FuoriAsse #16

 

Embed or link this publication

Description

Officina della cultura

Popular Pages


p. 1

FUOR ASSE Officina della Cultura Numero 16 [Marzo 2016]

[close]

p. 2

FUOR ASSE @Luca Russo FUOR ASSE 2

[close]

p. 3

FUOR ASSE Editor ale Una coscienza nuova Oggi sentiamo spesso dire frasi come “nello stato di crisi, le cose ci sfuggono di mano” o “nello stato di crisi, non sappiamo quali decisioni prendere”. Questi messaggi sono fortemente destabilizzanti anche per una società come la nostra, con tradizioni solide e una impronta culturale determinante. Sopraffatti dalla sfiducia nel progresso, ci lasciamo condizionare dal linguaggio quotidiano, all’interno del quale la parola “crisi” assume connotazioni fortemente negative. Il filosofo Ippocrate identificava con questo termine la marea crescente dei quattro umori dell’organismo: flemma, sangue, bile e atrabile, indicando con la parola “crisi” il momento della Krisis, cioè propriamente del flusso. Nel linguaggio dei medici antichi rappresentava quel momento di passaggio che portava verso la guarigione o verso la morte. Perciò, la parola crisi, che a livello etimologico deriva dal greco krinein (decidere, determinare), coincide, come lo stesso Bauman sostiene, con il momento migliore per prendere le decisioni giuste, è il momento in cui si decide di dare una svolta agli eventi. Eppure, quando oggi parliamo di crisi, in fondo sosteniamo che non c’è modo di fare una scelta valida, e anche di fronte alla possibilità di valutare una scelta, avvertiamo forti perplessità nei riguardi delle istituzioni. Il fatto è che la stessa idea di progresso ci appare, oggi, solo in negativo, colma di lacune e di crepe. Nel 1967 Daniel Bell scriveva: «oggigiorno ogni società è votata alla crescita economica, all’elevamento del tenore di vita della sua gente e alla pianificazione, direzione e controllo del cambiamento»1. Credo si sia persa in parte quella fiducia che ci precipitava verso il futuro attratti dal desiderio e dalla speranza di una vita sana e prosperosa. Soprattutto, abbiamo perso l’esercizio della memoria, che ci consente di attingere dal passato per mettere in discussione il nostro presente, col fine di migliorare lo stesso futuro. Vengono probabilmente a mancarci ideali concreti, ideali che gli uomini siano in grado di comprendere, perché capaci di includere i loro effettivi bisogni. Così, il futuro risulta oggi più che mai incerto non tanto perché la crisi che stiamo vivendo ci mette in una protratta condizione di indecisione, ma perché ci fa sperimentare quasi un’impossibilità del decidere. Già un giovanissimo Piero Gobetti, nel 1919, aveva intravisto il disagio dell’uomo proprio in questa perdita di ideali; criticava infatti quei partiti che non aiutavano il progresso, e nei suoi scritti incitava a un costante ripensamento delle idee: «Il rimedio verrà da un sano ripensamento delle idee, da un processo ansioso e accurato di chiarificazione di principi, da una perfetta coscienza delle relazioni che vi sono tra 1 I.F. CLARKE, The pattern of Expectation 1644-2001, London, Jonathan Cape, 1979, p. 314. Cfr. Z.BAUMAN, Modernità liquida, Bari, Laterza, 2011, ed. XI, p. 149. FUOR ASSE 3

[close]

p. 4

le necessità della vita e i principi ideali che le trascendono»2. Ciò che Gobetti condannava fortemente era la pura accettazione delle formule, che sono un’astrazione, un simbolo, e quindi un punto di arrivo. Così, prima di pervenire alle formule, ciò che è importante, per ogni individuo, è la ricreazione del processo. Zygmut Bauman, in Vita Liquida, annuncia come il susseguirsi rapido di situazioni modifichi il modo di agire dell’uomo prima che questi riesca a consolidare le proprie abitudini; ma non è improbabile che oggi l’uomo, suo malgrado, abbia imparato ad adattarsi ai continui e frenetici cambiamenti che la società gli impone. In una società così impostata risulta però molto difficile auspicare un sano processo di elaborazione delle idee. Da qui, è facile immaginare come sia la stessa società a favorire l’insediamento di quelle formule conclusive di cui parlava Gobetti e di un linguaggio permeato da slogan. Secondo Konrad Lorenz, considerato il padre dell’etologia, è proprio l’accumularsi della tradizione alla base di ogni sviluppo culturale. Ai nostri giorni invece tutto ciò che è tramandato ci appare noioso mentre tutto ciò che è nuovo ci sembra attraente: assistiamo a un processo di «neofilia fisiologica», come lo definisce lo stesso Lorenz, che è senz’altro una delle cause del forte disorientamento del pensiero contemporaneo. Il processo di cambiamento che stiamo vivendo è determinato anche da un utilizzo, per certi aspetti fuori misura, dei nuovi mezzi tecnologici. I media, per esempio, avvalendosi delle nuove tecnologie digitali, potrebbero ricreare le basi di un dialogo, ma la condivisione delle idee non conduce a visioni di sintesi elaborate da parte di una coscienza collettiva: il dialogo rimane troppo spesso impreciso e frammentario. Di frammentarietà si parla anche nel mondo della ricerca. Se da un lato manca per alcune discipline una rilevante elaborazione, dall’altro invece, come sostiene Foucault nel suo saggio L’Archeologia del sapere, si sono moltiplicati i livelli di analisi, si scende fino allo zoccolo duro di ogni questione, con il risultato di una forte specializzazione, ma anche di una scissione, nei vari campi di ricerca. Una serie di «sganciamenti in profondità» che possono avere conseguenze di enorme portata. Per esempio, secondo Werner Heisenberg oggi gli scienziati non si limitano ad osservare e a spiegare la natura, ma, addirittura, la producono. Heisenberg, nel saggio Natura e fisica moderna, sottolinea infatti come, grazie alla tecnica, nella biologia e nella genetica contemporanea, siano state scoperte le immense possibilità di alterazione dei tempi e della ciclicità della natura vivente. E, a conferma di come il confine tra reale e virtuale sia stato superato, dimostra come i dispositivi, oggi a nostra disposizione, modifichino il fenomeno da osservare, producendo una natura che paradossalmente ci viene sempre più sottratta. Oggi, soltanto analizzando la complessità del processo di espansione entro il quale siamo inclusi – senza dubbio grazie all’impatto che i nuovi mezzi tecnologici hanno nella nostra vita quotidiana –, ci rendiamo conto della frammentarietà del sistema. Le nuove tecnologie, i nuovi media, la velocità dell’interconnessione, tutti gli strumenti di cui disponiamo non bastano a fare di noi persone informate. In realtà, è solo grazie alla coscienza, che l’uomo ha di sé in relazione con il tutto, che si creano le basi della solidità e della stabilità. Forse allora occorre ripensare il concetto di cultura. 2 P. GOBETTI, La rivoluzione italiana (1918-1925), a cura di Pietro Polito, Roma, Edizioni dell’Asino, 2013, p. 24. FUOR ASSE 4

[close]

p. 5

In un articolo dal titolo Socialismo e cultura, apparso ne «Il Grido del popolo», a firma Alfa Gamma, e datato 29 gennaio 1916, Gramsci si poneva in netto contrasto nei riguardi di un sapere enciclopedico «in cui l’uomo non è visto se non sotto forma di recipiente da empire e stivare di dati empirici […] Questa forma di cultura è veramente dannosa specialmente per il proletariato. Serve solo a creare degli spostati, della gente che crede di essere superiore al resto dell’umanità perché ha ammassato nella memoria una certa quantità di dati e di date, che snocciola ad ogni occasione per farne quasi una barriera fra sé e gli altri». È senza dubbio una polemica accesa quella di Gramsci, per il quale per essere colti basta vivere da uomini. Per Gramsci, infatti, la cultura è davvero la capacità di entrare in tensione con il tutto: il sentirsi parte attiva all’interno di un processo di relazioni più dinamico. È la capacità di comprendere la vita e il posto che noi abbiamo nel mondo e in relazione con gli altri. E proprio per questo, tornando a Gobetti, che oggi è più che mai necessario non affidarci alle formule, ma portare «con noi un metodo nuovo. Una passione nuova». Una passione nuova che nasce da una visione più chiara della complessità dei problemi. Caterina Arcangelo @Vladimir Clavijo Telepnev FUOR ASSE 5

[close]

p. 6

Officina della Cultura FUOR ASSE NOMEN OMEN Oggi ci capita spesso di doverci soffermare sulla parola osservatore soprattutto se indaghiamo, tra i vari campi del sapere, quei fenomeni che pongono l’uomo all’interno di un continuo processo di tensione tra reale e virtuale. L’immagine di copertina di Luca Russo, per il suo multifocale campo narrativo, incoraggia lo spettatore a percorrere attraverso tutti e cinque i sensi lo spazio rappresentato. È lo stesso osservatore posto all’interno dell’immagine a raccogliere le tensioni di una città, Napoli, sospesa e circondata dall’acqua. Un approccio, quello di Luca Russo, particolarmente interessante, perché capace di evocare sia gli splendori di un’antica città sia di farci entrare nel rapporto più complesso tra osservatore e oggetto osservato. L’opera di Luca Russo è degnamente raccontata da Otto Gabos, il quale, nello scritto L’osservatore immobile, restituisce la forza evocativa di questa particolare illustrazione. Questo numero oltre alla ricchezza tematica fornita dalle consuete rubriche, all’interno delle quali vengono approfondite le più svariate tematiche sia della critica letteraria sia del fumetto d’autore, prosegue con qualche particolare novità. Accogliamo infatti una nuova rubrica, a cura di Nicola Dal Falco, intitolata Piombi e Rami, attraverso la quale si apre una finestra su un’esperienza eccezionale come quella dei piccoli editori d’arte. A partire da questo numero anche la rubrica In parte a cura di Erika Nicchiosini, che in questa bella nuova fusione tra Arte e Poesia concentra la sua attenzione tra i versi di Margherita Rimi e le immagini di Letizia Battaglia. Un altro straordinario contributo è l’interessante retrospettiva che Guido Conti ci consegna sullo sguardo affascinato di un giovane Arturo Zavattini dietro la macchina fotografica; una preziosa memoria artistica per la storia dell’immagine del nostro paese. Ed è scorrendo le pagine di questo corposo numero, che finiamo per immergerci all’interno dello Speciale dedicato a LABirinti Festival. Lavoro, quest’ultimo, che si apre graficamente con un’immagine di copertina realizzata da Mario E. R. Bianco, artista eclettico torinese. Un’illustrazione importante e possente, perché capace di restituire a un primo impatto visivo la varietà delle dinamiche che hanno dato corpo a una manifestazione ampia, che ha coinvolto la parte culturalmente più attiva della città di Torino. Infatti, lo scopo di realizzare un numero Speciale è proprio quello di rimandare, attraverso il testo scritto, a quelle singolari voci che hanno dominato la scena del festival. I contributi raccolti sono tanti e di tutti gli eventi presentati ne scorgeremo una gran parte. FUOR ASSE 6

[close]

p. 7

È all’interno di questo Speciale che si possono finalmente leggere i racconti e le poesie dei vincitori del concorso LABirinti di parole, con i commenti del Presidente di giuriua Giuseppe Giglio. Oltre alle opere vincitrici pubblichiamo anche il racconto e la poesia che hanno ricevuto una menzione speciale da parte di FuoriAsse. Abbiamo, inoltre, pubblicato le interviste da parte degli studenti a Guido Conti e a Daniela Marcheschi. E ci siamo infine soffermati sui testi presentati, per ragionare insieme agli stessi autori dell’importanza della parola scritta. Caterina Arcangelo ©Alberto Pagliaro FUOR ASSE 7

[close]

p. 8

FUOR ASSE Officina della Cultura Direzione Responsabile: Cooperativa Letteraria Comitato di Redazione Marco Annicchiarico, Caterina Arcangelo, Sara Calderoni, Fernando Coratelli, Nicola Dal Falco, Cristina De Lauretis, Pier Paolo Di Mino, Mario Greco, Orazio Labbate, Claudio Morandini, Antonio Nazzaro, Erika Nicchiosini, Vito Santoro, Mauro Tomassoli, Silvio Valpreda Comitato Scienti co Luisa Marinho Antunes, Miruna Bulumete, Sara Calderoni, William Louw, Daniela Marcheschi, Guido Oldani, Fabio Visintin Redazione c/o Cooperativa Letteraria, via Saluzzo 64 Peer Review. - 10125 Torino (TO) - info@cooperativaletteraria.it Direttore Editoriale Caterina Arcangelo Direttore artistico e progetto gra co Mario Greco La copertina di questo numero Luca Russo Angela Arcieri, Roberto Barbolini, Valentina Bianco, Stefano Biolchini, Domenico Calcaterra, Cristian Ciamporcero, Alessandro Cinquegrani, Guido Conti, Antonio R. Daniele, Fabrizio Elefante, Otto Gabos, Giovanni Gastel Jr, Ilaria Palomba, Alberto Pavoncelli, Giacomo Raccis, Francesca Scotti Linda Alterwitz, Menoevil Aow, Letizia Battaglia, Zdzisław Beksinski, Mario E. R. Bianco, Giorgio Bisetti, Elena Bovo, Mio Cade, Stephane Charpentier, Igor Chernishov, Sergio Cippo, Natalia Ciric, Mary Corradi, Serena Dattilo, David Fedeli, Juha Forsberg, Peter Frans, Helena Georgiou, Robert Hutinski, Gavino Idili, Dariusz Klimczak, Chris Kovacs, Jarek Kubicki, Arkadiy Kurta, Veronica Leffe, Cafa Liu, Hannes Lochner, Janine Machiedo, Michal Macku, Raffy Mook, Joanna Nicewicz, Alberto Pancorbo, Fabien Pio, Luciano Ragozzino, Makoto Saito, Nat Von Sky, Marc Steinhausen, Martin Stranka, Alex Timmermans, Irina Urumova, Antonello Veneri, Brett Walker, Daniel Winter, Xetobyte, Arturo Zavattini FUOR ASSE Hanno collaborato a questo numero Foto e illustrazioni 8 Officina della cultura

[close]

p. 9

Riflessi Metropolitani Lettera 22 Cinevisioni Alphaville 31 a cura di Caterina Arcangelo I luoghi, le ragioni di Caterina Arcangelo In cerca di luoghi di Silvio Valpreda Mostri Notturni di Orazio Labbate 33 40 44 62 a cura di Mauro Tomassoli Caro Leopardi, si legga Stephen King 63 di Roberto Barbolini L’anatomopatologo 66 di Stefano Biolchini Il nostro lui 70 di Alberto Pavoncelli 98 a cura di Vito Santoro Da Twin Peaks a Twin Peaks 98 Piccola guida pratica al mondo di David Lynch di Antonio R. Daniele FUOR ASSE Officina della Cultura Il rovescio e il diritto 13 La Copertina di FUOR ASSE Redazione Diffusa a cura di Sara Calderoni Ironia, etica e poesia (I) 14 di Sara Calderoni Ironia e parresia 22 di Fabrizio Elefante Il senso del limite 24 di Giuseppe Pontiggia di Giacomo Raccis Luca Russo 10 a cura di Caterina Arcangelo 81 Lo sguardo intimo 46 di Arturo Zavattini di Guido Conti a cura di Mario Greco 50 Stefano “S3KENO” Piccoli 50 Guerrilla Radio di Mario Greco 55 Francesca Scotti intervista Alessio Surian e Diego Di Masi L’Eternauta 58 di Giovanni Gastel Jr Fumetto d’autore Le recensioni di 101 Cooperativa Letteraria a cura di Claudio Morandini 101 Pierre Lepori Come cani di Claudio Morandini Matteo Righetto Apri gli occhi 103 di Alessandro Cinquegrani Croci sso Dentello Finché dura la colpa 106 di Domenico Calcaterra Ricordando Piero Gobetti 81 interventi di Caterina Arcangelo e Angela Arcieri Illuminismo di Piero Gobetti 84 Storie di memoria 86 di Valentina Bianco Memoria 88 di Cristian Ciamporcero Ilaria Palomba 90 intervista Marked Melody a cura di Erika Nicchiosini Nomi di cosa-Nomi di Persona Poesie di Margherita Rimi 29 In Parte 28 Il testo non è tutto, 93 il teatro custodisce un altro linguaggio a cura di Fernando Coratelli 93 Allungare lo sguardo Sparajurij Viaggiatori nel freddo 108 di Claudio Morandini Sguardi 110 a cura di Antonio Nazzaro Antonello Veneri La fotogra a a colori è politica Una conversazione con Giuseppe Giglio su Romolo il grande Segni e parole a cura di Nicola Dal Falco Piombi e Rami 76 77 TERRANULLIUS LA BIBLIOTECA ESSENZIALE DI Istantanee Vivian Maier a cura di Cristina De Lauretis 96 Due case di artisti anche editori 78 Alberto Casiraghi Luciano Ragozzino NARRAZIONI POPOLARI a cura di Pierpaolo Di Mino 60 Albert Camus Caligola, 1941 119 Le Novità EDITORIALI FUOR ASSE 9

[close]

p. 10

La Copertina di FUOR ASSE Luca Russo La cifra stilistica del lavoro di Luca Russo è caratterizzata dalla continua interazione del linguaggio del fumetto con quello della pittura. Il suo primo romanzo grafico (in)certe stanze (© 2007 – Tunué, nomination premio Carlo Boscarato 2007) è realizzato con mezzatinta acrilica, matite colorate e gessetti. Il successivo Guardami più forte (© 2008 – Tunué) è dipinto con acquerelli e inchiostato a pennino. Entrambi i libri sono sceneggiati da Cristiano Silvi, autore con cui ha collaborato anche per la storia breve Passione Esoterica (© 2008 Mono – Tunué). È autore dell’illustrazione del racconto Si combatte con la morte (© 2008 Mono – Tunué) scritto dall’attore, regista, e scrittore Angelo Orlando, e delle tavole dell’Artbook-Album n°9 (© 2009 Tunué) dedicato al percorso artistico-professionale con la Tunué – Editori dell’immaginario. Collabora con l’Eura/Aurea Editoriale come copertinista (La ragazza tra i gabbiani e La pianista © 2009 Skorpio – Eura). È tra i disegnatori del graphic novel collettivo Nero napoletano (© 2010 Corriere del Mezzogiorno), illustra il romanzo Prima che il diavolo se ne accorga (© 2010 Cooper Edizioni) scritto da Jacopo C. Buranelli, disegna la storia breve per Mono dal titolo Animalia (© 2011 Tunué) su testi dello sceneggiatore Giorgio Salati. Nel 2011 comincia a scrivere le proprie storie a fumetti: La ballata del silenzio, racconto breve pubblicato sulla rivista «Shinigami» (© 2011 Kawama Editoriale) e un romanzo grafico, attualmente in lavorazione, in pittura digitale. Realizza il logo della compagnia teatrale La Carrozza d’oro (© 2011). In occasione del Napoli Comicon 2012 viene presentata l’edizione speciale di (in)certe stanze con dvd contenente il cortometraggio animato L’ultimo domicilio (© 2012 Tunué, finalista Cortonero 2012) di cui è regista e disegnatore. Pubblica l’illustrazione Fred, omaggio a Fred Buscaglione (© 2012 Kappa Edizioni), la copertina del romanzo Due istanti (© 2013 Gruppo Albatros) scritto da Luca Longobardi e Batman – art print, omaggio al Cavaliere oscuro (© 2013 Gotham Shadows). Dal 2004 insegna presso la Scuola Italiana di Comix di Napoli. Sito internet: http://lucarussoart.blogspot.it/ 10 FUOR ASSE ©Alessandra Rullo

[close]

p. 11

L’osservatore immobile C’è stata una lunga tradizione di illustrazioni di copertina realizzate da grandi autori, Karel Thole, Ferenc Pinter su tutti. Specialmente per libri per ragazzi o per le collane di genere distribuite in edicola. Molti di noi sono cresciuti con queste copertine, alimentando i propri immaginari acerbi con suggestioni poderose. Con gli occhi bambini i lettori più curiosi cercavano di capire la tecnica di realizzazione che era quasi sempre pittorica. Olio, acrilici ma più spesso tempera, vera regina del colore. La tempera, quindi i pennelli diventavano il punto più alto, quello da raggiungere se e quando un giorno si sarebbe diventati giovani illustratori. Quando ho conosciuto Luca Russo molto probabilmente (anzi ne sono sicuro) sapeva usare i colori a tempera, di sicuro sapeva usare gli acquerelli, altro strumento espressivo ostico e al contempo straordinario. C’è sempre quell’immagine di un tramonto sul mare che mi ritorna in mente nitida ogni volta che penso a lui. Nel mentre Luca ha continuato a esplorare e il suo approdo al digitale è stato quanto mai naturale. È proprio in questa città sospesa, che mentre scrivo osservo aperta in un’altra finestra sullo schermo, che il rimando alla grande tradizione degli illustratori da copertina è passo breve e dovuto. È bello vedere comunque, anche se trasferito in una penna grafica, il vigore fisico della pennellata, l’impasto materico dei colori. Cambia lo strumento ma non l’approccio in una tradizione mai tradita ma che si rinnova. I rimandi non si fermano qui e se passiamo dal segno al tema, il gioco di sponda continua con le architetture paradossali di Moebius e le città invisibili di Calvino dove Bersabea si erge con le sue finiture purissime di metalli nobili e preziosi. Fin qui tutto bene e la lettura dell’immagine ci appare limpida nei dettagli e nell’armonia cromatica. I più puntuali andranno a ricercare precisi riferimenti iconografici e architettonici e allora sarà possibile riconoscere il profilo di una Napoli nemmeno tanto fantastica, quasi si volesse preservare il cuore stesso della città. Ma non è questo il nodo centrale dell’analisi di lettura. Gli interrogativi si pongono quando allarghiamo il campo di indagine e ci soffermiamo su chi osserva, su chi resta e si pone di spalle, quasi protetto, in un altro luogo, forse terreno, di sicuro ancorato solidamente. Tutto è materia tranne l’osservatore assolutamente grafico, fatto di segno compatto che si fa massa. L’elemento disturbante che crea un cortocircuito nella composizione. Un essere quasi incorporeo di nero assoluto che diventa il termine di paragone a cui si rapporta tutto. Un osservatore sereno, quasi rassegnato o semplicemente solo distaccato. È proprio in questo distacco, che sia partenza o approdo poco importa, che l’immagine si fa racconto carico di tensione. È in quest’attimo di sospensione che si delinea lo stato d’animo definitivo, il punctum immateriale eppure incombente. Pochi dettagli ma decisivi per ricordarvi che Luca Russo è un narratore di razza e quando uscirà il suo nuovo romanzo grafico sarà una festa. Otto Gabos Otto Gabos nasce a Cagliari e vive a Bologna. Dall’esordio nel 1985, per una rivista del gruppo “Frigidaire”, ha collaborato con svariate riviste, fatto parte dei principali movimenti del fumetto e pubblicato tanti romanzi grafici tra cui Esperanto per Casterman, La giustizia siamo noi scritto da Pino Cacucci per Rizzoli e il recentissimo L’illusione della terraferma per Rizzoli Lizard. Insegna Arte del Fumetto e Scrittura Creativa all’Accademia di Belle Arti di Bologna. La Copertina di FUOR ASSE 11

[close]

p. 12

© 2008 Russo-Silvi-Tunué «Ogni giorno, entrando nel mio studio ritrovo tanti oggetti, fermi lì ad aspettare. Aspettare di essere guardati, ammirati per la loro sincerità bugiarda. Matite non più giovani. Acquerelli, colori d’acqua, misteriosi e mai completamente ammaestrabili. E poi la carta, le matite colorate, pennarelli, pennelli, pennini... Con loro racconto storie. Che sia un fumetto, un’illustrazione, poco conta. Sincerità bugiarda. Il ricordo di uno stato d’animo, di un’atmosfera suggerita da colori, suoni, odori percepiti durante un viaggio, magari di anni prima. Parole ascoltate per strada, all’improvviso e dimenticate, volti, gesti, architetture che ti urlano all’improvviso di voltarti, di guardare verso l’alto. Quelle immagini, quelle parole, tutto quanto improvvisamente riaffiora, un giorno, e cerca attenzione. Ti accorgi che non hai dimenticato quei momenti, ti abitano. Ti accorgi che sei un viaggiatore che ha portato con sé i ricordi di ogni sensazione, clandestina. E devi liberartene disegnando, dipingendo… raccontando. Ne devi parlare, non puoi mantenere certi segreti, ti affollano. Sincerità bugiarda sì, perché camuffata, vestita di colori, segni e tecnica che ti aiuta a imprimerla su un foglio. Meravigliosa bugia raccontare attraverso l’arte». Luca Russo - FUOR ASSE 12 Luca Russo

[close]

p. 13

Il rovescio e il diritto a cura di Sara Calderoni ©Makoto Saito Il Rovescio e il Diritto è il titolo di un’opera di Albert Camus, una raccolta di saggi giovanili in cui l’autore ci racconta quel mondo di «povertà e luce» che ha illuminato il suo pensiero e la sua rivolta, un mondo che lo ha salvato «dai due opposti pericoli che minacciano ogni artista, il risentimento e la soddisfazione». Perché, per una rubrica, la scelta di un nome che è anche un titolo? Perché la letteratura, in quel suo assediare con continui interrogativi la vita, in quell’incessante percorrere la distanza fra i contrari, ci mostra il rovescio e il diritto del nostro essere. La letteratura è l’esperienza che come lettori, autori, critici, possiamo vivere soltanto rovesciando ogni nostra certezza. Il rovescio e il diritto diventa così una rubrica in cui fare critica letteraria significa accettare, nel confronto con ogni autore, lo scontro di due personalità diverse, ma con identici diritti: un’avventura in cui lo scambio con l’altro da sé consente a ciò che siamo, come afferma Gombrovicz, di «acquistare peso e vita». Sara Calderoni FUOR ASSE 13 Il rovescio e il diritto

[close]

p. 14

di Sara Calderoni Ironia, etica e poesia (I) ©David Fedeli Il termine ironia viene spesso usato in modo generico, come semplice variante, appena più sofisticata, dell’umorismo. Ma se il confine fra ironia e umorismo in molti casi si assottiglia, esistono importanti differenze, che sottolineeremo in questo breve saggio, avvalendoci dell’apporto di studiosi dell’argomento – a partire dalla considerevole ricerca di Paolo Santarcangeli1 —, e sempre tenendo conto che gli stessi termini assumono valore diverso nella loro evoluzione storica, in una particolare area geografica, o nell’interpretazione degli autori. 1 Quanto all’idea di humour, come è noto, Ben Johnson per primo ebbe il merito, con la sua teoria degli “umori”, di applicare il concetto di umore alla letteratura, portando anche ordine nelle disquisizioni letterarie dell’epoca (1550-1650); non possiamo non menzionare poi le stimolanti considerazioni di John Addison, che interessarono Leopardi2, e che un secolo dopo scrisse: Fondatrice della famiglia del Ridicolo fu la Verità, che diede nascita al Buon Senso; questo generò lo Spirito Wit, che sposò una donna di Paolo Santarcangeli è autore dell’importante opera Homo ridens. Estetica, filologia, psicologia, storia del comico, Firenze, Leo S. Olschki, 1989. In questa sua ricerca Santarcangeli, oltre a passare in rassegna le categorie fondamentali di un’estetica del Comico, analizza, in ambito culturale e letterario, gli aspetti distintivi dell’attività umoristica nelle nazioni storicamente più rilevanti in tale campo, riprendendo le speculazioni filosofiche e le teorizzazioni che hanno accompagnato le diverse letterature. Non manca inoltre in questo studio un esame critico degli aspetti dell’attività umoristica sotto un profilo più universale, laddove nell’estetica moderna, come rileva l’autore nella premessa, prevale «uno spirito epocale ubiquitario», grazie proprio al processo di «osmosi delle idee e delle culture». 2 Cfr. D. MARCHESCHI, Leopardi e l’Umorismo, Pistoia, Petite Plaisance, 2010. FUOR ASSE 14 Il rovescio e il diritto

[close]

p. 15

un ramo collaterale, chiamata Lietezza, e ne ebbe un figlio: l’Umorismo. Esso è dunque il componente più giovane di quella illustre famiglia; e, discendendo da genitori dalle disposizioni così diverse, ha un carattere instabile e mutevole3. O ancora il contributo di Voltaire che rivendicava la presenza in Francia, già dai tempi di Corneille, del termine umorismo usato proprio in tal senso. Ma potremmo risalire anche a Plutarco per il quale fare dell’umorismo significò “scherzare seriamente”, e prima ancora a latini quali Cicerone e Orazio. Quando si parla di letteratura, un notevole contributo sul riso estetico fu dato dal filosofo francese Charles Lalo (1877-1953). Il riso estetico, come gioco polifonico, per il teorico, assume valore d’arte quando concerne una perdita di armonia. Nel riso estetico l’accento è posto sulla diversità, sul contrasto. Non può esservi una sintesi o unione di idee composite. Il campo del risibile si estende infatti entro due limiti – contemplazione dell’armonia e piacere della degradazione (la riduzione del proprio o altrui valore), e si può arrivare anche al piacere della decadenza – in cui il riso si perde: da un lato il bello appunto; dall’altro, l’anormale gioia sadica o masochista, il perseverare nella caduta: il riso satanico di cui parla Baudelaire, il riso infernale dei romantici. Per Lalo il riso estetico è invece sintesi fra contrasto e degradazione (le due fondamentali teorie del riso): gioco di svalutazione, propriamente il passaggio da un termine ad un altro con perdita di valore; nel 3 4 contrappunto la risoluzione della dissonanza sulla nota inferiore. Entro il contrappunto di varie voci tecniche che si manifestano in un’opera, il contrappunto risibile si distingue allora grazie a una dissonanza speciale di due di queste voci fra le altre, che invece conservano un’armonia più serena. Questa svalutazione, questa attenuazione del tono rispetto al puro vivere serio, diventa investimento sul diverso, e si pone al pubblico come momento critico4. Così l’Umorismo (nelle sue diverse declinazioni: umorismo propriamente detto, ironia, satira, parodia ecc.), inteso come processo che scorge il comico e lo rivela, sottolinea Paolo Santarcangeli, valorizza e al contempo svalorizza una data situazione, rendendo la «decisione intenzionalmente difficile»5. Un momento critico, appunto, che nell’intenzionalità dell’autore coincide con una sospensione del giudizio, idea sulla quale insistono gli studi sociologici del XIX secolo: che si tratti di giudizio filosofico, morale, affettivo, il giudizio – rileva Georges Minois in Storia del riso e della derisione – è «lasciato all’apprezzamento del lettore, che trae dunque maggiore soddisfazione nell’utilizzare la propria intelligenza»6. Ciò che si manifesta come gioco di svalutazione è pertanto la possibilità di riconoscere criticamente un valore, di riformularlo, di farne l’analisi e di evolverlo all’interno di una coscienza individuale e collettiva. L’Umorismo è allora un modo non soltanto di percepire e rivelare il bizzarro, l’insolito, ma un metodo di osservazione della natura Queste riflessioni di J. Addison apparvero nel numero 35 dello «Spectator», il 10 aprile 1711. Lalo supera il senso di una «discordanza discendente» come reazione puramente psicofisiologica, secondo la definizione data da Bain, teoria del riso condivisa anche da Spencer – giacché all’ultimo livello del gioco di svalutazione, cioè quello di un’intenzionalità (dell’autore, o prestata a un personaggio), si entra propriamente in un discorso di critica dei valori, che danno al riso estetico portata morale e sociale. Cfr. S. CALDERONI, L’estetica del riso di Charles Lalo, in «Kamen’», XXIV, n.46, gennaio 2015, pp. 33-37. 5 P. SANTARCANGELI, Op. cit., p.61. 6 G. MINOIS, Storia del riso e della derisione, Bari, Dedalo, 2004, p. 686 (ed. orig. Histoire du rire et de la dérision, Paris, Fayard, 2000). FUOR ASSE 15 Il rovescio e il diritto

[close]

Comments

no comments yet