Notiziario della settimana dal 23 al 27 maggio 2011

 

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notiziario universitÀ lavoro maggio 2011 indice notiziario aprile 2011 il sole 24 ore ­ corte dei conti per rispettare i vincoli ue occorre un intervento da 46 miliardi l anno corriere della sera ­ cibo cure casa un italiano su quattro è a rischio povertà lavoro e diritti ­ indagine censis un giovane su tre svolge lavori manuali la laurea non fa la differenza la repubblica ­ giovani in fuga all estero per 3 su 4 unica chance italiaoggi ­ linea dura sugli atenei in rosso la repubblica ­ ricercatori europei a portata di clic un portale per chi viene in italia italiaoggi ­ in un anno tagliati 384 corsi di laurea la repubblica affari e finanza ­ laurea e occupazione il titolo pesa ma soprattutto nel lungo periodo roma ­ ultimi in italia per università e scuola il sole 24 ore ­ la crisi modifica anche le scelte dell università nel 2010 un dottore su due ha preso il titolo nell ateneo sotto casa il sole 24 ore ­ isfol servizi di orientamento sono conosciuti ma poco utilizzati il sole 24 ore ­ serve l inglese e il voto finale

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24 maggio 2011 corte dei conti per rispettare i vincoli ue occorre un intervento da 46 miliardi l anno di nicoletta cottone e claudio tucci per rispettare la nuova regola europea per i paesi con un rapporto debito/pil oltre il 60 l italia dovrà ridurre il debito del 3 l anno vale a dire di circa 46 miliardi lo afferma la corte dei conti che a palazzo madama ha presentato l annuale rapporto sul coordinamento della finanza pubblica assieme al presidente del senato,renato schifani e al ministro dell economia giulio tremonti tremonti forse la crescita non è sufficiente ma il bilancio ha tenuto «forse la crescita non è sufficiente ma senza la tenuta di bilancio non ci sarebbe stata neanche questa insufficiente crescita» ha detto il ministro dell economia nel suo intervento alla presentazione del rapporto sulla finanza pubblica della corte dei conti un aggiustamento simile a quello fatto per l introduzione dell euro si tratta ha spiegato la corte di «un aggiustamento di dimensioni paragonabili a quello realizzato nella prima parte degli anni novanta per l ingresso nella moneta unica» sul versante dei conti pubblici dunque l italia dovrà fare «sforzi anche maggiori di quelli accettati» come mai perchè «la fine della recessione economica» non può comportare «il ritorno a una gestione ordinaria del bilancio pubblico» e in più in questo quadro «é impraticabile qualsiasi riduzione della pressione fiscale con la conseguente obbligata rinuncia a esercitare per questa via un azione di stimolo sull economia» schifani ora la priorità è la crescita per il presidente del senato schifani «non è più il tempo delle vie di fuga o delle scorciatoie ma è dovere di tutti adoperarsi per rispondere alle priorità di crescita e sviluppo della società che non sono concessioni ma rappresentano diritti costituzionalmente tutelati dei cittadini» «per questo resta prioritario sottolinea schifani colpire sprechi e abusi che nascondono le vere esigenze delle persone e delle famiglie impedendo di aiutare quanti ne hanno davvero diritto» del resto ammonisce schifani «la fine della recessione non può significare fine di una amministrazione e gestione virtuosa del bilancio» la crisi costerà 160 miliardi nel 2013 tornando al rapporto sulla finanza pubblica la corte dei conti sottolinea poi «l eredità dei condizionamenti dovuti agli effetti permanenti causati dalla grande recessione nel 2008-2009» ed evidenzia come «si sia verificata una perdita permanente di prodotto calcolata a fine 2010 in 140 miliardi e prevista a crescere a 160 miliardi nel 2013» impervio il percorso della finanza pubblica in buona sostanza i magistrati contabili ricordano «quanto impervio sia il percorso che la finanza pubblica italiana è chiamata a seguire nei prossimi anni per rispettare i vincoli europei e rendere possibile una crescita economica più sostenuta» «non è sufficiente che la spesa primaria rimanga costante in rapporto al prodotto e neanche che rimanga costante in termini reali» sottolineano «È necessario rilanciano che si riduca in termini reali rispetto a livello già compresso previsto nel def per il 2014 non essendo quindi sufficiente limare ulteriormente al margine la spesa pubblica occorre interrogarsi su quelli che possono realisticamente essere i nuovi confini e i nuovi meccanismi dell intervento pubblico nell economia».

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ancora spazi ampi per recupero evasione per i giudici contabili poi «gli spazi da recuperare a tassazione sono ancora molto ampi» servono comunque «azioni idonee a favorire il consolidamento di comportamenti di massa più corretti» questo perchè spiega la corte «gli effetti finanziari del contrasto all evasione fiscale potranno continuare a essere determinanti nella misura in cui si riuscirà a trovare il necessario equilibrio tra l azione repressiva e l induzione alla tax compliance» la corte dei conti rileva come nel recente passato si sia ridotto il ricorso alle entrate una tantum ricorrendo viceversa «all intensificazione e al potenziamento delle attività di contrasto all evasione» l analisi dei risultati conseguiti «conferma l efficacia degli strumenti utilizzati anche se interrogativi si pongono sulla loro capacità di assicurare anche per il futuro la tenuta del livello complessivo dell entrata» questo secondo i magistrati contabili «vale per i proventi da giochi e i risultati in materia di riscossione per i quali sono da attendersi difficoltà via via maggiori per continuare a realizzare gettiti significativamente crescenti l economia sommersa vale 275 miliardi per quanto riguarda infine il gettito da lotta all evasione «questa componente ha portato «circa 63 miliardi il 58,5 delle maggiori entrate nette complessive stimate dal 2006 al 2013 ma con un crescendo che nelle manovre 2009 e 2010 attribuisce alla lotta all evasione la quasi totalità delle maggiori entrate previste» la corte dei conti ricorda le dimensioni del fenomeno come stimato dall istat «l economia sommersa potrebbe aver raggiunto nel 2008 la quota del 17,5 del pil ossia 275 miliardi interrompendo la tendenza al ridimensionamento avviata sette anni prima» e nella considerazione del percorso avviato dal tesoro in vista di una riforma del sistema fiscale la corte guarda positivamente alla possibilità di «verificare gli spazi di manovra per un incisivo processo di ridimensionamento di esenzioni e agevolazioni finalizzato all ampliamento delle basi imponibili».

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lavoro e diritti 25 maggio 2011 indagine censis un giovane su tre svolge lavori manuali la laurea non fa la differenza di massima di paolo in italia la laurea non paga i nostri laureati lavorano meno di chi ha un diploma meno dei laureati degli altri paesi europei e con il passare del tempo questa situazione è pure peggiorata e questa la triste verità emersa dall indagine conoscitiva sul mercato del lavoro presentata qualche giorno fa dal presidente del censis alla commissione lavoro della camera dei deputati la percentuale di laureati italiani tra i 25 e i 34 anni che lavorano manco a dirlo è inferiore alla media europea il 66,9 contro una media europea dell 84 l 87,1 con punte dell 87,1 toccate in francia 88 della germania e 88,5 del regno unito il tasso di occupazione tra i laureati italiani di 25-34 anni è più basso di quello dei diplomati della stessa fascia di età 69,5 non solo il tasso di occupazione dei laureati si è ulteriormente ridotto nel tempo scendendo dal 71,3 del 2007 al 66,9 del 2010 non solo in italia non si raggiungono ancora livelli adeguati di istruzione tra i middle young 25-34 anni quando normalmente il ciclo educativo dovrebbe essere compiuto il 29 ha concluso solo la scuola secondaria inferiore contro il 16 di francia e regno unito e il 14 della germania i laureati registrano i valori più bassi rispetto agli altri grandi paesi europei il 20,7 a fronte di una media europea del 33 del 40,7 del regno unito e del 42,9 della francia benché siano di meno hanno però meno occasioni di lavoro rispetto ai laureati europei fra i più giovani young young 15-24 anni il 59,5 risulta ancora in formazione rispetto al 53,5 della media dell ue gli occupati sono il 20,5 rispetto al 34,1 della media europea il 46,2 della germania e il 47,6 del regno unito la vera anomalia italiana è rappresentata dai giovani che non mostrano interesse né nello studio né nel lavoro in italiasono il 12,1 rispetto al 3,4 della media europea per i middle young 25-34 anni c è una inversione fra chi studia dal 60 si scende al 7 e chi lavora dal 21 si sale al 65 e crescono le persone alla ricerca di un lavoro o esclusi da qualsiasi attività dal 20 al 28 È bassa la partecipazione al lavoro nell età dell apprendistato e del diploma nei successivi dieci anni la quota di chi non ha avuto accesso alla vita attiva alla piena autonomia e responsabilità raggiunge il 35 tra i 25-34enni e la percentuale sale al 45 tra le donne e al 53 nel mezzogiorno i giovani occupati a tempo determinato in italia sono il 40,1 nella classe di età 15-24 anni e l 11,5 tra i 25-39enni meno che negli altri grandi paesi europei in germania le percentuali salgono rispettivamente al 56 e 13,5 al 54,3 e 25,6 in spagna al 53,9 e 13,2 in francia infine evidenzia il censis l italia ha il record europeo di ragazzi tra i 25-34 anni impiegati come artigiani e operai specializzati il 16,7 contro una media ue del 12,9 quindi che svolgono lavori manuali e al contrario il record negativo di giovani funzionari di alto livello il 14,6 contro una media ue del 24,2

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26 maggio 2011 la crisi modifica anche le scelte dell università nel 2010 un dottore su due ha preso il titolo nell ateneo sotto casa di claudio tucci immatricolazioni in calo del 13 negli ultimi sette anni mentre più che i dottori crescono i titoli universitari passati dai 172mila del 2001 ai 293mila del 2009 tra i laureati 2010 poi 72 su 100 hanno portato per la prima volta il titolo nella famiglia d origine e il 51 ha conseguito il diploma nell università sotto casa leggasi «nella provincia di residenza» due punti percentuali in più di quanto non avvenisse nel 2004 cresce invece il numero di laureati che decide di lasciare l italia per lavoro un dato che si affianca alla storica mobilità studio/lavoro lungo la direttrice sud-nord adesso anche dal nord si emigra verso l estero i dati sono contenuti nell annuale rapporto sui laureati realizzato da almalaurea e presentato a sassari dal direttore del consorzio andrea cammelli considerare il valore aggiunto «occorre considerare il valore aggiunto» spiegano da almalaurea a parità di condizioni di partenza come il singolo ateneo o la singola facoltà riescono a far crescere lo studente in merito i ricercatori almalaurea guidati da francesco ferrante stanno conducendo una indagine sperimentale sulle facoltà di ingegneria per dimostrare che la graduatoria per facoltà per numero di studenti in corso cambia a seconda se si considerano o meno le condizioni di partenza degli studenti che in quelle facoltà si iscrivono «così come un impresa è interessata al valore aggiunto per addetto più che al fatturato spiega ferrante economista a cassino anche il policy maker dovrebbe essere interessato a destinare risorse pubbliche in funzione della produttività delle università piuttosto che in base agli esiti in uscita dei laureati» la laurea arriva in media a 27 anni il rapporto ha coinvolto 191.358 collettivi bianchi usciti dalle università nel 2010 110.257 con laurea di primo livello 53.180 con laurea specialistica/magistrale e 15.291 con laurea a ciclo unico in uno dei 56 atenei aderenti da almeno un anno ad almalaurea interessanti i dati emersi a partire dalla riuscita negli studi i laureati pre riforma del 2004 conseguivano il titolo a 27,8 anni contro i 26,9 dei dottori 2010 la regolarità nel concludere gli studi negli anni previsti dagli ordinamenti che era a livelli ridottissimi anche fra i laureati pre-riforma nel 2004 15 laureati su 100 si è più che raddoppiata ed è raggiunta oggi complessivamente da 39 laureati su 100 sino al 47,5 tra i laureati di secondo livello tutti i ritardi analizzando i laureati di primo ciclo emerge che i più giovani a concludere gli studi risultano i dottori dei percorsi linguistico 24,6 anni geo-biologico e ingegneristico entrambi a 24,7 anni mentre l età più elevata si riscontra fra i laureati dei gruppi insegnamento 28,5 anni e giuridico 29,2 concludono gli studi a meno di 23 anni 35-37 laureati su 100 dei gruppi ingegneria psicologico chimico-farmaceutico linguistico scientifico economico-statistico mentre allo stesso traguardo non arrivano che 18 laureati su 100 del gruppo insegnamento e solo 6 laureati su 100 del gruppo giuridico concludono nei tre anni previsti 67 laureati delle professioni sanitarie su 100 e 39 laureati su 100 dei gruppi chimico-farmaceutico ed

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economico-statistico all estremo opposto restare in corso riesce possibile soltanto a 14 laureati su 100 del gruppo giuridico e a 28 su cento di quello agrario più conoscenze linguistiche e informatiche dal confronto tra l identikit dei laureati 2010 e 2004 emerge poi una figura di neodottore che ha investito meno tempo nella predisposizione della tesi/prova finale in media da 8,4 fra i laureati pre-riforma del 2004 a 5,7 mesi il che capita anche per i laureati specialistici tenuti invece a elaborare una vera e propria tesi di laurea emerge contemporaneamente una figura di laureato che vanta nel proprio bagaglio formativo conoscenze linguistiche e informatiche nettamente superiori a quelle possedute dai propri fratelli maggiori laureatisi prima della riforma tra il 2004 e il 2010 la conoscenza almeno buona dell inglese scritto e parlato è aumentata di oltre 8 punti mentre la conoscenza almeno buona di fogli elettronici strumenti multimedia sistemi operativi e word processor lievita di 13 punti o più © copyright il sole 24 ore tutti i diritti riservati

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