, cerca lo sguardo degli altri avventori per renderli partecipi di quanto sia faticoso essere un così ricercato tombeur de femme. Il reduce infine è quello che inizia ogni discorso con “ai miei tempi” con l’intento affatto celato di farti capire di aver vissuto e di conoscere il mondo meglio di chiunque altro. Mica come te, poveretto che il mondo lo hai visto solo nei programmi del National Geographic (ammesso che a casa tu abbia l’abbonamento a Sky!) Le sue gesta eroiche sono degne di essere tramandate ai posteri affinché si sappia che il paese ha avuto l’onore di annoverare tra i suoi cittadini un vero e proprio supereroe. Naturalmente l’elenco delle categorie è lacunoso, volendo potrebbe allungarsi a dismisura, ma mi sono limitata a descrivere quelle che potremmo definire “macrocategorie”. Adesso sta a voi riempire le caselle con i nomi delle persone che ritenete possano appartenere all’una o all’altra categoria. Buon divertimento.

[close]

p. 10

10   I SAVOIA” : STORICA BAND MARTINSICURESE DAGLI ANNI 60 di Ilenia Laurenzi “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones…. “ Potremmo iniziare da qui, per parlare di Giuseppe Pompei e del suo sogno, lungo 45 anni, di ricostituire un complesso che, nel periodo a cavallo tra il 1965 e il 1970, si esibiva in cover dell’epoca in giro per i locali della riviera. La “band” in questione si chiamava I SAVOIA e, in quegli anni dorati, i “favolosi ‘60”erano una bella realtà del nostro paese. Fino al loro scioglimento, qualche anno dopo. E questo sogno il signor Giuseppe l’ha potuto coronare dopo quasi mezzo secolo, con una nuova formazione, ma con la medesima voglia di cantare e far emozionare il suo pubblico, composto da inguaribili nostalgici ma, anche, da giovani che amano quell’atmosfera un po’ retrò che solo le vecchie canzoni sanno creare. Signor Giuseppe, chi erano I Savoia? Erano un gruppo di ragazzi che amavano la musica e che, un po’ per gioco, decisero di metter su’ quello che allora si chiamava complesso. Oggi la chiamerebbero “band”. Era il 1965 quando, un mio amico, Ilario Micioni, che studiava a Fermo, tornò un giorno con una chitarra nello zaino. Aveva imparato qualche accordo, sufficiente a strimpellare un po’ di canzoni in voga al momento. Io avevo un buon orecchio ed iniziai a prendere confidenza con uno strumento che, in seguito, diventò il mio. Coinvolsi altri ragazzi nel progetto e, inizialmente, incominciammo a prendere lezioni di musica presso una famiglia. Di lì a poco capimmo che non tutti erano portati a suonare uno strumento, tanto che rimanemmo solo io ed Ilario a seguire le lezioni, inizialmente entrambi alla chitarra ritmica, poi il mio amico si dedicò principalmente al basso. Nel gruppo entrarono due nuovi elementi, un certo Gianni Di Gennaro di Alba Adriatica che, successivamente, riscosse un certo successo in zona con il nome d’arte di Gianni Sera e Leo Bizzarri alla batteria. Si costituì, così, il primo quartetto, la formazione originale de I Savoia: eravamo pronti ad esibirci nei locali della Riviera! Il “Sombrero” di Martinsicuro, locale molto in voga in quel periodo, ci vedeva ospiti fissi, mentre ci esibivamo in altri locali come la “Mezza luna” e il “Calypso”di Alba. Erano i “favolosi “ anni 60, gli anni del boom economico, gli anni della gioventù, quando “ci batteva forte il cuore”… C’era un cantante solista? Inizialmente no, cantavamo tutti. Al quartetto originario, si unì Walter Di Domenico, tastierista, di Corropoli, mentre Gianni Sera continuò la sua carriera con una diversa formazione. Solo in seguito entrò nel gruppo il cantante solista, Oriente Ciampetti. Poi cosa successe? Nel corso degli anni il complesso originale subì una serie di trasformazioni. Arrivarono nuovi elementi a sostituire chi andava via fino al momento in cui, inevitabilmente, le nostre strade si divisero. Ci fu chi partì militare e chi lasciò Martinsicuro per cercare lavoro fuori. E così I Savoia si “estinsero”. Ma rimase il MIO sogno, quello di ricostituire un gruppo che amasse la musica e le vecchie canzoni. L’ho accarezzato per quasi mezzo secolo fino a quando, nel 2014, riuscimmo a ricostituire ciò che restava dell’antica formazione. L’intento originale era quello di coinvolgere tutti i vecchi elementi, ma non ci siamo riusciti. Purtroppo anche questo tentativo non è andato a buon fine. Il tempo era passato per tutti e, forse, non tutti avevano la mia stessa passione e volontà. Così I Savoia si sciolsero di nuovo, fino ai giorni nostri. Perché, cosa accadde? Accadde che un giorno, navigando in internet, incontrai su un social Aldo Ruggeri, giovane musicista che condivideva la mia stessa passione, la musica. E’ iniziato un bel sodalizio che è sfociato nella creazione di un nuovo gruppo, I Nuovi Savoia, in cui Aldo suona le tastiere ed io la chitarra, oltre ad essere voce solista. Ad affiancarmi, una voce femminile, Alessia Iacobini. Finalmente siamo tornati alle origini, ma con una nuova formazione. Come 45 anni fa, siamo tornati a cantare nei locali della zona, rigorosamente live e con pezzi dell’epoca. Facciamo allora qualche domanda ad Aldo Ruggeri, la new entry del gruppo Cosa ti ha spinto ad abbracciare il progetto di Giuseppe e farlo tuo? ”Mi sono divertito a tornare ad un periodo in cui pc e basi musicali non esistevano e la musica si “faceva” solo con gli strumenti. Nei nostri spettacoli, noi proponiamo i brani che hanno fatto la storia della musica italiana, ovviamente riattualizzati, in modo tale che, chi ha vissuto quegli anni, tornerà a rivivere le emozioni del passato. Abbiamo riarrangiato i brani adattandoli agli anni nostri. Chi ha amato quegli anni, con i nostri concerti, farà un belviaggio nei ricordi e, per un’ora e mezza, staccherà la spina dalla quotidianità. Qual è il target che partecipa ai vostri spettacoli? Di sicuro è un target “adulto”. Dai 35 anni in sù. Le persone un po’ più grandi, con la nostra musica, fanno un bel viaggio nei ricordi, quelle più giovani, invece, tornano bambini apprezzando melodie che li hanno accompagnati negli anni della loro infanzia. In quali locali preferite esibirvi? In quei locali in cui la musica non viene “urlata”, ma si preferisce un atmosfera più soft, in cui le nostre canzoni fanno da sottofondo, attingendo anche al loro potere evocativo. Cerchiamo, insomma, di “creare” un atmosfera retrò con arrangiamenti moderni che contribuisca a fare un viaggio nel tempo.

[close]

p. 11

PER RICORDARE UMBERTO ECO DOBBIAMO TRASCENDERLO   11 Il computer non è una macchina intelligente che aiuta le persone stupide, anzi; è una macchina stupida che funziona solo nelle mani delle persone intelligenti” “Anche nel campo delle idee, non sempre la monogamia è necessariamente segno di un’assenza di libido” “Cos’è la filosofia? Scusate il mio conservato rismo banale, ma non trovo ancora di meglio che la definizione che ne dà Aristotele nella Metafisica: è la risposta a un atto di meraviglia” “La decadenza dei costumi non sta in ciò che fanno Lady D e l’amante, ma nel fatto che i lettori paghino per farselo raccontare” “Ma democrazia è anche accettare una dose sopportabile di ingiustizia per evitare ingiustizie maggiori” “Chi ride è malvagio solo per chi crede in ciò di cui si ride. Ma chi ride, per ridere, e per dare al suo riso tutta la sua forza, deve accettare e credere, sia pure tra parentesi, ciò di cui ride, e ridere dal di dentro, se così si vuol dire, se no il riso non ha valore. […] Chi ride deve dunque essere figlio di una situazione, accettarla in toto, quasi amarla, e quindi, da figlio infame, farle uno sberleffo” “Qualcuno ha detto che il patriottismo è l’ultimo rifugio delle canaglie: chi non ha principi morali si avvolge di solito in una bandiera, e i bastardi si richiamano sempre alla purezza della loro razza. L’identità nazionale è l’ultima risorsa dei diseredati” “Ora il senso dell’identità si fonda sull’odio, sull’odio per chi non è identico. Bisogna coltivare l’odio come passione civile. Il nemico è l’amico dei popoli. Ci vuole sempre qualcuno da odiare per sentirsi giustificati nella propria miseria. L’odio è la vera passione primordiale. È l’amore che è una situazione anomala” “Sì, c’è una lussuria del dolore, come c’è una lussuria dell’adorazione e persino una lussuria dell’umiltà. Se bastò così poco agli angeli ribelli per mutare il loro ardore d’adorazione e umiltà in ardore di superbia e di rivolta, cosa dire di un essere umano? E fu per questo che rinunciai a quella attività [di inquisitore]. Mi mancò il corag- di Angelo Andresa Pisani gio di inquisire sulle debolezze dei malvagi, perché scoprii che sono le stesse debolezze dei santi. “Il grande problema della scuola oggi è insegnare ai giovani a filtrare le informazioni di Internet, cosa di cui non sono però capaci neppure i professori, perché sono neofiti in questo campo” “Umberto Eco (Alessandria, 5 gennaio 1932 – Milano, 19 febbraio 2016) è stato un semiologo, filosofo e scrittore italiano. Saggista prolifico, ha scritto numerosi saggi di semiotica, estetica medievale, linguistica e filosofia, oltre a romanzi di successo” Queste due righe di wikipedia sono sufficienti a intimidire chiunque abbia l’ardore di scrivere anche una sola parola su di lui. Eco è stato un punto di riferimento in così tanti campi da renderne illegibile la grandezza, una forza totemica della quale non riusciamo ancora a capire la portata. Lo capiremo tra tanti anni, quando la distanza ci permetterà di analizzarlo con la lucidità giusta: la foresta – del resto - si vede dal di fuori, dentro si vedono solo i tronchi. L’unico modo di ricordarlo degnamente è leggere e leggerlo, seguendo – più che la persona, o la sua sterminata bibliografia – il suo modus vivendi, caratterizzato da una costante e maniacale sete di conoscenza. Eco ci ha insegnato la forza tellurica della cultura, l’unico strumento veramente capace di creare una differenza, per quanto impercettibile sia. L’unico modo per cambiare ciò che è intorno a noi è cambiare la percezione che ne abbiamo: maggiori sono i nostri strumenti, maggiori sono le nostre possibilità di analisi, e lo slancio immaginifico che ne consegue. “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5.000 anni”. Eco, che i libri li ha letti, li ha scritti, li ha spiegati, avrà probabilmente vita eterna. Cerchiamo di imitarlo.

[close]

p. 12

12   LA FORZA DELLA SOLITUDINE di Giusy Valori comunichi bene. In realtà si omologa alla parola dell’altro. La quantità non ha nulla a che vedere con la qualità. Scriveva ancora Pasolini: “ L’indipendenza che è la mia forza , implica la solitudine che è la mia debolezza. Io avevo voglia di stare solo perché , soltanto solo, sperduto, muto, a piedi, riesco a riconoscere le cose”. Quella del poeta , scrittore, regista fu una solitudine forte e cercata quasi con rabbia perché aveva capito da subito dove sarebbe finita la società, anche quella parte che lui riteneva ancora sana ed incontaminata. Invecchiando però la stanchezza comincia a farsi sentire e , con l’età, la solitudine è più difficile da sostenere, soprattutto la sera quando i pensieri affollano la mente e ristagnano più a lungo in essa. Essi si fanno sentire più forti, tanto che il poeta stesso sente irrompere un urlo dalla gola , seguito da un pianto silenzioso. Ma sa che deve resistere e mantenere il suo desiderio di distacco perché se si abbandonasse a questa stanchezza , tutto gli crollerebbe addosso senza pietà. Bisogna continuare ad essere “ disgraziati e forti e fratelli dei cani “. C’è una citazione di Madeleine Delbrel la quale scrive che in ognuno c’è qualcosa che non sarà mai compreso da nessuno. Questo qualcosa è la causa stessa della nostra solitudine che ci è connaturale. Ed è questa solitudine rudimentale che dobbiamo accettare in primo luogo. Ma , con l’età la forza di resistenza si assottiglia ed essa comincia a diventare un tremendo peso pur conservando il sapore per la libertà. L’uomo Pasolini e l’anziano vivono in un mondo che li rifiuta tanto da sentire il desiderio di tornare nell’alveo materno. Un ritorno impossibile che solo la poesia può far avverare. Un vecchio - scrive Pasolini- ha rispetto del giudizio del mondo anche se non gliene importa niente. Ed ha rispetto di ciò che egli è nel mondo. Deve difendere i suoi nervi indeboliti e stare al gioco a cui non è mai stato. La solitudine è una necessità che va difesa come vanno difesi i nervi indeboliti delle persone anziane. Per Pasolini essa è come un’amante che non lo tradirà mai. I nostri anziani , troppo spesso abbandonati a se stessi, anche se un tempo hanno amato la loro solitudine, ora fanno fatica ad accettarla e si lasciano andare ad un pianto silenzioso che nessuno vuole sentire. Pasolini lo conosceva bene pur non essendo tanto vecchio. La sua era una consapevolezza che acquisiva giorno per giorno. Quell’urlo è necessario per recuperare le energie disperse nel mondo e per ritrovare quella parte soffocata della vita che , come un pianto silenzioso, cerca di resistere. La solitudine quando si è ancora forti nell’accettarla è speranza e forza. Vi è in essa quindi una sorta di felicità. E questo è tutto ciò di cui l’anziano ha bisogno per essere rieducato allo stare solo senza scadere in isolamento forzato. Pasolini, man mano che va avanti con gli anni è come un anziano. Si sente sempre più messo in un angolo perché le sue geniali idee non vengono più ascoltate , sono fuori moda come quelle di un vecchio che è costretto a vivere ancora in una società che sta prendendo un’altra strada e si sta trasformando in qualcosa che lo rifiuta. Si sente spaesato in una società sempre più estranea e diversa da quella in cui un tempo è cresciuto. Ed è in questa condizione che inizia a vacillare e il dolore diventa così forte tanto da fargli iniziare a temere quella solitudine tanto amata nella quale si rifugiava per capire il mondo e continuare ad immaginarlo puro e incontaminato. Bisogna saper invecchiare - è la frase che spesso ci si sente dire. Bisogna invece imparare a rimanere soli. E questo richiede ancor più un atto di coraggio e di fede. Bisogna essere molto forti per amare la solitudine; bisogna avere buone gambe e una resistenza fuori dal comune; non si deve rischiare raffreddore, influenza e mal di gola; non si devono temere rapinatori o assassini; se tocca camminare per tutto il pomeriggio o magari per tutta la sera bisogna saperlo fare senza accorgersene; da sedersi non c’è; specie d’inverno; col vento che tira sull’erba bagnata, e coi pietroni tra l’immondizia umidi e fangosi; non c’è proprio nessun conforto, su ciò non c’è dubbio, oltre a quello di avere davanti tutto un giorno e una notte senza doveri o limiti di qualsiasi genere. (...) Invecchiando, però, la stanchezza comincia a farsi sentire, specie nel momento in cui è appena passata l’ora di cena, e per te non è mutato niente: allora per un soffio non urli o piangi; e ciò sarebbe enorme se non fosse appunto solo stanchezza, e forse un po’ di fame. Enorme, perché vorrebbe dire che il tuo desiderio di solitudine non potrebbe essere più soddisfatto e allora cosa ti aspetta, se ciò che non è considerato solitudine è la solitudine vera, quella che non puoi accettare? Non c’é cena o pranzo o soddisfazione del mondo, che valga una camminata senza fine per le strade povere dove bisogna essere disgraziati e forti, fratelli dei cani. ( Pier Paolo Pasolini ) Questi sono alcuni versi di una bellissima e commovente poesia di Pasolini che tocca un tema ricorrente nei poeti e negli uomini “ resistenti” come li definisce il poeta stesso. La solitudine come scelta è un atto di coraggio e di profonda saggezza. Ma bisogna essere forti per amarla. Bisogna avere buone gambe e una resistenza fuori dal comune. Ed anche gli incontri di tutta una vita non bastano a spezzarla. Il poeta infatti posa lo sguardo sulla grande folla degli uomini soli dove ognuno attende il suo turno per poter sparire. L’andatura lenta dell’uomo solo lo mette in condizione di guardarsi intorno per cercare quelle verità nascoste e profonde affinché non rimanga schiacciato sotto il peso di pesanti ed interminabili pensieri. Il fotografo Roberto Villa , in una sua mostra fotografica : Portfolio Pasolini del 1972 - 1973, rivolge al pubblico presente questo invito: “ Vorrei che si cogliesse il senso della sua solitudine , di un’artista che non si circondò di yes - man, né si legò mai a gruppi consenzienti, di un intellettuale il cui divario con gli altri, del resto, era così grande che non poteva non essere isolato”. Dalla solitudine si riceve la forza necessaria per essere quello che si è, senza barare, e per coniare le parole che sono in contrasto con le logiche omologanti di un sistema appiattito. La solitudine migliora i rapporti con gli altri. Non è sempre vero che la persona capace di relazionarsi con tutti,

[close]

p. 13

ALESSANDRA BUCCI - I NOSTRI TALENTI L’angolo della poesia Ti avrei portato fra i canali sommersi ad ascoltare i profumi ad annusare la musica, ti avrei coperto con la seta d’ebano dei miei capelli al vento per proteggerti dagli schiaffi della vita, ti avrei lasciato vivere con la libertà in tasca a vele spiegate verso l’infinito. Ti avrei cercato come porto sicuro che non appartiene alle mie acque ma che accoglie le mie vele sgualcite al primo accenno di tempesta. Ti avrei raggiunto trepidante e viva se solo tu m’avessi atteso come s’attende l’aurora.   13 Se Solo tu

[close]

p. 14

14   Martinsicuro Calcio ANTONIO PICCIOLA: L’INTERVISTA Cosa si prova nel ricevere una tale dimostrazione di fiducia da parte di un ex calciatore professionista del suo livello? Com’è il tuo rapporto con lui? Sono onorato che una persona come lui mi abbia dato grande fiducia perché l’ho sempre stimato, sia da un punto di vista personale che calcistico. Cerco di ripagare la fiducia che ha in me ogni volta che scendo in campo. di Giorgio Basile Ciao Antonio, grazie per aver accettato di rilasciarci questa intervista e complimenti per l’ottima stagione che stai disputando. Dopo una prima parte di campionato in cui hai giocato poco, il 2016 sembra essere il tuo anno: 5 goal in 8 partite sono un’ottima media. Oltre ad avere molti più minuti a disposizione, cosa è cambiato nelle ultime partite? Grazie a voi per l’intervista. Sì, il 2016 si sta rivelando un buon periodo e spero di continuare così. Rispetto alle precedenti partite, direi che nelle ultime non ci sono stati cambiamenti, ma è solo cresciuta in me la voglia di migliorare. Dopo essere cresciuto nelle giovanili del Martinsicuro e dopo aver disputato ben cinque stagioni in prima squadra, hai passato due anni lontano da casa. Prima con la maglia della Cuprense e poi con quella del Pagliare, hai militato due stagioni nel campionato di Promozione marchigiana. Qual è il tuo ricordo più bello di questa esperienza? Sono state entrambe due esperienze positive, ma sopratutto nuove, in quanto ho giocato nel campionato marchigiano dopo aver passato molti anni in quello abruzzese. Il ricordo più bello di questo periodo è stato sicuramente arrivare in doppia cifra con la maglia del Pagliare. Prima che andassi via da Martinsicuro, i tuoi compagni ti prendevano spesso in giro perché ti eri rotto più volte il naso. La storia è cambiata o te lo ricordano ancora? Ahah sì, ogni tanto i miei compagni me lo ricordano ancora e ogni volta ridiamo e scherziamo insieme. Qual è stato il momento, in campo o negli spogliatoi, che ti ha fatto ridere maggiormente quest’anno? Beh, diciamo che non c’è stato un momento in particolare. Sono molti gli episodi divertenti che avvengono sia in campo e soprattutto Dopo un inizio di stagione negli spogliatoi. La nostra è una squadra fantastico, il Martinsicuro ha fantastica e molto unita. vissuto un momento difficile all’inizio del girone di ritorno. Nelle ultime settimane avete Fino a questo momento, abbiamo intervistato rialzato la testa grazie a vittorie sette dei tuoi compagni. Quando abbiamo importanti, come quella nel chiesto chi fosse il più simpatico nello derby contro l’Alba Adriatica, spogliatoio abbiamo avuto risposte differenti. e i play-off sono a soli due I “nominati” sono capitan Carboni, Roberto punti di distanza. Pensi che Cucco,Daniele Coccia e Roberto Piunti. Il tuo la tua squadra riuscirà a preferito è tra questi quattro oppure ci offri un raggiungere questo obiettivo? nome nuovo? Noi ci crediamo e sono convinto Non togliendo nulla ai compagni già citati e al che ogni domenica sia una resto della squadra, vorrei aggiungere un nuovo partita a sé, per cui è alla fine nome: Marco Tronelli. che si tirano le somme. Antonio grazie mille per la disponibilità e la Dei 6 goal che hai realizzato simpatia. In bocca al lupo per il resto della in questo campionato, qual è stagione. secondo te il più bello o quello Grazie mille a voi e un saluto ai lettori de “Il Martino”. Crepi il lupo! con più valore? Il gol più bello e a cui do più valore è quello contro il Francavilla. Non abbiamo vinto quella partita, ma con il mio goal siamo riusciti ad evitare la sconfitta. Qual è il tuo obiettivo per questa stagione? La persona che ha insistito Uno dei miei obiettivi è per averti nuovamente a certamente arrivare in doppia Martinsicuro è stato il tuo cifra. Spero di riuscirci al meglio. allenatore Guido Di Fabio.

[close]

p. 15

Cinema “VISTI IN SALA”: DEADPOOL Dopo circa 12 anni Deadpool è riuscito a presentarsi al grande pubblico. Si perché la gestazione del film dedicato al mercenario chiacchierone è stata lunga e travagliata. Di Wade Wilson, interpretato da Ryan Reynolds, ex membro delle forze speciali, avevamo già fatto la conoscenza in X-Men le origini: Wolverine (2009). Per chi ancora non lo sapesse siamo nell’universo condiviso degli X-Men, quello gestito dalla 20th Fox. Il film di Tim Miller, alla sua prima regia, è un concentrato di puro intrattenimento e leggerezza. L’atmosfera fancazzista e superficiale emerge sin dagli spassosi titoli di testa. E poi è tutta la costruzione di questo insolito ed estroverso eroe a funzionare. Lo spettatore ride e si diverte con Deadpool, si perché il signor Pool, come lo chiama l’amico indiano tassista che lo scarrozza verso le sue azioni caotiche e palpitanti, parla con il pubblico, a volte nei panni del “super eroe” a volte come Ryan Reynolds. Miller e Reynolds dichiarano apertamente la natura delle loro motivazioni: ma quale supereroe, qui non c’è nessun bene supremo da difendere o perseguire. C’è un uomo, un mercenario al quale viene diagnosticata una malattia incurabile, nel tentativo di trovare una cura si sottopone a degli esperimenti che li donano un fattore rigenerante e al contempo lo rendono un mostro, non certamente un tipo da copertina, se paragonato agli Hugh Jackman o ai Chris Evans. Questa la storia di Deadpool, il super eroe che non vuole esser definito tale, non è generoso né ha limiti, è solo un tizio a cui hanno fatto un torto, per di più gli rapiscono la ragazza e così ecco scatenarsi la furia omicida nella sua crociata vendicativa ed graziosamente egoista: criminali infilzati come spiedini, esecuzioni spettacolari, movenze da acrobata, scketch da cabaret. A nulla servono i tentativi di Colosso e Testata Mutante Negasonica, membri degli X-Men, nel mitigarne l’ indole da sicario. Le sequenze d’azione frenetiche, esagerate e dallo stile accattivante assieme al fiume irrefrenabile di linguaggio scurrile, incontenibile violenza, sesso e menefreghismo fanno di Deadpool una brillante parodia del suo genere, quello dei cinecomic che esasperano il concetto di eroe fino a svuotarlo o   15 di Alessansro Faralla rendendolo ridicolo. Deadpool trascende la sua stessa trama, non creando sottotracce, e non abbandona mai la sua irriverenza; non ha remore persino nei riguardi del suo stesso universo cinematografico: ficcanti e riuscittisme le battute sulla non comprensibilissima linea temporale dei film sugli X-Men. Se vogliamo il film riesce a dare un proprio messaggio rifiutando il concetto di responsabilità, di onore e rispetto che l’ipocrisia della società sostiene. Deadpool abbraccia fieramente il politicamente scorretto e lo dichiara senza paura. Vedremo se gli insistenti inviti di Colosso ad unirsi al team di mutanti cambieranno la prospettiva e i propositi del mercenario chiacchierone. Non elogiando il genere, ma denigrandolo si compie anche il riscatto di Ryan Reynolds, il quale aderisce perfettamente al taglio irresponsabile del film scherzando alla luce del sole sulla performance flop della sua precedente esperienza da super eroe nei panni di Lanterna Verde. Di Deadpool, prodotto con un budget di soli 58 milioni di dollari, è stato già annunciato il sequel. Sarà curioso assistere all’evoluzione del personaggio e di un contesto che senza snaturarsi dovrà ricercare una narrazione più solida.

[close]

Comments

no comments yet