N°92

 
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Rivista di Psicologia Analitica N°92

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Paolo Aite Emanuela Boille Nicole Boille Laura Branchetti Chandra Livia Candiani Fulvia De Benedittis Pina Galeazzi Franco Lorenzoni Romano Màdera Moreno Montanari Ester Patruno Clementina Pavoni Anna Pintus Stefania Salvadori Benedetta Silj Iolanda Stocchi Silvano Tagliagambe Gioco è realtà a cura di Paolo Aite Pina Galeazzi rivista di psicologia analitica nuova serie

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rivista di psicologia analitica Nuova serie n. 40 Volume 92/2015

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Rivista di Psicologia Analitica nuova serie A cura di Paolo Aite Pina Galeazzi Paolo Aite Emanuela Boille Nicole Boille Laura Branchetti Chandra Livia Candiani Fulvia De Benedittis Pina Galeazzi Franco Lorenzoni Romano Màdera Moreno Montanari Ester Patruno Clementina Pavoni Anna Pintus Stefania Salvadori Benedetta Silj Iolanda Stocchi Silvano Tagliagambe Gioco è realtà

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Redazione Paolo Aite, Stefano Carrara, Stefano Carta, Maria Teresa Colonna, Pier Claudio Devescovi, Pina Galeazzi, Romano Màdera, Alessandro Macrillò, Angelo Malinconico, Barbara Massimilla, Daniela Palliccia, Clementina Pavoni, Lella Ravasi Bellocchio. Direzione Paolo Aite (Responsabile) Stefano Carta Angelo Malinconico Segretaria di redazione Roberta Canton Comitato Scientifico Internazionale Eugenio Borgna (Novara), Ricardo Carretero Gramage (Palma di Maiorca), Domenico Chianese (Roma), Christian Gaillard (Parigi), René Kaës (Lione), Donald Kalshed (New York), Renos Papadopoulos (Londra), Andrea Sabbadini (Londra). La Rivista di Psicologia Analitica è riconosciuta come pubblicazione di elevato valore culturale dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. ©2015 Editore Gruppo di Psicologia Analitica Via dei Giordani 18 – 00199 Roma redazione@rivistapsicologianalitica.it www.rivistapsicologianalitica.it https://www.facebook.com/rivistapsicologianalitica N° iscrizione ROC: 16139 ISSN 0392-9787 Registrazione Tribunale di Roma n. 210 in data 3 maggio 1996 Periodicità semestrale

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INDICE Iniziamo a giocare di Paolo Aite, Pina Galeazzi, >> 11 Romano Màdera Luigi Boille: il gesto pittorico che racconta di Paolo Aite >> 17 Il segno, algoritmo di una vita di Nicole ed Emanuela Boille >> 21 Rileggendo Freud: riflessioni sulla prospettiva aperta dal “Gioco della Sabbia” nell’analisi dell’adulto di Paolo Aite >> 25 Corpo e psiche nella cura di Stefania Salvadori >> 39 Facciamo che io ero Bettega! di Moreno Montanari >> 49 Handling: alle origini della vita simbolica. Dalle cure materne alla cura analitica di Fulvia De Benedittis >> 61

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Margaret Mead e il Gioco del Mondo di Margaret Lowenfeld a cura della Redazione >> 79 L’Angelo teppistello di Chandra Livia Candiani >> 91 Il grande gioco del ritorno a casa di Franco Lorenzoni >> 103 Lavorare all’incanto del mondo. Alcune riflessioni su gioco e preghiera di Benedetta Silj >> 117 Gioco, gesto, immagine e creatività di Silvano Tagliagambe >> 131 Quando il gioco si inceppa di Anna Pintus >> 151 Il caso di Battista: dalla parola all’immagine di Clementina Pavoni, Iolanda Stocchi >> 163 Le avventure di Alice, bambina coraggiosa: in viaggio tra il Sottosuolo e il Paese delle meraviglie di Ester Patruno >> 191 Il Gioco delle perle di vetro di Laura Branchetti >> 205 I giochi della soglia di Pina Galeazzi >> 221

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recensioni Nicole Janigro (a cura di), La vocazione della psiche. Undici terapeuti si raccontano, Einaudi, Torino, 2015 Clementina Pavoni >> 239 Domenico Chianese, Come le pietre e gli alberi, Alpes, Roma, 2015 Stefania Salvadori >> 242 Chiara Mirabelli, Andrea Prandin (a cura di), Philo. Una nuova formazione alla cura, IPOC, Milano, 2015 Barbara Massimilla >> 245 Silvano Tagliagambe, Angelo Malinconico, Jung e il libro rosso: il Sé e il sacrificio dell’Io, Moretti&Vitali, Bergamo, 2014 Antonio Vitolo >> 249 Susanna Fresko, Dall’intimità del roveto. Verso la terra del dono, IPOC, Milano 2014 Daniela Bonelli Bassano >> 255 Domitilla Melloni, Forte e sottile è il mio canto. Storia di una donna obesa, Giunti, Milano, 2014 Moreno Montanari >> 260 Maria Ilena Marozza, Ritorno alla talking cure, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2015 Adriana Viotti >> 263 gli autori >> 269

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Il gioco. Manfredi Ciminale

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Iniziamo a giocare Paolo Aite, Pina Galeazzi, Romano Màdera Esiste un momento sorgivo nella Redazione della Rivista quando, liberi dal dover dimostrare informazione e competenza come accade all’esterno, ci si apre ad un libero “Gioco” di scambio tra noi. Grazie ai nuovi mezzi offerti dal computer è possibile continuare o aprire nuovi dialoghi tra noi anche a distanza, sui temi che via via si presentano. Pani ed io abbiamo provato ad aprire questo “Gioco” offrendolo anche ai lettori come “Premessa” al numero della Rivista che abbiamo curato insieme. Le domande che ci siamo posti, le difficoltà offerte dal tema già affrontato da Huizinga in Homo ludens o da Viygotskij in Immaginazione e creatività infantile e da Eugen Fink in Oasi del Gioco con grande vastità di pensiero, le abbiamo appena avvicinate con le nostra domande, lasciando agli autori il compito di cominciare a rispondere ognuno dal suo punto di vista. Nel dialogo ci ha aiutato Romano Madera con le sue puntuali osservazioni scritte che includiamo. Con gli altri la collaborazione è stata sempre aperta anche se a livello verbale. Grazie a tutti! 11

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Cara Pani, aprire una riflessione sul “gioco” per me è come entrare in un territorio misterioso e affascinante. Quale è il carattere di fondo di questa esperienza psichica? È possibile cominciare ad indicare quando, come e dove scopriamo che è in atto un “gioco”? Usiamo questo termine per indicare una pluralità di esperienze che vanno dalla azione spontanea con la materia e gli oggetti di un bambino, alla capacità di comporre i suoni di un musicista (to play dicono infatti gli inglesi per la capacità di suonare uno strumento). Quale gioco mentale è in atto in un poeta quando evoca atmosfere ed immagini tramite le parole? Quale è il gioco mentale di un ricercatore che, ossessionato da una domanda in quel momento per lui di fondo, scopre un indizio significativo che gli offre un nuovo squarcio alla comprensione? Penso a Kekule, inventore della chimica organica (citato da Jung) che vedendo danzare una coppia ipotizza la struttura della molecola che sta cercando. Il discorso si allarga troppo e il termine “gioco” rischia di diventare vago, troppo approssimativo. Oppure se ci domandiamo quale condizione psichica, quale campo di necessità evoca questa esperienza umana di fondo apriamo una prima porta? Nell’esperienza che cerchiamo di avvicinare c’è sempre uno stato di necessità, un tentativo di rispondere, di trovare qualcosa che è presente e non visto in fondo a noi. Qualcosa di oscuro chiede un confronto. Penso anche al “gioco d’azzardo”. Che fa il nostro progenitore quando dipinge nella sua grotta il bisonte che è tanto più forte di lui? In quel gioco con la materia cerca di porsi a confronto con una esperienza travolgente, cerca di farla propria. Sono solo parole sparse le mie, le prime di questo nostro tentativo. Un abbraccio Paolo 12

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Luigi Boille: il gesto pittorico che racconta Paolo Aite Ho conosciuto Luigi Boille e la sua bella famiglia molti anni fa. Nel rapporto con lui ho sempre percepito la forza dell’autenticità sia come uomo che come pittore. La sua pittura mi aveva colpito perché espressione del gesto immediato che lascia il segno sulla materia colore. Molte volte ho pensato che l’amico pittore riusciva ad afferrare il momento dell’apparire. Credo che la stessa esperienza sia accaduta al nostro progenitore quando, su suggerimento di una forma intravista nella roccia, sentì l’impulso di usare il colore ocra per estrarre e conoscere la forza temibile dell’incontro-scontro col bisonte. È anche il momento che precede l’apparire di una forma in chi in analisi si avvicina al “Gioco della sabbia” e sente un primo richiamo della materia da seguire. Il segno lasciato da Luigi sulla tela, a volte inquietante, a volte disteso come una meditazione, mi è sempre apparso come l’annuncio di una presenza. Nella sua pittura informale, in anni e anni di ricerca costante, egli destava e faceva vivere la forza dell’apparire che precede la forma in assoluta libertà. Quando con Pani abbiamo deciso di avvicinare l’enigma del 17

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gesto di gioco inteso come momento spontaneo e germinale del conoscere, ho pensato subito che Luigi doveva esserci. In primavera ne parlai con lui che, interessato e curioso come al solito, accondiscese. La vita invece ha deciso altrimenti ed in poco tempo ci ha lasciati. Ho voluto che il nostro progetto non andasse perduto ed ho chiesto a Nicole, sua compagna di vita, di aiutarci. Il gesto di Luigi che fissa il momento teso a far emergere una forma dalla materia è stato da lei e dalla figlia Emanuela visto nel succedersi del tempo, come il panorama sintetico di una ricerca mai abbandonata. 18

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