Giornalino mese di Marzo 2016

 

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giornalino del mese di Marzo 2016 della fraternità OFS di Termini Imerese,convento SAnta MAria di Gesù "la Gancia"

Popular Pages


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Anno XV - n. 3 - Marzo 2016 19 Marzo: Festa di S. Giuseppe e Festa del… di Maria Grazia D’Agostino del diac. Pino Grasso di Diego Torre “Io: Animatore” pag. 3 pag. 5 pag. 6 pag. 7 IN QUESTO NUMERO “Lavoriamo in rete” Sicilia “nascosta” di Nando Cimino La ricetta del mese pag.12 pag.13 pag.13 pag.14 Papa Francesco e il Patriarca Kirill insieme.. Circo Massimo e dintorni: Il dies familiæ di Agostino Moscato pag. 8 di Mariella Campagna Da parte nostra … Buon Compleanno 40° anniversario del Transito del Beato … di Antonio e Melania Papania pag. 9 “La famiglia secondo Papa Francesco” In Fraternità … Notizie e Avvenimenti di Elena Ponzo di Mimmo Palmisano pag.10 di Ignazio Cusimano di fra Salvatore Frasca ofm a Chiesa si appresta a celebrare il fondamento della sua fede: il Triduo Pasquale, dove contempla il mistero del Signore Gesù morto e risorto per l’umanità. Si potrebbe pensare che l’incarnazione ha la sua rilevanza a fianco al Tempo Santo, aggiungendosi come quarto giorno, ma non è così perché anche quest’ultima trova il suo compimento solo nella risurrezione del Messia. Secondo alcuni studiosi, il racconto della Passione di Giovanni l’Evangelista risentirebbe della pratica liturgica delle chiese dell’Asia Minore che usavano celebrare la Pasqua il 14 di Nisan, cioè l’anniversario della morte di Cri- L sto mentre il racconto degli Evangelisti sinottici, invece, quello dell’età apostolica. Alla fine del II secolo d. C. le chiese dell’Asia Minore e quelle limitrofe della Siria e Cilicia celebravano la Pasqua, terminando il digiuno il 14 di Nisan. Quelle occidentali invece non interrompevano il loro digiuno ma proseguivano fino alla domenica successiva. La liturgia del Triduo Pasquale è fondata sull’unità del mistero pasquale che comprende, in maniera inscindibile, la morte sofferta da Gesù e la sua resurrezione: ogni giorno richiama il successivo, non possono scindersi perché non esiste morte senza resurrezione e viceversa. Fino

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pag. 2 MARZO 2016 In Fraternità con Francesco al IV secolo non si trovava traccia di una commemorazione della Cena Ultima del Signore, l’unica liturgia Eucaristica era quella della Veglia Pasquale. Tre secoli dopo si comincia ad intravedere una evoluzione. Nel primo giorno del Triduo Pasquale si celebravano tre Messe: la prima, al mattino, era per la riconciliazione dei penitenti; la seconda per la consacrazione degli oli; la terza, verso sera e senza la liturgia della Parola, era per la commemorazione della Cena. Solo con il Concilio Vaticano II è stata posta la Cœna Domini in apertura del Triduo Pasquale mentre la lavanda dei piedi, praticata fin dai tempi di S. Agostino, era legata solo alle Cattedrali. Con Papa Pio XII è stata concessa a tutte le chiese. Nel Venerdì Santo, la comunità dei credenti contempla la morte sofferta dal Figlio di Dio. Al posto della celebrazione Eucaristica si compie il rito dell’adorazione della Croce, vissuta nel digiuno pieno di un giorno. Con la sua liturgia si esprime una teologia della Croce ispirata a S. Giovanni l’Evangelista: non è giorno di lutto della Chiesa, ma quello di un’amorosa contemplazione del sacrificio cruento, fonte della nostra salvezza. Del Sabato Santo si hanno notizie fin dal secolo II, periodo della controversia sul 14 di Nisan. È sempre giorno di rigoroso digiuno, giorno aliturgico cioè senza nessuna Eucarestia. La Chiesa si raduna solo per celebrare la liturgia delle Ore, che rivive la discesa del Signore agli inferi per richiamare alla vita coloro che attendevano la risurrezione, il compiersi cioè della Parola del Signore. La Domenica di Pasqua era definita da S. Agostino come la “madre di tutte le veglie”. Fin dal secondo secolo, venivano celebrati i battesimi ed anche oggi, in assenza di questi il senso della liturgia battesimale rimane. Il simbolismo della celebrazione della Veglia è di essere una notte illuminata, anzi una notte “vinta dal giorno”, dimostrando che la vita della grazia scaturisce dalla morte. Dopo questa carrellata di informazioni storiche, che ritengo siano utili per collocare i tre giorni nati in contesti ben precisi e comprenderne le origini, credo opportuno che si parli di come oggi il Triduo Pasquale va vissuto nel suo significato di fede e di come la liturgia non celebra i tre giorni in maniera avulsa dal dato storico tenendo solamente conto del gesto libero e salvifico del Cristo. La Chiesa rivive solennemente l’amore senza limiti del Figlio di Dio, tanto amata da affrontare il nemico per eccellenza che è la morte. Questa scelta, per dimostrare quanto Essa fosse amata parte dal Cuore misericordioso di Cristo e, da quel momento in poi, Cuore-Croce, cioè amore sofferto, è un binomio inscindibile. Quando si parla di Chiesa amata non si può pen- sare ad una realtà lontana dalla nostra vita. La Chiesa è una realtà plurima secondo la visione dell’apostolo Paolo, senza escludere il fatto che è l’unico corpo di Cristo, cioè vive in essa la piena comunione tra i vari membri e degli stessi col Signore Gesù. Si identifica con ogni battezzato, con ogni singola persona, per cui non possiamo negare che il Signore Gesù abbia affrontato e vinto la morte per ognuno di noi. Quando, nella nostra esperienza, qualcuno ci dichiara il suo amore, rimaniamo sempre lusingati e forse ci chiediamo cosa abbiamo di tanto valore da stimolare un sentimento eloquente, ancor di più, se chi si dichiara affronta, con segni evidenti, sui pericoli pur di liberarci da un male. Ci si sente stranamente belli, imbarazzati e ci si chiede cosa l’altra persona abbia visto in noi. Questo ha fatto con noi il Cristo, ci ha dichiarato il suo amore, forte e possente tanto da affrontare il nostro unico nemico che è la morte, non quella del corpo, ma quella dell’anima, che realmente è da temere. Difficilmente ci chiediamo cosa di noi lo attrae per compiere un così grande gesto. Sicuramente perché lo diamo per scontato. Eppure aveva ragione Francesco d’Assisi quando affermava che l’Amore non è amato. Non è un caso se a volte viviamo il Triduo Pasquale come un semplice appuntamento da celebrare quasi forzatamente nella preparazione dei canti, della chiesa, oppure nel sapere di cosa mangiare soprattutto se a casa ci sono invitati e forse si spende abbastanza nel garantire la bella giornata da vivere tra amici il giorno seguente. Ma quasi nessuno si chiede come dobbiamo vivere in maniera interiore i giorni santi, cosa dovrebbe rimanere in noi di quel sacrificio amorevole del Signore Gesù. Crediamo sia una questione di confessione sacramentale solo per soddisfare il precetto che richiede questo sacramento a Pasqua e, in merito all’Eucarestia nel giorno santo, si pensa che se non si partecipa ci si deve confessare perché è peccato. Nessuno si chiede se il vero peccato non stia nella dimensione sacramentale ma nel come ci si prepara a questo evento. Il Triduo Santo è il tempo in cui il Signore ci ricorda quanto Egli ci abbia amati, il memoriale di una dichiarazione d’amore che si ripete ogni anno con la stessa intensità. Questo è il Triduo Pasquale. Lo viviamo nelle Celebrazioni, ma ci manca la Liturgia del cuore, che non si apre al mistero, perché non sa cosa voglia dire Cuore-Croce di Cristo. La Quaresima è il tempo propizio che permette, nelle liturgie, di ristabilire un legame forte e intenso con il Signore. Permettiamo che il Suo amore dichiarato venga accolto e che trasformi tutto il nostro essere senza nessuna riserva.

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In Fraternità con Francesco MARZO 2016 pag. 3 19 MARZO: FESTA DI S. GIUSEPPE E FESTA DEL PAPÀ, GENITORE L a figura di San Giuseppe, sposo di Maria e padre putativo di Gesù, è particolarmente significativa per i cattolici. Egli è infatti considerato il Santo più importante di tutti perché, assieme alla Madonna, è la persona alla quale Dio ha affidato la custodia del suo unico Figlio Gesù e, al tempo stesso, è stato “uomo giusto e buono”. Per tutti questi motivi è venerato come il «patrono dei papà» e custode della propria famiglia. Viene festeggiato il 19 marzo, giorno in concomitanza del quale, in tutti i Paesi cattolici (Italia inclusa), ricorre la Festa del papà. Tale festa varia tuttavia da Paese a Paese. Ad esempio, nei Paesi di tradizione statunitense, si festeggia la terza domenica di giugno. La data del 19 marzo risale al 15° secolo e a questa data è legata un’antichissima tradizione cristiana occidentale che riprende vecchie tradizioni contadine legate all’inizio della primavera. Sono stati poi i papi, in età moderna, a dare il massimo risalto a San Giuseppe: nel 1870 Pio IX lo proclamò patrono della Chiesa universale; al tardo Medioevo risale l’interesse delle confraternite per il suo ruolo di protettore degli artigiani, sanzionato nel 1956 con la festa di San Giuseppe lavoratore al 1° maggio.

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pag. 4 MARZO 2016 In Fraternità con Francesco Che il culto di San Giuseppe abbia raggiunto in passato vette di popolarità lo dimostrano anche le dichiarazioni di moltissime chiese relative alla presenza di sue reliquie. Per fare qualche esempio significativo, nella chiesa di Notre-Dame di Parigi ci sarebbero gli anelli di fidanzamento di Giuseppe e Maria; Perugia possiederebbe il suo anello nuziale; nella chiesa parigina dei Foglianti si troverebbero i frammenti di una sua cintura; ad Aquisgrana si espongono le fasce o calzari che avrebbero avvolto le sue gambe; i camaldolesi della chiesa di S. Maria degli Angeli a Firenze dichiarano di essere in possesso del suo bastone. Di San Giuseppe si sa davvero poco se non il fatto che era originario di Betlemme; che era discendente della famiglia del re Davide (quindi di stirpe regale); che faceva il falegname ed aveva una propria bottega (non era ricco ma neppure povero); che fu molto silenzioso; che stette accanto al figlio fino a poco prima che Gesù iniziasse la sua vita pubblica. Non si sa quando sia morto ma la Chiesa lo venera come patrono della buona morte perché, secondo un’antica tradizione cristiana, sarebbe morto serenamente tra le braccia di Gesù prima che questi iniziasse la sua predicazione. Così, fino ai trent’anni della vita del Messia, fu sempre accanto al figlio con fede, obbedienza e disponibilità ad accettare i piani di Dio. Cominciò a scaldarlo nella culla della stalla, lo mise in salvo in Egitto, si preoccupò nel cercarlo quando era sparito nel tempio, lo ebbe con sé nel lavoro di falegname, lo aiutò con Maria a crescere “in sapienza, età e grazia”. Da tutte queste informazioni emerge una figura di padre presente, protettore, custode della propria famiglia, una luce dell’esemplare paternità. San Giuseppe non è solo il patrono dei padri di famiglia, come modello di vigilanza e provvidenza, ma è anche patrono della Chiesa universale. Insieme a Maria, ha avuto il compito di accompagnare la crescita di Gesù. Visto in questi termini, il ruolo assunto da Giuseppe e da Maria riporta all’importante, e spesso complesso, ruolo dei genitori. Un compito che oggi si fa sempre più complesso soprattutto a causa dei cambiamenti sociali e culturali che hanno investito anche le famiglie. Senza voler fare una forzatura al tema centrale di questo articolo, vorrei buttare giù una riflessione sul fatto che l’importante figura dei genitori è stata “pensata” anche ai tempi di Mosè: il quarto comandamento recita: “onora il padre e la madre”. Ma questo “onorare” andrebbe forse inteso come rispetto e come dare il “giusto peso” ai genitori, che rappresentano in un certo senso la propria «storia», cioè quanto del proprio passato è stato scritto e formato. I genitori, infatti, visti in questo modo rappresentano il passato di ogni uomo, ovvero quel tempo in cui il/la figlio/a si è formato/a assumendo i primi caratteri della propria personalità. Avere un rapporto “sano” con il proprio passato (e quindi con i propri genitori) può dunque aiutare il figlio (e l’uomo in generale) a vivere un presente migliore nonostante le difficoltà che la vita riserva ad ognuno. Ciò non significa che per avere un rapporto “sano” tutto deve andare bene ma che occorre saper affrontare e superare le eventuali divergenze che possono nascere in un rapporto genitore-figlio. Come? C’è chi dice «accettando le fragilità dell’essere umano», perché il genitore è prima di tutto un essere umano che agisce in un modo, piuttosto che in un altro, a volte perché guidato dalle proprie debolezze. In quest’ottica, quindi, comprendere, accettare e superare tali aspetti dei genitori, e della propria storia, non può che aiutare a vivere bene il proprio presente. Al di là di ogni possibile appunto che si potrebbe fare su questa personale osservazione, se ragionare in questo modo può essere utile per vivere meglio perché non provare? Maria Grazia D’Agostino

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In Fraternità con Francesco MARZO 2016 pag. 5 PAPA FRANCESCO E IL PATRIARCA KIRILL INSIEME A CUBA Un incontro storico per le due Chiese distanza di 600 anni sono tornati ad incontrarsi i due primati della Chiesa Cattolica ed Ortodossa. Papa Francesco e il Patriarca Kirill, Lo hanno fatto a Cuba dando l’esempio di come il dialogo dovrebbe essere svolto. Lo storico abbraccio tra i due leader religiosi che era nel cuore di Benedetto XVI e ancora prima di Giovanni Paolo II, è il segno che anche nelle condizioni più difficili si può trovare la via per azioni e progressi comuni. Significativo il comunicato congiunto delle due Chiese che ha preceduto lo storico incontro. “La Santa Sede e il Patriarcato di Mosca auspicano che sia anche un segno di speranza per tutti gli uomini di buona volontà. Invitano tutti i cristiani a pregare con fervore affinché Dio benedica questo incontro, che possa produrre buoni frutti”. Papa Francesco e Kirill si sono incontrati per la prima volta, ma sembrava che si conoscessero da tempo. La comprensione reciproca si è consolidata su molti temi, benché quelli teologici, dogmatici e dottrinali non siano stati affrontati. “L’incontro con il Patriarca Kirill è un dono di Dio. Pregate per noi”, aveva scritto il Santo Padre dal suo account Twitter @Pontifex. L’appuntamento con il patriarca arriva alla vigilia del Sinodo panortodosso che dopo più di mille anni si riunirà in giugno a Creta. Ad accogliere Bergoglio – come nella visita apostolica dello scorso settembre – il presidente Raúl Castro, il nunzio apostolico a Cuba, l’arcivescovo Giorgio Lingua e il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei cristiani giunto all’Avana qualche giorno fa. “L’unità si costruisce camminando insieme”, ha detto Papa Francesco abbracciandolo calorosamente e baciandolo tre volte sulle guance. Kirill ha così replicato: “Anche se le nostre difficoltà non si sono ancora appianate c’è la possibilità di incontrarci e questo è bello. Sono state tante le difficoltà e negli ultimi dieci anni abbiamo cercato di superarle nonostante molte di esse non siano scomparse, oggi abbiamo la possibilità di riempire il no- A stro cuore”. Significativo lo scambio di doni: Kirill ha regalato a Papa Francesco una copia della Madonna del Kazan, un’icona che Giovanni Paolo II restituì una quindicina di anni fa al predecessore di Kirill, Alessio II. Bergoglio da parte sua ha regalato un reliquario di San Cirillo ed un calice. E come ad anticipare questo storico incontro, al dibattito tra l’Arcivescovo Mons. Corrado Lorefice ed i giornalisti per la Festa di San Francesco di Sales tenutosi a Palermo, ha preso parte anche il presbitero ortodosso Andrew Parfenchik della chiesa di San Alexander di Palermo del patriarcato di Mosca. “Ci troviamo a un evento storico molto importante a Cuba - ha detto – dove si incontrano due tradizioni occidentale e orientale. Come cristiano sono felice, è un passo enorme verso il nostro futuro, un futuro di unione. Abbiamo tradizioni comuni, ma piccole diversità. In questo momento in cui il mondo si trova in questa situazione di pericolo noi cristiani dobbiamo essere insieme per testimoniare al mondo intero che siamo cristiani e siamo uniti. Non è il momento delle dispute è il momento di essere uniti”. Per mons. Lorefice avere con noi il presbitero della Chiesa ortodossa Parfenchik, ci dà occasione di cogliere la potenza della parola che diventa segno. Noi apparteniamo, infatti, alla stessa tradizione: la tradizione che si lega ad un nome, che si lega a Gesù Cristo. Una tradizione che affonda le radici in quella ‘Bella notizia’ che ci ha fatto conoscere un Dio che ha predilezione per i più fragili, per gli ultimi. Apparteniamo a questa stessa tradizione, anche se poi abbiamo una diversità che è per entrambi arricchimento. Questa presenza è, oggi, una notizia vera, che serve a creare una coscienza. Non lo sarebbe, probabilmente, alla luce della cronachistica, ma crea ponti di comunicazione capaci di fare e farci incontrare uomini e donne, di farli parlare. Ed è questo che siete chiamati a fare: creare una nuova cultura”. Diacono Pino Grasso

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pag. 6 MARZO 2016 In Fraternità con Francesco Vi proponiamo il contributo dell’amico Diego Torre sul Family Day (dello scorso 30 gennaio al Circo Massimo). Mentre andiamo in stampa, il Senato ha approvato il maxiemendamento che sostituisce il testo del ddl Cirinnà sulle unioni civili. Ora il testo passa alla Camera. Siamo più che mai consapevoli del fatto che al punto in cui siamo giunti si fa una gran confusione tra famiglia costituzionale e nuovo istituto delle unioni civili che si esporrà inevitabilmente a futuri interventi delle corti di giustizia nazionali e internazionali, sulla base del solo principio di non discriminazione. Infatti, il punto di riferimento «fondamentale» rimane il rispetto della sentenza n.138/2010 della Corte Costituzionale che chiede una legge che non equipari le unioni civili al matrimonio. Non possiamo che ribadire che le questioni che fanno da sfondo all’approvazione di questa legge sono di una delicatezza estrema, perché coinvolgono direttamente gli aspetti più fondanti e decisivi dell'umano, le sue aspirazioni più profonde: il bisogno di amare e di essere amati, il desiderio di vedere riconosciuta la propria identità e la propria capacità di intessere relazioni profonde, l'aspirazione ad avere dei figli. Dimensioni dell'umano che chiedono, innanzitutto, di essere trattate con cura, prudenza, rispetto, non solo nelle cose che si dicono ma anche nei toni, nelle parole e nei gesti con cui ci si esprime. Auspichiamo che questo sia l'atteggiamento che mantenga chi agisce in campo politico e concorra a costruire migliore per il nostro Paese. CIRCO MASSIMO E DINTORNI: IL DIES FAMILIÆ «Questo ddl Cirinnà non è accettabile dalla prima all'ultima parola e rende assolutamente necessario che si debba fare un'operazione radicale; non si tratta di mettere a posto qualcosina e di cambiare quattro paroline per renderlo accettabile: non si può fare un'operazione di maquillage, deve essere totalmente respinto. Lo diciamo con assoluta chiarezza, onestà e lealtà». osì Massimo Gandolfini, con la potenza della verità, nell’intervento di chiusura del Family Day del 30 gennaio 2016. E queste parole, precedute e sicuramente seguite in futuro da fatti, segnano una svolta epocale. È finalmente emerso l’iceberg Italia, un popolo ben diverso da quello che i media ci presentano quotidianamente e ossessivamente. Un’Italia ancora maggioritaria, fedele a quelli che Benedetto XVI ha definito «principi non negoziabili»: la vita, la famiglia, il diritto dei genitori di educare i figli secondo le proprie convinzioni. Un’Italia diametralmente e spiritualmente opposta a quella del disegno di legge Cirinnà, che vorrebbe introdurre matrimonio e adozioni omosessuali e promossa dall’Unione Europea, dalle lobby illuministiche e dalle varie massonerie, controllata dai poteri mondialisti e condizionata dai mass-media fino al lavaggio del cervello. Quella del Family Day è una Italia gioiosa, con famiglie numerose che mettono mano in tasca per pagarsi il viaggio. Tanti i partecipanti (comitato organizzatore compreso) che, con ferite sociali e familiari, riconoscono nel rispetto della natura umana la medicina di tante infermità e che combattono perché queste ultime non si diffondano ancora. Pluriconfessionale, pluripartitica, socialmente e culturalmente diversificata ma antropologicamente unita. C A Roma è successo qualcosa di storico. Anche se non si conosce l’esito del ddl Cirinnà, un dato è certo: esiste un popolo numeroso, variegato e multiforme, pronto a fare sacrifici per difendere i temi a lui cari. Un popolo che ha sorpreso se stesso (e i suoi detrattori) per la sua potenza, il suo stile e la sua capacità di mobilitazione in tempi brevissimi e senza risorse al di fuori delle proprie tasche. Aldilà del ddl Cirinnà, dall’esistenza di questo popolo nascono degli imperativi morali ineludibili. 1) Esso non è spuntato come un fungo. Dietro c’è il lavoro divulgativo portato avanti in questi ultimi anni da tanti oscuri eroi in modo umile e con grande difficoltà, vincendo le inerzie e le paure altrui. Il popolo del Dies Familiæ cerca motivazioni di fondo e non capisce come si sia potuto arrivare a definire “diritto” e “civile” l’affitto del corpo di una donna a fini procreativi. Sarebbe opportuno un approfondimento informativo e culturale sui grandi temi del relativismo e del processo storico ed ideologico che hanno prodotto questi risultati. Approfondimento che dovrebbe anche essere esteso ai temi antropologici. 2) In nome di questo popolo, non si può abbassare la guardia di fronte al potere politico che lo

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In Fraternità con Francesco MARZO 2016 snobba e lo ignora. Si pone con forza il problema della sua rappresentanza, pena l’irrilevanza politica che porta alla sconfitta. 3) È un popolo libero che riconosce il ruolo di vescovi e di uomini politici ma che, al tempo stesso, è dotato di una propria coscienza. Per la Chiesa cattolica è quanto auspicato da Papa Francesco e che inizia a realizzarsi. Ma ancora pag. 7 c’è tantissimo da fare ed il più grande ostacolo rimane la tentazione di godersi il proprio rassicurante orticello (familiare, associativo, ecclesiale) senza voler guardare aldilà della staccionata, in altre parole, ciò che spesso viene chiamato “la politica dello struzzo”. Diego Torre “IO: ANIMATORE” e non ti formi ti fermi”, diceva qualcuno. Cosciente del fatto che, per essere un buon animatore bisogna saper donare qualcosa, ho deciso di partecipare al corso di formazione per Animatori Araldini che insieme ad altri gifrini e terziari abbiamo vissuto a Massannunziata lo scorso 16/17 Gennaio. Il titolo, “IO: Animatore”, e la tematica che ci è stata anticipata in circolare sono stati per me motivo di grande riflessione. Chi è un buon animatore? Cosa devo fare per migliorarmi? La risposta a queste domande l’ho trovata grazie alla splendida testimonianza di Noemi Riccardi, ex Consigliera Nazionale e Delegata Araldini, la semplicità con cui si è presentata e la profondità che ha dimostrato mi hanno colpito molto. Abbiamo riflettuto sul nostro servizio partendo da un breve racconto di Paolo Coelho “La storia della matita”. Ogni animatore è simile ad una matita e durante il suo cammino non deve mai dimenticare che: - Esiste sempre una mano che guida la matita: ovvero non dimenticarti mai che il tuo servizio deve essere sempre guidato dall’amore verso Dio, solo chi sperimenta la gioia dell’incontro con Gesù può testimoniarlo! - Di tanto in tanto, deve interrompere la scrittura e usare il temperino: impara, anche se difficile, a dire di No ai tuoi araldini, solo così li aiuterai a crescere. - Il tratto della matita ci permette di usare una gomma per cancellare ciò che è sbagliato: non aver paura ad ammettere di aver commesso un errore e impara ad accettare le correzioni di chi condivide con te questo servizio, sia esso un gifrino o un terziario. - Ciò che è realmente importante nella matita non è il legno o la sua forma esteriore, bensì la grafite: non lavorare mettendo al centro te stesso ma gli Araldini, di conseguenza presta attenzione a quello di cui hanno bisogno e pazienta se l’incontro non va secondo i tuoi piani! Cambia il modo di vedere le cose, guardale “a modo suo”. “S - La matita lascia sempre un segno: metti amore e dedizione in tutto quello che fai. Anche il più piccolo gesto, se fatto col cuore, rimane nel cuore di ogni bambino che lo riceve. Le dinamiche che ci sono state proposte successivamente ci hanno aiutato a riflettere sull’importanza della coesione all’interno di un gruppo di animatori. Ognuno di noi si è dunque trasformato in un ingrediente e, divisi in gruppi, dovevamo creare un buon piatto. Abbiamo capito che molto spesso è impossibile poter usare tutti gli ingredienti e che è bene, se si vuol preparare qualcosa di commestibile, rinunciare a qualcosa. Ecco dunque il segreto per il “piatto” perfetto: abbiate sempre l’umiltà di capire quando è bene farsi da parte, rinunciate ai protagonismi, lavorate insieme! Concludo ringraziando di cuore la Commissione per l’opportunità di crescita che mi ha dato, Noemi per la lezione di vita che mi porterò nel cuore e soprattutto Lui, per i doni che ogni giorno mi regala. “L’animatore è un innamorato che annuncia l’amore di Dio con la sua vita e con il suo esempio. Animare vuol dire dare l’anima, dare la vita, dare uno scopo”. (Pianeta Araldini) Elena Ponzo

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pag. 8 MARZO 2016 In Fraternità con Francesco “LAVORIAMO IN RETE” un’esperienza significativa on l’Associazione Italiana Persone Down (AIPD) nazionale tre dei nostri ragazzi hanno iniziato un percorso di stage formativo per l’inserimento nel mondo del lavoro. Un percorso molto importante che cerca di chiudere il cerchio del progetto di autonomia personale e sociale su cui la nostra associazione punta per migliorare la qualità della vita dei ragazzi con sindrome di Down. Il progetto “Lavoriamo in rete”, finanziato dalla Fondazione con il Sud, ha iniziato il suo percorso a luglio del 2015 riunendo 21 aspiranti lavoratori con Sindrome di Down per un seminario formativo della durata di cinque giorni. Nel corso del seminario i ragazzi hanno imparato cosa vuol dire fare un curriculum, quali sono le parole più importanti nel mondo del lavoro, hanno visitato delle aziende in cui lavorano persone con sindrome di Down. Per i nostri tre ragazzi, Alessandro Lercara, Antonio Onizzi e Angelo D’Ascoli, è stata un’esperienza significativa sia dal punto di vista dei contenuti che dal confronto scaturito con altri ragazzi di altre regioni del Sud Italia. Dopo il seminario abbiamo fatto una campagna di sensibilizzazione nei confronti delle aziende presenti sul territorio, si è dimostrato infatti che un lavoratore con sindrome di Down è un lavoratore come gli altri, con capacità lavorative sorprendenti. Abbiamo trovato grande disponibilità da parte di molte aziende della nostra città ad accogliere i nostri ragazzi per dei tirocini formativi lavorativi. Così Antonio sta concludendo il suo tirocinio al ristoran- C te “La Lanterna”, Alessandro nella ditta “Cascino” e Angelo nella pasticceria “Gran cafè Opera”. Tutte di Termini Imerese. Ai tre aspiranti lavoratori se ne è aggiunto un altro: Marino Cusimano, che ha iniziato lo stesso percorso ma con la Fondazione Adecco. A lui è stata assegnata la prima borsa lavoro e sta effettuando un tirocinio di 3 mesi nella “Trattoria Himera”, grazie alla collaborazione dell’AIPD con Fondazione Adecco per le Pari Opportunità, nell’ambito dell’iniziativa con Barclays Bank per il progetto “Youth&Future”. L’esperienza dei tirocini formativi lavorativi è unica per i nostri ragazzi che per la prima volta si confrontano con il mondo del lavoro, con le sue regole, con i colleghi di lavoro e acquisiscono quelle competenze che consentano di essere efficienti ed efficaci nel proprio posto di lavoro. È un’esperienza fondamentale per la crescita dei ragazzi con sindrome di Down perché finalmente mettono in pratica il percorso di autonomia intrapreso all’interno dell’Associazione. Scopo principale dell’AIPD è proprio quello di rendere autonomi i nostri ragazzi sia dal punto di vista personale che sociale. L’inserimento lavorativo è la tappa fondamentale di questo percorso perché consente alla persona con sindrome di Down di essere completamente indipendente anche dal punto di vista economico e, quindi, di poter progettare il proprio futuro e pianificare la propria vita senza dover dipendere da qualcuno. Proprio come tutte le altre persone. È un traguardo ambizioso, non è sicuramente facile da conquistare, ma grazie all’aiuto delle aziende del territorio siamo fiduciosi che possa essere raggiunto nel più breve tempo possibile. Intanto, dobbiamo ringraziare le aziende che si sono messe a disposizione del progetto (nonostante il nostro territorio sta attraversando una delle più pesanti crisi economiche della storia) e che hanno creduto nell’iniziativa che ha una valenza sociale veramente fondamentale per lo sviluppo psico-fisico e sociale delle persone con sindrome di Down. Agostino Moscato

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In Fraternità con Francesco MARZO 2016 pag. 9 40° ANNIVERSARIO DEL TRANSITO DEL BEATO GABRIELE M. ALLEGRA “La santità se la si considera come un ideale fascinoso e sublime,cui giungere con le nostre forze e col nostro sforzo puramente umano, diventa un bel sogno, anzi un’illusione” ono queste le parole che erano riportate in uno dei pannelli della mostra dedicata a fra Gabriele Maria Allegra, presente nel chiostro del convento di san Biagio ad Acireale, chiesa in cui è possibile venerare le sue spoglie mortali e dove siamo stati accolti, appena arrivati, e guidati nella preghiera dai frati minori. Attraverso la Parola di Dio, i frati ci hanno indirizzati a rivedere la nostra vita alla luce dell’esperienza di fede del nostro conterraneo e, dopo il breve ma intenso momento di preghiera, hanno consegnato ad ognuno di noi un segnalibro la cui frase finale era: «Ci siamo amati, ci amiamo come Gesù ci ama, nel fuoco cioè o nell’ardore dello Spirito Santo?». La parola Amore ha molteplici significati. Ci limitiamo ad accennare il più nobile di essi: quello che i classici definivano “amore di amicizia o di benevolenza”; quello che tutti aspiriamo a radicare nel nostro matrimonio, all’interno della nostra famiglia o nei rapporti con gli amici; quello che, in definitiva e nei momenti più esaltanti della nostra umanità, desidereremmo ardentemente che si stabilisse tra tutti gli uomini. L’amore è l’atto supremo della libertà, l’attività umana per eccellenza mediante la quale una persona sceglie e realizza il bene dell’altro in quanto “altro”. Ed è l’amore che caratterizzò la vita del Beato Gabriele Maria Allegra e che lo spinse a tradurre in cinese la Bibbia. Lui, nato in un piccolo paese della Sicilia (a San Giovanni La Punta - CT) il 26 dicembre 1907, a 11 anni è entrato tra i frati. Completati gli studi, si è recato a Roma per prepararsi alla vita missionaria in Cina. Qui ha tradotto in cinese la Bibbia, nell’edizione cattolica. Ha fondato uno Studio Biblico ad Hong Kong ed ha eretto uno Studio Sociologico a Singapore. È S morto il 26 gennaio 1976. In questa città è stato beatificato il 29 settembre 2012. Una vita ordinaria ma piena di straordinarietà perché si è lasciato avvolgere e travolgere dall’Amore di Dio che fa grandi tutte le cose. Una vita spesa ad accogliere, ascoltare e amare l’altro, ovvero a mettere in pratica il Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo. Questa è la santità! Non è qualcosa lontana da noi ma è in noi. La santità, a cui in forza del battesimo tutti dobbiamo tendere, deve essere desiderata da ognuno di noi. Il desiderare di essere santi - come affermava sant’Antonio da Lisbona - è già essere santi. Il verbo “desiderare” era ben presente nella vita del Beato, tanto che durante il convegno (svolto nella seconda parte della mattinata in una scuola paritaria dedicata a san Luigi) è stato definito dal rettore della Pontificia Università Antonianum di Roma, suor Mary Melone, “uomo dei grandi desideri”. Ella ha sottolineato la differenza tra bisogno e desiderio. Il primo è indotto da uno stato di tensione interna che viene soddisfatto dall’azione specifica che procura l’oggetto ade-

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pag. 10 MARZO 2016 guato identificato; il secondo crea invece una tensione verso il futuro ed ha come base una progettualità, un sogno. La prima parte del convegno, ha avuto come tema “Oggi si compie questa Parola” ed è stato affrontato con molta chiarezza e incisività da suor Mary. La seconda parte si è svolta in cattedrale ed è stata affidata a fra Roberto Bellato, il quale ci ha raccontato della sua esperienza in Cina e di quella che sta facendo a Prato in un quartiere cinese, poiché Prato è la città che ha il più alto numero di immigrati cinesi in Italia. Su una popolazione di 200mila persone, gli immigrati di origine cinese sono 15mila e 4.800 sono le aziende di proprietà cinese. Il settore manifatturiero gestito dai cinesi ha un giro d’affari annuo di circa due miliardi di euro, per il 50 per cento sommersi. Migliaia di immigrati irregolari vivono e lavorano tra Prato e Firenze e sono sfruttati dalle aziende tessili e dai magazzini all’ingrosso di vestiti che preparano confezioni per il mercato interno e estero. Fra Roberto Bellato è il nuovo parroco dell’Ascensione, parrocchia dove è nata la Fraternità Internazionale e che, insieme a Fra Alessio Prosperi e Fra Paolo Hou, guida i cattolici orientali. I Frati francescani, già presenti a Prato nella In Fraternità con Francesco chiesa di san Domenico, adesso sono stati chiamati dal vescovo a svolgere un servizio più pastorale, prendendo la guida di questa parrocchia. Vogliono essere segno francescano e strumento di pace e unità all’interno non solo della parrocchia ma anche della diocesi e della città. Non a caso questa chiesa è sede della cappellania cattolica cinese e anche in questo apostolato si impegneranno. Fra Roberto ha definito questa missione come “una avventura bella e impegnativa” e l’hanno affidata al Signore. Il tutto nell’ottica di una Chiesa che accoglie, che dialoga, che fa servizio poiché bisogna stare in mezzo alla gente, condividere bisogni, gioia e tristezza. Deve essere la parrocchia un punto di riferimento per i cercatori di Dio, per chi ha bisogno di una speranza, per chi soffre. Il riferimento è anche all’apostolato nei confronti dei cittadini orientali della città: una sfida per vincere la diffidenza e il pressappochismo e per costruire, insieme ai pratesi, una strada per l’integrazione e la fraternità. Cambiano i tempi e i luoghi e si sta realizzando in Italia quello che alcuni decenni fa ha realizzato in Cina il Beato Gabriele. Lasciamoci pervadere dell’ardore di Cristo per migliorare prima noi stessi e poi tutti coloro che entreranno in contatto con noi. Amiamoci donandoci agli altri. Antonio e Melania Papania “LA FAMIGLIA SECONDO PAPA FRANCESCO” Cari amici, in questo numero, nel continuare a pubblicare le catechesi delle Udienze del Mercoledì di Papa Francesco sulla famiglia, vi proponiamo la catechesi che sua Santità ha tenuto sul tema della malattia. Un aspetto della nostra vita quotidiana che purtroppo, fin da piccoli, ci mette alla prova, sia da diretti interessati che come familiari. Il Santo Padre ci aiuta a riflettere sul fatto che la malattia non deve essere vista come una punizione divina per dei peccati commessi, ma piuttosto essa è la manifestazione delle opere di Dio. Grazie ad essa spesso i legami familiari si rafforzano, prendiamo coscienza della nostra fragilità e della necessità di qualcuno più forte e più grande di noi che ci aiuti a sostenere la prova. Mimmo Palmisano La Famiglia - 18. Famiglia e malattia Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Continuiamo con le catechesi sulla famiglia e in questa catechesi vorrei toccare un aspetto molto comune nella vita delle nostre famiglie, quello della malattia. È un’esperienza della nostra fragilità che viviamo per lo più in famiglia, fin da bambini e soprattutto da anziani, quando arrivano gli acciacchi. Nell’ambito dei legami familiari, la malattia delle persone cui vogliamo bene è patita con un “di più” di sofferenza e di angoscia. È l’amore che ci fa sentire questo “di più”. Tante volte per un padre e una madre è più difficile sopportare il male di un figlio/a che non il proprio. La famiglia, possiamo dire, è stata da sempre l’“ospedale” più vicino. Ancora oggi, in tante parti del mondo, l’ospedale è un privilegio per pochi e spesso è lontano. Sono la mamma, il pa-

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In Fraternità con Francesco MARZO 2016 pag. 11 pà, i fratelli, le sorelle, le nonne che garantiscono prova la sua fede, dapprima risponde duramente: le cure e aiutano a guarire. «non posso, devo pensare prima alle pecore di Nei Vangeli, molte pagine raccontano gli inIsraele». La donna non recede – una mamma, contri di Gesù con i malati e il suo impegno a quando chiede aiuto per la sua creatura, non cede guarirli. Egli si presenta pubblicamente come uno mai – e risponde: «anche ai cagnolini, quando i che lotta contro la malattia e che è venuto per padroni si sono sfamati, si dà qualcosa!», come guarire l’uomo da ogni male: il male dello spirito per dire: «almeno trattami come una cagnolina!». e il male del corpo. È davvero commovente la Allora Gesù le dice: «donna, grande è la tua fede! scena evangelica appena accennata dal Vangelo Avvenga per te come desideri» (v. 28). di Marco. Dice così: «venuta la sera, dopo il traDi fronte alla malattia, anche in famiglia sormonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli gono difficoltà a causa della debolezza umana. indemoniati» (1,29). Se penso alle grandi città Ma, in genere, il tempo della malattia fa crescere contemporanee, mi chiedo dove sono le porte dala forza dei legami familiari. E penso a quanto è vanti a cui portare i malati sperando che vengano importante educare i figli fin da piccoli alla soliguariti! Gesù non si è mai sottratto alla loro cura. darietà nel tempo della malattia. Un’educazione Non è mai passato oltre, non ha mai voltato la che tiene al riparo dalla sensibilità per la malattia faccia da un’altra parte. E quando un padre o una umana, inaridisce il cuore. E fa sì che i ragazzi madre, oppure anche semplicemente persone siano “anestetizzati” verso la sofferenza altrui, inamiche, gli portavano davanti un malato perché lo capaci di confrontarsi con la sofferenza e di vivetoccasse e lo guarisse, Egli non metteva tempo in re l’esperienza del limite. Quante volte noi vemezzo. La guarigione veniva prima della legge, diamo arrivare a lavoro un uomo o una donna con anche di quella così sacra come il riposo del sabaun viso ed un atteggiamento stanco? E quando gli to (cfr Mc 3,1-6). I dottori della legge rimprovesi chiede cosa succede ci si sente rispondere: «ho ravano Gesù perché guariva il sabato ma l’amore dormito soltanto due ore perché a casa facciamo il di Gesù era dare la salute, fare il bene: e questo va turno per essere vicino al bimbo, alla bimba, al sempre al primo posto! malato, al nonno, alla nonna». E la giornata conGesù manda i discepoli a compiere la sua stestinua con il lavoro. Queste cose sono l’eroicità sa opera e dona loro il potere di guarire, ossia di delle famiglie! Quelle eroicità nascoste che si avvicinarsi ai malati e di prendersene cura fino in fanno con tenerezza e con coraggio quando in cafondo (cfr Mt 10,1). Dobbiamo tener bene a mensa c’è qualcuno ammalato. te quel che disse ai discepoli nell’episodio del Per i nostri figli e i nostri nipoti, la debolezza e cieco nato (Gv 9,1-5). I discepoli – con il cieco lì la sofferenza dei nostri affetti più cari possono esdavanti! – discutevano su chi avesse peccato dato sere una scuola di vita poiché è importante educache era nato cieco: era stato lui o i suoi genitori a re i figli ed i nipoti a capire questa vicinanza nella provocare la sua cecità? Il Signore disse chiaramalattia in famiglia. Una scuola di vita che lo dimente: «né lui, né i suoi genitori. È così perché si venta sempre di più quando i momenti della mamanifestino in lui le opere di Dio». E lo guarì. lattia sono accompagnati dalla preghiera e dalla Ecco la gloria di Dio! Ecco il compito della Chievicinanza affettuosa e premurosa dei familiari. La sa! Aiutare i malati, non perdersi in chiacchiere, comunità cristiana sa bene che la famiglia, nella aiutare sempre, consolare, sollevare, essere vicino prova della malattia, non va lasciata sola. E dobai malati. biamo dire grazie al Signore per quelle belle espeLa Chiesa invita alla preghiera continua per i rienze di fraternità ecclesiale che aiutano le famipropri cari colpiti dal male. La preghiera per i maglie ad attraversare il difficile momento del dololati non deve mai mancare. Anzi dobbiamo pregare e della sofferenza. Questa vicinanza cristiana, re di più, sia personalmente sia in comunità. Penda famiglia a famiglia, è un vero tesoro per la parsiamo all’episodio evangelico della donna Canarocchia. Un tesoro di sapienza che aiuta le faminea (cfr Mt 15,21-28). È una donna pagana, non è glie nei momenti difficili e fa capire il Regno di del popolo di Israele ma una pagana che supplica Dio meglio di tanti discorsi! Sono carezze di Dio. Gesù di guarire la figlia. Gesù, per mettere alla

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pag. 12 MARZO 2016 In Fraternità con Francesco SICILIA “NASCOSTA” di Nando Cimino COLLESANO (PA) - LA MADONNA DEL PEDALE VINCE LA “CORSA” A nche se di pedali si parla, ovviamente non alludiamo ad una corsa ciclistica ma ad una corsa contro il tempo per salvare dall’incuria e dall’abbandono un altro importante monumento della nostra Sicilia “nascosta”. Ciò si deve alla sensibilità di vari Enti ed Associazioni ed al Comune di Collesano che è riuscito a far inserire il sito tra i beni culturali della Soprintendenza che, a sua volta, lo ha dichiarato meritevole di interesse storico-artistico-monumentale-etnoantropologico e per il quale è stato avviato il procedimento amministrativo che dovrebbe portare alla sua tutela. Ma di cosa stiamo parlando in particolare? Parliamo della Abbazia di Santa Maria del Pedale, una delle più antiche di Sicilia; fondata presumibilmente intorno al 1130 dai monaci Basilia- ni di rito bizantino e passata poi al clero Benedettino. La struttura si trova al centro di quello che era l’antico Feudo del Bosco in una zona ricca di alberi di varia specie e particolarmente adatta per salutari escursioni naturalistiche. Siamo a poco meno di 600 metri s.l.m. ed a circa 3 chilometri da Collesano nei pressi della sp 128 in direzione Lascari. Il monumento, in atto non certo in buono stato di conservazione, è comunque un altro significativo segno storico della nostra “ricca” terra. Sul prospetto conserva ancora un bel portale in pietra forse del XIII° secolo, mentre al suo interno sono recentemente venuti alla luce evidenti segni di pittura murale di particolare bellezza. In macchina, a piedi o in bicicletta andateci. Non ve ne pentirete.

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In Fraternità con Francesco MARZO 2016 pag. 13 LA RICETTA DEL MESE di Mariella Campagna Care amiche, vi propongo delle sfiziosità: i Muffin di focaccia. Sono dei deliziosi bocconcini, davvero buonissimi, semplici e veloci da fare in circa 30 minuti. Nella ricetta sono consigliati i pomodorini datterini, ma in questo periodo vi consiglio di utilizzare un barattolo piccolo di polpa di pomodoro. Sono buonissimi anche così. Quest’estate provateli a farli con i pomodorini freschi. Muffin di focaccia Ingredienti per 6 persone: 300 g di farina, 1 rametto di rosmarino, 1 bustina di lievito di birra secco, 12 pomodorini datterini, 125 g di mozzarella, origano, sale e olio extra vergine d’oliva q.b., mezzo cucchiaino di zucchero. Procedimento: Mettere la farina insieme al lievito e al sale, dopo averla setacciata bene aggiungere l’acqua tiepida e creare, così, un panetto omogeneo. Lasciarlo a riposo a temperatura ambiente (meglio se coperto con un canovaccio di cotone). Condire i pomodorini con olio e origano, tagliare la mozzarella a cubetti, formare delle palline con la pasta lievitata e metterci pomodorini e mozzarella al centro. Dopo aver preparato le palline, chiuderle e metterle negli stampi appositi da muffin. Aggiungere sopra l’olio e farli lievitare (sempre a temperatura ambiente, tempo: 20 minuti);. Disporre sopra il rosmarino. Una volta creati i muffin, infornarli a 200° per un tempo indicativo di 20 minuti. Auguri di Buona Pasqua ___________________________________ DA PARTE NOSTRA … __________________________________ Un invito particolare a tutte le famiglie e alle coppie di fidanzati a partecipare agli incontri di catechesi sulla pastorale per la famiglia, programmati dalle due Fraternità OFS di Termini Imerese. In questo mese di marzo l’incontro sarà martedì 15 alle ore 21.00 presso il Convento “Madonna della Catena”; il tema dell’incontro che tratterà la dott.ssa Serafina Geraci è “La sessualità come relazione”. Avvisiamo: • che la Celebrazione Eucaristica presso la Cappella Santa Elisabetta d’Ungheria dell’Ospedale di Termini Imerese è ogni sabato alle ore 16.00; • che il centro per la raccolta degli occhiali usati, degli oli esausti, dei tappi di plastica e dei cellulari guasti è aperto solo il sabato dalle 17.30 alle 18.30 nei locali del Convento di via Alfredo La Manna. Vi preghiamo di confluire con i vostri prodotti solo in questo giorno e di non lasciare sacchetti davanti al portone del Convento. Vi invitiamo: • a partecipare alla rappresentazione del Vangelo della Passione di nostro Signore Gesù Cristo, che si svolgerà a Termini Imerese mercoledì 23 marzo con inizio alle ore 21.00 da piazza San Francesco d’Assisi e che si concluderà alle ore 22.30 circa presso i ruderi dell’anfiteatro romano. • a visitare il sito internet della nostra Fraternità: ofstermini.weebly.com, dove, oltre alle notizie e alle informazioni sulle nostre attività, troverete tutti i numeri arretrati del nostro giornalino. Marzo 2016 Palumbo Teresa Calderone Antonino Chiappone Francesco Bondì Anna Preiti Rosa Buon Compleanno in Fraternità a: giorno giorno giorno giorno giorno 1 9 10 12 18 D’Ascoli Angelo Cagnino Cosimo Speciale Maria Cristina Muscarella Maria Auguri !!! giorno giorno giorno giorno 20 28 29 31

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pag. 14 MARZO 2016 In Fraternità con Francesco __________________ IN FRATERNITÀ … NOTIZIE E AVVENIMENTI _________________ di Ignazio Cusimano Festa dell’Eccomi degli Araldini. Martedì 2 febbraio, con la celebrazione della Presentazione di Gesù al Tempio, nella nostra comunità abbiamo festeggiato gli Araldini che, accompagnati dai loro genitori, hanno confermato il loro “Eccomi” in Fraternità. Dopo la celebrazione, gli animatori con gli Araldini e le loro famiglie si sono ritrovati nei locali del Convento per la condivisione dell’agape. Come gli altri anni questa celebrazione è stata programmata insieme dalle due fraternità di Termini Imerese: “S. Maria di Gesù” e “Madonna della Catena”. Giornata Mondiale del Malato. Giovedì 11 febbraio abbiamo celebreremo la memoria di nostra Signora di Lourdes e la 24a Giornata mondiale del Malato. La mattina fra Diego D’Alessandro ofm, cappellano dell’ospedale, ha presieduto la celebrerà l’Eucaristia concelebrata da fra Agatino Sicilia ofm e animata da fra Stefano Cammarata ofm, presso la Cappella S. Elisabetta d’Ungheria. Dopo la Celebrazione i Frati, accompagnati da un gruppo di Francescani Secolari, hanno fatto visita ai ricoverati nei reparti e hanno amministrato il sacramento dell’Unzione. Anche nella celebrazione del pomeriggio in Convento, presieduta da fra Giacomo Reginella ofm, è stato amministrato il sacramento dell’Unzione agli ammalati presenti. Carnevale in Fraternità. Lunedì 8 alle ore 21.00 in tanti ci siamo ritrovati nel salone dell’Istituto Boccone del Povero per la festa in maschera a sorpresa. Per la gioia dei numerosi bambini sono venuti a trovarci le maschere tradizionali del Carnevale Termitano: “U Nannu cà Nanna”. Ringraziamo ancora la Superiora e le Suore dell’Istituto che ci hanno ospitato. “Preparazione al Giubileo del Vicariato”. La comunità ecclesiale della nostra città ha programmato degli appuntamenti comunitari in preparazione al Giubileo del nostro Vicariato, che si svolgerà nel mese di aprile nella Chiesa Cattedrale di Palermo e a cui noi tutti dobbiamo partecipare. Vi raccomandiamo di seguire gli appuntamenti che iniziano in questo mese di marzo e che abbiamo inserito nel programma delle nostre attività. “Festa del Beato Giacomo Cusmano”. Lunedì 14 marzo si celebra la festa del Beato Giacomo Cusmano, fondatore della congregazione “Serve dei Poveri” e del “Boccone del Povero”. La nostra comunità celebrerà la festa del Beato Giacomo con le “Serve dei Poveri” dell’Istituto Villaurea di Termini Imerese. Dall’11 al 13 ci sarà il triduo di preparazione, le celebrazioni saranno tutte alle ore 18.00 tranne quella di giorno 13, che è domenica, e sarà alle ore 19.00. “Ritiro zonale di Quaresima delle Fraternità OFS e Gi.Fra.”. È stato programmato dal coordinamento regionale il ritiro di quaresima per le Fraternità OFS e Gi.Fra., che si svolgerà in tutte le zone della Sicilia domenica 13 marzo. Le Fraternità delle zone Palermo e Termini Imerese si ritroveranno a Palermo presso “Gesù Liberatore” via al Fondo Margifaraci n. 28 alle ore 9,00.Il tema della giornata è “Dalla testa ai piedi: fratelli nel servizio ad intra e ad extra”. Vi comunicheremo per tempo come organizzarci per partecipare anche noi. Domenica, 24 Gennaio 2016, è ritornata alla Casa del Padre la nostra carissima Sorella Suor Maria Giuseppina Cafiso di Gesù e Maria. Suor Maria Giuseppina, al secolo Giuseppa Cafiso, era nata a Termini Imerese (PA), il 13 Maggio 1927. Fece il suo ingresso in Monastero il 19 Marzo 1945 e il 22 Dicembre dello stesso anno vestì l’abito delle Sorelle Povere di Santa Chiara. Emise la Professione Temporanea il 4 Ottobre 1947 e la Professione Solenne durante la Celebrazione dell’Anno Santo del 1950, il 18 Dicembre. Negli anni vissuti in Monastero ha offerto la sua vita al Signore sulle orme della Madre Santa Chiara, servendo Dio e le Sorelle con dedizione, grande semplicità e gioia. Svolse il suo lavoro soprattutto in Sacrestia e in Cucina. Era molto dedita alla preghiera; nutriva una profonda devozione a Gesù Bambino, alla Vergine Maria, a San Giuseppe, e ai nostri Santi Fondatori Francesco e Chiara. Dal Gennaio 2015, data l’età avanzata, la sua salute ha subìto un notevole declino: nel mese di Luglio il suo stato si è aggravato ed è stata ricoverata in ospedale. Alla fine del mese di Ottobre ha avuto una grave crisi cardiorespiratoria, da sembrare volesse lasciarci, da cui non si è più ripresa, allettandosi definitivamente. La sera del 24 Gennaio si è ripresentata una nuova crisi con edema polmonare; pur essendo in quello stato di sofferenza, era anche molto serena e lucida e così ha ricevuto il conforto dell’Unzione degli Infermi, addormentandosi piena di fiducia tra le braccia dello Sposo Divino alle ore 23,00, accompagnata dalla preghiera e vicinanza delle Sorelle.

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In Fraternità con Francesco MARZO 2016 pag. 15 PROGRAMMA ATTIVITÀ E CELEBRAZIONI MARZO 2016 Adorazione Eucaristica in preparazione al Giubileo del Vicariato ore 9.00 Esposizione del SS Sacramento e Lodi mattutine ore 12.00 Ufficio delle Letture dalle ore 19.30 di giorno 4 alle ore 8.00 di giorno 5 - Chiesa del Monte Mercoledì 9 Catechesi in preparazione al Giubileo del Vicariato ore 18.30 Chiesa del Monte Dal 11 al 13 Triduo di preparazione alla festa del Beato Giacomo Cusmano ore 18.00 Celebrazione Eucaristica (giorno 13 alle ore 19.00) Venerdì 11 Via Crucis cittadina con inizio alle ore 21.30 da piazza S. Antonio Lunedì 14 Festa del Beato Giacomo Cusmano ore 18.00 Celebrazione Eucaristica Martedì 15 Incontro di pastorale per la Famiglia ore 21.00 Convento “Madonna della Catena” Mercoledì 16 Liturgia Penitenziale cittadina ore 18.30 Maggior Chiesa (San Nicola di Bari) Domenica 20 Domenica delle Palme e Giornata Mondiale della Gioventù ore 10.00 Benedizione delle Palme presso il Convento, seguirà la processione e la celebrazione Eucaristica nella Chiesa del Monastero Dal 21 al 22 Esercizi Spirituali ore 17.30 Santo Rosario ore 18.00 Celebrazione Eucaristica e a seguire, istruzione religiosa Mercoledì 23 Rappresentazione del Vangelo della Passione Inizio ore 21.00 dalla piazza S. Francesco d’Assisi Giovedì 24 Giovedì Santo ore 9.00 Messa Crismale in Cattedrale a Palermo Triduo Pasquale ore 18.00 Celebrazione Eucaristica “in Cœna Domini” ore 22.00 Veglia Eucaristica Venerdì 25 Venerdì Santo - Giornata di digiuno e astinenza ore 16.00 Liturgia della Passione del Signore ore 19.30 Processione con il simulacro del Cristo Morto, dalla Maggior Chiesa Sabato 26 Sabato Santo ore 23.00 Veglia Pasquale Domenica 27 Risurrezione del Signore Celebrazioni Eucaristiche alle ore 8.00 e 19.00 presso la Chiesa del Monastero alle ore 10.00 Dal 30 all’1 Aprile Le Quarantore ore 9.00 Esposizione del SS Sacramento e Lodi ore 17.30 Vespri e benedizione Eucaristica ore 18.00 Celebrazione Eucaristica Giorno 1 dopo la celebrazione dei Vespri ci sarà la processione Eucaristica per alcune vie del quartiere, a seguire la benedizione Eucaristica Tutti i giovedì dopo la Celebrazione Eucaristica delle ore 18.00 Adorazione Eucaristica Tutti i venerdì di Quaresima alle ore 16.45 e alle ore 21.00 Pio Esercizio della Via Crucis Dal 4 al 5

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