Num.17 - 2008

 

Embed or link this publication

Description

Il Giornale Italiano Num. 17 - 2008

Popular Pages


p. 1

17/2008 Settimanale Gratuito www.ilgiornaleitaliano.net

[close]

p. 2

Pag. 2 17/2008 RENZO ARBORE: "IO DA GRANDE VOGLIO FARE L'ARTISTA" di Giulio Rosi sul catechismo ed è molto affettuoso nei suoi confronti, ingiustamente penalizzato a suo tempo, ma di grande riscontro; il secondo su Federico Fellini ed era intitolato “F.F.S.S” (Federico Fellini Sud Story), anche questo un film, un cult. che ancora oggi viene programmato. Dopo il cinema, ho visto che nel mio dna era rimasto qualcosa che non avevo ultimato, fare il musicista. Quindi ho partecipato al Festival di Sanremo, piazzandomi al secondo posto con la canzone umoristica “Il clarinetto” che era in sonno dai primi tempi di Carosone. Quindi ho cominciato a fare delle orchestre, con le quali ho girato prima in Italia e poi nel mondo. Le due più importanti sono “L’orchestra Italiana”, con la quale sono venuto in Spagna, a Saragozza per l’EXPO, dove ci siamo incontrati, e con la quale adesso sono di ritorno dal Messico dove ci siamo esibiti in occasione della Mostra Internazionale del Libro di Guadalajara rappresentando l’Italia. Poi l’orchestra di swing italiano chiamata “Swing Maniacs”, con cui ho fatto due dischi prima che esplodesse la moda dello swing anche in America, anticipando il recupero di alcuni generi musicali che rischiavano di andare dispersi, come la canzone napoletana e lo swing italiano, ossia le canzonette swing degli anni ‘40-’50, quando dopo gli americani ci fú questa scoperta bellissima in Italia di questa musica. Accanto alla musica ed alla passione per radio e televisione, mi sono scoperto umorista ed ho fatto, prima con Boncompagni e poi da solo, i programmi umoristici più amati dagli italiani: “Quelli della notte” e “Indietro tutta”. Il primo fu senz’altro il programma televisivo più amato di tutti i tempi, detto da me ma anche da tutti i critici. Il bis l’ho fatto io stesso con “Indietro tutta”. Poi alla radio abbiamo inventato un genere che si chiama volgarmente “cazzeggio”, ma che è ancora il genere di tutte le radio, che ci considerano i loro precursori, con un umorismo tutto improvvisato. Ricorderai il professor Aristogitone, il colonnello Buttiglione e così via. Qualcuno dice che sono presenti tracce di umorismo goliardico in quello che ho fatto. Ed è vero. Infatti la riscoperta della goliardia buona (esiste anche quella meno buona) è una cosa che prima o poi dovrò fare, perché mi dispiace che venga considerata un genere minore, quando invece è il genere molto spiritoso e colto che si intravede anche nei grandi umoristi. Però i critici non lo capiscono. Si tratta di umorismo “buono” così come nel cinema di Fellini, dove ci sono spunti goliardici fortissimi. Posso dire di aver lanciato molti personaggi, di aver avuto molte primogeniture, partendo da Benigni, Isabella Rossellini, Milly Carlucci con “L’altra domenica”. Il primo gruppo in travestire furono le “Sorelle Bandiera”, il primo quiz televisivo telefonico “Da dove chiama?”, il primo cruciverba telefonico, il primo finto corrispondente, il balletto muto. Praticamente, secondo i critici, ho fatto “il jazz della parola”, cioè il mio tipo di umorismo è mutuato dal jazz, invece di suonare gli strumenti e di improvvisare musicalmente noi parliamo, è un tipo di umorismo assolutamente unico e insolito perché lo faccio solo io e Boncompagni con me. Oggi non ci sono quelli che portano avanti questo settore. Un pó forse Fiorello e la Gialappa con gag parzialmente improvvisate. Noi lo facevamo completamente improvvisato. A casa tua cosa canti, e che musica ascolti per rilassarti? Guarda, ascolto molta musica popolare oltre che il jazz, venendo da Guadalajara mi sono portato antologie intere di canzoni messicane, che considero le canzoni melodiche più belle del mondo insieme alle napoletane, melodiche tra virgolette, perché ci sono anche quelle non melodiche o meno melodiche altrettanto belle. Pensiamo a “Besame mucho” o a “Solamente una vez” ed a “Cucurucucupaloma”, canzoni melodiche straordinarie. Ma anche quelle meno note, come tu sai a Saragozza e a Guadalajara, abbiamo presentato “Noche de ronda” che è una vecchia serenata accompagnata da mandolini e suoni napoletani ed abbiamo avuto un successo strepitoso .Adesso sto ascoltando molto canzoni napoletane, mi piacciono quelle di Capo Verde, ascolto musica popolare dei Caraibi, di Cuba e poi come presidente di Umbria Jazz seguo anche il jazz moderno e tutto quello che transita in questo mondo. Vuoi sapere cosa canto quando mi faccio la barba? (ride) Canticchio delle canzoni predilette, come Coimbra, mi piaceva molto Amalia Rodriguez. Canto le canzoni più strane, canzoni napoletane antiche che nessuno ricorda, mi diverte ricordarle ad altri. R enzo Arbore, autore, cantante, regista e showman, famoso in Italia e in tutto il mondo quale conoscitore e divulgatore della più bella e autentica musica italiana. Renzo, mi racconti la tua storia? Renzo Arbore nasce a Foggia l’anno in cui muore Guglielmo Marconi. Da piccolo ero impressionato dalla radio, dalle cose tecniche,la radio a galena; ascoltavamo la radio con i residuati delle forze armate americane, cuffie, valvole ed altre cose. Da lì, la musica americana, le cui note arrivavano dal circolo americano chi si trovava proprio di fronte a casa mia, perché a Foggia c’erano ancora i liberatori, i quali mi contagiarono questa passione, che a 14 anni esplose con l’acquisto di un clarinetto, di una chitarra e con le prime canzoni strimpellata al pianoforte di casa. Canzoni napoletane che mia madre, una Cafiero di Napoli, suonava abitualmente, canzoni americane e canzoni napoletane di Roberto Murolo che cominciavano a sentirsi per radio. Quando ho capito che il mio destino ed il mio appagamento erano essere artista e non un ricco signore di provincia o un industriale del grano, mi sono dedicato allo studio della storia del jazz, della musica americana che gli era molto legata, con Abramo Lincoln, gli schiavi eccetera, mi sono legato anche alla musica internazionale popolare, che non è soltanto quella napoletana, ma anche la messicana, la spagnola, la francese, insomma la canzone-canzone. Pur essendo appassionato di jazz ho sempre guardato con grande ammirazione e senza snobismi alla canzone, anche detta “canzonetta”. Adesso finalmente si capisce che sono opere d’arte, grazie a Fabrizio De André,alla riscoperta di un grandissimo poeta come Aznavour in Francia, ed altri. Con un pó di ritardo si è capito che non era una musica di moda, ma che alcune canzoni rimangono nella cultura di un paese per i testi e per le sue note. Nello stesso tempo ho seguito gli studi di giurisprudenza a Napoli divento avvocato, ma continuo la mia attività musicale, ho diretto il Circolo Napoletano del jazz, ho rilanciato il mio amico Roberto Murolo che per un periodo non aveva avuto troppa fortuna, c’era Sergio Bruni, insomma sono sempre stato nella musica. Poi ho vinto un concorso alla radio come maestro programmatore di musica leggera entrando alla RAI per concorso, credo “ultimo nella storia della RAI” (ride divertito) e sono stato il primo disc-jockey nella storia della radio, sono ancora il Presidente dell’Associazione Italiana Disc-jockey. Da lì sono passato alla televisione, ho fatto programmi di grande successo in radio e in televisione. Quando il successo televisivo è stato molto, molto forte, sono stato attratto dal cinema, che mi insidiava, ed ho fatto due film: “Il Papocchio”, che è i stato il primo music-hall a scherzare, non sulla religione, ma Renzo Arbore, con il nostro direttore Giulio Rosi, legge divertito “il Giornale Italiano de España”

[close]

p. 3

17/2008 L’importanza della musica italiana nel mondo? La musica italiana purtroppo viene sottostimata da noi italiani. In realtà è la seconda del mondo, dopo quella americana, perché, se tu ci pensi, si va da Poalo Conte e Gino Paoli e la vecchia generazione, con Fabrizio De Andrè e gli altri, fino a Cristicchi, Daniele Silvestri e tutte le nuove generazioni da Gianna Nannini, Laura Pausini, fino a Vasco Rossi, con un panorama di musica italiana vastissimo e molto vario, ma con un grande handicap: la lingua. Non essendo lo spagnolo e l’inglese ha difficoltà di penetrazione negli altri paesi. Se come Laura Pausini o Eros Ramazzotti non si canta in spagnolo, o in inglese come fa Zucchero, è veramente difficile esportare la musica italiana. Si fa e io lo faccio con fatica, lo fa Paolo Conte con fatica in Francia, ma l’ostacolo della lingua esiste. Le istituzioni dovrebbero aiutarci perché la musica italiana dopo la moda che è il grande grimandello del made in italy, dovrebbe avere la stessa funzione, quella di diffondere la fama del nostro paese, di farlo diventare di nuovo un paese turistico molto più frequentato. Oggi l’Italia non è più al secondo posto per il turismo, la musica dovrebbe fare da promozione, dovrebbe essere il biglietto da visita come ai tempi di Caruso, con “O’ sole mio”, “torna a Surriento” il melodramma, invece le istituzioni non la proteggono. Tutto quello che facciamo lo facciamo a nostro “rischio e pericolo” anche economicamente. C’è un messaggio nuovo che vorresti dare attraverso la musica? Secondo me c’è da riscoprire il gusto e lo stile, perché il grande problema della civiltà moderna è che, in nome del mercato, si vogliono assecondare i gusti del pubblico più di “bocca buona”. Si è abbassato moltissimo il gusto, non parlo di cultura, ma di stile. Hanno successo personaggi che non hanno gusto e stile; ecco, mi piacerebbe cantare una canzone elegante. Con la moda e con la gastronomia, noi ci siamo, siamo il paese del gusto, con il cinema, le arti siamo al primo posto. Purtroppo in nome del mercato si fanno “le peggio cose”. Un cantante oltre che essere un professionista è anche un esibizionista? Si! In un concerto deve esserci anche lo spettacolo, gli artisti che cantano una canzone dopo l’altra senza parlare, senza un contatto con il pubblico non vanno bene. Allora mi compro un disco; ma se compro un biglietto voglio anche avere un piccolo show. Hai mai pensato di scrivere un’opera? No, ma potrebbe essere “su quelli che vogliono scrivere un’opera moderna”. Le opere sono un po’ antiche, raccontano tutte storie di antiche civiltà e culture dei grandi, fare un opera su di uno che vuole scrivere un’opera su una storia moderna potrebbe essere una buona idea, ma non è il mio campo. Potrebbe essere una idea carina non stravolgere un opera vecchia per farla diventare nuova, ma scrivere direttamente un’opera nuova. Quali sono i paesi più appassionati di musica italiana? Ma... guarda un po’ tutti. Adesso mi viene in mente il Messico. Il più strabiliante è stato il concerto sulla Piazza Rossa di Mosca; non pensavamo che le canzoni napoletane suscitassero tanto entusiasmo. Poi la Cina, altro successo enorme. Comunque dappertutto. Per quanto riguarda la Spagna, siamo stati a Sivigli, anche qui abbiamo avuto un grande successo, e poi a Saragozza. Ma mi piacerebbe venirci più spesso, ritengo che se gli spagnoli scoprono la bellezza delle canzoni melodiche napoletane che facciamo noi, se ne innamorano. Poi perché è un paese con il quale abbiamo una sintonia straordinaria. Quando sono in Spagna mi sento galvanizzato, cominciando dalla lingua, le abitudini alimentari, la gentilezza degli abitanti, la stima che hanno per gli artisti italiani, insomma è un paese nel quale mi piacerebbe venire più spesso. Fra musicista, cantante, regista e show-man quale è il ruolo che ti piace di più? Io dico che da grande voglio fare l’artista, il mio ruolo è di showman, lanciare personaggi, far ridere, suonare, insomma esibirmi come uomo spettacolo. Molti dicono di fare show-man ma sono solo presentatori. Per questo sono amato in Italia, ancora trasmettono le mie cose, mi arrivano lettere e gratificazioni continue perché non mi sono mai legato all’attualità, ma ho preferito cose che durano nel tempo. Un’ultima domanda. Un tuo difetto? Che dirti? Forse un po’ di pigrizia, ma non tanta. Dipende se le cose che mi entusiasmano. Contraramente all’ambiente non soffro di invidie o di gelosie. Non ho fame di danaro. Sono le due del pomeriggio, Renzo ha un appuntamento urgente. Mi saluta, mi augura buon anno e...: “Ciao, ti abbraccio, tanti auguri anche a Paola” Pag. 3

[close]

p. 4

Pag. 4 SULLE TAVOLE, PER LE FESTE, CONTINUANO LE NOSTRE TRADIZIONI E’ a tavola ed in famiglia che le tradizioni natalizie resistono meglio, ricordando regione per regione consuetudini senza tempo. Una rassegna culinaria della geniale ed illimitata gastronomia italiana. Abruzzo: Si comincia con le linguine alle vongole in bianco, poi parmigiana di cardi e fritto. Ed ancora l’immancabile capitone allo spiedo o in umido e legumi. A pranzo trionfa il cardone in brodo, chiamato zuppa imperiale: cardi tagliati a pezzettini, polpettine di carne, quadratini di frittata al prezzemolo. Si continua con agnello o tacchino, poi i dolci, mandorle caramellate ed i fichi secchi ripieni di noci. Basilicata: notte di Natale “impegnativa” con almeno 13 pietanze. Un numero che si trova anche in altre tradizioni. E non si fa a meno della pasta rappresentata dai rascatielli, fatti di semola di grano duro senza uova. Tra i piatti natalizi la minestra di cicoria lessata con aglio ed olio oppure i maccheroni. A ruota agnello arrosto o baccalà in umido. Poi le fritture fra le quali campeggiano le “zeppole”. Calabria: alla vigilia non possono mancare le fritture a cominciare dal cavolfiore e dalle zeppole, segue lo stoccafisso in umido oppure le salsicce con contorno di cime di rape ed il “lampasciuni”. Il pranzo di Natale prevede secondo tradizione 13 pietanze basate su alimenti poveri ed essenziali. Si comincia con la pasta al forno, polpettine di carne, salamino calabrese al peperoncino. Seguono poi fritture di pesce, crostacei e gli avanzi del cenone perché, come si dice in queste zone, sono “benvenuti in casa”. Campania: cenone sontuoso per la vigilia, anche quando i bilanci familiari non sono proprio floridi. In tavola arrivano gli spaghetti con le vongole, baccalà e capitone, i fritti, le torte salate. Ed alla fine ci si sbizzarrisce con i dolci a cominciare dagli “struffoli”. A pranzo ancora un menu ricco di sapori: le tagliatelle e la tacchina al forno precedono una parata di fritture regale dai fegatini alle mozzarelle, dalle pizzelle all’uovo ai carciofi. E per rifiatare prima dei dolci ravanelli e finocchi conditi con olio, sale e pepe. Emilia Romagna: anche in questa regione l’osservanza del magro non impedisce la sera di Natale cenoni gustosi a base di tortelli con ripieno di erbette, anguilla marinata e pesce fritto. A pranzo gli insostituibili cappelletti e tortellini rigorosamente in brodo, preceduti da un antipasto di culatello e fiocchetto. Dopo dei sontuosi “lessi” con l’aggiunta del cotechino e, per chi non si nega nulla, la mostarda. E il dolce preferito per concludere è il torrone insieme alla “spongata” di Parma, pasta frolla farcita di frutta secca, miele ed altri aromi. Friuli Venezia Giulia: tradizioni semplici per la notte di Natale con minestre, magari d’orzo e pesce. Poi a pranzo cotechino con crauti e conclusione a Trieste con la “putizza” dolce a base di frutta secca. Lazio: la sera di Natale spazio innanzitutto ai fritti seguiti da una minestra di arzelle o di ceci o, ancora, una pasta al tonno. Poi il capitone e per cambiare gusto un dolce tipico: la nociata o il pangiallo. A pranzo, cappelletti in brodo di cappone e per secondo assieme al cappone anche la gallina ripiena. Liguria: cena “frugale” per una tradizione che prevedeva un rigoroso digiuno e che oggi si ispira ai piatti della corrente gastronomia italiana. La tradizione riemerge con forza nel pranzo di Natale con il piatto principale costituito dai maccheroni ripieni di salciccia, i “natalin”, in brodo di cappone. Poi i lessi, il tacchino arrosto “rinforzato” magari da un ripieno di salciccia, i sanguinacci con contorno di radici. Altra specialità della tradizione le lattughe ripiene con tritati di cervello ed animelle e con l’aggiunta di funghi, mollica, uova e parmigiano. Lombardia: è la regione dove sono più marcate le diversità territoriali nelle usanze gastronomiche. Nel Mantovano si prediligono i tortelli alla zucca, simbolo di “benessere familiare”, ma non si disdegna la polenta con sughi ricchi di salsiccia e carne di maiale. A Milano sulle tavole del pranzo di Natale sono di casa i ravioli in brodo, i lessi, il tacchino arrosto. E, come è ovvio, si conclude con una fetta di panettone. Nel Comasco si fanno apprezzare gnocchetti di fegato e tortelli in brodo. Nel Pavese agnolotti in brodo, risotto, gallina ripiena e mostarda. Mentre nella zona di Varese il pranzo tipico di Natale comincia con agnolotti in brodo di cappone e tacchino ripieno con le castagne. Marche: cenone ricco per tradizione in questa regione con un inizio a base di maccheroni con lo stoccafisso, spesso seguiti dal capitone arrosto. In alternativa una gustosa pasta al tonno. Paste ripiene a pranzo che variano da zona a zona: possono essere i cappelletti al sugo come i cannelloni. Poi tacchino arrosto ma non mancano famiglie pronte a gustare anche la galantina di gallina o di tacchino. E un dolce a base di mascarpone o per chi lare le cipolle ripiene di magro che si gustano nelle zone vicine al Po e che fanno parte di un cenone di almeno sette portate. A pranzo non manca mai un primo di agnolotti ripieni di carne e verdure, poi il cappone lessato con salse. Un cappone che veniva cotto un tempo assieme ad un pugno beneaugurante di fieno raccolto a maggio. Puglia: cena di vigilia ricca con fritti e con portate che rievocano ancora una volta la “magia” del numero 13. D’obbligo gli spaghettini preparati in casa, “vermicidde”, conditi con sugo di pesce, poi il capitone in umido e arrosto. A pranzo i più tradizionalisti non rinunciano alle immancabili orecchiette o allo “sciuscello” una crema di ricotta e brodo di verdure. Il secondo spazia dall’agnello al tacchino, dal capretto allo spiedo al cappone al forno. E di contorno sono sempre presenti le rape lesse. Fra i dolci spiccano le cartellate, pasta fritta tuffata nel miele e condita con zucchero, cannella, cioccolata tritata grossa, pinoli. Sardegna: cenone sicuramente abbondante e a base di pesce. Si comincia di solito con la burrida (palombo bollito e marinato) si continua con i “chjusoni” (gnocchi), si tocca il culmine con l’anguilla ed altre specialità di pesce alla brace. A pranzo l’atmosfera si “scalda” con gli assaggi (frattaglie di agnello arrosto o in agrodolce, funghi sott’olio) poi un fumante brodo di carne vaccina con pecorino fresco acido. Grande varietà dei primi dagli gnocchi ai “malloreddus” (ravioli), ai “fiuritti” (le tagliatelle). Fra i secondi campeggia il tipico “purceddu” con il vino nuovo. E tanti dolci fatti in casa. Sicilia: la sera di Natale sulle tavole siciliane compare spesso la pasta con le acciughe accompagnata poi da anguille e baccalà. A pranzo non è raro che faccia la sua comparsa anche un sontuoso timballo di riso che richiama antiche reminiscenze arabe. Durante le feste c’è l’usanza di tenere in casa un cesto di vimini con i dolci da offrire: “pasta reale”, cannoli, ciambelle di sesamo, pignolata messinese, torrone. Toscana: una volta la cena di Natale prevedeva il rigore del magro testimoniato da una mi- ITALIA - ITALIA - ITALIA - ITALIA 17/2008 si rifà alle più antiche tradizioni il “festingo” a base di fichi secchi, mandorle, noci e uva passa. Molise: la vigilia è “sostanziosa” con calzoni ripieni di uova e scamorze, maccheroni in salsa di acciughe, capitone arrosto, cavolfiori fritti e fichi secchi. Il pranzo non è da meno: nella zona di Campobasso il piatto forte sono i vermicelli alla mollica seguiti dalla scarola ripiena. In altri centri si gustano tagliolini in brodo di tacchino, lessi con salsa piccante e, per finire, i caragnoli e le ceppelliate rispettivamente a base di miele e marmellata di amarene. Il ricordo dell’epoca romana e sannita si perpetua con i mostaccioli immersi in cioccolato fondente sciolto a bagnomaria. Piemonte: fra le tradizioni della vigilia, non molto sontuose, c’è quella del cuneese dove si usa mangiare un gallo appositamente allevato proprio per il Natale. Altro piatto da segna- nestra di ceci e baccalà accompagnata talvolta da castagne secche cotte in acqua leggermente salata. Il pranzo si arricchiva di piatti gustosi come i cappelletti in brodo o altra pasta ripiena, cappone e tacchino arrosto Trentino Alto Adige: anche in questa regione la notte di Natale vede primeggiare le minestre tipiche di queste zone (orzo, fagioli, patate, pasta e riso) seguite dal formaggio fritto. Per il pranzo di Natale vengono preparati i canederli, la polenta con la cacciagione e i funghi, gli arrosti, i crauti e per chi ha la costanza di arrivare fino in fondo il premio è costituito dallo strudel di mele. Umbria: vigilia con minestre a base di legumi o spaghetti con le alici, aglio, prezzemolo e pepe. O, ancora, tagliatelle senza uovo condite con baccalà cotto alla brace. Poi ancora pesce come l’anguilla o il baccalà in umido. A pranzo cappelletti di carne in brodo, cappone lesso e gobbi. Nello Spoletino non mancano gli strangozzi al tartufo, le costolette e i fegatelli di maiale. Sempre a Spoleto la memoria del periodo longobardo è affidata ad un dolce: l’attorta, i cui ingredienti sono comuni allo strudel. Valle d’Aosta: cenone con brodo caldo, la “motzetta” che è carne tenuta sotto sale con aromi, e “carbonade” un ragù preparato con carne bovina salata, addolcita durante al cottura da cipolla e vino rosso. A pranzo sempre brodo cui fa seguito il “porchon” (grosse patate ripiene di cavoli, carote, pere bagnate con del Martini secco e cucinate nel lardo). E come dessert il pandolce. Veneto: attorno al caminetto la notte di Natale si gustano i bigoli in salsa che aprono un cenone ricco di pietanze e che si conclude con la tipica “sbrisolona” (una crostata di mandorle) oppure la pinza, dolce con frutta secca, grappa e mele fresche. Oltre ai bigoli si possono trovare anche gli “stropei” che sono gnocchi di patate fritti. Ed in Cadore si ricorda una antica tradizione, quella del “Pan de la Makaneta”. Ad ogni capofamiglia veniva consegnata una forma di pane di circa un chilo. Accompagnata da una fetta di ricotta. L’usanza risaliva al 1488 quando una certa “domina Maria Machagneti” di Calalo redasse un testamento nel quale si raccomandava di celebrare ogni anno quattro messe a suo suffragio, offrendo poi un pasto a tutti i concittadini. Tradizione che durò fino al 1907.

[close]

p. 5

17/2008 Pag. 5 ITALIA - ITALIA - ITALIA - ITALIA A MEZZANOTTE, LA VERA STORIA DEL PANETTONE COTECHINO E LENTICCHIE! Per festeggiare degnamente il nuovo anno, sulle tavole italiane non mancano mai lo zampone o il cotechino con le lenticchie. In genere questo piatto viene servito a fine cena, addirittura dopo il dolce, allo scoccare della mezzanotte, come augurio di fortuna e denaro per l’anno nuovo. La storia dello zampone è legata a due personaggi di grande fama: Giovanni Pico della Mirandola e Papa Giulio II. Secondo la tradizione, nell’anno 1511 le truppe del Pontefice guerriero stavano assediando la cittadina di Mirandola, fedelissima alleata dei Francesi. Si racconta che i Mirandolesi, in vista della presa della città, pur di non lasciare al nemico i maiali, loro fonte di sostentamento maggiore, li uccisero tutti. Ma cosa farne di tutta quella carne? Il lampo di genio venne ad uno dei cuochi del grande Pico, che propose di utilizzare la pelle delle zampe anteriori dei maiali per conservare al meglio la carne e cucinarla al momento opportuno. Anche la conser- vazione non risultò particolarmente complicata, visto che il cuoco la tritò e la miscelò con una grande varietà di spezie. Era nato lo zampone! Ma la creatività dei cuochi e dei macellai non si fermò qui, infatti, dopo poco tempo, fu creata una nuova delizia, questa volta insaccata nelle budella del maiale: il cotechino! Col passare del tempo, allo zampone ed al cotechino, vennero abbinate le lenticchie. Pare infatti, che l’usanza di mangiare le lenticchie, derivi da un antico rito pagano secondo il quale consumare questo legume l’ultimo giorno dell’anno, portava fortuna e soprattutto molti soldi. A questo proposito, sempre secondo alcune fonti storiche, anticamente era tradizione, all’ultimo dell’anno, regalarsi dei portamonete colmi di lenticchie con l’augurio che si potessero trasformare in monete d’oro. Sarebbe stata infatti la somiglianza delle lenticchie con le monete, a suggerire questa abitudine che si è protratta fino a noi. Al giorno d’oggi forse si regalano pochi portamonete, ma la tradizione di mangiare le lenticchie insieme al cotechino è rimasta come buon auspicio per l’anno nuovo. Anche perché, soldi a parte, si tratta di una pietanza veramente squisita ed unica nel suo genere. L’origine del panettone è lombarda, anzi milanese. Sembra che esistesse già nel 1200, come un primo pane arricchito di lievito, miele, uva secca e zucca. Comunque ci sono varie leggende legate all’alchimia del panettone. Una prima ambientata a fine 1400, narra di Ughetto figlio del condottiero Giacometto degli Atellani, che si innamorò della bella e giovane Adalgisa. Per star vicino alla sua amata s’improvvisò pasticcere come il padre di lei, che si chiamava Toni, creando un pane ricco, aggiungendo alla farina e al lievito, burro, uova, zucchero, cedro e aranci canditi. Erano i tempi di Ludovico il Moro, e la moglie duchessa Beatrice vista questa grande passione del giovane, aiutata dai padri Domenicani e da Leonardo da Vinci, si impegnò a convincere Giacometto degli Atellani a far sposare il figlio con la popolana. Il dolce frutto di tale amore divenne un successo senza precedenti, e la gente venne da ogni contrada per comprare e gustare il “Pan del Ton”, poi dive- nuto Panettòn. Una seconda leggenda vuole che per la vigilia di Natale, alla corte del duca Ludovico, era stata predisposta la preparazione di un dolce particolare. Purtroppo durante la cottura questo pane a cupola contenente acini d’uva si bruciò, gettando il cuoco nella disperazione. Fra imprecazioni e urla, si levò la voce di uno sguattero, che si chiamava Toni, il quale consigliò di servire lo stesso il dolce, giustificandolo come una specialità con la crosta. Quando la ricetta inconsueta venne presentata agli invitati fu accolta da fragorosi applausi, e dopo l’assaggio un coro di lodi si levò da tutta la tavolata; era nato il “pan del Toni”, poi trasformato in Panettone. Uno degli artefici del panettone moderno è stato Paolo Biffi, che curò un enorme dolce per Pio IX al quale lo spedì con una carrozza speciale nel 1847. Molti personaggi storici sono stati appassionati del pan del ton : dal Manzoni al principe austriaco Metternich; quest’ultimo parlando delle “cinque giornate” disse dei milanesi: “Sono buoni come i panettoni”. La nascita e lo sviluppo della forma e della confezione attuale del panettone risalgono alla prima metà del 1900, quando Angelo Motta propose il cupolone e il “pirottino” di carta da forno, quasi a celebrare la crescita e l’importanza del preparato. Da allora il famoso dolce natalizio ha subìto altre trasformazioni nell’estetica arricchendosi di ingredienti sempre più fantasioni, dal liquore al cioccolato. Ma il vecchio panettone rimane sempre il preferito. LA RICETTA DEL PANETTONE Ingredienti: 500 g di farina, 4 uova + 2 tuorli, 20 g di lievito di birra, 150 g di zucchero, 100 g di mandorle, 150 di burro, 100 g di scorza d’arancia candita, 1 bicchiere di latte, 50 g di zucchero in pezzi, 25 g di lievito di birra, sale. Preparazione: Scottate le mandorle in acqua bollente e pelatele. Con la metà della farina ed il lievito sciolto in un pò di latte tiepido fate un impasto da mettere a lievitare, coperto da un tovagliolo. Quando sarà aumentata del doppio unite le uova, un tuorlo, la farina rimasta, lo zucchero, il burro, un pizzico di sale, l’arancia a pezzi ed il latte. Mettete ancora a lievitare sopra una placca imburrata, dando alla pasta la forma desiderata (utile un anello di carta da forno intorno). Pennellate la superficie con il tuorlo rimasto e cospargete di mandorle e di zucchero in pezzi. Ponete a lievitare in un luogo tiepido. Quando l’impasto sarà aumentato del doppio, infornatelo e cuocetelo per circa 1 ora a calore prima vivo, poi moderato. NON DIMENTICHIAMO IL PANDORO LA STORIA DEL TORRONE Il Pandoro è una golosità tipica veronese, delicata, soffice, “cresciuta”, che con il tempo ha conquistato un posto d’onore sulle tavole natalizie italiane. La sua storia è ricca di aneddoti e leggende. L’attuale versione del pandoro risale all’ottocento, come evoluzione del “nadalin”, il duecentesco dolce della città di Verona. Il suo nome e alcune delle sue peculiarità risalirebbero invece ai tempi della Repubblica Veneziana - prospera nel Rinascimento fino all’esibizionismo, grazie al commercio marittimo con l’oriente - dove sembra fra l’offerta di cibi ricoperti con sottili foglie d’oro zecchino, ci fosse anche un dolce a forma conica chiamato “pan de oro”. Un’altra storia assegna la maternità del pandoro alla famosa brioche francese, che per secoli ha rappresentato il dessert della corte dei Dogi. In ogni caso c’è una data che sanziona ufficialmente la nascita del pandoro ed è il 14 ottobre 1884, giorno in cui Domenico Melegatti depositò all’ufficio brevetti un dolce dall’impasto morbido e dal caratteristico stampo di cottura con forma di stella troncoconica a otto punte, opera dell’artista Dall’Oca Bianca, pittore impressionista. Da allora il Pandoro è stato “adottato” da molte aziende come prodotto di punta natalizio, condividendo con il Panettone il protagonismo gastronomico sulle mense di tutto il mondo. La consistenza del Pandoro è soffice e leggera, come la pasta brioche, da cui probabilmente deriva. Proprio per questo la tecnica di lavorazione consta di tre fasi di impasto alternate a pause di lievitazione. Perciò armatevi di pazienza se volete preparalo con le vostre mani. Ingredienti:  610 g di farina, 250 g di burro, 175 g di zucchero, 30 g di lievito di birra, 8 uova, 1 limone, 1 dl di panna fresca, un pizzico di vanillina, 50 g di zucchero a velo. Preparazione: Setacciate 75 g di farina in una terrina, unite 10 g di zucchero, il lievito precedentemente sbriciolato, ed un tuorlo. Impastate bene il tutto, aggiungendo due cucchiai di acqua tiepida. Coprite l’impasto con un telo di cotone e lasciatelo lievitare per un paio di ore. Unite 160 g di farina setacciata, 25 g di burro ammorbidito, 90 g di zucchero, 3 tuorli ed impastate. Lasciate lievitare l’impasto per sue ore. Unite il resto della farina, 40 g di burro, 75 g di zucchero, 1 uovo intero e 3 tuorli. Impastate a lungo e fate lievitare per la terza volta, sempre coperto ed in luogo tiepido, per 2 ore. Lavorate l’impasto ed incorporatevi il resto del burro ammorbidito, la panna, la buccia grattugiata del limone e la vanillina. Impastate fino ad ottenere un composto morbido. Ricavate dalla pasta due palle e disponetele in 2 stampi precedentemente imburrati e fate lievitare in un luogo tiepido finché la pasta arriverà al bordo degli stampi. Fate cuocere per 40 minuti in forno preriscaldato a 190°. Abbassate il calore a 160° a metà cottura. Fate raffreddare e spolverizzate con lo zucchero a velo. Nel De re culinaria , Apicio parla di un dolce, che potrebbe essere l'antesignano del torrone moderno, preparato con miele, mandorle ed il bianco d'uovo. Per alcuni il nome “torrone” deriverebbe da “torrere” che vuol dire “torrefare” oppure “tostare”, in riferimento alle mandorle utilizzate. Secondo altri, il torrone potrebbe avere origini arabe. Infatti nella cucina orientale si cita un impasto a base di mandorle, miele e zucchero, con aromi di spezie, importato in Italia dai Veneziani, che avevano intensi scambi commerciali con i paesi del Mediterraneo orientale. Questa dolce composizione acquistò fama e successo dal Medioevo in poi per la ricorrenza del Natale e per tutte le feste importanti. Al matrimonio di Francesco Sforza con Bianca Maria Visconti, avvenuto a Cremona nel 1441, si servì un dolce di mandorle, miele, bianco d’uovo che nella forma riproduceva la torre cittadina, detta Torrione, da cui il nome “torrone. La fantasia ha saputo creare infinite varietà di torroni: compatti, morbidi, grandi, ridotti in piccoli bombons e con la cioccolata. Oltre il cremonese, sono rinomati i torroni piemontesi di Alba, di Mombercelli, di Novi Ligure; non da meno sono i senesi, i beneventani, gli abruzzesi e i calabresi. Particolarmente raffinati vengono considerati i torroni siciliani.

[close]

p. 6

Pag. 6 DAL LOTTO ALLA TOMBOLA NAPOLETANA ITALIA - ITALIA - ITALIA - ITALIA 17/2008 Le origini della Tombola e dell’interpretazione dei sogni per fare le puntate al Lotto si perdono nella notte dei tempi. Basti pensare che la divinazione effettuata tramite i numeri era già nota agli inizi del I° millennio avanti Cristo ed anche il re Salomone vi si affidava con fiducia, mentre sul primo tentativo scientifico di interpretare i sogni, si fa il nome di Armidoro di Daldi, vissuto in Grecia nel II secolo dopo Cristo. La cabala - dall’ebraico qabbàlàh che significa ricezione e tradizione - è un sistema filosofico e semi-teologico di interpretazione mistica della Bibbia e dei testi sacri cristiani che i rabbini del medioevo asserivano fosse stato rivelato direttamente da Dio a Adamo, Abramo e Mosè. Secondo la cabala, nella Bibbia Chi era San Silvestro? non vi è parola, lettera o segno qualsiasi che non abbia qualche significato misterioso, e il mondo stesso non sarebbe che un insieme di simboli. Inoltre si pensava che le forze extra umane comunicassero mediante i sogni e mediante segni esterni. Pertanto qualsiasi avvenimento insolito - come una caduta, un temporale estivo, un incidente veniva considerato un segno del destino e subito tradotto in numeri per essere giocato. Ma passiamo alla Tombola. Era l’anno 1734 e il re di Napoli Carlo III di Borbone voleva ufficializzare nel suo Regno il gioco del Lotto che, se mantenuto clandestino, avrebbe sottratto entrate alle casse dello Stato. A ciò si opponeva il frate domenicano Gregorio Maria Rocco, che sosteneva che non era giusto introdurre un così ingannevole ed amorale diletto. Alla fine, però, Carlo III riuscì a spuntarla, a patto che durante le festività del Natale il gioco sarebbe stato sospeso per non distrarre il popolo dalle preghiere. Ma il popolo subito pensò di organizzarsi: i novanta numeri del lotto furono messi in un cestino e per divertirsi in attesa della mezzanotte ciascuno provvide a disegnare numeri sulle cartelle. Così la fantasia popolare riuscì a trasformare un gioco pubblico in un gioco familiare. Ad ognuno dei novanta numeri della tombola fu attribuito un simbolo; simboli quasi tutti allusivi, alcuni anche piuttosto scurrili. Si può, dunque, affermare che la tombola è figlia del lotto e della geniale fantasia del popolo napoletano. La Befana, termine derivato da Epifania, ossia apparizione, è una tipica figura del folclore italiano. Secondo la tradizione la Befana fa visita ai bambini la notte tra il 5 e il 6 gennaio per riempire le calze lasciate appese: se sono stati buoni con caramelle e cioccolatini, altrimenti con il carbone. Viene descritta come una vecchia, che vola su una scopa. La festa deriverebbe da antichi elementi folclorici pre-cristiani, adattati dalla tradizione cristiana, da connettere alle usanze agrarie pagane di inizio dell’anno. L’aspetto da vecchia simboleggia l’anno trascorso, ormai pronto per essere bruciato per “rinascere” come anno nuovo. La leggenda vuole che una sera di un inverno freddissimo, bussarono alla porticina della casa della Befana tre personaggi: erano i Re Magi che, da molto lontano, si erano messi in cammino per rendere omaggio al bambino Gesù. Essendo poco pratici della zona, le chiesero dov’era la strada per Betlemme e la vecchietta E L’EPIFANIA TUTTE LE FESTE PORTA VIA indicò loro il cammino ma, nonostante le loro insistenze, preferì non accompagnarli affermando che aveva troppe faccende da sbrigare. Quando i Re Magi se ne furono andati sentì che aveva sbagliato a rifiutare il loro invito e decise di raggiungerli, ma non riuscì a trovarli. Bussò ad ogni porta lasciando un dono ad ogni bambino sperando che uno di loro fosse Gesù. Da allora la Befana continua a svolazzare riempiendo di doni le calze appese dai bambini nei loro caminetti. GIOVANNI PASCOLI E LA SUA BEFANA Il personaggio della Befana ha stimolato la fantasia di molti autori, fra i quali Giovanni Pascoli, che le ha dedicato questa poesia che - come in ogni vera arte poetica - è leggibile a diversi livelli, da quello apparente di una semplice composizione per l’infanzia a quello della meditazione profonda sul nostro vivere. Attraverso la figura tradizionale della befana, il poeta volge il suo sguardo alle diverse realtà sociali di una comunità umana, con le sue sperequazioni, i suoi drammi nascosti, ma anche le ricchezze grandi di umanità e calore umano che si celano dietro apparenze esteriori di povertà e nobilitata perché sostenuta dalla fede e dalla speranza. Viene viene la Befana, / vien dai monti a notte fonda. / Come è stanca! la circonda / neve, gelo e tramontana. / Viene viene la Befana. / Ha le mani al petto in croce, / e la neve è il suo mantello, / ed il gelo il suo pannello, / ed è il vento la sua voce. / Ha le mani al petto in croce. / E si accosta piano piano / alla villa, al casolare, / a guardare, ad ascoltare, / or più presso or più lontano. / Piano piano, piano piano. / Che c’è dentro questa villa? / Uno stropiccìo leggero. / Tutto è cheto, tutto è nero. / Un lumino passa e brilla. / Che c’è dentro questa villa? / Guarda e guarda… tre lettini / con tre bimbi a nanna, buoni. / Guarda e guarda… ai capitoni / c’è tre calze lunghe e fini. / Oh! tre calze e tre lettini… / Il lumino brilla e scende, / e ne scricchiolan le scale: / il lumino brilla e sale, / e ne palpitan le tende. / Chi mai sale? Chi mai scende? / Coi suoi doni mamma è scesa, / sale con il suo sorriso. / Il lumino le arde in viso / come lampada di chiesa. / Coi suoi doni mamma è scesa. / La Befana alla finestra / sente e vede, e si allontana. / Passa con la tramontana, / passa per la via maestra: / trema ogni uscio, ogni finestra. / E che c’è nel casolare? / Un sospiro lungo e fioco. / Qualche lucciola di fuoco / brilla ancor nel focolare. / Ma che c’è nel casolare? / Guarda e guarda… tre strapunti / con tre bimbi a nanna, buoni. / Tra le cenere e i carboni / c’è tre zoccoli consunti. / Oh! tre scarpe e tre strapunti… / E la mamma veglia e fila / sospirando e singhiozzando, / e rimira a quando a quando / oh! quei tre zoccoli in fila… / Veglia e piange, piange e fila. / La Befana vede e sente; / fugge al monte, ch’è l’aurora. / Quella mamma piange ancora / su quei bimbi senza niente. / La Befana vede e sente. / La Befana sta sul monte. / Ciò che vede è ciò che vide: / c’è chi piange e c’è chi ride: / essa ha nuvoli alla fronte, / mentre sta sul bianco monte. San Silvestro è il Santo patrono della notte di Capodanno. A Poggio Catino, un piccolo paese arroccato sui monti Sabini, in provincia di Rieti, ha origine la leggenda che narra il più noto dei miracoli di questo santo, il quale, nell’anno 314, avrebbe liberato il paese da un drago. Il mostro viveva in una caverna, alla quale si accedeva percorrendo 365 scalini, tanti quanti sono i giorni dell’anno. L’animale rappresentava il paganesimo e i gradini l’anno romano, che San Silvestro consacrò a Dio. San Silvestro visse in anni decisivi per il futuro dell’impero romano e per le sorti della stessa cristianità. L’imperatore Costantino, dopo aver sconfitto Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio e il rivale Licinio a Scutari, entrambi grandi persecutori dei cristiani, proclamò sotto il simbolo della Croce la sua sovranità sugli interi domini romani da Oriente ad Occidente. Secondo la leggenda era stato lo stesso papa Silvestro a convertire al Cristianesimo l’imperatore, dopo averlo con un miracolo guarito dalla lebbra. Costantino in segno di gratitudine fece al papa la “Donazione di Sutri’’ con la quale conferiva al Vescovo di Roma il dominio della capitale ed il primato su tutte le chiese del mondo, dando così origine al potere temporale della Chiesa ed al cambiamento epocale col passaggio dalla Roma pagana alla Roma cristiana. Secondo le antiche leggende, Silvestro ebbe strette relazioni con il primo imperatore cristiano, ma ciò che riportano è spesso in contrasto con gli avvenimenti storici, tuttavia la leggendaria relazione di Silvestro con Costantino fu importante nel Medioevo per dimostrare le basi storiche del potere temporale della Chiesa.

[close]

p. 7

17/2008 IL CENTRO TELEVISIVO VATICANO COMPIE 25 ANNI sione in diretta nella storia della televisione: ben 180 ore ininterrotte. Il CTV riprende quotidianamente le attività pubbliche del Santo Padre e le principali manifestazioni che si svolgono nella Sede Apostolica e fornisce le immagini alle agenzie e alle televisioni di tutto il mondo. Durante i viaggi del Papa, le immagini riprese dai propri operatori, sono distribuite attraverso strutture di duplicazione presenti nei centri stampa. Oltre ai numerosi documentari prodotti, il news-magazine settimanale di informazione vaticana ITALIA - ITALIA - ITALIA - ITALIA Pag. 7 “Octava Dies” viene trasmesso dalle reti cattoliche italiane e dai network cattolici dei cinque continenti. Una videoteca contenente circa ventimila cassette, per un totale di oltre ottomila ore di registrazioni riguardanti i pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, è conservata in ambiente a controllo costante di umidità e temperatura. Ad essa attingono emittenti televisive e produttori provenienti da ogni angolo del pianeta. Mario Farneti Benedetto XVI con i dirigenti e i dipendenti del CTV, accompagnati dai familiari, durante l’udienza del 18 dicembre 2008, nella Sala del Concistoro in Vaticano. A fianco del Papa, il Cardinale John P. Foley. In occasione del 25° anniversario della fondazione, il Santo padre Benedetto XVI ha ricevuto i dipendenti, i collaboratori e i consiglieri d’amministrazione del CTV - Centro Televisivo Vaticano, istituito nel 1983 per volontà di Giovanni Paolo II. L’udienza, cui hanno partecipato anche i familiari, si è tenuta lo scorso 18 dicembre, presso la Sala del Concistoro, all’interno del palazzo Apostolico. Dopo aver ricordato la recente scomparsa dal Presidente del Consiglio di Amministrazione Emilio Rossi, già direttore del TG1 Rai, il Papa ha avuto parole di plauso per l’importante ruolo nel campo delle comunicazioni sociali svolto dal CTV a favore della Chiesa Cattolica. Il Santo Padre, nel rispondere all’indirizzo di saluto del Direttore Generale, Padre Federico Lombardi, ha posto l’accento sulla funzione dal mezzo televisivo per favorire “un’adeguata e tempestiva informazione sulla vita e sull’insegnamento della Chiesa nel mondo di oggi, a servizio della dignità della persona umana, della giustizia, del dialogo e della pace”. Ha poi rivolto parole di incoraggiamento a “cercare le vie per diffondere, in forme nuove, voci e immagini di speranza attraverso la rete telematica che avvolge il nostro pianeta con maglie sempre più fitte.” Il CTV, che conta circa trenta dipendenti, tra operatori di ripresa, giornalisti, collaboratori e personale amministrativo, riprende in modo integrale più di 230 eventi ogni anno (Angelus, Udienze Generali, altre manifestazioni o celebrazioni) ai quali vanno aggiunte le trasmissioni in occasione dei viaggi del Santo Padre in Italia e nel mondo. Le dirette sono ritrasmesse dalle reti televisive cattoliche di tutti i continenti. In occasione della morte di Giovanni Paolo II e dell’elezione di Benedetto XVI, le telecamere del Centro Televisivo Vaticano hanno messo in onda la più lunga trasmis- Una saletta di regia durante la diretta per i funerali di Giovanni Paolo II e l'elezione di Benedetto XVI. In primo piano, un lettino per un breve turno di riposo La Master Control Room, regia digitale del CTV SIAMO ARRIVATI A 158.000 ITALIANI RESIDENTI IN SPAGNA Siamo arrivati a 158.000! Gli italiani in Spagna sono sensibilmente aumentati e continuano ad aumentare. Sono soprattutto imprenditori della ristorazione, costruttori, importatori di prodotti italiani e professionisti. Ad essi vanno aggiunti tutti quelli che non hanno ancora registrato la loro residenza, ma che di fatto vivono stabilmente in Spagna. Il numero, pertanto, potrebbe perfino raddoppiarsi. Gli italiani che sono venuti e che vengono, investono in termini di risorse economiche o capacità tecniche e professionali. “La Spagna – come ha recentemente ricordato il nostro Ambasciatore a Madrid, Pasquale Terracciano, in una intervista al nostro giornale – per noi italiani non è, e non è mai stata, una destinazione migratoria in senso letterale”. E specialmente oggi, in un clima di globalizzazione comuntaria e mondiale, si tratta di uno scambio fra i due Paesi, che avviene nell’ambito dei settori produttivi e lavorativi di reciproco interesse. Ne sono prova l’Istituto Commercio Estero di Madrid e le Camere di Commercio Italiane in Spagna di Madrid e Barcellona, cui fanno capo centinaia di aziende. Ogni giorno, l’Associazione Italiani in Spagna ed anche la nostra redazione, ricevono messaggi e telefonate di italiani, che chiedono informazioni sulla possibilità di venire in Spagna per avviare delle attività indipendenti. La nostra Comunità, che è inserita a tutti i livelli, che si integra con matrimoni misti, che vota per eleggere i sindaci, è molto importante per i comuni spagnoli, tanto che tutti i Municipi della Costa del Sol, dove risiedono 12 mila italiani, hanno istituito un Assessorato dedicato a loro in quanto stranieri, per aiutarli a risolvere i loro problemi. Ogni Comune organizza ogni anno una festa per gli stranieri. Il Comune di Torremolinos, ha addirittura eretto un “Monumento al Turista”. Anche noi, con l’Associazione Italiani in Spagna, participiamo alle loro manifestazioni per una sempre più profonda integrazione. Nel 2008, l’Associazione Italiani in Spagna, ha organizzato assieme al Comune di Marbella la prima “Festa del 2 Giugno”. La manifestazione si è svolta in piazza, con il coinvolgimento di tutti i suoi abitanti, spagnoli e di tutte le altre 142 etnie presenti a Marbella. Ultimamente l’Associazione Italiani in Spagna, ha partecipato al Bazar Solidario, svoltosi a favore della Caritas presso il Palazzo dei Congressi di Marbella. L’Associazione ha esteso lo scopo benefico anche alla SIB, Società Italiana di Beneficienza, con sede presso il Consolato Generale d’Italia di Madrid. Per tutti questi motivi e perché amiamo la nostra Italia, sono nati il primo “Giornale Italiano de España” e la prima “Radio web Italiana di Spagna”. Ed è con questi mezzi che continueremo ad informare gli italiani in Spagna. UN MESSAGGIO DAL VATICANO A seguito della pubblicazione dell'immagine del Santo Padre sulla copertina del numero 16 de "Il Giornale Italiano de Espana", Padre Federico Lombardi, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, di Radio Vaticana e Direttore del Centro Televisivo Vaticano, ha inviato al nostro direttore il seguente messaggio: Grazie mille. Tutto quello che serve a far capire che il Papa cerca il bene della gente è positivo, soprattutto in un Paese dove le tensioni tendono ad accentuarsi. Buone Feste e auguri! Federico Lombardi

[close]

p. 8

DISTRIBUTORE UFFICIALE IN SPAGNA DI Acqua NATURIZZATA®. Cosa vuol dire? In pratica avere sempre a disposizione acqua incolore, inodore e insapore, ovvero senza impurità e batteriologicamente sicura. Ecco la tecnica brevettata da Sidea: la normale acqua proveniente dalla rete idrica entra nel NATURIZZATORE® e passa attraverso dei filtri a struttura composita dove subisce il primo trattamento in cui vengono eliminati sapori indesiderati, le impurità presenti nelle tubature e le sostanze chimiche che possono essere presenti. Da qui, l’acqua passa attraverso un sistema di disinfezione che abbatte definitivamente la carica batterica dell’acqua. Il sistema è un brevetto www.sideaitalia.com, denominato NANODISINFETTORE®. Questo brevetto rappresenta quanto di più avanzato esistente oggi sul mercato mondiale in grado di assicurare risultati ritenuti fino a ieri impossibili. Negli impianti di spillatura acqua della serie NATURIZZATORI®, l’acqua dopo essere passata attraverso il sistema di disinfezione si divide in tre diversi percorsi ed esce pronta per essere servita sul tavolo in eleganti bottiglie come: · NATURIZZATA a temperatura ambiente · NATURIZZATA fredda · NATURIZZATA fredda gassata L’acqua NATURIZZATA® ha quindi caratteristiche tali, per gusto e sicurezza batteriologica, da non poter essere paragonata a nessuna altra acqua ottenuta con apparecchiature diverse. IL SISTEMA SIDEA E' L' UNICO CHE POSSIEDE I CERTIFICATI: ISO 9001, ISO 14001, E IL CERTIFICATO EMAS BEVIACQUA - Polg. Ind. La Marina Nave n. 24 - C/ Catral - Finestrat (Alicante) - 966812571 BEVIACQUA CENTRO - delegazione di Madrid - Paseo Vergara, 9 - 28850 Torrelodones - 918590553 - 609268274 BRUMARI S.L. - delegazione di Malaga - C/ Remedios Tomas - bloque 2 - 3° D - Portal 11 - 29200 Antequera - 669636933

[close]

p. 9

17/2008 Pag. 9 Mijas - Mijas Il Partito Popolare di Mijas - nella persona del consigliere Ignacio Souviron – ha espresso il proprio disappunto per la pessima gestione dei governi municipali socialisti, che conclude l’esercizio 2008 eliminando due importanti infrastrutture che dovevano essere già in funzione: il Centro Ospedaliero di Alta Risoluzione, CHARE e l’impianto di desalinizzazione, che non hanno mai avuto a disposizione il terreno necessario per poter essere realizzati. Fuengirola - Fuengirola FUENGIROLA PIÙ VIVIBILE E SICURA Malaga - Malaga - Malaga JAVIER ARENAS CRITICA I TAGLI SOCIALI IN ANDALUSIA Il presidente del Partito Popolare andaluso, Javier Arenas, ha annunciato che solleciterà un dibattito generale nel Parlamento andaluso sui tagli sociali, specialmente in materia educativa, che si stanno verificando nella Comunità. Javier Arenas ha spiegato che la Giunta dell'Andalusia realizza questi tagli in vari modi, come il congelamento dell’avvio del Piano dell'Alzheimer; l’eliminazione del Plan Más autónomo; il blocco agli investimenti nella sanità; il rifiuto di finanziare adeguatamente la Ley de Dependencia e il fatto che più di 500.000 disoccupati restino fuori delle Politiche Attive dell’ Impiego. A questi si aggiunge il congelamento dei piani educativi in Andalusia, con riferimento all'introduzione di scuole bilingue e centri Tic (Tecnologie Informazione e Comunicazione). Javier Arenas ha definito grave questa situazione, perché sta condannando molti giovani che nel futuro sono inevitabilemnte condannati alla disoccupazione. “Se non c'è qualità nell'educazione pubblica - ha sentenziato Javier Arenas - non c'è neanche libertà". GARANTIRE IL SERVIZIO POSTALE La deputata Popolare di Málaga, Celia Villalobos, assieme ai colleghi Juan Manuel Bruno Bonilla, Begoña Chacón Gutiérrez, Federico Souvirón García, e Ángel aGonzález Muñoz, ha presentato una serie di domande al Congresso dei Deputati, in relazione ai problemi endemici del servizio di ripartizione Poste di Mijas, sollecitando al Ministero del Fomento a presentare effettive e definitive soluzioni. Attualmente il disservizio del recapito postale sta causando una gran quantità di danni agli abitanti, soprattutto nelle urbanizzazioni. È urgente e non più rinviabille un ufficio postale in grado di soddisfare le necessità di oltre sessantamila abitanti. La sindachessa di Fuengirola, Esperanza Oña, accompagnata dall’assessore alla Sicurezza, Rodrigo Romero e dal Capo di Polizia Locale, Joaquín Rueda, ha presentato il progetto di un Centro di Vigilanza e Controllo di Traffico della Polizia Locale. Un’iniziativa che ha come obbiettivo il miglioramento della convivenza e della sicurezza in fatto di circolazione stradale. I principali dispositivi del centro di vigilanza e controllo di traffico saranno le telecamere, i semafori regolabili a distanza ed i pannelli informativi. Si aspetta il finanziamento del Ministero di Fomento, chiesto dal mese di settembre. Inoltre Fuengirola amplia l’edificio della Polizia Locale. I lavori costeranno 1.277.696 euro e saranno eseguiti in 10 mesi e mezzo. L’iniziativa si aggiunge alle molte altre messe in atto dalla Giunta Comunale, fra cui il Centro per il Coordinamento Operativo con il Cuerpo Nacional de Policia. CONTINUA A CRESCERE LA GRANDE DISOCCUPAZIONE IN ANDALUSIA Il Partito Popolare andaluso ha definito uno “spettacolo” il fatto che il PSOE andaluso “insulti” tutti i giorni il presidente del PP andaluso, Javier Arenas, mentre la disoccupazione nella regione cresce ed ammonta ormai a 240.000 persone. La dichiarazione fa seguito a quanto affermato ad Europa Press dal vicesegretario generale del PSOE andaluso, Luis Pizarro, il quale sostiene che il leader popolare si situa nella “estrema destra.” Come ha spiegato il segretario generale popolare andaluso, Antonio Sanz (nella foto), questi insulti rivelano che il governo di Manuel Chaves si trova sull’orlo di un attacco di nervi per non perdere la poltrona della Giunta dell’Andalusia. Questo perchè, tanto il PP andaluso come Arenas, rappresentano un progetto nuovo ed alternativo per la regione. Sanz ha ricordato che Arenas è stato il miglior ministro di Lavoro della Spagna, mentre Chaves è stato ed è “il ministro della disoccupazione”. A FUENGIROLA I RE MAGI IN ELICOTTERO Quest’anno a Fuengirola i Re Magi arriveranno in elicottero, atterrando nel campo di calcio del Complesso Polisportivo Elola, dove saranno ricevuti dalla Giunta Municipale e da tutti i bambini che lo desiderino. Quindi si trasferiranno nel Mercato de Los Boliches, da dove parte la sfilata, che conterà su 23 nuove carrozze allegoriche e con la Banda musicale de Cornetas y Tambores de la Estrella de Malaga. Come novità questo anno le carrozze staranno scortate da una corte di beduini, con tamburi, tamburelli a sonagli e canzoni natalizie. Durante il tragitto, di più di cinque ore, los Reyes Magos ripartiranno tra i bambini un totale di 20.000 chili di caramelle e, altra novità, distribuiranno 20.000 pasticcini. Una bella Nochevieja al Club de Padel “Los Bolices” di Fuengirola IL NUOVO VESCOVO DI MALAGA Il valenziano Jesùs Catalá, Vescovo di Alcalá di Henares, è il nuovo Vescovo di Malaga; subentra ad Antonio Dorado Soto, che ha occupato l’incarico per oltre 16 anni e che, il 18 giugno di 2006, in base al diritto canonico, aveva presentato la domanda rinuncia per aver compiuto i 75 anni di età. Alla cerimonia di passaggio - come vuole il rituale cattolico - era presente il Nunzio apostolico del Papa, Manuel Monteiro Castro, assieme a 30 vescovi e alle più alte cariche civili e militari, fra cui il Sindaco, Francisco de la Torre, il Prefetto, Hilario López Luna e il Colonnello della Guardia Civil, José Espinosa Villegas. .La funzione religiosa, svoltasi a nome del Santo Padre, è stata celebrata dal nunzio apostolico, Manuel Monteiro. La presa di possesso della carica è stata ufficializzata con l’invito del Nunzio al neo Vescovo a sedersi sulla Cattedra, consegnandogli lo scettro per simbolizzare la successione apostolica e la continuità pastorale nella diocesi.

[close]

p. 10

Pag. 10 17/2008 INVES TIGAZIONI CONSULTORIA DE SEGURIDAD • Informazioni: proteggi la tua azienda • Controllo Dirigenti, Commerciali, Spionaggio, Frode, Fuga d’informazioni • Progetti per la prevenzione rischi e la protezione di persone e beni • Litigation Support, servizi di supporto nei contenziosi giudiziari • Assistenza alle società straniere ed ai suoi rappresentanti in Italia e Spagna D I L N O G H SPAGNA: Edif. Bic Euronova - P. Tecnológico de Andalucía - Avda. J. L. Peñalver, 21 - 29590 Málaga - Móvil +34 639413898 - Tel. +34 951010500 - Fax: +34 951010527 ITALIA: Via Cavalieri di Vittorio Veneto, 5 - 10098 Rivoli (TO) - Tel +39 0119533906 - Fax +39 0119516237 - Cell. +39 3270866691 www.sigurconsult.com - info@sigurconsult.com VII Concierto VASARI CENTER 17 de enero de 2009, 20:30 Emilio Gonzalez Sanz, piano 1809/1909 - Haydn.Albeniz In Memoriam Marbella - Programma Manifestazioni www.musicaconencanto.org MUSICA CON “ENCANTO” VIII Concierto EL RELICARIO, San Pedro 17 de Febrero, 20:30 Duo del Sol, piano a cuatro manos obras de Schubert, Schumann, Czerny

[close]

p. 11

17/2008 Pag. 11 Marbella - Marbella - Marbella - Marbella - Marbella - Marbella - Marbella Fondi statali per nuovi progetti ANGELES MUÑOZ ILLUSTRA I RE MAGI A MARBELLA La Giunta comunale di Marbella ha approvato alcuni importanti progetti che, in relazione al Reale Decreto 9/2008 sul Fondo Statale del Finanziamento Locale, ha inviato al Ministero delle Pubbliche Amministrazioni tramite la Prefettura di Malaga. Il sindaco, Ángeles Muñoz, ha spiegato che in tal modo si è avviata la procedura per ottenere i previsti finanziamenti statali, aggiungendo che Marbella avrebbe bisogno di dieci fondi come questo per calmare tutti i déficits accumulati negli ultimi anni. Il sindaco ha voluto che il Municipio di Marbella fosse essere uno dei primi a sottoporre i suoi i progetti al Governo centrale, affinchè si colmino presto le carenze di infrastrutture e si generino nuovi posti di lavoro. Nella foto: la sindaco Angeles Muñoz e l’assessore ai Lavori Pubblici, Pablo Miguel Moro Nieto. IL BILANCIO 2008 Il sindaco di Marbella, Ángeles Muñoz, ha illustrato il bilancio dell’anno 2008, in cui si è potenziata la vicinanza coi cittadini e si sono messe le fondamenta della normalizzazione amministrativa e politica della città, che serviranno da base per tutta la legislatura. I cittadini - ha detto Angeles Muñoz - stanno notando e noteranno che cosa succede quando c’è un governo serio, stabile e che lavora per il suo benessere. L’approvazione definitiva del Piano Regolatore (PGOU) nel 2009 - precisato l’alcaldesa - darà l’impulso definitivo a molti progetti emblematici del programma di governo. MARBELLA VA SEMPRE MEGLIO La Vice Sindaco di Marbella, María Francisca Caracuel, ha dichiarato che la Giunta Municipale continuerà a basarsi sui principi di efficacia e difesa degli interessi generali che hanno già caratterizzato il 2008. Il Governo guidato da Angeles Muñoz manterrà lo sforzo avviato per la normalizzazione amministrativa e politica della città. Francisca Caracuel ha detto che il 2009 sarà un anno ancora più fruttifero anche grazie al risanamento dei conti municipali, sottolineando che, a differenza di altri municipi vicini, il fatto che Marbella stia in regola con i pagamenti alla Previdenza sociale e al Fisco, permette di rivendicare gli investimenti pubblici che da decenni non riceveva da parte delle amministrazioni centrale ed autonomica. Tutto questo - ha commentato Francisca Caracuel - senza contare sulla collaborazione del Partito Socialista di Marbella, il quale ha sempre votato contro le proposte chiave per il futuro della città. Il sindaco di Marbella, Ángeles Muñoz, nella foto assieme al consigliere comunale delle Feste, Santo Pedrazuela e al direttore del Distretto di Las Chapas, Javier García, ha accompagnato i Re Magi di Oriente in una visita realizzata per i bambini e le bambine ricoverati nell’Ospedale Costa del Sol e nell’Ospe- dale USP. La cavalcata dei Re Magi si è svolta anche per le strade, accompagnata dal consigliere Antonio Espada Durán e da Javier García (con i Re Magi nella foto). INTENSA STRATEGIA PROMOZIONALE ad altri organismi pubblici, come Turespaña, Turismo Andaluso o il Patronato di Turismo, e privati, come il C.I.T, per ottenere la massima visibilità dello sforzo promozionale. Nonostante la crisi generale, in cui Spagna ed Andalusia hanno sofferto una diminuzione del 10 percento nel numero di turisti, Marbella ha recuperato i livelli dell’anno 2004. Questa strategia basata su un intenso programma di marketing e di promozione, conterà su un finanziamento pubblico di circa 500.000 euro, e di un analogo apporto del settore privato. DIPLOMATI I CROUPIERS AL CASINO DI MARBELLA  Durante le recenti festività ha avuto luogo la consegna di Diplomi agli alunni della Scuola di Croupiers di Casinò Marbella. In totale 16 alunni hanno superato con successo gli esami del Corso svoltosi lo scorso anno, laureandosi croupiers professionisti a pieno titolo. Nella stessa occasione hanno ricevuto degli specifici diplomi anche 33 Croupiers che hanno terminato il corso Póker Texas Hold’em, specialità ludica di grande successo, considerato l’elevato numero di Tornei che si celebrano ogni anno presso il Casino di Marbella. I diplomi sono stati consegnati dai Direttori dei Dipartimenti di Gioco e di Risorse umane, accompagnati dal Direttore del Casino, Javier Burgués, nel corso di di una cerimonia conclusasi con una colazione natalizia. La Cirsa, proprietaria del Casino di Marbella, è leader mondiale nel settore del gioco e fa parte della Nortia Corporation. Dispone in tutto il mondo di 24 casinò tradizionali, 58 elettronici, 91 bingo e più di 61.000 macchine ricreative per industria alberghiera distribuite in 36.000 stabilimenti. Ha un organico di oltre 15.000 dipendenti e nell’anno 2006 ha incassato 2.054 milioni di euro. L’assessore al Turismo di Marbella, José Luis Hernández, ha presentato la strategia di promozione di Marbella per il 2009, accompagnato dal Presidente del C.I.T (Centro Iniziative Turistiche), Miguel Gómez Molina e da Olivier Valle- cillo, consigliere delegato dell’Agenzia di Comunicazione Globally. José Luis Hernández, ha definito la strategia di promozione della “marca Marbella” per il 2009 una scommessa audace e di “avanguardia”, da svolgere assieme PREMIATA LA PROTEZIONE CIVILE Nella Chiesa di San Pedro di Alcántara si è celebrata la messa in onore del Patrono della Protezione Civile. La delegata municipale della Sicurezza Cittadina, María Francisca Caracuel, ha presieduto l'atto di consegnando una medaglia a Miguel Guerra, come volontario di Protezione Civile e una ad Alberto de Miguel, responsabile dell'unità Protezione Civile di Marbella, per suoi più di dodici anni di servizio. Francisca Caracuel ha poi consegnato una onoreficenza a due organizzazioni per la loro stretta collaborazione con Protezione Civile: Associazione Aiuto in Strada (DYA) e Centro Ufficiale di Investigazioni Subacquee (COIS). Alla cerimonia erano presenti il capo di Protezione Civile, rappresentanti della Polizia Locale ed i consiglieri comunali Manuel Cardeña ed Angel Mora. Gli alunni della Scuola e gli insegnanti Alberto Fernández, Patricio Chinarro e Javier Burgués. E RR ATA C OR R I GE Nel numero 16 del giornale – a pagina 7 - nel titolo dell’intervista a Diego López Marquez, presidente di “Nuevas Generaciones” (nella foto), è stato erroneamente indicato il cognome Martínez. Ce ne scusiamo con l’interessato.

[close]

p. 12

Pag. 12 17/2008 IPA - International Police Association NOTIZIARIO IPA - Marbella Esperanto Servo Per Amikeco a cura di Sebastián Suárez (ipa@policiamarbella.org) Español Servicio por Amistad Órganización con Estatus en el Consejo Económico y Social en las Naciones Unidas y Consultivo en el Consejo de Europa Italiano Servo per amicizia English Service though friendship "Guidare parlando al cellulare è come guidare senza testa." La Spagna sceglie una campagna dura e severa per scoraggiare gli automobilisti che usano il cellulare mentre guidano, una tra le più frequenti violazioni del codice della strada. Uno spot trasmesso in continuazione e ovunque punta a convincere chi guida a concentrarsi solo su quello. E, per far seguire alle parole i fatti, su strade e autostrade è presente la Guardia Civil con un solo comandamento: tolleranza zero. In tredici giorni, la Agrupaciòn Trafico ha identificato 831.158 conducenti - 100 mila in più rispetto allo scorso anno - ed elevato 6.625 multe per uso del telefonino. Ma anche per altri motivi di distrazione dalla guida: 293 conducenti sono stati sospresi al volante con cuffie musicali, altri 737 giocavano con dispositivi elettronici, leggevano il giornale o guardavano tv di bordo, manovravano navigatore satellitare o tentavano di accendersi una sigaretta trascurando la guida del mezzo. La Direzione Generale del Traffico spagnola ha rilevato una graduale presa di coscienza da parte degli automoblisti, anche grazie all’attuale campagna anti-telefonini: infatti sono aumentati del 23% coloro che guidano utilizzando auricolare o vivavoce. La legge spagnola - nell’articolo 65 della Ley de Seguridad Vial - parla di 150 euro di sanzione e la detrazione di 3 punti dalla patente su un credito complessivo di 12. I risultati ottenuti - dicono alla Direzione Generale del Traffico - dimostrano che la società sta lentamente assumendo coscienza del pericolo insito nel parlare al telefono e guidare un veicolo. Tuttavia, restano in circolazione ancora troppi conducenti che non solo mettono a repentaglio la propria vita, ma anche quella degli altri. “Conducir hablando con el movil es como conducir sin cabeza.” España elige una campaña severa para desanimar a los automovilistas que usan el celular mientras conducen, una entre las más frecuentes violaciones del código. Un spot transmitido continuamente y por varios sitios, apunta a convencer a quién conduce en sólo concentrarse en aquél. Y, para hacer seguir a las palabras los hechos, sobre calles y autopistas está presente la Guardia Civil con un solo mandamiento: tolerancia cero. En trece días, la Policía de Trafico ha identificado a 831.158 conductores – 100 mil más con respecto del pasado año - y elevadas 6.625 multas por utilizar el teléfono. Pero también por otros motivos de distracción de la guía: 293 conductores han sido pillados al volante con cascos musicales, otros 737 jugando con aparatos electrónicos, leyendo el periódico o mirando la tv de a bordo, maniobrando al navegador satélite o intentando encenderse un cigarrillo descuidando la guía del medio. La Dirección General del Tráfico española ha notado una gradual toma de conciencia de parte de los conductores, también gracias a la actual campaña: en efecto van aumentado el 23% los que conducen utilizando el vivavoz. Contra el uso impropio del móvil en el coche se tiene que actuar la línea dura. La ley española - en el artículo 65 del Ley de Seguridad Vial - habla de 150 euros de sanción y la detracción de 3 puntos del permiso sobre un crédito total de 12. Los resultados conseguidos – afirma la Dirección General del Tráfico - demuestran que la sociedad está asumiendo lentamente conciencia del peligro innato en hablar por teléfono y conducir un vehículo. Sin embargo, todavía quedan en circulación demasiados conductores que no sólo ponen en peligro su misma vida, sino también aquella de los demás. IPA - Agrupación de Marbella “Servo per Amikeco” ipa@policiamarbella.org Torremolinos - Torremolinos - Torremolinos Critiche, ottimismo e capacità di reagire, nel discorso di fine anno di Pedro Fernández Móntes, sindaco di Torremolinos. Ne riportiamo alcuni concetti. “La crisi in Spagna, più grave che nel resto d’Europa, incominciò già a mostrarsi nell’ultimo trimestre dell’anno scorso, ma nonostante l’evidenza, si è irresponsabilmente negata per motivi che tutti sanno già, e non si è riconosciuto che c’era crisi da parte delle autorità fino alla fine di settembre. Questa irresponsabilità ha danneggiato molte imprese che hanno continuato a fare investimenti credendo ai discorsi ufficiali. Tutte queste di bugie o promesse incompiute hanno provocato gravi conseguenze. Durante i primi undici mesi di questo anno, solo nella nostra provincia hanno chiuso 3.200 imprese e il numero di nuovi disoccupati è stato di 40.482, passando dai 93.239 del 2007 ai 133.482, cioè un 43 per cento più. A Torremolinos facciamo sforzi per non ritagliare gli aiuti sociali, specialmente a pensionati e handicappati che continuano a godere dello sconto del 50 per cento dell’IBI e del 90 per cento su acqua e spazzatura. Per il 14º anno consecutivo, ai cittadini censiti non aumentiamo né l’IBI né l’Imposta dei Veicoli e se comprano una casa gli verrà finanziato fino al 50 per cento. Fin’ora il turismo è il settore che meglio sta resistendo la crisi e fortunatamente Torremolinos è un municipio turistico. Faremo del tutto per superare queste difficoltà”. Benalmadena - Benalmadena IL DISCORSO DEL SINDACO DI TORREMOLINOS Calo di visite all'acquario di Benalmadena L’acquario Sea Life di Benalmádena, chiude il 2008 con un calo del cinque per cento dei visitatori rispetto all’esercizio anteriore, raggiungendo circa 218.500 visitatori in questo anno, rispetto ai 230.000 del 2007. Una diminuzione che secondo i dirigenti della struttura si deve alla crisi economica spagnola e alla riduzione di affari del mercato nazionale. Circa la tipologia dei visitatori si è mantenuta quella del passato, con una maggioranza di stranieri in inverno e di spagnoli in estate. In quanto alle epoche di maggiore attività, come è abituale, le visite si concentrano in l’estate, durante la Settimana Santa ed in coincidenza dei ponti. Per il 2009, l’impresa spera di raggiungere cifre simili al presente esercizio, cercando di introdurre elementi di attrazione e di novità, come è stato fatto anche nei precedenti esercizi, quando vennero presentati spettacoli di meduse o di squali.

[close]

p. 13

17/2008 I RE MAGI NEI SECOLI E NELL'ARTE Pag. 13 ALTICHIERO da Zevio Adorazione dei Magi - 1380 Oratorio di San Giorgio, Padova BOSCH, Hieronymus Adorazione dei Magi (dettaglio) - 1510 Museo del Prado, Madrid Eilrich Thierry (artista di strada nato nel 1967) Re Magi BOTTICELLI, Sandro Adorazione dei Magi - 1465-67 / National Gallery, Londra Fra ANGELICO Adorazione dei Magi - 1433 Museo di San Marco, Firenze COSTA, Lorenzo Adorazione dei Magi - 1499 / Pinacoteca di Brera, Milano CORNELISZ VAN OOSTSANEN, Jacob Trittico dell'Adorazione dei Magi - 1517 Rijksmuseum, Amsterdam BRAMANTINO Adorazione dei magi - 1498 National Gallery, Londra CAJES, Eugenio The Adoration of the Magi - 1620 Museum of Fine Arts, Budapest CORREGGIO The Adoration of the Magi - 1516-18 Pinacoteca di Brera, Milano

[close]

p. 14



[close]

p. 15

17/2008 Pag. 15 Bar Gelateria il Colosseo Estepona Av. España 168 C/ Real s.n. Estepona Tel. 952797427 LA PUBBLICITA’ SU QUESTO GIORNALE VI FA CONOSCERE A MIGLIAIA DI IMPRENDITORI E PROFESSIONISTI ITALIANI 952.469.403 - 647.952.382 TU PUBLICIDAD EN ESTE PERIODICO TE HACE CONOCER A LOS MILES DE EMPRESARIOS Y PROFESIONALES ITALIANOS CHIAMATE 952.469.403 - 647.952.382 LLAMANOS Silhouette Lift: una grande novità in Chirurgia Plastica ed Estetica. Il "Silhouette Lift" è una tecnica chirurgica mini-invasiva per il ringiovanimento cervico-facciale. Questa tecnica si realizza mediante l’utilizzo di speciali fili chiamati Suture Silhouette, caratterizzate da particolari coni riassorbibili in acido poli-lattico, disegnate e realizzate da un bio ingegnere californiano e introdotte nel mondo della Chirurgia Plastica. La presenza di coni favorisce una forte e stabile trazione dei tessuti permettendo di conseguire un aspetto più giovane e rilassato, sollevando i tessuti del terzo medio del viso. Questa tecnica non può sostituire il lifting classico, ma rappresenta un procedimento chirurgico nuovo e minimamente invasivo in cui non residuano cicatrici visibili, indicato per pazienti con moderato rilassamento cutaneo. L’operazione si effettua in anestesia locale o con blanda sedazione e dura 45 minuti circa. Recentemente l’utilizzo di tali suture è stato esteso al lifting del sopracciglio, del collo e del gluteo. In particolare l’utilizzo delle Suture Silhouette per la gluteo-plastica rappresenta una valida alternativa ad altre tecniche come l’impianto di grasso o l’utilizzo di protesi. Il recupero post-operatorio è molto rapido, il dolore spesso assente e solitamente le complicanze rare. Non è solo il mondo dell’estetica che beneficia di questa innovativa sutura, ma anche il vasto campo della Chirurgia Ricostruttiva: sta riscuotendo un notevole interesse l’uso delle Suture Silhouette per la simmetrizzazione del viso nelle paralisi del nervo facciale. L’Università di Udine nel reparto di Chirurgia Plastica è stata la prima in Europa ad utilizzare questo sistema per le paralisi del viso, seguita poi da Padova, Siena e molti altri centri. All’estero ora anche il più grande ospedale di Parigi, Petie-Salpetriere, ha inserito questa metodica nelle procedure standard per il recupero di queste patologie. La Spagna e l’Italia sono stati i primi paesi dopo gli USA ad utilizzare e divulgare l’uso delle Suture Silhouette, in quanto il dr. Franco Perego di Monza ed il sottoscritto, dr. Roberto Pizzamiglio in Marbella, per anni abbiamo collaborato con il dr. Nicanor Isse di Newport Beach, California, che è il chirurgo che ha ottimizzato l’uso di queste suture in chirurgia estetica. Il ridotto traumatismo, la rapida guarigione dei pazienti e gli ottimi risultati ottenibili, fanno del Silhouette Lift il protagonista nelle innovazioni in Chirurgia Plastica ed Estetica. Dr. Roberto Pizzamiglio roberto@pizzamiglio.org

[close]

Comments

no comments yet