Num.22 - 2009

 

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Il Giornale Italiano Num. 22 - 2009

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LORENZO QUINN: “La parte più bella della scultura è l’idea” 22/2009 Settimanale Gratuito www.ilgiornaleitaliano.net

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Pag. 2 22/2009 LORENZO QUINN, LE SUE SCULTURE NEL MONDO PARLANO DI LUI di Paola Pacifici maestri. Questa “Mano di Dio” di 5 metri contiene un uomo a dimensione naturale seduto nel suo palmo. È stato bellissimo lavorarla, mi ricordava “Il Torso del Belvedere” che è nel Vaticano, una superba scultura in marmo di Apollonio di Atene del primo secolo avanti Cristo, che mi ha fortemente influenzato. Tu sei italiano, coma mai hai scelto la Spagna? Veramente con mia moglie Giovanna, italianissima di Venezia, eravamo venuti per starci sei mesi, per far nascere il secondo figlio, in quanto il primo era nato a New York in un famoso ospedale, Qui la vita era facile e la sua qualità molto buona, ho trovato spazi adeguati a prezzi incredibili e potevo fare buoni affari, quindi rimanemmo per un periodo e adesso sono 13 anni. Ritorneremo a New York perché la galleria madre “Halcjon” che mi rappresenta a Londra da 10 anni, mettendomi su un alto gradino sul piano internazionale inaugura la sua nuova sede a New York, ed io sarò presente come ho fatto sempre quando ha aperto i suoi prestigiosi spazi espositivi. Che differenza di mercato c’è tra la Spagna e le altre nazioni? Non vendo niente in Spagna, proprio zero. Il mio mercato è internazionale. Gli spagnoli comprano le mie opere all’estero soprattutto a Londra. In Italia, dove sono stato un anno, la gente compra per dire io ho “un ...” ma io non ero ancora famoso e quindi non compravano. Adesso mi comprerebbero, ma in Italia non ho rappresentante. In Spagna hanno paura, mi dispiace dirlo, lo spagnolo non ha coraggio, non gli piace scoprire il talento, vuole che lo facciano gli altri e poi si associa. Tutti gli artisti importanti spagnoli, dico tutti, nel presente e nel passato, sono diventati famosi fuori, nessuno in Spagna. Anche lo stesso Antoni Tápies,diventato famoso alla Fiera Internazionale di Parigi, anche Miguel Barcelò divento famoso a New York nella galleria di Leo Castelli, per non parlare di Picasso e Dalì. Il caso mio è ancora più atipico perché non sono spagnolo. Che cos’è che ti ispira di più? La vita in generale. Non ho nessuna formula. La parte più bella della scultura è l’idea. Ti entra un’allegria, hai i brividi per tutto il corpo e dici: ecco ho trovato! Ci sono artisti, come Picasso, che rispetto moltissimo e forse è stato il più grande, che dicono che l’ispirazione avviene attraverso la traspirazione, ossia attraverso il lavoro. Io non sono così. Prima deve venirmi l’ispirazione e poi mi metto a lavorare. La parte della realizzazione è forse la più noiosa perché l’opera è già creata in testa, però mi rimane di farla vedere al mondo. È un problema, a volte non mi riesce di realizzare quello che ho pensato. Una delle cose più difficili per me è lavorare su incarico. Visualizzo quello che voglio fare e vorrei che mi lasciassero farlo, ma loro vogliono il disegno, il bozzetto, il plastico, lo faccio, ma è un processo rallenta e ammazza la parte creativa. Chi sono i tuoi clienti? Società e persone agiate. Su dieci persone importanti e ricche nel mondo, tre hanno sculture mie. A novembre farò una bellissima e importante mostra a Valencia, all’ IVAM (Institut Valenciá d’Art Modern), non posso dire di più sarà una grande sorpresa. Ê un anno splendido, ho già fatto una mostra ad Andorra alla bella galleria Art al Set, ho una presenza costante a Londra. Sarò a Nuova Delhi e Bombay, poi Puerto Rico al Museo Contemporaneo e in una galleria importantissima. Poi terrò una mostra nel Qatar a Doha, a New York e per finire a Los Angeles Come nasce l’idea di una mostra? Dal gallerista o da me stesso. Sono un po’ atipico, molti artisti hanno bisogno di qualcuno che li rappresenti, io mi propongo da solo, parlo con le Lorenzo Quinn e la sua bella famiglia Intervista a Lorenzo Quinn. Lorenzo Quinn, perché la scultura? Perché prima ero una persona tridimensionale a desso sono diventato quadrimensionale, nel senso che avevo iniziato anni fa con la pittura. Però mi mancava questa cosa del tatto. Per me il tatto è molto importante. Ero e sono un seguace delle opere di Dalì, mi chiamavano “il giovane Dalì”. Sono arrivato addirittura ad interpretarlo in un film, lì ho capito che ovviamente di Dalì ce ne era solo uno e che ero solo una brutta copia, come artista dovevo creare uno stile proprio. Ho iniziato con le sculture e non ho più smesso. Quali materiali preferisci? Preferisco il bronzo, però attualmente sto lavorando anche con dei nuovi materiali come alluminio, acciaio. Le mie sculture sono abbastanza classiche, sono un artista figurativo. Mi piace spiegare qualcosa attraverso le sculture, non devono essere solo decorative. Sono simboliche, ognuna ha la sua storia. Il bronzo ha un suo calore, con la sua patina rappresenta il tempo che passa, mi attira molto perché praticamente sono rimaste invariate le modalità di uso da ormai migliaia di anni. L’alluminio e l’acciaio invece rendono moderna una scultura che potrebbe essere vista come una opera classica. Pertanto posso sviluppare e seguire vari interessi utilizzando questi due materiali, ci sono sculture che vi si adattano ed altre che preferiscono il bronzo. Ultimamente sto combinando materiali diversi, ne ho una che mi piace moltissimo e credo che sarà una delle mie opere più importanti. Un artista, se ha dieci opere maestre è fortunato, è conosciuto sempre per quel particolare, o quei particolari quadri o sculture, che lo hanno reso celebre. L’ultima opera che sto facendo “What came first” cioè “Cosa venne prima”, è una scultura che combina il marmo, il bronzo e l’acciaio. Quale di questi materiali senti veramente tuo? Non è né il bronzo, né l’alluminio, né l’acciaio, quello che veramente sento è l’argilla, lavoro l’argilla e poi le sculture vengono riprodotte nei vari materiali. Dove veramente metto le mani, ciò che veramente tocco e plasmo è l’argilla. Sei veramente il creatore, La “Mano di Dio” una sensazione bellissima, ti immagini in quel momento di creare Adamo ed Eva, vedi e senti la creatura nascere sotto le dita. L’argilla ha vari fasi di lavorazione, da quella iniziale che è morbida tipo fango, a quando si indurisce e la puoi cuocere. Ogni fase ha un suo fascino. Per te è più emozionante vedere l’opera in argilla o nel materiale finale? Dipende. La scultura che sto facendo, “Cosa venne prima”, non la posso vedere finita in argilla in quanto il marmo viene da Carrara. È un uovo con una base in acciaio che viene realizzata da uno specialista su mie istruzioni. Faccio l’originale della scultura, che poi andrà dentro questo uovo con una figura di bronzo. Anche se sono un artista figurativo, non faccio proprio sculture classiche, come può essere una donna seduta o un uomo in piedi. Le mie opere hanno una parte moderna con elementi che in argilla non posso realizzare. Ho fatto una scultura molto grande che ricorda il “Pensatore “ di Rodin, che è uno degli artisti che adoro, mi ispiro a lui, a Michelangelo, a Lorenzo Buonarroti e a Carpo, sono per me i quattro grandi ma la loro freddezza ci aveva creato varie difficoltà, basti pensare che il giorno in cui doveva nascere, il medico stava giocando a golf, lo aveva seguito per sette mesi e quel giorno non c’era. Quindi mai più. Ci avevano parlato di un grande medico di Barcellona, Santiago Dexeus, che poi si è confermato tale durante la nascita del nostro secondo figlio. Nel frattempo, ci siamo innamorati di questa città, conoscevo un po’ la Spagna come attore e poi per un tour con le mie sculture a Barcellona, dove in trenta giorni sono arrivati 17 mila visitatori. Poi a Marbella nel Museo del Grabado, a Santiago de Compostela nel museo del Pueblo Gallego e a Madrid. Durante il giro ho visto che gli spagnoli apprezzavano le mie sculture, quindi pensai che c’era un mercato. Inoltre il clima, il mare. La professione è molto cara, non è come un pittore che può dipingere anche in una soffitta o in un appartamentino. Lo scultore ha bisogno di spazio anche per il trasporto. A New York tutto era più difficile e più caro. Avrei dovuto lavorare dieci volte di più per guadagnare venti volte di meno. Lorenzo (con suo padre Anthony Quinn) è nato dal matrimonio del famoso attore americano con l’italiana Jolanda Addolori, con la quale ha avuto un’altro figlio, Danny

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22/2009 l’accetterebbero. È molto più difficile fare un buon film che una buona scultura. Nel film ci sono una serie di combinazioni di talenti, invece la scultura è solo una cosa tua. Che hobby hai? Fare sport, li faccio tutti, bici, tennis, moto, moto in montagna; in acqua faccio di tutto, immersioni con i figli, windsurf. Sono molto attivo e poi leggo, in inglese. Mi piacciono i romanzi epici perché mi diverto e imparo qualcosa. Attualmente sto leggendo “The Kite Runner”. Un’opera che sogni di realizzare? Da 12 anni sto realizzando un opera che si chiama “Umanidad”, una scultura che è una enciclopedia tridimensionale, con una forma a sfera che rappresenta il mondo (tipo la Colonna Traiana che racconta la storia), attraverso delle placche collocate a spirale e riferite ai 100 momenti più importanti della storia della umanità, non da un punto di vista occidentale od orientale, ma relative all’avanzamento ed alle conquiste, partendo dal Big Bang fino ad oggi. Tengo moltissimo a questa scultura, perché poi sarà fatta da cento opere. Ogni cosa a suo tempo, dieci anni fa avevo una conoscenza dell’arte e adesso ne ho una superiore anche se prima ero più libero, meno condizionato nel creare. Adesso è inclusa in un megaprogetto di 1500 milioni di euro che sto curando per un cliente. Che differenza c’è tra uno scultore di oggi e uno del passato? È una bella domanda. Credo che continuiamo a soffrire, magari in modo diverso. Erano dei grandi maestri, molto più grandi di noi, sicuramente tecnicamente. Si dedicavano completamente a questo fin da bambini, lavorando nelle botteghe, tutto era finalizzato all’arte ed è così che Michelangelo a ventitrè anni realizzò la sua stupenda “Pietà”. Oggi questi artisti non ci sono più. Noi non andiamo nei cimiteri a prendere i cadaveri per studiare l’anatomia, abbiamo i libri. Oggi qualsiasi persona si crede capace di essere artista, ma io ritengo che come un architetto deve sapere come si fanno le fondamenta anche uno scultore debba avere delle solide basi, poi può creare quello che vuole. Lo spiego sempre ai miei figli, ai quali come a tutti i bambini la scuola pesa molto, e gli dico “guardate che la scuola sono la fondamenta. Poi deciderai quello che vuoi, se vuoi fare un piano va bene ma se devi fare un grattacielo devi avere delle basi”. Se non fossi Lorenzo Quinn chi avresti voluto essere? Uno dei quattro che ti ho nominato, ma forse più Michelangelo. La prossima volta che ti farò un’intervista sarà per la mostra di Roma, e per una tua opera esposta al museo Metropolitan? Èh, eh vediamo... certo sarebbe bello. Rimaniamo così, ci diamo questi appuntamenti. Sono due in uno, nel senso che nello stesso momento in cui sarai ai Fori Imperiali sarai anche al Metropolitan. Te lo auguro. Ride e mi dice “bello, mi piacerebbe” Pag. 3 gallerie, faccio sia la parte creativa sia la parte amministrativa. Un opera è una autobiografia? Si, assolutamente. Conosciamo Michelangelo attraverso le sue opere, tanto per paragonarmi come semplice analogia. La gente mi conosce attraverso le mie opere e sono molto attento a cosa lascio. Ovviamente anche io ho fatto i miei sbagli, e sono rappresentati attraverso le mie opere meno riuscite. Però rimangono parte della mia storia così come quelle più belle. In quale museo vorresti vedere esposta una tua opera e quale, fra quelle già fatte o una che farai? Ho diverse sculture che sono state commercialmente valide, però non da museo. Ne ho due o tre, che come qualità e obbiettivamente parlando, potrebbero essere accolte in un museo, come la “Mano di Dio” e “Dare e Avere” che, proprio per la sua semplicità, racconta tutto attraverso il semplice gesto di due mani. Oppure l’opera che sto facendo adesso. Come museo preferirei il Metropolitan al MoMA E in Italia? In Italia ho mia madre e mio fratello. Probabilmente riceverò la bellissima notizia che per il 2010 mi offrono il Museo dei Fori Imperiali, ai Mercati Traiani a Roma. Sarà per me una grandissima soddisfazione perché significa arrivare in Italia in maniera trionfale. L’ultima scultura che ho visto e dalla quale mi è venuta l’idea di farlo, è stata quella di Igor Mitorai. Adesso anch’io sono pronto ad affrontare questo passo, perché ho delle sculture molto grandi che troveranno a Roma lo spazio ideale. Qual’è il tuo carattere? Se vogliamo parlare di segni, sono un toro con ascendente bilancia, per cui parto a testa bassa con forza e coraggio, ma il mio ascendente bilancia mi da equilibrio e creatività. Mi appoggio alla mia famiglia, ascolto i giudizi dei miei cari , sono i miei critici più sinceri. Mia moglie, che proviene dai corsi delle Belle Arti con indirizzo direzione dei musei, ha un bellissimo senso dell’equilibrio e dell’estetica, un dono innato, vede le cose molto prima di me e mi aiuta molto. Se mi dice qualco- sa che non le piace, per il novanta per cento la ascolto, se si tratta di obiezioni reali e non di gusto. In questo caso decido da solo perché in fondo l’artista sono io. A volte ho ragione a volte no. Mia moglie ha lasciato gli studi all’ultimo anno e si dedica alla famiglia, abbiamo tre figli maschi, Christopher, Nicholas e Anthony. Non ho chiamato i miei primi due figli con il nome di mio padre, perché era ancora vivo. Ma per il terzo, essendo mio padre morto ho pensato che era una bella cosa ricordare suo nonno che non ha conosciuto. Abbiamo anche un a cane, Golden Retrival, maschio. E se uno dei tuoi figli volesse fare lo sculture che cosa gli consiglieresti? Qualcosa di artistico faranno sicuramente, uno di loro potrebbe diventare un bravissimo scrittore. Comunque come artista ci vuole immaginazione. Quello dello scultore è un lavoro difficile, quindi non glielo auguro, sono anni di sofferenza. Ho avuto sempre la spada di Damocle di mio padre, se loro diventassero scultori sarebbe lo stesso. Però come mio padre che non mi ha mai fermato in quello che volevo fare non li fermerò neanch’io , anche se spero che facciano altro. Nel momento che dici ad un figlio di non fare una cosa lui la fa. Il più grande potrebbe fare anche l’attore perché è bravissimo e ha voglia. Tu perché hai smesso di fare l’attore? Come dicono gli spagnoli “no me llenava”, non mi gratificava abbastanza. Il cinema mi piaceva solo per motivi sbagliati, per la fama, per la parte superficiale. Quello che veramente odiavo era che tu non lo controllavi, eri un “muñeco”, un pupazzo, una marionetta nelle mani di altri. Per esempio è già più bello e diretto il teatro, dove hai un rapporto diretto con il pubblico. Il cinema è freddo, distante, magari giri una scena dieci volte per essere ripreso da differente angolazione, può durare anche due giorni, poi viene montata, cambiata, doppiata. Come se Sinatra venisse a cantare e Serrat lo doppiasse. Il pubblico e l’artista non

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Pag. 4 IL PRESIDENTE LUPATTELLI “PIÙ SPENDI NELLO SPORT, MENO SPENDI IN SANITÀ” adilla del Monte, per l’Italia Palermo, per l’Austria Innsbruck, poi nel 2008 ancora la Spagna Lleida, poi Rimini, Leistadt. Quest’anno le città sono Varese, Marbella, Biarritz e Cardiff. Se ne possono fare fino a nove. L’Europa è divisa in nove commissioni ACES. Praticamente le 27 capitali degli Stati Membri di Europa possono candidarsi anche se hanno meno di 500 mila abitanti, come accade per la Lituania e l’Estonia, perché le loro sono già capitali di un paese. Unico requisito è la volontà e presentare un progetto a favore dei cittadini, accogliendo quanto indicato dal Libro Bianco dello Sport. Cosa fa l’Unione Europea? La cosa importante è che lo sport fino ad oggi non è previsto nei bilanci dell’Unione Europea. Con il trattato di Lisbona, quando passerà ci sarà la voce relativa allo sport e quindi potrà deliberare in merito e stabilire dei finanziamenti adeguati. Perché sei a Marbella? Con Marbella ho un legame mio personale che risale al 1974, quando ci venni per la prima volta scoprendo la Marbella di Alfonso de Hohenlohe.,Porto Banus si stava costruendo. Me ne innamorai e in ventiquattro ore comprai un appartamento. L’idea di Marbella Città dello Sport è nata perché si è presentata con un programma sulle nuove tecnologie, che penso costituiscano il futuro anche per lo sport. È encomiabile l’impegno che hanno messo, con interessanti tavole rotonde e conferenze che probabilmente verranno riportate su di un libro per evidenziare i lavori di questo convegno. In una recente riunione abbiamo deciso di stabilire un coordinamento specifico per le città europee dello sport del mare, in quanto hanno delle te- I TA L I A I N S PA G N A 22/2009 Intervista a Gian Francesco Lupattelli, presidente della ACES (Associazione Capitali Europee dello Sport) Come è nata l’Associazione? È cominciata negli anni 2000, anzi nel 1989 quando ero a pranzo con il Sindaco di Madrid Alvarez del Manzano , il quale mi disse “Vorrei candidare Madrid per le Olimpiadi del 2012, cerca di trovare qualcosa per l’immagine di Madrid.” Risposi che ci avrei pensato e che ci saremmo visti il giorno dopo. Durante la notte ci pensai e mi sono chiesto come mai esisteva la Capitale Europea della Cultura e non esisteva quella dello sport. Il giorno dopo gli dissi “Con Madrid potremmo iniziare come Capitale Europea dello Sport, visto che è l’unica Capitale in Europa che gestisce direttamente 90 impianti del Comune con più di 3000 dipendenti, permettendo a 300 mila madrileni di fare attività sportiva, quindi il Comune gestisce per benessere, non concede impianti in gestione ai privati, ma fa una operazione di grande politica sportiva. Riteniamo che Madrid possa essere la Prima Capitale Europea dello Sport”. Così è nata. Dopo Madrid c’è stata Stoccolma, poi Glasgow, Alicante, Rotterdam, Copenhagen, Stoccarda, Varsavia e quest’anno Milano, il prossimo anno è Dublino. Milano come Capitale Europea dello Sport del 2009, ha preparato un grande programma per il semplice motivo che si è aggiudicata anche l’EXPO del 2015, basando il tutto sul discorso dell’alimentazione, con un importante convegno dall’1 al 3 di dicembre sul tema “L’alimentazione nello sport” al quale il GIORNALE ITALIANO de España è fin da ora invitato. La sindachessa di Valencia Rita Barberá, vuole candidarsi Capitale Europea dello Sport del 2011. Altre città candidate sono Budapest e Marsiglia e aspettiamo le indicazioni di altre candidature in quanto una città che diventa capitale può candidarne altre. Per cui Letizia Moratti, medicine. Questo è il nostro impegno con le Capitali. Nel 2007 l’Unione Europea ci ha detto di cercare di coinvolgere più città ed è nata l’idea di fare un premio per le città più piccole, al di sotto dei 500 mila abitanti sono nate le Città Europee dello Sport. Per la Spagna è stata Bo- sindaco di Milano, potrà candidare un’altra città. Le finaliste saranno quattro e nel convegno di dicembre sarà decisa la Capitale Europea del 2011. Come avviene una candidatura? Attraverso la sottoscrizione da parte del sindaco di un documento, un manifesto sul valore dello sport, sul desiderio di svolgere una attività sportiva per il benessere dei cittadini. A noi non interessano i grandi eventi, ma riteniamo più importante quello che si fa per la gente, la politica sportiva per la salute, per i disabili, le donne, per gli anziani, per l’integrazione contro il razzismo. Fare una attività dove lo sport sia effettivo. Più si spende nello sport e meno si spende nella sanità. Se tutti i Comuni capissero che se i cittadini fanno sport stanno meglio, si spenderebbero meno soldi in matiche differenti. Ne abbiamo già tante come Palermo, Rimini, Marbella, Alicante, Rotterdam e Biarritz. Abbiamo detto alla sindaca di Marbella di coordinare tutte queste città per impostare programmi sullo sport del mare. Che cos’è oggi lo sport? Oggi è frainteso perché non è il risultato per arrivare a vincere medaglie. Lo sport deve essere benessere, salute, perché se una persona vuol stare bene deve fare attività fisica Quindi la mia associazione ed i 24 comuni che ne fanno parte e che sono amministrazioni importanti in tutta l’Europa, si impegnano per attività motorie e sportive per i cittadini cercando sempre di migliorare le modalità. Per esempio abbiamo copiato un sistema da Glasgow per le città italiane e spagnole, consistente nel fatto che il medico di famiglia obbliga nelle sue prescrizioni, ai suoi pazienti, di praticare attività sportiva altrimenti gli tolgono l’assistenza. Il desiderio della ACES è di far diventare lo sport una fonte di benessere e salute. Poi i comitati olimpici faranno i discorsi agonistici. A noi interessa il 90% degli europei e a loro il 4% che fanno le gare. Pertanto non c’è concorrenza fra noi e loro. Vorrei vedere realizzato che lo sport venga gestito in ciascuno dei 200 mila comuni di Europa, da 200 mila professionisti dello sport non da amministratori pubblici che non sono del settore , con finanziamenti e gestito in modo professionale. In Cina tutte le domeniche portano i cittadini a fare ginnastica, non dico che dobbiamo imitare loro, ma per esempio si potrebbero aumentare le ore dedicate all’educazione fisica che nelle scuole italiane sono inferiori a quelle dei paesi nord europei. Giulio Rosi

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22/2009 I TA L I A I N S PA G N A Pag. 5 Questa la lettera del nostro rappresentante diplomatico a Madrid inviata al Direttore de EL PAIS contro i continui ed ingiustificati attacchi al nostro Paese Gentile Direttore, giorno dopo giorno cresce la mia sensazione che il Pais stia perseguendo, non so quanto consapevolmente, una campagna di demolizione sistematica dell’immagine dell’Italia. Io credo che siano tanti gli Spagnoli che continuano ad apprezzare l’Italia, eppure da tempo il Suo giornale offre spazio solo a voci critiche, spagnole come italiane. Voci che ricorrono sempre più all’iperbole. Ad esempio, Felix de Azua ha definito il Presidente del Consiglio, nonostante sia stato eletto democraticamente per la terza volta in quindici anni dalla maggioranza degli italiani, “uno de los más siniestros dirigentes europeos, sólo comparable con los de algunos enclaves balcánicos” e il sistema giuridico italiano simile a “las satrapias latinoamericanas”. Non capisco a quali satrapie o enclavi si faccia riferimento. Se invece si tratta di applicare un cliché, da italiano prima ancora che da Ambasciatore d’Italia mi sento offeso da simili affermazioni che, per la loro vaghezza, hanno il sapore dell’insulto. Non credo che la grandissima maggioranza dei miei connazionali – indipendentemente dal loro orientamento politico - possa riconoscersi nelle descrizioni deformanti e offensive che leggo sul suo giornale, in assenza di qualsiasi opinione in dissenso. Tutto questo mi preoccupa perché una campagna così dura, oltraggiosa e a senso unico rischia di avere effetti negativi sull’amicizia e sulla simpatia che tradizionalmente caratterizzano i rapporti tra i nostri due popoli. Le sarò molto grato se vorrà pubblicare questa mia lettera sul suo giornale e Le invio cordiali saluti, Pasquale Terracciano Ambasciatore d’Italia Si è svolta all’Istituto Italiano di Cultura (Orga nizzatore dell’evento) la presentazione del libro dedicato all’opera completa del celebre pittore Ribera. Il volume, che comprende pregevoli immagini dei quadri del Riviera, è stato realizzato dal Prof. Spinosa, Direttore della Soprintendenza per il Polo Museale di Napoli. Alla presentazione, presieduta dall’Ambasciatore in Spagna, Pasquale Terracciano erano presenti, oltre all’autore del libro, il Sr. Juan Abello, Presidente della Fundacion Arte Hispanico (presti gioso ente che ha curato la pubblicazione dell’opera) e il Sr. Juan Miguel Villar Mir, Presidente del Gruppo Villar Mir e del Gruppo OHL (Patrocinatori del Vo lume). Tra i relatori segnaliamo la presenza del Director Adjunto de Conservacion e Investigacion del Museo nacional del Prado, Gabriele Finaldi e della esperta Encarnacion Sanchez García. Il volume riveste particolare importanza come strumento di studio e promozione del patrimonio artistico spagnolo, relativo a uno dei più rilevanti esponenti della corrente pittorica ispirata all’opera del Caravaggio. L’Ambasciatore Terracciano Presentato presso la Cancelleria Consolare dell’Ambasciata d’Italia il primo Master Un iversitario Europeo di II Livello in Fitoterapia Il Master, riservato all’area sanitaria, è frutto della colla borazione tra l’Università di Cagliari e l’Università Com plutense di Madrid ed è rivolto esclusivamente a medici e farmacisti. Fornirà un titolo di specializzazione riconosciuto in tutti i paesi dell’Unione Europea. L’alto profilo dei docenti, il rigore scientifico con cui è stato definito il percorso di formazione, lo svolgersi delle lezioni previste nelle diverse sedi con un totale di oltre 270 ore complessive con parti teoriche e pratiche, rendono questo Master assolutamente unico nel panorama europeo. Esso pertanto costituisce un’ ulteriore tappa evolutiva nel percorso di accreditamento scientifico della fitoterapia a livello internazionale. Il Master europeo in fitoterapia rappresenta un modello di cooperazione tra Atenei, aziende leader del settore con forte tendenza all’innovazione tecnologica e alla ricerca scientifica e le realtà delle professioni sanitarie. Il mondo accademico e quello produttivo più evoluto manifestano così grande sensibilità rispetto alle nuove esigenze di conoscenza dei medici e dei farmacisti la cui preparazione riveste un’importanza strategica per il futuro scientifico del settore naturale. Per ulteriori informazioni consultare il sito web www.masterfitoterapia.eu

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Pag. 6 EMANUELE FIORILLI, LA RAI A MADRID È UNA SEDE ALL’AVANGUARDIA una sede adeguata di questa nostra grande azienda. Ho ricevuto un grande appoggio dal direttore delle strutture degli uffici di corrispondenza, Ennio Chiodi, mi ha seguito nel fare una sede nuova che è diventata pilota anche per le altre in Europa e nel mondo, adattando il modello Madrid alle rispettive esigenze delle altre. Ho cercato di risparmiare sui costi, abbattendo quelli di produzione, prendendo operatori a giornata e pagando le cifre che paga la televisione spagnola come se fossi un occasionale. Siamo passati dai 400- 500 euro al giorno per un operatore ai 180 euro al giorno. Dai 150 euro all’ora del montaggio del 2006 ai 180 euro al giorno. Abbiamo adottato tutte le tecnologie, il sistema digitale “Avid” che ci permette di montare molti speciali. Per esempio la serie di inchieste per la trasmissione dei regionali chiamata “Buongiorno Europa”, sulle poste in della signora a Malaga, l’uccisione del capitano da parte dell’ufficiale di macchine in Galizia, la vicenda della ragazza massacrata sulla costa di Barcellona. Stiamo sempre attenti a quando vengono fuori nomi italiani, facendo delle verifiche, anche perché una cosa è scrivere su un giornale anche se nazionale, un’altra è entrare in diretta nelle case con il TG e comunicare che ti è morto un fratello, un cugino, un parente. Che cosa ha in più un giornalista corrispondente di uno che lavora in sede? L’esperienza di vita. Un collega che sta in sede non ha niente di meno di un corrispondente. Fare il corrispondente è come fare l’inviato permanente perché lavori 24 ore su 24. Madrid è una sede monocratica. Avendo fatto una grande esperienza, prima come inviato di cronaca poi di guerra, pensavo che questo fosse un lavoro di tutto riposo, ma mi sono sbagliato. Hai avuto mai paura facendo l’inviato di guerra? La paura deve sempre accompagnare l’inviato, ma più che la paura il senso del pericolo. Molte volte hai anche paura. Siamo arrivati in Afganistan prima dei nostri militari, in Iraq quando hanno abbattuto il regime, siamo andati in Ruanda, nel Burundi, in mezzo alle guerre civili, nella Sierra Leone e in tutta l’Africa orientale. La paura? Forse quando un soldato americano mi ha puntato il mitra. In un quartiere di Baghdad era scoppiato un deposito di armi, erano le otto del mattino, abbiamo sentito una esplosione e visto un gran fumo, siamo andati in direzione dello scoppio, dove gli americani avevano creato un cordone sanitario lasciando passare solo gli embeded, cioè gli accreditati al loro seguito. Noi avevamo un passi giordano e quindi non ci facevano passare. Parlai con il soldato insistendo continuamente per passare ma lui alla fine mi puntò il mitra armando l’otturatore. Ho pensato: meglio un giornalista vivo che un eroe morto. Quando è morto Fuentes, il collega del EL MUNDO, sono stati giorni bruttissimi. Lo avevo conosciuto in Macedonia. Con la moglie, anche lei collega dello stesso giornale, nel primo anniversario della morte siamo andati sulla strada di Jalalabad dove era stato ammazzato con la collega del Corriere della Sera, e lì abbiamo fatto una cerimonia assieme l’Ambasciatore italiano a Kabul, Domenico Giorgi. Questi sono i momenti più tristi della mia carriera da giornalista. I tuoi programmi? Per la parte lavorativa sai che i giornalisti sono molto superstiziosi. L’unica cosa che spero è quella di tornare a vivere con mia moglie, sono tre anni che ci vediamo una volta al mese, anche lei è giornalista parlamentare della RAI, Octavia Brugger, si occupa dei telegiornali in lingua tedesca e vive a Roma. Indubbiamente, contrariamente a quanto si pensi, è una vita di sacrificio. Sono tanti i Natali e le feste che non abbiamo fatto insieme. Paola Pacifici I TA L I A I N S PA G N A 22/2009 Emanuele Fiorilli, con Pasquale Terracciano (Ambasciatore d'Italia) e Oktavia Brugger (moglie di Emanuele), riceve l’Onorificenza di Commendatore dell’Ordine della “Stella Italiana” Intervista a Emanuele Fiorilli, corrispondente RAI per la Penisola Iberica Emauele, come è cambiato e che ruolo ha oggi un corrispondente della RAI in Spagna? Il ruolo è cambiato molto, la Spagna è un paese che attira l’Italia, soprattutto per il costume e per le nuove leggi fatte dal Governo spagnolo che hanno interessato i giornali italiani. Quindi c’è molto lavoro, lavoriamo moltissimo per le testate RAI, Tg1, TG2, TG3, RAI News 24, RAI International, la radio e per le reti Uno, Due e Tre. La sede RAI di Madrid lo scorso anno ha prodotto circa 1.010 servizi, di questi, 728 li ho fatti io e gli altri gli inviati che sono venuti come supporto in occasioni particolari, come l’incidente della Spanair o e le elezioni. Sono cambiati anche i mezzi di comunicazione, da quando c’era il bravissimo Vasile e si montava su pellicola, poi su beta e ora siamo la prima sede completamente digitale della RAI in Europa. L’abbiamo aperta nel giugno dell’anno scorso, sono 125 metri quadrati, una sede con uno studio di trasmissione, una regia, un montaggio digitale per la televisione e uno per la radio, anche le telecamere sono digitali. Siamo una sede all’avanguardia. La redazione come è composta? Ci sono io, unico corrispondente e poi due producer spagnoli, Javier Alvaro e Noelia Vizcarra, che ho contattati ed assunti io stesso. Javier lavora con me dal gennaio 2006 quando sono arrivato qui e Noelia dall’aprile del 2007. Laureati in giornalismo a Madrid, ho preferito prendere due giovani per poterli forgiare in base alle mie necessità, si compensano fra di loro e vanno molto d’accordo. Nei momenti di estremo bisogno sono molto bravi. Giorgio Spinelli e Sergio Segati sono stati assieme a Javier e a Tommaso Magna, l’ingegnere, quelli che hanno realizzato la sede digitale. Abbiamo avuto un notevole risparmio anche sulla trasmissione dei servizi, con una fibra che ci ha permesso di ridurre il costo di spedizione di ben 12 volte, sono cifre notevoli, un invio costa circa 700 euro, dividilo per 12 e moltiplicalo per il numero di servizi che abbiamo fatto e vedi che risparmio. Lo scopo è lavorare, risparmiare, ma senza togliere nulla al prodotto. Quali sono i servizi che ti chiedono dalla sede e che piacciono agli italiani? Sulla Spagna in generale. Gli italiani hanno una immagi- Riunione in sede RAI, Fiorilli Noelia Vizcarra (producer) e Javier Álvaro (producer) ne distorta della Spagna come gli spagnoli dell’Italia. La prima volta che venni nel 1972, era un’altra Spagna, nel 2006 ho trovato ancora un’altra Spagna. Non è vero che gli italiani e gli spagnoli sono due popoli uguali, sono completamente diversi. Soprattutto a Madrid lo spagnolo è molto più riconducibile come comportamento ad un austriaco o a un tedesco, per l’ordine, le file. Gli spagnoli amano moltissimo fare le file. Ecco, la Spagna che io cerco di raccontare e di far capire è che siamo due paesi diversi, che loro hanno le proprie abitudini, il loro modo di vivere e di comportarsi e noi, altri. Adattarmi agli orari del mangiare delle 10 della notte e delle 2,30 del pomeriggio non ero abituato. Ecco, io cerco di far capire come vivono loro. Un momento difficile e un momento bello ed allegro durante questi anni? Un momento triste è stato quello della Spanair dove è morto anche un italiano. Poi i vari attentati terroristici dell’ETA, passaggio che noi in Italia, abbiamo avuto con le Brigate Rosse, anche se era un fenomeno completamente diverso dal terrorismo separatista. Un momento felice? Quando abbiamo aperto la sede, perché dopo molti anni la RAI tornava a Madrid, io l’ho aperta e ora c’é. Mi sembrava giusto che anche in Spagna ci fosse Spagna, sulla “ley de la dependencia “e sulla televisione spagnola, la discussione fra TVE e Telecinco, sul problema che hanno creato la Sexta e la Cuatro sul mercato pubblicitario spagnolo. Lavoro moltissimo per TG2.it, per la diretta del mattino alle 10 sulla seconda rete. Per esempio ho raccontato la storia delle suore di clausura che hanno messo un video su youtube e nel giro di una settimana hanno trovato una novizia che era venuta dal Sud America. Racconto storie che piacciono che non sono solo quella di Zapatero o di Rouco Varela, ma quelle di tutti i giorni. Per la rubrica del TG1 “Terra e sapori” ho parlato della storia di un ragazzo siciliano che ha aperto una delle “pincerie” più belle di Madrid, dove puoi mangiare 150 tipi di “pinchos” (spiedini, n.d.r.). Certo che è faticoso fare 700 e passa servizi all’anno, non è poco. Questo tuo lavoro così professionale ed attento ti dà grandi soddisfazioni? Si, devo dire che l’azienda lo ha riconosciuto e mi ha promosso Capo Redattore. Questa è una bella esperienza, vengo da anni di inviato speciale e quindi per me era una cosa tutta nuova, sono molto testardo anche per le mie origini grecopugliesi. Ho vissuto a Torino, ho iniziato lavorando a La Stampa nel 1973. A volte gli avvenimenti coinvolgono gli italiani, come l’incidente Emanuele Ferilli in collegamento con Dario Laruffa del TG2 Emanuele sta facendo una diretta telefonica per il TG3 durante la guerra Eritrea-Etiopia Sergio Segati e Giorgio Spinelli, ingeniere RAI Almerino Furlan (Presidente Intercomites) ed Emanuele Fiorilli

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22/2009 Pag. 7 I TA L I A I N S PA G N A 2009: Reggio Calabria catalizza Successo della gastronomia italiana al Salón Aula l’attenzione dei giovani madrileni Internacional del Club de Gourmets de Madrid organizzate delle degustazioni di prodotti italiani, abbinati con particolari tipologie di vino spagnolo, confermando che le eccellenze enogastronomiche di ciascuno dei due paesi possono combinarsi in modo sapiente. Il forte interesse che gli operatori locali hanno dimostrato nei confronti delle imprese italiane presenti, ha confermato che il prodotto italiano di qualità ha tutti i requisiti necessari per affermarsi in un mercato esigente e dalle forti potenzialità come quello spagnolo. Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna Glorieta de Quevedo, 5 28015 Madrid Teléfono 91.590.09.00 Fax 91.563.05.60 info@italcamara-es.com www.italcamara-es.com Si Chiama “AULA 2009” ed è il Salone Internazionale dello Studente e dell’Offerta Educativa, la principale piattaforma di orientamento al servizio dello studente in Spagna. Si è svolto presso la fiera di Madrid, vi hanno partecipato oltre 200 espositori spagnoli, accompagnati dai principali centri educativi internazionali ed è stato visitato da oltre 150.000 persone. L’iniziativa investe sempre più risorse per trasformarsi in un punto di riferimento internazionale rispetto all’offerta educativa, dimostrando particolare interesse per i vicini europei. Nell’edizione appena conclusa, l’Italia partecipando come paese ospite, si converte in un invitato di lusso con l’opportunità di far conoscere più a fondo la propria offerta formativa. All’interno di questo contesto, si inserisce la partecipazione alla manifestazione da parte del Comune di Reggio Calabria, per la presentazione e promozione del progetto Todos a Italia, Passaporto per l’Europa. Il Patronato ACLI cambia sede Visita della Ministra di Medio Ambiente, Medio Rural y Marino, Elena Espinosa, all'Area Italia. Da sinistra: Pasquale Terracciano, Ambasciatore d'Italia in Spagna; Marco Pizzi, Presidente della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna; Elena Espinosa; Giovanni Aricò, Segretario Generale della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna. La Camera di Commercio Italiana di Spagna ha realizzato uno spazio espositivo all’interno della fiera, denominato “Area Italia”, che ha visto la partecipazione di più di 20 imprese italiane provenienti da diverse regioni a forte tradizione enogastronomia. Ha appena chiuso le porte la XXIII edizione del Salone Internazionale del Club de Gourmets di Ma drid, svoltosi nel quartiere fieristico di IFEMA. Questa edizione del Salone è stata un successo sorprendente di pubblico ed espositori, con numeri che presagiscono un considerevole momento di ripresa dalla crisi economica attuale: 24.000 m2 di superficie espositiva, 1.311 espositori presenti e più di 80.000 visitatori (tutti operatori del settore agroalimentare), per una vetrina importante per i prodotti enogastronomici italiani. Grazie al lavoro organizzativo della Camera di Commercio e Industria Ita liana per la Spagna, infatti, è stata creata una zona espositiva denominata “ Area Italia ”, nella quale hanno esposto più di 20 imprese provenienti da differenti realtà territoriali italiane. In particolare, dalla regione Sardegna, presentando una grande varietà di pasta fresca e secca e un‘acqua minerale dalle importanti proprietà digestive; dalle province di Bologna e Mode na, con prodotti che spaziavano dal Pignoletto alla birra artigianale a base di marroni, dall’aceto balsamico agli affettati e formaggi tipici; produttori siciliani di ottime conserve a base di verdura e agrumi; un birrificio artigianale della provincia di Parma; produttori della provincia di Reggio Calabria, che hanno presentato una grande varietà di liquori, grappe, marmellate e conserve, oltre al rinomato olio extravergine e dell’ottimo caffè. All’interno dell’ Area Italia sono state anche DA PAGINA 9 A PAGINA 17 LA PASQUA IN ITALIA E LA PASQUA IN SPAGNA, LE NOSTRE E LE LORO TRADIZIONI Il Patronato ACLI, nasce in Italia nel 1945 per difendere e promuovere i diritti dei lavoratori e dei cittadini nei confronti dello Stato e degli Istituti di Previdenza e Assistenza. La stessa Corte Costituzionale ne ha riconosciuto il ruolo definendolo di pubblica utilitá. Nel 1946 viene Il presidente Marcello Caprarella istituito in Sede Centrale a Roma il servizio per l’assistenza dei cittadini residenti all’estero. Oltre all’Italia siamo presenti in 18 Stati a forte emigrazione italiana per un totale di 75 sedi. Il Patronato ACLI, presente in Spagna dal 2004, si occupa di: • verifica dei contributi, dell’accertamento del diritto a pensione, compilazione e inoltro delle domande di vecchiaia, anzianitá, invaliditá, reversibilitá, controllo e gestione della pensione; • assistenza per la compilazione e invio dei modelli RE·D INPS; • verifica annuale dell’importo della pensione in pagamento; • servizio ai cittadini italiani per il rilascio del codice fiscale; • richiesta del modello E 121 per italiani residenti all’estero; Da lunedi 16 marzo siamo reperibili presso gli uffici del COM.IT.ES, in C/ Cristóbal Bordíu, 3 – 28003 Madrid, telefono: 91 533 433 7 Le nostre Emails: madrid@patronato.acli.it e arianna.murgia@acli.it Gli orari di aperture al pubblico sono dal lunedí al venerdí dale 09.30 alle 12:30. Si riceve anche su appuntamento. Momento di degustazione presso l'Area Italia Vista dell'Area Italia Buongiorno e benvenuti ad un nuovo appuntamento con la newsletter del Com.it.Es. di Madrid. Oggi è un giorno importante per il Com. It.Es.: dopo un'attenta opera di catalogazione del nostro archivio storico di videocassette mettiamo a disposizione della collettività italiana l'intero patrimonio, sotto forma di prestito gratutito della durata di una settimana. Già nella Home page del portale (www.comitesspagna.info ) è presente il menù "servizi" attraverso il quale accedere alla nuova sezione. Si potrà così scaricare sul proprio computer un file excel contenente l'intera mole dell'archivio e, applicando i comodi filtri su regista anno o titolo film, si potrà selezionare facilmente l'opera cercata. Successivamente, compilando il comodo form on-line, sarà possibile prenotare la consegna della videocassetta. Si tratta di una collezione di più di 1000 titoli, tutto un ripercorrere la storia del grande cinema italiano. Ringraziamo la ricercatrice Beatrice Croce per l'opera di catalogazione dell'archivio storico. Ringraziando per l'attenzione rimando al prossimo appuntamento con la newsletter del comites di Madrid. Segreteria generale

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Pag. 8 Il Consiglio dei Ministri spagnolo ha approvato la Nuova legge chiamata “Ley Concursal” che fra l’altro riguarda i fallimenti e il sovraindebitamento, cioè quella situazione patologica tipica delle situazioni di crisi econimica e finanziaria, determinata dall’impossibilità, non temporanea, di adempiere regolarmente alle obbligazioni assunte attraverso il ricorso ai redditi, ai beni mobili e immobili di proprietà. In un incontro con la stampa, il dottor Raimon Casanellas, Presidente del Registro degli Economisti Forensi di Spagna (REFOR) - assieme agli esperti del REFOR, Gastón Letamendía (Vicepresidente) e Inés Landín (Directora) - ha analizzato puntualmente le riforme appena approvate dal Consiglio dei Ministri, prendendo in considerazione tutti gli aspetti di maggior interesse per imprese e lavoratori. NOTIZIE SPAGNA - SPAGNA Valentí Pich Rosell, presidente del Consiglio Generale degli Economisti e Salvatore Marín Hernández, presidente del Registro degli Economisti Esperti in Informazione Finanziaria del Consiglio stesso, hanno presentato la relazione “L’Urgenza di un nuovo modello industriale in Spagna”, elaborata per il Consiglio Generale del Collegio degli Economisti Spagnoli. L’esigenza nasce in concomitanza della crisi economica e finanziaria che, pur riguardando molte nazioni europee, ha colpito in misyra preoccupante tutte le atività imprenditoriali spagnole. La presentazione si è svolta nella sede del Consiglio Generale del Collegio degli Economisti, trattando i seguenti punti: la carta strategica dell’industria nella società; l’urgenza di un’attuazione a molto breve termine; l’urgenza di definire un piano a mezzo e lungo termine; l’attualità di una politica industriale con due vettori: orizzontale e settorialle; la necessità di una “cultura industriale” e di consenso; responsabilità delle distinte amministrazioni; misure che si stanno adottando in altri paesi; paragone con altri modelli industriali. 22/2009 ELEZIONI EUROPEE Miguel Sebastián, Ministro dell’ Industria, Turismo e Commercio, Juan E. Iranzo, Decano-presidente della Scuola degli Economisti di Madrid ed Emilio Ontiveros, Direttore dei rivista “Economistas”, edita dal Collegio degli Economisti di Madrid, hanno presentato il numero straordinario della pubblicazione stessa, nel quale si fa una valutazione completa e globale dell’economia spagnola nell’anno 2008. Tra i settanta quattro autori che collaborano in questo numero della rivista - la 119 della serie finora pubblicata - figurano Antonio Beteta, Gerardo Díaz Ferrán, José Manuel González-Páramo, José Luis Brutto di Molina, Cristóbal Montoro, Fernando Restoy, José Mª Roldán, Pedro Solbes e José Viñals. Questo bilancio , tracciato dagli “Economisti” non si riferisce ad una delle prime revisioni dell’anno, ma come la più completa e pluralistica valutazione realizzata da settantaquattro veri e specialisti, fra i quali: Queste le dieci aree nelle quali si struttura la rivista, con i rispettivi coordinatori di settore: Panorama generale, Emilio Ontiveros; Ambiente internazional, José Antonio Alonso; Settori produttivi, Rafael Myro; Sistema finanziario, Angelo Berges e Francisco J. Valero; Settore pubblico, Manuel Lagares; Capitale umano ed impiego, Felipe Sáez; L’impresa, Álvaro Cuervo e Juan E. Iranzo; Infrastrutture ed ecosistema Ginés di Rus; Economia di Madrid, José Luis García Delgado; Panorama bibliografico, Mª Eugenia Callejón. Il numero speciale di “Economistas” contiene, oltre alle aree suddette, unaa sezione “Premio Nobel di Economia”, con la immagine dell’economista premiato nell’anno 2008 ed un completo riferimento bibliografico delle sue opere. In Spagna, le elezioni per il Parlamento Europeo, si celebrano domenica 7 giugno 2009. Vi potranno partecipare i cittadini dell'Unione Europea residenti in qualunque “Stato membro” di cui non abbiano la nazionalità. Per essere iscritto nel censimento elettorale - e quindi avere il diritto a votare - è necessario che il cittadino comunitario sia censito e che abbia manifestato la sua volontà di votare in Spagna nelle elezioni al Parlamento Europeo. Le persone che hanno già manifestato, in precedente occasione, la propria intenzione di votare in Spagna nelle elezioni al Parlamento Europeo, figurano già comprese nel censimento elettorale, avendo questa opzione carattere permanente finché risiedono in Spagna, salvo disdetta formale. Essere censito, però, non significa avere automaticamente il diritto a votare, in quanto è necessario compilare "la dichiarazione formale", manifestando per scritto la volontà di votare. Per farlo, il cittadino europeo deve presentarsi personalmente nel suo municipio, generalmente al Dipartimento di Statistica, provare la sua identità e riempire il documento suddetto prima del 27 di aprile del 2009. Tra i 20 e 27 di aprile, il Municipio permette a tutti i cittadini di consultare il censimento nelle liste provvisorie. In questa maniera, i cittadini possono verificare se sono già censiti e se i suoi dati sono corretti. In caso contrario possono presentare reclamo nello stesso municipio. Per compiere questo tramite il Municipio mette a disposizione di tutti il suo servizio di informazione. Sei cittadino europeo e vivi in Spagna, pertanto hai pieno diritto di scegliere come e dove votare. MISS ITALIA IN SPAGNA Perché Miss Italia nel Mondo? Nacque dall’esigenza morale di valorizzare e far sentire meno isolati gli emigranti nei vari Paesi del mondo. Attraverso le loro figlie avveniva un riscatto “sentimentale” che li legava alla loro patria, l’Italia. PER RAGAZZE I TA L I A N E O D I O R I G I N I I TA L I A N E 952.469.403 647.952.382 670.030.227 I.P.A. International Police Association NOTIZIARIO I.P.A . Agrupación IPA Marbella La comunica a sus Amigos Asociados y Socios que: Se encuentra abierto el plazo de Cobro de la Cuota 2009. Que se puede hacer efectivo en persona, contactando con Ender Alberto Quero, actual tesorero, de Lunes a Jueves de 17.00 a 19.00 horas en la Cafetería de Policía Local. También se puede realizar un ingreso en la cuenta que tiene la Agrupación en Unicaja. De igual manera queremos informaros que para Mayo se realizará el 18º Campeonato de Andalucía de Tiro Policial con arma Corta de fuego, y se realizarán varios eventos durante el mes de Mayo de 2009, en Junio el Campeonato de Paint-ball, en Septiembre el Día del Socio, y otras pendientes INFORMACION: TEL 655 34 58 01 de confirmar. www.defensaoriental.com - Email: defensaoriental@yahoo.es Cuotas Socios 2009: Socios Numerarios 25 Euros; Socios Especiales 40 Euros, Socios Jubilados 5 Euros. Se comunica que están disponibles las carteras porta placas de la IPA, para todos los asociados al corriente de pago, que tendrán una subvención de la Agrupación para su adquisición. Es imprescindible presentar el carné de socio para efectuar el pago de la cuota, ya que se entregarán los sellos de 2008 y 2009, teniendo que dejar copia de carné, con el de actualizar la base de datos. El Presidente a cura di Sebastián Suárez - (ipa@policiamarbella.org) I.P.A. AGRUPACION DE SALAMANCA XIII CONCURSO DE FOTOGRAFÍA DÍA DE LA POLICÍA LOCAL 1º Podrán tomar parte cualquier miembro de los Cuerpos Policiales, en situación de servicio activo en toda España. 2º El tema de trabajo será libre, aunque relacionado con temas policiales, pudiendo presentar cada autor un máximo de cinco (5) fotografías. 3º Las fotografías podrán ser en Blanco y Negro o Color, y su tamaño será entre 18x24 cm. (mínimo) y 40x40 cm. (máximo). Se montarán sobre cartulina de 40x40 cm. o 40x50 cm. El título figurará en la parte inferior de la cartulina. Se adjuntará un sobre cerrado con el título de la obra y dentro constará el nombre y apellidos del autor, cuerpo policial al que pertenece y teléfono de contacto. 4º Los trabajos se entregarán protegidos para evitar cualquier deterioro en la Jefatura de la Policía Local de Salamanca (Plana Mayor). Avd. de Lasalle nº 114116, 37008 Salamanca, bien por correo o personalmente en dicha oficina. 5º El plazo de entrega de los trabajos finalizará el día 25 de Mayo de 2009. 6º Con todas las obras se montará una exposición desde el día 7 hasta el día 14 de Junio de 2009 en la sala de Exposiciones del Casino de Salamanca, sito en la C/ Zamora nº 9-15. 7º La organización designará a los miembros del Jurado, cuyos nombres serán dados a conocer oportunamente. 8º El fallo será inapelable. Quedando las obras premiadas en propiedad de la International Police Association (I.P.A.) Sección Española, Delegación de Castilla y León, Agrupación de Salamanca. 9º Se establecen los siguientes premios: Primer Premio: Valorado en 500 Euros por la “Revista Servicios de Policía Municipal”. Segundo Premio: Valorado en 180 Euros. Tercer Premio: Valorado en 120 Euros. Premio Especial: Valorado en 300 Euros. 10º La entrega de trofeos se realizará durante la recepción que presidirá el Ilmo. Sr. Alcalde de Salamanca, Dº Julián Lanzarote Sastre, el día 11 de Junio de 2009, festividad de San Juan de Sahagún, Patrón de la ciudad de Salamanca y de la Policía Local. Los premiados deberán vestir el uniforme oficial del cuerpo al que pertenezcan. José Bajo Bajo Secretario del XIII Concurso de Fotografía “Día de la Policía Local”. Tlfno: 923-194440, Fax:: 923-279176 Unicaja nº 2103-2072-28- 0030004066

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22/2009 Pag. 9 LA PASQUA IN ITALIA - LE NOSTRE TRADIZIONI a cura di Maria Rosselli LA DOMENICA DELLE PALME Nel calendario liturgico cristiano la Domenica delle Palme, chiamata anche Seconda Domenica di Passione, viene celebrata la domenica che precede la Pasqua. Con essa inizia la settimana santa, ultima della Quaresima, che terminerà con le celebrazioni del giovedì santo, in cui si darà inizio al Sacro Triduo Pasquale. Nella forma del rito romano viene definita domenica De Passione Domini. Questa festività è celebrata anche dagli Ortodossi e dai Protestanti. In questo giorno la Chiesa rievoca l’ingresso trionfale di Cristo a Gerusalemme in sella a un asino, con la folla che lo salutava. Il popolo, radunato dalle notizie dell’arrivo di Gesù, stese i mantelli a terra, mentre altri mozzavano rami dagli alberi di ulivo e di palma, e agitandoli festosamente gli rendevano omaggio. In ricordo di questo, la liturgia della Domenica delle Palme, si svolge iniziando da un luogo al di fuori della chiesa dove si radunano i fedeli e il sacerdote benedice i rami di ulivo o di palma che sono portati dai fedeli, quindi si dà inizio alla processione fin dentro la chiesa. Generalmente i fedeli portano a casa i rametti di ulivo e di palma benedetti, per conservarli quali simbolo di pace, scambiandone parte con parenti ed amici. In alcune regioni, si usa che il capofamiglia utilizzi un rametto, intinto nell’acqua benedetta durante la veglia pasquale, per benedire la tavola imbandita nel giorno di Pasqua. In molte zone d’Italia, con le foglie di palma intrecciate vengono realizzate piccole e grandi confezioni addobbate, che vengono regalate o scambiate fra i fedeli in segno di pace.Nelle zone in cui non cresce l’ulivo i rametti sono sostituiti da fiori e foglie intrecciate. Dal 1985, nella Domenica delle Palme i cattolici celebrano anche la “Giornata Mondiale della Gioventù”. GIOVEDI SANTO E’ TRADIZIONE VENERDI SANTO VISITARE ALMENO TRE SEPOLCRI È difficile risalire alle origini del rito dei “Sepolcri”. Fino all’epoca carolingia nella giornata del giovedì si celebravano due messe: una per la fine della Quaresima e l’altra per l’inizio del Triduo Pasquale e successivamente si optò per l’unica messa “in Coena Domini” al termine della quale si esponeva il tabernacolo sull’ Altare della Reposizione, allestito per la sua venerazione. Non si sa quando si iniziò a chiamare “Sepolcri” questi altari ritenendoli impropriamente la tomba di Cristo, sui quali vengono collocati il tavolo simbolo del sacrificio e dell’ imminente Pasqua, il pane ed il vino, i tredici piatti degli apostoli e il tabernacolo dove è collocata la  Eucaristia. Nel tardo pomeriggio del giovedì i fedeli iniziano la visita ai “sepolcri” dei quali è tradizione visitarne almeno tre. Nel calendario cristiano il Giovedì Santo ricorda l’Ultima Cena di Gesù con i suoi apostoli e il tradimento di Giuda. È l’ultimo giorno della Quaresima, con esso finisce anche il digiuno quaresimale. Con esso inizia anche il Triduo pasquale dei tre giorni «Passionis et Resurrectionis Domini», che si conclude con i secondi vespri della Domenica di Pasqua. Nella Chiesa cattolica è caratterizzato soprattutto dalla messa del Crisma e dalla messa in Cena Domini. Il giovedì mattina si celebra nella cattedrale la Messa del Crisma, in cui il Vescovo consacra gli Olii Santi: il Crisma, l’Olio dei Catecumeni e l’Olio degli Infermi. Il crisma viene usato nel battesimo, nella cresima e nell’ordinazione dei presbiteri e dei vescovi; l’Olio dei Catecumeni viene usato nel battesimo; l’Olio degli Infermi viene usato per l’Unzione degli infermi. Nella messa del crisma tutti i presbiteri rinnovano le promesse fatte nel giorno della loro ordinazione sacerdotale. La sera del giovedì invece si celebra la Messa in Cena Domini (Messa della Cena del Signore), che dà solenne inizio al Triduo Pasquale; in essa si fa memoriale dell’Ultima Cena consumata da Gesù prima della sua passione e si commemorano l’istituzione dell’Eucarestia e del sacerdozio e il comandamento dell’amore. Durante questa Messa si svolge il rito della lavanda dei piedi, ripetendo quello che Gesù stesso fece dopo l’Ultima Cena. In serata, fino alla mezzanotte, i cristiani sono invitati a soffermarsi in adorazione dell’Eucaristia donata da Gesù in questa notte, e nella meditazione sulla sua agonia nel Getsemani e sul suo tradimento. GIOVEDÌ SANTO MISTERI E QUESITI DELL’ULTIMA CENA NEL DIPINTO DI LEONARDO IL SIGNIFICATO DELLA LAVANDA DEI PIEDI Nel gesto della lavanda dei piedi da parte di Gesù è simbolicamente rappresentato il completamento della sua missione. Il gesto riassume tutta la vita di Gesù, il quale “non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”. Durante la sera gli apostoli si riunirono con Gesù stesso e cominciarono le celebrazioni pasquali. Ognuno di loro desiderava un posto più onorifico e già nascevano le lamentele su chi di loro fosse il più grande fra i dodici. Dopo avre affermato che il più grande è colui che si renderà schiavo dei suoi fratelli, Gesù, preso un catino, cominciò a lavare i piedi ai discepoli dimostrando che il maestro era il più umile fra loro. La chiesa rivive il gesto della lavanda dei piedi da parte del Santo Padre, durante la liturgia del Giovedì santo, nella messa in Coena Domini. L’ Ultima cena - detta anche il Cenacolo - è un dipinto di Leonardo da Vinci eseguito per il duca di Milano Lodovico Sforza. Si basa sul Vangelo di Giovanni nel quale Gesù annuncia che verrà tradito da uno dei suoi discepoli. L’opera misura 4,6 × 8,8 m e si trova nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano. Leonardo iniziò a lavorarvi nel 1495 e la completò nel 1498. Non c’erano agnello e pane sulla tavola dell’Ultima Cena dipinta da Leonardo, bensì anguille alla griglia guarnite con arance. Insomma, un classico della cucina rinascimentale, secondo quanto sostiene uno studio condotto da John Varriano pubblicato sulla rivista americana ‘Gastronomica’. Lo studio, intitolato At supper with Leonard , è il risultato di una serie di ingrandimenti del dipinto e di analisi dei piatti diffusi nell’Italia rinascimentale. Si dice che lo stesso Leonardo Da Vinci abbia voluto ritrarre sé nel quadro nel ruolo di un apostolo, più precisamente nel ruolo di Giuda Taddeo. La struttura del Cenacolo propone i cinque apostoli capeggiati da Pietro e i sette capeggiati da Giovanni, in una sorta di contrapposizione fra le cinque Chiese Pietrine, che rappresentavano la vita attiva, e le sette Chiese Giovannee che rappresentavano la vita contemplativa. In questa contrapposizione viene ad essere motivato l’atteggiamento di Pietro proprio nei confronti di Giovanni (mano minacciosa sulla spalla e coltello dietro alla schiena). Riguardo a questo, in una visione ingrandita del dipinto, sembra che Pietro in realtà fermi la mano che porta il coltello, ma non lo impugni lui stesso. Potrebbe trattarsi di un effetto visivo dovuto al fatto che il polso di Pietro è più scuro della mano, e ciò darebbe infatti l’illusione che si tratti di due mani differenti. La celebrazione del Venerdì santo ha origine nella Chiesa di Gerusalemme, che era solita rievocare la passione di Cristo nei luoghi dove essa era realmente avvenuta. Dall’antichità questo giorno è stato privo della celebrazione eucaristica. Il nucleo della celebrazione è la celebrazione della Parola di Dio e, in modo particolare, la Passione secondo Giovanni. Nel VIII-IX sec. i vescovi di Roma provenivano da quella tradizione. Portano con loro l’Adorazione della croce. Nell’Urbe si conservava un frammento del legno della Croce. Esso veniva portato in processione dalla Basilica di Santa Croce alla Basilica del Laterano. La processione veniva guidata dal papa che, scalzo come erano i vescovi orientali, portava il turibolo dell’incenso davanti alla reliquia della Santa Croce. In questo senso entra anche il digiuno eucaristico. «Il Signore è assente dal mondo, allora i discepoli digiunano».. L’unico mistero di questi tre giorni culmina nella celebrazione della Veglia Pasquale, e in particolare nell’Eucaristia. «Bramiamo, dunque, il pane celeste della Risurrezione di Cristo». Per la comunione nell’arco dei secoli gli usi sono stati diversi. Inizialmente nella celebrazione del papa non ci si comunicava: «Chi vuole comunicarsi vada nelle altre chiese consumando da ciò che è stato conservato dalla celebrazione del giovedì». Dal XIII secolo, però si comunica solo il pontefice. Il popolo, fino alla riforma del Vaticano II, non poteva ricevere il pane eucaristico. Oggi è stata introdotta la comunione dei fedeli. Anche l’adorazione della Croce, è stata semplificata. Viene riportato sull’altare il Santissimo, senza solennità e l’assemblea si scioglie in silenzio.

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Pag. 10 22/2009 LA PASQUA IN ITALIA - LE NOSTRE TRADIZIONI Sabato santo è il giorno del grande silenzio – perché – come dice un’antica omelia, «il Re dorme. La terra tace perché il Dio fatto carne si è addormentato ed ha svegliato coloro che da secoli dormono». Le Chiese orientali celebrano la discesa di Cristo agli inferi. Egli, che rompe le porte dell’inferno, redime e libera i santi, che aspettavano da secoli la sua risurrezione. La Chiesa romana, oltre all’Ufficio del mattino e della sera, non ha però mai istituito alcuna celebrazione del Cristo nel sepolcro. E’ la celebrazione silenziosa del tempo sospeso, del riposo, ma non del nulla-fare. Sabato mattina venivano convocati i catecumeni per la pubblica professione di fede. Questo giorno era segnato da un severo digiuno fino alla celebrazione della Veglia. Purtroppo, per causa della sempre più anticipata celebrazione della Veglia, fino al punto di celebrarla al mattino, si è perso il senso primitivo di questo giorno. Verso il XVI secolo, si cominciò con un’anticipazione della Vigilia alla mattina del Sabato Santo, forse perché non era consigliabile stare di notte fuori casa, ad ogni modo questa anticipazione al mattino del Sabato, è durata fino agli ultimi anni Cinquanta del XX secolo; la “Gloria” si “scioglieva” verso le 10-11 del mattino del sabato, con il suono delle campane, appunto “sciolte” dai legami messi la sera del Giovedì Santo. Poi con la riforma liturgica Conciliare, tutto è ritornato come alle origini e il Sabato ha ripreso il significato del giorno della meditazione e penitenza; l’oscurità nelle chiese è totale, non vi sono celebrazioni liturgiche, né Sante Messe; è l’unico giorno dell’anno che non si può ricevere la S. Comunione, tranne nel caso di Viatico per gli ammalati gravi. Grazie alla riforma liturgica che riporta la Vigilia di Pasqua alla sera, viene restituito al sabato santo il significato originario. Il Sabato Santo è il secondo giorno del Triduo Pasquale. In tale giornata, come nel Venerdì Santo, la Chiesa cattolica non offre il sacrificio della Messa fino alla Veglia Pasquale, che si svolge nella notte tra il Sabato Santo e la Domenica di Pasqua; in molte chiese rimane esposta la Croce servita per l’adorazione il Venerdì Santo; l’Eucaristia non è conservata nel Tabernacolo, le luci e tutte le candele sono spente. Il segno più tangibile dell’attesa è che le campane di tutte le chiese tacciono, “sono legate”. Gli altari sono spogli, senza tovaglia né copritovaglia. Sui tabernacoli manca il conopeo. Questo è un giorno di silenzio per la Chiesa cattolica, durante il quale i cristiani attendono il gioioso annuncio della Risurrezione. E questo avverrà la domenica di Pasqua, quando finalmente vengono “sciolte” le campane. SABATO SANTO “Veglia della Notte Madre di tutte le veglie”: così S. Agostino definisce questa celebrazione. Essa si colloca al cuore dell’anno liturgico, al centro di ogni celebrazione. Ad essa si preparavano i nuovi cristiani, in essa speravano i peccatori, tutti potevano di nuovo attingere dalla mensa ai «cancelli celesti». Essa rappresenta il compendio dell’intero triduo, infatti in essa si celebrano non solo i fatti della risurrezione, ma anche quelli della passione di Cristo. I cristiani celebravano la risurrezione del Signore ogni domenica, ogni settimana. Oggi la celebrazione è stata semplificata nei riti. Consta di quattro momenti fondamentali: la liturgia della luce, la liturgia della Parola, la liturgia battesimale, la celebrazione eucaristica. La liturgia della luce, essendo compiuta nelle ore notturne, ha ripristinato la sua simbologia. Il rito è stato semplificato: compiuta la benedizione del fuoco e del cero, l’assemblea fa rientro in chiesa con la triplice acclamazione del «Cristo, luce del mondo». La Liturgia della Parola è stata arricchita con le orazioni «a scelta», che rendono più facile la comprensione delle letture. Segue la Liturgia Battesimale. Il messale presenta due varianti: quando ci sono i battezzandi, oppure la sola benedizione dell’acqua lustrale. Qui vediamo una novità non indifferente: la rinnovazione delle promesse battesimali e l’aspersione dell’assemblea con l’acqua benedetta. I fedeli portano in mano la candela accesa col fuoco nuovo, che simboleggia l’attesa del Signore che ritorna alla fine dei tempi. Al termine la celebrazione prosegue con l’Eucaristia. Tutto il mondo risulta quindi rinnovato dal Mistero Pasquale. I neo-battezzati adulti per la prima volta si comunicano così assieme a tutti gli altri fedeli. PASQUA! a cura di Fabio Vitali La celebre Pietà, simbolo del dolore e della morte di Cristo, è conservata nella basilica di San Pietro in Vaticano di Roma ed è una delle prime opere marmoree di Michelangelo. È considerata all’unanimità una delle maggiori opere che l’arte occidentale abbia mai prodotto. I due personaggi principali sono estremamente levigati, a differenza del basamento, che risulta essere scolpito piuttosto grossolanamente. È in dubbio se Michelangelo abbia lasciato il basamento abbozzato per sua volontà oppure no, ma la tesi più accreditata è che lo abbia fatto di proposito, per esaltare ancor di più la divinità del Cristo e la santità della Madonna, e segnare una netta divisione tra umanità (terrena) e divinità. Nell’eseguire questa scultura Michelangelo dimostrò una abilità tecnica così eccezionale che cinquant’anni dopo Vasari ancora la celebrava, scrivendo: “Alla quale opera non pensi mai scultore né artefice raro potere aggiugnere di disegno né di grazia, né con fatica poter mai di finezza, pulitezza e di straforare il marmo tanto con arte, quanto Michelangelo vi fece, perché si scorge in quella tutto il valore e il potere dell’arte”. IL LUNEDÌ DELL’ANGELO, DETTO LA BENEDIZIONE DELLE CASE E LE ANCHE LUNEDÌ DI “PASQUETTA” TRADIZIONALI PULIZIE DI PASQUA Il lunedì dell’Angelo - detto anche lunedì di Pasqua, oppure Pasquetta - è il giorno dopo la Pasqua. In Italia è un giorno festivo, introdotto dallo Stato italiano nel dopoguerra, per allungare la festa della Pasqua, così come è avvenuto per il 26 dicembre, indomani di Natale. In Spagna non esiste questa ricorrenza. Prende il nome dal fatto che in questo giorno si ricorda l’incontro dell’angelo con le donne giunte al sepolcro. Il Vangelo racconta che Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Giuseppe, e Salome andarono al sepolcro, dove Gesù era stato sepolto, con degli olii aromatici per imbalsamare il corpo di Gesù. Vi trovarono il grande masso che chiudeva l’accesso alla tomba spostato; le tre donne erano smarrite e preoccupate e cercavano di capire cosa fosse successo, quando apparve loro un angelo che disse: “Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui! È risorto come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto”. E aggiunse: “Ora andate ad annunciare questa notizia agli Apostoli”, e si precipitarono a raccontare l’accaduto agli altri. Il lunedì dell’Angelo è giorno dell’ottava di Pasqua, ma non è giorno di precetto per i cattolici, cosa che comporterebbe l’obbligo di partecipare alla santa messa. Fra i riti, le tradizioni, gli eventi e le manifestazioni che caratterizzano il periodo pasquale c’è quello della “Benedizione delle Case” e delle “Pulizie di Pasqua” che coincidono con l’arrivo della primavera. Le pulizie si facevano per rendere la casa degna della visita del prete, il quale, assieme al chierichetto - armato di secchiello, aspersorio e bussolotto per le offerte - nei giorni precedenti alla festa veniva a benedire la casa e i suoi occupanti. Erano momenti solenni, di grande religiosità, di emozione. Quando arrivava il prete, la padrona di casa, curata e ben vestita per l’occasione, gli faceva fare il giro della casa e il curato benediceva le stanze. Alla fine si ritrovavano in cucina e sul tavolo apparecchiato c’era un cestino con le uova sode, che venivano benedette assieme al piatto di salame e alla torta pasquale. La palma, ossia il rametto d’ulivo benedetto dell’anno prima, ormai secco e polveroso, veniva devotamente bruciato, sostituito con quello nuovo e appeso nelle immagini sacre nella casa e sopra il letto. Oggi la benedizione delle case è praticamente scomparsa nelle città. Le ragioni di questa diminuzione possono essere molteplici, come il numero esiguo dei sacerdoti e l’eccessivo ampliamento delle città. Le parrocchie hanno raggiunto un numero elevatissimo di fedeli. Ma la tradizione della benedizione delle case continua nei piccoli paesi..

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22/2009 Pag. 11 LA PASQUA IN ITALIA - LE NOSTRE TRADIZIONI STORIA, CURIOSITÀ E ORIGINI DELL’UOVO DI PASQUA come regalo di Pasqua. Ma le uova più famose furono indubbiamente quelle del maestro orafo, Peter Carl Fabergé, che nel 1883 ricevette dallo zar Alessandro la commissione per la creazione di un dono speciale per la zarina Maria. Oggi ritroviamo in molte tradizioni l’uso delle uova per celebrare la ricorrenza pasquale; i popoli slavi dipingono le uova per donarle come simbolo di buon auspicio, amore e fertilità e le case vengono addobbate con uova colorate. In Germania, per Pasqua, si nascondono uova colorate nel giardino o all’interno della abitazione e si invitano i bimbi a cercarle, affermando che sono state lasciate dai leprotti. Anche in alcune regioni della Francia si nascondono nei giardini le uova dipinte e si narra ai bambini che sono state lasciate dalle campane che la notte del Venerdì Santo hanno volato fino a Roma per prenderle. È per questo che nessuno le sente suonare durante la notte della Passione. Nei Paesi Scandinavi è tradizione compiere anche dei giochi con le uova sode. I più noti sono: far rotolare le uova da un dosso e vince chi ha lasciato quello che arriva più lontano con il guscio integro; un altro segno di abilità è tenere un uovo lesso in mano e cercare di rompere quello tenuto dall’avversario. Le uova assumono anche altre valenze in queste nazioni del nord. Andare in chiesa con in tasca un uovo nato il Giovedì Santo aiuta a smascherare le streghe! Un uovo, lasciato in ciascuno dei quattro angoli del campo, nei solchi arati, aiuta invece ad avere un abbondante raccolto. Gli ortodossi celebrano la ricorrenza dei morti il venerdì successivo al giorno di Pasqua. In tale occasione qualcuno ancora colora le uova di rosso e le mette sopra le tombe, come augurio di felice vita ultraterrena per i loro cari che sono sepolti. Questa tradizione è legata ad una leggenda che narra di Maria: costei era abituata a far divertire Gesù Bambino con delle uova colorate. Il giorno di Pasqua, tornata sul sepolcro, lo trova aperto e sul ciglio scorge delle uova rosse. Le uova come simbolo pasquale hanno origini molto antiche, legate soprattutto alla primavera, come stagione feconda ed hanno sempre rivestito un ruolo unico, quello del simbolo della vita in sé, ma anche del mistero, quasi della sacralità. Nell’iconografia cristiana, l’uovo è il simbolo della Resurrezione. Per i pagani l’uovo è il simbolo della fertilità: l’eterno ritorno alla vita. I Greci, i Cinesi ed i Persiani se li scambiavano come dono per le feste Primaverili. Per i filosofi egiziani l’uovo era il fulcro dei quattro elementi. Per gli israeliti un dono da portare agli amici o lo regalavano a chi festeggiava un compleanno. Nel Medioevo era tradizione regalare uova ai servitori. In Germania le uova venivano donate ai bambini insieme ad altri regali pasquali. In alcuni paesi, come la Gran Bretagna, ogni anno a Pasqua i bambini vanno a cercare in giardino, fra l’erba e i cespugli, le uova che il dispettoso coniglietto pasquale ha colorato e poi nascosto. In alcune regione della Francia si nascondono le uova colorate nei giardini e si racconta ai bambini che sono state lasciate dalle campane che la notte del Venerdì Santo hanno volato fino a Roma per prenderle ed è per questo che nessuno le sente suonare durante la notte della Passione. Nei Paesi Scandinavi è tradizione anche fare dei giochi con le uova sode: farle rotolare le uova da un dosso senza romperne il guscio oppure tenere un uovo lesso in mano e cercare di rompere quello tenuto dall’avversario. La tradizione pasquale di colorare e decorare le uova nasce dalla leggenda secondo cui dopo che Maria Maddalena aveva trovato era il sepolcro di Gesù vuoto, corse dai discepoli e annunciò la straordinaria notizia. Pietro, incredulo, disse: «Crederò a quello che dici solo se le uova contenute in quel cestello diverranno rosse.» E subito le uova si colorarono di un rosso intenso! Ogni cultura ha sviluppato un proprio modo di decorare le uova. A volte si usano le uova sode, colorate con colori vegetali e alimentari se si intende mangiarle. Oppure si svuotano facendo un forellino con un ago ad ogni estremo dell’uovo, così si usa soltanto il guscio. In Grecia si usa scambiarsi uova rosse in onore del sangue di Cristo. In Germania e Austria si regalano uova verdi il Giovedi Santo. In Armenia si usa dipingere le uova con immagini di Gesù, della Madonna o con scene della Passione. Nei paesi dell’Europa orientale si utilizzano motivi stilizzati geometrici bicolore: blu e bianco, rosso e bianco. Una tecnica antica per decorare le uova consiste nell’attaccare piccole piante e foglie intorno alle uova e nel bollirle con colori vegetali. Staccando le piante, sul guscio rimangono delle impronte più chiare. a cura di Claudio Testa LA COLOMBA PASQUALE SULLE NOSTRE TAVOLE L’origine della colomba è legata a diverse leggende. La prima risale all’epoca medioevale, quando Re Alboino calò in Italia con le sue orde barbariche per assalire Pavia. Dopo un assedio di tre anni, alla vigilia della Pasqua del 572, riuscì ad entrare in città, ricevendo in segno di sottomissione vari regali fra i quali anche dodici meravigliose fanciulle. Fu allora che un vecchio artigiano si presentò al re donandogli un dolce a forma di colomba, quale tributo di pace nel giorno di Pasqua. Questo dolce era così invitante che costrinse il sovrano alla promessa di pace, e di rispettare sempre le colombe simbolo della tua delizia. Quando il re interpellò le fanciulle donategli, scoprì che il loro nome rispondeva a quello di “Colomba”. Alboino comprese il raggiro, ma rispettò la promessa fatta. La seconda leggenda è fatta risalire al tempo di Federico Barbarossa e della Lega dei Comuni lombardi, nel XII sec. Un condottiero del Carroccio, osservando durante la battaglia due colombi posarsi sopra le insegne lombarde, decise d’infondere ai suoi uomini il nobile spirito di quegli uccelli, facendo confezionare dai cuochi dei pani a forma di colomba. In realtà la colomba come prodotto industriale è una tradizione nata da esigenze industriali, più che da tradizioni legate al territorio come la torta pasqualina o le sfrappole. La colomba come prodotto di massa nasce nei primi del Novecento, quando l’azienda milanese Motta decide di confezionare un prodotto simile al panettone, ma con un aspetto decisamente legato alla Pasqua. Nasce così la colomba moderna, un dolce con un impasto molto simile a quello del panettone, ma che si arricchisce di una copertura di amaretto. Nel 1930 la Motta commissiona all’artista Cassandre, un manifesto sulla colomba con lo slogan “Colomba pasquale Motta, il dolce che sa di primavera”. La produzione della colomba è protetta da un decreto legge che fra l’altro dice: “La denominazione colomba e’ riservata al prodotto dolciario da forno a pasta morbida, ottenuto per fermentazione naturale da pasta acida, di forma irregolare ovale simile alla colomba, una struttura soffice ad alveolatura allungata, con glassatura superiore e una decorazione composta da granella di zucchero e almeno il due per cento di mandorle, riferito al prodotto finito e rilevato al momento della decorazione.” Fin dall’antichità, l’uovo è stato visto come simbolo di fertilità e quasi magia. Le uova venivano considerate oggetti dai poteri speciali, ed erano interrate sotto le fondamenta degli edifici per tenere lontano il male, portate in grembo dalle donne in stato interessante per scoprire il sesso del nascituro e le spose vi passavano sopra prima di entrare nella loro nuova casa. I Greci, i Cinesi ed i Persiani si scambiavano le uova come dono per le feste Primaverili. I filosofi egiziani vedevano nell’uovo il fulcro dei quattro elementi dell’universo. Nell’antico Egitto le uova decorate erano scambiate all’equinozio di primavera, data di inizio del «nuovo anno», quando ancora l’anno si basava sulle stagioni. Gli Israeliti avevano la consuetudine di portare le uova in dono agli amici o di regalarle a chi festeggiava il compleanno. Gli antichi romani usavano dire: «Omne vivum ex ovo» (Qualunque essere vivente deriva dall’uovo). Le uova con l’avvento del Cristianesimo divennero simbolo della resurrezione del Cristo: come un pulcino esce dell’uovo, Cristo uscì vivo dalla sua tomba. Si narra che Maria Maddalena si presentò all’imperatore Tiberio per regalargli un uovo dal guscio rosso, testimonianza della Resurrezione di Gesù e che Maria, Madre del Cristo, portò in omaggio a Ponzio Pilato un cesto dorato pieno di uova per implorare la liberazione di Suo Figlio. Pilato disse che ormai non c’era nulla da fare e Lei per il dolore lasciò cadere il canestro con tutte le uova che si dispersero rotolando in ogni angolo della Terra. Nella simbologia, le uova colorate con colori brillanti rappresentano i colori della primavera e la luce del sole. Quelle colorate di rosso scuro sono invece simbolo del sangue del Cristo. Anche nel Medioevo le uova venivano donate, insieme ad altri oggetti, a bambini e servitù per festeggiare il giorno della Resurrezione. L’usanza di donare uova decorate con elementi preziosi va molto indietro nel tempo e già nei libri contabili di Edoardo I di Inghilterra risulta segnata una spesa di 18p. per 450 uova rivestite d’oro e decorate da donare LA RICETTA DELLA COLOMBA PASQUALE Fabergé - Uovo Imperiale Terzo centenario dei Romanov, collezione Museo del Cremlino, 1913 Per 8 persone: 200 gr. di farina bianca, 130 gr. di zucchero semolato, 80 gr. di latte, 100 gr. di burro, 50 gr. di fecola di patate, 40 gr. di melassa, 10 mandorle, 2 uova, 1 bustina di vanillina, 1 bustina di lievito per dolci, 1 limone, zucchero a velo q.b., burro e farina per lo stampo, sale. In una terrina mescolate farina, fecola, 10 gr. di lievito, vanillina, 1 pizzico di sale, la scorza grattugiata del limone, lo zucchero semolato, il burro a pezzetti e mescolate il tutto; aggiungete la melassa e due uova intere e mescolata con la frusta elettrica fino ad ottenere un composto liscio e gonfio. Versate il composto ricavato in uno stampo a forma di colomba già imburrato e infarinato. Abbiate cura che il composto sia distribuito in maniera uniforme nello stampo, dodichè spolverate con le mandorle non sgusciate. Infornate in forno già caldo a 180° per circa 50 minuti. Gli ultimi 15 minuti di cottura coprite lo stampo con un foglio di alluminio per evitare che la superfice diventi troppo scura. Controllate la cottura durante i 50 minuti infilzando il composto con uno stuzzicadenti che se uscirà asciuttto indicherà l’avvenuta cottuta del dolce. Appena cotto fatelo raffreddare per 15 minuti e sformatelo su una gratella; Appoggiate al centro del dolce un bicchiere capovolto e spolverizzate con lo zucchero al velo; togliete il bicchiere e guarnite il cerchio privo di zucchero con dei fiorellini o dei confetti. Tempo stimato 90 minuti.

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Pag. 12 22/2009 LE BUONISSIME RICETTE TIPICHE DELLE REGIONI ITALIANE Ingredienti per venti persone: 1,500 kg di capra - 1 kg di pomodori - 1 kg di peperoni rossi - 1 bicchiere di olio d'oliva - 1 cipolla - 1 sedano - 2 chiodi di garofano - buccia di limone - acqua quanto basta Preparazione: Tagliare a media grandezza la carne di capra e lavarla. Metterla a cuocere a fuoco medio in una pentola abbastanza larga, in cui si saranno già fatti rosolare la cipolla, l'olio, i chiodi di garofano e la buccia di mezzo limone, aggiungendo acqua perché la carne arrivi a metà cottura dopo circa un'ora e mezza. Ritiratasi l'acqua, far rosolare la carne e mettere i pomodori spezzati e altra acqua. Lasciar cuocere per un'altra ora e mezza e, a cottura quasi ultimata, mettere i peperoni già fritti a parte e lasciare insaporire per 2-3 minuti. LA PASQUA IN ITALIA - LE NOSTRE TRADIZIONI ABRUZZO Capra alla Neretese limone; lasciate cuocere per 10 minuti mescolando spesso. Passate al setaccio la ricotta e amalgamatevi lo zucchero semolato con la cannella, la rimanente scorza di limone grattugiata, il sale e la frutta candita tagliata a dadini. Unite 4 tuorli, la crema di grano e 3 albumi montati a neve; mescolate bene. Imburrate una tortiera del diametro di cm 24 e foderatela con la pasta frolla che avrete steso con il mattarello allo spessore di circa 1/2 cm. Ritagliate la parte eccedente, ristendetela e ricavatene delle strisce. Versate il composto nella tortiera, livellatelo, ripiegate verso l’interno i bordi della pasta e decorate con strisce formando una grata che pennellerete con un tuorlo sbattuto. Infornate a 180° gradi per un’ora e mezzo; lasciate raffreddare e, prima di servire, spolverizzate con zucchero a velo. Ingredienti per la pasta: 500 gr di farina - 100 gr di strutto - 150 gr di zucchero Ingredienti per il ripieno: 500 gr di marmellata d’uva - 50 gr di cannella - 200 gr di zucchero - 250 gr di noci sgusciate e pestate - 2 bicchieri di liquore - 200 gr di cacao Preparazione: Questi dolci sono tradizionali delle feste pasquali calabresi. Bisogna preparare prima la pasta esterna, mescolando i vari ingredienti, lavorare la pasta ottenuta, e stenderla fino a raggiungere uno spessore di circa 3 millimetri, poi con un bicchiere ritagliare tanti dischetti quanta è la pasta. Mescolare a parte i vari ingredienti del ripieno, e quando sono bel amalgamati, metterne due cucchiai su ogni dischetto di pasta, ripiegare la pasta in modo da dargli una forma di mezzaluna, premere bene sui bordi, con le dita inumidite, in modo che i dolcetti non si aprano durante la cottura. Posizionare le “pitte” sulla lastra del forno infarinata, ed infornare. Si possono mangiare sia calde che fredde. CALABRIA Pitte con Niepita Ingredienti per sei persone: 500 g di pasta frolla surgelata - 500 g di ricotta - 200 g di zucchero - 220 g di grano cotto (si trova in scatola anche nei supermercati) - 40 g di cedro candito - 40 g di arancia candita - un pizzico di cannella - 2 dl di latte - 30 g di burro - 5 uova - 50 g di zucchero a velo - 1 limone - sale Preparazione: Fate scongelare la pasta a temperatura ambiente, versate in una casseruola il grano, il latte, il burro e la scorza grattugiata di 1/2 CAMPANIA La Pastiera Napoletana Ingredienti per sei persone: Per il sugo: 200 g di manzo macinato - 150 g di carne di maiale macinata - 100 gr di fegatini di pollo - ½ cipolla - 1 carota - 1 gambo di sedano - 200 g di passata di pomodoro - 30 g di burro - sale - pepe Per le lasagne: 400 g di farina bianca - 2 uova - 250 g di spinaci 5 dl di besciamella - 60 g di parmigiano - 60 g di burro - 1 cucchiaio d’olio extravergine d’oliva - sale Preparazione: Per preparare il ragù, spellare, lavare e tritare insieme la cipolla, la carota e il sedano e soffriggerli in un pentolino con il burro. Aggiungere le carni macinate ed i fegatini puliti e tritati. Quando tutto sarà ben rosolato, aggiungere la passata di pomodoro. Salare, pepare e cuocere a fuoco bassissimo con il coperchio per 1 ora e 30 minuti, mescolando di tanto. Pulire gli spinaci e lavarli a lungo sotto l’acqua corrente, lessarli in poca acqua salata e scolarli ben bene. Strizzarli a fondo e sminuzzarli a pezzettini. Impastare la farina con le uova e gli spinaci, tritare la sfoglia molto sottile e tagliarla in rettangoli uguali. Cuocere le lasagne in acqua salata bollente, condita con un cucchiaio d’olio, in modo che le lasagne non si attacchino tra loro. Scolarle e stenderle ad asciugare una accanto all’altra su un canovaccio. Imburrare una teglia e riempirla con strati alternati di lasagne, ragù, formaggio grattugiato e besciamella. Sull’ultimo strato versare un po’ di besciamella e del burro in noci. Cuocere il tutto in forno a 160° per circa mezz’ora, finché la superficie sia ben abbrustolita. Servire caldo. EMILIA ROMAGNA Lasagne Verdi Ingredienti: 1 kg di farina - 6 uova e 2 albumi - 350 g di zucchero - 250 g di burro - 100 g di lievito di birra 1/2 litro di latte - Rhum - vaniglia Preparazione: Impastare il lievito con un po’ di latte tiepido e di farina, lavorare con un cucchiaio di legno finché la pastella sia della giusta consistenza e lasciare lievitare in un luogo tiepido. Nel frattempo, preparare sulla tavola gli altri ingredienti, farina, uova, un pizzico di sale stemperato in acqua appena calda, lo zucchero ammorbidito in un po’ di latte tiepido, ed il burro sciolto. Mescolare con un po’ di vaniglia ed un bicchierino di Rhum. Quando il panetto di lievito sarà cresciuto abbastanza, unirlo al resto, e mano a mano che si lavora la pasta, aggiungere se serve, del latte. Quando la pasta è pronta, farla lievitare nuovamente, e poi passare al forno caldo. FRIULI Pinza Pasquale alla Triestina Ingredienti per otto persone: 1 carré d’agnello - 150 g di coratella d’agnello - un misto di salvia, rosmarino, timo, maggiorana, aglio - rete di agnello (o di maiale) - 1 sedano - 1 carota - 1 cipolla - 6 spicchi d’aglio - vino bianco secco - olio d’oliva - sale - pepe nero a granelli Preparazione: Tagliare la coratella a fette sottili e tenerla per 30 minuti sotto l’acqua corrente. Spolpare il carré d’agnello, salarlo e dividerlo in due pezzi uguali e sistemare tutta la coratella su una parte, cospargerla con il misto di odori, sale, pepe macinato, il tutto in grande abbondanza, e quindi appoggiarvi sopra l’altro pezzo di polpa, formando una specie di polpettone da avvolgere poi con la rete. Legarlo con lo spago bianco da cucina, metterlo in una pentola insieme alle ossa spolpate, condire il tutto con olio, sale, pepe e infornare a 200°, per 30 minuti, fino a quando la carne sia ben colorita. Scolare quindi tutto il grasso che si sarà formato, e mettere nella teglia una coda di sedano, una carotina, una cipolla media, il tutto a tocchi, poi gli spicchi d’aglio non sbucciati, e bagnare con un dito di vino. Proseguire la cottura in forno ancora per un’ora circa. Al momento di servire, liberare l’arrosto di agnello dallo spago, tagliarlo a fette, irrorarlo con il sugo filtrato. Guarnire il piatto a piacere e servire immediatamente in tavola. LAZIO Arrosto d’Agnello con la Coratella LIGURIA Torta Pasqualina Ingredienti per la pasta: 400 g di farina bianca - 2 cucchiai d’olio extravergine d’oliva - sale - acqua Ingredienti per il ripieno: 500 g di bieta - 200 g di ricotta (o di latte cagliato) - 50 g di burro fuso - 6 uova - 1 cucchiaio di maggiorana fresca (1 cucchiaino se essiccata) - 4 cucchiai di parmigiano grattugiato - 4 cucchiai di pecorino grattugiato - 1 bicchiere di latte - 1 bicchiere d’olio - sale e pepe Preparazione: Impastare la farina con l’olio e il sale; aggiungere man mano tanta acqua tiepida quanto basta per ottenere un impasto consistente e morbido; lavorarla finché si formino delle bollicine d’aria. Coprire con un tovagliolo umido e far riposare (chi lo volesse può usare pasta sfoglia surgelata). Stendere 6 sfoglie il più sottili possibile con un mattarello, perché questo piatto tradizionale ligure è tanto più buono quanto più sottili sono le sfoglie di pasta. Pulire la bieta, lavarla e cuocerla in una casseruola con poco sale, senz’altro. Cuocere a fuoco basso, e con il coperchio, per 6 minuti. Appena cotta strizzarla bene, tritarla finemente e metterla in una ciotola grande. Aggiungere la ricotta sbriciolata (o il latte cagliato), 2 uova intere, il parmigiano grattugiato, metà pecorino e la maggiorana: se l’impasto è troppo solido, ammorbidire con il latte. Foderare con una sfoglia uno stampo apribile, unto d’olio, ungere la sfoglia con un pennello intinto nell’olio e sovrapporne a una a una, le altre due, ungendole sempre con l’olio tranne l’ultima. Disporre il ripieno e con un cucchiaio scavare 4 incavature in cui si porranno le uova intere, crude. Salare e cospargere con il resto del pecorino. Chiudere con una sfoglia di pasta e sovrapporvi le altre due, sempre ungendo con il pennello da cucina la superficie tra una e l’altra. Sigillare con i ritagli di pasta formando un cordone tutt’intorno al bordo. Ungere la superficie con un po’ d’olio e perché risulti più dorata, con parte di un uovo intero battuto; bucare la superficie con uno stuzzicadenti, facendo attenzione a non rompere le uova e infornare in forno già caldo, a 200°C, per 40 minuti. Si può servire tiepida, ma anche fredda, durante il pranzo del lunedì di Pasqua. Ingredienti per otto persone: 1 pollo da Kg 1,500 - 700 g di pasta sfoglia surgelata - 1 fetta di prosciutto di Praga per 250 g - 200 g di asparagi lessi - 3 scalogni - un uovo - prezzemolo - timo - parmigiano -estratto di carne - burro - brodo vegetale - vino bianco olio d’oliva - sale - pepe Preparazione: Scongelare la pasta sfoglia. Disossare il pollo, ridurre a bocconcini la polpa ottenuta e rosolarla in padella, a fuoco vivo, con burro e olio caldi e gli scalogni a spicchi; stemperare con un dito di vino, salare, pepare e portare a cottura, coperto, senza aggiungere alcun liquido. Cuocere per circa 25’ e, alla fine, togliere la carne dal sugo (che va conservato), farla raffreddare poi mescolarla con il prosciutto a cubetti, gli asparagi sminuzzati, di timo e prezzemolo tritati e 2 cucchiai di parmigiano grattugiato. Stendete la pasta sfoglia a mm 3 di spessore poi, con una parte, rivestire uno stampo a guscio d’uovo lasciando la pasta debordare abbondantemente. Versare nello stampo il misto di pollo e prosciutto, chiudere ripiegandovi sopra la pasta debordante, quindi sformare la torta a forma d’uovo, su una placca coperta da carta da forno; pennellarla con uovo sbattuto, guarnirla con un nastro di pasta, pennellare tutto ancora una volta e, infine, infornare a 200° per 40’ circa. Servire la torta accompagnata dal sugo di pollo, precedentemente allungato con un mestolo di brodo, e insaporito con un punta di estratto di carne e fatto ridurre a salsina. LOMBARDIA Torta Salata di Paqua Ingrediente per sei persone: 2 kg di pesce assortito per zuppa (triglie, sogliole, merluzzi, seppie, palombo, pescatrice, pannocchie) - 1 cipolla - 1 bicchiere d’olio extra vergine d’oliva -2 bustine di zafferano - 2 bicchieri di vino bianco secco - alcune fette di pane casereccio - brodo di pesce - sale - pepe Preparazione: Pulire i pesci e tagliare a pezzi i più grossi. In una pentola soffriggere nell’olio la cipolla tagliata a velo. Aggiungere le seppie tagliate a pezzettini e coprire con un filo di brodo di pesce (o acqua), in cui sarà stato sciolto lo zafferano. Salare, pepare e aggiungere gli altri pesci, in ordine di cottura (prima quelli che cuociono di più). Bagnare con il vino e cuocere per MARCHE Brodetto Bianco di Portorecanati

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22/2009 Pag. 13 LA PASQUA IN ITALIA - LE NOSTRE TRADIZIONI 15 minuti, muovendo di tanto in tanto la pentola, salare e pepare. Servire il brodetto su fette di pane abbrustolite, caldissime. addensatelo, regolatelo di sale e spruzzatelo col brandy. Dopo qualche minuto di bollore versatelo sulla carne affettata e servite con polenta o purè. Ingredienti per lo zuccotto: 1 pan di Spagna da cm 24 di diametro - 400 g di panna fresca - 40 g di cioccolato fondente - 40 g di canditi misti a dadini - acqua di fior d’arancio - Grand Marnier Ingredienti per la glassa e per completare: 300 g di cioccolato fondente - pasta di mandorle (marzapane): 200 g gialla, 200 g verde Preparazione: Tagliate tutto il pan di Spagna in fette rettangolari di circa cm 1 di spessore, quindi dividete ogni fetta a metà, cioè in due triangoli. Pennellate di Grand Marnier uno stampo a forma d’uovo, e, successivamente, rivestitelo con le fette di pan di Spagna, sistemandole, una di seguito all’altra, con le punte convergenti rivolte al centro dello stampo. Spruzzatele quindi con una bagna preparata con acqua e Grand Marnier in parti uguali. Per la farcia, montate la panna, aromatizzatela con un cucchiaio di acqua di fior d’arancio quindi mescolatela con i dadini di canditi e con il cioccolato fondente sminuzzato a mano. Versate la farcia nello stampo preparato, coprite con altre fette di pan di Spagna, pennellate anche queste di bagna, quindi passate in frigo almeno per 4 ore e, intanto, temperate il cioccolato: riscaldatelo a bagnomaria fino a 45° poi, mescolandolo, raffreddatelo fino a 27° e, infine, riportatelo a 30°. Con un filo di cioccolato temperato, fatto uscire da un cornetto per decorare, guarnite con un disegno a griglia il dolce appena sformato. Spruzzate poche gocce di acqua fredda nel cioccolato rimasto, poi lavoratelo con una frusta per renderlo denso e cremoso; raccoglietelo in una tasca con bocchetta spezzata e decorate il centro dell’uovo con un nastro spesso, che chiuderete con il fiocco di marzapane verde. SICILIA Zuccotto Pasquale ridurre la salsina poi versatela sulle polpettine e servitele: noi le abbiamo accompagnate con una teglia di patate fritte. Ingredienti per sei persone: 1/2 cespo di lattuga romana - 1 mango - 3 pomodori rossi e ben sodi - 150 g di fagiolini - 6 ovetti di quaglia - basilico - limone - olio extravergine d’oliva - sale - pepe Preparazione: Tuffate i fagiolini, mondati, in acqua bollente salata e lessateli per circa 5’. Rassodate le uova (per quelle di quaglia occorrono 4 o 5’). Mondate intanto la lattuga, lavatela e sgocciolatela bene, quindi tagliatene le foglie a pezzi non troppo sottili. Sbucciate il mango, eliminate il nocciolo centrale e tagliate il frutto a dadi. Mondate e fate a spicchi i pomodori. Scolate e raffreddate i fagiolini, quindi mescolate in una ciotola la verdura e la frutta. Unite qualche foglia di basilico spezzettata a mano. Guarnite con le uova di quaglia sode, sbucciate e dimezzate. Servite l’insalata condita con una salsa citronnette preparata battendo quattro cucchiaiate di olio, con il succo filtrato del limone, sale e pepe. MOLISE Insalata Buona Pasqua Ingredienti: 300 g di farina doppio zero - 2 uova - 2 cucchiai di olio - 100 g di zucchero - latte - sale - buccia di limone grattugiata Preparazione: Prendere la farina, ed impastarla con le uova, i due cucchiai di olio, lo zucchero, un po’ di latte, pochissimo sale e la buccia di limone grattugiata. Quando l’impasto sarà pronto, spianare la pasta riducendola a mezzo centimetro di altezza e ritagliare tre ovali, conservando i ritagli. Poggiare su una delle estremità un uovo col guscio, fissarlo con i ritagli, cospargerle di zucchero e di confettini colorati e metterle in forno dopo averle sistemate su una teglia appena unta. Controllare la cottura, lasciare raffreddare e mangiare. PUGLIA Le Scarcelle Ingredienti per sei persone: ½ kg di agnello tagliato a pezzetti - 3 cucchiai d’olio extravergine d’oliva - 1 spicchio d’aglio - 1 rametto di rosmarino - 5 dl di vino bianco secco - 150 g di tartufo nero - sale e pepe Preparazione: Soffriggere l’aglio intero e il rosmarino, tritato grossolanamente, in una padella di ferro con l’olio, mettere la carne, salare e pepare. Quando la carne sarà ben rosolata, bagnare con il vino bianco e cuocere a fuoco basso per 1 ora, con il coperchio. Trasferire l’agnello sul piatto da portata, aggiungere il tartufo tagliato a lamelle sottili, mescolare e lasciare riposare al caldo, coperto, per qualche minuto prima di servire. UMBRIA Agnello Tartufato circa, coprendo la crescia a metà cottura con un foglio di alluminio, per evitare che diventi troppo scura in superficie. Prima di sfornare, provare la cottura con uno stecchino che, infilzato nella parte più alta della focaccia, dovrà uscire perfettamente asciutto. La crescia si gusta tiepida o fredda, tagliata a fette, con salame a grana grossa. Ingredienti per quattro persone: 800 g di carne magra della coscia di manzo - 50 g di pancetta - 50 g di burro - una spruzzatina di brandy - farina La marinatura: 1 bottiglia di Barolo non molto invecchiato - 2 o 3 carote - 2 costole di sedano 1 cipolla - le foglie di un rametto di rosmarino - 3 chiodi di garofano - 1 pizzico di timo - 1 spicchio d’aglio - 1 foglia di alloro - 1 pezzetto di cannella - 3 grani di pepe raccolti in un sacchettino di garza Preparazione: Steccate la carne con qualche listarella di pancetta, mettetela in una terrina con le verdure tagliate a pezzetti e il sacchettino con gli aromi e le spezie; versate il barolo, coprite con un piatto e lasciate marinare (circa un giorno), coperto, in luogo fresco (non in frigo), rimescolando qualche volta. In una casseruola soffriggete nel burro la rimanente pancetta tritata, poi rosolate la carne scolata e leggermente infarinata, versate quindi tutta la marinata e portate a bollore; dopo una decina di minuti togliere il sacchettino degli aromi, salate, coprite e portate a cottura a fuoco basso. Togliete quindi la carne e tenetela al caldo, passate il sugo nel passaverdure, rimettetelo sul fuoco, PIEMONTE Brasato al Barolo Ingredienti: 500 gr di semolino - uova quanto bastano olio - 1 cipolla - 1 carota - 300 g di carne - brodo - vino bianco - 100 g di prosciutto - prezzemolo - 50 g di burro - salsa di pomodoro Preparazione: Prendere il semolino ed aggiungere tante uova quante ne assorbe, e lavorare la pasta finché diventi uniforme e vellutata. Lasciare riposare per più di un’ora e intanto far rosolare una cipolla tritata in olio abbondante, appena diventa dorata, aggiungere la carne tagliata a dadini, la carota tagliuzzata fine e far cuocere lentamente versandovi, di tanto in tanto, il brodo. Quando la carne è cotta, aggiungere il prosciutto tagliato a pezzetti, un po’ di prezzemolo tritato, il burro, un cucchiaino di concentrato di pomodoro sciolto in poca acqua tiepida, sale, ed infine aggiungere il vino bianco secco. Lasciare cuocere ancora, lentamente, poi prendere una casseruola, riempirla d’acqua salata e far bollire forte. Nel frattempo stendere la pasta col mattarello e farne delle sfoglie sottilissime, tagliarle a dischi della dimensione di un piatto. Far cuocere i dischi di pasta nell’acqua bollente, uno alla volta, e quando sono al dente scolarli con un mestolo forato, facendo attenzione che non si rompano. Preparare una teglia alta con dentro il sugo, il formaggio dolce grattugiato e disporre a strati i dischi di pasta, il sugo, il formaggio, fino alla fine degli ingredienti. Condire l’ultimo strato di pasta con sugo, formaggio e fiocchetti di burro. Cuocere nel forno da campagna elettrico o a gas, lasciare dorare un poco la superficie e poi servire direttamente nel recipiente, possibilmente di pirofila. SARDEGNA Pillus Ingredienti: 600 g di polpa di agnello macinata - 1 scalogno - rosmarino - prezzemolo - rete di maiale - aceto balsamico - vino bianco - brodo di dado - olio d’oliva - sale - pepe Preparazione: Amalgamare la polpa macinata di agnello con un trito di prezzemolo, rosmarino, uno scalogno, sale, pepe. Preparare con il composto 8 polpettine. Allargate la rete di maiale, dividetela in 8 pezzi uguali e, in ciascuno, avvolgete una polpettina schiacciandola leggermente. Rosolate le 8 polpettine in un velo d’olio caldo e, quando saranno colorite, passatele nel forno a 200° per 10’. Sfornatele, toglietele dal fondo di cottura, sgrassate questo ultimo, riportatelo sul fuoco, aggiungete un cucchiaio di aceto, g 60 di vino e un mestolino di brodo. Fate TRENTINO Polpettine Pasquali Ingredienti per dodici persone: 820 g di farina bianca - 200 g di olio d’oliva - 200 g di parmigiano grattugiato - 90 g di lievito di birra - 50 g di pecorino grattugiato - 6 uova - sale - pepe nero in grani - burro - farina per lo stampo Preparazione: In una ciotolina, con g 20 di lievito, g 50 di farina e g 100 di acqua tiepida, preparare una pastella e lasciare lievitare per 30’ coperto da un tovagliolo. Montare a neve gli albumi con la frusta rotonda, poi unire i tuorli e, sempre lavorando, aggiungere l’olio, il pecorino, il parmigiano, il pastello lievitato, sale e una generosa macinata di pepe (a questo punto il composto diventerà così liquido che l’aver montato inizialmente gli albumi, potrebbe sembrare un’operazione superflua; invece è necessaria per dare una maggior morbidezza all’impasto finale). Sostituire la frusta rotonda con quella a gancio e, sempre lavorando, aggiungere g 400 di farina, g 70 di lievito sbriciolato e, poco per volta, la farina rimasta (g 400), proseguendo la lavorazione finché la pasta risulterà morbida, omogenea, molto elastica e sulla superficie compariranno delle bollicine d’aria. Imburrare e infarinare abbondantemente uno stampo a chiusura mobile di cm 32 di diametro e trasferitevi la pasta che non dovrà riempirlo per più di due terzi. Tenere in luogo tiepido, coperto da un tovagliolo, finché la pasta lievitando colmerà lo stampo; allora passare nel forno già a 180° per un’ora e 30’ VALLE D’AOSTA Crescia di Pasqua Ingredienti per otto persone: 1 kg di asparagi - 250 g di code di gamberetti già lessate e sgusciate - 120 g di olio extra vergine d’oliva - 16 uova di quaglia - 1 uovo sodo - 1 cuore di lattuga - olive verdi snocciolate - prezzemolo maggiorana - aceto - vino bianco secco - sale - pepe nero in grani Preparazione: Pelare gli asparagi raschiando i gambi ed eliminando la parte più legnosa. Lavarli, raccoglierli a mazzetto, lessarli in poca acqua bollente salata, scolarli al dente, quindi tagliare le punte con un pezzetto di. Far rassodare le uova di quaglia, inizialmente in acqua fredda e lasciandole cuocere per 4 minuti dall’inizio del bollore; passarli subito dopo a raffreddare e sgusciateli. Lavate e sgocciolate molto bene il cuore di lattuga, tagliatelo a striscette sottili, che disporrete in un mucchietto al centro di un piatto da portata ovale, piuttosto capiente. Sopra mettete le code di gamberetti e rondelle di uova (saranno sufficienti 4); intorno al piatto disponete le punte d’asparago tagliate per il lungo a fettine con un coltellino affilatissimo con lama molto sottile. Tra gli asparagi e l’insieme al centro del piatto, mettete gli ovetti rimasti, tagliati a metà, sistemandoli tutti in giro. Al momento di servire, preparate una salsina frullando il tuorlo dell’uovo sodo insieme con l’olio, una decina di olive verdi, una cucchiaiata d’aceto, una di vino, tre di acqua fredda, sale e una generosa macinata di pepe. Aromatizzate la salsina con un trito di prezzemolo e maggiorana quindi versatela a filo sull’insalata che porterete immediatamente in tavola, mescolandola in presenza dei commensali. VENETO Insalatina Pasqualina LA REDAZIONE BUONA PASQUA! augura

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Pag. 14 22/2009 LA PASQUA IN SPAGNA - LE LORO TRADIZIONI PER LA “SEMANA SANTA”, TUTTI GLI L A “ S E M A N A S A N TA ” SPAGNOLI INSIEME CON E PER LA FEDE ATTRAVERSO I SECOLI presbiteri e diaconi. La sera invece si celebra la Messa in Cena Domini. Alla fine della messa i ministri cambiano il colore liturgico (assumendo il colore viola) ed ha luogo il rito della spoliazione degli altari e la velatura delle croci. Gli altari restano senza ornamenti, le croci velate e le campane silenti. Il solenne Triduo pasquale della passione, morte e risurrezione di Cristo inizia nel pomeriggio del giovedì santo. In ora serale si celebra la solenne Messa della cena del Signore, nella quale si ricorda l’Ultima Cena di Gesù, la istituzione dell’Eucarestia e del sacerdozio ministeriale, e si ripete il gesto simbolico della lavanda dei piedi effettuato da Cristo nell’Ultima Cena.Il Venerdì Santo è il giorno della morte di Gesù sulla Croce. La chiesa celebra verso le tre del pomeriggio la solenne celebrazione della Passione. In molte città e paesi, è tradizione effettuare per le strade il pio esercizio della Via Crucis. La chiesa cattolica pratica il digiuno ecclesiastico e si astiene dalle carni come forma di partecipazione alla passione e morte del suo Signore. Il Sabato Santo è tradizionalmente giorno senza liturgia: non si celebra l’Eucaristia, e la comunione ai malati si porta solamente ai malati in punto di morte. Nella notte si celebra la solenne Veglia pasquale, che, nella chiesa cattolica, è la celebrazione più importante di tutto l’Anno Liturgico. La domenica di Resurrezione torna a riecheggiare la gioia della veglia pasquale. Tale domenica è ampliata nell’Ottava di Pasqua: la Chiesa celebra la pienezza di questo evento fondamentale per la durata di otto giorni, concludendosi con la Seconda domenica di Pasqua, chiamata fin dall’antichità domenica in albis, che Giovanni Paolo II ha voluto dedicare al ricordo della divina Misericordia. Gian Giacomo Bei La celebrazione della Settimana Santa di Malaga ha iniziato il suo attuale percorso nel 1487, con la riconquista della città da parte del Re Cattolici. La conversione degli abitanti al cattolicesimo, assieme all’arrivo di nuovi abitanti dalla Castiglia, diede una nuova dimensione, dopo secoli di influenza musulmana, alla espressione religiosa del popolo Malaga. Durante il periodo barocco le confraternite erano formate dalle nobili famiglie della città. I troni erano delle rudimentali piattaforme sulle quali venivano montate le immagini, trasportate a spalla da una decina di portatori. Fin da quei tempi, riuscire ad essere portatore, almeno per una volta, costituiva un grande onore e per ottenerlo c’era sempre una lunga fila d’attesa di anno in anno. Il corteo era composto dagli “Hermanos de Luz”, letteralmente fratelli di luce trasportatori di candele che corrispondono agli attuali nazareni che accompagnano le processioni - e dagli “ Hermanos de Sangre “, letteralmente fratelli di sangue, penitenti che si flagellavano pubblicamente, suscitando orrore e ammirazione nella gente che assisteva alla processione. A quei tempi, la maggior parte dei membri delle confraternite erano mossi dal desiderio di ottenere A Malaga, Siviglia e nelle altre città spagnole, durante il passaggio delle processioni la gente si accalca ai bordi della strada partecipando vistosamente, con emozione ed entusiasmo, al solenne rituale. Ma quanti di loro, senza togliere il merito di una spontanea ed a volte rudimentale devozione, ne conoscono i veri risvolti spirituali e religiosi? La religione Cattolica è unica in tutto il mondo. Pertanto cerchiamo di capire le motivazioni religiose da cui partono le differenti forme di celebrazione organizzate nel mondo. Che cosè in realtà la Settimana Santa? È la settimana nella quale il Cristianesimo celebra gli eventi di fede correlati agli ultimi giorni di Gesù, comprendenti in particolare la sua passione, morte e resurrezione. Gli ortodossi chiamano la stessa “grande settimana”, perché commemora le grandi opere di Dio per l’umanità. In molte città italiane e straniere si svolgono i Riti della Settimana Santa, come i misteri, le via crucis e le proces- sioni in cui le statue, dette anche troni o simboli, sono portate a spalla dai confratelli. Fra le celebrazioni più particolari e belle in Italia figurano quelle di Taranto, di Polistena, di Catanzaro, San Fratello, Enna, Caltanissetta, Bitonto e Trapani. Tradizionalmente la settimana santa si apre con la Domenica delle Palme, nella quale si celebra l’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme, acclamato come Messia e figlio di Davide. Nella liturgia cattolica viene letto il racconto della Passione di Gesù secondo l’Evangelista corrispondente al ciclo liturgico che si sta vivendo. La tradizione risale a prima del IV secolo. Il lunedì, martedì e mercoledì santo la Chiesa contempla in particolare il tradimento di Giuda per trenta denari. Durante la mattina del Giovedì santo non si celebra l’eucarestia nelle parrocchie, perché viene celebrata un’unica Messa (detta Messa del Crisma) in ogni diocesi, nella chiesa cattedrale, presieduta dal vescovo insieme a tutti i suoi un luogo sacro per il riposo eterno delle loro spoglie mortali. Con le invasioni napoleoniche le confraternite vennero saccheg giate ed il loro patrimonio scomparve finendo in mani straniere. Nel 1921 è stata creata in associazione la “Settimana Santa di Malaga”, la cui funzione principale era ottenere il sostegno fi nanziario per pagare le spese delle processioni. Ma in realtà di venne subito molto popolare come attrazione turistica, trasformandosi in una apprezzabile fonte di reddito per la città. Questa età dell’oro venne stroncata da motivi politici e sociali. Nella notte del 11 al 12 maggio 1931, con la Seconda Repubblica, gruppi di anarchici saccheggiarono i le chiese distruggendo tutto ciò che contenevano. A seguito di questi eventi, il burrascoso clima sociale costrinse alla sospensione delle processioni, anche se nel 1935 alcune confraternite, poi chiamate “dei corag giosi”, sfilarono in piazza rischiando il piccolo patrimonio che erano riuscite a mettere insieme. Nel 1936, la guerra civile spagnola provoca un’altra ondata di cieca violenza antireligiosa, distruggendo quanto si era salvato dal precedente saccheggio. Alla fine della guerra i vincitori trasformano le processioni in una rivalsa sui nemici della fede cattolica, dandogli sfarzo ed aumentando la presenza di forze militari nelle manifestazioni. Da questo momento crescono le dimensioni dei troni, anche per evidenziare il desiderio di vittoria della fede cattolica sul brutale ateismo repubblicano e vengono introdotti nuovi elementi, che purtroppo stanno scomparendo, come i tinglaos , agili strutture metalliche per proteggere i troni in caso di maltempo. Ed arriviamo ai giorni nostri, in cui ormai coesistono due forme di vita e di interpretazione della Settimana Santa. Insieme con la scuola di pensiero sviluppata nel periodo post-bellico, fatta di troni enormi, sontuosità e di lusso, verso la fine degli anni ‘70 cominciarono ad apparire le nuove confraternite, fatte di spirito penitenziale e di una maggiore austerità nel suo rito. Il sacro si unisce armoniosamente al profano. E la “Semana Santa” diventa anche un potente motivo per visitare Malaga, segnando clamorosamente l’inizio della primavera. Maria Annunzia Lungarini

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22/2009 Pag. 15 LA PASQUA IN SPAGNA - LE LORO TRADIZIONI LA “SEMANA SANTA” DI MALAGA plaudente allo stesso tempo. L’odore della cera, del fumo e dell’incenso satura l’aria rendendola densa e palpabile, alternandosi al profumo del biancospino e delle rose che decorano generosamente i troni. Ondate di calore galleggiano a mezz’aria, alimentate dalle migliaia di candele che gocciolano sull’asfalto lasciandovi uno strato di cera che per molti giorni farà stridere le gomme delle macchine. La liturgia religiosa si mescola senza contrasti al rituale pagano esaltandone la spettacolarità. Di tanto in tanto, sempre su comando del Capataz , le processioni si fermano per accogliere in silenzio gli canti lamenti delle saetas. A Mala ga, la Settimana Santa è molto diversa da quella celebrata in altri luoghi andalusi o spagnoli. Chi vi assiste per la prima volta ne rimane affascinato e sorpreso, perché non è vissuta con la meditazione e il silenzio, ma è piena di felicità, di rumore, di allegria, di canti, di grida e di spontanei applausi. Con una religiosità viscerale, quasi confidenziale, al limite dell’irriverente, per esprimere il proprio amore la gente si rivolge alla Vergine gridandole “Guapa!”, cioè bella. Per un andaluso è il massimo del complimento. Una delle tradizioni più suggestive, che si ripete ogni anno, è quella della liberazione di un recluso, prelevato a sorte dalla prigione di Malaga, il quale viene graziato pubblicamente dopo essere sfilato incappucciato davanti al trono che rappresenta la cattura di Gesù. Unica condizione, che non sia stato condannato per omicidio. a cura di Alessandra Selvelli NON C’È SEMANA SANTA SENZA “PREGON OFICIAL” Come per altre cerimonie, anche la Semana Santa viene inaugurata col discorso (pregón) di un “pregonero” o di una “pregonera”, personaggi illustri che esprimono publicamente i propri sentimenti per l’evento che sta per iniziare. Quest’anno il Pregón Oficial della Semana Santa di Malaga 2009 è stato pronunciato dalla professoressa Ana Maria Flores Guerrero, alla presenza del sindaco Francisco de la Torre e del Vescovo Don Jesús Catalá. È intervenuta la Banda de Música de la Archicofradía de la Expiración. Come vuole la tradizione, Ana Maria Flores Guerrero è stata presentata dal “pregonero” uscente del 2008, il giornalista Francisco García Muñoz. Come vuole una antica tradizione di Málaga, anche quest’anno la Cofradía de Nuestro Padre Jesús El Rico ha fatto liberare un carcerato dal penitenziario di Alhaurín de la Torre. Si tratta del muratore Manuel F.G., di 26 anni, célibe, condannato a sette anni di reclusione per lesioni. Ne aveva scontati solo due. Come regola, la liberazione del prigioniero avviene dopo averlo fatto sfilare incappucciato in testa alla processione. Ancora oggi il Consiglio dei Ministri mantiene viva una tradizione voluta da Carlos III e collegata ad un’epidemia di peste che nel 1759 colpì gravemente Malaga, provocando molti morti e causando la sospensione delle processioni di Settimana Santa. Nessuno osava più uscire in strada per paura del contagio. Fu allora che i carcerati di Malaga chiesero al giudice il permesso di essere loro, a portare in processione l’immagine della quale si dichiaravano devoti. Il permesso gli venne negato. Allora scapparono dalla prigione e portarono a spalle il sacro trono per le strade della città con una lunga processione. Quando rientrarono volontariamente in cella, la mortale epidemia cessò di colpo. Questo miracolo impressionò Carlos III, il quale concesse questo privilegio, poi ratificato dal Re Juan Carlos I nel 1976. Quest’anno, oltre all’indulto a Manuel il Consiglio dei Ministri ha approvato anche la grazia parziale ad una reclusa, richiesta della Cofradía del Amor, la Caridad y San Juan Evangelista di Marbella. La Legione sfila in “Semana Santa” con il Santo Patrono: “Cristo de la Buena Muerte” La “Semana Santa de Mála ga”, ossìa la Settimana Santa di Malaga , è un’antica tradizione che risale all’epoca dei Re Cattolici. Per tutto il perio do la città di Malaga, capitale della Costa del Sol, coniuga perfettamente la modernità con la più resistente tradizione, rappresentata appunto dalla Settimana Santa, esuberante e suggestiva manifestazione religiosa, a metà fra la devozione, la liturgia e lo spettacolo culturale. Dal 1965 è stata dichiarata avvenimento di Interesse Turistico Internazionale. Per assistervi la gente viene da ogni parte del mondo. Il gusto per l’arte barocca delle 41 Confraternite dette Cofradias e Hermandades - potenti associazioni religiose che organizzano e danno vita alla manifestazione - e la grande quantità di materiale processionale, costituiscono da secoli il trionfo di un’arte da strada ridondante di pregiati orpelli e luminarie, piena di colore e di traboccante maestosità. Protagonisti della celebrazione sono i troni , immense e pesantissime macchine religiose portate a spalla dai membri delle rispettive confraternite, sulle quali troneggiano statue di impressionante impatto emozionale raffiguranti il Cristo o la Madonna, oppure scene della Passione di Gesù. Sono impalcature complesse, strutture di legno e metallo, nelle quali abbondano - ogni anno di più, quasi come una gara fra le confraternite - ricche luminarie d’argento, alimentate a gas o a batteria, pregiati broccati, raffinati tessuti, ricamati in oro e migliaia di candele. Il loro peso può raggiungere diverse tonnellate e per portarle in processione, attraversando miracolosamente itinerari fatti anche di stretti vicoli e piazzette, sono necessari fino a 280 portatori. Tutti muovendosi in perfetto sincronismo, l’uno attaccato all’altro come un corpo unico per distribuire uniformemente il peso del trono. Un errore può essere fatale. Nel loro incedere con il cosiddetto “passo marinaro”, tipico delle processioni di Malaga, imprimono alla macchina un andamento ondeggiante che fa muovere le vesti e drappeggi delle statue dandogli una impressionante sensazione di vita. Ogni trono è accompagnato da una serie di lugubri incappucciati chiamati nazarenos - penitenti che sorreggono una enorme candela accesa - e quasi sempre, a meno che non si tratti di processioni silenziose , da una banda musicale che ne marca solennemente il passo. Su tutto spicca la figura de Capataz , il quale comanda e sincronizza i movimenti del portatori picchiando in modo convenzionale su una campanella posta davanti al trono. A partire dalle prime ore della sera i cortei lasciano lentamente i loro quartieri e si incrociano senza intralciarsi per le strade del centro, riempiendo l’aria di suoni e di inequivocabili effluvi. Per sette giorni a Malaga la festa è percepibile attraverso i cinque sensi, snodandosi lungo un percorso fiancheggiato da una folla, immensa, festosa e T U T T E L E C O N F R AT E R N I T E D I M A L A G A Pollinica, Lágrimas (Fusionadas), Huerto, Dulce Nombre, Salutación, Salud, Prendimiento, Humildad, Crucifixión, Columna, Dolores del Puente, Pasión, Estudiantes, Cautivo, Penas, Nueva Esperanza, Humillación, Rescate, Sentencia, Rocío, Salesianos, Fusionadas, Paloma, Rico, Sangre, Expiración, Santa Cruz, Cena, Viñeros, Mena, Misericordia, Zamarrilla, Esperanza, Dolores de San Juan, Descendimiento, Monte Calvario, Santo Traslado, Amor, Piedad, Sepulcro, Resucitado

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