L'arte del Coro #4

 

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Quadimestrale di coralità, arte e cultura

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L’Arte del Coro anno II – n. 1 – febbraio 2016 Quadrimestrale di coralità, arte e cultura dell’Associazione Corale “Benedetto Marcello”

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L’ARTE DEL CORO Quadrimestrale di coralità, arte e cultura Anno II – n. 1 – febbraio 2016 Direttore Artistico Maria Teresa Carloni Redazione Tutti i coristi Hanno collaborato a questo numero: Annamaria Aniballi Giovanni Carosi Elena D’Elia Mariano Di Tanno Antonello Dominici Chiara Felice Serena Langheim Federica Stacchi Silvia Strinati Associazione Corale “Benedetto Marcello” www.coralebenedettomarcello.it mail: info@coralebenedettomarcello.it 2

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Sommario EDITORIALE UN NUOVO ANNO INSIEME… DI MARIA TERESA CARLONI 4 LA MUSICA NELLE ARTI FIGURATIVE L’EMOZIONE DELL’ARTE – RIFLESSIONI E FRASI CELEBRI DI GIOVANNI CAROSI 5 LA MUSICA NELL’ICONOGRAFICA DELLA CIVILTÀ GRECA E ROMANA DI ELENA D’ELIA 7 L’ARTE FIGURATIVA NEL MEDIOEVO DI CHIARA FELICE 11 LA CAPPELLA MUSICALE LIBERIANA DI S. MARIA MAGGIORE IL BAROCCO DI CHIARA FELICE IL BAROCCO A ROMA DI MARIANO DI TANNO LA BASILICA DI SANTA MARIA MAGGIORE DI SILVIA STRINATI LE OPERE D’ARTE DELLA BASILICA DI S. MARIA MAGGIORE DI MARIANO DI TANNO SANTA MARIA MAGGIORE: MITI E LEGGENDE DI ANTONELLO DOMINICI TRADIZIONI E STORIE DI SANTA MARIA MAGGIORE DI FEDERICA STACCHI LA CAPPELLA MUSICALE LIBERIANA NEL TEMPO DI MARIA TERESA CARLONI LA CAPPELLA MUSICALE LIBERIANA NELL’ULTIMO SECOLO DI SERENA LANGHEIM L’ARCHIVIO DELLA CAPPELLA MUSICALE LIBERIANA DI MARIA TERESA CARLONI INTERVISTA A M° MONS. VALENTINO MISERACHS GARAU DI ELENA D’ELIA 15 17 19 25 28 33 34 36 38 40 UN MUSICISTA DA RICORDARE ANNIBALE STABILE DI MARIA TERESA CARLONI PAGINE MUSICALI DI ANNIBALE STABILE DI MARIA TERESA CARLONI 46 47 LO SAPEVATE CHE… LA CAMPANA DELLA SPERDUTA DI ANNA MARIA ANBALLI MUSICISTI SEPOLTI A SANTA MARIA MAGGIORE DI MARIA TERESA CARLONI IL PRIMO SPARTITO MUSICALE DI FEDERICA STACCHI VERDI E LA SCALA ENIGMATICA DI MARIA TERESA CARLONI 49 49 50 50 LA VOCE DEL CORO I SOPRANI: “LA LEGGIADRIA DI SEI DONZELLE” DEI SOPRANI 51 3

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EDITORIALE – UN NUOVO ANNO INSIEME… di Maria Teresa Carloni In questo primo numero del 2016 abbiamo delle novità oltre le nostre consuete rubriche. Apriamo un nuovo argomento, che porteremo avanti per vari numeri, che riguarderà il legame tra la musica e le arti figurative. Sarà un percorso storico che partirà dalle civiltà antiche fino ad arrivare, in questo numero, al medioevo. Continuiamo poi il cammino verso la conoscenza delle più grandi cappelle musicali ponendo la nostra attenzione sulla Cappella Musicale Liberiana della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma: i vari articoli non riguarderanno solo la cappella musicale ma anche la storia e le tradizioni. E’ per noi un grandissimo onore pubblicare l’intervista che ci ha rilasciato M° Mons. Valentino Miserachs Garau, uno dei più grandi compositori di musica sacra del nostro tempo dal 1973 Direttore della Cappella Musicale Liberiana di Santa Maria Maggiore. Ci sarà sempre l’articolo su un musicista famoso nell’epoca in cui è vissuto ma oggi quasi dimenticato nella rubrica “Un musicista da ricordare”, come continueremo a raccontarvi piccole curiosità all’interno dello spazio “Lo sapevate che”. “La voce del coro” sarà dedicata alla sezione dei soprani con un articolo scritto con molta simpatia. Ringrazio ancora tutti voi che ci seguite, i coristi che hanno partecipato alla preparazione di questo numero e a questo punto continuo a dire… buona lettura! Con questo numero iniziamo un nuovo anno insieme. Ringrazio ancora tutti quelli che hanno letto i numeri precedenti de “L’Arte del Coro” e che ne hanno apprezzato il contenuto ed il lavoro che è stato svolto. Ringrazio sempre tutti i coristi dell’Associazione Corale “Benedetto Marcello” per l’impegno profuso nella preparazione del nostro quadrimestrale. Già dai primi tre numeri pubblicati lo scorso anno ho avuto modo di costatare come sia importante prestare attenzione oggi alla coralità: la nostra società, molto informatizzata, tende a dimenticare certe tradizioni che fanno parte della nostra cultura fino a che lentamente sono dimenticate. E’ appunto per questo che prosegue nel suo intento il quadrimestrale “L’Arte del Coro”, per essere una piccola goccia nel mare telematico che ci circonda e che mantiene vivo l’interesse per la coralità ricordando il grande patrimonio culturale che ci ha preceduto e quello che abbiamo oggi. Anche in questo numero la realizzazione dei vari pezzi sarà a cura dei coristi che si alterneranno nella stesura degli articoli nei vari numeri che pubblicheremo. 4

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LA MUSICA NELLE ARTI FIGURATIVE L’EMOZIONE DELL’ARTE – RIFLESSIONI E FRASI CELEBRI di Giovanni Carosi LA PITTURA “Ogni musica che non dipinge nulla è un rumore” Jean d’Alembert Matematico, fisico, filosofo francese. Teorico della musica. Parigi, 16/11/1717 – 29/10/1783 Alzi la mano chi, leggendo un romanzo, non si è mai emozionato. Io stesso non posso alzarla. Chi, al culmine di una descrizione particolarmente toccante, non ha versato una piccola lacrima sul foglio di un libro. LA MUSICA …… Quanti di noi, .... Per la musica è andando a visitare la un po' la stessa cosa. Galleria degli Uffizi, il Anch’essa può Louvre a Parigi o il suscitare le stesse Metropolitan di New reazioni e sensazioni York, o della pittura o della semplicemente una letteratura. Le mostra, sono rimasti persone che folgorati da un assistono ad un quadro, catturati da concerto di musica, un autoritratto, di qualunque genere abbagliati dalla essa sia, pop, luminosità di un classica, sacra, dipinto e dai suoi leggera, o da colori? A più d’uno è camera, sono un po' capitato una volta come quei visitatori nella vita di che seduti nella sala commuoversi davanti di una pinacoteca Francois Truffaut ad un’opera d’arte. contemplano un Chissà quante di quadro o ascoltano in quelle persone, che sedute davanti un salotto culturale la lettura di una alla Gioconda di Leonardo o a un poesia. Anch’essi qualche volta Campo di grano di Van Gogh, hanno pianto perché il brano magari magari abbassando un po' la testa, ricordava loro qualcosa di personale, hanno pianto. un amore perduto, un affetto ritrovato o semplicemente perché LA LETTERATURA toccava il loro sentimento del gusto, suscitava una tenera vibrazione del “Tre libri alla settimana, dei dischi di cuore o esaudiva un senso di grande musica faranno la mia appagamento. La musica però, al felicità fino alla mia morte” contrario della pittura e della letteratura - questo si -, bisogna Francois Truffaut viverla ad occhi chiusi, in modo che Regista francese.

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il suono entri dalle orecchie e passi direttamente nel cervello e nel corpo, nella pancia e nel cuore. Solo così ci si può emozionare. Tutto ciò io lo dico e lo penso. Ma non solo io. “La vera musica, che ti fa ridere e all’improvviso ti aiuta a piangere.” Paolo Conte Cantautore e paroliere italiano “La musica scaccia l’odio da coloro che sono senza amore. Da’ pace a coloro che sono in fermento, consola coloro che piangono”. Pablo Casals Violoncellista, compositore direttore d’orchestra spagnolo. El Vendrell 29.12.1876 San Juan 22.10.1973 e “La musica che ti rende felice è la musica che ti fa piangere.” Anonimo “Che cosa cercare nella musica? Cerco rimpianti e lacrime”. Pascal Quignard Scrittore e saggista francese “La musica è l’arte che è più vicina alle lacrime e alla memoria”. Oscar Wilde Scrittore, poeta e saggista irlandese. Dublino, 16.10.1854 Parigi, 30.11.1900 Oscar Wilde “Il bello della musica è che quando ti colpisce non senti dolore”. Robert Nesta Marley Cantautore e chitarrista giamaicano Nine Mile, 6.2.1945 Miami, 11.5.1981 Pablo Casals 6

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LA MUSICA NELLE ARTI FIGURATIVE LA MUSICA NELL’ICONOGRAFIA DELLA CIVILTA’ GRECA E ROMANA di Elena D’Elia GRECIA: STORIA ED ICONOGRAFIA DELLA MOUSIKE’ TECHNE Con il termine mousikè tèchne i Greci designavano non solo l’arte dei suoni ma anche la poesia e la danza, discipline affidate alla protezione delle Muse. Alla musica fu riconosciuto, sin dall’antichità, un ruolo fondamentale nell’educazione dei giovani. Platone ed Aristotele ne sottolinearono la valenza morale e civilizzatrice, Il mito ci ha tramandato numerose figure di musicisti e compositori, a sottolineare l’importanza che la musica ha sempre avuto nella civiltà classica e in quella greca in particolare: ad esempio, l’invenzione della lira era attribuita ad Ermes che, con un guscio di tartaruga e dei nervi di pecora, si era costruito questo strumento musicale, rubatogli poi dal fratello Apollo per una lite, così come per l’origine del Phintias, Lezione di musica, 510 a.c. (l’allievo, secondo da sinistra, suona seguendo le indicazioni del maestro, ultimo a destra, che accorda lo strumento regolando la tensione delle corde) affermando che i diversi tipi di musica possono influire in senso positivo o negativo sulla formazione del carattere dei giovani; per quanto riguarda l’istruzione musicale, essa era affidata al kitharistès, che insegnava al giovane la prassi strumentale e la musica vocale attraverso i testi dei poeti lirici accompagnandosi al suono della kithàra o della lýra. moderno flauto dolce, l’aulos ellenico semplice o doppio, se ne attribuisce l’origine a Dioniso, dio del vino, dell’ebbrezza e dell’incantamento. A tale proposito non va dimenticato che Atena, dea della bellezza, gettò via l’aulos in quanto il suonarlo comportava una deformazione del viso e la conseguente perdita della

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sua bellezza; fu così che preferì accompagnarsi con la cetra, e da quel momento la cosiddetta musica razionale prevalse su quella irrazionale, con la conseguente attribuzione della prima al culto apollineo e della seconda al culto dionisiaco. Atena suona l'aulos, Taranto 375-350 a.C. Apollo divenne in seguito il dio protettore della musica (secondo una tradizione uccise il cantore Lino, di cui era invidioso, perché aveva perfezionato la lira rendendone il suono più melodioso), nonché l’ispiratore di Orfeo, il poeta a cui aveva donato la cetra, istruito dalle Muse che gli avevano insegnato a suonarla e con la quale il poeta incantava le belve e tutti gli elementi della natura. All’arte di Orfeo, protetta da Apollo, si contrappone quella del sileno Marsia, cui si attribuisce l’invenzione del flauto (aulos), uno strumento legato a Dioniso ed ai culti orgiastici (secondo la tradizione, tragica fu la fine di Marsia, scorticato vivo da Apollo, per aver osato sfidare il dio in una gara di musica). Espressione del significato cosmico della musica, Apollo è generalmente raffigurato con la kithàra, diventato il suo strumento per eccellenza; la sua figura di citaredo è spesso riportata sui vasi di terracotta ed è protagonista di alcune vicende che sottolineano la tensione tra l’aspetto sublime delle armonie musicali 8 prodotte dagli strumenti a corda ed il carattere sensuale delle melodie derivate dagli strumenti a fiato considerati privi di valore educativo. Quanto ci è pervenuto in termini di testimonianze artistiche e grafico – pittoriche ci consente di apprezzare il vasto panorama di strumenti musicali in uso presso il popolo greco, ognuno con specifiche funzioni: si passa dalla salpinx (o tuba, come poi la chiameranno i Romani), utilizzata sia in contesti militari che in cerimonie religiose, alla syrinx o flauto di Pan, fino alle percussioni come tamburi, cimbali, sistri e crotali, largamente usati anche nella danza, nella messinscena teatrale e nei numerosi contesti di vita privata di cui la musica sottolineava il carattere festoso. MUSICA E ICONOGRAFIA NELL’ANTICA ROMA La musica presso i Romani segue un percorso ben diverso rispetto alla Grecia: essa, infatti, non si innestò a livello culturale né come arte autonoma né come attività pedagogica (anche per via di una certa mancanza di iniziativa e di originalità musicale), seppur fosse un elemento già in uso nell’antichità sia durante i riti funebri che durante le feste private o i grandi spettacoli

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dei gladiatori; questo tuttavia non le impedì di diventare parte integrante della vita quotidiana non solo presso la gente comune, ma annoverando anche personaggi come Nerone (del quale si racconta addirittura la partecipazione ad un concorso per citaristi in Grecia). Come per i Greci, anche per i Romani la musica aveva un carattere mistico ed era strettamente connessa alla matematica, all’astronomia e alla regolarità del cosmo; rispetto alla semplice raffinatezza della musica greca, che utilizzava pochi strumenti per accompagnare il canto, la musica dei Romani fu certamente più vivace ed eseguita con strumenti di dimensioni maggiori e di suono più potente, prevalentemente a corda, a percussione e a fiato, spesso riuniti in orchestra ma sempre con un utilizzo specifico a seconda delle varie occasioni. Grecia), i sistri (costituiti da lamine metalliche che tintinnavano se agitate) e il tympanum (una pelle tesa su una struttura circolare e percossa con le mani). Permangono stabilmente anche la lira, la cetra, la syrinx e il flauto dritto di derivazione greca, mentre tra gli strumenti a fiato si aggiungono prepotentemente i primi ottoni quali la tuba, il corno e la buccina, con funzione prevalentemente militare. Suonatore di buccina Mosaico di Zliten, II sec. d.C. Nella società i musicisti occupavano un posto importante e facevano pagare prezzi abbastanza alti sia per le lezioni private che per le esibizioni. Dal punto di vista dello strumentario utilizzato sia a livello sacro che profano, l’iconografia riporta numerose immagini ritraenti suonatori di crotali (le moderne nacchere), i cimbali (piatti di bronzo legati e battuti tra loro, in uso già in Strano a dirsi, ma uno strumento molto diffuso a Roma fu l’organo, il cui utilizzo fu notevole soprattutto durante l’età imperiale al punto da rimanere come trait d’union della civiltà romana con il mondo cristiano e medievale. Dalle fonti emerge una distinzione tra l’organo a mantici o “pneumatico” e l’organo idraulico: il primo, introdotto probabilmente nei primi anni dell’età imperiale, era più leggero, più facilmente trasportabile e l’aria compressa era spinta al suo interno grazie a dei mantici, mentre il secondo fu inventato intorno alla metà del III sec. a.C. da Ctesibio di Alessandria, che inserì nello strumento un sistema idraulico che 9

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permetteva all’aria compressa di assumere una pressione costante. Sua moglie Thais imparò a suonarlo tanto da diventare la prima organista della storia. Per concludere il repertorio iconografico legato agli strumenti musicali aveva come obiettivo principale quello di rappresentare il legame che esisteva tra l’arte dei suoni e la storia delle civiltà, grazie al fatto che le valenze simboliche ed allegoriche attribuite alle diverse sonorità della voce e degli strumenti hanno accompagnato i grandi temi della mitologia e lo snodarsi della vita sia civile che religiosa; inoltre, tale iconografia ha consentito, nel corso dei secoli, di interessarsi in misura sempre maggiore alle questioni organologiche e di ottenere importanti informazioni anche in merito alle diverse prassi esecutive delle diverse epoche storiche. La musica viene così indagata all’interno di un linguaggio simbolico impiegato per tradurre in immagini dei significati di natura filosofica e concettuale (si pensi al concetto di “armonia delle sfere” ribadito dalle teorie neoplatoniche); associata invece a temi quali le età dell’uomo ed all’amore, essa scandisce i temi dell’esistenza e manifesta il suo potere di guarire, unire e contribuire alla creazione ed al ristabilimento dell’armonia. Così, da Pitagora fino a tutto il Medioevo, la rappresentazione grafico–pittorica della musica ne sottolinea le ascendenze divine ed i rapporti con le armonie cosmiche, attraverso lo studio dei suoni come espressione di rapporti numerici nei quali esse si manifestavano. Hydraulis et cornu, Mosaico di Nennig, Germania (part.) 10

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LA MUSICA NELLE ARTI FIGURATIVE L’ARTE FIGURATIVA NEL MEDIOEVO di Chiara Felice L’ARTE E LA SUA FUNZIONE la cui spiritualità condiziona in STRUMENTALE maniera fondamentale i soggetti. Ad Quando la Chiesa assumerà un esempio il concilio di Efeso del 431 preciso atteggiamento nei confronti che definì Maria come la Theotokos, dell'arte, il che accade alquanto la Madre di Dio, dà lo spunto alle tardivamente, riprenderà in chiave prime immagini ufficiali della religiosa il fine civile dell'arte nello Vergine. Occorre tener presente che Stato romano: l'arte non ha un se la data del 476 della caduta valore in sé ma è utile dell'Impero romano d'Occidente è all'educazione morale e religiosa dei stabilita come l'inizio del Medioevo, fedeli. Il formarsi di questo non si può un'iconografia applicare alla cristiana è appunto lettera per quanto legata alla lunga riguarda la esperienza del pittura: infatti martirio (santi esiste continuità testimoni) e delle fra l'arte prima e controversie dottrinali dopo tale data. (Padri e Dottori della È con Bisanzio che Chiesa): questi va definendosi personaggi popolano sempre di più la l'Olimpo cristiano pittura medievale: come figure minori, il l'arte bizantina racconto delle cui (330-1453) da un vicende può avere lato è solo un Chiara di Assisi è ricevuta nell'ordine da fine pedagogico. «Il aspetto dell'arte San Francesco. processo dell'arte medievale, ma cristiana può, nel suo dall'altro ne è insieme, considerarsi un processo l'asse portante. Le sue forme, dalla rappresentazione simbolica alla canonizzate in seguito allo scisma rappresentazione storica con fine iconoclasta dal secondo concilio di edificante». Nicea del 787 furono quelle La pittura medievale si sviluppa a universalmente diffuse in tutto il partire dalle forme proprie dell'arte mondo cristiano, seppure con tardoantica: immagini sempre più accezioni regionali diverse di volta in ieratiche e simboliche, riflesso di volta, in oriente come in occidente. una sempre più profonda concezione La differenza di ricezione degli atti della spiritualità, fanno la loro del concilio di Nicea però, diede comparsa già dal IV secolo nelle origine a ciò che separò poi in modo catacombe di Roma, ma anche nei così netto la pittura delle due parti mosaici di Santa Costanza o di dell'Europa: già con i Libri Santa Maria Maggiore. Le immagini Carolini di Carlo Magno (VIII secolo) sono tratte dal repertorio cristiano, la pittura si delineava in occidente 11

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come mera illustrazione dell'evento biblico. Le immagini delle chiese diventano biblia pauperum, la bibbia dei poveri, nelle quali gli illetterati possono comprendere ciò che l'analfabetizzazione rende loro impossibile leggere nelle Scritture. La pittura delle chiese o delle iconostasi diventa quindi una decorazione degna di rispetto, ma non propriamente "arte sacra" come invece rimane l'icona in oriente. Qui le sante immagini vengono venerate come Presenza in assenza della persona rappresentata: per questo gli orientali ancora oggi venerano grandemente le immagini baciandole e inchinandovisi davanti. Pur con una diversità basilare d’interpretazione dell'immagine dipinta, l'oriente e l'occidente restano uniti nelle forme pittoriche fino alla fine del Duecento, influenzandosi a vicenda, vivendo rinascenze del classico o evoluzioni di tipo più simbolico. Importante menzionare in questo contesto le celebri croci dipinte e le pale d'altare di Coppo di Marcovaldo, Giunta Pisano,Cimabue. In seguito, a partire dall'Italia accade che, a causa di mutate condizioni socioeconomiche, ma soprattutto a causa di uno sviluppo teologico e filosofico che rimarca sempre di più la differenza fra oriente e occidente, l'ennesima rinascenza classica della scuola romana e fiorentina (Pietro Cavallini, Jacopo Torriti, Giotto di Bondone) prende una piega definitiva e compie un passo decisivo verso forme più naturalistiche. La cappella del Sancta Sanctorum della Scala Santa di Roma, ma soprattutto il ciclo di Assisi sono la dimostrazione piena di come nuove istanze culturali, teologiche e filosofiche modifichino 12 la concezione della corporeità e del rapporto col sacro nell'immagine dipinta. Con il Gotico, inaugurato in Italia dalle scuole fiorentina e senese, avviene la fase terminale della pittura medievale verso forme sempre più naturalistiche, sempre più filosofiche e progressivamente sempre meno teologiche, fino al Rinascimento. Nella miniatura Musica mundana, humana et instrumentalis si rappresenta la concezione della musica di Severino Boezio da lui elaborata in base alla cosmologia pitagorica e platonica; la musica mundana non è udibile dall’uomo ma solo dal cosmo in quanto le sue proporzioni rispecchiano l’ordine divino, quella humana è la musica vocale, espressione dell’anima e della sua armonia, mentre quella instrumentalis è la musica pratica, ottenuta attraverso l’esecuzione strumentale. L'artista medievale è caratteristicamente inteso come artista anonimo, vicino alla condizione dell'artigiano e con il relativo prestigio sociale, soprattutto considerando l'impostazione corporativa delle arti. Questa associazione tra artista medievale e anonimato non va esasperata, sia perché esistono svariati tentativi di

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lasciare traccia del proprio contributo personale, sia perché esistettero diversi artisti di spessore internazionale che, pur approfittando del lavoro di bottega, riversarono fin dall'inizio la propria coscienza storica e intellettuale nel proprio lavoro (Wiligelmo, Benedetto Antelami). Fu soprattutto a partire dal XV secolo che l'artista si impose come "coltivatore delle belle arti", oltre che come esecutore materiale: ne conseguì un aumento nella considerazione sociale e della stessa preparazione intellettuale e culturale degli addetti ai lavori. commissionate) suggeriscono un'insolita mescolanza tra i gusti del committente (che si configura come coordinatore intellettualmente impegnato dei lavori e mediatore rispetto alla committenza signorile) e quelli dell'esecutore materiale. Oltre ai dipinti ed alle sculture, anche i codici miniati nel medioevo si rivelano un ottimo mezzo per documentare e trasmettere il sapere musicale. Una delle più complete fonti artistico letterarie a riguardo è il codice del XIV secolo, Remède de Fortune del poeta e musicista Guillaume de Machaut, nel quale trovano spazio interessanti e affascinanti miniature raffiguranti suonatori di strumenti musicali di vario genere, tra cui il flagioletto, la citola, l’arpa, la tromba, la viella, il corno, la ribella, il flauto a tre buchi, i naccheroni, la cornamusa ed il tamburo. Remède de Fortune "Per noi contemporanei si tratta di opere d'arte e ce ne attendiamo un vivo piacere estetico [...]. Invece per i contemporanei medievali quei monumenti, quegli oggetti, quelle immagini erano in primo luogo funzionali: erano utili". E l'utilità consisteva innanzitutto nel sacrificio ("rendere sacro"), cioè nell'accumulazione di tutto ciò che era più prezioso nei luoghi di culto. Per comprendere ancor di più il ruolo dell'artista, va considerato quello della committenza: personaggi come Bernoardo di Hildesheim (ritratto in una Vita firmata da Tangmaro) o Sugerio di Saint-Denis (con i suoi scritti autobiografici ha evocato numerose opere da lui ispirate o direttamente Cantigas de Santa Maria Altro codice interessante è il Cantigas de Santa Maria, opera letteraria cortese del XIV secolo, commissionata da Alfonso X re di 13

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Castiglia e Leòn, custodito nel Monastero dell'Escorial, a San Lorenzo, in Spagna, che si apre a quarantuno miniature che illustrano suonatori che si dilettano in strumenti a percussioni, a fiato, ad arco ed a corda. Cantigas de Santa Maria Cantigas de Santa Maria Tra le diverse illustrazioni di musici di liuti, viole e flauti, compare l’unica raffigurante un tamburo a calice, chiamato darabukka o darbuka, l’equivalente di quello che attualmente viene definito bongo africano: i due musici nella miniatura, seduti ad un trono, sono intenti a suonare un piccolo flauto ed a suonare il darabukka, sorretto sul fianco da una piccola cordicella. Quanto descritto fa della miniatura un ottimo documento artistico, perché di rado nella storia dell’arte il tamburo è stato protagonista di dipinti o sculture; tra le poche testimonianze della raffigurazione dello strumento musicale però, trova luogo l’affresco della Danza delle donzelle nel giardino dell’amore che Andrea di Bonaiuto dipinse nel cappellone di Santa Maria Novella a Firenze, nel 1318. Danza delle donzelle nel giardino dell’amore 14

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LA CAPPELLA MUSICALE LIBERIANA IL BAROCCO di Chiara Felice rozzo analfabeta, la cui mano deve essere guidata da un angelo per scrivere. Sebbene fosse evidente una mutata atmosfera rispetto ai valori Rinascimentale già da diversi decenni, le circostanze particolari che portarono l’arte barocca alle sue determinazioni specifiche sono legate a doppio filo agli eventi storici che investirono la Chiesa, principale committente dell’arte del tempo, nel cosiddetto scisma d’occidente. Bomarzo, Viterbo 1547 ‘baroque’: dal francese stravagante, bizzarro; ‘barroco’: perla strana, irregolare in portoghese. Quale che sia la corretta etimologia del termine ‘Barocco’, appare chiaro come i caratteri di stravaganza, estrosità e stranezza fossero già ben delineati quando, attorno al 700, vennero così denominate con accezione negativa quelle espressioni artistiche che si diffusero in Europa a cavallo tra il XVI e XVII secolo. L’età barocca è tanto ricca quanto variegata, convivono in questo periodo tematiche quali la meraviglia, la metamorfosi, lo stravagante, quanto i temi macabri ed inquietanti del Memento Mori. Dietro le magnifiche nature morte di Caravaggio, talmente reali da parere fotografie, si nascondono complessi e ricorrenti rimandi a concetti di morte, caducità del tempo, dolore: accanto ai frutti maturi si nascondono foglie secche, acini avvizziti; la realtà viene rappresentata in tutti i suoi aspetti, per quanto macabri o irrazionali: così San Pietro non è che un vecchio dai piedi sporchi, San Matteo è un Apollo e Dafne, Bernini-1625 Se la disputa con Lutero portò il Cattolicesimo a rivedere la propria organizzazione interna, dal punto di vista dottrinale non ci fu alcuna apertura ai principi teologici della Riforma, anzi si osservò un sostanziale irrigidimento che coinvolse anche il mondo dell’arte: un’intera sessione del Concilio di Trento fu riservata alla codificazione di un linguaggio riservato alle rappresentazioni artistiche, un vero

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