Lavoriamo Insieme Dicembre 2015

 

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Notiziario dell'Azione Cattolica di Bergamo

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Gli si fece VICINO Gli si fece VICINO Tre verbi per curare la vita associativa Testimoni della tenerezza di Dio Un “sinodo” che si chiude o che inizia? Dal Convegno ecclesiale di Firenze Il discorso conclusivo del Convegno L’anno della misericordia Festa del sì Viaggiando verso… Te KAIROS L'impegno del laico nella città dell'uomo: la figura di Giuseppe Lazzati “Accendi l’AC”. Più due! Ad Alzano rinasce l'AC Anche a Costa di Mezzate… CI STA A CUORE! 13 14 15 16 1 2 3 4 6 7 8 10 11 12 Responsabile Luigi Carrara Redazione Paola Massi, Paolo Sanguettola, Paolo Bellini, Elena Cantù, Elena Valle, Assunta Elia, don Flavio Bruletti, Mons. Silvano Ghilardi. Amministrazione e Redazione Centro Diocesano di Azione Cattolica 24122 Bergamo, Via Zelasco, 1 Registrazione n. 425 del Tribunale di Bergamo del 24 marzo 1964 Progetto grafico e impaginazione GF Studio - Seriate Stampa Algigraf - Brusaporto Orari del centro diocesano di AC lunedì, mercoledì e venerdì: 15.00/18.00 martedì: 9.30/12.30 - 15.00/18.00 giovedì: su appuntamento Numeri utili tel. e fax 035 239283; e-mail segreteria@azionecattolicabg.it L'Azione Cattolica di Bergamo è on line; visita il nostro sito: www.azionecattolicabg.it Per sostenere la stampa associativa e le attività del Centro diocesano potete effettuare liberamente un versamento sul C/C Postale n. 15034242, intestato a Azione Cattolica Italiana - diocesi di Bergamo. Grazie

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Gli si fece VICINO Una foto (in copertina) in bianco e nero che sembra stonare un po’ con i tanti colori di questi giorni di festa, le luci, i lustrini, le carte da regalo … Il tentativo, se vogliamo la provocazione, è però quella di concentrare e focalizzare l’attenzione solo sulla strada, su quei passi: qualcuno sta venendo verso di noi, tra poco – se vorremo – lo potremo incontrare. Si tratta di una situazione un po’ diversa da quella consueta a cui, da persone “impegnate” siamo abituati: non siamo noi ad “andare verso” ma qualcuno ci viene incontro, ci si fa vicino, chiede di prendere posto accanto a noi. E se fosse uno sconosciuto, magari qualcuno la cui sola vista ci infastidisce? E se quella persona, proprio quella nei confronti della quale ci teniamo a distanza di sicurezza, fosse il Signore? Da questo incontro, dalla misura in cui sperimentiamo la vicinanza della Grazia, del Signore che viene, dipende la nostra capacità di farci a nostra volta vicini. Le cose più belle per la nostra vita le attendiamo da Lui come dono della sua gratuità. Dove, come, quando, possiamo sperimentare lo stupore, la trepidazione, il calore e la gioia di poter vedere e incontrare il Signore? Lo incontriamo nel nostro essere insieme e nella comunione che prende forma di Chiesa nell'ascolto della Parola e nell'Eucaristia. Lo incontriamo in alcune persone speciali e lo ascoltiamo nelle loro parole. Lo tocchiamo con mano nelle persone meno speciali, più fastidiose, ingombranti, problematiche, “gu- di Paolo Bellini astafeste”: sono costoro, in particolare, che contribuiscono a rischiarare la notte che scende sui nostri cammini. Lo conosciamo dentro e oltre le parole di quanti raccontano la fatica di vivere nel nostro tempo e insieme mostrano il coraggio di guardare a fondo la realtà, alla ricerca dei segni dello Spirito. Lo sperimentiamo quando – pur stanchi – viviamo corresponsabilmente l’amore per la Chiesa, nella volontà di comunicare la perla preziosa della fede che ci è stata donata. Su questa esperienza si fonda la nostra speranza che è, infatti, una Persona: il Signore Gesù, nato, crocifisso e risorto. In questa luce, al cospetto di questo volto, vogliamo vivere gli affetti e la famiglia come segno dell'amore di Dio, il lavoro e la festa come momenti di un'esistenza compiuta, la solidarietà che si china sul povero e sull'ammalato come espressione di fraternità, la cittadinanza come esercizio di responsabilità, a servizio della giu- stizia e dell'amore, per un cammino di vera pace. Anche la nostra Azione Cattolica vive un tempo di continua rigenerazione: ci attendiamo per essa una vita nuova, convinti che l’AC sia della Chiesa e che, come ogni esperienza ecclesiale, sia cara al Signore e sia guidata dallo Spirito. Quella di AC è un’esperienza bella di fraternità, di sorelle e fratelli che si incontrano, che condividono la stessa fede e lo stesso ideale – nonostante la fatica, gli intoppi, anche le incomprensioni - e consentono a tutti di sentire la forza di questa fraternità espressa in modo semplice, immediato, spontaneo, senza seriosità ma anche senza superficialità. Fanno il rinnovamento dell'AC i nostri sogni e il nostro impegno: quello che darà l’idea, a chi ci guarda, che l’AC è un’esperienza seria e gioiosa, in cui si cresce e ci si impegna, si sperimenta la bellezza del Vangelo e la si condivide. Che il Signore Gesù nasca nei nostri cuori e che noi restiamo con Lui ogni giorno. Buon Natale. LAVORIAMO INSIEME • 1 EDITORIALE

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Tre verbi per curare la vita associativa Assemblea regionale delle presidenze AC di Valentina Soncini D omenica mattina 22 novembre, giornata un po’ fredda come si conviene a fine novembre, frizzante, soleggiata, data segnata in agenda da mesi e finalmente arrivata: i presidenti parrocchiali Ac di Lombardia affluiscono dalle dieci diocesi e via via riempiono l’aula magna della bella sede degli Artigianelli in centro a Brescia. L’avvio dell’incontro è dato da Giuliana Sberna, presidente diocesana di Brescia, che esprime nel suo saluto accoglienza cordiale ma non solo, già ci porta al centro del tema: le grandi trasformazioni delle parrocchie in Lombardia e l’esigenza di avere luoghi di riflessione e formazione all’altezza dei tempi. Segue la preghiera guidata da mons. Luciano Monari, vescovo di Brescia, che commenta con sapienza la lettura delle lodi, sottolineando come sia importante vivere in relazione a Cristo, capo del corpo che è la Chiesa, dentro cui ciascuno svolge un compito; un corpo di cui vanno curate anche le giunture. Questa sottolineatura pare particolarmente adeguata per collocarci come presidenti parrocchiali dentro la vita del corpo ecclesiale: noi ne curiamo i legami, le giunture, i gangli perché siano sciolti, funzionanti, comunionali e - in un contesto frammentato, liquido, atomizzato - possiamo capire quale è la sfida per essere oggi un’associazione che intende promuovere i legami buoni sociali ed ecclesiali. Ci siamo poi introdotti al tema con un video che ci ha mostrato le ricche esperienze in atto nelle nostre diocesi e ha permesso di sentirci già protagonisti di una vita associativa che nasce dalla passione per il Vangelo e per la storia di oggi: ci sta a cuore che questa ricca eredità non venga meno, ma che continui ad essere segno e via per la nostra gente e che l’Azione Cattolica sia un grembo generativo e vitale. Oggi, quanto sta avvenendo, pur nella fatica, ci testimonia che ci possiamo ancora credere. Mentre ci impegniamo a rigenerare i nostri gruppi e i nostri legami, sappiamo bene che non basta far nascere o rinascere, bisogna custodire, coltivare. Così il lavoro è proseguito facendo lavorare i presidenti in tre aree: accompagnare, essenzializzare, comunicare: tre modi indispensabili per curare la vita associativa. Ciascuna area ha visto lavorare 5 gruppi, in totale 15 gruppi per 300 presidenti dai quali abbiamo ricavato idee e azioni funzionali a una trasformazione. Tutto questo materiale diviene già da ora parte di un percorso che da questo evento intende ricavare ulteriori piste di lavoro per sostenere fattivamente i presidenti. Un’intensa mattinata che ha avuto il suo punto vertice nell’intervento del presidente nazionale Matteo Truffelli; intervento atteso, desiderato, molto ben ascoltato e accolto. Il presidente ci ha trasmesso gratitudine per un lavoro continuo sul territorio; energia per continuare dentro un contesto di forti cambiamenti; stimoli a sentirci parte di un’associazione nazionale che ha bisogno di questo laboratorio lombardo per intercettare i nuovi fenomeni che a breve investiranno anche il resto d’Italia; invito a sentirci sempre parte di una Ac nazionale che aiuta a non smarrire un orizzonte grande. È seguito un dialogo tra il presidente nazionale e i presidenti parrocchiali bello, profondo, mirato alle questioni vere. La giornata è continuata con pranzo e celebrazione eucaristica presieduta dal nostro Assistente ecclesiastico generale mons. Mansueto Bianchi con la presenza di numerosi altri sacerdoti assistenti. È grande la gratitudine al Signore e a ciascuno per questo importante evento che ci ha fatto riassaporare le consegne di papa Francesco: rimanere, andare, gioire. Altrettanto grande è l’esperienza di condivisione che viviamo come delegazione regionale, presidenti e presidenze diocesane: tra noi stiamo operando in grande sintonia e comunione, per discernere in questo tempo i segni dello Spirito e farcene espressione. La buona riuscita della giornata nasce dunque da un lavoro sinergico come si è potuto cogliere anche dallo stile e dai contenuti del Consiglio regionale svoltosi sabato 21 novembre con la Presidenza nazionale, ancora più centrato sulle grandi questioni: la cura per la qualità della vita associativa e il desiderio di interpretare alla luce dell’Evangelii Gaudium la situazione pastorale entro cui operare con rinnovato slancio missionario, due nodi individuati dai lavori dei Consigli regionali dell’anno 2014-2015. ■ 2 • LAVORIAMO INSIEME

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Testimoni della tenerezza di Dio di Paola Massi E ccoci arrivati ancora una volta alla fine di un anno e inevitabilmente ci viene spontaneo fare dei bilanci per stabilire se quello passato è stato un anno “ buono” oppure no. Da cristiani dovremmo fare questa opera di discernimento alla luce della Parola chiedendoci se quanto vissuto sia stato davvero riflesso dell'Amore e della Grazia che abbiamo gratuitamente ricevuto. Sarebbe davvero bello che in questo periodo, speriamo un po' meno ingolfato di impegni e appuntamenti, trovassimo il tempo per intonare il nostro TE DEUM e per condividere con chi abbiamo sempre accanto ma di cui spesso non valorizziamo appieno la presenza, i doni, le ricchezze, i frutti, le gioie ricevute. Potrebbe sembrare troppo mieloso e sdolcinato questo invito in un tempo così pieno di paure, di incertezze di minacce.... come quello in cui stiamo vivendo, ma sono convinta che se non siamo noi i primi a credere e a testimoniare la Speranza, davvero tutto può diventare irrimediabilmente segno di decadenza e di morte. A noi ciò non è concesso in nome di quel Bambino che nonostante tutto sceglie ancora di abitare questo mondo, di amare questi uomini e donne che lo abitano perche sia ancora è il Bene a vincere sul male. Ad ogni uomo, il cui Dio è null'altro se non il volto della Misericordia, non è concesso affermare che tutto è perduto e nulla può essere redento. Dobbiamo continuare a testimoniare con la tenerezza di questo Dio che ad ogni uomo deve essere data la possibilità di essere accolto, amato, perdonato, incontrato! Noi siamo davvero fortunati perché tutto questo lo possiamo fare insieme, aiutandoci, sostenendoci, ammonendoci se necessario e soprattutto, accompagnandoci nel cammino da percorrere perché nessuno si senta mai solo o abbandonato. In una società caratterizzata da legami deboli, provvisori, saltuari... testimoniare che la fraternità, la condivisione, la solidarietà non sono parole vuote ma cammini condivisi e praticati (seppure nella fragilità e nella debolezza dell'umano), credo sia il più bel servizio che possiamo offrire come singoli e come associazione alla società civile e alla comunità ecclesiale. Auguriamoci vicendevolmente di continuare o meglio di incrementare sempre di più il desiderio di essere donne e uomini capaci di gesti concerti di misericordia e di carità scaturiti da un cuore davvero trasformato e plasmato da quell'agape che solo Gesù di Nazareth ha saputo vivere in pienezza. Tra pochi giorni celebreremo la nascita di quest'uomo che ha vissuto tutta la sua vita totalmente sotto il segno di questa dedizione di amore che, come ci ricorda S. Paolo, sarà l'unico a rimanere. Che questo Natale ci aiuti a riscoprire come Gesù ha saputo vedere l'amore anche nella prostituta che entra da lui in casa di Simone il fariseo. E mentre tutti i commensali vedono il peccato, lui vede l'amore. Che questo Natale ci aiuti a ricordare che ogni frammento di amore, ogni esperienza in cui abbiamo tentato-magari maldestramente così come possiamo-di amare, non andrà perduto. Permettetemi di aggiungere alcuni motivi al nostro canto di lode : in quest'anno solare tre dei membri di presidenza hanno vissuto la straordinaria esperienza di diventare genitori: Valerio e Silvia con al nascita di Sebastiano, Paolo e Silvia con la nascita di Elisabetta e Melania e Dario con la nascita di Melissa... GRAZIE a questi mamme e papà che ci testimoniano nel modo più efficace che sperare in un futuro migliore non solo è possibile ma doveroso, e un grazie al Signore della Vita che ancora una volta ci ha dato l'opportunità di stupirci di fronte a questo stupendo dono. Ma queste non sono le uniche nascite da festeggiare: ad esse si aggiunge la nascita di due nuove associazioni che l'8 dicembre hanno detto il loro Si all' AC (Alzano Maggiore e Costa Mezzate), con il desiderio e l'entusiasmo di vivere un'esperienza di chiesa generativa e vivificante. A tutti e a ciascuno il sincero augurio di un NATALE davvero ricolmo di BENE. ■ LAVORIAMO INSIEME • 3 DALLA PRESIDENZA

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Un “sinodo” che si chiude o che inizia? di don Eugenio Zanetti D omenica 25 ottobre si è chiuso il Sinodo ordinario dei Vescovi, voluto da Papa Francesco, sulla realtà della “famiglia”. Già nel 2014 vi era stato un Sinodo straordinario in preparazione a quello ordinario. Il Papa ha voluto che questo evento fosse il più possibile condiviso dalla Chiesa; per questo ha fatto sì che fossero inviati due questionari alle diocesi di tutto il mondo, il primo in visto del Sinodo del 2014, per raccogliere elementi utili a delineare la situazione delle famiglie oggi nelle varie parti del mondo, e il secondo per formulare l’instrumentum laboris su cui i Vescovi avrebbero dovuto riflettere nel Sinodo del 2015. Dunque vi è stata un’ampia consultazione dei fedeli e in particolare delle famiglie stesse, oltre che degli operatori pastorali. Gli stessi mass media hanno seguito questo evento con grande attenzione e a loro volta hanno amplificato la sua risonanza nel mondo intero. Ma ora tutto è finito? Sembra che le luci si siano spente e che se ne siano accese altre, quelle sull’Anno giubilare della misericordia! Incalzati da tanti eventi, fra cui anche il Convegno ecclesiale italiano di Firenze nel novembre scorso, tutto scorre via in fretta, forse troppo in fretta. In realtà il Sinodo sulla famiglia attende ancora la conclusione ufficiale di Papa Francesco: a lui infatti i Vescovi hanno affidato il loro documento conclusivo, affinché valuti l’opportunità di stendere un suo testo finale e, a questo punto, vincolante e operativo dal punto di vista magisteriale e pastorale. Infatti, di solito i Sinodi dei Vescovi terminano con la cosiddetta Esortazione postsinodale del Papa; così è stato, per esempio, per il Sinodo del 1980 sempre sulla famiglia con l’Esortazione Familiaris consortio di Papa Giovanni Paolo II (1981). Dunque, tutto non è finito! Si pensa che Papa Francesco stia raccogliendo i suggerimenti provenienti dal Sinodo per offrire alla Chiesa importanti indicazioni per sostenere, rilanciare e promuovere il valore del matrimonio e della famiglia anche nella nostra società, così complessa e a volte disattenta, per non dire in crisi, proprio su questa realtà e su ciò che le gira attorno. Basta pensare all’esperienza della convivenza, oggi dilagante, o del solo matrimonio civile, che ormai si avvicina nei numeri al matrimonio religioso; o anche ai drammi della separazione, sempre in aumento, e del divorzio, reso oggi ancora più veloce dalle nuove norme italiane; come pure alla proposta di introdurre anche in Italia un riconoscimento legale alle unioni di fatto e, collegato a ciò, alla discussione attorno alla possibilità dell’affido anche a coppie omosessuali. Davvero si ha la sensazione che il turbinio degli eventi rischi di travolgere lo sforzo che la Chiesa sta facendo di salvaguardare e promuovere il valore del matrimonio e della famiglia, e che quindi i Sinodi celebrati scadano presto nel dimenticatoio. E allora viene da chiederci che cosa abbia lasciato il Sinodo, quale sia la sua eredità o meglio il compito che oggi è affidato alla Chiesa. È stato lo stesso Papa Francesco, nel discorso finale del Sinodo 2015, a suggerire alcune risposte; anzitutto, ha riconosciuto che il Sinodo non ha voluto né potuto dare la soluzione a tutti i problemi attuali sulla famiglia, ma ha invitato a guardare ed esaminare con coraggio e schiettezza alla situazione attuale in cui di fatto vivono le famiglie oggi, discutendone francamente, senza veli né preconcetti (e anche con confronti accesi). E questa è davvero una prima prospettiva importante, per evitare il rischio di elaborare dei bei documenti teorici che però non tengono conto della realtà e quindi non abbiano la forza di incidere sulla realtà. Papa Francesco in questa occasione, come in tante altre, ha sottolineato con forza che non bisogna avere paura a guardare in faccia alla realtà, proprio a partire dalle sue dimensioni più problematiche, dalle situazioni più difficili, dai contesti più miseri: è da lì, cioè dai poveri e dai peccatori, che la Chiesa deve ripartire, senza giudizio né pregiudizio, ma con grande misericordia! Altro punto ricordato da Papa Francesco nel suo discorso finale è l’importanza dell’inculturazione dei principi generali: i dati dogmatici della fede cristiana sono e rimangono ben definiti, ma nel contempo sono continuamente bisognosi di essere interpretati ed inseriti nelle diverse situazioni della vita umana. Non si tratta di modificarli, perché perderemmo la loro originalità cristiana, ma di adattarli, al fine di renderli significativi e fruttuosi per l’esistenza odierna degli uomini. Lo stesso Papa Francesco in altri contesti aveva ricordato il bell’esempio portato da S.Ilario di Lerins, in cui questo monaco paragonava lo sviluppo del dogma alla crescita di un corpo umano: il feto che cresce nel grembo materno sarà lo stesso uomo che dopo la nascita diventerà adulto, ma certamente 4 • LAVORIAMO INSIEME

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avendo sviluppato (non cambiato) i vari organi; così il dogma della fede cristiana, pur rimanendo in sé fedele al dato rivelato, sviluppa nel tempo tutti i suoi significati e le sue potenzialità incontrando il succedersi delle culture e delle epoche ed interpretando le problematiche che di luogo in luogo si presentano. Non si tratta, ricorda Papa Francesco, di scadere nel pericolo del relativismo, cioè nella perdita del senso della verità, ma neppure nel rischio opposto della demonizzazione, cioè nella chiusura alla novità. Si tratta invece di avere uno sguardo attento e fiducioso sulla realtà, sapendo cogliere, come spesso si è detto nel Sinodo, i germi di bene che possono essere presenti anche in realtà familiari complesse o imperfette, al fine di valorizzarli, purificarli, maturarli. E tutto questo deve essere condotto seguendo due parole d’ordine, uscite chiaramente dal Sinodo: discernimento e accompagnamento. Un “discernimento” che sappia tenere insieme lo sguardo sulla realtà concreta e lo sguardo sull’insegnamento cristiano; un “accompagnamento” che sappia promuovere nella Chiesa cammini adatti per tutti, sia per chi vive normalmente nel matrimonio cristiano sia per chi vive in situazioni particolari come la convivenza, la crisi, la separazione, la nuova unione … Proprio su queste linee pastorali rimaniamo dunque in attesa del documento finale di Papa Francesco, che offra indicazioni ancora più precise e stimolanti, come egli ci ha abituato a vedere. Ma certamente questo ci dice che il Sinodo non si è chiuso; al contrario inizia proprio ora, si apre cioè ad una fase di attuazione che richiederà la collaborazione, l’entusiasmo e la fede di tutti e in particolare delle famiglie! ■ LAVORIAMO INSIEME • 5 SINODO DEI VESCOVI

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Dal Convegno ecclesiale di Firenze di Alberto Campoleoni I l cardinale Angelo Bagnasco, concludendo il Convegno ecclesiale di Firenze (9-13 novembre scorso), "dipingeva" così la comunità ecclesiale che ne usciva: “Una chiesa dialogante, entusiasta, compatta, unita. E con una gran voglia di camminare su sentieri antichi e nuovi”. Una Chiesa che, spiegava nell’intervento conclusivo, si sente chiamata “a vivere in uno stato di continua missione”, e che si propone “di percorrere con sempre maggior determinazione l’unica via, la missionarietà, articolata nell’uscire, nell’annunciare, nell’abitare, nell’educare e nel trasfigurare”. Erano, queste, le "cinque vie" affidate alla riflessione dei convegnisti e prima ancora, nel lungo cammino di preparazione del convegno, alle Chiese locali. Senza dubbio il Convegno di Firenze ha costituito una tappa importante nel cammino di rinnovamento e di crescita di consapevolezza della Chiesa italiana, ridando slancio e motivazioni alla comunità ecclesiale. Lo ha fatto, però, in modo diverso dai grandi convegni ecclesiali che lo hanno preceduto. Il Convegno, infatti, si è "consumato", più che nella grande aula dell'assemblea, nei piccoli lavori di gruppo, nelle discussioni e negli incontri tra i partecipanti, nei capannelli nel cortile della Fortezza da Basso, sui pullman che portavano agli alberghi. E le "cinque vie" sono state in qualche modo assorbite tutte da quell'unica, forte, ineludibile indicazione ad "uscire" fatta alla Chesa - italiana e non solo - da Papa Francesco. Ecco, a Firenze, dove contrariamente al passato il Papa è intervenuto all'inizio, si è percepito immediatamente come i richiami di Francesco fossero rivolti dritti al cuore della Chiesa italiana, delle innumerevoli comunità locali, per un rinnovamento profondo. Questi richiami, in qualche modo, hanno "rubato la scena" a tutto il resto. "L'umanità del cristiano è sempre in uscita", ha detto il Papa nella cattedrale di Firenze, disegnando il profilo di una Chiesa a immagine di Gesù, i cui tratti sono quelli dell'umiltà, del disinteresse, della beatitudine. "Preferisco - insisteva, citando la Evangelii Gaudium - una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita sulle strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti". Non una Chiesa che si rifugia "nelle teorie", in "conservatorismi e fondamentalismi", "in difensiva, per il timore di perdere qualcosa". Una Chiesa, piuttosto, vicina alla gente, testimone di un "umanesimo cristiano popolare, umile, generoso e lieto". Guidata - ha ribadito - da vescovi che siano "pastori, solo pastori", sostenuti dall'intero popolo di Dio. Una Chiesa, infine, attenta ai poveri e al bene comune, che non si fa distrarre "da ogni surrogato di potere, di immagine, di denaro". Insomma, un vero "manifesto" evangelico, quello del Papa, diretto, che ha raccolto l'attenzione e l'entusiasmo dei delegati al convegno ecclesiale interpretandone evidentemente le esigenze e le attese. Ecco allora che il Convegno di Firenze ha trovato qui, nelle esortazioni di Papa Francesco, i suoi binari più veri, cui è collegato un nuovo senso di responsabilità che può e deve accompagnare le comunità cristiane. "Fate le cose insieme", ha raccomandato il Papa. Raccogliete uno stile "sinodale", ha ripreso lo stesso cardinale Bagnasco. In buona sostanza, rinnovatevi nella responsabilità e nella condivisione, nel carisma laicale dell'animazione del mondo, sentendosi tutti, allo stesso modo e ciascuno con le proprie caratteristiche, laici e pastori insieme, "protagonisti" del compito di portare agli uomini, a tutti, il Vangelo di Gesù, l'umanesimo cristiano, per dirla con le parole del Convegno fiorentino. Questo slancio rinnovato viene da Firenze e la sfida anche per l'Azione cattolica - è calarlo davvero nelle comunità locali, non lasciare che si esaurisca, inaugurando una nuova stagione di testimonianza e corresponsabilità. ■ 6 • LAVORIAMO INSIEME

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Il discorso conclusivo del Convegno di don Flavio Bruletti Q uello del card. Bagnasco, al termine del Convegno ecclesiale di Firenze, è stato un discorso di ampio respiro, che non ha voluto essere una conclusione, ma piuttosto tracciare una prospettiva per la Chiesa italiana, facendo tesoro da una parte dal forte discorso di indirizzo rivolto dal Papa in visita a Firenze, e d'altra parte della molteplicità di voci che sono emerse nei lavori di gruppo dei 2.200 delegati delle 226 diocesi di tutta Italia. Ecco i passaggi principali del discorso di Bagnasco, attorno ad alcuni termini-chiave. • Cammino sinodale Quello fatto in questi giorni a Firenze è un cammino sinodale, in cui è stata sperimentata la "bellezza e la forza" di essere parte viva del popolo di Dio. • Le coordinate offerte da Papa Francesco Nel suo "discorso programmatico" rivolto martedì scorso ai delegati nella Cattedrale di Firenze, Papa Francesco " ci ha chiesto autenticità e gratuità, spirito di servizio, attenzione ai poveri, capacità di dialogo e di accoglienza; ci ha esortati a prendere il largo con coraggio e a innovare con creatività". Un testo, quello del Papa, che "andrà meditato con attenzione, quale premessa per riprendere, su suo invito, l'Esortazione apostolica Evangelii Gaudium nelle nostre comunità, fino a trarre da essa criteri pratici con cui attuarne le disposizioni". • Lo sguardo di Gesù ispira un nuovo umanesimo "La ricostruzione dell'umano, che la Chiesa avverte come suo compito primario e inscindibile dall'annuncio del Vangelo, passa - ha scandito Bagnasco - da un'attenta conoscenza delle dinamiche e dei bisogni del nostro mondo, quindi dall'impegno a un'inclusione sociale che ha a cuore innanzitutto i poveri. Tale impegno operoso muove da un costante riferimento alla persona di Gesù Cristo, modello e maestro di umanità, che dell'uomo è il prototipo e il compimento". "Proprio nel dedicarsi al servizio dei fratelli, a partire da una convinta opzione per i poveri, il Signore indica la via per quella beatitudine che il Santo Padre ci ha proposto come uno dei tratti distintivi del credente". • Le "5 Vie" per una Chiesa sempre più missionaria Riprendendo papa Francesco, Bagnasco afferma che: "Dobbiamo uscire e creare condivisione e fraternità: le nostre comunità e associazioni, i gruppi e i singoli cristiani, vivano sempre con questo spirito missionario. Ben venga, quindi, l'impegno - ha concluso Bagnasco riferendosi a quanto emerso dei gruppi nei quali si è articolato il Convegno ecclesiale - a formare all'audacia della testimonianza, come quello di promuovere il coraggio della sperimentazione, secondo quanto richiesto soprattutto dai giovani". Il passaggio successivo consiste nell'annunciare la persona e le parole del Signore, secondo le modalità più adatte perché, senza l'annuncio esplicito, l'incontro e la testimonianza rimangono sterili o quantomeno incompleti". La terza tappa sta nell'abitare la realtà e il territorio, secondo un impegno concreto di cittadinanza. Dobbiamo, ha affermato Bagnasco, "essere radicati nel territorio, conoscendone le esigenze, aderendo a iniziative a favore del bene comune, mettendo in pratica la carità". Il presidente della Cei ha pronunciato infine "un grazie convinto per le diverse forme di associazionismo e di partecipazione: sì, non partiamo da zero!". Ma "ribadiamo che l'impegno del cattolico nella sfera pubblica deve testimoniare coerenza e trasparenza". "Sono rimasto colpito - ha poi concluso - soprattutto dalle attese emerse dai giovani, dalla loro richiesta di riconoscimento, di spazi e di valorizzazione: sono condizioni perchè la fiducia che diciamo di avere in loro non rimanga a livello di parole, troppe volte contraddette dalla nostra povera testimonianza". La comunità e i credenti sono chiamati anche al compito di educare, che richiede "adulti che siano tali". Accolta l'indicazione di accompagnare le famiglie, e di porre nuova attenzione alla scuola e all’Università, per fare rete con le diverse istituzioni educative sul territorio superando - ha aggiunto a braccio - "la tentazione del clericalismo laicale". "Tutti questi passaggi, e gli sforzi che ne accompagnano la realizzazione, sono tesi a trasfigurare le persone e le relazioni, interpersonali e sociali, in modo che "l’umanesimo appreso da Cristo diventi concreto e vita delle persone, fino a raggiungere ogni luogo dell’umano, rendendoci compagni di viaggio e amici dei poveri e dei sofferenti". ■ LAVORIAMO INSIEME • 7 CONVEGNO ECCLESIALE

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L’anno della misericordia volte rischiamo di essere sommersi dalle tante parole che cadono su di noi da fonti diverse, una specie di diluvio planetario. Alla fine non vediamo più la realtà per quel che è, ma solo ciò che “si dice” della realtà, degli uomini e delle donne, dei popoli e delle vicende che ci accomunano. Anche del papa e delle sue iniziative, e in particolare dell’Anno della Misericordia, e delle Porte Sante, e del perdono, rischiamo di fermarmi al tanto che “si dice”, magari anche un po’ a sproposito. Eppure abbiamo un papa che comunica – con parole e gesti – in maniera semplice, essenziale, profonda. Non lasciamoci confondere, andiamo alla fonte, non stanchiamoci di prendere prima di tutto e soprattutto in mano le parole stesse del papa per comprendere la sua proposta. 1. Annuncio del Giubileo. Il 13 marzo 2015, aprendo con una celebrazione penitenziale la 24 ore per il Signore, iniziativa quaresimale che promuove in tutto il mondo l’apertura straordinaria delle chiese per invitare a celebrare il sacramento della riconciliazione, il papa dà l’annuncio di un Giubileo straordinario, un Anno Santo della Misericordia. «Cari fratelli e sorelle –dice -, ho pensato spesso a come la Chiesa possa rendere più evidente la sua missione di essere testimone della misericordia. […] Sono convinto che tutta la Chiesa, che ha tanto bisogno di ricevere misericordia, perché siamo peccatori, potrà trovare in questo Giubileo la gioia per riscoprire e rendere feconda la misericordia di Dio, con la quale tutti siamo chiamati a dare consolazione ad ogni uomo e ad ogni donna del nostro tempo. Non dimentichiamo che Dio perdona tutto, e Dio perdona sempre. Non ci stanchiamo di chiedere perdono». 2. La bolla di indizione. Il mese successivo, durante i Primi Vespri della Domenica della Divina Misericordia (II domenica di Pasqua) egli consegna la Bolla di indizione, la Misericordiae Vultus, con la quale, contemplando Gesù, colui che ha rivelato il volto del Padre, si sofferma sulla centralità della misericordia, sulle finalità dell’anno santo e sulle modalità del suo svolgimento. a. «Il Padre, dopo aver rivelato il suo nome a Mosè come “Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà” (Es 34,6), non ha cessato di far conoscere in vari modi e in tanti momenti della di don Silvano Ghilardi A storia la sua natura divina. Nella “pienezza del tempo” (Gal 4,4), Egli mandò suo Figlio nato dalla Vergine Maria per rivelare a noi in modo definitivo il suo amore. Gesù di Nazareth con la sua parola, con i suoi gesti e con tutta la sua persona rivela la misericordia di Dio». La misericordia non è uno dei tanti attributi che qualificano il modo di essere e di agire di Dio: dice la sua identità, «rivela il mistero della SS. Trinità». b. «Ci sono momenti nei quali in modo ancora più forte siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del Padre. È per questo che ho indetto un Giubileo Straordinario della Misericordia come tempo favorevole per la Chiesa, perché renda più forte ed efficace la testimonianza dei credenti». Ecco dunque il motivo e lo scopo per cui papa Francesco ha proposto questo anno santo: il tempo in cui viviamo esige che concentriamo la nostra attenzione sul volto di Dio misericordioso perché è assolutamente urgente e necessario diventarne segno efficace per gli uomini d’oggi. Cosa hanno davanti agli occhi i discepoli di Gesù oggi? Un mondo ferito. «Quante situazioni di precarietà e sofferenza sono presenti nel mondo di oggi! Quante ferite sono impresse nella carne di tanti che non hanno più voce perché il loro grido si è affievolito e spento a causa dell’indifferenza dei popoli ricchi». Abbiamo tutti presente l’immagine molto efficace usata da papa Francesco fin dalla prima intervista a Civiltà Cattolica (19 settembre 2013): «Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. […] Curare le ferite, curare le ferite... E bisogna cominciare dal basso». Papa Francesco fa risuonare con forza nel cuore di tutti, credenti e non credenti, una domanda lancinante: «Chi di noi ha pianto per questo fatto e per fatti come questo? Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle?... Oggi nessuno nel mondo si sente responsabile di questo; abbiamo perso il senso della responsabilità fraterna; siamo caduti nell’atteggiamento ipocrita del sacerdote e del servitore dell’altare, di cui parlava Gesù nella parabola del Buon Samaritano: guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada, forse pensiamo “poverino”, e continuiamo per la nostra strada, non è compito nostro; e con questo ci tranquillizziamo, ci sentiamo a posto. La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci 8 • LAVORIAMO INSIEME

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Dio non è indifferente alla sorte dei suoi figli. Gesù ne manifesta appieno il cuore pieno di compassione nei confronti degli affamati, degli infermi, dei sofferenti… e persino nei confronti di coloro che sono prigionieri del peccato: «Gesù rivela la natura di Dio come quella di un Padre che non si dà mai per vinto fino a quando non ha dissolto il peccato e vinto il rifiuto, con la compassione e la misericordia». Dio «non si limita ad affermare il suo amore, ma lo rende visibile e tangibile. L’amore, d’altronde, non potrebbe mai essere una parola astratta. Per sua stessa natura è vita concreta: intenzioni, atteggiamenti, comportamenti che si verificano nell’agire quotidiano. La misericordia di Dio è la sua responsabilità per noi. Lui si sente responsabile, cioè desidera il nostro bene e vuole vederci felici, colmi di gioia e sereni. È sulla stessa lunghezza d’onda che si deve orientare l’amore misericordioso dei cristiani. Come ama il Padre così amano i figli. Come è misericordioso Lui, così siamo chiamati ad essere misericordiosi noi, gli uni verso gli altri». Questa è l’esperienza che ci ha reso discepoli di Cristo: abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi; in Gesù Dio si è fatto carico dei nostri L’anno santo è il tempo straordinario in cui fare intensamente esperienza della misericordia di Dio nella nostra vita, per diventare a nostra volta testimoni, annunciatori compassionevoli e appassionati di misericordia ad ogni fratello che incontriamo. A questa umanità, che spesso non ha un vivo senso religioso, anzi pensa che Dio, la religione, la chiesa, la morale… siano assolutamente lontane dalla realtà, la Chiesa sente di poter annunciare che Dio, nella gratuità del suo amore, si fa vicino a ciascuno di noi, alla nostra storia personale e collettiva. Anzi, con Gesù e con i suoi discepoli entra nel vivo della realtà con l’arma decisiva per vincere il male: con l’amore misericordioso. La misericordia non è solo il sentimento che guida Dio nel suo venire incontro ad ogni uomo, ma è anche lo stile con il quale egli si fa carico della nostra fatica di vivere, e aiuta noi a farci carico della nostra fatica di affrontare divisioni, ingiustizie, malvagità. ■ LAVORIAMO INSIEME • 9 GIUBILEO MISERICORDIA fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!» (Omelia a Lampedusa, 8 luglio 2013). Dobbiamo chiedere a Dio «il dono delle lacrime» (mercoledì delle ceneri 2015). dolori e dei nostri peccati e li ha vinti. Questo vogliamo annunciare al mondo, non abbiamo altra sapienza che quella della croce. «L’architrave che sorregge la vita della Chiesa è la misericordia […] nulla del suo annuncio e della sua testimonianza verso il mondo può essere privo di misericordia. La credibilità della Chiesa passa attraverso la strada dell’amore misericordioso e compassionevole». In fondo questa è la ragione stessa dell’esistenza della Chiesa: o è segno dell’amore di Dio per gli uomini e degli uomini tra loro, o la chiesa non ha senso di esistere.

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Festa del sì di Cesarina Micheli "Ecco il nostro sì, nuova luce che rischiara il giorno è bellissimo regalare al mondo la Speranza. Ecco il nostro sì, camminiamo insieme a te Maria Madre di Gesù, Madre dell'umanità" È questo il testo del canto che prende voce dai tanti bambini, ragazzi, giovani e adulti che l'8 dicembre vivono e rinnovano la loro adesione all'Azione Cattolica, come "manifestazione di una scelta libera e consapevole che esprime l'impegno ad assumersi la responsabilità di essere nella Chiesa e nel mondo testimone autentico di Cristo e annunciatore instancabile del Vangelo". Una giornata celebrata con le proprie comunità parrocchiali, nelle associazioni di base, sparse sul territorio, ma unite dal medesimo intento, dal medesimo desiderio, cioè - usando le parole di Matteo Truffelli, presidente nazionale AC - "che la festa dell'adesione sia sempre più segno del nostro impegno a rimanere con Gesù, per andare per le strade delle nostre città a testimoniare la bellezza dell'incontro con il Signore, a gioire ed esultare in Colui che è sempre con noi e dona senso e significato alle nostre giornate". Quest'anno la Festa del l'Adesione è stata anticipata e "preparata" dalla FESTA DEL SÍ, vissuta per la prima volta domenica 18 ottobre presso la Casa del Giovane. Una proposta nata dal consiglio diocesano, a seguito di una riflessione sull'esperienza delle ultime feste diocesane, con l'obiettivo di per- mettere a tutti i soci di poter vivere un momento forte e ricco all'apertura dell'anno associativo, proprio per trovare e ridire insieme il nostro "CI STA A CUORE", la motivazione della personale appartenenza associativa e pronunciare il nostro "Sì" al cammino dell'AC, per poi portare l'entusiasmo e la condivisione respirate a livello diocesano in ciascuna realtà associativa parrocchiale. Una bella e intensa giornata di festa, nella quale si è respirato un clima di festa e di fraternità, durante la quale ci si è arricchiti della testimonianza di fratelli e sorelle che ci hanno resi parte della loro storia: Piergiorgio Confalonieri, che ci ha parlato della necessità di scoprire una mistica comunitaria, del laico di AC come capace di creare luoghi di discernimento per rispondere e vivere secondo il Van- gelo, di ascesi laicale e della santità come un cammino che chiede di essere esercitato anche a livello comunitario; Enrico Canali, che ci ha parlato della passione per la Chiesa da laici, una passione che si manifesta in scelte concrete per aderire anzitutto con radicalità al Vangelo, che dicono la nostra relazione con la Chiesa come lo sposo per la sposa; Sabrina Peruzzi, che ha avvicinato il grande aspetto educativo come caratteristica fondamentale del laico di AC, segno di una cura quella educativa che chiede impegno e che accompagna tutta la vita, che si concretizza nell'attenzione alla relazioni, alla cura vicendevole, in uno stile di condivisione della vita; Giambattista Forlani, che ci ha proposto un significativo affondo sull'impegno del laico di AC per il bene comune, che deve portare 10 • LAVORIAMO INSIEME

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Viaggiando verso… Te a dire con la vita il proprio essere di e con Gesù, con un invito a tutta l'AC ad affrontare con coraggio una nuova stagione e dicendo Sì con la vita e con la disponibilità a vivere con responsabilità ciò che il Signore ci affida, senza delegare ad altri ciò che in nostro potere di fare; e proprio per avere un respiro ampio, che va oltre la parrocchia e oltre la diocesi, ci siamo anche arricchiti della testimonianza di Anna Maria Bongio dell'AC di Como, che raccontandoci l'esperienza della sua famiglia ci ha parlato di fraternità, come stile di vita che si viene a creare, frutto di condivisione di progetti, di sogni e desideri, di scelte concrete vissute nel discernimento comunitario, nella capacità di farsi prossimi l'uno all'altro. Un clima di festa, di condivisione e di riflessione, culminato nella celebrazione della S. Messa nel pomeriggio, presieduta dal vicario generale Mons. Davide Pelucchi, che ci ha offerto una ricca riflessione sulla responsabilità del "Sì", personale e libero all'Azione Cattolica, guidati dall'esempio di Maria, per divenire testimoni nella vita di ogni giorno della bellezza dell'incontro con Gesù. Una giornata che ha visto la partecipazione di un centinaio tra bambini, ragazzi, giovani e adulti, ma che ci auguriamo possa divenire sempre più negli anni appuntamento fisso per tutti i soci, come occasione per dire insieme alla nostra Chiesa di Bergamo il nostro "Sì, ci sta a cuore!", per poi portare la freschezza e l'entusiasmo nei personali cammini associativi parrocchiali. ■ di Irene, Nicole e Sofia Parrocchia di Curnasco Mi presento, sono Irene, e da “esperta” di terza media e veterana del percorso diocesano, tocca a me introdurvi all’iniziativa annuale che fa da guida ai nostri incontri. Quest’anno il tema ci invita a parlare di un viaggio, anzi a vivere un viaggio che da “Acerrini” dobbiamo compiere. Proprio così, perché lo slogan “Viaggiando verso … Te”, ci è stato presentato durante l’incontro come un vero e proprio viaggio da compiere all’insegna della vacanza e del divertimento tra amici e “acerrini”, ma anche come avventura o ricerca spirituale. Quattro mete si sono da raggiungere in una grande esperienza all’insegna della natura, dell’arte, della preghiera e del divertimento. Tutto questo attraverso esperimenti, giochi e fotografie. L’idea del viaggio verso Gesù è stata quindi accolta con grande entusiasmo da tutti i partecipanti all’incontro che così si sono lanciati in una fantastica avventura che durerà tutto l’anno e chissà cosa ci aspetta… Ora vi lascio alle impressioni di due new entry del nostri appuntamenti. Nicole: “Quando la mamma mi ha proposto di partecipare all’ incontro dell ‘A.C.R. ero perplessa ma curiosa, così dopo aver coinvolto qualche compagna di classe sono partita pronta ad accogliere quanto di bello potessi trarre da questa nuova esperienza. E devo dire che per me è stata un’esperienza indimenticabile. Mi è piaciuta tanto la S.Messa, in chiesa c’erano tantissimi ragazzi più o meno della mia età ( e non capita spesso), questo mi ha fatto sentire parte di un gruppo giovane che va oltre la mia Comunità e mi ha dato speranza e fiducia. Tornati in oratorio ho conosciuto alcuni dei ragazzi in particolare un paio che erano in gruppo con me e abbiamo fatto amicizia. La giornata è trascorsa piacevolmente: scherzando, divertendoci, facendo diversi laboratori e giochi. Sofia :“In particolare mi è piaciuto quando, durante il pomeriggio, abbiamo finto di essere parte di un consiglio comunale. Facendo proposte e dibattendo. Io, per esempio, ero l’assessore che gestiva i soldi. Tutto è finito con una allegra merenda in compagnia. Adesso non vedo l’ora che arrivi il prossimo incontro di febbraio e sto già pensando di invitare tanti miei amici.” Non mi resta che allargare l’invito di Sofia e invitarvi tutti quanti a condividere con noi questo fantastico viaggio, perché più siamo e più il nostro viaggio si fa interessante. Prossimo appuntamento Domenica 28 Febbraio a Curnasco. LAVORIAMO INSIEME • 11 VITA DI SETTORE

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KAIROS Dove due o tre sono riuniti nel mio nome di Francesca S., Francesca R. e Miriam bbiamo scelto di vivere qui a Kairòs due settimane proprio per fermarci a riflettere su come stiamo vivendo la nostra fede nella vita quotidiana; a volte troppo piena di cose da fare e a volte troppo vuota, priva di quel qualcosa in più che ti porta ad essere gioioso sia nei momenti sereni che nelle fatiche. Ognuno di noi proviene da una storia diversa, quindi anche una fede vissuta in modo singolare. Qualcuno ha passato la sua infanzia tra i poveri dell’Ecuador, qualcuno ha formato la sua fede in oratorio e qualcun’altro, invece, in altri ambienti. Così ci siamo ritrovate qui per metterci in discussione e scrivere la nostra regola di vita. Per aiutarci abbiamo fatto un percorso con incontri sulla preghiera, sulla testimonianza e sulla comunione. In questi momenti abbiamo condiviso le nostre esperienze, ci siamo formati attraverso la regola di vita e alcuni testimoni ci hanno raccontato il loro vissuto nel quale ten- A tano ogni giorno di rendere concreti questi tre grandi pilastri. Qui a Kairòs, oltre che ascoltare e condividere, c’é stata la possibilità di mettere in pratica questi tre pilastri, nella vita quotidiana. É nella quotidianità che conosci l’altro nei suoi lati positivi e negativi e a tua volta ti metti in discussione; é vivendo insieme, in comunione, che ci si modella a vicenda e si scopre l’importanza che Dio riserva a ognuno di noi, alla nostra unicità, per poi andare “per le strade del mondo” ed essere testimoni di quell’amore sperimentato. Vogliamo ringraziare l’Azione Cattolica nel settore giovani per averci dato questa grande opportunità per la nostra crescita umana e cristiana. Con la regola di vita, attraverso l’accompagnamento spirituale, siamo in cammino per diventare sempre più giovani capaci di incarnare il Vangelo nella vita di ogni giorno. ■ 12 • LAVORIAMO INSIEME

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L'impegno del laico nella città dell'uomo: la figura di Giuseppe Lazzati Incontri della “BUSSOLA“ 2016 dell’Equipe diocesana adulti C on il mese di Gennaio e Febbraio ritornano i due consueti appuntamenti diocesani di formazione degli adulti sul bene comune e sull'impegno del laicato nell'attenzione alla città. Temi che sono stati riproposti nel recente Convegno ecclesiale di Firenze e che da sempre sono parte integrante della proposta unitaria formativa dell'Azione Cattolica. “In Ac abbiamo imparato naturalmente a prenderci cura gli uni degli altri e degli ambienti in cui viviamo, proprio in virtù della vita comunitaria cui siamo stati introdotti: dobbiamo riconoscere che l’Ac ci è stata, anche in questo, una scuola preziosa di socializzazione.[…] La crisi che la politica sta attraversando, ci sembra di poter dire, ha alle sue basi anche una profonda crisi della comunità: troppi spazi pubblici hanno smesso di essere presidiati e la vita comune si è logorata, aprendo la strada a quelli che chiamiamo “populismi”. Gli spazi vuoti, presto o tardi, vengono riempiti, spesso con le soluzioni più sbrigative, giocando al ribasso; nel vuoto rimbomba l’eco di chi grida. Il rischio di inseguire i bisogni immediati e gli interessi particolari è grande. Ma non capiterebbe se fossimo educati a riconoscere la differenza tra chi si pone come guida responsabile e chi si preoccupa solo di saziarci la fame passeggera. […] Solo se gli spazi comuni non sono destinati a fini privati, solo se abitiamo insieme consapevolmente gli spazi della democrazia è possibile il raggiungimento di un bene comune, per definizione indivisibile. L’Azione Cattolica può essere sicuramente riconosciuta come uno strumento per imparare ad abitare responsabilmente gli spazi comuni. L’Ac è sicuramente uno strumento per rea- lizzare, concretamente, lo sviluppo di comunità accoglienti. […] Impegnarsi per il bene comune è prendersi cura, da una parte, e avvalersi, dall’altra, di quel complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale, che in tal modo prende forma di polis, di città. Si ama tanto più efficacemente il prossimo, quanto più ci si adopera per un bene comune rispondente anche ai suoi reali bisogni. Ogni cristiano è chiamato a questa carità, nel modo della sua vocazione e secondo le sue possibilità d’incidenza nella polis. […] L’impegno per la costruzione del bene comune deve non di meno tradursi in stili di vita personali e comunitari coerenti e credibili: il rispetto assoluto per la vita, il riconoscimento e la promozione della famiglia come cellula fondamentale della società, la sobrietà come bussola di orientamento per le scelte quotidiane, la solidarietà come proiezione sul prossimo, specie se in difficoltà, se povero; il senso del dovere professionale e dello studio, l’attenzione verso il futuro delle nuove generazioni, sono atteggiamenti che devono caratterizzare il laico cristiano.[…]” (da Legami di vita buona, F. Miano - Ed. Ave) La storia dell’Ac è ricca di figure dedite al servizio per il bene comune, per citarne alcune: Giuseppe Toniolo, che abbiamo conosciuto al campo adulti, Giorgio La Pira, Giuseppe Lazzati; persone che con la loro vita hanno dato testimonianza coerente di fede e di partecipazione attiva, di fedeltà al Vangelo e alla storia. Perciò abbiamo deciso di lasciarci guidare dalla figura del Venerabile Giuseppe Lazzati, del quale nel 2016 ricorre il 30°anniversario della Domenica 17 Gennaio 2016 dalle ore 9.00 alle ore 12.00 incontro Santuario della Madonna dei Campi di Stezzano Ore 12 Santa Messa ore 13.00 si pranza insieme condividendo ciò che ognuno porta. È garantita l’assistenza a bambini e ragazzi dagli educatori ACR. Domenica 28 Febbraio 2016 dalle ore 9.00 alle ore 12.00 incontro Oratorio di Curnasco Questo secondo incontro è stato pensato in contemporanea con l’incontro Medie ACR. Può essere l’occasione per permettere anche ai genitori dei ragazzi delle medie di prendere parte al percorso adulti, vivendo insieme come famiglia la Santa Messa, il pranzo e il momento conclusivo. L’incontro dei ragazzi inizia alle 9.00 e termina alle 16.00 morte, per confrontarci nei due incontri di formazione del percorso LA BUSSOLA. Per comprendere la ricchezza della vita di Lazzati ci aiuterà il nostro Piergiorgio Confalonieri (postulatore per la causa di beatificazione in corso), mettendone in risalto alcuni aspetti: l’attenzione e l’impegno per “la città dell’uomo”, la maturità del laicato, la formazione dei giovani. Il confronto con questo testimone di vita deve interpellarci nell'oggi e nella fedelta alla nostra storia come laici e come associazione, per poter rispondere con uno sguardo sempre nuovo e attento al mondo in cui viviamo, che siamo chiamati ad abitare come laici cristiani. È essenziale perciò incontrarci per questo importante possibilità di crescita comune che ci mette di fronte alle nostre responsabilità nell'essere testimoni credibili in un mondo che ha sempre più bisogno dell'impegno dei laici nella città dell'uomo. ■ LAVORIAMO INSIEME • 13 VITA DI SETTORE

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