Rivista "Tradizione Famiglia Proprietà", marzo 2016

 

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Rivista "Tradizione Famiglia Proprietà", marzo 2016

Popular Pages


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Anno 22, n. 68 - Marzo 2016 Sped. in Abb. Post. Art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 Filiale di Padova Ancora per quanto tempo?

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li storici li chiamano “periodi di discontinuità”. Sono situazioni storiche speciali in cui alcuni paradigmi – psicologici, culturali, politici, sociali – che sorreggevano lo Zeitgeist dell’epoca cominciano a sgretolarsi. Non è una semplice variazione superficiale, come potrebbe essere la sostituzione di un governo di centro-destra per uno di centro-sinistra, bensì un rovesciamento dei paradigmi, ovvero di quelle concezioni profonde, e a volte subcoscienti, che stanno alla base di tutte le nostre scelte. Gli ultimi mesi sono stati ricchi di eventi che stanno mettendo a dura prova alcuni paradigmi sui quali si è cercato di costruire la nuova Europa. Aggrediti dalla realtà molti europei si stanno domandando: ma siamo proprio sulla strada giusta? Innova signa et immuta mirabilia G Da oltre mezzo secolo si cerca di costruire un’Europa laica, che rinnega le sue radici cristiane in nome della modernità, salvo poi trovarsi inondata da immigranti, molti dei quali fanno della loro fede una bandiera, e se ne infischiano della modernità. Ciò rischia di mettere in crisi la laicità di questa Unione Europea che, di colpo, si ritrova sprovveduta di fronte a una religione ostile e in forte espansione. Sapranno gli europei cogliere il Da oltre mezzo secolo si cerca di costruire un’Europa multiculturale, salvo poi scoprire che, mentre più gli europei abiurano la propria cultura, tanto più quel vuoto viene riempito da culture fortemente identitarie, molto diverse e in alcuni casi ostili alla nostra. Tutti i modelli di “multiculturalismo” sono falliti. Sapranno gli europei cogliere il momento e capire che devono riappropriarsi con fierezza della propria cultura, elemento indispensabile, oltre alla Fede, per conservare la propria identità? Da oltre mezzo secolo si cerca di costruire un’Europa senza frontiere interne, salvo poi scoprire che proprio tale apertura permette la libera circolazione di armi e di terroristi. Ciò mette in crisi le stesse fondamenta sulle quali poggia il trattato di Schengen. Sapranno i paesi europei cogliere il momento e capire che devono riappropriarsi della propria sovranità – per quanto arcaico possa sembrare il concetto – o rischiare di restare sguarniti di fronte al terrorismo islamista? momento e capire, come diceva il cardinale Biffi, che “solo la riscoperta del fatto cristiano potrà difendere l’Europa contro l’assalto dell’islam”? Siamo alle strette: o ridiventiamo cristiani, o corriamo il rischio di scomparire. Con la sua passione e morte, Nostro Signore Gesù Cristo ha cambiato la storia. Ha abbattuto il Nemico e aperto l’era della grazia. ChiediamoGli, per i meriti infiniti del suo Preziosissimo Sangue, che elargisca, per mezzo di Maria Santissima, quelle grazie specialissime che potranno far chiudere l’era presente e aprirne una nuova: quella del trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Forse siamo nel momento giusto per meditare su tutto ciò. Fra poco entreremo nella Settimana Santa. Nostro Signore Gesù Cristo morirà di nuovo per i nostri peccati e risorgerà al terzo giorno. Nel film The Passion, Mel Gibson pone sulle labbra del nostro Divino Salvatore, mentre si avvia agonizzante verso il calvario, le parole “Io faccio nuove tutte le cose!”, un riferimento al brano biblico Innova signa et immuta mirabilia (Ecc. 36, 6). Al quale segue: Excita furorem, et effunde iram. Tolle adversarium, et afflige inimicum (Risveglia lo sdegno e riversa l’ira, distruggi l’avversario e abbatti il nemico). E tutto rifiorisce. 2 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / MARZO 2016

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Sommario Anno 22, n° 68, marzo 2016 Innova signa et immuta mirabilia Aborto e gender; Messa tradizionale; Chiesa anglicana Che Guevara, missionario di violenza Speciale: islam e immigrazione Dobbiamo accettare o rifiutare l’immigrazione? Che cosa è la tolleranza? È in gioco l’identità della Germania Corano e jihad La condizione della donna nell’islam Don Bosco spiega l’islam ai bambini Gerarchie giuste e necessarie Le preghiere di Plinio Corrêa de Oliveira Il mondo delle TFP Gesù muore sulla croce 2 4 6 11 13 16 20 25 29 32 34 41 42 48 Copertina: Una tradizionale processione di Venerdì Santo in Puglia, come ce ne sono tante nella nostra Penisola. Per quanto tempo ancora potrà reggere la nostra cultura di fronte alla massiccia immigrazione islamica? Tradizione Famiglia Proprietà Direzione, redazione e amministrazione: Tradizione Famiglia Proprietà - TFP, Viale Liegi, 44 — 00198 ROMA Tel. 06/8417603 Fax: 06/85345731 Email: info@atfp.it Sito: www.atfp.it CCP: 57184004 Aut. Trib. Roma n. 90 del 22-02-95 Sped. in abb. post. art. 2, Comma 20/C, Legge 662/96 — Padova Stampa Tipolito Moderna, via A. de Curtis, 12/A — 35020 Due Carrare (PD) TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / MARZO 2016 - 3 Offerta annua suggerita Euro 15,00 Anno 22, n. 68 marzo 2016 Dir. Resp. Julio Loredo

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Attualità Aborto e gender uccidono la famiglia A mietere vittime in Ucraina non è solo la guerra nel Donbass. Altrettanto, anzi dieci volte peggio, fanno aborto e ideologia gender Arcivescovo Svjatoslav Ševčuk: “Nel Vangelo di oggi, abbiamo visto un re che uccide bambini innocenti: Erode. Quanti Erode nel mondo moderno! Questi nuovi Erode non solo ucci4 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / MARZO 2016 Infatti, nella patriarcale Cattedrale della Risurrezione di Cristo, a Kiev, il Prelato ha affermato: “I vescovi cattolici, di ambedue i riti, latino e orientale, hanno denunciato molto chiaramente in un recente documento, il nuovo pericolo che rischia di schiavizzare il popolo ucraino. Questo pericolo si chiama ideologia gender. Esiste più di un modo per uccidere la vita. Oggi, questa ideologia tenta di distruggere la famiglia, trasformandola in qualcosa che può essere costruita e decostruita a piacimento. Già papa Benedetto XVI aveva avvertito contro questa ideologia, affermando che essa distrugge le nazioni, demolendo il fondamento proprio della società. L’istituzione famigliare, infatti, è anteriore alla nazione e allo stato. ell’omelia durante la festa della “Synaxis della Theotokos”, nell’ambito delle celebrazioni natalizie orientali, l’Arcivescovo Maggiore Svjatoslav Ševčuk, capo della Chiesa greco cattolica ucraina (foto sopra), ha attaccato duramente l’aborto e l’ideologia gender, fattori di distruzione della famiglia. N “La famiglia di Nazareth era già la cellula della Chiesa. È questo l’insegnamento dei Padri della Chiesa sin dall’inizio della cristianità. La tradizione ucraina chiama la Madonna ‘Porta della Misericordia’, perché attraverso di Lei è venuta la vita al mondo e con Essa la salvezza”. (Fonte: Department of Information, Ukrainian Greek-Catholic Church, 8 gennaio 2016) “Ecco ciò che dobbiamo ricordare durante le festività natalizie: la verità sulla vita, la verità sulla famiglia e la sua missione nel mondo moderno. La Natività di Cristo ci rivela una verità fondamentale sulla famiglia: la famiglia è l’unione fruttifera d’amore fra un uomo e una donna. Non esiste un altro modo di vivere insieme che si possa chiamare famiglia. E la missione di tale unione è di collaborare con Dio per procreare nuova vita. In questo modo le persone si uniscono nell’amore per ricevere i doni che Dio vorrà darci su questa terra. E il dono maggiore è quello della vita. dono i bambini nascituri, ma continuano ad ucciderli anche dopo. Noi tutti piangiamo per le nostre vittime nel Donbass. Quanti morti per la guerra! Bisogna, però, dirlo e denunciarlo: in questi due anni, sono morti dieci volte più ucraini con l’aborto che con la guerra.

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Mai abolita, la Santa Messa detta tridentina o di S. Pio V, o più propriamente gregoriana poiché si fonda sulla forma promulgata da papa S. Gregorio Magno (590-604), ha avuto una fortuna sempre crescente, specialmente dopo il Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI, nel 2006, che faceva seguito al Motu Proprio Ecclesia Dei di Giovanni Paolo II, del 1984. roprio nel Paese ritenuto da tanti un modello di modernità, la Messa tradizionale sta conoscendo un auge inaspettato. Grande aumento della Messa tridentina negli Stati Uniti P Oggi, sono più di cinquecento le Messe regolari celebrate nel rito tradizionale in altrettante chiese americane. Ben il 92% delle diocesi conta almeno una Messa tridentina. Questo, senza menzionare le Messe occasionali e quelle celebrate all’interno di istituti religiosi. Negli ultimi anni, 1.048 novelli sacerdoti hanno chiesto di poter celebrare la Messa nella forma straordinaria. Al contrario, la religione cattolica, che rappresenta l’8%, rimane pressoché invariata, avendo perso appena il 2% dagli anni Ottanta. Questa tenuta si spiega anche per il crescente numero di conversioni dall’anglicanesimo alla Santa Chiesa Cattolica Romana. Mentre il 29% dei cattolici dichiara di non andare mai in chiesa, ben il 48% degli anglicani non visita mai i templi. Un motivo della perdita di fedeli è l’ordinazione di donne al sacerdozio e perfino all’episcopato “I nostri dati mostrano una prospettiva tetra. La Chiesa d’Inghilterra è a una sola generazione dall’estinzione”, aveva già ammonito il predecessore di Welby, Lord Carey. In soli due anni gli anglicani hanno perso 1,7 milioni di fedeli, mentre il numero dei musulmani è cresciuto di 900mila nello stesso periodo. Gli anglicani affiliati alla chiesa sono scesi dal 21% nel 2012 al 17%. ustin Welby, arcivescovo di Canterbury e leader religioso della Chiesa d’Inghilterra, ha inviato una lettera ai vescovi anglicani di tutto il mondo nella quale parla di “situazione catastrofica”. La chiesa anglicana ha perso quasi ogni rilevanza nel Regno Unito, dove appena l’1,4% della popolazione frequenta il “servizio” domenicale. Una caduta del 66% rispetto al 1960. J La chiesa anglicana verso l’estinzione? TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / MARZO 2016 - 5

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I miti della Rivoluzione rentatré testimonianze dirette. Trentatré cubani che hanno conosciuto personalmente Ernesto Guevara de la Serna, detto “Che”, e sono sopravvissuti all’esperienza. Buona parte dei loro compagni non ha avuto la stessa sorte: sono stati fucilati dall’irascibile comandante, che non tollerava la minima avversità nei suoi confronti. Trentatré testimonianze raccolte, con cura, dal cubano Pedro Corzo nel libro «Che Guevara, missionario di violenza» (Spirali, Milano 2009). Ex prigioniero politico, l’autore, scrittore e giornalista, dirige oggi, a Miami, l’Instituto de la Memoria Histórica contra el Totalitarismo. L’aspetto personale del Che era molto sgradevole. “All’inizio la gente lo chiamava El Chancho, il Porco, perché non gli piaceva lavarsi. Non mi va di parlare di cose personali, ma quell’uomo aveva sempre addosso un odore di rognone fritto che spaccava il naso a chiunque”, ricorda il suo istruttore militare 6 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / MARZO 2016 T La nostra rivista ha già dedicato alcuni articoli a smascherare il surreale mito di Ernesto “Che” Guevara (*). Com’era il leader guerrigliero in realtà? In questo numero ne offriamo ai nostri lettori un vivido ritratto, descritto da chi lo ha conosciuto personalmente in Messico, Miguel Sánchez, detto El Coreano. Per tale motivo, forse, fu sempre un solitario. Egli socializzava di rado. Oltre al suo temperamento misantropo, il fatto è che nessuno supportava il suo odore. Che Guevara, missionario di violenza Aspetto personale sgradevole Originariamente, Guevara era soprannominato dai compagni proprio El Chancho, il Porco. Il nomignolo “Che” (gergo basso-popolare argentino per rivolgersi a un’altra persona), era il modo spregiativo con cui i cubani, stanchi delle ironie razziste di Guevara, gli rispondevano per le rime. Poi, alla fine, è rimasto legato al suo nome. Nelle innumerevoli discussioni con i cubani – dei quali disprezzava la razza meticcia e ne scherniva l’accento caraibico – questi chiudevano la questione dicendogli: “Tu nemmeno ti lavi!”, come riferisce Jaime Costa, assaltatore del Cuartel Moncada, membro della spedizione del Granma, comandante dell’Ejército Rebelde. “Queste discussioni erano roba di ogni giorno. Era il suo carattere prepotente e sprezzante a suscitare l’antipatia della gente”.

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“Le caratteristiche del Che erano quelle di un uomo senza valori morali. Era ingiusto, crudele, non conosceva pietà. La sua vita a Cuba è costellata di tradimenti. La vera immagine di Ernesto Guevara è assolutamente il contrario di quella mostrata dalla propaganda. Tutto quello che dicono i sostenitori di Guevara è un’assoluta menzogna” Lázaro Asencio, comandante del Segundo Frente del Escambray Carattere prepotente e pieno di odio “Credo che Guevara fosse caratterizzato da un atteggiamento prepotente, arrogante e sprezzante. Odiava tanto, anzi secondo me sapeva solo odiare. Provava molto disprezzo nei confronti del popolo cubano. Era un uomo di odio, di risentimento, di vendetta e anche di basse passioni”, dichiara un suo ex commilitone, Armando Fleites, fondatore e capo del Segundo Frente Nacional del Escambray, cioè della guerriglia nel centro dell’isola, nonché comandante capo dell’Ejército Rebelde. La pensa in modo identico Lázaro Asencio, anch’egli capo del Segundo Frente: “Le peggiori caratteristiche del Che sono presenti in tutti e in ciascuno dei suoi gesti. Anche nella vita privata, le Tutti i testimoni concordano nel descrivere il suo carattere come arrogante, prepotente e pieno di odio. caratteristiche del Che erano quelle di un uomo senza valori morali, anzi era un amorale, totalmente amorale. (…) Guevara era un guerrafondaio, ingiusto, crudele, non conosceva pietà. La sua vita a Cuba è costellata di tradimenti. (…) La vera immagine di Ernesto Guevara è assolutamente il contrario di quella mostrata dalla propaganda. Tutto quello che dicono i sostenitori di Guevara è un’assoluta menzogna”. Non diversamente racconta Orlando de Cárdenas, giornalista, amico personale di Fidel Castro, collaboratore del Movimiento 26 Julio: “Il suo modo di fare con gli altri era molto brusco, molto rude. Era un tipo assolutamente asciutto, freddo, senza sentimenti. Era dispotico e insolente fino alla villania”. Un commilitone di Che Guevara, Lázaro Guerra, non lesina parole denigratorie: “Era una perfetta canaglia, un criminale, un codardo”. Negli in- “Credo che Guevara fosse caratterizzato da un atteggiamento prepotente, arrogante e sprezzante. Odiava tanto, anzi secondo me sapeva solo odiare. Provava molto disprezzo nei confronti del popolo cubano. Era un uomo di odio, di risentimento, di vendetta e anche di basse passioni” Armando Fleites, fondatore e capo della guerriglia del Escambray, comandante capo dell’Ejército Rebelde TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / MARZO 2016 - 7

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I miti della Rivoluzione conta il suo principale biografo, il cubano Enrique Ros. Fu la sua prima moglie, la peruviana Hilda Gadea, militante comunista, a indottrinarlo sul marxismo-leninismo. Fu pure Gadea a presentargli, in Messico, il rivoluzionario cubano Antonio López, detto Ñico, che lo introdusse nel gruppo di Fidel Castro, che allora cospirava contro il presidente cubano Fulgencio Batista, addestrandosi alla guerriglia in una proprietà rurale. contri sociali cui il Che partecipava insieme a Fidel Castro, era frequente sentire il commento degli altri invitati: “Ma guarda che carogna si è portato qui Fidel!”. Usa toni identici un altro suo compagno nella guerriglia della Sierra Maestra, Agustín Alles Soberón: “Era un tipo freddo e arrogante, uno psicopatico. (…) Una volta scrisse ‘Odio la civiltà!’”. Crudele con gli animali Il Che, racconta Miguel Sánchez, l’istruttore militare del futuro gruppo guerrigliero, “era un avventuriero che il destino aveva portato in Messico. A leggere la sua biografia ci si rende conto che partecipò alla spedizione del Granma [lo yacht che portò i guerriglieri a Cuba] per puro miracolo. (…) Sono convinto che nemmeno lui sapesse perché si fosse messo in quel pasticcio”. Un motivo, però, c’era, e lo rivelò alla moglie Hilda: “Sono assetato di sangue!”. L’immagine dell’idealista, addolorato per i problemi sociali dell’America Latina, e quindi impegnato nelle lotte liberatrici per risolverli, si infrange davanti al fatto che, nei suoi innumerevoli giri per il Continente negli anni Cinquanta, sui quali scrisse numerosi Diari, Ernesto Guevara mai menzionò una sola situazione sociale o politica che gli destasse preoccupazione. Voleva solo “fare la vita da milionario”, come scrisse in una lettera al padre. Mentre era in Guatemala nel 1954, esplose la rivoluzione di Castillo Armas. Guardando i combattimenti dalla finestra ebbe questa reazione, raccontata a una zia: “Me la faccio sotto delle risate nel vedere la gente che scappa sotto le bombette lanciate da questi aerei”. Indifferente ai problemi sociali dell’America Latina Il primo crimine Miguel Sánchez riferisce anche di un aspetto poco conosciuto della personalità di Che Guevara: la sua crudeltà con gli animali. Mentre era in Messico, egli usava acchiappare gatti randagi con grandi reti e, dopo averli martoriati con lo scalpello, li sbatteva per terra fino a ucciderli: “Era una cosa orrenda, una crudeltà che non avevo mai visto. Vedendo ciò, non ebbi più dubbi sulla sua crudeltà e sul suo sadismo. Era una persona priva di compassione. Prima sfogò i suoi istinti criminali sui poveri animali, poi sappiamo tutti le storie delle cose che fece a Cuba. (…) Aveva istinti psicopatici”. 8 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / MARZO 2016 L’assalto al Cuartel Moncada in Santiago de Cuba, il 26 luglio 1953, punto di partenza ideale della Revolución, che produsse titoli cubitali in tutta America Latina, non trovò nessuna eco nelle lettere né nei Diari del Che. “Guevara in gioventù non ha mai avuto nessuna preoccupazione di carattere sociale. Era un tipo indifferente, un bohémien che non si interessava ai problemi del suo paese né dell’America Latina. (…) Era solo un turista spensierato”, rac- Questo fu solo l’inizio di una lunghissima serie di assassinii a sangue freddo. “Lui ammazzava la gente senza scomporsi, come se fosse una cosa senza Sbarcato a Cuba, non ci mise molto a commettere il suo primo delitto: l’assassinio di Eutimio Guerra. Mentre il Consiglio discuteva se giustiziare o no questo contadino, accusato di tradimento, il Che estrasse la pistola e gli sparò un colpo in testa: “Da quel momento, io non ero più il medico della spedizione, ora ero diventato un rivoluzionario”, scrisse nel suo Diario. Commenta a proposito Enrique Ros: “Il Che è diventato un rivoluzionario perché ha commesso un omicidio a sangue freddo. Non per le sue idee o per le sue imprese, ma solo perché ha ammazzato un altro essere umano”.

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A dx., la guerriglia del Escambray: fu decimata da Fidel Castro per le sue posizioni anticomuniste, e perché faceva ombra alla guerriglia della Sierra Maestra Al centro, Jesús Carreras Un testimone dell’assassinio di Eutimio Guerra, il comandante Roberto Bismarck, opina: “Il Che non è mai stato altro che un assassino, un ipocrita e uno sfaticato”. Resterà nella storia, per esempio, il massacro di Santa Clara. molta importanza”, racconta il suo compagno, comandante Jaime Costa. Il massacro di Santa Clara baña che Guevara coniò la massima “Nel dubbio, ammazzalo!”. Scrive José Vilasuso, pubblico ministero della Comisión Depuradora: “Le fucilazioni erano tanto frequenti, che la pulizia non poteva essere mai sufficiente. Restavano sempre pozze di sangue”. Anticipandosi alla seconda colonna, guidata dal comandante Camilo Cienfuegos, Che Guevara conquistò la città di Santa Clara, nel cuore dell’isola. Senza aspettare ordini superiori, cominciò a uccidere militari e civili senza dar loro la possibilità di difendersi. Racconta Jaime Costa: “Senza procedere a nessun interrogatorio, [Che] cominciò ad ammazzare tutti. Le prime non erano fucilazioni, ma vere e proprie esecuzioni alla cinese, con un colpo alla nuca”. L’avvocato Napoleón Vilaboa, membro della Comisión Depuradora, racconta: “Le sentenze erano dettate prima che il processo iniziasse. Prima del processo si sapeva già quali condanne sarebbero state pronunciate. Guevara segnalava personalmente con una matita o una penna le persone che sarebbero state fucilate”. Difficilmente gli imputati trovavano un avvocato difensore, i pochi che si azzardavano ad assumere tale ruolo venivano a loro volta accusati di “complicità”, e quindi processati e fucilati. I testimoni parlano di almeno 800 fucilazioni nel breve periodo (1959-1960) in cui Che fece da procuratore del tribunale rivoluzionario. Una volta arrivato, Cienfuegos si rese conto di ciò che stava accadendo ed esclamò: “Questo è un bagno di sangue! Ci sono un mucchio di morti! Dove sono le carte dei processi?”. Le carte, ovviamente, non c’erano. Il boia di La Cabaña “Era un uomo sempre disposto ad ammazzare. Non faceva domande né processi, semplicemente era disposto a togliere la vita a chiunque”, racconta Lázaro Guerra, un suo commilitone. Fu proprio alla Ca- Dopo il trionfo della Revolución, Che Guevara fu nominato procuratore del Tribunale rivoluzionario in stanza nella prigione La Cabaña, chiamato Comisión Depuradora, una sorta di Norimberga non solo contro gli oppositori di Fidel Castro, ma anche contro chi potesse fargli ombra. Fu qui che il Che commise la maggior parte dei suoi crimini. Dopo il trionfo della Revolución, Che Guevara fece arrestare Carreras e il suo aiutante, il comandante americano William Morgan. Dopo un processo farsa, furono entrambi fucilati. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / MARZO 2016 - 9 Uno degli episodi più bui nella vita di Che Guevara è l’uccisione del comandante Jesús Carreras. Tra i fondatori del movimento rivoluzionario a Cuba, Carreras comandava il Segundo Frente Nacional de Escambray, cioè la guerriglia nel centro dell’isola, strategicamente più importante di quella comandata da Fidel Castro sulla Sierra Maestra, cosa che il Líder Máximo non poteva tollerare. Inviò, quindi, Che Guevara ad operare anche in quella zona, cosa che Carreras, militare molto superiore, impedì. L’argentino se la legò al dito. L’uccisione di Jesús Carreras

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I miti della Rivoluzione Pessimo leader Che Guevara non fu mai un buon leader guerrigliero. Anzi, era un incompetente. Ricorda Miguel Sánchez: “El Chancho non aveva la minima capacità organizzativa. (…) Tutti i progetti cui partecipò finirono in un fallimento. Ha fallito come marito, come padre di famiglia, come guerrigliero e anche come rivoluzionario. (..) Era un incompetente in tutto quello che intraprendeva. (…) Era un ignorante in questioni militari”. Che Guevara era consapevole di questa inefficienza. “Io di guerra non so niente – ammise una volta al comandante Huber Matos – io mi sono battuto, ma ho anche dovuto correre parecchio e darmela a gambe”. Tutto nel Che è menzogna, perfino il suo famoso Diario, in realtà rimaneggiato postmortem da Fidel Castro e quindi adulterato L’avventura militare nella Repubblica Dominicana, nel 1959, fu un disastro. Quasi tutti i suoi uomini furono uccisi dall’esercito di Rafael Leónidas Trujillo. Egli stesso dovette essere messo in salvo in fretta e furia. Tutto nel Che è menzogna, perfino il suo famoso Diario in Bolivia. I manoscritti furono, infatti, portati a La Havana e redatti di nuovo, agli ordini di Fidel Castro. “Quando venne pubblicato – ricorda Huber Matos – Fidel ci mise quello che gli interessava e tolse quello che avrebbe potuto nuocergli. Il Diaro del Che è una storia adulterata”. Il Diario adulterato La sua spedizione nel Congo, nel 1965, finì pure in catastrofe. Fu “una specie di manuale della sconfitta, un manuale di tutto ciò che non si deve fare”, come espone il suo biografo Enrique Ros. Guevara fallì anche in Bolivia, dove trovò la morte nel 1969. Il suo movimento non ebbe mai l’appoggio dei contadini. Conclude Ros: “Nelle sue guerre, Che commise tutti gli errori che un guerrigliero può commettere”. La fabbricazione del mito Diversi testimoni sollevano un quesito assai inquietante: a metà degli anni Sessanta, Ernesto Che Guevara era diventato una presenza ingombrante in Cuba. Lo stesso Fidel Castro voleva sbarazzarsene. Perciò lo inviò in Bolivia, senza il minimo appoggio logistico, verso una morte sicura. “Fu una bidonata per togliersi il Che di torno. Non ho il minimo dubbio”, afferma Huber Matos. Morto il personaggio, se ne fece un mito, poi manipolato con scaltrezza per l’avanzamento della rivoluzione comunista nel mondo intero. Si lamenta Orlando de Cárdenas, già collaboratore intimo di Fidel Castro: “Si è svolta una campagna per trasformarlo in una specie di mito. La sua morte prematura, le condizioni in cui morì hanno favorito l’immagine che si vuole dare di lui. Ma noi che lo abbiamo conosciuto, ben sappiamo che lo hanno totalmente trasformato”. “Si è data un’altra immagine del Che, un’immagine lontanissima dalla realtà di quello che fu quest’uomo”, conclude Agustín Alles Soberón, che lo conobbe intimamente sulla Sierra Maestra. * Che Guevara, il mostro dietro il mito, “Tradizione Famiglia Proprietà”, marzo 2012. 10 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / MARZO 2016

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Speciale: islam e immigrazione Islam e immigrazione Dov’è il limite alla tolleranza? TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / MARZO 2016 - 11

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Speciale: islam e immigrazione Questa sinistra non è, dunque, laica né laicista. È anticattolica. Prova per la civiltà cristiana europea quell’“odio patologico” denunciato da Benedetto XVI. Vuole distruggerla e, pur di raggiungere lo scopo, è disposta a suicidarsi portando in Europa il credo islamista. Questo odio patologico è condiviso anche da una certa sinistra cattolica che, sbandierando l’“accoglienza”, è disposta a inondare il nostro continente di masse eterogenee che rischiano di deturparne la fisionomia e distruggerne le radici. Senza curarsi che ciò potrebbe significare la scomparsa della Santa Chiesa cattolica, come sta succedendo nel Medio Oriente. È ovvio che vi sono alcuni immigranti legittimi, bisognosi di accoglienza. Ma è altrettanto ovvio che un certo islam sta approfittando delle porte aperte per penetrare l’Europa. i sono sempre meravigliato che la sinistra laicista, portata a strillare al minimo accenno di influenza cattolica sulla vita pubblica dei nostri paesi, favorisca invece l’immigrazione musulmana, proprio nel momento in cui l’islam sta vivendo un periodo di grande esaltazione religiosa. Ne è esempio la Spagna di Zapatero: mentre si cercava di restringere fino quasi a eliminarla l’ora di religione cattolica nelle scuole, si stabiliva invece l’ora di religione musulmana. M I limiti alla tolleranza La stragrande maggioranza degli europei, ottimisti e spensierati, guardava questo processo con gli occhi assonnati di chi non vuole grane: purché io possa godermi ancora un po’ questa bella vita… Nemmeno l’afflusso sproporzionato di rifugiati mediorientali durante l’estate 2015 era riuscito a svegliarli dallo splendido sonno. Rivelando profondissime crepe nell’anima europea, che pochi pensavano potessero esistere, ciò ha innescato un ripensamento a tutto campo: mentre le sfere politiche si interrogano sul futuro del Trattato di Schengen e parlano di alzare muri ai confini, in campo cattolico ci si comincia a interrogare sui limiti della tolleranza e dell’accoglienza. È come se, di colpo, ce ne fossimo accorti che il pericolo non è più alle porte ma nel cortile di casa. Tutto ciò si è frantumato la notte di Capodanno, quando migliaia di giovani di origine musulmana hanno sistematicamente molestato ragazze in diverse città tedesche, con atteggiamenti arroganti di chi sa di poter contare sull’impunità. Di colpo, l’immigrazione ha mostrato il suo volto peggiore. Nel 1683 i turchi dovettero arrivare fino alle mura di Vienna, capitale dell’Impero e porta d’ingresso all’Europa occidentale, perché gli europei si decidessero finalmente a reagire. Fin dove dovrà arrivare oggi la minaccia islamista perché l’Europa si desti? (JL) 12 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / MARZO 2016

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Qualche utile riflessione di S. Tommaso d’Aquino La morale cattolica ci obbliga di accogliere, sempre e comunque, gli immigranti? Oppure, ci sono casi in cui esiste l’obbligo morale di respingerli? L’autore ci riporta una voce autorevole, vecchia di otto secoli, eppure perfettamente attuale Dobbiamo accettare o rifiutare l’immigrazione? Agosto 2015: immigranti medio orientali tentano di entrare in Ungheria di John Horvat II S. Tommaso: “Con gli stranieri ci possono essere due tipi di rapporti: l’uno di pace, l’altro di guerra. E rispetto all’uno e all’altro la legge contiene giusti precetti”. l problema dell’immigrazione non è nuovo. Se n’era già occupato nel secolo XIII S. Tommaso d’Aquino nella sua celebre Summa Theologica (I-II, Q. 105, Art. 3). Ispirandosi agli insegnamenti delle Sacre Scritture, relativi al popolo ebreo, il Dottor Angelico stabilisce con chiarezza quali siano i limiti dell’accoglienza agli stranieri. Forse possiamo trarne qualche lezione. I Un secondo punto è il riferimento alla legge, sia divina sia umana. Uno Stato ha il diritto di applicare le proprie leggi giuste. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / MARZO 2016 - 13 S. Tommaso afferma, dunque, che non tutti gli immigrati sono uguali, perché i rapporti con gli stranieri non sono tutti uguagli: alcuni sono pacifici, altri conflittuali. Ogni nazione ha il diritto di decidere quale tipo di immigrazione può essere ritenuta pacifica, quindi benefica per il bene comune; e quale invece ostile, e quindi nociva. Come misura di legittima difesa, uno Stato può rigettare elementi che ritenga nocivi al bene comune della nazione.

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Speciale: islam e immigrazione Per S. Tommaso, non tutte le immigrazioni sono benefiche. Un’immigrazione sproporzionata, che non abbia come meta l’integrazione, può distruggere gli elementi di unità psicologica e culturale della società, attentando contro il bene comune L’Angelico passa poi all’analisi dell’immigrazione “pacifica”. S. Tommaso: “Terzo, quando degli stranieri volevano passare totalmente nella loro collettività e nel loro rito. In tal caso si procedeva con un certo ordine. Infatti non si riceveva subito come compatrioti: del resto anche presso alcuni gentili era stabilito, come riferisce il Filosofo, che non venissero considerati cittadini, se non quelli che lo fossero stati a cominciare dal nonno, o dal bisnonno”. 14 - TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / MARZO 2016 Qui S. Tommaso riconosce che ci possano essere stranieri che, in modo pacifico e quindi benefico, vogliano visitare un altro paese, oppure soggiornarvi per un certo periodo. Tali stranieri devono essere trattati con carità, rispetto e cortesia, cosa richiesta ad ogni uomo di buona volontà. In tali casi, la legge deve proteggere questi stranieri da qualsiasi sopraffazione. S. Tommaso: “Infatti gli ebrei avevano tre occasioni per comunicare in modo pacifico con gli stranieri. Primo, quando gli stranieri passavano per il loro territorio come viandanti. Secondo, quando venivano ad abitare nella loro terra come forestieri. E sia nell’un caso come nell’altro la legge imponeva precetti di misericordia; infatti nell’Esodo si dice: ‘Non affliggere lo straniero’; e ancora: ‘Non darai molestia al forestiero’”. Illustrando questo punto, S. Tommaso nota come gli ebrei non trattavano tutti i popoli in modo uguale. Vi erano nazioni più vicine e, quindi, più facilmente assimilabili. Altre, invece, erano più lontane o addirittura ostili. Alcuni popoli ritenuti ostili non L’insegnamento di S. Tommaso, fondato sul senso comune, suona oggi politicamente scorretto. Eppure, è perfettamente logico. L’Angelico evidenzia che vivere in un’altra nazione è cosa molto complessa. Ci vuole tempo per conoscere gli usi e la mentalità del paese e, quindi, per capire i suoi problemi. Solo quelli che vi abitano da molto tempo, facendo ormai parte della cultura del paese, a stretto contatto con la sua storia, sono in grado di giudicare meglio le decisioni a lungo termine che convengano al bene comune. È dannoso e ingiusto mettere il futuro del paese nelle mani di chi è appena arrivato. Anche senza colpa, costui spesso non è in grado di capire fino in fondo cosa stia succedendo, o cosa sia successo, nel Paese che ha scelto come nuova patria. E questo può avere conseguenze nefaste. S. Tommaso: “E questo perché, ammettendo degli stranieri a trattare i negozi della nazione, potevano sorgere molti pericoli; poiché gli stranieri, non avendo ancora un amore ben consolidato al bene pubblico, avrebbero potuto attentare contro la nazione”. Una seconda condizione è che l’accoglienza non sia immediata. L’integrazione è un processo che richiede tempo. Le persone devono adattarsi alla nuova cultura. L’Angelico cita anche Aristotele, il quale afferma che tale processo può richiedere due o tre generazioni. S. Tommaso non stabilisce un tempo ideale, affermando soltanto che esso può essere lungo. In terzo luogo, S. Tommaso menziona coloro che vogliono stabilirsi nel paese. E qui il Dottor Angelico pone una prima condizione per accettarli: il desiderio di integrarsi perfettamente nella vita e nella cultura della nazione ospitante.

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S. Tommaso: “Ecco perché la legge stabiliva che si potessero ricevere nella convivenza del popolo alla terza generazione alcuni dei gentili che avevano una certa affinità con gli ebrei: cioè gli egiziani, presso i quali gli ebrei erano nati e cresciuti, e gli idumei, figli di Esaù fratello di Giacobbe. Invece alcuni, come gli ammoniti e i moabiti, non potevano essere mai accolti, perché li avevano trattati in maniera ostile. Gli amaleciti, poi, che più li avevano avversati, e con i quali non avevano nessun contatto di parentela, erano considerati come nemici perpetui”. Le regole, però, non devono essere rigide, possono ammettere eccezioni: potevano essere accettati in Israele, vista appunto la loro inimicizia. responsabilità per il bene comune, partecipando alla vita politica, economica, sociale, culturale e religiosa. Diventando un cittadino, l’immigrante passa a essere membro di una vasta famiglia, con un’anima comune, con una storia e un futuro comune, e non soltanto una sorta di azionista in un’azienda, al quale interessano appena il profitto e i benefici. Poi S. Tommaso insegna che l’immigrazione deve avere sempre in mente il bene comune: essa non può sopraffare o distruggere la nazione. È possibile, dunque, ammettere eccezioni, secondo le concrete circostanze. Tali eccezioni, tuttavia, non sono arbitrarie, hanno bensì sempre in vista il bene comune della nazione. Il generale Achior, per esempio, rischiando la propria vita, era intervenuto presso Oloferne in favore degli ebrei, guadagnandosi in questo modo la loro eterna gratitudine, nonostante la sua origine ammonita. * * * S. Tommaso: “Tuttavia qualcuno poteva essere ammesso nella civile convivenza del popolo con una dispensa, per qualche atto particolare di virtù: si legge infatti nel libro di Giuditta, che Achior, comandante degli Ammoniti, ‘fu aggregato al popolo d’Israele, egli e tutta la discendenza della sua stirpe’- Così avvenne per la moabita Rut, che era ‘una donna virtuosa’”. deve salvaguardare la concordia e il bene comune, senza i quali un Paese non può durare a lungo Ciò spiega perché tanti europei provano una sensazione di sconforto e di apprensione di fronte alle massicce e sproporzionate immigrazioni di questi ultimi anni. Un tale flusso di stranieri, provenienti da culture molto lontane e perfino ostili, introduce situazioni che distruggono gli elementi Un Paese deve di unità psicologica e culturale della nazione, distruggendo perciò la stessa usare giustizia e capacità della società di assorbire orcarità nel trattare ganicamente nuovi elementi. In quegli immigranti. sto caso, si sta chiaramente attentando Soprattutto, però, contro il bene comune. L’immigrazione deve avere sempre come scopo l’integrazione, non la disintegrazione o la segregazione, cioè la creazione di piccole “nazioni” contrastanti all’interno del Paese. Oltre a godere dei benefici offertigli dalla sua nuova Patria, l’immigrante deve assumerne anche gli oneri, cioè la piena Ecco alcuni principi in tema di immigrazione enunciati da S. Tommaso d’Aquino, sette secoli orsono. Dai suoi insegnamenti si desume con chiarezza che qualsiasi analisi sull’immigrazione deve essere guidata da due idee-chiave: l’integrità della nazione e il suo bene comune. Farebbe bene l’Europa a seguire i saggi insegnamenti del Dottor Angelico. Un Paese deve usare giustizia e carità nel trattare gli immigrati. Soprattutto, però, deve salvaguardare la concordia e il bene comune, senza i quali un Paese non può durare a lungo. Questo per non parlare della Fede cristiana, il più profondo elemento fondante della nostra civiltà. TRADIZIONE FAMIGLIA PROPRIETÀ / MARZO 2016 - 15 Ciò sopratutto quando si tratta di immigrazione, almeno potenzialmente, ostile, secondo le categorie proposte da S. Tommaso. È il caso, per esempio, dei musulmani, rappresentanti di popoli che per secoli sono stati in guerra con l’Europa, cercando la sua distruzione. L’immigrazione organica e proporzionata è sempre stata un fattore di sanità e di forza per la società, introducendovi nuova vita e nuovi talenti. Quando, però, diventa sproporzionata e incontrollata, mettendo in pericolo le fondamenta della società e dello Stato, allora diventa pregiudizievole per il bene comune. Aspetto secondario ma molto importante: quello economico. In mezzo alla più grave crisi economica degli ultimi decenni, l’Europa si può permettere di prendere in carico milioni di immigrati senza ledere il bene comune dei suoi cittadini?

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