Il Martino cartaceo n.3 anno 2

 

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Quindicinale di informazione, approfondimenti e interviste

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08 Febbraio 2016 - n. 02 anno 2 Quindicinale di informazione, approfodimenti e interviste IL CARNEVALE DEI BIMBI 1€ KABALI WA di Emanuela Di Teodoro Il nuovo singolo “Man in the city” nasce dalla collaborazione del rapper Kabali Wa con due ragazzi di Martinsicuro, Paolo Scarpantoni ed Emanuele Tucci che dal Gennaio 2016 hanno inaugurato un nuovo progetto musicale » continua, Pag. 7 LE FOTO DELL’EVENTO A TU PER TU CON KLERIS KALA di Giorgio Basile L’obiettivo principale è quello di dare il mio contributo per aiutare la squadra a raggiungere una salvezza sicura. Oltre a questo, voglio ricambiare la fiducia che il mister mi dà dimostrando... » continua, Pag. 14

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2   MARTINSICURO NEL CUORE gli speaker Ettore Accadia e Laydon Bebri, i giocatori che vogliamo citarli uno ad uno (Paolo Camaioni, Andrea Buonaspeme, Massimo Vagnoni, Massimo Corsi, Giulio Eleuteri, Olivo De Cesaris, Orlando di Paolo, Andrea D’Ambrosio, Giuseppe Capriotti, Boris Giorgetti, Marco Massetti, Alessandro Troili, Luigino Cantalamessa, Alduino Tommolini, Luca Biaggetti, Antonio Lattanti, Tiziano Napoletani, Umberto Barcaroli, Stefano Nazzari, Stefano Di Fabio, Luciano Centorame, Artemio Filioni, Ciro Lucci, Matteo Bianchini, Luigi Di Egidio, Massimiliano Spinosi, Graziano Di Concetto, Attilio D’Ambrosio, Angelo Francia, Roger Marconi, Franco Rubini, Paolo Vantaggiato, Massimo Mariottini, Antonio Romano, Giovanni D’Aloia, Vincenzo D’Ercole, Bruno Auriemma, Francesco Farinaro, Bruno Frollo, Paolo De Leonardis, Nando Foglia), gli allenatori (Guido Di Fabio, Mimmo Oddi, Pietro Pezzuoli, Gianluigi Ciampetti), l’arbitro Marco Micozzi, l’ANFASS in nome di Danila Corsi e dei suoi collaboratori, il grafico dell’evento Mario Silvestrone, il web Master che cura il sito www.martinsicuronelcuore. it Matteo Bianchini e tutto lo staff de Il Martino che si è impegnato moltissimo per la coordinazione dell’evento (Vilalba Cistola, Noris Cretone, Giorgio Basile, Ilenia Laurenzi, Federica Bucci, Emanuela Di Teodoro, Cristian Manca, Alessandra Bucci, Giusy Valori, Bledar Pjetri, Michele Giancaspro). Vi aspettiamo a Dicembre con la quarta Edizione di Martinsicuro nel Cuore con tantissime novità. I ringraziamenti di Fejsal Iseini Anche questa terza edizione di Martinsicuro nel Cuore, andata in scena il 23 Gennaio 2016 presso il palazzetto dello sport di Martinsicuro e che ha visto per protagonisti i personaggi più noti della politica, dell’imprenditoria, dell’associazionismo e della sicurezza della nostra Città, si è conclusa. “E’ stato un evento travagliato” ammette l’ideatore dell’evento, Iseini Fejsal, “quest’anno, per motivi personali, avevo deciso di non fare l’evento. Tuttavia, l’importanza di questo momento di unione mi ha convinto, anche con poche forze e poco tempo a disposizione, a riproporlo”. “Martinsicuro nel cuore” nasce per svolgersi sotto il periodo natalizio proprio per il senso che l’evento vuole dare, ovvero l’unione familiare, di una comunità e di diverse culture. Ma nonostante tutto, spiega Iseini, ” ho trovato come ogni anno molta disponibilità da parte di tutta la comunità, che ha contribuito a rendere meno stressante l’organizzazione della serata. Tutto sommato ne usciamo vincitori con ben 2.400 euro; contro i 2000 euro dell’edizione successiva e gli 800 euro della prima edizione. Soldi che quest’anno verranno devoluti all’Anffas Onlus di Martinsicuro e ad un progetto teatrale ideato e proposto dall’Associazione Cuturale Martinbook”. Ringraziamo il Comune di Martinsicuro, i suoi uffici, l’Assessore Di Paolo Orlando che contribuisce ogni anno anche moralmente, la SPES e la Ginnastica di Villa Rosa, la Croce Verde e la Protezione Civile, la Pro loco di Martinsicuro, l’associazione Martinbook, l’azienda OK ANIMAZIONE, i nostri sponsor, Iscritto al Registro della Stampa presso il Tribunale di Teramo. Iscrizione n 668 del 26 Aprile del 2013. DIRETTORE: Marco Capriotti REDAZIONE: Ilenia Laurenzi, Federica Bucci, Noris Cretone, Maria Giulia Mecozzi, Alessandra Bucci, Marco Capriotti, Angelo Pisani, Luigi Tommolini, Emanuela di Teodoro, Simona Borghese, Andrea Cosenza, Gino Bucci, Matteo Bianchini SEDE REDAZIONALE:: Via Metauro, 10 - 64014 Martinsicuro (TE) Tel./Fax: 0861 1863957 Email info@ilmartino.it Partita IVA 01794480671 STAMPA: Presso sede “Il Martino”. DISTRIBUZIONE E ABBONAMENTI: TABACCHERIA LA CUCALA , Lungomare Europa, 67, Martinsicuro. VAGNONI TRISTANO, Piazza Cavour, Martinsicuro. CIRILLI TOMMASO, Lungomare Europa, Martinsicuro. MATTIOLI CINZIA, Via Roma, 332, Martinsicuro. GENGHI ANNA MARIA, Via F. Lippi, Villa Rosa . TABACCHERIA “LA TORRE”, Via Roma, 447, Villa Rosa. PUBBLICITA’: Contattare il 0861-1863957 ARRETRATI: Richiedeteli al vostro edicolante oppure a Il Martino e@mail: info@ilmartino.it - fax: 0861-1863957. Il Martino Giornale on-line ed anche cartaceo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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MARTINSICURO, RISATE A NON FINIRE CON LA COMMEDIA DIALETTALE “LA COSA CHIÙ BELLE” MARTINSICURO – Sabato 30 gennaio risate a non finire con la commedia “La cosa chiù belle” portata in scena, presso la Sala Buon Pastore di Villa Rosa, dalla Compagnia teatrale “ La bottega del sorriso” di Castellalto (TE). Con “La cosa chiù belle”, comme dia dialettale in due atti, il pubblico è entrato nella casa della famiglia Cancella, per condividere le vicissitudini dei personaggi, tutti molto singolari. Ad aprire la scena è il profumo del caffè, appena messo sul fuoco, che dal palco si diffonde in platea, trascinando immediatamente lo spettatore in quell’atmosfera familiare così genuina. La famiglia Cancella si ritrova alle prese con il matrimonio di Letizia ed Enrico, già genitori di una splendida creatura, che attendono di coronare, con il matrimonio, il loro sogno d’amore. Su di loro l’ombra della mamma di Enrico, donna vecchio stampo che è all’oscuro della nascita del nipote concepito fuori dal matrimonio. Infatti Enrico, succube della madre, che lui appella “ mammina”, si è ben guardato dal rivelare l’esistenza della creatura. A condire il tutto, regalando allo spettatore momenti di grande brio e risate, ci sono le ripetute stravaganze dei coniugi Gelsomina e Bruno che stanno per assaporare la gioia di diventare genitori di un figlio atteso per anni. Poi c’è Emilia, la più pacata della famiglia, anche lei in dolce attesa ma impossibilitata a comunicarlo al marito, poiché lontano da casa. Non passa di certo in secondo piano il ruolo del patriarca Pasquale che non manca mai di ricordare quel famoso e storico incidente ferroviario…che diventa l’intercalare più divertente che scandisce e vivacizza i vari momenti della vicenda. Gli avvenimenti, gli equivoci e le vicissitudini dei protagonisti si susseguono uno dopo l’altro, catturando da subito lo spettatore. Un insieme di personaggi singolari, interpretati da bravissimi attori, che sin dall’inizio ha coinvolto il pubblico in momenti davvero esilaranti, per arrivare poi ad un finale più pacato che scaturisce una riflessione sui veri valori della vita: nonostante litigi, discussioni, fraintendimenti, si arriverà a comprendere che è proprio La cosa chiù belle, una creatura, a riportare l’armonia in una famiglia che finalmente si ritrova unita attorno ad una tavola imbandita. Questa brillante commedia ha saputo dosare sapientemente tutti gli ingredienti che hanno contraddistinto la Compagnia negli anni passati: una storia originale capace di mantenere sempre vivo l’interesse, personaggi caratteristici, colpi di scena e senza dubbio tanto divertimento per il pubblico..   3 di Simona Borghese

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4   IL CARNEVALE DEI BAMBINI: di Matteo Bianchini

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CHE SUCCESSO!   5 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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6   IL GRANDE ALLENATORE ROSSOBLU MARINO BERGAMASCO di Luigi Tommolini gli impegni. Ed infatti, prima dell’esaltante torneo di serie C vinto nel 1973-74, le uniche critiche mossegli dalla stampa locale furono dovute al fatto che la sua eccessiva umiltà fosse ritenuta un difetto e non un pregio!! Ma il Signor Bergamasco li smentì tutti, perché oltre ad essere stato un Uomo Umile è stato anche un Uomo Coerente e convinto di ciò che stava costruendo; proseguì per la strada intrapresa e vinse la sua personale scommessa dandoci gioie immense, indelebili, oneste e genuine! Dietro ai suoi occhiali con quelle lenti mostruosamente spesse, si nascondeva un Grande Uomo, di idee pregevoli, di bontà d’animo e di nozioni calcistiche tecniche e tattiche molto lungimiranti, tali da precorrere di gran lunga quelle del calcio moderno!!! Altro che miope!!! Il Signor Bergamasco ci vedeva molto bene, sicuramente molto più della maggior parte dei suoi colleghi!! Su di lui si potrebbero scrivere infiniti volumi di storie e aneddoti, calcistici e non calcistici! A San Benedetto del Tronto ha lasciato il suo Cuore e noi abbiamo l’obbligo di custodirlo, ricordarlo e onorarlo, sempre!! Il ricordo e i numeri della sua carriera da calciatore e allentatore. E’ stato uno dei più grandi allenatori della Sambenedettese calcio. Per quanto mi riguarda, IL PIU’ GRANDE! La sua forza determinante e vincente è stata quella di diventare prima di tutto un vero sambenedettese, lui che era nato a Trieste e che aveva messo su famiglia a Milano dove aveva lavorato al fianco del “Paròn” Nereo Rocco e aveva vinto TUTTO con la squadra rossonera del Milan!! Ha trovato in “Riviera” l’ambiente per lui congeniale, gente vera come il popolo rossoblu, i suoi tifosi, i dirigenti, tutto l’ambiente societario e sportivo in seno alla Samb, dal magazziniere ai vari presidenti, dal primo all’ultimo giocatore! Avvolto in questo ambiente genuino e voglioso di vittorie con un “manipolo” di ragazzini cresciuti nel florido vivaio rossoblu e con giocatori più esperti a far loro da chioccia, ha costruito una vera e propria famiglia, molto più unita di quelle autentiche, supportata dalle migliaia di tifosi sambenedettesi e delle località limitrofe fino a spaziare in tutta la provincia ascolana, teramana, maceratese e anconetana!! Con lui i successi sportivi (la memorabile promozione in serie B nel 1973-74, gli ottimi piazzamenti nei campionati cadetti, la valorizzazione dei giovani cresciuti nel vivaio, la quasi promozione in serie A e lo sfiorato miracolo di rimanere in cadetteria), potevano passare in secondo piano rispetto alla sua indole, al suo carattere umile e quindi vincente con il quale affrontava tutti gli incontri e IN ROSSOBLU: TORNEI: 6 (4 in serie B 1974/75, 1975/76, 1977/78 e 1979/80, 2 in serie C 1972/73 e 1973/74). ESORDIO: 5 novembre 1972, Serie C, Pisa-Samb 0-1 (17’pt Chimenti). ULTIMA GARA: 8 giugno 1980, Serie B, Pisa-Samb 1-0 (36’st Cantarutti). TOTALE GARE: 215 (146 in B e 69 in C). VITTORIE: 84 totali (46 in B, 38 in C); 65 in casa (40 in B, 25 in C); 19 fuori (6 in B, 13 in C). PAREGGI: 72 totali (53 in B, 19 in C); 34 in casa (27 in B, 7 in C); 38 fuori (26 in B, 12 in C). SCONFITTE: 59 totali (47 in B, 12 in C); 9 in casa (6 in B, 3 in C); 50 fuori (41 in B, 9 in C). RETI FATTE: 202 totali (114 in B, 88 in C); 135 in casa (79 in B, 56 in C); 67 fuori (35 in B, 32 in C). RETI SUBITE: 170 totali (124 in B, 46 in C); 45 in casa (28 in B, 17 in C); 125 fuori (96 in B, 29 in C). © RIPRODUZIONE RISERVATA

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KABALI WA & THE BAS PREACHERS PRESENTANO: MAIN IN THE CITY Il singolo “Man in the city” nasce dalla collaborazione del rapper Kabali Wa con due ragazzi di Martinsicuro, Paolo Scarpantoni ed Emanuele Tucci, che dal Gennaio 2016 hanno inaugurato un nuovo progetto musicale formando il duo The Bad Preachers, duo che ha come principale intento quello di produrre musica di artisti emergenti. Ma per i nostri due concittadini, questa non è sicuramente la prima esperienza nel campo musicale, infatti, Emanuele Tucci ci racconta di aver esordito a livello discografico nel 2012 con il suo primo disco dal titolo “Sophisticated Sound Machine” , nel quale spaziando attraverso differenti generi musicali (dal rhythm e blues, al funk, al soul e al rock) l’artista ci parla di sé. Paolo Scarpantoni, invece, ha già lavorato precedentemente come produttore di musica hip-hop, avendo collaborato con un altro personaggio dell’ambito musicale e discografico martinsicurese, Curse Wayne, rapper e produttore molto apprezzato non solo nel contesto locale, ma anche nazionale; Scarpantoni in questo progetto non abbandona di certo il suo ruolo di beatmaker, pur non comparendo direttamente nel videoclip appena uscito. Giovane e ambizioso il rapper di origine namibiana, Kabali Wa, è il protagonista del singolo che è stato presentato al pubblico lo scorso 1° di Febbraio, il testo della canzone è stato scritto proprio da lui, mentre Emanuele Tucci e Paolo Scarpantoni si sono occupati della musica e della produzione, in realtà “Man in the city” non è altro che un’anticipazione dell’attività musicale che stanno svolgendo Kabali Wa & The Bad Preachers, in quanto è solo un singolo di un album ben più ampio costituito da 7 tracce intitolato “The Initiation”. Il video è stato girato i primi di Gennaio a San Benedetto del Tronto, le riprese sono state fatte nei luoghi più affollati della cittadina marchigiana (in centro, in stazione, nei pressi del lungomare), con l’intenzione di ricreare un ambiente metropolitano che richiamasse il più possibile il titolo e il tema della canzone stessa. Kabali Wa è nell’intero album la voce principale, ma Emanuele Tucci lo accompagna in diversi singoli con la sua voce, la chitarra e il basso. Noi del Martino auguriamo, così, un in bocca al lupo ai The Bad Preachers e a Kabali Wa per il loro album e per i loro progetti futuri e invitiamo i nostri lettori a supportare questi giovani artisti di grande talento.   7 di Emanuela DI Teodoro © RIPRODUZIONE RISERVATA

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8   L’OROSCOPO...IN DIALETTO di Noris Cretone Stetv ferm ng’ li sold, ni tucchet più, tenet li mà sbusciat!. S’ lavuret sott padrò stet attent fin a quand s’ met lu fiè (giugno). Pu li cus s’ system, facet na bella vacanza e tra moje e marit jete ancora più d’accord. Chil sul po’ tlefnà a chill dell’ariet, capc che entro lu 2017 v’ spuset tra d’ vuje e v’ levet de mezz. contro tutto l’anno. V’ ropp li scatl ma su lu lavor v’ fa stà tranquill. Stet attend a li sold, n’ spnnet tropp cà cirt vodde nun v’ regulet pnnid!!! Se vulet trvà la sposa da settembr va bone però stet attend che p’ l’istate, se facet tropp li svild, jeta a finì mal come la Bilancia! Capricorno Detv da fà li prim miss dell’ann pchè v’ gir bone, soprattutt lu lavor. P’ li prsò ch se vò spusà ptet parlà cu lu prede e prenutà pure lu ristorante ma s’ sete spusat da nu bill cò v’scurnet e meje che chiamet l’avvocat pchè n’ né p’ rfà! Stet attend a li sold ch pur vuje tent lì mà sbusciat! Acquario L’amor va che è na schiuppttata e pur lu lavor sa rpija dopo lu machnà (giugno). P’ chi sa stufat e gne la fa chiù a sentì la moje, lu marit, lu dator de lavor e soprattutt la socera che predic, facet bone a partì e trasferv. Attenzione però… che s’ va rcchiappa la socera stete pegg de la Bilancia e de lu Saggittario! Pesci Li prim mis dell’ann e nu continu litigà tra moje e marit! Detv na calmata, facet li bun…Tutt se sistem però cagneta subbt l’avvucat che v’ mpicc tutte li incartament legali. Comunque facetv curragg, lu lavor e l’amor va meje dopo lu vlgnà (settembre) stì state jeta a San Gabriele cà v’ prutegge e soprattutt v’ fa stà zitt! Cancro Tenet Mart tutt gennaie, v’ fa stà tranquill anch se set pagat lu canone, lu boll d’ la machina e tutt chilladr tasse che scadev lu 31. Se tenet li frichì chiappet maritv e facetlu fatià, pchè Marte a febbraio sa rut Cari lettori del Martino abbiamo e v’ lasc! Na cosa è sicur…n’ v’ và chiù di deciso di proporvi un oroscopo sentì la gent rfrcà, li mannet tutt a lu paese! particolare. Una sibilla abruzzese si Brav! è divertita a fare le previsioni per il 2016 dei 12 segni zodiacali, cercando Leone di leggere tra le stelle cosa di bello Allora, stet attend ca qua è seria! Vuje tnet riserva il futuro a tutti noi. Essendo Saturn e Mart nzimbr. Se chil de lu cancr una astrologa abruzzese però, stev miss mal, vuje stete proprie n’ coma… consulta le stelle in un posto magico però nun v’ la piet, pian pian lu lavor sa giust su un eremo lontano e non si esprime e se tenet qualc causa nun v’ preoccupet, attraverso un italiano corretto…buon pure se l’avvocat n’ capisc nind vincet lu divertimento! stess. Chi vò nu frichì se desse da fa stì “Io sembr na strega pchè sò vecchia state, chi se vò dvrtì e vast va bone pure e stunata, l’istate! li stell m’ parlan nzimbr a lu vent durante la nottata, Vergine sol la vertà v’ voje dic, Tent pure vuje Saturn contro pciò stet miss pchè na bella rsata mal! Stetv attent a li persò che ve vo frecà. è secur che v’ fa stà felic!” (La Sibilla Fin a quand s’ fa li pummador (agosto) meje che v’ stet firm, dopo li cus saggiust. abruzzese) Stì mern v’ putet mette a spen li sold pchè lu lavor va meje e pur l’amor…fus pure ora! Ariete Mò ve lu dic subt…tnet Saturn in transit p’ nù bill cò, facetv lì fatta vustr, almen fin a mag. Dop, pian pian ptet pnza all’amor. Vui tnet nu cò la coccia tosta pciò, stetv calm! Da sttembr fin a dcembr arrivn cus belle pur p’ lu lavor e tra moje e marit. Chi stà da sul, stà meje d’ tutt, se resparmia nu bill cò d’ncazzature. E chi lu freca!!!!! Bilancia Giove v’ fa stà bone, ptet fà na freca d’ cus p’ lu lavor, attend all’amor però! Se tenet la cummara (amante) dcidetv…o v’ tent la moje o chlladdra. Se v’ facet scuprì a marz soprattutt so fatt vostr! Lu rest va bone e lu mes più bell è agost… jete alla sagra a Curruppie, magneta e bveta alla faccia di chi v’ vò mal! Scorpione Stetv calm! Stet ncazzat niir fino a luglio, pchè è nu bell cò che trbbulet. Dop l’istate li cus saggiust bast che mammet vì li prsò gnurant! Dopo lu vllgnà (settembre) stete nda lì rè…v’ torna la forza, l’amor va bone, lu lavor ancora meje chi prova a dav’ fastidie lu crept! Toro Vui tnet Giove fin a giugn, quis è une tust stet bè! S’ set imprdtur apreta l’ucchie pchè cac d’une v’ vò frecà. V’ set accis p’ du ann, n’ v’ na jte bona mezza, mò stetv tranquill, lu lavor va bone, v’ putet trovà la sposa e facet pur li fije. Casp vulet d’ chiu!!! Gemelli Vuje set doje e valet p’ quattr! Ecco Saggittario pchè tenit lu doppie de li dibbit… Mttetv l’anima mpace cà tenet Saturn © RIPRODUZIONE RISERVATA

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“MIMÌ DE LA PACIN” CHI ERA COSTUI? Diciamo la verità, un nome del genere fa immediatamente pensare a una persona buona, tranquilla, al classico bonaccione di paese tutto casa, chiesa e “Bar dello Sport”, e invece -udite udite- Mimì de la Pacine era nientepopodimeno che “il lupo mannaro di Martinsicuro”. Si, cari concittadini, avete letto bene, anche noi a Martinsicuro, giusto per non farci mancare nulla, abbiamo avuto il nostro “lupo Mannaro”. Tutti sanno cosa si intende quando si parla di Lupo Mannaro, anche se in verità, al giorno d’oggi, al licantropo non crede più nessuno; resta solo un personaggio che è utile, e anche raramente, a qualche regista di film dell’orrore a corto d’idee. Tornando un po’ indietro negli anni, possiamo dire che già il grande poeta Virgilio, la guida di Dante nel suo viaggio ultraterreno, credeva nell’esistenza del lupo mannaro. Più avanti nel tempo, prima S.Agostino poi San Tommaso D’Aquino, due padri della Chiesa, ne parlano come opera di Satana. Diversi documenti medioevali raccontano di persone, lupi mannari o presunti tali, che in preda al loro delirio fuggivano nei boschi, dove morivano di fame o uccisi dai contadini. Ma anche in tempi più recenti l’argomento è trattato da illustri scrittori, come ad esempio Voltaire, il filosofo illuminista francese che racconta di un giudice che si vantava di aver condannato a morte più di 600 licantropi. Nel periodo della caccia alle streghe le piazze venivano spesso invase dall’odore acre della carne umana che bruciava sul rogo, tante erano le donne accusate di stregoneria ma tantissimi anche i condannati accusati di ululare alla luna, in altre parole, di essere dei lupi mannari. I caratteri distintivi del licantropo erano i denti all’infuori, le orecchie piccole, le sopracciglia folte e unite, una peluria “esuberante”, unghie molto lunghe. Cosa molto importante era che lupo mannaro non si nasceva ma si diventava. I modi per diventarlo erano molteplici; principalmente il patentino di lupo mannaro si otteneva in seguito a riti magici, ma si poteva avere anche inavvertitamente (cioè senza farne domanda), semplicemente bevendo da una pozzanghera calpestata da un lupo , oppure mangiando carne di lupo o addirittura la carne di pecora purchéquesta fosse arrivata bella arrostita nel nostro piatto non in seguito a morte per mano di onesto allevatore di pecore, ma per morte in seguito a sbranamento da parte di lupi famelici. Bene, dopo questo breve excursus storico sulle origini del licantropismo, torniamo al lupo di casa nostra. Ho intervistato alcune persone , che mi hanno confermato che in effetti nel nostro paese , molti anni fa, intorno agli anni 40/50, è vissuto questo personaggio, che solo i più anziani ricorderanno. Le gentili signore che mi hanno informata sui fatti dell’epoca (la signora Iduccia, la signora Maria Pia e la signora Marisa), mi hanno parlato di un signore distinto, molto gentile nei modi, di professione geometra che aveva l’abitudine di dormire dentro una botte. Si, avete capito bene, aveva una bella casa ma evidentemente ai lupi mannari non piacciono i materassi (forse perché i materassi dell’epoca non erano morbidi come quelli dei nostri tempi), perché Mimi passava le sue notti dentro una botte (come il più famoso Diogene, ma lui non è mai stato accusato di licantropia per questo!) I più attenti di voi a questo punto diranno “ma il fatto di dormire   9 di Federica Bucci in una botte non è tra i requisiti necessari per diventare un lupo mannaro”. E’ vero, bravi. Allora eccovi altre stranezze che caratterizzavano il nostro Mimì. La prima è che gli piaceva rotolarsi nelle pozzanghere. Più di una volta è stato visto sguazzare nelle buche ricolme d’acqua che all’epoca (non che adesso non ce ne siano…) ricoprivano numerose le strade sterrate del paese. Ecco ci siamo, direte voi, questo è proprio uno dei modi per acquisire lo status di licantropo, Purtroppo no, neanche questo è sufficiente, perché, come ricorderete, nella pozzanghera doveva aver bevuto un lupo, e non credo proprio che lungo le vie di Martinsicuro vagassero lupi assetati. Infine, l’ultimo dei dati fornitici dalle nostre informatrici, è che Mimì era attratto dai cancelli, anzi, più precisamente, dalle catene che li chiudevano. Appena ne vedeva uno doveva necessariamente aggrapparsi alle catene e rosicchiarle cercando di scioglierle con la bocca; adorava anche ascoltare il rumore che le catene producevano durante lo scuotimento. Quest’ultimo elemento sembrerebbe più adatto ad una storia di fantasmi o di zombi, ma nulla a che vedere con i lupi mannari. Anche l’assenza di fatti di sangue cruenti dalle cronache paesane depongono a favore della assoluta infondatezza delle accuse di essere un lupo mannaro nei confronti di Mimì de la Pacin. Sicuramente Mimì era semplicemente affetto da epilessia oppure da una grave forma di quella che oggi si chiama depressione, purtroppo non potremo mai sapere quale patologia lo affliggeva ma di certo non aveva nulla a che vedere con i lupi, a cominciare dal nome.

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10   VIAGGIO NELLA VITA DEL MOVIMENTO HARE KRISHNA: di M.Giulia Mecozzi A volte succede di fare incontri particolari ed a Noi è capitato proprio entrando in uno storico negozio di elettrodomestici a Martinsicuro. La giovane donna che ha accettato di parlare con Noi si chiama Lalita Lila ed appartiene al Movimento Hare Krishna o meglio all’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna (ISKCON). Quest’ultima fu fondata a New York nel 1966 dal maestro spirituale indiano, A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada e si basa sull’insegnamento del mistico bengalese Caitanya. Incuriositi dalla singolarità di questo incontro, abbiamo deciso di parlare con Lalita e lasciarci trasportare in un viaggio nella religione dei Veda e nei profumi spirituali che solo l’India Nord Occidentale è in grado di regalarci. Per intraprendere il nostro viaggio, però, risulta assolutamente necessario fare bagaglio di alcune coordinate essenziali capaci di farci muovere in maniera idonea in questo ‘nuovo’ mondo. A fronte di ciò, abbiamo chiesto a Lalita di spiegarci, innanzitutto, cos’è il vedismo. “In realtà – ci dice – non adoperiamo molto il termine vedismo. Certo siamo seguaci dei Veda ma noi per Veda intendiamo il Sanathana Dharma che è il fine dei Veda: Sanathana = eterno e Dharma = essenza della religione. Veda dal sanscrito, la lingua antica dell’India, si traduce come conoscenza (ad esempio dalla parola Veda deriva il termine vedere in italiano) ma anzitutto, Veda, significa conoscenza spirituale, cioè la conoscenza che Dio, la Suprema persona, concede all’uomo per aiutarlo ad elevarsi spiritualmente e rendere perfetta la propria vita”. E ancora: “Questa conoscenza può essere anche molto articolata perché deve aiutarci a capire chi siamo, il senso del mondo e la relazione che ci unisce all’Essere Supremo, cioè Dio, la fonte da cui si espande tutto ciò che esiste. La cultura vedica tiene conto di ogni livello di coscienza e di ogni tipo di mentalità dell’essere umano e può fornire insegnamenti che posso - no sembrare contradditori, proprio perché si rivolgono a coscienze diverse”. Per capire meglio cosa intende, chie diamo se può farci un esempio. “Se per andare a Roma, a colui che vive a Firenze diremo di andare verso Sud, - ci spiega - a chi vive a Napoli diremo di andare verso Nord e a colui che vive a Pescara di andare verso ovest; così anche gli insegnamenti spirituali che Dio concede all’uo mo, inizialmente, possono sembrare diversi nonostante siano indirizzati verso un unico scopo: risvegliare la bhakti, la devozione verso Dio, Krishna, la Suprema Persona”. A Fronte di ciò, capiamo benissimo che per Sanathana Dharma, ossia l’essenza dei Veda, si intende risvegliare la reale natura costituzionale di ogni individuo. “Una persona può cambiare religione –spiega Lalita - (in quanto atto di fede in un cammino spirituale particolare), ad esempio da musulmano a cristiano, o da cristiano a indù, ma il suo Sanathana Dharma, la relazione d’amore che lo unisce a Dio, rimane invariata”. Già più di una volta si è nominato Krishna. Vorremmo perciò sapere cosa vuol dire e cosa rappresenta. “Krishna letteralmente significa ‘infinitamente affascinante’. Se non includesse questa caratteristica la parola Dio perderebbe il suo significato. 5000 anni fa apparve a Vrindavana in India questa personalità meravigliosa, Krishna appunto, che tanti grandi santi e mistici dell’India antica considerano come Dio nella sua forma originale. La persona di Krishna corrisponde nei minimi particolari alle descrizioni dell’essere supremo, cioè Dio. Se provassimo ad identificare quali opulenze Dio dovrebbe avere potremmo dire: infinita ricchezza, bellezza, potenza, saggezza, fama e rinuncia. Krishna è un personaggio storico vissuto per 125 anni, ma ogni atto da Lui svolto è rimasto senza eguali nella storia del mondo. La Bhagavad Gita, lo Srimad Bhagavatham e tanti altri testi letterari dell’India antica, parlano di Lui. Imparare a conoscerLo non può che portare le nostre coscienze ad un risveglio spirituale. Fatte le dovute descrizioni generali, proviamo a scavare più nel personale chiedendo com’è avvenuto il suo avvicinamento al Movimento degli Hare Krishna e se anche altri componenti della sua famiglia ne fanno o ne hanno fatto parte. Lalita, i tal proposito ci racconta che: “Praticavo Hatha yoga in un centro nella città di Lecce e la mia insegnante mi ha introdotto alla filosofia orientale in genere, karma, reincarnazione, vegetarianesimo, etc…”. “Di qui – continua - mi sono da subito sentita attratta da questi argomenti come se finalmente avessi avuto conferma di un qualcosa che già mi apparteneva. Questo mi ha portato ad approfondire ulteriormente questa dimensione attraverso la frequentazione di diversi gruppi di ricerca spirituale legati all’oriente. Poi, sono entrata in contatto con una famiglia Hare Krishna che, ogni domenica, apre le porte di casa a chiunque voglia conoscerli. Durante questi incontri si canta, si discute insieme leggendo qualcosa da questi testi sacri, come la Bhagavad Gita e lo Srimad Bhagavatham e, alla fine offrono una cena vegetariana”. E ancora: “Dopo il primo incontro mi sono ricordata di avere un libro sugli Hare Krishna nella casa dei miei genitori. Ho recuperato questo libro che si chiamava ‘Un Santo del ven- tesimo secolo, A.C. Bhaktive danta Swami Prabhupada’, che è colui che ha portato questa conoscenza in Occidente. La mia famiglia non ne fa parte, tuttavia ha rispetto per la mia scelta”. Appena l’abbiamo incontrata è saltato subito ai nostri occhi un particolare estetico: quel puntino rosso al centro della fronte, posizionato tra gli occhi. Ci dice che si chiama ‘bindi’ e “solo le donne lo portano. Indica che sono spo sata con il rito indiano vedico”. Ora Lalita vive in una Comunità a Firenze assieme ad altre persone che, assieme a Lei, fanno parte Movimento degli Hare Krishna. “La nostra giornata – ci dice - inizia molto presto. Al mattino tutti i membri della comunità si incontrano alle 04: 30 nella sala del tempio per la pratica spirituale che consta di: canti devo zinali collettivi, meditazione individuale sul Maha Mantra e studio dei Testi Sacri. Il tutto va avanti fino alle 8 e 30”. E continua: “Poi, durante il giorno, ognuno si dedica al suo servizio di competenza (amministrazione, segreteria, cucina, cura delle mucche, legnaia, pulizie) svolti con l’intento di offrire il nostro lavoro al Signore. Per questo viene definito come servizio devozionale (bhakti yoga). Alle 08:45 c’è la colazione, alle 13:00 il pranzo e alle 19:00 la cena. Durante il giorno rimane comunque abbastanza tempo per intrattenersi con i devoti scambiare realizzazioni, leggere individualmente e riposare. Alle 18: 30 ci si ritrova ancora nella sala del tempio per i canti devozionali della sera. Alle 21:00 circa, ci si ritira, considerando che al mattino ci si sveglia presto”. Chiedendo quale sia il loro rapporto con le altre religioni, a fronte di tutti gli scontri che attualmente sono in atto, la risposta ci lascia davvero sorpresi. “Il nostro movimento ha l’obiettivo di offrire una cultu-

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“IL NOSTRO OBIETTIVO? VEICOLARE QUESTA CULTURA MILLENARIA PER AIUTARE LA SOCIETÀ AD EVOLVERSI ” ra spirituale molto profonda affinché si diventi coscienti di Dio, di Krishna. Anche se la coscienza di Krishna si avvale di una disciplina particolare, rimane comunque trasversale alle religioni. Occorre riconoscere i semi di verità in ogni percorso di fede, perché sono questi semi di verità che ci ispirano a diventare coscienti di Krishna, di Dio. In ogni religione riconosciamo quella parte autentica e apprezziamo e incoraggiamo ognuno a coltivare con serietà la propria fede. I diversi sentieri spirituali sono tanti affluenti che sfociano nel grande fiume della bhakti ossia il servizio devozionale offerto a Krishna, Dio, nell’ambito di una relazione personale che svilupperemo con Lui”. Alcuni potrebbero essere portati a pensare che il loro stile di vita si distacca molto dalla contemporaneità. Eppure, questo stereotipo decade quando Lalita afferma che: “La società sia orientale che occidentale ha smarrito il senso profondo della vita umana. Lo scopo del movimento è quello di veicolare questa cultura millenaria poter aiutare la società a evolversi sulle solide basi di una conoscenza spirituale profonda”. Dopo aver abbracciato questa religione, lo stile di Vita di Lalita è nettamente cambiato. Proprio per questo vogliamo chiedere, innanzitutto come si può entrare a far parte del Movimento Hare Krishna e poi quali sono i vantaggi può portare nella vita sia pratica che spirituale di ognuno di Noi e se ci sono limitazioni da seguire. “Per entrare a far parte del nostro movimento spirituale, la ISKON (abbreviazione di Associazione internazionale per la Coscienza di Krishna in inglese) basta riconoscersi negli insegnamenti dei maestri della nostra tradizione spirituale e in particolare negli insegnamenti di Srila Prabhupada, il maestro fondatore del movimento. Per entrare, invece, a far parte della comunità, occorre avere il desiderio di condividere una pratica spirituale intensa, mettersi in discussione ed essere ricettivi agli insegnamenti dei grandi maestri sforzandosi di applicarli alla vita pratica. Il servizio devozionale che noi offriamo al Signore non è un semplice lavoro bensì è il tentativo di restituire al Signore i nostri talenti e la nostra energia; è una potente pratica di yoga (yoga significa unione con Dio”). E ancora: “Nella vita del devoto, in particolare nella vita di comunità, ci sono dei principi di vita abbastanza stretti: non mangiare né carne né pesce né uova, non usare intossicanti, non giocare ad azzardo, praticare la castità (cioè evitare sesso al di fuori del matrimonio e che non sia finalizzato alla procreazione). Questi principi sono la base per lavorare sui nostri condizionamenti. Dunque, alla domanda ‘Come cambia la vita?’ rispondo che: la vita si vivifica; provare per credere. L’essere umano è fatto per realizzare le verità spirituali   11 più elevate e senza una disciplina il cambiamento di coscienza rimane una cosa molto lontana”. A proposito di cibo, Lalita ci conferma che: “seguiamo un’alimentazione vegetariana. Ciò vuol dire né carne , né pesce e né uova. Inoltre pre pariamo il cibo facendo molta attenzione a ciò che facciamo. Anche la cucina diventa una forma di meditazione in quanto le preparazioni vanno poi offerte a Krishna e diventano Prasadam, cibo spiritualizzato che Lui ci restituisce per nutrire sia il corpo che elevare la coscienza”. A fronte di un mondo dove il male e la sofferenza, soprattutto in quest’epoca, sembrano farla da padrona, Hare Krishna come risponde? “Siamo tutti parti e particelle del Signore, anime spirituali eterne, abitanti del mondo spirituale - dice Lalita. Quando abbiamo desiderato utilizzare in modo egoistico il nostro libero arbitrio, il Signore di tutte le creature ci ha creato un incantesimo, questo mondo materiale appunto, dove potessimo avere la possibilità da una parte di mettere in atto e di sviluppare i nostri desideri e dall’altra di renderci conto dell’assurdità del nostro egoismo. La sofferenza è una conseguenza, da tempo immemorabile, delle nostre cattive scelte. C’è un bell’esempio nella letteratura vedica: Dio è come il sole, la fonte della luce, ma se volgi le spalle al sole allora vedrai l’ombra.

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12   UN’ARTE di Giusy Valori di prezioso e poi si ritrova o trova qualcos’ altro pur sapendo che ben presto finirà anche col perdere di nuovo tutto. La difficile arte della Bishop che tenta di spiegare con una poesia consiste appunto nella consapevolezza che gli esseri umani già appena nascono perdono il diritto alla vita. E’ la prima perdita difficile che non si comprende subito o non si comprende affatto. Alice sa che nel giro di un anno perderà la cosa più preziosa ma tenta di reagire. Nonostante le parole di cui andava fiera nei suoi insegnamenti e che ora cominciano a sfuggirle e ad essere dimenticate, ella non si arrende; si fa aiutare dalla memoria del cellulare e del computer ai quali lascia i suoi impegni. E quando davanti ad un pubblico di malati di Alzheimer legge quei versi , è come se cercasse di evocare qualche residuo di memoria. In quel perdere qualcosa è custodito un destino che credevamo nelle nostre mani e “ perdere” come tenta di spiegare la poesia, si trasforma in arte e diventa il nostro destino. Nulla di ciò che possediamo è nostro. La sofferenza è inevitabile quando siamo costretti a privarci di qualcosa o di qualcuno ma, allo stesso tempo, ci rende invulnerabili. Tutto ciò produce disperazione e angoscia. Molto spesso il dolore è superabile come nel caso della privazione di un oggetto a noi caro che può essere un mazzo di chiavi, una casa o un amore. Nel caso di Alice , imparare ad accettare la sua malattia come perdita di qualcosa , è un atto di coraggio. E’ qualcosa di positivo. Anche questo sembra un paradosso, ma quando si perde, in realtà si ricomincia a desiderare e a sperare. Ci si svuota completamente di qualcosa per far spazio ad altro, a qualcosa di nuovo. E’ un’arte sottoforma di disperazione contenuta entro le due parentesi della poesia ( Scrivilo). Essa accoglie ferite e insicurezze ma nel contempo rinnova la speranza. Bellissimo il commento di Octavio Paz su questa poesia: “ Nei versi di Elisabeth Bishop le cose oscillano tra essere come sono ed essere diverse da come sono. Quest’ambivalenza si manifesta talora con l’umorismo, talora con la metafora. In entrambi i casi si risolve invariabilmente in un salto paradossale; le cose diventano altre senza cessare di essere ciò che sono. Questo salto ha due nomi: immaginazione e libertà. L’immaginazione descrive l’atto poetico come gioco gratuito; la libertà lo definisce come una scelta morale. Le poesia della Bishop ha la levità di un gioco e la gravità di una decisione”. Ogni volta che perdiamo qualcosa in realtà ci restituiamo a noi stessi più forti e più consapevoli di prima. E Alice questo lo ha compreso e mentre sta leggendo lo trasmette a tutti in quella sala, sia ai malati che ai “ sani”. Calvino scriveva: “ s’impara ad essere”. La Bishop sostiene che s’impara anche a perdere. Le due arti sono secondo me collegate: “ prima impariamo a perdere, più impariamo ad essere”. L’arte di perdere non è una disciplina dura tante cose sembrano volersi perdere che la loro perdita non è una sciagura. Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta la tortura delle chiavi di casa perse, delle ore spese male. L’arte di perdere non è una disciplina dura. Esercitati a perdere di più, senza paura: luoghi, e nomi, e destinazioni di viaggio. Nessuna di queste perdite sarà mai una sciagura. Ho perso l’orologio di mia madre. Era mia ed è svanita – ops! – l’ultima di tre case amate. L’arte di perdere non è una disciplina dura. Ho perso due vasti regni, due città amate, due fiumi, un continente. Mi mancano, ma non è mica un disastro averle perdute. Nemmeno perdere te (la figura, la voce allegra il gesto che amo) mi smentirà. È chiaro, ormai: l’arte di perdere non è una disciplina dura, benché possa sembrare (scrivilo!) una sciagura. (Elisabeth Bishop) E’ forse la poesia più significativa della poetessa Elisabeth Bishop. Il testo è stato riportato in due film : “ “ In her shoes” e in “ Still Alice”.Quest’ultimo è tratto dal romanzo omonimo della neuroscienziata Lisa Genova ed è stato pubblicato in Italia da Edizioni Piemme, Perdersi. Nel film, appunto, Alice, felice e brillante cinquantenne alla Columbia University di New York, legge davanti ad un pubblico di malati di Alzheimer, i versi struggenti di Elisabeth Bishop. E mentre ancora, alle fasi iniziali della malattia, parla a se stessa e a loro, è consapevole che ben presto sarà costretta ad immeggersi completamente in questa malattia e a conoscerne, suo malgrado, tutte le umiliazioni e la conseguente definitiva deriva. Come ogni malattia degenerativa, il declino è talvolta rapido e priva la persona della cosa più importante: la mente con relativa perdita di coscienza e memoria. E la memoria è tutto per l’identità umana. Accettare di perdere l’identità è un sacrificio enorme. Si può accettare di perdere tante altre cose, ma non questa. L’arte di perdere la si dovrebbe imparare fin da subito, ma la perdita della memoria è la condanna più atroce che si possa subire. Eppure Alice, all’inizio della malattia, citando quei versi tenta in qualche modo di difendersi , di non annientarsi prima della deriva, di capire, di spingersi oltre l’umana comprensione e di accettare qualcosa che comunque finirà per perdere: se stessa. In quell’arco di tempo che le è ancora concesso si ritrova pur sapendo che non sarà per sempre. Sembra un paradosso. Sembra qualcosa d’incomprensibile ma , quante volte l’essere umano si perde o perde qualcosa

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ALESSANDRA BUCCI - I NOSTRI TALENTI L’angolo della poesia   13 Febbraio E non manca poi molto allo spuntar d’un tenero e timido primo fiore di pesco. E camminiamo silenziosi su sentieri imbiancati fra coriandoli d’allegria che durano appena il tempo d’un volo all’aria. Ma noi non ci fermiamo, con gli occhi fissi ai rami, irti e spogli, che tendono al cielo. Una speranza in cuor ci scalda: quel fiore che, in gran segreto, a sbocciare si prepara. Alessandra Bucci

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14   Martinsicuro Calcio che ha coperto il mio stesso ruolo per 20 anni tra i professionisti, ma la cosa che mi ha impressionato maggiormente è la fiducia che dà a noi giovani. Ci schiera in campo con una tranquillità impressionante perché non è da tutti far giocare un 99 (Lanzano, ndr) e un 98 in un campionato di Eccellenza. Ciao Kleris, complimenti per l’ottima stagione che stai disputando. Ad essere sinceri, sono rimasto molto colpito dalle tue prestazioni: dimostri una sicurezza e una determinazione che difficilmente si trovano in un ragazzo classe ’98. Questo tuo rendimento ad altissimi livelli ha sorpreso anche te oppure eri già consapevole del tuo livello? KLERIS KALA: IL CLASSE ‘98 CHE STUPISCE di Giorgio Basile allenamento dentro lo spogliatoio si fanno molte battute e tanti scherzi tra di noi. Ci divertiamo moltissimo. Qual è il tuo obiettivo per questa stagione? L’obiettivo principale è quello di dare il mio contributo per aiutare la squadra a raggiungere una salvezza sicura. Oltre a questo, voglio ricambiare la fiducia che il mister mi dà dimostrando impegno e sacrificio in campo ogni domenica. Fino a questo momento, abbiamo intervistato sei dei tuoi compagni. Quando abbiamo chiesto chi fosse il più simpatico nello spogliatoio abbiamo avuto risposte differenti. I “nominati” sono capitan Carboni, Roberto Cucco,Daniele Coccia e Roberto Piunti. Il tuo preferito è tra questi quattro oppure ci offri un nome nuovo? Beh, sicuramente sono tutti e quattro molto simpatici, ma il mio preferito è Roberto Cucco. Kleris grazie mille per la disponibilità e la simpatia. In bocca al lupo per il resto della stagione. Grazie mille a voi e un saluto ai lettori de “Il Martino”. Crepi il lupo! Dopo un inizio di stagione fantastico, il Martinsicuro non sta vivendo un buon momento ed è Ciao a voi e prima di tutto grazie scivolato persino fuori dalla zona per i complimenti. No, ad essere play-off. Cos’è cambiato negli sincero non pensavo di riuscire ultimi due mesi? a giocare in un campionato di Eccellenza perché è una Guarda, sinceramente neanche categoria molto importante, ma noi sappiamo cosa ci è successo devo ringraziare il mister che mi in questo ultimo periodo… forse la ha dato tanta fiducia e anche i stanchezza si sta facendo sentire, miei compagni, soprattutto i più ma noi siamo un grande gruppo e “anziani”, che in campo ti rendono sono sicuro che presto usciremo da tutto più facile… ti aiutano molto e questo periodaccio e torneremo in ti insegnano tanto anche durante forma come prima. gli allenamenti. Quanto è stato difficile, per un ragazzo di 17 anni come te, passare dal disputare campionati giovanili a giocare titolare in Eccellenza? Beh, all’inizio è stato un po’ difficile ambientarsi perché il livello era molto più alto rispetto a quello delle giovanili. Grazie all’aiuto dei miei compagni e con un po’ di voglia, penso che si possano ottenere grandi risultati. Lo scorso novembre, contro la Val di Sangro, è arrivato il tuo primo goal con la maglia biancazzurra. Cosa si prova a realizzare un goal in una categoria così importante a quest’età? Anche se è stato un gol con poca importanza, è stato veramente una bellissima soddisfazione. C’è da dire che è stato quasi tutto merito di Daniele Coccia che ha recuperato il pallone e, appena ha visto il mio inserimento, mi ha crossato la Una delle prime persone che palla e a me è bastato toccarla per ha creduto in te è stato il tuo mandarla dentro. Non credo che me allenatore Guido Di Fabio, lo scorderò. che nonostante la tua giovane età e un ruolo molto delicato, Come ti trovi con i tuoi compagni? come quello di centrocampista, Immagino non sia facile ti ha schierato molto spesso ambientarsi in uno spogliatoio in campo. Cosa si prova nel nel quale ci sono persone che ricevere una tale dimostrazione hanno persino il doppio della tua di fiducia da parte di un ex età. calciatore professionista del livello di Di Fabio? Com’è il tuo Il gruppo è veramente fantastico. rapporto con lui? Mi hanno accolto subito molto bene e sono tutti simpatici. Durante Io mi ritengo molto fortunato ad gli allenamenti siamo tutti molto avere come allenatore mister concentrati, ma non mancano le Di Fabio... non solo per il fatto battute dei più grandi e poi a fine

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Cinema OSCAR RAZZISTI? E’ veramente una questione di razzismo l’esclusione per il secondo anno consecutivo di attori ed attrici di colore dalle nomination agli Oscar? In queste settimane la polemica è stata alimentata dal celebre regista Spike Lee con queste parole: Com’è possibile che per il secondo anno consecutivo, tutti e 20 gli attori nominati siano bianchi? E non parliamo delle altre categorie: 40 attori bianchi in 2 anni e nessun afro!..Per troppi anni, ogni volta che le nomination agli Oscar vengono annunciate, i media mi telefonano per chiedermi che cosa penso della mancanza di candidati afroamericani. Stavolta, però, vorrei chiedere ai media di domandare a tutti i nominati e ai capi degli studio che cosa pensano loro di questi candidati totalmente bianchi. E successivamente hanno detto la loro annunciando il boicottaggio della cerimonia i coniugi Smith e molte altre star. La stessa presidente dell’Academy, l’afroamericana Cheryl Boone Isacs, si è detta molto delusa annunciando drastici cambiamenti al fine di garantire una rappresentanza eterogenea tra i componenti dell’associazione. Non sono passati molti giorni, il 22 gennaio i circa seimila membri hanno ricevuto una mail che informava delle modifiche a cominciare da quest’anno. Sostanzialmente d’ora in poi i membri onorari man non attivi nell’industria cinematografica non avranno diritto di voto, lo stesso diritto avrà validità 10 anni e sarà rinnovato se il membro è rimasto attivo. Al di là del regolamento la questione è molto più complessa e andrebbe affrontata anche da parte della comunità afroamericana con argomenti più solidi perché come ha affermato saggiamente il grande Michael Caine non si può votare un attore solo perché di colore, non sarebbe un atteggiamento integro. Ciò che conta è il prodotto e le performance e impostando la discussione solo su una questione di razza non si fa altro che perpetuare secoli di discriminazione. Se una posizione razzista fosse così radicata l’anno scorso Selma non sarebbe stato inserito tra i candidati come miglior film e Glory, musica e parole di John Stephens e Lonnie Lynn, due artisti afroamericani, non avrebbe ricevuto il premio di miglior canzone proprio per il film Selma, incentrato sulla marcia dei diritti di Martin Luther King. Non bisogna andare poi troppo lontano per trovare un film “nero” che ha vinto (e ricevuto diverse nomination) agli Oscar. Nel 2014 12 anni schiavo del regista (di colore) Steve McQueen ha trionfato: miglior film, miglior attrice non protagonista (l’afroamericana) Lupita Nyong’o.   15 di Alessansro Faralla Venendo al 2016 ci sono esclusioni di attori di colore che fanno gridare allo scandalo? In Italia un giudizio obiettivo non può essere espresso poiché molti film non sono ancora usciti. Seguendo quello che è stato il riscontro di critica e pubblico fuori dai nostri confini stupisce che performance apprezzatissime, su tutte quelle di Will Smith per Zona d’Ombra e Idris Elba per Beasts of Nation non abbiano avuto considerazione agli Oscar, mentre hanno ricevuto nomination ai Golden Globe (i riconoscimenti della stampa straniera ad Hollywood). Tra i titoli usciti in Italia e su cui possiamo dare un commento c’è Creed: la regia del giovanissimo Ryan Coogler meritava maggior attenzione così come l’interpretazione di Michael B. Jordan. L’Academy ha recentemente ampliato i propri iscritti invitando ben 322 nuovi membri (di cui molti di etnia non caucasica), ma questi accorgimenti non credo siano decisivi per una questione prima di tutto sociale e culturale perché come ha sottolineato Obama il problema è molto ampio e interessa la discriminazione delle minoranze etniche negli Stati Uniti. Secondo il presidente degli Usa bisognerebbe chiedersi se tutti hanno le stesse possibilità invitando l’industria cinematografica a comportarsi come ogni tipo di industria: “cercare nuovi talenti e creare opportunità per chiunque le meriti”.

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