IV numero Giornale del Teatro di Roma - stagione 2015/2016

 

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Description

Il magazine con tutti gli approfondimenti sulla stagione / IV numero / aprile-giugno 2016

Popular Pages


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15.16 Stagione Matteo Basilé courtesy ArtistProof - Communication Lab, Roma TEATRO NAZIONALE direttore ANTONIO CALBI Teatro. Dunque sono. Liberi pensieri, in libere emozioni. IV numero aprile.giugno 2016

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nuovo magazine teatro- crocini stmapa.pdf 1 23/10/2015 15:13:29 nuovo magazine teatro- crocini stmapa.pdf 1 23/10/2015 15:13:29 nuovo magazine teatro- crocini stmapa.pdf 1 23/10/2015 15:13:29 SOCIETÀ DI GESTIONE DEL RISPARMIO C C M M C Ci prendiamo cura dei risparmi dei nostri clienti senza compromessi. Forti della nostra indipendenza e di una storia di successi. C M M Y Y CM CM Y Y CM CM MY MY MY MY CY CY CY CY CMY CMY CMY CMY K K K K 2013 2014 2015 www.acomea.it Seguici su: *Per maggiori informazioni su criteri di assegnazione dei premi e riconoscimenti, rimandiamo alla sezione dedicata all'indirizzo www.acomea.it/it/premi-e-riconoscimenti/ AcomeA SGR S.p.A. Largo Donegani 2 - 20121 Milano P. IVA 11566200157 Tel. 02.97685001 N. Verde 800893989 info@acomea.it Messaggio pubblicitario: prima dell'adesione leggere attentamente il KIID e il Prospetto, messi a disposizione degli investitori presso la sede della SGR; presso i collocatori e resi disponibili nel sito della SGR www.acomea.it, alla Sezione “Documenti e Moduli.

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ASSOCIAZIONE TEATRO DI ROMA CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE Presidente Marino Sinibaldi Consiglieri Nicola Fano, Carlotta Garlanda Mercedes Giovinazzo, Antonio Tallarida COLLEGIO DEI REVISORI DEI CONTI Presidente Giuseppe Signoriello Membri effettivi Giorgio Bovi, Giovanni Pizzolla Membri supplenti Bruno De Cristoforo, Felice Duca Segreteria di Presidenza e Organi collegiali Mariella Paganini DIRETTORE Antonio Calbi Assistente del Direttore Paola Macchi Segreteria di Direzione Monica Pescosolido Produzione Carolina Pisegna, responsabile Walter Marsilii Simona Patti, Giovanna Princiotta Programmazione Floriana Pistoni, responsabile Laura Taramelli Attività Culturali e Internazionali Sandro Piccioni, responsabile Silvia Cabasino, Catia Fauci Gaia Polidori Relazioni Esterne Antonia Ammirati Ufficio Stampa Amelia Realino Comunicazione, Promozione e Marketing Paola Folchitto, responsabile Federica Cimmino, Chiara Petternella Cristina Pilo, Martina Sarpero Maria Rosaria Russo, Roberta Urbani Servizi Amministrativi e Finanziari Patrizia Babusci, responsabile Laura Ferrazza, Giovanni Galletti Daniela Lancia, Luciana Liberatore Rita Milone Personale e Risorse Umane Enrico Olla, responsabile Roberto Maria Capilupi Ombretta Conte Settore Tecnico e Allestimenti Giovanni Santolamazza, responsabile Claudio Beccaria, vice responsabile Marcello Aiello, Antonio Borrelli Andrea Brachetti, Dario Ciattaglia Vincenzo Lazzaro, Marco Maione Massimo Munalli, Sandro Pasquini Massimiliano Pischedda Alessandro Sorrenti Sale Teatrali Maurizio Todaro, responsabile Ester Albanese, Ludovica Angelini Claudia Consorti, Barbara Palombi Valerio Schiavi, Angela Ventura Servizio Prevenzione e Protezione Mauro Fiore, responsabile Piero Balistreri, Gregorio Clementini Marco Venturi Le immagini della campagna di comunicazione e promozione della Stagione 15.16 sono di Matteo Basilé. C’è bisogno di teatro? Lo chiedono migliaia di operatori teatrali delusi e milioni di spettatori annoiati. Perché ne abbiamo bisogno? In anni in cui la scena è così insignificante al confronto con ciò che succede nelle piazze delle città e nelle regioni ove si consumano le vere tragedie della vita. Cosa è per noi il teatro? Palchi dagli stucchi dorati, poltrone di velluto, quinte polverose, voci impostate; ovvero, al contrario, scatole nere, imbrattate di sporcizia e di sangue, ammassi di corpi rabbiosi e nudi. Cosa può dire il teatro? Tutto! Il teatro può dire tutto. Sia come gli dei vivono nei cieli; come i reclusi languiscono nelle grotte; come la passione può elevare e l’amore distruggere; come non ci sia spazio per i buoni, e regni l’imbroglio; come ci sia gente che vive nella sua casa, mentre dei bambini vivono nei campi profughi, e altri sono ricacciati nel deserto; come ci si separi dai propri cari. Il teatro può parlare di tutto ciò. Il teatro è sempre stato e ci sarà per sempre. Nei prossimi cinquanta, settanta anni, il teatro sarà particolarmente necessario. Perché, di tutte le arti rivolte a un pubblico, è solo il teatro che passa da bocca a bocca, da occhio a occhio, da mano a mano, da corpo a corpo. Il teatro non ha bisogno di un intermediario fra persona e persona. È una parte trasparente dell’universo, né sud, né nord, né oriente, né occidente. Brilla di luce propria, da tutte e quattro le direzioni, immediatamente comprensibile da chiunque, nemico o amico. C’è bisogno di ogni specie di teatro. E fra le molte e diverse forme di teatro, quelle arcaiche saranno le più richieste. Il teatro rituale non ha bisogno di contrapporsi a quello delle civiltà avanzate. La cultura secolare sta perdendo la sua funzione; la cosiddetta informazione culturale subentra di soppiatto alle realtà semplici, ci impedisce di incontrarle. Il teatro è aperto. L’ingresso è libero. Al diavolo i gadget e i computer: andate a teatro, occupate le file in platea e in galleria, porgete orecchio alla parola e osservate attentamente le immagini viventi. Davanti a voi c’è il teatro, non consentite che la vostra vita frenetica lo trascuri. C’è bisogno di teatro di ogni genere. E solo di un certo teatro non c’è bisogno: il teatro dei giochi politici, della trappola politica, il teatro dei politici, della politica; il teatro del terrore quotidiano, singolo o collettivo; il teatro dei cadaveri e del sangue sulle piazze e nelle strade, nelle capitali e nelle province, fra religioni ed etnie. Anatolij Vasil’ev Immagine di copertina Matteo Basilé THE DREAM, 2006 courtesy ArtistProof - Communication Lab, Roma messaggio internazionale 2016 in occasione della Giornata Mondiale del Teatro (27 marzo), indetta dall’ITI - International Theatre Institute Questo magazine è stato realizzato da Paola Folchitto, Amelia Realino e Chiara Petternella in collaborazione con gli uffici del Teatro di Roma. Impaginazione Chiara Petternella Scuola di Teatro e Perfezionamento Teatrale Direttore Nicola Fano Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli Roberto Gandini, coordinatore artistico Giorgio Lourier Città metropolitana di Roma Capitale

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G entile Lettore, Gentile Spettatore, ancora, che la voglia di conoscere e di sapere è tuttora viva, nonostante la fase di decadenza e di incertezza che la città sta vivendo. Uguale successo hanno avuto i due appuntamenti del ciclo “Conversazioni sulle Rovine”: questa volta a dibattere della “Rovina della Terra” e della “Rovina del Pensiero”, così come una folla attenta e curiosa ha partecipato a “La verità vi prego sul denaro”, il ciclo dedicato all’economia realizzato con AcomeA, che il 4 aprile alzerà il velo sullo scandalo della Banca Romana, lasciando attoniti tutti noi alla scoperta che i mali delle nostre banche originano lontano (con Massimo Popolizio e Gianni Toniolo); ma affollati sono stati tutti gli appuntamenti culturali, dalle proiezioni di film e documentari alle presentazioni di libri e volumi, al ricordo di Luca Ronconi a un anno da sua scomparsa. Fra i nuovi appuntamenti, ci piace segnalare quelli dedicati a Shakespeare: il nuovo libro di Nadia Fusini, Vivere nella Tempesta, il simposio internazionale Shakespeare 2016 – Memoria di Roma, con la tavola rotonda conclusiva sul Giulio Cesare (Teatro Argentina, 16 aprile). Infine, è nostro piacere solleticare i vostri interessi offrendovi qualche anticipazione sulla prossima stagione. Il sipario si aprirà, come ormai consuetudine, sulla scena del mondo, da quella europea a quella asiatica. A cominciare dal lontano Giappone con uno spettacolo di Teatro Noh (Tsuchigumo, 14 settembre, Argentina); a seguire il festival Asiatica Film Mediale (dal 18 settembre al 2 ottobre), la bella vetrina sul cinema dei paesi del medio e lontano Oriente, che meriterebbe maggiori attenzioni da parte delle istituzioni e della politica, e che quest’anno offrirà un focus sulla Mongolia cinese, con tanto di tende sull’area all’aperto del Teatro India (e il cinema indiano sarà presente anch’esso con una bella selezione di film), a integrare la ricca offerta internazionale di Romaeuropa festival, di cui il Teatro di Roma è partner, così come i disvelamenti, sempre vivaci e sovente sorprendenti, di Short Theatre. La stagione vera e propria si aprirà con Ragazzi di vita, il celebre romanzo di Pasolini, portato in scena da Massimo Popolizio, su drammaturgia di Emanuele Trevi, a proseguire nell’omaggio allo scrittore, poeta, cineasta che abbiamo avviato lo scorso novembre, a quarant’anni dalla sua tragica morte. Un omaggio che prosegue con la riproposta di Sono Pasolini, la cantata di Giovanna Marini, che così tanto successo ha ottenuto lo scorso ottobre, ma anche di Ma, il “solo” per attrice di Antonio Latella, dedicato alla madre di Pasolini. Sarà una stagione con un filo rosso alla ricerca del Mito: ben tre forme di Odissea punteggeranno il cartellone, le sei puntate raccontate, dispiegate e interpretate da Eva Cantarella e Giovanna Bozzolo, l’Odissea secondo Emma Dante, più cinque serate di lunedì con altrettanti canti interpretati da Ascanio Celestini, Maddalena Crippa, Teresa Mannino, Moni Ovadia, Paolo Rossi. Un copione poco rappresentato ma ricco di temi e prospettive politiche e filosofiche è Morte di Danton, nel sontuoso spettacolo diretto da Mario Martone. Ma l’evento più alto del prossimo cartellone è senza dubbio la proposta dell’ultima regia del grande Luca Ronconi, Lehman Trilogy, un autentico capolavoro di visione e regia nonché di interpretazione tratto dal copione di Stefano Massini. Ne siamo certi: sarà un accadimento memorabile per tutti coloro che amano il grande teatro, la grande regia, la grande interpretazione, su un tema come quello delle malefatte della finanza che tutti ci riguarda, ieri e ancor più oggi. Ecco, abbiamo voluto in queste due stagioni del nuovo corso essere un Teatro Contemporaneo, un Teatro Sempre Aperto, un Teatro Presente al proprio Tempo e a se stesso. Teatro. Dunque Sono, è stato il claim della stagione che andiamo a esaurire. Il successo della stagione, la vostra partecipazione, il vostro plauso ci incoraggia. È per questo che vi ringraziamo tutti, ed è per questo che vi invitiamo a scegliere sin da ora una delle forme di abbonamento che abbiamo predisposto per voi. La vostra rinnovata fiducia significa per il Teatro l’affermazione del suo esser Bene Comune, esperienza inclusiva per spettatori di ogni età, estrazione, sensibilità, cultura. Una esperienza oggi più che mai necessaria. Antonio Calbi Direttore del Teatro di Roma – Teatro Nazionale avete fra le mani il quarto numero del nostro trimestrale di informazione, dedicato ai prossimi tre mesi di spettacoli e di attività – aprile, maggio, giugno – che non rappresentano affatto una coda di stagione, tutt’altro, considerati i quasi 40 titoli in scena. Per il quattrocentenario dalla morte di Shakespeare abbiamo voluto proporre non uno dei titoli del suo poderoso corpus di opere (la passata stagione furono una dozzina i titoli shakespeariani proposti) ma un copione fresco di scrittura in forma di antefatto alla sua più celebre tragedia, Amleto: Michele Santeramo firma Preamleto, messo in scena da Veronica Cruciani, con Massimo Foschi, Manuela Mandracchia, Michele Sinisi, Gianni D’Addario e Matteo Sintucci, una delle nostre produzioni 2016. Ancora una reinvenzione è quella della Vita è sogno di Calderón de la Barca, a firma Pasolini, in uno spettacolo di Federico Tiezzi, con Sandro Lombardi, Camilla Semino Favro, Arianna Di Stefano, Sabrina Scuccimarra, Graziano Piazza, Silvia Pernarella, Ivan Alovisio, Lucrezia Guidone, Josafat Vagni, Debora Zuin, Andrea Volpetti e la partecipazione straordinaria di Francesca Benedetti (anche questa è produzione del Teatro di Roma, con Fondazione Teatro della Toscana). E sempre Pasolini chiude la stagione con la nuova creazione di ricci/forte, PPP Ultimo inventario prima di liquidazione. Al Premio Nobel per la Pace 1991 Aung San Suu Kyi è dedicato lo spettacolo di Marco Martinelli, con Ermanna Montanari, ancora agli arresti domiciliari prima della sua vittoria alle elezioni del 2015. Alla prima guerra mondiale è dedicato il trittico di “uomini in trincea” con gli assoli di Marco Baliani, Giuseppe Cederna, Mario Perrotta. Due gli appuntamenti con la scena europea: il ritorno di uno dei maestri del Novecento teatrale, Peter Brook, con Battlefield, ovvero frammenti del celebre poema Mahabharata, mitica creazione ad Avignone 1985, in arrivo dal celebre Bouffes du Nord di Parigi; e il concerto di musiche di Heiner Goebbels, proposto in collaborazione con il Teatro dell’Opera di Roma, nell’ambito della prima edizione della rassegna di teatro musicale contemporaneo, Fast Forward Festival, che vede altri due appuntamenti al Teatro India, con l’Aleph Ensemble e Jean-Pierre Drouet. Nella nostra linea di impegno verso i temi che sconquassano questi nostri tempi incerti rientra Respiro, l’esperienza di teatro e vita condotta da Riccardo Vannuccini con i rifugiati provenienti dall’Africa. Al Teatro India è di scena il teatro del Novecento ma soprattutto la drammaturgia contemporanea (lo scorso anno sono stati ben 57 gli autori viventi messi in scena). Due classici come Giorni felici di Beckett, di cui è protagonista Nicoletta Braschi con Andrea Renzi, e Lo zoo di vetro di Williams, con Arturo Cirillo, Milvia Marigliano, Monica Piseddu, Edoardo Ribatto. Magda e lo spavento di Massimo Sgorbani, ovvero la relazione fra Hitler e Magda Goebbels, con Federica Fracassi e Milutin Dapcevic; Friendly Feuer di Marta Gilmore e Colloqui con la cattiva dea di e con Elena Bucci compongono un dittico dedicato alla prima guerra mondiale, qui osservata dal punto di vista delle donne. Dopo Misia Sert e Michelangelo, ecco un altro spettacolo dedicato all’arte: Rosso, con Ferdinando Bruni, ci fa entrare nell’atelier del pittore Rothko. E ancora Pasolini, con il doppio appuntamento con la compagnia il Teatro delle Ariette, che così tanta emozione ci ha regalato con il suo “pranzo teatrale” sul palcoscenico dell’Argentina, lo scorso settembre: all’India ci propone Sul tetto del mondo, autoritratto di 25 anni di vita e teatro insieme, e Dopo Pasolini, una delicata esperienza teatrale dentro una roulotte. Mentre il teatro danzato ritorna con la nuova creazione di Enzo Cosimi, Estasi, fresco di debutto, e da noi sostenuto. Il corso di specializzazione per attori del Teatro di Roma propone Chiudi gli occhi, scritto e diretto da Patrizia Zappa Mulas, sulla shari’a iraniana, e la riproposta di uno spettacolo corale di Riccardo Caporossi, dove l’invenzione è pura poesia, Forme. La vetrina dedicata ai Teatri del Sacro per il Giubileo propone ben otto creazioni, nel segno della diversità, della spiritualità, del fascino. Per i più piccoli, svetta La Cenerentola di Rossini, realizzata da EuropainCanto, che anche quest’anno vede migliaia di “ugole bambine” allenarsi da mesi per poi trionfare sul palcoscenico del Teatro Argentina in più di 60 repliche. Una menzione a parte merita il nostro Laboratorio Teatrale Piero Gabrielli che propone Carosello Italiano, diretto da Roberto Gandini, e ancora Pasolini ritorna con I fanciulli e gli elfi, regia di Ilaria Passeri, e il Premio Scenario Infanzia con Fa’afafine e Astronave51. Vogliamo qui, con voi, dare spazio a un’altra considerazione, quella relativa ai nostri cicli culturali. Come sapete il Teatro Argentina, oggi, non è soltanto un palcoscenico di teatro ma anche una vera e propria agorà culturale, dove riflettere, confrontarsi, dibattere di temi artistici, economici, scientifici, filosofici, politici. Ci ha colpito e gratificato il successo del nostro secondo ciclo dedicato all’archeologia: sei appuntamenti, questa volta con un modico biglietto di ingresso, sulla Roma di duemila anni fa. Ognuna delle “puntate” ha visto il teatro esaurito, a dimostrazione che Roma appassiona

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I PERCORSI DELLA STAGIONE APRILE | GIUGNO 2016 CLASSICI? TEATRO ARGENTINA • • PREAMLETO GIORNI FELICI 30 marzo • 10 aprile 2016 14 • 15 aprile 2016 / DANZA CORRISPONDENZE MODERNI MAI COSÌ coreografie Claire-Lise Daucher Roberto Aldorasi regia Roberto Aldorasi 16 • 17 aprile 2016 PREAMLETO di Michele Santeramo regia Veronica Cruciani 13 • 17 aprile 2016 • VITA AGLI ARRESTI DI AUNG SAN SUU KYI • CHIUDI GLI OCCHI IO, MIA MOGLIE E IL MIRACOLO scritto e diretto da Gianni Vastarella 12 • 14 aprile 2016 ULTIME NOTIZIE VITA AGLI ARRESTI DI AUNG SAN SUU KYI IL ROSARIO ideazione Marco Martinelli e Ermanna Montanari regia Marco Martinelli 20 aprile • 8 maggio 2016 da Federico De Roberto regia Clara Gebbia e Enrico Roccaforte 19 • 24 aprile 2016 MAGDA E LO SPAVENTO di Massimo Sgorbani regia Renzo Martinelli 28 • 30 aprile 2016 ARTE SCENA IN CALDERÓN • ROSSO di Pier Paolo Pasolini regia Federico Tiezzi 11 • 15 maggio 2016 FRIENDLY FEUER BATTLEFIELD drammaturgia e regia Marta Gilmore 3 • 5 maggio 2016 TEATRI DEL SACRO PER IL GIUBILEO • IL ROSARIO • TEATRI DEL SACRO di Peter Brook, Jean-Claude Carrière e Marie-Hélène Estienne regia Peter Brook e Marie-Hélène Estienne IN INGLESE CON SOPRATITOLI 16 • 18 maggio 2016 COLLOQUI CON LA CATTIVA DEA una drammaturgia in musica di Elena Bucci 10 • 15 maggio 2016 TRINCEA • VITA AGLI ARRESTI DI AUNG SAN SUU KYI • MAGDA E LO SPAVENTO • FRIENDLY FEUER • COLLOQUI CON LA CATTIVA DEA • L’ULTIMA ESTATE DELL’EUROPA • TRINCEA • MILITE IGNOTO • CHIUDI GLI OCCHI • RESPIRO • BATTLEFIELD • CALDERÓN • DOPO PASOLINI • PPP ULTIMO INVENTARIO PRIMA DI LIQUIDAZIONE • I FANCIULLI E GLI ELFI di Marco Baliani regia Maria Maglietta 19 • 21 maggio 2016 ROSSO di John Logan regia Francesco Frongia 10 • 15 maggio 2016 L’ULTIMA ESTATE DELL’EUROPA GUERRE CONFLITTI TERRORISMI di Giuseppe Cederna e Augusto Golin regia Ruggero Cara 22 • 24 maggio 2016 CHIUDI GLI OCCHI scritto e diretto da Patrizia Zappa Mulas 17 • 22 maggio 2016 MILITE IGNOTO uno spettacolo di Mario Perrotta 27 maggio 2016 FASTFORWARDFESTIVAL DOPO PASOLINI uno spettacolo del Teatro delle Ariette 18 • 22 maggio 2016 SCHWARZ AUF WEISS 14 • 16 giugno 2016 di Heiner Goebbels Ensemble Modern LO ZOO DI VETRO di Tennessee Williams regia Arturo Cirillo 24 • 29 maggio 2016 ROMA PASOLINI PER PPP ULTIMO INVENTARIO PRIMA DI LIQUIDAZIONE 28 • 30 giugno 2016 SUL TETTO DEL MONDO di ricci/forte regia Stefano Ricci uno spettacolo del Teatro delle Ariette 29 maggio 2016 FASTFORWARDFESTIVAL VIE DE FAMILLE Aleph Ensemble 3 giugno 2016 FASTFORWARDFESTIVAL JEAN-PIERRE DROUET One man show 10 • 15 giugno 2016 RESPIRO LA SCENA ALLE DONNE • VITA AGLI ARRESTI DI AUNG SAN SUU KYI • MAGDA E LO SPAVENTO • COLLOQUI CON LA CATTIVA DEA • CHIUDI GLI OCCHI uno spettacolo di Riccardo Vannuccini TEATRO INDIA 31 marzo • 10 aprile 2016 FORME regia Riccardo Caporossi 23 • 24 giugno 2016 / DANZA GIORNI FELICI di Samuel Beckett regia Andrea Renzi MONDI IN SCENA ESTASI • BATTLEFIELD / Francia / Inghilterra 7 • 17 aprile 2016 regia e coreografia Enzo Cosimi TEATRI DEL SACRO 7 aprile 2016 PER OBBEDIENZA SCONQUASSI AMERICANI • LO ZOO DI VETRO di Francesco Niccolini, Fabrizio Pugliese regia Fabrizio Saccomanno e Fabrizio Pugliese 8 • 9 aprile 2016 IL TEATRO FA GRANDE! TEATRO INDIA 2 • 3 aprile 2016 FA’AFAFINE scritto e diretto da Giuliano Scarpinato TEATRO INDIA 16 • 17 aprile 2016 DE REVOLUTIONIBUS da Giacomo Leopardi regia Giuseppe Carullo, Cristiana Minasi • • • • RESPIRO DOPO PASOLINI SUL TETTO DEL MONDO CAROSELLO ITALIANO 10 aprile 2016 ASTRONAVE51 scritto e diretto da Cristina Carpio e Alice Palazzi TEATRO ARGENTINA 26 aprile • 24 maggio 2016 LA CENERENTOLA di Gioachino Rossini COMUNITà TEATRI DI PE’ DEVOZIONE dal laboratorio a cura di Marina Rippa, Alessandra Asuni 11 aprile 2016 DELIRIUM BETLEM scritto e diretto da Alberto Salvi I FANCIULLI E GLI ELFI TEATRO INDIA 21 maggio 2016 di Pier Paolo Pasolini regia Ilaria Passeri TEATRO ARGENTINA 2 • 5 giugno 2016 Laboratorio Teatrale Piero Gabrielli IL TEATRO CHE DANZA • CORRISPONDENZE • ESTASI 12 • 13 aprile 2016 CAINO ROYALE di Domenico Ferrari, Rita Pelusio Alessandro Pozzetti regia Rita Pelusio CAROSELLO ITALIANO regia Roberto Gandini

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6 // anticipazioni 2016/2017 TEATRO ARGENTINA novembre 2016 • aprile 2017 ottobre • novembre 2016 ODISSEE 1. STORIE DALL’ODISSEA RAGAZZI DI VITA di Pier Paolo Pasolini regia Massimo Popolizio produzione Teatro di Roma - Teatro Nazionale UN RACCONTO IN SEI PUNTATE di e con Eva Cantarella e Giovanna Bozzolo 2. ODISSEA ph. Luigi Laselva di Emma Dante novembre • dicembre 2016 LEHMAN TRILOGY di Stefano Massini regia Luca Ronconi con Massimo De Francovich Fabrizio Gifuni, Massimo Popolizio Martin Ilunga Chishimba Paolo Pierobon, Fabrizio Falco Raffaele Esposito, Denis Fasolo Roberto Zibetti, Fausto Cabra Francesca Ciocchetti Laila Maria Fernandez ​produzione Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa 3. ODISSEA UN RACCONTO MEDITERRANEO a cura di Sergio Maifredi con Moni Ovadia, Ascanio Celestini Paolo Rossi, Maddalena Crippa Teresa Mannino TEATRO INDIA maggio 2017 MORTE DI DANTON di Georg Büchner regia Mario Martone con Giuseppe Battiston, Fausto Cabra Giovanni Calcagno, Michelangelo Dalisi Roberto De Francesco, Francesco Di Leva Pietro Faiella, Denis Fasolo Gianluigi Fogacci, Iaia Forte Paolo Graziosi, Ernesto Mahieux Carmine Paternoster, Irene Petris Paolo Pierobon, Mario Pirrello Alfonso Santagata, Massimiliano Speziani Luciana Zazzera, Roberto Zibetti produzione Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale LE COMPAGNIE ROMANE AL TEATRO INDIA Quattro tra le compagnie e gli artisti più interessanti del panorama teatrale romano saranno in scena nel corso della prossima stagione del Teatro India: Lucia Calamaro, Lisa Ferlazzo Natoli con lacasadargilla, Eleonora Danco e il duo Timpano/Frosini. Per alcuni di loro verranno rappresentati anche spettacoli di repertorio, dando spazio a vere e proprie retrospettive sul loro lavoro e sulla loro ricerca.

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TEATRO ARGENTINA gli spettacoli

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8 // PREAMLETO CLASSICI? MODERNI MAI COSÌ • Essere non è possibile, questo è il problema. Re Amleto non è morto, Amleto vuole il potere, Gertrude sente che tutto le sfugge, Claudio non vuole usare nessun veleno contro suo fratello, Polonio sta lì ad aspettare che le cose si mettano a suo vantaggio. «Le dinamiche della mafia si sono impadronite dei personaggi dell’Amleto», osserva Veronica Cruciani. «Il Re, ancora vivo, sembra malato e comanda. Come Provenzano, come i capi della mafia. La mafia che è la vera grande azienda che l’Italia ha saputo esportare nel mondo.» I personaggi di Shakespeare sono colti nel loro privato prima che la tragedia abbia inizio. E sono diversi. Prima della vendetta, prima della violenza, quando ancora le cose si possono salvare. Ma forse, forse, le cose non si possono salvare. di Michele Santeramo regia Veronica Cruciani con (in ordine di apparizione) Massimo Foschi Manuela Mandracchia Michele Sinisi Gianni D’addario Matteo Sintucci scene e costumi Barbara Bessi luci Gianni Staropoli musiche Paolo Coletta assistenti alla regia Antonino Pirillo Giacomo Bisordi PRODUZIONE TEATRO DI ROMA // Essere non è possibile, questo è il problema. // DURATA 1 ora e 15 minuti TEATRO ARGENTINA ph. Serafino Amato

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// 9 NOTE DELL’AUTORE I l potere a questo serve: a continuare a comandare. Re Amleto è malato: non ha più memoria. Non ricorda niente, nemmeno chi sia sua moglie, né chi sia suo figlio Amleto, né tantomeno a quale faccia corrisponda suo fratello Claudio. Non ricorda niente ma comanda ancora, ha ancora potere di vita e di morte su tutti. La perdita continua della memoria produce nel personaggio del Re una tenerezza e una forza comica che sono centrali nel testo, accompagnate dalla presenza di Polonio, consigliere timoroso, sempre indeciso, pronto comunque ad “accorrere in soccorso dei vincitori”, come molte figure di questa Italia. Indagare su quel che può accadere prima dell’Amleto significa provare a scoprire intrecci e motivazioni che nel testo scespiriano si affidano solo alla fantasia dello spettatore. Se cambiassero le premesse, la storia di Amleto sarebbe comunque piena di uccisioni, vendette, assassini? La sensazione è che quella storia sia diventata il modello a cui l’umanità si è ispirata, e che ha ben saputo replicare nella vita di tutti i giorni; una storia che non accadrebbe se non venisse ispirata dalla parola Vendetta. “Vendica il mio brutale e snaturato assassinio”, dice lo spettro a suo figlio Amleto. Probabilmente è quello il momento in cui nasce Amleto, e nascono l’immagine e il modello a cui noi stessi ci ispiriamo. Forse è arrivato il momento – così la pensa qualcuno di questi personaggi – di cambiare specchio, e provare a vivere la gestione del potere, a qualunque livello, rinunciando al sopruso, alla violenza, che sembrano le uniche premesse di quel che definiamo Giustizia. Il testo prova a mettere di fronte allo spettatore questi personaggi nell’atto di prendere la decisione che cambierà le vite di tutti. Mostra i retroscena dei rapporti interni ad un gruppo stretto dal vincolo familiare, che diventano lo specchio di quanto il comportamento umano possa distorcersi ogni volta che si relaziona al potere. Michele Santeramo NOTE DI REGIA U n bunker di cemento armato è il luogo in cui avviene questa storia. Qui dentro vive il Re malato che ha perso la memoria ma non ancora il potere. E proprio il potere è il tema da cui siamo partiti con Michele Santeramo, tre anni fa, per sviluppare un’indagine che ci ha condotto a riflettere sulla famiglia, la mafia e la politica. Questo percorso – fatto anche di laboratori teatrali come “Alzheimer mon amour”, di riflessioni, discussioni e studi che abbiamo presentato al Teatro Franco Parenti di Milano e al Teatro India di Roma – è stato il terreno su cui sono nati i personaggi del Preamleto. Io e Michele abbiamo cercato di attualizzare l’opera di Shakespeare senza tradirla ma cambiandola completamente. Una storia attuale che racconta di una famiglia fatta di persone che cercano di farsi strada attraverso le proprie debolezze. Nessuno riesce a fare la cosa giusta al momento giusto; quella cosa giusta che cambierebbe le sorti della tragedia che conosciamo e che conduce inesorabilmente a violenza e morte. In scena incontriamo i potenti riconosciuti come tali e quelli abituati a elemosinare un saluto o un favore. Il potere è crudele e implacabile, ma l’atteggiamento che abbiamo noi di fronte a esso è spesso quello di uomini stupidi e privi di giudizio. Riponiamo fiducia in chi comanda sperando che in futuro tutto possa andare meglio. Siamo le vittime del potere ma anche la sua causa. Insieme a questo gioco che parla di vite umane che si corrompono a contatto con il potere entra il teatro. In questa storia sono presenti un livello narrativo e uno meta-teatrale che ho voluto evidenziare con la regia: personaggi intrappolati in un testo che non vogliono più recitare e altri invece che rincorrono una storia che sembrano già conoscere e poi il confronto tra generazioni diverse di attori. È un meccanismo di realtà e finzione che fa vivere la verità dei sentimenti e delle relazioni umane dentro l’artificio del teatro nel teatro. È stato difficile e stimolante lavorare con gli attori su questi due piani. Da una parte ho lavorato come sempre su un’interpretazione che portasse l’attore a stare e non a mostrare, a lavorare come mia abitudine nella direzione di un teatro vivo. Ho cercato di valorizzare le spinte vitali del testo e portare all’estremo alcuni conflitti drammaturgici cercando il più possibile di allontanarmi dagli stereotipi del teatro di prosa per cercare di parlare di noi, dell’oggi. Dall’altra parte invece ho lavorato con l’attore ricordandogli sempre della realtà scenica che viveva di momento in momento all’interno della storia, spingendolo a ricordarsi di stare dentro una finzione. Il personaggio del Re consapevole del futuro che lo aspetta si diverte a prendere in giro tutti gli altri personaggi che ancora credono in questa commedia, ma è anche l’attore che si confronta con la sua lunga carriera sui palcoscenici d’Italia e difende la necessità di continuare a fare commedie diverse da quelle che ha recitato fino adesso. I dubbi di Claudio sono quelli del personaggio ma anche quelli dell’attore a cui è stato assegnato quel ruolo. Gertrude, come in Shakespeare, complotta per il potere e come attrice sperimenta la rottura di certi schemi recitativi per abbracciarne sempre di nuovi nella ricerca costante di un dialogo che le è negato con gli altri personaggi, per cercare di sedurli. Amleto è giovane e impulsivo e non segue i consigli del padre e vuole recitare il ruolo che gli è stato assegnato e come giovane attore spesso entra in conflitto con le generazioni precedenti di attori. L’unico a non avere dubbi è Polonio che infatti recita la sua parte. Uomo, attore e personaggio in questo spettacolo si alternano continuamente e il lavoro è stato quello di guidare l’attore in questa alternanza all’interno di una vita teatrale complessa che punta a non banalizzare i personaggi e a non raccontare un’unica verità. Veronica Cruciani 30 marzo • 10 aprile 2016

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10 // VITA AGLI ARRESTI DI AUNG SAN SUU KYI ULTIME NOTIZIE combattente mite e determinata, Nobel per la pace nel 1991, interpretata da Ermanna Montanari (premio Eleonora Duse 2013), per allargarsi a una riflessione sul mondo contemporaneo. Si racconta di una vita passata per 21 anni agli arresti domiciliari, sotto la dittatura militare. Sul palcoscenico si snodano cinquant’anni di vita birmana, dal sacrificio del padre di Aung San Suu Kyi che orienta la sua vita, fino alle sue scelte, in tempi e luoghi differenti, tornando a quella casa in cui la donna è stata reclusa come una mistica, sola con il proprio inconscio, i propri sogni e fantasmi. La narrazione si interrompe nel 2010, nel momento della liberazione. • La scrittura di Martinelli parte dalla figura di Aung San Suu Kyi, LA SCENA DONNE ALLE GUERRE CONFLITTI TERRORISMI // Se provassi odio o risentimento, ecco che sarei prigioniera. Non ho mai imparato a odiare i miei carcerieri. Se lo avessi fatto, sarei stata davvero nelle loro mani. Se lo avessi fatto, avrei sconfitto me stessa. scritto e diretto da Marco Martinelli ideazione Marco Martinelli e Ermanna Montanari con Ermanna Montanari Roberto Magnani, Alice Protto Massimiliano Rassu incursione scenica Fagio musica Luigi Ceccarelli spazio scenico e costumi Ermanna Montanari luci Francesco Catacchio Enrico Isola montaggio ed elaborazione video Alessandro Tedde Francesco Tedde PRODUZIONE TEATRO DELLE ALBE RAVENNA TEATRO in collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazione con il patrocinio di Amnesty International // DURATA 2 ore e 30 minuti compreso intervallo TEATRO ARGENTINA ph. Enrico Fedrigoli

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// 11 NOTE DI REGIA T utto parte dalla domanda con cui si apre questa Vita: è distante la Birmania? Evidentemente no. La Birmania nella nostra Vita è una maschera per parlare anche di noi. C’è qualcosa di scandaloso nella vita di Aung San Suu Kyi. La “bontà” intesa come la intende la leader birmana, e come prima di lei una teoria di combattenti, da Rosa Luxemburg a Simone Weil, da Gandhi a Martin Luther King, da Jean Goss a Aldo Capitini, è scandalo in quanto eresia, ovvero, etimologicamente, scelta: si sceglie di non cedere alla violenza, alla legge che domina il mondo, si sceglie di restare “esseri umani”: nonostante tutto. Interrogarci sulla vita di Aung San Suu Kyi ha significato interrogare il nostro presente: cosa intendiamo per “bene comune”? Per “democrazia”? Cosa significano parole come “verità e giustizia”? Ho lavorato al testo variando tempi e luoghi, elaborando la drammaturgia su un doppio registro: la casa-cella, come quella di una mistica, e la Nazione vittima della ferocia dei dittatori. L’intimo e il politico. La vita agli arresti di Suu è stata un pendolo tra i fantasmi: primo tra tutti quello del padre, Aung San, il padre di Suu e il padre della patria, una limpida figura di combattente per l’indipendenza della Birmania dagli inglesi, un politico che voleva democrazia e pluralismo, il presidente appena incaricato e subito assassinato, poco più che trentenne, quando la figlia aveva solo due anni. Insieme a Ermanna abbiamo pensato a una scena onirica, una scena capace di essere allo stesso tempo luogo di fantasmi e antro della Storia, che potesse accogliere le maschere grottesche dei generali e gli spiriti malvagi della tradizione animista che impaurivano Aung San Suu Kyi da bambina. Ci siamo detti: si tratta di elaborare l’oscuro, perché la luce risalti. Doppio registro anche nella partitura musicale creata da Luigi Ceccarelli: le atmosfere “metalliche” di Luigi intrecciano i riferimenti musicali orientali al Pachelbel tanto amato da Suu, segno del suo profondo legame con la cultura europea. Doppio registro anche nell’uso del microfono: da una parte voce pubblica (usato dai generali e usato da Suu alla pagoda di Shwedagon, nel discorso della sua investitura politica), dall’altra voce intima, che rende udibile il trascorrere del pensiero. Marco Martinelli AUNG SAN SUU KYI Nata a Rangoon nel 1945, figlia del generale Aung San U, studia in India e in Inghilterra, per poi tornare in Birmania nel 1988, impegnandosi nel processo di democratizzazione nazionale. Promotrice della Lega nazionale per la democrazia, diviene il simbolo dell'opposizione non violenta al regime militare. Nel luglio 1989 è costretta agli arresti domiciliari e fatta oggetto di una intensa campagna diffamatoria orchestrata dal regime per minarne la credibilità, fino a ottenere l’estromissione della donna dalla Lega. Nel 1991 riceve il Premio Nobel per la pace. Dopo la concessione di uno stato di semilibertà nel luglio 1995, anche a seguito delle pressioni degli Stati Uniti e delle Nazioni Unite, assume nuovamente il suo incarico nel partito, ma continua a essere oggetto di ripetuti provvedimenti restrittivi, per poi riacquisire completa libertà solo nel novembre 2010. Sebbene il Parlamento resti dominato dai sodali dell'esercito, l'opposizione continua a guadagnare consensi e visibilità, fino a quando le prime elezioni libere del Paese nel 2015 sanciscono la fine della dittatura militare, grazie al 70% e oltre di preferenze accordate al partito della dissidente. Nel marzo 2016, con la nomina alla presidenza dell'economista Htin Kyaw, braccio destro di Aung, si segna un altro traguardo storico. Impossibilitata ad assumere la presidenza del Myanmar in ragione di una legge che vieta a chiunque sia coniugato con uno straniero o abbia figli con passaporto estero di correre per tale ruolo, la leader ricoprirà quattro dicasteri: Esteri, Energia, Istruzione e Ufficio presidenziale. COSÌ LA STAMPA lla minuziosa fedeltà documentaristica si sostituisce un approccio a metà tra il distacco brechtiano e un inquieto ritratto interiore. Questa cifra bifronte caratterizza l’intero spettacolo. Brechtiano è l’uso delle maschere di scimmia indossate dagli inquisitori che sottopongono la donna a grotteschi interrogatori. Brechtiana è la scelta di affidare talora il resoconto degli avvenimenti alla voce molteplice del coro, doppiamente straniante nella bellissima scena in cui si evoca la morte del marito inglese (…) Ma le affinità con Brecht non finiscono qui: accanto alla trama per così dire autobiografica c’è infatti un altro aspetto che via via si impone, e riguarda la ricerca dell’incrollabi- A le filosofia della non violenza. Vita agli arresti di Aung san Suu Kyi è in fondo soprattutto questo, la testimonianza dell’approdo a una ferrea disciplina mentale. Questa mitezza d’acciaio, questa bontà inflessibile, severa, cristallina si pone all’antitesi di quella cattiveria necessaria teorizzata da Brecht nell’Anima buona del Sezuan. Ed è proprio il rigoroso percorso di purificazione attraverso il quale la protagonista vi arriva – e non la sfera della sua attività pubblica – l’autentica scoperta offerta dallo spettacolo. Renato Palazzi, Il Sole 24 Ore L o spettacolo ricostruisce in 18 quadri la biografia, i pensieri, gli scritti, le battaglie di Aung interpretata da una contenuta, mirabilmente essenziale Ermanna Montanari, che non imita, non scimmiotta, né tradisce l’Aung originale, facendone invece una donna senza aureola, a volte dura, fredda, irrequieta, talvolta sfacciatamente ironica perfino davanti ai militari. (…) Vita agli arresti ci dice della vita importante e terribile di Aung, ci dice che la sopraffazione del potere, la stupidità politica, hanno una radice comune a ogni latitudine. Ma anche le forme di resistenza. Dice Aung: “la politica è sacrificio. È un dovere: ti devi occupare di politica, o sarà la politica a occuparsi di te”. Anna Bandettini, la Repubblica 13 • 17 aprile 2016

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12 // CALDERÓN ph. Achille Le Pera ROMA PASOLINI PER • Calderón è la straordinaria riscrittura del classico La vita è sogno di Pedro Calderón de la Barca, che Pasolini ambienta nella Spagna franchista durante gli anni del regime. Ma Calderón è soprattutto una precipitosa discesa agli inferi: del mondo sociale e di se stessi. Come un sogno che si chiude sempre in un altro sogno, Rosaura si risveglia in una classe sociale sempre diversa. Dal mondo aristocratico a quello piccolo-borghese fino alla miseria sottoproletaria, Rosaura è sempre straniera. Come straniero è sempre stato il suo scomodo autore, poeta civile, ma anche mistico, disperato profeta. Bloccati in una storia e in una società cui non vogliono appartenere, i protagonisti di Calderón vivono nello spazio doloroso fra la rabbia e la nostalgia, l’amore per il mondo e il rancore verso gli adulti, i padroni della storia. Scritto nel 1966 e dato alle stampe nel 1973, unico dramma teatrale pubblicato in vita da Pasolini, il testo è la grande parabola di un conflitto generazionale più che mai contemporaneo. Tragedia in versi, dramma di poesia, grandioso affresco storico, Calderón risulta tuttora il punto più alto della drammaturgia italiana del secondo Novecento. di Pier Paolo Pasolini regia Federico Tiezzi drammaturgia Sandro Lombardi, Fabrizio Sinisi, Federico Tiezzi con (in ordine di apparizione) Sandro Lombardi Camilla Semino Favro Arianna Di Stefano Sabrina Scuccimarra Graziano Piazza Silvia Pernarella, Ivan Alovisio Lucrezia Guidone, Josafat Vagni Debora Zuin, Andrea Volpetti e con la partecipazione straordinaria di Francesca Benedetti scene Gregorio Zurla costumi Giovanna Buzzi Lisa Rufini luci Gianni Pollini movimenti coreografici Raffaella Giordano canto Francesca Della Monica assistente alla regia Giovanni Scandella la canzone Ahi desesperadamente è stata appositamente musicata da Matteo d’Amico DURATA 2 ore e 15 minuti senza intervallo PRODUZIONE TEATRO DI ROMA FONDAZIONE TEATRO DELLA TOSCANA TEATRO ARGENTINA

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// 13 PASOLINI PARLA AI POSTERI (NOI TUTTI) Intervista a Federico Tiezzi di Guido Davico Bonino il venerdì di Repubblica, 25 marzo 2016 Ci sono registi che non temono di sfidare a teatro il demone dell'Irrapresentabile. Tra questi Federico Tiezzi, 65 anni all'anagrafe, da quarantacinque anni in carriera, dal momento che fondò giovanissimo la compagnia Il Carrozzone, trascorrendo dal «teatro immagine» al «teatro di poesia» e spaziando dai classici «riappropriati» ai contemporanei, come nel caso del milanese Giovanni Testori. (...) Perché tra le sei tragedie di Pasolini ha scelto proprio Calderón, la più lunga e probabilmente la più complessa? Devo molto a Pasolini. Da ragazzo fu sconvolgente l'impatto con la sua versione cinematografica di Edipo re. Ne rimasi così impressionato che ne rubai i manifesti nel cinema in cui lo proiettavano. Tra tutti i testi di Pasolini, Calderón è quello che è più parte di me. Ne ho visto la prima edizione, a Prato, nel 1978, con la regia di Luca Ronconi: uno spettacolo bellissimo. Ne ho messo in scena alcuni frammenti durante il Laboratorio della Toscana che dirigo a Pistoia. Ho già realizzato negli anni Novanta Porcile, con Sandro Lombardi e, sempre con Lombardi altri due lavori sulla poesia intitolati alla Disperata vitalità, un poemetto tra i più belli dello scrittore friulano. È, insomma, un testo (e un autore) che conosco bene. Ma c'è un altro motivo di questo mio ritornarvi sopra: scavare in questo testo significa scavare nella mia formazione, non solo artistica, ma anche politica e morale; affondare le mani in quegli anni, per capirne il significato e capire cosa ancora oggi resta di quel mondo, che ci è, al pari di noi stessi,"postumo": e non parlo solo della sinistra ma di tutta la società italiana. Allo stesso tempo mi interessa la teatralità di questo testo. Che è stato invece giudicato dalla critica antiteatrale. C'è un teatro, un gran teatro del mondo, invece, con tanto di colpi di scena. La difficoltà è semmai quella di mettere gli attori nella condizione di esserne parlati più che parlarlo! Con questo spettacolo, vorrei mettere in scena anche l'autore, con le sue ossessioni, le sue profezie. E con Pasolini mi è facile perché lui si sdoppia e raddoppia in tutti i personaggi. Il titolo rinvia esplicitamente a Calderón de la Barca e al suo La vita è sogno, rappresentato a Madrid nel 1635: i protagonisti di Pasolini hanno gli stessi nomi di quelli secenteschi. Perché Pasolini volle mettere in evidenza questa volontà di ripresa? Mi pare che a Pasolini, del capolavoro di Calderón, interessasse soprattutto la dimensione del sognare. Tutta l'opera di Pasolini è gremita di "sogni". Credo inoltre che gli interessasse anche la presenza di un "re padre" assai ingombrante, Basilio. Uno degli assi portanti del testo è la sua natura di dramma edipico, nel quale l'abbattimento del re padre va di pari passo con la dialettica tra individuo e potere. In un primo tempo Pasolini desiderava che tutte le sue tragedie fossero pubblicate sotto il titolo generale di Calderón. Il grande psicoanalista Cesare Musatti ha notato che in friulano la parola calderón significa inferno: una suggestione che ho riverberato sia sul testo spagnolo sia sul testo di Pasolini. Mi può riassumere l'impianto narrativo di quest'opera? Ci sono tre sogni successivi, in tre ambienti diversi: aristocratico, proletario, medioborghese. Rosaura è all'inizio una ragazzina che vive a Madrid, tra genitori aristocratici sostenitori del franchismo. Questa prima Rosaura si innamora di un amico della madre, Sigismondo, che si scoprirà successivamente essere suo padre. Nel secondo sogno Rosaura, ormai donna, è una prostituta del sottoproletariato di Barcellona. Le fa visita un ragazzo, che gli amici, il giorno del suo sedicesimo compleanno, vogliono conosca l'amore. Rosaura si innamora del ragazzo, che poi un prete le svelerà essere suo figlio. Nel terzo sogno Rosaura è una madre afasica e narcolettica: vive in un ambiente di piccolo borghesi che, dice Pasolini, sono peggiori dei fascisti. Si tratta di una donna ammalata, con disturbi del linguaggio (una specie di dislalia): e noi scopriamo che è lei ad aver sognato gli altri due sogni. Ora, questa madre piccolo borghese si innamora di uno studente che sta fuggendo dalla polizia durante una manifestazione e che le sembra suo figlio. Ma Rosaura è ìn realtà in un lager, che è proprio la sua condizione piccolo borghese: e qui aspetta l'arrivo dei liberatori in veste di operai con bandiere rosse. A questa parabola grottesca sovrintende, cupo, Basilio, il re, il padre, il potere che confligge in ogni sogno con l'individuo che cerca di esprimersi per quello che è. Rosaura tenta ogni volta, sognando, di sottrarsi al codice oppressivo, in base al quale è costretta a vivere. E l'amore incestuoso, un amore cioè simbolo di diversità e di trasgressione, costituisce la fuga dall'ordine e dalle regole che la società impone all'individuo. Il succedersi di ambienti diversi, una tecnica che Pasolini sembra aver mutuato dal cinema, come viene risolto scenicamente? Ho diviso il dramma in tre zone: una zona storica, la prima, dove gli argomenti e i temi e i corpi sono, appunto, "storici", dove ricostruirò in scena il quadro Las Meninas di Velàzquez che tanta importanza ha in questo testo. Nel primo sogno parla la Storia. Nel secondo, i personaggi hanno una comunicazione più diretta: e il corpo è coinvolto nelle pulsioni della sessualità. In questo sogno parla la Natura. Nel terzo sogno assistiamo a un confronto ideologico più serrato tra i personaggi: il corpo è assente e protagonista diviene il linguaggio e il suo contrario, l'afasia. Cioè nello scontro tra Storia e Natura si inserisce il Pensiero. Il substrato storico della vicenda è invece molto compatto: siamo in Spagna, prima e dopo la guerra civile e i suoi successivi soprassalti, sotto l'impulso di una utopia comunista. Questo substrato di speranze e del loro fallimento, può ancora coinvolgere il pubblico d'oggi? Questo testo è il dramma della borghesia. Tutti i personaggi di Calderón sono in realtà uno solo: la borghesia, appunto. Riducendo il testo ho fatto attenzione a conservare i riferimenti storici più conosciuti, togliendo in parte quelli che mi sono apparsi superati. (...) Calderón diviene un grande affresco delle speranze politiche, sociali e morali di quegli anni e ha il suo specchio nel formidabile romanzo "incompiuto" Petrolio (...). Mi sono chiesto, è vero, che cosa il pubblico più giovane potrà capire di quella passione che ci aveva coinvolto: ma ho deciso che attraverso Pasolini dovevo parlarne. E vedere se proprio attraverso lo spettacolo sarà possibile il recupero di una memoria storica e di una passione civile, scomparsa nella desolazione del presente. 20 aprile • 8 maggio 2016

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14 // BATTLEFIELD ph. Simon Annand A distanza di trent’anni dal suo Mahabharata, opera memorabile e monumentale, il maestro della scena internazionale Peter Brook torna sul palcoscenico con il celebre poema epico indiano, uno dei testi fondamentali della religione induista. Nel 1985 la sua messinscena sconvolse il Festival di Avignone. Oggi, con Battlefield, Brook prova a far rivivere una storia di violenza e rimorso che interroga il nostro tempo e riflette i conflitti che straziano il nostro mondo. Non un semplice racconto, ma una guerra di sterminio che si consuma tra fazioni della stessa famiglia dei Bharata. Una storia universale che ci insegna ancora, inaspettatamente, ad aprire gli occhi di fronte alle realtà che la vita ci presenta. Da una parte sono schierati cinque fratelli, i Pandava, dall’altra i loro cugini, i Kaurava, i cento figli del Re cieco Dhritarashtra. Alla fine del conflitto prevalgono i Pandava, il più anziano dei quali, Yudishtira, deve salire al trono con il peso di una vittoria macchiata dalla distruzione. ll re Dhritarashtra, che ha perso tutti i suoi figli, e il nuovo re, suo nipote Yudishtira, condividono lo stesso bruciante dolore, eppure dovranno assumersene la responsabilità. • tratto dal Mahabharata e dal testo teatrale di Jean-Claude Carrière adattamento e regia Peter Brook e Marie-Hélène Estienne con Carole Karemera Jared McNeill Ery Nzaramba Sean O’Callaghan musiche Toshi Tsuchitori costumi Oria Puppo luci Philippe Vialatte PRODUZIONE C.I.C.T. THÉÂTRE DES BOUFFES DU NORD in coproduzione con Young Vic Theatre Les Théâtres de la ville de Luxembourg PARCO Co. Ltd / Tokyo Grotowski Institute Singapore Repertory Theater Théâtre de Liège C.I.R.T. e Attiki Cultural Society (tbc) SPETTACOLO IN INGLESE CON SOPRATITOLI IN ITALIANO DURATA 1 ora e 10 minuti GUERRE CONFLITTI TERRORISMI MONDI IN SCENA TEATRO ARGENTINA

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// 15 G li Indiani dicono – e potrebbe suonare un po’ vanitoso – che ogni cosa è contenuta nel Mahabharata, e se non è nel Mahabharata non esiste. Questo grande poema epico di migliaia di anni fa è cresciuto negli anni assimilando le più importanti idee cosmiche e metafisiche, accanto alle cose più semplici della vita di tutti i giorni. La terribile descrizione della guerra che si consuma nella famiglia dei Bharata, con “dieci milioni di morti”, può far pensare a Hiroshima o alla Siria oggi. Vogliamo parlare di quello che accade dopo la battaglia. In entrambi gli schieramenti, i leader attraversano un momento di profondo dubbio; chi vince afferma: “la vittoria è una sconfitta”; chi perde ammette: “avremmo potuto evitare questa guerra”. Nel Mahabharata alla fine i leader hanno la forza di porsi queste domande. Per questo la reale platea a cui ci rivolgiamo è composta da Obama, Hollande, Putin e da tutti i presidenti. Quando guardiamo i notiziari, siamo arrabbiati, disgustati, furiosi. Ma nel teatro ognuno può vivere attraverso tutto questo e uscire più sicuro, coraggioso e fiducioso nel poter affrontare la vita. Per me il teatro è la possibilità di vivere, per un’ora o due, in un luogo di raccoglimento insieme al pubblico, un’esperienza condivisa affinché ognuno possa sentirsi rigenerato dai propri pensieri. Peter Brook // Poverty is not glorious. Nor is sadness. Nor is solitude. I killed millions of men. ... This victory is a defeat. La miseria non è gloriosa. Nemmeno la tristezza. Nemmeno la solitudine. Ho ucciso milioni di uomini. ... Questa vittoria è una sconfitta. COSÌ LA STAMPA L I o spettacolo, rappresentato al Bouffes du Nord da quattro attori visionari e da un ispirato musicista, è un miracolo di saggezza e poesia. Les Echos l regista torna alla saga indiana con un allestimento ridotto, magistralmente concepito, diretto e interpretato. Le Figaro // NOTE DI INTENZIONE C I l Mahabharata non è un semplice libro, né una serie di libri notevole. È un grande affresco che illustra tutti gli aspetti dell’esistenza umana. In esso ritroviamo tutti i quesiti della nostra vita, in un modo al contempo moderno e urgente. Il Mahabharata ci mostra da migliaia di anni, in modo sempre insolito, come aprire gli occhi su ciò che la realtà reclama. Il Mahabharata racconta la grande guerra fratricida che dilania la famiglia Bharata. I Pandava e i Kaurava usano terribili armi di distruzione. I Pandava risulteranno vincitori, lasciando milioni di vittime sul campo. E ora, il più anziano dei Pandava, Yudishtira, è costretto a diventare re. La vittoria ha il gusto amaro della sconfitta. Sia Yudishtira che Dritarashtra, il vecchio re, sono preda dell’angoscia e del rimorso, si interrogano sulle azioni passate, cercando di dipanare il bandolo della propria responsabilità per questo disastro. Come potranno il nuovo e il vecchio re raggiungere la pace interiore, dovendo vivere con gli effetti di questo terribile massacro che li ha privati dei propri figli, delle proprie famiglie e degli alleati? La ricchezza della lingua di questo testo epico senza tempo e i suoi racconti sempre sorprendenti ci consentono di portare in scena questa storia, che appartiene al passato, ma che riflette al contempo gli aspri conflitti di oggi. Peter Brook Marie-Hélène Estienne ome un maestro Zen, Peter Brook affina e condensa il suo teatro più che mai. A 90 anni, ci offre uno spettacolo che somiglia a un gesto sospeso e perfetto, come un respiro. Come in un gioco di bambini, dipana una storia nell’altra e sintetizza la ricerca di una vita: il teatro come se fosse rappresentato nella piazza di un villaggio africano, il rumore della furia dell’era shakespeariana, basato sulle discrete ma mai negate fondamenta della tragedia greca. E tutto questo con la magistrale semplicità che il mago Brook raffina di spettacolo in spettacolo. Le Monde 11 • 15 maggio 2016

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